domenica 18 ottobre 2020

la nostra capacità di giudizio

Quando ho letto che Trump era positivo al COVID, è successa una cosa terrificante. Non ci ho creduto. E non solo io. Praticamente tutti quelli che conosco per prima cosa hanno pensato a una sorta di manipolazione. Farà finta di essere positivo, per poi dimostrare che non è niente di grave. Oppure è un trucco per non andare al prossimo dibattito. Qualcuno ha perfino buttato lì che volesse infettare Joe Biden, farlo fuori, chissà da lui ci si può aspettare di tutto. E cosa sono questi? Complotti. Odio i complotti e tutti i complottisti con tutte le mie forze. Come ho potuto avvicinarmi a certe idee? Proprio io che leggo tanto, mi informo, confronto le fonti?

Dopo aver controllato e ricontrollato che la notizia fosse vera, mi sono fermata a riflettere su quanto tutti questi anni di Trump abbiano compromesso la nostra capacità di giudizio. Quando qualcuno ti costringe a confrontarti con menzogne e assurdità ogni giorno per quattro anni, è molto difficile rimanere del tutto indifferenti. Si finisce per dubitare di tutto.

E' per questo che ho amato alla follia la giornalista Savannah Guthrie che l'altra sera ha chiesto a Trump perchè diffonda notizie false e senza nessun fondamento nella realtà (in quel caso si riferiva al fatto che Trump aveva ritwittato la teoria che Bin Laden non sia stato veramente ucciso, ma era solo l'ultima sparata in ordine di tempo) e quando lui ha risposto "così ognuno può farsi la sua opinione", lei ha ribattuto: "Lei è il presidente, non lo zio matto che può ritwittare cose a caso!''.
Sappiamo per certo che il medico di Trump ha mentito più volte riguardo alle sue reali condizioni di salute, ma sono sicura che l'impressione per milioni di americani sia stata che non abbia avuto niente di grave. Tanti scettici avranno tratto la conclusione che se una persona anziana con quei fattori di rischio, se la cava in pochi giorni, il coronavirus non è davvero niente di importante.
Dubito si rendano conto che un cittadino qualunque non riceva la stessa assistenza sanitaria che ha ricevuto Trump. Ma al di là di questo, volevo raccontarvi della nostra baby sitter, che invece è molto giovane e sulla carta non ha gli stessi fattori di rischio.
Purtroppo non la vediamo da febbraio, ma rimaniamo in contatto. Quando eravamo in Colorado, a luglio, mi scrisse di essere positiva al COVID e che era al pronto soccorso. Non c'era davvero nulla che potessi fare per lei. Non avrei potuto fare nulla nemmeno se fossi stata in città.
La sua situazione precipitò molto velocemente purtroppo. Ha passato due settimane in terapia intensiva, ha rischiato di morire, ma ce l'ha fatta. Ha raccontato di avere ricevuto cure eccellenti e ha avuto una sorta di svolta mistica.
Ieri l'ho risentita. Mi ha detto che questa settimana, quattro mesi dopo il contagio, è finalmente tornata al lavoro, ma che ha ancora diversi sintomi come la caduta dei capelli e soprattutto che fa ancora fatica a respirare dopo qualche passo.
Le ho detto che ero felice che finalmente stesse ricominciando la sua vita di sempre, ma che mi dispiaceva tantissimo che non si fosse ancora ripresa completamente dopo tutto questo tempo e soprattutto che avesse dovuto vivere un'esperienza così traumatica.
La sua risposta mi ha stupito.
Mi ha detto che si sente fortunata per due motivi. Prima di tutto perchè due suoi conoscenti non sono sopravvissuti e lei sí. Poi è contenta che sia successo proprio a lei perchè la sua famiglia e i suoi amici non avevano preso la cosa sul serio e adesso invece, avendo visto con i propri occhi quello che può succedere, stanno farcendo del loro meglio per prendere delle precauzioni.
Insomma, credo che lei pensi di aver salvato i suoi cari con il suo "sacrificio". Probabilmente quest'idea ha a che fare anche con la sua conversione religiosa però ci sta: siamo cosí stupidi a volte che se non vediamo le cose con i nostri occhi, se non le viviamo in prima persona, non siamo capaci di affrontarle.

sabato 17 ottobre 2020

i pensieri di joe

Ogni tanto quando vado a camminare, Joe vuole venire con me. Mi ha spiegato che gli piace sia camminare che fare 'un po' di conversazione'. L'ho preso come un complimento. Adoro ascoltare i suoi pensieri, soprattutto dopo che ha giocato per qualche ora su una spiaggia o guardato fuori dalla finestra invece di fare i compiti. E' così che nascono le idee più interessanti. Cominciamo a camminare in silenzio. Aspetto finchè se ne esce con qualche chicca delle sue:

- Stavo pensando a questa cosa. Secondo te quando siamo in macchina...siamo "dentro" o "fuori"?

Oppure:

- Gli aerei vanno così veloci, ma da qui sembrano così lenti. Ci hai mai pensato?

E parliamo, ragioniamo...anzi parla soprattutto lui, io ascolto.

Ha tanti dubbi morali, mi chiede cose tipo:

- Non ho mai capito perchè nei film e nei cartoni animati i cattivi hanno sempre quella risata diabolica dopo aver fatto qualcosa di male. Non dovrebbero essere contenti. Perchè ridono?



Lui è così. Pensa, ripensa, legge, scrive. Quasi tutte le mattine lo trovo già intento a leggere o scrivere nella semioscurità quando vado a svegliarlo. Ha tante cose da esprimere. Poi gli dici "gira la pasta" e lui fa fare un bel giro di 360 gradi a tutti il piatto. Mi ricorda tanto il mio papà. Chissà cosa combinerà da grade questo piccolo Joe.

sabato 10 ottobre 2020

cose belle per il tempo libero

Un po' di cose belle che ho scoperto in questo periodo:

- Il romanzo Jules e Jim di Henri-Pierre Roché, sì proprio quello a cui si ispira il film Jules e Jim di François Truffaut. Mi è piaciuto davvero molto. La gioia di vivere, l'amicizia vera e poi quest'idea pericolosissima e affascinante di voler reinventare il concetto di amore. E' uno di quei libri che aprono la porta a infinite riflessioni e scoperte. Tra l'altro non sapevo fosse autobiografico, ma lascio a voi il piacere di approfondire se vorrete. 

- So che molti di voi hanno bambini che parlano inglese e allora vi segnalo l'ultimo episodio del podcast Brains On che parla ai bambini di scienza ed è sempre interessantissimo, ma in questo caso in particolare perchè chiarisce varie cose riguardo alla pandemia. L'episodio si intitola Past, present and future: Using time to understand this pandemic e Joe e Woody erano tutto orecchi. Risponde bene ad alcune domande e sdrammatizza anche un po' la situazione. E' intelligente, ma con leggerezza.

- Viste le reazioni positive di chi l'ha ascoltata dopo la breve segnalazione nelle storie di Instagram, in tema di podcast, aggiungo anche qui l'intervista a Lenny Kravitz su Fresh Air. Una vita interessantissima ed emblematica per molti versi: madre afro-americana, padre ebreo, NY, LA. I temi vanno dal razzismo, al femminismo, alla ricerca del proprio io creativo. Da ascoltare.

- Su Netflix c'è una nuova serie di documentari che si chiama Song Exploder. In ogni episodio raccontano la genesi e il significato di una canzone. Ho guardato solo l'episodio su Loosing My Religion degli R.E.M. e mi è esploso il cervello. 

Finalmente! Finalmente ho capito! 

