venerdì 13 gennaio 2017

il bambino scomparso

L'altra sera io e Mr J abbiamo ricevuto una telefonata contemporaneamente. Si sentiva un messaggio registrato. Una voce femminile, giovane all'apparenza, spiegava che un bambino di otto anni era scomparso nel nostro quartiere e di consultare la pagina Facebook della polizia locale per maggiori informazioni. Si scusavano per il disturbo durante le ricerche e si dicevano a disposizione per tranquillizzare i bambini che si fossero spaventati vedendo i poliziotti in giro.
Quando ho visto la foto del bambino, poco piu' grande di Joe, mi si e' come aggrovigliato lo stomaco. Per prima cosa ho pensato a questo clima folle che abbiamo. Tre giorni prima avrebbe rischiato come minimo di morire di freddo, ma quella sera sembrava primavera, almeno questo, anche se questi quartieri residenziali sono cosi' bui. Se di giorno non sono molto trafficati, la notte sono deserti. Infatti, la polizia chiedeva di accendere tutte le luci nei giardini delle case per facilitare le ricerche. Su Facebook si formavano gruppi di volontari, una mobilitazione generale. L'idea di un bambino da solo, nella notte, mette un'ansia incredibile, si pensa subito al peggio. Un elicottero ha cominciato a sorvolare la zona. Avrei voluto smettere di preoccuparmi visto che non potevo farci nulla, ma non ci riuscivo. Fortunatamente dopo cinque ore il bambino e' stato trovato sano e salvo. Ha preso un brutto voto o qualcosa del genere e ha avuto paura di tornare a casa. 
Ieri si e' presentato alla stazione di polizia con i suoi genitori e ha offerto il pranzo a tutti gli agenti che lo hanno cercato. Quel sorriso, quella faccia da monello, mi sono un po' commossa.
Al di la' di questo e' stato davvero bello vedere la comunita' accorrere in aiuto di uno dei suoi membri anzi forse e' stato bello per me piu' che altro accorgermi che una comunita' esiste, peccato esca fuori al meglio quasi sempre in circostanze straordinarie di pericolo o difficolta'.
Mi ha colpito anche lo sforzo della polizia non solo nelle ricerche, quello spero sia normale, ma soprattutto nel coinvolgere i cittadini e nel dare un'immagine di se' efficiente e allo stesso tempo umana e gentile. C'e' un estremo bisogno di questo tipo di rassicurazioni in questo periodo. Oltretutto il bambino e' afroamericano ed e' venuta fuori una gran bella immagine, con tanti strati di significato. Speriamo di vedere piu' storie come questa in futuro.

