giovedì 25 febbraio 2021

e questo è il motivo per cui Joe e Woody oggi indossano pantaloni identici

Per il mio terzo compleanno, i miei genitori mi regalarono la mia prima bicicletta. Era stupenda. La ricordo come fosse ieri. Intanto era blu, il mio colore preferito, e poi era pure metallizzata quindi dal mio punto di vista era non solo blu, ma aveva anche le "stelline". Ricordo il piacere di perdermi guardando quella vernice luccicante in cui vedevo galassie e pianeti, mondi lontani. Un sogno. Quando la biciclettina blu


divenne troppo piccola per me, venne passata a mia sorella. Normale, certo, anche se in realtà fu un evento di una certa portata nella mia infanzia. In famiglia, si fece un gran parlare della biciclettina che in poche parole, doveva farsi irriconoscibile. Mio padre si prese addirittura la briga di ridipingerla del colore preferito di mia sorella, aggiunse il cestino, un campanello nuovo credo: doveva tornare nuova o più che altro doveva essere diversa.

Quando Joe aveva più o meno tre anni, gli comprammo una bici. Non era un'occasione speciale. La trovammo usata a un garage sale. Quando fu troppo piccola, comprammo un'altra bici usata a un altro garage sale e passammo quella lì a Woody.
Non esitai un secondo, non vidi nessun tipo di dramma o dilemma. Anzi, in quell'occasione mi tornò in mente l'episodio della biciclettina blu e pensai "era proprio un altro mondo, un'altra mentalità".
Tempo fa ho comprato un bel po' di vestiti nuovi per Joe e giusto un paio di cosine per Woody che ha ereditato tutto il guardaroba dal fratello. Nessuno dei due ha mai dimostrato un apprezzamento particolare per i vestiti.
Eppure successe una cosa che non dimenticherò mai.
Qualche giorno dopo dal nulla Woody, con degli occhi enormi, occhi che chiedono per sapere, mi fece una domanda. :
- Perché compri sempre tante cose per Joe e per me no?
Che alle mie orecchie suonò come:
- Vuoi più bene a lui?
Un'epifania.
E questo è il motivo per cui Joe e Woody oggi indossano pantaloni
identici. Li stavo comprando per Joe che ne ha bisogno, ero di fretta, quando all'improvviso mi sono ricordata quella domanda e ho tirato su anche una taglia più piccola. E' vero che quella domanda ci ha dato il modo di chiarirci e di spiegarci, di dirci che gli oggetti sono solo oggetti, che hanno una funzione e non c'è bisogno di comprarli se non servono, ma stavolta doveva andare così.
Finalmente ho capito i miei genitori e la loro ansia da "riciclo". E no, non è un altro mondo, non è un'altra mentalità. Certi sentimenti, certe rivalità, certi sensi di colpa sono universali e non vanno mai ignorati. Penso sia fantastico che il piccolo Woody si sia sentito libero di esprimere la sua perplessità.
Più passano gli anni e più mi rendo conto di quanto miei genitori non abbiano mai lasciato nulla al caso nelle piccole cose come nelle grandi. Non so come potrei mai barcamenarmi nella vita senza aver avuto il loro esempio.

lunedì 22 febbraio 2021

dove sono


In questo periodo sono sempre più spesso su Instagram e Facebook, specialmente nelle stories.

Ho pochissimo tempo per scrivere e forse anche poca voglia di fermarmi a fare il punto della situazione. Con le immagini è tutto più semplice, in un certo senso, parlano da sole. E poi ho dei giganteschi problemi con l'algoritmo di Facebook che a volte nasconde i post. Qui oramai penso ci passino ben pochi affezionati.

Ho raccontato dettagliatamente la tempesta invernale che ci ha appena colpito nelle stories. Le trovate in evidenza sul mio account Instagram nel cerchietto #texasfreeze2021

Buona settimana!




 


venerdì 5 febbraio 2021

what feeds your soul

Devo confessarvi che in questi giorni sto facendo davvero tanta fatica.

Ci sono alcune cose che non vanno, ma sostanzialmente il problema è piuttosto banale. 

All'improvviso mi sono resa conto che è passato quasi un anno.

Quell'albero fuori dalla finestra era coperto di fiori quando tutto questo è cominciato e ora è sul punto di fiorire di nuovo.  
Sono sicura di non essere la sola.
Ti senti bloccato, immobile, imprigionato in una sorta di realtà parallela. 

Un anno, è passato quasi un anno.

E il bilancio in questi casi è dietro l'angolo.

Mentre tutto -a livello scientifico, personale, organizzativo, professionale - rimane avvolto nell'incertezza, non faccio altro che cercare risposte. E per ogni risposta trovata nascono altre mille domande e avanti così di palo in frasca, anche se a ben vedere c'è sempre un filo rosso a tenere tutto insieme. 

Uno dei primissimi giorni del lockdown, l'anno scorso, sono praticamente inciampata su una frase:
Usa il tuo tempo facendo quello che nutre la tua anima.

Sull'attribuzione a Frida Kahlo ho forti dubbi, ma non importa chi l'abbia detta.  Quella frase è stata la mia stella polare in questi mesi, il mantra che mi aiutava a ritrovare la rotta quando l'esasperazione annebbiava la vista. Non si può sbagliare troppo se si segue questo principio, no?

E allora le cose che nutrono la mia anima, lo sapete ormai, sono sempre piú o meno le stesse e sempre diverse, sono cose come leggere, camminare, ascoltare, disegnare, conversare... le mie piccole scialuppe.

