martedì 11 dicembre 2018

piccolo e grande al tempo stesso

Ero in fila al supermercato e davanti a me c'era un uomo dal viso sfigurato in modo orribile. La fila era lunga. Quelle situazioni in cui qualcuno fissa e qualcun altro guarda dall'altra parte. Ecco, il cassiere ha fatto un gesto che mi ha colpito. Di solito lui, le volte che l'ho visto almeno, dà l'impressione di uno che si fa molto i fatti propri, è chiaramente poco entusiasta del suo lavoro. Del resto è un ragazzo molto giovane e sveglio, bello oltretutto, è fuori luogo in quel posto. Comunque, cosa ha fatto? Semplicemente si è ritagliato un minuto per parlare con il signore sfigurato in modo normale. Credo gli abbia chiesto cosa mangiasse per cena o qualcosa del genere. E non solo questo, gli ha fatto il saluto, quello cool dei neri dove ci si toccano le mani. Il signore sfigurato ha sorriso e si è come sgonfiato, rilassato. E probabilmente è successo lo stesso a tutti noi che guardavamo la scena. Avevamo di nuovo di fronte una persona qualunque e non un mistero insolvibile, uno scherzo della natura da compatire. 
Chissà se si conoscevano o quale fosse la storia. Fatto sta che appena quelle due mani si sono toccate, è successo qualcosa di importante, piccolo e grande al tempo stesso.

martedì 4 dicembre 2018

...e la fiducia nell'umanità?

