martedì 12 dicembre 2017

mi date una mano?

Blogamici, ho bisogno di una mano. 
Qualche mese fa vi raccontavo questo bruttissimo episodio di razzismo capitato nella scuola di Joe. E' una cosa che mi ha fatto molto male come madre e come membro di questa comunità e su cui ho continuato a ragionare in questi mesi. 
Ci devono essere dei modi per migliorare questa situazione, per forza! Ma quali? 
Prendendo spunto da come altre città americane hanno reagito di fronte a episodi simili, ho pensato a un paio di idee che la settimana prossima andrò finalmente a discutere con la direttrice e la psicologa della scuola. Ma mi piacerebbe avere più carne da mettere sul fuoco, in caso le mie proposte non convincano.
Voi che esperienze avete? Soprattutto voi in Europa, immagino, ma non solo.
A Milano ho tanti amici insegnanti e ogni volta che torno mi raccontano meraviglie. Laboratori sulla diversità, sulle emozioni... cose che qui non ho mai visto o che al limite ho cercato di fare io, nell'ambito della mia materia ogni volta che mi è stato possibile. La settimana scorsa leggevo di una scuola di Milano in cui si fa educazione alla non-violenza attiva non solo con gli insegnanti, ma anche con i genitori, tre ore al mese, se ho ben capito.
Vorrei chiamare degli esperti, coinvolgere i genitori... ma a volte mi sembra di combattere contro i mulini a vento.
Mi date delle idee, dei link, dell'entusiasmo?
Io penso che se a sei anni ci sono dei bambini che dicono tu con noi non giochi perché sei nero o io dalla fontana dove hai bevuto tu non bevo perché hai la sindrome di down, stiamo sbagliando qualcosa come società. Il messaggio dell'uguaglianza va decisamente ribadito e ribadito e ribadito ancora all'infinito il perché evidentemente a casa spesso e volentieri non viene supportato.
Ho provato a parlarne con una mamma dell'associazione dei genitori e mi ha lasciato a bocca aperta: non ha capito nulla. Credo che questi discorsi per molti qui siano inconcepibili. Aiutatemi voi, voglio provare a cambiare le cose!

mercoledì 6 dicembre 2017

che la gentilezza sia tutto

Un vicino di casa ha appeso questo cartello. Dice:
"In questa casa, noi crediamo che le vite dei neri importino, che i diritti delle donne siano diritti umani, che nessun essere umano sia illegale, che la scienza sia reale, che l'amore sia amore, che la gentilezza sia tutto."
In un primo momento, l'ho trovato avvilente. L'idea che uno senta il bisogno di affermare l'ovvio, per me è deprimente. Ripensandoci però ho cambiato opinione. Ringrazio chi ha appeso il cartello, mi fa sentire un po' meno sola in questo momento storico in questo paese. Mi dà sollievo il fatto che ci sia qualcuno che non ha remore a mettere in chiaro da che parte sta nella vita.


martedì 5 dicembre 2017

per fare tutto giusto

Ieri ho comprato due barattoli: uno pieno di animali e l'altro di dinosauri di plastica. Woody li svuota e li riempie nuovamente con grande precisione: animali da una parte e dinosauri dall'altra. Lo guardo ammirata, è cosí concentrato e meticoloso. Ma che bravo! Prima di quel momento, non ero nemmeno sicura che avesse capito che i dinosauri non erano animali come gli altri, ha solo due anni lui. Lo faccio notare a Joe.
- Guarda che bravo tuo fratello!
- Molto bravo, anche se veramente c'è un errore. Ha messo gli pterodattili fra i dinosauri.
- Allora diciamo che ha diviso gli animali estinti da quelli non estinti.
- Sí, ma c'è un altro problema, non lo vedi?
- No.
- L'etichetta del barattolo è sbagliata. C'è scritto dinosauri, ma hanno messo anche gli pterodattili. Bisognerebbe cambiare l'etichetta per fare tutto giusto.

sabato 2 dicembre 2017

sembra che dio stia spingendo via il sole

Alle sette in punto arriva Joe. - Posso svegliarmi?
- Guarda, a me sembri sveglio...io invece vorrei dormire ancora un po' visto che è sabato...
- Sì ma ho sentito che la mia pancia ha fatto un rumore, mi sa che le serve un po' di colazione.
- Alla pancia?
Andiamo in cucina e ci troviamo davanti a questo spettacolo. Corriamo in giardino e mi fa:


- It looks like God is pushing the sun away.
Sembra che Dio stia spingendo via il sole. 