L'ostacolo fondamentale alla comprensione del testo è l'espressione Loosing my Religion che nel sud degli Stati Uniti -forse anche in Texas, ma non l'ho mai sentito- significa qualcosa tipo "perdere la pazienza o perdere la testa", ma ascoltate la spiegazione dell'ancora fascinosissimo Michael Stipe che è molto meglio. 

- Visto che oggi è la Giornata Mondiale della Salute Mentale, vi segnalo anche queste bellissime vignette di Gemma Correll, che mi piace perchè sembra sempre sapere molto bene di cosa parla.    

- Per finire: Louise Gluck. Non la conoscevo prima del premio Nobel. Scrive:

"Guardiamo il mondo una volta sola, nell’infanzia.

Il resto è ricordo". 

 

 Buon fine settimana, amici. 

giovedì 8 ottobre 2020

I'm speaking

Come donna, questi due dibattiti presidenziali mi hanno lasciato abbastanza l'amaro in bocca.

Nel primo abbiamo visto un uomo, Trump, ignorare ogni regola prestabilita e con un'arroganza mai vista fare tutto quello che voleva: interrompere, sbraitare, mentire, offendere, non rispondere.

Tutti i commentatori allora hanno cominciato a parlare di strategia. Chissà qual è la sua strategia, chissà cosa voleva ottenere in modo così subdolo e sottile che nessuno ha capito. Ci fosse stata una donna al suo posto: troppo emotiva, incapace di controllarsi, non sa reggere lo stress. 

Nel dibattito di ieri sera c'era una donna a porre le domande, Susan Page, e un'altra a rispondere, Kamala Harris. Nonostante ciò l'unico uomo, Mike Pence, ha potuto presentarsi con un occhio iniettato di sangue, una mosca nei capelli, parlare ben oltre il tempo prestabilito, interrompere, non rispondere a quasi nessuna domanda e fare comunque la figura di quello calmo ed educato.

Kamala Harris nei suoi famosi interrogatori ha fatto letteralmente tremare personaggi come Kavanaugh o Jeff Sessions. Mi aspettavo che Pence se lo mangiasse in un boccone e invece ci è andata molto cauta. E' stata bravissima, ma ha evitato di attaccare e ha perso molte occasioni vincenti probabilmente per non aderire al famigerato stereotipo della 'angry black woman' agli occhi degli americani che ancora non la conoscevano. Ha usato molto il linguaggio del corpo, quello sì, e chi si è trovato in quel tipo di situazione nella vita, ha colto benissimo il messaggio.

Quattro anni fa a Hillary Clinton che era a un livello di preparazione ed esperienza enormemente superiore rispetto a Trump, veniva detto che doveva sorridere, che aveva un problema di "likability". Kamala ora deve trattenersi per non sembrare "arrabbiata".

Mi chiedo quando una donna preparata potrà semplicemente giocarsi le sue carte senza rischiare da un lato di farsi sopraffare e dall'altro di urtare la sensibilità di tutti quelli che una donna di potere non se la riescono proprio a immaginare. 

mercoledì 7 ottobre 2020

diciamocelo

Finalmente ho affrontato le mie ansie di varia natura e ho preso un appuntamento per il controllo annuale con il medico di famiglia. Mi accoglie così: 

- Non ci vediamo da tantissimo tempo... 

Adesso arriva la strigliata, penso.

Invece continua: -... Mi fa piacere che la sua salute sia ottima!

Caspita, è vero. Non ho mai considerato la mia salute ottima. Eppure in fondo sono anni che non mi ammalo. Il periodo in cui di medici ne ho visti tanti, fin troppi, in compenso lo ricordo spesso e ancora mi sembra recentissimo malgrado non lo sia.

Sono decisamente troppo pessimista.

Poi mi ha fatto una domanda che mi ha colto completamente alla sprovvista.

-La pandemia ha modificato la sua vita in qualche modo? 

Da lì è nata una bellissima conversazione ed è strano perchè nessun medico generico ha mai manifestato alcun interesse particolare per come mi sentissi dentro, a livello psicologico. A un certo punto ho avuto la sensazione che parlasse di sè più che di me, un po' come succede qualche volta fra amici.

D'altra parte, siamo esseri umani, viviamo tutti in un momento pieno di angoscia e confusione e abbiamo bisogno, in qualche modo, di dircelo.

Che siamo umani, che siamo confusi e angosciati, ma anche che siamo più forti di quello che ci raccontiamo normalmente.

lunedì 5 ottobre 2020

la situazione degli insegnanti

Oggi ho parlato con una mia amica. Anche lei è un'insegnante e anche lei come me si è licenziata perchè quest'anno non si sentiva sicura nella sua scuola. Mi ha raccontato che l'hanno contattata per insegnare la sua materia "online" in un buon distretto qui vicino. Evviva! Ha superato il "colloquio preliminare" e le hanno chiesto di fare una prova. Ha accettato entusiasta.
Allora l'hanno accompagnata in una classe. Lei si aspettava una classe vuota con un computer, invece c'erano 32 studenti. Con le mascherine sì, ma 32 bambini in una stanza senza finestre sono tantissimi.
C'era stato un malinteso: le chiedevano di insegnare "online" agli studenti rimasti a casa, certo, ma contemporaneamente anche di persona.
Lei non è nemmeno entrata in classe.
Li ha piantati lì e se n'è andata.
Ciliegina sulla torta, pare che l'insegnante precedente se ne fosse andata per via del COVID.

sabato 3 ottobre 2020

il caos

Forse dall'esterno, tutto quello che sta succedendo negli Stati Uniti in questo periodo è un curioso intrattenimento, un diversivo, un reality show. Esserci dentro invece, vedere le ripercussioni reali, immediate sulla propria vita e su quella di tutti quanti, è estenuante e avvilente e comincia ad avere il retrogusto dell'incubo.

Siamo COSI' stufi di questo caos.

lunedì 28 settembre 2020

una cosa su tutte

 Voglio solo che un giorno pensando a questo periodo, si rendano conto che sì è stata dura a volte, ma la loro infanzia non si è fermata.

Voglio che continuino a ridere e divertirsi ogni giorno come prima.



martedì 22 settembre 2020

200.000

 Quando a fine marzo il dottor Fauci parlò di 100.000-200.000 possibili morti per coronavirus negli Stati Uniti, tutti rimasero sconvolti. Si sperava che fosse un'esagerazione, un monito.

Sono passati 6 mesi e siamo già arrivati a 200.000. Alcuni pensano sia ancora la prima ondata questa.

Non c'è un piano, non c'è un vaccino, non c'è una strategia comune.
Si va avanti così. Chi è capace facendo finta che non stia succedendo nulla, gli altri in uno stato semi-perenne di angoscia.
Il brutto è che questi numeri fanno sempre meno impressione, come se fossero solo numeri e non padri, madri, figli, amici, colleghi, esseri umani.

