mercoledì 25 maggio 2022

gun control now

 Ho ricevuto tantissimi messaggi. Vi ringrazio collettivamente ora per il pensiero e vi rispondo pian piano.

So che mi avete pensato perché se siete qui probabilmente sapete che più volte quest'anno -il primo in cui ho lavorato come supplente- non mi sono sentita al sicuro a scuola.
Queste cose in vari modi ci toccano ogni giorno, non solo quando succedono massacri come quello di ieri.
Oggi qui è l'ultimo giorno di scuola.
Ieri c'era un'atmosfera di tale euforia che, volevo, ma non sono riuscita a spiegare a Joe e Woody cosa è successo a Uvalde. Sono appena tornata dalla cerimonia di fine delle elementari di Joe. Nessuno ha detto una parola, nè sul palco, nè privatamente.
Una normalità terrificante. Tutti felici.
Ho visto che la classe dirigente texana si è affrettata a fare dichiarazioni tipo 'adesso basta! Le scuole devono avere un ingresso unico oppure adesso basta! E' ora che gli insegnanti comincino a imparare a difendersi. Come se il problema non fosse che uno solo: la facilità con cui chiunque qui può procurarsi qualunque tipo di arma.
Non so spiegare il livello di sconforto.
Mentre le donne che decidono di abortire sono assassine, gli uomini continuano a uccidere indisturbati: asiatici, neri, ebrei, bambini, persone a caso.
Il corto circuito è evidente.
Ieri sera Woody è andato a dormire e dopo un po' è tornato indietro per un ultimo abbraccio.
Mi dice: - Mamma, ho paura.
- Di cosa?
- Che mi mancheranno i miei amici quest'estate.
E di cos'altro dovrebbe avere paura un bambino di prima elementare?
In questo momento mi chiedo davvero che senso abbia raccontargli quello che è successo. Non posso dargli una notizia del genere senza offrirgli un qualche barlume di speranza, ma adesso, mi dispiace, quel barlume di speranza non ce l'ho.

#GunControlNow

domenica 3 aprile 2022

unapologetic/3

Volevo raccontarvi di un lavoro che stanno facendo dei ragazzi in un liceo che ho visitato questa settimana.

Partendo dalla forma del cuore anatomico, devono rappresentare il

proprio cuore.
C'è il cuore che piange. Il cuore che fiorisce. Il cuore infilzato da un pugnale. Il cuore ferito e il cuore ferito, ma senza perdere la speranza. Il cuore che è in costruzione. Il cuore buffo. Il cuore avvolto nelle spine.
C'è un cuore con sopra il simbolo del dollaro. Il ragazzo che sta lavorando a questo cuore mi ha spiegato che la gente ama i soldi più di tutto e i soldi entrano nelle relazioni. Chi vuole essere tuo amico perché hai tanti soldi e chi non vuole essere tuo amico perché hai pochi soldi.
C'era un ragazzo che mentre gli altri lavoravano, con le cuffiette nelle orecchie cantava e ballava.
Bella voce.
L'ho fatto andare avanti per un po'. Era una canzone su un tale che andava in prigione, una brutta storia che "non vuoi sapere" mi ha spiegato quando gli ho chiesto di raccontarmi. In realtà l'ho fermato perché vedevo che gli altri cominciavano a ridere e lanciarsi occhiatine. Non volevo ridessero di lui.
Gli ho chiesto di mostrarmi il suo cuore che somiglia a una massa informe. Il suo cuore è fatto così. Un po' - mi ha detto- perché non è capace di fare meglio, un po' perché il suo cuore è veramente messo male.
"Però li vedi quei buchini? Lì ci metterò dei pezzi di vetro luccicante perché c'è sempre qualcosa che fa accendere una scintilla".
Vi racconto forse più dei problemi che vedo, ma di insegnanti eccezionali, soprattutto in quartieri difficili, ce ne sono tantissimi. La professoressa che ha assegnato questo progetto sul cuore, ad esempio, mi ha lasciato una mappa dei banchi con la foto, il nome e in alcuni casi il modo in cui i ragazzi vogliono essere chiamati. Voleva che perfino io, la supplente, avessi un qualche rapporto con loro, che ci dialogassi, che li chiamassi per nome.
Questo è rispetto. Questo significa vedere persone dietro a studenti che hanno spesso comportamenti anche facilmente condannabili.
La voglia di essere più *unapologetic* viene da qui, dalla rabbia che mi prende quando vedo persone pigre e incompetenti maneggiare questi cuori fragilissimi e pieni di scintille.


P.S. Potete vedere i lavori dei ragazzi nelle storie in questo momento (si vedono meglio su IG, FB fa i capricci), non credo le salverò.

sabato 26 marzo 2022

unapologetic/2

E così l'ho fatto: per una volta nella vita sono stata completamente unapologetic (continua dal post precedente qui).

Un po' di tempo fa ho ascoltato un'intervista che, come qualcuno di voi ricorderà, mi ha scaturito mille riflessioni non tanto sul contenuto in sé, quanto sull'uso della lingua inglese dell'intervistato. Non avevo mai sentito una persona con un inglese peggiore del mio mostrare tale sicurezza. Questa persona, un italiano molto famoso e stimato, costruiva frasi lunghe e complesse e usava termini corretti, ma desueti in inglese, eppure il suo interlocutore sembrava -magicamente- seguirlo alla perfezione.

