venerdì 22 marzo 2019

grazie jacinda

Dopo la strage nella moschea del 15 marzo, il primo ministro neozelandese Jacinda Ardern per prima cosa ha ascoltato le lamentele degli elettori e poi ha dichiarato che avrebbe introdotto dei cambiamenti nel giro di pochi giorni. Ha tenuto fede alla sua parola, infatti oggi stesso, meno di una settimana dopo, ha annunciato il divieto delle armi automatiche e semiautomatiche. Si è rivolta poi alle varie piattaforme social affermando che non possono più lavarsene le mani: devono assumersi la responsabilità dei messaggi che veicolano. Ha rifiutato di pronunciare il nome del terrorista dichiarando "Forse cercava la notorietà, ma noi in Nuova Zelanda non gli daremo niente, nemmeno il suo nome". Invece delle solite trite condoglianze, ha visitato la scuola frequentata da alcune delle vittime e ha parlato a braccio coprendosi il capo in segno di solidarietà e rispetto.
"Non possiamo conoscere fino in fondo il vostro lutto, ma possiamo camminare accanto a voi in ogni sua fase".
Ha pagato tutte le spese dei funerali e ha promesso di dare un aiuto economico alle famiglie delle vittime.
Per noi che guardiamo tutto questo dagli Stati Uniti, è una specie di sogno.
"In New Zealand, it took one mass shooting to awaken the government. In the United States, even a string of mass killings — 26 dead in a school in Newtown, Conn.; 49 in a nightclub in Orlando; 58 at a concert in Las Vegas; 17 in a school in Parkland, Fla. — has not been enough. Nor has the fact that 73 percent of Americans say that more needs to be done to curb gun violence, according to recent polling."
Però...forse sono pazza, a me dà comunque speranza il comportamento di Jacinda Ardern. Adesso c'è un esempio da seguire almeno. Sappiamo che tutto questo è possibile volendo. Appena passerà questa ondata di razzismo e corruzione e al potere tornerà qualcuno con una coscienza, potremmo cominciare a prendere la stessa direzione anche qui. Io ci credo.

giovedì 21 marzo 2019

che angoscia ragazzi

Recentemente mi è capitata una cosa stranissima e bella. Per la prima volta in tutti questi anni, mi sono imbattuta in una sorta di mio omologo maschile. Italiano, coetaneo, sposato con un'americana (che parla italiano, vera rarità), arrivato qui lo stesso anno in cui sono arrivata anch'io. E' un mio vicino di casa, ma non l'avevo mai incontrato prima. Anche lui non frequenta molti italiani, mi pare di capire (qui in Texas ci sono alcuni italiani, non molti, ma di solito si fermano per poco tempo).
Ieri finalmente, ho conosciuto sua moglie ed era fantastico perchè anche con lei c'era questa sensazione di 'tu sai cosa intendo' che non mi capita mai di avere qui, devo sempre spiegare TUTTO, a volte preferisco non dire nemmeno, così evito di spiegare.
E insomma, si parlava di un ipotetico ritorno e lei mi diceva esattamente quello che dico sempre anch'io, che qualche volta è divertente pensarci, ma poi la vita è talmente più semplice qui che è molto improbabile che ci si sposti.
Mi dice: - Parliamo di tornare in Italia ogni volta che c'è qualche sparatoria nelle scuole, quello è davvero l'incubo.
Tempo di tornare a casa, accendere il computer e trovarsi davanti le foto di uno scuolabus in fiamme a San Donato Milanese.
Che angoscia ragazzi.

giovedì 14 marzo 2019

run beto run

Riemergo un attimo dal mio spring break perchè stamattina mi sono svegliata con una serie di messaggi...Hai visto? Beto si è candidato! Ce la farà?
Allora, vi dico quello che sento qui (e che potete sentire anche voi, le mie fonti di solito sono NPR, Vox, NYT, The Atlantic...).
L'altro giorno c'è stato un breaking news perchè Joe Biden (che è stato il vice di Obama) ha dato a intendere che FORSE si candida alle primarie democratiche. Come sapete, ci sono un sacco di candidati, ma tutti i sondaggi per ora sono dominati da Joe Biden e Bernie Sanders (intorno al 25-27%, gli altri meno del 10%).
Un caso interessante secondo me, è quello di Elizabeth Warren, che non sembra avere molte chance di vincere la nomination ora come ora, ma che sta dettando l'agenda filosofica del partito. Si sta esponendo su vari temi importanti (la regolamentazione delle grandi società tecnologiche, il finanziamento ai partiti, politiche per il supporto della famiglia, educazione prescolastica... ) costringendo gli altri candidati a esporsi a loro volta e a prendere posizioni chiare. Mi sembra una gran cosa.
Beto lo sento sempre nominare come possibile vice con Joe Biden o Kamala Harris. Chissà. Comunque vada mi sembra positivo che uno come lui si candidi. Si dice che non abbia l'esperienza necessaria, ma ha spostato di molto il Texas a sinistra, un'impresa non da poco! E poi come ricordano sempre tutti, anche Lincoln perse al senato. Tutto può succedere.
Qui in Texas lo abbiamo visto combattere con le unghie e con i denti per almeno un paio d'anni. Un'energia incredibile, comunque la si pensi. Era dal vivo on line a documentare tutto quello che faceva giorno e notte. E' partito dal basso, nessuno scommetteva su di lui. Però lui è uno che va dalle persone, ovunque, ascolta tutti e pian piano si è costruito un nome, un brand forse. Considerando il clima politico attuale, mi piace molto di lui che non risponde mai alle provocazioni e dimostra sempre una grande civiltà. Credo che il suo contributo comunque vada, eleverà il dibattito democratico.
Voi cosa ne pensate. State seguendo le primarie democratiche? Qual è il vostro candidato di riferimento?

sabato 9 marzo 2019

me lo fai un sorriso?

