giovedì 31 dicembre 2009

2009 2009 2009 2009 2009 2009 2009 2009 2009...

Due settimane intensissime quelle passate qui. Ora e' notte, sono appena tornata da uno splendido viaggio a Roma e non pensavo certo di mettermi davanti al computer. Scrivero' qualche banalita' sincera e magari faro' qualche grossolano errore grammaticale perche' non ho nessuna intenzione di rileggere quello che sto per scrivere, ma sapete che c'e'? A me questo posto manca sempre quando per qualche motivo non lo frequento e cosi' eccomi qua per un ultimo rapido saluto prima dell'inizio del nuovo anno.
Avrei milioni di cose da raccontarvi e da chiedervi. Impressioni, riflessioni, dubbi. Oggi un amico diceva sembra che in Italia per arrivare a fare qualcosa di bello si debba sempre passare per qualche dramma, piccolo o grande. Due anni lontani da questo paese sono tanti anche se in realta' non abbastanza per notare sostanziali cambiamenti ne' nella società ne' soprattutto nelle persone che mi circondano. E questa e' la parte migliore di questi giorni. Mi sto davvero riempiendo l'anima di affetto, di grandi discussioni, confidenze, risate, ricordi... Che meraviglia, che bello essere a casa. O insomma cio' che per tanto tempo e' stato ''casa'' e in un certo senso sempre lo sara'.
Pensavo oggi che a Dallas (che d'altra parte mi manca da prima ancora di lasciarla...) non telefono mai a nessuno. Non c'e' nessuno con cui davvero senta il bisogno di essere in contatto, qui invece e' un continuo, proprio come prima. Non mi sembra vero avere l'imbarazzo della scelta di persone che posso chiamare, che ho voglia di sentire, senza preoccuparmi della lingua, dell'orario, delle tradizioni, del politically correct e tutto il resto. Qui sono di nuovo io al cento per cento, tranquilla, leggera, lunatica, confusionaria...e sono sicura che prima o poi riusciro' a esserlo pienamente anche di la', ma ci vuole tempo per costruire amicizie vere e per tutto quello che conta.

E cosi' si chiude un anno che se dovessi descrivere con due parole direi 'difficile' e 'sorprendente', un anno fondamentale.

E che il prossimo possa essere ancora migliore, per tutti noi.

Un abbraccio e a presto.

giovedì 24 dicembre 2009

riflessioni da fuso

Dopo una serie di interminabili notti insonni a causa del fuso, mi chiedo se lo stinco di maiale con le patate che ho mangiato per cena mi manderà nel mondo dei sogni o in quello degli incubi.

Chissà.

Per ora nulla.

Buona notte a voi (e buon Natale)

martedì 22 dicembre 2009

berlusconi?

Il primo giorno sotto la neve, ieri, e' stato fantastico ed esaltante per il paesaggio (il Duomo ripulito e senza ponteggi sulla facciata non lo avevo ancora visto) e soprattutto l'ottima compagnia, ma oggi? Oggi mi sento proprio fuori dal mondo. Sensazione irritantissima per quanto mi riguarda. Ci sara' mezzo metro di neve e non c'e' modo di muoversi. Oltretutto alla connessione dei miei succede un fenomeno abbastanza bizzarro: gli unici siti a cui riesce a connettersi sono quelli di google. Quelli funzionano perfettamente, rapidissimi, ma per il resto e' il vuoto. Non ho idea di cosa stia succedento nel mondo da giorni, non c'e' verso di entrare in un sito di notizie qualunque. Visto che mi sono svegliata troppo tardi per andare a comprare il giornale (qui i negozi hanno degli orari, l'avevo quasi dimenticato...), l'unica alternativa e' la televisione e ... e' terribile, mi rifiuto.
Mi sono svegliata da un'ora e sono di pessimo umore. Ti immagini per mesi delle cose e poi ti ritrovi completamente bloccato. Speriamo che la giornata si risollevi in qualche modo.
Comunque ieri, trovandoci sul luogo del delitto, non abbiamo resistito alla curiosita' e abbiamo dato un'occhiata alla famosa statuetta del Duomo. Il signore che la vendeva, straniero, l'ha indicata con il dito e ha esclamato: - Berlusconi?

sabato 19 dicembre 2009

ricapitolando

Le valigie mordono.

Le tisane rilassanti non rilassano.

I tuoi che ti chiamano da Malpensa, dove stanno aspettando da tre ore il tuo arrivo mentre tu, dall’altra parte del mondo, stai aspettando a casa il taxi per partire, non rilassano.

E’ impossibile che ci siano due voli Dallas- Londra stessa partenza e stesso arrivo. Affermazione falsa.

Dallas – Londra in solitudine infastidisce. 

Il ligio poliziotto americano che cerca di forzare la porta di casa con te ancora dentro per vedere se e’ chiusa bene, non rilassa.

Sento uno strano desiderio di lavare i vetri del bagno.

Ci vediamo presto nel paese delle tastiere con gli accenti.

venerdì 18 dicembre 2009

giovedì 17 dicembre 2009

ma mi raccomando: cheap

Ieri sera abbiamo fatto una cena di Natale con gli amici americani prima della nostra partenza per l’Italia. Quando e’ arrivato il mio turno per aprire i regali, mi sono quasi un po’ imbarazzata perche’ sembrava non finissero piu’ mentre io alla mia amica ne ho fatto solo uno. E regalini azzeccati anche. Tanto azzeccati che alcune cose le avevo gia’ quasi uguali. Strano. Tornati a casa mi vanto per scherzo:

– Eh, che stile! Si vede che si capisce subito quando una cosa e’ fatta apposta per me…

- Veramente sono stato io.

- Come sei stato tu?

- Oggi lei mi ha mandato un messaggio per chiedermi cosa poteva regalarti. Le ho detto la play station 3, ma non ci ha creduto. Allora le ho dato un consiglio: cheap jewelry e vai sul sicuro. Anzi le ho detto: piu’ e’ cheap e piu’ le piace.

“Piu’ e’ cheap e piu’ le piace”?! 

[…]

Ho sbagliato tutto.

mercoledì 16 dicembre 2009

aren’t you italian?

Oggi alla scuola Flanders i genitori hanno organizzato un bel pranzo per gli insegnanti. Alla fine bisognava raggiungere un tavolo pieno di bottiglie di vino e ognuno poteva sceglierne una da portare a casa. A quel punto sorprendo una madre che conosco di vista e con cui avro’ parlato si e no due volte in tutta la vita proclamare con convinzione a destra e a manca che io sono un’esperta di vini e se non si sa che vino scegliere, di rivolgersi a me. Cosi’ poco incline al bluff come sono, mi e’ toccato purtroppo smentire. Di vini ne capisco ben poco, per quanto mi possano piacere, sono quasi astemia e le due cose notoriamente non vanno proprio a braccetto. Pero’ incuriosita le ho chiesto cosa le facesse pensare con tanta sicurezza che fossi un’esperta.

[Avro’ mica la faccia da alcolizzata?]

Questa sgrana gli occhi e dice solo:

- Aren’t you Italian?

martedì 15 dicembre 2009

statue in faccia

Ho sentito tanti commenti divertiti sull’attentato a Berlusconi, ma ancora adesso, dopo due giorni, non riesco a trovarci molto da ridere. L’immagine della faccia insanguinata di un vecchio mi causa solo un enorme disgusto a prescindere. Non capisco come si possa gioire di una cosa del genere, soprattutto se si appartiene come la sottoscritta a quella categoria di persone che vede nel primo ministro Silvio Berlusconi un nemico della democrazia e della legalita’. Ma non e’ lampante che incidenti del genere fanno perfettamente il suo gioco spostando ancora una volta l’attenzione su qualcosa che non e’ mai cio’ che veramente conta, cioe’ la sua politica e la sua situazione giudiziaria? La prima cosa che ho pensato a caldo vedendo tutta la scena (compreso lui che incredibilmente torna fuori a farsi immortalare) e’ che i limiti servono a volte e in Italia allora sembra non ci siano davvero piu’ limiti, di nessun tipo. E lo sto pensando ancora di piu’ ora, seguendo i vari strascichi della notizia. E’ tutto alla rovescia. Fra una strumentalizzazione e l’altra, si e’ perso il buon senso. Quelli che da mesi e da anni istigano davvero alla violenza e all’odio razziale come Bossi, sono diventati a un tratto gli esempi di civilta’ e chi denuncia elencando fatti e documentandoli come Travaglio o Saviano crea il “clima avvelenato” che produce questi deprecabili episodi.

lunedì 14 dicembre 2009

vecchi amici

Ultimamente mi e’ capitato di passare del tempo con un paio di vecchi amici che non rivedevo da anni e ho avuto delle conferme. Per esempio il fatto che con i vecchi amici sembra che il tempo non passi mai, che davvero basta un attimo e ci si ritrova a riprendere dal punto in cui ci si era lasciati. Cose cosi’, cose rassicuranti. I vecchi amici non sono sempre i piu’ vicini e presenti, ma sono fondamentali, me ne sono accorta quando sono venuta qui e li ho persi quasi tutti. Solo con loro riesci ad essere davvero a tuo agio, solo con loro c’e’ un sottointeso di comprensione profonda e accettazione reciproca dato da tutto un sostrato di situazioni vissute e condivise. Situazioni che saranno sempre li’, che la vita venuta dopo non puo’ mai veramente cancellare se sono forti e hanno significato qualcosa per te e per loro.  Rivedersi dopo tanto tempo ha portato diverse riflessioni, anche dei bilanci. Dice:

- Si sono felice, la vita e’ dolce. Dai, guardaci: certo un paio di noi si sono persi per strada, ma per il resto stiamo tutti bene, tutti con dei buoni lavori, relazioni importanti… ci stiamo facendo qualcosa con le nostre vite… chi l’avrebbe detto?

Gia’, chi l’avrebbe detto. C’e’ stato un tempo nemmeno poi troppo lontano, in cui ogni emozione era a mille, e cosi’ ogni delusione. E non sapevamo in cosa eravamo bravi e nemmeno di chi potevamo fidarci. Che cosa mai avrebbe potuto accendere quella piccola scintilla che sentivamo di avere dentro. Finche’ piu’ o meno all’improvviso le matasse si sono un po’ sbrogliate da sole e siamo diventati quello che siamo e che probabilmente contueremo ad essere, nel bene come nel male.