Capita anche a voi a volte di sentirvi diffidenti nei confronti del prossimo? A me purtroppo succede sempre più spesso di aspettarmi il peggio dagli altri e questo non mi piace. E' che ti guardi intorno, senti un sacco storie e poi un paio di esperienze negative magari le hai già avute e per qualche strano motivo, ti vengono in mente sempre prima di quelle positive. Però l'altro giorno mi è successa una cosa -anzi più di una, una vera e propria catena di eventi direi- che mi ha fatto riflettere, e molto.
Stavo avendo una giornata no, capita. Del resto, dopo una nottata insonne anche la minima scocciatura diventa una montagna da scalare. Visto che ero più o meno nei paraggi, per consolarmi decido di concedermi qualcosa di buono al supermercato italiano.
Oramai si trovano un po' tutti i prodotti italiani qui, ma c'è un unico supermercato che considero più o meno autentico e sono andata proprio lì. La nostalgia del cibo è una cosa seria per gli emigranti. Mi sento sempre meglio dopo che ci sono stata. Non è il mangiare, è l'atmosfera.
Insomma, faccio la mia spesa come sempre. Scambio due parole con la cassiera che vuole sapere cosa ci si fa con l'orzata. L'orzata, vorrei risponderle, ma lei ovviamente non sa cosa sia e ora che ci penso non lo so nemmeno io. Una conversazione di grande spessore. Un altro cliente si mette in fila dietro di me e automaticamente tiro fuori il portafogli, mah? Non trovo la carta di credito. Non può essere, ho appena fatto benzina! Può essere. Accidenti.
Le chiedo se può tenermi un attimo le buste mentre vado a controllare se per caso mi sia caduta in macchina.
Cerco meglio che posso ma, alla fine mi devo arrendere. Evidentemente l'ho persa. Deve essere successo quando l'ho tirata fuori per fare benzina. Non è la fine del mondo. Devo solo farla bloccare e farmi fare una copia. Anzi, sono quasi contenta perchè almeno ho venti dollari e posso pagare il panino e i cannoli da portare a casa, se sono fortunata magari anche la mia amata orzata.
Quando rientro, spiego che mi dispiace lasciare là la spesa, ma purtroppo ho perso la carta di credito. La cassiera sussurra brevemente quello che é successo al proprietario e lui senza tanti convenevoli (perché lui è cosí), le risponde senza guardarmi: "Dalle le sue buste, tornerà".
Mi vergogno a morte ad ammetterlo, ma mi è venuto da piangere. Ottanta dollari. Questa persona che odia i convenevoli, questa persona che non gestisce, come dicevamo una multinazionale, ma un supermercatino di quartiere, ha dato fiducia a me, una perfetta estranea che gli riportassi ottanta dollari, sono davvero tanti. Un gesto incredibile per un piccolo esercizio commerciale come quello o forse anche per uno grande.
In un momento storico in cui sembra che tutti siano portati all'ostilità di default, questa persona ha deliberatamente scelto di dare fiducia a una sconosciuta, come se fosse la cosa più naturale del mondo e senza nemmeno pensarci un secondo.
Non ero in pericolo, non ero affamata, non avevo bisogno di aiuto, ma lui ha accettato il rischio lo stesso. Mi piace pensare che non lo abbia visto come un rischio, che gli sia sembrato ovvio che tornassi. Quanti lo farebbero?
Questa storia natalizia di buoni sentimenti potrebbe finire benissimo qui, ma se per caso avete un pezzo di carbone al posto del cuore e continuate ancora a essere pessimisti e sospettosi nei confronti del prossimo, vi racconto anche quello che è successo dopo.
Sulla strada del ritorno, ho chiamato sia la scuola in cui ero stata sia il benzinaio che ha chiesto scrupolosamente a tutti i dipendenti, ma nessuno aveva trovato la mia carta. Così sono andata in banca e in cinque minuti di orologio, mi hanno risolto il problema. Grazie banca, fra l'altro.
Appena arrivata a casa, suona il telefono: è la banca. Figurati, mi sembrava troppo facile. E invece no, non c'era nessun problema con la nuova carta. Avevano chiamato solo per avvertirmi che qualcuno aveva appena riportato la mia vecchia carta in banca. Cioè qualcuno non solo l'ha trovata, ma per essere sicuro al 100% che tornasse al legittimo proprietario, la sottoscritta, si è preso perfino la briga di riportarla nella banca giusta.
A quel punto ero davvero senza parole. Sola con il mio enorme senso di riconoscenza e una rinnovata fiducia nell'umanità, pensavo agli ottanta dollari. E se il signore si fosse pentito? Se fosse preoccupato? Non potevo tornare a pagare prima di tre giorni, magari uno fa un gesto di slancio e poi se ne pente. Mi viene in mente di mandare un messaggio alla pagina Facebook del supermercatino per rassicurarlo che andrò a pagare il prima possibile. Non sono sicura che qualcuno lo leggerà, ma scrivo un messaggio carino in cui cerco di esprimere in un paio di righe quanto sia stato apprezzato il gesto.
Due minuti dopo, il commerciante, quello che non fa convenevoli mi risponde "Mi fa piacere che sia andato tutto bene, non c'è bisogno che torni. Puoi pagare per telefono". Non si smentisce mai lui.
Alla fine ognuno ha il suo carattere e il suo modo di fare, ma ci pensate a quanti episodi di questo tipo succedono ogni giorno in tutto il mondo? Non sono eventi spettacolari come lo schianto di un treno o il prossimo tweet di Trump, però capitano anche queste cose e molto più frequentemente di quanto si sia portati a pensare.
E' dall'altro giorno, da quando mi è successa questa cosa, che ci penso: anche quando sembra che vada tutto a rotoli da qualche parte c'è qualcuno che sta facendo qualcosa di stupendo per il semplice gusto di farlo, anche in questo preciso momento. Bello, no?

giovedì 22 novembre 2018

il tramonto e loro

Anche oggi li ho fatti camminare un sacco quei due poveretti. Quando siamo usciti dal bosco e ci siamo all'improvviso trovati davanti a questo spettacolo, li ha presi l'euforia e, nonostante la stanchezza, hanno cominciato a correre su e giù come dei matti. Io invece mi sono seduta per terra davanti al piccolo
lago per godermi un po' il tramonto, e loro. Ho cominciato a filmarli, era un momento assolutamente memorabile. Poi Joe viene verso di me saltellando e grida: "Mi sento così felice!". 
Sono rimasta senza fiato, non gliel'avevo mai sentito dire.

