giovedì 23 maggio 2019

conoscersi e riconoscersi

Un giorno di fine inverno Woody e Joe fanno amicizia con una bambina al parco. Giocano proprio bene tutti e tre, buon per loro. Io nel frattempo continuo a leggere il mio libro. Dopo un po' emerge il padre della bambina che era rimasto in disparte a parlare al telefono e dice che gli dispiace, ma devono andare via perchè sono in bicicletta e si sta facendo buio. Non ho dubbi: è italiano. Dovete capire che qui di italiani non ce ne sono. Incontrarne uno è sempre un avvenimento.
Per di più in cinque minuti viene fuori che abbiamo la stessa età, che ci siamo trasferiti qui lo stesso anno e anche che siamo sposati con americani che parlano l'italiano, questa sì che è una cosa che mi colpisce, non credo mi sia mai successo prima. E non solo questo, abitiamo vicinissimi e i bambini vanno a scuola insieme. Davvero tante coincidenze. Concordiamo che bisogna assolutamente rivedersi. 
In questi mesi ho avuto modo di approfondire un po' di più la conoscenza di sua moglie. Devo ammettere che ero molto cauta, purtroppo con le amicizie non ho avuto grandissima fortuna qui, soprattutto con gli italiani per qualche strano motivo, e invece più conosco questa famiglia e più mi piacciono tutti quanti. Lei -incredibile- si occupa per lavoro di differenze culturali, il mio pane quotidiano, uno dei miei più grandi interessi e anche il motivo principale per cui è nato questo blog. Potrei ascoltarla per ore, sa tante di quelle cose.
Ma non è finita, c'è la ciliegina sulla torta.
Oramai probabilmente sapete quanto ami le coincidenze.
Un anno e mezzo fa, vi ho raccontato in questo post quello che ho provato quando ho visto nel mio quartiere un cartello che diceva: 
"In questa casa, noi crediamo che le vite dei neri importino, che i diritti delle donne siano diritti umani, che nessun essere umano sia illegale, che la scienza sia reale, che l'amore sia amore, che la gentilezza sia tutto."
Mi aveva rattristato rendermi conto che oramai fosse necessario affermare l'ovvio, però mi aveva anche fatto sentire meno sola.
Ecco, insomma, quel cartello lo avevano messo proprio loro e dopo tutto questo tempo, è ancora lì al suo posto. 
Non so come si evolveranno queste nuove amicizie, ma se quel cartello mi aveva fatto sentire meno sola, sapere c'è qualcuno qui, così vicino a me, che parla la mia lingua, in tutti i sensi, mi dà una grande carica.   

mercoledì 22 maggio 2019

perché non è giusto

Stamattina ho accompagnato Joe in gita con la scuola in uno di quei posti dove si fa indoor skydiving. Dovevamo solo fare dei laboratori di fisica e degli esperimenti. La preside aveva mandato una circolare e aveva anche fatto un discorso, giusto un attimo prima di entrare a tutti i genitori presenti dicendo che certo la scuola non avrebbe potuto impedirlo, ma il gruppo doveva rimanere unito: non era giusto che gli studenti accompagnati dai genitori provassero il tunnel del vento e gli altri no. Tutti d'accordo fino a quando è apparsa una dipendente della struttura dicendo che i genitori potevano pagare un piccolo extra (normalmente credo sia molto più caro) e far provare ai figli anche l'ebrezza del volo oltre ai laboratori.
Sembrava un esperimento sociologico.
Una mamma, una sola, si è fiondata a compilare la liberatoria senza nemmeno pensarci. Un'altra mamma, una sola, ha inveito ribattendo che non era assolutamente giusto nei confronti dei bambini che non potevano farlo. Io non ho inveito, ma le ho dato ragione. Mi sono limitata a non fare nulla. Non l'ho nemmeno chiesto a Joe se volesse volare o meno. In fondo sapeva che non l'avrebbe fatto, perchè complicarsi la vita? Certo, la mia non è stata una decisione sofferta. Joe è un fifone, magari lui per primo non avrebbe voluto farlo anche se glielo avessi proposto. La figlia della mamma che si è arrabbiata invece era disperata perchè voleva farlo tantissimo. Ma la madre è rimasta irremovibile. Messaggio semplice e chiaro: se non possono farlo tutti, non lo fai nemmeno tu perché non è giusto.
Alla spicciolata, tutti gli altri genitori sono corsi a firmare le lunghissime liberatorie. Abbiamo rinunciato solo in tre.
La manager aveva detto che sarebbero stati 'discreti' per non turbare gli altri studenti e invece finite le attività ci è toccato passare più di un'ora a guardare una ventina di bambini volare (per modo di dire, a un metro da terra tenuti per la tuta dall'istruttore). Il tunnel del vento in mezzo e noi tutti intorno che pranzavamo e guardavamo i fortunati. Come si suol dire in questi casi, bambini di serie A e bambini di serie B. Se i tuoi lavorano e non possono accompagnarti in gita o non possono pagare l'extra, sei di serie B.
Ha volato perfino un papà. E perfino il figlio della ex preside, presente quest'anno solo in veste di genitore.
[L'ex preside, tra l'altro, è quella che l'anno scorso quando andai da lei per denunciare un brutto episodio di razzismo si commosse per quei poveri genitori bianchi, la cui figlia era stata razzista a loro insaputa e non per la bambina di colore che era stata discriminata. Qui]
Un'ultima considerazione.
Alcuni dei ricordi più belli della mia infanzia sono di mia madre che mi accompagnava alle gite. Era bravissima, sempre presente, tutti la adoravano. Ero, e sono ancora, orgogliosissima. Quindi conoscendo la gioia di chi riceve questo tipo di attenzione, adesso che sono anch'io una mamma, cosa faccio? Odio le gite, le partite, gli allenamenti, i boy scout, tutto. Ci vado, se devo, ma guardo di continuo l'ora e sospiro. Si vede che sono un mostro senza cuore. Oppure è solo che alla lunga ho notato che tantissime volte è proprio in questo tipo di circostanze che esce fuori il peggio degli adulti. Tutti siamo generosi a parole, tutti siamo pieni di buon senso, ma poi quando si tratta dei nostri figli, chissà dove va a finire quel buon senso. Potrei fare tanti di quegli esempi.
Ricordo un episodio dopo la finale del campionato di calcio della prima elementare. La nostra squadra perde, ma tutti i bambini ricevono un piccolo trofeo per aver partecipato. Un papà costrinse il figlio a buttarlo subito nella spazzatura: hai perso, non lo meriti. Non condanno la questione in sè, se ne può discutere, ma un gesto così forte in un momento di festa...ha rovinato tutto. Altro esempio: bambino con la sindrome di down fa una prova per entrare nella squadra: gli viene fatto capire subito che non è il benvenuto. E non fatemi nemmeno cominciare a parlare dei genitori, tantissimi, che aspettano i figli fuori dagli allenamenti in macchina per un'ora o un'ora e mezza con i finestrini abbassati e l'aria condizionata a palla.
Insomma, il mondo va a rotoli, la società fa schifo, ma la società è soprattutto questa cosa qui che si vede nella vita di tutti i giorni, siamo noi, non è solo Trump o Salvini. Ricordiamocelo.

lunedì 20 maggio 2019

una banana e una torna al cioccolato

- Domani è il tuo compleanno! Cosa ti piacerebbe fare?
- Volare dalla nonna Ia.


- Per quello bisogna aspettare ancora un pochettino. Cosa ti piacerebbe mangiare?
- La torta al cioccolato.
- E per cena?
- Una banana.
Mi sembra di conoscerlo da sempre questo omino, ma sono solo 4 anni. Cosa facevo prima senza di lui? Gli abbiamo raccontato che in certe foto lui non c'è perché non era ancora nato e non è stato molto contento. - Non mi avete portato?
- Non eri ancora nato...
- E dov'ero? - Non lo so...non c'eri. - Non mi avete portato.
Diceva così mentre ciucciava la sua ultima caramella gommosa. L'ultima del pacchetto la mastica all'infinito. Lui sostiene che  l'ultima caramella si chiami Toad. Solo recentemente l'ho convinto che non poteva giocare con Toad dopo averlo ciucciato per 10 minuti. 

