giovedì 14 febbraio 2019

non si può più scherzare?

Da italiana, il razzismo in Italia, l'ho scoperto di colpo una quindicina di anni fa, quando Mr J cercava casa a Milano e le agenzie immobiliari per telefono gli dicevano:
- Mi dispiace non affittiamo a stranieri.
Poi quando capivano che era americano, lo accoglievano a braccia aperte. E quella era solo la punta dell'iceberg. La Prefettura di Milano dove si va a fare il permesso di soggiorno, era un girone infernale e anche lì la stessa cosa: lui, americano biondo con gli occhi azzurri, veniva trattato in modo diverso, decisamente migliore. I vari impiegati si stupivano che dovesse fare la coda come tutti gli altri. Guarda che ingiustizie.
E' stata un'esperienza illuminante, non avrei mai potuto avere accesso a quella mentalità senza l'aiuto di uno straniero.
Ci sono stati una miriade di piccoli episodi che in questi anni mi hanno lasciato l'amaro in bocca vedendo il razzismo dilagare silenziosamente in Italia. Ve ne racconto uno davvero minuscolo perchè sono sempre i dettagli a farmi più impressione.
Mi racconta una persona che conosco, una persona che non definirei mai razzista, che conosce un bergamasco simpaticissimo e che lo prende sempre in giro per l'accento. Un giorno il bergamasco si stufa e gli dice di smettere. Lui si stupisce molto perchè non gli sembra di fare niente di male e continua finchè il bergamasco non si offende sul serio e non gli rivolge più la parola.
Allora, per non perdere l'amicizia, si siedono a un tavolo e ne parlano e ne parlano finchè non si chiariscono.
- Quindi hai smesso di prenderlo in giro?
- Assolutamente no, ti pare? Altrimenti cosa facciamo? Non si può più scherzare su niente? Lo prendo in giro e non si offende più, ha capito.

Lo vedete anche voi? E' infido, è dentro tutti noi in qualche misura. Provate a sostituire bergamasco con cinese, senegalese, albanese. E' un gioco di forza. Quello che si offende, fa sempre la figura di quello che non sa stare al gioco, allora magari lascia perdere, ma non mi stupirebbe se non rispondesse più al telefono.
Tutto il razzismo a cui viene dato sfogo liberamente in Italia in questo periodo, mi fa male come fa male a quasi tutti gli italiani che conosco e che giustamente non parlano d'altro, però c'è un però. Esisteva anche prima, solo che non si poteva nominare.
In Italia non c'è il razzismo, ti dicevano.

Adesso almeno questo non si può più sostenere. Il razzismo è alla luce del sole (ogni giorno ce n'è una nuova), in mezzo a noi e sopra di noi, fra i nostri politici. Finalmente però possiamo cominciare ad analizzare i comportamenti. Quelli più gravi e quelli del tutto involontari. Questo è senz'altro un punto di partenza. Tanti in questo modo cresceranno, forse ci sarà una crescita collettiva dopo questa fase tribale.
Quando hai una malattia e non te ne rendi conto, non hai nessuna speranza di guarire.

martedì 12 febbraio 2019

harriet tubman

Oggi sono andata a fare volontariato in una seconda elementare. Febbraio è il Black History Month, il mese dedicato allo studio delle conquiste degli afroamericani in ogni campo, così mi è sembrato ovvio e doveroso fare una lezione su un artista afroamericano. Anzi siccome volevo ottimizzare il poco tempo che avevo a disposizione, ho scelto una lezione (la trovate qui) su un artista nero, Jacob Lawrence, che ha creato una serie di dipinti sull'avventurosa vita di Harriet Tubman. Harriet Tubman è un personaggio storico incredibile. Nata schiava, riuscì a scappare al nord attraverso l'Underground Railroad che era una rete di percorsi e rifugi sicuri e segreti creata dagli abolizionisti nel XIX secolo. Una volta libera fece una scelta inaudita: decise di tornare indietro numerose volte e liberare il maggior numero di schiavi possibile sottoponendosi a un rischio enorme. Successivamente combatté anche per il suffragio femminile e fece la spia durante la Guerra Civile.
Mi sembra un esempio meraviglioso per i bambini. Nata schiava, ha capito il valore della libertà e lo ha insegnato al suo popolo. Completamente analfabeta, ha capito il valore dell'educazione e ha aiutato gli schiavi liberati a studiare. Tutta questa forza e questo coraggio, per non parlare dell'intelligenza e dell'astuzia, della generosità e della coerenza, in una persona partita con tutti gli svantaggi possibili, ma che ha combattuto contro tutto e tutti per realizzare i suoi ideali.
Ero convinta che i bambini sapessero già qualcosa e invece mi sono dovuta ricredere. Quando ho chiesto cosa festeggiamo a Febbraio, mi hanno risposto in coro San Valentino e questo è abbastanza tipico, però non avevano idea di cosa fosse il Black History Month, questo sì è strano, il mese è iniziato da un pezzo. Gli ho dovuto spiegare perfino che cos'è la schiavitù.
E' vero, sono piccoli però queste cose dovrebbero saperle. Che senso ha istituire un mese per concentrarsi sulla storia nera e poi ignorarlo? Mi sembra fondamentale che vivendo qui, sappiano almeno che cos'è la schiavitù e cosa sono i diritti civili. Se non si insegnano bene a scuola questi valori, siamo davvero fritti.