Everything is gonna be all right. Gia’, a saperlo prima pero’.

venerdì 11 dicembre 2009

quando serve un madrelingua

- Ma allora tu che ne pensi? Dovrei cambiare colore di capelli?

- Beh…lo sai che io li preferisco lucidi.

Lucidi. Grazie.

giovedì 10 dicembre 2009

e citiamo di nuovo la bignardi…

Adesso…lungi da me riaprire la polemica dell’altro giorno su Amanda e Raffaele, ma ho appena letto questo e ho pensato che si’, ogni tanto va bene essere in minoranza, ma avere qualcuno che la pensa come te alla fine e’ sempre piuttosto rassicurante, ammettiamolo. Alcuni commenti a quel post mi hanno fatto sentire come se avessi offeso l’Italia in se’, come se in una sorta di guerra fra nazioni mi fossi schierata dalla parte del nemico, e un po’ mi e’ dispiaciuto perche’ io credo che si puo’ amare, il proprio paese o anche le persone che ci stanno intorno, continuando a esercitare il proprio spirito critico. Non c’e’ niente di male a dire le cose come stanno.

due settimane

Potrei raccontarvi mille cose di questi giorni splendidi e pienissimi, ma la verita’ e’ che l’unica cosa a cui riesco a pensare ora come ora e’ fra due settimane saro’ in Italia. Chissa’ come sara’ dopo tutto questo tempo...

giovedì 3 dicembre 2009

proprio come un film

Quando, a passeggio in un centro commerciale, ti imbatti in una signorina che sembra la sorella clonata di Barbie e noti che nel passeggino rosa non trasporta un bel bambino, ma un canetto, per un attimo rivivi quel fantastico stupore dei primi tempi in questo folle paese, quando non facevi altro che esclamare e’ proprio come un film.

martedì 1 dicembre 2009

razzista a chi

Vorrei segnalarvi al volo un articolo di Daria Bignardi che ho appena letto. Menomale che c’e’ qualcuno che le scrive queste cose perche’ leggere i giornali italiani in questo periodo mette i brividi come non mai.

Voi cosa ne pensate?

Se i razzisti sono «spiritosi» e gli antipatici rischiano l’ergastolo

eric clapton e la nonna del far west

Essendo venuto a mancare il nonno del Far West, il giorno de ringraziamento a sorpresa, e’ stata la nonna a tenere un po’ banco con i vari aneddoti. A un certo punto ha tirato fuori le foto del suo viaggio a Londra nel 1989. Chissa’ come c’era finita all’Hard Rock Cafe’…

- Nonna ma quello dietro di te sembra…e’ Eric Clapton! Guardate, c’e’ Eric Clapton!

- Lo so.

- Come lo sai?

- E’ che tutti quelli che vedevano le foto, dicevano sempre guarda c’e’ ClaMpton…io non lo avevo mai sentito questo ClaMton. Volevo una foto con le chitarre appese al muro, lui non si spostava piu’ e alla fine me la sono fatta fare lo stesso.

Uffa, anch'io voglio farmi rovinare le foto da Eric Clapton.

sabato 28 novembre 2009

natura morta. o ancora viva?

Mi chiedevo oggi, mentre visitavo un museo, se il fatto che noi chiamiamo "natura morta" cio' che loro chiamano "still life" sia indicativo di due modi di interpretare la vita fondamentalmente diversi.

giovedì 26 novembre 2009

un altro giorno del ringraziamento

E cosi’ e’ arrivato anche un altro Thanksgiving. Si carica la macchina e come ogni anno si va via per qualche giorno. Amici, parenti, tacchini, dolci, pane fatto in casa… mi ricorda molto il nostro modo di festeggiare il Natale. Penso al nonno del Far West. Sara’ il mio primo giorno del ringraziamento senza di lui e mi machera’ molto, come a tutti, ma bisognera’ farci l’abitudine a questa assenza, e’ cosi’ che va purtroppo. Penso all’anno scorso, quando nel giorno del ringraziamento, non mi sentivo per niente grata. E poi penso alla borsa che ho trovato ieri sera nell’armadio mentre preparavo la valigia. Era la borsa che usavo in quel periodo ed era piena di cianfrusaglie, come se l’avessi abbandonata in tutta fretta in favore di una nuova, cosa che nell’eventualita’ non mi stupirebbe affatto. Dentro niente soldi pero’. Solo un paio di penne, un burro cacao mezzo sciolto e medicine di tutti i tipi, prescrizioni, biglietti da visita dei piu’ diversi specialisti -nomi fin troppo familiari come vecchi amici che non vedi da un po’…-, ricevute dei vari dottori, fogli dell’assicurazione. Un piccolo tuffo nel passato, un brutto passato. E alcune cose sono ancora piuttosto lontane dalla perfezione, e forse lo saranno sempre, pero’ la differenza e’ che ora sto bene, mi sento bene e, se quelle cose non sono ancora cambiate del tutto, sono cambiata io, e’ per questo che mi sento riconoscente questa volta.

Buon giorno del tacchino a tutti!

mercoledì 25 novembre 2009

la senti la tua voce?

Cosa fai quando un amico ti chiede un consiglio? Devi per forza dirgli quello che pensi davvero? E se ti racconta da mesi e mesi delle cose che ti fanno capire che probabilmente, mooolto probabilmente, e’ innamorato di una persona di cui non dovrebbe per niente essere innamorato? Fai finta di non capire anche tu come lui o dopo un tot sei tenuto a fargli, in un certo senso, sentire la sua stessa voce

martedì 24 novembre 2009

degli stadi e della mania del nuovo a dallas

La settimana scorsa e’ stato abbattuto lo stadio Reunion Arena, qui a Dallas. Era stato costruito nel 1980 ed era costato milioni e milioni di dollari. Da quello che ho capito non aveva nulla che non andasse, tranne il fatto che, per i criteriP1160510 texani, era diventato vecchio. In tre anni ho imparato che a Dallas vecchio e’ un concetto che non deve esistere. Le cose qui non diventano mai vecchie (figuriamoci antiche) perche’ vengono demolite appena prima. Mi fanno impazzire i since 1989 esibiti con grande orgoglio e ingenuita’. Vivendo qui ci si accorge che questa mania del nuovo non riguarda poi tutto il paese, e’ proprio un discorso legato a questa citta’ a mio parere e basta dare un’occhiata alla limitrofa Fort Worth per verificarlo. A Fort Worth gli edifici invecchiano e al visitatore che proviene dalla sfavillante Dallas, tutto cio’ puo’ dare perfino un’impressione di decadenza, ma anche la decadenza ha il suo fascino ovviamente e cosi’ e’ inevitabile dividersi subito in due fazioni: quelli a cui piace Dallas e quelli a cui piace Fort Worth. A me, ad esempio, piace piu’ Dallas e il motivo mi e’ piuttosto incomprensibile avendo studiato tanta storia e venendo da un paese vecchio come l’Italia, ma e’ cosi’. Forse la trovo piu’ dirompente, anche arrogante, ma decisa, cosi’ diversa e contraria a tutto quello che mi e’ stato insegnato ad apprezzare, ti fa guardare al mondo da un’altra prospettiva, questo e’ innegabile. Qgni volta che vedo nuovi cantieri e nuove ruspe mi viene il magone, ma mi affascinano le prese di posizione radicali. Questo e’ il video dell’implosione del vecchio stadio. E’ impressionante vedere il traffico scorrere come se nulla fosse in mezzo a quel finimondo. Se ne vedono talmente tante in giro che ben poche cose sconvolgono il texano medio evidentemente. In alto, invece, c’e’ una foto del nuovo stadio, il Cowboys Stadium, che e’ mastodontico, uno dei piu’ spettacolari al mondo a quanto si dice, non se lo potevano proprio fare mancare. Finche’ un giorno non diventera’ vecchio anche lui. 

lunedì 23 novembre 2009

tante volte da un post…

Qualche giorno fa la mia amica Elisen ha pubblicato un bel post che si intitola la prima tessera  del domino e parla di quel momento fondamentale che in teoria prima o poi dovrebbe arrivare nella vita di ognuno. La prima tessera del domino, e’ quel singolo avvenimento spesso accidentale e non voluto, apparentemente insignificante, che avvia una reazione a catena che ti stravolge la vita per sempre e, in sostanza, ti porta dove sei in questo momento. Per la prima volta mi sono soffermata a pensare a quel momento nella mia vita e con grande sorpresa ho realizzato che la cosa piu’ importante che mi sia successa e’ probabilmete aver perso un treno, proprio un treno vero, non quelle cose che si dicono tanto per dire. Un episodio che avevo praticamente rimosso eppure cruciale. Poi stasera mi sono trovata a guardare controvoglia un documentario che alla fine invece mi e’ piaciuto molto e che parlava proprio di questo, di treni persi, quelli metaforici e anche quelli veri. E’ strano come poi quando pensi a una cosa ti si ripresenta nelle forme piu’ svariate, succede sempre cosi’. Il documentario si intitola ‘The story of Anvil e ve lo consiglio vivamente. Parla di una band metal che negli anni ottanta sembrava avviata a un successo strepitoso e invece inspiegabilmente [beh, io una spiegazione me la sono anche un po’ data alla fine…] non e’ mai decollata. Il tema e’ intrigante, e’ proprio quello del trovarsi al posto giusto nel momento giusto. Oppure no. E da li’ vedere cosa succede.

E voi? Avete anche voi perso un treno? Oppure lo avete acchiappato al volo? O magari lo state ancora aspettando?

domenica 22 novembre 2009

ancoraaaa

Quaggiu’ c’e’ un Tom Thumb che e’ un supermercato e un Tom Tom che e’ un navigatore satellitare. Quando ricevo, ieri in macchina, una telefonata da questa signorina che mi dice che vuole il mio indirizzo di casa per aggiornare il mio profilo Tom Thumb o Tom Tom, nasce una conversazione ridicola in cui io parlo di una cosa e lei dell’altra pensando entrambe di riferirci alla stessa.

Pero’ Tom Thumb e Tom Tom e’ proprio difficile. Ditemi che lo e’.