Crescendo, il femminismo non è mai stato in cima alle mie preoccupazioni, non mi sono mai sentita oppressa come donna. Mia madre era casalinga e mio padre ci ha sempre inculcato che il lavoro della casalinga era un lavoro e basta, come tutti gli altri. Nella nostra famiglia per una serie di motivi logistici, funzionava meglio così, punto. Infatti, ho sempre sentito da parte di mio padre grande apprezzamento per quello che mia madre faceva per noi e lei, dal canto suo, mi sembrava soddisfatta e intraprendente, risolveva tutto da sola. A noi figlie, due femmine, era richiesto solo di scegliere in completa autonomia che cosa ci interessasse e studiarlo. Solo questo, non doveva nemmeno essere qualcosa di sensato in vista di un lavoro, tanto è vero che è finita che con estrema furbizia abbiamo studiato arte tutte e due. Dovevamo solo impegnarci. Lo studio prima di tutto, era il mantra a casa nostra.
Mi rendevo conto dell'eccezionalità di tutto questo solo quando andavamo in vacanza nel paesino dei miei, al sud. Negli anni Ottanta e parte dei Novanta, era un posto sperduto, oggi forse fin troppo sfruttato a livello turistico. In tutto il paese o almeno la zona a ridosso del litorale, all'epoca c'erano sì e no cinque o sei cabine telefoniche. Facevi file interminabili per chiamare e poi quando arrivava il tuo turno, avevi il fiato di quello dietro sul collo. Noi, per scelta di mio padre che ci raggiungeva solo per un paio di settimane ad agosto e che ripeteva sempre che in vacanza dovevamo disintossicarci, non avevamo nemmeno la televisione: vivevamo completamente fuori dal mondo per un mese e mezzo o due. Non c'era una libreria e nemmeno una biblioteca. Fortunatamente c'erano due edicole. Erano ai lati opposti del paesino per non farsi concorrenza, però era strano: il giornale, inteso come quotidiano, era considerato una lettura maschile. I maschi stavano al bar e leggevano il giornale. Al bar le donne non dovevano mai entrare da sole. Non sta bene, mi dicevano le mie cugine. C'erano un sacco di regole che noi forestiere da un lato prendevamo in giro, però dall'altro non potevamo mai ignorare del tutto. Se uscivo con un ragazzo, ad esempio, c'era sempre un qualche amico o parente che a un certo punto andava a dirgli di stare attento, se capite cosa intendo. Io morivo di vergogna, ma lì era vista come un'enorme dimostrazione d'affetto. Le ragazze, se non erano delle poco di buono, erano delle creature indifese che dovevano essere protette da uomini forti e leali. Le ragazze camminavano in piccoli gruppi avanti e indietro sul lungomare e i ragazzi le 'insultavano', usavano proprio questa parola tradotta dal dialetto, ma essere insultate era una cosa positiva in quel caso, significava che piacevi. Piú piacevi e più ti insultavano, ma si può? E allora erano sguardi troppo insistenti, complimenti non richiesti, battutacce e nel mio caso sempre una domanda ma perchè sei così seria? Me lo fai un sorriso? La maggior parte dei ragazzi erano incomprensibili ai miei occhi. Invece di parlarti, facevano cose strane come imbrattare un muro con una dichiarazione d'amore o passare duecento volte al giorno con il motorino davanti a casa tua senza mai fermarsi. Se mi succedesse oggi avrei molta paura, ma in quel contesto, era nell'ordine delle cose, era una sorta di romanticismo locale che seguiva regole precise, ataviche. Un romanticismo fatto di grandi gesti plateali che a volte funzionavano anche. Dipendeva dal gesto e dipendeva soprattutto da chi lo faceva.
Era un mondo così, fatto di uomini che prendevano in mano la situazione e codici comportamentali che si tramandavano più o meno immutati di generazione in generazione senza che apparentemente mai nessuno si fermasse a chiedersi che senso avessero. Era un gioco delle parti a cui era difficile sottrarsi. Conosco molti che lo hanno fatto, ma gli è toccato andar via.
C'era una ragazza che girava sempre da sola, mi sembrava una selvaggia con i capelli ricci ricci bruciati dal sole, è un ricordo lontanissimo. Mi dicevano di lasciarla perdere perchè era stata violentata. Ricordo il suo sguardo cattivo. Ero molto piccola, ma percepivo la gravità, il tabú, e non facevo domande. Del resto il succo del discorso era chiaro: era stata colpa sua e andava lasciata cuocere nel suo brodo. Sarà contagiosa? Mi chiedevo. In un certo senso sì. Se giravi con qualcuno che aveva una reputazione brutta come la sua, finivi male anche tu. La reputazione era tutto laggiù a quei tempi.   
Quando andavo lì, era facile per me notare tutte queste disparità di trattamento fra uomini e donne.
A Milano invece era tutto molto più complicato. Apparentemente le cose andavano meglio, ma ci sono dei fatti di cui ho cominciato a capire la gravità solo molti anni dopo.
C'era un professore che adoravo al liceo, anzi che tutti adoravano. Lo ricordo con grandissimo affetto, mi ha insegnato un sacco di cose fondamentali, eppure lui ti squadrava. A pensarci adesso, mi vengono un po' i brividi. Un cinquantenne che mangia con gli occhi le sue studentesse adolescenti, tante volte ancora minorenni, e fa battute a doppio senso, ammicca. Noi sapevamo perfettamente che se volevamo essere interrogate, dovevamo metterci una gonna o una camicia scollata. Ci scherzavamo, pensavamo di essere furbe forse. A pensarci adesso...era tutto tremendamente sbagliato.
Crescere con l'idea che un atteggiamento del genere da parte di un adulto in una posizione di autorità e di potere sia accettabile, ha conseguenze serie e durature nella mente non solo delle studentesse in quella situazione, ma anche dei compagni maschi che magari hanno dedotto che fosse giusto e hanno ripetuto la stessa dinamica appena hanno potuto. Un insegnante non insegna solo la sua materia, è un modello di comportamento.
Ai colloqui di lavoro dopo la laurea, a Milano, capitava che mi chiedessero se fossi fidanzata e che piani avessi. Una volta mi chiesero addirittura che lavoro facevano i miei, avrò avuto 25 anni. Per un periodo molto breve, ho lavorato in una famosa galleria d'arte milanese dove avevo un solo collega. Lui poteva vestirsi come gli pareva, io invece avevo il vincolo di vestire solo di bianco o di nero. Una mattina indossai una collana blu e il gallerista diede di matto. Me la fece togliere davanti a tutti, non dimenticherò mai l'umiliazione. 
Qui in Texas, oggi, per quello che ho potuto vedere in questi anni, siamo a un livello quasi impalpabile di maschilismo. Le donne sono piuttosto temute nell'era del #metoo. Al corso di pronto soccorso, una volta, c'era un insegnante terrorizzato all'idea di fare un massaggio cardiaco o una respirazione bocca a bocca a una ragazzina: aveva paura di essere denunciato per molestie sessuali. Le discriminazioni sono così subdole e difficili da dimostrare di solito che a volte ti chiedi se te lo sei sognato. Mi ha chiesto davvero di preparare il caffè durante la riunione? Ha alluso davvero allo stipendio di mio marito mentre discutevamo il mio aumento? Poi ti confronti con altre donne e ti si chiarisce subito tutto. Ecco, la chiave è tutta qui per me, nel confronto delle esperienze reciproche perchè ci sono dei comportamenti talmente radicati e accettati che non riesci a inquadrarli finchè non ne parli con qualcuno. Il primo passo per noi donne è proprio questo, fare il punto sui torti subiti in passato e avere le idee molto chiare su come vogliamo essere trattate in futuro.
C'è tanto lavoro da fare da parte di tutti. 

il tetano a sei anni

Un bambino non vaccinato dell'Oregon, un bambino di soli sei anni, ha contratto il tetano. Ha passato 57 giorni all'ospedale, 47 in terapia intensiva fra la vita e la morte. Adesso i suoi genitori dovranno sborsare più di 800.000 dollari per pagare il conto delle cure. È stato il primo caso di tetano in Oregon in più di 30 anni (qui).
Niente, mi sembrava giusto sottolineare questa notizia prima che sparisca fra le altre.

giovedì 7 marzo 2019

tutto normale

Qualche giorno fa abbiamo incontrato per caso al parco un compagnuzzo di scuola di Woody. I due erano talmente bellini insieme che sia io che il padre dell'altro bambino (che non avevo mai incontrato prima), pensiamo di fargli qualche foto. Lui però non ci riesce, aveva la batteria scarica e gli si spegne subito il telefono. Nell'arco dell'oretta che trascorriamo insieme, mi dice diverse volte e con enfasi: "Ma guarda come sono contenti, dobbiamo proprio organizzare per rivederci presto!". Io annuisco, ma penso che non mi frega, ormai so come vanno queste cose. Dicono cosí i texani, fanno finta che sia vero, ma non è vero, non ci rivedremo mai più. Però le foto sono venute proprio bene, mi sembra carino che le abbia anche lui, così al momento di andare a casa gli dico: "Se mi dai il tuo numero, ti mando le foto". 
Mi dice il numero.
- Il nome è... Sarah. 
- Sarah?
- Sì, mia moglie.

Tutto normale.

mercoledì 6 marzo 2019

il da cosa nasce cosa in azione

E' andata pressapoco così.
Un'amica ceca mi regala un libro in Germania (In Watermelon Sugar di Richard Brautigan), io torno in Texas, lo leggo e ve lo racconto perchè mi piace moltissimo. Allora Andy Knowlton, un artista americano, credo, che sta facendo il giro del mondo, credo, vede la foto del libro su IG e mi scrive dall'Australia dicendomi che probabilmente mi farebbe piacere dare un'occhiata a un suo progetto che riguarda un altro libro dello stesso autore, The Abortion. Interessante, ci penso, la vita va avanti. Un giorno però, alla radio in macchina mi imbatto per caso in una storia pazzesca che parla proprio di quel libro e di una biblioteca di libri mai pubblicati, di uno scrittore, Richard Brautigan appunto, che perseguita un suo amico dall'aldilà e di un altro scrittore, W. P. Kinsella, che decide di mettere fine alla sua vita il 16 settembre del 2016, esattamente come aveva fatto Brautigan 32 anni prima. Ho il cuore in gola.
Finalmente mi procuro The Abortion, aspetto un po' perchè certe volte anche l'attesa ha il suo fascino, lo leggo e... questo fantastico da cosa nasce cosa sta continuando. Sembra non finire mai quando c'è di mezzo Richard Brautigan.
L'unico dramma è finire un libro così e non avere nessuno con cui parlarne.
Insomma, sono in fissa da tre giorni. Non so nemmeno se l'ho capito questo libro.
Se per caso sapete di cosa sto parlando o volete saperne di più, scrivetemi.

lunedì 4 marzo 2019

il superpotere al contrario di woody

Quando vado in giro con Woody, penso sempre a quanto gli adulti non ascoltino i bambini. Non è che li ignorino, non li ascoltano, è stranissimo. La situazione generalmente è questa. Tu sei con Woody e lui è talmente carino e simpatico a tre anni, con le sue fossette e i capelli a paperino che te lo dicono tutti, ovunque, mille volte al giorno. A volte lo vedi che vorrebbero rimanere seri, ma quando incrociano il suo sorriso, non c'è niente da fare: devono dirti qualcosa. Lui di tutti gli adulti che incontra però, vuole sapere solo due informazioni: come si chiamano loro e come si chiamano i loro cani perchè lui è convinto che tutti abbiano dei cani.
Quindi ogni giorno è la stessa storia. Ma che carino, guarda che fossette e che ciglia lunghe e che bei riccetti, ma quanti anni ha?
Non faccio in tempo a rispondere che lui chiede serissimo 'come ti chiami? come si chiama il tuo cane? io ho due cani". Niente. 'Scusa! Scusa tu! Come ti chiami? Come si chiama il tuo cane?'.
Ancora niente, forse è il suo superpotere al contrario: all'improvviso diventa invisibile, anzi inaudibile.
Però io, chissà perchè, lo sento benissimo, allora chiedo le stesse cose, anche perchè comincia a infastidirmi, e mi rispondono subito.
Mi stupisce sempre come per la maggioranza degli adulti, ancora oggi, i bambini non siano persone. Giustificano senza problemi questo tipo di comportamento o anche cose ben peggiori come tenerli fuori dagli aerei, dai ristoranti o picchiarli perchè evidentemente non li considerano alla stregua degli altri esseri umani. Nessuno teorizzerebbe mai l'utilità di uno scappellotto a un adulto a fini persuasivi.
Nessuno batte ciglio se su un aereo sale un lama come 'supporto emotivo', ma un bambino che piange proprio non va bene.
Oggi solita scena. C'era questa anziana signora che ha completamente perso la testa per Woody e ha cominciato a parlarmi e a farmi mille domande e complimenti mentre a lui si era già abbassato il volume.
Mentre la signora Rosmarino se ne andava, salutandolo mille volte con la manina, dopo avere parlato solo con me dieci minuti, gli ho detto 'Hai visto Woody? Hai trovato un'amica'.
"I don't like friends" mi ha risposto tutto burbero.
E come dargli torto.