lunedì 11 febbraio 2019

pietre miliari nella vita di un emigrante in texas: l'uso del bless your heart

Parco giochi. Mamma segue bimbo armata di banana, bimbo segue Woody e Woody, terrorizzato, se la dà a gambe.
La cosa va avanti per un po' tanto che la mamma a un certo punto si giustifica:
- Sai è figlio unico. Niente fratelli, cugini, non va nemmeno all'asilo. Appena vede un bambino cerca di prenderlo.
Prenderlo, afferrarlo. Penso che non finirà bene, ma stiamo a vedere.
Dopo un po' Woody capisce che è un gioco e comincia a divertirsi a farsi inseguire. Tempo cinque minuti e conduce il bambino dritto dritto dentro una pozzanghera. Coperti di fango dalla testa ai piedi e felicissimi in una bella giornata di febbraio.
Cosa posso dire? Lo sapevo che andava a finire così. Con Woody va sempre a finire così.
In un certo senso, mi scuso. Woody ha letteralmente portato il piccolo eremita sulla cattiva strada.
Ma la madre mi rassicura:
- Sai, sono proprio contenta che sia successa questa cosa. Lo vedi? È coperto di fango. Non si sta bene coperti di fango. Ora lui lo sa, lo ha imparato per esperienza e non c'è niente come imparare qualcosa per esperienza diretta. Ha imparato la lezione. Adesso so che non lo farà mai più.
Ah! Quanto mi viene da ridere.
E niente. Volevo segnarmi questo episodio perché è stata la prima volta che ho pensato:
Bless your heart.


(Se per caso questo post vi risulta oscuro, trovate la spiegazione qui: ci ho messo otto anni ad accorgermene e cinque a usarlo, ditemi voi se non è una pietra miliare) 

domenica 10 febbraio 2019

cresci e vai a aggiustare questo mondo rotto

Joe è stato un bel po' malatino questa settimana e la pediatra gli ha prescritto, oltre alle medicine vere e proprie, un supplemento di vitamina C. Un barattolo con 21 caramelle gommose. "Le consiglio di comprarle qui da noi perchè tante volte le farmacie le finiscono". All'inizio, non ho nemmeno capito bene. Eravamo lì da due ore, placche, influenza...qualunque cosa, basta che me lo rimetta in piedi.
Così compro questo barattolo: 20 dollari. Accidenti, cosa sarà mai? Leggo: bacche si sambuco raccolte a mano una a una. Saranno miracolose.
Stamattina mentre Joe prendeva le sue vitamine, racconto il retroscena a Mr. J.
- Non comprare mai niente dai dottori, vogliono solo guadagnare. Scommetto che in farmacia costano 5 dollari.
Google alla mano: in farmacia o al supermercato costano 8 dollari, ma insomma anche questa volta, Mr. J ha ragione. E' che io stupidamente parto sempre dal presupposto che un medico voglia aiutarti. Scherzo con Joe:
- Lo so che ti fanno schifo, ma le abbiamo pagate una cifra e te le pappi tutte.
Lui serissimo.
- Se lo chiedete a me, vi dico che le medicine dovrebbero essere gratis.
Io e Mr J ci guardiamo increduli: nessuno dei due ha mai parlato con Joe del sistema sanitario americano tantomeno del socialismo. Come gli è venuto in mente a otto anni?
Joe, cresci e poi vai a aggiustare questo mondo rotto per favore.

sabato 9 febbraio 2019

4 cose belle belle belle per il fine settimana

Allora, visto che Sanremo non lo seguo perchè Renga mi fa ancora venire in mente i Timoria, vi dico 4 cose belle belle belle che ho scoperto in questi giorni:
1 - Cécile McLorin Salvant. E' una cantante jazz che di speciale ha non solo la voce, ma il cervello. Sceglie i suoi pezzi con grande cura e a volte ti spiazza completamente cantando brani razzisti o maschilisti del passato capovolgendone il significato: ma senza cambiare una virgola del testo. Magia. Ascoltate qui per credere.
2 - Crashing. E' una serie di HBO che mi fa ridere. E io non sono una che ride molto in questi casi.
3 - Lux. E' il romanzo di una giovane scrittrice italiana, Eleonora Marangoni. Non ve lo posso consigliare perchè non l'ho ancora finito, ma mi sta facendo passare delle ore piacevoli.
4 - Hidden Brain - Creative Differences. E' un podcast di un'ora che mi è piaciuto un sacco. Spiega come l'incontro di più culture produca creatività, ma lo fa usando la scienza. Parte da Yo-Yo Ma e le cornamuse della Galizia per arrivare alle coppie miste e finire addirittura sulla questione mediorientale. Interessantissimo.
Questo mi fa venire in mente un'altra cosa che mi è piaciuta tanto in questi giorni. Solo che avevo detto quattro cose, come si fa? Lo sapevo che finiva così. E va bene.
5 - La magnifica difesa che Laurie Anderson fa della multiculturalità. Parla tre minuti della società americana e della sua esperienza a New York e dice esattamente quello che penso anch'io, ma molto molto meglio. Il ragionamento funziona perfettamente anche per l'Europa e l'Italia in particolare, in questo momento storico.
Passo e chiudo altrimenti la lista non finisce piú.
Buon fine settimana dal Texas.

