sabato 13 gennaio 2018

il compleanno di dr. king

Lunedì non c'è scuola perché qui per ora si festeggia il compleanno di Martin Luther King così stamattina abbiamo fatto vedere a Joe un bel video educativo su di lui (a scuola non credo ne abbiamo parlato molto...) e poi l'abbiamo portato a visitare il museo afro-americano di Dallas. Tutti, sia i visitatori che gli impiegati del museo erano di colore, tranne noi. Joe, lo nota subito ed esprime tutta la sua sorpresa esclamando ad alta voce e in inglese: 
- Mamma, in questo posto assomigliano tutti a Dr. King!
 
Il museo è in un bell'edificio. Non ha una grande collezione di arte afroamericana purtroppo, però abbiamo visto alcune opere interessanti e soprattutto abbiamo imparato molto. 
La visita che era partita come un semplice omaggio a Martin Luther King per ricordarlo nel giorno del suo compleanno, si è trasformata presto in un'esperienza emotiva piuttosto forte. Non avevo mai visto un'uniforme del KKK dal vivo, è un oggetto che sprigiona un'energia negativa pazzesca. Sono dovuta uscire dalla stanza, mi si è fermato il fiato. 
La storia è così tragica che sembra essere successa ieri, a un tuo amico, ai tuoi vicini di casa...Ma aspetta, forse è proprio così.


p.s Un piccolo aggiornamento. 
Sono una pazza. 
Ero così emozionata oggi dopo la visita al museo che prima di andarmene ho chiesto se avevano un guest book. Volevo solo lasciare un ringraziamento. Quel museo (completamente gratuito tra l'altro) è l'unico posto dove qui a Dallas puoi imparare qualcosa sull'arte e la storia afro-americana. Non avevano un guest book, ma un modulo con diverse domande.
Una delle quali era: cosa ti piacerebbe vedere in questo museo nel futuro? E io senza nemmeno pensarci ho scritto il nome di due dei miei artisti afroamericani preferiti, uno morto da molti anni e una molto anziana, ma viva e vegeta.
Tornando a casa, dicevo a Mr J quanto sarebbe bello se questa artista, così rappresentativa dell'arte nera americana contemporanea, una legenda vivente, regalasse un'opera a questo povero piccolo museo dallasiano.
Appena arrivata a casa, senza fare nessun ragionamento serio, le ho scritto, così di getto.
Avete presente, no? Quando sei convinto che non serva a nulla, ma... ci devi provare.
Ecco, dopo un paio d'ore, mi ha risposto una persona a lei molto vicina e mi ha spiegato come rintracciarla.
Gulp.
Chissà se mi risponderà e cosa mi risponderà. Chissà se un'artista importante come lei sarebbe davvero disposta a fare un gesto simile per un piccolo museo texano.
Steve Jobs diceva che per ottenere i più grandi risultati, a volte, tutto quello che devi fare è chiedere.
Vedremo se è vero anche in questo caso.