Uff.

venerdì 20 novembre 2009

great!

Vi raccontavo una volta di una persona che sembrava molto determinata a essere mia amica e che mi chiamava ogni tanto per sapere come stavo. Il problema pero’ era che, essendo straniera anche lei e con un accento molto molto particolare, non capivo nulla di quello che diceva. Si creavano quelle situazioni, per intendeci, in cui hai gia’ chiesto tre volte di ripetere e alla fine dici solo …certo si’, assolutamente… oppure cerchi solo di capire che faccia conviene fare per passare inosservato. Era imbarazzantissimo perche’ a pelle, mi sembrava una persona carina pero’ non capivo che’ diceva, mica un dettaglio da niente. Le telefonate, i pranzi, le colazioni… essendo incapace di dire di no, mi sono trovata in diverse situazione surreali con lei, che di contro, sembrava capire tutto alla perfezione e credo non abbia mai immaginato la mia difficolta’.  Dopo un po’ di mesi, pero’ grazie al cielo ho cominciato piu’ o meno a capirla. Per qualche oscuro motivo, sono molto brava a capire gli accenti strani o i bambini piccoli, anche meglio dei madrelingua, pare. Infatti, e’ stato un sollievo, scoprire che non ero affatto l’unica ad avere questo problema linguistico con questa persona, tutt’altro. Tutto sembrava risolto insomma, quando inaspettatamente la situazione non solo si e’ capovolta, ma e’ anche regredita. Chiedo via emal se preferisce vederci un giorno o un altro e la risposta e’ great! Mmmm…quindi? Potremmo organizzare una bella cena o un pranzo? Great! Potremmo andare a fare spese o in piscina? Great! Mmmmm….quindi? E la cosa ridicola e’ che sta andando avanti cosi’ da settimane: cioe’ ogni volta, io le chiedo spiegazioni di questo fantomatico great! e lei in qualche modo elude la domanda e propone qualcos’altro, come se fosse normale! Mi sta facendo diventare pazza.

giovedì 19 novembre 2009

tutti abbiamo una cosa

Partiamo dal presupposto che tutti abbiamo almeno una cosa. Un mio amico ha una cosa per lo scotch, per esempio: lo odia. Ogni volta che si menziona quell’oscuro oggetto cambia faccia. Interrogato, non sa dare una vera spiegazione, lo odia e basta, a livello che, da chimico, gli e’ stata offerta una buona possibilita’ di lavorare in una fabbrica di scotch e, nello stupore generale, ha detto no. No perche’ tutto, ma lo scotch no, me la ricordo ancora quella conversazione. Mia madre invece ha una cosa per i numeri pari, soprattutto due, quattro e sei. Non comprerebbe mai quattro mele perche’, non si sa perche’, ma il quattro non le piace. Poi veramente ha anche un’altra grande cosa per le finestre aperte (e ovviamente mio padre ce l’ha per le finestre chiuse), ma niente di che’ al confronto. Ognuno ha una cosa. Il quadro storto, il giornale stropicciato, il bicchiere riempito fino all’orlo, quelli che si siedono sulla punta della sedia, quelli che tamburellano con le dita sul tavolo, quelli con gli incisivi sporgenti. Anch’io, come tutti, di cose ne ho diverse e, in genere, una volta che raggiungono la sfera cosciente, le supero, ma non e’ sempre cosi’ facile. Un giorno, ad esempio, Mr. Johnson, evento piu’ unico che raro, si e’ presentato a casa con un mazzo di fiori. L’ho ringraziato, mi ha fatto davvero piacere, ma lui non ci ha creduto. E’ andato avanti ad accusarmi assurdamente di avere un problema con i suoi fiori per giorni. A un tratto -casualmente c’erano li’ anche degli amici, molto perplessi tra l’altro…- decide che basta! non sopporta piu’ la faccia che secondo lui faccio mentre guardo quei fiori e fa per buttarli via. A quel punto confesso tutto, era vero. Aveva fatto mettere i fiori lunghi e stretti dello stesso colore con quelli corti, grossi e colorati, non si potevano guardare. Ebbene si’, mi davano fastidio, un fastidio sottile, ma persistente. Non volevo dirlo per non sembrare antipatica e non avrei mai e poi mai pensato che lui se ne sarebbe accorto, ma tant’e’. Una volta messi i fiori in due vasi separati, siamo stati tutti piu’ soddisfatti. In questi giorni purtroppo, e’ tornata di attualita’ un’altra delle mie cose. La graffettatrice. E’ tutta colpa del lavoro che faccio. Domani c’e’ l’open house della scuola e ho appeso un sacco di lavori in giro. Il problema e’ che lo scotch non tiene e vengono giu’ (forse dopo tutto quel mio amico aveva ragione…) e cosi’ sono stata scoperta. La bibliotecaria che mi insegue con la maledetta graffettatrice in mano e’ un’immagine che mi perseguita. E allora, ho dovuto ammetterlo. Ho un problema con la graffettatrice. Che non e’ una cosa facilissima da spiegare. Cosi’ lei, dopo aver spalancato per bene gli occhioni e aver riso fragorosamente, ha impugnato quella cosa e giu’, colpi a destra e a manca, come una mitragliatrice. Sembrava ci provasse gusto, mentre a me veniva la pelle d’oca. Lo ricordo ancora alla perfezione il giorno in cui mi graffettai il dito indice. Rimasi con il fiato sospeso dall’impressione tremenda di quella cosa di ferro dentro alla mia mano, ma la mamma di un bambino dell’asilo entro’ per caso in quello stesso momento e, senza nessuna esitazione, me la estrasse dal dito con le unghie. Che schifo, mi sento male solo al pensiero.

Insomma, anche questa cosa prima o poi andra’ superata immagino. Per adesso, prendo tempo. E sogno. Una notte ho sognato che appendevo i disegni come il bucato con le mollette, un’idea geniale, ma coma la giustifico questa trovata con la direttrice? Meglio evitare. Perche’ il problema principale delle cose e’ che tutti le hanno, ma non sono accettate a livello sociale. Sdoganiamo le cose. Che’ non sono fobie vere e proprie, sono cose.

E voi? Non ditemi che non avete neanche una cosa…!?

mercoledì 18 novembre 2009

consolazioni

Ieri sera sentivo Penelope Cruz intervistata da David Letterman. Ho notato che ha un accento spaventoso. Ma davvero tremendo, a tratti (tipo quando dice "espeak"!!) perfino peggiore del mio. Eppure e' una superstar con schiere di fan adoranti in questo paese. Insomma, ho deciso che -basta con tutte queste paranoie sulla lingua- se lei puo' recitare, io posso insegnare. Ecco.

martedì 17 novembre 2009

musica italiana per chi non parla italiano

Questo e’ quello che e’ venuto fuori piu’ qualche altra canzone che non sono riuscita a inserire qui. Che dite? Effetto Vasco Rossi evitato? Speriamo…

lunedì 16 novembre 2009

e’ possibile passare due settimane in giappone senza assaggiare nessun tipo di sushi? purtroppo si

Per prima cosa volevo ringraziarvi per i preziosi consigli musicali! Appena riesco posto il risultato e magari mi dite cosa ne pensate. Gia’ che ci sono ringrazio anche l’anonimo che si sta leggendo tutto il blog dal primo post e sta lasciando dietro di se’ tantissimi commenti a cose oramai sepolte che cosi’ ho avuto modo di rileggere anch’io. Beh…complimenti per la costanza, tantissima soprattutto per una persona che sta imparando l’italiano, e se si considera poi che perfino la mia mamma venuta a conoscenza del blog in modo fortuito, dopo l’entusiasmo iniziale si e’ stufata di leggermi… :)

Comunque oggi volevo raccontarvi del Giappone. Forse qualcuno di voi ricordera’ che esiste anche un Mr. Johnson giapponese (che non e’ niente bello e simpatico come quello che c’e’ qui, ma soprassediamo…). Dicevo, il Johnson giapponese e’ stato oggetto di una visita familiare e, siccome qui si parla piu’ o meno sempre di un certo tipo di shock culturale, sostanzialmente il mio, mi sembra divertente vederne un altro. Mamma Johnson, dopo aver pianificato questo viaggio per mesi, come spesso accade in questi casi, non si e’ molto divertita a Kioto. Anzi, si e’ addirittura sfiorato l’incidente diplomatico quando non e’ riuscita a fare capire che le scarpe non le voleva togliere per un problema ai piedi e non per mancanza di rispetto per i loro usi. Alla fine e’ tornata indietro con un gran mal di piedi e non molto soddisfatta. E non solo. Ha portato diversi racconti. E’ rimasta molto colpita, ad esempio, dal fatto che ti regalano sempre dei fazzoletti di carta e poi dall’assoluta mancanza di erba, e anche dallo yogurt al rabarbaro e dai marciapiedi strettissimi. Poi ha portato anche tantissimi regali. Un sacco di sete preziose, che sono la sua passione, una coperta normalissima, chissa’ perche’, del te’ giapponese, due tazze di starbucks Kioto, me lo aspettavo troppo, e poi tantissimi dolci molto buoni, mentre pare che in due settimane non abbia toccato nessun tipo di pesce, che peccato. In tutto questo pero’ ci sono due oggetti che sono gia’ diventati culto:

Il primo e’ questo:

image200911150003 Che cos’e’? Vi chiederete. Si tratta di una polverina che serve per far indurire l’olio che avanza dopo la frittura, in modo che sia piu’ semplice buttarlo via. Inffatti, non so se si capisce, ma nella foto si vede una mano che afferra agilmente questo strato di grasso duro di tre centimentri con la forchetta, come fosse una frittata. Fa anche un po’ schifo a dire il vero, ma a questo punto, non vedo l’ora di provarlo.

La cosa piu’ interessante e’ che lo produce l’americanissima Johnson (che purtroppo non ha nulla a che vedere con il mio di Johnson). Chissa’ per quale motivo, non penseranno mica che gli americani friggono meno dei giapponesi?

