lunedì 23 ottobre 2017

chi mai?

Quale presidente o meglio, quale essere umano, potrebbe mai dire alla moglie (incinta del terzo figlio) di un giovane soldato appena deceduto sul campo di battaglia è un peccato, ma lui sapeva a cosa andava incontro e ripeterlo anche, senza mai pronunciare il nome del soldato e ringraziarlo e lodarlo? Beh, tutti possiamo dire una cosa sbagliata in quelle circostanze, nell'emotività, non è mai semplice fare delle condoglianze articolate. Chi allora invece di scusarsi immediatamente comincerebbe mai ad attaccare la giovane vedova di mentire via Twitter? Ad accusare falsamente il proprio predecessore di non aver mai fatto nessuna telefonata di condoglianze e farsi difendere da qualcun altro davanti ai giornalisti?
La telefonata era in vivavoce ed è stata sentita e raccontata allo stesso modo da più persone. Nemmeno la Casa Bianca ha smentito la vedova, ma Trump continua a chiamarla bugiarda. 
Qui di questa storia (di cui ho omesso molti dettagli) se ne sta parlando tantissimo da una settimana e forse è giusto per quanto penoso. Non era mai successa una cosa simile. Certi argomenti sono sempre stati apolitici e riservati, ma oramai sta andando tutto a rotoli. 
Se vi interessa, credo che l'unico a spiegarvi tutto per bene in italiano sia come sempre Francesco Costa.

giovedì 19 ottobre 2017

il secondo primo giorno di primavera

Se vivi in Texas, il primo giorno dopo l'estate in cui puoi spegnere l'aria condizionata e aprire le finestre per una boccata d'aria, è un po' come il primo giorno di primavera.

mercoledì 18 ottobre 2017

ti spiace che la catalogna voglia staccarsi?

Ieri ho incontrato una persona che era molto preoccupata per me:


- Ti ho pensata in questi giorni! Come sta la tua famiglia in Italia? Come stanno prendendo le spinte separatiste della Catalogna? Sono spaventati?

Ecco, ho cercato di essere più delicata possibile rispondendo che la mia famiglia sta molto bene in Italia, ma ho tanti amici in Spagna che sono preoccupati, in realtà soprattutto per gli incendi, proprio come in California, un disastro, ma perché non se ne parla qui? Insomma, cambiando discorso alla grande.

Perché poi si fa presto di fronte a una gaffe del genere a pensare male di chi ti sta di fronte, ma sapete la verità? Un minuto prima lei aveva parlato di quando torna in India, ogni estate, e per un momento mi era venuto in mente di chiederle in quale città solo che poi mi sono detta che conosco sì e no due o tre città dell'India e questa informazione non avrebbe aggiunto molto alla conversazione. Di sicuro anche a lei sembrerà assurda la mia ignoranza su un paese enorme come l'India.

A volte bisogna fare un po' di autocritica prima di giudicare gli altri. Questa è una cosa che vivere all'estero o avere spesso a che fare con gente di tutto il mondo ti insegna molto bene. 

martedì 17 ottobre 2017

#metoo

C'è anche il mio #metoo adesso in mezzo a tutti gli altri. Mi ha sorpreso il fatto che non sia stato semplicissimo come avrei immaginato metterlo lí nero su bianco. All'inizio ho trovato delle scuse. Non è stato mica niente di così grave in fondo, sto bene, è passato tanto tempo, sono fatti miei. 
Però poi no. 
Stai bene perché la vita va avanti e perché certi pensieri preferisci metterli da parte, ma quando provi a ricordare, ti sale ancora la rabbia. Non è giusto che succedano certe cose praticamente ovunque e a qualunque donna e che chi le subisce si senta quasi più in imbarazzo di chi le impone. Nell'ultimo post abbiamo parlato della differenza fra l'approccio americano e quello italiano su questa vicenda di Weinstein. Beh, sapete che vi dico? Più passano i giorni e più apprezzo il fatto che qui si stia volando alto. Sembra che a nessuno importino i dettagli dei singoli casi. Si parla del sistema in generale, si parla di come smontare finalmente questo sistema più vecchio del mondo. Indipendentemente dai risultati, tanto di cappello per la capacità di questa opinione pubblica di tenere lo sguardo fisso sulla luna invece che sul dito. Ecco, poi magari sarebbe bello che questa opinione pubblica esercitasse la propria intelligenza e mostrasse i propri valori anche in altri ambiti, ma non divaghiamo. 
Per una volta guardiamo il buono dove c'è.

lunedì 16 ottobre 2017

asia argento e rose mcgowan

Il caso delle molestie sessuali compiute dal produttore cinematografico Harvey Weinstein ai danni di numerose attrici, mi interessa soprattutto per un motivo: mette in luce in maniera lampante l'enorme differenza culturale e di mentalità fra gli Stati Uniti e l'Italia. 
L'unica cosa che ho sentito dalle mie amiche americane è che sono contente e fiduciose perché per la prima volta si parla apertamente di abusi che sono sempre stati noti, e riguardano anche altri ambienti professionali, ma non sono mai stati condannati né tantomeno discussi dall'opinione pubblica. Certo, ammettere che ci sia un problema è sempre il primo passo, però io francamente non ci riesco a essere così ottimista considerando che questo paese che non ci mette nulla a licenziare un produttore sporcaccione, è tuttora guidato da un altro sporcaccione che ha vinto le elezioni pochi giorni dopo essere stato ascoltato da tutto il mondo mentre si vantava di poter afferrare qualunque donna per i genitali (l'ha detto lui e in modo molto più volgare) in quanto ricco e famoso. 
Tornando a Weinstein, c'è un'attrice americana, Rose McGowan che nell'ultimo anno ha raccontato diverse volte di essere stata violentata da un importante produttore che molti ritengono essere Weinstein, ma di cui lei non ha mai fatto il nome in modo diretto. Perché? Lo ha scoperto in questi giorni il New York Times: all'epoca l'attrice firmò un accordo legale in cui si impegnava a mantenere il silenzio in cambio di una grossa somma di denaro da Weinstein.
La situazione di questa attrice è piuttosto controversa quindi, tanto quanto quella di Asia Argento, che ha dichiarato di aver subito delle violenze vent'anni fa, ma di aver taciuto per paura di ritorsioni professionali. 
Il fatto interessante è che Asia Argento in Italia la stanno spolpando viva, mentre Rose McGowan, con delle critiche, sì, ma in generale qui viene difesa.   
Su questa vicenda posso offrirvi solo tanti dubbi e nessuna certezza. Faccio molta fatica a immedesimarmi in queste donne, però non le condanno, mi limito a cercare di capire come tutti
Quello che mi fa impressione è l'accanimento con cui in Italia ci si scaglia contro chi denuncia, soprattutto Asia Argento, in quanto italiana immagino. 

Perché non si è mai vista tutta questa indignazione contro uno stupratore o, in questo caso, anche contro tutti quelli intorno a lui che lo hanno coperto per decenni?