giovedì 7 febbraio 2019

quello che funziona

Un po' di tempo fa ho passato una bellissima serata a parlare con una persona speciale. Lei è lesbica, latina e texana, ma non è speciale per questo, anche se bisogna dire che ce le ha tutte. Fa pure parte delle forze dell'ordine, giusto per non farsi mancare nulla. E' speciale per come prende la vita, per come fa sentire le persone che le stanno intorno.
Mi raccontava che sul lavoro la situazione è complicata, soprattutto da quando l'anno scorso hanno fatto un corso di aggiornamento e chi lo conduceva ha pensato bene di chiedere a quelli che erano a favore del matrimonio omosessuale di mettersi da un lato della stanza e quelli contrari sul lato opposto, senza instaurare nessun dialogo, così per fare una domanda a caso. Da quel momento, niente è stato più come prima perchè un conto è sospettare di avere dei detrattori, un conto è guardare negli occhi le persone con cui lavori ogni giorno da anni e anni mettere nero su bianco tutta la loro disapprovazione nei confronti tuoi e del tuo stile di vita. 
Posso solo immaginare il senso di solitudine.
Nonostante ciò, forse per via di quella mentalità che c'è qui di far sempre buon viso a cattivo gioco, lei li ha anche invitati alla sua festa di fidanzamento. I colleghi ci sono andati ed è stato imbarazzante, almeno quanto ci si possa aspettare in una situazione simile.
- Ma non puoi denunciare? Come si fa a fare una domanda simile sul posto di lavoro? E' una discriminazione bella e buona. 
- E a chi dovrei denunciare? Lo sai che in Texas puoi essere licenziato per essere gay?
Non ne avevo idea. E così a lei e tanti altri tocca mettersi l'anima in pace e convivere ogni giorno con quel bisbigliare dietro le porte e poi il silenzio quando si entra nelle stanze e tutti quei piccoli dispetti, quei piccoli sguardi. Non è facile. E in famiglia non va molto meglio. Crescere sentendosi raccontare mille volte quanto fosse bella la pelle chiara della nonna -la leggendaria pelle bianca della nonna- e non sentirsi mai giusta, mai veramente apprezzata e accettata, in un certo senso.
E poi il cruccio più grande, un padre e un fratello che proprio non riescono a scendere a patti con la sua omosessualità. Avrebbe voluto che le sue nipotine portassero le fedi all'altare, ma non hanno avuto il permesso di andare al matrimonio. Una grande delusione, ma neanche questo le impedisce di continuare a mantenere i rapporti con tutta la famiglia e sperare sempre che cambino idea. Quando le ho chiesto in modo assolutamente non retorico... ma tu dove lo trovi tutto questo coraggio e questa pazienza? Mi ha guardato quasi con stupore come per dire...ma come non è chiaro? 
- Mi concentro su quelli che mi sostengono. Ho tante persone che mi vogliono bene per quello che sono, le metto in cima a tutto. Quello che pensano gli altri è fuori dal mio controllo. Posso solo augurarmi che un giorno capiscano. 
Ecco, questa è stata una piccola illuminazione anche per me, per la mia vita. Detto così sembra così semplice. Perchè non provarci?
Pensare sempre a quello che funziona e dedicare tutto il proprio tempo e la propria energia solo a chi ci fa stare bene. Se può farlo lei che ha mezzo mondo contro, possiamo farcela tutti.

mercoledì 6 febbraio 2019

il piccolo trump

Ieri sera Trump ha fatto un discorso alla nazione di 90 minuti. Uno degli ospiti d'onore era un bambino che viene bullizzato perchè fa Trump di cognome.
Numero 1: quanto può essere credibile un bullo che si erge a paladino contro i bulli?
Numero 2: il povero bambino giustamente si è addormentato in modo scomposto accanto a Melania e ora è preso in giro non da un compagno di classe, ma da tutta una nazione. O dal mondo intero. Per sempre. Qualunque scuola cambi, qualunque colloquio di lavoro, ovunque vada sarà sempre quel piccolo Trump che si è addormentato in televisione.

