mercoledì 12 giugno 2019

un regalo per tutta la vita

Joe attraversa una fase di ribellione nei confronti dell'italiano. Prima se gli parlavo in italiano, mi rispondeva sempre in italiano, senza nemmeno pensarci. Ora non più. Parla in italiano solo se glielo chiedo esplicitamente e torna all'inglese appena mi distraggo.
L'altro giorno raccontavo questa cosa a un'amica. Le dicevo che lui con l'italiano non ha problemi, ma Woody sì. Capisce tutto perfettamente perchè io cerco di parlare solo italiano, ma sa dire giusto un paio di parole. La conseguenza peggiore del fatto che Joe si rifiuti di parlare in italiano, è che Woody non impara quanto potrebbe. Copia tutto quello che fa il fratello, se il fratello parla inglese, lui fa lo stesso.
Allora la mia amica, chiama Joe e gli dice con grande gravità:
- Se vuoi fare un bel regalo al tuo fratellino, un regalo per tutta la sua vita, devi parlargli in italiano.
In quel momento ho capito. Come non pensarci prima? Vuoi vedere che il rifiutarsi di parlare italiano, è una forma di gelosia?
I mille complimenti per essere così bravo, in questo modo sono tutti per lui. Quando vengono i nonni e c'è da tradurre, è lui l'unico eroe che può aiutarli.
Joe e Woody si adorano. A vederli insieme stringe il cuore. Joe passa ore a leggere per lui, a insegnargli tutto, a giocare con pazienza infinita, ma non significa che non abbia anche lui le sue insicurezze nei confronti del piccoletto così carino a cui nessuno è capace di dire di no.
Vedo tanta voglia di giudicare la capacità dei figli di noi italiani all'estero di parlare la lingua correttamente. Anzi più che altro di giudicare la nostra capacità a insegnargliela.
Una volta, in Italia, Joe parlava al telefono con suo padre in inglese e uscì di corsa la vicina. Non devi fargli parlare inglese, siamo in Italia!
Imparare una lingua ha tante di quelle implicazioni psicologiche per un bambino. A volte non vogliono parlare la lingua dei genitori per sentirsi più simili ai loro amici, a volte per altri motivi. Penso che sia necessario dare loro tutti gli strumenti in modo che la possano apprendere, ma senza forzarli, seguendo i loro tempi e le loro esigenze.

domenica 9 giugno 2019

la parigi dell'oklahoma

Tulsa è una città dell'Oklahoma. Chandler la definì 'la Parigi dell'Oklahoma' per convincere Monica a trasferircisi. Ecco, in realtà Tulsa è una città graziosa, con dei bei musei, ma è anche un ambiente molto 'bianco' a colpo d'occhio. Ci sono stata molte volte. A Tulsa, per dire, c'è quella parte della famiglia che non andiamo più a trovare dalle presidenziali del 2016. 
A Tulsa, 98 anni fa, nel 1922, c'è stato uno degli episodi di razzismo più efferati della storia degli Stati Uniti eppure nei libri di scuola attuali questo episodio, è relegato a un banale paragrafetto (trovate un breve ma ben fatto documentario qui). I fatti sono stati ancora una volta 'whitewashed' cioè ripuliti dai bianchi a loro favore grazie a un sistematico lavoro di insabbiamento iniziato quasi subito. Quello che sappiamo è che c'era una zona della città dove la popolazione nera in quel periodo aveva costruito un discreto benessere, i bianchi sono andati là, hanno bruciato case e negozi, raso al suolo tutto e ucciso circa 300 persone. Finalmente ora sembra ci sia la volontà politica di indagare, ma insomma, ci vorranno degli anni e sarà molto difficile stabilire i fatti. In particolare, quello che cercano sono i corpi di queste persone che non sono mai stati ritrovati. Tanti si sentono perseguitati da queste povere anime che non hanno mai trovato pace.

