venerdì 30 marzo 2007

dall'Italia

- Cosa vorresti vedere piu' di tutto qui in America?

- Tutto. Immagina che sia un bambino in un immenso negozio di giocattoli.

La fa facile lui, pero' la responsabilita' per noi che dobbiamo mostrargliela questa 'America' e' grande.
Primo volo e States per la prima volta.
E' un momento importante nella vita di una persona perche' che poi l'America ti piaccia o no e' la prima volta che l'assapori e ti aprira' comunque la mente, lo racconterai a tutti, ci ripenserai tanto e chi lo sa se mai ci tornerai. Io sono un po' in subbuglio. Ho cominciato a esserlo gia' quando siamo andati a prenderlo all'aeroporto e lo abbiamo aspettato vicino al nastro che porta i bagagli.

- Caspita l'odore dell'aeroporto...
- Io veramente sento odore di Mc Donald...
- Gia' e' vero, anch'io...
- Senti io vado a fare un giro che mi viene l'ansia. Aspettalo tu.

E' un posto che mi fa un effetto tremendo forse perche' sono oramai almeno 5 anni che li' si scandiscono i momenti piu' cruciali della mia vita.
In questi giorni sto ripassando il mio shock culturale. Si perche' mi sono accorta che oramai le mie osservazioni sono su un livello molto piu' raffinato, dedicate alle piccole cose della vita di tutti i giorni. Mentre per lui tutto e' ancora fresco ed e' interessante specchiarmi nei suoi interrogativi ingenui dopo tutti questi mesi.

Lui al supermercato americano:

- Ma questo non e' un centro commerciale?

Lui dice che mi sono gia' un po' americanizzata, dice che e' una cosa buona perche' mi vuole bene, ma lo so che se un italiano ti dice una cosa cosi' e' come escluderti dalla tribu', e' come tacciarti di alto tradimento.

mercoledì 28 marzo 2007

il laboratorio di scultura di brookhaven, ieri


















Il mio professore di design, Don Tylor, ci da' dei compiti piuttosto particolari ma dice che

le restrizioni stimolano la creativita'.

Dopo qualche mese che lo conosco comincio a capire cosa intende, credo.

Comunque, uno dei miei sogni, un giorno, sarebbe organizzare una mostra fotografica sulle mani degli scultori.

E' un'idea che mi e' venuta quando ho conosciuto Francisco Leiro.

ex friends

Scusate la pochezza intellettuale di questo mio intervento.

Tanto prima o poi bisogna tornare alle cose terra terra.

Ho appena assistito alla scena primaria dello spettatore televisivo.

Dovete sapere (o magari lo sapete gia') che Courteney Cox, la Monica di Friends, e' la protagonista ora di una nuova serie completamente diversa, Dirt, in cui lei e' la direttrice senza scrupoli (e anche senza rughe!) di un giornale scandalistico.
Non l'ho seguito molto, piu' che altro sembra interessante lo stile che viene usato, la fotografia, i dialoghi e la storia invece cosi' cosi', per quel poco che ho visto.
Ad ogni modo, essendo in calo di ascolti hanno chiamato
Jennifer Aniston come special guest.

Insomma, si sono baciate!
Rachel e Monica....

martedì 27 marzo 2007

sull'ottimismo americano [4]

L'ho detto subito che questa e' una storia esemplare, ma il fatto e' che ho visto anche cose meno ecclatanti realizzarsi per persone che mi sono molto vicine e comincio ad aver voglia di credere a tutto questo ottimismo tipicamente americano. All'idea di cercare di avere sempre un'atteggiamento positivo.
Un giorno appena arrivata, mi sentivo piuttosto spaesata. In un negozio il commesso mi ha rivolto il tipico saluto americano "How are you doing today?" io ho risposto distrattamente "Fine" , tanto lo so che e' una domanda retorica. Ma quella volta no. Lui mi ha guardato e mi ha detto "'cause , you know, you don't look like you are". Li' per li' mi ha anche fatto un po' incazzare l'impertinenza pero' , porca miseria, era vero. Entro, immmersa nei miei pensieri, preoccupata di ritrovare la strada del ritorno, a testa bassa, davvero non andava bene e si vedeva.

Suck it up, si dice da queste parti e vai avanti.
Solo ora capisco quanto conta l'attitudine con cui si fanno le cose, si affronta la vita.
Da quando sono qui, ho avuto degli insegnamenti preziosi che certi giorni ripeto fra me e me come mantra. There are many things to think about, nothing to worry about. Il successo della vita delle persone non si misura dal numero di problemi che uno ha, perche' quelli ce li hanno tutti, ma dalla maniera con cui li si affronta. Anche nei momenti peggiori, guardare sempre almeno per un momento quella piccola luce che c'e' da qualche parte, se guardiamo bene.

