mercoledì 3 giugno 2020

una notizia che non fa notizia

Ieri per caso siamo venuti a sapere che c'era una manifestazione di protesta contro la morte di George Floyd e la violenza della polizia proprio qui vicino a casa. Un picchetto in pieno giorno davanti alla sede della polizia locale. Viviamo in una zona molto tranquilla e, sembrerà strano, ma conosco relativamente bene la polizia.
La polizia qui lavora molto con le scuole e organizza varie manifestazioni. Vivo qui da molti anni e non ho mai sentito o visto niente di preoccupante anche se, certo - non sono di colore - non faccio parte della categoria a rischio quindi non posso davvero sapere cosa succede.
D'istinto mi è sembrata un'ottima idea andarci, ma si sa in questi casi l'istinto è meglio metterlo da parte. Il giorno prima a Washington, Trump aveva fatto lanciare lacrimogeni su una manifestazione pacifica per brandire una bibbia davanti a una chiesa e farsi fare una foto (qui). Anche qui a Dallas ci sono stati disordini e il coprifuoco da diversi giorni. Non c'è da stare tranquilli in questo periodo, ma dopo un'estenuante discussione durata un paio d'ore buone, abbiamo deciso di non farci prendere dalla paura e di andare. Non posso davvero immaginare di dover spiegare ai miei figli, un giorno, che è successo quello che è successo e noi siamo rimasti a guardare in silenzio.
La parte più complicata è stata spiegare a Joe e Woody in modo diverso e appropriato alla loro età, quello che è successo.
Uno dei motivi per cui abbiamo deciso di partecipare è che ci è arrivata voce di altre manifestazioni pacifiche qui intorno. Notizie che non fanno notizia e che non abbiamo letto da nessuna parte, ma che ci sono state raccontate a voce da amici.
Arrivati lì abbiamo trovato molte più persone di quello che si sarebbe potuto immaginare per una manifestazione di periferia, annunciata all'ultimo minuto. Tante famiglie, tanti bambini, tanti colori.
Faceva moltissimo caldo e gli organizzatori distribuivano acqua, crema solare, mascherine e perfino qualche snack.
La polizia dal canto suo, si limitava a osservare tutto molto attentamente, ma non abbiamo visto grande sfoggio di armi o dispiegamento di forze.
Mi ha colpito moltissimo il capo della polizia. Un omone di colore alto due metri che sotto quel sole bollente del pomeriggio texano, non si è fermato un secondo. Credo abbia cercato di parlare con ogni singolo partecipante alla manifestazione.
Vicino a noi c'era un piccolo gruppo di Sikh e lui gli ha chiesto se vivessero qui e gli ha proposto di contattarlo per organizzare qualcosa per far conoscere la loro cultura agli abitanti della zona.     
A tutti diceva la stessa frase: - Grazie per essere venuti a fare sentire la vostra voce. Non lo dimenticherò mai.
E' vero, è un piccolissimo episodio, ma dimostra che la convivenza civile è possibile, perfino qui in Texas con la mentalità che c'è.
Come ci ha insegnato Angela Davis, in una società razzista non basta non essere razzisti, bisogna essere anti-razzisti. E questo è quello che stiamo provando a fare in tutti i modi a nostra disposizione.

sabato 30 maggio 2020

oggi rifletto su questo

Stavo leggendo un articolo sul dolore delle madri di colore che convivono con la paura ogni giorno dal momento in cui diventano madri e in realtà anche da prima.
Vedono figli che potrebbero essere i propri, uccisi continuamente senza motivo da chi dovrebbe proteggerli. Ogni volta che ci scappa il morto e non è tuo figlio è come schivare un proiettile e i proiettili non si fermano mai. Immaginate di vivere con una paura simile tutta la vita, tutti i giorni. Un conto è perdere un figlio per una malattia o per un incidente, ma perderlo in questo modo è una tragedia di cui è impossibile farsi una ragione. Di più. E' un trauma che viene interiorizzato da tutta la comunità.
Un po' di tempo fa, ad esempio, un'amica di colore mi raccontava scherzando di avere supplicato il figlio ventenne che si era fatto una pettinatura un po' particolare di tagliarsi i capelli. Inizialmente non avevo capito perchè desse così importanza a una pettinatura, poi ha smesso di scherzare e mi ha spiegato bene. Regola n. 1: non dare nell'occhio. Per un altro genitore un taglio di capelli è una questione estetica, nella sua percezione invece, si tratta di sopravvivenza.
A un certo punto dell'articolo, una donna intervistata dice di provare quasi risentimento per il modo in cui i bianchi hanno reagito al lockdown.
Eravamo addolorati, anzi lo siamo ancora. Ci lamentavamo di non poter interagire con il prossimo, noi.
Per lei invece tenere i figli a casa è stata una sorta di tregua dalla preoccupazione che gli succedesse qualcosa di male, che uscissero nel mondo, a scuola o in qualunque luogo pubblico e non potesse proteggerli.
Oggi rifletto su questo.

venerdì 29 maggio 2020

giustizia e ingiustizia

All'inizio di questa settimana, a Central Park, a New York, un birdwatcher di nome Christian Cooper ha chiesto a una donna di legare il suo cane. I cani in quella zona devono essere tenuti al guinzaglio per preservare l'ambiente naturale.
Cosa c'è di straordinario?
In teoria nulla, solo che la donna invece di chiedere scusa e legare il cane, ha deciso di chiamare la polizia urlando che un uomo afroamericano la stava minacciando e "temeva per la propria vita".
"Temere per la propria vita" in un contesto simile, è un'espressione che oramai qui fa pensare solo a una cosa: la scusa che usano i poliziotti ogni volta che uccidono un nero disarmato. "L'ho fatto perchè ho temuto per la mia vita", un classico. E la maggior parte delle volte non vanno nemmeno a processo.
Lo sanno tutti qui che chiamare la polizia quando c'è di mezzo una persona di colore è pericoloso. Non importano le circostanze: perfino una banale lite come questa per un guinzaglio, può costare la vita a qualcuno.
Vediamo folle di bianchi che con la benedizione e l'incoraggiamento di Trump, se ne vanno tranquillamente a protestare contro il lockdown impugnando fucili semi-automatici davanti ai parlamenti dei vari stati, ma in un modo o nell'altro un nero anche disarmato, anche del tutto innocente, ci rimette quasi sempre la pelle con la polizia.

I neri ancora oggi hanno grosse difficoltà semplicemente a esistere negli Stati Uniti.
Ma non divaghiamo. Il birdwatcher del Central Park, è riuscito a mantenere la calma e a filmare la donna che mentiva alla polizia. Il video è diventato virale e la donna non solo ha perso il suo cane (pur di non mettergli il guinzaglio lo tirava per il collo), ma anche il posto di lavoro. Quale azienda vorrebbe mai essere associata a un personaggio simile?
Per una volta, siamo andati a dormire con un sospiro di sollievo. Per una volta una storia a lieto fine. Per una volta, la giustizia ha trionfato.
La mattina successiva ci siamo svegliati con le immagini terrificanti di un poliziotto bianco che soffocava George Floyd, un altro uomo di colore disarmato, inginocchiandosi sopra di lui mentre un altro poliziotto assisteva alla scena senza intervenire.

Pensavamo che i razzisti si prendessero una pausa durante la pandemia? Nemmeno per sogno. La pandemia stessa sta facendo strage di neri perchè quando il razzismo è sistematico da generazioni uccide in tanti modi diversi.

