mercoledì 28 luglio 2010

(a)normalita'

Mi e’ successa una piccolissima cosa l’altro giorno. Al supermercato, anche se avevo solo due sacchetti, alla cassa mi e’ stato chiesto se avevo  bisogno di una mano con la spesa fino alla macchina. Ho risposto di no, ma mi ha fatto piacere perche’ immagino che allora forse finalmente sono uscita dalla fase grassissima o incinta e cosi’  l’ho raccontato alla mia mamma che vuole sempre sapere tutto della pancetta.

- Ma lo conosceeevi!

- No, e’ questo il bello!

- Ma va, lo conoscevi!

- Nooo!

- Ma magari non ti ricordi e lui invece si’…

- Ti dico di no!

- Ma scusa: uno ti chiede se hai bisogno di una mano con due buste cosi’, senza averti mai visto prima?!

Ecco, io a questa cosa qua non ci avevo nemmeno pensato. Oramai mi sembra la cosa piu’ normale del mondo che la gente sia cosi’, che ti aiuti.

Sara’ proprio vero, che con il passare del tempo si tendono a dimenticare i dettagli negativi.

sabato 24 luglio 2010

et voila’

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“….E chissà se si può capire
Che milioni di rose non profumano mica
se non sono
i tuoi fiori a fiorire…”  :)

 

 

 

p.s. Grazie!

giovedì 22 luglio 2010

pensieri sul sesso?

E cosi’ ti succede magari che un’amica ti chieda candidamente ‘pensieri sul sesso?’ e tu parta per tutta una tua riflessione sull’argomento per poi essere interrotta da un finto colpo di tosse.

- Dicevo…Maschio? Femmina?

In questa particolare situazione, cominci a un certo punto a fare molta fatica a dormire. Chiedi al tuo dottore che ti rassicura: Non preoccuparti potra’ solo peggiorare. Al massimo prova il body pillow.

Quel che forse e’ peggio e’ che il body pillow, nel mio caso funziona. Certe dormite.

Ora siamo praticamente in tre: io, lui e Raúl, il body pillow.   P1030789

Buonanotte, dico facendo capolino da dietro il body pillow.

- Ci vediamo a gennaio.

mercoledì 21 luglio 2010

public display of affection

In questo periodo passo spesso i pomeriggi in piscina  e ovviamente, essendo finita la scuola ci sono un sacco di ragazzini, piu’ o meno come in Italia. In Italia pero’ gli adolescenti si baciano, si abbracciano, camminano mano nella mano, hanno le prime cotte, qui a guardare cosi’ sembrerebbe quasi di no. Femmine da una parte e maschi dall’altra. Ci ho fatto caso l’altro giorno perche’ stranamente ho visto una coppietta di quindicenni o sedicenni. Sono stati tutto il tempo a parlare in acqua, senza sfiorarsi. La madre di lei controllava tutto a un paio di metri e alla fine se ne sono andati tutti insieme. Mi fa riflettere il fatto che le manifestazioni d’affetto in pubblico (public display of affection) siano viste con tanto imbarazzo in un paese dove le gravidanze adolescenziali sono davvero un problema sociale. In Italia, non mi sembra: nessuna delle mie amiche, conoscenti o compagne di classi e’ mai rimasta incinta al liceo, qui diverse tra le poche persone che conosco.

Mi sembra la prova che ancora una volta proibire crea esattamente l’effetto contrario.

martedì 20 luglio 2010

dog pooper scooper service

Sempre per la serie ‘il consumismo che ti consuma’, sono stata messa a conoscenza dell’esistenza del servizio di raccoglimento cacca di cane nel giardino di casa. Mi e’ stato raccontato con ironia da un conoscente, pero’ mi sono incuriosita. Cosi’ ho fatto una breve ricerca e ho visto che non e’ per niente uno scherzo, si tratta di una cosa seria. Avere un raccoglitore di cacca un paio di volte la settimana mi costerebbe 95 dollari al mese, mica bruscoletti. Dal loro sito:
“Perche’ diavolo dovrei assumere un raccoglitore di cacca per raccogliere la cacca del mio cane?
Principalmente perche’ 1. Tu odi farlo e 2. Noi amiamo farlo!”
Certo che non ci vuole davvero nulla per fare i soldi in questo paese. Sta tutto nel saper vendere la propria   idea, per quanto folle possa essere, e poi ci sara’ sempre qualcuno disposto a comprarla.

lunedì 19 luglio 2010

il mio cane mi fa piangere

Va bene, in questo periodo avro’ anche la lacrima facile, ma lui NON mi aiuta.

