giovedì 16 dicembre 2021

i fiori o le radici

 



In questi pochi mesi ho imparato tantissime cose sulle piante.

E anche su me stessa.
Ho sempre pensato di essere una a cui piacciono i fiori. Viene fuori che in realtà quello che mi entusiasma sono le radici.
🌱

martedì 14 dicembre 2021

ricordati che vogliono essere qui

Avrete tutti sentito dell'ennesima sparatoria in un istituto scolastico del Michigan un paio di settimane fa. Nella mia situazione, certe notizie richiedono una certa dose di autocontrollo. Voglio dire, non posso lasciarmi prendere la mano nè dalla curiosità nè ancor meno dall'emozione perchè di emozioni in gioco ce ne sono davvero troppe. C'è il senso di rabbia e impotenza che provano tutti, a cui si somma l'inquietudine del genitore che ogni mattina manda due bambini allo sbaraglio in uno stato in cui la passione per le armi oltrepassa tutto, anche l'appartenenza politica. E infine c'è la ciliegina sulla torta, la sofferenza impalpabile dell'insegnante che ogni mattina va a lavorare consapevole, in fondo, di potersi trovare in pochi secondi a dover fare scelte impensabili.

Oltretutto in questo periodo in cui sto facendo la supplente, non ve lo nascondo, ci penso di più a queste cose, agli imprevisti. Ci sono delle procedure certo, tante di quelle procedure, ma dovesse succedere qualcosa di serio, anche solo un'allerta meteo, probabilmente sarei in difficoltà. Non faccio supplenze lunghe, la mia missione in questo momento è specificamente quella di visitare più scuole possibili quindi di solito la mattina vengo accompagnata in classe munita di mappa dell'istituto e appena comincio a orientarmi è già ora di ricominciare tutto da capo da un'altra parte. Le scuole sono tutte diverse a livello architettonico. Ci sono quelle grandi, quelle piccole e poi anche gli studenti cambiano: ci sono quelli delle elementari, quelli delle medie, delle superiori e ognuno risponderebbe in modo appropriato all'età di fronte a un qualsiasi fuori programma.

Il giorno della sparatoria del liceo del Michigan, con quello stato d'animo lì che si può immaginare, sono andata a controllare dove avrei insegnato il giorno successivo. Dal sito non riuscivo a capire, non sembrava una scuola come le altre. Allora ingenuamente ho usato Google. Il primo risultato che è uscito: nome della scuola + sparatoria. Andiamo bene.
Per i motivi che esponevo all'inizio, ho evitato di indagare più di tanto, ma pare ci sia stata una sparatoria anche nei pressi di quella scuola qualche anno fa.
Da una parte mi veniva da sdrammatizzare. Mi pare ben difficile che ci siano due sparatorie nella stessa scuola, no? Dall'altra...boh, un po' di impressione me la faceva questa cosa. Soprattutto quel non sapere esattamente cosa avrei trovato il giorno dopo.

