martedì 22 agosto 2017

ci siamo eclissati

E così ci siamo eclissati.
E' successo in un parco naturale, con tante altre persone. Un'esperienza bizzarra per me, a metà fra le cose di tutti i giorni e l'appuntamento con la storia (o con la scienza). A un certo punto mi sono girata e ho visto una ragazza un po' isolata, seduta a gambe incrociate su un tappetino da yoga. Ho pensato che fortuna potersi fermare a meditare un attimo in mezzo al bosco in silenzio durante l'eclissi. Poi ho guardato meglio: stava solo spippolando con il cellulare. Ricamo tanto su quello che farei se non dovessi inseguire Woody tutto il giorno, ma poi è probabile che finirei come quella tizia. Qui nel Texas settentrionale, l'eclissi non e' stata totale, ma parziale al 75-80%. Emozionante e spettacolare anche così. Abbiamo sentito chiaramente l'abbassamento di temperatura e di luce. Conosco una coppia che si è fatta otto ore di strada per vedere l'eclissi totale in uno di quei posti in cui mai turista metterebbe piede in condizioni di illuminazione normali. Appena arrivati, hanno parcheggiato l'auto presa a noleggio per poi ritrovarla bucherellata da un paio di proiettili vaganti al ritorno. Però hanno visto l'eclissi totale e per questo li invidio molto.
Eravamo attrezzatissimi, picnic e occhiali, pronti al grande evento. Il nostro random act of kindness del giorno è stato prestare i nostri preziosi occhiali da eclisse a un sacco di persone che passavano di lì e che non erano riuscite a procurarseli in tempo. Vedere le loro reazioni sbalordite è stata una delle cose migliori della giornata. 
Trovo interessante il fatto che ormai si dubiti di qualunque cosa, dai vaccini all'evoluzione al surriscaldamento globale e chi più ne ha più ne metta, ma sull'eclissi siano tutti d'accordo. 
Credo che davvero oggi l'unico a non sapere che l'eclissi non si guarda a occhio nudo fosse Trump e questo è piuttosto indicativo di un sacco di cose, ma lasciamo perdere. 
Joe era genuinamente esaltato, e lui non è uno che si esalta facilmente. Per una decina di minuti poi si è abituato, non succedeva più nulla e ha cominciato ad annoiarsi. 
A Woody, per sicurezza, abbiamo detto di guardare con le mani davanti agli occhi e di ululare. 

Beh questa del verso del lupo è stata un'idea di Joe. 
Sembrerà strano, ma la cosa che forse ha catturato di più la nostra immaginazione sono state le ombre a forma di luna, un fenomeno che non conoscevo, molto suggestivo. 
Fa sentire bene, e in questo periodo ancora di più, condividere con tutti senza distinzioni un evento che è naturale, straordinario e soprattutto privo di controversie. 
Quando ho messo in moto la mia macchina per tornare a casa, si è automaticamente accesa l'autoradio e il giornalista ha detto queste parole testuali:
L'eclisse americana diventa globale. 
  

venerdì 18 agosto 2017

se non siete indignati, non state prestando attenzione/2

Ieri sera Mr J mi dice che è troppo stanco per mettersi lì a parlare con Joe del razzismo e di Trump, di Charlottesville e delle statue. Mi fa: "Del resto guardalo lì com'è contento con i suoi cartoni animati, se l'è già dimenticato, ne parleremo un'altra volta".
Stamattina, come immaginavo, Joe si sveglia e mi dice con un po' di delusione:
- Pensavo che ieri sera parlavamo del razzismo dopo che Woody andava a dormire...
Lui vuole davvero capire ed è bello.
Ti piacerebbe tantissimo risparmiare certe ansie ai bambini, ma poi quando diventano abbastanza grandi da capire qualcosa (molto poco in realtà) da soli, ti rendi conto che l'ansia gliela risparmi, o per lo meno la tieni sotto controllo, se li guidi tu con cautela nella crudeltà mondo reale.
#celasifa

giovedì 17 agosto 2017

se non siete indignati, non state prestando attenzione

Riassumendo. Sabato i suprematisti hanno marciato, armati fino ai denti e numerosi come non mai su Charlottesville, in Virginia, per protestare contro l'abbattimento di alcuni monumenti dedicati a generali e caduti sudisti della guerra civile. Un gruppo di cittadini ha deciso di essere presente e di dare vita così a una contro-manifestazione spontanea.
Questo è importante perché uno dei noccioli della questione secondo Trump è che i nazionalisti avevano il permesso della città a manifestare e gli altri no.
Uno dei nazi ha allora preso la sua macchina e li ha investiti come fanno quelli dell'Isis, ferendone molti e uccidendone una, Heather Heyer, un'assistente legale di trentadue anni che sulla sua copertina di Facebook aveva scritto se non siete indignati, non state prestando attenzione. Quel giorno Trump ha affermato che la violenza c'è su entrambi i fronti evitando anche solo di nominare il potere bianco, i nazionalisti o l'Alt- Right. Lunedì, dopo due giorni e dopo aver ricevuto critiche da tutti sia in patria che all'estero, Trump ha letto un secondo comunicato, molto stringato, in cui specificamente nominava i suprematisti e le altre organizzazioni responsabili della morte di Heather.
Ieri a una conferenza stampa sulle infrastrutture in cui non avrebbe nemmeno dovuto ricevere domande, però si è lasciato andare a una serie di dichiarazioni spontanee. Ha chiarito che quello che aveva detto sabato era quello che pensava davvero e che le responsabilità sono della destra come della sinistra, che la maggior parte dei suprematisti che gridavano gli ebrei non prenderanno il nostro posto sono fine people, brave persone, e tante altre cose discutibili come la comparazione casuale di personaggi storici o la pubblicità (sul serio!) all'azienda vinicola che possiede a Charlottesville, dove tutto è successo.
Stamattina, vedendo i commenti ad alcuni post di miei amici, mi sono ulteriormente cascate le braccia. Non pensavo così tanti, anche gente che non l'ha votato, fossero d'accordo con Trump in questo caso. Deve essere una cosa americana: la libertà prima di tutto -non importa che sia la libertà dei nazi di ottenere il permesso per fare una manifestazioni del genere- ognuno deve poter dire quello che gli pare. Che poi si può anche al limite accettare questa idea, viva la libertà, ma il problema, quello che i bianchi, tante volte anche quelli di sinistra, non riescono ad ammettere, è che non è affatto vera: non avrebbero mai dato il permetto a Black Lives Matters o a un gruppo di musulmani per esempio, di fare una manifestazione di quel tipo, con quelle armi e quelle intenzioni. Ma un sacco di gente qua dice se non avessero fatto la contro-manifestazione non sarebbe successo nulla, se la sono cercata.
Joe ha sentito qualcosa alla radio prima in macchina. Era la radio pubblica, rinomata per la pacatezza e l'equilibrio. In modo molto fermo si affermava che Trump non è capace di accettare le critiche e che se si sente lodato stabilisce alleanze (che siano con Putin o con David Duke, famoso cospiratore, antisemita, suprematista, ecc.) ma se si sente criticato, picchia dieci volte più forte, come lui stesso ha dichiarato. Picchia però per difendere se stesso, non è capace di parlare a nome di un'intera nazione, pensa solo a solo se stesso. Questo dicevano. E che non c'è presidente nella storia moderna che si sia mai comportato in questo modo. Joe ha percepito qualcosa e mi ha fatto delle domande. Prima di rispondere gli ho chiesto di spiegarmi cosa avesse capito (molto poco in realtà) e adesso tocca a me. Mi sono resa subito conto che la questione non era semplice. Se gli dicevo delle manifestazioni di Charlottesville dovevo spiegargli un sacco di altre cose a partire dalla guerra civile, di cui non mi risulta lui abbia nessuna nozione. Così ho preso tempo perché sono discorsi importanti che possono segnarlo profondamente ed è giusto parlarne a ragion veduta, anche con suo padre. Quindi più tardi mi aspetta questo compito ingrato.
E' tutto molto deprimente dal mio punto di vista, soprattutto, devo dire, il silenzio di tanti che conosco. Il silenzio è complice e per questo ferisce, è meschino.
Però c'è una cosa, un'unica cosa che mi é piaciuta molto oggi e mi ha fatto sorridere.
Ieri notte, dopo che Trump ha rafforzato la sua difesa dei suprematisti la città di Baltimora dove c'erano stati dei gravi scontri razziali nel 2015, zitta zitta ha rimosso le statue dei confederati che erano all'origine di tutto quello che è successo a Charlottesville lo scorso fine settimana. Adesso si sta concretizzando ovunque, anche qui a Dallas, questo vecchio dibattito sulla necessità di eliminare finalmente dalle strade quei monumenti che erano stati eretti soprattutto per intimidire i neri durante l'epoca delle leggi Jim Crow e cambiare i nomi a diverse scuole e istituzioni. C'è una parte di me che crede fermamente che nonostante i tempi siano bui, indietro non si torna. Forse in fondo anche questa regressione culturale fa parte del progresso che si è interrotto bruscamente, ma che ci aspetta poco più avanti.

