mercoledì 11 maggio 2016

qui la malasanita' non esiste

L'altro giorno alla radio hanno dato una notizia bomba. In questo paese ogni anno muoiono 250.000 persone a causa di errori medici. Dicevano 'se l'errore medico fosse una malattia, sarebbe la principale causa di morte'. Ci sto ancora pensando non tanto per la notizia in se', ma per il modo in cui e' stata data: senza nessun clamore. Il discorso seguente verteva sui motivi che creano questa situazione. Niente malasanita', medici incompetenti, infermiere killer. 
Semplicemente: dando per scontata la buona fede di tutti, cerchiamo di capire perche' abbiamo questo problema. Qual e' la falla nel sistema educativo, prima ancora che sanitario che porta i medici a sottovalutare o a confondere determinati sintomi? 
Mi sembra un discorso di grande civilta'. 
Discutere per cercare davvero di risolvere un problema invece di discutere per discutere, poi magari azzuffarsi e spostare l'attenzione sulla rissa.

martedì 10 maggio 2016

le enchiladas piu' buone del mondo

C'e' stata una giornata che non dimentichero' facilmente e che riflette piuttosto bene quello che e' stato tutto il mio ultimo anno.
Mr. J. stava per partire per un lungo viaggio, il piu' lungo che abbia mai fatto per lavoro. Negli ultimi mesi ha avuto una promozione e ha cominciato a viaggiare molto. Sono felice per lui, tutti i suoi sacrifici stanno cominciando pian piano ad essere ripagati, ma ogni volta che viaggia, per uno strano caso, succede qualche imprevisto poco piacevole qui a casa. Scherzavamo...chissa' cosa succedera' stavolta...proprio quando incredibilmente il mio telefono ha cominciato a impazzire.
Sembra una stupidata, ma il cellulare e' fondamentale se rimani in citta' da solo con due bambini.
Cerchiamo fino all'una di notte di salvare i dati e di rimetterlo in sesto. Sembra tornato in se' (il telefono, si' l'ho umanizzato), ma la mattina dopo, giusto una mezz'ora prima che arrivi l'Uber per l'aeroporto, muore definitivamente.
Mr. J allora si precipita a comprarne un altro, il primo che capita, in fretta e furia. Nel frattempo, non mi fermo un secondo come ogni mattina, sveglio un bambino, cambio l'altro, do da mangiare ai cani. Non voglio arrivare in ritardo al lavoro, ma so che anche in un giorno normale e senza intoppi, facendo conto che tutto fili liscio come l'olio, ho i minuti contati quindi. Corro. Quando finalmente mi guardo allo specchio, quasi mi viene un colpo. Ho un globo oculare ricoperto di sangue.
Tipo quando ti svegli e ti senti uno zombie. Ecco, io assomigliavo anche a uno zombie quel giorno.
Cosa faccio? Non ho nemmeno il telefono! Chiamo il mio medico con il computer, mi dice di andare da un oculista. Si, ma non ho tempo. Oculista o google? Google. Pare sia semplicemente un capillare rotto, una cosa banalissima e innocua. Ammazza quanto sono brutta pero'...anche solo uscire di casa cosi' mi deprime, mi imbarazza e ancora non so quante spiegazioni mi tocchera' dare a chiunque nell'arco delle due settimane successive.
Ansia ansia ansia. Penso a tutti quegli scemi che finiscono al telegiornale perche' invece di andare dal medico hanno consultato google. Rischio, non ho nemmeno l'energia di pensarci seriamente. Nel frattempo il mio telefono riprende a funzionare e Mr. J torna con quello nuovo, adesso ne ho due, dovrei sopravvivere.
Mr. J parte.
Mollo i bimbi a scuola. Arrivo alla mia di scuola e cerco di non guardare letteralmente in faccia nessuno. Vorrei sotterrarmi con quell'occhio orribile, ma c'e' questa bambina meravigliosa dell'ultimo anno che proprio quel giorno decide di fermarsi un attimo dopo la lezione per dirmi che sono la sua maestra preferita, che mi vuole bene e quanto le manchero' l'anno prossimo.
- Mi mancherai tanto anche tu, ho un tuo disegno sul frigo dal 2007.
Ma lei mi risponde che l'unica cosa che si ricorda del 2007, quando aveva tre anni, e' la sua maestra. La sua maestra quell'anno era Ms. Guorton e comincia a raccontarmi un paio di aneddoti stupendi, cosi' veri, cosi' dolci e io sorrido perche' non si puo' non sorridere, ma cerco anche con tutte le mie forze di trattenere le lacrime che stanno gia' scendendo e lo so che una maestra non dovrebbe mai farsi vedere piangere, ma stavolta non c'e' nulla che possa fare tranne asciugarle.
Mi riprendo, sorrido e dico qualcosa di profondo tipo che fortuna avere tutti questi bei ricordi, eh? Finisco le mie lezioni e proprio mentre sto per chiudere la classe, arriva il padre di un altro bambino e mi porta una cena messicana preparata da lui in persona. Le enchiladas piu' buone che abbia mai mangiato con riso, fagioli, salsa, due bottiglie di vino e perfino il dolce. Piu' un biglietto di ringraziamento per il mio lavoro in tutti questi anni, visto che suo figlio sta per cambiare scuola.
Arrivo a casa e Joe in qualche modo si fa male, niente di grave. Abbandono un secondo Woody sul tappeto per recuperare del ghiaccio in frigo, ma lui non e' per niente d'accordo e smette di nuovo di respirare. Woody e' un bambino sempre felice e contento, tranne quando non lo e' e in quei momenti non e' in grado di esprimere la sua frustrazione in nessun altro modo se non trattenendo il respiro, qualche volta anche fino a svenire. Mi ci sto abituando, mi hanno spiegato e rispiegato che non e' nulla di grave, ma mi sembra peggio del solito, mi spavento, mi preoccupo. In realta' non ho nemmeno il tempo di spaventarmi e preoccuparmi piu' di tanto. La vita va avanti inesorabile e lui si e' gia' ripreso alla grande. Questi episodi durano pochissimi istanti e poi sta benissimo come se non fosse successo nulla. Nel frattempo Joe si e' messo a costruire una delle sue folli invenzioni e ne spara una dietro l'altra, ridiamo tutti e tre a crepapelle. Questa volta ha inventato una specie di gioco a premi in cui lui ti fa una domanda senza senso e se tu rispondi correttamente devi dargli un soldino (possibilmente di quelli rossi).
Quando tutto si calma e cala il silenzio mi ritrovo da sola con questa cena incredibile e mi faccio una domanda per la prima volta. Mi chiedo se non sia stato un grande errore. Mi chiedo se sono capace di fare quello che sto facendo. Mi chiedo se non sono troppo egoista per avere due bambini, troppo presa da me stessa. Uno si', nessun dramma, ma due sono impegnativi sul serio. Non me lo sarei mai immaginato, ma ti succhiano qualunque energia. Quando uno e' tranquillo, comincia l'altro, giorno e notte in un ciclo continuo e nei rarissimi casi in cui entrambi sono in pace nello stesso momento, e' uno dei cani ad avere un problema. Sono responsabile di quattro piccoli mammiferi che dipendono totalmente da me. Io proprio io, quella che all'universita' chiamavano Svampi. Mi ricordo antibiotici, feste di compleanno, di tagliargli le unghie (di solito), qualunque cosa li riguardi ce l'ho stampata in testa... tutta la svampitezza la tengo per me, per le cose che riguardano me, come se fossi diventata un personaggio secondario, una sorta di comparsa nella mia stessa vita. 
L'unica cosa che faccio completamente per me stessa e' lavorare, ma non so mai se ce la faro' a finire la giornata senza una telefonata dall'asilo. Ormai ho un sogno ricorrente. Cerco di arrivare a scuola, ma succede sempre qualcosa e non arrivo mai.  
Il figlio di amici ha scritto sul pensierino per la festa della mamma che la sua mamma e' il capo della casa e che lavora sempre, come se fosse la schiava di se stessa. Non ci ho trovato moltissimo da ridere, a dire il vero. 
Eppure sono solo due, come fanno le mamme di tre, quattro, cinque, dieci come mia nonna? Non lo so, ma immagino che non siano cosi' sole. Immagino zii, cugini, nonne, nonni. Ho diverse buone amiche qui, ma non e' lo stesso. Ci sono delle distanze fisiche notevoli in Texas oltre che degli impegni per tutti. Diciamo sempre la stessa frase...se hai bisogno chiama e lo pensiamo davvero, non e' una frase fatta, pero' poi deve succedere davvero la fine del mondo sia per chiamare che per trovare qualcuno che appaia in tuo soccorso in un giorno lavorativo qualsiasi senza aver preso un appuntamento un mese prima. 
Ad ogni modo, dicevo che quel giorno lo ricordero' per un pezzo perche' c'e' tutto, c'e' il brutto e anche il bello. C'e' soprattutto la sensazione come di trovarsi perennemente sulle montagne russe. E' tutto cosi' intenso, cosi' viscerale e non c'e' niente di veramente negativo a pensarci, a parte la stanchezza fisica. E' solo che a volte vorresti scendere dalle montagne russe e semplicemente guardarti intorno. Questa cosa qui mi manca adesso e tutti dicono si tratta solo di pochi anni, ma pochi anni sulle montagne russe non sono poi cosi' pochi e poi come sei quando scendi, chi sei?  