 

Il secondo e’ invece una bella scatola che reca una scritta misteriosa. Dentro c’e’ questo: image200911150012

Che sarebbe un pezzo di stoffa quadrato. Mi e’ stato chiesto di indagare e ho scoperto che ci sono due indizi. Il primo e’ un bigliettino, forse di istruzioni, ma e’ in giapponese. Il secondo e’ il fatto che pare che l’anziana locale che glielo ha regalato abbia affermato: – Ti regalo questa cosa in modo che nessuno dubiti che sei stata in Giappone.

Che si sia perso qualcosa nella traduzione?

La cosa a cui ora pero’ mi viene da pensare e’ che di fatto ogni volta che vado in Italia, sto rifiutando un viaggio in Giappone, chi l’avrebbe mai detto….

sabato 14 novembre 2009

mi aiutate?

Un’amica americana mi ha chiesto di farle un cd di musica italiana, ma non e’ cosi’ semplice.

Ci vuole qualcosa di bello anche se non si capiscono le parole.

Mi aiutate? :)

venerdì 13 novembre 2009

il termine “dork”

E cosi’ ieri sera al cineforumino Mr. Johnson ha cominciato a fare lo spiritosone e a prendermi in giro per le mie cosiddette “smanie culturali di stampo europeo”, mentre io –vorrei specificarlo questo- ho solo ritenuto giusto fare qualche ricerca a proposito del film che abbiamo visto, Vertigo, altrimenti che cineforum sarebbe? Insomma, il problema e’ che ho esordito nella mia difesa con un:

- I don’t feel a dork!

Poi ho continuato a parlare per qualche secondo, ma ho presto dedotto dalle facce intorno a me che qualcosa non stava andando come doveva.

Ecco, ricordatevi, ricordiamoci anzi, che in questi casi bisogna sempre usare la parolina “like”. I don’t feel like a dork. Altrimenti significa che tu la cosa la senti fisicamente. E siccome e’ venuto fuori che questa parola a mia insaputa indicherebbe anche qualcos’altro….

Ancora una volta, che vitaccia!

giovedì 12 novembre 2009

se il buon giorno

Appuntamento alle 8 e mezza del mattino dal veterinario. Qui, per fortuna,  il veterinario ti manda una cartolina per ricordarti che e’ ora di andare a fare le vaccinazioni. Qui il veterinario, pero’, ti obbliga a fare al cane un costoso check up completo almeno una volta all’anno e  se il tuo cane e’ perfettamente in salute e ne hai due, un po’ ti scoccia. Se il veterinario medesimo poi, fra una cosa e l’altra, definisce il tuo cane “una salsiccia” ti scoccia ancora di piu’.

- Deve mangiare mezza tazza di cibo al giorno due volte al giorno.

- Ma e’ proprio quello che gli do, non capisco…

Poi mi fa vedere la sua tazza, piu’ che altro un bicchierino da chupito, e capisco.  Povero cane, in fondo ha solo due chili in piu’.

Tutto questo per la modica cifra di 165 dollari.

Mi consolo con il fatto che stasera comincio il mio cineforum, speriamo in bene, almeno quello…

mercoledì 11 novembre 2009

chi si diverte di piu’ e chi impara di piu’

Il pomeriggio, prima di spegnere la luce e chiudere la porta dalla mia classe mi guardo sempre un po’ intorno, o piu’ che altro contemplo. I lavori messi sul tavolo ad asciugare, le bottiglione di tempera, le matite, i miei disegni alla lavagna. Perche’ dopo tre mesi questo lavoro continua ancora a sembrarmi troppo bello, anzi sempre piu’ bello, interessante, appagante. Arrivo a scuola in anticipo e torno a casa in ritardo. E’ che adoro stare li’. Ho sempre paura che per qualche motivo da un momento all’altro la magia possa finire e cosi’ cerco di gustarmi ogni istante come se fosse l’ultimo. Prima di tornare a casa in realta’ mi fermo solo per trattenere meglio quelle immagini nella memoria, un po’ come quando sono innamorata. Mi sento un po’ innamorata di quello che sto facendo, non e’ stupido? Sono felice il giorno prima, quando sfoglio tutti i miei libri per trovare le idee, sono felice in macchina mentre vado li’, sono felice mentre pasticcio e poi anche mentre rimetto in ordine e mi stacco lentissimamente la colla bianca dalle dita come fanno loro. E’ che voglio capire come si sentono loro, i bambini, voglio ricordare, stabilire un contatto, un contatto vero. Il fatto che la mia aula sia stata abbandonata per anni poi, mi causa qualche inconveniente tecnico e’ vero, ma rende tutto ancora piu’ avvincente. Ogni volta che mi metto a esplorare fra gli scaffali impolverati e ad aprire scatoloni che sono stati li’ da chissa’ quanto salta fuori qualcosa di nuovo e faccio di tutto per usarlo. Una piccola restrizione che altro non e’ se non un buon trucco per aguzzare l’ingegno. Dei pezzi di legno, della sabbia colorata, delle foglie di stoffa, dei vecchissimi tubi di colore, delle cartoline di Natale, delle cerniere, tutto fa brodo. E i risultati sono stati piu’ che positivi finora. Sembrano tutti piacevolmente sorpresi da quello che faccio. In effetti, dubito fortemente che qualcuno abbia mai parlato di Lorenzo Lotto o di Vittore Carpaccio in una scuola elementare texana. Difficilmente anche in una italiana, credo. Ho la fortuna di poterlo fare e allora insegno cio’ che mi sarebbe piaciuto mi avessero insegnato. Non faccio il lavoro piu’ utile del mondo, non salvo vite, non spengo incendi, ma per la prima volta, in quello che faccio, penso di stare dando il massimo e questo succede per un motivo semplicissimo, perche’ per la prima volta mi e’ stata data liberta’. Liberta’, fiducia e colori, tutto quello di cui c’e’ bisogno.

Prima di abbassare quell’interruttore il pensiero in realta’ e’ sempre lo stesso.

Chissa’ chi si diverte di piu’ qua dentro. E chissa’ chi impara di piu’.

dubbio e' uno dei nomi dell'intelligenza*


Mi chiedo.

Il fatto che la direttrice abbia perso tutte le foto che le ho dato la settimana scorsa e mi abbia chiesto perfavoreperfavore di riportargliele, condizionera' positivamente la sua reazione alla notizia (che prima o poi dovro' pur darle...) che ho perso l'unica chiave dell'unico armadio della classe che si chiude a chiave e che gli ho rotto le scatole per un mese per avere?


* J.J.Borges

lunedì 9 novembre 2009

I love being reduced to a cultural stereotype*

Siccome sono italiana, mi chiedono sempre di consigliare un ristorante italiano e io, un po’ da snob, sono costretta a  rispondere che non lo so perche’ io nei ristoranti italiani non ci vado. Spendo una fortuna negli ingredienti e sto imparando a cucinare, ma preferisco cosi’ piuttosto che sottopormi a certi scempi culinari che si vedono in giro. Perche’ un conto e’ se non sai com’e’ l’originale.

Insomma, e’ successo che in questi giorni sono stata da Olive Garden [fate attenzione alle delizie menzionate in questo spot], famigerato ristorante italiano di catena. Evento per il quale un amico americano sostiene che meriterei il ritiro del passaporto italiano, per farvi capire il tipo. Ad ogni modo, sono stata invitata e ci sono andata, ed ero anche molto curiosa. La lunga coda per entrare, mi aveva fatto per un attimo ben sperare, ma una volta dentro, ho subito capito che chiunque abbia aperto quei ristoranti non e’ ma stato in Italia. Era tutto cosi’ artificiale. Il vino Ecco domani per esempio. Vogliamo parlarne? A me queste cose fanno impazzire. Del vino in se’ non do nessun giudizio, ma il marketing? Sempre la solita storia! Mettere insieme in paio di parole italiane a caso solo perche’ secondo loro fanno chic. Un po’ come da Starbucks dove invece che grande medio e piccolo, per fare  gli originali hanno inventato tall, grande e venti che’ ti tocca ordinare la cosa sbagliata dieci volte prima di capire che hanno arbitrariamente deciso di cambiare il significato alle parole.    

Tornando a Olive Garden, forse e’ meglio addirittura soprassedere sul cibo. Non era nemmeno orribile poi alla fine, ma su tutto quello che ho provato aleggiava una qualche spezia comune, non so davvero cosa fosse, che rendeva tutto estremamente pesante e improbabile, non sono riuscita a finire nemmeno la grigliata.

Ieri sera, si parlava di cucina italiana anche nell’ultimo episodio di Desperate Housewives. In quel caso, invece, la raffinatissima chef Bree storceva il naso di fronte alla volgarita’ della nostra gastronomia. Anche li’ veramente, banalita’ a non finire. Quando mai si mangiano gnocchi, lasagne verdi, arancini, tortelloni e chi piu’ ne ha piu’ ne metta nello stesso pasto? Evabe’. Una volta facciamo la figura dei raffinati e un’altra dei buzziconi. Che noia gli stereotipi.   

* Da qui.

sabato 7 novembre 2009

di sentieri invisibili

Dovete sapere che in questi giorni e’ tornato il terzo acchiappaconiglietti. E’ qui da una settimana e si fermera’ P1050824 per un’altra settimana, ma le cose sono decisamente cambiate. Ora sembra felice. Non e’ piu’ letargico, non abbaia nel mezzo della notte, mangia volentieri e ha anche imparato qualche piccolo comando. E’ diventato proprio buono, tanto che di sicuro mi manchera’ quando andra’ via, nonostante grazie a lui abbia avuto modo di appurare come tre cani siano davvero troppi per me. Piu’ che altro perche’ se hai tre cani ti servono tre mani per accarezzarli, altrimenti sei fritto quando arrivi a casa e loro ti corrono incontro tutti insieme. Comunque. E’ un cane un po’ strano. Segue dei sentieri invisibili. In giardino, corre avanti e indietro lungo il recinto se sente dei rumori, ma torna a casa lentissimamente e con molta cautela, come se camminasse sulle uova, seguendo dei sentieri invisibili appunto. Sempre gli stessi, al punto che dopo una settimana, i sentieri cominciano a non essere piu’ tanto invisibili purtroppo. Questa cosa mi incuriosisce molto. E’ normale? C’e’ qualcuno di voi che ha un cane che segue sentieri invisibili in questo modo?