venerdì 7 giugno 2019

il double down

Una cosa a cui penso tutti i giorni più volte al giorno sono le sorti dei migranti alla frontiera con il Messico, sono così vicini.
Il dolore e il trauma inimmaginabile di bambini che scappano da pericoli di tutti i tipi, arrivano qui e vengono sistematicamente strappati dai genitori, continua a tormentarmi.
L'altro giorno è uscita la notizia di un fatto avvenuto nel luglio scorso. Hanno messo su dei camion 37 bambini dai 5 ai 12 anni. Dovevano fare un viaggio di mezz'ora e finalmente riabbracciare i propri genitori. Ecco, arrivati lì per qualche motivo incomprensibile invece di trovare i genitori hanno trovato un parcheggio. Proprio così. Li hanno lasciati ad aspettare senza motivo, alcuni per 39 ore. Immaginate il fastidio immane se doveste andare in vacanza e vi toccasse passare due notti all'aeroporto. E loro non andavano in vacanza e non erano in un aeroporto, erano in un parcheggio in Texas a luglio, dove si toccano e si superano normalmente i 40 gradi.
Una violazione dei diritti umani, una tortura.
Allora, tutti si sono giustamente indignati, passano un paio di giorni e l'amministrazione Trump cosa fa? Annuncia che taglierà i fondi per i corsi di inglese e tutte le attività ricreative riservate ai bambini e ai ragazzi rinchiusi in questi simil-campi di concentramento senza genitori. Crudeltà pura. Non costa niente fare giocare dei bambini.
Ogni volta è la stessa storia infinita.
Il double down: fa qualcosa di inaudito, orribile e disumano, tutti protestano e lui invece di chiedere scusa, raddoppia. Sono già morti 6 bambini detenuti in questi centri in cui i giornalisti non possono entrare e in cui non si capisce cosa succeda.
Tutte queste notizie entrano in qualche modo nella nostra esperienza personale e nella nostra vita quotidiana qui in Texas.
L'altro giorno ero al parco e c'era una signora che stava facendo qualcosa di meraviglioso con i suoi bambini. Ha tagliato delle fette di frutta (mango jicama, agrumi, ananas...) in un certo modo molto bello esteticamente, le ha condite con delle spezie e le stavano mangiando insieme.
Non volevo disturbare, ma mi è venuto spontaneo chiedere cosa fosse, come prepararlo. La signora era messicana e parlava solo spagnolo. Mi ha spiegato tutto e mi ha offerto tutto quello che aveva, anche i suoi bambini hanno offerto i loro biscotti e tutto quello che avevano ai miei.
Abbiamo chiacchierato un'oretta. Mi aveva detto che si trovava qui nella mia zona perchè aveva visto il parco andando al lavoro e aveva voluto portarci i bambini.
Parliamo la stessa lingua, abbiamo più o meno la stessa carnagione, è una mamma come me con dei bambini come i miei. Di solito in questi casi può capitare di scambiarsi i numeri e mettersi d'accordo per rivedersi per un play date. Lei invece mi ha chiesto se poteva venire a pulirmi casa. Cose così.

mercoledì 5 giugno 2019

adulto insomma

Stamattina eravamo in macchina, la radio era accesa in sottofondo, un notiziario o qualcosa. "Circa 40 000 persone decidono di togliersi la vita ogni anno in questo paese". Joe salta sulla sedia.
- Cosa?
- Cosa Cosa?
Non sapevo stesse ascoltando o a cosa si riferisse.
- Ha detto che migliaia di persone... kill themselves? Ma come? Uccidono se stesse?
Per lui era un concetto del tutto inconcepibile.
Ho dovuto sbrogliare una bella matassa.
Adesso sono venuti dei bambini a giocare. Abbiamo dipinto. Chiedo all'amichetta di Woody, 4 anni, di raccontarmi cosa avesse disegnato.
- Questo è il sole. Queste sono le nuvole e questo (una grossa macchia rossa) è sangue.
- Sangue?
- Si perchè qualcuno è morto.
- ...
- E questo è altro sangue. E questo è altro sangue. La mia nonna è morta ma adesso è in paradiso sulle nuvole.
Nuvole e sangue.
Quante domande a cui rispondere, quante paure da gestire.
Diventa ogni giorno più difficile questo lavoro di genitore, insegnante, educatore, adulto insomma.

martedì 4 giugno 2019

i ricchi e poveri?