Lo avevo definito "unapologetic", un termine che tale e quale non esiste in italiano. In questo contesto intendevo dire che era orgoglioso di sé, che non 'si scusava' per il suo accento o per le sue origini, che andava diritto per la sua strada con grande successo e nessuno si sognava di dubitare di lui. 
In quell'occasione avevo ragionato sul mio uso della lingua inglese che è sempre stato l'opposto. Mi sono sempre limitata, ho sempre semplificato quello che volevo dire per timore di non essere capita.
Avevo allora battuto il pugno sul metaforico tavolo: voglio essere *unapologetic* anch'io! 
Anche perché poi tutto il discorso, soprattutto negli scambi che ne sono derivati con alcuni di voi, aveva presto cominciato a prendere anche una piega legata al posizionamento di questo individuo e al sessismo della società in cui viviamo. È innegabile che le donne in generale si scusino molto di più e vengano anche messe sotto torchio molto di più. 
Nel mio ambiente lavorativo, ad esempio, continuo a vedere uomini poco competenti, ma all'apparenza molto sicuri di sé, non solo sgraffignare opportunità che potrebbero essere mie, ma anche fare danni. Se voglio che questo cambi devo essere certamente consapevole dei miei limiti, mai anche del mio valore. 
Dopo qualche giorno, nemmeno a farlo apposta, mi chiama una persona molto in vista nel mio campo per un colloquio. È una cosa che in passato mi avrebbe fatto fare i salti di gioia e messo in enorme agitazione. Ora -cioè... dopo il 2020 - no, ora ci vuole ben altro per smuovermi. 
Era un semplice colloquio esplorativo ed è nata subito una certa intesa. Si parlava ovviamente di questioni che mi appassionano molto e mi sentivo a mio agio. A un certo punto, mi viene in mente l'espressione latina "forma mentis". Normalmente avrei detto "mindset", ma quel giorno ero in vena di esperimenti. Volevo vedere la reazione della persona che avevo di fronte se mi fossi comportata come il tizio dell'intervista.
Dico la frase e non succede assolutamente nulla. L'interlocutore annuisce e sorride. Non succede davvero niente.
Lì per lì sono soddisfatta, qualche ora dopo però ripassando il colloquio al setaccio nelle mie elucubrazioni, comincio a dubitare di quel passaggio. 
Dopo tutto, soprattutto qui al sud, sorridere e non commentare può significare di tutto. Ci sono delle persone che mi hanno sorriso senza commentare e non le ho mai più viste nella vita.
La sera vedo degli amici a cena e gli racconto del colloquio. Chiedo cosa ne pensino di quella frase.
Si capiva?
La reazione è stata abbastanza simile a quella della persona del colloquio. Per loro era tutto chiaro.
Ma come davvero? Allora sto tranquilla? 
Ma per niente!
Viene fuori che ognuno in realtà aveva capito una cosa diversa. Quindi insomma: esperimento fallito per quanto mi riguarda.
Vi ho preparato un piccolo schemino di quello che mi hanno spiegato i miei amici madrelingua inglese, così se volete provare sapete a cosa andate incontro:

Facciamocene una ragione, per chi fra noi non ha ancora vinto un Oscar, la vecchia strada dell'umiltà rimane quella vincente.
Anche in inglese si usano espressioni latine ad esempio, ma ben pochi lo hanno studiato e spesso le stesse espressioni hanno sia una pronuncia che un significato diverso. 
(-> Quid pro quo ad esempio)
Bisogna capire se si sta parlando per essere capiti o per dare una certa impressione di sé. Se si vuole essere capiti, meglio puntare sulla semplicità. Il malinteso è sempre dietro l'angolo.
Ci pensate a quante volte non ci si capisce perfino parlando la stessa lingua? E di sicuro la maggior parte delle volte non ce ne rendiamo nemmeno conto.

Prendiamo Woody per esempio. Dice: "When we go home can we make collard chards?"
Vedendo il punto di domanda nei miei occhi ripete: "When we go home can we make collard chards?"
Io e la mia amica ci guardiamo perplesse. Accidenti, ha sei anni e ha voglia di verdure, incredibile.
Infatti non era vero. Voleva fare dei "color charts" cosa che mi rende comunque molto felice come insegnante di arte.
Scherzi a parte, non si può cambiare atteggiamento in un attimo. Bisogna trovare una via di mezzo e usare l'intuito.

*Read the room*, come si suol dire in inglese.

lunedì 7 marzo 2022

unapologetic

Non so dirvi se l'ultimo film di Paolo Sorrentino mi sia piaciuto o no. Forse no.

Però mi ha smosso un sacco di cose quindi forse sì. Se ti scombussola di sicuro è un'opera d'arte.
Per cercare di capire un po' meglio il film, ho recuperato una lunga intervista al regista (qui).
Ciò che mi ha indotto ad ascoltarla tutta con grande interesse e piacere, non è tanto quello che Sorrentino ha raccontato, ma come.
Mi riferisco al suo inglese.
Un inglese comprensibilissimo credo, ma per niente perfetto. E nonostante ciò esibiva una sicurezza strabiliante. Non si è mai mostrato in difficoltà o in imbarazzo.

Era del tutto "unapologetic".

