venerdì 31 luglio 2009

la classe, o qualcosa del genere

Inizialmente, davo per scontato che non avrei avuto un’aula tutta per me, cosi' quando mi dissero che una classe invece c'era, fui molto contenta. La direttrice mi ci porto' quando andai a firmare il contratto. E' una sorta di taverna che puzza di muffa, ma almeno e' molto grande. Li' per li', a dire il vero, notai anche qualche piccolo dettaglio fuori posto, ma la stavano ristrutturando quindi non mi preoccupai, e’ gia’ tanto averla una classe, no? Poi ieri mi chiamano per dirmi di andare a scegliere la disposizione dei mobili. Fantastico, ho pensato. La solita ingenua. I mobili -mi e' stato comunicato subito in maniera perentoria da questa biondona di ghiaccio- devono essere usati tutti perche' costano e sono stati donati. In poche parole non c’era molto da scegliere. Il problema e' che sono tantissimi e non sapevano  dove metterli perche' la parete piu' lunga ha una terribile perdita d'acqua, che non hanno intenzione di aggiustare per ora perche' costa troppo, e cosi' bisognava capire come fare. Ma proprio a me lo vengono a chiedere? Non sono mica un falegname. Comunque, ci ho pensato una frazione di secondo e ho proposto la cosa che mi sembrava piu' logica, nella mia logica almeno:
- Appendere gli armadietti cosi' non toccano per terra e se entra l'acqua non si bagnano?
- Andata!
Che bello, come sono utile. L'addetta alla ristrutturazione allora mi spiega:
- Lo vedi quell'angolo? Non sarebbe stupendo mettere un bel tappeto, con delle sedie comode, dei libri, magari della musica....
- Certo!
- No mi spiace, non si puo', c'e' l'acqua.
Mancano una ventina di giorni all’inizio della scuola e il materiale che ho ordinato non si sa che fine ha fatto, il proiettore e' rotto e nel seminterrato non c’e’ ne' il riscaldamento, ne' l'aria condizionata. Ma il relax sara' comunque garantito dalla presenza di tre lunghissimi tubi neri che quando qualcuno usa il bagno, o meglio i 7 bagni, al piano di sopra, fornira' un piacevole effetto cascata del Niagara in sottofondo.
E questo e' quanto per la classe. Pero' mi sembrano tutti abbastanza entusiasti del mio arrivo in questa nuova veste. La signora delle pubbliche relazioni ha anche fatto uscire un articoletto sul giornale locale per annunciare questa cosa e leggendolo, ho capito che per loro la chiave promozionale e' soprattutto una: l'insegnante di arte italiana. Si vede proprio che questa cosa li esalta, come se uno solo per il fatto di essere italiano avesse la scienza, o meglio l'arte, infusa. Evabe', vediamo di fare del nostro meglio. 

“Our school has always had an art enrichment focus, but this fall, students will be taken to another level of artistry – Italian Style”.


Italian style, capito? E poi parte la sviolinata al filantropo che ha reso possibile tutto questo e praticamente tutto il mio curriculum. Certo che non capisco. La mia e' una scuola privata in un bel quartiere e ci sono tutti questi problemi economici. Mr. Johnson invece, mi ha raccontato che nelle scuole pubbliche le strutture sono molto migliori. Dice che nella sua scuola in un quartiere cosi’ cosi’, avevano un’aula di arte pazzesca. Tutte le classi facevano lezione tutti i giorni, non solo una volta alla settimana come le mie, e avevano un sacco di strumenti, perfino la pressa per fare le serigrafie, che mi sembra incredibile per dei ragazzini. Boh. Allora qual e’ il vantaggio di spendere cosi’ tanto per una scuola privata? E’ solo un discorso di orientamento religioso? Ci sono un sacco di cose che ancora non capisco di questo paese.

giovedì 30 luglio 2009

drive to dallas

Per la prima volta ho trovato una canzone che parla di Dallas, che' Dallas non e' mica New York e agli artisti di solito non ispira molto piu' che film sull'assassinio di Kennedy. Cioe' veramente anche questa canzone parla piu' che altro di non andare a Dallas, ma meglio di niente, no? Mi piace e mi piace questo gruppo che ho appena scoperto. Oltretutto cercando la canzone su youtube, ho visto che ci sono un sacco di video assurdi di gente che fa vedere le strade di Dallas, il percorso che fa per andare al lavoro, cose cosi’.

Magari ci sono di tutte le citta’.

mercoledì 29 luglio 2009

il femminismo nella lingua

"If a particular image causes much of a holdup, tell the child to skip it and go on; she can come back to it later. Se una particolare immagine causa grande ritardo, di' al bambino di saltarla e andare avanti; lei puo' tornarci su dopo".