Che meraviglia. 
Vorrei ricordare ogni minuto.

giovedì 16 maggio 2019

#representationmatters

Oggi ho fatto una lezione su Murakami in una seconda elementare. Una bimba mussulmana che indossa il velo, di sua iniziativa ha disegnato il suo fiore con il velo. Come sempre #representationmatters ed è bello vedere che i bambini di oggi abbiano spesso l'istinto di prendere in mano la situazione e mostrarsi e farsi ammirare anche quando la società li tratta un po' come se fossero invisibili.

discorsi sui massini sistemi

A volte ci perdiamo a parlare di grandi sistemi, ma la verità è che quando viene eletto uno come Trump (o Salvini), per tantissime persone i cambiamenti sono enormi e riguardano la vita di tutti i giorni.
Me lo ha ricordato una mia amica che si occupa di minori che hanno commesso reati penali.
Mi ha raccontato che il giudice appuntato da Trump qui nella nostra zona, appena arrivato, ha cambiato tutto. Ha riempito il tribunale di bandiere e ha buttato al vento tutte le consuetudini che hanno sempre avuto. Questa persona naturalmente in curriculum non ha nessuna esperienza con i minori e non ha idea delle conseguenze delle proprie azioni. Sta definitivamente stroncando le possibilità di riscatto di un gran numero di ragazzi che già vengono da ambienti poveri e degradati.
Per dire adesso è stato confermato l'incarico a un altro di questi giudici. Si chiama Wendy Vitter, è una donna ed è convinta che l'aborto provochi i tumori.

mercoledì 15 maggio 2019

il voto contro l'aborto in alabama

Il voto contro l'aborto in Alabama è passato con 25 voti favorevoli e 6 contrari. Tutti e 25 i senatori che hanno votato sì sono uomini bianchi. Non hanno fatto nessuna eccezione nemmeno per i casi di violenza sessuale o incesto. I medici che contravvenendo a questa norma, praticheranno l'aborto saranno condannati da 10 a 99 anni di reclusione. 
Gli stupratori saranno più tutelati dei medici.
La speranza ora è che i tribunali blocchino questa legge.
Comunque è scioccante che si sia arrivati a questo punto.


E poi all'improvviso mi viene in mente una coppia di expat europei che ho conosciuto una volta. Avevano vissuto diversi anni nell'Alabama rurale e ne dicevano meraviglie. Queste sono le cose che non sopporto. Vedere persone che si chiudono nel loro piccolo mondo perfetto e si autoconvincono che sia tutto lì. No, non è tutto lì. La realtà ovunque è scomoda e complicata. Sicuramente l'Alabama sarà un gran bel posto per una famiglia bianca e ricca - quanto lo è il Texas per me e la mia famiglia- però magari guardiamo anche oltre il nostro naso qualche volta.
Proprio chi tende a non essere vittima di ingiustizie per me ha la responsabilità morale di guardarsi intorno e denunciare quello che vede. Una cosa è certa, chi le subisce le ingiustizie (anche in Italia) non viene mai ascoltato, anzi spesso non ha nemmeno la forza di denunciare.
Oggi ho un diavolo per capello, scusate.

martedì 14 maggio 2019

tanti passi indietro e uno avanti

Se per caso come la sottoscritta aveste bisogno di un po' di speranza per il futuro... oggi, lo stesso giorno in cui in Alabama è passata una legge che criminalizza le donne e proibisce l'aborto quasi completamente, i bambini americani hanno visto il primo matrimonio gay in un cartone educativo della PBS. 
Tanti passi indietro e uno avanti.

lunedì 13 maggio 2019

il festival del rinascimento

Ieri era la mia festa e ho proposto di andare al festival del Rinascimento. E' uno dei più grandi che ci siano. Il tempo era stupendo e evidentemente un sacco di texani hanno avuto la mia stessa idea. E' talmente grande che dentro non abbiamo avuto problemi, ma abbiamo impiegato una ventina di minuti più del previsto ad arrivare. Mentre eravamo bloccati in fila in mezzo ai campi io ero abbastanza in estasi. Cavalli, fattorie, fiori. Tutto molto bello (appena ho un attimo posto qualche foto su IG). E non l'avremmo mai notato senza rimanere bloccati. A un certo punto Mr. J non ce la fa più e sbotta:
- Certo che sei proprio cambiata... adesso la cerchi la bellezza. Una volta cercavi i difetti, adesso cerchi la bellezza... anche dove non c'è!
Ecco come ridurre un periodo storico a una carnevalata. Anche le sirene dovevano metterci nel Rinascimento. Così si fa diseducazione. E' superficiale. La solita americanata. Il mio primo impatto con il festival qualche anno fa, non è stato proprio dei migliori. Adesso mi è quasi difficile ricordare che problemi vedessi. Adesso, quello che vedo è un esercito di artisti e artigiani appassionati di un periodo storico che lavorano come dei matti tutto l'anno per costruire questo enorme spettacolo. Indossano dei costumi elaboratissimi con temperature il più delle volte proibitive e non escono mai dal loro personaggio. Parlano sempre con l'accento giusto, bevono dalle loro tazze e dalle loro borracce attaccate alle cinture e non ne ho mai visto uno con un cellulare in mano, non indossano nemmeno l'orologio. La prima cosa che Joe ha voluto andare a vedere dopo tre anni, sono state le sirene. E anche Woody oggi non fa che parlare delle sirene. La sorpresa è stata che questa volta c'era anche un bel sireno a cui hanno fatto un sacco di domande e che è stato bravissimo a smontare una serie di stereotipi obsoleti. Anche le giostre manuali sono piaciute tantissimo e non inquinano in nessun modo. E poi gli spettacoli teatrali, i concerti di musica rinascimentale...tutte cose che in Texas non vedi tutti i giorni.
Sono cambiata, ha ragione Mr J, ma è giusto cambiare, no?
Mi sento più serena (o forse sono solo diventata più brava a scegliermi le mie battaglie).

il momento più bello del festival del rinascimento

Comunque il momento più bello del festival del Rinascimento è stato quando siamo andati a vedere un piccolo spettacolo di improvvisazione comica che si intitola qualcosa tipo "Il Cavaliere e il Drago" e una bambina di nove anni è andata sotto al palco a protestare:
- Ucciderai il drago?
- Se vuoi scoprirlo devi guardare lo spettacolo.
- Anche lui ha diritto a vivere! Assassino!
E se n'è andata.
Fantastiche le nuove generazioni.

sabato 11 maggio 2019

appaiono mondi

Ogni tanto si hanno delle passioni che sappiamo non essere condivise se non da tre altri matti come noi, ma non possiamo farci niente, è impossibile smettere di tediare il prossimo. Tipo io sono a un passo dal fermare qualcuno a caso per strada e raccontargli della nuova fase creativa di Woody
per cui abbiate pazienza, per me questo tipo di cose sono la vera "festa della mamma". Nel mio caso ci sta anche la deformazione professionale, è solo che insegnando alle elementari, questo passaggio in particolare, fra i 3 e i 4 anni, ho avuto la possibilità di osservarlo solo una volta nella vita con Joe. Non so se avrò altre occasioni. È un passaggio creativo fondamentale e meraviglioso per ogni bambino. Il giorno prima tutto è completamente astratto, il giorno dopo... Appaiono mondi. All'improvviso Woody non fa altro che disegnare ovunque anche sul suo corpo e ogni volta che disegna qualcosa viene a raccontarmi tutto. L'occhio frettoloso non ci vede niente in questi disegni ma avendo voglia di approfondire un po', si scoprono tante di quelle cose. 
Questo è un cuore che cammina, questo è il Texas, questa è una caverna con dentro un ragno e un pipistrello, questo è il mondo dei dinosauri, la luna, il fuoco, il lago scuro. Stamattina ha fatto un disegno di me che "avevo finito di essere triste". Ero triste perché avevo i capelli a pinna di squalo e non mi piacevano (lo vedete il triangolino azzurro?).
Poi però ho cambiato pettinatura ed ero contenta di nuovo. Sono l'unico essere umano che disegni per ora, mi sento così speciale. L'altro giorno c'era un mostro vicino a me. Ma non ti preoccupare! - mi ha rassicurato subito con veemenza - È un mostro gentile. Stamattina mi ha fatto un ritratto in veste di extraterrestre con tre occhi, circondata da pianeti. E io mi sciolgo, è una fase breve e irripetibile, piena di fantasia. Per la prima volta, mi racconta cosa ha nella testolina, tutte le cose che gli piacciono, che lo colpiscono. E io cerco invano di seguirlo nei suoi viaggi e nei suoi ragionamenti.
- Questa è una cosa a cerchio.
- Ma non è un cerchio...
- Certo non è un cerchio, è una cosa a cerchio.