Non saprei come esprimere lo stesso concetto in italiano. Ho chiesto anche a un'amica traduttrice. Ci sarebbero parole tipo "impenitente", "insolente", "sfacciato", ma hanno una connotazione negativa, esprimono un'altra idea.
Lui era "unapologetic" nel senso che era orgoglioso di sé, non si scusava per la persona che è, la sua origine, la sua lingua, il suo accento.
Mi è venuto in mente che forse in italiano non abbiamo un termine identico perché ci scusiamo molto meno. Ci scusiamo quando facciamo un errore, ci costa scusarci. Nella cultura anglosassone invece espressioni come I'm sorry, I apologize o my bad sono ripetute mille volte al giorno in ogni contesto. Le donne poi si scusano ancora di più. E non va bene.
Voglio essere più *unapologetic*.
Non voglio più chiedere scusa per quello che sono. I'm not sorry for my English or for my accent. I'm not sorry for who I am.
La seconda cosa che mi ha colpito è stata la sua grande fiducia verso l'interlocutore.
Gli ho sentito dire parole colte tipo "vitalistic" o "hagiography" che in italiano sono relativamente comuni, ma in inglese no.
Quando parlo con qualcuno in inglese e cerco di tradurre un pensiero dall'italiano evito di usare ogni termine colto. Semplifico all'osso. Frasi corte, termini quotidiani.
Faccio così perché molte volte ho avuto la sensazione che l'interlocutore perdesse dei pezzi altrimenti.
Invece l'interlocutore di Sorrentino sembrava seguire benissimo, non so se per via della sua cultura cinematografica o perché se costruisci le frasi esattamente come faresti in italiano la gente ti capisce e fai anche bella figura.
Voi come vi regolate in inglese?Costruite le frasi come in italiano o semplificate?
Un'altra considerazione che ho fatto dopo aver ascoltato l'intervista è sul modo in cui la lingua influenza il pensiero.
Non so voi, ma a me l'inglese chiarisce le idee. A volte quando ho un pensiero contorto in italiano, lo traduco in inglese e poi lo ritraduco in italiano e diventa più lineare.
Anche voi?
Non sono questioni interessantissime?
Più passano gli anni più mi affascinano tutti quei concetti intraducibili, tutte quelle sfumature di significato che fanno parte di una cultura e non necessariamente di tutte le altre. Il nostro uso delle lingue è in perenne evoluzione.
Cambiano in continuazione le nostre competenze linguistiche e allo stesso tempo cambia il modo in cui percepiamo e veniamo percepiti.

sabato 5 marzo 2022

tanto rumore per nulla, ma tanto rumore

 

Questa settimana a scuola.

Un quattordicenne molto più alto e forte di me va in escandescenze. Si crea una certa confusione. Nessuno come al solito si era preso la briga di avvisare la supplente, ma l'individuo non era nuovo a questi exploit. Un compagno allarmatissimo, ma preparato al peggio, si offre di correre a chiamare la psicologa. Certo, vai pure, gli dico. Arriva la psicologa e insieme a lei un poliziotto armato fino ai denti, sorriso smagliante, tipo Superman. La sola vista di un poliziotto armato in una classe mi ha terrorizzato.

L'ho mandato via immediatamente dicendogli che era tutto sotto controllo (la psicologa si era portata via il ragazzo) e che nessuno era stato violento (vero).

Il fatto è che non riesco più a scacciare quell'immagine dalla mente.

Ieri vado in un'altra scuola a sostituire come sempre un insegnante di arte perché sono un'insegnante di arte. All'ultima ora però hanno un buco da tappare e mi mandano a sostituire quella di matematica. Non mi era mai successo, mi viene quasi da ridere. Non ero mai stata in quella scuola, non conoscevo né i ragazzi né l'edificio tanto è vero che mi sono persa prima di trovare la classe giusta. In qualche modo me la cavo. Mancano 10 minuti, i ragazzi hanno fatto le loro equazioni e si stanno rilassando con la mente già nel fine settimana. Parte un annuncio, ma non riesco a sentire bene, il volume è basso e loro stanno parlando. Capisco solo che dobbiamo chiuderci in classe e che nessuno può uscire o entrare. Gli studenti sembrano tranquilli, mi dicono che è già successo. A me invece mai, fingo ma non sono per niente tranquilla io. Passano i minuti.

Qualcuno fra i ragazzi comincia effettivamente ad agitarsi.

Non posso fare tardi a danza.

Mio padre si preoccuperà se non mi vede uscire.

Voglio uscire.

Quanto possiamo sopravvivere con questo pacchetto di patatine?

Ho paura, moriremo tutti.

Provo a telefonare in segreteria, ma nessuno mi risponde perché sono in lockdown anche loro. Il tempo rallenta. Un genitore manda un messaggio al figlio dicendo che fuori dalla scuola c'è un'ambulanza. Appena fuori dalla porta vedo un poliziotto che entra in una classe. Fuori un ingorgo di macchine, c'è anche il camion dei pompieri e una macchina della polizia. Non mi viene in mente di chiedere cosa sia successo, voglio solo andare a casa.

A giudicare da Google suppongo non sia successo nulla di tragico. L'angoscia non passa del tutto però.

In dodici anni di insegnamento è la prima volta che mi capitano episodi simili e ora nel giro di pochi giorni due.

Di sicuro è stato un caso. Ho insegnato a lungo, ma sempre alle elementari, alle secondarie l'atmosfera è leggermente diversa. Ad ogni modo, non so se mi basteranno due giorni per riprendermi da una settimana come questa.

Tanto rumore per nulla, ma... tanto rumore.

Sigh.

giovedì 3 marzo 2022

non siamo così diversi

 

Vi ho raccontato mille volte di quanto sia divisa la società texana e di come le divisioni emergano anche nelle più piccole interazioni di tutti i giorni, almeno nella mia zona.

Ecco, un altro regalo
bellissimo che mi ha fatto Mimì è darmi la possibilità di interagire con tante persone in modo del tutto rilassato. Persone che non avrei altre occasioni di conoscere. Persone con cui, lo ammetto, non avrei voglia di intrattenermi in altre circostanze. Prima, ad esempio, ho chiacchierato un'ora con un tipico cowboy texano. Mi raccontava di come ha insegnato al suo cane, che è molto simile al mio, ad accudire le mucche. È probabile che le nostre idee politiche, almeno secondo i soliti stereotipi, non siano allineate, ma in quel momento eravamo solo due persone che amano i loro cani.

