venerdì 31 agosto 2012

ora si’ che mi sento meglio

La maestra del piccolo Joe e’ una mia cara collega da tanti anni. E’ per questo che ho sempre il polso della situazione. Che fortuna. Mi sento proprio privilegiata in questa delicata fase di transizione in cui ha smesso di dormire e non mi molla piu’ nemmeno per un secondo per paura che lo abbandoni.

- Non ti preoccupare assolutamente per lui, e’ bravissimo, molto piu’ buono dei bambini piu’ grandi e poi non piange mai!

- Davvero? Ma bene!

- L’altro giorno, quando sei andata via mi sono accorta che strillava ma non aveva le lacrime, allora l’ho messo seduto e gli ho detto Hey ma tu non hai le lacrime, smettila subito di agitarti.

- E lui?

- Ha smesso subito.

- Dai, devo provare…

- Si si, e’ proprio un bambino tranquillo, ha solo questa piccola canzoncina che canta tutto il giorno. Mommy mommy mommy mommy mommy… e lui sta bene cosi’. Tutto il giorno. Specialmente quando si sveglia e si accorge che tutti gli altri sono gia’ andati a casa e lui e’ ancora li’.

lunedì 27 agosto 2012

a chi vuoi piu’ bene?

Passiamo una mattina insieme e mi racconta per l’ennesima volta che uno e’ bravissimo e l’altro una peste, uno mente e uno dice la verita’, uno lo porta a fare le cose e l’altro all’asilo. Insomma, dopo un po’ mi e’ chiarissimo che preferisce spiccatamente un figlio rispetto all’altro, una cosa che un po’ ci puo’ anche stare al limite, con un po’ di buon senso dico, ma a questo livello mette a disagio perfino me che non c’entro nulla.

Da madre io stessa, mi sono sempre chiesta come sia possibile che questo succeda. Per ora ho solo un figlio, ma non riesco nemmeno a immaginare di fare delle differenze un giorno, forse perche’ a casa mia di differenze non ne ho mai percepite.

Una persona pero’ mi ha fatto notare una cosa fondamentale. Tutti abbiamo delle preferenze in ogni campo della vita e quindi e’ ovvio averle anche in questo qui.

Sbam. E’ stato come ricevere una sberla. Non mi piace ammetterlo, ma si, deve essere un po’ cosi’, come dice lui, il gia’ citato amico psicologo. Pero’ avevo bisogno di approfondirla questa cosa. Mi sono messa a fare un po’ di ricerche e ho scoperto che il dibattito e’ davvero aperto (se avete un bel pelo sullo stomaco leggetevi questo ad esempio).

Mi viene in mente un episodio un po’ buffo accaduto l’anno scorso. C’era una mia amica che a una festa se ne andava in giro agitando l’ultima copia del Time Magazine intitolata ‘Playing Favorites’ e spiegando a tutti quanto fosse assurdo e falso quello che si affermava in quella rivista e cioe’ che molti genitori di fatto preferiscono un figlio rispetto agli altri. Ricordo perfettamente che io e Mr. Johnson ci scambiammo uno sguardo divertito: era sempre stato chiarissimo a entrambi che quella persona trattasse un figlio in maniera lievemente diversa rispetto agli altri.

L’articolo, tra l’altro, e’ molto interessante e anche dettagliato. Spiega come nascono le preferenze ed e’ accurato, sono dinamiche che davvero si ripetono in maniera molto simile nella realta’ di tante famiglie che conosco, fa perfino un po’ impressione.

La trovo una questione misteriosa, e’ per questo che mi appassiona. Una cosa che esiste e non si dice, un grande tabu’.