Non credo che la violenza sia aumentata, semplicemente oggi la tecnologia permette di documentarla di più. La speranza è che avere questi fatti sotto gli occhi crei finalmente un'ondata di sdegno che possa mettere chi compie certe azioni in un angolo.

lunedì 25 maggio 2020

adesso

In questo post affronterò argomenti difficili.
Gli argomenti difficili sono quelli che ci riguardano da vicino, quelle questioni che ci costringono a metterci in discussione, a scoprirci. Siamo tutti bravi ad analizzare i problemi una volta risolti (chiaramente in una luce a noi favorevole, eh), ma...adesso?
Adesso regna una grande confusione, almeno per quanto mi riguarda. L'istinto degli esseri umani è quello di cercare di capire il significato profondo di quello che vivono, ma in questo caso, nel mezzo di una pandemia, l'incertezza ha la meglio. Guardiamoci in faccia: potrebbe succedere ancora tutto e il suo contrario. Trarre conclusioni ora non avrebbe senso, anche se aiuterebbe a tollerare meglio la situazione, questo bisogna ammetterlo.  
Conosco tanti che se la stanno cavando egregiamente in questa incertezza e tanti altri che se la passano abbastanza male.
La settimana scorsa, in un giorno solo, due persone che mi sono molto vicine (da lontano) e che mi conoscono bene, mi hanno suggerito di "andare a parlare con qualcuno". Non ero in grandissima forma quel giorno evidentemente. 
Ecco, prima di tutto.
Se qualcuno vi consiglia di andare da uno psicologo, siate sempre riconoscenti. Ancora oggi, non credo sia una cosa che si dica a cuor leggero. Se ve lo consigliano si vede che tengono a voi e hanno ragionato bene sulla vostra situazione. Se ve lo consigliano in due lo stesso giorno poi, rifletteteci molto, molto, seriamente. Io l'ho fatto.
Per prima cosa mi sono chiesta: mi farebbe piacere parlare con qualcuno di quello che sta succedendo? Sì, decisamente, soprattutto in italiano. Mi farebbe sentire meglio aumentare le ore che passo davanti al computer? No, quello no. Mi sono accorta che anche durante le conversazioni più interessanti, dopo un po' stare davanti allo schermo, mi pesa, anche fisicamente. Non sono molto capace di stare ferma.  
Una piccola lista di cose che in questo momento mi solleverebbero il morale più che sedermi davanti a uno schermo:
- vedere degli amici (dal vivo!) 
- andare a una mostra
- andare al cinema
- fare un viaggio
- andare a cena fuori
- andare a un concerto
- andare a un festival
- andare al lavoro!
Queste sono solo alcune di quelle attività che da sempre mi rimettono al mondo, per così dire. E non posso farle. Ad alcune sto timidamente ricominciando almeno a pensare, altre non ho nemmeno la speranza di farle a breve o chissà per quanto tempo ancora, se mai.
Insomma, io mi sono interrogata su tutto questo e ho pensato che se hai vissuto tutta la tua vita in un certo modo e all'improvviso tutto crolla, come puoi rimanere indifferente? Soffrire in un momento come questo in cui poi mi sono trovata purtroppo anche di fronte ad alcuni lutti, mi pare del tutto normale. Ma soffrirne come?
Passare le giornate nella disperazione, non avere la forza di alzarsi dal letto sono un modo. Quel modo lì fortunatamente non mi appartiene. Anche nei giorni più complicati vivo momenti di felicità e gratitudine. Funziono, faccio cose, mi metto in moto, cerco, mi sento molto inquieta, ma viva. Certo, ogni giorno è un microcosmo in questo periodo. 
Come stai? Un momento prima disperazione, quello dopo mah, però in fondo ce la si fa e poi di nuovo a vedere tutto nero e poi di nuovo a ridere di tutto anche di te che vedi tutto nero.
Vivo in una società in cui deve sempre andare tutto bene. Qui negli Stati Uniti, l'ottimismo a tutti i costi è uno stile di vita vero e proprio. Rispondere con sincerità a una domanda ricorrente come how are you? (te lo chiedono mille volte al giorno, anche gli sconosciuti) può essere visto perfino come maleducazione. Si dice good, great in automatico così non si deve parlare, non si disturbano gli altri.
Una delle poche cose che mi danno grande sollievo in questo periodo, come sempre del resto, sono le passeggiate nella natura. E allora una persona l'altro giorno, siccome deve sempre per forza esserci un lato positivo, mi ha detto: "Guarda il lato positivo, non passeresti così tanto tempo nella natura se non fosse per il coronavirus". 
NO. 
Io rifiuto questo tipo di modo di pensare.
E' vero che bisogna guardare il lato positivo, quando c'è.
A volte semplicemente non c'è, facciamocene una ragione. Passavo del tempo nella natura anche prima. Mi godevo i miei bambini anche prima, grazie. 
[Tra l'altro quanto è offensivo dire a un genitore "così almeno ti godi i tuoi bambini?". Oramai è una frase fatta, io la trovo di pessimo gusto]
Non ringrazierò mai una pandemia, per la miseria. In questo caso anche in Italia, ho visto più o meno lo stesso atteggiamento, soprattutto all'inizio. Gli arcobaleni, gli andrà tutto bene, Milano non si ferma. E' un modo di farsi forza, lo capisco. Ma... poi no, non lo capisco.
Ogni giorno il gioco si fa più duro. Per chi come me all'estero vive due vite parallele, possiamo dire che si fa duro il doppio?
Con i miei amici italiani purtroppo o per fortuna si è perso quel senso di mal comune mezzo gaudio che c'è stato in questi mesi. Loro sono più o meno tornati alla loro vita di prima. I miei amici di qui, invece, si dividono in due gruppi: quelli che pensano che il peggio sia passato e sono tornati fuori da un pezzo e quelli che guardano i numeri dei contagi e stanno ancora molto attenti a quello che fanno. Io faccio parte del secondo gruppo, ma ci vuole tanta, tantissima autodisciplina.
Questa falsa ripresa psicologicamente è ancora più pesante. Hai sempre paura di fare la fine del famoso soldato giapponese nella giungla che non sapeva che la guerra era finita, ma vorresti anche evitare di beccarti stupidamente una bomba in testa perchè non hai saputo aspettare ancora un po'.
Si diceva che i rapporti personali sarebbero migliorati in tutta questa situazione, a me invece sembra che siamo sempre più lontani. Si è completamente persa la spontaneità. 
Per di più qui la pandemia è diventata molto presto una questione squisitamente politica più che sanitaria. Se vado in giro con la mascherina in Texas, significa soprattutto una cosa e non ha niente a che vedere con la salute: che credo che ci sia un virus, ergo probabilmente sono liberal. Qui capita relativamente spesso di trovare chi, senza mascherina, ti si piazza davanti con aria di sfida, giusto per fare capire da che parte sta.
Se il New York Times ieri ha fatto una prima pagina con i nomi delle vittime di sicuro uno dei motivi è proprio questo, c'è ancora chi non ci crede. E' vero, ci sono stati tantissimi morti, ma gli Stati Uniti sono un paese enorme. Finchè il presidente dice che è tutto sotto controllo e non conoscono nessuno che si sia ammalato o che sia morto, per molti il problema non esiste, è un'invenzione.
Io in tutto questo, sto qui e aspetto, vedo, cerco di capire. Non so quando potrò tornare in Italia, non so nemmeno se e come potrò tornare al mio lavoro. Non pretendete che stia "bene". Ci provo, quello sì. Sto cercando strumenti nuovi, sto cercando risorse dentro di me che al momento non sempre mi sembra di avere. Alcuni giorni la sfango, altri meno.
Penso che la cosa più importante adesso, come sempre del resto, sia guardarsi dentro, tenere se stessi e i propri cari sotto controllo e non lasciare che la situazione sfugga di mano.
Non bisogna fingere di avere  in tasca soluzioni che non esistono, semplicemente, nei m omenti bui, potrebbe essere sufficiente ascoltarsi con amore e pazienza.
Adesso più che mai, il talento vero sta nel sapere quando è il momento di chiedere aiuto e quando è il momento di tendere una mano.  

giovedì 21 maggio 2020

solitudini condivise via zoom

Ogni giorno, a una certa ora, sono a disposizione dei miei studenti su Zoom. Non faccio lezioni, è uno spazio libero. All'inizio pensavo che avremmo parlato di arte, dei compiti assegnati oppure che sarebbero venuti a farmi vedere i loro disegni. Presto mi sono accorta che più di tutto volevano vedermi. Più di una volta mi è capitato di proporre vari argomenti, giochi, attività, ma loro volevano soprattutto stare lì e guardarmi in faccia, come per rassicurarsi che ci fossi ancora.
La settimana scorsa c'erano un paio di bambine. Ho proposto di fare un gioco. A turno uno disegna e chi indovina per primo vince.
- Va bene, ma possiamo fare senza turni?
- Ok, come?
- Che tutti disegniamo quello che vogliamo.
Abbiamo passato un'ora a disegnare in silenzio ognuna per conto suo. Quando ho provato a chiudere, una di queste bambine mi ha chiesto se potevo non "spegnerla". Così io mi sono messa a lavorare alle mie cose con la finestrella accesa di lei che disegnava in silenzio.
Quando ha finito, mi ha chiamato, mi ha fatto vedere il disegno e ci siamo salutate.
Accidenti.
Se non è solitudine questa.