domenica 3 marzo 2019

milano nel cuore

Guardo le foto della manifestazione antirazzista di ieri a Milano con grande emozione. La mia città che ancora una volta lancia un messaggio inequivocabile di progresso e di civiltà. Ricordo la marcia delle donne qui a Dallas (e in giro per il mondo), il giorno dopo l'insediamento di Trump. Ci diede ossigeno. Davvero mi sembrò di ricominciare a respirare dopo aver trattenuto il fiato per due mesi. C'è questa cosa qui che odio... nessuno parla mai apertamente. Per la prima volta, invece, vedendo la gente per strada, avevi la certezza di non essere solo nel tuo sconforto e che il mondo non fosse del tutto impazzito.
Poi ci fu la marcia per la scienza, anche quella memorabile e poi la marcia 'per le nostre vite' organizzata dai ragazzi sopravvissuti al mass shooting di quel liceo in Florida. Ecco, quella la saltai. Nei giorni precedenti qualcuno minacciò un altro mass shooting e lasciai perdere. Alle altre manifestazioni avevamo portato i bimbi, le avevamo vissute come una festa, in questo caso, quel dubbio atroce aveva spezzato qualcosa.
È anche questo che mi emoziona tanto della manifestazione di Milano. Il fiume di gente che pensa a tutto tranne a un pazzo che possa sparare sulla folla.
Qui questo lusso ci manca.

sabato 2 marzo 2019

il coraggio di partire e quello di restare

Un'altra cosa che mi sono sentita dire un milione di volte è: che coraggio che hai avuto ad andare via dall'Italia.
Dato che non penso a me stessa come una persona particolarmente coraggiosa, mi ha sempre dato da riflettere questa cosa.
Lo so che lasciare tutto e andare a vivere dall'altra parte del mondo può sembrare una scelta radicale e lo è anche, soprattutto perchè -diciamoci la verità- per tanti motivi, raramente si torna indietro in questi casi, però è anche vero che se lo fai di solito è perchè senti che sia la cosa giusta per te. E allora dal tuo punto di vista, il coraggio vero forse è quello di chi rimane e non quello di chi parte.
Ad ogni modo, l'altro giorno ho parlato a lungo con una persona che mi ha raccontato com'era la sua vita in un paese del terzo mondo per diversi anni. Ci sto ancora pensando. Una cosa è trasferirsi dall'Italia agli USA, un'altra completamente diversa è trasferirsi da un paese ricco a uno povero, uno di quelli che senti sempre nei notiziari e da cui la gente non fa altro che scappare.
Vivere senza elettricità, già solo quello basterebbe a farmi desistere. In realtà quella è solo la punta dell'iceberg. L'acqua non è pulita, ma dopo un po' fai come tutti e la bevi lo stesso. La dissenteria è all'ordine del giorno anche se non ci sono medici nei paraggi e il pronto soccorso non ha nemmeno i letti. E poi c'è la corruzione che infesta tutto in maniera capillare, un'assenza di legalità che mi è quasi difficile da immaginare.
E io per tutto il tempo, lo confesso, ho pensato: che coraggio.
Forse le scelte degli altri ci sembrano sempre coraggiose perchè non sono le nostre e non ne capiamo i motivi fino in fondo.
E' anche strano il funzionamento dell'empatia. Ascoltare uno sconosciuto di un paese del terzo mondo che racconta un'esperienza di vita del genere ti colpisce, certo, ma sentirla dalla voce di una persona che ti è amica e ha la tua età e il tuo stesso bagaglio di esperienze, ti fa traballare, diciamo così.
Non so cosa sia il coraggio vero.
In fin dei conti, ognuno fa quello che può con i mezzi che ha, ovunque si trovi. Probabilmente le motivazioni dietro a certe scelte di vita fanno il vero coraggio.

venerdì 1 marzo 2019

il bene e il male

Pensavo in questo uggiosissimo e freddissimo venerdi pomeriggio texano che comunque sono in una posizione abbastanza impossibile.

Ogni volta che critico l'Italia, mi sono americanizzata. 
Ogni volta che critico qui, sono un'ingrata oppure perchè non te ne vai?
Ogni volta che parlo bene di qui, eh ma in Italia però.
Ogni volta che parlo bene dell'Italia, ma cosa ne sai tu ormai l'Italia va a rotoli, beata te.

Mi chiedo. Non si può semplicemente accettare che ci sia il bene e il male ovunque, ogni giorno, più volte al giorno e anche nello stesso momento e...parlarne?

giovedì 28 febbraio 2019

perchè un asilo cristiano della bible belt

Ieri ho trovato nello zainetto dell'asilo di Woody questa pagina da colorare su quella che viene chiamata, l'Armatura di Dio.



Sul retro c'era un testo che fra le altre cose diceva:
"[...] Quest'armatura è eccezionale, è come avere dei superpoteri invisibili. Immaginare di indossare l'armatura di Dio ogni giorno, ti aiuterà a combattere contro il diavolo. [...] Il diavolo vuole che sbagliamo e magari ci induce in tentazione facendoci interessare a videogiochi, programmi televisivi o film che mostrano persone che fanno cose che non piacciono a Dio facendole sembrare divertenti. Potresti essere messo sotto pressione da altri bambini a fare cose che noi sappiamo che Dio non vorrebbe che facessi. Questi sono solo alcuni dei modi in cui il diavolo prova a indurti a fare cose che non dovresti fare (questo si chiama peccare)".

Inquietante, eh? Allora uno si chiede: perchè mai mandi tuo figlio in un asilo cristiano nella Bible Belt?
Lo spiego una volta per tutte, è una domanda che mi viene fatta di continuo quando succedono queste cose. Vi chiedo solo di mantenete la mente aperta prima di giudicare. 
Ci sono due motivi.
Il primo è che inizialmente con Joe ho provato un paio di asili non religiosi e ne ho visitati molti altri e (sicuramente per puro caso) non ho avuto un'esperienza altrettanto positiva. Penso che i bambini piccoli più di qualunque altra cosa, abbiano bisogno di sentirsi amati e di passare la giornata con persone che tengono a loro genuinamente e che siano in grado di dimostrarglielo. In questi asili (ne ho provati tre per vari motivi), ho avuto sempre questa sensazione. Non hanno mai pianto, li ho sempre visti contenti di andare a scuola e hanno imparato un sacco di cose. Joe era molto più avanti della maggior parte dei bambini della sua classe quando ha cominciato la scuola e penso che la bravura della sua maestra c'entri molto con questo. Gli ha insegnato a leggere, ad esempio, ma anche chi era Martin Luther King o Rosa Parks, le sarò sempre riconoscente per questo. Ogni giorno facevano esperimenti scientifici e poi a un certo punto, ho scoperto che la maestra era creazionista, chi l'avrebbe mai detto.
Il secondo motivo è semplice: viviamo qui. I nostri amici hanno idee simili alle nostre un po' su tutto, ma la maggior parte delle persone che ci capita di conoscere al parco giochi, a calcio o a scuola, non troverebbe assolutamente nulla da ridire su questo tipo di materiale didattico, chiamiamolo così. Se glielo mostrassi, mi chiederebbero cosa c'è di strano.
La decisione di mandarli in questo tipo di asilo deriva da questo, lo vedo come una sorta di vaccino. So che non potrò seguirli passo per passo quindi ho bisogno di dargli degli strumenti per orientarsi da soli in questa società, è una piccolissima infarinatura di cristianesimo texano che credo gli tornerà utile. 
Al liceo, in Italia, avevo un'amica che non sapeva assolutamente nulla del cattolicesimo, nemmeno che cos'è una Messa o chi è la Madonna e secondo me, faceva più fatica di noi altri per certi versi. Non ti rendi conto di quanto questi concetti permeino la nostra cultura finchè non ti trovi accanto qualcuno che non ne sa niente di niente.
E' lo stesso motivo per cui non escludo prima o poi di far fare ai miei figli un qualche corso per imparare a maneggiare le armi in modo sicuro. A casa nostra o dei nostri amici, non avranno mai problemi, ma è del tutto realistico vivendo qui, pensare che prima o poi si possano trovare in presenza di un'arma. Io ho una vera e propria idiosincrasia per le armi. Se vedo un'arma, me ne vado, esco dalla stanza, però devo ammettere che se le conoscessi meglio forse la mia ansia diminuirebbe. L'ho capito una volta che a casa di conoscenti notai un fucile appoggiato al muro (cosa non così rara da queste parti). Non ebbi il coraggio di dire niente, semplicemente me ne andai portando con me un sacco di dubbi. Si è scoperto poi che era un fucile BB gun, una sorta di giocattolo. Se lo avessi riconosciuto, mi sarei risparmiata un bel po' di paturnie.
Ieri quando ho visto l'Armatura di Dio indossata dall'orsacchiotto, la voglia di protestare mi è venuta. Però me la sono anche fatta passare. Ho scelto io per i motivi che ho detto prima che Woody vada in quell'asilo e devo accettare le loro regole. So che lui di tutto questo non ha capito nulla. Non sa leggere, per lui quello era un orsacchiotto e basta. Il problema è che la fotocopia, a casa, è stata intercettata da Joe che invece sa leggere e dopo ha fatto molta fatica a prendere sonno. Trovo che far leva sui superpoteri invisibili e sui cartoni animati e i videogiochi per insegnare ai bambini ad avere paura del diavolo sia pura manipolazione, roba da lavaggio del cervello. Stamattina Joe per prima cosa, mi ha chiesto di comprare una Bibbia perchè vuole sapere qualcosa di più del diavolo. E va bene, lo capisco che sia curioso e preoccupato, chi non lo sarebbe. Ne abbiamo parlato. Che cos'è la Bibbia, che cos'è il diavolo. Se non ci fosse stata questa occasione, ne avrebbe comunque sentito parlare prima o poi. 
La figlia di un'amica lesbica, in terza elementare si è sentita dire dall'amichetta del cuore "mi dispiace, ti voglio tanto bene, ma andrai all'inferno perchè hai due mamme". Sono traumi grossi.
Preferisco creare delle occasioni di discussione adesso per preparare un po' la strada a quello che potrebbe venire. 
Sfortunatamente non ci si può rinchiudere in un mondo ideale, la realtà qui e ovunque è piena di sfaccettature e contraddizioni. 