Ecco, diciamo che Dio non è l'argomento del giorno a casa Johnson. A volte mi chiedo... ma da dove gli vengono certi pensieri a sette anni?


venerdì 1 dicembre 2017

living it all / 2

Mr J é stato qualche giorno a New York per lavoro. La sera prima che partisse mi è venuto un brutto mal di gola, ma poi mi sono sentita meglio. L'avevo anche rassicurato: "A parte questo leggero mal di gola, mi sento benissimo!".
Ieri, dopo che mi ha mandato un messaggio per dirmi che si era imbarcato e che stava tornando a casa, mi sono improvvisamente resa conto che non solo il mal di gola non se n'era andato, ma non mi reggevo quasi in piedi. 
Streptococco. 
Mi sono dovuta mettere a letto, fortuna che a quel punto c'era lui a prendersi cura di tutti gli esseri umani e non la cui sopravvivenza dipende solo da noi due. La mia unica preoccupazione, nel delirio dell'improvvisa malattia, era che avevo una lezione di arte questa mattina e non avrei mai e poi mai voluto cancellarla all'ultimo momento. E poi l'esame. Non potevo certo studiare in quelle condizioni. Dico con quel filo di voce che mi resta: 
- Però non è giusto! Già ho i minuti contati per studiare, per di più mi becco una bronchite e uno streptococco in tre settimane...
- Allora smettila di stressarti.
- Stressarmi? Io? No, guarda che io sono tranquillissima. Se non passo l'esame, lo rifaccio, che sarà mai.
- E' evidente che ti stanno venendo tutte queste cose adesso perché sei sotto stress. Stai tranquilla e vedrai che starai meglio e andrà tutto bene. 
E niente. Dice che lo stress non si vede, il disonesto.
E siamo ancora a novembre. 
Realisticamente dubito di poter superare l'esame e tutte le feste indenne.

                                              ...

Il giorno dopo, mi sento meglio. Ma sì, facciamo un salto al supermercato dopo scuola.
Avete presente quando i bambini di due anni fanno i capricci senza motivo, solo per stanchezza, e si disperano e non c'è assolutamente niente da fare tranne aspettare che si calmino da soli e ti si fa il vuoto intorno e tutti ti guardano e vorresti far finta di passare di là per caso, ma ti rendi conto che l'abbandono di minore è reato e così stai lì e abbozzi e rispondi di sì a tutti i geni che hanno consigli da darti anche se ti piacerebbe mandarli a fare un giro? Ecco così. 
Del tipo che se avessi scritto questo post in inglese sarebbero bastate due banalissime parole: temper tantrum.
Venti minuti. Non sapete le lacrime. La disperazione allo stato puro, l'angoscia. E adesso? Come se non fosse successo nulla, come se me lo fossi sognato. 



