mercoledì 25 gennaio 2012

amare scoperte

Come vi dicevo, ci stiamo divorando questa serie chiamata ‘Friday Night Lights’ che e’ ambientata in Texas e sembra piuttosto realistica riguardo alla vita locale, accenti e tutto. La settimana scorsa abbiamo visto un episodio che mi ha un po’ turbato. C’erano questi due liceali che cominciano a uscire insieme, la cosa si fa un minimo seria e organizzano una cena per fare conoscere i propri genitori. Tutti sono molto cordiali finche’ sempre in maniera molto cordiale, la madre della ragazza dice che non si sente a suo agio sapendo che i due hanno una relazione e poi anche la madre del ragazzo dice lo stesso. Cala il gelo. Lei e’ bianca e lui di colore. Sembra che ci sia del ‘cordiale’ razzismo da tutte e due le parti. Poi la storia continua e quando i due, nonostante il parere delle famiglie, escono insieme vengono insultati pesantemente e guardati di traverso.

Sono rimasta molto perplessa perche’ non mi sembrava una situazione credibile, non ho mai visto un razzismo cosi’ spiccato qui, una roba quasi da anni cinquanta, ma Mr. Johnson non aveva molte spiegazioni da darmi non avendo mai vissuto in un piccolo paese del Texas.

Poi l’altra sera sono venuti degli amici che invece quest’esperienza l’hanno fatta e hanno confermato tutto. Il razzismo in quelle cittadine in mezzo al nulla e’ all’ordine del giorno e le coppie miste sono ancora malviste, magari non vengono aggredite nemmeno a livello verbale, ma di certo se ne parla alle loro spalle.

E chi se lo aspettava. Si ha sempre una visione talmente parziale delle cose, anche dopo anni. Che strano paese. Qui alla periferia di Dallas, ho come vicini una bellissima famiglia con due mamme e nessuno fa una piega, pochi chilometri piu’ in la’ succedono queste cose.

L’elezione di Obama, mi sembra sempre piu’ incredibile. Chissa’ quanto e’ odiato pero’.

martedì 24 gennaio 2012

e comunque

E comunque quello passato verra’ ricordato come il weekend in cui mi sono resa conto che where are you from? non e’ piu’ la prima cosa che mi viene chiesta quando conosco una persona nuova. Sembra niente, ma e’ tanto.

Mi piaccia o no, sono sempre meno straniera.

lunedì 23 gennaio 2012

mai addormentarsi sul divano

Mi sono addormentata sul divano guardando la televisione. Le dormite migliori, solo che poi ti svegli all’una con il cane addosso, il torcicollo e senza sonno. Leggo e rispondo a un po’ di posta arretrata, penso ai due giorni appena passati. Ho il soggiorno invaso da tre pannelli giganti. Per terra devo stare attenta che i bracchetti non li schiaccino, appoggiati al muro che Baby J non se li tiri in testa. Domani devono necessariamente sparire. Ho disegnato tutto il pomeriggio. In teoria sono la base per un grosso mosaico che voglio fare a scuola con i bambini, ma c’e’ sempre questo imprevedibile spazio fra l’idea che vedo io e quella che vedono loro. Chissa’ quando riusciremo a finirlo e se ne varra’ la pena. Difficile dire cosa ne verra’ fuori. Prima Mr.DSC05923 Johnson, mentre era di la’ che imbottigliava la sua birra, mi ha detto you're biting more than you can chew, che suppongo che sia un po’ come stai facendo il passo piu’ lungo della gamba. Forse si, ma perche’ accontentarsi di un lavoro ripetitivo quando ci si puo’ sbizzarrire, no?

Penso anche a ieri sera. Era da un po’ che ci sentivamo un po’ soli e incompresi qui e invece viene fuori che probabilmente non lo siamo poi cosi’ tanto ed e’ bello, molto. Tra un bicchiere di vino e l’altro si e’ finito per parlare fino a tardi del passato, di viaggi e di cibo, cosi’ dopo anni ho tirato fuori delle vecchie foto e ritrovato anche un biglietto. Dieci anni fa si scrivevano ancora i biglietti. Mi ricordo benissimo che arrivo’ insieme a un cd dei Subsonica. La trepidazione nel ricevere quel pacchetto e nel riconoscere quella scrittura che ora faccio un po’ fatica a decifrare. Conta la gioia, mi pare di leggere. La parola gioia ripetauta molte volte e’ quella che salta subito all’occhio. Ma non e’ ‘conta la gioia’ e’ ‘canta la gioia’. E’ una poesia di D’annunzio citata a memoria, credo, che cosi’ mi piace ancora di piu’.

Canta l'immensa gioia di vivere,
d'essere forte, d'essere giovine,

e di ascoltar tutte le musiche,
e di guardar con occhi fiammei
il volto divino del mondo

Canta la gioia! Lungi da l'anima
nostra il dolore

Di tutti i fiori io voglio cingerti
perchè tu celebri
la gioia la gioia la gioia,
questa invincibile creatrice!

Parole perfette per quel momento e in fondo anche per questo.

sabato 21 gennaio 2012

come nasce una discussione infinita

Ovvero il punto di vista paterno e quello materno.

- Potresti evitare di lasciare la tazza del caffe’ caldo sulla punta della scrivania? Non vorrei mai che se la tirasse in testa.

- Ma questa stanza non e’ per lui.

- Si ma se ci entra…

- Non ci deve entrare, quindi.

- Si ma se ci entra…

- Ma non ci deve entrare!

- Si ma puo’ succedere!

- Non puo’ succedere!

- Le cose succedono!

- Le cose succedono se le fai succedere!

- Ma tu intanto non mettere le cose sui bordi!

- Ma non importa, tanto lui qui non ci deve stare!

Ecc. Ecc.

venerdì 20 gennaio 2012

la lezione su morandi

Terza elementare.

- …E secondo voi perche’ Morandi dipingeva sempre delle bottiglie e dei vasetti?

Bambino Numero Uno: - Perche’ gli piacevano.

Certo ci sta, e’ la risposta piu’ prevedibile. E poi sicuramente le bottiglie dovevano anche piacergli.

Il Bambino Numero Due invece ancora mi sto chiedendo cosa diamine volesse dire.

- Perche’ gli sembravano simili.

- …In che senso?

- Le bottiglie gli sembravano simili e allora le dipingeva.

- Ma perche’ le dipingeva?

- Perche’ gli sembravano simili.

- Ma che risposta e’? Cosa vuoi dire Bambino Numero Due?

- Che le bottiglie erano simili.

- Allora perche’ continuare a dipingere due cose simili?

- Perche’ sono simili.

- Ah.

Se qualcuno ha capito mi aiuti o non dormo neanche stanotte.

giovedì 19 gennaio 2012

i miei libri. miei. miei

Il mio vero oggetto del desiderio come emigrante non e’ tanto il cibo italiano, ma i libri in italiano. E’ davvero difficile comprarli qui e sono pesanti da mettere in valigia. Direte voi, oramai ci sono altre alternative. Lo so, ma non mi soddisfano allo stesso modo. Io amo I libri come oggetti, mi piace toccarli, annusarli, guardarli sullo scaffale. Non ho bisogno di altro tempo davanti ad uno schermo. Mi piace quel gesto di girare la pagina, non so. Da quando e’ nato Slipino leggo pochissimo pero’, soprattutto in italiano. Ho un sacco di libri arretrati che mi sono stati portati l’anno scorso, ma non ho mai il tempo. Oramai leggo solo per lavoro o per lui.DSC04388

Ad ogni modo. Ho un’amica carissima che adora i libri quanto me, italiana, che vive qua vicino. L’anno scorso abbiamo detto dai! allora scambiamoceli!