giovedì 11 gennaio 2018

il problema di tutti

All'inizio della scuola, la mamma di un'ex compagna di classe di Joe, mi fermò per chiedermi come stessero andando le cose in prima. Bene grazie e voi? Pensavo fosse il solito small talk senza importanza, invece lei colse l'occasione per raccontarmi che sua figlia stava avendo delle serie difficoltà. Un gruppetto di ragazzine della sua nuova classe l'avevano esclusa a causa del colore della sua pelle. Il classico tu non giochi perché sei nera + una serie di altre frasi razziste da manuale. La psicologa della scuola prese queste due iniziative per sistemare le cose: fare scrivere una lettera di scuse alla capetta del gruppo e separare le due bambine in modo che non sedessero più una accanto all'altra. La mamma evidentemente non era soddisfatta e non si dava pace. 
Dice a me non è mai successa una cosa simile, mai avrei pensato che mia figlia dovesse subire questo nel 2017. Dice mia madre era l'unica bambina nera della sua scuola e non ha mai ricevuto questo trattamento, ha sempre avuto rispetto da tutti e a mia figlia invece viene fatto questo nel 2017
Mamma e figlia si sono trasferite qui da poco da una città più piccola sempre in Texas. 
Dice forse qui è diverso, forse dovremmo andarcene. Mi spiega che ha perfino cambiato pettinatura perché dopo questo incidente la bimba, per la prima volta, ha cominciato ad avere insicurezze sul proprio aspetto fisico e così lei ha smesso di stirarsi i capelli per dimostrarle un fatto che lei per prima fa fatica ad accettare e cioè che i capelli afro sono eleganti e belli quanto quelli delle donne bianche. 
Si commuove lei, mi commuovo io. 
Ma cosa si può fare concretamente per migliorare le cose? 
Lei si stupisce di questa mia domanda, evidentemente non ha nemmeno considerato l'ipotesi di poter fare qualcosa. Il suo racconto era inteso solo come sfogo personale, ma io sono convinta che qualcosa si possa fare, almeno per educare meglio i bambini all'uguaglianza e far sì che fatti simili non si ripetano. 
Passano le settimane e i mesi, ma questa cosa rimane lì, continuo a pensarci finché mi imbatto in un articolo che parla di un incidente simile in un'altra città. La comunità in quel caso ha reagito organizzando una giornata di giochi e attività contro il razzismo. Mi piace, può essere un buon punto di partenza. Mi piace soprattutto perché non sento mai parlare di razzismo nelle scuole di qui. Per quello che ho visto, in Italia negli anni Ottanta e Novanta, quando andavo a scuola io, si parlava di razzismo forse più che in Texas oggi ed è allarmante considerando quanto sia recente la segregazione razziale e quanto i bambini siano bombardati di messaggi razzisti attraverso la viva voce di un presidente che è associato -e nessuno ne fa mistero- al movimento suprematista (KKK, neonazi, ecc.). Le maestre che hanno parlato a Joe in modo approfondito di queste cose finora, sono state sempre quelle afroamericane e dubito sia un caso. Io stessa come insegnante, non ho mai visto grandi iniziative nella scuola in cui ho lavorato per molti anni (tanto è vero che). Lí di insegnanti di colore non ce n'erano, per dire. Tutto il personale delle pulizie che volevi, ma nemmeno un insegnante. 
Insomma, decido che devo essere io a prendere in mano la situazione perché quella mamma, molto giovane, che già si fa in quattro per tirare su una figlia da sola, non ha  certo bisogno di ulteriori stress. Ne parliamo e mi ringrazia moltissimo, è entusiasta.
Il problema, per come la vedo io, è di tutti, incluso mio figlio che non c'entra assolutamente nulla con questo fatto specifico. 
Il problema è di tutti perché è profondo, culturale, e la mentalità, in qualunque paese, si cambia a partire dalla scuola.
Mi sembra giusto cercare di contattare prima l'associazione dei genitori. Conosco solo una persona, tra l'altro di colore. Sono sicura che mi aiuterà, che sarà sufficiente spiegarle l'accaduto e che prenderà subito in mano la situazione insieme agli altri genitori. 
Ci metto più di un mese solo a riuscire a incontrarla. Ci diamo appuntamento nell'atrio della scuola. Mi concede una decina di minuti. Mentre le parlo, mi accorgo che non guarda me, ma segue i movimenti della direttrice che si aggira alle mie spalle. Taglia corto, mi ringrazia e corre a bloccarla per parlarle subito. Suppongo sia una cosa positiva, ma non sento più nulla. Dopo qualche settimana, la contatto per chiederle cosa abbiano deciso e con mio immenso stupore, scopro che non aveva capito assolutamente nulla. Aveva parlato alla direttrice, ma dell'incidente specifico non del problema educativo alla base e delle possibili soluzioni, come l'organizzazione di un qualche evento. Voleva correre a denunciare non si sa bene cosa, magari solo a mettersi in mostra, e non mi aveva ascoltato.
Mi resta a quel punto solo una cosa da fare: parlare direttamente con la direttrice. Ha più o meno la mia età, ne ho sentito dire piuttosto bene e mi aspetto che capisca. 
Mi riceve il giorno prima delle vacanze di Natale. Mi sorride, ma non vuol dire molto, ha una sorta di sorriso perenne lei, ogni volta che la vedo sorride. E' bella, bionda, ispira simpatia. Indossa una di quelle sconcertanti collane con le luci intermittenti e non se la toglie. E' un'inezia, ma mi dà sui nervi questa cosa. 
Mi ringrazia mille volte durante il nostro incontro. Grazie di essere venuta, di portare delle idee, di qualunque cosa. Cerca di convincermi che quello sia stato solo un incidente isolato e che la diversità è un vanto della nostra scuola. In effetti, è una cosa che ho pensato anch'io alla recita scolastica...guarda quante belle famiglie di tutti i colori. La mamma di uno studente di colore, però notò esattamente il contrario e me lo disse. Secondo lei c'erano pochissime famiglie nere. Magari un genitore asiatico o sudamericano avrà fatto altre valutazioni ancora. Anche questo la dice lunga sulla complessità della questione e dei punti di vista da considerare. 
Cerco di concentrarmi sul viso della direttrice e di non farmi distrarre dalle luci intermittenti della sua collana natalizia, mentre parla e parla. Ma sapete di cosa? Dell'altra bambina, quella che ha detto le frasi razziste e della sua povera famiglia che ci è rimasta così male. Così male che non hanno sentito il bisogno di scusarsi personalmente e di cercare di stabilire nessun contatto con la famiglia nera. Sostengono di non essere razzisti (come tutti i razzisti) e che la colpa sarebbe di youtube. La figlia, secondo loro, avrebbe guardato un video su youtube e avrebbe ripetuto delle frasi sentite solo ed esclusivamente lì. 
Ecco, io tendo sempre a credere a tutti, ma c'è un limite. Ammettiamo che esista davvero un qualche video razzista su youtube che possa essere colorato e attraente per una bambina di sette anni e ipotizziamo anche che la bambina lo abbia trovato per puro caso e non che sia stato suggerito dal sito a causa di un'abitudine di chi usa quel computer a guardare video simili, la storia non sta in piedi. Dov'erano i genitori mentre la figlia si sorbiva ore e ore di questa roba? Perché non può essere stata una visione isolata, non prendiamoci in giro. Non posso immaginare Joe, vedere un video di quel tipo e non correre a chiedere spiegazioni. Ancora meno posso immaginare che dopo aver visto un solo video, vada dai suoi compagni di classe neri a insultarli, dopo tutto quello che gli abbiamo insegnato tutti quanti noi a casa e anche a scuola. A sei o sette anni un bambino comincia a separare il bene dal male, il preside di una scuola elementare dovrebbe saperlo. 
Mi sono vista costretta a ricordarle che forse non tutti gli incidenti arrivano al suo orecchio. Che forse se questa cosa, particolarmente grave le è arrivata, potrebbe voler dire che c'è molto altro che non viene riportato. Forse no, ma forse sì e io credo che valga la pena approfondire invece di sminuire. Non dico scavare nel singolo episodio che ormai è successo e pazienza, ma almeno rinforzare il messaggio generale, parlare ai bambini di questi temi così fondamentali per la formazione di ogni buon cittadino. 
Perché la scuola ha il dovere di tirare su, insieme alle famiglie, dei buoni cittadini, no? 
Il punto è che chiaramente per lei le due studentesse non sono sullo stesso piano e questo mi ha davvero colto alla sprovvista. Ho dovuto fermare il suo monologo per spiegarle quanto sia stata ferita la bambina nera in tutto questo. Lei non ci arrivava. E' bianca e riusciva a immedesimarsi nella bambina bianca che ha detto le frasi razziste e nella sua famiglia, ma non nella bambina nera che le ha subite e nella sua famiglia. Il motivo non lo so e non lo posso sapere non avendola mai incontrata prima, ma questa è stata la sua reazione. 
Siamo tutti d'accordo che una bambina di prima elementare non possa aver compreso la portata delle sue parole e del suo comportamento, ma gli adulti intorno a lei sono tenuti a rendersene conto e a farle capire che le parole possono fare molto male e che la sua compagna di classe di colore sarà segnata da questa esperienza. 
La prima volta che non solo qualcuno l'ha esclusa, quello succede a tutti prima o poi, ma che qualcuno le ha detto che qualcosa non andava nel suo aspetto e nel suo modo di essere. 
Ha ricevuto una sorta di lettera di scuse, é vero, ma nei fatti ha continuato a rimanere esclusa da quel gruppo. 
Dunque, la direttrice non la finiva più di ringraziarmi e di elogiarmi e tante belle cose. Mi farà sapere, ha detto. Può darsi che il nostro incontro l'abbia fatta riflettere e che mi contatti, ma non ci conto per niente visto com'è andata. 