Che conclusioni staranno traendo in questo momento tutte quelle donne vittime di violenze che stavano considerando l'ipotesi di denunciare? 

venerdì 13 ottobre 2017

e voi quale oggetto inutile portereste in capo al mondo?

L'altro giorno ero a pranzo con un'amica speciale che non vedevo da qualche mese. Lei è una di quelle persone che mi rimettono al mondo. Una di quelle amiche, e per fortuna ne ho più di una, che spesso fanno una cosa strana: quando vanno a casa mi mandano i link delle cose di cui mi hanno parlato e io questa cosa la adoro particolarmente perché significa che c'è pensiero in tutto quello che si fa e si dice, c'è voglia di coinvolgersi nelle rispettive scoperte, anche quando purtroppo si riesce a passare poco tempo insieme. 
A un certo punto mi ha chiesto se ho mai avuto un diario. Le è stato consigliato di compilarne uno per motivi terapeutici e non sa da che parte cominciare. 
Che per me è pazzesco. 
Ho cominciato a avere un diario praticamente appena ho imparato a scrivere. Non ricordo nemmeno il come o il perché, è stata una cosa del tutto spontanea per me. Avevo tutta questa roba dentro e ha un certo punto ha cominciato come a straripare. 
Poi oggi cercavo un documento e...

Ventisette diari. E questi sono solo quelli che quando mi sono trasferita ho deciso che non potevo vivere senza. Ne mancano un paio che ho riportato quest'estate e tutti quelli fino alla prima adolescenza. 

Ho sempre pensato di scrivere molto poco, troppo poco. 

A volte ci convinciamo così bene di essere in un determinato modo che perdiamo completamente di vista la realtà. 

Comunque, non li ho aperti. 

Non li apro da mille anni, ma non posso vivere senza, al punto che ho dovuto portarli fin qui anche solo per metterli in uno scatolone e nasconderli nello scaffale più alto dell'armadio. Però so che ci sono. Ci sono loro e ci sono ancora io, anche quella che non sono più.

Mentre cercavo, ho trovato anche il diario di Joe, chiuso a chiave. A malapena sa scrivere in prima 
elementare, chissà che segreti avrà mai.

E voi avete qualcosa senza nessun utilizzo pratico di cui, anche in capo al mondo, non potreste mai fare a meno?

mercoledì 11 ottobre 2017

eminem e jay z

La settimana scorsa parlavo con Mr. J del fatto che in Italia non ho mai sentito una sola canzone di Jay Z mentre qui è praticamente un dio. Secondo lui è una questione di linguaggio che è molto difficile da capire e in sostanza, è come un dialetto. E' vero, gli rispondo, però Eminem era molto famoso, ad esempio.

E lui rimane piuttosto sbalordito.

- Il rapper più famoso in Italia era Eminem? L'unico rapper bianco? Ma allora siete razzisti anche voi!

E io ma va'. Finisce lì.

Accidenti però, sono passati un po' di giorni e ancora ci penso a questa cosa mentre guardo il video di Eminem di cui tutti stanno parlando oggi, quello in cui fa cinque minuti di freestyle contro Trump nel parcheggio dell'Esselunga di Detroit. In effetti, la narrativa in Italia, per una come me che non lo seguiva da vicino, era proprio quella: l'unico bianco che ce l'ha fatta in mezzo ai brutti ceffi neri del ghetto. Bah. Si torna sempre lì.

martedì 10 ottobre 2017

dei confederati e dei loro simboli a dallas

Dopo una breve e folgorante parentesi nel baseball, Joe quest'anno è tornato a giocare a calcio. Gli allenamenti sono sempre più lunghi e frequenti e così si finisce per passare molto tempo con gli altri genitori. Normalmente è Mr. J che segue questa cosa, ma in questo periodo viaggia molto per lavoro e ho cominciato a gestire io anche questo. Mi ha fatto solo una raccomandazione: parla il meno possibile e solo di cose senza importanza con gli altri genitori. Secondo lui nel gruppo, che è molto piacevole in generale, si nascondono dei razzisti/trumpisti e sa che poi ci rimango male quando sento certe cose. 

La nostra vita non è stata stravolta dalle elezioni del 2016, ma è in queste piccole cose di tutti i giorni che avvertiamo un disagio tutto nuovo. La società è divisa in ogni sua parte, il problema non è solo ai vertici.

Il primo giorno, dopo un'ora di bla bla bla senza importanza, finalmente nasce un argomento molto intrigante. C'è questa mamma che si lamenta perché suo marito è fissato con la Prima guerra mondiale.
- Per lui esiste solo la Prima guerra mondiale, dovreste vedere i film che ci consiglia Netflix. Solo documentari sulla Prima guerra mondiale. E siccome è così appassionato della Prima guerra mondiale quando siamo andati in Germania, mi ha portato a fare il tour dei campi di concentramento...

E io intanto pensavo, ma come? Guardi tutta sta roba e non hai ancora capito che i campi di sterminio tedeschi riguardano la Seconda guerra mondiale e non la Prima?

Ad ogni modo, tenendo a mente i consigli di Mr. J mi sono limitata ad annuire e lei ha proseguito:
- Dopo aver visto i campi di concentramento in Germania, lavorando proprio accanto alla statua di Robert E. Lee e avendola avuta davanti agli occhi tutti i giorni per anni, quando ho visto che la tiravano giù mi sono sentita... 
E in quel preciso momento -accidenti- l'allenamento è finito. Tutti si sono alzati in piedi e la frase è rimasta in sospeso.
Ma facciamo un passo indietro così capirete perché mi interessava tanto. 

Vi ricordate dei disordini di Charlottesville ad agosto? Quando i neonazisti hanno sfilato con le torce in mano e hanno ucciso una ragazza che faceva parte della contro-manifestazione? Ne avevamo parlato qui. Ecco, i suprematisti in quell'occasione protestavano contro la rimozione di alcuni monumenti dedicati a generali e caduti sudisti della guerra civile. E' un dibattito questo della rimozione delle statue che riguarda tutto il paese. Anche a Dallas c'è stata una grande disputa e alla fine hanno deciso, giusto un paio di settimane fa, non solo di rimuovere la statua di Robert E. Lee ma anche di rinominare il parco omonimo insieme ad alcune scuole intitolate a vari personaggi che hanno combattuto a favore dello schiavismo e della secessione.
  
Quelle statue sono state erette soprattutto agli inizi del Novecento o negli anni sessanta come risposta ai movimenti per i diritti civili, con lo scopo principale, dunque, non di preservare la memoria storica o di portare avanti un ideale estetico, ma di auspicare un futuro dominato dai bianchi (trovate maggiori informazioni qui). 