Nella nuova scuola ci saranno grandi cambiamenti. 
Innanzitutto c'è un altro insegnante di arte, non sarò più l'unica. Non siamo obbligati a collaborare, ma abbiamo tutta l'intenzione di farlo. Lui conosce già il mio lavoro perchè è stato interpellato per la mia assunzione e a quanto pare gli piace molto. Non c'è nessun tipo di competizione fra noi perchè faremo cose diverse e siamo specializzati in ambiti diversi. Ognuno potrà dare nuove idee all'altro, questo sì. A differenza della sottoscritta, lui è un artista vero, serio, che fa mostre in giro per il mondo e conosce ogni tecnica. Imparerò un sacco da lui, anche solo osservando e non vedo l'ora. E poi sembra una persona...normale. Si può dire? Uno che non ti chiede subito dove vai in chiesa per dire, che qui è già tanto. Ho la sensazione che la pensiamo in modo simile su tante cose. Potremmo perfino diventare amici e questa è una novità pazzesca per me perchè alla scuola Flanders non mi sono mai sentita completamente a mio agio con nessuno. Dovevo sempre stare attenta a quello che dicevo, alcuni colleghi erano molto conservatori su tante questioni e io, potevo intuire, ma non sapevo mai quali, un'ansia. Almeno le premesse adesso invece sono ottime.
E poi mi ha portato a vedere la mia nuova classe.
Sospiro.
E' stupenda, grandissima, con due lavandini (due!) e con una finestra che percorre tutta la parete. Una finestra. La mia vecchia classe aveva il portone con il maniglione antipanico ed era in uno scantinato con i tubi a vista sul soffitto che ogni tanto gocciolavano. E però è anche vero che mi piaceva da morire. Aprivi quel portone e c'era una sorta di bosco in pieno centro a Dallas, ogni tanto vedevi un coniglietto o una volpe. Era così messa male quella classe che ti dava un senso di libertà incredibile, non c'era nulla che potesse davvero rompersi o rovinarsi.
Ci sono tante, tante, cose nuove a cui abituarsi.
Però bella questa sensazione di possibilità e di novità. Voglio gustarmela tutta adesso e poi sarà quel che sarà come dicevano i Ricchi e Poveri. I Ricchi e Poveri?

lunedì 3 giugno 2019

il meet and greet/2

Il meet and greet alla fine era una sorta di lunga proiezione delle diapositive delle vacanze abbinate a canzoni altamente motivational e inspirational in sottofondo. Per una buona mezz'ora ci sono stati dei problemi tecnici quindi era tutto un po' imbarazzante. Dove ti siedi, cosa dici, chi conosce chi.
Quel tipo di situazione. Finchè finalmente qualcuno mi rivolge la parola:
- Cosa insegni?
- Arte e tu?
- Spagnolo a quelli del liceo.
- Quale liceo?
- Come? Non c'è anche un liceo qua?
- No.
Insomma.
Quando pensi di non farcela, ricordati che c'è sempre qualcuno che è messo molto peggio di te, ma ce la fa lo stesso.

il meet and greet

Oggi devo andare a fare un "meet and greet" alla nuova scuola. Meet and greet. Boh. Di sicuro dovrebbe essere una cosa rilassante e infatti non ci pensavo nemmeno. Solo che ieri notte ho fatto un sogno. Il direttore durante il meet and greet, qualunque cosa sia, mi chiedeva di indossare sempre una giacca elegante rossa. Io dicevo di sí, ma me ne pentivo subito.
Perchè una giacca rossa? Tutti i giorni? E come faccio a insegnare arte ai bambini con una giacca da sera? E' pazzo? Sono tutti pazzi in questa scuola? Dov'è l'uscita?

venerdì 31 maggio 2019

verba volant, scripta manent...anche nel 2019?