È necessario in qualche modo tornare alle cose semplici e basilari dell'umanità. Ci piaccia o no, non siamo così diversi.

domenica 27 febbraio 2022

quietest evening

Come tutti sono molto preoccupata per quello che sta succedendo in Ucraina. Per una volta, invece di cadere nel vortice delle news, mi sono messa a imparare qualcosa sugli artisti di quel paese.

Mi ha colpito un quadro di un'artista di Lviv, una città dell'ovest, abbastanza vicino al confine con la Polonia. Un posto che inizialmente
sembrava abbastanza sicuro, ora probabilmente non più.
Il quadro si intitola La sera Più Silenziosa (Quietest Evening), il nome dell'artista è Olga Kvasha (potete acquistare le sue opere qui). Ho provato a contattarla su Instagram, non pensavo mi rispondesse. Le ho chiesto solo cosa possiamo fare di concreto per aiutare il popolo ucraino dagli Stati Uniti e dall'Europa.
Mi ha risposto che sente il supporto del mondo. "Pensate e parlate dell'Ucraina. Vinceremo. È un peccato che la vittoria costi così cara".

sabato 26 febbraio 2022

I voted

Ieri ho votato per la prima volta.

Ho votato per le primarie democratiche. Le primarie repubblicane erano nello stesso seggio. Ognuno sceglie a quali primarie partecipare di volta in volta.

È un po' diverso che in Italia.
Funziona così.
Mostri la patente, controlli che tutti i tuoi dati personali corrispondano e se va tutto bene ti viene affidata la preziosa scheda elettorale.
Per non sbagliare, puoi scaricarti un facsimile della scheda, compilarlo a casa e poi copiare tutto al momento sulla scheda vera. Si vota per parecchie persone, confondere i nomi è facile. Infatti ho visto
che molti avevano in mano la scheda vera e quella compilata a casa.
Sono riuscita a sbagliare anche così, è incredibile.
Dopo aver votato inserisci la scheda in una macchina che verifica la validità del voto e così si è scoperto che avevo fatto una crocetta in più. Mi hanno dato la scelta di rifare tutto o annullare solo quel voto specifico. A me è piaciuto così tanto votare che ho preferito farlo due volte.
Due cose mi hanno colpito.
La prima è che non c'è moltissima privacy. Ho compilato la mia scheda seduta a un tavolo con varie persone che passavano e in teoria avrebbero potuto sbirciare credo. Non so se sia sempre così. Magari è stato un caso.
La seconda è che il tutto dura pochi minuti e quindi tanti vanno a votare con i figli che possono guardare i genitori compilare la scheda.
Mi è piaciuto molto il fatto che gli addetti del seggio non ignorassero i bambini, ma al contrario li rendessero partecipi spiegando loro cosa stava succedendo e dando anche a loro l'iconico adesivo.
Finalmente anch'io ho avuto quell'adesivo con scritto "I voted" accanto alla bandierina sventolante.
Non ci posso credere.
Non ci posso credere.
I voted.

giovedì 10 febbraio 2022

coincidenze sospette

Volevo tornare un attimo sulla questione di New Kid e dei libri controversi (qui). Innanzitutto ringrazio ancora chi ha ordinato il libro o scritto alle librerie. C'è stato anche però chi ha fatto un po' l'avvocato del diavolo sostenendo che i pazzi che bruciano i libri in piazza sono quattro gatti e che di solito i libri rimangono disponibili e la censura non arriva mai fino in fondo. Il problema non è tanto la possibilità di reperire i libri quanto il clima che queste azioni creano intorno ai libri.

Il fatto che un libraio, un bibliotecario o un insegnante che decidano di proporre questi contenuti sappiano fin dall'inizio di poter finire nella tempesta, ricevere minacce e perfino rischiare il licenziamento nei casi peggiori, è un grande deterrente. Molti preferiranno mettersi al sicuro presentando libri più leggeri, mi sembra logico. 

Il messaggio di New Kid è che il razzismo che riguarda la maggior parte delle persone, non è quello che finisce nella cronaca nera, ma è in un certo senso anche più infido. Si tratta appunto di occasioni mancate, libri che non sono disponibili a scuola, sottintesi e allusioni che non potresti mai provare davanti a un giudice. Tutte quelle sensazioni che potrebbero facilmente avere anche altre spiegazioni, ma che si ripetono all'infinito nei confronti di alcune persone e non di altre. Nel libro di Jerry Craft, ad esempio, i ragazzi di colore vengono spesso confusi fra loro e chiamati con nomi sbagliati e sì, potrebbe essere che alcuni insegnanti abbiano la memoria corta, ma il ripetersi dello stesso episodio in maniera costante verso le stesse persone, qualcosa deve pur significare. Che *loro* siano tutti uguali, tutti nello stesso calderone, agli occhi di alcuni insegnanti? Ognuno giudichi.

L'autore del libro, Jerry Craft, ha raccontato in un'intervista che tante volte quando va in una scuola a tenere una conferenza viene scambiato per il tecnico della fotocopiatrice o per l'uomo delle pulizie. Succederebbe a un bianco? Certo, probabile. Mai sentito.

L'altro giorno sono entrata in una scuola che aveva una bellissima biblioteca open space. Mi hanno colpito subito i libri esposti in evidenza. Poi ho incontrato la preside. Guarda caso l'unica preside nera che abbia mai incontrato in questi mesi. Ci saranno sicuramente altre scuole con presidi bianchə che espongono questo tipo di libri in tale quantità. Il fatto è che vado in un sacco di scuole e non mi è mai capitato, qualche dubbio mi viene. 