venerdì 29 aprile 2016

joe alla scoperta dei diritti civili

Un paio di mesi fa Joe e' tornato a casa dall'asilo con delle grandi perplessita' da risolvere.

- Mamma sai...in un tempo lunghissimo (la sua traduzione di 'a long time ago' ndr) le persone bianche non volevano stare con le persone nere.

Era successo che quel giorno, per la prima volta, qualcuno gli aveva parlato delle battaglie per i diritti civili. La sua maestra, gli aveva letto la storia di Ruby Bridges, la prima bambina di colore ad aver frequentato una scuola desegregata in Louisiana.

Questa cosa mi aveva colpito moltissimo. Provai una tale riconoscenza per la maestra, che il giorno dopo le scrissi un biglietto e le feci un piccolissimo regalo. La mia riconoscenza nasceva dal fatto che avevo visto Joe emozionato, persino sconvolto e questo significava che la maestra aveva fatto un ottimo lavoro e gli aveva insegnato non solo la storia, ma anche l'empatia che e' una cosa che e' in cima alle mie due o tre priorita' di genitore.
Sono un'insegnante anch'io e purtroppo ho sempre avuto la sensazione che di queste cose non si parlasse a sufficienza. Anche se ho una materia tutto sommato marginale, ogni anno dedico tutto il mese di Febbraio a tematiche e artisti afroamericani e questo mi ha dato la conferma che in effetti i bambini di queste cose sanno ben poco nella mia scuola. Mi sbilancio. Nemmeno gli adulti sembrano cosi' ferrati. All'inizio, umilmente, essendo straniera, chiesi dei consigli e nessuno fu in grado di darmi una mano, non perche' non volessero, ma perche' non sapevano. E poi ci si chiede da dove vengano le varie tensioni razziali che ogni tanto esplodono qua e la': se si dimentica la storia, la storia continua a ripetersi e non insegna nulla.