mercoledì 11 gennaio 2017

la bolla

Ieri sera ho lasciato che Joe stesse alzato un po' più del solito per ascoltare l'ultimo discorso di Obama. Non so quanto abbia capito, ne riparleremo più tardi insieme, ma volevo che anche lui avesse almeno un ricordo di questo presidente. I bambini hanno bisogno di modelli e non volevo perdere quest'occasione di ascoltare un uomo che parla non solo di risultati raggiunti e di politica, ma degli stessi valori che stiamo cercando di insegnargli. 
Avevo bisogno che mio figlio sentisse per esempio che i bambini clandestini o i rifugiati hanno diritto a essere amati e a ricevere una buona educazione come tutti gli altri, che questo paese e' forte grazie all'apporto di tutti i suoi abitanti senza distinzioni. Obama ha ricordato che una volta si diceva quello che si dice ora dei messicani e dei musulmani degli italiani e degli irlandesi e oggi viene quasi da ridere a pensarci. Volevo che Joe vedesse l'umilta' dell'uomo piu' potente del mondo che ringrazia. Obama ieri sera ha ringraziato tutti. Ha ringraziato i cittadini per quello che gli hanno insegnato in questi otto anni. Ha ringraziato per quello che lui ha imparato facendo il presidente e ha riconosciuto il merito di tutti quelli che lo hanno aiutato perche' solo insieme si cambiano le cose, questo e' il concetto che ha ribadito piu' e piu' volte. La democrazia, ha detto, e' in pericolo solo quando la si da' per scontata.
Allo stesso modo, non ho percepito il messaggio di Meryl Streep domenica sera ai Golden Globe come politico. Lei ha citato il vergognoso episodio in cui Donald Trump prendeva in giro dal palco, durante un comizio, un giornalista affetto da paralisi celebrale per il modo in cui la malattia limita i suoi movimenti. Ha detto che questo istinto a umiliare quando e' messo in atto da un personaggio pubblico, da un uomo di potere, condiziona la vita di noi tutti perche' da' il permesso a chiunque di fare la stessa cosa. Ha usato il suo momento di gloria per dire al mondo che la mancanza di rispetto invita ad altra mancanza di rispetto e la violenza incita alla violenza e quando i potenti usano la loro posizione per fare i bulli, perdiamo tutti.
Cosa c'e' di politico in tutto questo? 
Conosco sostenitori di Trump che mai e poi mai deriderebbero un portatore di handicap, allora perche' non si indignano quando il presidente si comporta in questo modo anzi lo difendono a spada tratta? 
Qui abbiamo un problema come societa', stiamo completamente perdendo il senso del giusto e anche della realta'.
E' una cosa che ho cominciato a notare un paio d'anni fa. Mi viene in mente un episodio in particolare che mi ha fatto sentire che l'aria in qualche modo stava cambiando. Cenavamo con una coppia di amici e complice forse qualche bicchiere di troppo, si lasciarono andare a commenti razzisti di ogni tipo, contro le donne che vengono violentate perche' vanno in giro scollate, contro gli omosessuali, gli stranieri, i rifugiati...chi piu' ne ha piu' ne metta. Prendemmo una decisione piuttosto forte quella sera, decidemmo di non vederli piu' e non tornammo sui nostri passi nemmeno dopo che ci chiesero scusa. Scusa di che poi? Non mi sono mai pentita di questa scelta. Ci hanno mostrato il loro vero volto e quel volto a noi non e' piaciuto, non volevamo averci nulla a che fare.
E anche di questo Obama ha parlato ieri sera: la bolla. Tagliando i rapporti con questo tipo di individui noi e tanti altri, nel tempo, ci siamo costruiti una sorta di bolla abitata da persone che la pensano come noi e non abbiamo capito che Trump avrebbe vinto. 
Il risultato e' che adesso il paese e' piu' diviso che mai e non ci sono nemmeno le premesse per un dialogo rispettoso dal momento che ogni parte pensa il peggio dell'altra e non e' d'accordo nemmeno sui fatti documentati che ha davanti agli occhi. 
Obama ieri sera a questo proposito citava il protagonista de Il buio oltre la siepe, Atticus Finch. Non potrai mai veramente capire una persona finche' non consideri le cose dal suo punto di vista, finche' non ti arrampichi nella sua pelle e ci cammini dentro. 
Quello che non capisco e' pero' come ti devi comportare quando vedi l'odio e la cattiva fede nell'altro, devi continuare a parlarci, a cercare di ragionarci? 
I sostenitori di Trump dicono sempre una cosa, che non bisogna giudicarlo da quello che dice, ma da quello che ha nel cuore. Ecco, trovo questo concetto che loro continuano a ripetere all'infinito come se a furia di ripeterlo cominciasse a significare qualcosa, una delle piu' grandi scemenze che si siano mai sentite. Tutti sembrano delle brave persone mentre giocano con il loro gatto o fanno la spesa, ma una brava persona non prende in giro un handicappato e non vota per uno che prende in giro per un handicappato, non e' possibile, non esiste. Cominciamo a giudicarci da quello che ci diciamo e facciamo perche' quello che abbiamo dentro al cuore lo sappiamo solo noi. 

venerdì 6 gennaio 2017

una piccola riflessione sul giornalismo italiano

Ho appena ascoltato Severgnini cercare di spiegare alla radio pubblica americana, l'ultima uscita di Grillo sulla giuria popolare per stabilire la verita' delle notizie.
Devo dirvi la verita', e' da qualche mese che non seguo quasi piu' i giornali italiani. Il tempo che ho a disposizione per informarmi e' limitato e mi interessa e mi preoccupa molto di piu' quello che sta succedendo qui. Ma c'e' anche un altro motivo per cui ho smesso di seguire come prima. E' che a me e a tanti altri -e' per questo che Severgnini e' stato intervistato- sembra che tutto sia collegato. La Brexit, Trump, Grillo, Le Pen e tutto il resto, invece i mezzi di comunicazione italiani sono sempre cosi' non voglio dire provinciali ma. E' vero che ci sono dei problemi contingenti di cui bisogna parlare, ma l'omicidio di turno, il freddo, il caldo, le code in autostrada...meritano cosi' tanta attenzione? Non sarebbe meglio occuparsi dell'Italia in relazione al mondo? A me interessa questo.