mercoledì 20 maggio 2020

il quinto compleanno di woody

Oggi è il compleanno di Woody. Si è svegliato di pessimo umore. Non sa ancora di tutti i regali e le sorprese che gli abbiamo preparato. Lui voleva solo una festa, poverino. Speravo di poter invitare almeno il suo amichetto preferito, ma mi sono accorta recentemente che io e la sua mamma abbiamo idee un po' diverse sulla gravità della situazione. Fino a un certo punto eravamo sulla stessa lunghezza d'onda. Poi quando hanno aperto tutto qui, loro hanno cominciato subito a andare nei ristoranti e vedere gente, noi no. Per me è ancora presto.
Stavano già riaprendo tutto anche se i contagi non diminuivano. Poi due giorni fa addirittura il picco di morti e il giorno dopo cosa fanno? All'improvviso riaprono tutto tutto, perfino le palestre, i negozi dei tatuatori e gli asili, anche i nidi.
Ragazzi, io ci provo eh, ma non capisco la logica, per me non ha senso. E finché non capisco, sto qui e aspetto con i miei due piccoli asmatici che passi il peggio.
Anche se siamo davvero stufi.
Sigh.

domenica 17 maggio 2020

cose da non chiedersi ora

Mi chiedevo sempre in questo periodo...chissà cosa sta facendo la psicologa della scuola. Immaginavo avrebbe fatto fuoco e fiamme in una situazione del genere, invece è sparita.
Poi oggi è finalmente riemersa con questa domanda:
"Proiettatevi 5 anni in avanti. Qual è la cosa più sorprendente che avete imparato durante la pandemia?"
Io vi dico la verità, non riesco a immaginare cosa succederà fra una settimana. Cinque anni, al momento, sono del tutto fuori dalla mia portata.

attenzione ai fagotti negli states

Solo io nella giornata mondiale contro l'omofobia potevo farmi guardare malissimo per aver proposto di cucinare un "fagotto".
Ebbene sì, è successo anche questo.
❤️🏳️‍🌈

giovedì 14 maggio 2020

i coronasogni

C'era Trump che faceva la sua conferenza stampa quotidiana per parlare del coronavirus, ma...attenzione.
- Sono qui per annunciarvi che abbiamo sconfitto il coronavirus. Potete uscire e riprendere tutte le vostre normali attività in sicurezza. Andate pure in vacanza. Viaggiate. L'economia ne ha bisogno. E se vedete in giro degli animali come questo - e indica una teca sigillata con dentro un serpente enorme, spaventoso, una sorta di un'anaconda-
non abbiate paura. Fate come me, vedete?
Si avvicina alla teca sigillata e tocca il serpente attraverso il vetro.
- Non c'è niente da avere paura, sono bravi animali, very fine animals. Voi andate avanti con la vostra vita come se niente fosse, non c'è niente di cui preoccuparsi. E' tutto sotto controllo.
E poi per fortuna mi sono svegliata.
Inconscio, potresti essere un po' più chiaro per favore?
Ecco i coronasogni sono una di quelle cose di cui probabilmente non sentirò troppo la mancanza.

venerdì 8 maggio 2020

conseguenze dell'isolamento sociale

E' da quasi due mesi che non vedo assolutamente nessuno tranne le tre persone (e il cane) con cui vivo. Per me, lo ammetto, è dura, anzi sempre più dura. La mente vaga. Mi sento in gabbia e non mi entusiasma nemmeno quello che vedo fuori dalla gabbia.
Qualche volta ho fantasticato su come sarebbe stato rivedere, non dico i miei migliori amici o la mia famiglia (al momento un sogno), ma magari anche solo le persone della mia quotidianità. Ho immaginato degli abbracci.
Abbraccerei anche la commessa al supermercato in questo momento (non fosse che non ci vado nemmeno più al supermercato).
E così. Ieri sono andata a scuola a ripulire la mia classe prima dell'estate. Il protocollo è piuttosto rigido. Sono ammesse giusto 4 o 5 persone alla volta su ogni piano. Arrivi lì, luci spente, tutto ancora come lo abbiamo lasciato a marzo. E' un'esperienza piuttosto alienante, impegnativa a livello emotivo. Una maestra ha scritto "Per aspera ad astra" sulla sua porta chiusa. Dopo un po' ho incrociato qualcuno. Mi sarei aspettata ovviamente non un abbraccio, ma almeno una chiacchiera, un che bello rivedersi, che hai fatto in questo tempo, che strano tutto. Invece niente. Come se ci fossimo lasciati il giorno prima, come se fosse tutto normale.
C'è stato un collega che mi ha visto da lontano e si è sbracciato per salutarmi. Stava per andare via. Quando ci siamo avvicinati, ho intuito il suo solito bel sorriso attraverso la maschera, è una persona sempre molto cordiale ma all'improvviso sembrava volesse scappare. Come se gli stesse per partire un treno. Che sarebbe un tipico comportamento texano a cui ormai non faccio più nemmeno caso, ma ora...ora è un po' diverso, ora. Ecco, lui vive da solo. Ci provo, ma non riesco davvero a immaginare due mesi di isolamento totale e non aver voglia di parlare cinque minuti con una persona, una persona qualunque.
Sono in una fase di grande pessimismo, ma continuo a essere convinta che non usciremo così tanto cambiati e migliorati da tutto questo. Forse semplicemente per un po' si ingigantiranno i tratti delle nostre personalità nel bene e nel male. Questo sì lo posso supporre.

per aspera ad astra

E' da quasi due mesi che non vedo assolutamente nessuno tranne le tre persone (e il cane) con cui vivo. Per me, lo ammetto, è dura, anzi sempre più dura. La mente vaga. Mi sento in gabbia e non mi entusiasma nemmeno quello che vedo fuori dalla gabbia.
Qualche volta ho fantasticato su come sarebbe stato rivedere, non dico i miei migliori amici o la mia famiglia (al momento un sogno), ma magari anche solo le persone della mia quotidianità. Ho immaginato degli abbracci.
Abbraccerei anche la commessa al supermercato in questo momento (non fosse che non ci vado nemmeno più al supermercato).
E così. Ieri sono andata a scuola a ripulire la mia classe prima dell'estate. Il protocollo è piuttosto rigido. Sono ammesse giusto 4 o 5 persone alla volta su ogni piano. Arrivi lì, luci spente, tutto ancora come lo abbiamo lasciato a marzo. E' un'esperienza piuttosto alienante, impegnativa a livello emotivo. Una maestra ha scritto "Per aspera ad astra" sulla sua porta chiusa. Dopo un po' ho incrociato qualcuno. Mi sarei aspettata ovviamente non un abbraccio, ma almeno una chiacchiera, un che bello rivedersi, che hai fatto in questo tempo, che strano tutto. Invece niente. Come se ci fossimo lasciati il giorno prima, come se fosse tutto normale.
C'è stato un collega che mi ha visto da lontano e si è sbracciato per salutarmi. Stava per andare via. Quando ci siamo avvicinati, ho intuito il suo solito bel sorriso attraverso la maschera, è una persona sempre molto cordiale ma all'improvviso sembrava volesse scappare. Come se gli stesse per partire un treno. Che sarebbe un tipico comportamento texano a cui ormai non faccio più nemmeno caso, ma ora...ora è un po' diverso, ora. Ecco, lui vive da solo. Ci provo, ma non riesco davvero a immaginare due mesi di isolamento totale e non aver voglia di parlare cinque minuti con una persona, una persona qualunque.
Sono in una fase di grande pessimismo, ma continuo a essere convinta che non usciremo così tanto cambiati e migliorati da tutto questo. Forse semplicemente per un po' si ingigantiranno i tratti delle nostre personalità nel bene e nel male. Questo sì lo posso supporre.