Ad ogni modo, quando mi capito' di incontrare la direttrice dell'asilo, senza raccontarle nulla di specifico, le dissi che aveva una maestra bravissima e che ero molto contenta di quello che stava insegnando a mio figlio. Lei mi stupi' perche' sapeva tutto quello che era successo. Pare che la maestra avesse fatto vedere il mio biglietto un po' a tutti con le lacrime agli occhi. A me invece, non aveva detto assolutamente nulla, nemmeno un grazie, che e' molto strano nel paese delle thank you cards.

Dopo un bel po' di tempo mi capito' casualmente di ascoltare un podcast che parlava di una storia in un certo simile, ma anche opposta a quella di Ruby Bridges. In questo caso, la piccola studentessa di colore, dopo essere stata torturata per anni sia fisicamente che psicologicamente dai compagni bianchi, aveva finito non solo per prendere le distanze dal movimento per i diritti civili, ma anche per sviluppare un vero e proprio razzismo nei confronti dei bianchi e dell'odio nei confronti della madre che l'aveva esposta a un simile rischio solo per affermare un principio e un diritto di uguaglianza.

Era una storia cosi' interessante e sfaccettata, che metteva in campo oltre a tutto questo anche la tematica dei rapporti fra madri e figlie e diverse generazioni che decisi impulsivamente di parlarne con la maestra di Joe.

Il suo commento, mi lascio' di sasso:

- Non pensare che queste cose non succedano piu'.

- Davvero? Ma dove?

- Ovunque.

- Anche nelle scuole?

- Assolutamente!

- E' che insegno da nove anni qui a Dallas, non ho mai visto nulla...e stai sicura che se vedessi qualcosa lo denuncerei immediatamente non ho nessuna tolleranza in questo senso. Pensando alla mia scuola, mi sembra impossibile perche'...

- Perche' non ha senso, vero?

- ...

- Non ha senso che un bambino nero sia trattato diversamente rispetto a un bambino bianco eppure.

Questa volta tornai a casa un po' sconvolta io. In effetti, qualche voce mi era arrivata all'orecchio anni fa, ma non avevo mai creduto, mai visto, avuto l'impressione che...che cosa orribile. Non riuscivo nemmeno a pensarci.

Sono passate varie settimane e in effetti pian piano, ho smesso di pensare a tutto questo, finche' l'altro giorno e' successa una cosa...

Un bambino, bianco, famoso per essere uno dei piu' indisciplinati, mi dice:

- Posso cambiare posto? Mio padre mi ha detto di stare alla larga da questa bambina perche' porta solo guai.

Il fatto e' che la bambina in questione salta all'occhio tutt'al piu' per quanto e' simpatica e bellina, chi potrebbe mai pensare che 'porta solo guai'?

Ma aspetta un minuto...e' l'unica bambina di colore della classe.

Qui non voglio trarre conclusioni affrettate. Possono essere successe varie cose. Che il bambino abbia mentito a me, che abbia mentito al padre o che sia un piccolo razzista come i bambini sanno benissimo essere purtroppo o che il padre sia un razzista (cosa che mi getterebbe nello sconforto dal momento che lo conosco abbastanza bene e non mi ha mai dato questa impressione). Il punto e' un altro: che non bisogna mai abbassare la guardia, che le cose, anche se non sotto il nostro naso, succedono e che immaginarsi la realta' che piu' ci piace e vedere solo quella, significa fare un immenso torto ai bambini e fallire nel tentativo di proteggerli per quanto il nostro ruolo di educatori lo consenta.
Se la maestra, che e' nera e ha piu' o meno la stessa eta' di Ruby Bridges e dell'altra studentessa, ha parlato cosi', significa che conosce l'argomento e gli abusi, tanto piu' che in questa societa' sta crescendo anche un paio di figli.

Ho deciso, dopo averci pensato a lungo, che d'ora in poi portero' avanti la mia piccola affirmative action perche' in questo caso ci vuole della discriminazione positiva per bilanciare lo cose, o almeno io la vedo cosi'.

venerdì 22 aprile 2016

l'oltraggio del bambino nudo

C'e' questa persona che normalmente intesta le sue mail con cura e che ci tiene molto ai vari convenevoli, che mi manda l'email che vi traduco letteralmente. 
Hai notato la scelta di parole che i bambini stavano usando ieri alla fine della lezione di arte? Quando sono arrivata, ho sentito "bambino nudo" e "uomo con i pantaloni giu'" urlati varie volte da tre diversi bambini. Mi chiedo che cosa abbia provocato questa cosa (hai fatto vedere un quadro con un  bambino nudo?). Queste sono parole sinceramente inaccettabili e non dovrebbero essere usate in nessuna classe. Ho parlato ai bambini che ho sentito, ma non mi piace far partire azioni disciplinari per comportamenti avvenuti sotto la responsabilità di un altro insegnante.
Ti sto solo dicendo quello che ho sentito. Mi auguro che non succeda mai piu'.  

Finita cosi', senza nemmeno un preghero' per te, un Dio ti benedica, un ciao, un vaf!@$ niente. Come se ti chiudessero il telefono in faccia. Come.

