mercoledì 14 novembre 2018

storie di pagliacci la sera in campeggio

- Buongiorno Joe, dormito bene?
Così così. E comincia a raccontarmi che quando lo scorso fine settimana è andato in campeggio e tutti i bambini hanno fatto a turno per dire le storie di paura davanti al fuoco, una ragazzina ha raccontato una storia che lì per lì non gli aveva fatto nessun effetto particolare, ma ripensandoci nel bel mezzo della notte, gli aveva tolto il sonno.
La storia è questa.
- Suonano alla porta e una bambina va aprire. E' un pagliaccio.
- Ma Joe, sicuramente c'era una festa di compleanno da qualche parte e il pagliaccio aveva sbagliato indirizzo poverino.
- Mamma.
- Sì?
- Era sera.
- Va bene, vai avanti, ma sono sicura che se ci ragioni bene, non c'è niente di terrificante in questa storia.
- La bambina chiude in faccia la porta al clown e corre dalla nonna. La nonna le dice di andare a nascondersi in cantina.
- Mah... che storia è? Vedi che è impossibile? Perchè la nonna non ha chiamato la polizia? (Perchè l'ha fatta andare via da sola? In cantina poi? Non ha mai visto un film del terrore questa nonna?)
Mi ignora.
- In cantina però c'era una finestra e la bambina vede che il clown è ancora lì e cerca di entrare così ha tantissima paura e scappa. Il corridoio è pieno di cactus, lei corre via, ma il clown si incastra e non riesce a prenderla.
- Hai visto? Tutto bene quel che finisce bene.
Mi ignora di nuovo.
- Poi però si divincola, la raggiunge e la mangia.
E niente, la storia finisce così.
Anzi finisce che Joe si è tranquillizzato perchè in fondo lui voleva solo quello senza farsi troppe domande e io invece questa notte non dormirò perchè, aveva ragione, questa storia fa davvero paura. E il fatto che l'abbia inventata una bambina di otto anni davanti a un fuoco di sera in campeggio, ancora di più.

lunedì 12 novembre 2018

salutami shinzo

Ho letto che Trump ultimamente è stato maleducato, tra gli altri, anche con un giornalista giapponese. Appena il malcapitato ha cominciato a fare la sua domanda durante una conferenza stampa, lo ha interrotto in modo brusco:
- Di dove sei tu?
- Giappone
"Salutami Shinzo" (Abe, primo ministro del Giappone) gli ha inspiegabilmente risposto e poi, senza nemmeno fargli completare la domanda, l'ha fermato di nuovo:
- Non capisco veramente cosa dici.
E ha risposto, se così si può dire, parlando a caso di quello che voleva.
In Italia non so se sia un comportamento noto o discusso, ma qui fare sentire le persone a disagio a causa del loro accento è considerato oltre che maleducato, discriminatorio. Qualcuno obietterà che alcuni stranieri sono incomprensibili, ma la verità è che la maggior parte delle volte, ci vuole solo un po' di concentrazione per comprendersi almeno in parte. 
Interrompere la domanda di un giornalista straniero o anche solo di uno straniero con un non ti capisco e voltare le spalle, è inammissibile.
Ripensando alla mia esperienza di emigrante, mi rendo conto adesso che in effetti, in tutti questi anni, 12, mi è successo solo una volta di essere trattata così.
Mi ero trasferita qui da poco e il mio livello di inglese era infimo, è vero, ma questa persona, un parente stretto per di più, era l'unico che mi azzittiva continuamente con i suoi "what?" appena aprivo bocca. Mi trasmetteva un forte disagio e spesso rinunciavo a parlare in sua presenza.
Nello stesso periodo, però riuscivo non so come a discutere di qualunque argomento, perfino di arte e cinema, con altre persone. Effettivamente non avevo nessuna padronanza della lingua, ma con gli altri riuscivo a parlare, a farmi capire in qualche modo, non avevo grosse difficoltà. E allora?
Se ci si vuole davvero capire, ci si capisce. Il succo del discorso è tutto qui.
Il problema è che tu sei perfettamente consapevole di non essere in grado di esprimerti in modo corretto, quindi ti senti mortificato, umiliato e il più delle volte ti ammutolisci. Ti prendi tutta la colpa. E' una cattiveria sottile, è un comportamento che trovo odioso.
Tanti figli di emigranti raccontano con dolore l'aver dovuto vedere i genitori sminuiti e umiliati quotidianamente con questa modalità, soprattutto in passato negli anni Settanta e Ottanta forse Novanta.
Mi reputo fortunata perché tranne per quel caso isolato, non ho mai subito nulla di simile. Dire di essere italiana non mi ha mai portato altro che complimenti e anche qualche vantaggio professionale. Ma mi sono trasferita qui in altri tempi.
Ora se il presidente dà questo tipo di esempio, questo comportamento insieme ad altri ben peggiori che abbiamo già sperimentato, rischia di diventare nuovamente la norma.