domenica 3 maggio 2020

pensieri alla vigilia della fase 2

Giovedi scorso, qui in Texas, è stata una giornata record per quanto riguarda i decessi associati al coronavirus. Nonostante ciò, il governatore Greg Abbott è andato avanti con il piano di riaprire più o meno tutto.
La maggior parte dei musei, ristoranti, cinema, hanno detto: no grazie, rimaniamo chiusi fino a quando non abbiamo chiaro come lavorare in sicurezza.
La maggior parte delle persone intorno a me, non hanno cambiato le proprie abitudini: continuano a starsene il più possibile a casa e ad usare ogni precauzione disponibile quando escono.
Nonostante ciò da venerdi primo maggio, il giorno della riapertura, i contagi stanno aumentando parecchio. Circa 1000 nuovi casi al giorno.
Conte (tanto quanto Abbott qui da noi) ha spiegato, tra le altre cose, quanti test saranno messi a disposizione? In che modo verranno tracciati i nuovi contagiati? All'interno di quali strutture potranno essere messi in quarantena per impedire nuovi focolai? Ha spiegato in modo preciso quali criteri scientifici, a parte il "buon senso" dei singoli, garantiranno il successo della fase 2? A me non sembra.
Insomma, mi preoccuperei di continuare a fare del mio meglio per limitare il contagio più che capire chi siano i "congiunti" e come intortare i vigili.

il texas che riapre

Giovedi scorso, qui in Texas, è stata una giornata record per quanto riguarda i decessi associati al coronavirus. Nonostante ciò, il governatore Greg Abbott è andato avanti con il piano di riaprire più o meno tutto.
La maggior parte dei musei, ristoranti, cinema, hanno detto: no grazie, rimaniamo chiusi fino a quando non abbiamo chiaro come lavorare in sicurezza.
La maggior parte delle persone intorno a me, non hanno cambiato le proprie abitudini: continuano a starsene il più possibile a casa e ad usare ogni precauzione disponibile quando escono.
Nonostante ciò da venerdi primo maggio, il giorno della riapertura, i contagi stanno aumentando parecchio. Circa 1000 nuovi casi al giorno.
Conte (tanto quanto Abbott qui da noi) ha spiegato, tra le altre cose, quanti test saranno messi a disposizione? In che modo verranno tracciati i nuovi contagiati? All'interno di quali strutture potranno essere messi in quarantena per impedire nuovi focolai? Ha spiegato in modo preciso quali criteri scientifici, a parte il "buon senso" dei singoli, garantiranno il successo della fase 2? A me non sembra.
Insomma, mi preoccuperei di continuare a fare del mio meglio per limitare il contagio più che capire chi siano i "congiunti" e come intortare i vigili.

sabato 2 maggio 2020

le feste di compleanno pandemiche

Le feste di compleanno "pandemiche" per i bambini texani di solito si svolgono così: si preparano dei cartelli, magari anche dei palloncini, si decorano le auto e si fa una sorta di piccola parata davanti alla casa del festeggiato. La gente spende anche 80 dollari per dei cartelli di buon compleanno da esporre davanti alle case. Lo so perché il compleanno di Woody si avvicina e sto cercando di inventarmi qualcosa.
Veniva da ridere i primi di marzo quando si preoccupava per la sua agognata festa di compleanno il 20 maggio, ora invece.
Dalle foto su FB queste feste pandemiche sembrano fantastiche. Una mia amica ha ordinato delle "palle di neve" (non sapevo nemmeno che esistesse questa cosa) e il festeggiato e i fratellini hanno fatto una battaglia di palle di neve mentre gli amichetti passavano a salutare dalle mecchine. Pazza gioia. O così sembrava dalle foto.
Ieri ho portato per la prima volta Joe e Woody a una di queste feste e...
Diciamo che l'aperitivo di ieri sera è stato eccezionalmente anticipato di almeno un'oretta.
Loro erano esaltati di uscire dopo due mesi a casa e andare alla festa del loro caro amico per di più. Io cercavo di spiegargli quello che avremmo fatto.
Guardate che non è una festa come le altre.
Ma è difficile immaginare una cosa che si è convinti di conoscere alla perfezione. Da che mondo e mondo una festa è una festa. Non più.
L'idea era spruzzare il festeggiato con le pistole ad acqua dalla macchina, ma lui appena ci ha visto, è corso verso di noi strillando "Adesso salto dentro e andiamo a giocare a casa vostra e rimango a dormire e facciamo il pigiama party!". L'ha dovuto frenare la sua mamma, piccolo.
Non ha neanche guardato il regalo, voleva solo stare con i suoi amici. Il tutto (carovana, auguri, spruzzi, regalo) è durato meno di dieci minuti e mi ha messo una tale tristezza che ho deciso di venire meno alla mia storica decisione di non partecipare mai alle feste di compleanno dei miei alunni. Questo pomeriggio armata di cartelli e palloncini, andrò a augurare buon compleanno a uno di loro. Speriamo che vada meglio. Joe e Woody che non hanno mai visto questo bambino, vogliono venire con me. A questo punto farebbero qualunque cosa per uscire.
Mi rendo conto che questo non sia il più grande problema al mondo, ma sono bambini. Aspettano queste feste tutto l'anno, è giusto che abbiano il loro momento anche ora in qualche modo, no?
Se qualcuno avesse consigli in proposito, qui abbiamo un paio di compleanni uno dietro l'altro nelle prossime due settimane e non so veramente che pesci pigliare.
Aiuto.

giovedì 30 aprile 2020

una cosa che mi dà conforto in questo periodo

Sapete una cosa che a me dà un sacco di conforto in questo periodo?
Parlare con i miei cari in qualunque parte del mondo e scoprire che anche loro adesso bevono di più e fanno molti più "aperitivi". Anche loro si sono messi a cucinare molto più di prima. Anche loro non dormono bene, ma fanno sogni che sembrano veri. Anche loro cambiano umore dieci volte al giorno. Anche loro non riescono a concentrarsi e a leggere, ma guardano una serie dietro l'altra. Anche loro non distinguono un giorno dall'altro e hanno perso la cognizione del tempo. Anche loro a un certo punto, per una questione di salute mentale, hanno dovuto mettersi a dieta di notizie, ma continuano a farsi mille domande.
E la lista potrebbe continuare ancora a lungo, con i dovuti distinguo.
E' consolante sapere, e ribadire, e confermare che semplicemente... siamo umani.

martedì 28 aprile 2020

tutto il diritto

Dato che accennavo alla sensazione mai provata prima di non riuscire a immaginare il futuro, tutti (quelli che tengono a me) hanno cominciato a dirmi cose edificanti tipo 'e allora vivi la vita giorno per giorno, invece di preoccuparti per il futuro, assapora il momento'.
Carpe diem, bello, ci sta sempre.
Ieri però mentre parlavamo del volo cancellato, il mio papà mi ha detto una cosa.
"Peccato, dovevo insegnare a Woody a andare in bicicletta quest'estate.
Voglio chiarire questo: il mio papà, alla sua età, in Lombardia, sta bene. Nella scala delle priorità, è la cosa più importante, forse è l'unica che conta sul serio. Però quel momento lí, quel rito di passaggio su cui fantastichiamo da tanto tempo dell'insegnare al nipotino che vive dall'altra parte del mondo ad andare in bicicletta, non lo assaporerà mai più.
Insieme al senso di riconoscenza immenso che ci prende ogni volta che ci fermiamo a pensare al fatto che in questo delirio siamo vivi e vegeti, abbiamo anche tutto il diritto di essere profondamente tristi e dispiaciuti per quello che stiamo perdendo e per il senso di solitudine che comincia a poco a poco a schiacciare alcuni di noi.

sabato 25 aprile 2020

Ma...i virus prendono i virus?

- Ma...i virus prendono i virus?
... Perchè se i virus prendessero i virus per sconfiggere il coronavirus non ci resterebbe altro da fare che creare un piccolo coronavirus per il coronavirus....