Respiro. E questa volta parafraso.
Cara stimata collega,
Qualunque cosa i bambini stessero dicendo sulla porta non aveva nulla a che fare con la mia lezione dal momento che avevamo parlato di arte astratta contemporanea. Peraltro hanno lavorato egregiamente, senza provocare nessun problema.
Per quanto riguarda il favore che mi hai chiesto e che non ha assolutamente nulla a che vedere con quello che insegno, sono molto felice di aiutarti. 
Non sono impazzita, ho messo in pratica il famoso killing with kindness, non saprei come tradurlo in italiano...forse qualcosa tipo fare buon viso a cattivo gioco. In altre parole, ho capito per esperienza che con certe persone e' meglio non discuterci perche' e' come se venissimo da due pianeti diversi, e' una totale perdita di tempo e puo' solo complicarmi la vita.
E infatti, ha funzionato tutto come previsto. In un secondo, ha completamente rivoltato la frittata ed era tutta un sorriso e una smanceria unica. Insomma, sono riuscita a farla sentire sia in colpa per avermi accusato che in imbarazzo per aver usato quel tono. Bingo.
Il mio piano prevedeva anche di calare un velo pietoso sulla questione del vocabolario, ma lei evidentemente ci teneva proprio tanto a esplicitare in maniera ancora piu' chiara la sua indignazione o a giustificarsi.

Mi ha fatto sapere anche a voce che quelle parole l'hanno davvero sconvolta e che ci pensava e ci ripensava e che soprattutto questa storia del bambino nudo la tormentava perche' e' inaccettabile, e' inappropriato e proprio non capiva da dove potesse venire.

Caspita che mistero! Gli studenti in questione hanno cinque anni, quasi tutti hanno fratellini piccoli e cuginetti, non mi sembra un tema cosi' lontano dal loro mondo. E poi comunque a quell'eta' sono delle scimmiette, trovano qualcosa che fa ridere i compagni e la ripetono all'infinito. Adesso Joe, ad esempio,  si e' messo in testa di dire pancetta decine di volte al giorno perche' secondo lui fa ridere. Cosa importa? Gli passera', ha cinque anni, il livello di maturità e' quello, non si puo' mica pretendere che facciano la muffa sti bambini.

Poi ha ripetuto di nuovo la domanda su cui piu' di tutto avrei voluto soprassedere: se avevo mostrato opere sconce ("...magari una Madonna con il bambino?"). E allora a quel punto le ho dovuto dire che non lo avevo fatto, ma avrei potuto, ho il permesso per farlo e quando credo lo faccio senza nessun imbarazzo.

Avreste dovuto vedere la sua faccia.

In tutta questa storia comunque, secondo me, c'e' solo una cosa scandalosa: che questa maestra sente parlare di un "bambino nudo" e di un "uomo con i pantaloni giu'" e si sconvolge e indaga per una settimana sul bambino nudo. Ma come?

Tante volte mi sembra davvero di vivere in mezzo al delirio piu' assoluto.

martedì 19 aprile 2016

ciucciati il calzino

Qualche giorno fa Joe ha preso un'abitudine stomachevole, ciucciarsi il colletto delle maglie.

- Ma tu perche' lo fai?
- Perche' certi bambini a scuola lo fanno e allora mi fanno pensare che e' una cosa giusta.

In quel momento ero distrutta, avevo avuto una giornata infinita e non avevo la forza fisica di pensare a niente, volevo solo che smettesse subito perche' mi dava molto fastidio.

- Tu lo sai che non e' una cosa giusta pero'. Se domani lo fai ancora, ci saranno delle conseguenze. E ora vai subito a lavarti i denti e a metterti il pigiama!
Lui ci ha pensato un po' su...

- I wonder what these 'conseguenze' are...
- Le conseguenze sono che ti tolgo delle cose che ti piacciono: tipo i cartoni, la festa di compleanno di sabato...
Lui se ne va con quell'incedere particolare che ha quando sta per spararne una delle sue:

- Pero' a me piace piu' di tutto Babbo Natale e tu non lo puoi prendere!

E sul momento, e' finita cosi', a tarallucci e vino, con una risata.

Oggi quando sono andata a prenderlo all'asilo, pero' la maestra mi ha detto che le e' sembrato triste e che non ha smesso un attimo di ciucciarsi i vestiti, perfino le maniche.

Anche ieri sera ha avuto un momento di tristezza prima di andare a dormire. Pensavo che dormisse e invece dopo un po' e' tornato indietro con i lucciconi negli occhi.

- Mi sento solo e quando mi sento solo io piangio.  

Ho messo insieme un po' i pezzi e, come non averci pensato prima? Era logico: e' cominciato tutto quando Mr. J e' partito per un viaggio di lavoro piu' lungo del solito, probabilmente e' questo che lo scombussola.

Ad ogni modo -meglio tardi che mai- ho iniziato a darmi da fare per cercare qualche soluzione. Quando ho un problema con un bambino, che sia mio figlio o uno studente, la prima cosa che penso e': che cosa avrebbe fatto Mrs. Guorton? 
E lei non avrebbe mai fatto quello che ho fatto io, sgridare, vietare, mettere in imbarazzo. In una varieta' di situazioni, il sistema che le vedevo applicare rimaneva pressoche' invariato: permettere al bambino di fare quello che vuole, ma in modo accettabile. 

In altre parole, mi sono resa conto che Joe non avrebbe smesso di ciucciarsi i vestiti. Per quanto fosse a disagio, non riusciva a smettere nemmeno nel momento stesso in cui gli dicevo di smettere. Sembrava posseduto da una qualche fissa, un classico dei bambini. Gli dici di non toccare una cosa e gli si accende una specie di fuoco negli occhi che non si spegne finche' quella particolare cosa non sono riusciti a toccarla.

Bisognava trovargli qualcosa da mettere in bocca e subito, prima che distruggesse tutti i suoi vestiti. Dopo una rapidissima ricerca ho scoperto che in effetti esistono dei ciondoli e dei braccialetti fatti apposta per i bambini autistici, iperattivi o che soffrono di questa forma di ansia. 
    