martedì 15 agosto 2017

il vecchio e il nuovo

Più ci penso e più mi pare che l'unica differenza fra il vecchio Ku Klux Klan e quello nuovo sia che i nuovi non si incappucciano, vanno a fare le loro schifezze a volto scoperto. Nonostante i social e la consapevolezza che la loro faccia sarà ovunque nel giro di poche ore, non hanno nessun timore, vanno a testa alta.
Ho sentito che qualcuno è già stato licenziato in tronco dopo Charlottesville. Uno è stato addirittura disconosciuto pubblicamente dai suoi genitori. Ma a loro cosa importa?

giovedì 3 agosto 2017

pro e contro

Un giorno, quando ero in Italia, e' venuta a trovarmi un'amica con tre figli. La sorpresa però è stata che quando e' arrivata i bambini erano quattro. 
- Ho preso in prestito l'amichetta di mia figlia così giocano un po' insieme e la smette di annoiarsi.
Praticamente mi faceva intendere che la mamma dell'altra bambina aveva fatto un enorme favore a lei lasciandogliela portar via per tutto il pomeriggio.
Ecco, qui funziona esattamente al contrario: il favore, enorme, lo fa sempre la persona che lascia il figlio a casa di qualcun altro. E' un favore così enorme che non si chiede praticamente mai, è come chiedere a qualcuno di fare da babysitter gratis. Tante volte, mi è capitato di offrirlo, per lo stesso motivo della mia amica e la risposta e' sempre stata entusiasta, anche se poi raramente si e' concretizzata. 
Ho spiegato alla mia amica che qui e' tutto più complicato in questo senso. Se vuoi che tuo figlio giochi con un bambino della sua classe o un vicino di casa, devi sondare il terreno a voce (capire se i genitori sono dei pazzi e se hanno armi in casa per esempio...), mandare mille messaggi, pianificare un sacco di tempo prima e poi spesso questo agognato incontro non avviene mai. Il modo piú semplice per farli socializzare al di fuori della scuola quando sono piccoli, è iscriverli a qualche attività o andare al parco e vedere cosa succede. 
Una volta un'amica americana mi chiese per favore di far provare a suo figlio che andava alle medie a far da babysitter a Joe. Così un giorno lo lasciai lì giusto per un'oretta, avevo una visita medica: mi toccò pagare il ragazzino su richiesta della madre. 
A me la maggior parte delle volte sembra del tutto ovvio, ma qui il confine fra favore e sfruttamento è labilissimo. Per questo interazioni normalissime come questa anche fra vicini di casa -mi innaffi il giardino, dai da mangiare ai gatti, mi presti un po' di sale...- risultano sempre piuttosto imbarazzanti. Nessuno accetta di essere pagato, ma se non paghi hai paura di rompere le scatole e allora ti arrangi da solo e finisce che con i tuoi vicini non hai molto a che fare e il problema è che cosí viene a mancare non tanto il favore quanto lo scambio sociale. Proprio stamattina, ho accompagnato una vicina di casa all'aeroporto e ha cercato di pagarmi. Ma per la miseria... un favore è un favore, se si paga che favore è?
- Oh no...Ti prego dimmi qualcosa che mi faccia venir voglia di vivere lì!
Mi chiede la mia amica italiana dopo questa spiegazione. 
Beh...in quel momento non mi è venuto in mente nulla. Solo tanta, tantissima, nostalgia del modo di fare italiano.
Poi il giorno dopo avevo bisogno di prendere un treno. La stazione è dietro casa dei miei, faceva caldo e mi sembrava logico andarci in bici, ma mi hanno consigliato di lasciare perdere che rischiavo di non trovare più la bici al ritorno. Se vuoi stare tranquillo c'è un deposito ed e' gratuito, ma devi iscriverti e non vale la pena per usarlo solo una volta. 
Questa forse è una cosa che avrei potuto rispondere alla mia amica: l'idea di non poter lasciare la mia bicicletta due ore legata con la catena per paura che me la rubino mi fa venire voglia di scappare perché è una piccola cosa che racconta una mentalità che mi fa abbastanza schifo. Qui in Texas, al di fuori dei ghetti e poi anche lí non saprei -in fondo è il paese del free refill...- nessuno ti ruba nulla. In tutti questi anni, non è mai successo a me o a nessuno che conosca. Però questo è tutto quello che ho trovato pensandoci. Una serie di comodità e funzionalità che alleggeriscono di molto la vita a discapito della genuinità dei rapporti umani. Meh.

martedì 1 agosto 2017

l'omicidio gay

A Milano ho un amico gay con una figlia e un compagno: fa una vita del tutto normale. Qui, ho un'amica lesbica con due figli e una ex moglie. Anche lei fa una vita normale, solo che per prudenza -dice lei- sul posto di lavoro lascia credere di essere eterosessuale. Ecco questo non mi sembra molto normale.
Quando sono tornata in Italia, e ho visto il mio amico per la prima volta con la sua bambina meravigliosa e il suo bell'innamorato senza paura di dare un bacio o tenersi per mano, sono stata non solo felice per lui, ma anche per l'Italia che evidentemente e' diventata un posto dove la gente può vivere la sua vita senza paura e non solo a Milano, mi ha detto lui.
Poi ieri e' successo l'omicidio gay. Tutti parlano del cosiddetto omicidio gay. Diamine, ma come si fa? E' stato ucciso barbaramente un ragazzo gay, tutto qui. Non e' che quando viene ucciso un eterosessuale si grida all'omicidio eterosessuale.
Qui titoli di questo tipo non ci sarebbero stati, lo escludo. Insomma, i problemi sono tanti e sorprendenti nella loro diversità, ma sono ovunque. La verità è ancora una volta questa.