Mi è tornato in mente quel famoso discorso di David Foster Wallace ai neolaureati, quello in cui diceva che l'unica verità con la V maiuscola è che sei tu che decidi che senso dare alla vita e che lo scopo dello studio non è la conoscenza, ma la consapevolezza di tutto quello che è reale ed essenziale, ma anche ben nascosto, proprio lì davanti ai nostri occhi. 
Noi come pesci che non si sono mai chiesti che cosa sia l'acqua. 
Ho trovato una versione ridotta che ha anche i sottotitoli in italiano, se vi interessa è qui. This is water. This is water. This is water...

In questi mesi, mi ha dato un qualche conforto leggere delle pandemie del passato. L'altro giorno per caso mi sono imbattuta in una lezione di Eva Cantarella sulle pandemie nell'antichità (qui). I paralleli con la nostra situazione attuale si sprecano, ma dopo un po' che ascolti ti chiedi... come mai si parla per quasi tutto il tempo del concetto di responsabilità personale più che delle pandemie?
E' che colpevoli o incolpevoli siamo noi, non gli dei. La pestilenza, ci insegna Tucidide, dipende da noi e dal nostro rapporto con tutto quello che ci circonda. Ecco, non so come dire, un'idea di questo tipo adesso, mi aiuta.

Un'altra cosa che mi aiuta è continuare a seguire il meno possibile l'attualità, però ho trovato interessante un podcast di Johnathan Swan (ve lo ricordate qui? Sembra passato un secolo!) che si intitola How it Happened e mette in fila con chiarezza e brevità i fatti della politica americana da novembre in poi.  Sullo stesso argomento, ma con un taglio diverso e soprattutto in italiano, è uscito da poco anche un episodio speciale di Da Costa a Costa.

Come al solito sto leggendo tanti libri contemporaneamente. 
Si tende a giudicare con sospetto questa pratica, ma io la difendo a spada tratta. Se mi ancoro su un libro, ne prendo in mano un altro e così non sento la pressione di doverli finire in fretta o il presunto senso di colpa della pila sul comodino. Cosa ne pensate? Che lettori siete?
Il dopo Trump mi ha lasciato, oltre a una sorta di stress post traumatico nei confronti delle breaking news, tutta una serie di riflessioni e conversazioni molto dense, di cui magari prima poi vi racconterò qualcosa. Non a caso, i libri che mi hanno colpito di più in questo periodo hanno in comune trattandolo in modo del tutto diverso, il concetto di libertà e la lotta dell'individuo sotto le dittature.

- Sapevate che Sympathy for the Devil dei Rolling Stones è ispirato a Il Maestro e Margherita di Bulgakov? Io no, non l'avevo mai letto.
Un libro denso e misterioso e magico, che ho trovato anche abbastanza difficile, devo ammettere. Da una trama multiforme e intricata emergono una quantità personaggi che sono immersi in una cultura e in una geografia che non mi sono minimamente familiari. Scavando dopo averlo letto, ho scoperto tante cose. Ho anche recuperato una conferenza del professor Alessandro Barbero che mi ha dato spunti e chiarito molti dubbi. I manoscritti non bruciano, questo lo ricorderò.

- Il secondo libro è La Collina del Vento di Carmine Abate. E' una saga archeologico-familiare ambientata in Calabria. Scorre via come un film, vivido. La Calabria è uno di quei posti in cui non sono mai stata, ma che ho la sensazione di conoscere.

Per quanto riguarda i podcast, mi sto appassionando a The Happiness Lab in cui Laurie Santos, docente di Yale, usa ricerche scientifiche per spiegare che cosa ci rende davvero felici o per meglio dire, più felici. Mi è piaciuto molto l'episodio intitolato Reconnect with the Moment in cui la famosa psicologa ed esperta di meditazione Tara Brach (che ha un suo podcast di meditazione, qui) spiega il suo metodo RAIN per riconoscere, consentire, investigare e nutrire le nostre emozioni.  

Visto che gennaio è finito e con lui molti dei nostri buoni propositi, vi segnalo un Ted Talk brevissimo che si intitola The 1-Minute Secret to Forming a New Habit e insegna un ottimo trucco per trovare la motivazione quando risulta completamente assente. 

Per quanto riguarda le serie, ce ne sono due che spiccano.
 
- The Wilds (Amazon) che ho trovato per caso e da cui non sono riuscita a staccarmi fino alla fine. Una sorta di Lost femminista con tanti significati nascosti che ho scoperto in un secondo momento ascoltando l'interpretazione di Marina Pierri e Carolina Capria. 

- Il secondo è Search Party (HBO). C'è qualcuno di voi che l'ha visto? Sembra lo guardi solo io. E' appena uscita la quarta stagione. Ogni stagione si ispira a un genere diverso, attori fantastici, storia surreale, adoro!

Per quanto riguarda la musica, in questo periodo ho scoperto Gordon Lightfood. Lo so, lo so, sono in ritardo di qualche decennio, ma meglio tardi che mai. C'è una canzone che più ascolto e più amo. Si intitola Oh, so sweet. 

Back when life was still only a mystery
Wasn't it good, wasn't it bad?
Or the best you ever had?
But sometimes it was, oh, so sweet


Buon ascolto, a presto.

martedì 26 gennaio 2021

il film soul di pixar è razzista?