Idea geniale, no? E invece no. Subito dopo averle prestato un libro a cui tenevo mi sono resa conto che - lo so e’ stupido- lo rivolevo. Ho letto quello che mi aveva prestato lei, gigantesco, alla velocita’ della luce e glielo ho ridato sperando che lei facesse lo stesso visto che il mio era cortissimo e mi aveva detto di averlo divorato in due giorni. Ma niente e’ passato un po’ di tempo e cosi’ alla fine glielo ho chiesto e dopo altro tempo me lo ha riportato. Meschinamente il discorso libri ho cercato di non tirarlo piu’ fuori finche’ l’altra sera viene a cena e mi chiede apertamente di prestarle dei libri che e’ rimasta completamente a secco.

Ancora una volta, sono stata presa dall’impeto della generosita’ e dal bicchiere di vino del dopocena. Gliene ho prestati addirittura tre o quattro, non ricordo nemmeno piu’ (altro motivo di ansia). E ora -lo so e’ stupido- li rivoglio. Tutti e subito. Io lo so benissimo che me li ridara’ tutti, e’ che…non so, e’ piu’ forte di me, li voglio qui e ora e odio questi stupidi buchini nella libreria.

A proposito di buchini nella libreria che mi fanno venire l’orticaria. Deve essere una pena del contrappasso: la libreria e’ il giocattolo preferito di Baby J. All’inizio ho cercato di combattere, poi ho capito che non posso farcela, la ama troppo (e forse non gli fa nemmeno male giocare con i libri piuttosto che con le solite cose). Di mettere via tutti libri non se ne parla, cosi’ sto cercando di insegnargli a rimetterli a posto dopo averli tirati tutti giu’. Comincia a farlo anche, non posso dire di no. Li prende con queste sue manine bausciose e li stropiccia tutti e in qualche modo li rimette anche negli scaffali.

E io soffro.

mercoledì 18 gennaio 2012

torni a bordo tre volte

Il tragitto da casa a scuola dura circa mezz’ora. A volte ascolto un po’ di musica, piu’ spesso le notizie di NPR. Mi aspettavo di sentire qualche aggioranemento sulla nave affondata vicino all’isola del Giglio ovviamente, e’ una notizia importante, ne stanno parlando molto qui, anche in televisione. Il fatto e’ che non mi aspettavo che in quel breve percorso avrebbero trasmesso tutta la famosa conversazione del comandante con la capitaneria di porto ben tre volte e nemmeno durante un programma di approfondimento, ma nella normale rotazione delle notizie del giorno. Certo capisco l’insistenza, anche in una radio che come tutti sanno, e’ tutto meno che sensazionalistica. Quel dialogo fa davvero impressione. Il capitano che tentenna come un bambino no ma lei non capisce e’ buio, l’altro fuori di se’ che lo richiama all’ordine, l’ho imparata quasi a memoria a furia di ascoltarla.

A volte le notizie dall’Italia mi fanno pensare a un Truman Show o qualcosa del genere. E’ come se avessero una patina di nonsenso, come se fossero frutto della fantasia di un qualche regista perverso. Poi in questo caso, e’ tutto cosi’ strano, cosi’ metaforico. Questa nave immensa che va giu’ e il capitano che fugge. Comunque, bisogna pur dirlo (e qualcuno lo ha gia’ detto meglio di me), quelle immagini dal punto di vista estetico sono davvero di una bellezza mozzafiato. Complimenti al regista, peccato i morti non fossero comparse. 

martedì 17 gennaio 2012

lascio tutto e me ne vado

Avete presente quelli che dicono prima o poi lascio tutto e me ne vado? Tanti, eh? Ecco, una coppia di miei amici l’ha fatto davvero. Li’ per li’ e’ stato uno shock anche perche’, appunto, queste sono cose che magari si dicono tanto per dire, soprattutto quando non c’e’ un vero piano alternativo e loro un piano B non ce l’avevano al momento. Per di piu’ lei era contentissima di vivere qui, era lui che l’aveva sempre detto e ultimamente stava diventando quasi un’ossessione. Che Dallas non gli piaceva, che il clima era orribile, una litania senza fine. Anzi, ora che ci penso erano soprattutto queste due le sue lamentele. Negli ultimi tempi sembrava quasi depresso dal fatto di non poter praticare i suoi amati sport all’aperto, non parlava d’altro. Ognuno ha le sue priorita’ nella vita.

E cosi’ un giorno ha deciso e l’ha fatto. Ha scelto a tavolino lo stato che gli sarebbe potuto piacere di piu’, che piu’ gli ricordava lo stile di vita che conduceva nella sua adorata Francia, e nel giro di un mese ha trascinato tutta la famiglia proprio li’. Ha convinto sua moglie non so come e poi anche i suoi capi che il suo lavoro poteva farlo da qualunque posto. Si e’ fatto carico di tutte le spese di trasferimento, ha preso moglie e figli piccoli e se n’e’ andato. Alla festa di addio che gli abbiamo organizzato lei piangeva e lui era assolutamente esaltato. Diceva che eravamo tutti invitati nella loro nuova casa perche’ qui non ci avrebbero mai piu’ messo piede. Ha tirato fuori una simpatia in quel periodo…davvero insospettata. Forse a suo modo cercava di farsi coraggio, ma, a differenza della moglie, non posso certo dire che abbia lasciato un gran vuoto dietro di se’. Quando ripenso a quel periodo, mi rendo conto che tutto, proprio tutto, sembrava giocare contro di lui.

Eppure, ora che sono passati dei mesi possiamo proprio dirlo, ha fatto bene. Si sono ambientati benissimo, hanno fatto subito amicizia con altri stranieri del posto e adorano la nuova casa e il nuovo clima. Ora dicono che se anche il lavoro andasse male, non tornerebbero in patria, ma cercherebbero qualcosa proprio in quella citta’.

Questa cosa mi ha fatto piu’ volte pensare. Le persone che si lamentano sono tantissime, ma quelle che riescono davvero a cambiare la propria situazione sono poche. Ma allora come si fa a cambiare?

Forse per cambiare bisogna davvero vedere qualcosa che agli altri sfugge e andare dritti per la propria strada senza ascoltare nessuno. Forse bisogna essere anche un po’ folli o forse solo avere tanta fiducia in se stessi. Pero’ certo se proprio si sta male, meglio buttarsi.   

domenica 15 gennaio 2012

povere orecchiette, che brutta fine

Cassandra, mesi fa, ha ricevuto mezzo chilo di pasta italiana artigianale e mi ha chiesto se potevo cucinargliela io che lei non era capace.