giovedì 8 novembre 2018

perdere senza perdere

E così alla fine Ted Cruz l'ha spuntata su Beto O'Rourke per il Senato del Texas. 
Qui a casa Johnson, abbiamo vissuto la serata di ieri in una sorta di indifferenza artificiale o rassegnazione. Netflix e via. Quando abbiamo visto che Beto non ce l'aveva fatta siamo andati a dormire insolitamente presto, quasi senza commentare. Oggi, a mente lucida, ho pensato che non è andata per niente male. Vi cito alcune buone notizie fra le tante (alle brutte, e ci sono anche quelle, al momento non ho nessuna voglia di pensare):

  • Per la prima volta nella storia, al Congresso americano ci saranno più di cento donne
  • Per la prima volta nella storia, sono state elette due donne native americane
  • Per la prima volta nella storia, è stata eletta una donna musulmana
  • In Colorado è stato eletto Jared Polis, il primo governatore dichiaratamente gay
  • Ayanna Pressley, sarà la prima rappresentante afroamericana del Massachusetts
  • Jahana Hayes è la prima donna nera ad andare al Congresso per il Connecticut 
  • Alexandria Ocasio Ortez è la donna più giovane mai eletta al Congresso
  • In Texas sono state elette per la prima volta due donne latine, 19 giudici donne afroamericane ed è raddoppiato il numero di legislatori LGBT
Il Congresso somiglierà molto di più alla società reale e questo per forza di cose porterà a una maggiore equità e attenzione ai problemi di tutti. 
Il fatto che la Camera sia tornata in mano ai democratici è il motivo di speranza più concreto: significa che adesso non solo Trump non riuscirà a portare a termine il proprio programma elettorale, ma c'è la possibilità reale che venga indagato per tutti i suoi affari loschi, le molestie sessuali, le tasse evase, i traffici con la Russia per influenzare le presidenziali e tutto il resto. 
(Infatti oggi in conferenza stampa post-elettorale è parso lievemente nervoso, diciamo)
Ma torniamo a Beto. 
Beto ha fatto tutto quello che poteva umanamente. L'ho seguito da quando era ancora uno sconosciuto anche qui e non si è fermato un attimo. Ha vissuto in diretta streaming per mesi e mesi a qualunque ora, giorno e notte, mostrando una tenacia e perfino un vigore fisico fuori dal comune. Ha parlato con tutti, ovunque, ripetendo instancabile sempre lo stesso messaggio di unità, di moralità e di generosità con ironia, con intelligenza e con umiltà. Non ha mai risposto agli attacchi, nemmeno quando si sono dette falsità sul suo conto. Non si è mai abbassato al livello del rivale. 
E' stato se stesso, ha lottato per i suoi valori e contro nessuno. Ha perso, ma non ha perso.
Non bisogna dimenticare che il Texas è enorme ed è in mano ai Repubblicani da tempo immemore. Ascoltavo un'intervista per certi versi illuminante ieri nel podcast del New York Times (potete recuperarla qui se vi interessa). Una donna texana e molto cristiana spiegava il percorso che l'ha portata a cambiare idea e a votare per Beto. Ecco, lei è cresciuta pensando che Gesù vuole che si voti per i repubblicani, le dicevano questo i suoi adulti di riferimento, genitori, insegnanti, ecc. La sua insegnante di storia quando era costretta a nominare Clinton, faceva una pernacchia invece di dire il nome. Rendiamoci conto che qui ci sono milioni di persone, soprattutto nelle campagne, a cui è stato inculcato questo tipo di mentalità per generazioni. 
Si è sempre detto che sarebbe finita così, che Cruz con tutte le sue pecche, avrebbe comunque vinto. E' che poi quando succede, quando arrivi così vicino al traguardo e sai di meritare di vincere, brucia, non c'è niente da fare.
Voglio pensare che sia stato un privilegio vivere tutto questo da vicino, sentire questa energia forte di cambiamento in un momento storico così buio e drammatico. 