venerdì 10 maggio 2019

eroi e martiri

Ci sono notizie negli Stati Uniti che si ripetono uguali a se stesse così di frequente che durano cinque minuti. Non ci si fa più caso fra un tweet di Trump e l'altro. Suppongo che all'estero non arrivino nemmeno. Eppure sono le notizie più incredibili. Evidentemente ci siamo tutti abituati all'inconcepibile e all'assurdo. I casi sono due o ci si abitua a tutto o si diventa cinici e indifferenti per non vivere nel terrore.
A distanza di una settimana due ragazzi, il ventunenne Riley Howell in North Carolina e il diciottenne Kendrick Castillo in Colorado, sono morti nello stesso modo: cercando di disarmare qualcuno che era entrato nelle loro classi per fare una strage. Questi due ragazzi, secondo le forze dell'ordine, hanno offerto la propria vita per salvarne molte altre. Sono degli eroi, senza dubbio. Ma dice oggi Elizabeth Bruenig sul Washington Post, non sono semplicemente eroi, sono martiri perchè come i martiri non volevano morire: hanno scelto la morte al posto di un'alternativa di vita che sentivano inaccettabile.
"Vale la pena chiedersi che tipo di periodo storico forzi i suoi giovani a scegliere la morte per amare la vita in assenza della guerra o di qualche altro cataclisma. Ma forse la guerra è già qui e il cataclisma si è esteso così lentamente che qualcuno di noi non è riuscito a vederlo per quello che è".

giovedì 9 maggio 2019

tanti auguri a me

Leggo dal bigliettino che Woody mi ha scritto per la festa della mamma:
"La mia mamma si chiama Mamma.
Ha 4 anni.
Le cose che cucina meglio sono la pizza e i biscotti [quelli preconfezionati che brucio sempre, suppongo]. Alla mia mamma piace mangiare la pizza verde. 
La mia mamma mi aiuta a non essere picchiato da mio fratello.
La mia mamma ride quando mio fratello mi picchia.
La mia mamma è molto brava a disegnare.
Ci piace molto andare al parco insieme.
Voglio bene alla mia mamma perchè le voglio bene."
Troppi complimenti tutti insieme. 
Tanti auguri a me.

Aggiornamento del 14/5/19
Ieri per la prima volta Woody invece di disegnare me o me e lui come sempre, ha fatto un ritratto di lui e Joe. Ha negato fino allo stremo delle forze di aver disegnato suo fratello per una questione di affetto. Poi Joe gli ha detto "Vabbè dammi un abbraccio almeno!" e lui rassegnato: "Ok, aspetta solo un attimo che mi pulisco la roba in mezzo alle dita dei piedi". 
Woody non è un tipo particolarmente sentimentale (fatta eccezione per la sottoscritta) però non è nemmeno un folle! Finalmente abbiamo scoperto il mistero del biglietto della Festa della Mamma. Stamattina ha ripetuto tutto (pizza verde, ecc.) parola per parola e come al solito la maestra non ha capito niente. Lui diceva 'hear' non 'hurt'. Quindi era 'la mia mamma mi aiuta a essere ascoltato da mio fratello' non picchiato e 'la mia mamma ride quando mio fratello mi ascolta' non quando mi picchia. Ma io dico? Non valeva la pena concentrarsi un attimo prima di consegnare tutto questo delirio all'eternità della parola scritta? A lei sarebbe piaciuto che suo figlio (ricordate? Quel poveretto che veniva obbligato a saltare giù dalla rupe...) le scrivesse una cosa simile?
Ci ha fatto ridere molto, questo sì, però insomma, durante la festa a scuola un'altra mamma che non avevo mai visto prima, mi ha chiesto cosa mi avesse scritto il mio dolce bambino e io mi sono un po' vergognata... "La mamma ride quando mio fratello mi picchia". Cosa puoi dire per giustificarti? Lo sanno tutti che i bambini sono innocenti e dicono sempre la verità.
Devo dire che una persona fastidiosa come la maestra di Woody di quest'anno non so se l'ho mai conosciuta. O forse è che siamo partite con il piede sbagliato e da quel momento in poi mi ha irritato qualsiasi cosa abbia fatto, probabilmente è questo. All'inizio dell'anno, ad esempio, ci ha fatto scaricare un'app per mandarci dei simpatici aggiornamenti delle loro giornate scolastiche. Dieci messaggi al giorno e Woody non c'era mai nemmeno per sbaglio. Un giorno ha mandato un video di tutti i bambini della scuola che cantavano e ballavano contenti e c'era anche Woody, evviva. Solo che non si era accorta che mentre tutti saltavano e urlavano, lui piangeva spaventatissimo.
Il lavoretto della Festa della Mamma era una pianta in un vaso dipinto dai bambini. Bello no? Peccato che non ci abbia detto che tipo di pianta fosse e soprattutto non ci abbia avvertito che la pittura era ancora fresca e tutte le mamme si siano sporcate di vernice.
Almeno dopo 9 mesi ha imparato a scrivere il nome di Woody correttamente.
E così.
Vedo un bellissimo dono di fine anno nel suo futuro.

mercoledì 8 maggio 2019

l'eleggibilità delle donne

Osservo i candidati democratici e non posso che notare come sempre la disparità di trattamento fra uomini e donne. C'è una persona come Elizabeth Warren che sta di fatto dettando l'agenda a tutti gli altri, che ha l'esperienza, ha idee precise e piani di azione già ben strutturati per realizzarle e tutti praticamente danno già per vincitore Joe Biden che più che vantarsi dell'amicizia con Obama e dimostrarsi del tutto incapace di chiedere scusa alle donne a cui ha mancato di rispetto (prima fra tutte Anita Hill) non ha ancora saputo fare.
Le donne per competere devono essere sempre infinitamente più competenti dei colleghi maschi. Però a quel punto poi diventano sgradevoli e "non eleggibili". Era già successo con Hillary, speriamo che la storia non si ripeta.