Due anni fa l'FBI ha aperto un'indagine per capire se i russi avessero realmente interferito nelle elezioni presidenziali e se Donald Trump li avesse facilitati. A capo di queste indagini ci hanno messo Robert Mueller, l'unico repubblicano di cui stranamente i democratici hanno sempre parlato con devozione. Si sono affidati a lui come a un Messia che avrebbe salvato il mondo o più realisticamente come a un'ultima spiaggia.
In una famosa vignetta del New Yorker, l'anno scorso si vedeva Babbo Natale in ansia all'idea di competere con un regalo come il mitico Rapporto Mueller. Il Rapporto Mueller poi non l'abbiamo trovato sotto l'albero, ci è toccato attendere fino alla primavera. Dopo due anni di indagini segretissime, le aspettative dei democratici erano alle stelle: ci sono prove di collusione con i russi e intralcio alla giustizia (tweets, reportage della stampa e dichiarazioni varie) che sono sotto gli occhi di tutti, chissà cosa avrebbe scoperchiato un'indagine seria. Il fatto è che invece di essere reso pubblico, questo fondamentale Rapporto Mueller all'inizio e per diverse settimane, è rimasto segreto. E' stata diffusa solo una dichiarazione di William Barr, il procuratore generale nominato da Trump, sul senso generale del risultato delle indagini: secondo lui il Rapporto Mueller scagiona Trump da tutte le accuse. In realtà le cose non stanno proprio così. O Barr non lo ha letto o è in cattiva fede perchè quando un mese dopo il Rapporto Mueller è finalmente stato diffuso in una forma più ampia, è stato chiaro che la posizione di Trump è grave.
Un paio di giorni fa per la prima volta dall'inizio di questa storia, Robert Mueller ha rilasciato una dichiarazione alla stampa. Voleva dire che va in pensione e ribadire un'ultima volta i risultati delle sue indagini:
1. Non c'è dubbio che i russi abbiano interferito con le elezioni del 2016.
2. Se avesse potuto scagionare Trump, lo avrebbe fatto, ma non lo ha fatto perchè non poteva (quindi è colpevole? Non lo dice, lo lascia intendere).
3. Il presidente non può essere incriminato come qualsiasi altro cittadino: la costituzione americana prevede altri mezzi di indagine nei confronti del presidente (l'impeachment? Non lo dice, lascia intendere anche questo).
Tutto questo fa scricchiolare una di quelle pochissime certezze granitiche che non ho mai e poi mai messo in dubbio: verba volant, scripta manent, la cosa più semplice del mondo. Si dicono tante cose, ma quello che è scritto, è quello che resta e che ha un peso.
Infatti, Mueller ha chiesto di non essere chiamato a testimoniare in parlamento perchè non farebbe altro che ripetere quello che ha scritto nelle 400 e passa pagine del suo rapporto.
Il problema è che nel 2019 è evidente in questo caso come in tanti altri che la parola scritta, documentata e argomentata fino allo stremo, non vale assolutamente nulla finchè non c'è una figura di riferimento che ripete a voce la stessa cosa (Mueller) o il contrario (Barr, Trump, Sarah Huckabee Sanders e tutti gli altri).
Il dramma è che i due messaggi opposti ricevono la stessa attenzione. Pochissimi vanno a leggere e controllare. La maggior parte si sceglie la verità preferita su una base emotiva. E chi mente non subisce nessuna conseguenza. Quindi se hai scritto qualcosa di fondamentale come Mueller l'unico modo che hai per diffonderlo non è la pubblicazione, ma andare davanti al parlamento o ai giornalisti e ripetere le stesse cose che hai scritto.
Ditemi voi se non è involuzione questa.

giovedì 30 maggio 2019

ogni nuvola nera ha un contorno d'argento

Sapevo che oggi ci sarebbero stati dei temporali -figurati se non ci sono i temporali il giorno in cui devi andare in piscina- ma non ero preoccupata, almeno finché non mi è arrivato un messaggio di Cassandra dall'Oklahoma, il regno dei
tornado. Se ti dice di fare attenzione lei, ti conviene fare attenzione. Dopo tutto, non l'ho mica soprannominata Cassandra per niente. Cosa si fa quando c'è un tornado warning? Innanzitutto, si mette sull'8 per vedere il radar. Se la mappa è tutta rossa come oggi, non è un ottimo segno. Quello che mi ha fatto più impressione è che ogni volta che sono stata nella traiettoria di un potenziale tornado, in passato, ho sentito la tempesta. Stamattina invece, mentre il metereologo sull'8 si affannava a ripetere "Anche se vi sembra tutto sotto controllo, mettetevi al sicuro ADESSO, stavolta non lo vedrete arrivare (sottointeso: il tornado)!" non c'era un filo di vento o una goccia di pioggia. Deve essere quella la famosa calma prima della tempesta che dicono. Un'ansia. Poi il cielo ha cominciato come a ringhiare, non saprei in quale altro modo definire quel suono cupo e minaccioso, e sono partite le sirene che somigliano tanto a quelle dei film sul nazismo. A quel punto, ero da sola, ho preso gli acchiappaconiglietti, i passaporti (!), e ci siamo chiusi in bagno, la stanza più sicura che abbiamo. Siamo stati lì per una ventina di minuti credo. Loro hanno dormito beati tutto il tempo. Mentre li guardavo nell'attesa del tornado che grazie al cielo (letteralmente) non c'è stato, forse ho trovato il lato positivo della loro sordità geriatrica: adesso hanno molta meno paura delle tempeste.
Every cloud has a silver lining, mai proverbio di più azzeccato. Uno dei miei proverbi preferiti. Di solito viene tradotto con c'è sempre un lato positivo o non tutti i mali vengono per nuocere, ma in inglese è molto più poetico, non saprei nemmeno come tradurlo in italiano. Il concetto è che ogni nuvola nera ha un contorno d'argento che ci ricorda che dietro c'è il sole.