#evvivajoe

venerdì 24 aprile 2020

pensieri diversi

Oramai ho perso il conto dei giorni e delle settimane di isolamento sociale
e non mi piace. Però ho notato una cosa: avendo sempre le stesse cose davanti agli occhi, comincio a guardarle in modo diverso. I pensieri sono diversi e forse questa è l'unica cosa che mi dà davvero speranza in tutto questo casino enorme.


giovedì 23 aprile 2020

joe e il distance learning

Tutte le mamme (solo le mamme, chissà perché...) che conosco sono in crisi a causa del dad o distance learning come volete chiamarlo. Io invece ho Joe che è completamente autonomo. L'unica cosa è che è distratto. La settimana scorsa non ha fatto un compito perché non lo ha visto. Le lezioni su Zoom, poi, le ha saltate più di una volta perché non ha nessuna cognizione del tempo. Gli abbiamo dovuto insegnare a puntare la sveglia.
Ieri, erano le tre e lui sempre incollato al computer.
- Ma non puoi fare una pausa Joe?
Era convinto di essere in ritardo.
Controllo. Doveva leggere 5 libri online e rispondere alle varie domande per oggi. La maestra ha assegnato 5 libri, uno al giorno. Mi sembrava impossibile che non li avesse letti. Legge sempre, non fa altro che leggere.
È venuto fuori che ne aveva letti 19.

mercoledì 22 aprile 2020

di soffioni e videolezioni

Un'ora a cercare di girare una videolezione. Convinta di aver costruito male una frase, faccio vedere il video al resto della famiglia per un giudizio.
Non vedo espressioni particolari.
Allora -Brava!- mi congratulo con me stessa- dopo mille anni in Texas, sai parlare.
Ma il video non era finito.
Dopo un minuto spalancano tutti e due gli occhi:
- BLOW FLOWER?!
Ecco, ho sempre chiamato i soffioni 'blow flowers', soffiare, blow...non fa una piega, pensavo.
E invece fa una piega, anzi più di una a quanto pare.
Fate molta molta attenzione al verbo "to blow" negli States.
Adesso la situazione è questa.
Il blow flower è sparito dalla videolezione.
Il dramma vero è che ho usato questa parola dal 2006 a oggi.

lunedì 20 aprile 2020

non ci capiamo ma alla fine ci capiamo

- Woody, mangia il tuo pollo.
- Is this a giant squid?
- ...?
- Is this a giant squid?
- Dai, mangia il tuo pollo. Del calamaro gigante, mi racconti dopo.
Interviene Joe e svela l'arcano.
Woody ha confuso "pollo" con "polpo".
Chissà quante volte al giorno non ci capiamo.
Ma alla fine ci capiamo.

sabato 18 aprile 2020

a proposito di bambini e coronavirus

Ieri le maestre di Joe in combutta con i genitori hanno fatto una sorpresa ai bambini. Si sono organizzate in una piccola carovana di auto con dei cartelli che dicevano cose tipo "Stay strong, we miss you, we love you" e sono passate davanti a casa di tutti.
Joe è rimasto di sasso. In effetti era una scena piuttosto surreale. Una tua maestra che non vedi da più di un mese che strilla "Ti voglio bene!" come una groupie davanti a casa tua e un'altra che le fa eco: "Io di più!". Non sono cose che capitano tutti i giorni. Lui, con il suo carattere schivo, si è molto imbarazzato, ma di sicuro gli ha fatto piacere e gli rimarrà impresso.
Non essendo la nostra una scuola di quartiere ci hanno messo molte ore a fare tutto il giro delle case degli studenti, ma nessuno le ha obbligate, è stata una loro iniziativa, una bella iniziativa. Noi oltretutto siamo anche colleghe ed è stato commovente rivederci dopo più di un mese in queste circostanze, rimanendo comunque a metri di distanza, senza poterci parlare.
Ecco, io non so come sia la vostra esperienza, ovunque vi troviate, ma io vedo queste cose, qui in Texas, durante il coronavirus. Vedo, nella mia scuola almeno, (ma anche nei vari forum professionali americani di cui faccio parte) degli insegnanti che si fanno in quattro per rimanere presenti nella vita degli alunni e continuare il proprio lavoro. Insegnanti preoccupatissimi, per motivi diversi, per tutti gli studenti. Insegnanti che si interrogano a vicenda sulle questioni più stringenti e che collaborano in maniera incessante da un capo all'altro del paese, senza nemmeno conoscersi di persona, per cercare soluzioni di ogni tipo. Ad ogni occasione l'amministrazione della mia scuola ci manda incoraggiamenti e lodi. Siete degli eroi, ci dice la preside a ogni Zoom meeting. I genitori magari a volte si sfogano con noi perchè comprensibilmente sono in difficoltà dovendo lavorare da casa (i fortunati) e seguire spesso più di uno studente, ma non smettono mai di ringraziarci. Sono orgogliosi di noi e della nostra scuola, ce lo dimostrano in continuazione.
L'altro giorno, mi è arrivato un buono virtuale per una cena da ricevere a casa, per esempio. Il biglietto diceva: "Grazie per essere stata capace di proseguire il lavoro online. So che non è semplice e sono felice che lei ci sia riuscita". Insomma, io lo confesso: non pensavo di esserci riuscita poi così bene. Ma se questo è quello che è arrivato, mi sento un po' più serena di essere almeno sulla strada giusta. Ti rendi conto che sono queste le cose che ti danno l'energia per andare avanti con determinazione adesso e non te le danno le istituzioni queste cose, te le danno le singole persone che credono in te e tu a tua volta hai la possibilità di fare lo stesso in altri contesti. Spread kindness.
Noi qui in Texas abbiamo la possibilità di uscire, abbiamo i famosi grandi spazi e questo è un vantaggio immenso, però i bambini sono soli e soffrono anche qui. E anche qui non esiste un "piano" per loro.
Il governatore ieri sera ha annunciato in una conferenza stampa che le scuole rimarranno chiuse fino alla fine dell'anno. Questo è l'unico "piano", ma malgrado i disagi per adesso, non ho sentito nessuna lamentela da parte di nessuna delle mie conoscenze. E' una crisi sanitaria, bisogna armarsi di tanta pazienza. Tutti sappiamo che 25 persone in una stanza per un po' di tempo non ci potranno stare, allora cerchiamo di organizzarci.
Conosco tanti insegnanti in Italia e continuo a sentire la stessa frase: "Questa poteva essere l'occasione per rinnovare la scuola e invece". Non posso esprimermi per l'Italia ovviamente, ma io penso che qui lo sarà. Ci vuole del tempo, certo, ma mi guardo indietro e vedo che abbiamo già fatto passi da gigante nel giro di poche settimane. Le nostre competenze professionali sono altre, eppure pian piano stiamo imparando, ci stiamo mettendo in discussione tutti quanti, con grande umiltà. Di più non penso si sarebbe potuto fare senza preavviso, durante un'emergenza inaudita come questa.
Bisogna fare i conti con la realtà.
I bambini saranno traumatizzati? Vedendone tanti ogni giorno su Zoom e avendone due dei miei qui, direi di sì, in un certo senso è inevitabile. Però non c'è solo il trauma. Mi pare che noi adulti -in generale, nella realtà che mi circonda- li stiamo guidando, rassicurando. Gli stiamo fornendo un'indicazione che potrà essere valida e addirittura fondamentale per il loro futuro: possono succedere cose terribili e fuori dal nostro controllo, è vero, ma possiamo anche impegnarci tutti insieme, per migliorare ogni situazione.
Non dico che sia semplice, al contrario, ma come sempre, è la nostra risposta alle avversità a fare la differenza, no? Io dico di sì.