sabato 19 settembre 2020

europa, texas

Luca Nizzoli Toetti è un fotografo di Milano che ho conosciuto tramite amici in comune un paio d'anni fa. Veniva in Texas per un suo progetto che mi ha subito incuriosito: un libro fotografico sul rapporto fra l'Europa e il Texas. Il Texas, non gli Stati Uniti, già un ottimo punto di partenza. Si era messo in testa di andare a vedere la versione texana delle stesse città che aveva visitato in Europa: Odessa, London, Lisbon, Paris e tante altre.
Questo suo entusiasmo e questa sua genuina curiosità gli hanno permesso di arrivare qui senza preconcetti, carico solo di tutte le sue domande, e di ficcarsi in tutte quelle situazioni pazzesche da cui uno che ne sa qualcosa in più normalmente cerca di tenersi alla larga. Il suo viaggio è durato molte settimane. Ogni volta che tornava dalle sue spedizioni, ci raccontava quello che aveva visto, guardavamo insieme le foto e ci ragionavamo. Ricordo discussioni lunghissime dopo un piatto di pasta o un guacamole, a spaccarci la testa sulle mille contraddizioni che anche lui come me, notava ovunque.
Qualche tempo fa mi ha mandato una delle ultime stesure del suo libro, non so se fosse quella definitiva. So che ci ho messo qualche giorno ad aprire quel file.
Immaginavo che quelle foto mi avrebbero riportato a un Texas vicinissimo e amato, ma anche un Texas che al momento, a causa della pandemia, non esiste. Tornerà?
Rivedere quelle foto e ricordare quelle storie che avevo già ascoltato a voce, è stato un piccolo colpo al cuore per me che qui in Texas ci vivo.
Come giustamente scrive lui nelle prime pagine, la pandemia ha esacerbato problematiche che già erano presenti e che le sue foto documentano perfettamente. La verità è che però la percezione di questi luoghi per noi che ci viviamo è completamente cambiata in questi ultimi mesi. Fa sempre uno strano effetto ricordare la serenità in tempi abbastanza bui come questi.
So che molti di voi sono qui spinti dall'interesse e dalla curiosità verso il Texas, quindi mi sento di consigliarvi questo libro che vi propone una chiave di lettura singolare e certamente non scontata.

Si intitola Europa,Texas ed è in prevendita ancora per un po' qui:
http://www.europatexas.it/

Il book trailer: https://vimeo.com/lucanizzolitoetti

giovedì 17 settembre 2020

i vostri adulti


Diceva una mia amica che è sempre stata bravissima a scuola che per tutta la vita si è sentita chiedere: "Tua madre è un'insegnante, vero?". Quanti preconcetti in questa semplice domanda a pensarci. Dare per scontato che l'insegnante sia la madre perché sono le donne a fare le insegnanti. E poi forse anche quell'attribuire ogni merito e colpa alla madre perché è la madre che educa.
Sono un'insegnante anch'io e dubito fortemente che ai miei figli venga fatta la stessa domanda che veniva fatta alla mia amica. Insegnare oggi più che mai ha un significato ampio che per fortuna non si limita alla disciplina, al seguire delle istruzioni. Per me l'obiettivo, ad esempio, è arrivare a fare scelte in modo autonomo, non limitarsi a eseguire degli ordini.
Mi piace molto che la maestra di Woody nelle sue lezioni online si riferisca sempre a "i vostri adulti", "your grown-ups". Non dá niente per scontato: mamme, papà, baby sitter, nonne, fratelli maggiori... niente giudizi, niente preconcetti di sorta.
Sembrano piccole cose, ma non lo sono per niente.




--> Come sempre, se volete seguire le nostre avventure artistiche, andate a dare un'occhiata a @little_art_factory su Instagram.

sabato 12 settembre 2020

la prima settimana di scuola online in texas

Mi fate molte domande sul funzionamento della scuola, così vi racconto un po' come è andata questa nostra prima settimana.

La differenza principale che vedo rispetto all'Italia, è che qui negli Stati Uniti mai si è pensato di abbandonare la cosiddetta didattica online. Ricordo che già prima che la situazione precipitasse, all'inizio dell'estate scorsa, la preside mi disse che non ci saremmo mai più fatti cogliere di sorpresa e che avremmo continuato a caricare tutte le lezioni online per sicurezza, in caso bisognasse chiudere di nuovo. Poi effettivamente la situazione si è aggravata parecchio qui da noi, quindi dare la possibilità a chi volesse di seguire da casa, è diventato fondamentale, anche per diminuire il numero di studenti a scuola. Ho sempre considerato la mia classe molto grande, ma quando devi mettere due metri fra un banco e l'altro, tutto diventa relativo.

Vi ho raccontato com'è andata (qui). In sostanza, non ero d'accordo con il piano di riapertura e mi sono licenziata. Joe e Woody continuano a frequentare la scuola in cui lavoravo però. All'inizio era un po' imbarazzante. Di solito quando ci si licenzia non ci si vede più, in questo caso invece, siamo ancora qui. Mi dicono sempre tutti che gli manco e a me pure manca il mio lavoro. E' stata una separazione consensuale per irrimediabili divergenze di opinione, ma rimane la stima reciproca. La filosofia di insegnamento è ancora quella di cui vi raccontavo qui e la condivido in toto.

Per quanto riguarda Joe e Woody, non abbiamo mai pensato di rimandarli a scuola di persona. Entrambi soffrono di asma e la pediatra ce lo ha sconsigliato vivamente. Era così contenta che le chiedessimo un consiglio la pediatra. Continuava a ripetere "Non avete idea di cosa mi tocchi sentire, un sacco di gente ancora non ci crede alla pandemia". Eh, Texas.

Per chiarezza, vi dico che la scuola di cui si parla è una charter: pubblica, gratuita, con gli stessi esami che fanno tutti, ma gestita in modo più libero. Tutti i distretti scolastici qui operano comunque in modo autonomo. Specialmente ora, durante la pandemia, salta all'occhio la disomogeneità: ognuno decide se, come e quando aprire.

Woody ha cominciato il kindergarten, che è molto simile alla nostra prima elementare, ma si fa un anno prima. E' stata dura per tutti accettare che la sua prima esperienza scolastica fosse di questo tipo, eppure devo dire che sta andando molto bene. Le famiglie hanno comprato i materiali (quaderni, colori, ecc) come sempre e la scuola ha garantito a tutti, computer e connessione internet, ma il vero miracolo lo sta facendo la sua maestra. Ha costruito un sistema dal nulla. Ci ha lavorato tutta l'estate. Il suo obbiettivo è fornire agli studenti a casa la stessa educazione che avrebbero ricevuto a scuola e non solo quello: fargli capire che la scuola è un bel posto per loro e saranno felici di andarci un giorno. La maestra il fine settimana lascia le fotocopie per la settimana successiva in una cassetta fuori dalla scuola, così noi non dobbiamo stampare nulla e le sue lezioni su Zoom non sono noiose perchè effettivamente tutta la classe lavora nello stesso momento con gli stessi strumenti e materiali. Lei incoraggia i bambini a partecipare dal vivo. Ci sono dai 3 ai 6 incontri al giorno che durano una ventina di minuti circa. Avevo paura che la richiesta fosse di passare sei ore davanti al computer. In realtà, devono fare un solo compito al giorno per essere considerati presenti. Tutto viene registrato e si può seguire quando si vuole o si può visto che molti genitori lavorano. Anche la socializzazione viene incoraggiata. 

Vedo Woody davvero contento e orgoglioso di sè. Lui è un bambino che ha sempre adorato la scuola. E' il tipo che è triste se lo vai a prendere in anticipo, per dire. La primavera, con quella chiusura improvvisa e drammatica, era stata dura per lui. Aveva completamente perso l'indipendenza. Se non mi vedeva, gli venivano gli occhi lucidi, era in crisi. Fortunatamente insegnando arte alle elementari riuscivo a coinvolgerlo nel mio lavoro. Ho lavorato fino a giugno da casa con lui appiccicato addosso, non è stato semplicissimo in effetti.

Ora invece fa le sue riunioni su Zoom e fra una lezione e l'altra è contentissimo di lavorare o giocare da solo. E' più sicuro di sè e indipendente.

La maestra dice che non importa se non hanno voglia di stare davanti al computer un giorno -hanno 5 anni!- e che la cosa più importante è che siano contenti. Se perdono qualcosa la recupereranno senza problemi. L'ho detto che ha una pazienza infinita questa maestra?

E poi c'è Joe che è in quarta. Per lui è tutta un'altra storia. Ovviamente ha molti più compiti e doveri.