Ogni tanto ti porta tutto esaltato, un pezzo di ramo per giocare, tu glielo tiri e lui vorrebbe tantissimo correre a prenderlo, ma non puo’ perche’ deve riflettere e seguire pian piano il suo sentiero invisibile. Bah.

Ah, nella foto e’ lui, che mangia un  pezzo di muro per far qualcosa di diverso.   

venerdì 6 novembre 2009

buon lavoro, eh

- Sai che bello, oggi invece di andare in ufficio, vado a seguire le riprese del video di persona

- Bene, ogni tanto ci vuole qualcosa di diverso, ma che video e’ stavolta?

- Ma niente di che’… una societa’ che fa corsetti….caspita si e’ fatto tardissimo, devo scappare, a stasera!

Mumble Mumble.

giovedì 5 novembre 2009

obama e il tempo

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Capita spesso soprattutto qui in Texas, di non sapere come vestirsi a causa del tempo, menomale che ora ce lo dice Obama.

mercoledì 4 novembre 2009

x factor

Oggi Joe Sixpack, il mio studente del Massachusetts, mi ha chiesto come mai Simona (Ventura deduco) non fa piu’ il giudice di X Factor. E poi perche’ Mara (Maionchi deduco) invece fa il giudice di X Factor e anche quanti anni ha Pupo e se davvero pupo vuol dire pupo.

Sono proprio l’unica persona sulla terra che non guarda questo programma?

lunedì 2 novembre 2009

cosa vi piacerebbe fare?

Comincio la settimana rispondendo a Miko, che propone a chiunque abbia voglia di pensarci, tre piccole domande. Vuole sapere che cosa ci piacerebbe fare, in particolare:

  • Qualcosa che avete sempre desiderato imparare, ma che pensate sia completamente fuori portata, un sogno irraggiungibile.
  • Qualcosa che siete convinti di poter imparare senza impedimenti insormontabili, ma che avete sempre rimandato per un motivo o per l'altro.
  • Qualcosa che vi affascina e vi spaventa, che probabilmente non farete mai.

A me piacerebbe sapere suonare il pianoforte, per esempio, ma credo di essere davvero in ritardo, e anche di avere le mani troppo piccole. E poi mi piacerebbe imparare a ballare il tango, per seguire la mia amica Elisen nelle sue milonghe, ma sono completamente negata e allora mi accontento di guardare ammirata.

Vorrei tanto riprendere il francese e credo che lo faro’ presto. Non mi va proprio giu’ il fatto di averlo studiato per tanti anni e non saperlo parlare.

Una cosa che mi affascina e che mi spaventa…ce ne sono tantissime. Una potrebbe essere il paracadutismo. Mi piace molto il fatto che a un certo punto devi prendere la situazione in mano e buttarti, ma mi terrorizza l’idea dell’aereo che decolla e dell’attesa e della tensione che sale. Dubito che trovero’ mai il coraggio. Mi piacerebbe anche fare un corso di teatro, ma non lo faro’ mai. E poi mi piacerebbe saper fare quei giochi di equilibrismo con il fuoco, ma non faro’ mai nemmeno questo perche’ ho troppa paura del fuoco.

E voi?

sabato 31 ottobre 2009

all'aeroporto la mattina di halloween

Stamattina sono andata ad accompagnare una persona che odia volare a prendere un aereo per il Giappone, sedici ore di volo. Non so a lei, ma a me gli assistenti di volo travestiti per Halloween, non hanno fatto una grande impressione....

venerdì 30 ottobre 2009

domani e' halloween

P1170752 Ieri al supermercato, tutti i cassieri erano travestiti. All'inizio non ho capito. Ho visto questo tipo enorme vestito da pagliaccio e ho cambiato fila. Avevo paura che mi facesse qualche brutto scherzo, non mi piacciono i pagliacci. E cosi' ho finito per essere stata servita da una sorta di casalinga degli anni cinquanta tutta vestita di rosa.
Arrivata oramai al mio terzo Halloween americano, devo dire che le mie sensazioni a riguardo sono piuttosto cambiate. Mi piace, mi piaciucchia, si' insomma, e' una festa simpatica. Mi diverto un sacco a scavare le zucche che puzzano di vomito e vado perfino matta per le tortine di cioccolato e burro di noccioline che fino all'anno scorso mi facevano schifo, I'm getting there. Pero' mi riesce ancor molto difficile non pensare di averlo barattato per il nostro carnevale. Non che la cosa mi crei grandi scompensi, non era una ricorrenza che amavo particolarmente e in fondo sono piuttosto simili, no? Insomma, il punto e’ che devo trovare un costume per domani sera. Tutti gli anni, negli ultimi credo dieci anni, a carnevale in Italia, mi sono vestita da strega. Cioe' mi vestivo di nero normalmente e mi mettevo un cappello a punta, grande sforzo. Eravamo in tre streghe, una bionda, una castana e una rossa, bei ricordi. Qui invece, ho dato un'occhiata ai costumi ed e' un po' diverso: la donna americana a Halloween fa la sexy. E' stranissimo. Ci sono solo costumi sexy, e siccome sono un tipo noioso, forse non mi resta che cercarmi un bel cappello.

giovedì 29 ottobre 2009

la lezione su kandinsky. o kandinskij

Gia’ perche’, oltre alle mille difficolta’ della lingua, ho scoperto che certi nomi propri stranieri si scrivono in modo completamente diverso in italiano e in inglese. Cosi’ magari io li scrivo alla lavagna come li ho sempre scritti e faccio la figura dell’ignorante, ammesso che qualcuno li conosca. Uffa.

Per di piu’ in questi giorni e’ anche venuto fuori che non sono capace di pronunciare le parole con l’h in mezzo. Adhesive, enhance, asshole. Non riesco, impossibile. Che vitaccia.

E, dulcis in fundo, il piccolo Warhol ha colpito ancora…

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mercoledì 28 ottobre 2009

e pensare che eri pecora

Classe di conversazione. Ascoltiamo una canzone che racconta una storia e mi dite che cosa avete piu’ o meno capito di questa storia.

- Allora?

- Cosa c’entra la pecora?

- La pecora, dice chiaramente eri pecora

- Eri piccola!

- No, no eri pecora, si sente benissimo.

- Eri piccola!

- Pecora. Mandala un po’ indietro…lo senti…come non lo senti?

Dieci minuti. A un certo punto, sono cominciati a venirmi quasi i dubbi.

Una di quelle conversazioni che non riesci mai a convincerti fino in fondo che siano successe davvero.

martedì 27 ottobre 2009

contro l’ottimismo americano acritico

Uno degli aspetti che mi hanno piu’ scioccato e allo stesso tempo affascinato della cultura americana, non quella letteraria o cinematografica, ma quella della gente comune che ho imparato a conoscere vivendo qui, e’ l’ottimismo. L’ottimismo americano e’ qualcosa che senti immediatamente e che ti contagia anche. Io per esempio, caso disperato, dal pessimismo cosmico leopardiano in tre anni sono passata a un cauto realismo e sono piu’ tranquilla devo ammettere. Qui trovate qualcosa in proposito se siete nuovi di questa pagina. A me personalmente ha fatto un gran bene, credo.  Pero’ c’e’ stato un momento della mia vita in cui non ne potevo davvero piu’. Mi era successa una cosa tremenda seguita a ruota da una serie di cose tremende, un periodaccio insomma, e ho sentito di non poter provare quello che provavo perche’ sovrastata da questo ottimismo cieco. Era tutto un susseguirsi di frasi fatte. Che devi controllare le tue emozioni, che se soffri finisci per ammalarti di piu’, che se hai i limoni bisogna che ti fai una limonata, che alla fin fine pero’ queste cose fortificano e altre amenita’ simili che per carita’, hanno il loro perche’, ma possono finire per schiacciarti. Se tu sei malato per dire, di solito non sei felice, e’ piuttosto comprensibile, ma se ti dicono che se non cerchi di essere piu’ contento ti ammali di piu’ tu non e’ che ti senti piu’ contento, ti senti in colpa. Idem se hai perso il lavoro, se stai divorziando, se sei inseguito dai creditori e via dicendo. Con il passare del tempo ti entra in testa l’idea che in qualche modo sei tu che ti provochi quello che ti fa stare male perche’ non hai la giusta “attitude” e…non e’ vero! Grazie al cielo c’e’ qualcuno che lo ha detto finalmente, e’  Barbara Ehrenreich che ci ha pure scritto un libro. Un libro che non ho intenzione di leggere perche’ dopo tutto non vorrei tornare con un passo falso, al vecchio pessimismo cosmico, per il quale ahime’ sento sempre una fatale attrazione, ma che mi fa piacere sia stato scritto. In mezzo alle decine di vuoti ciao come stai? sweetheart e sweetie che ti vengono indirizzati da qualunque sconosciuto durante la giornata e che ho presto imparato ad apprezzare, ho trovato le parole della Ehrenreich liberatorie, mi sembra giusto sia stato raccontato anche questo risvolto della faccenda e credo che aiutera’ un sacco di gente. Non credo esista una societa’ piu’ buonista e allo stesso tempo spietata sotto certi aspetti di quella americana.

(Chissa’ perche’ mi viene in mente questa canzoncina…)

lunedì 26 ottobre 2009

il secondo atto ufficiale

Il secondo atto ufficiale dei nuovi vicini -dopo la famosa crocifissione della porta- e’ stato l’istallazione in giardino di questa pregevole statua d’argento (o carta alluminio) raffigurante un elefante senza una zampa. Sempre piu’ intrigante.

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domenica 25 ottobre 2009

due anni

Dopo aver immaginato di correre da una parte all'altra della citta' come una pallina da flipper impazzita, riesci finalmente a visualizzare una bella passeggiata, un cappuccino caldo, un viaggio a bordo di uno di quei treni regionali lentissimi, cose cosi'. Come se improvvisamente avessi da perdere tutto il tempo del mondo e sai benissimo che non e' vero, ma non importa. Cio' che conta e' che mentre pensi a queste cose sei felice. Devi solo stare attento a non chiederti il perche' sei felice, a non chiederti che cosa rende tanto speciale questo viaggio. Cancella completamente la storia dei due anni, ti dici, ma e' impossibile. Due anni senza tornare in Italia, viene anche difficile dire casa oramai.
Tutto quello che hai perso delle loro vite e tutto quello che loro hanno perso della tua.
Tutte le cose che tu e solo tu troverai cambiate.
Hai avuto tanto, e' vero, ma tanto altro ti spettava e ti fa rabbia. Hai fatto una scelta, una scelta meditata e consapevole che non rinnegherai mai, ma a volte ti ritrovi a vivere circostanze come questa, due anni senza vedere tua sorella, situazioni che mai ti saresti sognato e che mai avresti voluto per te e non ti sembra giusto e cerchi solo di fare del tuo meglio.
Senza nemmeno essere sempre cosi' convinto.

venerdì 23 ottobre 2009

it never hurts to ask – ce lo vogliamo ficcare in testa?

