giovedì 18 luglio 2019

sorridere e pensare grazie

Grazie a Instagram, sapete più o meno com'è andata la mia estate in Italia, ma cosa ne è stato di Mr. Johnson? 
Lui, come sempre negli ultimi anni, per motivi soprattutto di lavoro, è rimasto in Texas. E cosa ha fatto da solo per un mese? E chi lo sa. Di sicuro oltre a lavorare, andare qualche giorno a trovare il suo migliore amico a Seattle e fare un minimo di vita sociale, ha dipinto tutta la casa di grigio.
- Mamma! Perché è tutto grigio? Ha esclamato Woody mettendo insieme ben cinque parole di fila in italiano.
E' tutta grigia perchè abbiamo deciso di venderla l'anno prossimo. Qui gli acquirenti normalmente preferiscono una casa già pronta per il trasloco in cui non bisogna fare lavori particolari e il nostro agente ha sentenziato senza pietà che la prima cosa da aggiornare era il colore delle pareti. Per la precisione il colore si chiama Agreeable Gray, il grigio che mette tutti d'accordo. 
E' così buffa questa storia che sembra uno scherzo. Come tutti quelli che ci conoscono sanno, il grigio è da sempre il colore preferito di Mr. J, mentre io lo odio il grigio. Lavorando con i colori, lui si è reso conto che il grigio è proprio quello che fa risaltare tutti gli altri. Lavorando pure io con i colori, mi sono resa conto che il grigio è di una noia mortale. Infatti, per la nostra casa avendo avuto da lui carta bianca, avevo scelto gialli, arancioni e verdi che mi mettevano allegria. Orrore! avrebbe esclamato l'esperto e così ora è tutto grigio. GRIGIO. Cosa posso dire? E' tutto molto più serio ed elegante, me ne rendo conto, però mi sembra di essere in albergo.
Chiarisco che eravamo d'accordo su tutto. Mentre ero in Italia, mi ha coinvolto e consultato in ogni passaggio dei lavori, ma vi dico la verità, l'ombra di un capolavoro di aggressività passiva, non so perchè ancora aleggia. Del resto, me ne vado per un mese a divertirmi in Italia mentre lui sta qui tutto solo a dipingere le pareti, avrà pure diritto a una piccola vendetta, no? 
E' così bello ritrovarsi. Non mi piace per niente parlare al telefono con lui, così adesso abbiamo tante di quelle cose da raccontarci.
Mi ha detto che non gli sembro triste come al solito quando torno dall'Italia. Forse è solo perchè è stato tutto meraviglioso come sempre, ma questa volta sono successe delle cose che mi hanno un po' stremato dal punto di vista emotivo, situazioni che ho bisogno di digerire con calma. Ho sentito che era arrivato il momento di tornare a casa perchè casa è là, ma come gli emigranti possono capire, casa è anche qua. Ho provato emozioni fortissime nel rivedere alcune persone dopo molti anni e nel fare finalmente certe conversazioni rimandate all'infinito, ho bisogno di fermarmi un attimo adesso, ho fatto indigestione di emozioni.
E' che nella mia vita di qui, di solito non c'è tutta quella intensità. Le persone normalmente fuggono il confronto e la vulnerabilità, invece quando torno in Italia, è tutto un parlare di massimi sistemi, scoprirsi, lasciarsi analizzare, scrutare l'altro, guardarsi finalmente negli occhi. Ed è giusto così perchè tutto è concentrato in pochi giorni. 
Ora è il momento di rallentare e sorridere pensando a certi luoghi, a certe facce e a certi momenti che ho avuto l'immensa fortuna di vivere. 
Sorridere e pensare grazie.

domenica 30 giugno 2019

il nostro primo pride

Non avevo in programma di portare Joe al #milanopride con quel caldo esagerato, ma lui ne ha sentito parlare e ha voluto saperne di più. Glielo ho spiegato più o meno così: hai presente la tua amichetta con due papà o il tuo amichetto con due mamme? Ecco, ci sono alcune persone che pensano che le loro famiglie valgano meno della tua che hai un papà e una mamma.  Manifestiamo per fargli sentire che non sono soli. Lui ha deciso di venire, ha detto che era un ottimo motivo per "marciare". Questo è il suo cartello: let people love who they wanna love. ♥️🌈

sabato 29 giugno 2019

barca nostra

In questi giorni sono stata a Venezia a vedere la Biennale con mia sorella e Joe. Tanto caldo, tanto camminare. Tanto sorridere.
Varie persone mi hanno chiesto come fosse la Biennale e se mi fosse piaciuta. Beh, se il piacere è dato dalla sorpresa e dalla conoscenza, non ricordo una Biennale di Venezia che non mi sia "piaciuta", che non mi abbia insegnato nulla o che non mi abbia lasciato in qualche passaggio a bocca aperta. Certo è che questa è stata speciale. Essere in una delle mie città preferite con due delle mie persone preferite è stato un sogno per molto tempo ed è diventato realtà, quindi difficilmente potrò essere del tutto obiettiva sull'esperienza.
Dopo averci dormito su, l'immagine che  spicca fra tutte nella memoria è quella di "Barca Nostra".
L'artista svizzero-islandese Christoph Büchel ha fatto collocare all'arsenale il relitto del peschereccio libico a bordo del quale nel 2015, circa 700-1000 persone hanno cercato di attraversare il Mediterraneo per giungere qui da noi. È stato il più imponente naufragio di questi anni di emigrazione. Solo 28 i superstiti.
La forza dell'arte. Ti ritrovi davanti a questo oggetto ed è tutto così chiaro: mille persone su quella cosa lì, impossibile. Non ci stanno, non ci possono stare.
Trovi questo barcone rosso-azzurro verso la fine del percorso e barcolli, ti tocca sul serio sederti un attimo. Per quanto fossi preparata e sapessi cosa sarei andata a vedere, la potenza evocativa emanata dall'oggetto in sé mi ha travolto.
E in quel momento il mio Joe si è messo a canticchiare ignaro, nell'allegria sacrosanta dei suoi otto anni. Così paradossale. Ho nascosto la commozione dietro agli occhiali scuri, un cenno a mia sorella e in un secondo abbiamo deciso che no, questa volta la verità non abbiamo il coraggio di raccontargliela. Che su quella nave c'era un bambino come lui che è affogato con la pagella cucita nella giacca, non glielo diremo.
Veniamo dal Texas, dove al confine con il Messico ci sono bambini che in questo momento vengono separati dai genitori e fatti dormire per terra, senza nemmeno la possibilità di togliersi i vestiti del viaggio disperato che li ha portati fino a  lì, che non hanno una copertina o uno spazzolino da denti. Vedendo questo l'unica cosa chiara è che purtroppo da questa parte dell'oceano, in questo momento, regna la medesima mancanza di umanità.
Ci sono anche molti segni di rivolta sia di qua che di là, per il momento possiamo solo fare quello che possiamo e sperare.

domenica 23 giugno 2019

un altro compleanno in italia

Un altro compleanno in Italia. Mi piace essere qui oggi. È un festeggiamento nel festeggiamento. Mentre facevo un giro in bicicletta, pensavo che nell'ultimo anno è davvero cambiato qualcosa dentro di me. Mi sento più equilibrata, più serena, più riconoscente. Finalmente sto bene così, con i miei affetti e difetti. Mi basto, ma lascio anche sempre la porta aperta, non ho perso la curiosità né per la vita né per le persone. Se una novità interessante bussa sono pronta a nuove avventure.
Mi limito a seguire alla lettera le indicazioni di Walt Whitman che più chiaro non avrebbe potuto essere:

"Questo è ciò che dovete fare: Amate la terra e il sole e gli animali, disprezzate le ricchezze, fate l'elemosina a tutti quelli che la chiedono, proteggete gli stupidi e i poveri, destinate il vostro reddito e il vostro lavoro agli altri, odiate i tiranni, non discutete su Dio, mostrate pazienza e indulgenza verso la gente, non toglietevi il cappello dinanzi a nulla, noto o ignoto, a nessun uomo o folla d'uomini – uscite liberamente con gente possente e non istruita, e con i giovani, con le madri di famiglia – riesaminate tutto ciò che vi è stato detto, a scuola o in chiesa o in qualsivoglia libro, e ripudiate quanto insulta l'anima vostra; e la vostra stessa carne diverrà un grande poema, e possederà la più grande fluidità non solo nelle sue parole, ma nel silente disegno delle labbra e del volto, e tra le palpebre degli occhi, e in ogni moto, ogni giuntura del corpo vostro."