lunedì 31 luglio 2017

ho detto ma uffa

- Mamma, posso giocare ai videogiochi?
- No.
Dopo qualche minuto.
- Mamma, sai prima quando ti ho chiesto se potevo giocare ai videogiochi?
- Sì.
- Ho detto ma uffa.
- Non avevo sentito.
- Ho detto proprio ma uffa.
- Bene.
- No, e' che volevo proprio dirti che ho detto ma uffa.
- Ah e come mai volevi dirmelo?
- Per farti sapere che non sono d'accordo con niente videogiochi.
E questo e' Joe molto irritato.
#evvivajoe

domenica 30 luglio 2017

le regole della convivenza fra esseri umani

Il viaggio di ritorno dunque è andato male. 
Volete sapere quanto male?
Abbiamo cominciato con un ritardo di un'ora e mezza sul primo volo, però abbiamo anche trovato l'impiegato del check-in più simpatico e gentile che si sia mai visto. Nonostante la coda e la gente di malumore era sorridente e rilassato. Ha anche fatto mettere Joe dietro al bancone per fargli provare l'ebbrezza di premere il pulsante che fa sparire le valigie. Valigie incredibilmente sottopeso, nessun contrattempo. Così abbiamo cominciato la lunghissima attesa dell'imbarco. A un certo punto, ho chiesto a una persona che lavora all'aeroporto se c'era un'area dove far giocare i bambini. Mi ha risposto che secondo lei i bambini possono giocare ovunque, basta che i genitori non li perdano di vista. Senza sarcasmo o antipatia, questa è stata la sua risposta in tutta serietà. Va bene, mica tanto.
Poi si e' verificato il primo problema. Un imprevisto, un bagno troppo lontano, tempi calcolati male nell'emozione degli addii e mi sono ritrovata a correre al gate con l'ansia immotivata di perdere l'aereo che invece avrebbe sommato addirittura un'altra ora e mezza di ritardo all'ora e mezza iniziale. Però tu che ne sai in quel momento, l'emotività fa brutti scherzi. Arriviamo trafelati al terzo controllo passaporti. Suppongo ci siano controlli rinforzati per i passeggeri che si recano negli Stati Uniti, file infinite, e io ho fatto l'errore madornale, evidentemente, di chiedere alla guardia doganale di fare in fretta per favore che siamo in ritardo, viviamo lì e ci hanno gia' controllati, perquisiti e tutto almeno due volte.   
Il tipo non si scompone. Guardi, un minuto in piu' o uno in meno, non cambia nulla.
Non so se avete presente come operano le guardie doganali, sono chiuse dentro a dei gabbiotti di vetro, tipo portinai. Ecco, dal cubo di vetro accanto, un'altra guardia che non c'entra assolutamente nulla con noi, assiste alla scena, smette di controllare i suoi passaporti nonostante le file interminabili e comincia a sbraitare nella mia direzione. Proprio così, sbraita.
Urla parolacce. 
L'unica frase che ricordo con chiarezza perchè l'ha ripetuta diverse volte e' non rompere i coglioni, fai star fermi quei bambini e non rompere i coglioni. Io, come tutti posso anche essere una gran rompicoglioni ogni tanto, ma nessuno me l'ha mai detto. L'ho realizzato in quel momento: nessuno nella vita mi ha mai detto questa frase neanche in un litigio. Che me l'abbia detta una persona in divisa urlando in un aeroporto davanti a centinaia di persone fra cui i miei figli, mi ha abbastanza traumatizzato, devo dire tanto e' vero che sono passati tre giorni e ci sto ancora pensando. 
Woody e' troppo piccolo e sicuramente non ha capito nulla, ma ho avuto paura che Joe si spaventasse. Sentire un omone in uniforme che urla così a tua madre, è angosciante, non è normale. 
Se per caso vi state chiedendo quale sia stata la mia reazione: nessuna. L'unica cosa che stavo pensando in quel momento era raggiungere il mio imbarco. Non oso immaginare cosa mi avrebbe potuto fare passare un tipo del genere, se avessi risposto. I suoi colleghi non hanno battuto ciglio, forse per loro è normale trattare la gente così. La priorità era mettersi al sicuro e tornare a casa. 
Solo una volta seduti in aereo, ho cominciato a pensare a questa cosa. Ripeto, la mia prima preoccupazione era ed è Joe. E' capace, e lo ha fatto mille volte, di non dire nulla al momento e ritirare fuori tutta la storia al prossimo volo o in qualunque altro momento. Spero non succeda, spero non abbia davvero capito. 
Il sentimento che prevale in me, come al solito, è il senso di colpa nei suoi confronti, chevelodicoafare. Avrei dovuto risparmiargli tutto questo o almeno la corsa. Anche se ancora una volta Joe mi ha lasciato senza parole. Ci sediamo in aereo e prima che abbia la possibilità di commentare l'accaduto, mi dice:
- Mamma, grazie che mi hai fatto fare un po' di esercizio prima di stare seduto tante ore nell'aereo.

Magone. Come fa ad avere un animo così gentile? O forse si fida a tal punto di me da pensare che abbia sempre tutto sotto controllo? In entrambi i casi...magone.

Il resto del viaggio, ha continuato a fare schifo, ma niente di interessante, solo altri ritardi, mal d'orecchi lancinanti e turbolenze a più non posso. Il cibo invece era insolitamente buono e fresco. Il personale gentile. Il viaggio di andata era filato liscio come l'olio. Voglio dire, a volte le cose funzionano. E' che c'è sempre il rischio che qualcosa vada terribilmente storto durante questi spostamenti. Tipo ritrovarsi in una situazione kafkiana come questa in balia di un impiegato deficiente che ti prende a parolacce senza motivo. 
Non c'è niente da fare tutto ciò che ha a che vedere con gli aeroporti esula dalle regole della normale convivenza fra esseri umani e per qualche incomprensibile motivo ben pochi ancora oggi se ne stupiscono.