mercoledì 14 novembre 2018

storie di pagliacci la sera in campeggio

- Buongiorno Joe, dormito bene?
Così così. E comincia a raccontarmi che quando lo scorso fine settimana è andato in campeggio e tutti i bambini hanno fatto a turno per dire le storie di paura davanti al fuoco, una ragazzina ha raccontato una storia che lì per lì non gli aveva fatto nessun effetto particolare, ma ripensandoci nel bel mezzo della notte, gli aveva tolto il sonno.
La storia è questa.
- Suonano alla porta e una bambina va aprire. E' un pagliaccio.
- Ma Joe, sicuramente c'era una festa di compleanno da qualche parte e il pagliaccio aveva sbagliato indirizzo poverino.
- Mamma.
- Sì?
- Era sera.
- Va bene, vai avanti, ma sono sicura che se ci ragioni bene, non c'è niente di terrificante in questa storia.
- La bambina chiude in faccia la porta al clown e corre dalla nonna. La nonna le dice di andare a nascondersi in cantina.
- Mah... che storia è? Vedi che è impossibile? Perchè la nonna non ha chiamato la polizia? (Perchè l'ha fatta andare via da sola? In cantina poi? Non ha mai visto un film del terrore questa nonna?)
Mi ignora.
- In cantina però c'era una finestra e la bambina vede che il clown è ancora lì e cerca di entrare così ha tantissima paura e scappa. Il corridoio è pieno di cactus, lei corre via, ma il clown si incastra e non riesce a prenderla.
- Hai visto? Tutto bene quel che finisce bene.
Mi ignora di nuovo.
- Poi però si divincola, la raggiunge e la mangia.
E niente, la storia finisce così.
Anzi finisce che Joe si è tranquillizzato perchè in fondo lui voleva solo quello senza farsi troppe domande e io invece questa notte non dormirò perchè, aveva ragione, questa storia fa davvero paura. E il fatto che l'abbia inventata una bambina di otto anni davanti a un fuoco di sera in campeggio, ancora di più.

lunedì 12 novembre 2018

salutami shinzo

Ho letto che Trump ultimamente è stato maleducato, tra gli altri, anche con un giornalista giapponese. Appena il malcapitato ha cominciato a fare la sua domanda durante una conferenza stampa, lo ha interrotto in modo brusco:
- Di dove sei tu?
- Giappone
"Salutami Shinzo" (Abe, primo ministro del Giappone) gli ha inspiegabilmente risposto e poi, senza nemmeno fargli completare la domanda, l'ha fermato di nuovo:
- Non capisco veramente cosa dici.
E ha risposto, se così si può dire, parlando a caso di quello che voleva.
In Italia non so se sia un comportamento noto o discusso, ma qui fare sentire le persone a disagio a causa del loro accento è considerato oltre che maleducato, discriminatorio. Qualcuno obietterà che alcuni stranieri sono incomprensibili, ma la verità è che la maggior parte delle volte, ci vuole solo un po' di concentrazione per comprendersi almeno in parte. 
Interrompere la domanda di un giornalista straniero o anche solo di uno straniero con un non ti capisco e voltare le spalle, è inammissibile.
Ripensando alla mia esperienza di emigrante, mi rendo conto adesso che in effetti, in tutti questi anni, 12, mi è successo solo una volta di essere trattata così.
Mi ero trasferita qui da poco e il mio livello di inglese era infimo, è vero, ma questa persona, un parente stretto per di più, era l'unico che mi azzittiva continuamente con i suoi "what?" appena aprivo bocca. Mi trasmetteva un forte disagio e spesso rinunciavo a parlare in sua presenza.
Nello stesso periodo, però riuscivo non so come a discutere di qualunque argomento, perfino di arte e cinema, con altre persone. Effettivamente non avevo nessuna padronanza della lingua, ma con gli altri riuscivo a parlare, a farmi capire in qualche modo, non avevo grosse difficoltà. E allora?
Se ci si vuole davvero capire, ci si capisce. Il succo del discorso è tutto qui.
Il problema è che tu sei perfettamente consapevole di non essere in grado di esprimerti in modo corretto, quindi ti senti mortificato, umiliato e il più delle volte ti ammutolisci. Ti prendi tutta la colpa. E' una cattiveria sottile, è un comportamento che trovo odioso.
Tanti figli di emigranti raccontano con dolore l'aver dovuto vedere i genitori sminuiti e umiliati quotidianamente con questa modalità, soprattutto in passato negli anni Settanta e Ottanta forse Novanta.
Mi reputo fortunata perché tranne per quel caso isolato, non ho mai subito nulla di simile. Dire di essere italiana non mi ha mai portato altro che complimenti e anche qualche vantaggio professionale. Ma mi sono trasferita qui in altri tempi.
Ora se il presidente dà questo tipo di esempio, questo comportamento insieme ad altri ben peggiori che abbiamo già sperimentato, rischia di diventare nuovamente la norma.