Ieri sera decido finalmente di comprare i biglietti per tornare in Italia a Natale. Per una serie di motivi, vengono fuori meno di due settimane. Considerando che (per un’altra serie allucinante di disastri che mi sono capitati) e’ da due anni che non torno, ho avuto un attimo di panico. Mi sono passate davanti tutte le cose che voglio fare e le persone che voglio vedere e mi e’ sembrata una corsa contro il tempo piu’ che un viaggio. E cosi’ ho ceduto. Non avrei mai voluto chiedere piu’ giorni a scuola oltre alle canoniche due settimane di chiusura, pero’ giustamente c’e’ chi mi ha detto: cosa vuoi che succeda, fai un tentativo. Ovvero -e vediamo di non dimenticarcelo piu’ stavolta- it never hurts to try.

Ma non poteva essere cosi’ semplice. Ci ho pensato tutta la notte e mi sono quasi fatta venire un’ulcera. Mi sono anche preparata il discorsetto, errore gravissimo. Stamattina ho deciso che non era il caso. Poi ho deciso che invece era il caso. Poi ho preso in mano il telefono. Poi l’ho richiuso. Poi ho cercato il numero, ho cominciato a giocare con i tasti su e giu’ della rubrica e accidentalemente mi e’ partita la chiamata. Per un attimo ho anche pensato di buttare giu’. Invece, ho risposto, ho parlato un minuto e la voce dall’altra parte ha detto certo capisco benissimo, va bene, divertiti

- Are you sure?

E’ stata la cosa piu’ intelligente che mi e’ venuta da dire. Comunque si’, avevo sopravvalutato il valore dellinsegnamento dell’arte alla scuola elementare e invece a quanto pare ce la faranno anche senza di me per una settimana mentre io saro’ a casa, l’altra.

:)

giovedì 22 ottobre 2009

le facce marroni

Oggi ho fatto un lavoro sul ritratto cubista. I ragazzini dovevano sedersi uno di fronte all'altro e ritrarsi a vicenda. Gli ho spiegato che non dovevano assolutamente cercare di essere realistici sia nel disegno che nel colore. L'ho specificato bene, piu' di una volta, e gli ho spiegato esattamente come mi aspettavo che ragionassero. Piu' punti di vista contemporaneamente e tanto colore.
Ecco, in quella classe ci sono tre bambini di colore e due dei loro ritratti, fatti dai loro compagni bianchi, avevano la faccia completamente marrone. Io non ho aperto un dibattito sulla cosa perche' mi sembra un argomento troppo delicato e non ho nemmeno la preparazione adatta per gestirlo, pero' mi chiedo come si siano sentiti i due bambini afroamericani, se hanno realizzato che i loro ritratti erano gli unici marroni, mentre tutti gli altri erano pieni di colori e linee. Erano compleatamente liberi di fare quello che volevano, di usare qualunque colore, di divertirsi anche, eppure questi due ragazzini hanno scelto di usare il marrone, due bei faccioni marroni. E quei disegni non avevano nulla di realistico, solo il colore della pelle. Come se, messi di fronte a un'altra persona, che peraltro e' loro amica e che conoscono benissimo loro, in buona fede ovviamente, vedessero davvero solo quello, la pelle marrone.

mercoledì 21 ottobre 2009

martedì 20 ottobre 2009

su marley and me (contiene spoiler)

- Toh guarda, danno Marley and me. Di lunedi sera, un bel film leggero con quel burlone di Owen Wilson ci sta dai…

E cosi’ ho perso il mio diritto di scelta dei film, per sempre.

Si e’ pianto, e dico, non solo io, per due ore abbondanti. Non finiva piu’. Piu’ soffrivi e piu’ non finiva e piu’ piangevi e piu’ ti si spezzava il cuore. Uno stillicidio. Ma cosa volevano ottenere gli sceneggiatori, farci sbattere la testa contro il muro per finire quello strazio?! C’e’ mancato poco. Se ci penso piango ancora. E il bello e’ che in fondo non e’ nemmeno un film cosi’ triste, e’ semplicemente strappalacrime. Su youtube ho trovato un sacco di video di gente che guardandolo piange e piange e piange. Non si puo’ non piangere, impossibile. Non ho pianto cosi’ tanto nemmeno quando c’ero io in quella situazione identica che si vede nel film con il mio cane. Un consiglio: evitate Marley o munitevi di abbondanti scorte di fazzoletti, ne avrete bisogno.

Spero solo sia stato almeno un po’ catartico.

ancora su film, netflix e blockbuster che chiudono

Non so cosa stia succedendo in Italia, ma qui i Blockbuster stanno chiudendo uno dopo l’altro. Ora tutti usano Netflix, e anch’io veramente. Netflix funziona cosi’ (e anche Blockbuster ha un servizio simile): ci sono diversi tipi di abbonamenti, ma sostanzialmente l’idea e’ che tu paghi una cifra piuttosto bassa, anche sui sei dollari al mese, prepari sul loro sito una lista dei film che vuoi vedere e questi film ti vengono mandati a casa automaticamente. Ne guardi uno, lo rimetti nella cassetta della posta, il postino lo porta via e dopo tre giorni te ne arriva un altro. Puoi decidere se ricevere uno o piu’ film contemporaneamente oppure puoi comprare una sorta di decoder con cui guardare tutti i film che vuoi senza aspettare i dvd. Le nuove tv danno anche la possibilita’ di collegarsi direttamente al sito e guardare in televisione i film disponibili in instant view sul sito senza pagare nessun extra. Sento gia’ di amici che pero’ a Netflix preferiscono il cavo: pagare cioe’ piu’ o meno la stessa cifra per avere dei canali via cavo che trasmettono film a ciclo continuo che puoi registrare con il dvr. A me Netflix tutto sommato piace di piu’ perche’ ti consente di scegliere cosa guardare da un catalogo piuttosto ampio senza aspettare che il film che ti interessa venga trasmesso. Inizialmente mi piaceva soprattutto perche’ ha in catalogo molti piu’ film stranieri rispetto a quelli che trovavo da Blockbuster. La cosa che mi sembra interessante per quanto riguarda i film italiani e’ che ne vengono proposte soprattutto tre categorie:

- I film del terrore, specialmente quelli di Dario Argento

- I classici, specialmente Fellini e Pasolini (qualcosa di Antonioni e poco altro)

- E soprattutto: le commedie sexy anni Settanta, a decine.

Questa cosa mi da’ un fastidio…Ma e’ cosi’ che ci vedono? Giusto un tantino banale. Evidentemente queste sono le cose che piacciono di piu’ all’estero, pero’ che tristezza ci sono talmente tanti registi in gamba. Di Moretti per esempio c’e’ solo Caro Diario e dire che ha vinto un sacco di premi.

Questo e’ un buon esempio di tutte quelle piccolissime cose che alla lunga diventano importanti per un emigrante. Determinati film si possono trovare ad esempio su Amazon, ma oltre a costare piu’ del doppio e raramente a essere nuovi sono spesso importati quindi nel formato che sui lettori americani non funziona e che puoi guardare solo sul computer. Se c’e’ qualcuno che vive qui da piu’ tempo e ha trovato una soluzione, mi faccia sapere per favore.

Evabe’, almeno adesso conosco la mitica scena di Fantozzi e la corazzata Potemkin che mi ero inspiegabilmente persa, grazie! :)

lunedì 19 ottobre 2009

cine what?

Una cosa che facevo in Italia e che mi manca molto e’ andare ai cineforum. Qui non mi sono mai informata bene, ma non credo se ne facciano molti. Rassegne e maratone qualcuna si’, ma non ho mai sentito di cineforum veri e propri. Pare addirittura che non esista una parola che traduce esattamente “cineforum”. Cosi’ ho deciso che a questo punto devo prendere in mano la situazione e organizzare qualcosa io. Con Mr. Johnson non se ne parla. Quando decidiamo di andare al cinema discutiamo per ore, dal momento di scegliere il film alla fine del film e anche dopo, anzi in genere piu’ il film e’ bello e piu’ ci azzuffiamo. Forse pero’ finalmente  ho trovato qualcun’altro che mi segue in questa cosa. Vorrei vedere dei classici, anche pesanti, quei film che non guardo mai da sola, ma che so che mi interesserebbero. Ai tempi dell’universita’ riuscivo a passare intere nottate a guardarmi tutto Welles o perfino, che ne so, Eisenstein (anche perche’ la biblioteca quello passava), ora invece per pigrizia opto spesso per cose piu’ semplici, ma sono stufa di vedere film che comincio a dimenticare prima ancora che finiscano. No basta, qui e’ proprio arrivato il momento di escogitare qualcosa, non voglio perdere tutte le mie vecchie abitudini. Nel frattempo, questo fine settimana sono andata a vedere l’ultimo film di Spike Jonze all’Imax e non e’ andata molto bene: non mi e’ piaciuto ne’ l’Imax ne’ il film, pero’ sono contenta di aver fatto questa esperienza, ero curiosa di entrambe le cose.

sabato 17 ottobre 2009

romantico anche nel sonno

- Ema!
- Ma non stavi dormendo?
- Devo dirti una cosa che ho appena capito!
- Ok, tu sei sicuro di essere sveglio, eh.
- Ecco, ho capito che...che…
- Si, ti ascolto
- Ho capito che non posso vivere senza…

….un beagle.