venerdì 1 febbraio 2019

il texas e la california

Un pomeriggio, facevamo una passeggiata al Seaport Village di San Diego quando all'improvviso abbiamo sentito qualcuno litigare. Ci siamo immediatamente bloccati per capire da dove venissero le voci e cosa stesse succedendo. Poco più avanti c'era un tale con un cane al guinzaglio e un altro che gli sbraitava contro. Mi si è fermato il respiro, però tutti intorno sembravano relativamente tranquilli.
Vediamo un attimo cosa succede.
Il tale che urla è sempre più fuori di sè e impedisce all'altro di andarsene. La rabbia cresce e cresce finchè raccoglie un grosso sasso da terra e fa per aggredire il tipo con il pitbull più pacifista che si sia mai visto (a questo punto si sarebbero incavolati perfino gli acchiappaconiglietti...). Non sapevo se guardare o coprirmi gli occhi, ero terrorizzata. In quel momento, però arriva un terzo individuo, un passante grande e grosso, forse era Superman. Sì doveva essere Superman. In sostanza fa bu all'aggressore e lo costringe a battere in ritirata. 
Un episodio banale probabilmente, ma ci ha dato da pensare.
In Texas una scena così non la vedi. Nessuno alza mai la voce. Tutti generalmente sono gentili di una gentilezza forzata e inutile. Vai in un negozio di lunedì, ad esempio, e la commessa ti chiede come è andato il tuo fine settimana che è una domanda che io trovo piuttosto personale, ma lei la fa a tutti senza aspettarsi una risposta che non sia bene grazie o un sorriso di circostanza o anche niente. Un mio amico italiano, una persona in genere assennata, di fronte a queste domande intrusive e ripetute diverse volte al giorno, veniva colto da istinti criminali. Ha finito per passare le due settimane qui ignorando un po' tutti gli estranei. La mia strategia invece è l'opposto: ribaltare la situazione e chiedere sempre all'altra persona la stessa cosa. Bene, grazie e tu? E' un piccolo gesto, ma sprigiona un briciolo di empatia autentica perchè implica che tu abbia capito che quelle domande vengono fatte solo per dovere e l'interlocutore si sente meno invisibile, almeno per un attimo. 
C'è una cassiera del supermercato vicino a casa mia, ad esempio, che passa la giornata chiedendo a chiunque -dall'uomo anziano alla studentessa ventenne- Ciao tesoro come stai? Hai trovato tutto quello che cercavi? Sorridema lo fa con il malessere negli occhi. C'è un contrasto fra quello che le esce dalla bocca e il linguaggio del corpo che fa impressione. Le cade una penna o ha da ridire con un collega e la senti imprecare a bassa voce fra i denti. Ho sempre l'impressione che le stia per partire un embolo.
E' che qui non c'è mai la via di mezzo o fai il gentile a tutti i costi o sei confrontational (polemico, aggressivo, provocatorio) e in Texas essere considerati confrontational è il male, sappiatelo in caso vi facciate un giro da queste parti.
Una volta chiesi senza nessuna emozione particolare, a una collega con cui lavoravo da molti anni se per favore poteva essere più puntuale e lei, molto piú anziana di me, scoppiò a piangere. Non ci potevo credere, per un attimo pensai che scherzasse. Posso avere tanti difetti, ma non ho mai fatto piangere nessuno così. Dopo quel giorno continuò a trattarmi con la solita affettata gentilezza di sempre, ma non lavorammo mai più insieme. Preferì farsi spostare senza dirmi nulla che sedersi dieci minuti a parlare dell'accaduto. Ero stata confrontational
Un'altra volta ero a una cena. Non sono stata confrontational in quel caso, stavo solo raccontando una cosa e mentre parlavo sono stata colta da un attacco di tosse mostruoso, pensavo di soffocare. I miei commensali s'infastidirono e cambiarono discorso. Mi ignorarono finchè non passò e quando passò non mi chiesero come stavo, fecero finta di niente. 
L'idea che mi sono fatta in questi anni è che non bisogna mai disturbare. Le voci fuori dal coro non sono mai ben accette e tendono a essere messe a tacere in un modo che non è per niente plateale, ma implicito. 
Tante volte vivendo qui, ho visto che le persone spariscono dalla tua vita senza un'apparente motivo. Di sicuro hai fatto o detto qualcosa che è stato frainteso, ma piuttosto che chiedere spiegazioni, ti evitano. Fine, come se fossi morto, con la differenza che però sei vivo e se ti capita di incontrarli per caso, saranno gentilissimi come se non fosse successo assolutamente nulla. E' probabile che ti dicano anche qualcosa tipo è da tantissimo che non ci vediamo, sentiamoci! ma normalmente è una vile bugia.
Quando nessuno parla mai apertamente tendi a diventare paranoico. Ho scoperto dopo dieci anni alla scuola Flanders (10!) di aver parcheggiato tutti i santi giorni nel posto sbagliato. Nessuno che mi abbia mai detto una parola. Eppure ripensandoci, ci sono state delle situazioni, degli sguardi. Chissà cosa hanno pensato di me, se hanno commentato la cosa fra loro. Se me lo avessero fatto notare subito, non mi sarei mai offesa. 
A questo tipo di mentalità fanno da contraltare tutti quegli episodi di violenza estrema che ti capita di vedere sui media. E tu sei consapevole che si tratta di fatti assurdi e rari, però sai anche che chiunque può essere (e probabilmente è) armato in Texas e questo sballa parecchio gli equilibri interpersonali.
Se ti tagliano la strada in macchina e ci ragioni un secondo, eviti di fare un gestaccio o strombazzare, così giusto per scongiurare una morte idiota. 
L'anno scorso ci fu un problema con il vecchietto che aiuta i bambini ad attraversare la strada davanti alla scuola di Joe. Lui sosteneva che, per sicurezza, dovessimo andare in bicicletta sul marciapiede. Mi urlò contro per tre giorni di fila, una reazione del tutto sproporzionata e senza senso. Lì vicino c'era un poliziotto. Senza perdere altro tempo a discutere, una mattina, gli chiesi di spiegare alla guardia pedonale che usare la strada è nel mio pieno diritto di ciclista. Il risultato fu che si mise a sbraitare e gesticolare anche contro il poliziotto e lo trovai inquietante. Nessuno tratta così un poliziotto texano alto due metri e armato fino ai denti. Pensai, esagerando forse, che non fosse nel pieno possesso delle sue facoltà mentali e che potesse farmi del male. Non siamo mai più andati a scuola in bici.  
Quello che voglio dire è che in California non avvertivamo questa tensione. Le persone parlavano liberamente di tutto, anche di politica o religione, senza avere la benchè minima idea di quale fosse la nostra posizione.
Non abbiamo mai avvertito la sensazione di pentola a pressione che abbiamo quaggiù, dove sembra sempre che stia per saltare il coperchio.
E' impossibile essere se stessi nella vita di tutti i giorni al di fuori della cerchia di parenti e amici.
A volte guardo un qualche telefilm americano e vedo un personaggio che fa una scenata e poi tutto si risolve in una fragorosa risata e penso che la realtà che vedo è del tutto diversa. Se ti dà fastidio qualcosa, cerchi un esterno, un manager, un direttore, un responsabile con cui lamentarti. Non litighi, non esprimi la tua frustrazione e così anche il conflitto più banale che esista rimane irrisolto ad alimentare altra tensione. Non è sano. 