martedì 14 aprile 2020

questo filo sottile che abbiamo sotto i piedi

Le otto e mezza si avvicinavano e la Ragazzina non faceva il solito balletto della colazione. Ci sono sempre state poche certezze nella mia vita, ma il balletto della colazione non è mai stato messo in discussione. Tutte le mattine per anni e anni, puntuale alle otto e mezza: il balletto della colazione. Quella mattina invece la ciotola era piena e lei preferiva poltrire.
Dopo qualche minuto, si è alzata ed è uscita fuori a sdraiarsi all'ombra sotto un albero. Beh, comprensibile. Finalmente una bella giornata di primavera. Magari aveva solo mangiato troppo la sera prima. Una volta è riuscita ad aprire una busta di cibo per cani, ci si è tuffata dentro e l'ha finita quasi tutta. Poi ha passato tutto il giorno a pancia all'aria a smaltire. Sarà andata così. Speriamo che non abbia rubato un'altra volta il pane. Mentre la osservavo, ho notato un narciso, solo uno. Ne sono spuntati molti qualche settimana fa, ma ormai non ce ne sono più. I narcisi mi mettono sempre di buon umore. Mi ricordano la mia amica Ms. Guorton che li amava tanto e ogni anno li faceva dipingere  dal vero ai bambini dell'asilo. Questo narciso, in particolare, mi ha colpito perchè era l'unico, di solito sbocciano tutti insieme. Ho pensato che se non fosse stato per lo strano comportamento della Ragazzina, non l'avrei mai notato e ho sorriso. Grazie Ragazzina per questo bel pensiero.
E' stato un attimo a quel punto guardare la Ragazzina distesa nell'erba e riconoscere quella sensazione terribile che ho provato un'unica volta, qualche mese prima che Ms. Guorton ci lasciasse. Le aprii la porta e mi si strinse lo stomaco...sta morendo. Quel tipo di sensazione lì.
Ma si sa le sensazioni possono essere sbagliate. Dopo tutto aveva solo saltato la colazione.
Per la prima volta in un sacco di anni.
Chiamiamo il veterinario. Cosa bisogna fare? C'è una pandemia per la miseria.
Intanto la metto in macchina. Mi concentro più che posso, ma ancora adesso mi rimprovero di aver guidato troppo piano.
Aprile 2020. I veterinari non fanno più entrare nessuno qui in Texas. Telefoni e escono fuori loro a prendere il cane.
Mentre aspettavo che venissero a prenderla l'ho tenuta in braccio come si fa con i bambini. Mai e poi mai la mia Ragazzina si sarebbe fatta tenere in braccio, ma date le circostanze, è stato un momento di grande amore. Io confortavo lei o lei me, chi lo sa. Le lacrime, la maschera, una sensazione di ineluttabilità, rassegnazione, calma.
Tutta la bellezza di un addio. 
Grazie al cielo non ho avuto una vera scelta davanti. Ho chiesto solo di accompagnarla fino all'ultimo momento.
Quando è entrata la veterinaria, è successa una cosa strana.
Qui quando ti succede qualcosa ti dicono sempre try to reframe, you need to reframe. Devi guardare le cose da un altro punto di vista, devi metterle in prospettiva, considerare tutto.
L'ingresso della veterinaria nella stanza, è stato un po' come un reframe istantaneo, una doccia fredda, una di quelle che ti fanno trasalire e allo stesso tempo ti svegliano. Era una donna sulla quarantina visibilmente incinta che invece di starsene a casa al sicuro durante questa catastrofe mondiale, aveva scelto di portare avanti un compito ingrato come quello lì e con il sorriso pure. Avrebbe potuto benissimo dirmi di no, che un'altra persona nella stessa stanza viste le circostanze, non ce la voleva. Invece con grande dolcezza e umanità, mi ha perfino consolato. Mi ha detto poche parole attraverso la maschera, ma sono state proprio quelle poche parole ad aver dato a questa esperienza il senso che le ho dato e non un altro ben più straziante.
- E' una cosa piuttosto comune. Stanno bene fino a un momento prima e poi senza preavviso... succede questo. Lei non avrebbe potuto saperlo in anticipo o impedirlo. A volte va così. Mi dispiace.
Penelope La Ragazzina Pimpante ? 2007 - 7 aprile 2020

In questi giorni attraverso dei momenti di profonda tristezza com'è giusto e naturale che sia, ma sto bene, a volte sono anche felice, insomma, sto più o meno come prima in questa mia quinta settimana di isolamento sociale.
Non penso che siano queste le tragedie della vita. Abbiamo preso con noi un cane abbandonato, che stava morendo di fame e l'abbiamo rimpinzato di affetto ricevendo in cambio amore incondizionato e almeno un momento di allegria ogni giorno, inclusi quelli più difficili. La Ragazzina ha avuto una vita lunga e felice credo. La tragedia vera, in questo momento, è realizzare che abbia avuto una morte più dignitosa di un qualche nonno di Bergamo o New York. Reframe dicevamo. Non perchè la tristezza di dover dire addio al proprio cane non sia valida, ma perchè gli eventi significativi della nostra vita non accadono mai nel vuoto, sono sempre correlati ad altri eventi e mettersi al centro di tutto non aiuta, almeno non me.
Certo, quando la segretaria ha esordito la sua telefonata chiedendo "E' lei la mamma di Penelope?" ho traballato.
E' che quando muore il tuo cane adorato, ti rendi conto di non essere minimamente attrezzato per affrontare la sofferenza vera, capisci di non essere per niente pronto a separarti da chi ami. E allora succede che ti svegli nel mezzo della notte, con il cuore che batte forte per la paura di perdere qualcun altro. Una paura non del tutto immotivata e ancor di più vista la situazione attuale. Per un po' ci stai, lasci che sia la paura a dettare le regole, poi però ti ci metti di traverso. Dopo tutto c'è sempre un'alternativa. Preferisci vivere dentro alla paura o osservarla, darle un qualche senso?
Ho capito che per me questo tipo di paura è una forma di amore. Ho paura perchè amo. E a cosa mi serve questa paura? Perchè tutti i nostri sentimenti hanno una funzione, no? 
Credo che la paura che sento in questo periodo venga a dirmi di impegnarmi di più per proteggere le persone che amo e fra le persone che amo devo mettere necessariamente anche la sottoscritta perché non esiste bambino al mondo che possa essere sereno con una mamma triste e spaventata.
Bisogna piangere qualche volta, ma bisogna anche ridere, ora più che mai.
Ridere di tutto, ridere anche ricordando la nostra Ragazzina Pimpante che di cose buffe ne faceva cento al giorno. 
"Ho sognato che Penny tornava" mi dice Woody. Per lui è difficile capirlo, ma gli spiego che no, non torna più la nostra Ragazzina. Ma ti ricordi che ridere quando si svegliava all'improvviso e aveva tutta la faccia corrucciata? E quella volta che ha scavato finchè non ha trovato le patate che avevamo dimenticato di aver piantato? O quell'altra volta che c'era la neve e è impazzita dalla felicità e non si fermava più?
Ricordiamola così e non perderemo l'equilibrio su questo filo sottile che abbiamo sotto i piedi.
La Ragazzina mi mancherà per sempre.
Per anni e anni è stata la mia ombra, il mio angelo custode.
A volte mi sembra che sia sempre lì, che continui a tenermi ancora d'occhio da una certa distanza, come faceva lei, mai troppo vicino, ma pronta a scattare per seguirmi anche in capo al mondo.

mercoledì 1 aprile 2020

un po' di indulgenza in più

Ho appena finito un'ora di Zoom meeting con il dipartimento di arte. C'è stata una maestra che ha pianto tutto il tempo, una cosa mai vista.
Ci confermavano che la chiusura della scuola verrà prolungata e piangeva. Ci rassicuravano che i nostri lavori non sono a rischio e piangeva. Ci ringraziavano e facevano lunghi e sentiti complimenti per il lavoro svolto e piangeva. Si nominavano gli studenti e piangeva. Lo spettacolo di fine anno sarà -ovviamente- annullato e piangeva.
Qualunque cosa si dicesse, lei piangeva.
Io? Professionalissima, offrivo soluzioni a destra e a manca.
E' che mi ero già sfogata con le fragole scadute (che poi alla fine non erano nemmeno scadute...).
Penso che non sia possibile non avere cedimenti emotivi in questo periodo.
L'isolamento non fa bene alla salute mentale, niente di tutto quello che stiamo vivendo fa bene alla salute mentale.
Cerchiamo di essere indulgenti con noi stessi e con gli altri.

farsi consumare dalla paura

Ero così consumata dalla paura di non avere cibo fresco in futuro che ho lasciato andare a male le fragole nel frigo.