martedì 3 gennaio 2017

l'entusiasmo e la gioia di vivere

Oggi una mia amica non americana mi ha raccontato che la sera dell'ultimo dell'anno è uscita a cena con il marito. Ovviamente l'intenzione era festeggiare, come minimo aspettare la mezzanotte. Fatto sta che alle 11 è partito il conto alla rovescia, brindisi e tutto. Il locale per qualche motivo imperscrutabile, ha festeggiato secondo il fuso della costa e tutti i clienti sono stati al gioco senza protestare. Se ne sono andati tutti tranne loro che caparbiamente hanno aspettato e festeggiato come da che mondo e mondo.
Che noia mortale questi americani che non sanno divertirsi neanche una sera all'anno! Ma perché devono essere così smorti? Io il capodanno l'ho passato a casa a guardare un film lottando contro il sonno quest'anno, ma se fossi uscita a festeggiare avrei festeggiato.
Quel giorno come sempre mi arrivavano tutti i WhatsApp dei miei amici dall'Italia alle 5 del pomeriggio e qualunque cosa facessero, sentivo quell'atmosfera, quell'entusiasmo che qui... C'è? Ma dov'è? Io non lo vedo. Tutti a dormire alle 11. Non va bene.

sabato 31 dicembre 2016

il 2016 e il 2017


Abbiamo passato qualche giorno sulle colline (foto qui). Ci voleva questo piccolo stacco. Normalmente dopo Natale, anzi a partire dal giorno di Natale, mi sento piuttosto depressa, e' sempre stato cosi'. Il non avere piu' niente da aspettare, e' questo che mi frega. Perche' il Capodanno non si puo' certo dire che lo abbia mai aspettato, tutt'al piu' ho sempre cercato di farlo passare nel modo piu' indolore possibile, diciamo. Pero' quest'anno sono stata brava anche se ho avuto un brutto momento il pomeriggio di Natale. 
A un certo punto, verso sera, Joe, sei anni, guarda tutti i suoi regali e dice tutto serio they don't make me happy
Io e Mr J ci guardiamo. Gli chiediamo di spiegarsi meglio. Ho tutte queste cose, ma non mi sento felice. Non sono i regali, le cose che ti fanno felice Joe, sono i momenti, le persone. Mr J gli ha fatto un bellissimo discorso, io invece sono rimasta senza parole.
Non so se fosse in overdose da zucchero e adrenalina il nostro bambino centenario, il giorno dopo si era dimenticato tutto. Ci ho dormito sopra anch'io a quel malumore e in qualche modo i pezzi sono ritornati al posto giusto. L'euforia per la fine di questo 2016 ha prevalso. Come tutti ho avuto qualche anno difficile -su due piedi ne ricordo solo uno in realta'- ma e' la prima volta che sembra che le mie difficolta' personali siano allineate con quelle del pianeta. Mi sento meno sola nelle mie angosce in un certo senso. 

Attraversavo il Texas in macchina, ieri, e vedevo il meglio e il peggio, musica ovunque, tanta creativita' e poi quelle piccole citta' fantasma dove ti capita di trovare quasi piu' bandiere confederate che americane. L'ignoranza, la sporcizia. 
Non e' il 2016, non e' Trump, non sono i miei problemi, e' solo la vita che a volte ci scappa di mano e ci fa paura.  
E allora e' vero che l'unica cosa che hai davvero il potere di cambiare, sei tu e lo sguardo che decidi di avere sulle cose. 
Non saro' mai una grande ottimista, ma so profondamente di avere la possibilita' di scegliere una buona percentuale di quello che mi succede e allora quest'anno, ricomincio da li'.
Tanti auguri per un anno migliore anche a voi.