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Tutte le sere, si siede sulla poltrona blu e guarda il tramonto dalla finestra. E sospira.

E il mondo con lui.

venerdì 16 luglio 2010

misteri contadini

Questo e’ stato il nostro raccolto dell’anno scorso:

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Le tre pesche piu’ buone della storia, se n’e’ parlato per un anno. Sembrava impossibile il nostro alberello appena nato potesse produrre tale paradisiaco sapore.

 

 

 

 

 

 

E questo e’ quello che lo stesso alberello e’ stato capace di fare quest’anno:

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Decine e decine di pesche. Un’esplosione. Dice il contadino che effettivamente, il pesco certe volte fa cosi’: esplode.

E va bene. La questione e’: che cosa ci facciamo ora con cento pesche? E soprattutto come? (Deve essere facile…)

Ne regalero’ un po’ in giro, ma qui sono quasi tutti in vacanza, ne avanzeranno sempre parecchie…

Idee? Suggerimenti?

giovedì 15 luglio 2010

bambini e bambini adottivi

Qualcuno si e’ stupito perche’ non ho chiamato per dire che aspetto un bambino, ma io non ci trovo nulla di strano invece perche’ ricordo molto bene di averlo fatto: qualche mese fa, quando abbiamo annunciato a tutte le persone che hanno un’importanza nella nostra vita che aspettavamo un bambino, un bambino da adottare. Qualcuno aveva capito perfettamente il senso di attesa e di gioia che stavamo provando, qualcun’altro, purtroppo no. Un’adozione aperta e un bambino con la pelle di un colore diverso dal nostro, c’erano varie cose da digerire forse, ma il piu’ delle volte non si e’ nemmeno arrivati a quel punto, ci si e’ fermati al concetto di adozione in se’. Alcuni non capivano il perche’, specialmente in famiglia (siete cosi’ giovani…). La reazione piu’ divertente era stata quella di una delle mie migliori amiche che si offri’, seriamente, a quanto pare si era gia’ informata su tutto, come madre surrogato cosi’ almeno il bambino ha il vostro stesso dna (amica americana, chiaro). Era come se loro, i nostri cari, dovessero in qualche modo elaborare la fine dei sogni e dei progetti che avevano per noi e in qualche caso, come se gli stessimo addirittura dando una grande delusione. Alcuni non riuscivano a essere felici per noi, nemmeno a dissimularlo, e ora vedere i salti di gioia e le lacrime di commozione di quelle stesse persone mi provoca un leggero fastidio. Ci avete mai provato a dire alle persone che amate che avete fatto una scelta importante, che quella scelta vi rende felici e vedere dall’altra parte, molte volte la tua stessa gioia e molte altre, il niente se non addirittura la disapprovazione? Sono omosessuale, voglio prendere i voti, voglio il divorzio, cose cosi’. Sono prove che ti fanno capire chi vale e chi no quando magari preferiresti non saperlo e avere solo un po’ di calore in un momento delicato della tua vita. E’ cosi’ difficile gioire per la gioia degli altri senza domandarsi noi cosa faremmo al loro posto? Non capisco quelli che mi dicono sono ancora piu’ felice per te ora, vedrai e’ tutta un’altra cosa. Mi fa piacere l’entusiasmo, certo, e’ splendido, ma mi sembra che questo tipo di affermazioni implichi un giudizio di valore, e chiaramente agli occhi dei piu’ l’adozione e’ quella che ne ha meno. Vero? Falso? Io non lo so, ho un’idea certo, ma non ho provato nessuna delle due cose ancora. Perche’ mettere qualcosa di cosi’ intimo e spirituale su questo piano? Non ne vedo l’utilita’ per nessuno e poi non e’ cosi’ semplice. Sembra che tutti sappiano perfettamente come ti senti, ma non sanno proprio niente. Io non potrei sapere niente di quello che prova un’altra persona, anche una che ha fatto un persorso simile al mio. Siamo tutti diversi, strati su strati di sentimenti e di esperienze uniche. Ma i bambini no, loro, per i loro genitori, chiunque essi siano, sono tutti uguali.