giovedì 15 ottobre 2009

degli straordinari

La settimana scorsa il direttore mi ha chiesto se venerdi, che normalmente e' il mio giorno libero, posso andare a scuola ad aiutare perche' ci sono un po' di persone assenti e problemi vari. Ci ho pensato una frazione di secondo e poi ho esclamato tutta sorridente certo, non c'e' problema! Lui, col senno di poi mi rendo conto, aveva in effetti un'espressione piuttosto perplessa, come se fosse rimasto spiazzato dalla mia risposta, ma io niente, non ho colto. Ieri poi, ho incontrato la collega che organizza il lavoro venerdi, quella di "I love working with Mrs. Guorton" e abbiamo avuto l'ennesima conversazione surreale. Era incredibilmente gentile, perfino piu' del solito, proprio di una gentilezza eccessiva, che avrebbe dovuto mettermi in guardia e invece io niente ancora non capivo.
- Allora vieni davvero ad aiutarci venerdi?
- Certo!
- Non e' un po' troppo per te?
- Ma come troppo? Se posso aiutare, sono piu' che felice di farlo! E poi finalmente passiamo un po' di tempo insieme, quest'anno non ci vediamo quasi mai...
- Io ho segnato le 9, ma guarda che se vuoi puoi arrivare anche alle dieci, dieci e mezza, non c'e' problema ci arrangiamo...
- Senti, hai bisogno di me o no?
- Si, certo pero' capisco che...
- Allora nooon ti preoccupare, ci vediamo venerdi alle 9!
La sera tutta soddisfatta, dico a Mr. Johnson che faro' un po' di straordinari e scopro l'amara verita': in questo paese non esistono gli straordinari*. Mi dice che loro ci provano sempre, anche con lui, ma e' scontato che si rifiuta, specialmente se si tratta del tuo giorno libero. Non lo fa nessuno, non ti pagano!
Gia’, chissa' perche' sono stata l'unica ad aver dato la disponibilita'…
Non e’ una cosa cosi’ grave, e poi in fondo e' colpa mia che non mi sono informata prima di accettare, pero' questa cosa mi da' fastidio. Soprattutto essere stata cosi' simpatica ed entusiasta e aver anche rifiutato di andare un’ora e mezza dopo. Ora loro daranno per scontato che sono pazza mi piace fare la volontaria e la prossima volta quando rifiutero' ci rimarranno male. La classica zappata sui piedi. Oltre il danno la beffa. E poi soprattutto mi da' fastidio il fatto che e' una cosa risaputa e io sono stata l'unica a cascarci. E' proprio una di quelle cose. Una di quelle cose che mi hanno fatto venire voglia di aprire questo blog. Quando cadi completamente dalle nuvole perche' sei abituato diversamente, il famoso shock.
Sono sempre piu' convinta che in un modo o nell'altro lo shock culturale non finira’ mai.

martedì 13 ottobre 2009

lunedì 12 ottobre 2009

plus, check or minus

+ v -
Non me lo avevano mica detto che dovevo dare i voti e questi sono quelli che ho a disposizione, l'ho saputo l'altro giorno e devo consegnarli domani. Posso aggiungere delle note, ma mi sembrano assai striminziti come "voti". Mi ci sto un po' arrovellando. Non saranno i voti piu' importanti del mondo dal punto di vista della direzione o dei genitori, ma io so che sono importanti per i ragazzini e voglio cercare il piu' possibile di essere giusta. Non mi mettero' assolutamente a giudicare il talento, ci mancherebbe, ma pensavo l'impegno, quello si.
Non voglio essere superficiale in questa valutazione perche' ci sono tante cose che per noi non hanno importanza e invece dal punto di vista di un bambino sono enormi. Loro non sanno quanto valgono, in cosa sono bravi e in cosa no, e' per questo che sono cosi' sensibili a ogni minima critica. Poi nel caso specifico della mia materia, sono convinta che abbiano tanto bisogno di una piccola spinta, di un incoraggiamento per liberare le idee meravigliose che hanno per la testa.
E pensavo anche: in fondo non siamo tutti cosi' anche da grandi? Che se ci fanno sentire a nostro agio, apprezzati, lavoriamo bene, altrimenti ci preoccupiano talmente tanto del giudizio degli altri che finiamo per inciampare sui nostri stessi passi?

domenica 11 ottobre 2009

l'inseguimento

Tutto sommato, vivendo da un po' in un posto dove al telegiornale regionale si parla di spedizioni spaziali, magari non dovrei piu' stupirmi di niente, ma ieri ho assistito al mio primo inseguimento. Primo nel senso che ogni tanto capita di sentire di qualche inseguimento spettacolare negli Stati Uniti, ma per la prima volta e' successo proprio qui, dietro casa, e ho seguito tutta la vicenda dal vivo. Ero in palestra e un paio delle televisioni erano sintonizzate sull'inseguimento. Continuavo la mia corsetta ma, come il signore indiano sulla cyclette davanti a me e diversi altri non staccavo lo sguardo dallo schermo ed ero letteralmente a bocca aperta, sia per la corsetta che' dopo un po'... sia perche' un inseguimento vero e' una cosa mai vista, pazzesca, come seguire un film dal vivo con la differenza che non e' per niente un film e qualcuno puo' rimetterci la pelle sul serio. Semplicemente incredibile. Gli elicotteri dei telegiornali riprendevano la scena da piu' punti di vista, in una sorta di montaggio in presa diretta, un film con un unico piano sequenza infinito. Nessuna interruzione pubblicitaria. A un certo punto erano sull'autostrada che prendo per andare al lavoro. Una decina di macchine della polizia che seguono un pick up blu. Gli automobilisti ignari si scansano. Guardando la ripresa aerea non hai veramente la percezione della velocita', ma conoscendo il percorso puoi facilmente immaginare che la corsa si stia facendo estenuante. Provi per un attimo a immedesimarti e a capire che cosa accidenti stia passando per la mente dell'inseguito. Dice che ha fatto benzina e se n'e' andato senza pagare, un impiegato della stazione di servizio ha chiamato la polizia e lui avrebbe 'colpito' un agente e sarebbe scappato. E' un criminale pericoloso o solo uno a cui e' un tantino sfuggita di mano la situazione? E' un uomo. Giovane? Vecchio? La telecamera si intrufola nell'abitacolo, parla al cellulare e fuma. Ma torniamo sull'autostrada. Le auto si sfiorano cercando di evitare un contatto che a quella velocita' puo' essere fatale, ma il pick up blu continua la sua corsa. Colpo di scena. Un poliziotto arriva sull'altra corsia dell'autostrata, scende dalla macchina, salta il guard rail e con un tempismo perfetto lancia qualcosa addosso al pick up blu, che sbanda, ma riesce a prendere la prima uscita. Colpito dai cosiddetti stop sticks, da questo momento dovra' proseguire la sua corsa con tre sole gomme. Si dirige verso sud in una zona semidisabitata, per strada c'e' del fango, si potrebbe impantanare: conosce la zona o sta solo bluffando? Cosa crede di fare? Ha un piano? Cosa e' disposto a fare pur di far perdere le sue tracce? Nel frattempo ripassi a memoria tutte le scene dei film in cui un criminale viene inseguito dalla polizia e non te ne viene in mente una che finisca bene per l'inseguito. Scatta la simpatia verso il delinquente che scompare un attimo in una sorta di bosco. E' passata un'ora e mezza: e se la polizia capisse che non vale la pena mettere in pericolo tutta la citta' per stanare uno che non ha pagato la benzina? E se riuscisse a farla franca davvero? Ma gli elicotteri continuano a seguirlo. Si sposta in una zona residenziale. Fortunatamente i bambini dovrebbero essere a scuola a quest'ora, ma la situazione si fa sempre piu' pericolosa. Se vivete in questa zona chiudetevi in casa e' una situzione di estremo pericolo. Intanto il pick up blu torna fra i campi, ci sono delle strade sterrate. Continua a girare in tondo. Cosa sta facendo? Su un rettilineo la macchina della polizia direttamente dietro di lui, cerca di superarlo, percorrendo un lungo tratto di strada in controsenso. Pericolosissimo. Ma non ce la fa nemmeno questa volta. E' evidente che la polizia comincia a perdere la pazienza. Lo tampona piu' volte, lo danneggia ma non riesce mai a mandarlo fuori strada. Come fa invece un camionista che passa di la' per caso. Mi ero giusto distratta un secondo per guardare Obama alla tv accanto che parlava del Nobel. Altri utenti della palestra adesso guardano il football, ma si' in fondo si tratta solo di un altro inseguimento. Io e il signore indiano sulla cyclette siamo oramai gli unici ancora coinvolti dagli sviluppi della storia che dopo un'attesa interminabile sembra finire troppo in fretta. Il pick up blu viene, allora, buttato nel fango fuori strada dal camion. Un poliziotto grande e grosso salta fuori dalla sua macchina e in un secondo apre la portiera del pick up blu, come se non avesse nemmeno considerato che uno che ha il fegato di farsi inseguire per due ore da tre elicotteri e dieci macchine della polizia per non aver pagato 20 galloni di benzina potrebbe essere benissimo armato fino ai denti. Ma a lui questo ora non importa, sembra sia diventata una questione di onore. Lo tira fuori di peso e lo sbatte nel fango mentre e' ancora al telefono (chissa' con chi poi) e lo ammanetta senza che abbia nemmeno il tempo di reagire.
Si scoprira' poi che il tale in questione aveva una fedina penale tutt'altro che pulita, pero' ancora mi chiedo: ne valeva le pena?