In quel "ripudiate quanto insulta l'anima vostra" per me c'è davvero tutto.

❤️

giovedì 20 giugno 2019

il kebabbaro

Una cosa che mi piace molto, ma che non essendoci più abituata, in un certo senso mi debilita quasi un po' quando torno in Italia, è il fatto che qui non c'è mai un momento di silenzio. Si conversa sempre, ovunque. Tutti hanno voglia di parlare degli argomenti più disparati, amici, perfetti sconosciuti, il tizio che ti stacca il biglietto al museo, il panettiere, il postino... Sempre, tranne ora.
Questa è una serata stupenda. Non fa caldo, non fa freddo, i grilli friniscono, i gelsomini profumano. Non ci sono gechi, serpenti, puzzole, ragni velenosi. Non ci sono nemmeno le zanzare stranamente. Per me in questo momento preciso, questo qui è il paradiso terrestre. Pace, silenzio. Così, verso mezzanotte mi sono seduta in giardino a mangiare un mango e a leggere. Non c'era nessuno in giro. Dopo un po' però sulla panchina dei giardinetti di fronte a casa, sono arrivati tre ragazzi. Chiacchieravano abbastanza rumorosamente, ma non mi davano fastidio, pensavo ai fatti miei. Volevo solo stare per i fatti miei. A un certo punto, uno dei tre si alza dalla panchina e viene verso il mio cancello. Non ci posso credere. A quell'ora. Non mi passa nemmeno per l'anticamera del cervello che sia un malintenzionato e questa è una cosa di per sè bellissima. Mi chiedo semplicemente... Non vorrà mica attaccare bottone anche lui?

- Scusi, mi sa dire che indirizzo è questo che altrimenti il kebabbaro non arriva più?

E niente, è proprio il paradiso terrestre.
Arriva anche il kebabbaro.

domenica 16 giugno 2019

tornare a casa

Normalmente quando uno associa un determinato evento a uno stato di grande ansia, si sente dire frasi rassicuranti e intelligenti. Il succo del discorso è: è tutto nella tua testa, ti preoccupi troppo, non succede niente,  sei tu. Nel mio caso, l'ansia arriva per questi viaggi intercontinentali che faccio da sola con i bimbi per tornare in Italia. Dopo diversi anni e diversi viaggi, mi sento di poter affermare con sicurezza che non è tutto nella mia testa. Ogni volta succede qualcosa di imprevisto e generalmente spiacevole. Ma non è questo che mi mette ansia. È il fatto che gli aeroporti e gli aerei sono gli unici posti in cui incontro persone davvero sgradevoli. Certo ce ne sono sempre anche di gentilissime, ma quello dovrebbe essere normale, no? Io mi ostino a pensare che trattare e essere trattati con rispetto e educazione debba essere la norma e mi rifiuto di stupirmene.
Questo preambolo per dire che anche questo viaggio è stato molto più faticoso del previsto. Due aerei dovevamo prendere, due aerei sono arrivati in ritardo. Ti siedi, allacci la cintura, sei convinto di stare per partire e invece passano quattro ore quattro. Joe a un certo punto mi dice:
- Che bello, manca poco ormai!
Non sapevo come spiegargli che... non eravamo ancora partiti.
Però come sempre c'è un però.
Arriviamo a casa ed è una festa. Palloncini, regali e la mamma che senza che glielo chieda mi fa trovare i carciofi, quelli freschi, con le patate, il mio piatto preferito. E poi dormire un paio d'ore e uscire  rimbambita dal fuso orario, incontrare una vecchia amica per caso dopo tantissimi anni (perché qui capita di incontrarsi per caso) e avere conversazioni di questo tipo:
- Ciao! Ma che ci fai qui? Cioè...dove siamo? Cavolo, non so dove sono...
- Mah... stai bene?
E spiegarle che sono arrivata 5 ore prima, mi hanno chiesto se volevo uscire e ho detto sì senza nemmeno chiedere dove si andava o fare caso alla strada.
E poi il temporale estivo e tutti ridono e si preoccupano di non bagnarsi e non che arrivi il tornado. Tornare a casa in punta di piedi come tanti anni fa e dormire con la finestra aperta.
La finestra aperta.
Forse non tutti si  rendono conto del lusso che sia dormire con una finestra aperta dopo un temporale estivo. In Texas questo lusso non ce lo abbiamo.
Fa troppo caldo senza aria condizionata e poi sicuro che ti entra un qualche opossum o chissà che.
Guardavo mio papà che leggeva in giardino e pensavo che si dice sempre che nella vita quello che conta è il viaggio, non la destinazione. Ecco, qualche volta invece no. Qualche volta quello che conta è proprio la destinazione, quello che conta è tornate a casa.

mercoledì 12 giugno 2019

un regalo per tutta la vita

Joe attraversa una fase di ribellione nei confronti dell'italiano. Prima se gli parlavo in italiano, mi rispondeva sempre in italiano, senza nemmeno pensarci. Ora non più. Parla in italiano solo se glielo chiedo esplicitamente e torna all'inglese appena mi distraggo.
L'altro giorno raccontavo questa cosa a un'amica. Le dicevo che lui con l'italiano non ha problemi, ma Woody sì. Capisce tutto perfettamente perchè io cerco di parlare solo italiano, ma sa dire giusto un paio di parole. La conseguenza peggiore del fatto che Joe si rifiuti di parlare in italiano, è che Woody non impara quanto potrebbe. Copia tutto quello che fa il fratello, se il fratello parla inglese, lui fa lo stesso.
Allora la mia amica, chiama Joe e gli dice con grande gravità:
- Se vuoi fare un bel regalo al tuo fratellino, un regalo per tutta la sua vita, devi parlargli in italiano.
In quel momento ho capito. Come non pensarci prima? Vuoi vedere che il rifiutarsi di parlare italiano, è una forma di gelosia?
I mille complimenti per essere così bravo, in questo modo sono tutti per lui. Quando vengono i nonni e c'è da tradurre, è lui l'unico eroe che può aiutarli.
Joe e Woody si adorano. A vederli insieme stringe il cuore. Joe passa ore a leggere per lui, a insegnargli tutto, a giocare con pazienza infinita, ma non significa che non abbia anche lui le sue insicurezze nei confronti del piccoletto così carino a cui nessuno è capace di dire di no.
Vedo tanta voglia di giudicare la capacità dei figli di noi italiani all'estero di parlare la lingua correttamente. Anzi più che altro di giudicare la nostra capacità a insegnargliela.
Una volta, in Italia, Joe parlava al telefono con suo padre in inglese e uscì di corsa la vicina. Non devi fargli parlare inglese, siamo in Italia!
Imparare una lingua ha tante di quelle implicazioni psicologiche per un bambino. A volte non vogliono parlare la lingua dei genitori per sentirsi più simili ai loro amici, a volte per altri motivi. Penso che sia necessario dare loro tutti gli strumenti in modo che la possano apprendere, ma senza forzarli, seguendo i loro tempi e le loro esigenze.

domenica 9 giugno 2019

la parigi dell'oklahoma

Tulsa è una città dell'Oklahoma. Chandler la definì 'la Parigi dell'Oklahoma' per convincere Monica a trasferircisi. Ecco, in realtà Tulsa è una città graziosa, con dei bei musei, ma è anche un ambiente molto 'bianco' a colpo d'occhio. Ci sono stata molte volte. A Tulsa, per dire, c'è quella parte della famiglia che non andiamo più a trovare dalle presidenziali del 2016. 
A Tulsa, 98 anni fa, nel 1922, c'è stato uno degli episodi di razzismo più efferati della storia degli Stati Uniti eppure nei libri di scuola attuali questo episodio, è relegato a un banale paragrafetto (trovate un breve ma ben fatto documentario qui). I fatti sono stati ancora una volta 'whitewashed' cioè ripuliti dai bianchi a loro favore grazie a un sistematico lavoro di insabbiamento iniziato quasi subito. Quello che sappiamo è che c'era una zona della città dove la popolazione nera in quel periodo aveva costruito un discreto benessere, i bianchi sono andati là, hanno bruciato case e negozi, raso al suolo tutto e ucciso circa 300 persone. Finalmente ora sembra ci sia la volontà politica di indagare, ma insomma, ci vorranno degli anni e sarà molto difficile stabilire i fatti. In particolare, quello che cercano sono i corpi di queste persone che non sono mai stati ritrovati. Tanti si sentono perseguitati da queste povere anime che non hanno mai trovato pace.