venerdì 28 luglio 2017

quando non sai se divertirti o avere paura

E così siamo a casa. Anche se in realtà eravamo a casa anche in Italia, eh.
Il solito paradosso di noi expat.
Il viaggio e' stato massacrante, uno dei peggiori degli ultimi anni con un sacco di turbolenze e ritardi di ore su entrambi i voli. Durante il primo, mentre facevamo su e giù con le cinture di sicurezza bene allacciate, un paio di bambini sui dieci anni hanno cominciato a ridere come degli assatanati disturbando (me almeno) senz'altro piu' del povero neonato che si era lamentato a lungo durante la notte (o quello che ti fanno credere sia la notte su un volo intercontinentale).
Quando siamo atterrati, Joe mi ha detto che mentre l'aereo si agitava non sapeva se divertirsi o avere paura.
Credo abbia colto per la prima volta la stranezza di questo ritrovarsi sospeso per aria a una velocità folle per interminabili ore e ore.
L'estate scorsa, dopo il viaggio in Italia, ci furono grandi cambiamenti per la famiglia Johnson. Nell'arco di un mese, Joe imparo' ad andare in bicicletta e Woody a camminare.
Quest'anno avevamo scommesso che Woody avrebbe cominciato finalmente a parlare e lo avrebbe fatto in italiano, invece non solo parla piu' o meno come prima, ma ha dimostrato piu' e piu' volte con una certa caparbietà direi, di non avere nessuna intenzione di parlare italiano. Gli chiedo di ripetere ciao dopo di me, fa un gran sorriso furbo dei suoi e dice hi sventolando la manina. Latte! Woody dí latte! e lui ridendo milk! Ho la sensazione che mi aspettino delle grandi sorprese in questo senso. E' interessante perche' tradurre e' molto piu' difficile che ripetere. Joe ha sempre parlato bene entrambe le lingue, ma le traduzioni non erano cosi' immediate. Vedremo cosa ha in serbo per noi questo secondo piccolo pestifero.
L'unica vera novità, quest'anno e' che il nostro Bubu questo mese ha perso completamente l'udito. Niente di drammatico, e' un banale indizio dell'età, ma fa impressione. Quando siamo partiti qualcosa ancora sentiva. Ieri sera invece, siamo entrati in casa e lui non se n'è accorto e ha continuato a dormire. Se non fossi stata avvertita avrei pensato come, già qualche altra volta in precedenza, che fosse morto. Che poi e' sempre la prima cosa che penso in generale. Sono un'ottimista io.
All'alba quando il fuso orario mi ha buttato giù dal letto e per qualche istante non ero ancora completamente sicura di dove fossi e cosa fosse successo, ho aperto il frigo e l'ho trovato quasi vuoto, ma con una fantastica lattina di Dr. Pepper in edizione limitata a togliermi ogni dubbio.
E adesso, vi saluto perché sono curiosa di sapere che tesori é riuscita a infilare questa volta la mia mamma nelle valige.

sabato 15 luglio 2017

chi te lo dice

Una cosa piuttosto interessante quest'anno sono i commenti sul livello linguistico dei miei figli. Il piccolo ha due anni, parla molto poco e sembra predilire l'inglese. E allora​ mi consigliano sempre di non preoccuparmi non so bene di quale delle due cose. Il grande invece ne ha sei di anni e parla un ottimo inglese (superiore, mi dicono, a quello di molti suoi coetanei) e un buon italiano considerando che vive in un altro paese (riesce a esprimere​ le proprie idee, capisce tutto). Ecco, hanno appunti da fare anche su di lui. E però è cantilenante, l'accento è peggiorato rispetto all'anno scorso, parla strano.
Guarda caso tutte le critiche arrivano da quelli che​ non parlano nessuna lingua a parte la propria.

giovedì 13 luglio 2017

le grate alle finestre

Quando vedo le grate alle finestre al quarto piano, mi passa tutta la fantasia di tornare in Italia. D'altra parte noi possiamo permetterci di lasciare le porte aperte perché chi entrerebbe a rubare sapendo di potersi beccare una pallottola o fare chissà quanti anni di prigione?
Il paese perfetto non esiste, certo si vive meglio con le porte aperte che con le grate alle finestre.

lunedì 10 luglio 2017

l'umanità

Un paio di fatterelli. Stamattina arriva mio cognato e racconta di essere preoccupato per il barbone sotto casa sua. Gli sembrava non stesse bene, poi l'ha rivisto prima di uscire e ha avuto l'impressione che si fosse un po' ripreso. Avrebbe dovuto chiedere se aveva bisogno di qualcosa? Portargli da mangiare o da bere con questo caldo? Era preoccupato insomma.
Questo pomeriggio ho rivisto l'amico psicologo ed è sempre un evento, ma questa volta di più perché ho conosciuto la sua bambina. Insieme abbiamo visitato un'altra perla artistica della provincia di Milano. L'arte è ovunque sul serio in Italia, questo paese è un pozzo senza fine di cose belle.
Stasera, sull'onda della nostalgia, ho guardato il mio primo film di Fantozzi e ho riso, ma ho anche capito perché non avevo mai visto un film di Fantozzi.
Prima di salire da mia sorella, ho visto il barbone di cui parlava mio cognato o per lo meno ho immaginato fosse lui visto che di barboni qua in giro non ce ne sono molti. Non sembrava morto, se ne stava lì. Non mi sono fermata. Dopo il film, però mentre tornavo a casa l'ho visto di nuovo. Un uomo che mi è sembrato piuttosto giovane, aveva acceso le quattro frecce ed era sceso a parlare con lui. Dato che ero in bicicletta ho potuto sentire abbastanza da capire che il barbone gli stava raccontando qualcosa della sua vita.
Un tale si ferma senza paura a ascoltare le storie di un barbone a mezzanotte in una stradina deserta d'estate.
E così me ne vado a dormire pensando all'umanità che trovo qui e che "dall'altra parte" non vedo molto ultimamente.
L'umanità, quella cosa che uno tende a pensare che sia ovunque e in effetti è così, ma mi sembra che "di là" tutti abbiano paura di tutti ormai, qui invece ancora si fa uno sforzo per venirsi incontro e parlarsi.
In Italia l'umanità nel bene e nel male la vedi e la senti. Mi mancherà proprio questa cosa qui più di tutto.

venerdì 7 luglio 2017

cancellare i ricordi

L'anno scorso ho mandato Joe a un campo estivo qui vicino. Non è andata bene. Le sue maestre avevano un senso dell'umorismo molto italiano, se così si può dire, che lui non capiva minimamente. Mi viene in mente quando si fece male e loro, dopo essersi appurate che non si fosse fatto nulla di grave, cominciarono a prenderlo in giro per "fargli tornare il buon umore". Non funzionò. È che le maestre americane non manifestano nessun senso dell'umorismo, si comportano sempre come se ti credessero anche quando non sono convinte e di solito si limitano a aiutarti. Ci furono molti molti episodi sgradevoli. Una volta, gli assegnarono il premio "Pisolo". Lui tornò a casa tutto orgoglioso con la sua coccarda senza capire che si trattava di un altro scherzo dovuto al fatto che i primi giorni aveva ancora un po' di fuso orario e tendeva ad addormentarsi ovunque. Alla fine, il campo estivo era diventato un dramma e non ce lo mandai più.
Immaginate la mia sorpresa quando lui, arrivati qui quest'anno, mi ha chiesto esplicitamente di tornare nello stesso campo estivo.
Pare che non si ricordi nulla di negativo, -assolutamente nulla è stranissimo- anzi al contrario ha idealizzato tutto.
Ieri ha cominciato ed è andata molto bene. Lui è contento e le maestre probabilmente hanno capito meglio la situazione perché poi l'anno scorso ci fu un lungo e interessantissimo chiarimento fra noi.
Insomma non capisco, non capisco come Joe abbia cancellato tutti i brutti ricordi così, ma se è contento lui, sono contenta anch'io.