venerdì 9 ottobre 2009

giovedì 8 ottobre 2009

il geco e' un animaletto simpatico e utile

Ieri ho toccato una coperta che era sul divano ed e' saltato fuori un geco. Non mi era mai successo, cioe’ non sul divano, diamine. Ero da sola. Come al solito ho urlato, (e’ patetico, lo so, ma quello non riesco ancora a evitarlo) e ho fatto da sola (e ne sono orgogliosa) quello che c'e’ da fare: si prende un bicchiere di carta e un pezzo di cartone, si convince il geco a entrarci e lo si invita a prendere la porta.
Il geco e' un animaletto simpatico e utile.
Il geco e' un animaletto simpatico e utile.
Il geco e' un animaletto simpatico e utile.
Il geco e' un animaletto simpatico e utile.
Il geco e' un animaletto simpatico e utile.
Dovete sapere che in Texas ci sono i gechi, tantissimi gechi d'estate (che vuol dire quasi tutto l'anno), e la gente in generale li ama perche' mangiano gli insetti e sono, dicono loro, cute. Il problema e' che io sono italiana e ho passato tutte le estati fino a quando mi sono trasferita qui, in Salento, dove i gechi ci sono e la gente invece li odia. E' vero i gechi pugliesi sono molto piu' grossi e brutti di quelli texani (ora che mi ci fate pensare, e’ l'unica cosa piu' grande in Puglia che in Texas), ma non credo questo giustifichi un tale odio primordiale. Da piccola sentivo cose terribili come per esempio che se per qualche motivo il geco ti cascava addosso, ti lasciava una cicatrice. E' finita che ho sviluppato una vera e propria fobia. Niente di personale contro il geco, e' proprio che sto stavo male. Prima di venire qui mi e' capitato di stare male fisicamente alla vista di un geco. Ora invece sono abituata, abituatissima. Ne vedo uno fuori e sono tranquilla.
Il geco e' un animaletto simpatico e utile.
Il geco e' un animaletto simpatico e utile.
Pero' e' successo che il gechino di ieri si e' nascosto sotto il divano e non c'era verso di farlo uscire di la'. Non si possono toccare perche’ sono delicatissimi e non si muovono quasi mai, trovano un angolino e stanno li’. Allora sono andata avanti con la mia vita. Il geco e' un animaletto simpatico e utile e io sono una persona intelligente e lo capisco. Guardo la televisione, mi siedo anche sul divano, toh, ed e' tutto a posto perche' il geco e' un animaletto simpatico e utile e io sono una persona adulta e il geco non mi fa niente di male, anzi.

Ecco, come dire? Ho passato una nottata infernale. Non ho chiuso occhio. E quando provavo a dormire facevo incubi terribili di gechi. Due di notte, occhi sbarrati nel buio: e se e’ morto? Se c’e’ una cosa che mi fa piu’ schifo di un geco vivo.
Stamattina, abbiamo preso il geco. Era lui, sono sicura che fosse lui. L'abbiamo portato fuori sano e salvo e, mi sento molto meglio.

Pero’. E’ stato piu’ facile abituarsi al deodorante alla zucca nei bagni.

mercoledì 7 ottobre 2009

I love working with ms. guorton!

L'anno scorso c'era una collega a scuola che mi diceva tutti i giorni che ero una santa e che nessun altro avrebbe potuto sopportare Ms. Guorton. Piuttosto che lavorare con quella li' cambio lavoro, non so proprio come fai! Infatti pare che la sottoscritta sia stata fra le persone che hanno sopportato Ms. Guorton piu' a lungo. Fino a un certo punto, non ho avuto nessun problema con lei, tutt'altro (ma forse era anche perche' non capivo esattamente tutto quello che diceva), verso la fine invece, stavo cominciando ad accusare anch'io il colpo. Pero' le voglio sempre tanto bene, come a una vecchia zia, o qualcosa del genere, anche ora che mi tende le imboscate.
Fatto sta che a causa di un imprevedibile problema tecnico un paio di giorni prima dell'inizio della scuola, c'e' stato un colpo di scena e proprio quella persona e' finita a lavorare con Ms. Guorton. Ero curiosa di vedere se davvero avrebbe cambiato lavoro. E no, come immaginavo, non ha cambiato lavoro. I primi giorni, ogni volta che mi vedeva si lamentava e si sfogava, minacciava insubordinazioni e rivoluzioni che fortunatamente non metteva mai in atto. Poi non l'ho piu' vista per un po' finche' un bel giorno ha bussato alla mia porta e, per prima cosa, proprio li' sull'uscio, mi ha guardato dritta negli occhi e ha esclamato:

- I love working with Ms. Guorton!

- Ma che' stai a scherza'?

- I love working with Ms. Guorton!

Li' per li' pensai di non aver capito qualcosa. Non e' sempre facile cogliere il senso dell'umorismo in un'altra lingua (al contrario), magari era sarcastica. O magari aveva cambiato idea veramente. O magari si stava autoconvincendo. Io, per sicurezza, come sempre, le ho dato ragione e basta. Ora ogni volta che mi vede, mi sorride in modo inquietante e senza nessun motivo, qualunque cosa stia succedendo intorno a noi, mi dice sempre la stessa frase:

- I love working with Ms. Guorton.

- ...

- Davvero, eh. E' una persona fantastica, non immaginavo. Poi se c'e' qualcosa che non va glielo dico e basta. Capito? Facile, no? I love working with Ms. Guorton!

Non sono una psicologa (o una psichiatra), ma qualcosa mi dice che c'e' un problema. Un altro.

martedì 6 ottobre 2009

polanski

Credo di essermi informata abbastanza su questa storia, ma continuo a non capire come si faccia a firmare una petizione in favore di chi non solo ha commesso un reato di quella gravita', ma ha anche evitato un processo per decenni. Bill Maher, comunque, ieri sera su HBO ha detto questa cosa molto meglio di me…


Se la pensate in modo diverso, spiegatemi per favore. Magari capisco qualcosa di piu' stavolta.

lunedì 5 ottobre 2009

piccole soddisfazioni

Un po' di tempo fa ero rimasta delusa perche' avevo offerto il mio prezioso parmigiano italiano a chi non solo non lo aveva per niente apprezzato, ma addirittura non aveva capito il valore del gesto. L'altra sera invece, ho portato a casa di un'amica delle semplici bruschette [il bello e' che qui se dici bruschetta ti correggono: si dice brusheta!], senza dire niente. Immaginate la mia sorpresa quando ben due persone, non italiane, sono venute a chiedermi che tipo di olio avessi usato. Era il mitico olio del Salento che mi hanno portato i miei amici qualche settimana fa, chiaramente. Che' poi io non sono assolutamente un'esperta, e non voglio dire che questo olio sia migliore di altri perche' non lo so, pero' e' l'olio che fanno i miei zii e che mi hanno dato da quando sono nata. Per me "olio" e' quella cosa li'. Nella famosa valigia da 23 Kg, infatti, c'era anche dell'olio toscano che deve essere prelibatissimo. E' in una bottiglietta che sembra di profumo piu' che di olio, pero' per me non e' cosi' buono come il mio pugliese. Anche se l'olio salentino e' cosi' raro ed e' cosi' difficile farmelo portare, mi fa piacere avere qualcuno qui con cui condividerlo.

venerdì 2 ottobre 2009

forse kandinsky puo' aspettare un paio d'anni

Dopo la lezione, ho avuto un lungo confronto con un giovane artista tormentato.
Mi consegna il suo lavoro, gli faccio i complimenti e lui - serissimo, con una matita in una mano e il disegno nell'altra, gli occhialetti pesanti sulla punta del naso e i capelli arruffati- mi dice che insomma, l'ha riguardato un momento e veramente no, non va tanto bene.

- Il problema e' che non c'e' la casella della posta. Me la sono dimenticata. E come si fa senza casella della posta? E' una casa isolata, in mezzo alla prateria...non va bene cosi'...come faranno?

- Ma magari la casella della posta e' dove finisce il foglio e non si vede...

- No, non c'e', l'ho proprio dimenticata [sempre piu' preoccupato]. Facciamo cosi' [disegna un puntino]: lo vedi questo buchino qui sul muro della casa? Facciamo che il postino mette le lettere la' dentro. Si, il postino potrebbe fare cosi' in fondo... [sospira] menomale...

Ecco, il fatto e' che pero' stavamo cercando di realizzare un paesaggio "astratto".

giovedì 1 ottobre 2009

green with envy - l'imboscata 2

Gruppo di maestre che chiaccherano.

Nonsi: - Hi! How is it going?

Prima maestra: - Fine, I'm just tired, I'm so ready for tomorrow to be Friday...

Seconda maestra: Oh, wait! Today is Ema's Friday! Ah, ah ah!

Yeah, so funny.

E cosi' ho imparato l'espressione green with envy.

l'imboscata

Da quando sono tornata a scuola con un nuovo lavoro, ho visto che l'atteggiamento delle mie vecchie colleghe nei miei confronti e' cambiato. Non che non siano sempre gentilissime e sorridenti al limite della stucchevolezza, e' che improvvisamente non abbiamo piu' argomenti. Non me ne ero mai accorta, ma evidentemente parlavamo sempre degli studenti e ora che abbiamo studenti diversi, non abbiamo nulla di cui parlare. In piu', loro pensano che il mio lavoro sia mille volte piu' facile del loro (e lo penso anch'io, per questo ho cambiato) e in modo molto sottile non perdono occasione per farmelo notare. Cosi' ogni tanto cerco di arrivare un attimo in anticipo e aiutarle un minimo, giusto per un senso di riconoscenza per tutto quello che hanno fatto per me in passato e -vogliamo dirlo?- karma, che non si sa mai. Credo che anche a livello economico, le nostre fonti siano diverse, cosi' ogni volta che vengono a fare un giro nella mia classe 'per farmi un saluto' non dimenticano mai di osservare quante cose ho e quante cose a loro mancano. Ho anche provato a parlarne al direttore, ma non e' una questione che dipende in nessun modo da me, non so cosa farci.
Per farla breve Ms. Guorton l'altro giorno mi ha teso una vera e propria imboscata. Mi ha fermato mentre tornavo a casa con la scusa di parlare del tempo e poi invece mi ha sottoposto a un vero e proprio terzo grado.
- Immagino che i tuoi cani siano piu' felici, ora che ti vedono piu' spesso...
Ma come ti senti? Ti senti piu' riposata vero? [...]
Anche a me piacerebbe avere due giorni liberi...
Beh certo, non devi arrivare prima di mezzogiorno...eh, deve essere piacevole...
E hai ricevuto tutto il materiale che ti serve? Chissa' quanti bei progetti puoi realizzare con tutte quelle cose... [...]

E io cosa dovevo dire? Mi veniva un po' da ridere e un po' no. Capisco che esista un sentimento di umana gelosia o competizione, ma sono convinta che se ci fosse un'insegnante sconosciuta al mio posto, non farebbero tutti questi paragoni. Penserebbero solo che e' un lavoro diverso, perche' e' quello che e'. E' cosi' difficile avere a che fare con le persone, mi sa che non sono mica capace.