Credo di essere stata abbastanza edificante per oggi, me ne vado a fare una nuotata.


sull'ottimismo americano [3]

Prendiamo un caso limite, ma anche una bella storia.
Vittorio, detto Toto, italiano di una cittadina dalle parti di Bari, non ricordo. L'ho conosciuto nel suo ristorante in Oklahoma, oramai diversi anni fa. Lui si e' avventurato a New York City subito dopo la seconda guerra mondiale come calciatore professionista.
Un giorno, vista la fine della carriera agonistica, suo cugino gli disse: "Qui la vita e' dura, io vado al sud, laggiu' non c'e' nulla, e' tutto da costruire". Toto non sapeva nulla dell'Oklahoma a parte credere alle storie di indiani e cow-boy, ma l'idea gli piacque. Apri' il suo ristorante, dove ancora oggi si puo' mangiare una vera focaccia barese al pomodoro e divento' ricco.
Villa con piscina, proprieta', crociere alle Hawaii e un mese in Italia ogni anno. Questa era la storia che ci raccontava sempre le poche volte in cui andavamo a trovarlo, mostrandoci anche delle splendide foto di lui giovane calciatore.
L'ultima volta, siamo stati da lui verso Natale, ci siamo fatti anche un bel pezzo di strada, ma io avevo proprio voglia di casa e vi assicuro che sentire parlare italiano nel bel mezzo degli States delle volte e' casa. Quel giorno ci ha chiesto una cortesia, di aiutarlo con una 'carta' che era arrivata.

Quel giorno abbiamo scoperto che Toto non sa leggere e nemmeno scrivere ne' in inglese ne' in italiano.

sull'ottimismo americano [2]

L'insicurezza.
Quel tipo di insicurezza che non mi faceva mai prendere il massimo a scuola, quell'insicurezza assurda per intenderci, che mi fa essere ancora convinta fermamente dentro di me di non parlare una lingua che uso tutti i santi giorni da mesi. Non so se mi spiego, qui siamo proprio sul confine dell'autoboicottamento (la mia vecchia insegnante di inglese, Coco, ha cercato di rincuorarmi spiegandomi cosa succeda nella testa di qualcuno che come me e' sottoposto a un grande shock culturale, in parte mi sono spaventata e in parte rassicurata, ma sto andando fuori tema).
Inutile dire quanti problemi la cosa possa avermi causato nel corso degli anni.
Ecco, credo che sia il contatto con la cultura americana ad avermi fatto capire queste cose.

A lezione non fanno altro che ripeterci che dobbiamo essere i primi a credere nei progetti che presentiamo, a esserne orgogliosi e mai, per esempio, sottolinearne un aspetto di cui non siamo convinti, nemmeno quando ci disturba e pensiamo che tutti lo abbiano notato.
L'idea e': se non credi tu in te stesso, chi ti potrebbe mai prendere sul serio?
E sembrera' strano, ma non e' un concetto che mi e' stato ripetuto spesso da piccola, ne' a casa ne' fuori.
(Mi sembra che nella nostra cultura questa cosa sia chiamata 'superbia' a denotarne l'accezione negativa)
Qui ho trovato anche delle interessantissime prove di questa teoria, perche' poi che cos'altro sarebbe questo famoso sogno americano, se non riuscire a sviluppare tutto il proprio potenziale a dispetto delle circostanze?

sull'ottimismo americano [1]

Quando sono un po' confusa vado in piscina e nuoto.
Decine di volte, avanti e indietro. Per lo piu' immagini provenienti da chissa' dove nuotano con me nella mia testa e non penso a nulla in particolare, ma poi, certe volte, nello sfinimento fisico, alcune cose mi apppaiono piu' chiare che in altri momenti della giornata.
Mi succede anche di notte.
Forse per essere lucida, ho bisogno di abbassare un po' la guardia e il limite della razionalita'. E' piuttosto curioso.

Ad ogni modo, recentemente in uno di questi momenti, ho capito qual e' il mio piu' grande problema nella vita.

Grande scoperta.

giovedì 22 marzo 2007

emmy

- Ma tu lo sai che cos'e' un emmy?
- Certo, perche'?
- Una mia collega ha vinto un emmy.

-Cosa??

Ho capito. Oggi si sogna.

Mr. Johnson lavora con una tipa che ha vinto un emmy. L'abbiamo anche googlata ed e' vero. C'e'
lei con un bel vestito che fa il discorso con il premio in mano stile E! (Entertainment Television).

-Lei e' molto modesta e non lo dice mai a nessuno ma oggi ho visto una foto incorniciata in ufficio.

E li' sono partita per la tangente. E' troppo da film!

(Non dicevo questa frase da un paio di mesi, si vede che mi sto ambientando)

Dopo tutto non viviamo mica a Los Angeles noi.

(Tra l'altro non ho mai capito perche' con le migliaia di film horror ambientati in Texas, non c'e' nessuno che si sia sognato di girarci una bella commedia, una cosa rilassata...mah...)

Ma veniamo al sogno.

Magari Mr. Johnson un giorno vincera' un emmy e magari mi invitera' sul red carpet e magari arrivera' la fashion police e sorrideremo abbagliati dai flash mentre rilasciamo dichiarazioni a People. Poi ci inviteranno ai party hollywoodiani e conosceremo grandi star televisive come Gary Coleman o Kirk Cameron o Michael J. Fox o Henry Winkler o Larry Hagman o Bill Cosby o Robin Williams....caspita ci sono un sacco di siti sui telefilm degli anni 80...

mercoledì 21 marzo 2007

il consumismo americano

Ieri al dogpark tutti raccontavano un aneddoto carino sul loro raccoglipallinedatennis.
Ce ne sono di varie forme e colori, bellini. E poi la pallina va proprio lontano.
Io non ce l'ho.
Per un istante infinito ho pensato che quasi quasi ne avrei bisogno.