Cosi’ ho fatto un esperimento. Se e’ impossibile essere completamente obiettivi con i figli (e poi io non ne ho abbastanza al momento…), non lo e’ con i propri cani. Sapete quanto bene voglia ai miei acchiappaconiglietti, nonostante mi complichino la vita non poco negli ultimi tempi. Allora, mi sono messa li’ a pensare a tutti e due e…niente. Non riuscivo a decidere. Hanno tutti e due le loro debolezze e i loro punti di forza, ma quando penso a quei due musi…li adoro, entrambi, pero’ volevo davvero andare in fondo alla cosa e alla fine ho deciso che si’, forse, molto forse, potrei amarne uno un milligrammo piu’ dell’altro. La cosa che mi ha stupito moltissimo e’ che Mr. Johonson non e’ per niente d’accordo con me. Lui e’ convinto che io preferisca l’altro. Ne abbiamo discusso molto e non ne siamo venuti a capo, ma a me in qualche modo ha fatto piacere. Se tu sforzandoti molto ammetti di preferirne uno e chi ti guarda dall’esterno pensa che preferisca l’altro, forse significa che li stai trattando piu’ o meno allo stesso modo, che in pratica una preferenza anche se puo’ esserci, non si vede e quindi, non cambia nulla. Ci sto ancora pensando, ma questo potrebbe essere l’approccio giusto per me.

Voi? Cosa ne pensate?

venerdì 24 agosto 2012

vengo anch’io?

Una mia amica che era stata un sacco di anni insieme a un tedesco, una volta mi racconto’ di essersi innamorata del suo nuovo fidanzato italiano perche’ aveva usato una parola difficilissima. Mi fece molto sorridere perche’ conosco perfettamente la sensazione.

Nella vita quotidiana, anche se entrambi si parla e si capisce perfettamente la lingua dell’altro, non si usa mai un linguaggio particolarmente raffinato e anche cosi’ ci sono continui malintesi che il piu’ delle volte sono malintesi culturali, non liguistici, quindi, probabilmente non si risolveranno mai.

Quando si guarda insieme un film o qualcosa e uno lo trova divertentissimo e l’altro no, ad esempio, e’ piuttosto fastidioso.

Eppure a me, anche dopo tutti questi anni piace sempre il confronto. Vedere le cose e a volte ascoltare le mie stesse parole da un punto di vista che io o un’altra persona che parla la mia lingua non potrei mai avere, mi stimola.

(Un esempio fra tantissimi)

Ad ogni modo, gli scogli ci sono. Vi racconto l’ultimo.

Quest’estate in Italia ho comprato al piccolo Joe un libricino con ‘Vengo anch’io no tu no’ di Jannacci, illustrata. 

Sinceramente, l’ho comprato senza pensarci piu’ di tanto, solo perche’ ricordavo che da piccola mi piaceva un sacco quel ritornello.

E anche il piccolo Joe, l’adora. Lo chiama ‘no no no’, e’ il suo preferito.

Abbiamo guardato il video su youtube e anche a Mr. Johnson piace molto, pero’ si sente a disagio.

Ora, mi rendo conto che forse

‘Si potrebbe andare tutti quanti al tuo funerale
per vedere se la gente poi piange davvero
e scoprire che e` per tutti una cosa normale’

Oppure

‘Si potrebbe poi sperare tutti in un mondo migliore
Dove ognuno sia gia` pronto a tagliarti una mano
un bel mondo sol con l'odio ma senza l'amore’

non siano proprio versi scritti appositamente per bambini pero’ io non ci vedo nulla di male. E’ che io colgo l’ironia, il paradosso, si’ anche l’amarezza, ma ci sta, lui invece me lo traduce letteralmente e scuote la testa.

E’ da settimane che andiamo avanti a punzecchiarci (e a canticchiare perche’ chi se la toglie piu’ dalla testa…).

Se c’e’ una cosa che ho capito dalle poche lingue che conosco e’ che ci sono un sacco di cose che non bisognerebbe mai tradurre perche’ per quanto la traduzione possa essere accurata perdono sempre una quantita’ incredibile di sfumature.

giovedì 23 agosto 2012

mercoledì 22 agosto 2012

cracker?