lunedì 25 febbraio 2019

e gli oscar?

Premetto che ero a cena fuori quindi fortunatamente ho perso almeno l'inizio. Che noia questi Oscar 2019. Decisamente sottotono.
I film che mi sono rimasti più impressi quest'anno (First Reformed, The Wife, Spider-man Into The Spider-verse e soprattutto il texanissimo Blaze) o non erano in gara o non hanno ricevuto grande attenzione.
Mi sono ripresa un attimo dal torpore durante Shallow di Lady Gaga e Bradley Cooper. Era successa la stessa cosa anche durante il film, in effetti.
Mi è piaciuto anche quando Diego Luna, in quello che è sembrato un fuori programma, riferendosi al fatto che Javier Bardem avesse presentato in spagnolo, ha detto, sempre in spagnolo:
- Adesso si può parlare spagnolo agli Oscar. Ci hanno aperto la porta e non ci cacciano più via.
Qui non solo tanti s'infastidiscono quando lo sentono, ma tanti si sentono perfino in imbarazzo a parlarlo lo spagnolo. Ascoltarlo su un palco così importante, potrebbe contribuire a cambiare un po' la percezione? Magari.
La premiazione di Spike Lee è stato un altro momento speciale della serata. Ecco lì, mi sono proprio risvegliata e ho cominciato ad applaudire con una pazza da sola.
Ha detto:
"Le presidenziali sono dietro l'angolo, mobilizziamoci. Mettiamoci dalla parte giusta della storia, facciamo una scelta morale fra odio e amore. Facciamo la cosa giusta!"
Il mio applauso è partito sull'autoreferenzialissimo Do the Right Thing. Per il resto era un messaggio intelligente sì, ma anche ovvio. E infatti stamattina Trump che non deve averci capito molto, ha twittato che era un attacco razzista contro di lui. Boh. E' sempre più difficile capire dove prenda certe idee. Ed è difficile ancora di più capire come un presidente che ha appena dichiarato uno stato di emergenza nazionale possa trovare il tempo di seguire la Notte degli Oscar e di twittare.
Comunque, la cosa che mi ha appassionato di più dell'edizione di quest'anno, è tutta la polemica intorno a Roma di Alfonso Cuarón. E' una polemica che non è nei media dove sembra che tutti più o meno concordino nel giudizio positivo, ma fra i messicani che conosco.
Lo avete visto? E' la storia della tata indigena del regista. E' importante perchè è la prima volta che un personaggio simile è protagonista.
L'attrice indigena che interpreta questo ruolo, Yalitza Aparicio, ha ricevuto una nomination come migliore attrice protagonista ed è un po' ovunque. Ha posato perfino per la copertina di Vogue Mexico che in passato, ha sempre puntato su modelle straniere.
Ho un'amica messicana che ha gli stessi tratti indigeni della Aparicio e di discriminazione ne sa qualcosa. Immaginavo che le avrebbe fatto piacere vedere finalmente apprezzata la bellezza di una donna che le somiglia. Invece, dalla sua bocca sono uscite solo critiche. Per lei non meritava la nomination. Secondo lei e altri messicani con cui ho parlato il personaggio della tata indigena, non ha detto abbastanza battute. Recitare non è solo una questione di lunghezza del copione, ma loro giudicano tutto il film in generale una furbata opportunistica che sfrutta la storia di queste domestiche indigene per celebrare l'esperienza autobiografica del regista messicano bianco e pieno di privilegi dalla nascita.
Ho ascoltato il regista e mi sembra che abbia raccontato questa storia proprio perchè comprende l'ingiustizia e il suo privilegio, ma chissà quante cose ci sono dietro le quinte. Di sicuro sono temi scottanti per i messicani.
Mi ha ricordato un po' quanto anche noi avessimo tutti il coltello fra i denti per la vittoria de La Grande Bellezza di Sorrentino nel 2013.
Può darsi che avessi già passato troppi anni all'estero perchè davvero non ho mai capito in che modo un film del genere avesse potuto suscitare tanta negatività in Italia. Tanti si sentirono offesi, ma ripensandoci adesso, quell'Italia lì, quella che si vedeva nel film, alla fine è proprio quella che ha vinto.

P.S. Lascio questi due link per gli appassionati di storia del cinema e tensioni razziali negli Stati Uniti. 
Un articolo del Vanity Fair americano e un podcast del New York Times.
Trent'anni fa, il film a basso costo Do the Right Thing (Fa' la Cosa
Giusta) di Spike Lee, ottenne a sorpresa un successo enorme. 
(Una chicca: il protagonista era Giancarlo Esposito che avremmo apprezzato moltissimi anni dopo in Breaking Bad)
Do the Right Thing non venne nemmeno candidato come miglior film. E ancora peggio: quell'anno vinse Driving Miss Daisy (A spasso con Daisy), che offese molti per la sua superficialità nel trattare la tematica del razzismo in America.
Si può capire allora, come sia stato emozionante sentire Spike Lee citare il suo film 30 anni dopo mentre finalmente riceve il suo Oscar.
Si può capire anche quanto sia avvilente che 30 anni dopo abbia vinto The Green Book che è praticamente un nuovo Driving Miss Daisy.

sabato 23 febbraio 2019

quanto è difficile parlare di omosessualità ai bambini?

- Questa sera ci hanno inviati tutti a cena, per favore comportatevi bene.
- Da chi andiamo?
- Da nome di donna e sua moglie.
- Ok.


Caspita, è davvero difficile parlare di omosessualità ai bambini.

giovedì 21 febbraio 2019

una biblioteca di libri mai pubblicati

Dopo un po' che leggevo al parco giochi, mi sono sentita osservata da due mamme poco più in là. In quel momento, ho realizzato che il mio libro che non parla assolutamente di aborto, si intitola "L'aborto", tema come si diceva, estremamente controverso da queste parti. Sulla
copertina, un'edizione vecchissima, c'è un tizio che guarda di traverso (l'autore) e una ragazza in minigonna, tutto molto losco. Devo aver davvero rinunciato, in maniera del tutto non premeditata, a provare a fare amicizia con le altre mamme, almeno quelle del "Piacere. In quale chiesa vai?" che incontro sempre in queste situazioni. Ciò che importa però è che ho finalmente iniziato questo libro. È un libro molto poco conosciuto che mi si sta ripresentando davanti da mesi e mesi in tante forme diverse. Sono ancora all'inizio, ma devo confessare che raramente un libro mi ha rapito come questo dalla prima pagina. È la storia di una biblioteca di libri mai pubblicati. Libri come "Coltivare fiori a lume di candela nelle stanze d'albergo" o "L'uovo covato due volte". Mi sta emozionando. Brautigan ha uno stile così unico e così poetico nella sua lineare semplicità. Chissà cosa è venuto a dirmi.