E archiviamo anche questa, con grande amarezza, anche se non demordo e continuo a pensarci. Chissà che prima o poi non riesca a trovare una qualche chiave per aprire la porta al dialogo. 
Si dice sempre che il Texas sia razzista e anch'io come straniera con un forte accento e carnagione olivastra, non posso dire di avere mai avuto una singola esperienza negativa in tutti questi anni. Ma sono italiana, europea, è completamente diverso, non è come se fossi messicana o cinese.  
Ho raccontato quello che è successo solo a un'altra mamma, l'unica fra quelle che conosco lì a scuola, che mi sia sembrata in grado di comprendermi. 
- E ti stupisci? Hai notato che  ci sono due insegnanti di colore in tutta la scuola? Il Texas è razzista, mia cara.
Già, questo paese tutto è profondamente razzista, altrimenti Trump non avrebbe mai vinto. 
Con questi grandi sorrisi che ti fanno, non sono tutti cattivi per carità. E' solo che il più delle volte, l'amara verità di cui sono stata testimone in questi anni è che sono buoni con te perché gli somigli, ma non necessariamente con tutti allo stesso modo. Non si rendono conto fino a che punto hanno assorbito i pregiudizi della società in cui sono cresciuti e non hanno avuto l'opportunità di conoscere persone con esperienze diverse dalla propriaQui nessuno viaggia, nessuno parla un'altra lingua, tu vai in giro e anche così basandosi su uno sguardo del tutto superficiale, vedi dei gruppi molto ben definiti. I neri con i neri, i bianchi con i bianchi, i latinos con i latinos e via dicendo. 
Ognuno sta beatamente nel suo e si sa che le cose che non si conoscono sono quelle che fanno più paura. Basterebbe parlarne tutti quanti. Ecco io rimango convinta di questo.