Ha varie maestre. Qui le maestre si cambiano ogni anno. Una di loro però ha chiesto alla direzione di continuare a seguire la stessa classe anche in quarta. Sapeva che sarebbe stato un anno difficile e voleva che avessero davanti almeno un volto familiare. La mia riconoscenza anche in questo caso è enorme: insegnare cose diverse sarà senz'altro più impegnativo per lei che ripetere lo stesso programma dell'anno precedente. Ha dimostrato davvero, ancora una volta, di mettere il bene degli studenti al primo posto.

Joe è molto bravo e indipendente. Bisogna giusto controllare che non perda una mattinata sognando ad occhi aperti. A parte quello se la cava bene. Lui normalmente ha solo una riunione obbligatoria su zoom al giorno, però se vuole ha molte opportunità sia di chiedere spiegazioni sia semplicemente di interagire con la classe. Anche nel suo caso la socializzazione viene incoraggiata.

Ieri un'altra maestra, una nuova, ha mandato un'email bellissima in cui diceva quanta gioia Joe sta portando nella sua classe e quanto sia dolce e simpatico. Al di là del sacrosanto gongolamento materno, mi metto nei panni di questa insegnante. Iniziare l'anno in una scuola nuova, durante una pandemia, a insegnare per la prima volta online e di persona e trovare anche il tempo per mandare messaggi incoraggianti e rassicuranti alle famiglie. Non la conosco, ma per me ha messo subito in chiaro la cosa più importante e cioè che tiene molto a quello che sta facendo. 

I miracoli però non sono sempre possibili e soprattutto non si dovrebbero chiedere a nessuno. La maestra di Woody insegna solo ai bambini a casa. Le maestre di Joe invece durante la giornata si dividono fra tutti: gli studenti che seguono di persona e quelli online. E' un tipo di impegno molto diverso e si vede nei risultati. Le maestre di Joe hanno un'altra espressione sul viso, non so quanto possano resistere in questo modo. Stanno lavorando il doppio e facendo anche attenzione a non ammalarsi.

Mi é capitato di tornare a scuola un paio di volte e per fortuna tutti indossavano le mascherine, adulti e bambini, ma per il resto ho avuto l'impressione che tutto scorresse in modo più o meno normale. Vedo tante foto di maestre che abbracciano bambini come se non ci fossero delle distanze da dover rispettare. Sono molto preoccupata. Qui la situazione non accenna a migliorare e credo che l'essere umano non sia programmato per proteggersi otto ore al giorno, anche perchè il pericolo è invisibile in questo caso e tutto sembra così inoffensivo. E' facilissimo dimenticarsi della pandemia, ma questo virus ha la capacità di uccidere, non ci si può rilassare troppo. 

In una scuola qui vicino c'è già stato un contagio ieri, il quarto giorno di apertura. Nessun annuncio ufficiale, ma tutti sanno. Trovo questo tentativo di coprire le brutte notizie estremamente inquietante.

Sarà un anno scolastico molto diverso dagli altri. L'esperienza della primavera come insegnante e quella di adesso come genitore, mi portano a pensare che la didattica online, può funzionare volendo, con sforzi enormi di tutti, e questo mi rassicura un minimo. 

Rimaniamo positivi e vediamo cosa succede.  

venerdì 11 settembre 2020

l'orizzonte professionale

La collega di lingua dei segni che si era licenziata più o meno per i miei stessi motivi, aveva subito trovato un altro lavoro in un'altra scuola. Ben presto però si è resa conto di non farcela nemmeno lì e ora fa l'agente immobiliare.

Anch'io mi ero subito messa alla ricerca di un nuovo lavoro, ma appena è iniziata la scuola, mi sono accorta che seguire due studenti delle elementari, anche se sono i tuoi figli, è un lavoro.
Il lato positivo, se bisogna trovarne uno, è che non è così male questo nuovo lavoro, peccato per lo stipendio.
Ho scoperto di essere stata sostituita da YouTube. Suppongo non ci sia la coda fuori dalla porta per fare l'insegnante di arte in Texas in questo momento storico.
Sigh.

martedì 8 settembre 2020

nice white parents

Nell'ultimo post, quello del 3 settembre, si parlava del fatto che non esistono i "razzisti" e i "non razzisti".

Tutti abbiamo dei pregiudizi, fa parte della natura umana e riconoscerlo è fondamentale per diventare "antirazzisti".
Gli antirazzisti sono i veri "alleati" delle minoranze, quelli che per tutta la vita continuano un lavoro su se stessi e anche all'interno della società per dare il proprio contributo al crollo di tutte quelle strutture che favoriscono alcuni gruppi rispetto ad altri.
Non ho problemi ad ammettere i miei errori in questo senso. Anzi, sono sempre grata quando mi viene fatto notare che sbaglio o che sto guardando una situazione esclusivamente dal punto di vista del mio privilegio.
Questo non significa che non faccia male.

Fa malissimo.
Quando capisci di aver fatto un errore di questo tipo, soffri molto e ti vergogni anche. La gratitudine nei confronti di chi te lo fa notare nasce dal fatto che però poi cresci e non farai mai più quegli sbagli.
Ecco, ho ascoltato appena due episodi del podcast Nice White Parents e sto soffrendo un bel po'. Mi sto facendo una quantità di domande su me stessa e sulle mie scelte che è quasi ridicola.
Se anche voi aspirate ad essere degli "alleati" e se la conoscenza della lingua ve lo permette, ascoltatelo e se vi va ditemi cosa ne pensate.
Mind-blowing.
🍎

giovedì 3 settembre 2020

mai pensare di aver fatto tutti i compiti

Durante uno dei miei primi viaggi negli Stati Uniti, un sera al cinema notai la locandina di un film di cui non avevo mai sentito parlare. All'epoca ero piuttosto informata sulle nuove uscite, eppure quel film non mi era per niente familiare. C'è da considerare una cosa di quel film: tutti gli attori e anche tutto il pubblico presente fuori dalla sala erano afroamericani. La mia sensazione da italiana in vacanza, ignorante su lingua e cultura americana, una sensazione che non elaborai al momento, fu...non è per me, questo film non si rivolge a me.

Chissà perchè poi. Me lo chiedo ora.

Perchè non mi riconoscevo nel cast oppure perchè non mi riconoscevo nel pubblico?

Non può esistere una storia in cui tutti i personaggi siano neri? Non si può apprezzare una storia in cui tutti i personaggi siano neri? Certo che sì, ma in realtà io non l'avevo mai vista al cinema una storia così.

Ci ho pensato e gli unici cast neri che ricordo sono quelli di produzioni estremamente drammatiche come Radici e Il Colore Viola. Oppure qualche vecchio telefilm come I Robinson o I Jefferson.

All'epoca de I Jefferson, ad esempio, ero molto piccola e non avrei mai potuto cogliere certe sfumature, ma adesso che sono andata a rivedermi la sigla mi sono resa conto di una cosa: non ci avevo capito assolutamente nulla. La canzone fa:

Well we're movin on up,
To the east side.
To a deluxe apartment in the sky.
Movin on up
To the east side.
We finally got a piece of the pie.
Allude al loro trasferimento ai piani alti della società americana in un appartamento di lusso in un grattacielo di New York. Finalmente ci siamo presi anche noi una fetta della torta. Infatti si vedono i due protagonisti che traslocano, lei che si commuove fino alle lacrime e lui che le prende la mano per consolarla. Nella sceneggiatura c'era anche una coppia mista e io da bambina non ci trovai mai nulla di strano. Solo ora mi rendo conto a pieno di quanto tutto questo fosse avanti rispetto ai tempi. Ancora oggi, decenni dopo, alle coppie miste capita di essere guardate con sospetto o curiosità.
Quello che voglio dire è che come sempre: representation matters. L'assenza di modelli positivi nella cultura popolare crea pregiudizi, c'è poco da fare. E poi da adulti, non è semplice liberarsene. Quei modelli sbagliati che ti vengono propinati dalla nascita producono automatismi pericolosi.