giovedì 29 dicembre 2016

ancora sull'infermiera

Stamattina mi sono svegliata e ho trovato una richiesta di amicizia dell'infermiera di ieri. Sono rimasta sorpresa perché il nostro incontro mi ha lasciato un po' con l'amaro in bocca come vi dicevo. In effetti però, per essere due quasi sconosciute abbiamo fatto dei discorsi piuttosto impegnativi. Avrà apprezzato?
Ripensandoci, non c'è stata solo quella considerazione lì sulle colpe dei malati che non mi è piaciuta e che mi è rimasta impressa.  Abbiamo parlato anche di altre cose. Ad esempio, del fatto che si dice che quasi tutti prima di morire vedano o sognino la madre -che cosa suggestiva...- e anche del fatto che non serve a nulla chiedere perdono sul letto di morte perché la verità è che quando uno arriva a quel punto della sua vita non ha quasi mai la mente lucida. Insomma, a quanto pare tutte quelle storie dei film sull'ultima fondamentale parola prima di spirare, sarebbero leggende metropolitane. La considerazione finale del nostro incontro era: se vuoi dire qualcosa a qualcuno, se questa persona è importante per te, corri e diglielo subito. Mica male.
Mi sembra un'ottima idea da tenere a mente con l'arrivo imminente dell'anno nuovo.

martedì 27 dicembre 2016

ma come fanno gli infermieri?

Facevo due chiacchiere con un'altra mamma. Si parlava dei malanni dei figli e di quanto si soffra a vederli star male specialmente quando sono piccoli piccoli. 
Mi racconta scherzando che suo figlio non trova molta compassione quando sta male.

- Lavoro in terapia intensiva, vedo gente morire tutti i giorni, non mi commuovo certo per un raffreddore!

Ecco, dovete sapere che da quando sono stata ricoverata in ospedale la prima volta qualche anno fa, ho una venerazione e un'ammirazione sconfinata per gli infermieri. Non ho esperienza in Italia, ma qui fanno turni lunghissimi e sono sempre preparati e precisi oltre che umanamente disponibili a una parola di conforto o anche a tenerti un po' la mano se sei davvero a terra. Sono stata ricoverata quattro volte e non credo di avere mai incontrato un infermiere che non fosse eccellente. Mi sono fatta l'idea che siano esseri umani con un qualcosa in piu'.
Pero' mi sono sempre chiesta come facciano sia loro che i medici a sopportare di vedere tanto dolore ogni giorno e a preservare la propria salute mentale.
Siccome sono curiosa da matti e avevo un'infermiera a portata di mano gliel'ho chiesto, cioe' le ho chiesto se avesse ricevuto anche un qualche supporto psicologico prima di entrare in servizio. 

- No, non ti spiegano niente su come gestire le emozioni, ma io non ho problemi. Certo, non potrei mai lavorare con i bambini perche' loro non hanno vissuto abbastanza e non hanno scelto di essere li', ma se ho davanti una persona di quaranta, cinquanta o sessant'anni, mi dico che in fondo hanno vissuto e se sono li' e' per una loro scelta.

- In che senso? 

- Beh, se avessero avuto uno stile di vita piu' sano o se si fossero curati prima tante volte non sarebbero li'.


Una freddezza. Mi sono venute in mente tutte quelle storie delle infermiere serial killer. Come fai a essere tutti i giorni a contatto non solo con i malati, ma anche con i loro cari e a pensare una cosa simile?
Obietto che tanti qui non vanno dal medico perche' non hanno l'assicurazione e anche se ce l'hanno a volte aspettano il piu' possibile perche' costa comunque moltissimo farsi curare quando si ha qualcosa di serio o si deve essere operati. Noto una piccola luce accendersi nel suo sguardo come se l'idea non l'avesse mai sfiorata. Vorrei dirle, ma come fai a fare un lavoro cosi' dentro a un ospedale senza esserti mai fatta una domanda una sul sistema sanitario? 
Sara' un meccanismo di difesa o semplicemente un grande egoismo e un'immensa mancanza di empatia?
Mi ha detto un'unica cosa che ho trovato interessante.
- La gente non pensa mai alla morte. Non si rendono conto che ogni minuto c'e' qualcuno che muore e quando muore qualcuno che conoscono si disperano. Io invece vedo la morte tutti i giorni. Non e' cosi' terribile, l'importante e' aver vissuto almeno un po'.