Sto leggendo un libro sull'insegnamento del disegno ai bambini e arrivata a questa frase sono rimasta un secondo perplessa. Perche' dice she? Nel testo si parla sempre di bambini in generale, non di una femmina. Cosi' sono andata avanti (non sia mai rimettersi rileggere tutto, eh) ed e' capitato un altro caso simile. Allora mi sono finalmente decisa a informarmi e ho scoperto che in inglese si puo' usare il femminile al posto del maschile, a propria completa discrezione. Una conquista femminista immagino. Non ho ancora letto tanti libri in questa lingua, pero' e' la prima volta che mi capita. Nel linguaggio comune, parlato, ho notato che si tende piuttosto a passare al plurale, anche se non e' completamente corretto, invece di scegliere un genere.
Usando lo stesso esempio:
If a particular image causes much of a holdup, tell the child to skip it and go on; they can come back to it later.

martedì 28 luglio 2009

ragazzi, che tristezza

Una giornata di novembre nel mezzo dell'estate. Ieri c'erano 36 gradi, sole, clima soffocante, niente di strano. Oggi invece, la massima e' 24, e quello andrebbe benissimo, ma il cielo e' bianco, tetro strauggioso e piove da ore e ore. Me ne ero convinta, ma no, non ho superato la meteropatia. Sono di un malumore oggi, si salvi chi puo'.
Per di piu' ho ricominciato a lavorare. Oddio, che' poi lavorare e' una parola grossa, lavoricchiare diciamo. Insomma, sono entrata un po' piu' nel vivo della preparazione del mio corso, ecco. Ho trovato una trentina di video di lezioni di arte per ragazzini e li sto guardando tutti, prendendo appunti per di piu', per avere un po' di idee per le mie lezioni. Il problema e' che sono 30! Sono degli anni Ottanta, con una colonna sonora, se cosi' si puo' chiamare, improponibile e con questa sciura con le spalline che e' troppo la gemella del destino di nonna Johnson.
In teoria e' utile, ma non si puo' guardare, fra poco butto tutto per aria.

- Allora bambini, prendete la colla, mettete il tappo ai pennarelli.....

Ho il cervello in pappa.

lunedì 27 luglio 2009

beh, modestamente l'italiano oramai un po' lo mastico

Questo fine settimana passera' per sempre alla storia come quello in cui due italiani hanno scambiato me per americana e Mr.Johnson per italiano.

- Pero', lo hai imparato bene l'italiano, eh?

- 0_o

Stare troppo tempo all'estero fa male.

venerdì 24 luglio 2009

ancora sulle foto

Oramai conoscete la mia passione per le foto, ecco, lei da Dublino mi ha fatto scoprire un video splendido a questo proposito.
Guardatelo, ne vale la pena. E cercate di non commuovervi :)

giovedì 23 luglio 2009

ci risiamo

Sono allibita. Obama fa una conferenza stampa molto lunga che e' stata definita fondamentale, quasi di portata storica per quanto riguarda la riforma sul sistema sanitario e il Corriere della Sera se ne esce con questo titolone:

Obama: subito la riforma della sanità
E sul prof nero: «Polizia stupida»

Ieri sera l'ho ascoltata tutta in diretta quella conferenza stampa e c'e' stata solo una domanda sulla vicenda del professore arrestato. Obama non ha minimamente affermato che la polizia e' stupida. Ha detto invece di non essere informato adeguatamente sui fatti e che per quello che ne sa, il poliziotto che ha arrestato il professore dopo aver accertato che non era un ladro, ma che si trovava a casa sua, ha agito stupidamente. Che e' un pochettino diverso.

frost nixon. e berlusconi?