giovedì 8 novembre 2018

perdere senza perdere

E così alla fine Ted Cruz l'ha spuntata su Beto O'Rourke per il Senato del Texas. 
Qui a casa Johnson, abbiamo vissuto la serata di ieri in una sorta di indifferenza artificiale o rassegnazione. Netflix e via. Quando abbiamo visto che Beto non ce l'aveva fatta siamo andati a dormire insolitamente presto, quasi senza commentare. Oggi, a mente lucida, ho pensato che non è andata per niente male. Vi cito alcune buone notizie fra le tante (alle brutte, e ci sono anche quelle, al momento non ho nessuna voglia di pensare):

  • Per la prima volta nella storia, al Congresso americano ci saranno più di cento donne
  • Per la prima volta nella storia, sono state elette due donne native americane
  • Per la prima volta nella storia, è stata eletta una donna musulmana
  • In Colorado è stato eletto Jared Polis, il primo governatore dichiaratamente gay
  • Ayanna Pressley, sarà la prima rappresentante afroamericana del Massachusetts
  • Jahana Hayes è la prima donna nera ad andare al Congresso per il Connecticut 
  • Alexandria Ocasio Ortez è la donna più giovane mai eletta al Congresso
  • In Texas sono state elette per la prima volta due donne latine, 19 giudici donne afroamericane ed è raddoppiato il numero di legislatori LGBT
Il Congresso somiglierà molto di più alla società reale e questo per forza di cose porterà a una maggiore equità e attenzione ai problemi di tutti. 
Il fatto che la Camera sia tornata in mano ai democratici è il motivo di speranza più concreto: significa che adesso non solo Trump non riuscirà a portare a termine il proprio programma elettorale, ma c'è la possibilità reale che venga indagato per tutti i suoi affari loschi, le molestie sessuali, le tasse evase, i traffici con la Russia per influenzare le presidenziali e tutto il resto. 
(Infatti oggi in conferenza stampa post-elettorale è parso lievemente nervoso, diciamo)
Ma torniamo a Beto. 
Beto ha fatto tutto quello che poteva umanamente. L'ho seguito da quando era ancora uno sconosciuto anche qui e non si è fermato un attimo. Ha vissuto in diretta streaming per mesi e mesi a qualunque ora, giorno e notte, mostrando una tenacia e perfino un vigore fisico fuori dal comune. Ha parlato con tutti, ovunque, ripetendo instancabile sempre lo stesso messaggio di unità, di moralità e di generosità con ironia, con intelligenza e con umiltà. Non ha mai risposto agli attacchi, nemmeno quando si sono dette falsità sul suo conto. Non si è mai abbassato al livello del rivale. 
E' stato se stesso, ha lottato per i suoi valori e contro nessuno. Ha perso, ma non ha perso.
Non bisogna dimenticare che il Texas è enorme ed è in mano ai Repubblicani da tempo immemore. Ascoltavo un'intervista per certi versi illuminante ieri nel podcast del New York Times (potete recuperarla qui se vi interessa). Una donna texana e molto cristiana spiegava il percorso che l'ha portata a cambiare idea e a votare per Beto. Ecco, lei è cresciuta pensando che Gesù vuole che si voti per i repubblicani, le dicevano questo i suoi adulti di riferimento, genitori, insegnanti, ecc. La sua insegnante di storia quando era costretta a nominare Clinton, faceva una pernacchia invece di dire il nome. Rendiamoci conto che qui ci sono milioni di persone, soprattutto nelle campagne, a cui è stato inculcato questo tipo di mentalità per generazioni. 
Si è sempre detto che sarebbe finita così, che Cruz con tutte le sue pecche, avrebbe comunque vinto. E' che poi quando succede, quando arrivi così vicino al traguardo e sai di meritare di vincere, brucia, non c'è niente da fare.
Voglio pensare che sia stato un privilegio vivere tutto questo da vicino, sentire questa energia forte di cambiamento in un momento storico così buio e drammatico. 