martedì 7 maggio 2019

ma va là

Una sera, qualche mese fa, abbiamo deciso di andare al cinema all'ultimo momento. In questi casi oppure se c'è un'emergenza, non avendo il tempo di chiamare la babysitter, portiamo Joe e Woody in quello che io chiamo "il parcheggio dei bambini". E' una sorta di via di mezzo fra un asilo e una sala giochi. Funziona un po' come un fast food: al posto della finestrella c'è la porta, molli il pupo e te ne vai. Credo che sia fatto proprio per chi come noi non ha nonni nei paraggi ed è un grande aiuto, un'idea geniale direi. Ci sono i giocattoli, i videogiochi, i film, la casetta sull'albero, la pizza. Joe e Woody lo hanno sempre vissuto come un premio, una cosa divertente da fare una volta ogni tanto. 
Quella sera, però Joe non ci voleva andare. Non capivamo. E' successo qualcosa? Hai avuto qualche problema? Niente. E allora?
Comincia a piangere ed è tutto sempre più strano e incomprensibile, Joe non piange mai. Se piange deve essere qualcosa di serio, ma cosa? Non riuscivamo a venirne a capo. Alla fine, ha cominciato a spiegarsi:
- Ho paura che non torniate a riprenderci.
- Ma come? Torniamo sempre a riprendervi, mica vi abbandoniamo. E' anche contro la legge, non vogliamo mica finire in prigione! -cerco goffamente di sdrammatizzare.
- Lo so.
- E allora di che cosa hai paura?
- Ho paura che vi succeda qualcosa.
- Ma cosa vuoi che ci succeda ... E poi qualunque cosa succeda, credimi, torneremo sempre a riprendervi!
- Non se morite.
Gasp.
Uno di quei momenti della vita che sono un po' come uno spartiacque, ne avverti la gravità anche mentre lo vivi. Un macigno.
Se ci avessi ragionato meglio, se avessi pensato seriamente che un giorno avrei dovuto spiegare la morte a mio figlio di otto anni, non so se avrei mai avuto il coraggio di farlo un figlio. Perchè uno quando deve decidere se avere un figlio pensa al parto o all'adozione, all'asilo o alla scelta del pediatra, questioni serissime ma decisamente fuorvianti e secondarie rispetto a tutte le circostanze che ruotano intorno alla crescita di un essere umano fino all'età adulta. E' già tutto così complicato dall'inizio che ci rifiutiamo di accettare che sarà sempre più difficile.
- Ho paura che moriate.
Quando finalmente è riuscito a dirlo così chiaro e tondo, sono rimasta senza fiato. Ma di che mi stupisco poi? Alla sua età ero esattamente come lui, ci pensavo anch'io alla morte dei miei. Non è normale? Era la mia paura più grande. Immaginavo nei dettagli cosa ne sarebbe stato di me e mia sorella senza di loro. La differenza è che non credo di aver mai tirato fuori la questione. A casa mia, non si parlava di queste cose. La risposta sarebbe stata ma va là, cosa vai a pensare? E sarebbe finita lì. 
Chiaramente, il ma va là è stata anche la mia prima penosa risposta, come un riflesso condizionato, ma Joe è un osso duro. Mi ha guardato con quegli occhi lucidi come per dire: no, impegnati. Mr. J è molto bravo con i discorsi paterni. Ha l'autorevolezza, il physique du rôle. Fa dei discorsi paterni bellissimi, da film americano, ma come dicevamo, Joe è un osso duro. Ho proposto un diversivo più che altro per guadagnare un po' di tempo e trovare qualcosa di sensato da dire. Ti va un gelato? Facciamo una partita a Indovina chi?
Alla fine ho deciso di spiegargli semplicemente quello che penso, l'unica cosa che per me è vera a qualunque età.
Tutto può succedere, sì, prima o poi tutti moriremo, ma non sappiamo molto della morte. Non sappiamo quando, come e dove. Quello che sappiamo è che siamo qui in questo momento, è l'unica cosa di cui possiamo essere certi. Sappiamo che lo stiamo costruendo insieme questo momento e che possiamo scegliere come trattarci e come passare questo tempo che abbiamo a disposizione. 
Se ti concentri su questo momento preciso, non hai nulla da temere.
Respira. Sei vivo. Siamo insieme. 
Abbiamo cominciato a fare questo piccolo esercizio tutte le sere. Semplicemente sederci uno accanto all'altra, chiudere gli occhi e respirare. Prima in silenzio totale per un paio di minuti, poi il tempo si è allungato fino ad arrivare a una decina di minuti e abbiamo anche cominciato ad ascoltare della musica classica. Sono attimi preziosi per entrambi.
E va meglio. Ha smesso di svegliarsi di notte e di preoccuparsi della morte o almeno non ne parla più. In compenso, mi parla di tante altre cose, parliamo sempre di più. A volte mi trovo a dovergli spiegare concetti che nessuno ha mai spiegato a me, cose che mi sono sempre sembrate ovvie. Nel bene e nel male, non dà mai niente per scontato. Mi sembra più sereno, anche se so che probabilmente sarà sempre un tipo tormentato il nostro Joe. D'altra parte come fai a non essere tormentato se ti guardi un po' intorno? 

venerdì 3 maggio 2019

le cose si sistemano da sole

Stamattina presto ho ricevuto un'offerta di lavoro che ho dovuto ovviamente declinare. Adesso mi chiama la segreteria del grande capo coordinatore di tutti gli insegnanti di arte della zona, persona che ho fatto l'impossibile per avvicinare, per fissare un colloquio lunedì. 
E siamo solo a metà mattina.
Passo mesi a disperarmi per paura di non trovare lavoro e adesso che l'ho trovato, mi vogliono tutti?
Ah, il tempismo della mia vita.
E anche l'irrequietezza cronica e la totale mancanza di pazienza. E ottimismo. E fiducia in me stessa. Il voler sempre tutto e subito che mi fa vivere male quando poi alla mia età, dovrei saperlo che di solito, pian piano le cose si sistemano da sole.

giovedì 2 maggio 2019

la mia esperienza con la polizia americana

Prima ero su una strada molto grande, andavo veloce. A un certo punto ho visto le luci della polizia e una macchina ferma. C'erano due uomini apparentemente molto agitati, uno bianco e uno nero. Subito dopo la macchina della polizia si è messa di traverso sulle corsie e ha bloccato completamente il traffico. Ho pensato a un incidente, un fuggitivo, qualcosa di molto grave. Invece, era solo un cane. Si era spaventato e non riuscivano a prenderlo. La polizia ha bloccato il traffico per assicurarsi che non venisse investito. Tanti automobilisti sono scesi per cercare di aiutare.
La settimana scorsa ero al ristorante con un'amica. Arriva il cameriere con dei gelati per tutti i nostri bambini. Come? Li mandava un poliziotto a cui avevano fatto ciao ciao con la manina fuori dal ristorante.
Questi sono solo due esempi recenti del tipo di interazione che abbiamo qui con la polizia.
Poi ascolti le notizie ed è terribile. Ti fa quasi più paura la polizia dei cosiddetti criminali.
La verità è che ci sono due Americhe. A seconda del tuo ceto sociale e del colore della tua pelle, ti tocca l'una o l'altra.

mercoledì 1 maggio 2019

novità in vista

Non sono tipo da grandi annunci però è successa una cosa che mi cambierà parecchio la vita e mi fa piacere condividerla con voi.
Ho trovato finalmente il lavoro che cercavo. Insegnerò arte in una scuola elementare proprio qui vicino a casa mia. 
Sembra tutto così perfetto che mi ci è voluto qualche giorno a credere che sia vero. Quando mi succede qualcosa di bello, soprattutto se è qualcosa che desideravo da tanto tempo, chissà perchè tendo sempre a pensare che non sia vero, che qualcuno mi chiamerà per dirmi che c'è stato uno sbaglio.
In questi mesi ho fatto vari colloqui e sono stata a molte job fair (fiere del lavoro organizzate dai vari distretti in cui ogni scuola ha un banchetto e i candidati hanno la possibilità di andare a presentarsi di persona e fare una sorta di pre-colloquio). Il risultato era sempre lo stesso: mi riempivano di complimenti, si dicevano impressionati dalle mie qualifiche, so impressed, ma poi non se ne faceva mai nulla perchè più che altro avevano bisogno di una seconda scelta, in caso l'insegnante di ruolo se ne fosse andato. 
C'era una scuola che stavo tenendo d'occhio in particolare perchè ne ho sentito parlare molto bene. E' una scuola charter. Significa che è pubblica, gratuita e finanziata dallo stato, ma è gestita come una scuola privata. Ha un programma incentrato sulle arti ed è vicina a casa mia. Un giorno finalmente, è apparsa un'offerta di lavoro per un'insegnante di arte part-time.
Ero così disperata nella mia vana ricerca che la mattina dopo mi sono presentata a portare il cv di persona. La segretaria deve avermi preso per matta e infatti non mi ha chiamato nessuno. Mi ci è voluta un po' di fantasia per farmi notare, ma quando sono riuscita a ottenere il mio colloquio, mi sono accorta subito che facevano sul serio. Erano presenti tutte e tre le fondatrici della scuola. Sono insegnanti che hanno lavorato molti anni nella scuola pubblica e poi, frustrate dai problemi che hanno trovato, invece di rimanere a lamentarsi o cambiare lavoro, hanno deciso di fondare una loro scuola. Mi hanno fatto parlare per un'ora del mio metodo di insegnamento, perfino della mia filosofia di insegnamento, e questo mi è sembrato un ottimo segno. A volte, hai l'impressione che cerchino solo dei tappabuchi, invece loro mi seguivano, sapevano di cosa parlavo e se non lo sapevano, ne erano interessate. 
Alla fine del colloquio il lavoro era diventato un full-time. Non ero sicura di aver capito bene. 
Due ore dopo, mi è arrivato il contratto da firmare. Loro chiedevano a me, per favore, di considerarli. 
Normalmente ero io che chiedevo di essere considerata per un lavoro. 
So che sarà dura -passo da cento a cinquecento studenti in un colpo solo!- ma le premesse sono ottime. Mi hanno fatto fare un breve giro della scuola e sembra un posto così creativo e allegro. Ho visto una foto delle fondatrici con Sir Ken Robinson! All'ingresso c'è un vagone di un treno e una grande casetta di legno piena di coniglietti. La scuola si propone di fornire "un'educazione classica per il mondo moderno". 
Finalmente mi sembra di essere nel posto giusto, è una gran bella sensazione. 
Non vedo l'ora di cominciare. 