Non so se ho fatto bene, ma gli ho parlato apertamente. Gli ho spiegato che a volte capita che alcuni bambini mettano i vestiti in bocca come fa lui e che non e' un problema enorme, basta trovare qualcos'altro da mettere in bocca intanto che si impara a stare senza nulla in bocca.
Abbiamo scelto insieme il ciondolo e sembrava gia' sollevato, semplicemente vedendo il cambio nel mio atteggiamento, non piu' ostile, ma comprensivo.

Pero' continuava senza tregua. La maglietta era ormai tutta bagnata, orribile. Non mi andava di aspettare Amazon, dovevo fare qualcosa subito. Non volevo che andasse a scuola il giorno dopo e la maestra lo sgridasse o i compagni lo prendessero in giro. Cosi' mi sono inventata un ciondolo artigianale, diciamo cosi', ed e' stato incredibile. Appena ha messo quella sorta di collanina che gli ho fatto al collo, ha cambiato espressione. Era in controllo della situazione in qualche modo e difatti ha smesso immediatamente di ciucciarsi la maglia.

Pensavo a tutte le volte che ho sentito dire che una persona morta vive con te, nel ricordo che ti ha lasciato, nelle cose che ti ha insegnato. Mi sono sempre sembrate frasi fatte, ma ecco, per la prima volta, l'ho trovata vera questa cosa. Forse e' solo la mia immaginazione, ma ho sentito che Ms. Guorton era accanto a me in questa piccola difficolta' e che mi ha aiutato. 

mercoledì 6 aprile 2016

il paradiso

Tempo fa ho guardato un bellissimo documentario intitolato "I bambini sanno" di Walter Veltroni. A un bambino molto intelligente, una sorta di genio della matematica o qualcosa del genere, a un certo punto veniva chiesto se secondo lui esiste il paradiso e la sua risposta era perfetta, di una logica stringente.

- Non credo, se esistesse a quest'ora qualcuno lo avrebbe gia' scoperto.

Hanno messo un nuovo distributore di asciugamani di carta nuovo nella mia classe e continuava a incepparsi.



mercoledì 30 marzo 2016

di babbo natale e gesu'