Il motivo scatenante di questa riflessione è una piccolissima discussione che ho avuto su una certa serie con una persona che di cultura americana se ne intende parecchio, al punto di basare su questa conoscenza la propria professione. La serie in questione è Little Fires Everywhere.

A me è piaciuta molto. Si basa sulla continua contrapposizione di due madri che fanno scelte diverse, ma poi -ti chiedi- sono loro che fanno scelte diverse? Oppure è la società, in base alle sue strutture, a portarle a comportarsi in un modo o in un altro? Quanto pesa sui figli la vita non vissuta dalle madri? Tutti quei desideri, quelle aspirazioni che in qualche modo devono essere modificati, se non addirittura messi da parte, per far posto a un'altra vita che arriva e al ruolo stesso di madre. Tratta anche di razzismo, immigrazione, omofobia, lotta di classe. L'ho trovata interessante, ben scritta e ben recitata. Dà grandi spunti su cui ragionare e questa è sempre una cosa positiva.

Questo critico invece ha stroncato tutto. Ha affermato di avere odiato la serie a tal punto da non aver potuto andare oltre i primi due o tre episodi. Ho cercato di capire i motivi di tale stroncatura senza appello e sapete cosa ho scoperto? Erano più o meno per gli stessi per cui a me invece era piaciuta.

Ohibò.

A quella persona questa rappresentazione della realtà è sembrata insincera, una carrellata di personaggi tratti dalla stringente attualità: la donna di colore, la Karen, l'immigrata, la lesbica...come un album di figurine -ha detto- per far contenti tutti.

Chi avrà ragione? Entrambi, nessuno dei due, i gusti sono gusti e ognuno ha la sua sensibilità, non importa. Quello che mi ha infastidito è il suo argomentare che il fatto che all'improvviso in tutte le serie e i film degli ultimi anni ci siano personaggi che prima non venivano rappresentati (coppie gay, miste, Karen, donne grasse, ecc.) sia una forzatura. Una forzatura?

Io credo che invece ci sia una grande sete di storie che -finalmente!- rappresentino tutti i personaggi della società e non sempre e solo lo stesso vecchio punto di vista.

Mi viene in mente un film come Call me by your name. Possa piacere o no il film... quando mai abbiamo visto al cinema la storia di un ragazzo che scopre di essere gay negli anni Ottanta e esplora semplicemente i suoi sentimenti? Senza dei genitori antiquati o una società oppressiva nella trama. E' un essere umano con sentimenti universali in cui chiunque può riconoscersi.

E' vero che a volte salta all'occhio la diversità dei personaggi e delle trame negli ultimi anni. Ricordo distintamente, ad esempio, un monologo della terza stagione di Glow in cui ho pensato...questa cosa è stata scritta adesso, nei primi anni Ottanta non si facevano quei discorsi. Era un monologo sulle difficoltà dei figli degli immigrati e su chi scappa dalla guerra e dalla povertà. Ma poi ci ho ripensato meglio. Non si facevano davvero quei discorsi? E chi lo stabilisce? Non è più probabile che io ne fossi esclusa? Che a quella fetta della popolazione non venisse data voce?

Chiariamoci: non è che non ci siano mai stati film sui rifugiati. E' che non c'erano sfumature, non trovavano spazio all'interno di una serie leggera in cui si mostrano tutti gli aspetti della loro vita, quelli divertenti e quotidiani e quelli drammatici.

Quell'episodio di Glow non l'ho visto tantissimo tempo fa eppure, dopo tanti anni di studio e di interesse verso queste tematiche, per un attimo sono cascata ancora nella trappola del pregiudizio.

La differenza è che ora il più delle volte ho gli strumenti per riconoscere da sola i miei pregiudizi.

Insomma, quello che voglio dire è che dobbiamo ricordarci che i pregiudizi ce li abbiamo tutti, fanno parte dell'essere umano e liberarsene è un percorso lungo tutta la vita.

Un senso di fastidio anche solo di fronte a un film, un romanzo o a una serie televisiva può fornirci indizi validi a esplorare quei pregiudizi che non sappiamo nemmeno di possedere e a superarli.

Non esistono razzisti e non razzisti, esistono persone che cercano di capire le proprie reazioni e persone che si affidano alle emozioni del momento. E' probabile che tutti sentano un fastidio nel vedere sovvertito l'ordine a cui sono abituati, ma poi bisogna andare oltre, cercare di capirne le cause profonde.

Mai pensare di aver fatto tutti i compiti.

venerdì 28 agosto 2020

il database dei casi di coronavirus nelle scuole americane

 Uno dei problemi della riapertura delle scuole negli Stati Uniti, è che non ci sono precedenti: nessun paese le ha mai riaperte con i numeri di infezioni che si registrano qui in questo momento.

Un'insegnante del Kansas di nome Alisha Morris, ad agosto ha cominciato a cercare dei dati in proposito e ha trovato solo articoli di cronaca. Allora ha avuto un'idea semplicissima quanto geniale: mettere tutti questi casi insieme nel primo e unico database sull'incidenza del coronavirus nelle scuole americane.
Inizialmente inseriva solo casi documentati dalla stampa. Presto però ha cominciato a ricevere segnalazioni che consistevano magari in screenshots di post sui social media o email interne delle scuole. Molte scuole americane, come abbiamo visto, tendono a tenere queste informazioni il più possibile segrete purtroppo, cosí Alisha Morris per avere un quadro più completo della situazione reale, ha deciso di creare una sezione a parte del database con questo tipo di segnalazioni e di verificarle in un secondo momento.
A oggi, secondo questi dati 700 scuole hanno avuto almeno un caso. E' un numero impressionante se si considera che la maggior parte delle scuole sono ancora chiuse o hanno iniziato l'anno scolastico online.
Il database è diventato così importante che adesso viene gestito dalla NAE (National Education Association).
Quando è stato chiesto ad Alisha Morris quale sia il suo stato d'animo all'idea di tornare in classe, lei ha risposto che la scuola in cui lavora basa le proprie decisioni sulla scienza e sulla sicurezza di tutti, quindi ha completa fiducia che quando e se le verrà chiesto di tornare a insegnare di persona, sarà fatto con tutte le cautele del caso.
Ho la sensazione, da quello che vedo, che la maggior parte delle scuole siano troppo sotto pressione per usare lo stesso buon senso. Penso che queste informazioni possano essere utili a tutti indipendentemente dal paese in cui vivete. Vi lascio questo link in caso vogliate approfondire.

mercoledì 26 agosto 2020

la trasparenza

La decisione di licenziarmi è stata un tale stillicidio per me e per tanti altri insegnanti perchè avevamo capito benissimo che le amministrazioni volevano fare qualcosa di molto pericoloso e semplicemente non ci abbiamo creduto. Tanti di noi hanno pensato: no, non può essere, si fermeranno in tempo. Dopo tutto, a marzo le scuole sono state chiuse con una situazione di contagi molto meno grave. 

Qui negli Stati Uniti non esiste una strategia comune per la riapertura delle scuole, ogni distretto decide per sè. Dove mi trovo io e in molte altre zone, è successa spesso una cosa inquietante.

A un certo punto è stato chiaro: più la situazione dei contagi peggiorava meno l'idea di riaprire le scuole veniva messa in discussione. Anzi si rincarava la dose.   