(Il 31 luglio. Dopo essere stata in Italia!) 

domenica 28 aprile 2019

il campeggio

Basandomi su un paio di esperienze fallimentari, ho sempre pensato che il campeggio non facesse per me. Cinque anni fa però, Mr. J ha organizzato
un viaggio stupendo. On the road dal Texas al Michigan. Campeggio sui monti Ozark o sul lago Michigan, hotel nelle città, a Saint Louis o a Chicago. Semplicemente perfetto. Non c'è modo migliore di visitare gli Stati Uniti, secondo me, che salendo in macchina e macinando chilometri. Due giorni qua, tre giorni là, il tempo sempre bello, io che giocavo con Joe, Mr J che faceva tutto, montava, smontava, accendeva il fuoco, spegneva, cucinava.
Basandomi su questa unica esperienza idilliaca ho cominciato a pensare che il campeggio fosse il mio tipo di vacanza ideale.

La verità, però è che ogni volta che dovevamo andare in campeggio in questi anni, succedeva qualcosa. In qualunque stagione, in qualunque momento, il giorno del campeggio o ci ammalavamo o c'era brutto tempo e alla fine abbiamo sempre dovuto rinunciare.
Questo fine settimana finalmente, tutte le condizioni erano di nuovo ideali.
Arriviamo al lago, un posto stupendo. Montiamo la tenda e dopo un po' io e Joe cominciamo a stare malissimo per le allergie da polline.
Oltre a tutto questo: quattro del mattino, in mezzo al bosco texano, con i coyote che abbaiano in lontananza: "Mamma, mi scappa la pipì". Non ho nemmeno acceso la torcia. Se c'è un coyote o un coguaro che ti sta prendendo le misure, meglio non saperlo, no?
Eh però, le stelle. Stelle così le ho viste solo su un'isoletta in Grecia una volta tanto tempo fa.
Al netto delle stelle e tutto il resto, dopo quest'ultima esperienza, direi che con il campeggio ho chiuso.

venerdì 26 aprile 2019

così per spezzare la monotonia

No, non ho passato la cera, quella è acqua. Così dopo il fulmine che ci ha quasi mandato a fuoco la casa, la grandine che ci ha bucato il tetto e distrutto una macchina, l'altra sera abbiamo avuto anche l'allagamento. Ma questa volta non sono state tanto le intemperie quanto le intemperanze. Mia nonna lo dice sempre "se non li senti, stanno tramando qualcosa". Io e Mr. J invece eravamo presi da tutto un ragionamento complicatissimo, pensavamo di poterci fidare visto che normalmente non fanno follie e invece a un certo punto è arrivato Joe dicendo: "Scusate se vi interrompo, è caduta un po' d'acqua, ma non capisco da dove". Lo ha chiamato 'spill'. Come se si fossero rovesciate due gocce da un bicchiere. Altro che due gocce: un dito d'acqua nel bagno e anche la camera da letto e la sala erano mezze sommerse. Woody si è lavato le mani e ha lasciato il rubinetto aperto al massimo per chissà quanto tempo. Joe avrebbe dovuto controllarlo. Mr J ha cominciato a tuonare perché lui quando si arrabbia, tuona. Ha un vocione che fa tremare i muri, e i bambini, e non se ne rende molto conto. "Non urlare che non serve a niente". "Ma hanno allagato la casa!". Dopo questo attimo di defaillance, ha attivato i superpoteri. Ogni tanto Mr. J fa queste cose che ti lasciano a bocca aperta. Tira fuori un'aspira-acqua che non sapevo nemmeno avessimo e, non so come, nel giro di nemmeno un'ora siamo riusciti a spostare tutti i mobili (letto, divano, comodini, armadio...) e asciugare tutto.
Cose così per spezzare la monotonia.

mercoledì 24 aprile 2019

il famoso si stava meglio quando si stava peggio

Un po' di tempo fa per caso, ho ascoltato tutta un'intervista a qualcuno di cui non avevo mai sentito parlare. Non mi capita spesso, ma mi ha come ipnotizzato. E' una cantante giovanissima, si chiama Billie Eilish. Lo schermo era diviso in due. Stesse domande. Un anno esatto di distanza. Da una parte lei a 15 anni prima del successo, dall'altra lei a 16 anni. Come dicevo, ho 40 anni e non l'avevo mai nemmeno sentita nominare, ma a quanto pare questa ragazzina nel giro di un anno è passata da 500 spettatori a 15000, mica bruscoletti. In un solo anno non solo ha realizzato tutti i suoi sogni, ma molto, molto di più. Il suo successo è andato così oltre le sue più esaltanti aspettative, che si capisce benissimo che un anno prima non avrebbe nemmeno potuto immaginarne la portata. Eppure è chiaro: era molto più felice prima di ottenere quello che voleva, non finge nemmeno che non sia così. Sembra che tutto ciò che voleva le sia cascato addosso così di colpo e in così grande quantità da averla stordita e in parte seppellita. 
E' una cosa abbastanza triste da vedere. 
Ed è una cosa che si sa, no? Desiderare ci fa sentire vivi. E poi? 
Raramente abbiamo una rappresentazione visiva di quello che succede dopo, quando si ottiene tutto quello che si vuole e eventualmente anche di più. 
Ogni tanto ci penso a questa cosa. 
Il famoso 'si stava meglio quando si stava peggio' resta una delle poche grandi e incontrastate verità della vita.

domenica 21 aprile 2019

la fiducia, l'immaginazione e l'empatia

Qualche giorno fa Trump ha minacciato di chiudere il confine con il Messico e ha detto ai richiedenti asilo: "Siamo al completo, girate le spalle e tornate da dove siete venuti".
Nessuno ci ha capito niente. Si può chiudere un confine? E' legale? Cosa significa che siamo al completo? Che non c'è più spazio? Che non c'è più lavoro? Perchè entrambe le cose sono false.
Gli ha risposto a distanza Yo-Yo Ma, uno dei musicisti più rinomati al mondo:
"Un Paese non è un hotel e non è al completo".
Poi ha fatto un gesto simbolico, ha tenuto due concerti: uno a Laredo in Texas e l'altro appena oltre il confine, a Nuevo Laredo, in Messico.
Il messaggio è inequivocabile: la cultura costruisce ponti, non alza muri fra le persone.
Cerco di tradurre i punti salienti del suo discorso, ma potete ascoltarlo tutto in modo più completo e dalla sua stessa voce qui.
Dice Yo-Yo Ma:
"Il cibo, l'arte, la scienza e la letteratura sono tutte cose che ci aiutano a capire noi stessi, gli altri e l'ambiente attraverso la testa e il cuore. Questo è cultura. [...] La cultura racconta una storia che riguarda tutti noi, i nostri vicini, il nostro paese, il nostro pianeta, il nostro universo, è una storia che ci unisce tutti come specie. Credo che la cultura sia essenziale alla nostra sopravvivenza. E' il modo in cui inventiamo, il modo in cui uniamo il nuovo e il vecchio, il modo in cui immaginiamo tutti insieme un futuro migliore. In passato ero solito dire che la cultura dovesse avere un posto di rilievo in ogni conversazione sulla politica e sull'economia. Adesso invece sono convinto che la cultura sia il terreno su cui tutto il resto debba essere costruito. La cultura è il luogo in cui il globale e il locale, il rurale e l'urbano, il presente e il futuro si confrontano.
La cultura ci fa diventare quello che siamo e lo fa attraverso la fiducia, l'immaginazione e l'empatia".

venerdì 19 aprile 2019

la macchina di woody

Woody ha costruito una macchina con i Lego. Schiacci un certo bottone e fa apparire delle cose.
- È il tuo turno, schiaccia il bottone!
...
- È un drago che sputa il fuoco!!
- Aiuto, che paura!
- Non preoccuparti mamma, è un drago buono. Dai è il tuo turno, schiaccia il bottone!
(È sempre il mio turno)
...
- Aiuto! È un mostro!
- Ma è un mostro buono?
- Noooooo! Schiaccia il bottone presto!
- Fiuuu è sparito, menomale che hai schiacciato il bottone in tempo mamma. Grazie mamma. Dai, è il tuo turno, schiaccia il bottone!
Così all'infinito.

