martedì 22 agosto 2017

ci siamo eclissati

E così ci siamo eclissati.
E' successo in un parco naturale, con tante altre persone. Un'esperienza bizzarra per me, a metà fra le cose di tutti i giorni e l'appuntamento con la storia (o con la scienza). A un certo punto mi sono girata e ho visto una ragazza un po' isolata, seduta a gambe incrociate su un tappetino da yoga. Ho pensato che fortuna potersi fermare a meditare un attimo in mezzo al bosco in silenzio durante l'eclissi. Poi ho guardato meglio: stava solo spippolando con il cellulare. Ricamo tanto su quello che farei se non dovessi inseguire Woody tutto il giorno, ma poi è probabile che finirei come quella tizia. Qui nel Texas settentrionale, l'eclissi non e' stata totale, ma parziale al 75-80%. Emozionante e spettacolare anche così. Abbiamo sentito chiaramente l'abbassamento di temperatura e di luce. Conosco una coppia che si è fatta otto ore di strada per vedere l'eclissi totale in uno di quei posti in cui mai turista metterebbe piede in condizioni di illuminazione normali. Appena arrivati, hanno parcheggiato l'auto presa a noleggio per poi ritrovarla bucherellata da un paio di proiettili vaganti al ritorno. Però hanno visto l'eclissi totale e per questo li invidio molto.
Eravamo attrezzatissimi, picnic e occhiali, pronti al grande evento. Il nostro random act of kindness del giorno è stato prestare i nostri preziosi occhiali da eclisse a un sacco di persone che passavano di lì e che non erano riuscite a procurarseli in tempo. Vedere le loro reazioni sbalordite è stata una delle cose migliori della giornata. 
Trovo interessante il fatto che ormai si dubiti di qualunque cosa, dai vaccini all'evoluzione al surriscaldamento globale e chi più ne ha più ne metta, ma sull'eclissi siano tutti d'accordo. 
Credo che davvero oggi l'unico a non sapere che l'eclissi non si guarda a occhio nudo fosse Trump e questo è piuttosto indicativo di un sacco di cose, ma lasciamo perdere. 
Joe era genuinamente esaltato, e lui non è uno che si esalta facilmente. Per una decina di minuti poi si è abituato, non succedeva più nulla e ha cominciato ad annoiarsi. 
A Woody, per sicurezza, abbiamo detto di guardare con le mani davanti agli occhi e di ululare. 

Beh questa del verso del lupo è stata un'idea di Joe. 
Sembrerà strano, ma la cosa che forse ha catturato di più la nostra immaginazione sono state le ombre a forma di luna, un fenomeno che non conoscevo, molto suggestivo. 
Fa sentire bene, e in questo periodo ancora di più, condividere con tutti senza distinzioni un evento che è naturale, straordinario e soprattutto privo di controversie. 
Quando ho messo in moto la mia macchina per tornare a casa, si è automaticamente accesa l'autoradio e il giornalista ha detto queste parole testuali:
L'eclisse americana diventa globale. 
  

venerdì 18 agosto 2017

se non siete indignati, non state prestando attenzione/2

Ieri sera Mr J mi dice che è troppo stanco per mettersi lì a parlare con Joe del razzismo e di Trump, di Charlottesville e delle statue. Mi fa: "Del resto guardalo lì com'è contento con i suoi cartoni animati, se l'è già dimenticato, ne parleremo un'altra volta".
Stamattina, come immaginavo, Joe si sveglia e mi dice con un po' di delusione:
- Pensavo che ieri sera parlavamo del razzismo dopo che Woody andava a dormire...
Lui vuole davvero capire ed è bello.
Ti piacerebbe tantissimo risparmiare certe ansie ai bambini, ma poi quando diventano abbastanza grandi da capire qualcosa (molto poco in realtà) da soli, ti rendi conto che l'ansia gliela risparmi, o per lo meno la tieni sotto controllo, se li guidi tu con cautela nella crudeltà mondo reale.
#celasifa