Tempo fa per caso mi sono imbattuta in una recensione (qui) del film Soul di Pixar in cui vengono analizzati tutta una serie di nodi critici all'interno della sceneggiatura e si arriva a sostenere che il film sia razzista. 

Lí per lì non ho pensato niente di particolare. Alcune cose le ho trovate assolutamente condivisibili, altre meno. 

Il fatto è che stranamente non l'ho dimenticata, ma ha continuato a tornarmi in mente spesso. Mi ha messo a disagio, ma in modo costruttivo. Praticamente tutte le persone con cui ne ho parlato, mi hanno detto che è un punto di vista "esagerato" e che se vuoi vedere problemi ovunque, finisce che li trovi.

Ieri ho letto un bell'articolo sullo stesso argomento su The New Yorker.  E' di Namwali Serpell e si intitola Pixar's Troubled "Soul" e ho ricominciato a pensare a tutta la faccenda.

Soul è razzista? Ma davvero? Eppure mi era piaciuto così tanto.

Mi è venuta la curiosità di vedere cosa ne pensassero gli altri lettori. Ecco, raramente credo di aver letto commenti più sprezzanti e denigratori su quella rivista.

Qualcosa non torna.

Se la sola idea che un film per famiglie così popolare possa essere definito razzista o quantomeno problematico, infastidisce in questo modo, ci sono davvero dei nervi scoperti.

Trovo avvilente che ogni volta che un membro di una qualche  minoranza sollevi una questione nuova venga:

azzittito

deriso

accusato 

e non semplicemente

ascoltato. 

Quello che traspare da quei commenti e da alcune conversazioni che ho avuto in buona sostanza è: invece di essere "contenti" che finalmente fanno un film importante con un protagonista nero, si lamentano. Si lamentano sempre. Sono loro il problema.

Non credo assolutamente sia così.

Sì, il film mi è piaciuto molto quando l'ho visto.

No, non l'ho interpretato in chiave razziale, ma solo filosofica.

Il fatto che io, come molti altri bianchi con cui ho parlato non abbia considerato il colore dei personaggi, ha un significato? Forse sì. Forse la questione razziale non è in cima alle mie preoccupazioni in ogni momento della mia vita. Altri non hanno il privilegio di dimenticarsene, nemmeno per la durata di un film.

Penso che il film Soul di Pixar sia razzista? Non lo so, ci sto ancora pensando. Voglio ascoltare altre persone di colore, voglio sapere cosa ne pensano loro, è questo che importa.

Se potessi comunque direi a chi mi ha fatto riflettere su tutto questo solo una parola: grazie.

Grazie per avermi messo in difficoltà. E' così che ci si accorge delle cose, anche dei propri bias e ci si mette in discussione. E si migliora.

Un protagonista nero è un passo avanti, ma questo non significa che non se ne possano fare degli altri.   

martedì 12 gennaio 2021

not so fast

Camminando molto in questo periodo, noto con facilità piccoli e grandi cambiamenti intorno a me.

Negli ultimi mesi nel mio quartiere sono spuntati un paio di yard signs di Black Lives Matter. Mi è sembrato piuttosto normale dopo tutto quello che è successo l'estate scorsa.
L'altro giorno però dopo l'assalto di Capitol Hill una famiglia che -non conosco personalmente, ma che ho ben presente perchè si distingue tutti gli anni per la creatività delle decorazioni di Halloween- ha issato una bandiera gigantesca di BLM. Davvero enorme, bianca e nera, sembra quasi una bandiera dei pirati ed è stata messa proprio dove tradizionalmente vedi sventolare le bandiere americane. A quel punto, mi sono fermata a pensarci molto bene a quelle bandiere e a quei cartelli. Ho realizzato che quella famiglia è nera e che anche gli altri cartelli più piccoli che avevo visto erano stati messi fuori da famiglie nere. Non ce ne sono molte nel mio quartiere di famiglie nere.
Noi raramente mettiamo cartelli o bandiere in giardino. Abbiamo avuto una brutta esperienza ai tempi di Obama e abbiamo deciso di esprimere le nostre opinioni politiche in altri modi, soprattutto attraverso donazioni alle forze politiche che vorremmo avanzassero.
Però in questo caso specifico, ho pensato 'vado a casa e ordino immediatamente un cartello di BLM'. Odio il fatto che solo i neri si espongano per questa causa che certamente non riguarda solo loro, ma tutti noi come società.
Not so fast.
Sono stata fortemente sconsigliata da più persone. C'è molta tensione in questo momento. Mentre all'estero qualcuno si sconvolge all'idea che l'uomo più potente del mondo sia stato cacciato dai social media come se il problema fosse la libertà di parola (ha a disposizione tutti i mezzi del caso per comunicare in qualunque momento con milioni o miliardi di persone alla volta) e non il fatto che li stava usando per organizzare altre rivolte violente, qui si teme, probabilmente a ragione, che quello che abbiamo visto il 6 gennaio fosse solo l'inizio.
Quindi c'è bisogno di prudenza, alla fine me ne sono lasciata convincere anch'io. Però io dico, se noi bianchi privilegiati fino al midollo abbiamo tutta questa paura, quanto coraggio avrà dovuto tirare fuori quella famiglia nera per sfidare il vicinato composto sicuramente anche di un sacco trumpisti/razzisti/suprematisti con quella bandiera gigantesca?
Se io penso che non posso rischiare perchè ho due bambini, so che anche loro hanno due figli e che tra l'altro rientrano perfettamente nella categoria di quelli per cui questo movimento è nato.
Vorrei almeno scrivere una lettera ai miei vicini per dimostrargli la nostra solidarietà e per rassicurarli che l'abbiamo vista quella bandiera e che come tanti altri siamo dalla loro parte, ma chissà come verrebbe presa. In fondo sono solo parole.
Oggi la vignetta del New Yorker mostrava Godzilla che inceneriva la città mentre un tale rassicurava un gruppetto di persone rifugiatesi sulla cima di un edificio: 'Buone notizie! Fra una settimana se ne va!'.
Ecco io mi sento un po' come quelle persone, aspetto col fiato sospeso che il mostro se ne vada.