mercoledì 20 febbraio 2019

dalla bible belt

Vicino a casa di una mia amica c'è una chiesa. Di fronte alla chiesa c'è un prato e questo prato in questo momento, é coperto da centinaia di piccole croci rosa e azzurre. Alcune hanno dei giocattoli vicino, un orsacchiotto, una copertina. Ci sono passata davanti diverse volte in questi giorni e ogni volta, sento una sensazione di rabbia e dolore, una sensazione fisica direi. Mi è capitato, in passato, di trovarmi in coda a un semaforo dietro a un camion con una gigantografia di un feto alle prime settimane di sviluppo o passare davanti a cartelloni con contenuti simili in autostrada. A volte c'è la foto di un bel bambino, non mi uccidere, Dio mi ama. Le trovate degli antiabortisti.
Penso che ognuno possa avere le proprie idee a riguardo, non importa, ma imporre a tutte le donne che hanno perso un bambino per qualsiasi motivo, in qualunque momento della gestazione, uno strazio simile, è davvero crudele.
Qualche giorno fa mi ha scritto un'amica d'infanzia che non sentivo da molto tempo. La prima cosa che mi ha raccontato di lei è stata 'ho un bambino di 4 anni, ma prima di lui ho avuto un aborto spontaneo alla settima settimana'.
Sono cose che ti segnano per sempre, come si possono buttare in faccia alla gente così, mentre sei per strada e fai la tua vita senza disturbare nessuno?
Quello che mi fa ribollire il sangue più di tutto è che a questi qui poi, dei bambini, una volta nati non importa un accidente. Sono capaci di supportare un presidente che li mette nelle gabbie i bambini. Una volta fuori dalle pance, che si arrangino.
E anche oggi dalla Bible Belt è tutto.

domenica 17 febbraio 2019

qualche remora

Ieri.
- Joe lo sai che ho visto un video bellissimo di un cormorano che si tuffa nel mare e stacca un pesce parassita dal fianco di uno squalo balena? E' la prima volta che viene filmato un comportamento simile.
- Interessante. Anche perchè ci mostra due rapporti simbiotici allo stesso tempo. Quello di due animali che si aiutano, lo squalo balena e la remora e quello di un animale che si approfitta dell'altro, lo squalo e l'uccello.
E adesso so anche che il "pesce parassita" era una remora. Grazie Joe.

Oggi.
- Cosa fai Joe?
- Scrivo un libro.
- Interessante. Di cosa parla?
- E' la storia di una serie di puzze che vengono aspirate da un'aspirapolvere e fondendosi creano "the evil fart" che vuole sterminare l'umanità.

giovedì 14 febbraio 2019

non si può più scherzare?

Da italiana, il razzismo in Italia, l'ho scoperto di colpo una quindicina di anni fa, quando Mr J cercava casa a Milano e le agenzie immobiliari per telefono gli dicevano:
- Mi dispiace non affittiamo a stranieri.
Poi quando capivano che era americano, lo accoglievano a braccia aperte. E quella era solo la punta dell'iceberg. La Prefettura di Milano dove si va a fare il permesso di soggiorno, era un girone infernale e anche lì la stessa cosa: lui, americano biondo con gli occhi azzurri, veniva trattato in modo diverso, decisamente migliore. I vari impiegati si stupivano che dovesse fare la coda come tutti gli altri. Guarda che ingiustizie.
E' stata un'esperienza illuminante, non avrei mai potuto avere accesso a quella mentalità senza l'aiuto di uno straniero.
Ci sono stati una miriade di piccoli episodi che in questi anni mi hanno lasciato l'amaro in bocca vedendo il razzismo dilagare silenziosamente in Italia. Ve ne racconto uno davvero minuscolo perchè sono sempre i dettagli a farmi più impressione.
Mi racconta una persona che conosco, una persona che non definirei mai razzista, che conosce un bergamasco simpaticissimo e che lo prende sempre in giro per l'accento. Un giorno il bergamasco si stufa e gli dice di smettere. Lui si stupisce molto perchè non gli sembra di fare niente di male e continua finchè il bergamasco non si offende sul serio e non gli rivolge più la parola.
Allora, per non perdere l'amicizia, si siedono a un tavolo e ne parlano e ne parlano finchè non si chiariscono.
- Quindi hai smesso di prenderlo in giro?
- Assolutamente no, ti pare? Altrimenti cosa facciamo? Non si può più scherzare su niente? Lo prendo in giro e non si offende più, ha capito.

Lo vedete anche voi? E' infido, è dentro tutti noi in qualche misura. Provate a sostituire bergamasco con cinese, senegalese, albanese. E' un gioco di forza. Quello che si offende, fa sempre la figura di quello che non sa stare al gioco, allora magari lascia perdere, ma non mi stupirebbe se non rispondesse più al telefono.
Tutto il razzismo a cui viene dato sfogo liberamente in Italia in questo periodo, mi fa male come fa male a quasi tutti gli italiani che conosco e che giustamente non parlano d'altro, però c'è un però. Esisteva anche prima, solo che non si poteva nominare.
In Italia non c'è il razzismo, ti dicevano.

Adesso almeno questo non si può più sostenere. Il razzismo è alla luce del sole (ogni giorno ce n'è una nuova), in mezzo a noi e sopra di noi, fra i nostri politici. Finalmente però possiamo cominciare ad analizzare i comportamenti. Quelli più gravi e quelli del tutto involontari. Questo è senz'altro un punto di partenza. Tanti in questo modo cresceranno, forse ci sarà una crescita collettiva dopo questa fase tribale.
Quando hai una malattia e non te ne rendi conto, non hai nessuna speranza di guarire.

martedì 12 febbraio 2019

harriet tubman

Oggi sono andata a fare volontariato in una seconda elementare. Febbraio è il Black History Month, il mese dedicato allo studio delle conquiste degli afroamericani in ogni campo, così mi è sembrato ovvio e doveroso fare una lezione su un artista afroamericano. Anzi siccome volevo ottimizzare il poco tempo che avevo a disposizione, ho scelto una lezione (la trovate qui) su un artista nero, Jacob Lawrence, che ha creato una serie di dipinti sull'avventurosa vita di Harriet Tubman. Harriet Tubman è un personaggio storico incredibile. Nata schiava, riuscì a scappare al nord attraverso l'Underground Railroad che era una rete di percorsi e rifugi sicuri e segreti creata dagli abolizionisti nel XIX secolo. Una volta libera fece una scelta inaudita: decise di tornare indietro numerose volte e liberare il maggior numero di schiavi possibile sottoponendosi a un rischio enorme. Successivamente combatté anche per il suffragio femminile e fece la spia durante la Guerra Civile.
Mi sembra un esempio meraviglioso per i bambini. Nata schiava, ha capito il valore della libertà e lo ha insegnato al suo popolo. Completamente analfabeta, ha capito il valore dell'educazione e ha aiutato gli schiavi liberati a studiare. Tutta questa forza e questo coraggio, per non parlare dell'intelligenza e dell'astuzia, della generosità e della coerenza, in una persona partita con tutti gli svantaggi possibili, ma che ha combattuto contro tutto e tutti per realizzare i suoi ideali.
Ero convinta che i bambini sapessero già qualcosa e invece mi sono dovuta ricredere. Quando ho chiesto cosa festeggiamo a Febbraio, mi hanno risposto in coro San Valentino e questo è abbastanza tipico, però non avevano idea di cosa fosse il Black History Month, questo sì è strano, il mese è iniziato da un pezzo. Gli ho dovuto spiegare perfino che cos'è la schiavitù.
E' vero, sono piccoli però queste cose dovrebbero saperle. Che senso ha istituire un mese per concentrarsi sulla storia nera e poi ignorarlo? Mi sembra fondamentale che vivendo qui, sappiano almeno che cos'è la schiavitù e cosa sono i diritti civili. Se non si insegnano bene a scuola questi valori, siamo davvero fritti.

lunedì 11 febbraio 2019

pietre miliari nella vita di un emigrante in texas: l'uso del bless your heart

Parco giochi. Mamma segue bimbo armata di banana, bimbo segue Woody e Woody, terrorizzato, se la dà a gambe.
La cosa va avanti per un po' tanto che la mamma a un certo punto si giustifica:
- Sai è figlio unico. Niente fratelli, cugini, non va nemmeno all'asilo. Appena vede un bambino cerca di prenderlo.
Prenderlo, afferrarlo. Penso che non finirà bene, ma stiamo a vedere.
Dopo un po' Woody capisce che è un gioco e comincia a divertirsi a farsi inseguire. Tempo cinque minuti e conduce il bambino dritto dritto dentro una pozzanghera. Coperti di fango dalla testa ai piedi e felicissimi in una bella giornata di febbraio.
Cosa posso dire? Lo sapevo che andava a finire così. Con Woody va sempre a finire così.
In un certo senso, mi scuso. Woody ha letteralmente portato il piccolo eremita sulla cattiva strada.
Ma la madre mi rassicura:
- Sai, sono proprio contenta che sia successa questa cosa. Lo vedi? È coperto di fango. Non si sta bene coperti di fango. Ora lui lo sa, lo ha imparato per esperienza e non c'è niente come imparare qualcosa per esperienza diretta. Ha imparato la lezione. Adesso so che non lo farà mai più.
Ah! Quanto mi viene da ridere.
E niente. Volevo segnarmi questo episodio perché è stata la prima volta che ho pensato:
Bless your heart.