venerdì 7 giugno 2019

il double down

Una cosa a cui penso tutti i giorni più volte al giorno sono le sorti dei migranti alla frontiera con il Messico, sono così vicini.
Il dolore e il trauma inimmaginabile di bambini che scappano da pericoli di tutti i tipi, arrivano qui e vengono sistematicamente strappati dai genitori, continua a tormentarmi.
L'altro giorno è uscita la notizia di un fatto avvenuto nel luglio scorso. Hanno messo su dei camion 37 bambini dai 5 ai 12 anni. Dovevano fare un viaggio di mezz'ora e finalmente riabbracciare i propri genitori. Ecco, arrivati lì per qualche motivo incomprensibile invece di trovare i genitori hanno trovato un parcheggio. Proprio così. Li hanno lasciati ad aspettare senza motivo, alcuni per 39 ore. Immaginate il fastidio immane se doveste andare in vacanza e vi toccasse passare due notti all'aeroporto. E loro non andavano in vacanza e non erano in un aeroporto, erano in un parcheggio in Texas a luglio, dove si toccano e si superano normalmente i 40 gradi.
Una violazione dei diritti umani, una tortura.
Allora, tutti si sono giustamente indignati, passano un paio di giorni e l'amministrazione Trump cosa fa? Annuncia che taglierà i fondi per i corsi di inglese e tutte le attività ricreative riservate ai bambini e ai ragazzi rinchiusi in questi simil-campi di concentramento senza genitori. Crudeltà pura. Non costa niente fare giocare dei bambini.
Ogni volta è la stessa storia infinita.
Il double down: fa qualcosa di inaudito, orribile e disumano, tutti protestano e lui invece di chiedere scusa, raddoppia. Sono già morti 6 bambini detenuti in questi centri in cui i giornalisti non possono entrare e in cui non si capisce cosa succeda.
Tutte queste notizie entrano in qualche modo nella nostra esperienza personale e nella nostra vita quotidiana qui in Texas.
L'altro giorno ero al parco e c'era una signora che stava facendo qualcosa di meraviglioso con i suoi bambini. Ha tagliato delle fette di frutta (mango jicama, agrumi, ananas...) in un certo modo molto bello esteticamente, le ha condite con delle spezie e le stavano mangiando insieme.
Non volevo disturbare, ma mi è venuto spontaneo chiedere cosa fosse, come prepararlo. La signora era messicana e parlava solo spagnolo. Mi ha spiegato tutto e mi ha offerto tutto quello che aveva, anche i suoi bambini hanno offerto i loro biscotti e tutto quello che avevano ai miei.
Abbiamo chiacchierato un'oretta. Mi aveva detto che si trovava qui nella mia zona perchè aveva visto il parco andando al lavoro e aveva voluto portarci i bambini.
Parliamo la stessa lingua, abbiamo più o meno la stessa carnagione, è una mamma come me con dei bambini come i miei. Di solito in questi casi può capitare di scambiarsi i numeri e mettersi d'accordo per rivedersi per un play date. Lei invece mi ha chiesto se poteva venire a pulirmi casa. Cose così.

mercoledì 5 giugno 2019

adulto insomma

Stamattina eravamo in macchina, la radio era accesa in sottofondo, un notiziario o qualcosa. "Circa 40 000 persone decidono di togliersi la vita ogni anno in questo paese". Joe salta sulla sedia.
- Cosa?
- Cosa Cosa?
Non sapevo stesse ascoltando o a cosa si riferisse.
- Ha detto che migliaia di persone... kill themselves? Ma come? Uccidono se stesse?
Per lui era un concetto del tutto inconcepibile.
Ho dovuto sbrogliare una bella matassa.
Adesso sono venuti dei bambini a giocare. Abbiamo dipinto. Chiedo all'amichetta di Woody, 4 anni, di raccontarmi cosa avesse disegnato.
- Questo è il sole. Queste sono le nuvole e questo (una grossa macchia rossa) è sangue.
- Sangue?
- Si perchè qualcuno è morto.
- ...
- E questo è altro sangue. E questo è altro sangue. La mia nonna è morta ma adesso è in paradiso sulle nuvole.
Nuvole e sangue.
Quante domande a cui rispondere, quante paure da gestire.
Diventa ogni giorno più difficile questo lavoro di genitore, insegnante, educatore, adulto insomma.

martedì 4 giugno 2019

i ricchi e poveri?

Nella nuova scuola ci saranno grandi cambiamenti. 
Innanzitutto c'è un altro insegnante di arte, non sarò più l'unica. Non siamo obbligati a collaborare, ma abbiamo tutta l'intenzione di farlo. Lui conosce già il mio lavoro perchè è stato interpellato per la mia assunzione e a quanto pare gli piace molto. Non c'è nessun tipo di competizione fra noi perchè faremo cose diverse e siamo specializzati in ambiti diversi. Ognuno potrà dare nuove idee all'altro, questo sì. A differenza della sottoscritta, lui è un artista vero, serio, che fa mostre in giro per il mondo e conosce ogni tecnica. Imparerò un sacco da lui, anche solo osservando e non vedo l'ora. E poi sembra una persona...normale. Si può dire? Uno che non ti chiede subito dove vai in chiesa per dire, che qui è già tanto. Ho la sensazione che la pensiamo in modo simile su tante cose. Potremmo perfino diventare amici e questa è una novità pazzesca per me perchè alla scuola Flanders non mi sono mai sentita completamente a mio agio con nessuno. Dovevo sempre stare attenta a quello che dicevo, alcuni colleghi erano molto conservatori su tante questioni e io, potevo intuire, ma non sapevo mai quali, un'ansia. Almeno le premesse adesso invece sono ottime.
E poi mi ha portato a vedere la mia nuova classe.
Sospiro.
E' stupenda, grandissima, con due lavandini (due!) e con una finestra che percorre tutta la parete. Una finestra. La mia vecchia classe aveva il portone con il maniglione antipanico ed era in uno scantinato con i tubi a vista sul soffitto che ogni tanto gocciolavano. E però è anche vero che mi piaceva da morire. Aprivi quel portone e c'era una sorta di bosco in pieno centro a Dallas, ogni tanto vedevi un coniglietto o una volpe. Era così messa male quella classe che ti dava un senso di libertà incredibile, non c'era nulla che potesse davvero rompersi o rovinarsi.
Ci sono tante, tante, cose nuove a cui abituarsi.
Però bella questa sensazione di possibilità e di novità. Voglio gustarmela tutta adesso e poi sarà quel che sarà come dicevano i Ricchi e Poveri. I Ricchi e Poveri?

lunedì 3 giugno 2019

il meet and greet/2

Il meet and greet alla fine era una sorta di lunga proiezione delle diapositive delle vacanze abbinate a canzoni altamente motivational e inspirational in sottofondo. Per una buona mezz'ora ci sono stati dei problemi tecnici quindi era tutto un po' imbarazzante. Dove ti siedi, cosa dici, chi conosce chi.
Quel tipo di situazione. Finchè finalmente qualcuno mi rivolge la parola:
- Cosa insegni?
- Arte e tu?
- Spagnolo a quelli del liceo.
- Quale liceo?
- Come? Non c'è anche un liceo qua?
- No.
Insomma.
Quando pensi di non farcela, ricordati che c'è sempre qualcuno che è messo molto peggio di te, ma ce la fa lo stesso.

il meet and greet

Oggi devo andare a fare un "meet and greet" alla nuova scuola. Meet and greet. Boh. Di sicuro dovrebbe essere una cosa rilassante e infatti non ci pensavo nemmeno. Solo che ieri notte ho fatto un sogno. Il direttore durante il meet and greet, qualunque cosa sia, mi chiedeva di indossare sempre una giacca elegante rossa. Io dicevo di sí, ma me ne pentivo subito.
Perchè una giacca rossa? Tutti i giorni? E come faccio a insegnare arte ai bambini con una giacca da sera? E' pazzo? Sono tutti pazzi in questa scuola? Dov'è l'uscita?

venerdì 31 maggio 2019

verba volant, scripta manent...anche nel 2019?