domenica 10 gennaio 2021

gatti volanti e tagli di capelli

 Io a Mr. J:

- Nice haircut!
Joe passa in quel momento e si entusiasma:
- Wow! You mean you've got a flying cat?
Che ci posso fare?
Mi fa fatica pronunciare le H.

giovedì 7 gennaio 2021

la resa dei conti

Mi avete chiesto come sto e mandato abbracci. Vi ringrazio.

Sto bene, stiamo tutti bene. E' solo che a volte, mentre tutti dicono la loro, è giusto prendersi un attimo per tirare il fiato e pensare.
Una cosa è assodata: la giornata di ieri non la dimenticheremo.
La sera precedente ero andata a dormire presto senza nessuna voglia di seguire le elezioni in Georgia. Troppo stress. Se i due candidati democratici, Jon Ossoff e Raphael Warnock, non avessero prevalso la vittoria di Biden sarebbe stata mutilata ed era molto probabile che succedesse. Immaginerete la gioia quando al risveglio abbiamo saputo che invece tutto era filato liscio come l'olio. L'organizzazione di Stacey Abrams ha funzionato, la mobilitazione dei democratici è stata enorme e hanno vinto. Una vittoria così netta in uno stato come la Georgia è un sogno e indica chiaramente un cambiamento di rotta. Secondo Barack Obama, Johns Lewis ci ha sorriso da lassù.
Poi c'è stata anche la nomina di Merrick Garland a procuratore generale. Chi segue la politica americana sa cosa significhi a livello simbolico. Si tratta del candidato alla corte suprema legittimamente scelto da Barack Obama e ingiustamente bloccato dall'azione spregiudicata di Mitch McConnell.
Tutto bene quindi. Cominci ragionevolmente a sperare che le cose si possano rimettere in ordine, anche per quanto riguarda la pandemia, la distribuzione dei vaccini e tutto il resto. Un paio d'ore dopo scoppia il delirio che abbiamo visto.
Non si può certo dire che sia stata una sorpresa.
La manifestazione era stata ampiamente annunciata e pubblicizzata. Nei giorni precedenti alcuni di voi infatti mi avevano chiesto se avessi paura e avevo risposto di no. La sensazione per me, da qui era ed è ancora che Trump stia scomparendo. Resta il fatto che i suoi fan sono armati fino ai denti e che lui ripeteva da mesi che non avrebbe concesso la vittoria a Biden e che le elezioni erano state truccate. Ricordate quel vergognoso primo dibattito presidenziale? Si rivolse direttamente ai Proud Boys con un ordine: "stand back and stand by", state fermi e pronti all'azione. Piu di così? E il segnale difatti è arrivato ieri preciso e puntuale nel comizio con cui ha arringato la folla adorante giunta da ogni dove per lui. Li ha invitati a invadere Capitol Hill promettendo che li avrebbe addirittura accompagnati: in realtà poi come sappiamo si è limitato a godersi lo spettacolo in poltrona come tutti noi.
Mi è spiaciuto tantissimo vedere gli occhi di Joe riempirsi di lacrime. Immagino l'impatto che quelle immagini abbiano avuto sui bambini americani. Succede una cosa simile e la prima cosa che fai è accendere la tv, invece è sbagliato se hai dei bambini vicino. Bisognerebbe sì spiegare tutto, ma anche tutelarli dall'ansia delle breaking news. Mi è tornato in mente il senso di sgomento che provavo quando la prof teneva la radio accesa in classe per sentire gli aggiornamenti della guerra del Golfo.
Joe si è tranquillizzato dopo aver ascoltato il discorso di Biden. Gli ho detto vedi? E' questo il presidente che è stato eletto, niente paura, e siamo andati a fare un giro.
Lui non sa che pochi minuti dopo Trump è riapparso con un video per dire ai manifestanti non solo di andare a casa ma anche che hanno ragione, che li ama e che sono molto speciali. Roba da matti.
E' stato un momento vergognoso e terribile, ma rimango fiduciosa sulla lunga distanza. Anzi ora è tutto ancora più chiaro anche per chi magari ha votato per lui, ma non fa parte della cosiddetta 'base'.
Conosco di vista un tizio fuori di testa così, uno solo, uno della base. E' interessantissimo andare a vedere quello che posta. Al momento lui è convinto che quelli che sono entrati a Capitol Hill non siano i supporters di Trump, ma gli Antifascisti, pensate un po'. Complotto, c'è sempre un complotto.
Sono cosciente che ci siano molti personaggi come lui in giro e abbiamo visto di cosa sono capaci, ma si tratta pur sempre di una minoranza. Lo sono sempre stati in minoranza. Non scordiamoci che Hillary Clinton prese tre milioni di voti più di Trump e Biden sette. Come dice Obama però ora non bisogna rilassarsi pensando di avere schivato un proiettile, al contrario è proprio questo il momento di mettersi al lavoro più che mai per cambiare le strutture che hanno permesso a questo fiasco di realizzarsi.
Vi dirò la verità, ho avuto molta più paura a novembre oppure l'estate scorsa quando guardavamo militari senza insegne di riconoscimento sequestrare i manifestanti di Black Lives Matter a Portland e nessuno interveniva.
Non mi piacciono quelli che si scandalizzano, quelli che dicono che queste cose succedono solo nelle repubbliche delle banane.
La democrazia è fragile ovunque, per definizione e va rispettata.
Tante cose in questi quattro anni sono stati degni di una repubblica delle banane, a partire dalla candidatura stessa di Trump.
Ora abbiamo sperimentato sulla nostra pelle cosa succede quando si gioca con il fuoco e che ci serva da lezione.