Finisce l'allenamento, ma io continuo a pensare a questa cosa, vorrei davvero sapere cosa ha provato vedendo rimuovere la statua. Era così strano che tirasse fuori un argomento così controverso. Cosa mai avrà voluto dire? Insomma, le è dispiaciuto o le ha fatto piacere? Anche perché questa persona fa parte di una minoranza, dovrebbe essere ancora più sensibile verso i temi del razzismo. Forse Mr. J si sbaglia questa volta, forse ci sono delle persone davvero attente ed informate in questo gruppo.
Così, la volta dopo, senza nemmeno valutare bene l'opportunità di questa mia domanda, glielo ho chiesto, così un po' dal nulla, candidamente, davanti a tutti:
- Scusa, ma quindi cosa volevi dire l'altra volta? Cosa hai provato vedendo che tiravano giù la statua?
E cala il gelo, com'era prevedibile.  
Mi spiega -evitando il più possibile il mio sguardo, ma rivolgendosi agli altri quasi come alla giuria in un tribunale- che le è dispiaciuto perché dopo aver visto i campi di concentramento, ha capito che il passato anche quello più sanguinoso, va ricordato.

Già. Non potete capire la delusione. 

Ci avevo davvero sperato che stesse per dire il contrario, invece nonostante questa persona abbia un livello di istruzione molto alto, appartenga a una minoranza etnica e abbia avuto la possibilità di viaggiare, se n'è uscita con gli stessi beceri argomenti di un qualunque seguace del presidente in carica. 
Come ha potuto non rendersi conto che un monumento dedicato ai confederati equivale a un'ipotetica statua a Hitler e non alla visita a un campo di sterminio? 
Sarebbe come equiparare un busto di Mussolini a Se questo è un uomo di Primo Levi: da una parte hai il culto della personalità di un dittatore e dall'altra la testimonianza storica di un superstite.

Cos'è questa? Ignoranza, malafede o indifferenza?

E non era l'unica del gruppo a sostenere queste tesi. Un'altra mamma le dava man forte. 
- Non si può cancellare la storia, queste persone hanno dato la vita per la nazione.
Praticamente la dimostrazione vivente che la storia si impara dai libri, non dai monumenti. 
I confederati hanno dedicato la vita a dividere il paese e promuovere lo schiavismo. Il fatto che qualcuno gli abbia dedicato delle statue crea ancora oggi il malinteso che siano degli eroi e proprio per questo quelle statue stanno pian piano venendo giù perché finalmente una gran parte dell'opinione pubblica ha capito che rappresentano una vergogna nazionale e offendono una fetta enorme della popolazione.

Immaginate come si possa sentire il liceale afroamericano a cui tocca frequentare una scuola dedicata a qualcuno che lo avrebbe voluto schiavo. 

Un'altra mamma ha argomentato perfino a favore della bandiera confederata. Secondo lei tutti quei ragazzi che la espongono non sono mica razzisti, la vedono ai concerti di musica country e pensano che sia cool. Son ragazzi insomma, secondo lei. Secondo me invece sono neonazisti perché se esponi quella particolare bandiera e te ne vai alle manifestazioni urlando gli ebrei non ci sostituiranno come altro ti dovrei chiamare?
Volete sapere come è finita?
In tutto il gruppo, c'era un'altra mamma che la pensava esattamente come me e non aveva nessun timore a difendere le sue idee. Mi ha fatto piacere, mi sono sentita meno sola, ma questa non è la cosa interessante. La cosa interessante è che all'ultima partita la mamma che difendeva i neonazisti, si è presentata con il suo nuovo boyfriend, un gran bell'uomo di colore. E' interessante perché la maggior parte di queste persone non sanno nemmeno di essere razziste. Non hanno nulla contro i neri, ci escono, magari ci fanno una famiglia, ma allo stesso tempo difendono uno come Robert E. Lee che li voleva schiavi.
E sono persone, in questo caso almeno, con un livello di istruzione alto, non possono non sapere. Suppongo che non riescano a staccarsi da tutto quello che hanno imparato crescendo, magari semplicemente non lo hanno mai messo in discussione e hanno finito per interiorizzarlo. 
Al di là di tutto c'è una cosa di cui mi rallegro. Quest'anno sia Joe che Woody, per caso, hanno delle maestre afroamericane. Mi sembra un'ottima cosa. 
I pregiudizi si possono combattere solo con il buon esempio e questo vale soprattutto per i bambini, al di là di tutti i discorsi del mondo.

domenica 8 ottobre 2017

perché le statue dei confederati no ma l'architettura fascista sì

Come sapete qui negli Stati Uniti si stanno pian piano rimuovendo o ricollocando i monumenti dedicati alla celebrazione dei soldati confederati. 

Il New Yorker si è chiesto allora come mai in Italia, a differenza di molti altri paesi come la Francia o la Germania, ancora ci siano così tanti monumenti fascisti e nessuno se ne lamenti. 
Ecco, può essere anche una provocazione intrigante questa, ma si tratta di due questioni a mio parere assolutamente non comparabili. 

Qui stanno rimuovendo non edifici perfettamente inseriti nel contesto culturale dell'epoca come la stazione Centrale di Milano o il Palazzo della Civiltà Italiana a Roma, ma banalissime statue equestri dedicate alla celebrazione di chi ha cercato attivamente di dividere il paese in due e promuovere lo schiavismo. 

Le statue americane oltretutto sono state erette soprattutto agli inizi del Novecento o negli anni Sessanta come risposta ai movimenti per i diritti civili, con lo scopo principale, dunque, non di preservare la memoria storica o portare avanti un ideale estetico, ma di intimidire chi si batteva per l'uguaglianza e auspicare un futuro dominato dai bianchi.

Se la questione vi interessa quanto interessa a chi scrive, è in arrivo un lungo post sull'argomento. 

Nel frattempo i neonazisti sono tornati a marciare su Charlottesville come ad agosto.

venerdì 6 ottobre 2017

lanciare un po' di gentilezza nell'universo


"Speriamo che abbiate un trasloco facile e che vi godiate la vostra nuova casa. Abbiamo portato in questa casa tutti e tre i nostri adorati bambini, quindi c'è stato moltissimo amore e moltissima felicità fra queste mura! Vi auguriamo la stessa felicità" 

Ancora mi emoziono a rileggere il biglietto che ci hanno lasciato dieci anni fa i precedenti proprietari della nostra casa.
Un gesto semplice e spontaneo per loro, ma che ha significato molto per noi che lo abbiano ricevuto.

Non è così difficile lanciare un po' di gentilezza nell'universo, no?

giovedì 5 ottobre 2017

qualcosa ma cosa?