Inizialmente, per i bambini che sarebbero tornati a scuola, si parlava di misure di sicurezza importanti. Si sarebbero formati gruppi molto piccoli. Tutti gli studenti avrebbero indossato la mascherina. Ogni bambino avrebbe passato la giornata seduto al suo banco anche durante la pausa pranzo. Si sarebbe fatto il possibile per non condividere nessun materiale. L'ora di ginnastica all'aperto e niente sport dopo scuola. Al primo sintomo o contatto con un individuo infetto, dritti a casa.

Quando la pandemia è peggiorata ulteriormente però, ho visto le misure di sicurezza paradossalmente allentarsi.

In molte scuole, ad esempio, le classi sono rimaste numerose più o meno come prima impedendo il distanziamento sociale fra i banchi, ma un'altra cosa ben più grave è successa: è venuta meno la trasparenza.

I primi tempi si diceva e si ripeteva che chiunque avesse avvertito qualunque sintomo o fosse venuto a contatto con soggetti malati, sarebbe dovuto rimanere a casa in quarantena, ma ci si è presto resi conto della difficoltà di tenere fede a questo piano. Dove si trovano tutti questi supplenti durante una pandemia? Gente che lavora a ore dovrebbe prendersi il rischio di passare da una classe all'altra? Del resto non c'era la fila nemmeno prima per questo lavoro. E poi 14 giorni di quarantena sono tanti. Non è che puoi stare a casa quanto vuoi e continuare a ricevere lo stipendio. Ogni distretto ha normative differenti, ma c'è una generale mancanza di chiarezza sui rimborsi e l'utilizzo dei giorni di malattia. L'approccio sembra quasi essere: facciamo il possibile per non arrivare a quel punto.

Come? Invece di implementare la sicurezza, si chiude un occhio sui fattori di rischio. Mi spiego meglio.

Dato che una grande percentuale di chi prende il coronavirus non esibisce sintomi, per essere sicuri di essere stati contagiati bisogna fare il test. Qui i test ognuno -lavoratori e studenti- se li deve pagare da solo. Non tutti hanno un'assicurazione sanitaria e per di più i risultati possono arrivare con parecchi giorni di ritardo. Fare finta di niente fino alla comparsa dei sintomi, dalle storie che sento e leggo, sta diventando un tacito accordo che fa comodo a tutti.

Per tornare a scuola dopo il coronavirus in alcune scuole non è necessario un test negativo. Basta che siano passati 10 giorni dall'inizio della malattia, non avere la febbre da 24 ore e un "miglioramento" di tutti i sintomi. 

I giorni di quarantena in molti distretti sono passati da 14 a 10. In uno stato, lo Utah, avevano addirittura deciso di abolirla per chi non ha sintomi. Poi, viste le critiche, sono tornati sui propri passi (qui).  

I primi casi di contagio qui sono cominciati quando nelle scuole c'erano solo gli insegnanti a preparare le classi, ben prima che arrivassero gli studenti. Conosco insegnanti che quando il virus è arrivato nella loro scuola sono stati avvertiti a voce da altri colleghi e solo molti giorni dopo dall'amministrazione. Adesso che alcune scuole hanno cominciato a riaprire in modo completo anche qui in Texas, i contagi fra i bambini sono sempre più frequenti. CNN parla di un 21% di aumento di casi nei bambini nel giro delle due settimane corrispondenti alla riapertura delle scuole (qui). 

Sembra che le notizie dei contagi molti presidi tendano a tenerle per sè finché non diventa impossibile nasconderle. E questo lo sto vedendo succedere non solo a scuola, ma anche in altri ambienti di lavoro.

Allora mi chiedo: come ci si può proteggere e allo stesso tempo proteggere quelli che vengono a contatto con noi se non sappiamo nemmeno di essere stati esposti al virus? D'altra parte però come si possono tenere aperte scuole, uffici e negozi seguendo tutte le norme di sicurezza? 

sabato 22 agosto 2020

la vita continua

Quest'estate è stata dura.

Parlo al passato non perchè sia finita, ma perchè è da qualche giorno che dormo, rido e mi sento di nuovo me stessa. Penso di avere avuto una leggera depressione. Mai nella vita mi sono sentita così priva di speranza e così in balia degli eventi. Almeno, mai così a lungo. Avevo retto bene al lockdown, alla cancellazione del volo per l'Italia, alla solitudine del distanziamento sociale prolungato, ma l'annuncio di Trump di riaprire immediatamente le scuole, mi ha completamente stroncato. In quel periodo i contagi stavano salendo a dismisura in molti stati, soprattutto quaggiù al sud e pochi lo presero sul serio. Ci fu il solito coro di 'non può farlo, non è di sua competenza, è ridicolo'. Un paio di giorni dopo, guarda caso, la mia scuola come tante altre, annunciò la riapertura. Non un comunicato ambiguo del tipo vediamo cosa succede, il messaggio era forte e chiaro, spavaldo anche: si riapre, e non vediamo l'ora. Allora mi sono messa a studiare per cercare di capire come fosse possibile. Avevo letto chiaramente che le chiese, i bar, i ristoranti e tutti gli eventi al chiuso in generale avevano generato quantità sorprendenti di contagi. Non capivo come potessero pensare che mettere un sacco di bambini in una stanza potesse funzionare. Non hanno cancellato nemmeno il coro.

Ho fatto ricerche abbastanza approfondite per comprendere i successi e i fallimenti di altri paesi, ma una differenza mi è saltata immediatamente agli occhi: mai nessun paese ha provato a riaprire le scuole con queste percentuali di positività al virus, senza nessuna intenzione di condurre test o tracciare i contatti e addirittura abbassando o annullando i giorni di quarantena in assenza di sintomi.

Non riuscivo a staccarmi dalle notizie, non dormivo più. Aspettavo ogni minuto che qualcuno cancellasse questo piano incomprensibile perchè era ovvio che non ci avrebbero messo in questa situazione, no? No.

All'inizio di questa settimana il Texas ha superato i 10.000 decessi (quieppure la maggior parte delle scuole per ora continua con i piani di riapertura, piani che paradossalmente, in molti casi, si fanno sempre meno restrittivi.

La scienza è una, ma ogni scuola negli Stati Uniti prende decisioni in maniera del tutto indipendente. Ogni distretto intorno a casa mia apre o non apre come e quando vuole, in alcuni casi le maschere sono obbligatorie in altri no. Parliamo della vita di milioni di persone, ma qui non c'è nessuna autorità sanitaria che controlli o sanzioni: le decisioni sono lasciate agli amministratori e ai politici che, a giudicare dalla disinvoltura, non credo abbiano responsabilità penali. Da due o tre settimane stranamente proprio gli stati più colpiti dalla pandemia hanno cominciato a riaprire le scuole. E chiuderle. Aprono e chiudono.

C'è stata una studentessa in Georgia (qui) che ha postato delle foto del primo giorno di scuola dove si vedono corridoi pieni di ragazzi e molti sono anche a viso scoperto. La foto è diventata virale e la scuola invece di scusarsi ha sospeso la studentessa che ha postato la foto. Poi anche la notizia della sospensione è diventata virale e allora la sospensione è stata ritirata. Subito dopo hanno dovuto chiudere per via dei numerosi contagi.

A scanso di equivoci, il primo punto della mia lettera di inizio anno scolastico recitava: richiediamo che a scuola non venga scattata o postata nessuna foto in nessun caso e su nessun social media. 