sabato 26 dicembre 2020

com'è andata

 Allora com'è andato questo Natale pandemico?

Quaggiù inaspettatamente bene. Siamo stati da soli, a casa. Nessuna aspettativa e nessun piano di nessun tipo quest'anno.
Il pomeriggio della Vigilia ho fatto i soliti biscotti con i bambini usando una vaghissima e vecchissima ricetta di mia madre che come per magia funziona sempre alla perfezione.
Devo aver preso da lei l'odio per le ricette precise. Infatti ogni anno non mi segno come ho fatto e ogni anno improvviso. Ormai quella dei 'biscotti rischiosi' è diventata una tradizione a sè.
Mr J ha cucinato tutta la cena del 24 seguendo la tradizione americana. Le ricette americane invece sono precisissime, non so se ci avete mai fatto caso.
Il giorno di Natale di fatto abbiamo mangiato gli avanzi sul divano, guardando film, sonnecchiando, giocando, leggendo. Abbiamo guardato Soul di Pixar che mi è piaciuto tantissimo. Poi quando è scesa la sera siamo usciti in giardino, abbiamo acceso il fuoco, ci siamo seduti intorno e abbiamo parlato, bevuto, arrostito marshmallows, ascoltato Vince Guaraldi.
E' stato tempo di qualità, tempo prezioso per ricaricarsi.
Respirare. Che festa.
Tanto che mi sono chiesta...valeva la pena affannarsi tanto in passato? Mi sono mancate le persone, non certo la tavola apparecchiata in un certo modo o qualche altra tradizione.
Il vero senso delle cose, dicevamo.
Questo 2020 vuole sempre dirci qualcosa.
🎄

mercoledì 23 dicembre 2020

you can’t beat death but you can beat death in life, sometimes

In questi giorni vi ho chiesto su Instagram e Facebook che cosa vi ha dato e che cosa vi ha tolto questo 2020. La risposta che più mi ha emozionato, anche se ce ne sono state varie, è stata "mi ha dato il vero senso delle cose"

L'ho chiesto a voi perchè lo stavo chiedendo a me stessa e mi si erano aggrovigliati tutti i pensieri e le emozioni su questa domanda.

Tutto è partito da una vecchia foto della mia adorata Ragazzina


Pimpante, il mio cane, che dormiva sotto l'albero di Natale qualche anno fa. 

La prima cosa che ho pensato è stata che il 2020 mi ha portato via lei e, insieme a tutto il resto, è stato un gran brutto colpo da cui ancora mi sto riprendendo. Tutto il resto cioè il viaggio in Italia e la possibilità di rivedere i miei cari, il mio amatissimo lavoro, la scuola per Joe e Woody, la maggior parte degli amici che non sono morti per fortuna, ma che purtroppo non ho più rivisto e francamente alcuni di loro non so nemmeno se li rivedrò quando tutto questo sarà finito.

Il 2020 è stato un anno eccezionalmente difficile e complesso per tutti. Perfino la cosa migliore che mi sia successa nel 2020, l'arrivo di due bambini meravigliosi, mi provoca un certo dolore perchè non sono potuta essere presente al momento e non so quando potrò esserlo.

Diciamo la verità, demoralizzarsi pensando al 2020 è un gioco da ragazzi. A me sembra in un certo senso di aver perso tutta la mia vita per come la conoscevo.

Però la verità è anche che non mi sento per niente depressa, anzi mi sento più forte. Insomma, io credo che nonostante tutto il 2020 mi lasci migliore di come mi ha trovato e questo è ciò che poi conta. 

Qualcuno mi ha detto che questo è l'anno del 'meglio di niente', ma io rifiuto questo tipo di visione. Ho ripetuto mille volte a Joe e Woody, anche quando a essere triste e delusa ero io per prima, "ricordiamoci che siamo fortunati" ed è una cosa che credo ci abbia salvato e ci abbia fatto crescere tutti insieme.

Un grande senso di gratitudine, un senso di gratitudine vero, quotidiano, non per modo di dire, per tutto quello che abbiamo, che sia tanto o poco. Anche solo Cioppi in giardino, un bosco da esplorare, una nuvola passeggera.

Obiettivamente qui negli US la situazione è drammatica. Anche se, come vi ho sempre raccontato, tutto sembra scorrere come prima, gli ospedali sono pieni e i morti non fanno che aumentare ogni giorno. Eppure ora non si respira più solo 'denial', incapacità di accettare la realtà, ma anche e soprattutto speranza per il futuro.