mercoledì 5 luglio 2017

il sorriso

Parliamo del sorriso.
Credo non ci siano dubbi: gli americani sorridono più degli italiani, forse più di tutti. In un paese con tale misto di lingue e colori il sorriso è uno strumento indispensabile, è immediato e universale, dice a tutti "sei il benvenuto, stai tranquillo".
È altrettanto assodato che però il sorriso degli americani non sia automaticamente un segno di amicizia e che a volte ci dia l'impressione di essere costruito e ipocrita. Loro sorridono sempre ma in fondo sono spesso molto chiusi verso i rapporti umani.
Però c'è un però.
Qualunque sia il motivo per cui gli americani culturalmente sorridano di continuo, è una di quelle cose di cui mai mi lamenterei e che mi mancano quando sono via.

giovedì 29 giugno 2017

fin qui

Fin qui. Ieri sera un mio amico carissimo ha detto passo a farti un saluto dopo cena. Ingenuamente immaginavo un saluto all'americana. Sono tornata a casa a mezzanotte passata, in realtà non so nemmeno che ore fossero. Parlavamo parlavamo... e la piazza era piena di gente, i bambini che giocavano a calcio alle dieci, gli amici che parlavano ad alta voce... e non mi sembrava vero di essere qui. Come al solito ho passato la notte in bianco con il fuso orario. Mi sono svegliata all'una del pomeriggio con la voce della dirimpettaia che gridava "Buon compleanno Emanuela!" dalla finestra. Poi ho sentito "Ah no, non era oggi, salutamela, vado a farmi una doccia". Adesso sto finalmente svuotando le valigie. Sento Joe e Woody ridere come dei matti di sotto con le nonne e la zia.
E sono così felice di essere qui.
🇮🇹

lunedì 26 giugno 2017

cambiare prospettiva


Nel bel mezzo del delirio più totale, mentre mi accingo a fare una delle cose più stressanti per me in assoluto, andare in Italia con i due piccoli da sola, mi sono fermata e ho fatto una torta
Non è che mi piaccia cucinare è che ho pensato di cambiare prospettiva per una volta.
Perché​ non festeggiare il fatto che passiamo un'ultima domenica qui tutti insieme invece di pensare a domani? 
Il mio buon proposito prima dei Quaranta è cercare di stupirmi un po' di più da sola, di stupire me stessa. Sono stanca delle mie stesse reazioni, delle mie paure e delle mie insicurezze che sono sempre quelle. 

Se è obbligatorio invecchiare allora è anche obbligatorio cambiare e migliorare, apprezzare di più il presente.

domenica 25 giugno 2017

trogloditi a noi?

Il Texas sembra sempre un posto un po' da trogloditi da fuori e in realtà per molti aspetti purtroppo lo è, ma è anche molto altro e nella direzione completamente opposta del progresso.
Cosi' mentre il presidente repubblicano Donald Trump ha preso un sacco di voti sfruttando la disperazione di tutti quelli che non si rassegnano al declino del carbone, Georgetown, una piccola città del Texas, lavora per arrivare a un futuro fatto esclusivamente di energia rinnovabile.



venerdì 23 giugno 2017

l'obbligo dei vaccini in italia

Qui c'e' un articolo che parla dell'obbligo dei vaccini in Italia, sono interessanti soprattutto i commenti degli americani. Il commento che a me ha piu' impressionato fra quelli dei miei conoscenti , e' stato quello del signore delle pulizie alla scuola Flanders. 
Mi disse: 

- Te lo dico io perche' si oppongono: hanno paura che il governo gli inietti qualche malattia come hanno fatto qua con i neri!

Lo lasciai parlare pensando fosse paranoico. Poi diedi un'occhiata a google e scoprii che e' successo davvero. 

--> Tuskegee syphilis experiment
Sigh.

mercoledì 21 giugno 2017

lo sai che a volte la verita' fa male?

Stamattina Joe si sveglia, viene da me e mi fa: 
- Mamma, lo sai che a volte la verita' fa male?
Sometimes the truth is bad. Sono le 7, 30, apro gli occhi e decreto silenziosamente: oggi #noncelasifa 
Praticamente la situazione è questa. La scuola è finita. Woody, il duenne, non parla ma urla tutto il giorno e il seienne, Joe, mentre il fratello fa Tarzan, ti chiede se sai a quale famiglia appartiene il panda rosso o ti spiega quando sono comparsi gli insetti sul pianeta Terra. Tutto questo va avanti per una quindicina di ore al giorno con sveglia all'alba. Per di più, la settimana scorsa, ero in una situazione di isolamento a causa del problema con il telefono. Nessun adulto all'orizzonte. Nessun villaggio all'orizzonte. E niente. Venerdì sera Mr. J e' arrivato a casa dal lavoro, mi ha guardato in faccia e mi ha preparato uno spritz.
Dice che c'é una sua collega che si e' appena fatta chiudere le tube a trent'anni e quando sente le nostre storie si convince ancora di più di aver fatto la scelta giusta.
Mi fa molto piacere avere questa funzione rassicurante, non è la prima volta che me lo dicono, ma mi sento anche in colpa a sentirmi così sopraffatta dagli eventi perché lo so che sono fortunata. Il weekend precedente lo abbiamo passato al mare. Quella stessa sera dello spritz aspettavamo amici per cena e avremmo passato una bella serata tranquilla, una volta messi a dormire i due agitatori domestici. La settimana prossima, vado in Italia per un mese, non si tratterà di passare così l'intera estate.
Come hanno potuto cinque giorni da sola con i miei due figli, due nemmeno fossero otto o nove, ridurmi cosi'?
Quella notte non riuscivo a dormire. Ho cominciato a pensare a mia madre. Anche lei era da sola a Milano, lontano dalla sua famiglia, eppure non mi sembrava cosi' prostrata dalla situazione, anzi: aveva tante amiche, cucinava cose pazzesche e aveva la casa sempre in ordine.
Poi ho avuto una specie di visione. Il mio asilo.
Al mio asilo ci si poteva andare benissimo a piedi perche' era vicino a casa, ma se anche mia madre avesse voluto o dovuto venire a prendermi o portarmi in macchina, avrebbe dovuto camminare un bel po' lo stesso. L'asilo delle suore era in fondo all'oratorio. Per arrivarci dovevi attraversare tutto il campo da calcio e il bar con il grande spiazzo davanti ed era impossibile non incontrare qualcuno. Mi ricordo che tante volte rimanevamo a giocare, prendevamo il gelato oppure si tornava a casa insieme a altre mamme con altri bambini.
I nonni erano lontani, ma c'era una comunità intorno a noi, il famoso villaggio.
Nelle scuole dei miei figli, i genitori non devono nemmeno scendere dalla macchina. Tu arrivi li' e la maestra ti butta dentro il bambino al volo o quasi.
Se voglio che i miei figli giochino con degli amici al pomeriggio, devo mandare messaggi, fare mille appuntamenti, proporre attività e poi sono sempre tutti di fretta, e' questo.
Leggevo che essere percepiti come busy, impegnati, dà agli americani, perfino alle celebrities, più prestigio sociale che essere percepiti come felici. Non mi stupisce neanche un po'.
Joe ha un amichetto con cui va molto d'accordo. Con la sua mamma si é detto mille volte di farli incontrare un fine settimana per giocare. Un sabato, dopo sei mesi, ci siamo accordate. Li avevo invitati a casa, ma lei ha preferito che andassimo in uno di questi centri pieni di gonfiabili che ci sono qui. Va bene. Solo che lei é arrivata per prima e ha prenotato solo un'ora. Ci sono rimasta malissimo: sei mesi di attesa per un'ora una di gioco una in un posto così dispersivo oltretutto in cui quasi rischiavano di non incontrarsi.
Ho pensato che magari avessero altri impegni successivamente, ma no, non avevano nulla da fare, me lo ha detto. Allora perché tutta questa fretta sempre?
Poi l'altro giorno, la stessa mamma, mi ha comunicato che si sta per trasferire in un'altra città perché qui non ha amici e si sente sola e vuole andare a vivere vicino ai suoi genitori. Ma se non aveva amici e si sentiva sola perche' non era mai disponibile?
Mi sono successe talmente tante volte situazioni simili in questi anni che credo che la mia colpa sia la disponibilità, mi fa sembrare strana e non cool, immagino. Fra lavoro e tutto ho sempre avuto un milione di cose da fare anch'io, ma questo non mi ha mai impedito di lasciare dello spazio per i rapporti umani.
E' che qui mi sembra che il valore dell'amicizia sia il più bistrattato, infatti i nostri migliori amici sono stranieri. Sento spesso gli americani dire per me conta la famiglia che e' un'ovvietà, ma con quella frase intendono che le altre relazioni sono secondarie. E per famiglia normalmente intendono la famiglia nucleare, tanto è vero che si spostano da una città all'altra o da uno stato all'altro senza battere ciglio.
Discutevo di tutto questo con Mr. J ieri sera.
E' un motivo sufficiente questo per pensare di trasferirsi da qualche altra parte? E dove, ammesso che sia possibile?
Ieri notte ho fatto un sogno. Woody correva velocissimo, proprio accanto a un fiume o qualcosa del genere. Avevo paura che cadesse di sotto. Lo rincorrevo, ma lui era molto piu' veloce di me, proprio sul ciglio del baratro. Alla fine sbucavano due mani e lo salvavano al posto mio. Era una mia carissima amica, anche lei mamma, che non vedo da tanto tempo. Un sogno cosi' chiaro.
Ho bisogno di qualcuno che mi aiuti e che voglia essere aiutato da me, ho bisogno del villaggio.
Aspetta un attimo pero'. Perche' non vedo quest'amica da cosi' tanto tempo? Perche' ha lasciato Milano esattamente per gli stessi motivi per cui io la sera prima fantasticavo di lasciare Dallas.