martedì 28 maggio 2019

l'entusiasmo

In questo periodo sono molto stressata. Sto per andare in vacanza per un mese e ci sono un sacco di cose da mettere a posto prima della partenza. Chiaramente i compiti più ingrati te li vuoi togliere subito dalle scatole e allora stamattina sono andata a comprarmi un costume da bagno. Avrei preferito fare altro, ma mi toccava. Non ero molto allegra.
La responsabile dei camerini di prova era sicuramente di umore migliore. L'ho incontrata tante volte e la trovo sempre più o meno così:
1. Distratta, ma con aria sognante (innamorata?). Sei lì che dici, chissà quando mi noterà, non sta facendo niente a parte guardare il vuoto... ma non ti passa nemmeno per il cervello di disturbarla.
2. Abbigliamento creativo. Trucco perfetto. Manicure artistica. Sono le 10 di un martedi mattina qualunque, ma lei è saldamente nel 1979 e sta per saltare su un taxi giallo che la porterà all'ultimo party di Andy Warhol.
2. Sorriso smagliante.
3. Battuta scherzosa e complimento pronto. Il bello dei suoi complimenti è che, basandosi su precise osservazioni della realtà, suonano sinceri anche se non hai fatto in tempo a lavarti i capelli e ti devi provare dei costumi e non sei per niente in forma e hai il muso. Lei con il suo occhio clinico, sa trovare quel dettaglio che funziona e in un attimo ti risolleva l'autostima.
4. Dopo che ti lascia nel camerino, ti dice sempre: "Have fun girl!" perchè te lo sei dimenticato, ma fare shopping è divertente o dovrebbe esserlo, ti stai prendendo cura di te, hai la fortuna di poterlo fare, non darlo per scontato, divertiti!
Insomma, io questa donna, la adoro, ogni volta vorrei portarmela via, ma non posso. Allora oggi ho deciso che era arrivato il momento di farle una piccola cortesia. Ho spiato il nome sul cartellino e ho fatto presente al manager quanto è fortunato ad avere un'impiegata così. Lui è stato molto contento, mi ha ringraziato e ha detto che avrebbe riferito subito tutto. Solo che mi ha spiegato che se voglio che L. riceva anche un premio vero e proprio, devo andare online e rispondere a tutto un questionario.
Odio queste cose, di solito esco dal negozio e me ne dimentico, ma non questa volta.
Avete notato quanti entusiasmi, specialmente lavorativi, con l'andare del tempo, si spengono? Non vorrei ritrovarla fra un paio d'anni a sbuffare perchè non le hanno risistemato i vestiti sulle grucce.
Una persona così, per come la vedo io, è un bene comune, raro e prezioso, bisogna fare il possibile per preservarla tale quale.
L'entusiasmo è contagioso, ma va avanti senza esaurirsi solo finchè viene notato e apprezzato da chi sta intorno, altrimenti pian piano ci si ingrigisce e ci si inaridisce.

domenica 26 maggio 2019

tutto così grande

Fra poche settimane riabbraccerò i miei amici in Italia. Alcuni ancora non lo sanno, non è un viaggio molto ben pianificato.
Sono già emozionata al pensiero.
Le sere d'estate, le birre, i concerti.
Da lontano per forza di cose è tutto così grande.
Si parla solo di grandi problemi o di grandi successi. Poi ci si vede ed emerge subito la pura verità di ognuno, quella delle piccole cose, delle sfumature. Si vede chiaramente che alla fine sono quelle che stabiliscono davvero come sta un amico, forse anche come stai tu. Quante volte rivedendo dei vecchi amici, mi sono ritrovata a parlare di qualcosa di cui non avevo mai parlato prima. Qualcosa che non mi sembrava degno di nota e invece evidentemente lo era.
La vita va così veloce, ma poi quel momento in cui finalmente ti fermi semplicemente a guardare negli occhi determinate persone, è oro.
Quell'oro, io me lo devo fare bastare per un anno intero o qualche volta anche di più, ma mi sento estremamente riconoscente e fortunata ad averlo ancora, un po' di qua e un bel po' di là.