Quando si concentra al massimo per dire una cosa e gli altri bimbi lo guardano come un marziano, mi viene voglia di cominciare a parlargli in inglese. Poi quando torna a casa il secondo giorno di scuola, chiedendo un ‘cracker’ invece di un ‘biscotto’, come lo ha sempre sentito chiamare da quando e’ nato, capisco che, ci vorra’ un po’ di piu’, ma andra’ tutto bene.

lunedì 20 agosto 2012

la vera famiglia

Un po’ di tempo fa ho conosciuto a casa di amici un’altra emigrante come me. Ci siamo state simpatiche e ci siamo ripromesse di rivederci qualche volta. Nei mesi successivi ho provato a invitarla diverse volte, ma era sempre impegnata, cosi’ ho mollato il colpo e, sinceramente, me ne sono un po’ dimenticata, in fondo l’avevo incontrata giusto un paio di volte. Poco tempo fa l’ho riincontrata a un’altra festa, che‘ qui a Dallas il giro degli stranieri e’ piu’ o meno sempre quello ed e’ impossibile perdersi di vista. Mi ha accolto con grande simpatia, ma a un certo punto mi ha fatto un discorso un po’ strano.

- Guarda, io non capisco come facciano gli altri a trovare il tempo per gli amici. Io sono piena di cose da fare e se ho un attimo libero preferisco starmene per conto mio.

E’ una posizione rispettabile, non dico di no, ognuno fa le sue scelte, ma mi ha fatto tristezza. Credo che tanti qui la vedano in questa maniera, stranieri e no, magari non lo dicono cosi’ chiaramente ma lo dimostrano con i comportamenti. Eppure, la vita si puo’ riempire di tanti impegni, di tante cose da fare, ma vuoi mettere il tempo perso a raccontarsela con gli amici? Gli amici sono sempre stati al vertice delle mie priorita’ e vivendo cosi’ lontano da casa ancora di piu’. Pensavo fosse lo stesso per tutti gli emigranti, ma evidentemente non e’ cosi’. Tra l’altro crescendo, mi rendo sempre piu’ conto che, al di la’ di questo, del dove si vive, delle scelte che si fanno, la vera famiglia poi sono le persone che ti scegli.

domenica 19 agosto 2012

il primo giorno di asilo del piccolo joe

Quello che volevo piu’ di ogni cosa, alle undici di sera, era fare entrare il thermos della pasta, il contenitore della frutta e anche un paio di biscottini in quell’accidente di lunch box a forma di scimmia che gli avevo comprato la mattina. E provavo, riprovavo, cambiavo i contenitori, giravo, rigiravo, ma non c’era verso.

Mr. Johnson osserva un attimo la scena e fa:IMG_20120815_085920

- Beh, se non ci sta vuol dire che non ha bisogno di mangiare cosi’ tanto.

Non l’avesse mai detto. Fatto sta che non si e’ fatto piu’ vedere per il resto della serata mantenendo, pero’ quell’irritantissimo sorrisetto che fa quando mi vede comportarmi in maniera particolarmente incomprensibile.

Il primo giorno di preschool del piccolo Joe, tanto e’ bastato per farmi agitare.

Il fatto e’ che prima andava in un posto dove giocava e basta, un daycare, quella dove andra’ quest’anno, invece, la scuola dove lavoro anch’io, e’ una scuola vera e propria. Ci dovra’ stare tutto il giorno per due giorni alla settimana, mentre lavoro, e le maestre pretenderanno delle cose da lui, ma e’ cosi’ piccolo, il piu’ piccolo di tutti. Non sa ancora nemmeno bere dal bicchiere senza bagnarsi, poverino, e si trovera’ in classe con bambini anche piu’ di un anno piu’ grandi. Per non parlare del fatto che si esprime solo in una specie di italiano e gli altri bambini lo guardano come un marziano. E’ per questo che mi sono fatta prendere dall’ansia, ma non solo.

Quella sera mi sono tornate in mente delle parole che avevo sentito non so dove un po’ di tempo fa. Sapevo che mi sarebbero tornate utili, ma non sapevo ancora come, cosi’ mi sono rimaste bene impresse in mente.

Ogni volta che vi comportate in maniera irrazionale in una situazione che riguarda i vostri figli, fermatevi e pensate al vostro passato.

Era tardi e la mattina dopo dovevo svegliarmi all’alba, ma mi sono seduta un attimo da sola e ho cercato di capire cosa mi stesse succedendo e perche’ da giorni non riuscissi a pensare ad altro. E stranamente l’ho capito subito, era semplice dopo tutto.