Cosi' mi e' venuto in mente il libro che sto leggendo, quando Bernard Henri-Levy parla del concetto di 'obesita'' nella societa' americana. Ovviamente non si riferisce all'obesita' del corpo, che oramai non e' superiore ai livelli europei (seni di plastica, quelli si, almeno qui a Dallas, danno nell'occhio), ma alla smania di possesso, alla stravaganza. 'The bigger is, the better is' e' la regola e un po' ti tira in mezzo anche se ti prepari, se lo sai che e' cosi' e vuoi starne fuori. Sempre saldi, sempre grandi offerte, occasioni per festeggiare. E si rischia veramente di rimbambirsi.
Il "Dallas Morning News", per esempio, viene letto quasi esclusivamente di domenica, tant'e' che se ci si abbona, gli altri giorni arriva gratis. L'edizione domenicale costa $ 1.50 e ha circa $ 200 di coupon di sconto per tutti i principali negozi della citta'. Quando vado a fare la spesa vedo le sciure dallasiane con i loro coupons in mano e sembrano proprio soddisfatte di risparmiare.
Ogni tanto ho provato anch'io a usarli, ma non ha funzionato molto: finisce quasi sempre che compro la cosa piu' cara con lo sconto, perche' lo sconto ce lo hanno piu' che altro le cose che non vendono bene e poi sono talmente contenta di avere lo sconto che non controllo abbastanza.
Io non dico che sia positivo o negativo tutto questo comprare pero' ne prendo atto. C'e' il piacere di comprare e c'e' ricchezza e io ho una sensazione strana qui. Che tutti stanno bene, stanno talmente bene che poi alla fine e' vero che quello che succede intorno, nel resto del mondo, importa davvero a poche persone. Ci ho anche provato a spiegare a un americano che cos'e' un centro sociale, ma e' davvero difficile. In Texas, da quanto mi risulta non ci sono nemmeno i sindacati, cioe' hanno pochissimo potere. Mi hanno spiegato che il datore di lavoro ha grane penali talmente gravi se non ti paga o se ti combina qualche danno che in genere fila tutto liscio. Infatti, non ho mai sentito nessuno lamentarsi qui. E' meglio? E' peggio? Forse per me e' semplicemente inconcepibile pero' di fatto funziona ed e' gia' qualcosa.
E' sempre tutto cosi' diverso rispetto al mondo che conosco. E io ci provo a capire, ci provo sempre.

Davanti ai bagni con la moquette pero' no. Li' passo.

martedì 20 marzo 2007

ho fatto esperienza delle nuvole a Dallas

In questi giorni per la prima volta, ho fatto esperienza delle nuvole a Dallas.
Ho visto che come quando c'e' il sole e' piena di colori e bella forse piu' che altrove, cosi' quando ci sono le nuvole e' tetra piu' che altrove. Fa caldo e c'e' questa luce diafana, irreale, che ti fa fare brutti pensieri.
E' che siccome il cielo e' cosi' grande...

gli artisti sono come gli alberi

L'arte ha un potere incredibile, poiche' ha la capacita' di fornire alla gente energia e ispirazione - suggerendo nuovi modi di guardare le cose, la vita. E' importante come ogni altra cosa. Talvolta pensiamo che il parco non e' utile, che e' soltanto un gruppo di alberi o qualcosa di simile, e che gli alberi non dicono molto. I benefici dati dagli alberi sono cosi' invisibili che la gente pensa di poter tagliare gli alberi e costruire un palazzo . Puo' sembrare piu' economico ma, una volta tagliati gli alberi, si vedra' cosa e' andato perduto. Gli artisti sono uguali. Il loro ruolo nella societa' e' simile a quello degli alberi. Yoko Ono

lunedì 19 marzo 2007

sensi di colpa

L'unica cosa davvero pesante di vivere questa vita divisa in due continenti sono i sensi di colpa.

Sensi di colpa per tutto quello che perdo delle vite italiane e sensi di colpa per quello che perdo delle vite americane quando torno in Italia.

Sensi di colpa incolpevoli.

domenica 18 marzo 2007

St. Patrick's Day - Dallas







Queste sono alcune delle foto che abbiamo scattato alla St. Patrick's Day Parade stamattina. Da notare, nella seconda foto, Lupe Valdez, lo sceriffo di Dallas.
Lo sceriffo viene eletto dai cittadini e lei e' una donna, gay e messicana alla faccia del Texas repubblicano e intollerante!

venerdì 16 marzo 2007

abitudini

Quando vivevo a Milano, appena potevo cercavo di scappare. Mi sembrava tutto sempre uguale e sempre troppo veloce, soprattutto dopo che sono tornata dalla Galizia. Il tempo per pensare era sempre circoscritto all'interno di altre attivita' (perche' forse pretendevo di fare troppe cose insieme) e vedere un posto nuovo, respirare aria nuova, era il mio modo di ricaricarmi.
Invece qui, come sempre sono costretta a vedere le cose da un altro punto di vista.
Oggi, per esempio, andavo in un posto e mi sono accorta che non pensavo alla strada da fare perche' oramai e' una cosa acquisita.
E' stato un sollievo. Perche' ora so quanto e' duro camminare tutti i giorni a tentoni, avere sempre paura di perdersi, non sapere mai cosa c'e' dietro l'angolo e quindi so apprezzare quello che ho intorno non perche' e' nuovo, ma perche' e' familiare, perche' sta profondamente entrando a fare parte di me.