sabato 26 gennaio 2019

il mio balsamo per l'autostima

Una volta quando Woody era molto piccolo e non dormiva mai e diceva sì e no tre parole, si svegliò accanto a me. C'era questo raggio di sole... un momento in po' magico. Mi guardò come mai aveva fatto prima e disse senza smettere di contemplare la mia faccia disfatta dalla notte insonne: "You're SO beautifold".
Da quel momento me lo ha ripetuto tutti i giorni, più volte al giorno. Per me una novità assoluta, Joe non si è mai sognato di farmi un complimento. 
Adesso che il suo vocabolario è leggermente più fornito, ogni tanto aggiunge degli aggettivi.
Ad esempio: "Mommy you're so smart, sei così sveglia". Ed è bello perché nessuno dice a un adulto che è sveglio, grazie Woody!
Una volta mi ha detto: "Mommy you're so beautifold, smart and heavy". Pesante? "Sì guarda!". Fa finta di sollevarmi, fa un rumore di sforzo sovrumano e ribadisce: "You're super heavy!". Grazie Woody, nessuno dice a una donna adulta che è pesante, anzi pesantissima. Insomma grazie, si fa per dire...
L'aggettivo preferito, oltre al solito beautifold, in questo periodo è soft, morbida. Però lui dice soff, con due F, e ha un po' il vocione perché ha avuto la bronchite. Così ho questo omino con il vocione da piccolo Louis Armstrong che mi abbraccia sempre e mi dice con sguardo sognante: "You're so beautifold, you're so soff, I like you SO much".