C'è il vaccino ora. E non c'è più Trump. Cioè ovviamente c'è, è ancora presidente, ma il modo in cui se ne parla sui media è del tutto diverso. Non avete idea di cosa sia stato svegliarsi per quattro anni ogni mattina con l'ansia di quello che avrebbe detto o fatto. 

Gratitudine e speranza ci stanno accompagnando nell'anno nuovo.

Alcuni rapporti si sono spezzati, ma devo dire che altri, forse ancora più profondi, si sono fatti spazio e sono germogliati nell'incertezza connaturata al 2020. 

E poi tanti libri, tanta musica, tanti film e serie, qualche mostra, qualche visita a qualche museo.

Nel 2020 ho ritrovato in un certo senso la sensibilità dei vent'anni. Tutto mi ha toccato con un'intensità superiore e questa è una cosa che nel bene e nel male, spero di non perdere.

Mi viene in mente un poesia che si intitola The Laughing Heart, Il Cuore che Ride, di Bukowsky.

Your life is your life
don’t let it be clubbed into dank submission.
Be on the watch.
There are ways out.
There is a light somewhere.
It may not be much light but
it beats the darkness.
Be on the watch.

The gods will offer you chances.
Know them.
Take them.
You can’t beat death but
you can beat death in life, sometimes.

And the more often you learn to do it,
the more light there will be.
Your life is your life.
Know it while you have it.

you are marvelous
the gods wait to delight
in you.


La tua vita è la tua vita.
Non lasciare che le batoste
la sbattano nella cantina dell’arrendevolezza.
Stai in guardia.
Ci sono delle vie d'uscita.
Da qualche parte c’è luce.
Forse non sarà una gran luce
ma la vince sulle tenebre.
Stai in guardia.
Gli dei ti offriranno delle occasioni.
riconoscile, afferrale.
Non puoi sconfiggere la morte
ma puoi sconfiggere la morte in vita, qualche volta.
E più impari a farlo di frequente
più luce ci sarà.
La tua vita è la tua vita.
Sappilo finché ce l’hai.
Tu sei meraviglioso
gli dei aspettano di compiacersi in te.

domenica 13 dicembre 2020

piccole scialuppe

Ehi voi, come state? 

Io bene però -non so se succede anche a voi- in questo periodo ho bisogno di non pensarci troppo a come sto. Preferisco pensare a come stanno gli altri, ad aiutare, se posso, in qualche modo e a usare bene il mio tempo.

Per esempio, lo sapete che qui c'è stato il Giving Tuesday? Tutti conoscono il Giorno del Ringraziamento, il Black Friday e perfino il Cyber Monday, ma pochi all'estero credo abbiano mai sentito parlare del Giving Tuesday. Si tratta del martedi dopo Thanksgiving, un giorno in cui l'idea è fare finalmente qualcosa per gli altri dopo essersi rimpinzati per bene. Il Giving Tuesday, spiega il sito ufficialeè un movimento di generosità globale. L'incentivo a donare è dato dal fatto che spesso in questo giorno in particolare ci sono degli sponsor che promettono di raddoppiare tutte le donazioni. Quest'anno l'ho sentito più del solito. Il giorno dopo aver donato, ho trovato 20 dollari. Significherà qualcosa? 

In realtà, passavo da queste parti per condividere come al solito con voi un po' delle mie piccole scialuppe, tutte quelle cose che mi aiutano a stare a galla e che mi migliorano la vita. Voi fate lo stesso se vi va.

- L'ultima scialuppa in ordine di tempo è un corso di acquarello contemporaneo online che mi sta appassionando. Il fascino dell'acquarello per me sta  nell'imprevedibilità degli effetti, ma mi sono resa conto che è necessario imparare a gestire quell'imprevedibilità, altrimenti si trasforma in frustrazione e finisce che lascio perdere. Se per caso ci vedete una qualche metafora in tutto questo non siete soli. Sto passando delle fantastiche serate (e nottate...) a fare i miei esercizi.

Voi fate dei corsi online in questo periodo? Io ne ho seguiti vari dall'inizio della pandemia, ma questo è finora il mio preferito perchè mi costringe anche a fare. Ho bisogno di usare le mani, possibilmente di sporcarmele, e staccarmi dagli schermi.

- A proposito di studio, fra le cose che mi sono segnata per voi, c'è una belliiiissima lezione di Umberto Galimberti su Heidegger. La trovate su YouTube, qui.

Ne ho parlato un po' con Joe. Gli ho raccontato del mondo delle idee di Platone e dal modo in cui ha reagito, mi sono resa conto che la filosofia si adatta perfettamente alla sua forma mentis già da ora a 10 anni. Qui non credo si studi filosofia nemmeno al liceo ed è un peccato. Un filosofo mi ha consigliato di ascoltare con lui il podcast australiano Short and Curly che provoca grandi discussioni e riflessioni sul piano etico. Mi piace molto il modo in cui è impostato. Per farvi un'idea, se avete mini-filosofi a portata di mano, ascoltate l'episodio in cui si discute se si debba fare tutto quello che dicono i genitori. Lo trovate qui, dura 5 minuti, ma vedrete i loro occhi spalancarsi e quale soddisfazione più grande di guardare gli occhi di un bambino spalancarsi?