giovedì 15 marzo 2007

addison stamattina




bocculus


Ne vogliamo parlare?

il raccoglipallinedatennis

Ho deciso di segnarmi tutti gli oggetti piu' inutili che vedo in giro prima di non farci piu' caso.
L'ho deciso oggi.
(Pero', fra tutti quelli che non ho segnato, il fornellettoscaldacandela per farla profumare senza consumarsi visto a Natale, merita una menzione speciale)
Da un po' di tempo quando portavo mr. Boomer al dog park vedevo varie persone dotate di uno strano oggetto di plastica, una sorta di lungo mestolo.
All'inizio pensavo fosse una specie di raccogli-cacca invece, trattasi di un dispositivo con cui si raccoglie la pallina da tennis da tirare al cane senza piegarsi e poi la si scaglia lontano senza sporcarsi le mani toccandola.
A quando il cane che si gioca da solo?

mercoledì 14 marzo 2007

martedì 13 marzo 2007

mezzanotte

-Mi sento sopraffatta.

-Posso aiutarti?

-Fai tornare il sole.

-Ma oggi c'era il sole!

-Si lo so ma domani?

atestaingiu'

- Dice che e' una pianta esotica rara di quelle che sembrano brutte viste cosi' ma poi a giugno fara' un fiore colorato e un po' puzzolente, ma bellissimo. La curo meglio che posso, ma e' diventata gialla. Forse sta morendo...non capisco.

- Ma no dai vedrai che si riprende...Aspetta un attimo, ma quella non e' la radice?

grapevine, tx


lunedì 12 marzo 2007

spring forward, fall back

A proposito del 'daylight saving time' (mi piace il nome) cioe' l'ora legale.

E' la prima volta che decidono di farla partire cosi' presto. Ecco perche'.

/news.bbc.co.uk/nol/ukfs_news/hi/newsid_6430000/newsid_6438500/6438563.stm


"Not only will Americans have more daylight at their disposal for four additional weeks in the year, but we will also see wide energy saving, less crime, fewer traffic fatalities, more recreation time and increased economic activity.

"Ultimately, daylight saving just brings a smile to everybody's faces."


Il sorriso sulle nostre facce e l'aumento delle attivita' economiche. Perfetta sintesi all'americana.

sabato 10 marzo 2007

ancora sulla flora texana

Ieri sono andata in una serra e ho chiesto una mimosa. Mi spacciavano per mimosa una pianta con i fiori rosa tutta diversa, ma si puo'? Avevano ragione loro. Tornata a casa, infatti, ho verificato che quella era una mimosa pudica mentre io cercavo l'acacia dealbata, cioe' la nostra mimosa gialla e profumata. Uffa...credo di essere l'unica donna che adora le mimose, soprattutto il profumo, non per la cosiddetta festa delle donne. Che poi in Italia non ho mai considerato. Pero', in effetti, forse e' meglio un giorno all'anno che niente....
Comunque, mentre gironzolavo per la serra ho trovato qualcosa di ancora migliore del profumo di una mimosa. Ho trovato il basilico, la menta e il prezzemolo. Italiani. Un momento di felicita'. Ma non felicita' tanto per dire. Mi sono sorpresa a sorridere da sola con il naso in una pianta di basilico! Una cosa sublime, basilico fresco. Proprio come nel mio giardino in Italia. E poi la menta. La menta! Il profumo della menta lo sentivo quando ero fuori a leggere e le mie tartarughe ci camminavano sopra. Quanto mi mancano.
(La tartaruga e' un animale indispensabile per una vita sana, trasmette pace e equilibrio. E poi la tartaruga e' simpatica, c'e' poco da fare. A proposito lancio un appello: c'e' qualcuno che sa come si possono portare due tartarughe negli Usa?)
Stamattina mi sono svegliata all'alba per piantare le mie erbette con il fresco. Qui domani scatta l'ora legale, fa caldo gia' la mattina presto. Ho comprato il 'miracle gro' e un vaso gigante. Spero tanto di riuscire a farle sopravvivere. Ormai si capisce che e' diventata una questiore piuttosto seria.
Che emigrante sono diventata. Ho deciso che quando comincio ad ascoltare Toto Cutugno torno a casa. Nonsisamai.

trouble

Sente soltanto.
Non parla, accoglie la domanda.
Non risponde.
Pero' vive.