Noi, come famiglia, abbiamo fatto quello che abbiamo potuto per supportare Beto e allo stesso modo hanno fatto tanti nostri amici. C'è chi ha donato soldi, chi competenze e chi è andato fino allo scorso fine settimana, casa per casa a cercare di convincere la gente a votare. Conosco un ragazzo normalissimo, non un politico o chissà chi, che è volato qui apposta da New York per fare da volontario nella campagna di Beto. Sono gesti senza precedenti, almeno nella storia recente e nella mia esperienza (mai visto nulla di simile in Italia). L'entusiasmo per Beto è stato tale sia a livello nazionale che locale, qui in Texas, che mi rifiuto di pensare che non abbia un seguito. 
E il cartello per il giardino ce lo abbiamo già stavolta.

martedì 6 novembre 2018

barbie ha fatto quasi tutti i lavori del mondo

Siamo al parco dopo scuola, Joe si spinge lentamente sull'altalena e mi racconta la sua giornata, i suoi pensieri di bambino.
- Mamma, lo sai che Barbie ha fatto tutti i lavori del mondo?
- Sì, l'idea è che dovrebbe rappresentare un modello per tutte le ragazze.
- Lo so. Mi chiedo se abbia fatto anche il giudice della Corte Suprema.
_ Scusa Joe, ma tu sai che cos'è la Corte Suprema? E chi te ne ha parlato?
- Tu.
Quindi, Joe mi ascolta sul serio e a 7 anni fa questi pensieri.
Forse, dopo tutto, c'è speranza per il futuro.

venerdì 2 novembre 2018

e poi c'è stata come un'esplosione

Forse qualcuno di voi ricorderà che poco tempo fa, un fulmine ha colpito casa mia. Non sono cose che succedono tutti i giorni, cosí mentre si parlava del tempo con una mamma agli allenamenti di Joe (qui succede spesso di parlare del tempo) ho accennato all'incidente.
- Ma dai! Davvero? E com'è andata?

Vorrei mettere agli atti in maniera inequivocabile che me lo ha chiesto lei. 

Ho cominciato a raccontarle brevemente questo piccolo aneddoto. Non mi sembrava di annoiarla, anzi lei dava l'impressione di essere interessatissima, proprio come lo sarei io se qualcuno mi raccontasse una storia di fulmini. Occhi spalancati. I suoi no way! Really? Wow! That's amazing! facevano da contraltare al mio racconto. Come in una di quelle storie di paura davanti al fuoco in campeggio, arrivo al culmine: 

- E poi c'è stata come un'esplosione

Lei ha questa faccia concentratissima. Per quello che ne sa, di casa mia poteva essere rimasto un mucchietto di cenere. Ma qualcosa ci interrompe giusto un attimo, una folata di vento, uno starnuto, non ricordo. 

E basta. Finisce così. Non mi ha più chiesto nulla. 

Ecco, questo è per dire che da un po' di tempo a questa parte ho sempre un libro in borsa. L'altro giorno, ho dimenticato il libro che sto leggendo a casa di un'amica e non sono potuta tornare a riprenderlo fino al pomeriggio dopo. 
Quella notte ho sognato il mio libro. 
Sono a questo livello. 
In questo periodo va così e devo dire, non va per niente male. Forse è il primo effetto tangibile dei quaranta. Ho sempre più voglia di andare sul sicuro con il mio tempo. Sì insomma, non ho mai rimpianto nemmeno un minuto passato con un buon libro, il tempo perso a cercare di cavare un ragno dal buco con certe persone invece. 

Ma voi non avete la sensazione, in fondo, di incontrare sempre le stesse persone?  

giovedì 1 novembre 2018

mah...halloween è finito o no?

E' cominciato tutto ieri sera.
- Va bene, è stato bello, adesso Halloween è finito, a letto.
- No.
- No cosa, Woody?
- Halloween non è finito.
- Sì, è finito. Abbiamo festeggiato, adesso basta.
- Halloween non è finito.
- Sì.
- No.
E si è addormentato così, opponendosi strenuamente al concetto che Halloween è finito.
La notte porta consiglio e finalmente stamattina si è convinto.
- Devo dirti qualcosa.
- Dimmi Woody.
- Halloween è finito.
- Sì.
Dopo un po'.
- Devo dirti qualcosa.
- Dimmi Woody.
- Dobbiamo andare subito a scuola. Devo dire a tutti i miei amici che Halloween è finito.
Lui è fatto così. Ogni tanto ha delle realizzazioni.
I primi giorni di scuola, ad esempio, ha capito che lo lasciavo lì, ma poi tornavo a prenderlo.
Ancora adesso dopo tre mesi, tutti i santi giorni, per prima cosa:
- Mamma.
- Sì?
- Sei tornata!
Poi passa una mezz'ora e di nuovo con tutto lo stupore e la meraviglia del mondo:
- Mamma.
- Sì?
- Tu sei tornata!
E lui è così, non dà niente per scontato.