Ieri sera ho guardato Frost Nixon, splendido film. Ora, io non so se qualcuno di voi l'abbia visto, ma io per tutto il tempo non riuscivo a non pensare a Berlusconi. Ricapitolando, l'unica vera colpa di Nixon, gravissima, e' stata quella di cercare di spiare i democratici. Allora, nel film lo vedi che per una cifra enorme accetta di rispondere alle domande di questo Frost e tutti pensano che stia per crollare, che messo di fronte a domande precise non possa negare e invece niente. Mente e continua a mentire, sembra lui il primo a credere a cio' che dice. Con astuzia e sangue freddo ribalta la verita' ancora una volta, a proprio uso e consumo, e vince con la voce ferma, il sorriso e il carisma come se fosse questo a contare. Nega tutte le sue responsabilita', trasforma la verita' in qualcos'altro, fabbrica un passato che gli calza a pennello. Come Berlusconi. Poi pero' arriva un momento in cui la verita' preme per venire a galla, in cui la sua stessa coscienza si rivolta contro di lui ed esce fuori l'uomo finalmente. Finito, solo, con nessun altro da incolpare se non se stesso.
Invece Berlusconi va avanti, sempre. Non lo ferma nessuno, e' incredibile. E dire che ha fatto cose che Nixon non si sarebbe nemmeno sognato. Leggi ad personam, prostitute, corruzione e chi piu' ne ha piu' ne metta. E nemmeno il buon gusto di smettere di prenderci in giro. Nixon e' stato bloccato, Berlusconi no, mai. Non lo ha fermato ne' la sinistra, ne' la magistratura e nemmeno il popolo italiano. E oramai la colpa, nei discorsi che purtroppo mi capita di sentire qui implicitamente cade proprio sugli italiani, che lo rieleggono, che lo amano, che tollerano tutto perche' loro per primi non credono nelle istituzioni. Del resto gli Italiani hanno inventato il fascismo, ha detto qualcuno. Cosa ci tocca sentire.

mercoledì 22 luglio 2009

una cosa che ho imparato dell'ansia

Quello che non vi ho detto a proposito della palestra ieri e' che e' probabilmente la cosa migliore che e' venuta fuori dalle mie recenti disavventure. Seriamente. Dopo l'operazione, mi sono trovata a soffrire di un leggero stress post traumatico e la palestra mi ha aiutato moltissimo. Chi l'avrebbe mai detto un tempo, che io cosi' pigra avrei parlato in questo modo. Non immaginatevi una piccola culturista, adesso, si tratta di un'oretta al giorno ora che sono in vacanza, pero' sento di averne bisogno. Ogni volta che mi sentivo sopraffatta dall'ansia, mi muovevo un po' e in qualche modo, ricominciavo a respirare. La spinta iniziale era dovuta al fatto che avevo letto che rinforzare certi muscoli poteva migliorare la mia situazione, poi pero' ho visto che la cosa andava al di la' di questo e investiva la mia mente molto piu' del corpo. Qualcuno mi ha detto che la sensazione piacevole che si prova allenandosi, puo' causare dipendenza e immagino che sia vero a questo punto. Ho letto molto a proposito. In realta' ho letto molto riguardo ai metodi di diminuzione dell'ansia in generale. Dall'autoipnosi, alla meditazione, la respirazione diaframmatica, la visualizzazione creativa, il rifiuto delle idee irrazionali.... di tutto, cose che non avrei mai immaginato. Mi sono fatta una vera e propria cultura sull'argomento perche' volevo davvero uscire da questa cosa che mi teneva prigioniera e ho notato che l'esercizio faceva sempre parte di questi discorsi. Forse e' il rimedio piu' semplice, per me senz'altro quello che ha funzionato meglio. C'e' chi parla addirittura di natural hight (euforia non causata da droghe) per quanto concerne l'azione delle endorfine che si rilasciano facendo movimento. Pero' a differenza di molte droghe, l'esercizio fa aumentare l'attivita' delle onde alfa nel cervello permettendoti di concentrarti piu' facilmente, ti aiuta a dormire meglio e ad aumentare il livello di energia. Tutte cose che ho sperimentato. Personalmente una bella corsa o una nuotata mi hanno aiutato piu' di mille discorsi. Insomma, avevo voglia di condividere questa piccola cosa che ho imparato con voi. Spesso mi scrivete di aver provato esperienze molto simili a quelle che racconto qui, quindi ho pensato che magari questa informazione puo' essere utile a qualcuno, lo spero. Ci sono momenti, momenti che capitano a tutti prima o poi, in cui ci si sente soli e spaesati di fronte a determinate questioni che all'improvviso ci troviamo a dover fronteggiare, ma quello che a volte si dimentica e' che tutto si puo' affrontare senza perdere la testa e sono proprio questi i momenti in cui siamo piu' inclini a migliorarci e a conoscerci. E' proprio cosi'.

martedì 21 luglio 2009

svelato l'arcano

E' successo che un po' di tempo fa ho vinto una lezione con il personal trainer e ho fatto finta di niente. Non e' che abbia nulla contro di lui, e' che non fa per me. Appena ti iscrivi in palestra ti regalano una seduta gratis e a me non era piaciuta neanche un po'. Ti misura tutto, anche il collo e poi sta li' tutto muscoloso e perfettino a guardarti mentre ti contorci cercando di fare quello che lui ha fatto un secondo prima senza il minimo sforzo. Ogni volta che vedo quelli che si allenano con il personal trainer -e scusate se appartenete alla categoria- mi rattristo per loro. Purtroppo pero' e' riuscito a cooptarmi di nuovo e cosi' ho deciso almeno di approfittarne e porgli la mia domanda da un milione di dollari: - Vengo qui da mesi e mesi, com'e' che non ho perso nemmeno un grammo?
Ed e' stato a questo punto che e' partito con le brutte notizie. Prima di tutto, dice che mangio troppa pasta e troppa poca carne.