sabato 17 giugno 2017

philando castile

Nell'ultimo post si accennava all'open carry e a come questa legge che in molti stati permette di girare con le armi da fuoco a vista, di fatto sia l'ennesimo privilegio dell'uomo bianco. Se appartieni a qualche minoranza etnica e giri con una pistola alla cintola, infatti, corri il serio rischio di essere scambiato immediatamente per un criminale e finire in un mare di guai senza nessun motivo. Purtroppo qualcosa di molto simile e' successo al povero Philando Castile di cui qui tutti stanno parlando in queste ore. E' stato fermato da un poliziotto forse per un'infrazione stradale, ha dichiarato subito di essere in possesso di un'arma da fuoco regolarmente denunciata e mentre si apprestava a eseguire l'ordine di favorire i documenti, il poliziotto lo ha ucciso. Morire cosi' a 32 anni e' pazzesco e quello che fa piu' rabbia e' che l'autore dell'omicidio, che fra l'altro e' stato quasi interamente ripreso e diffuso come Facebook live video dalla sua fidanzata, e' stato assolto.

giovedì 15 giugno 2017

da costa a costa

C'è un giornalista italiano che si chiama Francesco Costa che ha appena cominciato a fare un giro del Texas per cercare di comprendere il fenomeno Trump e ieri ho avuto il piacere di incontrarlo qui a Dallas. 
Non conosco ancora bene il suo lavoro purtroppo, ma quello che mi ha colpito ascoltando un paio dei suoi podcast è che sembra avere il polso della situazione. Conosce i fatti in maniera approfondita, ti dà l'idea che viva qui, che sia immerso nel nostro sistema di informazione. Questo tipo di approccio rende le sue analisi stimolanti anche per me che normalmente preferisco i media americani su questi temi. 
Noi qui -io e i miei amici per lo meno...- ci arrovelliamo sulla questione del trumpismo da mesi ormai. E' strano, è un po' come far parte di una gigantesca società segreta, osservi bene chi ti sta di fronte e solo quando sei sicuro ti lasci andare a un commento o a un ragionamento. Per questo motivo è stato molto interessante e bello non solo sentire un punto di vista esterno (anzi due visto che con lui c'era l'altrettanto acuto Marco Surace), ma anche sapere che non siamo affatto gli unici a porsi certi interrogativi e a cogliere la straordinarietà di una situazione in cui la politica e la vita privata delle persone collidono come mai prima e in una maniera inimmaginabile fino a solo un anno fa. 
All'incontro ha partecipato anche un'amica americana e quando è finito, ci siamo confrontate un attimo fra noi. Non riuscivamo a smettere di pensare alla domanda che è tornata più volte durante la conversazione. 
La vostra vita di tutti i giorni è cambiata dopo Trump?
Ecco, per noi è talmente lampante che la nostra vita sia cambiata che ci ha fatto impressione che dall'esterno, anche degli osservatori estremamente attenti, non vedano con chiarezza questo cambiamento. Gli aneddoti e i casi di cronaca sono innumerevoli, ne ho scritto spesso qui. Tanti conflitti familiari, amicizie finite, situazioni lavorative di grande disagio, gente che ha paura a uscire di casa o a parlare la sua lingua in pubblico. 
A Dallas ad esempio, tre giorni fa c'è stata una protesta contro la shariah, la legge islamica, con manifestanti armati fino ai denti. Innanzitutto non capisco che senso abbia protestare contro qualcosa che nessuno si è mai sognato di introdurre nel tuo paese e poi vi immaginate cosa succederebbe se un gruppo di musulmani si presentasse con i fucili in spalla davanti a una chiesa, magari con in mano un bel cartello che dice Il problema è Gesù
Li arresterebbero all'istante, è ovvio, perché la legge non è uguale per tutti, soprattutto quella sulle armi. Tutti sanno che il famigerato open carry, la legge che in molti stati compreso questo ti permette di girare con le armi da fuoco a vista, se sei nero o messicano probabilmente non fa per te perché rischieresti subito di essere preso per un bandito.
Oggi un pazzo, o per meglio dire un terrorista, ha sparato a un senatore repubblicano e ad altre persone. C'è stato un morto. 
E' che il linguaggio è di un livore tale che dalle parole pian piano i deboli di mente, sopraffati dalla frustrazione, stanno passando ai fatti. 
Trump è il responsabile morale principale, anche se non unico, di questo clima di odio. Con la sua violenza verbale, la sua ignoranza e il suo razzismo ha eliminato il rispetto reciproco fra i cittadini. 
Prima un repubblicano e un democratico parlavano in maniera civile, ora é impossibile trovare un punto di contatto perché non ci si mette d'accordo nemmeno su fatti basilari, è l'epoca dei fatti alternativi. 
Un elettore di Trump è un soggetto che un non elettore di Trump non può spiegarsi se non attribuendogli un giudizio morale negativo. E' un individuo che ha accettato e favorito il razzismo, il sessismo, discriminazioni di ogni tipo e una volgarità, una violenza verbale che non erano mai esistite prima, quindi che si tratti del tuo datore di lavoro, di tuo fratello o del tuo migliore amico, tendenzialmente adesso che sai in cosa queste persone si identificano, avverti una certa insofferenza quando le incontri. Ci si tollera, ma non c'è senso di comunità, di un interesse comune, ammesso che prima ci fosse. 
Ci hanno chiesto anche se gli elettori di Trump che conosciamo hanno cambiato idea.
Non ci sembra. Qualcuno può ammettere di sentirsi in qualche modo in imbarazzo, ma nonostante tutto quello che è successo finora, sembra che chi ha votato Trump sia ancora convinto di aver fatto la scelta giusta. 
Francesco qualche mese fa ha fatto un altro viaggio negli Stati Uniti. E' andato in Michigan per cercare di capire perché gente che ha votato anche due volte per Obama, abbia deciso di affidarsi a Trump alle ultime elezioni. La sua conclusione, mi sembra di aver capito, é che in quel caso le condizioni economiche sono state decisive. Con l'impoverimento e' salita la rabbia e la gente ha votato seguendo l'illusione di poter uscire dalla crisi. In Texas invece le cose vanno molto bene a livello economico, e allora cosa spinge tanti verso Trump?
Un'idea mia ce l'ho, ma muoio dalla voglia di conoscere la sua e per questo continuerò a seguire questo viaggio.