mercoledì 14 luglio 2010

con una fava. o con una pietra

- Cosi’ prendiamo due piccioni con una fava!

- Vuoi dire two birds with one stone?

- Ecco sempre i soliti violenti!

- Perche’ scusa tu cosa pensi che ci facciano con il piccione dopo avergli dato la fava!?

Non l’avevo mai vista cosi’.

lunedì 12 luglio 2010

la finale e i ricordi

Quando vuoi fare un visto per venire a vivere negli Stati Uniti in Italia e anche Nord Africa, ti tocca andare a Napoli, e’ l’unico consolato americano in cui rilasciano i visti. E cosi’ succede che un bel giorno, ovunque tu sia, ti arriva una lettera che ti dice ‘ci vediamo fra sette mesi alle 7,40 del mattino al consolato di Napoli’ e succede proprio cosi’. Alle 7,40 del mattino qualcuno esce da un grande cancello, chiama il tuo nome e ti fa entrare, gli altri devono aspettare fuori. Nel mio caso quel lunedi mattina tanto atteso, era proprio il lunedi mattina dopo la partita in cui l’Italia ha vinto i mondiali. Noi siamo arrivati addirittura un paio di giorni prima sia perche’ ogni scusa e’ buona per visitare Napoli e dintorni sia per essere sicuri di presentarci in orario all’appuntamento, che’ altrimenti chissa’ quanti mesi sarebbero passati. E devo dire che la finale dei mondiali a Napoli forse e’ stata l’esperienza che ci e’ rimasta impressa di piu’, in confronto a cui il visto tanto agognato e’ passato in secondo piano. Ricordo il silenzio irreale piombato sulla citta’ prima della partita e poi la partita e poi… la corsa in albergo, la paura! Il confine fra una citta’ in festa e una in guerra in certi casi puo’ essere piuttosto labile, come si e’ visto anche recentemente. Gli amici ci chiamavano dai loro caroselli festanti e noi fingevamo di divertirci un mondo mentre in realta’ eravamo chiusi in camera con le pareti che tremavano dai botti, i proiettili o chissa’ cosa (eravamo in uno dei quartieri peggiori della citta’ comunque).

Ieri invece la finale dei mondiali, si e’ guardata con gli amici francesi tifando tutti per la Spagna e rimembrando tutta la storiaccia della testata di Zidane. Headbutt, ho scoperto si dice in inglese. A distanza di tempo sembra tutto cosi’ chiaro, ma mi immagino che vedere quella partita insieme al momento non sarebbe stato cosi’ piacevole.

Quante cose cambiano in quattro anni. Noi eravamo a un punto cruciale quattro anni fa con la decisione di trasferirci qui e siamo a un altro punto cruciale oggi. E i mondiali saranno il sottofondo dei ricordi di tutti questi cambiamenti.


n.b. Il racconto e' riferito a quattro anni fa e al mio caso specifico, non basatevi su questo post per informazioni di ordine pratico su come ottenere il visto.