Mi sono ricordata le cose che faceva mia madre per me quando andavo a scuola, e soprattutto di come mi piacevano tutte quelle cose, di come mi facevano sentire speciale e amata e mi aiutavano a passare la giornata piu’ serenamente. Volevo fare lo stesso ecco. Ma quello sarebbe stato anche il mio primo giorno di lavoro dopo l’estate, dovevo fare troppe cose e volevo farle tutte in maniera perfetta.

Perfetta. Che stupida questa parola, eppure credo che volessi proprio essere cosi’, infatti piu’ il giorno fatidico si avvicinava piu’ l’ansia aumentava e aumentava e. Inutile a dirsi, non c’era niente di perfetto.

Poi le ore sono passate, e’ arrivato il mattino ed e’ andata benino diciamo. Io ho avuto una specie di magone per tutto il giorno e anche lui a quanto pare. Non ha pianto, ma le maestre hanno detto che e’ stato ‘silenzioso e che aveva spesso gli occhi lucidi’.

Ora che il momento critico e’ passato, ripenso a tutta la scorsa settimana e mi spiace non essere riuscita a fermarmi prima a pensare anche a me stessa oltre che alle mille cose da fare. A volte basta cosi’ poco per ritrovare l’equilibrio, il difficile e’ capire quando e’ il momento di mettere tutto in pausa per un attimo ed ascoltare solo se stessi.       

lunedì 13 agosto 2012

addio tiramisu’ al basilico, e’ stato bello

Ieri ho avuto una conversazione molto interessante con una ragazza africana che vive qui da piu’ di dieci anni. Mi diceva:

- E’ ora di andare via da Dallas.

- Come mai? Non ti ci trovi bene?

- No, no, e’ il posto in cui mi sono fermata piu’ a lungo in assoluto, ma ora voglio vedere qualcosa di nuovo.

- Ma non ti dispiace lasciare tutte le amicizie che hai costruito in tutti questi anni, la tua casa… Non ti spaventa ricominciare da zero?

- Costruiro’ nuove amicizie e imparero’ a cavarmela anche in un altro posto, l’ho sempre fatto, ho voglia di cambiare.

Ho sempe pensato che il mio bisogno di fare nido, di un posto dove davvero mettere radici fosse dovuto alla mia italianita’. Dopo tutto li’ in genere la gente si compra una casa nella vita e difficilmente la lascia, e’ questo l’esempio con cui sono cresciuta, ma per combinazione sempre ieri, un’amica italiana che vive fuori da tantissimi anni e che e’ passata dal Brasile, al Messico, all’Egitto e non so quanti altri paesi prima di approdare qui, mi diceva piu’ o meno la stessa cosa che mi ha detto la ragazza africana e allora...

- Prima non dovevamo riparare mai nulla. Traslocavamo prima che le cose si rompessero, ora ci si e’ rotto il forno e dovremmo anche imbiancare.

E ha sottolineato con la voce ‘imbiancare’ con un certo imbarazzo, come un sintomo di estrema decadenza di cui vergognarsi.

- Non va bene, bisogna ripartire altrimenti ci rincoglioniamo.

Io questi spiriti liberi li ammiro da morire, ma quanto e’ diversa la mia idea di benessere dalla loro. Anche a me piace viaggiare, ma adoro anche il fatto di cominciare a conoscere la citta’ e di avere dei punti di riferimento qui. Non e’ per niente facile essere l’ultimo arrivato.

Non so se ora come ora, ce la farei a lasciare Dallas cosi’ tanto per fare qualcosa di diverso. Magari non e’ il paradiso terrestre, ma sto bene qui, la vita e’ gia’ abbastanza complicata senza continuare a ricomniciare daccapo. Le cameriere scorbutiche del ristorante vietnamita di fronte a casa che sanno gia’ cosa voglio prima che glielo dica, mi mettono un buon umore incredibile per dire, mi fanno sentire di casa. Mi piace avere delle consuetudini, me le sono dovute guadagnare in un certo senso.