mercoledì 10 gennaio 2018

sette anni

Siamo in macchina e come sempre la radio è accesa. Quando arriviamo Joe mi fa:
- Io ho capito di cosa stavano parlando.
- Chi? 
- La radio.
- Dimmi.
- Parlavano di quegli scherzi.
- Quali scherzi?
- Quelli che dicono le notizie sbagliate e poi le persone ci credono.
- Vuoi dire le "fake news"?
- Sí.
- Ma Joe quelli non sono "scherzi", possono fare molti danni, è un problema molto serio...
- Sí. Infatti è per questo che il presidente Trump non crede al surriscaldamento globale, lui ascolta quegli scherzi invece degli scienziati.
Beh, non avrei saputo dirlo meglio.

martedì 9 gennaio 2018

di tacchini blu e grammatica

La maestra di Joe mi sta molto simpatica, ma questa volta, non sono per niente d'accordo con lei. 
Hanno fatto questo libricino che dovrebbe spiegare dei fatti scientifici sui tacchini, ma il protagonista è il tacchino Tom, un cartone animato, e Joe l'ha colorato di blu. "I tacchini non sono blu" ha corretto lei togliendogli ben 5 punti. E correggendo ha infilato uno spettacolare errore di grammatica.
Allora.

  • I tacchini blu esistono
  • Il tacchino Tom che nelle altre pagine indossa cappello da pellegrino e stivaletti, evidentemente non é realistico e potrebbe essere di qualunque colore. 
  • Prima di mortificare la creatività di un bambino, ci si dovrebbe almeno assicurare di sapere quello che si sta facendo.
Insomma.
  • Epic fail della maestra (di cui Joe non sa nulla, non vogliamo confondergli le idee mostrandoci contro di lei)
E questa è l'ultima opera di Joe. Raffigura Pecora Nera (personaggio di una canzone che gli piace), che spara slime su un lupo con in mano un taco.

Non è molto più costruttivo lasciarli liberi di creare e divertirsi questi bambini?

sabato 6 gennaio 2018

il colpo di coda

Dopo quattro giorni passati a fare assolutamente niente che valga la pena raccontarvi, ieri sera il colpo di coda: andiamo non a una, ma a due feste, una dopo l'altra. 
La prima era la festa di compleanno di un amichetto di Joe in uno di quei posti terrificanti dove li fanno saltare per un'ora e mezza con la musica a palla, le luci pulsanti, li riempiono di zucchero e te li mandano a casa così, ancora mezzi esagitati. La seconda invece era una festa un po' più normale. La mia vicina di casa ha deciso di dare un disco party, senza nessuna ricorrenza, cosí per divertimento. Bello, ci voleva. Luci basse, musica disco anni Settanta in sottofondo, nessuno ballava come prevedibile, però c'era una bella atmosfera rilassata com'è giusto che sia in un venerdì sera di festa a una festa.
- Cosa bevi? Birra, vino?
- Mah, guarda, considerando come ho passato le ultime due ore direi che un bicchiere di vino me lo sono meritato, no?
La seguo in cucina. Apre una bottiglia di vino, solo per me. Mi versa un grosso bicchiere ignara del fatto che non solo reggo malissimo l'alcool, ma sono completamente a digiuno. Però l'ha aperto solo per me il vino. Gli ha messo un tappo di gomma e l'ha rinfilato subito in frigo. Che strano...non lo offre a nessun altro e non lo lascia nemmeno fuori in modo che gli altri invitati possano prenderselo da soli. Bevo un sorso e lo sento subito in testa. Buono è buono. Che faccio? Non posso non finire il bicchiere visto che ha aperto la bottiglia solo per me. Non si fa, sta male e poi mi sento sotto osservazione essendo l'unica con il bicchiere bello di vetro.
Niente, vi dico solo che mi sono dimenticata Joe a casa della vicina e quello che è peggio è che nessun altro ha poi effettivamente bevuto. Quando ho fatto per andarmene, è corsa a prelevare la bottiglia di vino aperta dal frigo e me l'ha regalata in modo che potessi finirla a casa. 