Ho pensato di raccontarvi tre episodi emblematici che mi sono successi nelle scuole in cui lavoro perchè credo che sia più facile capire tramite esempi concreti. Provate a trovare il filo di congiunzione di queste situazioni.

1- Ci sono quattro bambini seduti allo stesso tavolo. Una bambina comincia a piangere silenziosamente, ma disperatamente. Mi allarmo. Cosa succede? Un compagno le ha detto che non vuole parlare con lei. Il motivo? Deve concentrarsi. Strano, è la lezione di arte. Avevo appena dato il permesso di parlare mentre si lavora. La bambina che piange è l'unica nera della classe. Dico al bambino diligente che può andare a sedersi da solo allora se vuole concentrarsi meglio. Dopo tre minuti viene a supplicarmi di tornare a sedersi con i suoi amici. Non è che forse a quel tavolo c'era solo una persona specifica con cui non voleva parlare. Non è un po' strano che quell'unica persona sia anche l'unica persona nera?

2- Qualche mese fa ho mandato il mio curriculum a una scuola. La segretaria mi ha contattato diverse volte, almeno due o tre, dicendo che le era piaciuto molto il mio portfolio e che forse la loro insegnante di arte se ne sarebbe andata. Ogni volta è finita che l'insegnante è rimasta al suo posto. A un certo punto ci scherzo su...accidenti, si vede che proprio non le piace quest'insegnante se è così aggrappata all'idea che se ne vada. Un giorno finalmente vado a fare una supplenza in quella scuola e rimango basita. L'insegnante, quella che si ostina a rimanere al suo posto, è nera. Ho fatto supplenze in tante scuole in questi mesi. Nelle classi c'è sempre una foto dell'insegnante: è la prima volta che vedo un'insegnante di arte nera, la seconda, credo, in 12 anni di carriera. Che strana coincidenza.

3- Vado a fare una supplenza in una scuola particolare, in un quartiere abbastanza problematico. Mancano un paio di giorni alle vacanze di Natale. Vengo accolta da un professore di musica super cool. Ha lunghi capelli biondi raccolti a cipolla sulla testa e indossa un completo giacca e pantaloni con stampe natalizie. Mi dà il benvenuto con grande giovialità e mi spiega che devo fare l'appello ogni ora, ma gli studenti in quella scuola se la prendono molto se non pronunci bene il loro nome. Cioè: lui un John Williams qualunque viene a spiegare questa cosa a me che quando da Starbucks cerco di usare il mio nome, trovo scritto sulla tazza Himalaya. Mansplaining ne abbiamo? Con l'aria di farmi un grande favore e di mostrarmi come avere rispetto della diversità, propone: "Guarda, facciamo così: per aiutarti ti evidenzio il nome dello studente migliore in ogni classe (sai, sono ragazzi un po' difficili...) così chiedi a loro di occuparsi di questa cosa". Whatever. Arriva la prima classe e c'è letteralmente una sola bambina bianca, bionda con gli occhi azzurri: neanche a farlo apposta secondo il professore  è proprio lei 'la migliore'. Le coincidenze. Arriva la seconda classe e vengo accolta da un gentilissimo studente di colore che mi chiede come sto e come può aiutarmi. Do per scontato che sia suo il nome evidenziato e invece no. Di nuovo in classe c'è un solo bambino bianco ed è lui il prescelto. Quel giorno avevo sei classi e questa scena si è ripetuta almeno 4 volte. Non sto dicendo che il prof sia razzista, anzi, di sicuro si impegna al massimo. Ma a me sembra evidente che nell'evidenziare quei nomi il suo razzismo interiorizzato abbia avuto un ruolo.

Vi ho raccontato questi episodi ( e ce ne sarebbero moltissimi altri) perchè sono tutti casi in cui il pregiudizio razziale potrebbe benissimo non essere preso in considerazione. Sono i tipici casi in cui capita di sentirsi dire cose tipo "ma non è che tutto deve c'entrare con il razzismo, non è che ti stai fissando?". La mia risposta è: non è che stai ignorando il problema perchè non ti tocca? Il fatto è che purtroppo tutto c'entra con il razzismo (e con il sessismo, l'omofobia, ecc) nella nostra società. E non solo nella società americana. Ecco, è anche per questo che volevo proporvi degli esempi concreti. Guardatevi intorno, anche in Italia è la stessa identica cosa. Non ne parlo mai perchè le poche volte che l'ho fatto ho trovato così tante resistenze che mi sembra quasi inutile. Dico solo: teniamo gli occhi aperti su queste cose. Notiamo e interveniamo anche su noi stessi, tutti sbagliamo ogni giorno, tutti abbiamo la possibilità di fare meglio il giorno successivo.

martedì 8 febbraio 2022

contro la censura

Qualche settimana fa, ho ascoltato un episodio di This American Life (qui) in cui si diceva che un gruppo di genitori qui in Texas da qualche parte, ha cercato di proibire un libro sulle difficoltà di un ragazzo alle prese con nuova scuola. Mi è sembrata un'assurdità.

Il libro - New Kid di Jerry Craft - due anni fa si è aggiudicato la Medaglia Newbery come miglior contributo alla letteratura infantile americana. Non capivo come qualcuno avrebbe mai potuto volerlo censurare. Poi ho scoperto che l'autore del libro e il protagonista sono afroamericani e si parla, fra tante altre cose, anche di razzismo. Secondo alcuni genitori farebbe sentire a disagio i ragazzi bianchi. Ho subito ordinato il libro, mi sembrava perfettamente adatto per i miei due figli bianchi. Viviamo in una comunità abbastanza conservatrice in Texas e penso che sia vitale che siano esposti a punti di vista diversi dal loro. Quando gli ho dato il libro, non sembravano molto entusiasti, ma appena ho girato la testa, hanno cominciato a leggerlo. Lo hanno finito quella stessa sera. 