Due anni fa l'FBI ha aperto un'indagine per capire se i russi avessero realmente interferito nelle elezioni presidenziali e se Donald Trump li avesse facilitati. A capo di queste indagini ci hanno messo Robert Mueller, l'unico repubblicano di cui stranamente i democratici hanno sempre parlato con devozione. Si sono affidati a lui come a un Messia che avrebbe salvato il mondo o più realisticamente come a un'ultima spiaggia.
In una famosa vignetta del New Yorker, l'anno scorso si vedeva Babbo Natale in ansia all'idea di competere con un regalo come il mitico Rapporto Mueller. Il Rapporto Mueller poi non l'abbiamo trovato sotto l'albero, ci è toccato attendere fino alla primavera. Dopo due anni di indagini segretissime, le aspettative dei democratici erano alle stelle: ci sono prove di collusione con i russi e intralcio alla giustizia (tweets, reportage della stampa e dichiarazioni varie) che sono sotto gli occhi di tutti, chissà cosa avrebbe scoperchiato un'indagine seria. Il fatto è che invece di essere reso pubblico, questo fondamentale Rapporto Mueller all'inizio e per diverse settimane, è rimasto segreto. E' stata diffusa solo una dichiarazione di William Barr, il procuratore generale nominato da Trump, sul senso generale del risultato delle indagini: secondo lui il Rapporto Mueller scagiona Trump da tutte le accuse. In realtà le cose non stanno proprio così. O Barr non lo ha letto o è in cattiva fede perchè quando un mese dopo il Rapporto Mueller è finalmente stato diffuso in una forma più ampia, è stato chiaro che la posizione di Trump è grave.
Un paio di giorni fa per la prima volta dall'inizio di questa storia, Robert Mueller ha rilasciato una dichiarazione alla stampa. Voleva dire che va in pensione e ribadire un'ultima volta i risultati delle sue indagini:
1. Non c'è dubbio che i russi abbiano interferito con le elezioni del 2016.
2. Se avesse potuto scagionare Trump, lo avrebbe fatto, ma non lo ha fatto perchè non poteva (quindi è colpevole? Non lo dice, lo lascia intendere).
3. Il presidente non può essere incriminato come qualsiasi altro cittadino: la costituzione americana prevede altri mezzi di indagine nei confronti del presidente (l'impeachment? Non lo dice, lascia intendere anche questo).
Tutto questo fa scricchiolare una di quelle pochissime certezze granitiche che non ho mai e poi mai messo in dubbio: verba volant, scripta manent, la cosa più semplice del mondo. Si dicono tante cose, ma quello che è scritto, è quello che resta e che ha un peso.
Infatti, Mueller ha chiesto di non essere chiamato a testimoniare in parlamento perchè non farebbe altro che ripetere quello che ha scritto nelle 400 e passa pagine del suo rapporto.
Il problema è che nel 2019 è evidente in questo caso come in tanti altri che la parola scritta, documentata e argomentata fino allo stremo, non vale assolutamente nulla finchè non c'è una figura di riferimento che ripete a voce la stessa cosa (Mueller) o il contrario (Barr, Trump, Sarah Huckabee Sanders e tutti gli altri).
Il dramma è che i due messaggi opposti ricevono la stessa attenzione. Pochissimi vanno a leggere e controllare. La maggior parte si sceglie la verità preferita su una base emotiva. E chi mente non subisce nessuna conseguenza. Quindi se hai scritto qualcosa di fondamentale come Mueller l'unico modo che hai per diffonderlo non è la pubblicazione, ma andare davanti al parlamento o ai giornalisti e ripetere le stesse cose che hai scritto.
Ditemi voi se non è involuzione questa.

giovedì 30 maggio 2019

ogni nuvola nera ha un contorno d'argento

Sapevo che oggi ci sarebbero stati dei temporali -figurati se non ci sono i temporali il giorno in cui devi andare in piscina- ma non ero preoccupata, almeno finché non mi è arrivato un messaggio di Cassandra dall'Oklahoma, il regno dei
tornado. Se ti dice di fare attenzione lei, ti conviene fare attenzione. Dopo tutto, non l'ho mica soprannominata Cassandra per niente. Cosa si fa quando c'è un tornado warning? Innanzitutto, si mette sull'8 per vedere il radar. Se la mappa è tutta rossa come oggi, non è un ottimo segno. Quello che mi ha fatto più impressione è che ogni volta che sono stata nella traiettoria di un potenziale tornado, in passato, ho sentito la tempesta. Stamattina invece, mentre il metereologo sull'8 si affannava a ripetere "Anche se vi sembra tutto sotto controllo, mettetevi al sicuro ADESSO, stavolta non lo vedrete arrivare (sottointeso: il tornado)!" non c'era un filo di vento o una goccia di pioggia. Deve essere quella la famosa calma prima della tempesta che dicono. Un'ansia. Poi il cielo ha cominciato come a ringhiare, non saprei in quale altro modo definire quel suono cupo e minaccioso, e sono partite le sirene che somigliano tanto a quelle dei film sul nazismo. A quel punto, ero da sola, ho preso gli acchiappaconiglietti, i passaporti (!), e ci siamo chiusi in bagno, la stanza più sicura che abbiamo. Siamo stati lì per una ventina di minuti credo. Loro hanno dormito beati tutto il tempo. Mentre li guardavo nell'attesa del tornado che grazie al cielo (letteralmente) non c'è stato, forse ho trovato il lato positivo della loro sordità geriatrica: adesso hanno molta meno paura delle tempeste.
Every cloud has a silver lining, mai proverbio di più azzeccato. Uno dei miei proverbi preferiti. Di solito viene tradotto con c'è sempre un lato positivo o non tutti i mali vengono per nuocere, ma in inglese è molto più poetico, non saprei nemmeno come tradurlo in italiano. Il concetto è che ogni nuvola nera ha un contorno d'argento che ci ricorda che dietro c'è il sole.

martedì 28 maggio 2019

l'entusiasmo

In questo periodo sono molto stressata. Sto per andare in vacanza per un mese e ci sono un sacco di cose da mettere a posto prima della partenza. Chiaramente i compiti più ingrati te li vuoi togliere subito dalle scatole e allora stamattina sono andata a comprarmi un costume da bagno. Avrei preferito fare altro, ma mi toccava. Non ero molto allegra.
La responsabile dei camerini di prova era sicuramente di umore migliore. L'ho incontrata tante volte e la trovo sempre più o meno così:
1. Distratta, ma con aria sognante (innamorata?). Sei lì che dici, chissà quando mi noterà, non sta facendo niente a parte guardare il vuoto... ma non ti passa nemmeno per il cervello di disturbarla.
2. Abbigliamento creativo. Trucco perfetto. Manicure artistica. Sono le 10 di un martedi mattina qualunque, ma lei è saldamente nel 1979 e sta per saltare su un taxi giallo che la porterà all'ultimo party di Andy Warhol.
2. Sorriso smagliante.
3. Battuta scherzosa e complimento pronto. Il bello dei suoi complimenti è che, basandosi su precise osservazioni della realtà, suonano sinceri anche se non hai fatto in tempo a lavarti i capelli e ti devi provare dei costumi e non sei per niente in forma e hai il muso. Lei con il suo occhio clinico, sa trovare quel dettaglio che funziona e in un attimo ti risolleva l'autostima.
4. Dopo che ti lascia nel camerino, ti dice sempre: "Have fun girl!" perchè te lo sei dimenticato, ma fare shopping è divertente o dovrebbe esserlo, ti stai prendendo cura di te, hai la fortuna di poterlo fare, non darlo per scontato, divertiti!
Insomma, io questa donna, la adoro, ogni volta vorrei portarmela via, ma non posso. Allora oggi ho deciso che era arrivato il momento di farle una piccola cortesia. Ho spiato il nome sul cartellino e ho fatto presente al manager quanto è fortunato ad avere un'impiegata così. Lui è stato molto contento, mi ha ringraziato e ha detto che avrebbe riferito subito tutto. Solo che mi ha spiegato che se voglio che L. riceva anche un premio vero e proprio, devo andare online e rispondere a tutto un questionario.
Odio queste cose, di solito esco dal negozio e me ne dimentico, ma non questa volta.
Avete notato quanti entusiasmi, specialmente lavorativi, con l'andare del tempo, si spengono? Non vorrei ritrovarla fra un paio d'anni a sbuffare perchè non le hanno risistemato i vestiti sulle grucce.
Una persona così, per come la vedo io, è un bene comune, raro e prezioso, bisogna fare il possibile per preservarla tale quale.
L'entusiasmo è contagioso, ma va avanti senza esaurirsi solo finchè viene notato e apprezzato da chi sta intorno, altrimenti pian piano ci si ingrigisce e ci si inaridisce.