??

giovedì 8 marzo 2007

il museo

Un museo e' un'istituzione, un monumento alla cultura, ma il mio museo era anche fatto di leggerezza e poesia. La sua prerogativa e' che quando ci si entra dentro, si viene accolti da ricordi infantili. Ci si vede piccoli piccoli, magari per mano al padre o al nonno esplorare un luogo che sembra sconfinato. Successivamente si scopre che forse lo e' davvero. Ci si vede a bocca aperta davanti agli aerei, alle navi. Si riconosce pian piano quell'odore acre che ci aveva infastidito tanto da bambini. E' solo carbone e ferro, locomotive lucide. E poi gli angoli piu' nascosti, le macchine, i meccanismi. Il cinema, la biblioteca, la grotta sotterranea, i racconti misteriosi. Ma tutto questo non e' ancora successo. Sono ancora li' sulla porta ad aspettare che aprano per cominciare il mio primo giorno di lavoro. Inganno il tempo con una persona che ancora non lo so, ma diventera' importante. Una fata che sa raccontare la pioggia, solo li' puoi incontrarla. Ed e' proprio in quel momento che si materializza lo spettro piu' potente fra tutti quelli del mio passato. E' arrivato di corsa lo spettro. Cosa ci fa qui? Non ha davvero senso, la citta' e' cosi' grande. Non ho visto bene, no e' proprio lui. Ma non lo sapevi che cose strane succedono in questo posto? Incroci di destini spiegati con sapienza scientifica. Tutto torna. Come quando ho incontrato quell'amica spagnola a Parigi, gia' e' vero, ma non voglio approfondire. Intanto sono li' e una valanga di emozioni melmose e stravecchie mi travolge. Ma vi conoscete? Nei miei occhi disprezzo e fastidio. Se ne e' accorto qualcuno? Forse no ma chissa' perche' sospetto che qualcosa di simile sia gia' successo a tutti i presenti. Voglio andare via ma resto, non ho scelta. Eravamo compagni di banco, ne e' passato di tempo. Non e' vero. O forse si? Non ricordo. Intagliava preziosi cofanetti e li riempiva di tristezza e polvere d'oro. Come stai? Tutto si scioglie come un ghiacciolo azzurro, con una certa bellezza intrinseca e profumo di anice, ma che ci fai qui? Che ci fai tu? Non ci diciamo mai piu' nulla, ma ci guardiamo come si guardano gli spiriti e parliamo sempre o quasi mai dell'arcobaleno. Un giorno mi fa un regalo, l'unico che mi abbia mai fatto, ma io come sempre non lo capisco quando cerca di essere umano. Poi scopro che per questo ha corso un grande rischio, ma non gli ho nemmeno detto grazie perche' non lo meritava. Non ci siamo detti nulla, ma da quel giorno il passato mi e' sembrato un po' piu' accettabile, meno inutile. Cosa ci eravamo promessi un secolo prima? Liberta' e perline colorate, si'. E allora arriva un altro giorno come tanti al museo. Uno sguardo piu' intenso degli altri, io che non ricambio, mi irrito. E poi piu' nulla. Volato via. Fine. O magari un giorno ci rivedremo sotto l'arcobaleno o alla luce di un neon, chi lo sa, magari davanti a un cartello stradale rubato. Quante cose succedono tutti i giorni nel mio museo, ma sono tanto felice di averlo lasciato prima che la magia potesse finire.
Il mio museo era pieno di passaggi segreti e un grande albero di fichi e vecchie pietre coperte di muschio.

primavera texana

E' esplosa la mia prima primavera texana.
Dallas e' piena di grandi alberi dai fiori bianchi e poi nell'aria c'e' quella magia del mio vecchio giugno milanese, prima delle vacanze, quando c'e' piu' o meno sempre il sole e si ricomincia a stare all'aria aperta. Mi sento cosi' bene. C'e' anche un picchio che ha fatto il nido proprio sull'albero davanti a casa mia, ma quanto e' carino, con quella testolina rossa e le alucce bianche e nere (ma sara' proprio un picchio? Bho, pero' assomiglia tanto a quello dei cartoni animati...).
Ogni volta che esco di casa passo davanti al piccolo aeroporto di Addison con tutto quello spazio libero attorno, la torre di controllo avveniristica, i palazzoni a vetri in lontananza e il cielo che sembra non finire mai. Ormai non mi impressiono neanche piu' tanto per gli aerei che sembrano atterrarmi in testa quando aspetto al semaforo. Ascolto la mia radio dallasiana preferita kdmx1029 e se becco la mia canzone tormentone attuale (Into the ocean by Blue October) e' davvero il massimo.

mercoledì 7 marzo 2007

la vita, amico e' l'arte dell'incontro

Ho scoperto che esiste un album del grandissimo Vinicius de Moraes in cui canta in italiano insieme a Sergio Endrigo e addirittura Giuseppe Ungaretti. E' del 1969 e si intitola "La vita, amico e' l'arte dell'Incontro", lo sto cercando dappertutto, ma sembra che non esista, chissa' come mai. Sembra interessantissimo.



Da Wikipedia

Una selezione di poesie di Vinícius de Moraes è stata tradotta in italiano da Giuseppe Ungaretti, che conobbe de Moraes nel '37, durante il suo soggiorno in Brasile. Anche molte delle sue canzoni sono state tradotte. Nel 1969 de Moraes soggiornò alcuni mesi a Roma; durante questo periodo registrò il suo primo album in italiano, La vita, amico, è l'arte dell'incontro, affiancato da Sergio Endrigo, un giovanissimo

stranger than fiction

Abbiamo appena guardato un film molto carino, di quelli divertenti, ma non stupidi che ti rimettono in pace con il mondo.
Si chiama Stranger than Fiction (credo che in italiano sia qualcosa tipo Vero come la finzione) con Will Ferrel e Dustin Hoffman. Il protagonista scopre che qualcuno sta letteralmente scrivendo il suo destino. Insomma, un po' pirandelliano se vogliamo con l'idea dello scrittore demiurgo, pero' bella l'evoluzione del personaggio e anche il finale.