giovedì 23 maggio 2019

conoscersi e riconoscersi

Un giorno di fine inverno Woody e Joe fanno amicizia con una bambina al parco. Giocano proprio bene tutti e tre, buon per loro. Io nel frattempo continuo a leggere il mio libro. Dopo un po' emerge il padre della bambina che era rimasto in disparte a parlare al telefono e dice che gli dispiace, ma devono andare via perchè sono in bicicletta e si sta facendo buio. Non ho dubbi: è italiano. Dovete capire che qui di italiani non ce ne sono. Incontrarne uno è sempre un avvenimento.
Per di più in cinque minuti viene fuori che abbiamo la stessa età, che ci siamo trasferiti qui lo stesso anno e anche che siamo sposati con americani che parlano l'italiano, questa sì che è una cosa che mi colpisce, non credo mi sia mai successo prima. E non solo questo, abitiamo vicinissimi e i bambini vanno a scuola insieme. Davvero tante coincidenze. Concordiamo che bisogna assolutamente rivedersi. 
In questi mesi ho avuto modo di approfondire un po' di più la conoscenza di sua moglie. Devo ammettere che ero molto cauta, purtroppo con le amicizie non ho avuto grandissima fortuna qui, soprattutto con gli italiani per qualche strano motivo, e invece più conosco questa famiglia e più mi piacciono tutti quanti. Lei -incredibile- si occupa per lavoro di differenze culturali, il mio pane quotidiano, uno dei miei più grandi interessi e anche il motivo principale per cui è nato questo blog. Potrei ascoltarla per ore, sa tante di quelle cose.
Ma non è finita, c'è la ciliegina sulla torta.
Oramai probabilmente sapete quanto ami le coincidenze.
Un anno e mezzo fa, vi ho raccontato in questo post quello che ho provato quando ho visto nel mio quartiere un cartello che diceva: 
"In questa casa, noi crediamo che le vite dei neri importino, che i diritti delle donne siano diritti umani, che nessun essere umano sia illegale, che la scienza sia reale, che l'amore sia amore, che la gentilezza sia tutto."
Mi aveva rattristato rendermi conto che oramai fosse necessario affermare l'ovvio, però mi aveva anche fatto sentire meno sola.
Ecco, insomma, quel cartello lo avevano messo proprio loro e dopo tutto questo tempo, è ancora lì al suo posto. 
Non so come si evolveranno queste nuove amicizie, ma se quel cartello mi aveva fatto sentire meno sola, sapere c'è qualcuno qui, così vicino a me, che parla la mia lingua, in tutti i sensi, mi dà una grande carica.   