domenica 26 maggio 2019

tutto così grande

Fra poche settimane riabbraccerò i miei amici in Italia. Alcuni ancora non lo sanno, non è un viaggio molto ben pianificato.
Sono già emozionata al pensiero.
Le sere d'estate, le birre, i concerti.
Da lontano per forza di cose è tutto così grande.
Si parla solo di grandi problemi o di grandi successi. Poi ci si vede ed emerge subito la pura verità di ognuno, quella delle piccole cose, delle sfumature. Si vede chiaramente che alla fine sono quelle che stabiliscono davvero come sta un amico, forse anche come stai tu. Quante volte rivedendo dei vecchi amici, mi sono ritrovata a parlare di qualcosa di cui non avevo mai parlato prima. Qualcosa che non mi sembrava degno di nota e invece evidentemente lo era.
La vita va così veloce, ma poi quel momento in cui finalmente ti fermi semplicemente a guardare negli occhi determinate persone, è oro.
Quell'oro, io me lo devo fare bastare per un anno intero o qualche volta anche di più, ma mi sento estremamente riconoscente e fortunata ad averlo ancora, un po' di qua e un bel po' di là.

giovedì 23 maggio 2019

conoscersi e riconoscersi

Un giorno di fine inverno Woody e Joe fanno amicizia con una bambina al parco. Giocano proprio bene tutti e tre, buon per loro. Io nel frattempo continuo a leggere il mio libro. Dopo un po' emerge il padre della bambina che era rimasto in disparte a parlare al telefono e dice che gli dispiace, ma devono andare via perchè sono in bicicletta e si sta facendo buio. Non ho dubbi: è italiano. Dovete capire che qui di italiani non ce ne sono. Incontrarne uno è sempre un avvenimento.
Per di più in cinque minuti viene fuori che abbiamo la stessa età, che ci siamo trasferiti qui lo stesso anno e anche che siamo sposati con americani che parlano l'italiano, questa sì che è una cosa che mi colpisce, non credo mi sia mai successo prima. E non solo questo, abitiamo vicinissimi e i bambini vanno a scuola insieme. Davvero tante coincidenze. Concordiamo che bisogna assolutamente rivedersi. 
In questi mesi ho avuto modo di approfondire un po' di più la conoscenza di sua moglie. Devo ammettere che ero molto cauta, purtroppo con le amicizie non ho avuto grandissima fortuna qui, soprattutto con gli italiani per qualche strano motivo, e invece più conosco questa famiglia e più mi piacciono tutti quanti. Lei -incredibile- si occupa per lavoro di differenze culturali, il mio pane quotidiano, uno dei miei più grandi interessi e anche il motivo principale per cui è nato questo blog. Potrei ascoltarla per ore, sa tante di quelle cose.
Ma non è finita, c'è la ciliegina sulla torta.
Oramai probabilmente sapete quanto ami le coincidenze.
Un anno e mezzo fa, vi ho raccontato in questo post quello che ho provato quando ho visto nel mio quartiere un cartello che diceva: 
"In questa casa, noi crediamo che le vite dei neri importino, che i diritti delle donne siano diritti umani, che nessun essere umano sia illegale, che la scienza sia reale, che l'amore sia amore, che la gentilezza sia tutto."
Mi aveva rattristato rendermi conto che oramai fosse necessario affermare l'ovvio, però mi aveva anche fatto sentire meno sola.
Ecco, insomma, quel cartello lo avevano messo proprio loro e dopo tutto questo tempo, è ancora lì al suo posto. 
Non so come si evolveranno queste nuove amicizie, ma se quel cartello mi aveva fatto sentire meno sola, sapere c'è qualcuno qui, così vicino a me, che parla la mia lingua, in tutti i sensi, mi dà una grande carica.   

mercoledì 22 maggio 2019

perché non è giusto

Stamattina ho accompagnato Joe in gita con la scuola in uno di quei posti dove si fa indoor skydiving. Dovevamo solo fare dei laboratori di fisica e degli esperimenti. La preside aveva mandato una circolare e aveva anche fatto un discorso, giusto un attimo prima di entrare a tutti i genitori presenti dicendo che certo la scuola non avrebbe potuto impedirlo, ma il gruppo doveva rimanere unito: non era giusto che gli studenti accompagnati dai genitori provassero il tunnel del vento e gli altri no. Tutti d'accordo fino a quando è apparsa una dipendente della struttura dicendo che i genitori potevano pagare un piccolo extra (normalmente credo sia molto più caro) e far provare ai figli anche l'ebrezza del volo oltre ai laboratori.
Sembrava un esperimento sociologico.
Una mamma, una sola, si è fiondata a compilare la liberatoria senza nemmeno pensarci. Un'altra mamma, una sola, ha inveito ribattendo che non era assolutamente giusto nei confronti dei bambini che non potevano farlo. Io non ho inveito, ma le ho dato ragione. Mi sono limitata a non fare nulla. Non l'ho nemmeno chiesto a Joe se volesse volare o meno. In fondo sapeva che non l'avrebbe fatto, perchè complicarsi la vita? Certo, la mia non è stata una decisione sofferta. Joe è un fifone, magari lui per primo non avrebbe voluto farlo anche se glielo avessi proposto. La figlia della mamma che si è arrabbiata invece era disperata perchè voleva farlo tantissimo. Ma la madre è rimasta irremovibile. Messaggio semplice e chiaro: se non possono farlo tutti, non lo fai nemmeno tu perché non è giusto.
Alla spicciolata, tutti gli altri genitori sono corsi a firmare le lunghissime liberatorie. Abbiamo rinunciato solo in tre.
La manager aveva detto che sarebbero stati 'discreti' per non turbare gli altri studenti e invece finite le attività ci è toccato passare più di un'ora a guardare una ventina di bambini volare (per modo di dire, a un metro da terra tenuti per la tuta dall'istruttore). Il tunnel del vento in mezzo e noi tutti intorno che pranzavamo e guardavamo i fortunati. Come si suol dire in questi casi, bambini di serie A e bambini di serie B. Se i tuoi lavorano e non possono accompagnarti in gita o non possono pagare l'extra, sei di serie B.
Ha volato perfino un papà. E perfino il figlio della ex preside, presente quest'anno solo in veste di genitore.
[L'ex preside, tra l'altro, è quella che l'anno scorso quando andai da lei per denunciare un brutto episodio di razzismo si commosse per quei poveri genitori bianchi, la cui figlia era stata razzista a loro insaputa e non per la bambina di colore che era stata discriminata. Qui]
Un'ultima considerazione.
Alcuni dei ricordi più belli della mia infanzia sono di mia madre che mi accompagnava alle gite. Era bravissima, sempre presente, tutti la adoravano. Ero, e sono ancora, orgogliosissima. Quindi conoscendo la gioia di chi riceve questo tipo di attenzione, adesso che sono anch'io una mamma, cosa faccio? Odio le gite, le partite, gli allenamenti, i boy scout, tutto. Ci vado, se devo, ma guardo di continuo l'ora e sospiro. Si vede che sono un mostro senza cuore. Oppure è solo che alla lunga ho notato che tantissime volte è proprio in questo tipo di circostanze che esce fuori il peggio degli adulti. Tutti siamo generosi a parole, tutti siamo pieni di buon senso, ma poi quando si tratta dei nostri figli, chissà dove va a finire quel buon senso. Potrei fare tanti di quegli esempi.
Ricordo un episodio dopo la finale del campionato di calcio della prima elementare. La nostra squadra perde, ma tutti i bambini ricevono un piccolo trofeo per aver partecipato. Un papà costrinse il figlio a buttarlo subito nella spazzatura: hai perso, non lo meriti. Non condanno la questione in sè, se ne può discutere, ma un gesto così forte in un momento di festa...ha rovinato tutto. Altro esempio: bambino con la sindrome di down fa una prova per entrare nella squadra: gli viene fatto capire subito che non è il benvenuto. E non fatemi nemmeno cominciare a parlare dei genitori, tantissimi, che aspettano i figli fuori dagli allenamenti in macchina per un'ora o un'ora e mezza con i finestrini abbassati e l'aria condizionata a palla.
Insomma, il mondo va a rotoli, la società fa schifo, ma la società è soprattutto questa cosa qui che si vede nella vita di tutti i giorni, siamo noi, non è solo Trump o Salvini. Ricordiamocelo.

lunedì 20 maggio 2019

una banana e una torna al cioccolato

- Domani è il tuo compleanno! Cosa ti piacerebbe fare?
- Volare dalla nonna Ia.


- Per quello bisogna aspettare ancora un pochettino. Cosa ti piacerebbe mangiare?
- La torta al cioccolato.
- E per cena?
- Una banana.
Mi sembra di conoscerlo da sempre questo omino, ma sono solo 4 anni. Cosa facevo prima senza di lui? Gli abbiamo raccontato che in certe foto lui non c'è perché non era ancora nato e non è stato molto contento. - Non mi avete portato?
- Non eri ancora nato...
- E dov'ero? - Non lo so...non c'eri. - Non mi avete portato.
Diceva così mentre ciucciava la sua ultima caramella gommosa. L'ultima del pacchetto la mastica all'infinito. Lui sostiene che  l'ultima caramella si chiami Toad. Solo recentemente l'ho convinto che non poteva giocare con Toad dopo averlo ciucciato per 10 minuti. 