Ho portato Joe a scuola stamattina e ho incontrato come sempre la mamma dell'utero, quella di qualche post fa. Anche questa volta mentre i bambini ci facevano ciao ciao con la manina mi ha raccontato una cosa molto grave: che sua figlia è capitata in classe con delle bambine che non la fanno giocare perché é nera e le dicono un sacco di brutte cose al punto che si è rivolta alla psicologa della scuola.
La psicologa ha fatto scrivere alla bambina più razzista del gruppo una lettera di scuse, ma poi le ha separate. Adesso non siedono allo stesso tavolo.
Vorrei sapere che senso ha dal momento che di solito la gente è razzista perché non conosce gli altri. Come fanno a diventare amiche? Se sono state separate penseranno che sia meglio che si evitino, no? La psicologa dice che è una misura temporanea, ma non capisco.
La mamma era così demoralizzata, sta considerando perfino di cambiare città. Vorrei fare qualcosa, ma non so cosa.
Credo fermamente che questo sia un problema di tutta la classe (la scuola e la società), non solo della bambina di colore o di quella che si è comportata male.
La prima cosa che farò di sicuro sarà parlarne con Joe. Voglio sapere se ha mai assistito a scene simili, cosa ne pensa e come si comporterebbe.

martedì 3 ottobre 2017

il voltastomaco

Ho degli amici (di sinistra, contro le armi, ecc.) che sono in vacanza a Las Vegas in questi giorni. Ieri stesso, dopo essersi dichiarati 'sani e salvi', hanno continuato a postare le foto della loro vacanza come se niente fosse. 
Anche oggi, vanno avanti così, ristoranti, casinò, hotel...solite cose che una immagina si facciano a Las Vegas, come se non fosse successo assolutamente nulla. 
Ecco, quando dico che ci siamo abituati, parlo di cose così. 
A me francamente viene il voltastomaco.

ma non chiamiamolo terrorismo

È successo, ci siamo abituati anche agli omicidi di massa. Vedi certe notizie ormai e ti giri dall'altra parte. Che senso ha soffrire nell'assistere impotenti alla stessa tragedia?
Sempre uguale. Ogni sei mesi, ogni anno. Solo qui, qui e in nessun altro paese al mondo.
Chi ha il potere di cambiare le cose, offre preghiere e minuti di silenzio e a noi comuni cittadini non resta che sperare di non essere nei paraggi la prossima volta.
Ma non chiamiamolo terrorismo.

venerdì 29 settembre 2017

il picco dell'insofferenza

Stamattina una mia amica mi ha raccontato che ieri parlava in spagnolo con una sua vicina di casa, un altro vicino di casa le ha sentite e gli ha intimato di parlare in inglese che siamo in Ammeriga.
Bene. Mi mancava giusto questo per raggiungere il picco dell'insofferenza oggi.

Tra l'altro pensavo a tutte le volte che la gente mi fa i complimenti quando parlo italiano. Proprio l'altro giorno: - Ma che lingua è? Assomiglia allo spagnolo, ma ha un suono così bello! Ogni volta che me lo sento dire, non so mai se prenderlo come un complimento verso la mia lingua o un attestato di fastidio verso l'altra.

E poi mi sono resa conto anche di un'altra cosa. Conosco questa amica da diversi anni oramai. Non parliamo dei massimi sistemi, ma fra una cosa e l'altra ci vediamo più o meno ogni settimana o anche più spesso. Anche se usa il cognome del marito americano, so che ha origini messicane, ho conosciuto la sua famiglia. Con sua cugina, ho parlato spagnolo in sua presenza una volta, ma lei si è sempre rivolta a me in inglese e mi ha sempre riempito di complimenti perché ho insegnato l'italiano a Joe e i suoi figli invece parlano solo inglese.
Non dico che me lo abbia tenuto nascosto, ma certamente non ha fatto nulla per farmi sapere che parla spagnolo.

Mi è successa una cosa simile, tempo fa, con anche un'altra un'amica, in questo caso un'amica intima, di quelle con cui parli di tutto. Una volta siamo andate in un ristorante e quando siamo uscite mi ha tradotto tutto quello che avevano detto le cameriere coreane. Quello che avevano detto le cameriere, faceva molto ridere, certo, ma io riuscivo a pensare solo al fatto che dopo dieci anni di amicizia ancora non sapevo che conoscesse il coreano. Si è sempre presentata a tutti come olandese, usa anche lei il cognome del marito e io, certo, lo immaginavo che le origini fossero leggermente più variegate, ma non mi aveva mai parlato di quel ramo della sua famiglia, si era sempre definita solo olandese e io avevo dedotto che non avesse mai avuto nessun contatto con la cultura d'origine.

Pensateci.

Non sarebbe bello vivere in un mondo dove uno sa una lingua in più e lo sbandiera ai quattro venti perché é un'abilità speciale e c'è solo da esserne orgogliosi?

mercoledì 27 settembre 2017

undici

Oggi fanno undici anni che vivo in Texas. L'anno scorso per l'occasione ho scritto un lungo post e non l'ho mai pubblicato. Mettevo un po' sul piatto della bilancia i pro e i contro del vivere qui. In sostanza dicevo che sì la passione iniziale si era un po' assopita, ma volevo ancora un gran bene al mio Texas, quel posto dove appena arrivi tutto ti sembra davvero più grande e pieno di sole come si vede nei film. Ecco, non l'ho mai pubblicato perché mentre lo rileggevo, per la prima volta -quando ancora sembrava impossibile- ho avuto come la sensazione che Trump potesse vincere sul serio. Mi sono chiesta...sarebbero ancora valide queste argomentazioni se in questo paese uno come Trump potesse essere eletto presidente? Si aprivano questioni immense che vanno avanti ancora oggi ed è finita che l'ho lasciato lí nella straripante cartella delle bozze quel post.
La nostra vita non è cambiata poi molto, ma dallo scorso novembre abbiamo abbandonato la ricerca di una nuova casa e abbiamo cominciato a parlare sempre più spesso di un ipotetico trasferimento. Non abbiamo fatto nulla di concreto affinché questo possa accadere, ma non avevamo mai nemmeno pensato a questa ipotesi nei dieci anni precedenti.
Nessuno sa cosa succederà, ma sapete che vi dico? Noi questa sera chiamiamo una baby-sitter e ce ne andiamo a festeggiare perché questo giorno è importante e speciale a prescindere.
Il giorno in cui sei salito su quell'aereo non te lo dimentichi più. E no, non me ne sono mai pentita. Ho rinunciato a tanto, soprattutto in termini di affetto, ma ho anche avuto tanto, tantissimo. Mi sento grata più di ogni altra cosa per avere avuto la fortuna sfacciata nella vita di incontrare qualcuno che, senza mai forzarmi o cercare di convincermi in nessun modo, mi abbia fatto venire voglia di esplorare il mondo e di buttarmi in una cosa molto più grande di me come questa, senza pesi e senza paura.