Il giorno successivo ho chiesto a Joe (Woody è ancora troppo piccolo per notare certe cose) cosa ne pensasse. Mi ha detto che questa storia lo ha colpito perchè mostra come il razzismo  modifica la vita quotidiana delle persone in tantissimi modi che non aveva mai considerato prima. Poi mi ha chiesto di leggerlo così avremmo potuto parlarne più nel dettaglio.

Il giorno successivo sono andata a tagliarmi i capelli e ho portato il libro con me, in caso avessi dovuto attendere. Il parrucchiere lo ha notato immediatamente quando ho varcato la porta. "Anche a te piacciono le graphic novels?" mi ha chiesto indicando un libro sul bancone. Ho risposto: "No, mi interessa questa in particolare perchè sembra completamente a posto, ma qualcuno ha cercato di censurarla". Non credeva alle sue orecchie: "Censurare un libro che ha vinto la Medaglia Newbery?". 

Lo so, è una follia, vero?

Abbiamo così cominciato una bellissima conversazione. Lui è della Corea del Sud e si è trasferito in Texas dopo aver vissuto molti anni a New York e io sono italiana. Ci siamo scambiati impressioni su questa zona in cui ci siamo appena trasferiti entrambi. Alla fine gli ho regalato il mio libro. Mi è sembrata la cosa giusta da fare visto che gli piace così tanto quel genere. Abbiamo deciso che parleremo del libro al prossimo taglio di capelli. 

Il giorno seguente, ho comprato un'altra copia di New Kid e finalmente l'ho letto. Mi ha commosso. Come insegnante, assisto a queste microaggressioni ogni giorno e mi spezzano il cuore. Penso che tanti ragazzini si sentiranno meno soli grazie a questo libro. Continuo a non capire come qualcuno possa sentirsi offeso da una storia simile.

Ho voluto condividere la mia esperienza con questo post nella speranza che altre persone conoscano e decidano di supportare questo e tutti gli altri libri che stanno cominciando a essere  considerati controversi per motivi simili.

Cerchiamo di leggerli tutti questi libri e usiamoli per cominciare conversazioni significative con tutte le persone che fanno parte della nostra vita dai nostri bambini al parrucchiere. Perchè no?


P.S. Lascio in evidenza su Instagram nel cerchietto New Kid delle storie con qualche informazione in più su questo argomento. 

Grazie a chi ha già ordinato il libro.


venerdì 28 gennaio 2022

un chiarimento a cui tengo tantissimo

Nelle storie di Instagram racconto spesso la mia vita quotidiana. In questo periodo, il mio tema preferito è Mimì.

C'è una persona che con estrema delicatezza e rispetto mi ha chiesto spiegazioni sul perché insegni a Mimì a fare un giochetto che all'apparenza può sembrare sadico e umiliante come tenere in equilibrio un dolcetto sul naso. Dice... "I giochi non sono per noi umani? Non posso credere che proprio tu faccia una cosa simile. Mi sfugge qualcosa? Mi puoi spiegare che senso ha per favore?"

Ho risposto attraverso delle storie che lascio in evidenza su IG nel cerchietto 'dog training' in modo che tutti possano togliersi lo stesso dubbio o contribuire alla discussione. Sono arrivati tanti messaggi soprattutto di ringraziamento per il chiarimento, ma la persona che ha fatto la domanda non era l'unica ad avere avuto questo dubbio. Forse c'è una mentalità diversa rispetto a questo tema in Europa e US? Mai avrei immaginato che a qualcuno venisse in mente una cosa simile.