Che meraviglia. 
Vorrei ricordare ogni minuto.

giovedì 16 maggio 2019

#representationmatters

Oggi ho fatto una lezione su Murakami in una seconda elementare. Una bimba mussulmana che indossa il velo, di sua iniziativa ha disegnato il suo fiore con il velo. Come sempre #representationmatters ed è bello vedere che i bambini di oggi abbiano spesso l'istinto di prendere in mano la situazione e mostrarsi e farsi ammirare anche quando la società li tratta un po' come se fossero invisibili.

discorsi sui massini sistemi

A volte ci perdiamo a parlare di grandi sistemi, ma la verità è che quando viene eletto uno come Trump (o Salvini), per tantissime persone i cambiamenti sono enormi e riguardano la vita di tutti i giorni.
Me lo ha ricordato una mia amica che si occupa di minori che hanno commesso reati penali.
Mi ha raccontato che il giudice appuntato da Trump qui nella nostra zona, appena arrivato, ha cambiato tutto. Ha riempito il tribunale di bandiere e ha buttato al vento tutte le consuetudini che hanno sempre avuto. Questa persona naturalmente in curriculum non ha nessuna esperienza con i minori e non ha idea delle conseguenze delle proprie azioni. Sta definitivamente stroncando le possibilità di riscatto di un gran numero di ragazzi che già vengono da ambienti poveri e degradati.
Per dire adesso è stato confermato l'incarico a un altro di questi giudici. Si chiama Wendy Vitter, è una donna ed è convinta che l'aborto provochi i tumori.

mercoledì 15 maggio 2019

il voto contro l'aborto in alabama

Il voto contro l'aborto in Alabama è passato con 25 voti favorevoli e 6 contrari. Tutti e 25 i senatori che hanno votato sì sono uomini bianchi. Non hanno fatto nessuna eccezione nemmeno per i casi di violenza sessuale o incesto. I medici che contravvenendo a questa norma, praticheranno l'aborto saranno condannati da 10 a 99 anni di reclusione. 
Gli stupratori saranno più tutelati dei medici.
La speranza ora è che i tribunali blocchino questa legge.
Comunque è scioccante che si sia arrivati a questo punto.


E poi all'improvviso mi viene in mente una coppia di expat europei che ho conosciuto una volta. Avevano vissuto diversi anni nell'Alabama rurale e ne dicevano meraviglie. Queste sono le cose che non sopporto. Vedere persone che si chiudono nel loro piccolo mondo perfetto e si autoconvincono che sia tutto lì. No, non è tutto lì. La realtà ovunque è scomoda e complicata. Sicuramente l'Alabama sarà un gran bel posto per una famiglia bianca e ricca - quanto lo è il Texas per me e la mia famiglia- però magari guardiamo anche oltre il nostro naso qualche volta.
Proprio chi tende a non essere vittima di ingiustizie per me ha la responsabilità morale di guardarsi intorno e denunciare quello che vede. Una cosa è certa, chi le subisce le ingiustizie (anche in Italia) non viene mai ascoltato, anzi spesso non ha nemmeno la forza di denunciare.
Oggi ho un diavolo per capello, scusate.

martedì 14 maggio 2019

tanti passi indietro e uno avanti

Se per caso come la sottoscritta aveste bisogno di un po' di speranza per il futuro... oggi, lo stesso giorno in cui in Alabama è passata una legge che criminalizza le donne e proibisce l'aborto quasi completamente, i bambini americani hanno visto il primo matrimonio gay in un cartone educativo della PBS. 
Tanti passi indietro e uno avanti.

lunedì 13 maggio 2019

il festival del rinascimento

Ieri era la mia festa e ho proposto di andare al festival del Rinascimento. E' uno dei più grandi che ci siano. Il tempo era stupendo e evidentemente un sacco di texani hanno avuto la mia stessa idea. E' talmente grande che dentro non abbiamo avuto problemi, ma abbiamo impiegato una ventina di minuti più del previsto ad arrivare. Mentre eravamo bloccati in fila in mezzo ai campi io ero abbastanza in estasi. Cavalli, fattorie, fiori. Tutto molto bello (appena ho un attimo posto qualche foto su IG). E non l'avremmo mai notato senza rimanere bloccati. A un certo punto Mr. J non ce la fa più e sbotta:
- Certo che sei proprio cambiata... adesso la cerchi la bellezza. Una volta cercavi i difetti, adesso cerchi la bellezza... anche dove non c'è!
Ecco come ridurre un periodo storico a una carnevalata. Anche le sirene dovevano metterci nel Rinascimento. Così si fa diseducazione. E' superficiale. La solita americanata. Il mio primo impatto con il festival qualche anno fa, non è stato proprio dei migliori. Adesso mi è quasi difficile ricordare che problemi vedessi. Adesso, quello che vedo è un esercito di artisti e artigiani appassionati di un periodo storico che lavorano come dei matti tutto l'anno per costruire questo enorme spettacolo. Indossano dei costumi elaboratissimi con temperature il più delle volte proibitive e non escono mai dal loro personaggio. Parlano sempre con l'accento giusto, bevono dalle loro tazze e dalle loro borracce attaccate alle cinture e non ne ho mai visto uno con un cellulare in mano, non indossano nemmeno l'orologio. La prima cosa che Joe ha voluto andare a vedere dopo tre anni, sono state le sirene. E anche Woody oggi non fa che parlare delle sirene. La sorpresa è stata che questa volta c'era anche un bel sireno a cui hanno fatto un sacco di domande e che è stato bravissimo a smontare una serie di stereotipi obsoleti. Anche le giostre manuali sono piaciute tantissimo e non inquinano in nessun modo. E poi gli spettacoli teatrali, i concerti di musica rinascimentale...tutte cose che in Texas non vedi tutti i giorni.
Sono cambiata, ha ragione Mr J, ma è giusto cambiare, no?
Mi sento più serena (o forse sono solo diventata più brava a scegliermi le mie battaglie).

il momento più bello del festival del rinascimento

Comunque il momento più bello del festival del Rinascimento è stato quando siamo andati a vedere un piccolo spettacolo di improvvisazione comica che si intitola qualcosa tipo "Il Cavaliere e il Drago" e una bambina di nove anni è andata sotto al palco a protestare:
- Ucciderai il drago?
- Se vuoi scoprirlo devi guardare lo spettacolo.
- Anche lui ha diritto a vivere! Assassino!
E se n'è andata.
Fantastiche le nuove generazioni.

sabato 11 maggio 2019

appaiono mondi

Ogni tanto si hanno delle passioni che sappiamo non essere condivise se non da tre altri matti come noi, ma non possiamo farci niente, è impossibile smettere di tediare il prossimo. Tipo io sono a un passo dal fermare qualcuno a caso per strada e raccontargli della nuova fase creativa di Woody
per cui abbiate pazienza, per me questo tipo di cose sono la vera "festa della mamma". Nel mio caso ci sta anche la deformazione professionale, è solo che insegnando alle elementari, questo passaggio in particolare, fra i 3 e i 4 anni, ho avuto la possibilità di osservarlo solo una volta nella vita con Joe. Non so se avrò altre occasioni. È un passaggio creativo fondamentale e meraviglioso per ogni bambino. Il giorno prima tutto è completamente astratto, il giorno dopo... Appaiono mondi. All'improvviso Woody non fa altro che disegnare ovunque anche sul suo corpo e ogni volta che disegna qualcosa viene a raccontarmi tutto. L'occhio frettoloso non ci vede niente in questi disegni ma avendo voglia di approfondire un po', si scoprono tante di quelle cose. 
Questo è un cuore che cammina, questo è il Texas, questa è una caverna con dentro un ragno e un pipistrello, questo è il mondo dei dinosauri, la luna, il fuoco, il lago scuro. Stamattina ha fatto un disegno di me che "avevo finito di essere triste". Ero triste perché avevo i capelli a pinna di squalo e non mi piacevano (lo vedete il triangolino azzurro?).
Poi però ho cambiato pettinatura ed ero contenta di nuovo. Sono l'unico essere umano che disegni per ora, mi sento così speciale. L'altro giorno c'era un mostro vicino a me. Ma non ti preoccupare! - mi ha rassicurato subito con veemenza - È un mostro gentile. Stamattina mi ha fatto un ritratto in veste di extraterrestre con tre occhi, circondata da pianeti. E io mi sciolgo, è una fase breve e irripetibile, piena di fantasia. Per la prima volta, mi racconta cosa ha nella testolina, tutte le cose che gli piacciono, che lo colpiscono. E io cerco invano di seguirlo nei suoi viaggi e nei suoi ragionamenti.
- Questa è una cosa a cerchio.
- Ma non è un cerchio...
- Certo non è un cerchio, è una cosa a cerchio.