mercoledì 29 novembre 2017

living it all

In questi giorni mi sono tornati in mente gli ultimi tempi dell'Erasmus. C'erano gli esami e dovevo studiare molto, ma allo stesso tempo volevo divertirmi. Cose tipo, viaggiare, ubriacarmi, andare a ballare. Era stato senza dubbio l'anno più esaltante della mia vita. In inglese, c'è un termine perfetto per l'esperienza che avevo fatto: life-changing. Ma di lì a breve avrei dovuto dire addio a tanti amici e compagni di avventure indimenticabili e anche a un grande amore, un certo texano biondo e arrabbiato col mondo che sicuramente non avrei mai più rivisto né sentito (perchè sono sempre stata un'ottimista io, eh).
Ricordo che per qualche giorno ci provai a fare tutto, poi a un certo punto scattò qualcosa. Per la prima volta, mi ribellai al mio micidiale superego di ventenne con la testa fin troppo sulle spalle e decisi, sì decisi, che non avrei rinunciato a nulla. In fondo se i Queen ci hanno insegnato qualcosa, è proprio questo, no? Avrei continuato a uscire fino a tardi e andare in giro e avrei anche superato i miei esami. E lo feci. Volevo tutto e mi presi tutto con una determinazione che non avevo mai saputo nemmeno di avere.
Adesso, dopo tanto tempo, mi sento esattamente nello stesso modo. Ho un esame enorme la settimana prossima e tante altre cose fondamentali da fare non solo affinché questa casa non crolli con tutti i suoi abitanti umani e non, ma anche per raggiungere il mio agognato obiettivo professionale. Ecco, se vi dico che mi sento friggere dalla voglia di tornare a insegnare, immaginate una sensazione fisica. Ho veramente bisogno di tornare nella classe di arte, se non metto tutte le idee folli che ho nella testa da qualche parte, rischio di perdere la ragione. Però friggerei nella stessa misura se perdessi anche solo una tappa della crescita dei miei bambini. A loro, in fin dei conti, cosa frega dell'esame? Loro vogliono solo fare i bambini, pensare a Babbo Natale, ai nonni che arrivano, alla festa di compleanno e sapete che vi dico? Anch'io. Poi le cose prima o poi andranno come devono andare anche senza sbattere la testa contro il muro.
L'importante, certe volte, è sapere quello che si vuole.

martedì 28 novembre 2017

le tradizioni che ti inventi


Dovrei studiare, ma non posso rinunciare a mantenere certe nostre piccole tradizioni e ancora di più a vedere i loro occhioni spalancarsi la mattina del primo dicembre, anche solo per un attimo. 
🎄



giovedì 23 novembre 2017

happy thanksgiving a voi, ovunque siate

Oggi è il giorno del Ringraziamento. Le feste sono sempre un po' a rischio malinconia e per chi vive all'estero forse ancora di più. Noi, ad esempio, abbiamo una famiglia molto piccola e molto sfilacciata qui. Avremmo dovuto andare a trovare le nonne, come ogni anno, ma una di loro ha cancellato all'ultimo momento impedendoci di fare altri piani. Il giorno del Ringraziamento per gli americani è il giorno della famiglia. I grandi viaggi per riunirsi li fanno ora non a Natale. Così vedi tutti che si riuniscono e tu no e può essere triste, però devo dire che qui l'umore oggi è alto. Forse abbiamo davvero imparato a star bene fra noi anche in queste occasioni. Mr. J ha deciso di cucinare tutto il menù di Thanksgiving solo per noi quattro, avremo avanzi da smaltire per settimane. C'è un'atmosfera di festa e, davvero, di ringraziamento per tante e tante cose. Poi quest'anno i miei genitori ci hanno fatto la bellissima sorpresa di venire a trovarci a Natale così fra un po' avremo anche quella sensazione di festa lì, festa grande, un po' come in Italia.
🦃🍗
Happy Thanksgiving a voi, ovunque siate.

mercoledì 22 novembre 2017

impressioni sparse sulle hawaii

Ma alla fine come è andata alle Hawaii? Tutti mi chiedono se siano state all'altezza delle mie enormi aspettative.
Beh, la risposta corta è assolutamente sì. 
Chiaramente non ho trovato Fantasilandia -qualche collana di fiori forse sì, di golf cars e smoking bianchi neanche l'ombra - ma non sono rimasta per niente delusa. 
Siamo stati tutto il tempo sull'isola di Oahu.
La natura lascia senza fiato. 