L'altra sera a cena, Joe ci ha raccontato che la maestra ha detto che Babbo Natale non esiste, e' solo una cosa per divertirsi e che l'unico che conta e' Jesus, che e' un personaggio della Bibbia ("Santa isn't real, it's just for fun. It's all about Jesus, a character from the Bible"). 
Panico. Mr. J. e' riuscito prontamente a trovare le parole giuste per rigirare un po' la frittata e lasciar cadere l'argomento sperando che se ne dimentichi, ma ci ha dato molto fastidio. Non capisco che senso abbia lasciare credere che Babbo Natale esista a Natale (preparare perfino il cibo con i brillantini per le renne da spargere in giardino), e poi rimangiarsi tutto per Pasqua. Ma chi lo sa cosa e' successo davvero. Non ho dubbi che quella frase sia stata detta, quelle non erano parole sue, ma potrebbe essere stata detta quel giorno o due mesi fa. Joe e' un tipo riflessivo. Quando una cosa lo colpisce sul serio, ci rimugina a lungo prima di ritirarla fuori. 
Quella sera, dopo averlo messo a letto, ho mandato un messaggio alla mamma di un altro bambino della classe per capire meglio, ma suo figlio non aveva sentito o raccontato nulla.
Un paio di giorni dopo, ho incontrato la stessa mamma. Frequentiamo la stessa palestra e ci vediamo spesso. Per prima cosa mi ha chiesto se avessi parlato con la maestra. Ci ho dovuto pensare un secondo, avevo gia' messo da parte quell'incidente. 
- No, ho deciso di lasciare perdere. Ormai ho capito che la pensiamo in maniera diversa su una serie di cose, ma mi piace molto il suo stile di insegnamento. Non avrebbe senso recriminare su una cosa che non ha nessun rimedio. Preferisco lasciar correre e pensare a tutte le cose buone che fa visto che sono la maggioranza.
Allora lei ha cominciato a raccontarmi di sua suocera, che insegna e una volta ha detto la stessa cosa in una classe di quarta elementare ed e' quasi stata sbranata dai genitori di una bambina che non ci dormiva piu' la notte.
- Lo capisco, anche noi non siamo per niente contenti, tanto piu' a cinque anni. Che bisogno c'era? Per Joe Babbo Natale e' una sorta di amico immaginario. Pero' non e' la prima volta che abbiamo questo problema con questa maestra. 
E le ho raccontato di quella volta che sono stata chiamata d'urgenza a colloquio, all'inizio dell'anno, perche' Joe, sentendo la maestra dire che Dio aveva creato l'universo, si e era alzato in piedi e aveva cominciato a strillare che non era vero e che era stato il Big Bang e non Dio. Io ridevo nel ricordare quell'episodio. E' stata una delle cose piu' divertenti che mi siano mai capitate nella vita e sono anche orgogliosa del mio ometto per avere dimostrato un tale spirito critico gia' a quell'eta'. A un certo punto pero' ho notato che lei non rideva. Sembrava sorpresa o preoccupata. Anzi mi dava quasi l'impressione di non capire.
- Vedi, a mio figlio ad esempio, una cosa cosi' non sarebbe mai successa perche' noi non gli parliamo di queste cose.
- Quindi, se lui ti chiede come e' nato l'universo, tu non gli parli della teoria del Big Bang?
- Vedi, noi a casa abbiamo tanti libri di storie della Bibbia e lui li legge con noi tutte le sere, li sa a memoria. Non gli sarebbe nemmeno venuto il dubbio. Lui sa che Dio ha creato l'universo. 
- Va bene, puo' darsi che Dio abbia creato quello che c'era prima ancora del Big Bang, ci sono tanti scienziati che la pensano cosi', scienziati cristiani, religiosi. Puoi credere in Dio e nella scienza allo stesso tempo.
- Guarda...non lo so.
- In che senso? Non credi nella scienza, nel Big Bang...?  
- Io credo in Gesu'.
E li' avrei dovuto mollare il colpo, me ne rendo perfettamente conto, invece credo di aver cambiato colore. Adesso pero' non dovete farvi un'idea sbagliata perche' il brutto qui e' che lei e' veramente una persona simpatica, buona e intelligente. Non abbiamo assolutamente litigato, abbiamo solo avuto un lungo scampio di opinioni diciamo cosi'. Ho apprezzato i toni, ma ho anche provato una grande frustrazione a discutere di cose che non ho mai sentito mettere in dubbio. Prima i dinosauri e poi l'uomo e che diamine, lo sanno anche i sassi. 
Quando sono tornata a casa ero ancora sconvolta. A dire il vero, sono passati tre giorni e sono ancora sconvolta, credo che non mi passera' mai.
Una persona intelligente, di buon senso, che e' anche andata all'universita', che e' una professionista seria in un campo tutto sommato scientifico, non riesce nemmeno a parlare del Big Bang, nemmeno a pronunciare la parola, quasi fosse un tabu' sessuale, un atteggiamento incomprensibile. 
La prima cosa che ho fatto come sempre e' stata sequestrare Mr. J e costringerlo ad ascoltare tutta la storia.  
- Pero' se devo proprio trovare un lato positivo...mi e' sembrato davvero di averle aperto gli occhi. Mi guardava in un modo...forse, non ha mai pensato a queste cose, forse adesso si informera' e capira' che puo' essere cristiana e seguire la scienza allo stesso tempo, che non c'e' niente di male. Lei si definisce cattolica e il papa non ha nessun problema con l'evoluzione, l'ha anche dichiarato, ne hanno parlato tutti. Forse non lo sapeva.
- No guarda  - mi risponde Mr. J - non e' che le hai aperto gli occhi e' che lei probabilmente per tutta la vita ha sentito parlare di persone come te ed era sconvolta di averne finalmente incontrata una. Era sconvolta quanto te, stanne certa.    
E insomma alla fine, ero un po' abbattuta. E' cosi' difficile fare buone amicizie e mi sentivo affine a questa persona, ci stavo molto bene insieme, ma di fronte a una mentalita' simile mi chiedo...che cosa abbiamo realmente in comune?
Il giorno dopo era Pasqua e abbiamo festeggiato con i nostri amici ebrei, che detto cosi' fa quasi un po' ridere. In realta' ebrei loro quanto cristiani noi, non praticanti e anche un po' ateoagnosticheggianti. Gli ho raccontato quello che era successo e hanno riso a crepapelle sulla storiella di Joe e del Big Bang. Sospiro di sollievo, e' bello sentirsi compresi ogni tanto. Poi la discussione e' andata avanti. Io dicevo che apprezzo la figura di Gesu' e il suo messaggio e uno di loro diceva l'opposto, che e' un messaggio pieno di violenza e senso di colpa. Al di la' del discorso in se', una boccata d'aria fresca: dire la propria, qualunque sia, senza nessun problema anche quando non fa parte di nessun pensiero comune socialmente accettato. 
E' che in determinate circostanze ti senti davvero un pesce fuor d'acqua qui. Solo ora, dopo quasi dieci anni, mi rendo conto che la mia simpatia per i Texani e' basata su una conoscenza solitamente molto superficiale. La maestra di Joe per esempio, la mamma del suo compagno di classe, il vicino di casa, praticamente quasi tutti quelli che conosco qui...sono tutte persone splendide, generose, pronte a farsi in quattro per aiutare gli altri, sorridenti, con grande senso dell'umorismo, pero' poi magari scopri che hanno in casa un arsenale o che votano Trump. Che fatica stare al mondo certe volte. Ma la domanda vera che mi pongo e': cosa si fa? Tagli i ponti con il 70% buono della gente che ti circonda per irrimediabili divergenze politico- religiose o ti adegui e ti concentri sul buono, salvo poi incappare in bruttissime sorprese, tipo beccare l'anziana parente del Far West su un forum di suprematisti bianchi (com'e', tra l'altro, realmente accaduto)? Quest'anno per la prima volta abbiamo tagliato di netto con una coppia di italiani che conoscevamo da moltissimo tempo perche' si sono lasciati andare in diverse occasioni a commenti razzisti, maschilisti e omofobi. Nessun rimpianto. Ma poi cosa fai quando quelli che grossomodo la pensano come te sono una sparuta minoranza? Rimani da solo? Stai nel tuo brodo? E poi che gusto c'e' a circondarsi solo di chi conferma il tuo punto di vista, senza mai uno spunto nuovo? Chiaramente ognuno ha le sue idee qui in Europa e ovunque, ma fino a che punto le divergenze sono sane e accettabili? A casa, in Italia e anche in Spagna, a me queste cose non sono mai capitate.
Sto pensando molto al concetto di ignoranza in questo periodo. Credo che in Europa ci siano tanti problemi, ma questo tipo di ignoranza che abbiamo qui, manca. Qui le persone piu' ignoranti che ho conosciuto erano laureate, qui si fabbricano storie di sana pianta, si eludono le domande nascondendo una parte della narrazione, si insegna l'ignoranza, in un certo senso. E i Trump pian piano arrivano ai vertici. 




p.s. Cari lettori, come avrete notato negli ultimi mesi l'attivita' di questo blog e' nettamente diminuita (a causa di una terribile mancanza di sonno, ma non divaghiamo...). Se vi va, in attesa di tempi piu' propizi (che stanno arrivando, pare, ma non divaghiamo...) potete trovare qualche notizia della famiglia Johnson qui e della classe di arte qui. Nonsi c'e' ;)

martedì 16 febbraio 2016

chi trova un amico

- Mamma sai, un libro dice che i rotolacacca (gli stercorari) sono nostri amici.