venerdì 10 maggio 2019

eroi e martiri

Ci sono notizie negli Stati Uniti che si ripetono uguali a se stesse così di frequente che durano cinque minuti. Non ci si fa più caso fra un tweet di Trump e l'altro. Suppongo che all'estero non arrivino nemmeno. Eppure sono le notizie più incredibili. Evidentemente ci siamo tutti abituati all'inconcepibile e all'assurdo. I casi sono due o ci si abitua a tutto o si diventa cinici e indifferenti per non vivere nel terrore.
A distanza di una settimana due ragazzi, il ventunenne Riley Howell in North Carolina e il diciottenne Kendrick Castillo in Colorado, sono morti nello stesso modo: cercando di disarmare qualcuno che era entrato nelle loro classi per fare una strage. Questi due ragazzi, secondo le forze dell'ordine, hanno offerto la propria vita per salvarne molte altre. Sono degli eroi, senza dubbio. Ma dice oggi Elizabeth Bruenig sul Washington Post, non sono semplicemente eroi, sono martiri perchè come i martiri non volevano morire: hanno scelto la morte al posto di un'alternativa di vita che sentivano inaccettabile.
"Vale la pena chiedersi che tipo di periodo storico forzi i suoi giovani a scegliere la morte per amare la vita in assenza della guerra o di qualche altro cataclisma. Ma forse la guerra è già qui e il cataclisma si è esteso così lentamente che qualcuno di noi non è riuscito a vederlo per quello che è".

giovedì 9 maggio 2019

tanti auguri a me

Leggo dal bigliettino che Woody mi ha scritto per la festa della mamma:
"La mia mamma si chiama Mamma.
Ha 4 anni.
Le cose che cucina meglio sono la pizza e i biscotti [quelli preconfezionati che brucio sempre, suppongo]. Alla mia mamma piace mangiare la pizza verde. 
La mia mamma mi aiuta a non essere picchiato da mio fratello.
La mia mamma ride quando mio fratello mi picchia.
La mia mamma è molto brava a disegnare.
Ci piace molto andare al parco insieme.
Voglio bene alla mia mamma perchè le voglio bene."
Troppi complimenti tutti insieme. 
Tanti auguri a me.

Aggiornamento del 14/5/19
Ieri per la prima volta Woody invece di disegnare me o me e lui come sempre, ha fatto un ritratto di lui e Joe. Ha negato fino allo stremo delle forze di aver disegnato suo fratello per una questione di affetto. Poi Joe gli ha detto "Vabbè dammi un abbraccio almeno!" e lui rassegnato: "Ok, aspetta solo un attimo che mi pulisco la roba in mezzo alle dita dei piedi". 
Woody non è un tipo particolarmente sentimentale (fatta eccezione per la sottoscritta) però non è nemmeno un folle! Finalmente abbiamo scoperto il mistero del biglietto della Festa della Mamma. Stamattina ha ripetuto tutto (pizza verde, ecc.) parola per parola e come al solito la maestra non ha capito niente. Lui diceva 'hear' non 'hurt'. Quindi era 'la mia mamma mi aiuta a essere ascoltato da mio fratello' non picchiato e 'la mia mamma ride quando mio fratello mi ascolta' non quando mi picchia. Ma io dico? Non valeva la pena concentrarsi un attimo prima di consegnare tutto questo delirio all'eternità della parola scritta? A lei sarebbe piaciuto che suo figlio (ricordate? Quel poveretto che veniva obbligato a saltare giù dalla rupe...) le scrivesse una cosa simile?
Ci ha fatto ridere molto, questo sì, però insomma, durante la festa a scuola un'altra mamma che non avevo mai visto prima, mi ha chiesto cosa mi avesse scritto il mio dolce bambino e io mi sono un po' vergognata... "La mamma ride quando mio fratello mi picchia". Cosa puoi dire per giustificarti? Lo sanno tutti che i bambini sono innocenti e dicono sempre la verità.
Devo dire che una persona fastidiosa come la maestra di Woody di quest'anno non so se l'ho mai conosciuta. O forse è che siamo partite con il piede sbagliato e da quel momento in poi mi ha irritato qualsiasi cosa abbia fatto, probabilmente è questo. All'inizio dell'anno, ad esempio, ci ha fatto scaricare un'app per mandarci dei simpatici aggiornamenti delle loro giornate scolastiche. Dieci messaggi al giorno e Woody non c'era mai nemmeno per sbaglio. Un giorno ha mandato un video di tutti i bambini della scuola che cantavano e ballavano contenti e c'era anche Woody, evviva. Solo che non si era accorta che mentre tutti saltavano e urlavano, lui piangeva spaventatissimo.
Il lavoretto della Festa della Mamma era una pianta in un vaso dipinto dai bambini. Bello no? Peccato che non ci abbia detto che tipo di pianta fosse e soprattutto non ci abbia avvertito che la pittura era ancora fresca e tutte le mamme si siano sporcate di vernice.
Almeno dopo 9 mesi ha imparato a scrivere il nome di Woody correttamente.
E così.
Vedo un bellissimo dono di fine anno nel suo futuro.

mercoledì 8 maggio 2019

l'eleggibilità delle donne

Osservo i candidati democratici e non posso che notare come sempre la disparità di trattamento fra uomini e donne. C'è una persona come Elizabeth Warren che sta di fatto dettando l'agenda a tutti gli altri, che ha l'esperienza, ha idee precise e piani di azione già ben strutturati per realizzarle e tutti praticamente danno già per vincitore Joe Biden che più che vantarsi dell'amicizia con Obama e dimostrarsi del tutto incapace di chiedere scusa alle donne a cui ha mancato di rispetto (prima fra tutte Anita Hill) non ha ancora saputo fare.
Le donne per competere devono essere sempre infinitamente più competenti dei colleghi maschi. Però a quel punto poi diventano sgradevoli e "non eleggibili". Era già successo con Hillary, speriamo che la storia non si ripeta.