E a proposito di ristoranti.IMG_20120812_190439

Oggi siamo tornati in quel ristorante dove ci avevano servito il fantasmagorico tiramisu’ con la foglia di basilico. C’erano dei cartelli che spiegavano che il proprietario non gli ha rinnovato il contratto di affitto e dopo domani chiudono. Ci sono rimasta malissimo. Insomma, ci andiamo dai primissimi tempi qui, quando ancora non si sbizzarrivano con il basilico. E’ uno di quei posti in cui ti puoi anche portare il vino da casa. Tanti di quei ricordi. Eravamo li’ la sera che abbiamo scoperto di aspettare il piccolo Joe. Prima o poi mi manchera’ quello stupido tiramisu’ al basilico, vi rendete conto? Lo so che succedera’ e se mi puo’ mancare questo, vuol dire che potrei finire per struggermi di nostalgia davvero per qualsiasi cosa. Meglio fermarsi ancora un po’ qui prima di riaprire le danze.

giovedì 9 agosto 2012

meglio qua o la’?

Ci sono delle domande che ti fanno cadere le braccia e onestamente quella del titolo e’ una di quelle. E’ che ti viene fatta di continuo, ma in genere cosi’, en passant, senza l’intenzione di ricevere una vera risposta. Poi quando qualcuno un giorno te la pone seriamente perche’ davvero e’ interessato alla questione, piu’ che caderti le braccia, vai in crisi.

Ci ho pensato bene a questa cosa e chi mi ha posto la domanda se ne sara’ accorto visto che e’ passato un po’ di tempo.

Ho deciso oggi mentre guidavo che la mia risposta e’:

dipende da cosa vuoi dalla vita.

La vita qui dove vivo io ora e’ piu’ semplice che in Italia, non c’e’ niente da fare. Prendo l’esempio forse piu’ lampante. Quando ho fatto la patente qui ho pagato 24 dollari e ho fatto l’esame il giorno dopo, in Italia…beh chevelodicoafare. E cosi’ mille altre cose. Non ci sono disservizi particolari. La gente non si lamenta piu’ di tanto (ricordate? Se ti lamenti sei parte del problema e non della soluzione), questa e’ una delle cose che mi colpirono di piu’ all’inizio. Un buon titolo di studio di solito ti permette di trovare un buon lavoro anche se poi ‘il pezzo di carta’ qui non e’ cosi’ importante. La cameriera dopo un po’ ci sta che se si impegna diventi manager e poi magari continui a far carriera. C’e’ ottimismo, in giro non si vede una famiglia con meno di tre quattro bambini. C’e’ Obama (e speriamo resti ancora per un po’). Questi sono alcuni dei motivi per cui ci siamo fermati qui invece di tornare indietro dopo un paio d’anni come avevamo pensato all’inizio.

D’altra parte, se cercate una vita veramente a misura di essere umano, non e’ qui che la troverete. Le distanze sono immense. Non ci sono piazze dove incontrarsi, ci si sposta in macchina ovunque. E’ difficile fare amicizie, tende a rimanere tutto sulla superficie in questo senso. Fare un viaggio per vedere qualcosa di nuovo e’ complicato a causa delle distanze, certo, e poi anche dal fatto che gli americani sono degli stakanovisti, hanno pochissime ferie e tante volte anche se le hanno non le fanno. A volte sembra che non siano in grado di non far niente, di passeggiare, di guardarsi intorno. Il pragmatismo fa questi scherzi.

Insomma, e’ meglio qui o li’?

Dipende da cosa vuoi dalla vita, e’ questa l’unica risposta che saprei dare. Ma se ti interessa davvero saperlo, se stai considerando di trasferirti, dovresti venire qui a vedere con i tuoi occhi per giudicare da solo.

mercoledì 8 agosto 2012

family planning

Con la mia storia personale, mi ha sempre fatto impressione vedere in farmacia il reparto ‘family planning’. Come se si potesse davvero pianificare una cosa cosi’ enorme, un minuscolo istante che ti cambia la vita e che di fatto crea la vita. In realta’, la maggior parte delle persone che molto spesso non sanno nemmeno quanto sono fortunate, possono programmare anche questo.