martedì 22 gennaio 2019

ancora della roccia e delle vertigini e dell'amicizia

L'altro giorno siamo tornati al parco della roccia, dove ho fatto quello stranissimo incontro con la maestra di Woody.
Joe deve aver avuto uno dei suoi rari momenti di temerarietà perchè in un baleno, dimenticandosi delle sue vertigini paralizzanti, ci è salito sopra.  
Un suo compagno di scuola, uno bravo con cui gioca spesso, ha subito capito cosa stava succedendo ed è corso da lui.
- Joe stai bene? Ce la fai? Fai tutto quello che ti dico, non avere paura.
Joe aveva come delle macchie rosse sulle guance, era pallidissimo. La paura fa brutti scherzi.
Mi ha guardato solo per un attimo e con la forza del pensiero mi ha comunicato forte e chiaro una parola: pentimento.
Ero tentata di intervenire, ma non l'ho fatto (pat pat sulla spalla a me). Ho sdrammatizzato. Gli ho detto che era stato bravissimo a salire, che non avrebbe avuto nessun problema a scendere e ho fatto un passo indietro.
Il suo amichetto con tanta, tanta, pazienza gli spiegava dove mettere i piedi e le mani e pian piano l'ha guidato giù. 
Mica male come livello di maturità per un bambino di seconda elementare. Che ragazzino stupendo, correre ad aiutare un amico in difficoltà prima ancora di essere chiamato. Pensavo che una volta giù, Joe lo avrebbe ringraziato o gli avrebbe detto qualcosa, invece nulla. L'ha praticamente ignorato.
E' un periodo che ogni giorno torna a casa e mi racconta le piccole angherie di un certo compagno di scuola. Ma lascialo stare, gli dico sempre. E lui invece insiste, vuole essere accettato. 
Ho cercato di fargli capire la bellezza del gesto che aveva appena ricevuto. 
- Joe è questo è il tipo di persona che vuoi come amico. Guarda che non ce ne sono tanti così in giro.
Sì sì. 
E lì come genitore, capisci che davvero ognuno deve vivere la sua vita e sbattere contro i propri muri in totale autonomia. 
Del resto, quelli che ti trattano male, da che mondo e mondo, esercitano un fascino particolare e non c'è nulla che possa dire a mio figlio che possa eliminare questo fatto. Deve arrivarci da solo. 
Deve capirlo da solo che la cosa forse più importante in assoluto nella vita è circondarsi di persone che ti apprezzino e siano disposte a correre in tuo soccorso.
Quelli che corrono in tuo soccorso perfino prima che tu chieda aiuto poi, bisognerebbe tenerseli stretti stretti per sempre e ringraziarli ogni giorno. In un mondo perfetto, dico. 
E' che se sono noiosi...

domenica 20 gennaio 2019

il muscolo dell'empatia

C'è un attore che si chiama Kevin Hart che era stato scelto per presentare la notte degli Oscar, poi qualcuno ha tirato fuori dei suoi vecchi tweet omofobi, lui si è scusato e, a differenza di altri nella stessa situazione, vedendo che le polemiche non si placavano, si è subito dimesso. Qui se n'è parlato moltissimo. Ellen DeGeneres, l'omosessuale più amata di questo paese, l'ha invitato nella sua trasmissione e l'ha scongiurato di tornare sui suoi passi, ma lui non ne vuole sapere. Credo non abbiano ancora trovato un sostituto.
La settimana scorsa è stato intervistato nel mio programma preferito. Aveva detto chiaramente di non volerne parlare, ma l'intervistatrice, una delle donne che stimo più al mondo, ha basato l'intera conversazione su questo. Mi ha stupito perché normalmente lei fa domande anche scomode magari, ma rispetta le persone. Ascolto questo programma dal 2007 e non credo di essere mai stata in disaccordo con lei. E anche in questo caso sono d'accordo con lei nella sostanza. Anch'io penso che quelle battute omofobe siano intollerabili, ma lei insisteva e insisteva, non so cosa volesse sentirsi dire, ho fatto fatica a continuare ad ascoltare.
Lui è rimasto calmo e con una pazienza incredibile ha spiegato e rispiegato di essere cresciuto nel ghetto con mezza famiglia in prigione e un concetto di virilità tossico se non addirittura violento. Suo padre gli tirò un pugno in testa al funerale della madre quando lo vide piangere. Gli uomini non piangono, i gay sono in televisione e fanno ridere. Lui è cresciuto in questo ambiente purtroppo e pensava davvero che le battute sui gay facessero ridere. Del resto, facevano ridere tutti quelli che conosceva, non si è reso conto che potessero fare del male a qualcuno finchè non ha avuto la possibilità di viaggiare, conoscere persone diverse da lui e espandere i propri orizzonti. A quel punto ha cambiato idea. Mi sembra un'esperienza normale, anzi valore al merito di essersi ravveduto.
Comunque, ci penso ancora dopo una settimana, ne parlavo ieri sera con un'amica gay. Anche lei la pensava come l'intervistatrice e avrebbe voluto sentire delle scuse un po' più sincere. Ma Kevin Hart ha detto una cosa importante, che non voglio dimenticare. 
Ha detto che adesso tutti pensano che tutti sappiano tutto, ma alcuni NON sanno. 
E' una cosa talmente ovvia, ma mi sfugge spesso. Forse è anche per questo che siamo così divisi. Quando sentiamo idee diverse dalle nostre, siamo veloci a condannare chi le esprime.
Il ragionamento di solito è: sei omofobo, sei razzista, sei maschilista, sei una brutta persona e con te non ci parlo nemmeno. E' difficilissimo, almeno per me, fare lo sforzo di pensare che alcune persone sono sì omofobe, razziste e maschiliste, ma non hanno mai avuto una scelta, non hanno mai conosciuto nient'altro. E' ignoranza il più delle volte, non cattiveria. 
E' anche vero, però che l'empatia è una specie di muscolo e se rimane fermo troppo a lungo prima o poi si atrofizza.

sabato 19 gennaio 2019

per vivere la vita, devo avere una vita

Ieri siamo andati a fare una passeggiata nel bosco e c'era un muretto abbastanza alto, ma anche abbastanza largo. Woody, tre anni, ci camminava tranquillo e Joe, otto anni, che soffre di vertigini, ci gattonava. Era un po' ridicolo sinceramente.
- Joe perchè non provi a camminare anche tu? Ce la fai!
- Impossibile. Non accetto questo rischio.
- Ma è un rischio minimo, ogni tanto bisogna anche provare...vivila un po' la vita!
- Per vivere la vita, devo avere una vita.