Non sono un gran genio della cucina -anzi il mio proposito per il 2012 e’ migliorare assolutamente questa cosa che mi crea un sacco di frustrazione e malumore circondata come sono da casalinghe piu’ o meno disperate- pero’ ho pensato che stavolta ce la potevo fare e senza nemmeno sforzarmi tanto, che era un compito alla mia portata. Con una pasta cosi’ buona basta un semplicissimo pomodoro fresco, no? Poi di domenica, che meraviglia di pranzo. Infatti, perfetto. Tra l’altro, all’ultimo minuto sono passati un paio di amici e li abbiamo invitati a restare, cosa c’e’ di meglio nella vita?

Un petto di pollo, deve aver pensato Cassandra. Ha tagliato il petto di pollo arrosto del supermercato avanzato ieri sera e lo ha messo a tavola. Fin qui tutto bene. Pasta come primo, pollo come secondo, pero’ un po’ pochino e poi tagliato a listine, che strano. Abbiamo assaggiato la pasta con il pomodoro ed era buonissima. Tutto procedeva per il meglio, ma evidentemente dopo un po’ i miei ospiti devono aver cominciato a trovare la pasta cosi’ leggermente noiosa e allora e’ accaduto quello che non avrei mai potuto prevedere o forse anche si, ma cercavo di non spingermi cosi’ oltre nel pessimismo.

Ebbene. Hanno cominciato ad aggiungere alla mia pasta artigianale buonissima con il pomodoro fresco dei pezzi di petto di pollo per di piu’ freddo, bianchissimo, brutto, una cosa inguardabile.

- Posso averne ancora?

Cassandra agile afferra il pollo, io in un attimo la pasta.

- Pollo grazie, molto buono.

 

Mi sento molto umiliata ora, sappiatelo.

giovedì 12 gennaio 2012

oggi

Ultimamente io e Mr. Johnson ci siamo invaghiti di una certa serie. Si chiama Friday Night Lights ed e’ finita un paio d’anni fa, ma noi l’abbiamo appena scoperta e ce la stiamo divorando su Netflix. Ci piace perche’ parla di qui, e’ girata in Texas ed e’ molto credibile e ben recitata.

A un certo punto, ieri sera, salto sulla sedia. Ma io quella la conosco!!

Era la mia amica Mrs. Tree, che a scuola si occupa di pubbliche relazioni, ma che ha una grande passione per la recitazione. Non sospettavo che avesse fatto nulla di cosi’ importante. Allora stamattina, pensando che le facesse molto piacere, mi precipito a raccontarle che l’ho vista.

Mi risponde con aria da diva.

- Ah si’? Dove?    

Scoppio a ridere, lei no. Che meraviglia, gli attori.

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Bambino di seconda elementare, mi mostra il suo lavoro finito. Serissimo, mi invita a un’osservazione piu’ approfondita.

- Mrs. Johnson vede questo motivo qui e poi qui lo sfondo…ma lei lo sa dove prendo le idee?

- No…

- C’e’ un film, e’ un film molto bello, che tu lo guardi e lo riguardi e ci sono un sacco di cose interessanti che tu le guardi e ti vengono un sacco di idee e pensi a tante cose…

- Ma come si intitola?

- Yellow Submarine dei Beatles.

Abbozzo. Lo gugolero’ non appena tornata a casa. Ma guarda te a sette anni.

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Con quelli di quarta.

- Siccome la settimana prossima festeggeremo il compleanno di Martin Luther King, riflettiamo un po’ sul suo messaggio […]. Qual e’ invece il vostro messaggio al mondo? Scrivete anche voi una frase che cominci con I have a dream… (Sogno che…) e illustratela.

Una bambina scrive: “Sogno che tutte le persone lavorino insieme” con una trovata originale: disegna due scene. Nella prima c’e’ una persona che cerca di costruire un palazzo da sola e non ci riesce, nella seconda tante personcine che insieme costruiscono un grattacielo. Bella idea. Lo mostro alla classe e una bambina alza la mano e chiede all’artista:

- Si ma perche’ sono tutti bianchi?

Nessuna risposta. L’artista afferra il marrone e ripassa qualche faccia. Decisamente piu’ in linea con Dr. King questa seconda versione.

Alla fine della giornata, come sempre mi fermo un attimo a guardare i lavori con piu’ attenzione. Non li faccio scrivere spesso, ma quando capita, adoro leggere cosa hanno da dire.

Ce n’e’ uno delizioso. ”Sogno che finisca la fame nel mondo” con una figurina seduta a tavola che mangia il tacchino.

E poi, ce n’e’ uno che attira la mia attenzione perche’ ha una gigantesca croce colorata che emana luce a profusione. Leggo.

“Sogno che tutte le persone possano ascoltare le parole di Dio e che ognuno abbia la possibilita’ di decidere di seguirle la’ dove c’e’ una luce nell’oscurita’”

Mica male per una quarta elementare. Piccoli fanatici religiosi crescono? Speriamo di no.

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La giornata e’ bellissima cosi’, nonostante la stanchezza, decido di portare Baby J al parco, dove attacco bottone con un’altra mamma. Allora e’ vero che con i figli si fanno piu’ amicizie. La tizia, bulgara, parla inglese molto male e per molto male intendo semplicemente peggio di me. Dando per scontato si fosse appena trasferita, la consolo:

- Ma no tranquilla, anch’io avevo lo stesso problema all’inizio. Solo ora, dopo cinque anni, va meglio. Da quanto e’ che sei qua tu?

- Sette anni.

Gelo.

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Stamattina ho portato a scuola il detersivo per i piatti per dipingere le bolle di sapone con quelli di cinque anni e ora non ho il detersivo a casa per lavare i piatti. Che geniaccio che sono, pero’ e’ stato bello e i piatti possono aspettare. Che giornata.

lunedì 9 gennaio 2012

i segreti di slipino

Passa ventiquattro ore al giorno con me e non succede niente di niente, poi gioca con il padre per venti minuti e decide che e’ arrivato il momento di cominciare a camminare.

Lo porto all’asilo dopo le vacanze e per prima cosa quando vado a prenderlo, la maestra mi dice ‘ma non mi aveva detto che ha cominciato a camminare!’.

Gia’, forse perche’ non lo sapevo.

Sono passati sette giorni e ancora non gli ho visto fare nemmeno un passo.

Forse ha paura che se scopro che sa camminare, non lo prendo piu’ in braccio. E, detto fra noi, fa molto bene ad avere questa paura.

giovedì 5 gennaio 2012

cosa e’ successo alla porta?

L’altra sera cenavamo con una coppia di amici italiani. A un certo punto, uno di loro ha chiesto a Mr. Johnson quale fosse la cosa che piu’ lo aveva colpito della cultura italiana. Lui, fra le altre cose, ha tirato fuori una questione a cui non avevo mai pensato.
Gli ha sempre fatto una certa impressione una frase del tipo: la porta si e’ rotta.
Dice che in inglese non funziona proprio cosi’. Si puo’ dire che un oggetto si e’ rotto, ma di per se’ non vuol dire quasi niente, poi bisogna spiegare cosa e’ successo. In italiano invece la porta si e’ rotta la maggior parte delle volte, e’ una spiegazione.
Cosa e’ successo alla porta? Di chi e’ la responsabilita’?
Scusate, ma a me verrebbe da dire che non vale la pena farsi tutte queste domande.
E’ una porta, e’ rotta, punto.

mercoledì 4 gennaio 2012

integrazione o omologazione

Ho notato un’altra differenza culturale vivendo qui. E’ una cosa un po’ delicata, spero che nessuno si offenda, se sbaglio aiutatemi a capire.