Come una mia amica, venticinque anni, due bambini. Fin qui ha pianificato tutto come voleva e ora il suo problema e’ prevenire l’allargamento della famiglia. Mi raccontava che quasi tutti i metodi anticoncezionali le creano degli scompensi fisici, tranne uno molto costoso, novecento dollari. Dato che il costo di una vasectomia con la sua assicurazione e’ di seicento, lei e il marito hanno optato per questa seconda scelta. La vasectomia e’ un’operazione reversibile, mi spiegava, ma tornare indietro e’ piuttosto costoso. Difficilmente riusciranno a mettere insieme novemila dollari, se non sono riusciti a racimolarne novecento.

Ecco, mi ha lasciato male questa storia. Guarda te se una giovane famiglia deve prendere certe decisioni sulla base del risparmio.

martedì 7 agosto 2012

quando si dice ‘fresh start’

Una cosa che mi affascina della vita qui e’ l’osservazione del senso degli affari degli americani, che e’ completamente diverso da quello degli italiani, ne abbiamo parlato tante volte.

Come vi dicevo, questa settimana sono cominciate le varie riunioni che precedono l’inizio ufficiale dell’anno scolastico e cosi’ ho avuto bisogno di riportare il piccolo Joe al suo vecchio asilo, solo per questi giorni.

La sorpresa, dopo un mese, e’ stata trovarlo radicalmente cambiato all’interno. Stesso edificio, personale nuovo di pacca. In effetti, negli ultimi mesi qualcosa non andava la’ dentro. Il nuovo direttore era palesemente incompetente. Negli ultimi tempi si era arrivati a un avvicendamento di insegnanti a dir poco preoccupante. Soprattutto, dal mio punto di vista, non si capiva perche’ i migliori se ne andassero e venissero sostituiti da altri con sempre meno esperienza. Evidentemente hanno ricevuto cosi’ tante lamentele che hanno deciso di dare una svolta, e che svolta!

Licenziare tutti in tronco e ricominciare da zero. What they call a fresh start. Ho gia’ appurato che qui il licenziamento in generale e’ privo di quella carica di dramma che ha da noi, ma a una cosa cosi’ estrema non mi era mai capitato di assistere. 

lunedì 6 agosto 2012

meh

In questo periodo sono successe un paio di cose piuttosto angoscianti. Pero’ sono successe in mezzo ad altre eccezionalmente positive. Insomma, e’ strano questo periodo, mi sembra un po’ di essere in mezzo a uno di quei sogni inspiegabili che pero’ ti lasciano piuttosto male al mattino. Poi c’e’ questa cosa paradossale qui quando ti arriva una brutta notizia dall’Italia che sembra che non sia successo davvero. Voglio dire, riattacchi, ti guardi intorno ed e’ tutto come prima. Ti viene come un giramento di testa nel ripeterti che e’ successo e in realta’ non ci metti tantissimo a realizzare, ma poi ci sono tutti gli altri. In certi casi hai bisogno di dirlo per crederci ed elaborare, ma ammettiamo che decida di condividere la notizia con qualcuno, ho visto che la conversazione si spegne dopo due minuti. E’ morto qualcuno? No, allora parliamo di quello che mangiamo per cena. Non per superficialita’, ma perche’ e’ lontano e allora si guarda alla sostanza. Il fatto e’ che nella vita non e’ che sia tutta una questione di vita o morte, ci sono tante cose nel mezzo, solo che quando sei lontano la quotidinita’ prende il sopravvento e tutto sfuma, anche quello che non dovrebbe. Ci pensi certo, sempre, ma solo tu che ci sei dentro anzi a quel punto ci sei sprofondato, forse piu’ che se fossi stato li’ a viverti tutto sulla pelle. Ho passato una settimana completamente bloccata nella mia preoccupazione, mi semba di non aver fatto altro che preoccuparmi, ma senza intevenire in nessun modo sugli eventi che hanno continuato a scorrere senza di me. E’ come se avessi assistito a un film particolarmente intenso. Ecco si, sono stata spettatrice di una cosa che mi ha toccato profondamente, ma non ho potuto toccare in nessun modo a mia volta. Sembra che lo spettacolo sia terminato con uno di quei lieti fine un po’…meh, ma almeno possiamo voltare pagina.