giovedì 8 giugno 2017

e' temporaneo

E cosi' Joe ha finito il kindergarten, che e' un po' come la nostra prima elementare. 
E' stato un anno fondamentale per lui, lo vedo molto cambiato, piu' maturo. Ha portato a casa una pagella praticamente perfetta. Del resto, la maestra gia' al primo colloquio lo aveva definito con una certa dose di esagerazione, outstanding, eccezionale. Disse semplicemente sa tutto. 

[Ad esempio, mi ha appena interrotto per dirmi mamma, lo sai che i fiori sono apparsi nel Cretaceo? No, non lo sapevo, sfortunatamente non sono io la fonte del suo sapere enciclopedico]

Ma quello che preoccupava me in quel momento, non erano certo i suoi risultati accademici che poi a sei anni potrebbero non essere indicativi di nulla. A me e' sempre sembrato che qui gli insegnanti corressero un po' troppo e che non dessero la giusta importanza al gioco e alla socializzazione. Io ero preoccupata che giocasse, che facesse amicizia, che si inserisse bene fra gli altri bambini, che fosse sereno e contento.
Nella sua scuola quest'anno, hanno fatto un esperimento: invece di formare subito le classi, hanno provato a mettere tutti i bambini insieme e poi li hanno osservati giocare per una settimana con l'obiettivo di formare classi piu' equilibrate. Sulla carta un'idea geniale, ma per Joe e' stato un mezzo trauma ritrovarsi all'improvviso con tutti quei bambini mai visti prima e non so quante maestre nuove. 
Il terzo giorno di scuola gli venne l'orticaria per dire. Il medico disse che non aveva origini psicologiche, ma non mi ha mai convinto del tutto. Joe in quegli stessi giorni, aveva anche cominciato a non dormire bene. Si svegliava diverse volte a notte. 
Veniva da me in silenzio e mi guardava dormire finche' non mi veniva un infarto svegliavo di soprassalto e gli chiedevo cosa c'e'? Cosa ci fai qui in silenzio al buio? Allora lui mi rispondeva sempre la stessa cosa. 
Ho paura, ma non so di che cosa
Poi comincio' a ciucciarsi il collo delle magliette, un'abitudine orribile. Feci qualche ricerca e gli comprai una di quelle collane fatte apposta per i bambini che hanno questo problema (gia', a quanto pare e' una cosa relativamente comune). Quello che non avevo considerato e' che avrebbe sostituito al collo delle magliette quella collana e ne sarebbe stato ossessionato allo stesso modo. 
A un certo punto Joe comincio' a raccontare che c'era un bambino che gli faceva i dispetti e gli dava i pizzicotti sulle braccia e chiesi alla maestra se poteva per cortesia farci caso. Non ero molto preoccupata perche' non avevo mai visto nessun segno, avevo la sensazione che Joe potesse esagerare. La maestra invece prese la cosa molto sul serio, nessuna tolleranza per i bulli, e ci consiglio' di mandarlo dalla psicologa della scuola. Il colloquio con la psicologa fu un'esperienza molto particolare, diciamo cosi'.
Aveva fatto quattro chiacchiere con Joe durante la ricreazione prima di incontrarci e, ecco, Joe le racconto' una marea di storie. Le maestre avevano i superpoteriuna diventa invisibile, l'altra si allunga e la sua, che e' molto molto alta e imponente al contrario della mamma, controlla la mente. Io mi allarmai molto, Mr. J invece si rivide in Joe, disse che aveva la stessa propensione a mescolare realta' e fantasia a quell'eta'. La psicologa confermo' che e' normale per alcuni bambini dalla fantasia particolarmente spiccata. 
Infatti, nel giro di qualche mese tutto torno' piu' o meno in ordine. Joe smise di svegliarsi e di tormentarsi e comincio' a fare amicizia. 
Ma torniamo a oggi. Oltre alla pagella Joe ha portato a casa un quaderno in cui incollava le fotocopie delle poesie che leggevano in classe. Intorno alla poesia aveva la possibilita' di fare dei disegni liberi. Quando ho chiesto spiegazioni di quei disegni, come faccio sempre per deformazione professionale e perche' adoro sentire tutte le sue invenzioni, ho notato che, per la prima volta ha abbassato lo sguardo come se si vergognasse. No, ma quelli sono disegni vecchi di quando avevo paura della maestra.
In ogni pagina, c'e' un disegno in cui a questa povera maestra, per quello che ho potuto vedere, bella, brava e intelligente, succede praticamente di tutto. C'e' un disegno in cui Joe salta sul cappello di Abramo Lincoln per arrivare alla sua altezza. Un altro in cui costruisce una macchina per calcolare dov'e' la maestra, scopre che e' sulla luna e con una specie di canna da pesca l'acchiappa. Vicino alla poesia di Natale, c'e' il disegno dell'albero di Natale che casca addosso alla povera malcapitata. Si ritrova in una caverna piena di pipistrelli e viene anche ricoperta di germi (vicino alla poesia sui germi chiaramente), ma il mio preferito e' quello in cui viene trasformata in pupazzo di neve e appesa a testa in giu' per i piedi (si' per i piedi) sotto al sole. Joe e' un po' strano, quando ha un problema, inventa delle storie, in realta' anche quando non ha un problema inventa delle storie, lui e' cosi'. Racconta la realta' a se stesso nella maniera che gli e' piu' consona. Quando e' nato il fratello, cantava ninne nanne truculente ad esempio. Ninna nanna ninna oh e questo povero bimbo...finiva sempre fra le fauci di un serpente che lo masticava o se ne andava a casa della nonna per un anno intero. Inquietante, mi disse qualcuno. Bah. I bambini sono inquietanti soprattutto finche' non acquisiscono il concetto di morte, per fortuna e' inquietante soprattutto il loro linguaggio, le immagini senza filtro che scaturiscono dalle loro menti. Vi siete mai chiesti il perche' di tutti quei film del terrore?   
Ma io mi preoccupavo lo stesso perche' mi preoccupo sempre, fa parte del mio lavoro di genitore mi sembra, solo che recentemente ho avuto una specie di illuminazione, una di quelle banalissime
Eravamo dalla pediatra e Joe probabilmente si sentiva a disagio, cosi' ha cominciato a mettere in bocca il collo della maglia. In quel momento, ho provato un grande fastidio anche perche' pensavo avesse smesso. 
La pediatra se ne accorse subito e mi disse una cosa che non dimentichero' mai: 

- E' temporaneo.