sabato 24 dicembre 2016

buon natale

Un grande senso di riconoscenza nonostante le sfide che la vita ci obbliga a portare avanti. 
Buon Natale blogamici. 







venerdì 23 dicembre 2016

l'importanza del dialogo e della riconciliazione dopo le elezioni

Ho ascoltato un TED sull'importanza del dialogo e della riconciliazione dopo le elezioni. C'era un esperto di crisi diplomatiche che diceva che e' estremamente pericoloso quando succede quello che sta succedendo qui e cioe' che una parte del paese non capisce e non vede minimamente le ragioni dell'altra. Ho pensato perfetto, e' proprio quello che mi ci vuole. Ma ascoltando, ho cominciato a sentire subito
 un senso di disagio. Sono andata avanti. Sembravano discorsi belli, innegabile, ma un po' campati per aria alla luce dei fatti. Dopo una mezz'ora, hanno dato la parola a una donna. Una voce giovane, molto riflessiva. Diceva che lo scopo della sua vita era il benessere dei suoi pazienti, e' un medico. Ha cominciato a raccontare che le e' successo spesso che dei pazienti rifiutassero le sue cure o che le urlassero insulti davanti a tutti nello studio dove lavora solo perche' la sua testa e' coperta dal velo islamico. Spiegava con tutta la tranquillita' del mondo il suo modo di fronteggiare queste situazioni che sostanzialmente risiede nel cercare di convincere l'aggressore che lei personalmente non gli ha fatto nulla di male e che anzi si preoccupa solo della sua salute. Diceva di aver ottenuto spesso delle scuse in questo modo, che non bisogna mai smettere di mostrarsi per quello che si e', che e' l'unico modo di combattere i pregiudizi. Poi pero' ha raccontato che il suo vicino di casa bianco, americano, in Minnesota credo, qualche anno fa, un giorno ha suonato il campanello e ha ucciso per odio religioso, senza nemmeno una scusa o un pretesto qualsiasi, suo fratello, sua sorella e una loro amica. Ho spento. 
Mi spiace ma io con chi appoggia politiche espressamente razziste per adesso non ho nessuna voglia di parlare.

giovedì 22 dicembre 2016

effetto natale

A me il Natale fa l'effetto montagne russe emotive. A partire da un mesetto prima, mi rende euforica. Non vedo l'ora di fare l'albero, di mangiare il panettone, di sfondarmi i timpani di canzoni natalizie. Fino al 23 dicembre sono ancora mediamente entusiasta. Il 24 mi piace molto, ma e' li' che comincia lo stress vero. Il 25 e' la malinconia. Normalmente per capodanno sono sotto a un treno.
#celasifa