- E' che a me la carne non piace molto, ma quanta ne dovrei mangiare?

- Beh, io per esempio la mangio ad ogni pasto, ma se non ti piace non c'e' problema: vai qui al nostro negozio e compri le proteine in polvere, un paio di cucchiaini nell'acqua e sei a posto.

- E' che sarei piu' per le cose naturali, sai com'e'...

- Le uova allora? Ti piacciono le uova?

- Certo.

- Ok, allora ti fai una bella bottiglia di bianco d'uovo e con le proteine hai finito.

L'ideale per rimanere sul naturale, insomma. Alla fine il colpo di grazia.

- Allora, concentriamoci. Pensa a quello che mangi.

- Fatto.

- Ora dividilo in due.

- Fatto. E poi?

- Mangia solo meta'.

Con profonda tristezza, saluto, faccio per uscire, e accanto alla porta noto per la prima volta una sorta di acquario vuoto con dentro qualcosa come cinque libre di grasso, cosi' giusto per darti un ulteriore idea. Messaggio ricevuto. Ma ricorda
you are here for a reason.

lunedì 20 luglio 2009

joe sixpack

Un giorno chiaccheravo con mia cugina su skype. Pur vivendo nella stessa citta' capitava di sentirci e vederci molto di rado, invece paradossalmente ora che siamo lontane, stiamo costruendo un rapporto piu' stretto. E mi fa molto piacere. Per me, che non ho avuto una sorella maggiore, lei e' sempre stata un po' un modello. Qualche anno piu' grande, forte, creativa, indipendente, sono sempre stata molto orgogliosa di lei. Quel giorno chiaccheravamo della vita qui, poi a un certo punto, lei che e' famosa per la sua diplomazia, se ne esce con un a me, ti diro', la mentalita' degli americani fa cagare. Considerando che la sottoscritta, un americano, lo ha addirittura sposato, l'affermazione potrebbe suonare un tantino forte, me ne rendo conto, ma conoscendo la persona non ci si scandalizza. E' che lei e' cosi' (e anche molte altre cose per fortuna), prendere o lasciare. Comunque, so benissimo che c'e' un sacco di gente che la pensa allo stesso modo o al limite, molto peggio. Allora, siccome non sono tenuta a difendere nessuno, mi sono guardata un po' intorno per cercare di capire che cos'e' che fa tanto schifo di questa cosiddetta mentalita' americana e credo di aver finalmente conosciuto una persona che rappresenta perfettamente, non la mentalita' americana perche' quella non esiste, ma lo stereotipo della mentalita' americana.
Sui cinquanta, ma molto in forma. Biondiccio, una bella moglie, due figli, una grande casa con la piscina in un quartiere chic, l'immancabile suv. Spalle larghe e sorriso smagliante. Non e' texano, ma e' (come la sottoscritta del resto) uno di quelli che sono arrivati piu' in fretta che hanno potuto. Lui non parla italiano molto bene, ma e' confident, beato lui, e quindi va avanti sparato come un treno. Intavola conversazioni di qualunque tipo, filosofia, religione, economia, non si ferma davanti a nulla. Il suo argomento preferito rimangono pero', le tasse. E' capace di arrivare a parlare di tasse partendo da qualunque cosa. Una volta per esempio si discuteva di discriminazione. Poliziotti razzisti, gente che e' stata discriminata per eta', sesso o paese di origine, cose cosi'. Lui prende la parola e dice che si sente discriminato. Silenzio. Tu? Qui? Come, di grazia? Perche' questo paese perseguita con lo strumento fiscale le persone di successo. Ah. E' repubblicano e pensa che con Obama stiamo andando verso la deriva socialista. Pero' e' sempre convinto di vivere nel paese migliore del mondo. E anche che l'umanita' sta andando avanti e che le cose terribili che succedono sono la possibilita' che l'uomo ha di migliorarsi e di avvicinarsi a Dio. Che senza difficolta' alla fin fine la vita non avrebbe senso perche' e' solo li' che si vede l'uomo. Che quello che conta e' avere sempre un dialogo positivo con se stessi per affrontare qualunque cosa. Che bisogna accettare quello che non si puo' cambiare, ma cambiare quello che si puo' cambiare. Che non esiste un altro modo di vivere se non quello del duro lavoro e dell'ottimismo.
Credo che un personaggio come questo, sia lo stereotipo perfetto di quello che molti stranieri come mia cugina pensano siano gli americani. Certo e' che, vivo qui da oramai quasi tre anni ed e' la prima volta che mi imbatto in tale incarnazione del luogo comune, pero' ce ne sono ovviamente (come in Italia ci sono i famigerati berlusconiani anche se nessuno li vede) e devo dire che si', che in un certo senso anche nel suo pensiero posso vedere riflessa parte della mia esperienza di questo paese fino ad ora. Soprattutto il pragmatismo, il senso del dovere e l'ottimismo.
Per il resto, ognuno e' libero di trarre le sue conclusioni.