martedì 26 settembre 2017

piccolo e solo

Come qualcuno di voi ormai saprà seguendo Nonsisamai su IG, ogni sera faccio una passeggiata in bicicletta al tramonto. A volte vado un po' al parco a leggere da sola, a volte porto Woody con me. Più o meno ogni sera succede qualcosa. Ieri, mentre tornavamo a casa, ho assistito a una scena piuttosto allarmante. C'era un bambino, scalzo sul marciapiede proprio davanti a casa mia e una macchina con i vetri oscurati che lo seguiva. Mi sono subito fermata. Nella macchina c'erano una ragazza e un ragazzo che mi hanno sorriso come per chiarire che non facevano nulla di male. Ho chiesto se era tutto ok. Ma no, non andava per niente bene. Quel bambino aveva appena attraversato una strada molto grande e trafficata da solo. La ragazza aveva le lacrime agli occhi, era sicura che qualcuno lo avrebbe investito, così piccolo. Ma era sano e salvo grazie al cielo. Nessuno di noi aveva mai visto quel bambino nel quartiere, chissà quanto aveva camminato. L'unica cosa che è riuscito a spiegarci è che ha cinque anni e che la sua mamma era arrabbiata così se n'é andato. Lo abbiamo trattenuto fino all'arrivo della polizia. Sembrava un animaletto, cercava di scappare.
Credo che questo sia uno dei tanti incubi di un genitore. Sarebbe potuto succedere a chiunque. Mi si è stretto lo stomaco pensando all'angoscia di quella mamma con un bimbo di cinque anni fuori casa al buio da solo.
E non mi sono sentita molto meglio quando è arrivato il poliziotto. Sulla trentina, molto gentile, ma pur sempre grande e grosso, armato e con quel SUV enorme, una presenza che intimidisce. Di sicuro avranno trovato i genitori del bambino e sarà andato tutto bene, ma che angoscia. 
E no, all'altra ipotesi, che i genitori siano delle brutte persone, non riesco nemmeno a pensarci.

P. S. Una bella notizia. Questa mattina (27/9/17) a scuola ho rivisto il bambino. Ha la stessa maestra che aveva Joe l'anno scorso. Era tranquillo, vestito bene e pulito quindi suppongo che fosse davvero scappato di casa. Mi fa molto piacere che sia finito tutto nel migliore dei modi.

P.P.S. Un ultimo (spero) aggiornamento. Questa mattina (28/9/17) sono andata a parlare con la psicologa della scuola. Ho pensato che questo piccolo incidente fosse un'informazione utile per lei, per poter capire meglio se ci sono altre problematiche che coinvolgono quel bambino. Sapeva già tutto. Chiaramente per questioni di riservatezza non mi ha dato nessun dettaglio, a parte che ci sono delle persone che si stanno occupando di lui, ma ho avuto la sensazione che l'episodio si inserisse in un quadro di una certa complessità e che non sia stato un semplice incidente isolato. 

sabato 23 settembre 2017

chi si inginocchia durante l'inno nazionale e perché

L'attuale presidente degli Stati Uniti ha chiamato "figli di p*****a" e ha auspicato il licenziamento di tutti i giocatori di basket e football che per protesta contro il razzismo negli ultimi mesi, si sono inginocchiati durante l'inno nazionale. 
E' abbastanza assurdo che qualcuno nella sua posizione usi quel linguaggio in generale, e ancora di più se considerate che aveva definito i partecipanti al corteo dei neo-nazi che hanno ucciso una ragazza, 'fine people', brave persone.
Ve lo dico perché dall'articolo che ho appena letto su La Repubblica non si evince questo che è il concetto fondamentale.
#noncelasifa

giovedì 21 settembre 2017

parlare la stessa lingua, ma no, non parlare la stessa lingua

Un po' di tempo fa, mi imbattevo spesso in una persona e ho pensato che magari chissà saremmo potute diventare amiche. Poi un giorno le ho detto che andavo a vedere una mostra, così casualmente, e la sua risposta è stata: 
- Ah! A me non piacciono i musei.
- Prego?
A me non piacciono i musei.
- Ma quali musei? 
- Tutti. Non mi piacciono. 
E mi diceva questa cosa come se fosse normale. 

Parlavamo la stessa lingua, ma no, non parlavamo la stessa lingua. 

Come fanno a non piacerti i musei? Tutti i musei? Ma tu lo sai che esiste perfino il museo del cavatappi, per la miseria?!

Non l'ho mai più vista.

mercoledì 20 settembre 2017

strano?

L'anno scorso a una di quelle terribili feste di compleanno in cui i bambini si divertono come pazzi e i genitori che non si sono mai visti prima se ne stanno lì impalati e non sanno cosa dire, ho conosciuto una mamma abbastanza socievole. Abbiamo chiacchierato per tutto il tempo, ci siamo scambiate i numeri e ci siamo ripromesse di organizzare qualcosa insieme. Dopo un paio di settimane l'ho incontrata alla recita di fine anno, mi ha rivolto un ciao striminzito e si è seduta dall'altra parte della stanza. 
Strano? Non troppo da quello che ho visto in questi anni. I texani hanno questi grandi slanci di disponibilità appena ti conoscono, ma non ti conviene prenderli alla lettera. Andiamo, facciamo...in realtà finisce quasi sempre che non ci si vede più. Non è niente di personale, è così e basta, è una delle prime cose impariamo noi expat. 
Fatto sta che però questa mamma l'ho rivista, anzi la rivedo quasi tutti i giorni a scuola adesso. Il primo giorno dopo le vacanze, ha attaccato di nuovo bottone come se nulla fosse, deve perfino avermi dato uno di quegli strambi abbracci all'americana, quelli in cui non ci si tocca. Mi chiede: 
- Com'è andata l'estate? 
- Bene grazie e la tua? 
- Tutto bene, a parte una brutta storia con il mio utero...
E comincia a raccontarmi, proprio lì davanti ai bambini in fila che ci facevano ciao ciao con la manina, i problemi del suo utero.
Strano? Non troppo.
Questa cosa mi è capitata tante di quelle volte qui: completi sconosciuti che ti rivelano episodi privatissimi, anche scabrosi a volte, della loro vita come se non vedessero l'ora di raccontarli a qualcuno -ma non necessariamente a te in un tentativo di vicinanza- a chiunque, solo per tirarli fuori e... scioccarti? Vantarsi? Sfogarsi? Denigrarsi? Non ne ho idea.
Ricordo la prima volta che successe, ero qui in vacanza, tanti anni fa prima di trasferirmi. Ci rimasi secca. Mr. J mi presentò un suo amico e queste furono le prime parole che mi rivolse:
- Piacere! Scusa se mi trema la mano, ma sai mia madre si faceva di cocaina mentre era incinta. 
Non scherzava, ho poi scoperto, non scherzava affatto.
Un'altra volta fu l'idraulico. Mentre istallava la lavatrice nel nostro primo appartamento, fra un martello e una chiave inglese, ci raccontò che aveva alcuni figli naturali e anche una figlia adottiva e che la madre della figlia adottiva era rimasta di nuovo incinta a distanza di una ventina d'anni e così la figlia adottiva aveva deciso a sua volta di adottare quella che praticamente era sua sorella...lo so, è complicato, è una storia pazzesca. Ancora mi chiedo che senso avesse tirarla fuori in quel momento. Mi rimase piuttosto impresso quell'idraulico.
La ragazza con cui stava uscendo un amico, invece la prima volta che mi parlò, decise non so per quale motivo di farmi sapere che le avevano dato un permesso speciale per guidare prima dei sedici anni e essere così in grado di andare a raccattare in giro la madre ubriaca. Più avanti conobbi anche la madre, tra l'altro

Dopo tutti questi anni non riesco ancora a decodificare certi comportamenti sociali.