La mattina successiva si è chiarito tutto. Mi trovavo in una sorta di istituto per il recupero anni scolastici frequentato da ragazzi con problemi molto seri. Problemi personali (dipendenze, guai con la giustizia, malattie, gravidanze precoci...) o familiari (alcuni con situazioni molto complesse, altri che una famiglia o una casa non ce l'hanno del tutto). E' una scuola molto più piccola delle altre che accoglie solo chi dimostra di essere altamente motivato a risollevarsi. Questa è una cosa che mi é stata ripetuta da almeno tre persone diverse come una sorta di rassicurazione, ma di quelle rassicurazioni che poi in realtà ti allarmano perchè fin lì non avevi capito di dover essere rassicurato. 'Ricordati che questi ragazzi vogliono essere qui', ripetevano tutti come una sorta di mantra. Avevo l'impressione che tutte quelle spiegazioni avessero il duplice scopo di suggerirmi una certa condotta e anche prepararmi a eventuali fuori programma.
Quando è arrivata la prima classe non ci credevo. I ragazzi più disciplinati e silenziosi che abbia mai visto. Tanto silenziosi che dopo un po' ho cominciato a sentirmi a disagio.
Guardate che siete liberi di fare due chiacchiere mentre lavorate. No, eh? Che dite, ascoltiamo un po' di musica? Niente, silenzio e nessun eye contact.
Non era un'ambiente per niente allegro, adatto all'età. Si percepiva al contrario una depressione di fondo e anche una grande tensione come di bomba che sta per esplodere o forse no, forse non c'era nessuna bomba in quella classe, forse erano alberi che stanno per fiorire, difficile dirlo. All'ora di pranzo mi hanno mandato a piantonare la piccola mensa e poi il bagno insieme a un altro insegnante. C'era anche un poliziotto dotato di giubbotto antiproiettile e tutto, ma ho scoperto che questa è una figura professionale presente in tutte le scuole medie e superiori qui.
La giornata è volata senza il minimo intoppo. Una ragazza incinta all'ultima ora era radiosa, l'unica persona visibilmente felice che abbia incontrato in tutta la giornata. Mi ha colpito tantissimo nel panorama generale. Un'altra ragazza invece ha pianto per più di un'ora di fila fissando il vuoto e un ragazzo si è addormentato in classe. Mi avevano avvertito anche di questo, alcuni lavorano la sera e la mattina proprio non ce la fanno a star su.
Dopo avere lavorato un po' con tutte le età nell'ambito della didattica museale in Italia, mi sono innamorata della creatività dei bambini delle elementari. Amo insegnare arte alle elementari perchè i bambini, soprattutto prima dei 9-10 anni, sono liberi dal giudizio altrui e la scuola, a differenza del museo, per me ha il vantaggio della relazione personale, del poter vedere i progressi. Facendo supplenze, però qualche volta sono stata tentata dalla possibilità di spostarmi alle medie o alle superiori visto che sono abilitata e sta a me scegliere). Indubbiamente sotto il profilo pratico il lavoro è più semplice, ma mi sono resa conto subito che c'è un altro ostacolo.
Un giorno piombai in una scuola di quelle un po' complesse (anche se al momento non lo sapevo), nel mezzo di una lezione. Non so perchè l'insegnante di arte si fosse assentata all'improvviso. In classe trovai ad accogliermi il professore di sostegno. Dopo un po' che parlavamo notai che molti ragazzi avevano approfittato della nostra distrazione per fare altro, ma lui non interveniva. Quando uscì, in tutta tranquillità, chiesi a una ragazza di mettere via il telefono e lavorare. Lei scattò in piedi come una molla e mi si piantò davanti come a minacciarmi fisicamente. Ecco, in quel momento ho capito che quel tipo di lavoro non fa per me, non ho il physique du role e poi c'è anche un'altra cosa. Alle elementari hai davvero la sensazione di poter ancora contribuire con un verso, diciamo così. Oltre una certa età invece si cambia solo se lo si vuole fortemente.
Ci sono certe scuole dove immaginare che un ragazzo (ragazzo, maschio) disperato tiri fuori un fucile, non è così inconcepibile. E infatti succede e continua a succedere.
Sarebbe bello se in Texas l'accesso alle armi venisse ostacolato almeno quanto l'accesso all'aborto.

sabato 11 dicembre 2021

dello spelling bee e della meritocrazia/2

Innanzitutto grazie per i messaggi e le condivisioni del post e delle storie di ieri nonostante il famigerato algoritmo in questi giorni remi decisamente contro.

Vorrei aggiungere solo una cosa al discorso.