Per quanto riguarda questioni filosofiche anche molto quotidiane, ho scoperto un altro podcast che si intitola No Stupid Questions. E' condotto da Stephen Dubner, uno degli autori di Freakonomics, e da Angela Duckworth, psicologa e docente universitaria che studia in particolare l'autocontrollo e il coraggio. Uno dei miei episodi preferiti è il n.25 in cui si chiedono se l'edonismo sia da preferire all'autocontrollo e ti fanno riflettere, fra le altre cose, sulla differenza fra quello che vogliamo e quello che vogliamo volere. Temi interessanti affrontati con il sorriso. Tutte le loro opinioni sono supportate da dati scientifici.

- Se vi è piaciuto il film Call Me By Your Name, vi consiglio in modo entusiastico (ohibò) We are Who We Are di Luca Guadagnino. Si parla di adolescenti in cerca di se stessi e adulti spesso in crisi con in sottofondo una sorta di dialogo costante fra Stati Uniti e Italia perchè la vicenda è ambientata in un'immaginaria, ma realistica base militare veneta. Alla fine di ogni episodio ci sono preziosi approfondimenti degli autori Luca Guadagnino, Francesca Manieri e Paolo Giordano e il punto di vista degli attori. We Are Who We Are racconta il sogno di essere accettati e amati in tutto e per tutto per quello che si è.

- Dopo quattro anni di Trump, sono un po' in una fase di disintossicazione politica. Vi segnalo solo un reportage che mi ha colpito. Come forse sapete ho passato qualche giorno di vacanza in Oklahoma recentemente (qui). Impossibile non notare le insegne delle chiese super conservatrici, i manifesti contro l'aborto, le bandiere pro Trump e...i negozi di marijuana ovunque. Stranissimo. Questo reportage spiega come uno degli stati più conservatori sia diventato improvvisamente il più all'avanguardia di tutti nel campo della legalizzazione delle droghe leggere. Se vi interessa l'argomento lo trovate su Politico e si intitola How One of the Reddest States Became the Nation’s Hottest Weed Market.

- Per quanto riguarda la musica, è uscito un Tiny Desk concert di Michael Kiwanuka (qui) che è semplicemente meraviglioso. Da ascoltare in macchina da soli o sdraiati sul divano con un bicchiere di vino o una tazza di té caldo a seconda dei gusti. 

- Il libro che ho amato di più in questo periodo è un super classico che non avevo mai letto. 

“Per quanto brevi, discontinui, spesso penosi, per via delle sue assenze o delle interruzioni, i loro incontri avevano comunque avuto sulla sua vita effetti incommensurabili. C'era un mistero in tutto ciò. Ti veniva dato un seme secco, aguzzo, sgradevole - l'incontro in sé, il più delle volte terribilmente penoso. Eppure nella distanza, nei posti più impensati, sbocciava, fioriva, emanava il suo profumo, ti lasciava toccare, gustare, guardarti intorno, percepirlo e comprenderlo nella sua interezza, dopo che per anni lo si era smarrito.”
- Virginia Woolf, La signora Dalloway

Vi lascio così. 

Buona domenica. 

Alla prossima.

giovedì 10 dicembre 2020

prima che scappi via

Ho avuto un pensiero abbastanza ottimista ieri. Devo dire che non mi capita spessissimo ultimamente.

Me lo segno prima che scappi via.

Ragionavo sul compleanno di Joe, su quanto mi avesse inizialmente demoralizzato il fatto di dover trovare un modo di festeggiarlo durante la pandemia mentre non sentivo nessuna voglia di festeggiare.
Alla fine invece ho avuto un'idea abbastanza geniale (che non avrei mai avuto in un'altra situazione perchè come dico sempre poi le limitazioni aiutano la creatività) e lui ha ripetuto talmente tante volte che è stato il compleanno più bello della sua vita, che comincio quasi a crederci.

Il suo grandissimo amico ha bussato alla porta a sorpresa una mattina e siamo andati a scavare fossili in mezzo al nulla. Siamo arrivati , a un'ora e mezza da casa, e non c'era letteralmente nulla, proprio come diceva il sito, nemmeno il servizio telefonico, nemmeno una vera strada in realtà. E invece, forse anche proprio per questo, pazza gioia. Una giornata memorabile. Abbiamo trovato un sacco di fossili e di divertimento (qui).
Missione compiuta. "With a little help from my friends" come sempre (perchè non era mica scontato che i genitori dell'amichetto avessero voglia di farsi più di tre ore di macchina per fare questa genialata).
La mia più grande preoccupazione in questi mesi, e non solo mia ma suppongo di tutti i genitori, riguarda ciò che i bambini stanno perdendo della loro infanzia, tutto quello che io ho avuto e dato per scontato e che per loro adesso non c'è.
Ho realizzato l'altro giorno all'improvviso che il piccolo Woody ha passato un quinto della sua vita in lockdown. Mi vengono le vertigini a pensarci.
Eppure se la pandemia finisse domani credo che davvero potrebbero dire di avere fatto in qualche modo tesoro di questa esperienza.
Gli abbiamo mostrato come si resiste alle avversità. Abbiamo fatto un ottimo lavoro, credo. Ho avuto un'estate difficilissima, ma poi mi sembra che una volta accettata la situazione, sia uscito un po' il meglio di me.
Ci siamo divertiti tanto, abbiamo inventato giochi, abbiamo passato del tempo all'aria aperta tassativamente, con qualunque temperatura, tutti i santi giorni. Abbiamo tutte le nostre canzoni, i nostri scherzi che capiamo solo noi.
La vita non si è fermata. Siamo andati avanti e abbiamo trovato gioia nelle più piccole cose.
Woody è quello che soffre di più dall'inizio. A volte chiede 'quando finisce la pandemia?' ma appena provi a rispondere dice 'non mi piace parlare di queste cose, basta, non parliamone più'.
A Joe manca moltissimo la scuola, lo so anche se lui non si lamenta mai. Ne abbiamo parlato solo una volta e come sempre, mi ha lasciata di stucco:
- Sai, questo discorso mi fa venire in mente un libro che ho letto - e ha citato a memoria:
"Non sai mai quanto vale l'acqua finché il pozzo non si prosciuga. Non conosci l'importanza di qualcosa finchè non la perdi".