- Ah si, e come mai?

- Perche' se non ci fossero i rotolacacca il mondo sarebbe una montagna di cacca. Invece loro fanno delle palle piccole di cacca e le usano per nascondersi dai predatori. Sono nostri amici.

E chi trova un amico trova un tesoro. 
O una piccola palla di cacca invece di una montagna.

#evvivajoe

venerdì 5 febbraio 2016

ogni mattina

C'e' questa anziana signora che ha dedicato quasi tutta la sua vita alla carriera. Non aveva molti amici o familiari al di fuori dal posto di lavoro, ma qualcuno si'. Nonostante cio', in punto di morte ha chiesto delle persone che lavoravano con lei e di nessun altro. Davano l'idea di essere per lo piu' rapporti superficiali, senza grande significato. Nessuno aveva fatto i salti mortali per renderle quegli ultimi mesi di vita piu' sopportabili eppure qualcosa c'era se lei continuava a cercare proprio quelle persone in quel momento cosi' straziante della vita. 

Erano le persone che aveva visto ogni mattina per trent'anni. 

Questa cosa mi sta facendo venire il dubbio che non ci siano rapporti poco importanti in fondo e che ci si dovrebbe osservare un po' piu' da vicino, anche quando ci si vede ogni mattina.

venerdì 29 gennaio 2016

preghero' per te

Poco tempo fa ho incontrato per caso una vecchia conoscenza che avevo perso di vista. In questi quattro anni ha avuto tre figli, l'ultimo dei quali un paio di mesi fa. E' come invecchiata di colpo, l'ho trovata molto provata, e per una forma di solidarieta' femminile le ho raccontato che la capivo benissimo e che anch'io stavo per perdere la ragione con Woody che non aveva mai dormito piu' di un paio d'ore per volta.

- Sia benedetto il tuo cuore [trad. letterale], preghero' per te affinché tu possa ricominciare a dormire!

Mi ha lasciato un po' cosi', pero' in effetti qui si usa spesso questo tipo di espressione.

L'altro giorno mi imbatto in una di quelle vicine di casa che in tutti questi anni si' e no buongiorno e buonasera. Le dico che sono li' perche' un'amica si e' fatta male a un braccio.

- Come si chiama?
- Chi?
- La tua amica.
- No, ma non e' di qui...
- Ma posso lo stesso pregare per lei anche se non la  conosco. Come si chiama?

Nel senso che se dici il nome Dio ascolta di piu'?

Comunque le ho detto il nome e prima di salutarci ha ripetuto un paio di volte sottovoce preghero' per lei preghero' per lei.

Che strana questa cosa. Non mi disturba, ma faccio fatica ad abituarmi a questo tipo di conversazioni. La fede e' un argomento piuttosto intimo. E soprattutto non so mai che rispondere. Grazie?

venerdì 22 gennaio 2016

pugnalare, accoltellare e prendere a pugni

Allora Mr. J mi sgrida sempre perche' lo prendo in giro quando fa un errore in italiano, ma gli ho spiegato mille volte che e' solo perche' lui parla talmente bene che quando sbaglia e' davvero comico. Ieri sera non e' stato molto comico invece. Sta guarendo dalla polmonite e mi diceva che gli faceva male il polmone. Era molto pallido.
- Male come? 
- Come se mi avessero pugnalato. 
Accidenti. Chiamo immediatamente il medico e non lo mollo per tutta la notte pronta a portarlo al pronto soccorso in qualunque momento. Stamattina stava molto meglio ed era stupito. Non capiva perche' mai fossi cosi' allarmata. 
- Ma scusa mi dici che ti senti come se ti avessero accoltellato!
- Accoltellato? No, pugnalato.
- Appunto.
Ecco lui giustamente pensava: punch- to punch = pugno-pugnalare. Non e' proprio cosi'.

Non ci si annoia mai quaggiu'.

giovedì 21 gennaio 2016

la nuova legge sulle armi

Con il nuovo anno qui in Texas, e' entrata in vigore una legge che consente ai possessori di porto d'armi di accedere a qualsiasi edificio pubblico (che non sia una scuola o un ospedale o che non lo vieti esplicitamente) esibendo la propria pistola in una fondina collocata sulle spalle o alla cintura. E' una legge che esiste in molti altri stati, ma mi disturba parecchio.

Vivendo qui da molti anni, mi sono fatta l'idea che il Texas sia uno stato molto piu' avanzato e moderno di come lo si dipinga, ma le armi sono decisamente il suo tallone di Achille. Non riesco a immaginare un motivo valido per cui uno debba andarsene al supermercato o dal barbiere indossando in bella mostra una pistola, eppure ben pochi rimangono turbati da queste parti. 

La cosa che mi spaventa e mi toglie speranza e' vedere quante persone anche con visioni politiche vicine alla mia e con un livello di istruzione medio o alto si infervorino a favore dell'open carry, non perche' vogliano armarsi, ma per una qualche bizzarra questione di principio o di orgoglio nazionale latente.

Gli chiedi come si fa a distinguere un criminale se tutti possono girare armati e ti rispondono con un sorriso di sfida che i criminali non se ne vanno mica in giro con le armi in vista. Ti cadono davvero le braccia a sentire questi ragionamenti nell'unico paese al mondo in cui un giorno si e uno no c'e' un omicidio di massa.  

Il loro argomento principale e' che in sostanza sei un po' scemo e ti preoccupi per niente. Ti dicono che hai molte piu' possibilita' di morire in un incidente automobilistico che non a causa di un'arma da fuoco e a me questa cosa fa infuriare. 