mercoledì 21 dicembre 2016

i ricchi e i poveri

Dallas e' una citta' scintillante e ricca, incredibilmente ricca. Pensate che io, che sono un'insegnante e che rappresento praticamente la definizione stessa di classe media- conosco almeno un paio di persone che si spostano in aereo privato. Non e' poi una cosa cosi' impossibile da queste parti, ma non pensate sia economico o alla portata di tutti. Quando vivi qui, pero' vieni anche sfiorato da storie di poverta' estrema che in Italia non ho mai sentito. 
Dicevano prima alla radio che adesso molte scuole non solo si adoperano a nutrire i ragazzi (alcune provvedendo anche alla colazione e alla cena tutto l'anno e restando aperte durante le vacanze), ma si stanno anche attrezzando con lavatrici e asciugatrici.
Sembra incredibile, ma hanno scoperto che tanti ragazzi finiscono spesso per saltare la scuola perche' non hanno vestiti puliti. In casa non hanno la lavatrice o i genitori per vari motivi non provvedono a questo bisogno e giustamente si sentono umiliati a presentarsi con i vestiti sporchi. Allora perdono giorni, rimangono indietro, magari finiscono per non diplomarsi e mettersi nei guai con la legge portando avanti lo stesso stile di vita in cui sono cresciuti. 
Alla conferenza degli insegnanti di arte texani, a Novembre, ho sentito alcune storie che mi sono rimaste scolpite dentro e a cui continuo a pensare spesso. 
C'e' questa maestra di Houston, insegna arte alle elementari come me, che a un certo punto, e' tornata a studiare per fare almeno un tentativo per aiutare i suoi studenti. Ha preso una specializzazione in arte terapia, ha trovato i fondi e ha messo su una classe pomeridiana per affrontare traumi che non avrei mai immaginato fossero cosi' comuni e diffusi. 
Ci sono ragazzi che si comportano male, che non studiano e che vengono costantemente espulsi o mandati dal preside che a casa hanno situazioni drammatiche. Bambini che magari hanno entrambi i genitori in prigione oppure drogati a cui si chiede semplicemente di comportarsi come tutti gli altri senza nessun supporto psicologico o di altro tipo.
Mi e' rimasta impressa la storia di una bambina che aveva un sogno piccolissimo, conoscere lo zio che era in prigione da tanti anni, ma con cui aveva stabilito un rapporto epistolare. Quando e' uscito di prigione la bambina ha raccontato alla maestra di non stare piu' nella pelle perche' la settimana successiva sarebbe andata a incontrarlo di persona. Ecco, lo zio lo ha visto, si', ma chiuso dentro una bara. Gli hanno sparato appena ha messo piede fuori dalla prigione e lei, a otto anni, vive con questo rimpianto e questo trauma di averlo visto morto e non vivo. Poi dall'esterno magari quello che si traspare e' una bulletta maleducata.
Ieri Joe si e' messo a piangere perche' gli ho detto che andremo a fare un viaggio tutti insieme durante le vacanze e lui vuole stare a casa. Non voglio mettergli il peso del mondo sulle spalle a sei anni, ma non voglio nemmeno che diventi un viziato egoista che non apprezza quello che ha. Quindi mi pongo questo problema di fare capire a lui come funziona il mondo e trovare dei modi anch'io per fare qualcosa di piu' per gli altri. 
Se c'e' una cosa buona, relativamente, nell'elezione di Trump e' che spinge quelli che non sono dalla sua parte ad agire. Ne ho parlato con molti amici e sentiamo tutti questa urgenza. Le comunita' afroamericane povere come quella della bambina che voleva vedere lo zio, ad esempio, che speranza possono avere sotto una presidenza che ha difficolta' a distanziarsi dal Ku Klux Klan? E i figli dei clandestini che vivono nel terrore di essere cacciati via? Bisogna rimboccarsi le maniche per tutti e soprattutto per i bambini che non hanno nessuna colpa e nessuno strumento per proteggersi.    

martedì 20 dicembre 2016

leggere per resistere

Ho la tavola da sparecchiare, ma il libro ancora impacchettato mi sta chiamando e non sono capace di ignorarlo. Annuso un po' le pagine fresche di stampa e trovo quasi subito qualcosa su cui meditare.
“Andarsene, invece. Filare via definitivamente, lontano dalla vita che avevamo sperimentato fin dalla nascita. Insediarsi in territori ben organizzati dove davvero tutto era possibile. Me l’ero battuta, infatti. Ma solo per scoprire, nei decenni a venire, che mi ero sbagliata, che si trattava di una catena con anelli sempre più grandi: il rione rimandava alla città, la città all’Italia, l’Italia all’Europa, l’Europa a tutto il pianeta. E oggi la vedo così: non è il rione a essere malato, non è Napoli, è il globo terrestre, è’ l’universo o gli universi. E l’abilità consiste nel nascondere e nascondersi lo stato vero delle cose”. 
- Elena Ferrante, Storia di chi fugge e di chi resta

venerdì 16 dicembre 2016

aleppo

E' da ieri che cerco sistematicamente di non leggere le notizie da Aleppo e soprattutto di non vedere quei poveri bambini. Lo so, e' sbagliato, ma mi si spezza il cuore, non ce la faccio. Adesso Joe ha acceso la televisione per guardare i cartoni e si e' imbattuto per caso nel telegiornale. Mi ha chiamato subito: 
- Mamma! Questo e' tristissimo!
Gli ho spiegato un po' cosa succede, che c'e' la guerra.
- Ma hanno detto che settanta bambini sono senza genitori!
- Purtroppo la guerra toglie i genitori ai bambini a volte.
- Ma e' successo tanto tempo fa?
- No, sta succedendo adesso.
Anche a un bambino di sei anni sembra assurdo che succedano ancora cose del genere.