Il colore dell'acqua, le scogliere a strapiombo, la vegetazione rigogliosa, le montagne vulcaniche, gli uccelli tropicali... è un posto incredibile. In alcune zone riparate puoi fare snorkeling tranquillamente e vedere una varietà di pesci tropicali, il resto della costa è meglio lasciarla ai surfisti invece. La potenza dell'oceano è spaventosa e affascinante al tempo stesso e loro, i surfisti, sono fighi come nei film, anche lì niente da recriminare. 
E' stato strano non sentire mai nemmeno una volta una lingua europea in dieci giorni. Ci sono tantissimi asiatici, soprattutto giapponesi. Il bilinguismo di fatto a Honolulu è inglese e giapponese, ogni scritta è tradotta in giapponese. 
La gente del posto mi è piaciuta molto in generale. I nativi hanno dei tratti somatici splendidi come tutti sanno, una bellezza intensa, inconsueta. Tutti gli hawaiani con cui sono entrata in contatto, nativi e non, mi sono sembrati accoglienti, cordiali e curiosi di me quanto io di loro. 
Una parola è tornata più delle altre: laid-back. Ti dicono sempre che loro sono gente rilassata, tranquilla che non cerca grane. Ed è vero. Voglio dire, i texani che mi sono sempre sembrati laid-back in confronto ai milanesi, sono delle furie in confronto agli hawaiani. Del resto, come si fa ad agitarsi quando si è su un'isola così, senza niente che cerca di ucciderti? Anche questo mi ha colpito dopo undici anni in Texas. C'è tutta questa natura
lussureggiante, ma non è come qui che appena ti giri trovi un serpente, un ragno velenoso, un tornado, un uragano o chissà cosa...lì hai l'impressione che la natura sia dalla tua parte. 
In effetti, se un posto viene comunemente definito paradiso terrestre, un motivo ci sarà pure, no?   
Le Hawaii fanno parte degli Stati Uniti, ma non hanno molto in comune con il resto. Tutti gli Stati che ho visitato, nella loro diversità, avevano determinate caratteristiche, le Hawaii per quello che ho visto no, sono un altro mondo. 
Honolulu ha un quartiere turistico che si chiama Waikiki. Tutto è splendente e perfetto a Waikiki. Fuori da questa zona (e se guardi bene bene anche dentro) però ti accorgi che di problemi la città ne ha. Ci sono moltissimi senzatetto. Un giorno, ad esempio, cercavamo una certa spiaggia che ci avevano indicato, siamo andati un chilometro più avanti per sbaglio e ci siamo imbattuti in un piccolo accampamento di homeless ed era surreale perché su una spiaggia da cartolina come quella normalmente ti aspetti al massimo ombrelloni e sedie sdraio. 
Un gallone di latte a Honolulu costa quasi 11 dollari, a Dallas circa tre e cinquanta.
Qualcuno quando ero lì mi ha detto di godermi il paradiso e di non pensare a niente e sono stata benissimo, certo, però non ho potuto fare a meno di notare queste situazioni. Si dice che la maggior parte degli homeless sia gente che ha cercato di realizzare il sogno di vivere lí e non ce l'ha fatta schiacciata da un costo della vita esorbitante e dalla disoccupazione. Tante volte rimangono lì a vivere per strada semplicemente perché non riescono a comprarsi un biglietto per tornare da dove sono venuti. Non è che uno possa fare l'autostop. Fra Honolulu e Dallas, ad esempio, ci sono di mezzo nove ore di volo.  
Mentre eravamo lì c'è stata la visita di Trump. Quando la sera c'erano i fuochi d'artificio e non facevo in tempo a uscire fuori a guardarli, li vedevo riflessi sulla Trump Tower che era di fronte al mio albergo, che metafora perfetta e che ironia della sorte. Durante la visita, ci sono state delle manifestazioni contro di lui, come ovunque del resto. Il giudice che ha bloccato per tre volte il muslim ban è di Honolulu, per dire. Le Hawaii sono uno stato a maggioranza democratica e infatti non vedo come lo spirito del posto possa sposarsi con la retorica bellicosa dell'attuale presidente, anche se nei quartieri residenziali qualche cartello pro-Trump, l'ho notato. Come mi hanno detto vari abitanti del posto, le Hawaii sono un melting pot. Ho visto che gli abitanti del posto non solo amano la loro isola, ma se ne occupano anche in prima persona pulendo le spiagge meno rinomate e sorvegliandole affinché i turisti non le danneggino. D'altra parte però ho visto uno spreco di plastica orribile e di bidoni per la raccolta differenziata in giro non se ne vedono. Tante contraddizioni e tante domande rimaste aperte, sarebbe necessario passarci dei mesi o degli anni per capire meglio come stiano realmente le cose.
A volte, però penso a tutti quelli che dicono di essere rimasti delusi dalle Hawaii. Ma?! Sarà vero? Sarà una forma di snobismo? Ci penso e ci ripenso e proprio non capisco come si possa rimanere delusi. C'è una cultura affascinante, c'è una natura mozzafiato, il cibo è ottimo, la popolazione è accogliente, cosa si può desiderare di più? 
Certo, bisogna cercare di esplorare il più possibile una volta lì, noi ci abbiamo provato per quel che potevamo con due bambini. Se fossimo rimasti nei dintorni dell'albergo, avremmo perso la parte più bella e interessante del viaggio, forse è questo l'errore che genera la delusione.
Abbiamo partecipato a un Luau che è una festa tradizionale Hawaiana, una sorta di celebrazione della vita. Abbiamo ascoltato la musica del posto...