Vedo tantissima prudenza nelle persone che mi capita di incontrare, un'estrema attenzione a presentarsi agli altri in un determinato modo e soprattutto ad apparire vincenti, con una buona posizione economica e del tutto autonomi anche a livello emotivo. C'è un concetto molto diffuso, l'idea di non disturbare mai gli altri con i propri problemi, di starsene sempre nel proprio. Così quando conosci delle persone nuove per molto tempo non ti parlano né di politica, né di religione, né di problemi personali, nulla di interessante o utile insomma. Però è perfettamente accettato riversare tutte le proprie storie e i propri traumi pregressi sul primo arrivato. 
Non so, a volte penso che non mi adatterò mai a tutto questo e forse in fondo, è meglio così. 

domenica 17 settembre 2017

dalla parte di hillary

Hillary Clinton ha appena pubblicato un libro in cui racconta tutti i suoi retroscena e finalmente anche il suo punto di vista sulle presidenziali dell'anno scorso. Come succede in questi casi sta facendo un sacco di interviste. 

Ecco, ogni volta che la sento parlare mi girano le scatole. 

Parla come un presidente lei e uno non dico buono o cattivo, ma competente. Se le fanno qualunque domanda, cita fatti, nomi e date a menadito, ha lo sguardo fiero e la voce ferma: è preparata, è la compagna di classe secchiona che può non starti troppo simpatica, ma i cui meriti e talenti sono fuori discussione. La persona che ha vinto invece? Ha il vocabolario di un bambino delle elementari, fa proclami diplomatici alle tre del mattino su Twitter e è capace di essere d'accordo e contro un qualunque argomento nella stessa frase (basti vedere cos'è successo con i "dreamers": la settimana scorsa li voleva deportare in massa e ora sembra si stia accordando per farli rimanere). 

Non posso pensare che in questo caso la ragione per cui una persona del tutto incompetente e in malafede sia stata preferita rispetto a un'altra preparata e seria non abbia a che vedere con una questione di sessismo. 

Perfino adesso c'è chi le dice apertamente, anche nel suo partito, di stare zitta e sparire, a un uomo non succederebbe mai. E perché poi dovrebbe sparire? Ha partecipato a un momento storico fondamentale, il suo punto di vista ha un valore immenso. Le donne dovrebbero sostenersi a vicenda, si dice sempre, e invece sembra che proprio le donne la odino più di tutti. E' come se ancora oggi non concepissero che una donna possa avere quel tipo di aspirazioni esattamente al pari di un uomo. Beh, che la odino pure, io le sono riconoscente. 
Se ci sarà prima o poi una donna presidente degli Stati Uniti o se qualcosa cambierà nella mentalità, sarà anche merito suo.

sabato 16 settembre 2017

la mia vita parallela

Stamattina pensavo...ammazza quanto è sporca la mia macchina, uno schifo. Parcheggio, faccio quello che devo fare e torno indietro. Woody vede la macchina e me la indica tutto felice di averla trovata. Bravo amore, hai già imparato che se non stai attento tu, ci tocca girare un quarto d'ora alla ricerca della macchina perduta. Allora in maniera automatica, premo il pulsante del telecomando che apre l'auto. Parte il solito bip con il rumore delle sicure che si sbloccano. Apro la portiera e c'è questo momento stranissimo. 
Io e Woody guardiamo dentro e poi ci guardiamo in faccia. 
La macchina è pulita. E' veramente pulita. C'è solo un piccolo problema, non c'è più il seggiolino. 
E' successo questo. Qualcuno ha parcheggiato una macchina identica alla nostra, dello stesso colore e tutto, direttamente accanto alla nostra e l'ha anche lasciata aperta.
E niente. A volte mi sembra di vivere in una realtà parallela. In un universo parallelo la mia macchina sarebbe pulita, ora lo so.

venerdì 15 settembre 2017

camminare e immaginare

La maestra il primo giorno di scuola ha dato a Joe uno di quei compitini dove devi dire come ti chiami, quello che ti piace, ecc. L'ho trovato ieri nel suo zainetto. C'era scritto che la cosa che non gli piace è Charlie Brown, molto strano, e poi che la cosa che preferisce è guardare la TV, non molto strano però insomma... Gli ho chiesto spiegazioni. Pare che in quel momento non sapesse cos'altro scrivere, poi ha aggiunto:
- Mamma sai cos'è la cosa che mi piace più di tutto tutto? Camminare e immaginare tante cose mentre cammino.
Ah ecco, ora ti riconosco piccolo grande Joe.

mercoledì 13 settembre 2017

ancora sulle armi

Comunque, proprio qui vicino a casa mia, a nord di Dallas, c'è stato un omicidio di massa domenica sera. Nove morti. La cosa forse più sconvolgente per me è che ne ho sentito parlare solo nelle notizie locali. Ma è così normale adesso?

giovedì 7 settembre 2017

le rose hanno le spine

Prima ho portato Joe a fare la pulizia dei denti dal dottor Fiore. All'uscita, come sempre, c'era un vaso pieno di fiori. 
La segretaria gli ha chiesto: - Vuoi una bella rosa per la tua mamma? 
- No grazie, risponde lui senza nessuna esitazione.
Ci sono rimasta male. Una volta fuori gli ho chiesto:
- Scusa ma perché hai detto di no? È un gesto carino regalare un fiore a qualcuno.
- Mamma, le rose hanno le spine.

martedì 5 settembre 2017

fra creazionismo e paleontologia

Questo weekend siamo andati a vedere le impronte dei dinosauri. Davanti al bosco con le impronte c'è il "museo delle prove della creazione". Ecco così per farvi capire il clima. Mi sarebbe piaciuto farci un giro dentro per curiosità, ma era chiuso. Chissà perché davanti ci sono delle statue di dinosauri, chissà che cosa pensano i creazionisti dei dinosauri, forse che erano anche loro sull'arca di Noè...? Mentre un ranger spiegava che tipo di dinosauri hanno lasciato le impronte, un tizio ha esclamato ad alta voce, in modo molto polemico: "Sì certo!" e se ne è andato via.
                                                 



sabato 2 settembre 2017

la folosofia di joe

Ieri mentre andavamo a festeggiare la fine della prima settimana di prima elementare con un bel gelato, Joe all'improvviso mi fa: - Mamma, sai, a volte mi chiedo...come faceva Tristezza di Inside Out [film guardato due anni fa al cinema ndr] a trovare tutto triste? - Mi fa piacere che tu non lo capisca, significa che non sei triste. Vedi Joe, quando uno è triste, tutto gli sembra triste, anche quell'albero lì per dire. Invece se non lo sei vedi solo come ha lavorato bene la natura e quanto è bello. L'esempio dell'albero è stato casuale, ma sì mi è capitato qualche volta di trovare triste anche un albero. Così inerte, così solo. Lui fa una pausa e poi aggiunge serissimo: - Mamma, lo sa che quell'albero ti dà l'aria?