mercoledì 31 ottobre 2018

spooky

Oggi è Halloween e una giornata insolitamente grigia e piovosa qui in Texas. Piccolo Woody è a casa. Quale occasione migliore per andare a visitare una vecchia casa accanto al cimitero. Woody è tutto contento spooky! Spooky! Secondo lui è tutto spooky. Una volta lì però... 
Che strano, ci siamo solo noi a questo "evento". Il custode ci vede e corre fuori a darci il benvenuto. Ci apre la porta e si capisce subito che non è abituato a vedere gente così gli dico grazie e che continuiamo il giro da soli. Ah ah, i fantasmi, boo.
Dopo qualche minuto parte un allarme assordante. Il custode ci fa uscire per precauzione, ma non è preoccupato. Dice che deve essere successo qualcosa in soffitta, ma che strano, non c'è nessun fuoco e nessuno va mai in soffitta... 👀

lunedì 29 ottobre 2018

il voto è un diritto o un privilegio?

Pensavo ai commenti sconsolati che mi avete lasciato ieri su FB sulla situazione italiana in generale. Il discorso sarebbe lungo e complesso però c'è una cosa su cui vi invito a riflettere molto brevemente. Qui negli Stati Uniti, perfino qui in Texas, si sente -io lo sento forte e chiaro almeno- un vento di cambiamento e un disgusto, io credo della maggioranza dei cittadini, per tante cose che siamo costretti a sentire e vedere ogni giorno, un'esigenza di dissociarsi dal governo e dai suoi modi. C'è un rifiuto a tanti livelli del razzismo, delle fake news e del vuoto istituzionale di solidarietà verso i richiedenti asilo e i più deboli in generale. Però c'è un problema che in Italia non esiste, c'è un sistema che se lo guardi bene da vicino non puoi non capire che alla fine non è democratico.
In Italia ti viene detto fin da bambino che votare è un diritto e anche un dovere, ecco qui si parla più che altro di privilegio e come in tutti gli altri ambiti, questo cosiddetto privilegio è saldamente nelle mani della classe dominante. In vari stati, si impedisce a intere categorie di cittadini di votare (il caso più eclatante in Georgia), ma se ne accorgono solo i pochissimi che prestano attenzione. Fate una piccola ricerca inserendo le parole "voter suppression in the US" e vedrete la montagna di articoli che troverete. Se avete un buon inglese, vi consiglio questo episodio di Fresh Air della settimana scorsa che vi spiega tutto per bene e vi aggiorna sulla situazione attuale. Io ho cominciato a informarmi e dopo un po', lo ammetto, ho lasciato perdere. E' troppo avvilente vedere tutti i modi in cui le minoranze vengono azzittite. Però poi c'è la vita di tutti i giorni, ci sono i discorsi che senti, vai in giro e vedi tutti questi cartelli per Beto, vai a una festa e la gente indossa spille, vuole essere riconosciuta, ragionare, cerca di uscire dalla massa in qualunque modo come a dire "io non sono così". E' vero che ci sono quelli che finiscono al telegiornale perché ti urlano dietro se ti sentono parlare spagnolo, ma ci sono anche tanti altri che non fanno notizia e che in questo periodo più che mai usano una gentilezza straordinaria io credo proprio per migliorare il clima, l'educazione, la civiltà, per dare il buon esempio. Potrei farvi tantissimi esempi. L'altro giorno davanti alla scuola di Joe c'era una nonna con la maglietta di Beto: mai vista una cosa simile, fino a poco tempo fa l'idea era evitare di parlare di politica, ora questo timore di esporsi, scatenando discussioni esiste molto molto meno.
Se il voto fosse agevolato invece che ostacolato, non ci sarebbero dubbi sul risultato delle prossime elezioni. Non dimentichiamo mai che Trump, ha vinto grazie al collegio elettorale e non ha mai avuto la maggioranza popolare.
Tornando all'Italia invece, viene da pensare che il governo, incluso Salvini con le sue uscite razziste e tutto il resto, in questo momento sia l'espressione del volere della maggioranza della popolazione. Io da qui leggo i commenti sotto agli articoli che ti raccontano spesso molto più degli articoli, e qualche volta inorridisco. Di fronte al volere popolare c'è poco da sperare. Anche se smettere di farlo è assolutamente vietato. Sì, lo so, avevo detto molto brevemente.

domenica 28 ottobre 2018

una sorpresa

Ieri sera, tornando a casa, ho trovato una bellissima sorpresa. Appesa alla maniglia della porta c'era questa bustina piena di dolci. Era appesa dalla parte senza adesivi, come qualcosa di segreto.  