Un incidente automobilistico e' un incidente, una cosa che fa parte della vita, che malauguratamente succede e non si puo' prevenire a meno che uno non si chiuda in casa per sempre. Un incidente con le armi invece, nella stragrande maggioranza dei casi, si puo' evitare. Proprio oggi, purtroppo mi e' capitato sotto agli occhi un articolo del New York Times che non sono riuscita a finire di leggere. La storia e' classica. Il padre parlava con un cliente, il figlio di tre anni ha aperto un cassetto, ha trovato una pistola ed e' partito un colpo. In fondo e' sempre piu' o meno lo stesso copione. In questo caso, la vita ce l'ha rimessa quel povero bambino, ma - mi chiedo- chi e' responsabile? 
Credo che la punizione piu' grande a un genitore che si rende responsabile di una distrazione simile, la dia la vita stessa, ma non e' una contraddizione clamorosa che esista tutta questa sete di giustizia, perfino la pena capitale, ma nessuno mai paghi per questi crimini quotidiani di negligenza che fanno piu' morti di una guerra? 
Sono sempre incidenti, passa il messaggio che sono cose che capitano. E cosi' la storia si ripete nell'indifferenza generale. 
Ma guai a opinare sul diritto di andare a mangiarsi l'hamburger con la pistola in vista.

mercoledì 13 gennaio 2016

sviluppi linguistici

Abbiamo appena finito di mangiare quando Joe prende la parola:

- Il cibo che ho appena mangiato sta facendo una festa nella mia pancia.

Traduzione dall'italiano all'italiano: era buono, sono sazio.

Io non lo so come gli vengano in mente certe frasi, ma oramai sono convinta che non sia una questione di parole, grammatica e sintassi.
Joe in italiano pensa in modo differente, piu' creativo, meno razionale.
 
Continuero' a osservare con grande interesse e piacere gli sviluppi del suo bilinguismo e vi terro' aggiornati.

venerdì 8 gennaio 2016

ma dove sono i dinosauri adesso?

Sta in silenzio da un pezzo ed è serissimo mentre guarda fuori dalla finestra. Ha un cucchiaio di cereali proprio davanti al suo naso quando riflette ad alta voce:

- Io non lo so perché i dinosauri hanno tutti moriti.

Scoppio a ridere, ma come parla mio figlio? E poi che pensieri di prima mattina. 
Allora parte con la spiegazione scientifica delle varie ipotesi che sono scritte sul suo libro. Lo vedi questo? E mi mostra il pugnetto. Questo e' un meteorite...

Non avrei pensato nulla di speciale se mia madre non mi avesse raccontato piu' o meno lo stesso episodio. L'unica differenza e' che nel suo invece dei dinosauri era Ms. Guorton.

- Nonna, io non lo so perche' Ms. Guorton ha morito. [Lui parla proprio cosi'...]

Sta cercando di capire, di farsene una ragione anche lui a cinque anni. Mi ha chiesto piu' di una volta quello che mi chiedo sempre anch'io, dov'e' adesso Ms. Guorton. Gli ho risposto che non lo so, mi piacerebbe tantissimo saperlo, ma non lo so. 

- Una persona ha detto che si e' trasformata in una stella.

Lo vedevo quanto voleva crederci, ma sono rimasta ferma sul mio socratico non lo so, non possiamo saperlo. Pero' possiamo sempre ricordarci di lei e delle cose belle che abbiamo fatto insieme e che ci ha insegnato. Mi sento a disagio perfino con la storia di Babbo Natale, che tra l'altro e' la bugia piu' lunga e articolata che abbia mai raccontato in tutta la vita. Niente bugie stavolta anche perche' Joe e' uno che coglie i dettagli e non te ne lascia passare una. 
La vita e' cosi', si muore Joe, di piu' non so, ma non posso cambiare la vita. 

martedì 29 dicembre 2015

remember this moment

Perdere una persona cara nel periodo delle feste e' davvero una doppia fregatura. E' che c'e' tutta questa impazienza di provare un qualche tipo di felicita', anche solo un surrogato, ma non e' cosi' che funziona, ci vuole tempo a riprendersi e chi dice di no mente. I primi giorni forse l'unica cosa che puoi fare e' mettere insieme i pezzi cercando in ogni modo di comprendere determinati avvenimenti e parole che in fondo noti e osservi per la prima volta.
L'eredita' materiale che Ms. Guorton mi ha lasciato prima di andarsene consiste in una serie di libri per bambini e giocattoli che aveva archiviato nel giro di molti anni per i suoi ipotetici nipotini mai nati. Ne ho voluti mettere un paio sotto all'albero per sentirla un po' presente, ancora una volta. Cosi', la notte della Vigilia mentre impacchettavo, ho scoperto che per qualche strano motivo in mezzo a tutti quei giocattoli c'era una cornice d'argento anche quella nuova, ancora nella scatola. La cornice riporta un'incisione:

Remember this moment, ricorda questo momento.

Per qualche incomprensibile ragione, la stessa notte, mi e' tornata in mente una piccolissima cosa successa l'estate scorsa. Ero in un museo che celebrava una tribu' di nativi americani in Nuovo Messico. C'era un video che veniva mandato a ciclo continuo. A un certo punto chiedevano a una giovane donna di quella tribu' perche' si stesse impegnando per tramandare quelle tradizioni e lei dava una risposta splendida. 

Che le storie sono come persone, che hanno un cuore che batte e se smetti di raccontarle muoiono. 

Ecco, ho pensato che anche le persone sono come le storie e solo se smetti di raccontarle e di ricordarle, muoiono.