Allora il punto e’ questo. Quando conosci un americano nato e cresciuto in questo paese, prima o poi -in genere piu’ prima che poi- comincia a raccontarti di dov’e’. Cioe’ di dov’e’ originaria la sua famiglia. E immancabilmente ti spieghera’ le sue tradizioni, le abitudini, i viaggi alla ricerca dei parenti lontani, le parole che sa in quella lingua, un po’ tutto e gli brilleranno gli occhi ogni volta. E’ un classico.

Con gli Europei questo non mi succede. Per l’ennesima volta, ho conosciuto delle persone i cui tratti fisici chiaramente richiamavano altre provenienze, ci ho parlato a lungo, ma non hanno mai accennato a questo, mai, anzi non hanno fatto altro che raccontare quanto bella fosse l’Europa e le sue tradizioni e tutto e non gli brillavano gli occhi, ma quasi. E questo non mi e’ successo solo con conoscenze superficiali. Ho dei casi clamorosi di amici, persone che conosco da anni, a cui non ho mai chiesto nulla, ma che col tempo e’ venuto fuori non essere nemmeno nate in Francia, ad esempio. Nonostante cio’ loro si sentono e si dichiarano francesi in tutto e per tutto. E ogni volta che li presento a qualche italiano si ripete la stessa situazione: dopo vengono a chiedere a me di dove siano davvero i miei amici. Un po’ provinciale come modo di fare, certo, ma in fondo capisco la curiosita’. Se lo sapessero non ci penserebbero su un secondo, ma il fatto di ignorare l’agomento in maniera sistematica, crea un certo alone di mistero. Il classico elefante nella stanza insomma.

So che in alcuni di questi casi, ci sono stati episodi di razzismo in Europa, ma anche cosi’ non capisco fino in fondo il nesso con questo tipo di reazione. Ti discriminano e tu per sopravvivere cerchi di assomigliare loro in tutto e per tutto, ci puo’ stare. Ma anche dall’altra parte del mondo? Proprio qui dove siamo tutti stranieri, anche gli americani? E’ triste vedere questa identita’ cosi’ ricca che non viene riconosciuta come qualcosa di prezioso da portare avanti e che non fa altro che creare complessi. 

Mi chiedo come mai succeda questo. E’ una pura coincidenza che mi sia imbattuta in casi del genere o e’ proprio cosi’? Che in Europa l’integrazione non puo’ essere che omologazione? Mi sembra una cosa cosi’ lontana dalla nostra cultura, eppure la vedo, la vedo spessissimo.

martedì 3 gennaio 2012

ancora sui trenta

Oggi mia sorella fa trent’anni ed e’ da un po’ che se ne parla. Trenta fanno sempre un po’ impressione anche a un tipetto autoironico come lei, ma io cosa le potevo dire? Lo sappiamo tutti che razza di catastrofe sono stati i miei di trenta, a partire dal giorno del compleanno in poi. Sempre peggio per tutto l’anno, un disastro. (I lettori affezionatissimi si ricorderanno le mille disavventure, il crollo fisico, ecc. gli altri, se tanto incomprensibilmente curiosi, possono dare un’occhiata alla voce 30 e non piu’ 30). Ecco, pero’ una cosa l’ho capita a distanza di tre anni e mezzo. Siamo tutti piu’ felici nei trenta. Parlo di me e praticamente di quasi tutte le persone che conosco, anche quelle che una volta erano fra le piu’ tormentate. Si, ci possono essere dei problemi, anzi ci sono dei problemi come sempre nella vita, ma dopo i trenta si acquisisce anche una qualche capacita’ in piu’ per risolverli. Si ha piu’ voglia di stare bene e di solito ci si riesce. E’ piu’ chiaro quello che si vuole dalla vita e cosi’ ci sono piu’ possibilita’ di ottenerlo. Tutta un’altra storia rispetto alle nebulose crisi esistenziali cosmiche dei venti e prima. Insomma si cresce, si mette a fuoco quello che non va e si va avanti, ci si rafforza. Quindi con la saggezza dei trenta suonati, mi sento di fare alla mia sorellina degli auguri veri e non tanto per dire, perche’ so che e’ cosi’, che saranno degli anni importanti e speciali anche per lei.

domenica 1 gennaio 2012

le ricette della nonna

La ricetta delle pittule di mia nonna dice chiaramente di impastare con una mano sola. Sono sempre un po' misteriose le ricette della nonna. Pensavo che alla fine non e' tanto importante seguire le sue ricette, quanto non dimenticarsi il sapore.

giovedì 29 dicembre 2011

le tradizioni

Ricordo che appena mi sono trasferita qui, guardavo con molta perplessita’ alle varie tradizioni che mi venivano spacciate per italiane dagli italoamericani (che si spacciavano per italiani). Avevo inventato una specie di giochino che consisteva nel capire da dove diamine era partita la variante. Quasi sempre e’ possibile ricostruire piu’ o meno tutto. Una tradizione italoamericana puo’ essere cambiata per difficolta’ a trovare gli ingredienti originari per esempio o per incapacita’ a tramandare le ricette correttamente, per un equivoco linguistico, ma piu’ spesso -al contrario di quello che si possa immaginare- e’ autenticissima, e’ in Italia che e’ cambiata e non la riconosciamo piu’.

Mi sono sempre chiesta cosa ne sarebbe stato delle mie tradizioni, ma fino ad ora non ho fatto nulla per preservarle. Non perche’ non ci tenga, ma e’ una cosa che richiede sforzi non indifferenti e forse erroneamente mi sembrano ancora vicine, come se potessi dargli una spolverata quando volessi.

Ora che ho un figlio, pero’ ci ripenso alle tradizioni. Vorrei passargli anche le mie, ma non e’ cosi’ semplice.

A casa mia il Natale si e’ sempre festeggiato soprattutto il 24. Il cenone con tutta una serie di piatti particolari, la tombola o le carte, la statuina di Gesu’ bambino nel presepe e Babbo Natale che arriva a mezzanotte in punto.

La tradizione americana di Mr. Johnson e’ molto diversa invece. I regali si aprono la mattina di Natale e dopo si fa un gran pranzo, ma niente piatti speciali mi pare. A giudicare da come e’ andata quest’anno, deduco che la tradizione della nostra piccola famiglia da ora in poi sara’ un misto di tutto.

Guardiamoci in faccia. Aspettare la mezzanotte qui e’ improponibile. Gli altri non ne capirebbero il senso e poi a casa mia in Italia e’ bello perche’ siamo in tanti, ma qui in quattro gatti, sarebbe comunque una noia mortale. Allora che fare? Dovremmo aprire i regali la mattina di Natale? Anche questo non va bene per noi che siamo sparpagliati su tre continenti.