Alla fine del post scrivevo: "Da quando giro così tanto per le scuole, mi sono resa conto che la vera separazione della società americana non è creata né dalla politica né dal razzismo, ma dal classismo".
Qualcuno mi ha chiesto chiarimenti. Confermo. Intendevo esattamente quello che ho scritto.
Un giorno sono stata in una scuola meravigliosa. Era un liceo come quelli dei telefilm. Ragazzi di tutti i colori tranquilli, apparentemente sereni e mischiati fra loro, non a gruppetti come succede la maggior parte delle volte.
Quando ho visto per tutta una lezione una ragazza musulmana con il velo ridere e scherzare con due tipiche popular girls texane (una cosa che di solito non succede), mi sono resa conto della differenza. Quella scuola era in un quartiere non solo molto "diverso", ma anche molto ricco. È un quartiere relativamente nuovo e sembra che non solo i texani ma anche tutti gli stranieri di successo vadano a vivere lì.
Ai miei occhi questa cosa ha reso evidente che il problema non è la diversità in sé, ma il trauma. I ragazzi poveri hanno quasi sempre delle esperienze traumatiche alle spalle e non sono sereni.
Ci sono scuole in cui i ragazzi hanno fame letteralmente, in cui ci sono addirittura lavatrici perché i genitori sono assenti per lavoro o per altre questioni. Per me è questo che crea la base per le discriminazioni peggiori.
Come dicevamo ieri, un bambino che ha problemi in famiglia, non può avere gli stessi risultati accademici di uno che viene seguito. Il ritardo inizia all'asilo e non fa altro che allargarsi se nessuno interviene. A questo si aggiunge il fatto che un bambino traumatizzato o non curato in modo soddisfacente avrà spesso dei comportamenti che i suoi simili (e anche i suoi adulti di riferimento) faticano a comprendere. Da qui nascono le divisioni che continuano fino all'età adulta.
Prendi un gruppo di bambini che possono avere problemi vari ovviamente, ma che hanno sempre avuto tutto quello di cui hanno bisogno almeno a un livello basilare (una casa, una famiglia amorevole) e la situazione cambia in modo drastico.

venerdì 10 dicembre 2021

dello spelling bee e della meritocrazia

Vi parlo di nuovo di Joe, ma non solo. E' stato scelto per rappresentare la sua classe allo Spelling Bee. Lo Spelling Bee è una competizione in cui i concorrenti sono invitati a compitare parole. Le parole devono essere pronunciate in modo lento e spezzate lettera per lettera per indicarne la corretta grafia che in inglese si differenzia molto dalla pronuncia.