Il biglietto diceva in un gioco di parole un po' difficile da tradurre: 
Visto che in Texas i democratici si prendono tanti bu (tanti fischi), quest'anno ho deciso di divertirmi e farti bu io (come un fantasmino di Halloween che porta i dolcetti).
Una nota a penna, aggiungeva grazie per avere avuto il coraggio di supportare Beto pubblicamente e ci invitava a "fare bu" allo stesso modo a qualcun altro nel quartiere per far andare avanti questo gioco clandestino. 



Qualche tempo fa vi raccontavo che il clima politico oramai è così avvelenato che all'inizio avevamo deciso di non esporre come si fa qui, nessun cartello in supporto del nostro candidato di riferimento Beto O'Rourke (il post era questo). I primi giorni -dopo l'esperienza fallimentare di quello di Obama che durò pochissimo- eravamo soddisfatti semplicemente che non lo avessero ancora tirato giù. Oramai però è lì da più di un mese e non si sente per niente solo: il quartiere è pieno zeppo di cartelli uguali. 
La vittoria di Beto al momento sembra poco probabile, però l'energia positiva che ha creato, indipendentemente dal risultato finale, si sente e di sicuro non si fermerà qui. 

mercoledì 24 ottobre 2018

come si insegna l'italiano a un figlio di expat?

Genitori expat o esperti linguisti, mi rivolgo soprattutto a voi per un consiglio.
Ieri sono andata a parlare con la maestra di Joe. Avevo già visto la pagella e sapevo che andava tutto bene, ma pensavo che mi dicesse comunque qualcosa a proposito dello spelling. E' in seconda, ma fa ancora tantissimi errori quando scrive. Lei invece mi ha detto che è normalissimo. Mi ha perfino detto di evitare di correggerlo perché più importante dello spelling è che scriva. La priorità è incoraggiare il flusso di parole, poi secondo lei la correttezza formale arriverà, anche perché legge tantissimo.
Mi è sembrata interessante questa cosa. Ai miei tempi, in italiano, la maestra non te ne faceva passare una. Eh, ma l'inglese è difficile, dice la maestra di Joe. E come darle torto.
Pensavo che però anche quando il mio inglese era davvero agli inizi, non facevo grandi errori di spelling. Ho sempre attribuito questo al fatto di aver imparato prima l'italiano.
Insomma, è questo il momento giusto per insegnare a Joe a leggere e scrivere un po' di italiano? E da cosa posso cominciare? L'estate scorsa sono stata in diverse librerie in Italia, ma non ho trovato nessuno abbastanza competente in materia che mi potesse consigliare un libro valido nella nostra situazione. Lui lo capisce e lo parla, ma non sa leggere e scrivere (cioè un po' lo legge, ma ha imparato da solo, l'ho scoperto da poco per caso, credo che lui lo consideri un suo segreto...).
Tanti figli di amici stranieri qui, hanno già iniziato a studiare le lingue dei loro genitori. Tanti vanno a scuola il sabato per essere al passo con i coetanei dei vari paesi. Io non ci ho mai nemmeno pensato ad aggiungere compiti o giorni di scuola, mi basta che parlino e capiscano l'italiano per ora, però se imparare a scrivere in Italiano potesse avere delle ripercussioni positive sull'inglese...
Cosa ne pensate?

martedì 23 ottobre 2018

ma ne vale la pena?