Il mio approccio alla vita è sempre improntato alla conoscenza, in ogni
campo. So di non sapere tantissime cose quindi studio e consulto chi sa più di me sempre prima di prendere qualunque decisione. Anche in questo caso ho fatto la stessa cosa e sto seguendo scrupolosamente i consigli di un'etologa che ho consultato per capire meglio Mimì. Non ho mai avuto un cane come lui. Non solo di quell'età e con le sue esperienze di vita, ma anche di quella stazza e razza particolare. Pare che Mimì sia un pastore australiano puro e questo gli dà una serie di caratteristiche piuttosto definite che bisogna conoscere. Mi dispiace molto constatare che questa sua cosiddetta razza, il modo in cui determinate caratteristiche siano state selezionate e rafforzate di generazione in generazione, sia alla base delle sue nevrosi e dei motivi per cui è stato desiderato quanto di quelli per cui è stato abbandonato. Quando prendiamo con noi un animale che è già adulto che è stato abbandonato diverse volte, che magari è stato maltrattato (non mi risulta sia il caso di Mimì) dobbiamo mettere in conto che la sua salute mentale potrebbe averne risentito e valutare tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione per aiutarlo.
L'allenamento è un ottimo strumento. Non credo nelle punizioni, uso solo il rinforzo positivo. Io lo chiamo il metodo della carota e della carota.
Mi avevano detto che il comportamento problematico di Mimì era la fuga. Per qualche motivo -a me piace pensare che sia perché si trova bene con noi- al momento la fuga è l'ultimo dei suoi pensieri, però ha sviluppato altre nevrosi. Nessuno lo direbbe incontrandolo, ma è molto ansioso e timoroso. Oltre a questo ha bisogno di ore di esercizio fisico, ma anche di esercizio mentale. Quando gli insegno ad esempio a tenere un biscottino sul naso, comunico con lui. Per lui capire come ottenere una ricompensa è come risolvere un rompicapo. Lo fa stancare al punto che poi riesce a gestire meglio la sua enorme energia fisica. Purtroppo, non tutti i giorni ho 2 o 3 ore da passare a tirare palline. Facendo questo tipo di lavoro con lui gli dimostro il mio affetto mettendolo al centro della mia attenzione e lo aiuto a usare il suo bellissimo cervello in un modo che è adatto al tipo di vita che può fare con noi. Il pastore australiano è un cane da lavoro quindi in teoria dovrebbe raggruppare mandrie, non stare in casa a poltrire. Quello che faccio è dargli dei "lavori" e infatti da quando facciamo così almeno riesce a dormire qualche ora la notte, sembra più sereno.
La Ragazzina era un beagle/basset ed era stata gravemente maltrattata prima di incontrare noi. L'ansia le ha procurato delle convulsioni piuttosto gravi per tutta la vita. Il modo in cui sono riuscita a garantirle una qualità di vita accettabile è stato proprio portandola a scuola e insegnandole dei semplici trucchetti che la distraessero dai suoi fantasmi nei momenti critici.
Mimì ha imparato tutto quello che ho imparato in diversi mesi a scuola con La Ragazzina in tre giorni. È più intelligente? Dicono di sì, io penso semplicemente che siano intelligenze diverse. Un bracchetto è un cane indipendente, non cerca di compiacerti. Se gli tiri la palla, ti guarda stranito. Un pastore invece viene selezionato per generazioni per eseguire determinati ordini. Entrambi però hanno tratto vantaggio dall'allenamento. E poi parliamoci chiaramente: un cane che sa gestire i suoi impulsi è un cane che può fare molte più cose. Può andare al dog park e interagire senza problemi con una quantità di persone e altri cani. Può vivere bene l'arrivo di ospiti di ogni età. Può essere portato fuori. La sfida più grande per Mimì, ad esempio, è proprio imparare a camminare al guinzaglio. Abbiamo cominciato a casa senza guinzaglio e ora pian piano allunghiamo il nostro percorso all'esterno in situazioni sempre più difficili per lui. Siamo lontani dalla perfezione, ma continuiamo a lavorarci. Imparare a non avventarsi sul cibo non è sadico. È una semplice regola che ci permette di avere una convivenza positiva. Fatemi sapere se avete altre domande o consigli. Grazie davvero tanto per questa domanda che mi ha dato modo di chiarire qualcosa che mi sta molto a cuore.
❤️🙏

giovedì 20 gennaio 2022

la capsula del tempo di joe

 "Ciao persona del futuro.

Vedo che hai aperto la capsula del tempo.
Per prima cosa il mio nome è Joe e questa capsula è stata costruita nel 2021 durante la pandemia di COVID-19.
Dovresti trovare un paio di adesivi, un elastico, un post-it, un evidenziatore, 36 centesimi e questo biglietto.
Niente di esaltante, lo so, ma sono comunque tuoi.
Per finire, ecco qualcosa che non voglio che tu faccia:
1- Clonare i dinosauri
2- Inventare la macchina del tempo
3- Cominciare la terza guerra mondiale
Se una di queste cose succedesse 😱
Bene, questo è tutto.
Ciao".

mercoledì 5 gennaio 2022

quando apri le braccia

Quando gli acchiappaconiglietti sono morti anziani nel giro di pochi mesi l'una dall'altro, è stato difficile ovviamente, ma il peggio in realtà è venuto dopo. 
Il peggio, come tutti quelli che ci sono passati sanno, è ricordarli ogni giorno con un sorriso -sempre con il sorriso- ma rendendosi anche conto che ti mancano e ti mancheranno per il resto della tua vita.
Appena il ricordo ha allentato un po' la presa, ho avvertito un vuoto enorme. Ho sentito con chiarezza che avevo bisogno -bisogno- di avere vicino un altro cane. Il fatto è che non riuscivo più nemmeno a guardarli i cani. Avevo inavvertitamente sviluppato una corazza, un guscio, insomma un sistema per evitare di soffrire un'altra volta.

Qualcuno senza giri di parole, mi ha detto 'vuoi un cane? Vai in canile e prenditi un cane'. Che bella cosa la logica, ma ve li ricordate i biglietti nei cioccolatini, no? 
Il cuore ha la sua ragione che la ragione non conosce. 
Avevo cominciato ad accarezzare l'idea che sarebbe stato il cane in qualche modo a venire da me. L'ho detto diverse volte e ci credo sul serio: mettiamo anche che vai in canile (ma io non ero pronta per andarci), sono convinta che a dispetto delle apparenze sia il cane, o quanto meno le circostanze, a scegliere. 

Stavolta l'universo mi ha ascoltato, anzi mi ha preso alla lettera.

Quella mattina avevo deciso di prendermela comoda. Poi, non so esattamente cosa mi sia successo, ho aperto gli occhi, ho visto l'alba con i suoi colori e ho avuto un'insolita esplosione di energia. Mi sono vestita in fretta e furia (mai successo prima) e sono corsa a raggiungere il resto della famiglia che stava andando a scuola a piedi. Una bellissima mattina. Pensavo a tutto quello che avrei voluto fare quel giorno, ma come al solito, meglio non fare troppi piani nella vita.

Arriva un grosso cane. Sta correndo, sembra in panico. Istintivamente, per paura di spaventarlo, mi siedo per terra e apro le braccia.

Apro le braccia.