Quest’anno e’ andata cosi’. Abbiamo aperto i regali in diretta skype piu’ o meno alle otto di sera della Vigilia di Natale quando a Kioto, in Giappone, era la mattina del 25. E’ stato un po’ strano, ma simpatico. Una chiamata skype in cui nessuno dava retta a nessuno, pero’ si avvertiva tutto l’entusiasmo di tutti i nostri bimbi che aprivano i loro regali, mi e’ piaciuto. La mattina di Natale invece ci siamo collegati con l’Italia dove oramai era gia’ sera. A questo punto, Slipino che usa skype da quando e’ nato, e’ veramente convinto che i suoi nonni, gli zii e anche i cuginetti siano dentro al computer: appena sente il rumore di skype comincia a sorridere e salutare.

L’anno scorso, quando tutta la mia famiglia era qui abbiamo rispettato sia la tradizione italiana che quella americana. Suppongo faremo lo stesso anche quando i Johnson giapponesi verranno a trovarci o noi andremo da loro (che in teoria il Natale non e’ una festa propriamente giapponese, ma anche loro hanno le loro abitudini oramai). Ho la sensazione che le nostre tradizioni cambieranno leggermente ogni anno e dovremo inventarcele noi. Come tante altre cose nella vita, non e’ proprio quello che immaginavo, ma va bene cosi’ dai. Almeno le nostre tradizioni  saranno uniche e solo nostre.

martedì 27 dicembre 2011

il dramma di natale

Quando diventi genitore capisci subito una cosa, che non importa quanto tu possa sforzarti per impedirlo, prima o poi anche tuo figlio si fara’ male, come tutti. E’ una sensazione per niente piacevole devo dire, che ti disturba anche durante il sonno, cosi’ fai tutto quello che puoi per allontanare quel momento inevitabile. Sai che basta pochissimo, soprattutto quando comincia a  muoversi con una certa agilita’. Allora cerchi di controllare il pavimento il piu’ spesso possibile, metti via tutto quello che potrebbe tirarsi addosso o ingoiare, ti complichi la vita riempiendo ogni presa della corrente e ogni mobile e porta di blocchi e sicure, ma un brutto giorno, quello di cui tanto ti eri preoccupato succede. E sapete qual e’ la cosa buffa? Che non importa quanto fervida sia stata la tua immaginazione nel cercare di prevenire il danno, il pericolo arriva sempre da tutt’altra parte.

La mattina di Natale, tutto era tranquillo e allegro come doveva essere. Cassandra preparava la colazione, i bracchetti dormivano nelle loro cucce e Baby J giocava felice con i suoi giocattoli nuovi, quando e’ successo l’inimmaginabile. Ero proprio li’ accanto a lui, ma e’ stato un secondo. Un ringhio e un pianto fortissimo. Uno dei miei due adorati cani, Mr. Boomer, alias one in a million, il cane perfetto, il caneamore e via dicendo, ha morso il mio bambino.

Non vi so dire cosa ho provato in quel momento. Sono stata travolta da una rabbia che non sapevo nemmeno di poter provare. Non sono riuscita letteralmente a guardarlo per ore. Mi sono sentita tradita dal mio migliore amico. Ora a mente fredda, riesco a essere un po’ piu’ razionale. Quando si dice non disturbare il can che dorme. Bubu dormiva, il bimbo gli e’ piombato addosso e lui istintivamente si e’ difeso, senza nemmeno capire chi lo disturbasse, suppongo. Qualche sera fa era successo un episodio simile, ma c’era stato solo un piccolo ringhio ‘didattico’ per cosi’ dire, questa volta invece sulla guancia di Baby J c’era un bel graffio e anche un po’ di rosso. Oggi e’ gia’ quasi guarito e nemmeno si ricorda cosa e’ successo, ma e’ inutile dire che per noi invece e’ stato un trauma. Di sicuro ho pianto piu’ io di lui. Molto di piu’. Anzi a dire il vero, non riuscivo piu’ a smettere. Tra il senso di colpa e la delusione. Cassandra gentilmente si e’ offerta di tenerci Mr. Bubu per un po’ di tempo per darci la possibilita’ di pensare con calma al da farsi e noi abbiamo accettato. Ci siamo informati un attimo, e da tutto quello che abbiamo letto risulta che, se un cane ha attaccato una volta, non importa il motivo, puo’ farlo di nuovo. In realta’, come dicevo, anche una cane che non ha mai attaccato come il mio in teoria, sotto determinate circostanze, potrebbe farlo.   

Stamattina, quando ci siamo svegliati, pero’ non siamo riusciti a lasciarlo. Ci guardava con questa sua solita faccia tristissima da beagle e quell’aria colpevole senza capire nemmeno per cosa e non siamo riusciti a voltargli le spalle.

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Deve essere vero quello che si dice, le solite cose banalissime, che sono sempre animali e che sono imprevedibili. C’e’ poco da girarci intorno, la colpa e’ stata nostra. Ci siamo fidati troppo. Pensavamo di avere i cani perfetti da far crescere con un bambino e invece, per il bene di tutti, non bisogna mai abbassare la guardia. In fondo, pero’ non e’ cambiato nulla. Dovremmo solo stare molto piu’ attenti, tenere bimbo e bracchetti piu’ a distanza, magari comprare uno di quei cancelletti che vendono.

Insomma, mille volte mi e’ stato chiesto come faccio con un bambino e due cani e, lo ammetto tranquillamente, non e’ sempre semplicissimo. Pero’ quelli che al primo problema si liberano del cane non li capisco. La verita’ e’ che anche loro fanno parte della famiglia.   

venerdì 23 dicembre 2011

buon natale

Da queste parti non si capisce mai se si puo’ dire. In genere e’ meglio non dirlo, usare qualche giro di parole, ma agli acchiappaconiglietti piace proprio cosi’, vecchia maniera, e senza farci tanti ragionamenti sopra.

Buon Natale!

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giovedì 22 dicembre 2011

i regali

Quest’anno Mr. Jonson e io, forse abbiamo pensato un po’ piu’ del solito ai regali di Natale. Per amici e parenti abbiamo pescato a piene mani da questo bellissimo catalogo. Per i vari bambini che conosciamo, tanti bei giochi, invece perche’ e’ questo che vogliono e si aspettano e non e’ bello deluderli. Per quanto riguarda noi, appurata l’impossibilita’ di azzeccare un regalo, abbiamo deciso di trovare qualcosa che tutti e due volessimo. Questo regalo atteso con ansia, pero’ purtroppo arrivera’ fra qualche settimana. Allora, per avere qualcosa di un po’ piu’ significativo da scambiarci sotto l’albero, l’ho sfidato a trovare un regalo che non costi nulla, almeno a livello economico.

Ho pensato che da quando e’ nato Baby J, l’unica cosa che ci e’ mancata  davvero e’ il tempo. Non ho mai corso cosi’ tanto. Corro tutti i giorni e la sera, dopo che lui va a letto, anche se crollo dal sonno non riesco mai a decidermi ad andare a dormire perche’ e’ l’unico momento in cui posso veramente ragionare con calma. Lo confesso, a volte mi butto fuori di casa per andare in palestra, solo perche’ so che almeno la’, mentre lui gioca con gli altri bambini, potro’ farmi una doccia in santa pace.

Cosi’ ho pensato che regalero’ a Mr. Jonson del tempo. Tempo per dormire di domenica mattina, tempo per fare quello che gli pare senza sentirsi in colpa e senza correre. Non gliene regalero’ tantissimo di questo tempo perche’ e’ costosissimo, ma credo apprezzera’.