domenica 29 marzo 2020

la nuova normalità

Lunedì scorso è finito lo spring break e siamo entrati in una fase inedita, quella che tutti con grande nonchalance qui chiamano, the new normal, la nuova normalitàIo preferirei andarci piano con certe etichette, ma non ho molta scelta purtroppo.
I primi due giorni di insegnamento online sono stati piuttosto deliranti. Mille comunicazioni, mille cose nuove da imparare però non abbiamo perso nemmeno un giorno. Il servizio scolastico è andato avanti secondo il calendario previsto e questo mi rende molto orgogliosa di fare parte di questo gruppo di lavoro. E' incredibilmente complicato far quadrare tutto. Questo non è il lavoro che abbiamo accettato di fare o che siamo preparati a fare, ma ci stiamo provando con entusiasmo e stiamo facendo del nostro meglio. Se non altro siamo lí disponibili tutti i giorni per i nostri studenti, gli garantiamo continuità e un vago senso di sicurezza e non è poco di questi tempi.
La bibliotecaria della scuola è stata la prima davvero a capire quello che sarebbe successo e ad attivarsi. C'era solo un giorno a disposizione dopo la proclamazione dello stato di emergenza nazionale e non c'era stata ancora nessuna comunicazione ufficiale riguardo alla chiusura della scuola, ma quell'ultimo giorno la bibliotecaria ha permesso ai bambini di prendere in prestito praticamente tutti i libri che volevano. Ha detto: "Qualche libro andrà perso, ma è meglio sapere che i libri sono nelle mani di un bambino a casa che a fare la muffa in una scuola vuota". Applausi. Infatti, insieme alle scuole hanno chiuso subito anche tutte le biblioteche. Anch'io sono preoccupata in questo senso. Insegno arte e non posso dare niente per scontato. Chi lo sa se a casa tutti hanno le matite, i pennarelli, la colla, le forbici. C'è una mamma che mi ha scritto che ha preparato tutto un programma da fare a casa per la figlia e voleva dei consigli perchè ha inserito il Museo del Novecento di Milano in mio onore, ma non ne sa moltissimo. Ho delle famiglie di questo tipo e altre che fanno molta, molta, più fatica.
Le famiglie che non hanno un computer o una connessione internet l'altro giorno sono andate a ritirarli a scuola. Un po' come al fast food, con la segretaria che passava computer e chiavette hotspot dalla finestrella. Appena l'ho saputo, mi sono precipitata a portare anche pastelli a cera e tubetti di colla. Ho pensato che forse chi non ha un computer o una connessione è più probabile che non abbia neanche questi materiali altrettanto importanti per dei bambini chiusi in casa per tanto tempo.
Devo dire che da un lato questa situazione stimola la creatività. Mi trovo a dover pensare a lezioni che possano essere fatte con qualunque materiale il bambino abbia a disposizione e possibilmente in completa indipendenza. Mi stanno venendo delle buone idee, credo. Sto cercando di creare dei contenuti che siano fatti su misura per i miei studenti visto che per il resto su You Tube si trova di tutto.
Resta il fatto, però che quel giorno, quando sono tornata nella scuola deserta e poi nella mia classe e ho trovato tutto esattamente come lo avevamo lasciato un paio di settimane prima, ho avuto un (piccolo) crollo emotivo. Mi sono tornati in mente i banali gesti quotidiani che avevamo fatto anche quell'ultimo giorno, come sempre, senza riflettere sul fatto che non saremmo più tornati per chissà quanto tempo. La giacchetta dimenticata, il disegno lasciato a metà. Siccome sono una persona solare e ottimista, mi è venuto in mente Pompei, il tempo che si cristallizza nella tragedia. Per fortuna non c'è stata ancora nessuna tragedia, ma abbiamo questa spada di Damocle che pende sulle nostre teste.
A volte mi chiedo che vita è questa.  
Ogni giorno, sono previsti trenta minuti in cui accendo Zoom e sono a disposizione dei bambini. Pensavo che sarebbero venuti a farmi vedere i loro disegni o a parlare delle solite cose nostre di arte e invece no, vogliono solo vedermi, raccontarmi quello che gli succede, ma soprattutto vedermi. Alcuni stranamente non parlano nemmeno e io mi imbarazzo e comincio a raccontare qualunque cosa mi venga in mente per riempire i vuoti. Alcuni hanno uno sguardo così triste. E poi dopo mi mandano i disegni, le letterine, I love you, I miss you. Accidenti quanto mi mancano. Se c'è una cosa che mi fa venire le lacrime agli occhi è pensare a loro. Non insegno in una di quelle scuole di frontiera che si vedono nei film, non mi sono dovuta mettere il giubbotto di pelle per farmi prendere sul serio, anzi la mia è una scuola bene attrezzata in una zona relativamente benestante, ma per tanti bambini, per motivi diversi, la scuola rimane il posto in cui si sentono più al sicuro. Di fatto loro adesso sono soli. Chi ha dei genitori responsabili ed equilibrati (è fin troppo facile perdere l'equilibrio ora chiusi in casa, con tanti posti di lavoro che saltano ogni giorno) avrà un trauma probabilmente gestibile, ma chi non ha questa fortuna rimarrà segnato, è così. Mi scrivono anche tanti genitori, mamme soprattutto. Forse hanno bisogno di conforto anche loro, hanno bisogno di sentirsi dire che stanno facendo tutto bene e che non devono preoccuparsi della scuola e io glielo dico volentieri. Siamo tutti sulla stessa barca, a fare le acrobazie fra compiti, lavoro e piatti da lavare. I risultati accademici in questo momento particolare sono l'ultima delle preoccupazioni. Prima avevi il tempo di concentrarti sulle cose, adesso è multitasking allo stato puro. Nel mio caso, Joe sembra reagire bene, ma Woody è fragile, non c'è l'asilo online per lui, non può chattare con i suoi amici, e così ha perso tutti i punti di riferimento. Prima era il bambino che ti rimprovera quando vai a prenderlo in anticipo e non fa in tempo a finire un gioco, ora invece se mi perde di vista un attimo o se gli rispondo che sono occupata, gli vengono gli occhi lucidi.
Un paio di giorni fa è scattata una fase un po' più seria della quarantena, quella dello shelter in place. A me fa impressione questa cosa perchè shelter in place è una frase che qui in Texas ho sentito solo durante le tempeste, quelle che sono abbastanza violente da potersi trasformare in tornado. Scatta la sirena e tutti sanno perfettamente dove andare: shelter in place! Significa che bisogna raggiungere subito il posto più interno della casa, di solito un bagno o un armadio, sedersi lì, magari con un cuscino o un casco in testa, e aspettare che passi. Nella mia esperienza shelter in place è una cosa che fa paura, ma dura pochissimo, una mezz'ora o molto meno. So che non sarà la stessa cosa, ma non ci posso fare niente, l'idea che lo shelter in place durerà settimane o mesi, mi atterrisce.
In realtà tutto mi atterrisce ultimamente. Ho paura per tutto e per tutti, non mi sono mai sentita così.
Mi scervello cercando un significato profondo per tutto questo perchè deve esserci un significato. Tutti dicono che dopo questa esperienza apprezzeremo di più quello che abbiamo. Ecco, io ci ho pensato bene, molto bene, e vi assicuro che apprezzavo tutto anche prima. Correvo troppo sì, ma correvo per non perdere nulla perché amavo la mia vita e tutte le persone che ne fanno parte, non per guadagnare o per superare qualcun altro. Trasferirti all'estero ti insegna a non dare mai un minuto per scontato. Quando tornavo in Italia facevo i tour de force per passare più tempo possibile con tutti perchè già sentivo questa sensazione di cui parlano tutti ora, la forza di uno sguardo, di un abbraccio. Già sapevo cosa significava vivere senza tutto questo. Scusate, ma la teoria che alla fine ti tocca ringraziare la tegola che ti è caduta in testa, non fa per me.
Continuerò a pensarci perchè voglio comunque trovare un significato, so che mi aiuterà e sono convinta che ci sia da qualche parte in mezzo a tutta questa sofferenza. Anche se i pensieri non sono chiari e limpidi come una volta in questo periodo. Ho due sottofondi costanti: le voci dei miei bimbi e le mie preoccupazioni, non mi sento me stessa fino in fondo. Ringrazio il cielo di essere circondata (si fa per dire) da persone che si sentono come me. Possiamo parlare e capirci benissimo e poi ridere di noi stessi, delle nostre paure. Non ho mai riso e pianto tanto con i miei amici come in questo periodo. Queste due cose, il riso e il pianto, sono le mie uniche armi in questa nuova normalità. Ah, e la condivisione.   