Una sera abbiamo avuto a cena una coppia di amiche che si sono appena sposate. A un certo punto sono sbucati Woody e Joe a rubare un po' di attenzione e il discorso si è spostato su di loro.
Alla fine, forse vedendoci esausti, ci hanno chiesto qualcosa tipo:
- Ma ne vale la pena? 
Cioè ne vale la pena di avere dei figli, di incasinarsi così tanto la vita, fare delle rinunce, di non dormire?
Io e Mr J ci siamo guardati un attimo negli occhi perché ci siamo entrambi resi conto che si trattava di una domanda molto franca e seria e che meritava una risposta adeguata. 
Poi ci hanno raccontato che stanno considerando l'ipotesi di avere un figlio e che hanno già iniziato a raccogliere informazioni sul da farsi.
Ad esempio, sono state a una specie di convention per aspiranti madri lesbiche. Non avevo idea che esistessero eventi simili. Al termine di questa convention enorme -mi sono immaginata uno stadio o qualcosa di simile- c'era una sorta di lotteria. Il premio finale? Una boccetta di sperma.
Hanno detto di esserci andate più che altro per curiosità e poi perché...sperma gratis, buttalo via. Che ridere. Mi sembravano ancora lievemente combattute sulla possibilità di diventare genitori, o genitrici, come si dice? 
Avevano una breve lista di traguardi da raggiungere senza figli (viaggi, questioni lavorative...) e pensavano eventualmente di cominciare a fare un primo tentativo fra un paio d'anni. Dato che non sono giovanissime, a livello riproduttivo almeno, se così si può dire, ho avuto l'impressione che come tante coppie di qualsiasi orientamento sessuale avessero quell'ottimismo iniziale di chi pensa di avere tutto sotto controllo. Beata ingenuità. Raramente nella vita mi sono imbattuta in una situazione dominata dal caso come l'arrivo di un figlio. Ti senti completamente inerme, in balia del destino.  
Pensavo a loro stasera, a quanto sembrino appagate dalla loro vita e dalla loro relazione. Mi ha fatto tenerezza quella domanda così brutalmente onesta. C'è stato un tempo in cui mi sono chiesta la stessa cosa, sembrano passati secoli. 
Chissà se ho dato la risposta giusta. Sicuramente ho detto quello che penso. Che avere un figlio, e soprattutto vederlo crescere ogni giorno, è un privilegio immenso e una meraviglia continua. Che non ho mai pensato alle cose a cui rinuncio per loro in termini di sacrificio. Però forse non ho mai rinunciato a cose enormi. Devo dire che ultimamente soprattutto a livello professionale, l'idea del sacrificio mi è balenata per la testa qualche volta. Insomma, essere genitori non è semplice, bisogna imparare a gestire tanti sentimenti contrastanti che devono per forza di cose, coesistere. E' vero, la propria vita finisce in secondo piano per qualche anno, ma è giusto così: le priorità cambiano, ti sei preso la responsabilità totale di una o più persone. 
Mentre lo scrivo ho un leggero senso di vertigine.
Ci vuole coraggio e ci vuole anche un minimo di incoscienza.
Non ci credo che uno possa considerare tutto, tutto, tutto e decidere con completa razionalità di avere un figlio.
E' un mondo difficile. Per tutti. Poi se vivi in Texas e sei donna, lesbica e messicana, non posso nemmeno immaginare. Però diamine, mica bisogna averlo per forza un figlio, no? Non è un'impresa da tutti o per tutti. Sono convinta che le mie amiche con tutti gli interessi e le passioni che hanno costruito finora, avranno una vita splendente e piena di significato qualunque strada decidano di prendere. 

domenica 14 ottobre 2018

gli impacchettatori

Oramai con gli impacchettatori si è istaurata una certa simpatia, anche perché é stato chiaro fin dall'inizio che abbiamo un nemico comune: stiamo tutti quanti subendo l'inettitudine del loro capo.
Gli impacchettatori sono due e vengono dal Guatemala. Uno avrà una ventina d'anni ed è chiaramente innamorato. Ascolta la cover spagnola di Piano Man di Billy Joel diverse volte al giorno e sorride sempre, con le fossette, mi fa molta tenerezza.
L'altro ha la faccia più dura e un incisivo d'argento che gli dà tutta l'aria del malvivente. In un raro momento di espansività mi ha raccontato che è già stato deportato una volta e che nel suo paese ha due bambine di tre e cinque anni.
Ho commentato che è molto meglio che stiano lì visto che questo presidente...E' molto bravo! Finisce lui.
Sono spaesata. Bravo? Tutto è possibile, ma che uno nella sua situazione apprezzi Trump, mi sembra davvero assurdo.
Rimango senza parole. Appena si gira, mi fiondo su Wordrefence. Bravo in spagnolo significa "feroce, indomito". Tutto chiarito. Anche che il mio spagnolo ormai è bello arrugginito.