giovedì 17 agosto 2017

se non siete indignati, non state prestando attenzione

Riassumendo. Sabato i suprematisti hanno marciato, armati fino ai denti e numerosi come non mai su Charlottesville, in Virginia, per protestare contro l'abbattimento di alcuni monumenti dedicati a generali e caduti sudisti della guerra civile. Un gruppo di cittadini ha deciso di essere presente e di dare vita così a una contro-manifestazione spontanea.
Questo è importante perché uno dei noccioli della questione secondo Trump è che i nazionalisti avevano il permesso della città a manifestare e gli altri no.
Uno dei nazi ha allora preso la sua macchina e li ha investiti come fanno quelli dell'Isis, ferendone molti e uccidendone una, Heather Heyer, un'assistente legale di trentadue anni che sulla sua copertina di Facebook aveva scritto se non siete indignati, non state prestando attenzione. Quel giorno Trump ha affermato che la violenza c'è su entrambi i fronti evitando anche solo di nominare il potere bianco, i nazionalisti o l'Alt- Right. Lunedì, dopo due giorni e dopo aver ricevuto critiche da tutti sia in patria che all'estero, Trump ha letto un secondo comunicato, molto stringato, in cui specificamente nominava i suprematisti e le altre organizzazioni responsabili della morte di Heather.
Ieri a una conferenza stampa sulle infrastrutture in cui non avrebbe nemmeno dovuto ricevere domande, però si è lasciato andare a una serie di dichiarazioni spontanee. Ha chiarito che quello che aveva detto sabato era quello che pensava davvero e che le responsabilità sono della destra come della sinistra, che la maggior parte dei suprematisti che gridavano gli ebrei non prenderanno il nostro posto sono fine people, brave persone, e tante altre cose discutibili come la comparazione casuale di personaggi storici o la pubblicità (sul serio!) all'azienda vinicola che possiede a Charlottesville, dove tutto è successo.
Stamattina, vedendo i commenti ad alcuni post di miei amici, mi sono ulteriormente cascate le braccia. Non pensavo così tanti, anche gente che non l'ha votato, fossero d'accordo con Trump in questo caso. Deve essere una cosa americana: la libertà prima di tutto -non importa che sia la libertà dei nazi di ottenere il permesso per fare una manifestazioni del genere- ognuno deve poter dire quello che gli pare. Che poi si può anche al limite accettare questa idea, viva la libertà, ma il problema, quello che i bianchi, tante volte anche quelli di sinistra, non riescono ad ammettere, è che non è affatto vera: non avrebbero mai dato il permetto a Black Lives Matters o a un gruppo di musulmani per esempio, di fare una manifestazione di quel tipo, con quelle armi e quelle intenzioni. Ma un sacco di gente qua dice se non avessero fatto la contro-manifestazione non sarebbe successo nulla, se la sono cercata.
Joe ha sentito qualcosa alla radio prima in macchina. Era la radio pubblica, rinomata per la pacatezza e l'equilibrio. In modo molto fermo si affermava che Trump non è capace di accettare le critiche e che se si sente lodato stabilisce alleanze (che siano con Putin o con David Duke, famoso cospiratore, antisemita, suprematista, ecc.) ma se si sente criticato, picchia dieci volte più forte, come lui stesso ha dichiarato. Picchia però per difendere se stesso, non è capace di parlare a nome di un'intera nazione, pensa solo a solo se stesso. Questo dicevano. E che non c'è presidente nella storia moderna che si sia mai comportato in questo modo. Joe ha percepito qualcosa e mi ha fatto delle domande. Prima di rispondere gli ho chiesto di spiegarmi cosa avesse capito (molto poco in realtà) e adesso tocca a me. Mi sono resa subito conto che la questione non era semplice. Se gli dicevo delle manifestazioni di Charlottesville dovevo spiegargli un sacco di altre cose a partire dalla guerra civile, di cui non mi risulta lui abbia nessuna nozione. Così ho preso tempo perché sono discorsi importanti che possono segnarlo profondamente ed è giusto parlarne a ragion veduta, anche con suo padre. Quindi più tardi mi aspetta questo compito ingrato.
E' tutto molto deprimente dal mio punto di vista, soprattutto, devo dire, il silenzio di tanti che conosco. Il silenzio è complice e per questo ferisce, è meschino.
Però c'è una cosa, un'unica cosa che mi é piaciuta molto oggi e mi ha fatto sorridere.
Ieri notte, dopo che Trump ha rafforzato la sua difesa dei suprematisti la città di Baltimora dove c'erano stati dei gravi scontri razziali nel 2015, zitta zitta ha rimosso le statue dei confederati che erano all'origine di tutto quello che è successo a Charlottesville lo scorso fine settimana. Adesso si sta concretizzando ovunque, anche qui a Dallas, questo vecchio dibattito sulla necessità di eliminare finalmente dalle strade quei monumenti che erano stati eretti soprattutto per intimidire i neri durante l'epoca delle leggi Jim Crow e cambiare i nomi a diverse scuole e istituzioni. C'è una parte di me che crede fermamente che nonostante i tempi siano bui, indietro non si torna. Forse in fondo anche questa regressione culturale fa parte del progresso che si è interrotto bruscamente, ma che ci aspetta poco più avanti.

martedì 15 agosto 2017

il vecchio e il nuovo

Più ci penso e più mi pare che l'unica differenza fra il vecchio Ku Klux Klan e quello nuovo sia che i nuovi non si incappucciano, vanno a fare le loro schifezze a volto scoperto. Nonostante i social e la consapevolezza che la loro faccia sarà ovunque nel giro di poche ore, non hanno nessun timore, vanno a testa alta.
Ho sentito che qualcuno è già stato licenziato in tronco dopo Charlottesville. Uno è stato addirittura disconosciuto pubblicamente dai suoi genitori. Ma a loro cosa importa?