domenica 11 luglio 2010

piccola segnalazione

C’e’ un sito che e’ nato da pochissimi giorni e che vorrei segnalarvi. Si chiama Espatando e serve soprattutto a mettere in contatto i vari bloggers italiani all’estero. Ce ne sono diversi simili, ma questo mi sembra abbia le potenzialita’ per diventare uno strumento utile. La grafica e’ molto chara e semplice da usare. Io mi sono iscritta in un paio di minuti e visto che tanti di voi vivono all’estero come me (Elisen, Tizi, Alice, Marica, Valeria, Ecce, Salvietta, Palbi e tanti tanti altri…)  ho pensato fosse un’idea simpatica suggerirvi di darci un’occhiata. Networkiamo dai ;)

venerdì 9 luglio 2010

imbavagliati prima di essere imbavagliati

Stamattina mi sono letteralmente svegliata con questa notizia alla radio. Quando sento Italy qualcosa mi si drizzano le antenne visto che non capita spesso. E’ interessante perche’ spiegano in un paio di minuti il problema dello sciopero e della legge bavaglio. Pero’. Sono rimasta un po’ perplessa come al solito. All’inizio del servizio si sente Berlusconi che invita la gente a scioperare contro la stampa, cosi’ malgrado in fondo si denunci il perche’ della protesta e in qualche modo mi pare la si giustifichi, il messaggio che rimane fra le righe, mi e’ sembrato piu’ un altro: Berlusconi, non solo possiede un sacco di televisioni e giornali, per di piu’ chiede agli italiani di non leggerli e qualche giorno dopo viene puntualmente accontentato, in pratica fa come gli pare. Insomma, c’e’ qualcosa che non mi torna. Anche perche’ poi immagino che i giornali che aderiscono al suo pensiero e a questa legge non avranno certo scioperato. Paradossalmente e’ riuscito nel capolavoro di avere il cento per cento dell’informazione dalla sua. Protestare si’ certo, contro una legge del genere non si puo’ non farlo, ma in questo modo? Vedere tipo il Tg1 protestare per la liberta’ di stampa quando senza nessun bavaglio non si sogna nemmeno di fare informazione, mi sembra un’ipocrisia immensa. Informate davvero, invece, no? Oggi stesso, a 360 gradi, con inchieste scomode,con quello che i cittadini hanno bisogno di sapere, notizie importanti prima, servizi sull’esodo estivo e la canicola poi. Questa mi sembrerebbe una protesta piu’ sensata piuttosto che imbavagliarsi prima di essere imbavagliati.

Ma, questo e’ solo quello che traspare dall’esterno.

giovedì 8 luglio 2010

ma quanto bisogna essere pigri?

Al supermercato vendono le uova pre–bollite  pre–sgusciate.

Ho la sensazione che la scoperta prima o poi mi tornera’ utile, ma spero di sbagliarmi.

mercoledì 7 luglio 2010

di discriminazione in discriminazione

Mi sono sempre chiesta come facessero le mamme che conoscevo a lavorare e a fare tutto quello che fanno tutti gli altri dovendo anche prendersi cura di uno o piu’ figli. Mi e’ sempre sembrato che la societa’ non le aiutasse, che si pretendesse troppo da loro, senza considerare la specificita’ del ruolo che ricoprono e tutto quello che comporta sia a livello fisico che mentale. Dopo tutto, i giorni durano ventiquattr’ore per chiunque. Chissa’ come me la cavero’ io. Il bimbo non e’ ancora nato e gia’ in famiglia c’e’ chi velatamente mi ha suggerito di abbandonare il lavoro. Faccio un lavoro che mi piace, che mi porta fuori tre giorni soli alla settimana, rinunciarci sarebbe un sacrificio immenso. Un sacrificio che cerchero’ in ogni modo di evitare, ma che non escludo perche’ la verita’ e’ che e’ tutto nuovo, non so come sara’, so solo quale sara’ e quale e’ gia’ la mia priorita’. Fatto sta che ho gia’ ricevuto la mia prima e spero ultima discriminazione sul lavoro (per fortuna non nel mio lavoro principale a scuola, li’ non sarebbe mai successa una cosa simile). La cosa si e’ svolta in questo modo: ho ricevuto una mail in cui affettuosamente mi si proponeva un lavoro differente e minore rispetto a quello che gia’ svolgo per agevolarmi dato che sono incinta. Altrettando affettuosamente, ho rifiutato e la risposta dall’altra parte e’ stata qualcosa tipo “peccato perche’ in questo caso credo proprio che il tuo vecchio lavoro non ci sara’ piu’ dopo le vacanze”. Ho protestato (non quanto avrei potuto per la verita’) e le cosiddette “scuse” per iscritto sono state perfino piu’ offensive dell’offesa subita, tornando nuovamente sul discorso gravidanza con annesse e connesse voci di corridio riguardanti la sottoscritta e consigli non richiesti. Un vero capolavoro di maleducazione e mancanza di professionalita’.