(Se per caso questo post vi risulta oscuro, trovate la spiegazione qui: ci ho messo otto anni ad accorgermene e cinque a usarlo, ditemi voi se non è una pietra miliare) 

domenica 10 febbraio 2019

cresci e vai a aggiustare questo mondo rotto

Joe è stato un bel po' malatino questa settimana e la pediatra gli ha prescritto, oltre alle medicine vere e proprie, un supplemento di vitamina C. Un barattolo con 21 caramelle gommose. "Le consiglio di comprarle qui da noi perchè tante volte le farmacie le finiscono". All'inizio, non ho nemmeno capito bene. Eravamo lì da due ore, placche, influenza...qualunque cosa, basta che me lo rimetta in piedi.
Così compro questo barattolo: 20 dollari. Accidenti, cosa sarà mai? Leggo: bacche si sambuco raccolte a mano una a una. Saranno miracolose.
Stamattina mentre Joe prendeva le sue vitamine, racconto il retroscena a Mr. J.
- Non comprare mai niente dai dottori, vogliono solo guadagnare. Scommetto che in farmacia costano 5 dollari.
Google alla mano: in farmacia o al supermercato costano 8 dollari, ma insomma anche questa volta, Mr. J ha ragione. E' che io stupidamente parto sempre dal presupposto che un medico voglia aiutarti. Scherzo con Joe:
- Lo so che ti fanno schifo, ma le abbiamo pagate una cifra e te le pappi tutte.
Lui serissimo.
- Se lo chiedete a me, vi dico che le medicine dovrebbero essere gratis.
Io e Mr J ci guardiamo increduli: nessuno dei due ha mai parlato con Joe del sistema sanitario americano tantomeno del socialismo. Come gli è venuto in mente a otto anni?
Joe, cresci e poi vai a aggiustare questo mondo rotto per favore.

sabato 9 febbraio 2019

4 cose belle belle belle per il fine settimana

Allora, visto che Sanremo non lo seguo perchè Renga mi fa ancora venire in mente i Timoria, vi dico 4 cose belle belle belle che ho scoperto in questi giorni:
1 - Cécile McLorin Salvant. E' una cantante jazz che di speciale ha non solo la voce, ma il cervello. Sceglie i suoi pezzi con grande cura e a volte ti spiazza completamente cantando brani razzisti o maschilisti del passato capovolgendone il significato: ma senza cambiare una virgola del testo. Magia. Ascoltate qui per credere.
2 - Crashing. E' una serie di HBO che mi fa ridere. E io non sono una che ride molto in questi casi.
3 - Lux. E' il romanzo di una giovane scrittrice italiana, Eleonora Marangoni. Non ve lo posso consigliare perchè non l'ho ancora finito, ma mi sta facendo passare delle ore piacevoli.
4 - Hidden Brain - Creative Differences. E' un podcast di un'ora che mi è piaciuto un sacco. Spiega come l'incontro di più culture produca creatività, ma lo fa usando la scienza. Parte da Yo-Yo Ma e le cornamuse della Galizia per arrivare alle coppie miste e finire addirittura sulla questione mediorientale. Interessantissimo.
Questo mi fa venire in mente un'altra cosa che mi è piaciuta tanto in questi giorni. Solo che avevo detto quattro cose, come si fa? Lo sapevo che finiva così. E va bene.
5 - La magnifica difesa che Laurie Anderson fa della multiculturalità. Parla tre minuti della società americana e della sua esperienza a New York e dice esattamente quello che penso anch'io, ma molto molto meglio. Il ragionamento funziona perfettamente anche per l'Europa e l'Italia in particolare, in questo momento storico.
Passo e chiudo altrimenti la lista non finisce piú.
Buon fine settimana dal Texas.

giovedì 7 febbraio 2019

quello che funziona

Un po' di tempo fa ho passato una bellissima serata a parlare con una persona speciale. Lei è lesbica, latina e texana, ma non è speciale per questo, anche se bisogna dire che ce le ha tutte. Fa pure parte delle forze dell'ordine, giusto per non farsi mancare nulla. E' speciale per come prende la vita, per come fa sentire le persone che le stanno intorno.
Mi raccontava che sul lavoro la situazione è complicata, soprattutto da quando l'anno scorso hanno fatto un corso di aggiornamento e chi lo conduceva ha pensato bene di chiedere a quelli che erano a favore del matrimonio omosessuale di mettersi da un lato della stanza e quelli contrari sul lato opposto, senza instaurare nessun dialogo, così per fare una domanda a caso. Da quel momento, niente è stato più come prima perchè un conto è sospettare di avere dei detrattori, un conto è guardare negli occhi le persone con cui lavori ogni giorno da anni e anni mettere nero su bianco tutta la loro disapprovazione nei confronti tuoi e del tuo stile di vita. 
Posso solo immaginare il senso di solitudine.
Nonostante ciò, forse per via di quella mentalità che c'è qui di far sempre buon viso a cattivo gioco, lei li ha anche invitati alla sua festa di fidanzamento. I colleghi ci sono andati ed è stato imbarazzante, almeno quanto ci si possa aspettare in una situazione simile.
- Ma non puoi denunciare? Come si fa a fare una domanda simile sul posto di lavoro? E' una discriminazione bella e buona. 
- E a chi dovrei denunciare? Lo sai che in Texas puoi essere licenziato per essere gay?
Non ne avevo idea. E così a lei e tanti altri tocca mettersi l'anima in pace e convivere ogni giorno con quel bisbigliare dietro le porte e poi il silenzio quando si entra nelle stanze e tutti quei piccoli dispetti, quei piccoli sguardi. Non è facile. E in famiglia non va molto meglio. Crescere sentendosi raccontare mille volte quanto fosse bella la pelle chiara della nonna -la leggendaria pelle bianca della nonna- e non sentirsi mai giusta, mai veramente apprezzata e accettata, in un certo senso.
E poi il cruccio più grande, un padre e un fratello che proprio non riescono a scendere a patti con la sua omosessualità. Avrebbe voluto che le sue nipotine portassero le fedi all'altare, ma non hanno avuto il permesso di andare al matrimonio. Una grande delusione, ma neanche questo le impedisce di continuare a mantenere i rapporti con tutta la famiglia e sperare sempre che cambino idea. Quando le ho chiesto in modo assolutamente non retorico... ma tu dove lo trovi tutto questo coraggio e questa pazienza? Mi ha guardato quasi con stupore come per dire...ma come non è chiaro? 
- Mi concentro su quelli che mi sostengono. Ho tante persone che mi vogliono bene per quello che sono, le metto in cima a tutto. Quello che pensano gli altri è fuori dal mio controllo. Posso solo augurarmi che un giorno capiscano. 
Ecco, questa è stata una piccola illuminazione anche per me, per la mia vita. Detto così sembra così semplice. Perchè non provarci?
Pensare sempre a quello che funziona e dedicare tutto il proprio tempo e la propria energia solo a chi ci fa stare bene. Se può farlo lei che ha mezzo mondo contro, possiamo farcela tutti.

mercoledì 6 febbraio 2019

il piccolo trump

Ieri sera Trump ha fatto un discorso alla nazione di 90 minuti. Uno degli ospiti d'onore era un bambino che viene bullizzato perchè fa Trump di cognome.
Numero 1: quanto può essere credibile un bullo che si erge a paladino contro i bulli?
Numero 2: il povero bambino giustamente si è addormentato in modo scomposto accanto a Melania e ora è preso in giro non da un compagno di classe, ma da tutta una nazione. O dal mondo intero. Per sempre. Qualunque scuola cambi, qualunque colloquio di lavoro, ovunque vada sarà sempre quel piccolo Trump che si è addormentato in televisione.