Noi, come famiglia, abbiamo fatto quello che abbiamo potuto per supportare Beto e allo stesso modo hanno fatto tanti nostri amici. C'è chi ha donato soldi, chi competenze e chi è andato fino allo scorso fine settimana, casa per casa a cercare di convincere la gente a votare. Conosco un ragazzo normalissimo, non un politico o chissà chi, che è volato qui apposta da New York per fare da volontario nella campagna di Beto. Sono gesti senza precedenti, almeno nella storia recente e nella mia esperienza (mai visto nulla di simile in Italia). L'entusiasmo per Beto è stato tale sia a livello nazionale che locale, qui in Texas, che mi rifiuto di pensare che non abbia un seguito. 
E il cartello per il giardino ce lo abbiamo già stavolta.

martedì 6 novembre 2018

barbie ha fatto quasi tutti i lavori del mondo

Siamo al parco dopo scuola, Joe si spinge lentamente sull'altalena e mi racconta la sua giornata, i suoi pensieri di bambino.
- Mamma, lo sai che Barbie ha fatto tutti i lavori del mondo?
- Sì, l'idea è che dovrebbe rappresentare un modello per tutte le ragazze.
- Lo so. Mi chiedo se abbia fatto anche il giudice della Corte Suprema.
_ Scusa Joe, ma tu sai che cos'è la Corte Suprema? E chi te ne ha parlato?
- Tu.
Quindi, Joe mi ascolta sul serio e a 7 anni fa questi pensieri.
Forse, dopo tutto, c'è speranza per il futuro.

venerdì 2 novembre 2018

e poi c'è stata come un'esplosione

Forse qualcuno di voi ricorderà che poco tempo fa, un fulmine ha colpito casa mia. Non sono cose che succedono tutti i giorni, cosí mentre si parlava del tempo con una mamma agli allenamenti di Joe (qui succede spesso di parlare del tempo) ho accennato all'incidente.
- Ma dai! Davvero? E com'è andata?

Vorrei mettere agli atti in maniera inequivocabile che me lo ha chiesto lei. 

Ho cominciato a raccontarle brevemente questo piccolo aneddoto. Non mi sembrava di annoiarla, anzi lei dava l'impressione di essere interessatissima, proprio come lo sarei io se qualcuno mi raccontasse una storia di fulmini. Occhi spalancati. I suoi no way! Really? Wow! That's amazing! facevano da contraltare al mio racconto. Come in una di quelle storie di paura davanti al fuoco in campeggio, arrivo al culmine: 

- E poi c'è stata come un'esplosione

Lei ha questa faccia concentratissima. Per quello che ne sa, di casa mia poteva essere rimasto un mucchietto di cenere. Ma qualcosa ci interrompe giusto un attimo, una folata di vento, uno starnuto, non ricordo. 

E basta. Finisce così. Non mi ha più chiesto nulla. 

Ecco, questo è per dire che da un po' di tempo a questa parte ho sempre un libro in borsa. L'altro giorno, ho dimenticato il libro che sto leggendo a casa di un'amica e non sono potuta tornare a riprenderlo fino al pomeriggio dopo. 
Quella notte ho sognato il mio libro. 
Sono a questo livello. 
In questo periodo va così e devo dire, non va per niente male. Forse è il primo effetto tangibile dei quaranta. Ho sempre più voglia di andare sul sicuro con il mio tempo. Sì insomma, non ho mai rimpianto nemmeno un minuto passato con un buon libro, il tempo perso a cercare di cavare un ragno dal buco con certe persone invece. 

Ma voi non avete la sensazione, in fondo, di incontrare sempre le stesse persone?  

giovedì 1 novembre 2018

mah...halloween è finito o no?

E' cominciato tutto ieri sera.
- Va bene, è stato bello, adesso Halloween è finito, a letto.
- No.
- No cosa, Woody?
- Halloween non è finito.
- Sì, è finito. Abbiamo festeggiato, adesso basta.
- Halloween non è finito.
- Sì.
- No.
E si è addormentato così, opponendosi strenuamente al concetto che Halloween è finito.
La notte porta consiglio e finalmente stamattina si è convinto.
- Devo dirti qualcosa.
- Dimmi Woody.
- Halloween è finito.
- Sì.
Dopo un po'.
- Devo dirti qualcosa.
- Dimmi Woody.
- Dobbiamo andare subito a scuola. Devo dire a tutti i miei amici che Halloween è finito.
Lui è fatto così. Ogni tanto ha delle realizzazioni.
I primi giorni di scuola, ad esempio, ha capito che lo lasciavo lì, ma poi tornavo a prenderlo.
Ancora adesso dopo tre mesi, tutti i santi giorni, per prima cosa:
- Mamma.
- Sì?
- Sei tornata!
Poi passa una mezz'ora e di nuovo con tutto lo stupore e la meraviglia del mondo:
- Mamma.
- Sì?
- Tu sei tornata!
E lui è così, non dà niente per scontato.