E' finita così:



venerdì 18 gennaio 2019

un libro con dedica

L'altro giorno ho comprato un libro usato. Ottimo affare, lo cercavo da tempo ed era intonso. Arrivata a casa l'ho aperto e ho visto che nella prima pagina c'era una lunga dedica scritta a penna. Parlava di un viaggio che questi due amici avevano fatto insieme in Europa. 
Spero che questo libro tenga vivi tutti i nostri bei ricordi. Sei una delle persone MIGLIORI che abbia conosciuto negli ultimi anni. Grazie per essere mio amico. Ti auguro tutto il meglio. Buon 2010!
2010. Mi ha preso una grande malinconia, tutto sommato avrei potuto averla scritta io quella dedica, anzi chissà quanti miei libri con dedica ci sono in giro. Questo poveraccio ha regalato un libro al suo amico, un libro italiano che non è facile trovare da queste parti, ci ha pensato su bene, ha scritto una bellissima dedica e l'amico non solo evidentemente non ha mai aperto il libro, ma se lo è anche rivenduto per un dollaro o forse meno, considerato quanto l'ho pagato io. E non è un libro ingombrante, è un libricino che sta nel palmo di una mano. Perchè sbarazzarsene così? Poteva regalarlo a qualcuno.
Tutto questo mi ha fatto riflettere sull'amicizia nel mondo dei cosiddetti adulti.
I miei migliori amici in Italia, quelli conosciuti ai tempi della scuola o dell'università, sono più o meno tutti ancora lì. Quelli che fanno fatica a farsi sentire durante l'anno, li rivedo poi di persona ogni volta che torno e grazie al cielo sembra sempre di essersi lasciati la sera prima, rughe a parte.
Per quanto riguarda quelli conosciuti qui, invece il discorso è un po' diverso. Se provo a domandarmi a chi avrei scritto una dedica del genere nel 2010, mi viene in mente qualcuno che non fa più parte della mia vita o non in quel modo almeno. Non so se sia un problema legato al fatto di vivere all'estero o alla vita adulta in generale. Certo qui l'avvicendamento è più spedito vista la tendenza generale al trasferimento, ma potrebbe esserci dell'altro, l'individualismo, una certa scala di priorità in cui l'amicizia non è ai primi posti. So solo che ho sempre tanta paura che le cose cambino e soprattutto che le relazioni cambino, ma poi pensandoci bene tutto cambia in continuazione e non è quasi mai un dramma, le cose vanno come devono andare, si evolvono, prendono la forma che gli diamo.
Le persone che avevo vicino anche solo cinque anni fa, non sono quelle che ho vicino ora. Me lo avessero detto all'epoca, avrei sofferto tantissimo o forse non ci avrei creduto, ma nella realtà tutto è andato come doveva andare e non ho grossissime recriminazioni o rimpianti.
Mi piacerebbe solo che coscienti una volta per tutte del fatto che tutto cambia, la smettessimo di fingerci migliori di quello che siamo, di darci per scontati, di perdere tempo, di rimandare un pranzo o una cena o un viaggio all'infinito perchè tanto siamo sempre qui.
Perchè non far pace con il fatto che l'unica cosa che conosciamo e che abbiamo è il presente? Limitiamoci a collezionare momenti preziosi, trattiamoci bene adesso, oggi, in modo da poterci pensare con affetto domani, ovunque la vita ci porterà.
Il pensiero di una persona che ho frequentato per un periodo fra un trasferimento e l'altro e che non mi ha lasciato conversazioni o esperienze memorabili può essere vagamente deprimente. Il pensiero di una persona che mi è stata davvero cara anche solo per un breve tratto di strada, vicina o lontana che sia adesso, mi fa bene all'anima.
E così tutto ha un senso e prima o poi magari ci si ritrova anche.  