...E assistito ad alcuni spettacoli di Hula, una danza elegante e meditativa, non pensavo fosse così, mi piacerebbe molto impararla.



Sotto molti punti di vista, Oahu mi ha ricordato un'isoletta meravigliosa del Messico dove sono stata qualche anno fa. Non saprei dire quale posto sia più bello, entrambi mi sono rimasti nel cuore. 
E' solo che le Hawaii sono proprio lontane. Ecco, è questo. C'è qualcosa di spirituale nell'essere in un luogo tanto remoto, qualcosa che mi ha fatto bene a livello mentale. Vedere tutto da lontano e gioire solo del presente. C'era una questione che mi angosciava prima di partire, ma lì non ci ho mai pensato, nemmeno una volta, me ne sono accorta una volta a casa. A quel punto, però quel brutto pensiero aveva perso quasi tutta la sua forza e in questo momento, dopo aver avuto l'opportunità di guardarlo da lontano, mi sento di essere riuscita a capovolgerlo. Non è stata una questione di essere in vacanza e dimenticare i problemi, è stato un oblio momentaneo, molto salutare, una cosa che non credo mi sia mai successa prima.
Un hawaiano mi ha detto che se ci si deve portare a casa una cosa sola della cultura  locale è il concetto di Aloha
Alo nella lingua locale significa condividere nel presente. Oha significa gioia, affetto gioioso e Ha è il respiro della vita

Non è meraviglioso?

Aloha. E mahalo, grazie.


Altre foto qui.

martedì 21 novembre 2017

quattordici dolcetti della fortuna

Stasera abbiamo ordinato il cinese e Joe mi ha chiesto un secondo dolcetto della fortuna. 
- Mi spiace, quello è di dada.
- E dove sono gli altri dodici?
Dodici? 
Poi ho capito. Io ho detto "fortune cookies" e lui ha capito "fourteen cookies". E niente, la parola "fortune" è una di quelle che mi creano dei problemi. 
Dopo undici anni.

sabato 18 novembre 2017

la mafia per gli americani

Una cosa che mi ha sempre urtato i nervi è la fascinazione degli americani per la mafia. Per loro la mafia è cool. Non credo che la percepiscano come un fenomeno reale. Per loro la mafia è il Padrino, la mafia è Marlon Brando, è un ciclo epico pieno di coraggio e temerarietà. Riina non sanno nemmeno chi sia, non è per niente cinematografico. E il fatto che sua figlia, oggi, mandi avvertimenti mafiosi e riceva centinaia di condoglianze via FB non li sfiora.