Ora non ditemi che in America non hanno rispetto per le donne (per quelle incinte non molto fra l’altro, ma ne parleremo un’altra volta magari) perche’ il datore di lavoro in questione e’ italianissimo. Anzi, a prescindere dal fastidio per la situazione, vi diro’ anche un’altra cosa: sono davvero stufa. Da quando mi sono trasferita qui, le uniche cose spiacevoli che mi sono successe, sono state causate da italiani e non ce ne sono molti. Non capisco perche’ gli altri stranieri che conosco sono supportati dai loro connazionali e noi, che tra l’altro siamo quattro gatti e ancora di piu’ dovremmo darci una mano, non facciamo altro che dare questo triste spettacolo di noi stessi. 

martedì 6 luglio 2010

qua funziona esattamente al contrario.

In questo paese, le idee politiche vengono espresse attraverso un canale preferenziale: il bumper sticker, cioe’ gli adesivi che si attaccano sul retro della macchina. L’altro giorno siamo stati a casa del chitarrista del gruppo rock di alcuni nostri amici. Lo conoscevamo di vista, ma siamo rimasti un po’ stupiti appena arrivati. Immaginate questo tipo sulla porta di una perfetta villetta dei suburbs: smilzo, capelli lunghi, aria depressa, abbigliamento trasandato che si scusa perche’ non aveva fatto in tempo a tagliare l’erba e tu ti guardi intorno e non vedi altro che perfezione, fiorellini, siepi, alberelli perfettamente potati. Mr. Johnson mi fa in italiano: - Questo qua dev’essere un’estremista di destra.

E io: – Cioe’ uno non puo’ avere il pollice verde adesso? Poi ti pare! Cosa ci farebbe uno cosi’ con questa gente, noo.

- Tu dai troppe cose per scontate, guarda che non siamo in Italia.

- Ah ecco! Guarda la sua macchina! L’adesivo dice non rubare! il governo non vuole concorrenza. Piu’ di sinistra di cosi’!

- Piu’ di destra di cosi’!?

Il problema era tutto la’: io vedo un adesivo contro il governo e automaticamente penso che uno sia di sinistra, la forza dell’abitudine. Devo ricordarmi che qui funziona esattamente al contrario.

lunedì 5 luglio 2010

il 4 luglio

I botti qui sono sinonimo di Quattro Luglio e, almeno dalle nostre parti, sono proibiti per il rischio incendi. Ecco immaginate un parco, un unico posto nel raggio di chilometri e chilometri, ore in macchina, dove ognuno e’ libero di sparare tutti i fuochi che vuole  dove vuole e come vuole. 

Io ero proprio la’.