giovedì 15 dicembre 2016

Trump e Berlusconi

Parlavo con un'amica americana di Trump. La pensiamo in modo molto simile e in piu' lei mi da' soddisfazione perche' e' agguerrita quanto me, e' arrabbiata e non lo nasconde. Tanti invece qui, per motivi diversi, non hanno piu' voglia di dire nulla o lamentarsi. Credo sia soprattutto una questione di quieto vivere e stanchezza mentale. 
Come me, la mia amica americana invece, non ha nessuna intenzione di cambiare argomento e andare avanti con la sua vita come ripetono tutti ultimamente. Come se l'elezione di Trump, con tutto quello che ne deriva, non fosse un aspetto centrale della nostra vita. Io e lei insieme in questo periodo siamo due dischi rotti, lo ammetto. 
Lei e' nata e cresciuta qua, ma conosce benissimo anche l'Italia e a un certo punto della discussione e' uscito fuori il paragone con Berlusconi, un classico. Io ho sostenuto che la differenza principale fra i due e' che Berlusconi non e' mai stato cosi' razzista. 
Lei e' saltata sulla sedia, e' stato l'unico momento di completo disaccordo.
Mi ha rimbrottato:
- Berlusconi e' un razzista, tu hai rimosso. Non ti ricordi di quella volta che ha chiamato Obama abbronzato?
Cioe' lei per esemplificare il razzismo di Berlusconi cita quell'imbarazzante episodio in cui fece delle battute grevi sul colore della pelle di Obama definendolo abbronzato.
Non sapevo come spiegarle che purtroppo quel modo di esprimersi e' estremamente diffuso in Italia, anche in modo bonario. Qui se fai una battuta del genere ti becchi del razzista, non se ne discute nemmeno, ma in Italia secondo me no. Non prenderei un episodio simile, per quanto di pessimo gusto, come prova inconfutabile di razzismo. Voi che ne pensate?

lunedì 12 dicembre 2016

la piñata

Ieri siamo stati alla festa di compleanno di un'amichetta di Joe e c'era la piñata messicana. Non so se avete presente, qui in Texas e' un classico delle feste di compleanno.
Si tratta di un contenitore a forma di qualcosa, di solito un personaggio che piace ai bambini, che si appende e poi ogni invitato a turno deve prenderlo a bastonate finche' non si apre e escono tutte le caramelle. I bambini impazziscono per questa cosa. Vi dico solo che a me guardando la scena per la prima volta e' tornato in mente Il Signore delle Mosche perche' la piñata tira fuori la violenza piu' selvaggia e ti accorgi subito che questi istinti atavici entrano in campo non tanto per l'acquisizione delle caramelle, ma per la smania di distruzione.
E ancora una volta Joe si e' dimostrato contro corrente.
C'era questa bambina, ieri, vestita di tulle da piccola principessa con i capelli sciolti lunghissimi. Ecco, sembrava Giovanna D'Arco o un qualche arcangelo della vendetta. Ferma, concentrata con la sua mazza in mano, furiosa. Con grande uso della forza bruta riesce, dopo vari tentativi, a fare una piccola breccia nella piñata. Subito dopo tocca a Joe. Ed ecco che invece di colpire l'oggetto con tutta la sua forza, gli si avvicina lentamente e con cautela ficca il bastone proprio dentro a quel piccolo foro in modo da fare uscire altre caramelle. Praticamente stravolge tutto il senso della cosa.
Mi gratto la testa. Non so che dirvi, genitori che guardate me perplessi, lui e' cosi'.
Misurato e riflessivo, quasi sempre.
Tra l'altro, per la prima volta, ha avuto una piñata anche lui per il suo compleanno il giorno prima, a forma di Tirannosauro. Alla fine i bambini volevano infierire e distruggerla completamente. Lui tristissimo. L'abbiamo dovuta mettere da parte perche' vuole farci un trofeo da appendere al muro nella sua cameretta.
Pero' un po' questa cosa mi piace anche, devo ammettere, che creativita', che idee. Spero che questo suo modo di pensare sempre fuori dagli schemi gli sia utile nella vita.

P.S. Aggiungo qui in fondo, il risultato dell'idea balzana di Joe :)