Mah...Ho fatto per caso la figura dell'alcolizzata per aver bevuto un bicchiere di vino a una festa? 

Giuro che non ho capito davvero niente. 

Perché non ha offerto il vino a nessun altro?
E soprattutto:


Perché tutti qui fanno le cose in modo diverso da "come vanno fatte" le cose? 

Anche nel 2018 #noncelasifa

domenica 31 dicembre 2017

buona vita e buon anno a tutti noi

E così è passato anche il 2017. 
Un anno duro per me sotto certi aspetti. Non solo ho inaspettatamente perso un lavoro che facevo da moltissimi anni e che amavo più di qualunque altra cosa, ma soprattutto, forse per la prima volta in modo così profondo, mi è toccato fare i conti con la realtà. Ho capito che tante cose avevo cercato di non vederle in questi anni perché facevano male. Tante persone non erano quelle che avevo creduto. Sicuramente il clima politico che si è creato qui quest'anno e quello prima ha contribuito a frantumare molte delle mie illusioni. Quello che voglio portarmi dietro nel nuovo anno non è questo però, ma quello che ho imparato. Ho imparato a fare mia l'idea che davvero anche e soprattutto da quello che non mi è piaciuto sta passando la mia crescita personale attuale, paradossalmente mi sento più serena. Ho perso qualcosa a cui tenevo, è vero, ma so anche che impegnandomi posso trovare qualcosa di migliore, e non solo per me. Ecco questo. Quest'anno più che mai mi è venuta voglia di fare la mia parte nella società, di non girarmi dall'altra parte quando vedo un'ingiustizia, ma scegliere bene da che parte stare e di provare a cambiare le cose, per quanto mi sia possibile. Ho imparato che quei cinque minuti passati a scrivere qualcosa per cui essere riconoscente ogni sera prima di andare a dormire, sono preziosi. Del resto, il 2017 è stato anche un anno molto generoso. Mi ha regalato dei viaggi meravigliosi e inaspettati e tanto tempo speso bene con le persone che amo. Mi è capitato un po' per caso di fare finalmente pace con alcune situazioni del passato che mi hanno sempre dato da penare e questo mi ha fatto bene. 
Quest'anno non ho grandi propositi, vorrei semplicemente ricordarmi alcune cose che tendo a dimenticare. La prima dovrei stamparmela e incorniciarla: devo evitare tutte quelle persone che mi fanno sentire a disagio, soprattutto quelle che mi fanno dubitare della loro sincerità. Se mi vengono questi dubbi di solito, c'è qualcosa che non va alla base. Gira al largo, rivolgi la tua attenzione ad altro, non vale la pena, ci sono tante di quelle cose da esplorare, persone da conoscere, posti da vedere. Devo ricordarmi che il tempo è sempre poco e bisogna usarlo nel modo migliore, cioè per fare cose utili. È utile imparare cose nuove ed è utile regalare tempo e ascolto a chi ti fa stare bene e ti vuole bene, questa è forse la cosa più utile che uno possa fare nella vita. Devo anche ricordarmi di prendere in mano un bel libro quando mi sento sola, accidenti se aiuta. Per finire, devo ricordarmi di guardare i problemi da punti di vista nuovi quando si presentano. Sì, sono un po' stufa di me stessa, delle mie ansie, delle mie reazioni, dei miei meccanismi. Non so se si può, ma nel 2018 vorrei essere una versione riveduta e corretta in meglio di quella che sono. Nel 2018 vorrei sorprendermi di me stessa, vorrei scoprire di essere diventata un po' più forte e saggia di quello che pensavo. 
...Ragazzi, nel 2018 faccio 40 anni, è proprio ora... Ce la farò? Vedremo! 
A voi che leggete, auguro esattamente lo stesso.

Le gioie della vita. Gli affetti, i viaggi, l'arte. Nella speranza che si moltiplichino per tutti noi nell'anno nuovo.