Chissa’ cosa escogitera’ lui.

mercoledì 21 dicembre 2011

povero frosty

Baby J ha ricevuto per il compleanno un libricino che si intitola Frosty the snowman. Glielo ha regalato una bambina di quattro anni, la stessa di cui lui e’ follemente innamorato e che si rifiuta di baciarlo perche’ sostiene che e’ slimy, sbauscioso. E come darle torto. La madre della bambina mi ha detto abbiamo scelto questo perche’ e’ il suo libro preferito, non facciamo altro che leggerlo e rileggerlo. Cosi’ l’altra sera, ho deciso di leggerlo anch’io e non potevo credere ai miei occhi… [spoiler alert]

Frosty e’ un pupazzetto di neve. Dolce, allegro, simpatico. Finalmente un giorno, sotto gli occhi estasiati di tanti bambini prende vita e gioca con loro. Va di qua, salta di la’ e si divertono un mondo tutti insieme. Poi a un certo punto si accorge che c’e’ il sole e dice ‘andiamo a correre e divertirci prima che mi sciolga’. E li’ tu pensi, no dai, non e’ possibile… ce lo fate conoscere, ce lo fate amare e poi si scioglie? Si. Fine della storia. Tristissimo.

Ma lui saluto’, dicendo “non piangete, tornero’ un giorno.” 

E io saro’ una deficiente, pero’ mi sono commossa. Una delle storie piu’ tristi che abbia mai letto, come solo le storie per bambini possono esserlo.

Cosi’ mi si e’ aperto un piccolo mondo. Mi dice Mr. Johnson che Frosty il pupazzo di neve e’ un grande classico non solo della letteratura, ma anche della musica. Incredibile il numero di cover, da Ella Fitzgerald, ai Beach Boys, ai Jackson 5, a Bing Crosby e innumerevoli altri. Poi mentre ne parlavamo a lui sono tornati in mente tanti di quei ricordi e non la smetteva piu’ di canticchiare. Dice di non avere mai e poi mai pensato che fosse una storia triste e di sicuro neanche quella bambina o Slipino lo penseranno. Certo che ora che mi trovo a riascoltare una serie di canzoni e ninne nanne per bambini mi rendo conto che di solito o sono tristissime o fanno paura e succede sia con quelle in italiano che con quelle in inglese, chissa’ perche’.

E questa e’ la versone country comunque…

lunedì 19 dicembre 2011

intanto nella classe di arte….

Quest’anno, per la prima volta, le maestre per niente artistiche della scuola Flanders mi hanno chiesto praticamente in ginocchio di aiutarle con i lavoretti di Natale. Addirittura me lo hanno fatto chiedere dalla direttrice, cosi’ sono stata ricoperta di ringraziamenti e di lodi per fare una cosa che pensavo fossi banalmente tenuta a fare. Che strano posto la scuola Flanders. Poi, un pomeriggio, come una furia (una furia inglese di sessant’anni suonati diciamo…) e’ piombata in classe Mrs. Guorton per farmi sapere quanto sia scandalizzata che mi sia stato chiesto di fermare la mia attivita’ didattica per fare dei…lavoretti, ewww lavoretti.
Oh dear! That’s not your talent, you should be teaching about art!
Va bene, devo ammettere che mi ha lusingato tutta questa foga completamente fuori luogo. Foga che ha avuto il suo livello di isteria massimo quando ha cominciato a prendersela con l’uso smodato e pacchiano dei brillantini dei piu’ svariati colori nella societa’ americana. I brillantini a Natale devono essere oro o argento, perche’ questi americani non lo capiscono? Suppongo non abbia notato di stare parlando con una persona praticamente ricoperta di brillantini dei piu’ svariati colori. L’ho trovata molto in forma Mrs. Guorton, come ai vecchi gloriosi tempi in cui lavoravamo insieme.
Ecco un po’ di quello che abbiamo fatto in una settimana riciclando praticamente qualunque cosa, sporcandoci e divertendoci molto…   
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l’italia o gli italiani

La settimana scorsa sono stata invitata a un pranzo e, una volta li’, mi sono accorta che eravamo tutti italiani. Da quando vivo qui, non mi e’ mai capitato di incontrare tanti italiani tutti insieme e anche simpatici, molto piacevoli.

Ero euforica. Magari queste persone non le rivedro’ mai piu’, e’ molto probabile, ma che bello. E’ stato come prendere una boccata d’aria. Ne avevo davvero bisogno, di rilassarmi un po’ e chiaccherare nella mia lingua con tante persone diverse. C’era perfino una persona che aveva frequentato il mio stesso piccolissimo liceo a Milano, non potevo crederci.

Allora ho raccontato l’accaduto a un’altra amica italiana che pero’ vive qui da piu’ anni di me e ho avuto la sensazione di averle fatto quasi un po’ di tenerezza. Dice che anche lei prima si sentiva proprio come me, che piu’ dell’Italia le mancavano gli italiani, mentre ora e’ esattamente il contrario.

Non ho avuto tantissima voglia di chiederglielo perche’ non credo la risposta mi piacerebbe, ma chissa’ come mai.

venerdì 16 dicembre 2011

gli insegnanti non sono psicologi. purtroppo

Nel pieno della spiegazione, come al solito mi interrompe. Ha sei anni e questa volta, almeno ha avuto una buona idea. Talmente buona che cambio quello che volevo fare per usarla e fargli capire quanto e’ stato bravo ad avere un’idea cosi’.

Ma niente. Le lodi con lui funzionano ne’ piu’ ne’ meno che le sgridate. Non so quale sia il suo problema, ma sembra che non sia letteralmente capace di stare zitto e fermo per un minuto.

Improvvisamente si alza e va dritto verso il proiettore. L’unica cosa che so e’ che so e’ un rumore di vetro infranto che fa girare venti teste contemporaneamente.

Amico, stavolta sei davvero nei guai.

La sua maestra decide di parlarne subito sia alla preside che alla madre all’uscita di scuola, ma lui interrompe anche loro:

- Mamma sbrigati, altrimenti arriviamo tardi dallo psicologo!

Un cerchio che si chiude, ho pensato mentre mi veniva raccontato questo episodio.

Il giorno dopo si e’ presentato in classe per scusarsi, ma non mi sembrava per nulla dispiaciuto. Allora gli ho dato una grande scatola di pastelli e gli ho detto di riordinarla per colori. Per la prima volta da quando lo conosco, ben tre anni, l’ho visto calmo e concentrato per quasi un’ora. E quanto era soddisfatto per essere riuscito a finire qualcosa e ‘avermi aiutato’. Perche’ poi e’ un bravo ragazzino in fondo.

Non ho nessuna competenza in psicologia, ma mi piacerebbe tanto averne in questi casi. La mia impressione e’ che un bambino come questo, sebbene dotato di grande intelligenza, in qualche modo non sia pronto per fare quello che faccio con gli altri. E’ impaziente, non riesce a fermarsi per ascoltare quello che deve fare o per ricevere il materiale. Per svariati motivi non e’ possibile fare questo, pero’ forse attivita’ semplici e manuali come queste sarebbero piu’ appropriate e meno frustranti per lui in questo momento. Chissa’ cosa potrei fare per aiutarlo.    

giovedì 15 dicembre 2011

che si fa con Babbo Natale?