lunedì 5 marzo 2007

le vite degli altri

Nella parte alta di questa pagina c'e' scritto "blog successivo". Un paio di volte ci sono andata sopra ed e' stato interessantissimo. C'e' davvero di tutto in qualunque lingua ed e' tremendamente affascinante. Stiamo vivendo un momento storico in cui basta avere un computer e si puo' letteralmente visualizzare la vita degli altri, ovunque la stiano vivendo in quel momento. Una volta, invece, i diari segreti avevano i lucchetti e quanti pianti se qualcuno riusciva ad aprirli. Mi domando quanto sarebbe stata piu' felice la mia adolescenza se avessi avuto tutti questi strumenti a disposizione. Tutti quegli anni a sentirmi diversa, a sognare da sola pensando che nessuno mi capisse. Forse gli adolescenti saranno sempre in crisi perche' cosi e' la vita (infatti qui in America e' gia' nato il fenomeno del cyberbullismo), ma ora basta accendere il computer e vedere che alla fine siamo veramente tutti uguali. Ognuno ha il suo modo di comunicare ma tutti soffrono e tutti sono felici alla stessa maniera, e si emozionano, e cadono, e si rialzano. Ci si sente anche un po' spioni a volte a entrare in momenti cosi' intimi delle altre persone, ma probabilmente quelle persone hanno proprio voglia di essere scoperte, di avere attenzione, di specchiarsi negli altri senza guardarli negli occhi.
E poi, c'e' un altro aspetto che mi entusiasma. Il fatto che anche delle nostre vite ordinarie, normalissime, qualcosa rimarra'. Cosa so io veramente della mia nonna Cosimina, a parte il vago ricordo dei suoi racconti di gioventu' in dialetto? E del nonno Vincenzo che faceva finta di essere sordo per non essere disturbato mentre lavorava ai suoi grandi quadri sotto la finestra?
Tutto questo cambia le prospettive del mondo. Cosi' e' molto piu' semplice intuire il valore di ogni singola vita umana. Pensiamo a quando a scuola studiavamo la seconda guerra mondiale, per esempio. Ci dicevano 'milioni di morti', ma era difficile da immaginare, erano cose lontane. Ora, da qualche parte, c'e' qualcuno che ha cominciato a compilare biografie online dei caduti in Irak. Guardare in faccia il nemico e' un passo avanti per tutta l'umanita'. Tipo ne "La guerra di Piero" di De Andre' dove Piero esita a sparare perche' ha "l'anima in spalle" e non vuole vedere un uomo morire. Oppure come l'esperimento cinematografico di Clint Eastwood che racconta lo stesso momento storico in due film diversi: prima dal punto di vista degli americani e poi da quello dei giapponesi per dimostrare appunto che siamo tutti uguali (in "Flags of our fathers" e "Letters from Ivo Jima"). Senza poi contare che qui davvero la guerra non e' qualcosa di cosi' poetico e astratto. Solo ieri al parco ho conosciuto una signora il cui marito in questo momento si trova in Darfur come pilota, bisognerebbe vedere la tristezza negli occhi della figlia dodicenne per capire prima di dire cose tremende come quelle che a volte dicevano anche i miei amici in Italia o in Spagna presi dal fervore politico. Si puo' disprezzare Bush, ma non un popolo intero come se fossero tutti complici.
Io credo che il mondo sia fatto male, ma che comunque molto lentamente si stia evolvendo, malgrado le apparenze.

domenica 4 marzo 2007

allora era vero

Il giornale di oggi dice che e' morto Alejandro Finisterre di Finisterre, poeta, filosofo, editore, ballerino di tip tap e fiero oppositore del regime di Francisco Franco, ma passato alla storia per essere l'inventore del futbolìn, cioè il calciobalilla e aver giocato una partita una volta con Ernesto Che Guevara. Quando vivevo in Galizia mi ricordo che si diceva che in quella regione remota della Spagna avessero inventato cose fondamentali per lo sviluppo dell'umanita' come il calciobalilla e la scopa mocho. Pensavo fossero legende metropolitane e ora, dopo anni e anni in una domenica mattina qualunque dall'altra parte del mondo, scopro che era tutto vero. E tutto questo rappresenta solo una scusa per ripensare a quei luoghi magici , a un giorno d'autunno in cui qualcuno disse: "andiamo a vedere la puesta del sol a Finisterre" (o Fisterra in galiziano). Li nel luogo piu' occidentale dell'Europa arrivano i pellegrini venuti da ogni parte del mondo, fino al faro dove simbolicamente muoiono come il sole e rinascono in una nuova vita quando cominciano il cammino di ritorno a casa, dopo avere raggiunto la Cattedrale di Santiago. Mi ricordo che noi partimmo da Santiago dopo pranzo, che il viaggio fu abbastanza lungo e che arrivammo appena in tempo per vedere incantati, insieme a tanti altri come noi, lo spettacolo del tramonto sulla Costa della Morte, la' dove finisce l'Europa e lo sguardo si perde nell'infinito e la mente vaga fino a immaginare un mondo nuovo .