venerdì 1 febbraio 2019

il texas e la california

Un pomeriggio, facevamo una passeggiata al Seaport Village di San Diego quando all'improvviso abbiamo sentito qualcuno litigare. Ci siamo immediatamente bloccati per capire da dove venissero le voci e cosa stesse succedendo. Poco più avanti c'era un tale con un cane al guinzaglio e un altro che gli sbraitava contro. Mi si è fermato il respiro, però tutti intorno sembravano relativamente tranquilli.
Vediamo un attimo cosa succede.
Il tale che urla è sempre più fuori di sè e impedisce all'altro di andarsene. La rabbia cresce e cresce finchè raccoglie un grosso sasso da terra e fa per aggredire il tipo con il pitbull più pacifista che si sia mai visto (a questo punto si sarebbero incavolati perfino gli acchiappaconiglietti...). Non sapevo se guardare o coprirmi gli occhi, ero terrorizzata. In quel momento, però arriva un terzo individuo, un passante grande e grosso, forse era Superman. Sì doveva essere Superman. In sostanza fa bu all'aggressore e lo costringe a battere in ritirata. 
Un episodio banale probabilmente, ma ci ha dato da pensare.
In Texas una scena così non la vedi. Nessuno alza mai la voce. Tutti generalmente sono gentili di una gentilezza forzata e inutile. Vai in un negozio di lunedì, ad esempio, e la commessa ti chiede come è andato il tuo fine settimana che è una domanda che io trovo piuttosto personale, ma lei la fa a tutti senza aspettarsi una risposta che non sia bene grazie o un sorriso di circostanza o anche niente. Un mio amico italiano, una persona in genere assennata, di fronte a queste domande intrusive e ripetute diverse volte al giorno, veniva colto da istinti criminali. Ha finito per passare le due settimane qui ignorando un po' tutti gli estranei. La mia strategia invece è l'opposto: ribaltare la situazione e chiedere sempre all'altra persona la stessa cosa. Bene, grazie e tu? E' un piccolo gesto, ma sprigiona un briciolo di empatia autentica perchè implica che tu abbia capito che quelle domande vengono fatte solo per dovere e l'interlocutore si sente meno invisibile, almeno per un attimo. 
C'è una cassiera del supermercato vicino a casa mia, ad esempio, che passa la giornata chiedendo a chiunque -dall'uomo anziano alla studentessa ventenne- Ciao tesoro come stai? Hai trovato tutto quello che cercavi? Sorridema lo fa con il malessere negli occhi. C'è un contrasto fra quello che le esce dalla bocca e il linguaggio del corpo che fa impressione. Le cade una penna o ha da ridire con un collega e la senti imprecare a bassa voce fra i denti. Ho sempre l'impressione che le stia per partire un embolo.
E' che qui non c'è mai la via di mezzo o fai il gentile a tutti i costi o sei confrontational (polemico, aggressivo, provocatorio) e in Texas essere considerati confrontational è il male, sappiatelo in caso vi facciate un giro da queste parti.
Una volta chiesi senza nessuna emozione particolare, a una collega con cui lavoravo da molti anni se per favore poteva essere più puntuale e lei, molto piú anziana di me, scoppiò a piangere. Non ci potevo credere, per un attimo pensai che scherzasse. Posso avere tanti difetti, ma non ho mai fatto piangere nessuno così. Dopo quel giorno continuò a trattarmi con la solita affettata gentilezza di sempre, ma non lavorammo mai più insieme. Preferì farsi spostare senza dirmi nulla che sedersi dieci minuti a parlare dell'accaduto. Ero stata confrontational
Un'altra volta ero a una cena. Non sono stata confrontational in quel caso, stavo solo raccontando una cosa e mentre parlavo sono stata colta da un attacco di tosse mostruoso, pensavo di soffocare. I miei commensali s'infastidirono e cambiarono discorso. Mi ignorarono finchè non passò e quando passò non mi chiesero come stavo, fecero finta di niente. 
L'idea che mi sono fatta in questi anni è che non bisogna mai disturbare. Le voci fuori dal coro non sono mai ben accette e tendono a essere messe a tacere in un modo che non è per niente plateale, ma implicito. 
Tante volte vivendo qui, ho visto che le persone spariscono dalla tua vita senza un'apparente motivo. Di sicuro hai fatto o detto qualcosa che è stato frainteso, ma piuttosto che chiedere spiegazioni, ti evitano. Fine, come se fossi morto, con la differenza che però sei vivo e se ti capita di incontrarli per caso, saranno gentilissimi come se non fosse successo assolutamente nulla. E' probabile che ti dicano anche qualcosa tipo è da tantissimo che non ci vediamo, sentiamoci! ma normalmente è una vile bugia.
Quando nessuno parla mai apertamente tendi a diventare paranoico. Ho scoperto dopo dieci anni alla scuola Flanders (10!) di aver parcheggiato tutti i santi giorni nel posto sbagliato. Nessuno che mi abbia mai detto una parola. Eppure ripensandoci, ci sono state delle situazioni, degli sguardi. Chissà cosa hanno pensato di me, se hanno commentato la cosa fra loro. Se me lo avessero fatto notare subito, non mi sarei mai offesa. 
A questo tipo di mentalità fanno da contraltare tutti quegli episodi di violenza estrema che ti capita di vedere sui media. E tu sei consapevole che si tratta di fatti assurdi e rari, però sai anche che chiunque può essere (e probabilmente è) armato in Texas e questo sballa parecchio gli equilibri interpersonali.
Se ti tagliano la strada in macchina e ci ragioni un secondo, eviti di fare un gestaccio o strombazzare, così giusto per scongiurare una morte idiota. 
L'anno scorso ci fu un problema con il vecchietto che aiuta i bambini ad attraversare la strada davanti alla scuola di Joe. Lui sosteneva che, per sicurezza, dovessimo andare in bicicletta sul marciapiede. Mi urlò contro per tre giorni di fila, una reazione del tutto sproporzionata e senza senso. Lì vicino c'era un poliziotto. Senza perdere altro tempo a discutere, una mattina, gli chiesi di spiegare alla guardia pedonale che usare la strada è nel mio pieno diritto di ciclista. Il risultato fu che si mise a sbraitare e gesticolare anche contro il poliziotto e lo trovai inquietante. Nessuno tratta così un poliziotto texano alto due metri e armato fino ai denti. Pensai, esagerando forse, che non fosse nel pieno possesso delle sue facoltà mentali e che potesse farmi del male. Non siamo mai più andati a scuola in bici.  
Quello che voglio dire è che in California non avvertivamo questa tensione. Le persone parlavano liberamente di tutto, anche di politica o religione, senza avere la benchè minima idea di quale fosse la nostra posizione.
Non abbiamo mai avvertito la sensazione di pentola a pressione che abbiamo quaggiù, dove sembra sempre che stia per saltare il coperchio.
E' impossibile essere se stessi nella vita di tutti i giorni al di fuori della cerchia di parenti e amici.
A volte guardo un qualche telefilm americano e vedo un personaggio che fa una scenata e poi tutto si risolve in una fragorosa risata e penso che la realtà che vedo è del tutto diversa. Se ti dà fastidio qualcosa, cerchi un esterno, un manager, un direttore, un responsabile con cui lamentarti. Non litighi, non esprimi la tua frustrazione e così anche il conflitto più banale che esista rimane irrisolto ad alimentare altra tensione. Non è sano. 

sabato 26 gennaio 2019

il mio balsamo per l'autostima

Una volta quando Woody era molto piccolo e non dormiva mai e diceva sì e no tre parole, si svegliò accanto a me. C'era questo raggio di sole... un momento in po' magico. Mi guardò come mai aveva fatto prima e disse senza smettere di contemplare la mia faccia disfatta dalla notte insonne: "You're SO beautifold".
Da quel momento me lo ha ripetuto tutti i giorni, più volte al giorno. Per me una novità assoluta, Joe non si è mai sognato di farmi un complimento. 
Adesso che il suo vocabolario è leggermente più fornito, ogni tanto aggiunge degli aggettivi.
Ad esempio: "Mommy you're so smart, sei così sveglia". Ed è bello perché nessuno dice a un adulto che è sveglio, grazie Woody!
Una volta mi ha detto: "Mommy you're so beautifold, smart and heavy". Pesante? "Sì guarda!". Fa finta di sollevarmi, fa un rumore di sforzo sovrumano e ribadisce: "You're super heavy!". Grazie Woody, nessuno dice a una donna adulta che è pesante, anzi pesantissima. Insomma grazie, si fa per dire...
L'aggettivo preferito, oltre al solito beautifold, in questo periodo è soft, morbida. Però lui dice soff, con due F, e ha un po' il vocione perché ha avuto la bronchite. Così ho questo omino con il vocione da piccolo Louis Armstrong che mi abbraccia sempre e mi dice con sguardo sognante: "You're so beautifold, you're so soff, I like you SO much".