venerdì 17 novembre 2017

il test dell'invidia

Mi ha scritto oggi qualcuno nei commenti che gli italiani sono invidiosi, ma a me sembra che l'invidia invece, sia solo un sentimento come gli altri e che come tale appartenga a tutti gli esseri umani in qualche misura. Forse gli italiani ogni tanto tendono a essere meno bravi a nasconderla, diciamo così. Recentemente ho trovato il modo di scoprire se una persona é invidiosa: andare alle Hawaii. Lo so, non é un sistema molto pratico, ma andare alle Hawaii, soprattutto fuori stagione mentre gli altri lavorano, é la cartina di tornasole dell'invidia, ho potuto constatare. C'é questa mamma fuori da scuola -un classico- che l'altro giorno mi chiede con quel minimo di apprensione:
- Da quanto tempo! Come va, tutto bene? - Sì, siamo stati in vacanza... Cerco di tagliare corto perché se non spieghi bene tutta la situazione (questa), la gente si fa strane idee. A domanda precisa sulla destinazione rispondo, ma senza entrare nei dettagli per questioni di tempo e la reazione è questa: - Ommioddio che meraviglia le Hawaii! E com'è andata? Vi sono piaciute? Ma come avete fatto con Joe? La maestra lo sapeva che perdeva tutti quei giorni di scuola? L'avete avvertito il preside, no?Come farà a recuperare due settimane? Ha perso tantissime cose, c'è anche la recita, come farà avendo saltato tutte le prove? Con lei ho abbozzato, che pensi quello che le pare, ma diamine. Non poteva banalmente essere contenta per noi senza cercare problemi che non esistono? La recita poi è andata bene e la maestra era d'accordissimo sul viaggio. Dopo due mesi di scuola, mi ha detto:
- Guarda, Joe, ha quasi raggiunto gli obiettivi a cui deve arrivare alla fine dell'anno, andate e divertitevi.
Sono convinta che abbia imparato molto di più durante questo viaggio che a scuola. Adesso, per dire, dopo aver conosciuto a Pearl Harbor un superstite di Pearl Harbor, la sera invece delle favole, vuole leggere un libro sulla seconda guerra mondiale. E' in prima elementare, sono abbastanza sicura che non avrebbe maturato questo spiccato interesse per la storia altrimenti.
Per lui, dopo questo viaggio, la storia è improvvisamente materia viva. Ha parlato con una persona che c'era, ha visto. E' per questo che viaggiare è cruciale, trasforma le nozioni in immagini, suoni, sapori, odori. Quando siamo tornati, ho pensato a tutti quelli che mi avevano detto che le Hawaii non erano un granché e mi sono resa conto che, combinazione, non c'erano mai stati. Perché erano così negativi allora?
Una volta, un'amica non italiana -c'eravamo trasferite entrambe qui da poco- mi disse: - Non capisco. Quando sono partita erano tutti tristi e preoccupati. Quando mi sentivo sola e sperduta, all'inizio, mi sono stati vicino. Adesso che le cose mi vanno bene, nessuno si fa più vivo. Non capisco nemmeno io, ma a volte succede così e se ne possono trarre diverse conclusioni.
Di solito le persone sono incapaci di gioire per gli altri quando gli manca qualcosa e in un certo senso, capire questo e capire cosa gli manca, può migliorare la conoscenza reciproca, però l'invidia è causa di grande sofferenza da entrambe le parti, sia per chi la prova che per chi la riceve.
Forse con un po' di distacco e con tanta buona volontà, con persone davvero importanti per noi, la si può affrontare, razionalizzare, e la si può trasformare in qualcosa di meno tossico. Ma al momento la mia è solo una supposizione.