interior design e 9/11

Oggi a lezione abbiamo parlato delle cosiddette stanze speciali, cioe' quelle che hanno cominciato a essere ideate e richieste dopo l'11 settembre. La paura per la minaccia terroristica spinse per un periodo gli americani a viaggiare e spendere il meno possibile. Fu allora che la decorazione delle case comincio' a prendere strade nuove che ovviamente ancora oggi che il pericolo sembra passato, vanno per la maggiore. Il giardino, divenne un luogo fondamentale in questo senso. Arredato con la piscina, il gazebo (cabana) e la "cucina esterna" (funzionalita' della cucina tradizionale ma con mobili adatti all'aria aperta). Si svilupparono in quel periodo anche l'home theather, una stanza dove viene ricreato in piccolo l'ambiente del cinema (ne ho visti alcuni con il bancone del bar e la macchina dei pop corn...) e le media room dove ascoltare la musica stare al computer. Poi ci sono le spa, le stanze del benessere con il lettino per i massaggi, cascatine artificiali, effetti sonori rilassanti e luce soffusa. Importante anche avere un ufficio a casa dove ricevere i clienti e una piccola palestra. Insomma, accessori un po' da film per me, ma qui niente di cosi' inusuale.
Secondo me tutte queste cose ci sono perche' c'e' un discreto numero di persone con case talmente grandi che non sanno come riempire. La regola numero uno dell'interior designer e' non seguire i propri gusti ma quelli del cliente conformandoli a determinati criteri estetici, ma e' tutto talmente lontano dalla mia sensibilita' e talmente comune qui che mi chiedo se potrei essere capace a fare questo lavoro. La mia insegnante dice che non avrei problemi facendo un bel po' di pratica con un professionista, ma io non so. Mi sembra di improvvisarmi, di fare qualcosa che non ho i titoli per fare. Anche se, soprattutto qui dove la laurea ancora non viene svenduta nei call center, di titoli ne ho abbastanza. Per il sistema americano addirittura e' come se avessi fatto anche un master. Ma quello che conta di piu' e' l'idea spregiudicata che sta alla base: se vuoi avere piu' probabilita' di vincere, non scommetti tutto su un solo cavallo, ma poco su tanti cavalli (tradotto: non cercare lavoro solo nel campo che conosci meglio, ma esplora).
Bho.

sabato 3 marzo 2007

melting pot

Da quando siamo qui non facciamo molta vita sociale, ma ogni volta che usciamo succede qualcosa di interessante per me. Uscire in Italia era la regola, era vedere gli amici che avevano vite simili alle nostre, rilassarsi, parlare di stupidate e cose serie fra amici che sapevano quasi tutto gli uni degli altri, qui invece ogni volta e' un'avventura. Ieri sera, devo dire che il cibo thai non era niente male e poi la compagnia era come sempre molto originale. Il nostro amico italiano e' arrivato in ritardo perche' lavora come un matto anche il venerdi sera e oggi ci ha spiegato finalmente perche'. A soli 31 anni, gestisce milioni di dollari per conto di un' importante azienda telefonica internazionale. E' gia' arrivato al massimo livello nel suo campo, anzi data l'importanza del progetto che ha inventato e che si sta sperimentando per la prima volta con grande successo in 8 citta' americane probabilmente passera' anche alla storia delle telecomunicazioni. Gli ingegneri che conosco in Italia, alla stessa eta', non credo abbiano la possibilita' di vedersi affidare un compito simile. Quello che vedo, pero', e' che i soldi contano molto di piu' nei rapporti fra le persone qui: se hai una certa situazione economica, in genere vivi in un certo quartiere e frequenti un certo tipo di persone. E poi noi frequentiamo molti stranieri e, senza tanti giri di parole, se uno si trova a Dallas e non e' di qui, quasi sempre il motivo e' legato alle opportunita' economiche. C'era un parigino frizzantino ieri, Thierry, che ha fatto pessime battute per tutta la sera. Sua moglie un'alsaziana dagli occhi di ghiaccio, lo fulminava con sguardi di ago, ma lui era felice e offriva da bere a tutti. Di quelle persone, che sembrano avere temperamenti opposti, ma se poi le guardi bene vedi che la complicita' le rende simili quasi come fratello e sorella. Un po' inquietante. Dicevano che non amano molto vivere qui, pero' ci stanno da sette anni e hanno appena comprato una casa. Quando gli ho chiesto perche' avessero comprato una casa a Dallas dal momento che dicono di voler andare via, mi hanno risposto che a Parigi si sarebbero potuti permettere un appartamento nel traffico, qui una villa con piscina in citta', ma anche in mezzo alla natura, in un quartiere tranquillo. Tutto cominciava ad avere un po' piu' senso. E' che forse alla gente piace sempre lamentarsi. Comunque, il momento topico della serata e' stato quando parlando di un'amica nigeriana che ha appena avuto un bambino, monsieur Thierry ha affermato ad alta voce -Eh si, le donne africane sembrano proprio fatte per avere dei bambini. Riconosco che non fosse una frase geniale, ma visto il tono affettuoso usato io non ci ho neanche fatto caso. Mr Johnson, invece, l'unico americano presente al tavolo, ha fatto un salto sulla sedia. Ha perfino controllato se vicino a noi ci fossero persone di colore per scusarsi. Poi mi ha spiegato -Tu e la tua famiglia non siete personalmente responsabili per 400 anni di schiavitu', ma non puoi fare finta che non sia successo nulla.
Ecco queste cose, ancora sono un po' complicate da capire per me. L'equilibrio dal punto di vista razziale e' davvero precario in questo Paese. Del resto, me ne ero resa conto gia' dai primi giorni quando piu' di una persona mi aveva fatto dei complimenti per la mia carnagione. Voglio dire, il tono era molto cordiale, ma mi aveva colpito perche' mai nessuno in Italia ha fatto nessun tipo di commento sul mio colorito olivastro mediterraneo. Oppure ricordo che una sera avevamo appuntamento con un amico di colore in un locale in Oklahoma, avevamo fatto tardi e lui ci disse di essersi un po' preoccupato perche' essendo solo aveva paura che qualcuno potesse dargli fastidio.
Sto leggendo un libro, "Black art and culture in the 20thcentury" di R.J.Powell per cercare di capirci qualcosa perche' la questione e' appassionante quanto delicata e non voglio fare nessun tipo di errore in questo senso. Mettiamola cosi', i bisnonni di un africano americano della mia eta' potrebbero essere stati schiavi, solo il pensiero fa rabbrividire. E' tutto estremamente vicino nel tempo e giustamente molto spesso queste persone hanno ancora talmente tanta rabbia da smaltire che la puoi vedere nei loro occhi.