martedì 22 gennaio 2019

ancora della roccia e delle vertigini e dell'amicizia

L'altro giorno siamo tornati al parco della roccia, dove ho fatto quello stranissimo incontro con la maestra di Woody.
Joe deve aver avuto uno dei suoi rari momenti di temerarietà perchè in un baleno, dimenticandosi delle sue vertigini paralizzanti, ci è salito sopra.  
Un suo compagno di scuola, uno bravo con cui gioca spesso, ha subito capito cosa stava succedendo ed è corso da lui.
- Joe stai bene? Ce la fai? Fai tutto quello che ti dico, non avere paura.
Joe aveva come delle macchie rosse sulle guance, era pallidissimo. La paura fa brutti scherzi.
Mi ha guardato solo per un attimo e con la forza del pensiero mi ha comunicato forte e chiaro una parola: pentimento.
Ero tentata di intervenire, ma non l'ho fatto (pat pat sulla spalla a me). Ho sdrammatizzato. Gli ho detto che era stato bravissimo a salire, che non avrebbe avuto nessun problema a scendere e ho fatto un passo indietro.
Il suo amichetto con tanta, tanta, pazienza gli spiegava dove mettere i piedi e le mani e pian piano l'ha guidato giù. 
Mica male come livello di maturità per un bambino di seconda elementare. Che ragazzino stupendo, correre ad aiutare un amico in difficoltà prima ancora di essere chiamato. Pensavo che una volta giù, Joe lo avrebbe ringraziato o gli avrebbe detto qualcosa, invece nulla. L'ha praticamente ignorato.
E' un periodo che ogni giorno torna a casa e mi racconta le piccole angherie di un certo compagno di scuola. Ma lascialo stare, gli dico sempre. E lui invece insiste, vuole essere accettato. 
Ho cercato di fargli capire la bellezza del gesto che aveva appena ricevuto. 
- Joe è questo è il tipo di persona che vuoi come amico. Guarda che non ce ne sono tanti così in giro.
Sì sì. 
E lì come genitore, capisci che davvero ognuno deve vivere la sua vita e sbattere contro i propri muri in totale autonomia. 
Del resto, quelli che ti trattano male, da che mondo e mondo, esercitano un fascino particolare e non c'è nulla che possa dire a mio figlio che possa eliminare questo fatto. Deve arrivarci da solo. 
Deve capirlo da solo che la cosa forse più importante in assoluto nella vita è circondarsi di persone che ti apprezzino e siano disposte a correre in tuo soccorso.
Quelli che corrono in tuo soccorso perfino prima che tu chieda aiuto poi, bisognerebbe tenerseli stretti stretti per sempre e ringraziarli ogni giorno. In un mondo perfetto, dico. 
E' che se sono noiosi...

domenica 20 gennaio 2019

il muscolo dell'empatia

C'è un attore che si chiama Kevin Hart che era stato scelto per presentare la notte degli Oscar, poi qualcuno ha tirato fuori dei suoi vecchi tweet omofobi, lui si è scusato e, a differenza di altri nella stessa situazione, vedendo che le polemiche non si placavano, si è subito dimesso. Qui se n'è parlato moltissimo. Ellen DeGeneres, l'omosessuale più amata di questo paese, l'ha invitato nella sua trasmissione e l'ha scongiurato di tornare sui suoi passi, ma lui non ne vuole sapere. Credo non abbiano ancora trovato un sostituto.
La settimana scorsa è stato intervistato nel mio programma preferito. Aveva detto chiaramente di non volerne parlare, ma l'intervistatrice, una delle donne che stimo più al mondo, ha basato l'intera conversazione su questo. Mi ha stupito perché normalmente lei fa domande anche scomode magari, ma rispetta le persone. Ascolto questo programma dal 2007 e non credo di essere mai stata in disaccordo con lei. E anche in questo caso sono d'accordo con lei nella sostanza. Anch'io penso che quelle battute omofobe siano intollerabili, ma lei insisteva e insisteva, non so cosa volesse sentirsi dire, ho fatto fatica a continuare ad ascoltare.
Lui è rimasto calmo e con una pazienza incredibile ha spiegato e rispiegato di essere cresciuto nel ghetto con mezza famiglia in prigione e un concetto di virilità tossico se non addirittura violento. Suo padre gli tirò un pugno in testa al funerale della madre quando lo vide piangere. Gli uomini non piangono, i gay sono in televisione e fanno ridere. Lui è cresciuto in questo ambiente purtroppo e pensava davvero che le battute sui gay facessero ridere. Del resto, facevano ridere tutti quelli che conosceva, non si è reso conto che potessero fare del male a qualcuno finchè non ha avuto la possibilità di viaggiare, conoscere persone diverse da lui e espandere i propri orizzonti. A quel punto ha cambiato idea. Mi sembra un'esperienza normale, anzi valore al merito di essersi ravveduto.
Comunque, ci penso ancora dopo una settimana, ne parlavo ieri sera con un'amica gay. Anche lei la pensava come l'intervistatrice e avrebbe voluto sentire delle scuse un po' più sincere. Ma Kevin Hart ha detto una cosa importante, che non voglio dimenticare. 
Ha detto che adesso tutti pensano che tutti sappiano tutto, ma alcuni NON sanno. 
E' una cosa talmente ovvia, ma mi sfugge spesso. Forse è anche per questo che siamo così divisi. Quando sentiamo idee diverse dalle nostre, siamo veloci a condannare chi le esprime.
Il ragionamento di solito è: sei omofobo, sei razzista, sei maschilista, sei una brutta persona e con te non ci parlo nemmeno. E' difficilissimo, almeno per me, fare lo sforzo di pensare che alcune persone sono sì omofobe, razziste e maschiliste, ma non hanno mai avuto una scelta, non hanno mai conosciuto nient'altro. E' ignoranza il più delle volte, non cattiveria. 
E' anche vero, però che l'empatia è una specie di muscolo e se rimane fermo troppo a lungo prima o poi si atrofizza.

sabato 19 gennaio 2019

per vivere la vita, devo avere una vita

Ieri siamo andati a fare una passeggiata nel bosco e c'era un muretto abbastanza alto, ma anche abbastanza largo. Woody, tre anni, ci camminava tranquillo e Joe, otto anni, che soffre di vertigini, ci gattonava. Era un po' ridicolo sinceramente.
- Joe perchè non provi a camminare anche tu? Ce la fai!
- Impossibile. Non accetto questo rischio.
- Ma è un rischio minimo, ogni tanto bisogna anche provare...vivila un po' la vita!
- Per vivere la vita, devo avere una vita.


E' finita così:



venerdì 18 gennaio 2019

un libro con dedica

L'altro giorno ho comprato un libro usato. Ottimo affare, lo cercavo da tempo ed era intonso. Arrivata a casa l'ho aperto e ho visto che nella prima pagina c'era una lunga dedica scritta a penna. Parlava di un viaggio che questi due amici avevano fatto insieme in Europa. 
Spero che questo libro tenga vivi tutti i nostri bei ricordi. Sei una delle persone MIGLIORI che abbia conosciuto negli ultimi anni. Grazie per essere mio amico. Ti auguro tutto il meglio. Buon 2010!
2010. Mi ha preso una grande malinconia, tutto sommato avrei potuto averla scritta io quella dedica, anzi chissà quanti miei libri con dedica ci sono in giro. Questo poveraccio ha regalato un libro al suo amico, un libro italiano che non è facile trovare da queste parti, ci ha pensato su bene, ha scritto una bellissima dedica e l'amico non solo evidentemente non ha mai aperto il libro, ma se lo è anche rivenduto per un dollaro o forse meno, considerato quanto l'ho pagato io. E non è un libro ingombrante, è un libricino che sta nel palmo di una mano. Perchè sbarazzarsene così? Poteva regalarlo a qualcuno.
Tutto questo mi ha fatto riflettere sull'amicizia nel mondo dei cosiddetti adulti.
I miei migliori amici in Italia, quelli conosciuti ai tempi della scuola o dell'università, sono più o meno tutti ancora lì. Quelli che fanno fatica a farsi sentire durante l'anno, li rivedo poi di persona ogni volta che torno e grazie al cielo sembra sempre di essersi lasciati la sera prima, rughe a parte.
Per quanto riguarda quelli conosciuti qui, invece il discorso è un po' diverso. Se provo a domandarmi a chi avrei scritto una dedica del genere nel 2010, mi viene in mente qualcuno che non fa più parte della mia vita o non in quel modo almeno. Non so se sia un problema legato al fatto di vivere all'estero o alla vita adulta in generale. Certo qui l'avvicendamento è più spedito vista la tendenza generale al trasferimento, ma potrebbe esserci dell'altro, l'individualismo, una certa scala di priorità in cui l'amicizia non è ai primi posti. So solo che ho sempre tanta paura che le cose cambino e soprattutto che le relazioni cambino, ma poi pensandoci bene tutto cambia in continuazione e non è quasi mai un dramma, le cose vanno come devono andare, si evolvono, prendono la forma che gli diamo.
Le persone che avevo vicino anche solo cinque anni fa, non sono quelle che ho vicino ora. Me lo avessero detto all'epoca, avrei sofferto tantissimo o forse non ci avrei creduto, ma nella realtà tutto è andato come doveva andare e non ho grossissime recriminazioni o rimpianti.
Mi piacerebbe solo che coscienti una volta per tutte del fatto che tutto cambia, la smettessimo di fingerci migliori di quello che siamo, di darci per scontati, di perdere tempo, di rimandare un pranzo o una cena o un viaggio all'infinito perchè tanto siamo sempre qui.
Perchè non far pace con il fatto che l'unica cosa che conosciamo e che abbiamo è il presente? Limitiamoci a collezionare momenti preziosi, trattiamoci bene adesso, oggi, in modo da poterci pensare con affetto domani, ovunque la vita ci porterà.
Il pensiero di una persona che ho frequentato per un periodo fra un trasferimento e l'altro e che non mi ha lasciato conversazioni o esperienze memorabili può essere vagamente deprimente. Il pensiero di una persona che mi è stata davvero cara anche solo per un breve tratto di strada, vicina o lontana che sia adesso, mi fa bene all'anima.
E così tutto ha un senso e prima o poi magari ci si ritrova anche.