E poi un giorno, come genitore, ti fai una domanda a cui davvero  non avevi mai pensato.

Che si fa con Babbo Natale? Glielo si dice o non glielo si dice?

Stiamo parlando di anni di bugie, bisogna ragionarci un attimo.

Ma come fa a andare da tutti i bambini contemporaneamente? Perche’ Babbo Natale non porta mai i regali ai bambini poveri? Quanti anni ha Babbo Natale? Babbo Natale esiste? E se Babbo Natale muore chi li porta i regali?

Dopo qualche esitazione, pero’, abbiamo deciso: vada per la bugia, per due motivi. Primo. Perche’ e’ bello crederci, motivo da non sottovalutare. Secondo. Perche’ non vogliamo che sia lui la peste che lo va a raccontare a tutti i suoi amichetti traumatizzandoli a vita.

Cosi’ ieri abbiamo deciso di strafare e lo abbiamo portato anche a conoscere Babbo Natale, quello che si e’ trasferito dal polo Nord e ora vive in una casetta di legno dentro al centro commerciale qui dietro casa.

Il caso ha voluto che arrivassimo proprio mentre Babbo Natale era andato ‘a controllare la produzione nella fabbrica di giocattoli’, cosi’ abbiamo scambiato quattro chiacchere con l’amabile signora Claus, che ci ha raccontato tutti, ma proprio tutti, i problemi del ‘marito’.

Il costume e’ pesantissimo e scomodissimo. Gli tocca stare per dodici ore al giorno bardato con guanti e cappello sotto le luci del fotografo: sabato ha perso quasi due chili di sudore, e’ una tortura. I piccoli esaltati che lo venerano pesano e poi ha un’eta’, pover’uomo.

Insomma, ecco il terzo motivo: la realta’ come al solito e’ deprimente.

martedì 13 dicembre 2011

ma a me il tavolo a pois piaceva…

L’ho gia’ detto quanto amo i miei bimbi, vero?

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“Mrs. Johnson,

I’m sorry I put dots on the table. I will not do it again.

Love, Ellison”

Cinque anni.

lunedì 12 dicembre 2011

confesso

Il colpo d’aria, la cervicale…tutte invenzioni italiane, cose senza senso, figuriamoci, anzi mi viene da ridere, si diceva l’altro giorno.

Poi ieri sera siamo usciti a cena e…

- Allora mettigli il cappello e il cappotto. Che dici porto anche la copertina?  

- Ma per favore, non fa freddo! Io non lo copro!

- Come non lo copri?!

- Che senso ha? Non fa freddo e io non lo copro!

- Io ho freddo quindi lo copri.

- Io non lo copro perche’ e’ ridicolo. E poi cosa ti cambia? Dalla macchina all’entrata c’e’ un metro!

- Ma sei fuori! In macchina e’ tutto caldo, esce fuori cosi’ e minimo si becca un colpo d’aria!

Il famoso momento in cui si diventa la propria madre.

Non so come sia successo francamente, mi e’ uscito proprio cosi’. Accidenti.

La verita’ e’ che certe tradizioni, credenze, abitudini, chiamatele un po’ come vi pare, sono davvero dure a morire.

Anzi vi diro’ di piu’. Qualche volta ho provato a essere razionale, a combattere.

Se le americane escono con i capelli bagnati a gennaio e non hanno nessun problema, posso farlo anch’io!

E indovinate cos’e’ successo?

Mi e’ venuta la cervicale!

 

 

p.s. Arca di Noe’ finita, finalmente! Ve la posto su FB che mi sembra un ambiente un po’ piu’ raccolto (l’amico Baol non la pensa cosi’, ma tant’e’). L’ho guardata troppo, non so nemmeno dire come e’ venuta a questo punto, di sicuro mi sono divertita molto, spero che i colori vivaci piacciano a Slipino.

giovedì 8 dicembre 2011

buon compleanno little man!

Dicono che dopo aver avuto un bambino si dimentichi tutto il dolore del parto, quanto e’ vera questa cosa. O meglio, sono abbastanza sicura che potrei ricordare tutto volendo, ma non riesco proprio a pensarci. Sarebbe come aver scalato una montagna e una volta in cima, continuare a pensare alla salita invece di godersi il panorama. E il panorama, dopo un anno, e’ sempre mozzafiato, forse ancora di piu’. Ogni giorno e’ una sorpresa diversa, cose banali che tutti sanno e che evidentemente nessuno ti dice prima perche’, diciamocelo, ci si sente un po’ ridicoli a raccontarle certe cose. Non si puo’ capire veramente quanto sono importanti se non e’ tuo figlio. Forse anche per questo trovo che essere genitori sia un’esperienza illuminante, si capiscono cosi’ tante cose degli altri che non e’ che si diventi persone completamente diverse da quello che si era, anzi, ma tutto quello che si e’ fatto prima, non si potrebbe piu’ fare alla stessa maniera. Spero tanto che Slipino lo senta che oggi e’ un giorno speciale e che ha reso la nostra vita piu’ o meno come la sognavamo.

mercoledì 7 dicembre 2011

a che ora finisce la festa?

Ecco questa e’ una di quelle domande che davvero in Italia non ho mai sentito.

Ma come a che ora finisce la festa? Finisce quando siamo stanchi o ubriachi o tutt’e due le cose, no?

Se ti invito e’ perche’ mi fa piacere vederti e se mi fa piacere vederti, di sicuro non ti caccio. Che noia questi party americani pieni di regole, si puo’ anche andare un po’ a braccio nella vita. O no?

Questo per dire che domani e’ il compleanno di Slipino e sabato faremo una grande festa, grande per le dimensioni della nostra casa almeno. A proposito, chissa’ dove metteremo tutti. Forse e’ banale perche’ in fondo e’ solo un compleanno, ma siamo davvero emozionati. E’ stato un anno pazzesco e abbiamo voglia di festeggiare il nostro piccolo ragazzino.

Io ho deciso di regalargli qualcosa che sia fatto a mano da me, ma come al solito mi sono fatta un attimo prendere la mano. E’ un arca di Noe’ gigantesca che non so nemmeno se finiro’ per tempo a questo punto. Mr. Johnson mi ha gia’ fatto riflettere sul fatto che appena attacchera’ con i dinosauri, e se tanto mi da’ tanto non sara’ fra tanto, il quadro dell’arca di Noe’ bambinesca verra’ gloriosamente esposto in solaio per sempre. Ma si,  a volte le cose e’ bello farle per farle. Anche stando in piedi fino alle tre di notte per farle. 

Ieri sera finalmente, abbiamo finito il suo albero di Natale. Non potevo rassegnarmi all’idea di non fare l’albero per paura che se lo tirasse addosso e cosi’, con Mr. Johnson abbiamo studiato una soluzione alternativa. Il nostro segreto, e’ che abbiamo sempre un piano b noi due.   DSC04630

La casa e’ piena di luci e fuori finalmente fa freddo, e’ strano questo connubio perfetto di nostalgia e felicita’.

lunedì 5 dicembre 2011

che la bbc ci legga?!