mercoledì 22 maggio 2019

perché non è giusto

Stamattina ho accompagnato Joe in gita con la scuola in uno di quei posti dove si fa indoor skydiving. Dovevamo solo fare dei laboratori di fisica e degli esperimenti. La preside aveva mandato una circolare e aveva anche fatto un discorso, giusto un attimo prima di entrare a tutti i genitori presenti dicendo che certo la scuola non avrebbe potuto impedirlo, ma il gruppo doveva rimanere unito: non era giusto che gli studenti accompagnati dai genitori provassero il tunnel del vento e gli altri no. Tutti d'accordo fino a quando è apparsa una dipendente della struttura dicendo che i genitori potevano pagare un piccolo extra (normalmente credo sia molto più caro) e far provare ai figli anche l'ebrezza del volo oltre ai laboratori.
Sembrava un esperimento sociologico.
Una mamma, una sola, si è fiondata a compilare la liberatoria senza nemmeno pensarci. Un'altra mamma, una sola, ha inveito ribattendo che non era assolutamente giusto nei confronti dei bambini che non potevano farlo. Io non ho inveito, ma le ho dato ragione. Mi sono limitata a non fare nulla. Non l'ho nemmeno chiesto a Joe se volesse volare o meno. In fondo sapeva che non l'avrebbe fatto, perchè complicarsi la vita? Certo, la mia non è stata una decisione sofferta. Joe è un fifone, magari lui per primo non avrebbe voluto farlo anche se glielo avessi proposto. La figlia della mamma che si è arrabbiata invece era disperata perchè voleva farlo tantissimo. Ma la madre è rimasta irremovibile. Messaggio semplice e chiaro: se non possono farlo tutti, non lo fai nemmeno tu perché non è giusto.
Alla spicciolata, tutti gli altri genitori sono corsi a firmare le lunghissime liberatorie. Abbiamo rinunciato solo in tre.
La manager aveva detto che sarebbero stati 'discreti' per non turbare gli altri studenti e invece finite le attività ci è toccato passare più di un'ora a guardare una ventina di bambini volare (per modo di dire, a un metro da terra tenuti per la tuta dall'istruttore). Il tunnel del vento in mezzo e noi tutti intorno che pranzavamo e guardavamo i fortunati. Come si suol dire in questi casi, bambini di serie A e bambini di serie B. Se i tuoi lavorano e non possono accompagnarti in gita o non possono pagare l'extra, sei di serie B.
Ha volato perfino un papà. E perfino il figlio della ex preside, presente quest'anno solo in veste di genitore.
[L'ex preside, tra l'altro, è quella che l'anno scorso quando andai da lei per denunciare un brutto episodio di razzismo si commosse per quei poveri genitori bianchi, la cui figlia era stata razzista a loro insaputa e non per la bambina di colore che era stata discriminata. Qui]
Un'ultima considerazione.
Alcuni dei ricordi più belli della mia infanzia sono di mia madre che mi accompagnava alle gite. Era bravissima, sempre presente, tutti la adoravano. Ero, e sono ancora, orgogliosissima. Quindi conoscendo la gioia di chi riceve questo tipo di attenzione, adesso che sono anch'io una mamma, cosa faccio? Odio le gite, le partite, gli allenamenti, i boy scout, tutto. Ci vado, se devo, ma guardo di continuo l'ora e sospiro. Si vede che sono un mostro senza cuore. Oppure è solo che alla lunga ho notato che tantissime volte è proprio in questo tipo di circostanze che esce fuori il peggio degli adulti. Tutti siamo generosi a parole, tutti siamo pieni di buon senso, ma poi quando si tratta dei nostri figli, chissà dove va a finire quel buon senso. Potrei fare tanti di quegli esempi.
Ricordo un episodio dopo la finale del campionato di calcio della prima elementare. La nostra squadra perde, ma tutti i bambini ricevono un piccolo trofeo per aver partecipato. Un papà costrinse il figlio a buttarlo subito nella spazzatura: hai perso, non lo meriti. Non condanno la questione in sè, se ne può discutere, ma un gesto così forte in un momento di festa...ha rovinato tutto. Altro esempio: bambino con la sindrome di down fa una prova per entrare nella squadra: gli viene fatto capire subito che non è il benvenuto. E non fatemi nemmeno cominciare a parlare dei genitori, tantissimi, che aspettano i figli fuori dagli allenamenti in macchina per un'ora o un'ora e mezza con i finestrini abbassati e l'aria condizionata a palla.
Insomma, il mondo va a rotoli, la società fa schifo, ma la società è soprattutto questa cosa qui che si vede nella vita di tutti i giorni, siamo noi, non è solo Trump o Salvini. Ricordiamocelo.

lunedì 20 maggio 2019

una banana e una torna al cioccolato

- Domani è il tuo compleanno! Cosa ti piacerebbe fare?
- Volare dalla nonna Ia.


- Per quello bisogna aspettare ancora un pochettino. Cosa ti piacerebbe mangiare?
- La torta al cioccolato.
- E per cena?
- Una banana.
Mi sembra di conoscerlo da sempre questo omino, ma sono solo 4 anni. Cosa facevo prima senza di lui? Gli abbiamo raccontato che in certe foto lui non c'è perché non era ancora nato e non è stato molto contento. - Non mi avete portato?
- Non eri ancora nato...
- E dov'ero? - Non lo so...non c'eri. - Non mi avete portato.
Diceva così mentre ciucciava la sua ultima caramella gommosa. L'ultima del pacchetto la mastica all'infinito. Lui sostiene che  l'ultima caramella si chiami Toad. Solo recentemente l'ho convinto che non poteva giocare con Toad dopo averlo ciucciato per 10 minuti. 

Che meraviglia. 
Vorrei ricordare ogni minuto.

giovedì 16 maggio 2019

#representationmatters

Oggi ho fatto una lezione su Murakami in una seconda elementare. Una bimba mussulmana che indossa il velo, di sua iniziativa ha disegnato il suo fiore con il velo. Come sempre #representationmatters ed è bello vedere che i bambini di oggi abbiano spesso l'istinto di prendere in mano la situazione e mostrarsi e farsi ammirare anche quando la società li tratta un po' come se fossero invisibili.