giovedì 18 aprile 2019

il classico win-win

Lo scorso fine settimana, Mr. J ha comprato un cuscino comodissimo e anche piuttosto costoso. Mi ha raccontato che quando è andato a pagarlo, tutto sommato contento di pagare per un oggetto che cercava in vano da diverso tempo, alla cassa gli hanno fatto, a sorpresa, uno sconto del 50%. Il giorno dopo mi precipito a comprare lo stesso cuscino e niente, il prezzo era di nuovo pieno. Essendo decisamente meno spendacciona di lui, ho cominciato ad avere dei ripensamenti. Mi serve davvero? Certo dormire bene è importante...
Spiego alla commessa che il giorno prima costava la metà e adesso, a quel prezzo, dovevo pensarci un attimo.
Lei? Non ha avuto un attimo di esitazione. Mi ha fatto il 50% di sconto che aveva fatto a Mr. J più un altro 30%. 
L'unico inconveniente è che lo posso ritirare solo da sabato in poi. 
Il customer service americano, lascia sempre piacevolmente sorpresi. D'altra parte un caso così è il classico win-win: loro hanno venduto il cuscino, io mi sono trovata bene e tornerò di sicuro. 
Furbi e davvero bravi a fare affari.

martedì 16 aprile 2019

quel coltello fra i denti

Ma che cos'è tutta questa voglia di litigare che c'è in giro? Adesso ci si accapiglia sul se sia giusto o meno essere tristi per Notre Dame? Io la penso come Obama, specialmente questa mattina a mente fresca, dopo aver visto che tanto è stato salvato e che soprattutto non ci sono stati morti. Lui sostanzialmente dice: è umano sentirsi straziati quando vediamo la nostra storia disintegrarsi in quel modo, ma allo stesso modo fa parte della nostra natura l'istinto di rialzarci e ricostruire. Quanto duri la sofferenza varia da persona a persona e non toglie nulla a nessuno. Mi fa impressione da morire pensare che siano stati raccolti qualcosa come 700 milioni in meno di 24 ore per un edificio, sì anche per quell'edificio. Non si è mai vista una gara di solidarietà simile per degli esseri umani. Da qui possono scaturire tantissime riflessioni che possono portare in direzioni anche molto distanti, ma davvero, non capisco perchè debbano per forza partire le offese su una cosa del genere.
Siamo sempre tutti con il coltello fra i denti, ma a cosa serve?
L'altro giorno qualcuno mi ha scritto che ha letto il titolo di un mio post e ha cominciato a ribollirgli il sangue nelle vene, poi ha letto il contenuto del post e niente, tutto bene, era d'accordo con me.
Però caspita, quanto ci si infiamma in fretta, alla cieca, senza approfondire, senza cercare di comprendere.
Quanta energia sprecata.

lunedì 15 aprile 2019

il problema dei gatti in texas

L'altro giorno, in campagna ho visto una cosa che non vedevo da tantissimo tempo. Ogni casetta, aveva un patio con una gabbietta per gli uccellini. Mi ha riportato alla mente la mia infanzia. Abbiamo avuto il canarino Cip sul balcone per 14 anni. Gli volevamo un sacco di bene, lo portavamo perfino in vacanza, dieci ore di autostrada ogni anno. Certo che a pensarci ora...che follia un uccellino in gabbia. Non è la cosa più triste del mondo? Eppure all'epoca ce l'avevano un po' tutti. Con l'autoradio sempre nella mano destra e un canarino sopra la finestra, lo cantava pure il buon Toto.
Qualche anno fa Joe e Mr. J hanno costruito una casetta per gli uccellini di legno. L'idea era attirare i bellissimi cardinali rossi, in realtà sono subito arrivati i passerotti comuni, quelli marroni, e hanno colonizzato tutto.
Abbiamo visto tanti di quelli uccellini in questi anni, è un'esperienza meravigliosa che consiglio a tutti. Mi siedo a scrivere, guardo fuori e ci sono loro. L'umore migliora sempre un minimo, sono semplicemente stupendi i passerotti.
Ieri, però tornando a casa ho trovato il gatto della mia amica appostato sulla casetta. Lì per lì mi è venuto da ridere. Era chiaramente incavolato di essere stato scoperto. Guardate che sguardo.
Mi piacciono molto anche i gatti, ma non ne ho mai avuto uno e non ho ben chiaro come ragionino. Figuratevi che prima di questo incidente, pensavo di ritrovarmelo sempre in giardino perchè gli stavo simpatica. Sì lo so...devo aver passato troppi anni con i cani. Tra l'altro se gli acchiappaconiglietti facessero il loro lavoro, non avremmo questo problema. Anche se bisogna dire qui dove vivo la legge parla chiaro: i gatti devono stare in casa. Questo malvivente di un gatto, infatti, è già stato arrestato e rilasciato su cauzione una volta per questo motivo. Del resto, capisco perfettamente la mia amica che lo lascia scorrazzare per il quartiere. Insomma, come fai a lasciare un gatto sempre al chiuso? E' una vita triste quanto quella di un canarino in gabbia. O no?
Fatto sta che i gatti qui sono un problema serio per gli uccelli. Secondo l'American Bird Conservancy ne uccidono due miliardi e mezzo all'anno, leggete qui. Ho un vicino che è un grande amante dei gatti, cosí cattura quelli selvatici, li fa sterilizzare, gli taglia la punta di un orecchio e li libera.
Tagliare la punta dell'orecchio fa parte di un tacito accordo: serve a mostrare all'accalappiagatti che sono sterilizzati. In questo modo, si concentrano a catturare quelli non sterilizzati. Il fatto è che questo magnanimo vicino poi i gatti li libera, ma continua a dargli da mangiare quindi tornano e si moltiplicano. Non sembra esserci soluzione.
Stamattina, il buon Michele, si chiama così il gattastro, è tornato alla carica. E non se ne andava, determinato a fare strage di uccellini.
Quando mi sono avvicinata alla casetta e non li ho sentiti pigolare, mi si è spezzato il cuore. Dopo un po' ho ricominciato a sentire i piccoli e successivamente con molta cautela sono tornati anche i genitori con il cibo in bocca. Credo sia tutto a posto ora, ma il problema rimane.
La mia amica è mortificata. Suggerisce di sfregare palline di naftalina intorno alla casetta, dato che i gatti odiano quell'odore. Proverò. Mr. J ha anche messo qualche chiodo sul tetto della casetta. Se avete altri suggerimenti, per favore, fatevi avanti.

giovedì 11 aprile 2019

star lì

La didascalia della foto del tramonto che ho postato ieri su Instagram, per brevità, dice che ogni tanto scappo via. Uno potrebbe pensare a un weekend fuori o a una gita, qualcosa di speciale. In realtà, quasi tutte le sere, vado dietro casa a fare una passeggiata o un giro in bici. A volte ceno in anticipo per agevolarmi la fuga. Non so voi, ma a me sembra spesso di essere in un frullatore. Vivo in una società in cui quello che determina il successo di una persona è il fatto che sia sempre occupata, che non abbia mai un secondo libero, ma a me questa idea sta stretta. Cerco di fare meno piani possibili. È che senza una mezz'ora al giorno che sia solo mia per leggere o guardarmi intorno, non funziono. Ieri sera, come in un sogno, è venuto a trovarmi anche un colibrí
Vale la pena rallentare un attimo, no? Semplicemente star lì. 