giovedì 17 gennaio 2019

la resilienza degli americani

La reazione calma e razionale dei lavoratori federali al più lungo shutdown della storia mentre sono costretti a stare a casa o a continuare a lavorare senza stipendio da più di un mese, credo abbia molto a che fare con l'ottimismo americano, che è la prima differenza culturale che ho notato quando mi sono trasferita qui.
Ci sono stati mille episodi, ma ne ricordo uno in particolare. Vivevo qui da poco ed era successo un incidente terribile da qualche parte, il crollo di un ponte o qualcosa del genere. La CNN intervistava i parenti dei dispersi. Non dimenticherò mai la figlia di una di queste persone che diceva it's going to be ok, andrà tutto bene, una reazione incomprensibile per me.
Per quanto ho potuto vedere in tutti questi anni, gli americani in genere sono così, non si perdono mai d'animo. 
Il disagio causato dallo shutdown è gravissimo a questo punto. Ci sono famiglie già sotto sfratto e non so se avete presente cosa succede quando ti sfrattano qui. Senza tante storie, se non paghi, prendono tutte le tue cose e le buttano per strada. Immagino in Italia manifestazioni, ma anche gente che piange nei talk show politici, i programmi del pomeriggio, i suicidi, gente incatenata davanti a Montecitorio. Nulla di tutto questo qui. Eppure, questi lavoratori hanno tutte le ragioni del mondo, hanno la solidarietà di tutta l'opinione pubblica, ma invece di fare sit-in e manifestazioni, sono andati da un giudice. Il giudice gli ha ordinato di tornare subito al lavoro anche se il governo non li paga. Fine, così è e nessuno si è strappato i capelli (leggete qui).
C'è chi ha chiesto aiuto ai familiari, chi è in fila alla mensa dei poveri, chi si è trovato un lavoretto temporaneo accontentandosi anche solo di spostare pacchi o tagliare l'erba e chi ha aperto pagine su GoFundMe. Non so se questa sia la strategia vincente, ma si muovono, non si rassegnano. 
Questa resilienza degli americani è una qualità che ho sempre ammirato. Il senso di ingiustizia, non gli fa perdere la lucidità, lavorano a testa bassa per migliorare la situazione, qualunque sia la situazione. Mi viene in mente quel modo di dire che ho imparato appena arrivata: se ti lamenti fai parte del problema e non della soluzione. 

mercoledì 16 gennaio 2019

coraggio

Al parco giochi c'è una sorta di roccia per arrampicarsi. E' alta più di due metri. E' la bestia nera di Joe che vuole sempre salirci, ma soffre di vertigini paralizzanti. Una volta è arrivato su senza nemmeno rendersene conto e si è seduto a guardare il tramonto. Aveva cinque anni, abbiamo una foto bellissima. Voleva sedersi a pensare, diceva. Dopo un po' però ha deciso che era ora di scendere e abbiamo scoperto le sue vertigini paralizzanti. 
Insomma, c'era un bambino abbastanza piccolo, anche lui sui 5-6 anni l'altro giorno, che era arrivato su e camminava avanti e indietro. Ha attirato la mia attenzione perchè normalmente i bambini arrivano su, si siedono e scendono, non ho mai visto nessuno camminarci così. Mi è venuto spontaneo avvicinarmi non vedendo adulti nei paraggi. Là sotto però ho incontrato la sua mamma. Ci conosciamo e abbiamo cominciato a parlare un attimo. Dico:
- Ma che bravo a salire fin lassù da solo!
- Per lui è normale...
- Mio figlio é più grande, ma ha ancora paura di quella roccia.
- Eh, ma io ai miei figli ho insegnato a non avere paura di niente. Dico sempre se ti fai male, non succede niente, guarisci, ma non bisogna avere paura.
- Al mio devo aver passato la mia di paura.
Intanto il bambino continuava a camminare su e giù. Mi viene un dubbio:
- Ma... sa anche scendere?
- Oh, certo, è saltato giù mille volte.
- Saltato giù? Da quell'altezza?
In quel momento il bambino da sei milioni di dollari comincia a piagnucolare: "Mamma prendimi, ho paura".
La madre lo ignora e continua la sua lezione su come noi genitori non dobbiamo tarpare le ali passando le nostre inutili preoccupazioni ai figli che devono al contrario crescere liberi e felici nella natura. D'accordissimo, solo che il bambino continuava a chiedere aiuto e lei continuava a ignorarlo. Stavano venendo a me le vertigini, così mi sono girata dall'altra parte, ho cominciato a fare un po' finta di niente. 
A quel punto la madre ha smesso subito di ignorarlo.
- Coraggio, salta giù!
- Ma ho paura prendimi!
- Non c'è niente di cui avere paura, salta.
- Prendimi!
- Ti rendi conto che ti stai spaventando da solo? Smettila di guardare giù, salta e basta. Sei capace, l'hai fatto altre volte!
- Ma ho paura...
- Dai che ce la fai!
Alla fine, dopo un tempo che a me è sembrato lunghissimo, il bambino salta e appena i suoi piedi toccano terra, cade rovinosamente e scoppia a piangere. La madre lo abbraccia mentre piange disperato e gli ripete:
- Bravissimo, hai visto che ce l'hai fatta? Sei proprio coraggioso! 
E' finita così. Non so quanto male si sia fatto, suppongo nulla di grave, ma se ne sono andati via immediatamente, prima che si calmasse, e lei non mi ha salutato, non ha più guardato verso di me. Di sicuro era preoccupata che il figlio si fosse rotto qualcosa, ma non voleva darmelo a vedere dopo tutto quel bel discorso che mi aveva appena fatto sul passare le proprie ansie ai figli.
Ho dimenticato di precisare che questa pazza persona è l'attuale maestra di Woody. 
#celasifa