giovedì 3 agosto 2017

pro e contro

Un giorno, quando ero in Italia, e' venuta a trovarmi un'amica con tre figli. La sorpresa però è stata che quando e' arrivata i bambini erano quattro. 
- Ho preso in prestito l'amichetta di mia figlia così giocano un po' insieme e la smette di annoiarsi.
Praticamente mi faceva intendere che la mamma dell'altra bambina aveva fatto un enorme favore a lei lasciandogliela portar via per tutto il pomeriggio.
Ecco, qui funziona esattamente al contrario: il favore, enorme, lo fa sempre la persona che lascia il figlio a casa di qualcun altro. E' un favore così enorme che non si chiede praticamente mai, è come chiedere a qualcuno di fare da babysitter gratis. Tante volte, mi è capitato di offrirlo, per lo stesso motivo della mia amica e la risposta e' sempre stata entusiasta, anche se poi raramente si e' concretizzata. 
Ho spiegato alla mia amica che qui e' tutto più complicato in questo senso. Se vuoi che tuo figlio giochi con un bambino della sua classe o un vicino di casa, devi sondare il terreno a voce (capire se i genitori sono dei pazzi e se hanno armi in casa per esempio...), mandare mille messaggi, pianificare un sacco di tempo prima e poi spesso questo agognato incontro non avviene mai. Il modo piú semplice per farli socializzare al di fuori della scuola quando sono piccoli, è iscriverli a qualche attività o andare al parco e vedere cosa succede. 
Una volta un'amica americana mi chiese per favore di far provare a suo figlio che andava alle medie a far da babysitter a Joe. Così un giorno lo lasciai lì giusto per un'oretta, avevo una visita medica: mi toccò pagare il ragazzino su richiesta della madre. 
A me la maggior parte delle volte sembra del tutto ovvio, ma qui il confine fra favore e sfruttamento è labilissimo. Per questo interazioni normalissime come questa anche fra vicini di casa -mi innaffi il giardino, dai da mangiare ai gatti, mi presti un po' di sale...- risultano sempre piuttosto imbarazzanti. Nessuno accetta di essere pagato, ma se non paghi hai paura di rompere le scatole e allora ti arrangi da solo e finisce che con i tuoi vicini non hai molto a che fare e il problema è che cosí viene a mancare non tanto il favore quanto lo scambio sociale. Proprio stamattina, ho accompagnato una vicina di casa all'aeroporto e ha cercato di pagarmi. Ma per la miseria... un favore è un favore, se si paga che favore è?
- Oh no...Ti prego dimmi qualcosa che mi faccia venir voglia di vivere lì!
Mi chiede la mia amica italiana dopo questa spiegazione. 
Beh...in quel momento non mi è venuto in mente nulla. Solo tanta, tantissima, nostalgia del modo di fare italiano.
Poi il giorno dopo avevo bisogno di prendere un treno. La stazione è dietro casa dei miei, faceva caldo e mi sembrava logico andarci in bici, ma mi hanno consigliato di lasciare perdere che rischiavo di non trovare più la bici al ritorno. Se vuoi stare tranquillo c'è un deposito ed e' gratuito, ma devi iscriverti e non vale la pena per usarlo solo una volta. 
Questa forse è una cosa che avrei potuto rispondere alla mia amica: l'idea di non poter lasciare la mia bicicletta due ore legata con la catena per paura che me la rubino mi fa venire voglia di scappare perché è una piccola cosa che racconta una mentalità che mi fa abbastanza schifo. Qui in Texas, al di fuori dei ghetti e poi anche lí non saprei -in fondo è il paese del free refill...- nessuno ti ruba nulla. In tutti questi anni, non è mai successo a me o a nessuno che conosca. Però questo è tutto quello che ho trovato pensandoci. Una serie di comodità e funzionalità che alleggeriscono di molto la vita a discapito della genuinità dei rapporti umani. Meh.

martedì 1 agosto 2017

l'omicidio gay

A Milano ho un amico gay con una figlia e un compagno: fa una vita del tutto normale. Qui, ho un'amica lesbica con due figli e una ex moglie. Anche lei fa una vita normale, solo che per prudenza -dice lei- sul posto di lavoro lascia credere di essere eterosessuale. Ecco questo non mi sembra molto normale.
Quando sono tornata in Italia, e ho visto il mio amico per la prima volta con la sua bambina meravigliosa e il suo bell'innamorato senza paura di dare un bacio o tenersi per mano, sono stata non solo felice per lui, ma anche per l'Italia che evidentemente e' diventata un posto dove la gente può vivere la sua vita senza paura e non solo a Milano, mi ha detto lui.
Poi ieri e' successo l'omicidio gay. Tutti parlano del cosiddetto omicidio gay. Diamine, ma come si fa? E' stato ucciso barbaramente un ragazzo gay, tutto qui. Non e' che quando viene ucciso un eterosessuale si grida all'omicidio eterosessuale.
Qui titoli di questo tipo non ci sarebbero stati, lo escludo. Insomma, i problemi sono tanti e sorprendenti nella loro diversità, ma sono ovunque. La verità è ancora una volta questa.