giovedì 16 luglio 2009

torno,eh

Questo povero blog sta andando un po' in rovina. E' che e' vero che quest'estate ho tantissimo tempo libero, pero' e' anche vero che lo sto riempiendo tutto. Eppure di cose da raccontarvi, non so se interessanti o meno, ne avrei come al solito.
Tornero' comunque. Presto.

lunedì 13 luglio 2009

cose da condividere. oppure no

Dopo tanto tempo, abbiamo passato una bella serata con degli italiani "veri", voglio dire italiani che ancora si interessano dell'Italia e che continuano a sentirsi perfettamente a loro agio nella loro madrelingua. Si parlava di quanto e' non indispensabile, ma estremamente piacevole ritrovarsi con altri italiani ogni tanto. Del piacere di condividere dei piccoli riferimenti comuni. Delle parole, dei gusti, delle abitudini. E anche di quanto sia facile perdere, alla lunga, questi riferimenti. E' che tante volte ci si sente un po' a disagio con gli stranieri in questo senso. Tante cose che per noi sono preziose, per altri non lo sono affatto e cosi' piano piano passa la voglia di condividerle, passa l'entusiasmo. Se c'e' qualcosa che per te e' veramente speciale cominci a valutare molto attentamente se e con chi condividerlo. Non come ho fatto io di recente quando ho incautamente offerto il mio inestimabile parmigiano italiano a dei grandissimi amici stranieri che l'hanno praticamente schifato. E non gliene si puo' fare una colpa, non hanno nemmeno capito che fosse qualcosa di cosi' speciale, pero' caspita, che delusione. L'altro giorno ero a una festa e a un certo punto, sul mio tavolo c'erano contemporaneamente del Ricard francese, del te' alla menta marocchino nei tipici bicchierini di vetro colorato e del dulce de leche. E' tutto sempre cosi' indefinito, mischiato, ed e' fantastica la diversita', la possibilita' di provare tutto -non vorrei essere fraintesa- pero' di tanto in tanto e' anche bello ritrovarsi nelle proprie piccolissime e qualche volta perfino sciocche, ataviche certezze.

venerdì 10 luglio 2009

1121 foto

Avendo ultimamente un sacco di tempo libero, per la prima volta in piu' di quattro anni, cioe' da quando ho la macchina digitale, ho deciso di mettere in ordine e stampare tutte le foto che ho fatto. La parte piu' difficile e' stata quella della scelta. Ci ho messo un intero pomeriggio, qualche settimana fa, a guardarle tutte e a decidere che volevo assolutamente stamparne 1121. Qualcuno, chissa' chi, mi ha dato della pazza, ma cosa vi devo dire? Mi piace sapere che sono li'. Mi sento proprio bene a sapere che sono li'.
Ecco, in effetti, ora che ci penso e' solo questo, non c'e' nessun altro motivo. Mi piace sapere che sono li'. E allora?
A parte la scelta e' stato tutto piuttosto semplice. Trovare un posto dove non costassero troppo, caricarle sul loro sito e ordinarle. E stamattina, dopo due soli giorni sono arrivate, tutte 1121. L'unico problema e' che ovviamente le ho aperte un attimo per vedere se era tutto a posto e mi sono accorta che, non so per quale motivo, sono tutte completamente mischiate.
Quindi la situazione e' questa: ora so che sono li', ma so anche che sono tutte mischiate.
E' come quando ti accorgi che il rubinetto perde, un fastiiiiidio.
Se non mi sentite per un po', sapete cosa sto facendo.