Questi sono insegnamenti che resteranno per la vita, mi dico congratulandomi con me stessa.
Poi però subentra la vera me, quella decisamente non ottimista che osserva...sì certo, peccato che non è mica finita.
Chissà cosa potrà succedere ancora in questo lungo inverno. Chissà quanti disastri sarai in grado di provocare, quanti ne succederanno.
Ieri qui si sono superati i tremila morti. Oramai i giornalisti non sanno più che paragoni inventarsi per fare capire la gravità della situazione. Siamo ben oltre un 11 settembre al giorno eppure c'è una sorta di follia generalizzata per cui tutto è normale, tutto procede come prima per chi non è ammalato.

La cosa più difficile da accettare dall'inizio di questo dramma collettivo a oggi, è proprio il fatto che tante cose ora semplicemente non le sappiamo e ci toccherà aspettare, magari molti anni, per dare un senso a questo tempo.
Nel frattempo pensiamo a mettere un piede davanti all'altro e ad avanzare sempre, meglio che possiamo.

venerdì 4 dicembre 2020

la controversia natalizia

La maestra di Woody ha mandato un'email alle famiglie alla fine di novembre per prevenire ogni possibile polemica o protesta sulle feste. Mi sembrava di sentire in sottofondo: "Perché al giorno d'oggi non si può più fare niente senza che qualcuno si offenda, signora mia". A dicembre si parlerà di varie tradizioni in giro per il mondo, non solo del Natale cristiano, e comunque anche parlare del Natale è in perfetto accordo con la normativa educativa texana. Zitti tutti. Si è spinta fino a chiedere alle famiglie che non credono a Babbo Natale di dire ai figli di non fare la spia, praticamente di non rovinare la festa agli altri.

Oggi c'era la lezione sull'Italia. Un PowerPoint con un minestrone per niente accurato di tradizioni. Ma non è solo questo il problema. Ha scelto di affrontare ben 4 diversi paesi europei, gli Stati Uniti, il Messico, l'India, Israele e l'Africa. Lo vedete anche voi che non va? Tanta Europa, nessuna rappresentazione dell'Oceania, dell'estremo Oriente e poi soprattutto ancora mettiamo tutta l'Africa in un solo calderone? L'Africa non è una nazione, è un continente enorme pieno di enormi differenze culturali e naturali.

Seguendo da vicino il programma quest'anno, ho visto tante contraddizioni di questo tipo. Mi fa rabbia non poter essere lì a scuola e fare la mia parte per migliorare le cose dall'interno come ho sempre fatto in passato. Stavolta mi tocca stare a guardare. So che la maestra sta facendo tutto quello che può. In questo momento storico, come genitore puoi solo ringraziare perché davvero non si può dare nulla per scontato. Il fatto è che il prossimo anno questi concetti verranno insegnati allo stesso modo perché è così che sono sempre stati insegnati, la questione è strutturale.

È difficile cambiare atteggiamento su materie che sono state presentate allo stesso modo da decenni, ma io penso sempre a Maya Angelou: "When you know better, you do better".

Come insegnante mi sono sempre fatta mille scrupoli, anche solo a fare un albero di Natale a scuola. Non credo di essermi fatta problemi inutili. È difficilissimo parlare a tutti gli studenti nella loro estrema diversità ed essere coerenti sempre con tutti. Ho cercato dei compromessi, ho sbagliato di sicuro, ho fatto del mio meglio.

Però.

Trattare l'Africa come una nazione è una di quelle cose che per me passano il limite. Ci sono errori veniali, accettabili e altri che proprio no, per mille motivi devono farci reagire.

Che idea può farsi un bambino americano di 5 anni a cui viene raccontata la più piccola tradizione tedesca o italiana ma a cui viene presentato un intero continente in poche righe, con superficialità, senza nessuna cura? Che idea si farà mio figlio bianco, europeo, e che idea si farà il suo compagno afroamericano?

Bisogna pensarci a queste cose altrimenti non cambierà mai niente.

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mercoledì 2 dicembre 2020

a proposito di comunicazione

 

Ieri ho appreso la notizia di Elliot Page sui media americani e l'unica cosa che ho pensato è stata 'evviva, speriamo che presto una storia del genere non faccia più notizia'.
Oggi sul feed di FB mi appare la versione del Corriere.
Divertitevi pure a trovare le differenze.
Mi chiedo.
Perché un giornale importante come il Corriere tratta i suoi lettori come degli inetti? Perché non ha scelto di alzare il livello della conversazione e lasciare che il pubblico si adeguasse?
E infatti le reazioni cambiano completamente a seconda del tono con cui viene data la notizia.
Sotto al post di NPR ho letto solo commenti di ammirazione e rispetto, alcuni sono molto personali e commoventi.
Dobbiamo renderci conto che questo tipo di comunicazione ha implicazioni reali e concrete sulla vita delle persone.
Il tanto vituperato politicamente corretto è una conquista di civiltà.