P.S. Colpo di scena! Non era un colibrì 😳
Era un 'hummingbird moth' cioè un colibrì falena.
Un insetto e n o r m e, tipo 7 cm.
Suppongo siano rari perchè in tutti questi anni non ne ho mai visto nè sentito nominare uno.
Comunque, ho letto che i colibrì falena texani sono completamente benigni, quindi se per caso prima o poi ne vedete uno, niente panico. Si comportano come colibrí, bevono dalla proboscide come i colibrì, ma sono insetti, non uccelli.
No ma #celasifa

mercoledì 10 aprile 2019

tutto ha il significato che gli diamo

La mia amica di madre messicana e padre bianco americano mi racconta che alla scuola media qui in Texas, nel ghetto, era il bersaglio della famosa bulla Juana La Fosfora (una che si accende come un fiammifero, che paura!) perchè non solo era brava a scuola, ma soprattutto era la più bianca della classe.
Mi racconta una serie di episodi di sopruso e anche di quanto l'essere chiara di carnagione fosse sempre visto come una qualità invidiabile.
Alla fine decido di lasciarla a bocca aperta e spiegarle cosa veniva comunicato a me dall'altra parte del mondo, negli stessi anni, sul colore della pelle.
Metà della mia famiglia ha, immagino, lontanissime origini nordafricane. Quasi tutti hanno i capelli ricci e neri e la carnagione scura. Carnagione che hanno sempre cercato di scurire ulteriormente sottoponendosi a ore e ore di abbronzatura. Le mie zie andavano ad abbronzarsi in terrazza prima di andare sulla spiaggia per non farsi vedere troppo chiare in costume. E non erano le uniche, era una cosa normalissima. Negli anni 90 c'erano tutte quelle pubblicità sugli abbronzanti. Ne ricordo una con una ragazza in topless abbronzatissima. Alla mia amica texana verrebbe un colpo pensando che passavano questa specie di soft porno durante il giorno, magari mentre eri a tavola con mamma e papà. Io, invece, ero così abituata alla televisione italiana con tutte le varie Veline, Letterine, ecc. che non ci vedevo assolutamente nulla di imbarazzante nella ragazza nuda. Forse non la vedevo proprio la ragazza in perizoma, forse vedevo solo quell'incredibile abbronzatura dorata e soprattutto mi chiedevo sempre...ma che caspita è la Placenta H?
In Puglia, se andavi in spiaggia senza essere adeguatamente abbronzato venivi additato da tutti "Guarda che mozzarella che sei". Tornare dalle vacanze senza abbronzatura equivaleva a quello che oggi sarebbe tornare dalle vacanze senza un selfie: era poco credibile che tu ci fossi perfino stato in vacanza. D'altro canto "Come sei nero!" è sempre stato un complimento per me finchè non sono arrivata qui e mi hanno avvertito il primo giorno: MAI MAI PER NESSUN MOTIVO fare riferimento al colore della pelle.
Francamente, non riesco a immaginare uno dire "You are so black!" in nessuna circostanza al mondo.
E così in fondo, come sempre, tutto è relativo, tutto ha il significato e il valore che gli diamo.

martedì 9 aprile 2019

ruby chi?

Ho incontrato per caso una collega della scuola Flanders che non vedevo da anni. Nel frattempo ha avuto una bambina stupenda e le ha dato un nome bellissimo e abbastanza desueto, Ruby. Ruby mi ha fatto subito pensare ai Rolling Stones chiaramente. Essendo oggi martedi mi sono vista costretta, anzi proprio obbligata, a fare la battutona del secolo: 
- No way! Ruby...on Tuesday! What a beautiful name, it's one of my favorite songs!
Lei stranamente arrossisce e abbassa lo sguardo.
- ...Non conosci la canzone Ruby Tuesday dei Rolling Stones?
- La gente mi ha detto che c'è questa canzone, ma noi non lo sapevamo...combinazione è nata proprio di martedi, ma mai avremmo pensato, eh. Ci piaceva il nome e basta. Magari una volta l'ascolterò questa canzone visto che me lo dicono tutti.
Insomma, credo che fosse in imbarazzo perchè i Rolling Stones nella sua percezione non sono adatti a una brava ragazza cristiana come lei. Ma si può? Nel 2019? Le ho consigliato di ascoltarla subito. Di sicuro si sentirà sollevata quando si accorgerà che la simpatia per il diavolo non c'entra una beata mazza.

giovedì 4 aprile 2019

dei dinosauri e di jeff buckley

Sono giorni così così questi.
Ieri sera, mi sono imbattuta per caso in una performance incredibile di Jeff Buckley alla BBC, non capisco come sia potuta sfuggirmi in tutti questi anni.
Stavo lavando i piatti. Ho lasciato tutto e mi sono inchiodata davanti al computer.
Il video è questo, giudicate voi.
Più o meno la terza volta che lo riguardavo con le lacrime agli occhi, è arrivato Joe. Pensavo dormisse. Mi sono subito ricomposta, bisogna mantenere un minimo di dignità con i figli. Esordisce così:
- Ho pensato che in fondo forse ho un po' di paura dei dinosauri.
- Joe... tu lo sai benissimo che si sono estinti i dinosauri.
- Sì, ma certe volte, mi sembra che siano vivi.
- Anche a me quando ascolto Jeff Buckley sembra che sia vivo, eppure è morto anche lui da un sacco di tempo come i dinosauri. Forse quando amiamo tanto qualcosa, gli appiccichiamo un po' della nostra vita e ci sembra viva anche lei. Ma non è viva lei, siamo vivi noi, capito? Torna a letto Joe, i dinosauri sono tutti morti. E anche Jeff Buckley.
"My fading voice sings of love, but she cries to the clicking of time, oh, time..."

martedì 2 aprile 2019

perchè le expat non lavorano?

Perchè le expat non lavorano?
Questa fu una delle mie più grandi domande appena arrivata qui. Non riuscivo a darmi una spiegazione.
Entrai subito in vari giri di cervelli in fuga stranieri di tanti paesi diversi e le mogli non lavoravano quasi mai. Perché? Mi chiedevo. Dopo tutto, erano quasi tutte laureate e abituate a lavorare nei loro paesi. Qui invece al massimo organizzavano eventi mondani per passare il tempo. Io appena arrivata qui ero occupatissima a guardarmi intorno e assaporare tutti i cambiamenti, ma la voglia di tornare al lavoro non mi mancava. All'inizio, non avevo ancora il documento che mi serviva per lavorare e non parlavo inglese, o certamente non abbastanza da fare quello che facevo in Italia, ma volevo buttarmi. Acchiappai al volo la primissima occasione.  
La differenza fra me e la maggior parte delle altre expat che non lavoravano era soprattutto una: io non avevo figli.
Quando sono arrivati, sono riuscita a conciliare tutto senza problemi, ma è molto più semplice mantenere un lavoro che trovarne uno nuovo con i bambini piccoli.
Ora, dopo una parentesi di studio, mi trovo nella condizione di cercare un lavoro nuovamente. E mi rendo conto che non è per niente semplice.
Il primo ostacolo è che aspiro a fare qualcosa di molto specifico, l'insegnante di arte in una scuola elementare. In ogni scuola normalmente c'é un solo insegnante di arte, sono posti ambiti. 
Nonostante ciò il lavoro l'avevo anche trovato e più o meno subito, ma a quel punto mi sono resa conto che l'ostacolo più grande era un altro: i bambini? Dove li metto? Soprattutto Woody che è ancora piccolo. 
Qui gli insegnanti devono essere in classe alle sette del mattino e le distanze sono enormi. Ho calcolato un'ora di strada e il povero Woody, a tre anni, avrebbe dovuto entrare all'asilo alle sei del mattino. Farlo passare di colpo da sempre con la mamma a sempre a scuola, mi spezzava il cuore e così ho deciso di aspettare un'occasione migliore. Intendiamoci: i bambini si adattano benissimo quasi a tutto e anche le mamme in fondo, è che avendo fortunatamente una scelta davanti, ho optato per la soluzione temporanea di aspettare di trovare un posto di lavoro più vicino a casa. 
A un certo punto, su Linkedin o non so dove, è apparso il lavoro dei miei sogni, un lavoro nell'ambito della didattica museale che sembrava fatto su misura per me. Si trattava fondamentalmente di inventarsi dei sistemi per coinvolgere le famiglie meno abbienti della periferia di Dallas. Il colloquio in spagnolo è andato molto bene, filava tutto liscio come l'olio. Dieci anni fa, avrei fatto carte false per quel posto, ma ora le cose sono cambiate.
Il tempismo è tutto nella vita, no? Lo penso sempre di più.
All'ultimo minuto dell'ultimo colloquio, dopo aver sognato ad occhi aperti per un mese di lavorare con delle persone interessanti e curiose come quelle che avevo davanti, il tipo di persone che difficilmente incontri nelle scuole purtroppo, ho preso la folle decisione di essere del tutto onesta. 
(Ma quanto è difficile essere completamente onesti a volte? E poi ti chiedi sempre...ma devo proprio? Sigh)
Gli ho spiegato la mia situazione: non mi aspetto di essere pagata, ma ho bisogno di tornare in Italia un mese all'anno.
Gasp.
Qui un mese di ferie all'anno è un lusso inaudito. 
Ho cercato di convincerli di una cosa a cui credo molto e cioè che un mese in Europa non è assolutamente un mese perso per uno che lavora in ambito culturale in Texas. Ogni volta che torno, imparo tante di quelle cose, ma i tempi qui non sono ancora maturi per questo tipo di mentalità. 
Passato lo shock iniziale quelli del museo furono molto carini e comprensivi, dissero che ne avrebbero parlato con il dipartimento delle risorse umane, ma non se ne fece nulla. E così adesso sto cercando di nuovo un lavoro in una scuola perchè l'ho fatto per tanti anni e ancora mi piace moltissimo, ma anche perchè è l'unico lavoro che mi permetta di tornare in Italia, di mantenere un rapporto con la mia famiglia e i miei amici e soprattutto di fare in modo che i miei piccoli texani costruiscano pian piano questo stesso rapporto con la loro origine italiana.
Non sia mai che crescessero pensando che in Italia si mangiano tutti i giorni gli spaghetti con le polpette. Per me è fondamentale che conoscano l'Italia vera nella sua bellezza come nelle sue enormi contraddizioni e c'è solo un modo per conoscere un paese: andarci. 
Precisiamo. Non è che la gente non abbia un mese di ferie all'anno qui, in un certo senso è ancora peggio: hanno i giorni, ma non li usano mai tutti insieme. Non conosco nessuno che faccia nemmeno due settimane di fila. E' una cosa che ti fa sembrare poco professionale. Magari ti dicono va bene vai, ma poi quando torni, alla tua scrivania ci trovi qualcun altro (visto succedere). 
Ho varie amiche straniere nella mia stessa situazione e ognuna fa quel che può rinunciando sempre a qualcosa di importante purtroppo. C'è chi con un'enorme sforzo economico e personale ha aperto un'azienda in proprio. C'è chi ha scelto il lavoro e nel suo paese non torna quasi più. C'è chi manda i figli da soli. C'è chi sta cercando il coraggio di licenziarsi da un ottimo lavoro per fare l'insegnante, più o meno per i miei stessi motivi. C'è chi ha deciso di lasciare ogni ambizione alla porta per fare fondamentalmente l'autista di figli ingrati che non capiscono che passare da un corso all'altro in teoria è un privilegio e non una tortura. C'è chi ti racconta con gli occhi spalancati: "Ho una bellissima notizia: ho trovato il lavoro dei miei sogni". C'è un piccolo inconveniente: è a tre ore di strada e lei è incinta. Verranno i santi nonni dall'altra parte del mondo ad aiutarla per qualche mese, ma comunque sarà tutto molto complicato. Un marito e una figlia in una città, un neonato e una stanza in affitto durante la settimana in un'altra. D'altra parte, lei dice "Ho aspettato così tanto, è la mia occasione" e la capisco, accidenti se la capisco.
La risposta alla domanda iniziale, dunque, è questa. Tutte le donne fanno fatica a conciliare la vita personale e la professione, ma le expat senza il cosiddetto (agognatissimo!) villaggio, un po' di più.