Cioe' rovinera' delle maglie, ti fara' anche un bel po' schifo, pero' poi smettera' cosi' come ha cominciato. Non e' una cosa importante e soprattutto non ci puoi fare niente.

Mi si e' come accesa una luce nel cervello. 

Quante cose sono temporanee e incontrollabili eppure la mia vita e' un affanno continuo. 

Devo imparare a lasciare andare tante, tante cose che poi si risolvono da sole e usare le mie energie per quelle su cui ho la possibilita' di esercitare un'influenza. 
Il problema grosso sta nel distinguere le une dalle altre.
Poi all'improvviso ho realizzato un'altra cosa: le magliette le ho sempre lasciate in pace, ma ancora adesso alla mia veneranda età, devo far appello a tutto il mio autocontrollo per non mangiarmi le unghie quando sono sotto stress. 
Ognuno ha le sue ansie e ognuno ha i propri meccanismi di autodifesa. 
Mi sorge il dubbio che se avessi passato piu' tempo a pensare alle mie cattive abitudini e alle mie paturnie, invece che a quelle di Joe lo avrei aiutato di piu'. 

martedì 6 giugno 2017

è semplice, ma non è semplice.

Ci chiedevamo l'altro giorno con un'amica americana, come mai la maggior parte della sua famiglia abbia votato e ancora sostenga, anche se fra mille imbarazzi, Trump e lei no. Se ci pensate e' strano, si tratta di valori, eppure sembra che due persone cresciute nella stessa casa, che hanno ricevuto la stessa educazione, con gli stessi genitori, possano averne di completamente diversi.
Alla fine, abbiamo trovato l'unica vera differenza:
lei e' la sola ad aver viaggiato.
In effetti, viaggiare e' fondamentale, soprattutto intorno ai vent'anni, credo. E' l'unico modo per vedere gli altri come esseri umani e non come astrazioni dell'immaginazione, titoli di giornale.
Tra l'altro, questa e' la stessa cosa che mi ha raccontato un'amica israeliana. Diceva che si e' resa conto del lavaggio del cervello che aveva subito contro i palestinesi, solo quando li ha incontrati e ha capito che erano esattamente persone come lei.
E' semplice, ma non è semplice.

sabato 3 giugno 2017

stupidi o cattivi?

Allora. Immaginate un parcheggio semivuoto. Tornate alla vostra macchina e scoprite che qualcuno si e' messo cosi' vicino a voi che siete costretti a intrufolarvi dalla parte del passeggero. In questi casi, io mi chiedo sempre...ma chi e' sto genio?
I mille adesivi sul suo pick up e, in fondo il tipo di pick up stesso, mi hanno subito fornito degli indizi.
Il tale e' un veterano, a favore della secessione del Texas, che non crede nei media liberal (significa che e' un complottista), orgoglioso di tutte le sue armi e che ti sfida a avvicinarti e vedi cosa ti fa, che sta dalla parte dei poliziotti (significa che crede che i neri che vengono fermati e a volte ammazzati durante i controlli di polizia se lo meritano), che non esita a esibire la bandiera degli stati confederati (che rappresenta razzismo, schiavitu' e suprematismo bianco) e per finire -chevelodicoafare- e' un trumpista.
Ecco, questo piccolo episodio del parcheggio e' un esempio perfetto della domanda fondamentale che mi faccio da mesi e mesi e a cui ancora non sono riuscita a trovare un risposta.
Un individuo simile e' cattivo dentro (blocca perfino uno sconosciuto in un parcheggio tanto per rompere le balle) oppure e' stupido (non capisce che se si mette cosi' vicino non posso aprire la portiera/ non sa parcheggiare)?
Ognuno tragga le sue conclusioni.

giovedì 1 giugno 2017

buongiorno, ti amo

Qui quando i bambini entrano e escono da scuola, c'e' un volontario, di solito un pensionato che li aiuta ad attraversare la strada. Noi andiamo a scuola in macchina, pero' vedere questo anziano che tutti i santi giorni con la pioggia e con il sole, aiuta la comunita' e' un'esperienza bellissima e piena di significato. Per me avere la possibilita' di mostrare ai miei bambini un esempio concreto di individuo che aiuta la comunita' in maniera incondizionata e per di piu' sempre con il sorriso sulle labbra, e' importante. Perfino Woody tutte le mattine gli fa ciao ciao con la manina. A Natale gli abbiamo fatto un piccolo regalo accompagnato da un biglietto in cui sentitamente ringraziavo e spiegavo il valore enorme del suo contributo alla societa'. Oggi e' finita la scuola e gli abbiamo regalato una scatola di biscotti accompagnata da un disegno di Joe dove c'e' lui con in mano la paletta rossa che eroicamente ferma una sorta di macchina da Formula Uno (durante gli ingressi e le uscite dei bambini le auto per legge vanno a passo d'uomo). Mr. J ha obiettato "Ma perche' gli fai il regalo se i nostri non vanno nemmeno a piedi?". Cinico. Non capisce lui il valore, l'esempio, il senso civico, la generosita', il sorriso di chi da' con gioia senza ricevere nulla in cambio e ti fa bene al cuore in questo mondo che va alla rovescia e perche' no? Lo cambia il mondo, lo rende un posto leggermente migliore. Diciamolo una volta per tutte che se ognuno facesse il suo pezzettino qui si starebbe tutti molto meglio. Stavolta, invece di passargli il regalo dal finestrino, ho deciso di parcheggiare un secondo e darglielo in mano, scambiare una parola. Mi sembrava piu' giusto, piu' umano. Gli ha fatto molto piacere. Il fatto e' che mentre ce ne andavamo, quando eravamo oramai a quattro o cinque metri di distanza, dopo aver ripetuto per l'ennesima volta take care, che e' qualcosa tipo stammi bene, stammi bene, eh...ha mormorato testualmente e mentre mi scannerizzava dai piedi alla testa: "Sei cosi' giovane e bella, e' per questo che ti dico I love you tutte le mattine".
Ma come non dicevi buongiorno?!
Quando ti dicono di non avvicinarti troppo ai tuoi eroi, ecco quello li' si che e' un buon consiglio.