Gli insegnanti di arte come del resto quelli di musica, teatro, spagnolo, ecc. vedono centinaia di studenti alla settimana e spesso continueranno a farlo. Per noi è impossibile rimanere all'interno di piccoli gruppi. Ho analizzato la questione per settimane da tutti i punti di vista. Non penso che sia impossibile riaprire le scuole, penso solo che si debba seguire la scienza e la logica. Ho chiesto chiarimenti molto precisi fornendo dati scientifici. Ho considerato le classi con 20 bambini di 5 anni che a volte ancora si fanno la pipì addosso e da cui ci si aspetta che rimangano immobili al proprio banco con la mascherina per tutta la giornata. Ho considerato le finestre che nella mia scuola non si aprono e l'aria condizionata che non ha mai funzionato alla perfezione. Insegnare all'aperto? E' l'unica idea che per un attimo mi aveva dato fiducia, ma ci sono 40 gradi, oltre ai mass shootings ovviamente. La risposta che ho ricevuto è stata qualcosa tipo non preoccuparti, andrà tutto bene.

Ho letto i racconti di chi ha iniziato, la maschera bagnata di saliva dopo due ore di lezione, spogliarsi in garage al ritorno dal lavoro, mettere tutto in lavatrice e andare direttamente nella doccia tutti i giorni. Ho pensato alla possibilità di contagiare Joe e Woody che soffrono di asma, di non poterli abbracciare. Mi sono ritrovata alle tre del mattino a piangere riguardando le foto della mia meravigliosa classe di arte e ricordando tutte le cose incredibili che là dentro succedevano. La mia classe era il mio posto felice, era una parte enorme della mia vita, era un sogno che avevo faticato tantissimo per riuscire ad avverare.

Mi rendo conto di essere estremamente fortunata e privilegiata ad avere un'alternativa, ma la scelta di lasciare questo lavoro oppure no, avrà delle ripercussioni enormi e mi ha logorato l'anima. 

A un certo punto, ho pensato di rivolgermi a uno psicologo. Ne ho trovata una qua vicino, ben 17 anni di esperienza. Le spiego il mio dilemma e mi dice: "Ma guardi che basta prendere l'idrossiclorochina e un altro paio di medicinali da banco. Le compagnie farmaceutiche impediscono alla notizia di uscire per non perdere milioni di dollari. Il covid è poco più di un raffreddore". Dalla padella alla brace. Non potevo credere di essermi imbattuta in un personaggio simile al primo colpo. E' stata un'esperienza tragicomica. Non so se troverò mai il coraggio di riprovarci.

E' un periodo difficile. E non solo per la pandemia e questa scelta crudele fra il lavoro e la salute che come tanti mi sono trovata davanti, ma anche per tutto quello che stanno significando questi ultimi mesi nel mondo di Trump. Le sue tendenze autoritarie oramai si manifestano di continuo, senza più nessun ritegno e in modi che condizionano direttamente la nostra vita. Continua ad alludere al fatto che potrebbe non accettare il risultato delle elezioni. Negli ultimi giorni finalmente ha detto ad alta voce che il motivo vero per cui sta boicottando le poste è restringere il diritto di voto (ci si aspetta che a causa della pandemia molti più americani votino via posta, qui). Impedire alla gente di votare è criminale di per sè, ma qui si parla anche di mera sopravvivenza: soprattutto nelle località più remote, è la posta che recapita i farmaci.

Poi ci sono le proteste contro il razzismo. A Portland e altrove si sono visti soldati in tuta mimetica arrestare, o sarebbe meglio dire sequestrare, manifestanti pacifici senza qualificarsi o dire una sola parola. Lo avete visto il video della manifestante caricata su un'automobile civile da due soldati in assetto da guerra? Adesso ti può succedere una cosa del genere alla luce del sole con prove filmate e testimoni senza nessuna conseguenza. Il senso di angoscia di chi presta attenzione a tutto questo, è profondo. 

C'è stato qualche segnale positivo negli ultimi giorni, ma in generale la sensazione è quella di vivere in uno di quei film, quelli che non finiscono bene.

In tutto questo, è ricominciata la scuola. Ho cercato di capire ancora meglio quali fossero i piani per contenere la pandemia e se ci fosse una possibilità di continuare a lavorare senza assumere dei rischi che io reputo eccessivi. Dopo un paio d'ore ho deciso di dare le dimissioni.

E' stata una delle decisioni più sofferte della mia vita, ma ho sentito di essere davvero con le spalle al muro.

La cosa sorprendente è che appena l'ho fatto, mi sono sentita sollevata, anzi mi sono sentita bene.

E' stato come se mi avessero tolto un macigno dalle spalle. Immediatamente ho cominciato a pensare a come rendere quest'anno scolastico piacevole per Joe e Woody, a come organizzarmi per dare lezioni private in giardino, via Zoom...insomma ho ricominciato a immaginare il futuro.

E' successo immediatamente.

Ho capito che se sia il tuo istinto che la tua razionalità ti suggeriscono la stessa cosa, non ha senso opporre resistenza, aggrapparsi alla speranza, ai ricordi. A un certo punto, bisogna rassegnarsi alla realtà e io mi sono rassegnata: la situazione adesso e chissà per quanto tempo ancora, è questa. Il passato è passato. 

Però il futuro c'è. C'è stato un momento in cui l'avevo perso di vista. Lo avevo messo nelle mani di altri, ma ora me lo sono ripreso.

Una mia amica, mi ha sentito così contenta e alleggerita all'improvviso che mi ha fatto le congratulazioni. Congratulazioni per essere riuscita a licenziarmi? Sì perchè quello che è successo è buffo anche, ora lo vedo.

La vita continua.  

lunedì 17 agosto 2020

la playlist di nonsisamai

 L'anno scolastico della pandemia è cominciato con una riunione via Zoom. Quando tutti si sono collegati ci hanno fatto ascoltare All Star degli Smash Mouth. Avete presente? Quella di Shrek 😳

TUTTA. Non finiva mai la maledetta canzone motivazionale. Il primo lunedi mattina dopo le vacanze. Ognuno dentro al suo quadratino cercava la faccia da fare.
Il problema è che la roba motivazionale soprattutto quando la situazione è veramente critica, non funziona.
Stiamo per tornare in classe durante una catastrofe epocale, siamo legittimamente stressati, angosciati, irritati, spaventati e voi ci fate ascoltare gli Smash Mouth? Davvero? Ma perchè mai? Ognuno poi hai suoi gusti e le sue idee riguardo a queste cose.
Per me, ad esempio, la strategia vincente è un'altra: le emozioni spiacevoli bisogna assecondarle, corroborarle, coccolarle. Così ho deciso di mettere insieme e condividere con voi le canzoni che più mi hanno dato conforto in questo periodo. Niente di particolarmente allegro. Sono quasi tutte canzoni che prendono la tua tristezza e l'abbracciano stretta stretta finchè non scappa via.
Enjoy.