Qualche settimana fa chiaccheravamo di misteriosi malanni italiani ed ecco che e’ appena uscito sul sito della Bbc un articolo molto divertente che vi consiglio anche perche’ parla proprio di questo, ma dal punto di vista di un inglese che vive in Italia.

Secondo la sua teoria, gli inglesi hanno meno acciacchi perche’ conoscono meno il proprio corpo. Se non sai dov’e’ la tua bile o il tuo fegato come possono farti male? Non fa una piega.

Ci prende molto in giro, ma in maniera simpatica e bonaria. In effetti non e’ da tutti distinguere esattamente il dolore all’intestino da quello allo stomaco, siamo speciali anche in questo.

Racconta di come ci bardiamo al primo freddo, si addentra perfino a spiegare cos’e’ la mitica maglia della salute e in questo mi ci rivedo molto. Nonostante viva in un posto tendenzialmente molto caldo, io d’inverno esigo almeno un maglione, le infradito a dicembre non si possono vedere dai! E poi spiega di come nei ristoranti si diverte a fare lo sbruffone chiedendo appositamente un tavolo esposto alla corrente per vedere la faccia del cameriere.

E’ un punto di vista interessante anche perche’ collega il tutto alla famosa vecchia questione del chiedere come stai in Italia e nei paesi anglofoni e traduce diverse espressioni ostiche.

Se avete una decina di minuti leggetelo e ditemi cosa ne pensate.

Buona settimana!

domenica 4 dicembre 2011

finalmente e’ arrivato (e se n’e’ andato)

Lui e’ un bambino di quarta elementare, ma e’ molto diverso dagli altri, forse addirittura geniale, mi sarebbe piaciuto scoprirlo.

Appena e’ entrato in classe e’ venuto dritto da me e si e’ presentato porgendomi la mano. Gli altri bambini, il primo giorno di scuola fanno di tutto per mimetizzarsi, se si sentono particolarmente a loro agio, al massimo sghignazzano con il nuovo compagno di banco. Un piglio cosi’ sicuro non lo avevo mai visto. E non solo questo, anche cortese, umile. Tanto adulto in un certo senso, da sprizzare un mare di tenerezza.

Quando abbiamo cominciato a lavorare, non so come spiegarlo, ma era tutta un’altra storia rispetto ai suoi compagni. Ha catturato subito la mia attenzione. Disegnava un po’, si alzava, ma non per giocare, rifletteva, guardava in giro, mi faceva molte domande e cercava altri materiali.

A un certo punto gli ho chiesto cosa pensasse di fare perche’ la regola generale nella classe di arte e’ che se c’e’ tempo si colora tutto il foglio, mentre lui aveva fatto giusto uno schizzo e si era fermato. Mi ha risposto che stava riflettendo, che magari avrebbe dovuto finire la settimana dopo perche’ spesso le idee arrivano di notte e deve correre fuori dal letto a segnarsele. Accidenti. Io a otto anni la notte dormivo alla grande.

Alla fine, il disegno e’ stato portato a termine splendidamente, ma non avrei esitato a cambiare le regole in questo caso. Uno studente con delle idee per me va assecondato, anche se non segue il compito assegnato in maniera precisa. In fondo tutto quello che chiedo ai miei bambini di fare e’ piu’ che altro un pretesto per aiutarli a tirare fuori la creativita’, o almeno e’ cosi’ che io interpreto il mio lavoro.

Il tema in questo caso era la citta’ ideale. Dopo aver parlato di quella famosa e del Rinascimento, dovevano creare una loro citta’ ideale. Gli altri bambini, hanno fatto nel migliore dei casi disegni deliziosi come questo, castelli, tetti a cipolla…

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Lui, senza avere nessun riferimento fotografico, ha disegnato una splendida vista del centro di Dallas a volo di uccello, con tutti i solidi, disegnati nella maniera piu’ o meno giusta. Sono rimasta a bocca aperta. Ne vedo tanti di disegni di bambini di quell’eta’, ma una cosa cosi’, mai. La maniera in cui ha disegnato i solidi, la prospettiva, le ombre, la tecnica.

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Se devo sforzarmi di trovare un aspetto negativo nel mio lavoro, direi che e’ il fatto di dover assistere alla progressiva perdita di creativita’ dei bambini proprio intorno agli otto- nove anni. Ma in questo caso, c’e’ davvero qualcosa che va oltre, magari per una volta il processo sara’ inverso. E il bello e’ che uno studente cosi’ ti spinge a fare meglio il tuo lavoro, ti stimola, ti sfida, ma al tempo stesso ti valorizza anche.

Una volta ho avuto un compagno di classe un po’ cosi’ e mi ricordo che alcuni lo odiavano perche’ aveva sempre un trattamento di favore da parte dei professori, pero’ ora che sono dall’altra parte della cattedra mi sembra di capire meglio. E’ che quando incontri uno studente cosi’, quello che vuoi e’ incoraggiarlo, e’ vedere dove puo’ arrivare se messo nelle condizioni ideali per esprimersi.

Il lato triste di questa storia e’ che questo studente, non tornera’ piu’ nella mia classe. Ha gia’ ricambiato scuola, cose strane che succedono nelle private. Non so cosa sia successo, ma e’ stato bello conoscerlo, ha davvero portato una ventata di aria fresca nel mio lavoro e nei miei pensieri, anche se oggi, in questa domenica grigia, mi guardo intorno e un po’ mi sembra di stare perdendo tempo.       

martedì 29 novembre 2011

una cosa a cui non mi abituero’ mai

Magari vivro’ qui per tantissimi anni, e’ probabile, ma c’e’ una cosa a cui non mi abituero’ mai: il diverso rapporto con il cibo che hanno gli americani rispetto a noi italiani. E non mi riferisco solo al cibo in se’, ma a tutto quell’insieme di valori che noi, in maniera del tutto naturale e spontanea associamo all’atto del mangiare e soprattutto del mangiare insieme.

Ecco cosa e’ successo, solo l’ultimo di una serie di episodi simili con protagonisti diversi.

Degli amici ci invitano a casa loro poco prima di cena. Dopo un po’ cominciano a cucinare. Per di piu’ stanno facendo una cosa speciale, gli arancini di riso, che loro chiamano risotto balls (si lo so…) e che non hanno mai fatto prima. Quindi, essendo io italiana, si parla e si riparla di questi benedetti arancini balls o qualunque cosa fossero. Niente. Non ci hanno invitati ne’ a cenare con loro, ne’ ad assaggiare quello che stavano preparando e si vedeva che non hanno nemmeno valutato l’opportunita’ di fare una cosa del genere. Non ci pensavano proprio.

Inutile dire che fosse stato il contrario, non li avrei mai fatti andare via. Se anche non avessi avuto abbastanza cibo, mi sarei inventata qualcosa, ma non mi sarei comportata cosi’. Per me quella li’ era un’occasione perfetta per passare un po’ di tempo insieme.

Questa e’ una di quelle tipiche situazioni in cui non bisogna offendersi, lo so, pero’ devo proprio sforzarmi di non dimenticarlo perche’ sotto sotto ci rimango male ogni volta. Non e’ colpa di nessuno, e’ semplicemente una differenza culturale, di mentalita’. Ma e’ piu’ forte di me. Chissa’ se prima o poi smettero’ di sentirmi straniera.   

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