Buona vita e buon anno a tutti noi.


sabato 30 dicembre 2017

contraddizioni da cowboy

In questi giorni siamo ospiti del cugino di Mr Johnson, l'unico vero cow boy che abbia mai conosciuto. In realtà, di lavoro fa il giudice, ma la sua passione sono i cavalli selvaggi così ha deciso di partecipare a un programma governativo che si occupa di spostarli dalle zone in cui ce ne sono troppi e fanno danni, a quelle in cui ce ne sono meno per evitare di sopprimerli. Al momento C. ha circa 150 cavalli, tutte femmine così non si riproducono. Secondo gli accordi dovrebbe semplicemente lasciarli pascolare sui suoi terreni, ma lui gli dà da mangiare e li cura quando stanno male. Oggi lo abbiamo accompagnato mentre gli dava la cena. Ogni cavallo mangia circa 5 kg di fieno o erba al giorno, potrebbero sopravvivere da soli, ma lui integra la loro dieta con delle proteine per rafforzarli. Ci ha raccontato che fino a due anni fa non riusciva a farli mangiare perché non si avvicinavano, ora invece la maggior parte di loro si fida di lui, ma possono essere comunque molto aggressivi, non sono come i cavalli a cui siamo abituati. Qui vivono bene, hanno cibo, acqua e nessun nemico naturale. C. ti racconta storie stupende su ognuno di loro. Li adora quanto io adoro i miei cani.


È vero C. dedica tutta la sua vita a questi cavalli. Li conosce uno per uno e ti racconta mille storie su di loro, ma ha anche molti altri interessi. Ama viaggiare soprattutto. Ha una madre ultraottantenne appena tornata dall'Ecuador e già in partenza per l'Europa e figli giovani sempre in giro per il mondo. Si tratta di una famiglia che vive in un luogo che più isolato e provinciale è difficile immaginare, ma che è anche aperta all'esterno, curiosa del diverso, sempre in cerca di stimoli e desiderosa di incontrare nuove culture. C. ci ha raccontato anche di viaggi che ha fatto per cacciare in vari posti. Ho ascoltato in silenzio, senza fare domande, non mi andava di tradire la delusione. Le pareti del ranch sono coperte di teste di animali imbalsamati. Oltre ai cavalli il ranch ospita delle antilopi e altri animali africani che in passato chi pagava poteva venire a cacciare. Sì, C. organizzava dei veri e propri safari sui suoi terreni. È una cosa a cui faccio una fatica enorme a pensare. Non riesco a conciliare l'immagine di un uomo che salva animali destinati alla morte (non solo cavalli, ma anche cani, gatti, ecc) con quella di qualcuno che uccide per divertimento. Eppure è così, la natura umana è perversa e complicata, imperscrutabile. Forse quando cresci con l'idea che sia giusto uccidere, ti ci abitui. Pare che negli ultimi anni abbia smesso sia di cacciare che di organizzare questi orribili safari, ma non sono sicura delle motivazioni. Non so, non capisco come uno possa essere disposto a donare la vita per alcuni animali e divertirsi a ucciderne altri. 

martedì 12 dicembre 2017

mi date una mano?

Blogamici, ho bisogno di una mano. 
Qualche mese fa vi raccontavo questo bruttissimo episodio di razzismo capitato nella scuola di Joe. E' una cosa che mi ha fatto molto male come madre e come membro di questa comunità e su cui ho continuato a ragionare in questi mesi. 
Ci devono essere dei modi per migliorare questa situazione, per forza! Ma quali? 
Prendendo spunto da come altre città americane hanno reagito di fronte a episodi simili, ho pensato a un paio di idee che la settimana prossima andrò finalmente a discutere con la direttrice e la psicologa della scuola. Ma mi piacerebbe avere più carne da mettere sul fuoco, in caso le mie proposte non convincano.
Voi che esperienze avete? Soprattutto voi in Europa, immagino, ma non solo.
A Milano ho tanti amici insegnanti e ogni volta che torno mi raccontano meraviglie. Laboratori sulla diversità, sulle emozioni... cose che qui non ho mai visto o che al limite ho cercato di fare io, nell'ambito della mia materia ogni volta che mi è stato possibile. La settimana scorsa leggevo di una scuola di Milano in cui si fa educazione alla non-violenza attiva non solo con gli insegnanti, ma anche con i genitori, tre ore al mese, se ho ben capito.
Vorrei chiamare degli esperti, coinvolgere i genitori... ma a volte mi sembra di combattere contro i mulini a vento.
Mi date delle idee, dei link, dell'entusiasmo?
Io penso che se a sei anni ci sono dei bambini che dicono tu con noi non giochi perché sei nero o io dalla fontana dove hai bevuto tu non bevo perché hai la sindrome di down, stiamo sbagliando qualcosa come società. Il messaggio dell'uguaglianza va decisamente ribadito e ribadito e ribadito ancora all'infinito il perché evidentemente a casa spesso e volentieri non viene supportato.
Ho provato a parlarne con una mamma dell'associazione dei genitori e mi ha lasciato a bocca aperta: non ha capito nulla. Credo che questi discorsi per molti qui siano inconcepibili. Aiutatemi voi, voglio provare a cambiare le cose!