venerdì 1 settembre 2017

la vera essenza dell'essere umano

Durante le catastrofi, emerge sempre la vera essenza dell'essere umano e così in questi giorni abbiamo assistito a una serie di gesti di eroismo e solidarietà che hanno fatto decisamente risalire la nostra fede nell'umanità. Mi viene in mente, ad esempio, la catena umana che è stata fatta per salvare una donna entrata in travaglio sotto la pioggia torrenziale e gli allagamenti di Harvey oppure il proprietario di un negozio di materassi che ha aperto le porte alle vittime dell'uragano. Episodi simili non si possono contare, sembrano essere infiniti. Però poi c'è anche il risvolto della medaglia.
Il caso di cui tutti stanno parlando in questi giorni è quello di un famosissimo predicatore televisivo che si è rifiutato di aprire le porte della sua mega chiesa da 16.000 posti agli sfollati, ma l'essere umano sa mostrare le sue miserie a tutti i livelli, non c'è mica bisogno di essere miliardari.
Ieri mattina, mi avvicina la mamma di una compagna di classe di Joe per chiedermi se abbiamo intenzione di andare fuori città durante il ponte (lunedì qui è la festa dei lavoratori). Mi spiega:

- Io vorrei tanto andare a trovare la mia famiglia, ma si dice che non ci sia benzina nei distributori. Purtroppo ho il serbatoio pieno, non so dove metterla, voglio fare scorta prima che finisca.

Tornando a casa noto una coda di più o meno un chilometro al distributore. Non credevo ai miei occhi perché mi era bastata una minima ricerca su google per vedere che quello che mi era stato detto non era vero e che l'uragano avrebbe al limite fatto aumentare il prezzo della benzina di qualche centesimo, ma non c'era il rischio di rimanere sprovvisti.
Il problema è che a poco a poco la voce si è sparsa ed è scoppiato il panico. Tutti sono corsi a fare benzina contemporaneamente, finendo le scorte di una settimana nello spazio di qualche ora.
Oggi è tornato tutto alla normalità, ma ieri per alcuni è stato un delirio. Non avere benzina può significare perdere un giorno di lavoro e non tutti se lo possono permettere, certo, ma gli altri? Che senso ha avuto quel comportamento? 
Non la capisco questa corsa ad accaparrarsi il bene del momento fregandosene degli altri. 
Tornando alla vera essenza dell'essere umano...la generosità certo, ma anche tanto tanto individualismo e stupidità.

giovedì 31 agosto 2017

di harvey e di tutte quelle cose che si danno per scontate

Sono stata a Houston 
molte volte, è una città che mi è sempre piaciuta. In questi giorni penso spesso a tutto quello che ho visto lì. Ci sono stata a giugno l'ultima volta. In realtà, mi chiedo soprattutto se quello che ho visto c'è ancora, se il signore alla biglietteria del tale museo sta bene, se la signora gentilissima che mi ha aiutato tante volte al consolato italiano è al sicuro o se ha la casa allagata. E poi ho pensato tante volte a questo posto, la cappella di Rothko che non appartiene a nessuna religione, è solo un luogo dove sedersi e pregare o pensare o meditare. Il giorno in cui ci sono stata purtroppo non ho provato la pace che tutti descrivono, ma ho immaginato che ci sarei senz'altro tornata con più calma. Lo davo per scontato come tante altre cose che si danno per scontate.

mercoledì 30 agosto 2017

telefono casa

Woody non aveva idea di cosa fosse questo oggetto. Ma come...il telefono! Sì ma per lui che conosce solo le videochiamate (Skype avevamo già smesso di usarlo da un pezzo quando è nato...) il telefono è una cosa che fa vedere delle immagini non una cosa che si porta all'orecchio. E adesso sì che possiamo anche sentirci vecchi.

lunedì 28 agosto 2017

i disoccupati e le casalinghe

In questo periodo ho scoperto una cosa. 
Se perdi il lavoro diventi un disoccupato, ma se sei una donna con figli, come per magia, all'improvviso ti trasformi in una casalinga. 
Il fatto è che mentre essere disoccupati viene normalmente percepito dalla società come un dramma, essere una casalinga (o mamma che sta a casa come si dice odiosamente qui), viene visto come un privilegio. E qui sta l'errore perché in primo luogo, a seconda delle condizioni economiche, può essere benissimo un dramma anche stare a casa e occuparsi dei figli e poi perché se non é una tua scelta...è un dramma, non una tragedia per fortuna, ma un dramma sì. 
In queste poche settimane di disoccupazione/casalinghitudine estiva ho visto che cercare un lavoro o più che altro nel mio caso, capire cosa si vuole fare e occuparsi di due bambini a tempo pieno (dato che le scuole erano chiuse), è un'impresa disperata. 
Sono tornata dall'Italia quasi un mese fa e non sono riuscita a combinare nulla. Nonostante non sia stata una mia scelta lasciare il lavoro che facevo, sono convinta che si dimostrerà un cambiamento necessario e positivo per me e così non voglio buttarmi nella prima cosa che mi capita, voglio usare questa opportunità per capire veramente che cosa voglio fare e come. Solo che per fare questo ci vuole una certa chiarezza mentale e concentrarsi a casa mia ora come ora è impossibile, vengo interrotta ogni secondo. Non c'è un minuto di silenzio fino a sera tardi quando anch'io oramai sono alla frutta. Potrei mettermi a cercare qualche colloquio, così anche per capire che possibilità ci sono, ma non c'è una nonna o una zia disponibile nei paraggi e le babysitter costano un sacco, bisogna essere un po' oculati. 
La settimana scorsa ho portato i bimbi a fare un laboratorio in un museo. Joe con il suo solito eloquio ha cominciato a raccontare le cose che facciamo a casa. 
- Ma che bello, che brava la tua mamma. 
- E' perché lei fa la maestra di arte - spiega Joe.
Finisce il laboratorio e ci fermiamo un attimo lí a parlare. Quello che poi scopro essere il direttore dei servizi educativi di quel piccolo museo si dimostra molto interessato alle mie competenze, mi dà il suo biglietto da visita e mi dice di farmi viva e prendere un appuntamento con lui. Bello, no? Così così. Mentre parlavamo avevo un figlio che si lamentava di avere fame e l'altro che urlava come una belva. Non il massimo della professionalità, mi sono sentita molto a disagio. 
La maternità ha tante sfaccettature, in questo momento sto sperimentando una sorta di perdita di identità. Essere madre occupa una parte enorme della mia vita e ne parlo e ne scrivo e mi appassiona come poche altre cose al mondo, ma ci sono altre cose, eccome se ci sono, e non hanno nulla a che vedere con i miei bambini. E' ridicolo da dire perché é ovvio, ma a volte temo che qualcuno si dimentichi che sono una persona, non solo una madre. Ogni volta che esco senza i bambini e incontro qualcuno, la prima domanda è dove hai lasciato i bambini? Che senso ha questa domanda? Dubito fortemente che ai padri venga fatta, loro non vengono visti dalla società come il papà di.
Ho ascoltato moltissime amiche in questi anni parlare di questi problemi, so come vanno queste cose, eppure sono qui a sperimentarle anch'io. 
La sicurezza nelle proprie capacità poi sembra essere inversamente proporzionale al tempo passato senza usare quelle capacità. 
Ho visto molte volte quanto è facile rimanere alla porta quando si rimane senza lavoro o si fa un figlio. Molte mie amiche non si sono mai veramente riprese professionalmente. 
So che quello che succederà dipenderà da me e dalle mie scelte, ma adesso non vi nascondo di avere paura, paura di rimanere intrappolata in una vita che va bene, anche molto bene, ma non mi appartiene in pieno. 
Una cosa molto triste che ho notato è che in queste settimane a casa con i bambini, non mi sono sentita per niente una mamma migliore. Ho provato a volte quasi una sorta di risentimento per il non poter fare quello che avevo bisogno di fare. L'ho capito solo questa settimana quando ha riaperto l'asilo di Woody. E' stato lì per quattro ore il primo giorno e ho fatto le cose più urgenti, ma soprattutto ho tirato il fiato. Avevo bisogno di quello stacco da lui anche se quando sono andata a riprenderlo, mi sono quasi commossa, non riuscivo più a metterlo giù. Siamo tornati a casa e abbiamo passato un paio d'ore semplicemente a giocare e a coccolarci, una cosa che non ho mai fatto nelle settimane precedenti impegnata com'ero a cercare di fuggire e ritagliarmi ogni spazio per lavorare sul mio curriculum o fare una telefonata o banalmente lavare i piatti o fare una lavatrice. Stare a casa può essere meraviglioso, intendiamoci. Il lavoro manuale ha il potere di rasserenare e sì è anche un privilegio non essere costretti a passare la giornata fuori, ma i privilegi sono tali per chi li apprezza. 
Pensavo a tutti quei discorsi che spesso degenerano. E' più difficile lavorare e occuparsi dei figli o fare la casalinga? A rigor di logica verrebbe da dire che lavorare e allo stesso tempo star dietro a una casa sia molto più duro, ma io credo che, fatte le debite eccezioni, questo sia uno di quei rari argomenti che sconfiggono la logica. Diamine, a me sembra che lavorare solo a casa sia mille volte più pesante a livello psicologico. 
Non esiste un vero riconoscimento per quello che si fa, è questo il punto. Se anche ti viene fatto un complimento -chiamiamolo così- per quanto è pulita la casa che cosa te ne fai esattamente? Non puoi nemmeno sederti e godertelo perché con due bambini e due cani ad esempio, quando ti alzi è già tutto da rifare. E' un lavoro infinito e anche vagamente insensato, giorno e notte. 
Mi chiedo dove mi porterà la forte inquietudine di questi giorni, ma sono anche fiduciosa. I momenti della vita complicati sono quelli in cui in qualche modo, si finisce per crescere e capire qualcosa in più di se stessi.