sabato 21 marzo 2020

there's still another game to play

Una volta, almeno tre o quattro anni fa, parlavo con una mia amica che ha due bambine più o meno dell'età di Joe e Woody di come si fa a insegnare ai figli il senso di riconoscenza.
Era passato da poco Natale e mi aveva infastidito vedere i giocattoli nuovi messi subito in un angolo per desiderare qualcos'altro. Come si fa a fargli capire che non tutti i bambini sono così fortunati, che dovrebbero ringraziare più spesso e soprattutto apprezzare quello che hanno invece di tendere sempre verso quello che non hanno e che nemmeno gli serve? 
Come genitore, e anche come insegnante devo dire, una delle cose che ti preoccupano di più, è che i tuoi figli o studenti diventino delle persone per bene, ma come glielo insegni?
La mia amica mi disse una cosa che non ho mai dimenticato e che mi è tornata in mente in questi giorni. Mi disse che lei ci andava molto piano con questi discorsi con le sue figlie. Non voleva rattristarle, voleva che vivessero l'illusione di quella loro infanzia spensierata e sicura il più a lungo possibile.
Mi disse: "Sai, nella vita a volte c'è un momento, e può succedere anche all'improvviso, in cui scopri la sofferenza, tua e quella degli altri, e l'infanzia finisce". 
La sua era finita con la guerra. Lei è nata in una di quelle repubbliche che nessuno sa trovare sulla mappa, quelle che finiscono per -Stan e che facevano parte dell'Unione Sovietica. Quando scoppiò la guerra civile da un momento all'altro lei e la sua famiglia dovettero lasciare tutto e tutti per fuggire in Israele. Quella fu la fine della sua infanzia. In un secondo passò da una vita simile a quella delle sue figlie alla persecuzione, alla paura, alla solitudine. E anche dopo, quando le cose piano piano si sistemarono, l'infanzia, intesa come fiducia nel prossimo, serenità e senso di sicurezza, chiaramente non tornò mai più. 
A volte mi chiedo se la tragedia del coronavirus sarà la fine dell'infanzia dei miei figli. Poi li guardo -tutti e due- e vedo che stanno bene, sorridono. Per ora stanno prendendo tutto come un gioco. 
Ho capito che la fine della loro infanzia adesso dipende quasi interamente da me. Io sono al centro della loro vita ancora più di prima. Se sarò in grado di sorridere, di mantenere la calma e di continuare a giocare -ma sul serio, non per finta, altrimenti se ne accorgono e non serve a niente- loro rimarranno bambini. Se mi farò prendere dallo sconforto, li trascinerò con me.
Noi genitori in questo momento, con tutte le nostre ansie e i nostri nervosismi -con le dovute proporzioni, ci mancherebbe- ci sentiamo spesso come il personaggio di Benigni ne La Vita è Bella. 
Tutti i miei dubbi, il mio sarcasmo e la mia angoscia li terrò in caldo per i meravigliosi adulti che fanno parte della mia vita e spero che loro faranno lo stesso con me. Per i bambini, sia Joe e Woody che i miei piccoli studenti appena comincerò a insegnare online, solo un sorriso testardo e rassicurante a dispetto di tutto.

Smile, without a reason why
Love, as if you were a child
Smile, no matter what they tell you
Don't listen to a word they say
'Cause life is beautiful that way
Tears, a tidal-wave of tears
Light that slowly disappears
Wait, before you close the curtain
There's still another game to play
And life is beautiful that way
Here, in his eyes forever more
I will always be as close as you remember from before.
Now, that you're out there on your own
Remember, what is real and what we dream is love alone.
Keep the laughter in your eyes
Soon, your long awaited prize
Well forget about our sorrow
And think about a brighter day
'Cause life is beautiful that way

martedì 17 marzo 2020

like a war

Mi chiedete spesso che si dice qui dell'Italia.
Oggi il The Daily, il podcast giornaliero del New York Times, ha dedicato all'Italia l'intera puntata. L'episodio si intitola "It's like a war" ed è l'intervista a un medico di Bergamo. Mi ha completamente devastato, forse non avrei dovuto ascoltarlo. Magari certe informazioni grossomodo già ce le hai anche, ma sentire un medico spiegare al New York Times in tutta normalità che lui e i suoi colleghi sono disperati e piangono tutti i giorni, è pazzesco.
È come guardare uno tsunami che si avvicina prima ai tuoi cari e poi a te e tu sei lì paralizzato perché non sai da che parte andare.

mille volte nella stessa giornata

Oggi sono dovuta andare in palestra a disdire l'abbonamento. Il bosco era più o meno di strada e così mi sono concessa una passeggiata visto che oltre ai soliti problemi è prevista anche una settimana di pioggia qui in Texas. Le scuole e tanti uffici pubblici sono chiusi, ma sia dal veterinario stamattina che in palestra e al parco questo pomeriggio tutto sembrava normalissimo. Mentre tornavo a casa, ho acceso la radio e ho sentito le ultime di Trump.
E' da mesi che tutti dicono e ripetono che la sua forza e il suo peso elettorale risiedono e dipendono esclusivamente dal successo dell'economia, quindi mi ha fatto impressione sentirlo ammettere non solo che sì, è probabile che ci sarà una recessione ma anche che questa quarantena durerà fino a luglio o agosto. Ieri le indicazioni erano di evitare assembramenti di più di 50 persone, oggi lui parlava di non più di 10 e se uno in casa si ammala, devono essere messi in quarantena tutti quelli che vivono con quella persona.
Vi capita mai di avere nostalgia per i problemi di prima?
Che bello quando mi preoccupavo perchè non ero riuscita a prendere l'appuntamento dalla parrucchiera o mi arrabbiavo perchè la Ragazzina mi rubava il cibo dal piatto.
Adesso sono andata decisamente oltre. Adesso guardo con nostalgia ai problemi dell'inizio del covid-19. Quanto ho sofferto al pensiero di dover rinunciare a tornare in Italia a giugno. Prima invece ho sentito questa previsione di quarantena fino a luglio-agosto con 40 gradi all'ombra e l'unica cosa che ho pensato è stata: va bene, va bene tutto pur di rimanere sani.
In uno strano modo si diventa più forti.
#celasifa e #noncelasifa mille volte nella stessa giornata.

lunedì 16 marzo 2020

lunedi

Alle 4 del mattino avevo già gli occhi sbarrati pensando di dover portare Bubu dal veterinario. Ansia per il possibile contagio+ ansia per la diagnosi. Bingo.
Era da un po' che avevo notato dei cambiamenti, ma sta bene, mangia, non sembra soffra, e sapendo che non potrebbe sopportare un'anestesia, preferivo non indagare oltre. Adesso però il gioco si fa duro con la quarantena, qualunque cosa sia, è meglio affrontarla prima che tutto sia ancora più difficile. Non so se a un certo punto chiuderanno anche le cliniche veterinarie. Si brancola nel buio.
Sono andata prestissimo, appena hanno aperto, sperando di incontrare meno gente possibile.
Il traffico era normale, la segretaria era normale, il veterinario pure. Le salviette disinfettanti e il gel per le mani ci sono sempre stati. Non ho notato assolutamente nessuna precauzione speciale contro il COVID-19.
Ho fatto incetta di medicine per i miei due vecchietti e la diagnosi non è stata nefasta come immaginavo. Bubu ha vari acciacchi come sempre e ora anche un'ernia che non credo sia operabile, ma sono sollevata.
C'è la possibilità che continui così e non si ingrandisca. Avevo paura che fosse una di quelle situazioni senza via di scampo. Mi aggrappo a questa speranza per quello che dal primo giorno abbiamo soprannominato il 'cane perfetto'. Ha sempre tenuto fede al suo soprannome, dovreste conoscerlo, è un beagle che non abbaia, non aggiungo altro.
Ci sono tante di quelle cose da considerare in questo momento, cose a cui non avevo minimamente pensato. E' un effetto domino che ci coinvolge tutti profondamente, proprio come lo ha visualizzato quel genio di Christoph Niemann sulla nuova copertina del New Yorker.

domenica 15 marzo 2020

il #celasifachallenge


Siamo in autoisolamento da meno di 48 ore. Abbiamo già fatto una partita infinita a Monopoli, disegnato, chiamato, videochiamato, inventato giochi di prestigio, guardato film, cucinato, costruito fortezze di coperte e anche fatto una partitella a palla perché siamo fortunatissimi e abbiamo il giardino. Non ci siamo annoiati, questo no, ma - è innegabile- il tempo sembra scorrere più lento del solito e non so davvero cosa ci inventeremo per passare giorni, settimane o chissà perfino mesi reclusi in questo modo. In questa situazione disperata vorrei lanciare un #celasifachallenge : bisogna trovare ogni giorno una piccola gioia, anche piccolissima.
Inauguro la mia sfida con qualcosa che mi ha davvero sollevato il morale oggi. Forse avrete sentito che qui, il primo oggetto a sparire dagli scaffali dei supermercati è stata la carta igienica. Mr J prima ancora che succedesse, ha avuto un colpo di genio: ordinare una tavoletta con bidet incorporato prima di tutti, ora pare siano già 
introvabili. E quindi la piccola, in realtà grande gioia di oggi, è questa. Anche perché, parliamoci chiaro, quando ti trasferisci negli#usa ti mancano tante cose dell'Italia, ma la mancanza del bidet è una di quelle cose a cui davvero non ti abitui mai. Chissà domani che sorprese ci riserverà.

🚽🧻
#coronatexas

Se volete partecipare semplicemente pubblicate il vostro post su Instagram con hashtag #celasifachallenge 🦠💪❤️