martedì 7 maggio 2019

ma va là

Una sera, qualche mese fa, abbiamo deciso di andare al cinema all'ultimo momento. In questi casi oppure se c'è un'emergenza, non avendo il tempo di chiamare la babysitter, portiamo Joe e Woody in quello che io chiamo "il parcheggio dei bambini". E' una sorta di via di mezzo fra un asilo e una sala giochi. Funziona un po' come un fast food: al posto della finestrella c'è la porta, molli il pupo e te ne vai. Credo che sia fatto proprio per chi come noi non ha nonni nei paraggi ed è un grande aiuto, un'idea geniale direi. Ci sono i giocattoli, i videogiochi, i film, la casetta sull'albero, la pizza. Joe e Woody lo hanno sempre vissuto come un premio, una cosa divertente da fare una volta ogni tanto. 
Quella sera, però Joe non ci voleva andare. Non capivamo. E' successo qualcosa? Hai avuto qualche problema? Niente. E allora?
Comincia a piangere ed è tutto sempre più strano e incomprensibile, Joe non piange mai. Se piange deve essere qualcosa di serio, ma cosa? Non riuscivamo a venirne a capo. Alla fine, ha cominciato a spiegarsi:
- Ho paura che non torniate a riprenderci.
- Ma come? Torniamo sempre a riprendervi, mica vi abbandoniamo. E' anche contro la legge, non vogliamo mica finire in prigione! -cerco goffamente di sdrammatizzare.
- Lo so.
- E allora di che cosa hai paura?
- Ho paura che vi succeda qualcosa.
- Ma cosa vuoi che ci succeda ... E poi qualunque cosa succeda, credimi, torneremo sempre a riprendervi!
- Non se morite.
Gasp.
Uno di quei momenti della vita che sono un po' come uno spartiacque, ne avverti la gravità anche mentre lo vivi. Un macigno.
Se ci avessi ragionato meglio, se avessi pensato seriamente che un giorno avrei dovuto spiegare la morte a mio figlio di otto anni, non so se avrei mai avuto il coraggio di farlo un figlio. Perchè uno quando deve decidere se avere un figlio pensa al parto o all'adozione, all'asilo o alla scelta del pediatra, questioni serissime ma decisamente fuorvianti e secondarie rispetto a tutte le circostanze che ruotano intorno alla crescita di un essere umano fino all'età adulta. E' già tutto così complicato dall'inizio che ci rifiutiamo di accettare che sarà sempre più difficile.
- Ho paura che moriate.
Quando finalmente è riuscito a dirlo così chiaro e tondo, sono rimasta senza fiato. Ma di che mi stupisco poi? Alla sua età ero esattamente come lui, ci pensavo anch'io alla morte dei miei. Non è normale? Era la mia paura più grande. Immaginavo nei dettagli cosa ne sarebbe stato di me e mia sorella senza di loro. La differenza è che non credo di aver mai tirato fuori la questione. A casa mia, non si parlava di queste cose. La risposta sarebbe stata ma va là, cosa vai a pensare? E sarebbe finita lì. 
Chiaramente, il ma va là è stata anche la mia prima penosa risposta, come un riflesso condizionato, ma Joe è un osso duro. Mi ha guardato con quegli occhi lucidi come per dire: no, impegnati. Mr. J è molto bravo con i discorsi paterni. Ha l'autorevolezza, il physique du rôle. Fa dei discorsi paterni bellissimi, da film americano, ma come dicevamo, Joe è un osso duro. Ho proposto un diversivo più che altro per guadagnare un po' di tempo e trovare qualcosa di sensato da dire. Ti va un gelato? Facciamo una partita a Indovina chi?
Alla fine ho deciso di spiegargli semplicemente quello che penso, l'unica cosa che per me è vera a qualunque età.
Tutto può succedere, sì, prima o poi tutti moriremo, ma non sappiamo molto della morte. Non sappiamo quando, come e dove. Quello che sappiamo è che siamo qui in questo momento, è l'unica cosa di cui possiamo essere certi. Sappiamo che lo stiamo costruendo insieme questo momento e che possiamo scegliere come trattarci e come passare questo tempo che abbiamo a disposizione. 
Se ti concentri su questo momento preciso, non hai nulla da temere.
Respira. Sei vivo. Siamo insieme. 
Abbiamo cominciato a fare questo piccolo esercizio tutte le sere. Semplicemente sederci uno accanto all'altra, chiudere gli occhi e respirare. Prima in silenzio totale per un paio di minuti, poi il tempo si è allungato fino ad arrivare a una decina di minuti e abbiamo anche cominciato ad ascoltare della musica classica. Sono attimi preziosi per entrambi.
E va meglio. Ha smesso di svegliarsi di notte e di preoccuparsi della morte o almeno non ne parla più. In compenso, mi parla di tante altre cose, parliamo sempre di più. A volte mi trovo a dovergli spiegare concetti che nessuno ha mai spiegato a me, cose che mi sono sempre sembrate ovvie. Nel bene e nel male, non dà mai niente per scontato. Mi sembra più sereno, anche se so che probabilmente sarà sempre un tipo tormentato il nostro Joe. D'altra parte come fai a non essere tormentato se ti guardi un po' intorno? 

venerdì 3 maggio 2019

le cose si sistemano da sole

Stamattina presto ho ricevuto un'offerta di lavoro che ho dovuto ovviamente declinare. Adesso mi chiama la segreteria del grande capo coordinatore di tutti gli insegnanti di arte della zona, persona che ho fatto l'impossibile per avvicinare, per fissare un colloquio lunedì. 
E siamo solo a metà mattina.
Passo mesi a disperarmi per paura di non trovare lavoro e adesso che l'ho trovato, mi vogliono tutti?
Ah, il tempismo della mia vita.
E anche l'irrequietezza cronica e la totale mancanza di pazienza. E ottimismo. E fiducia in me stessa. Il voler sempre tutto e subito che mi fa vivere male quando poi alla mia età, dovrei saperlo che di solito, pian piano le cose si sistemano da sole.

giovedì 2 maggio 2019

la mia esperienza con la polizia americana

Prima ero su una strada molto grande, andavo veloce. A un certo punto ho visto le luci della polizia e una macchina ferma. C'erano due uomini apparentemente molto agitati, uno bianco e uno nero. Subito dopo la macchina della polizia si è messa di traverso sulle corsie e ha bloccato completamente il traffico. Ho pensato a un incidente, un fuggitivo, qualcosa di molto grave. Invece, era solo un cane. Si era spaventato e non riuscivano a prenderlo. La polizia ha bloccato il traffico per assicurarsi che non venisse investito. Tanti automobilisti sono scesi per cercare di aiutare.
La settimana scorsa ero al ristorante con un'amica. Arriva il cameriere con dei gelati per tutti i nostri bambini. Come? Li mandava un poliziotto a cui avevano fatto ciao ciao con la manina fuori dal ristorante.
Questi sono solo due esempi recenti del tipo di interazione che abbiamo qui con la polizia.
Poi ascolti le notizie ed è terribile. Ti fa quasi più paura la polizia dei cosiddetti criminali.
La verità è che ci sono due Americhe. A seconda del tuo ceto sociale e del colore della tua pelle, ti tocca l'una o l'altra.

mercoledì 1 maggio 2019

novità in vista

Non sono tipo da grandi annunci però è successa una cosa che mi cambierà parecchio la vita e mi fa piacere condividerla con voi.
Ho trovato finalmente il lavoro che cercavo. Insegnerò arte in una scuola elementare proprio qui vicino a casa mia. 
Sembra tutto così perfetto che mi ci è voluto qualche giorno a credere che sia vero. Quando mi succede qualcosa di bello, soprattutto se è qualcosa che desideravo da tanto tempo, chissà perchè tendo sempre a pensare che non sia vero, che qualcuno mi chiamerà per dirmi che c'è stato uno sbaglio.
In questi mesi ho fatto vari colloqui e sono stata a molte job fair (fiere del lavoro organizzate dai vari distretti in cui ogni scuola ha un banchetto e i candidati hanno la possibilità di andare a presentarsi di persona e fare una sorta di pre-colloquio). Il risultato era sempre lo stesso: mi riempivano di complimenti, si dicevano impressionati dalle mie qualifiche, so impressed, ma poi non se ne faceva mai nulla perchè più che altro avevano bisogno di una seconda scelta, in caso l'insegnante di ruolo se ne fosse andato. 
C'era una scuola che stavo tenendo d'occhio in particolare perchè ne ho sentito parlare molto bene. E' una scuola charter. Significa che è pubblica, gratuita e finanziata dallo stato, ma è gestita come una scuola privata. Ha un programma incentrato sulle arti ed è vicina a casa mia. Un giorno finalmente, è apparsa un'offerta di lavoro per un'insegnante di arte part-time.
Ero così disperata nella mia vana ricerca che la mattina dopo mi sono presentata a portare il cv di persona. La segretaria deve avermi preso per matta e infatti non mi ha chiamato nessuno. Mi ci è voluta un po' di fantasia per farmi notare, ma quando sono riuscita a ottenere il mio colloquio, mi sono accorta subito che facevano sul serio. Erano presenti tutte e tre le fondatrici della scuola. Sono insegnanti che hanno lavorato molti anni nella scuola pubblica e poi, frustrate dai problemi che hanno trovato, invece di rimanere a lamentarsi o cambiare lavoro, hanno deciso di fondare una loro scuola. Mi hanno fatto parlare per un'ora del mio metodo di insegnamento, perfino della mia filosofia di insegnamento, e questo mi è sembrato un ottimo segno. A volte, hai l'impressione che cerchino solo dei tappabuchi, invece loro mi seguivano, sapevano di cosa parlavo e se non lo sapevano, ne erano interessate. 
Alla fine del colloquio il lavoro era diventato un full-time. Non ero sicura di aver capito bene. 
Due ore dopo, mi è arrivato il contratto da firmare. Loro chiedevano a me, per favore, di considerarli. 
Normalmente ero io che chiedevo di essere considerata per un lavoro. 
So che sarà dura -passo da cento a cinquecento studenti in un colpo solo!- ma le premesse sono ottime. Mi hanno fatto fare un breve giro della scuola e sembra un posto così creativo e allegro. Ho visto una foto delle fondatrici con Sir Ken Robinson! All'ingresso c'è un vagone di un treno e una grande casetta di legno piena di coniglietti. La scuola si propone di fornire "un'educazione classica per il mondo moderno". 
Finalmente mi sembra di essere nel posto giusto, è una gran bella sensazione. 
Non vedo l'ora di cominciare. 

(Il 31 luglio. Dopo essere stata in Italia!)