martedì 22 agosto 2017

ci siamo eclissati

E così ci siamo eclissati.
E' successo in un parco naturale, con tante altre persone. Un'esperienza bizzarra per me, a metà fra le cose di tutti i giorni e l'appuntamento con la storia (o con la scienza). A un certo punto mi sono girata e ho visto una ragazza un po' isolata, seduta a gambe incrociate su un tappetino da yoga. Ho pensato che fortuna potersi fermare a meditare un attimo in mezzo al bosco in silenzio durante l'eclissi. Poi ho guardato meglio: stava solo spippolando con il cellulare. Ricamo tanto su quello che farei se non dovessi inseguire Woody tutto il giorno, ma poi è probabile che finirei come quella tizia. Qui nel Texas settentrionale, l'eclissi non e' stata totale, ma parziale al 75-80%. Emozionante e spettacolare anche così. Abbiamo sentito chiaramente l'abbassamento di temperatura e di luce. Conosco una coppia che si è fatta otto ore di strada per vedere l'eclissi totale in uno di quei posti in cui mai turista metterebbe piede in condizioni di illuminazione normali. Appena arrivati, hanno parcheggiato l'auto presa a noleggio per poi ritrovarla bucherellata da un paio di proiettili vaganti al ritorno. Però hanno visto l'eclissi totale e per questo li invidio molto.
Eravamo attrezzatissimi, picnic e occhiali, pronti al grande evento. Il nostro random act of kindness del giorno è stato prestare i nostri preziosi occhiali da eclisse a un sacco di persone che passavano di lì e che non erano riuscite a procurarseli in tempo. Vedere le loro reazioni sbalordite è stata una delle cose migliori della giornata. 
Trovo interessante il fatto che ormai si dubiti di qualunque cosa, dai vaccini all'evoluzione al surriscaldamento globale e chi più ne ha più ne metta, ma sull'eclissi siano tutti d'accordo. 
Credo che davvero oggi l'unico a non sapere che l'eclissi non si guarda a occhio nudo fosse Trump e questo è piuttosto indicativo di un sacco di cose, ma lasciamo perdere. 
Joe era genuinamente esaltato, e lui non è uno che si esalta facilmente. Per una decina di minuti poi si è abituato, non succedeva più nulla e ha cominciato ad annoiarsi. 
A Woody, per sicurezza, abbiamo detto di guardare con le mani davanti agli occhi e di ululare. 

Beh questa del verso del lupo è stata un'idea di Joe. 
Sembrerà strano, ma la cosa che forse ha catturato di più la nostra immaginazione sono state le ombre a forma di luna, un fenomeno che non conoscevo, molto suggestivo. 
Fa sentire bene, e in questo periodo ancora di più, condividere con tutti senza distinzioni un evento che è naturale, straordinario e soprattutto privo di controversie. 
Quando ho messo in moto la mia macchina per tornare a casa, si è automaticamente accesa l'autoradio e il giornalista ha detto queste parole testuali:
L'eclisse americana diventa globale. 
  

venerdì 18 agosto 2017

se non siete indignati, non state prestando attenzione/2

Ieri sera Mr J mi dice che è troppo stanco per mettersi lì a parlare con Joe del razzismo e di Trump, di Charlottesville e delle statue. Mi fa: "Del resto guardalo lì com'è contento con i suoi cartoni animati, se l'è già dimenticato, ne parleremo un'altra volta".
Stamattina, come immaginavo, Joe si sveglia e mi dice con un po' di delusione:
- Pensavo che ieri sera parlavamo del razzismo dopo che Woody andava a dormire...
Lui vuole davvero capire ed è bello.
Ti piacerebbe tantissimo risparmiare certe ansie ai bambini, ma poi quando diventano abbastanza grandi da capire qualcosa (molto poco in realtà) da soli, ti rendi conto che l'ansia gliela risparmi, o per lo meno la tieni sotto controllo, se li guidi tu con cautela nella crudeltà mondo reale.
#celasifa