Buon fine settimana.

giovedì 9 luglio 2009

mutazione genetica in corso

Di solito in questo periodo qui, il momento di entrare in macchina e' drammatico. Fa un caldo indicibile, tutto quello che tocchi scotta e appena accendi l'aria condizionata a quelle temperature, rischi di soffocare. Spesso mi procuro delle ustioni solo toccando per sbaglio la chiave dopo averla disinserita. Ieri sera, invece, sono entrata in macchina e ho pensato che bello, si sta proprio bene, basta abbassare i finestrini e si respira.
Poi ho guardato il termometro: 34 gradi.
Qui c'e' una mutazione genetica in corso.

mercoledì 8 luglio 2009

donne e motori. e dolori

Dovete sapere che in Italia non ho mai avuto una macchina mia. Non mi serviva molto. Qui invece c'e' bisogno della macchina. E' la prima cosa che si nota: senza una macchina si e' completamente isolati. Ci sono anche qui gli autobus e tutto il resto, ma sono ancora all'inizio rispetto all'Europa o a una citta' come New York e poi gli spazi sono talmente grandi che e' davvero difficile muoversi cosi'. Che prima o poi questo mi avrebbe causato qualche problema, lo capii fin da subito, quando, dopo aver avuto la patente per dieci anni in Italia, fui miseramente bocciata alla prova pratica. In realta' mi bocciarono perche' parcheggiai la macchina dentro alle strisce, ma al contrario non capendo le parole parallel parking. Il giorno dopo tornai e ando' tutto bene, ma non fu piacevole. Poi, come forse qualcuno di voi ricordera', ho dovuto superare la paura di perdermi, le vertigini per le sopraelevate altissime e perfino l'idiosincrasia che da sempre mi portavo dietro per le pompe di benzina (lo so, ognuno ha le sue...). Oggi l'ennesima prova. Mi e' toccato andare a fare il tagliando, cioe' per la prima volta ho avuto a che fare con un meccanico. Mi dice guarda, va pure a fare una passeggiata e fra una mezz'ora puoi tornare a prenderla. Nel frattempo pero' salta fuori che ci sono due gomme da cambiare e i tempi si allungano, ma non si capisce di quanto. Quando, dopo la prima ora, entro nella sala d'attesa la scena e' desolante. C'e' una signora che piange con il telefono in mano, seduta sul divano. Quando si calma, mi sorride e mi dice che anche lei era venuta per il tagliando e invece dovra' sborsare seicento dollari, ed e' sempre cosi' dal meccanico e odia venirci. A chi lo dice signora mia. Dopo un po' la signora se ne va e io comincio a guardarmi intorno. Non mi ero portata nemmeno un libro. Chiedo quanto tempo manca.

- Ancora qualche minuto, ci siamo quasi!

Dopo un'altra ora, ero una belva. E la cosa peggiore e' che me la sono presa con questo signore che invece era gentilissimo e mi dava anche ragione perche' avevano calcolato male i tempi mentre invece, ho scoperto poi, e' piuttosto normale aspettare tanto in questi casi. Poverino, prima la cliente disperata e poi quella isterica. Pero' non sembrava per niente sorpreso. Sicuramente ci saranno delle eccezioni, ma per molte donne andare dal meccanico deve essere una piccola tortura. La puzza dei pneumatici appesi alle pareti mi fa quasi svenire ogni volta. Sul tavolo a parte le riviste di motori, solo roba come Good Housekeeping o Southern Living e alla televisione solo partite e ancora partite. Cosi' banale, cosi' semplicistico. Donne da una parte e uomini dall'altra. Mi spiace aver fatto la rompiscatole, ma c'e' qualcosa in quel posto che me lo rende molto poco tollerabile, e' piu' forte di me. Quando mi ha detto che potevo andarmene se volevo e tornare poi in un secondo momento per finire il lavoro, pero' sono tornata subito normale e mi sono messa a ridere per l'imbarazzo. Abbiamo chiaccherato un minuto e gli ho chiesto scusa per l'antipatia. Il signore si e' messo a ridere a sua volta e mi ha confermato che si' ci e' abituato e che si', a quanto pare sono una tipica donna media. O mediamente isterica come diceva qualcuno.

lunedì 6 luglio 2009

il meno diventa piu'

Ho saputo che un caro amico, ha preso una multa stratosferica per essere stato fermato dalla polizia dopo una serata di baldoria. Ieri sera siamo andati a trovarlo per festeggiare il suo fidanzamento ufficiale perche' senza la patente non lo fanno entrare nei bar, qui e' cosi'. Il racconto della proposta e' stato alquanto bizzarro. Pare che lui mesi fa abbia detto per scherzo:

-Amore, abbiamo speso cinquemila dollari per aggiustare la macchina, mi sa proprio che anche per quest'anno non ti sposo.

Ignaro, con questa semplice battuta ha fornito a lei l'occasione che aspettava da mesi.

- Allora andiamo subito a scegliere l'anello!