mercoledì 15 novembre 2017

l'opinione pubblica americana e quella italiana

Il caso degli scandali sessuali è orribile e angosciante, ma è anche perfetto per fare paragoni. I fatti sono praticamente gli stessi. Da una parte, qui, in un paradigma che continua a ripetersi apparentemente senza fine, chi viene accusato, confessa, si dimette o viene licenziato, si scusa e va a farsi curare, in poche parole: sparisce dalla circolazione. La gente per lo più dice di avere speranza che si sia arrivati al colmo della misura e che ora questo malcostume venga sradicato anche in altri ambiti professionali. 
Tutto per merito di chi, forte del gruppo che si sta formando, sta trovando anche dopo tanto tempo, la forza di denunciare. 
Quello che sta succedendo in Italia, invece, è raccapricciante. Sono le vittime che devono difendersi. 
Nessuno ammette, nessuno si scusa e per di più i colleghi prendono le loro parti. 
E' pazzesco. "Io non le farei lavorare", "non capisco perché denuncino", "cercano visibilità", "perché solo ora?"...ma ci credo che nessuna mai ha osato denunciare prima! 
E poi c'é la ciliegina sulla torta: le donne. Le donne italiane in questa storia sono le peggiori. Qui di solito divorziano le donne, che siano mogli o colleghe, salutano l'accusato e se ne vanno perché non possono ignorare le accuse di altre donne. In Italia senti di mogli che si espongono a difendere l'indifendibile e, va bene, puoi anche in qualche modo comprenderle, ma le altre? Come si fa a difendere qualcuno da un'accusa simile senza essere state nella stessa stanza in quel momento e avere visto con i propri occhi cosa sia successo? E' chiaro che le persone abbiano rapporti diversi. Non è detto che tutti vengano trattati allo stesso modo e anche se si è amici da tanti anni, come ci si può esporre? Chiaramente ognuno tende a tenere le proprie malefatte per sè. Dovreste ascoltare cosa ha detto in lacrime Marc Maron, uno dei migliori amici di Louis C.K. alla radio ieri: non lo ha mica giustificato, anzi, non lo abbandona come amico, ma non si sogna nemmeno di giustificarlo.
Ecco questa cosa in Italia, mi colpisce tantissimo. 
Come si fa a sentire certe storie, sempre simili fra loro, raccontate da diverse persone, e immediatamente schierarsi con l'accusato per partito preso? 
Come se una donna che denuncia un abuso di per sè avesse meno credibilità. Non capisco. Cioè capisco e mi fa piuttosto impressione questa mentalità. 
Qui non è così, escluse alcune fazioni estremiste del partito repubblicano (gugolatevi ---> Roy Moore se avete voglia di controbattere con un po' di whataboutismo). 
La mia sensazione, e mi dispiace, è che perfino nelle tenebre dell'era Trump l'opinione pubblica americana sia avanti anni luce rispetto a quella italiana. Sigh.

mercoledì 8 novembre 2017

un certo tipo di sogni

Chi mi conosce lo sa che c'è una sola cosa che non ha mai smesso di piacermi dai tempi dell'asilo: le tartarughe. Ebbene sì, ho una passione infantile e infinita per le tartarughe, infatti il mio più grande sogno di viaggio, ancora più grande delle Hawaii dove mi trovo ora, sono le isole Galapagos, dove ho sempre immaginato di vedere le tartarughe giganti. È un sogno che ho da quando ho scoperto che esistevano tantissimi anni fa, alle elementari credo. La prima volta che ho visto una tartaruga marina in un acquario, a Genova, sono scoppiata a piangere dall'emozione. Il passo successivo sarebbe stato vederle nel loro ambiente. Ci ho provato ogni volta che ho potuto in Messico, in Grecia, in Spagna... niente. Qui alle Hawaii c'è una spiaggia, famosa in tutto il mondo, dove quasi ogni giorno vengono a riposarsi le tartarughe verdi. Se leggi qualunque review o parli con chi ci è stato, sembra che queste tartarughe ci siano davvero, è il loro ambiente, stanno lì. Ecco, ieri no.
Ho avuto un attimo quasi di incredulità. Un'altra volta, dopo tutta questa strada. Non so se mi ricapiterà un'altra occasione simile nella vita.
Però sapete che vi dico? Non ho provato tristezza. Ho pensato a questi giorni indimenticabili e a tutte le fortune della mia vita e ho pensato anche che avere un sogno così, forse irrealizzabile per nutrire la fantasia, è una di queste. Nei giorni sereni, continuerò a nuotare con le tartarughe la sera prima di chiudere gli occhi. E va bene così.

martedì 7 novembre 2017

misteri della vita

Un po' mi spiace che i miei bambini abbiano visto le Hawaii, l'Italia e tante altre cose così presto. Senza un termine di paragone è impossibile godersi a fondo qualunque esperienza. Guardo Joe in questi giorni e non so se si rende conto. Se si fosse fatto almeno una ventina d'estati nello stesso posto sperduto, non turistico, non segnato sulla cartina, con mille parenti addosso, senza giocattoli, senza il telefono nè la televisione per due mesi, si renderebbe conto.
Si renderebbe conto che non importa se da grande vedrai i posti più belli del mondo, la nostalgia per quelle estati lì, quelle senza assolutamente nulla da fare, non ti abbandonerà mai.