mercoledì 6 dicembre 2017

che la gentilezza sia tutto

Un vicino di casa ha appeso questo cartello. Dice:
"In questa casa, noi crediamo che le vite dei neri importino, che i diritti delle donne siano diritti umani, che nessun essere umano sia illegale, che la scienza sia reale, che l'amore sia amore, che la gentilezza sia tutto."
In un primo momento, l'ho trovato avvilente. L'idea che uno senta il bisogno di affermare l'ovvio, per me è deprimente. Ripensandoci però ho cambiato opinione. Ringrazio chi ha appeso il cartello, mi fa sentire un po' meno sola in questo momento storico in questo paese. Mi dà sollievo il fatto che ci sia qualcuno che non ha remore a mettere in chiaro da che parte sta nella vita.


martedì 5 dicembre 2017

per fare tutto giusto

Ieri ho comprato due barattoli: uno pieno di animali e l'altro di dinosauri di plastica. Woody li svuota e li riempie nuovamente con grande precisione: animali da una parte e dinosauri dall'altra. Lo guardo ammirata, è cosí concentrato e meticoloso. Ma che bravo! Prima di quel momento, non ero nemmeno sicura che avesse capito che i dinosauri non erano animali come gli altri, ha solo due anni lui. Lo faccio notare a Joe.
- Guarda che bravo tuo fratello!
- Molto bravo, anche se veramente c'è un errore. Ha messo gli pterodattili fra i dinosauri.
- Allora diciamo che ha diviso gli animali estinti da quelli non estinti.
- Sí, ma c'è un altro problema, non lo vedi?
- No.
- L'etichetta del barattolo è sbagliata. C'è scritto dinosauri, ma hanno messo anche gli pterodattili. Bisognerebbe cambiare l'etichetta per fare tutto giusto.

sabato 2 dicembre 2017

sembra che dio stia spingendo via il sole

Alle sette in punto arriva Joe. - Posso svegliarmi?
- Guarda, a me sembri sveglio...io invece vorrei dormire ancora un po' visto che è sabato...
- Sì ma ho sentito che la mia pancia ha fatto un rumore, mi sa che le serve un po' di colazione.
- Alla pancia?
Andiamo in cucina e ci troviamo davanti a questo spettacolo. Corriamo in giardino e mi fa:


- It looks like God is pushing the sun away.
Sembra che Dio stia spingendo via il sole. 


Ecco, diciamo che Dio non è l'argomento del giorno a casa Johnson. A volte mi chiedo... ma da dove gli vengono certi pensieri a sette anni?


venerdì 1 dicembre 2017

living it all / 2

Mr J é stato qualche giorno a New York per lavoro. La sera prima che partisse mi è venuto un brutto mal di gola, ma poi mi sono sentita meglio. L'avevo anche rassicurato: "A parte questo leggero mal di gola, mi sento benissimo!".
Ieri, dopo che mi ha mandato un messaggio per dirmi che si era imbarcato e che stava tornando a casa, mi sono improvvisamente resa conto che non solo il mal di gola non se n'era andato, ma non mi reggevo quasi in piedi. 
Streptococco. 
Mi sono dovuta mettere a letto, fortuna che a quel punto c'era lui a prendersi cura di tutti gli esseri umani e non la cui sopravvivenza dipende solo da noi due. La mia unica preoccupazione, nel delirio dell'improvvisa malattia, era che avevo una lezione di arte questa mattina e non avrei mai e poi mai voluto cancellarla all'ultimo momento. E poi l'esame. Non potevo certo studiare in quelle condizioni. Dico con quel filo di voce che mi resta: 
- Però non è giusto! Già ho i minuti contati per studiare, per di più mi becco una bronchite e uno streptococco in tre settimane...
- Allora smettila di stressarti.
- Stressarmi? Io? No, guarda che io sono tranquillissima. Se non passo l'esame, lo rifaccio, che sarà mai.
- E' evidente che ti stanno venendo tutte queste cose adesso perché sei sotto stress. Stai tranquilla e vedrai che starai meglio e andrà tutto bene. 
E niente. Dice che lo stress non si vede, il disonesto.
E siamo ancora a novembre. 
Realisticamente dubito di poter superare l'esame e tutte le feste indenne.

                                              ...