- ?

- Cosi' quando sarai pronto, mi potrai regalare esattamente l'anello che voglio!

E cosi' e' stato. Lei, venticinquenne divorziata, dopo averci esasperati tutti con questa storia della proposta che non arrivava, ha finalmente l'espressione soddisfatta del gatto che e' riuscito ad acchiappare il suo topolino e un anello luccicantissimo. Lui sembra molto felice e anche contento di aver superato l'ansia della proposta. La regola americana dice che l'anello deve costare tre volte lo stipendio mensile del promesso sposo. E cosi'questo sant'uomo ogni mese segretamente si recava in gioielleria per pagare a poco a poco il prezioso monile fino all'estinguersi dell'oneroso debito.
A parte la follia, non e' tenero in fondo? Comunque, la cosa piu' bella e' che si amano davvero e sono talmente felici che proprio lo senti quando sei li' con loro, che proprio e' un piacere stargli vicino e nutrirsi un po' della loro stessa energia. E infatti ci hanno sorpreso. Si dicono perfino in un certo senso contenti di avere preso la multa stratosferica. Dicono che prima di tutto, non importa se quella sera lui non era ubriaco, perche' gli e' capitato di esserlo diverse volte in passato ed e' giusto che sia stato punito prima che succedesse qualcosa di molto peggio. Per di piu' hanno fatto uno strano conto e hanno stabilito che non potendo uscire la sera per diverso tempo spenderanno meno e dunque questa multa alla fin fine li fara' addirittura risparmiare un sacco di soldi che investiranno nel matrimonio.
E' stato proprio bello chiaccherare con loro. Voglio cominciare la settimana pensando proprio a questo, al fatto che se il morale e' alto, si puo' superare tutto e si possono perfino riconsiderare le esperienze negative. Anzi si puo' fare di piu', si possono capovolgere.

Buona settimana a tutti.

venerdì 3 luglio 2009

anche la pizza adesso!

Un mio studente mi ha portato una copia della rivista GQ del mese di giugno in cui compare un articolo -udite udite- contro la pizza italiana. All'inizio pensavo fosse uno scherzo. Cosa si potrebbe mai dire di male sulla pizza italiana? Io me la sogno anche di notte e poi e' uno dei cibi piu' apprezzati a livello mondiale, tutti cercano di imitarla. La cosa mi incuriosiva.
Cosi' ho letto l'inutilmente lunghissimo articolo in questione e sono stata pervasa da un senso di indicibile fastidio. Questo tale fa un'elenco delle pizze migliori al mondo e critica in una maniera sconsiderata quella italiana, soprattutto la napoletana. Sentite qui:

"[...]Italians don’t really understand pizza. They think of it as knife-and-fork food, best after the sun goes down. Pizza isn’t as fundamental to Italy as it is to America. Over there, it plays a secondary role to pasta, risotto, and polenta. To be candid, I think they could do without it. Not us. Over here, it’s one of the few foreign foods we’ve embraced wholeheartedly, made entirely our own. [...] I’ve eaten in Naples. From the ancient, brutally hot ovens emerge pies that most Americans wouldn’t recognize. The crust is charred and puffy in spots but tragically thin and pale beneath the toppings. Gli italiani non capiscono veramente la pizza. Loro pensano che sia un cibo da forchetta e coltello, migliore dopo il tramondo. La pizza non e' fondamentale per gli italiani quanto per gli americani. Laggiu' gioca un ruolo secondario in confronto a pasta, risotto e polenta. Sinceramente, credo potrebbero vivere senza. Noi no.[...] Ho mangiato a Napoli. Dall'antico forno, brutalmente caldo emerge una pizza che la maggior parte degli americani non riconoscerebbero. La crosta e' carbonizzata e gonfia in alcuni punti, ma tragicamente sottile e pallida sotto i condimenti. [...]."

Non varrebbe nemmeno la pena di prendersela perche' e' ovvio che l'autore non sa di cosa parla. Uno che pensa che gli italiani mangino piu' polenta che pizza. Lo chiedesse a mia nonna a Lecce quante volte ha mangiato la polenta. Se solo avesse prestato attenzione invece di fare il turista, avrebbe potuto vedere che in Italia la pizza non e' assolutamente quello che descrive lui. Ci sono infiniti tipi di pizza e infinite occasioni durante la giornata per mangiarla, non certo solo la sera al ristorante e la mozzarella di bufala contro cui tanto si accanisce e' una specialita', che non e' detto debba piacere a tutti, ma che non ha niente di stomachevole di per se', al contario. Ma che' ve lo dico a fare?