domenica 31 marzo 2019

discorsi fondamentali

E poi un giorno qualcuno sta male e tu sei in Texas o chissà dove. A volte penso che in effetti anche se fossi a Milano non cambierebbe molto se mia nonna fosse in un ospedale di Lecce. Ma poi ci ripenso meglio e lo so che mi sto raccontando una bugia. Cambia, cambia tutto. Dall'altra parte del mondo, sei lontano in tutti i sensi. Il giorno qui, la notte là. Non hai vicino nessuno che nemmeno la conosca tua nonna, nessuno che si preoccupi con te. Convivi con il dubbio legittimo che dall'altra parte non ti dicano tutto, anzi sei sicuro che non ti dicano tutto, e non è escluso che qualche volta sia anche un bene. La tua vita va avanti senza nessun cambiamento apparente, ma appena sotto la superficie qualcosa si muove. 
E' strano come funzioni la nostalgia. In questi giorni io e Joe ci stiamo facendo un sacco di partite a scopa, lui non lo sa, ma questa cosa mi è di un qualche conforto. 
Con le nonne come la mia non si fanno tanti discorsi, si fa una partita a scopa, si mangia, si parla del tempo. Cose che sembrano banali, ma poi arrivano momenti così e ti accorgi che non sono banali per niente. Ci sono tanti di quei modi per fare dei discorsi, discorsi fondamentali sulla vita e sull'amore reciproco. Non sempre occorrono le parole.

mercoledì 27 marzo 2019

la rupe di sparta texana

Un po' di tempo fa vi raccontavo (qui) di una mamma che aveva costretto il figlio piangente a saltare dalla roccia che vedete nella foto per insegnargli che non bisogna avere paura di niente e che se ci si fa male si va dal dottore che ci riaggiusta (parole sue). Sinceramente pensavo fosse matta. Cosa preoccupante anche perchè la mamma in questione è la maestra di Woody. La settimana scorsa, quando le ho chiesto com'era andato lo spring break, mi ha risposto desolata: "Così così, mio figlio si è rotto il braccio, ma cosa ci vuoi fare? Doveva succedere, lui è cosí atletico, non ha paura di niente".

Che prima o poi dovesse succedere, non avevo dubbi nemmeno io in effetti.
Sarà matta? O sarò matta io?
Perchè ieri ho assistito alla stessa identica scena.
C'era una bambina, questa volta un po' più grande che piangeva disperata sulla roccia. Piangeva così forte che sono subito corsa a vedere cosa stesse succedendo. E chi trovo sotto alla roccia? La madre tutta incavolata, forse anche con me che ho osato avvicinarmi.
"E' capace, deve smetterla di piangere e saltare giù subito".
Tutto uguale. I lacrimoni bagnano le guance paffute della bambina che continua a chiedere aiuto. La madre insiste, la bambina alla fine salta e sembra prendere una storta alla caviglia. La madre apparentemente molto infastidita, la porta subito via sorreggendola, zoppicante e piangente.
Mah? Mi spiegate questa cosa? Sono le famose mamme tigre? Sono io o sono loro? E' una cosa americana o anche in Italia i genitori sono così severi?
Indipendentemente dall'età, per me se uno, una cosa come questa non la vuole fare, non dovrebbe farla. Sono perplessa.
Mi torna in mente un pomeriggio invernale in cui ero andata al cinema con una mia amica e sua figlia quindicenne a cui avevo chiesto banalmente come va. Mi risponde con un filo di voce:
- Così così, questa settimana ho perso 8 libbre in tre giorni. E mi sono anche allenata ogni giorno.
Sono un po' turbata, la madre mi aveva raccontato che in passato questa ragazzina, ha avuto dei disturbi alimentari, aveva anche visto un medico per questo motivo. La matematica non è il mio forte, ma insomma...otto libbre sono quasi 4 Kg, non credo di aver mai perso tutto quel peso in tre giorni, e sono molto più robusta di lei. Sono quasi tentata di chiederle come abbia fatto. Scherzi a parte, quest'anno ha cominciato a fare un certo sport a livello agonistico e bisogna seguire una dieta molto ferrea per rientrare nella categoria giusta. Dice talmente ferrea che le viene più facile digiunare che mangiare così poco. Non mi sembra molto entusiasta del suo sport, mi sento quasi come se in un certo senso mi abbia chiesto aiuto o abbia voluto chiederlo a sua madre attraverso me. La mia amica sorride un sorriso preoccupato mentre parliamo di tutto questo e tace.
D'altra parte i risultati nelle gare sono molto buoni, le amicizie sempre di più, in teoria tutto bene. Per arrivare in alto bisogna soffrire, lo sanno tutti.
Con il mio atteggiamento 'morbido' sto togliendo delle possibilità di successo ai miei figli, non ci sono dubbi, ma tutto questo stoicismo nel mio caso è fuori discussione, non esiste.
Non c'è una via di mezzo?
Ci sono delle cose, poche, su cui non transigo (non si mettono le dita nel naso, bisogna fare i compiti, cose così), per il resto come si fa a obbligare o a spingere qualcuno a fare qualcosa che o non vuole fare o in qualche modo gli fa male, fisicamente o psicologicamente, per raggiungere un certo obbiettivo? A cosa serve poi?
Voi cosa ne pensate? Che genitori siete?