giovedì 1 marzo 2007

la mutua...?!

Corriere della sera online di oggi:
Usa, non ha la mutua: ragazzino muore per un ascesso ai denti
Lungi da me fare la difesa del sistema sanitario americano, pero' non credo possibile che qualcuno muoia in questo paese perche' non ha "la mutua", cioe' l'assicurazione. Si viene curati anche se non si hanno i soldi per pagare. Ci sono convenzioni particolari per persone meno abbienti. Si puo' pagare a rate, al limite si finisce in bancarotta, ma non si fa morire un bambino per un ascesso. Lo scrivono anche nell'articolo, ma un titolo cosi' e' davvero fatto per creare interesse e basta.
E' che nessuno e' razzista in Italia, pero' ci sono delle convinzioni sugli Usa molto profonde e tutt'altro che tolleranti. Anche a causa di un titolo come questo. Io sono la prima a essere critica con questo sistema, come anche moltissimi americani, ma non su cose non vere.

pet

Oggi sono stata in un negozio di animali per cercare di capire qual e' la procedura per portare qui le mie tartarughe italiane. Complicatissimo. Comunque, adoro i negozi di animali qui. C'e' l'inimmaginabile. Un esempio su tutti: la moda canina. Ho trovato perfino l'abito da sera con perle e il soprabito modello Jackie Kennedy con cappuccio. Per non parlare delle cuccie ortopediche e delle scalette ergognomiche per permettere all'animaletto di salire agevolmente sul divano. Oggi poi vendevano per 400 dollari un cucciolo di tartaruga leopardo, l'ho trovata bellissima, ma pensavo fosse una specie protetta.
La passione per gli animali domestici e' a livelli maniacali. Ci sono decine di riviste sull'argomento e in ogni negozio c'e' il settore della pasticceria, per esempio, cosi' ti fanno quasi quasi sentire in colpa se ogni volta non esci con un bel babba' canino.
Qui in Texas, non so perche' poi tutti adorano i chiuaua. I nostri vicini ne avevano uno fastidiosissimo, T-bone, che viveva nella stessa cuccia di un pitbull, avevamo sempre paura che un giorno perdesse la pazienza. Ma ormai si sono trasferiti.
Quando una cara amica mi ha regalato lo spazzolino da denti e il dentifricio al sapore di carne per Mr. Boomer e mi ha detto di usarlo tutte le sere, non l'ho presa molto sul serio. L'ho ringraziata del pensiero ma le ho detto che non l'avrei fatto. Lei, pero', non ha riso -Stai scherzando vero?
E io- Certo, non so come avremmo fatto senza!
Tra l'altro visto che fra un po' tornero' in Italia in vacanza mi sto informando sull'asilo per Mr. Boomer. Io non lo sapevo ma sono comunissimi qui gli asili per i cani, i day care, dove loro giocano con gli altri cani mentre sei al lavoro. quello che mi stanno consigliando tutti e' uno che fa anche il servizio scuolabus, quindi non hai nemmeno il problema di portare il cane lo prendono e lo riportano loro. Ovviamente i padroni degli animali domestici vengono chiamati "mamma" e papa'".

le novita' positive

  1. La dr Pepper
  2. Poter comprare, poi restituire e riavere i soldi indietro
  3. Il free refill
  4. Il tritarifiuti
  5. Gli scoiattoli
  6. Il self check out al supermercato
  7. Lo spazzolone del bagno usa e getta
  8. Il cartello nei bagni dei ristoranti che dice che gli impiegati devono lavarsi le mani prima di tornare al lavoro
  9. La fine del parcheggio creativo
  10. L'asciugatrice
  11. La doggy bag nei ristoranti per riportarsi a casa quello che non si e' finito
  12. Il biliardo che costa pochissimo
  13. Il centro sportivo di Addison
  14. Hobby Lobby
  15. Il walk-in closet (da non confondere con il walking closet...)
  16. I dollar movie theather
  17. I sacchetti della spazzatura profumati
  18. Gli armadilli
  19. Il doccino per pulire il lavandino della cucina (pero' non c'e' il doccino della doccia...)