Al di la' di questo articolo pero' e dell'irritazione che mi ha provocato, ho fatto qualche riflessione. Prima di tutto mi sono ricordata di tutte le esternazioni di tono simile che leggo spesso in italiano, del modo feroce in cui anche noi critichiamo la cucina americana, per poi venire qui, scoprire che non e' affatto male, abbuffarci e, una volta tornati a casa, cercare perfino gli ingredienti per provare a preparare gli stessi cibi. E poi mi sono ulteriormente resa conto, dato il mio orgoglio ferito, di quanto in realta' una cosa del genere vada al di la' del cibo. Di quanto sottile sia il confine fra la critica all'abitudine, in questo caso gastronomica, di un paese e e la critica al paese stesso.
Credo che in molti casi, non in questo specifico, e ripeto anche casi opposti, questo tipo di attacchi siano un piccolo velo per coprire l'intolleranza e la poca voglia di andare oltre l'apparenza per capire chi vive in modo diverso da noi. Piu' conosco le persone piu' mi rendo conto di quante forme di razzismo ci siano. Nessuno direbbe nulla di razzista apertamente, nessuno si sente razzista o superiore a un altro per motivi geografici, pero' questo sentimento sotterraneo esiste, e' ridicolo negarlo, e spesso e' analogo a questo il modo di esternarlo. Il difficile a volte e' distinguere.

giovedì 2 luglio 2009

chi ci capisce

In questo periodo mi e' capitato di ricevere un aiuto inaspettato da una persona a cui non avevo mai nemmeno prestato attenzione. Qualcuno che conoscevo da un po' ma che, sinceramente, non mi interessava frequentare, non mi divertiva e non mi provocava nessun sentimento particolare. Si' perche' un po' di farfalle nello stomaco ci vogliono sempre nella vita per cominciare le cose, no?
Quando ho ringraziato per questo aiuto prezioso e' successa una cosa interessante.
Questa persona mi ha messo una mano sul braccio con grande confidenza e ha detto una cosa che stranamente sembrava pensasse sul serio e che in effetti aveva dimostrato con il suo comportamento:

- Ma non devi ringraziarmi, noi siamo amiche! Ed e' questo che le amiche fanno, si aiutano!


Ah, davvero?
ho pensato guardandomi intorno, come a cercare il coltello nascosto nella manica. E un po' mi sono anche vergognata di questo pensiero, ma in questo periodo mi succede una cosa un po' singolare. Non riesco piu' a riconoscere gli amici. Soprattutto le donne. Chi pensavo mio amico e' venuto fuori che non lo e' assolutamente e viceversa. Prima era piu' semplice, prima usavo l'istinto per queste cose, e non andava malaccio bisogna dire. Poi probabilmente, dovendo ricominciare daccapo, senza nemmeno deciderlo devo aver cominciato a limare gli angoli, ad adattarmi. E cosi' sono cominciati i problemi grossi. Visti i risultati immagino di dover eventualmente tornare al passato, ma ora come ora ve lo dico: non ci capisco niente. Ho una confusione totale in testa e non ho voglia di fidarmi piu' di nessuno. Troppo male, troppo difficile. Chi e' dentro e' dentro chi e' fuori e' fuori.
Basta. Fine. Chiuso per ferie. O piu' che altro per inventario.

mercoledì 1 luglio 2009

giornate estive

Mi sono appena resa conto che e' un po' che non aggiorno il blog. E' strano ma queste giornate estive stanno volando. Mi piace molto tutto questo tempo libero o quasi completamente libero. Perche' mi apre la mente e mi mette di buon umore. Innanzitutto sto ragionando in concreto sul lavoro, sulle varie attivita' che voglio fare con i ragazzini a scuola. Ci sono i materiali da scegliere e i dettagli da definire, ho bisogno di tantissime idee e sto andando un po' in giro a cercare ispirazione. Mi piace molto il fatto di poter usare il piu' possibile materiali riciclati, ma non e' sempre semplice. Ogni giorno poi vado a nuotare o a correre, e' stupendo, vorrei avere il tempo di farlo tutto l'anno cosi', senza guardare l'orologio. Leggo un sacco e sto anche scrivendo qualcosina, chissa' che prima o poi escano fuori un paio di paginette che non mi venga voglia di buttare via o lasciare li' senza finirle mai. E poi tutto il resto, tante belle cene e chiaccherate che prima non c'era molto tempo per fare. Mr. Johnson mi odia un po' per tutta questa rilassatezza mentre lui deve lavorare, ma che ci posso fare se le scuole chiudono d'estate? Come si dice...si fa di necessita' virtu', no? ;)
Tutto bene, tutto scorre, niente di che'.