E lui, viene da me.
Rimaniamo così per un po' mentre cerco di capire cosa fare, chi chiamare. Ha un collare con dei numeri di telefono, ma nessuno risponde. Non posso lasciarlo andare, potrebbe essere investito. Allora mi viene un'idea disperata. Mi tolgo la sciarpa e improvviso un guinzaglio. Lui mi segue senza opporre resistenza anche se sembra molto agitato e spaventato.

Lo porto a casa e continuiamo a chiamare. 
Spero con tutte le mie forze che nessuno risponda, ma penso anche che sia impossibile che qualcuno da qualche parte non stia cercando questo cane dolcissimo.

Potete immaginare la sorpresa quando è venuto fuori che il cane era scappato dal giardino della famiglia che lo teneva in affido in attesa che venisse adottato. 

Se lo volete, è vostro, dice.

Lo vogliamo? 

Attenta a quello che desideri, potrebbe avverarsi.

Per quale motivo un cane così stupendo è stato abbandonato?
 
Mischka, questo è il suo nome, è un pastore australiano che viveva con due suoi fratelli. Un giorno sono scappati e uno dei tre è stato investito. Il loro umano non ha retto al dolore e li ha affidati a questa associazione di volontariato. Non so cosa sia successo all'altro fratello sopravvissuto, ma su Mischka non aveva torto: non ha fatto altro che continuare a scappare da tutti quelli che lo hanno accolto.

Non ci ho nemmeno pensato tanto. La risposta è no.

Non voglio questo cane e soprattutto non voglio che mi spezzi il cuore quando finirà come il fratello.

Dopo aver guardato Mischka andare via, ho pensato molto a lui. Ho guardato e riguardato le foto che gli avevo scattato.
Può mancarti un cane con cui hai passato un paio d'ore?
Cerco sempre di astrarre quando mi capita qualcosa che mi tocca profondamente.
Ho pensato al significato che diamo alle cose che ci succedono.
Mi sono detta che di sicuro Mischka era entrato nella mia vita per un motivo preciso, ma questo motivo forse non era così ovvio. Forse il suo compito era semplicemente spezzare quel guscio che non mi serviva a niente perchè un cane come lui, mi dicevo, doveva vivere in una fattoria o in un ranch, ecco. Ce ne sono tanti qui intorno e lui è un cane pastore, ha bisogno di lavorare, radunare mucche, cavalli, correre tutto il giorno all'aria aperta. 
Sono passate diverse settimane, ma il pensiero di Mischka non passava. Un giorno che ero in Florida e avevo visto delle tartarughe sguazzare nell'oceano, mi sono fatta coraggio e ho chiesto notizie di lui. Non potevo sopportare l'idea che fosse tornato in canile. Volevo solo che mi dicessero che aveva trovato una casa da qualche parte.

E invece Mischka era ancora lì. 
Se lo volete, è tutto vostro.

Vogliamo un cane di taglia grande, decisamente adulto, molto vivace e con una innata tendenza alla fuga?

Stavolta ci penso molto più seriamente, studio e faccio incetta di video. 
Ci sono vari video sul perchè *non* si dovrebbe scegliere un pastore australiano. 
Mi scoraggio, ma poi penso anche che sia un attimo razzista giudicare un cane in base al pregiudizio sulla sua cosiddetta razza, no? 
Valutando tutto concludo che sì, questa volta sì, voglio almeno provare. Non dovrei, ma mi sento responsabile per Mischka: quel giorno lui è venuto da me.

Mischka è con noi solo da pochi giorni. In teoria sarebbe una prova, ma nessuno di noi potrebbe immaginare di restituirlo. 

La prima notte non riusciva a trovare pace. Era confuso, ansioso. Joe ha scoperto che si calma quando qualcuno legge ad alta voce, ma alle due di notte voleva andare in giardino a giocare: temperatura - 4. E andiamo a giocare. Non c'è un limite alla quantità di palline e bastoni che Mischka possa correre a recuperare.

Facciamo lunghissime passeggiate, gli insegnamo trucchetti che lo fanno rilassare e che lui è entusiasta di imparare, giochiamo tanto. Nonostante la stazza, è delicato nei suoi gesti. Va d'accordo con grandi e piccoli, non abbaia, non sale sul divano, non ruba il cibo (non ho mai avuto un cane che non ruba il cibo, pensavo non esistessero!). L'unica cosa che proprio non gli riesce è camminare al guinzaglio, bisognerà insegnarglielo. Mi sta sempre vicino, ma mai troppo, proprio come faceva La Ragazzina. 

La cosa più sorprendente visti i suoi trascorsi è che quando apriamo la porta di casa non cerca di scappare. 
In effetti, è sempre scappato dai giardini delle case non dall'interno, ma si rifiuta di andare nel nostro giardino da solo. Che sia stato lasciato da solo in giardino troppo a lungo? Che si annoiasse e da qui le fughe? Che sia un tale genio della fuga da aspettare che abbassiamo la guardia? Non lo so. Capiremo meglio con l'andare del tempo o forse no, in questi casi rimane sempre un certo mistero.
Non sembra un cane sereno, è sempre sul chi va là. Non mi perde di vista un secondo.
Ha subito tanti cambiamenti e traumi, ma mi consola vederlo almeno più sereno di un paio di giorni fa. 
La notte preferisce dormire invece che inseguire palline, vedo dei passi avanti.
Fino a pochi giorni fa 'Mischka' era un termine sconosciuto e ostico per me e invece questo nome che tra l'altro porta con sè l'ennesima bellissima coincidenza di questa storia, ora mi piace tanto.
Niente, non si decide il cane e nemmeno il nome, ma va bene così. 
Ho letto che Mischka significa orsetto in russo, il nostro orsetto.