Il giorno dopo, mi sento meglio. Ma sì, facciamo un salto al supermercato dopo scuola.
Avete presente quando i bambini di due anni fanno i capricci senza motivo, solo per stanchezza, e si disperano e non c'è assolutamente niente da fare tranne aspettare che si calmino da soli e ti si fa il vuoto intorno e tutti ti guardano e vorresti far finta di passare di là per caso, ma ti rendi conto che l'abbandono di minore è reato e così stai lì e abbozzi e rispondi di sì a tutti i geni che hanno consigli da darti anche se ti piacerebbe mandarli a fare un giro? Ecco così. 
Del tipo che se avessi scritto questo post in inglese sarebbero bastate due banalissime parole: temper tantrum.
Venti minuti. Non sapete le lacrime. La disperazione allo stato puro, l'angoscia. E adesso? Come se non fosse successo nulla, come se me lo fossi sognato. 



mercoledì 29 novembre 2017

living it all

In questi giorni mi sono tornati in mente gli ultimi tempi dell'Erasmus. C'erano gli esami e dovevo studiare molto, ma allo stesso tempo volevo divertirmi. Cose tipo, viaggiare, ubriacarmi, andare a ballare. Era stato senza dubbio l'anno più esaltante della mia vita. In inglese, c'è un termine perfetto per l'esperienza che avevo fatto: life-changing. Ma di lì a breve avrei dovuto dire addio a tanti amici e compagni di avventure indimenticabili e anche a un grande amore, un certo texano biondo e arrabbiato col mondo che sicuramente non avrei mai più rivisto né sentito (perchè sono sempre stata un'ottimista io, eh).
Ricordo che per qualche giorno ci provai a fare tutto, poi a un certo punto scattò qualcosa. Per la prima volta, mi ribellai al mio micidiale superego di ventenne con la testa fin troppo sulle spalle e decisi, sì decisi, che non avrei rinunciato a nulla. In fondo se i Queen ci hanno insegnato qualcosa, è proprio questo, no? Avrei continuato a uscire fino a tardi e andare in giro e avrei anche superato i miei esami. E lo feci. Volevo tutto e mi presi tutto con una determinazione che non avevo mai saputo nemmeno di avere.
Adesso, dopo tanto tempo, mi sento esattamente nello stesso modo. Ho un esame enorme la settimana prossima e tante altre cose fondamentali da fare non solo affinché questa casa non crolli con tutti i suoi abitanti umani e non, ma anche per raggiungere il mio agognato obiettivo professionale. Ecco, se vi dico che mi sento friggere dalla voglia di tornare a insegnare, immaginate una sensazione fisica. Ho veramente bisogno di tornare nella classe di arte, se non metto tutte le idee folli che ho nella testa da qualche parte, rischio di perdere la ragione. Però friggerei nella stessa misura se perdessi anche solo una tappa della crescita dei miei bambini. A loro, in fin dei conti, cosa frega dell'esame? Loro vogliono solo fare i bambini, pensare a Babbo Natale, ai nonni che arrivano, alla festa di compleanno e sapete che vi dico? Anch'io. Poi le cose prima o poi andranno come devono andare anche senza sbattere la testa contro il muro.
L'importante, certe volte, è sapere quello che si vuole.

martedì 28 novembre 2017

le tradizioni che ti inventi


Dovrei studiare, ma non posso rinunciare a mantenere certe nostre piccole tradizioni e ancora di più a vedere i loro occhioni spalancarsi la mattina del primo dicembre, anche solo per un attimo. 
🎄



giovedì 23 novembre 2017

happy thanksgiving a voi, ovunque siate

Oggi è il giorno del Ringraziamento. Le feste sono sempre un po' a rischio malinconia e per chi vive all'estero forse ancora di più. Noi, ad esempio, abbiamo una famiglia molto piccola e molto sfilacciata qui. Avremmo dovuto andare a trovare le nonne, come ogni anno, ma una di loro ha cancellato all'ultimo momento impedendoci di fare altri piani. Il giorno del Ringraziamento per gli americani è il giorno della famiglia. I grandi viaggi per riunirsi li fanno ora non a Natale. Così vedi tutti che si riuniscono e tu no e può essere triste, però devo dire che qui l'umore oggi è alto. Forse abbiamo davvero imparato a star bene fra noi anche in queste occasioni. Mr. J ha deciso di cucinare tutto il menù di Thanksgiving solo per noi quattro, avremo avanzi da smaltire per settimane. C'è un'atmosfera di festa e, davvero, di ringraziamento per tante e tante cose. Poi quest'anno i miei genitori ci hanno fatto la bellissima sorpresa di venire a trovarci a Natale così fra un po' avremo anche quella sensazione di festa lì, festa grande, un po' come in Italia.
🦃🍗
Happy Thanksgiving a voi, ovunque siate.