giovedì 6 agosto 2020

che cos'è una karen e cosa succede quando ne incontri una

Sapete che cos'è una "Karen"?
Una Karen è una donna bianca americana che pensa di essere autorizzata a fare quello che le pare in virtù del privilegio che è convinta di possedere per via del colore della sua pelle e dello stato sociale che ne deriva.
Se volete una spiegazione divertente, cliccate qui. La voce narrante è quella di Sir David Attenborough e fa molto ridere. Se volete una spiegazione seria, anzi serissima perchè questo delle Karen è in realtà un problema vero che ha radici storiche che affondano nella schiavitù e che è costato la vita a molte persone (Emmett Till, il caso più tristemente famoso) vi consiglio questo illuminante episodio di Code Switch.
Karen è un archetipo. Mentre è certamente vero che le generalizzazioni lascino sempre il tempo che trovano, non si può negare che ci sia un qualche problema di fondo in questo caso specifico. Le orribili Karen sono tante, sono ovunque e sono moleste.
Cosa succede quando incontri una Karen?
Ne ho incontrate varie in questi anni e non è mai stata un'esperienza piacevole. A volte le Karen hanno perfino il famoso taglio di capelli alla Karen (qui) e sono ancora più riconoscibili.
Il primo incontro fu molti anni fa quando ancora non credo esistesse il termine "Karen".
Andò così.
Dopo una serie di ritardi, decisi di chiedere a una collega, per favore, di arrivare in orario. Tutto qui, una comunicazione di servizio. Quando feci questa banale richiesta, però la reazione della Proto-Karen, chiamiamola così, mi spiazzò completamente. Scoppiò a piangere in maniera incontrollata. A quel punto io, imbarazzatissima, sdrammatizzai. Ci fu anche un piccolo abbraccio e amiche come prima. Ero convinta che tutto fosse risolto, che magari avesse qualche problema personale, un esaurimento nervoso: qualcosa che non va una cinquantenne che reagisce così sul lavoro ce la deve avere, no? Invece venni a sapere in un secondo momento che subito dopo l'abbraccio, corse a lamentarsi dalla preside e fece richiesta di non avere mai più nulla a che fare con me. Dopo quell'episodio, continuammo a vederci in giro per la scuola per molti anni e lei continuò come se nulla fosse accaduto a farmi mille sorrisi e complimenti ogni volta che mi incontrava. Bless her hearth.
Questo piccolissimo incidente mi lasciò molto perplessa ovviamente. Non avevo mai visto nessuno comportarsi in quel modo e chiesi a diversi amici di aiutarmi a capire. Un'amica di famiglia, una donna di grande cultura e intelligenza, texana, più meno della stessa età di Karen, fece la diagnosi più precisa:
- Devi sapere che c'è una categoria di donne nella società americana che usano il pianto o la rabbia per ottenere ciò che vogliono. Ricorda che è un'arma, non è emozione vera. Non farti commuovere, è una strategia ben collaudata, loro sanno perfettamente che funziona, è una scorciatoia.
Cosí ieri vado al parco e mi imbatto in un'altra Karen, una Karen anti-masker questa volta.
Cerco di portare Joe e Woody al parco giochi tutte le mattine più presto che posso, viste le temperature ridicole dell'estate texana. Le mascherine ce le ho nello zaino (insieme al disinfettante e all'igienizzante e tutto il resto), ma non le mettiamo quasi mai. Anche le volte in cui incontriamo qualcuno, c'è tutto lo spazio necessario a non respirarsi addosso. Ho la sensazione che i bambini il più delle volte sappiano molto bene come comportarsi. Suppongo che gli altri genitori si regolino più o meno come la sottoscritta e spieghino la situazione facendo capire con chiarezza quello che si può fare e quello che non si può fare in questo momento storico.
Normalmente io mi tengo a debita distanza dai loro giochi. Già stiamo insieme giorno e notte da mesi e mesi, al parco ne approfitto per leggere e stare un po' per conto mio. Ogni tanto do un'occhiata, tutto lì. Ieri no. C'era un bambino che faceva il prepotente. Si era messo davanti a Joe e Woody e non solo non li faceva passare, ma urlava e rideva a squarciagola.
In una parola: droplets, miliardi di droplets. Vade retro droplets!
Sono intervenuta senza drammi, sorridendo, semplicemente per ricordare a tutti di mantenere le distanze. Noi stavamo comunque per andarcene via.
La madre del bambino che fino a quel momento aveva assistito a tutta la scena senza alzare un dito, a quel punto è scattata come una molla e ha cominciato a urlare come una matta che se ne andava a cercare un altro parco dove si può giocare e non ci sono persone... come me.
Come me come? Che non apprezzano che si respiri addosso ai propri bambini nel bel mezzo di una pandemia? Va bene, ciao.
Come dicevo, stavamo già per andarcene, ma ho aspettato un attimo perchè non volevo trovarmi da sola con lei nel parcheggio. Era completamente fuori di sè, mi ha fatto leggermente paura. Ha continuato a sbraitare non so cosa, forse ce l'aveva anche con il figlio, poi è entrata in macchina e se n'è andata via sgommando a tutta velocità. Avrebbe potuto investire qualcuno.
C'erano solo un paio di adulti lì che hanno assistito alla scena a bocca aperta. Una mamma è venuta da me a dirmi che le dispiaceva per come ero stata trattata e esprimere la sua solidarietà.
Questo è quello che succede quando le persone pensano di poter mettere una certa forma di arroganza, che loro scambiano per libertà personale, davanti a tutto e tutti.
Mi sono imbattuta in una Karen e anche anti-masker all'opera e mi ritengo quasi fortunata, come quando incontri un orso o qualche altra belva feroce e sopravvivi per raccontarlo.
Mi dispiace tanto per quel povero bambino, questo sì. Chissà come si è spaventato.

venerdì 31 luglio 2020

il senso di sicurezza

Ieri mattina, mi sono svegliata e ho sentito che Trump ha intenzione di rinviare le elezioni.
E via un coro di "Che assurdità! Non può farlo, è impossibile!".
Che è vero, certo, però.
Un mese fa -nel mezzo di una terribile ondata di contagi che da allora non ha fatto altro che peggiorare e per combattere la quale al momento non ha proposto alcuna strategia- fece un altro annuncio: o le scuole riaprono come previsto o gli tagliamo i fondi.
E via un coro di "Che assurdità! Non può farlo, è impossibile, non è sicuro!".
Ora. A parte il fatto che sostenere che sia troppo pericoloso votare, ma del tutto sicuro mettere decine di persone (qualcuna sarà anche infetta visti i numeri) a contatto fra loro in uno spazio chiuso dove il più delle volte non puoi nemmeno aprire una finestra 5 giorni alla settimana per otto ore al giorno, comporta evidenti difetti di logica, secondo voi cosa è successo?
Nel giro di un secondo, dopo settimane di prudenza e silenzio assoluto, le scuole hanno cominciato ad annunciare la riapertura.
Dovreste leggerli questi piani di riapertura per farvi un'idea. Non hanno niente a che vedere con la scienza, con quello che sappiamo del virus. Quando ho mosso obiezioni precise, argomentate, scientifiche mi è stato risposto qualcosa tipo 🌈 andràtuttobene.
Vedo che ci sono orde di insegnanti che hanno giusto un paio di dubbi, ma anche tanti altri che per qualche motivo non vedono l'ora di prestarsi a questo "esperimento", come lo ha definito Dr. Fauci.
Ieri ho sentito che in Utah, nelle scuole, ci sarà la "quarantena modificata". Significa che anche gli studenti che sono venuti a contatto diretto con un malato di COVID, possono tornare a scuola, se non hanno sintomi. E niente, come al solito titoloni, ma pare che nessuno lo impedirà. Poi se ci saranno dei morti, tutti a mandare pensieri e preghiere.
In tutto questo, nelle ultime settimane abbiamo visto video di normali manifestanti pacifici arrestati o aggrediti, caricati in macchine senza contrassegni da anonimi soldati in tuta mimetica che non si sono identificati. Ho sentito più di una volta la parola Pinochet usata come verbo.

A voi è mai capitato di perdere del tutto, da un momento all'altro, il senso di sicurezza?

Ecco, io non sapevo nemmeno di avercelo un senso di sicurezza. Per me era normale vivere la mia vita, pensare a quello che dovevo fare, non a sopravvivere. Ora non più. In un certo senso è come essere in guerra, una guerra psicologica di certo, poi a novembre chissà cosa succederà.
E' una sensazione che mi sta facendo crollare. Quando dicono ti è crollato il mondo addosso. Deve essere questa cosa qui. Il mio mondo, tutto quello che conoscevo, tutto quello che con fatica avevo raggiunto, non esiste più. Tornerà? Lo speriamo tutti, ma per adesso e oramai da molti mesi, la situazione è questa.