Dicevo ieri nelle storie che non sapevo prevedere se questa esperienza avrebbe danneggiato o migliorato la precaria vita sociale scolastica di Joe.
E' stato un bambino molto ansioso, ma pare che a undici anni quel tipo di insicurezza se la sia lasciata davvero alle spalle. Dopo l'anno e mezzo passato a casa, non ha mai più avuto ansie da prestazione scolastica. L'anno scorso è tornato a scuola solo due volte per sostenere un esame e faceva i salti di gioia. Adesso é felice di essere a scuola, mentre prima giustamente lo dava per scontato e forse nemmeno gli piaceva più di tanto. Per lui, come immagino per tanti altri bambini, dopo la pandemia la percezione di molte cose è cambiata. A questo si aggiunge il fatto che il nostro Joe è sprovvisto del benché minimo spirito competitivo. Insomma, ha fatto un po' lo snob su questo Spelling Bee. Mentre ad altri bambini tremava la voce, lui è andato lì sicuro di sè e senza esitazioni. Se devo dirla tutta mi è sembrato che si annoiasse. Si è classificato settimo e visto che non ha studiato, penso possa essere soddisfatto.
Per lo Spelling Bee bisogna studiare perché accanto a parole di uso comune, vengono chieste parole difficilissime, termini arcaici e perfino stranieri. Una delle parole, ad esempio era "Fata Morgana", scritto proprio come lo scriviamo noi. In inglese indica un particolare tipo di miraggio, non ne avevo idea.
Il motivo di questo post però è soprattutto una cosa che è successa durante la gara e che mi ha dato da pensare. Un concorrente ha commesso un errore abbastanza macroscopico e nessuno dei quattro giudici se n'è accorto. E' stato piuttosto surreale.
A noi l'errore è sembrato palese, ma nessuno ha fiatato.
Non è successo, ma se quel ragazzino avesse vinto, sarebbe stata una grande ingiustizia. E non vale dire che era una competizione senza importanza. Avreste dovuto vedere l'emozione di quei bambini, tutto è importante e formativo a quell'età. Oltretutto i primi due classificati andranno avanti a sfidare altre scuole chissà magari fino al campionato nazionale e poi suppongo, borse di studio, contatti, chi lo sa. Come sempre nella vita, da cosa nasce cosa.
Secondo il regolamento letto prima della gara, i genitori presenti in teoria possono fare appello anche se non ho capito esattamente con che modalità. Il fatto è che non tutti i genitori erano presenti.
Io, ad esempio, per essere lì, ho dovuto perdere un intero giorno di lavoro. Non tutti possono farlo. Ecco quindi che gli studenti più abbienti hanno la possibilità di essere difesi in un caso come questo, gli altri no.
Questo mi ha portato a fare anche altre considerazioni. I ragazzi che vanno a fare lo Spelling Bee sono quelli che amano leggere. Più leggi, più impari a scrivere. L'amore per la lettura nasce nei primi anni di vita, ma come? Di solito i bambini si appassionano quando ci sono degli adulti che leggono ad alta voce per loro. L'età dagli zero ai tre anni è cruciale in questo senso. I bambini che hanno avuto la possibilità di ascoltare dei libri negli anni dell'asilo arrivano alle elementari con un vocabolario maggiore rispetto agli altri e imparano anche a leggere più velocemente. Leggere ai propri figli non è sempre una scelta però. Ci sono situazioni (famiglie monoparentali, straniere, lavori usuranti...) in cui non è possibile prendersi tutti i giorni il bimbo sulle ginocchia e divorare libri felicemente.
Fare fatica a leggere implica una cascata di ripercussioni negative. Come fa un bambino a risolvere un problema di matematica se non capisce le istruzioni? Se un bambino non riesce a leggere in modo adeguato rimane indietro in ogni materia e la scuola diventa un ostacolo quotidiano, un motivo di frustrazione.
Sto allargando troppo il discorso? Non credo.
Da quando giro così tanto per le scuole, mi sono resa conto che la vera separazione della società americana non è creata né dalla politica né dal razzismo, ma dal classismo.
Gli studenti poveri non hanno le stesse possibilità di quelli ricchi quindi la meritocrazia -lo vedo tutti i giorni- di fatto non esiste e probabilmente non è mai esistita.

mercoledì 8 dicembre 2021

il più grande problema di joe

Ho sempre pensato che il più grande problema di Joe nella vita sarebbe stato la sua più totale indifferenza verso il giudizio altrui. Lo so che sembra una cosa positiva, ma se portata all'eccesso. Qualunque cosa abbia a che vedere con l'aspetto, la forma delle cose, non lo tocca. A lui interessa passare del tempo con le persone a cui vuole bene e imparare, tutto qui. In un mondo ideale, non avrebbe nessuna difficoltà. Cambiare scuola quest'anno però, dopo un anno e mezzo di pandemia a casa, non è stato per niente facile. Ha dovuto recuperare alcune nozioni che forse erano state affrontate in modo un po'

superficiale a distanza e poi soprattutto, credo sia stato preso di mira. Quello nuovo, quello con la mascherina, quello strano. Non ha trovato un ambiente amichevole. Con molta tranquillità, qualche volta mi ha raccontato dei piccoli episodi che lo hanno ferito. Gli consigliavo di giocare con gli altri durante l'intervallo invece di stare da solo (lui ama molto camminare da solo e pensare) e mi rispondeva che se giocava non poteva conoscere nessuno perché mentre si gioca non si parla e allora come fai a capire chi ti sta simpatico? Insomma, in un modo o nell'altro, ha recuperato tutto quello che aveva perso a livello accademico, portando a casa l'ennesima pagella perfetta. Con sforzo immane ha ottenuto un piazzamento decente alla famigerata corsa tradizionale del tacchino a cui in passato è stato capace di arrivare penultimo in tutta la scuola e 3 o 4 compagni hanno cominciato a seguirlo all'intervallo. Insomma, è forte e solido questo Joe, va avanti per la sua strada a dispetto delle circostanze. Oggi compie 11 anni e spero tanto che continui a mantenere questo tipo di attitudine verso la vita.