Terrificante. Perfino Bin Laden ha avuto qualche problema…

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venerdì 2 luglio 2010

bianco o nero

Quando abbiamo deciso di adottare qui, pensavamo che non si potesse scegliere molto riguardo al bambino, soprattutto la razza. Pensavamo che fosse un puro caso. Appena ci siamo messi a fare qualche ricerca ci siamo invece sorpresi del contrario, in teoria in questo paese si puo’ scegliere praticamente tutto. E’ risultato subito evidente che ogni agenzia spingesse per l’adozione di bambini afroamericani. In modo esplicito, perfino con vantaggi di tipo economico o con procedure snellite. Ricordo che quella sera, davanti al computer, ci guardammo semplicemente in faccia prima di esprimere quella preferenza, e’ una cosa di cui non si e’ mai discusso. Per noi era ovvio, il colore della pelle era completamente irrilevante e se il bambino con la pelle scura per qualunque motivo, aveva meno possibilita’ di farcela, su di lui sarebbe caduta la nostra scelta. Ci siamo interrogati sul perche’ di quella situazione. Le nostre ipotesi erano fondalmente due: che la maggior parte delle persone volesse un bambino bianco o che ci fosse un numero incredibilmente maggiore di poveri in quella parte della societa’ e quindi un numero maggiore di donne costrette a dare in adozione i figli. E credo che entrambe le ipotesi fossero fondate. Ad ogni modo, da quel momento in poi ho aperto gli occhi su tante cose. Tante volte in questi mesi ho parlato di razzismo su queste pagine e mi e’ spiaciuto che qualcuno proprio qui abbia detto che chi parla e vede il razzismo crea il razzismo. Ognuno e’ libero di avere le proprie opinioni chiaramente, ma piu’ passa il tempo, conosco fatti e piu’ mi rendo conto che le cose per me stanno esattamente al contrario e che bisogna parlarne e non stancarsi mai di farlo per quanto frustrante possa essere, e’ l’unico modo per cambiare le cose.

Proprio ieri, infatti, e’ uscito l’ennesimo studio sulla poverta’ infantile negli Stati Uniti: l’8% di tutti i bambini bianchi nascono poveri, il 40% di tutti i bambini neri nascono poveri.

Un problema c’e’.

giovedì 1 luglio 2010

un piccolo passo per l’umanita’…

…Un grande passo per la sottoscritta. Piu’ o meno.
Dopo un anno, i vicini missionari, quelli con la croce inchiodata alla porta di casa, hanno bussato alla porta, ci hanno detto che staranno via per qualche giorno e ci hanno dato le chiavi di casa. Vi sembrera’ niente, ma a me ha fatto davvero piacere. Mi e’ sembrata una cosa cosi’… normale! Ah, ci voleva! Non ci sono piu’ abituata a questi piccoli gesti normali. Il vicino, ci ha anche dato un foglietto con il suo nome e numero di telefono e anche quello di sua sorella. A proposito dei nomi pseudo italiani di cui si parlava ieri, la sorella si chiama Tonda, come una parentesi. Ovviamente non ho battuto ciglio, credo che certe cose sia meglio non saperle.

mercoledì 30 giugno 2010

svelato il mistero dei nomi

Una volta, tanto tempo fa, vi raccontavo della presunzione che riscontravo in certi italoamericani che pensano di avere in tasca chissa’ quale verita’ precostituita sull’Italia e guai a contraddirli. Si chiaccherava di una famosa attrice che, in nome delle origini italiane, non ha trovato di meglio che chiamare la figlia Luca Bella, ma anche fra la gente comune non e’ poi cosi’ raro incappare in nomi italiani piuttosto improbabili. Recentemente mi sono imbattuta in una La Donna e una La Tonia, per esempio. Ora forse, dopo anni, comincio a capire di chi e’ la colpa. Per motivi facilmente immaginabili mi sono trovata a gugolare, su consiglio di un’amica americana, le parole Italian baby names e ho capito subito a cosa deve essere andata incontro la povera Jennie Garth, era lei la madre di Luca Bella. Primo nome: Agosto. Non promette nulla di buono. Secondo nome Aldabella. Di bene in meglio. E scorrendo la lista, malignamente mischiati a nomi normalissimi, si trova perfino di meglio: Andria, Alonza, Conchetta, Bambalina (!!), Annata, Cameo, Caprice, Delanna, Esta, Luzio, Majella, Zanipolo, un vero delirio, per non parlare poi dei significati inventati che attribuiscono a un sacco di nomi. Sono sicura che se scrivessi al sito in questione che sono italiana e che si sono dimenticati il nome Lumaca, lo aggiungerebbero. Lumaca Bella, perche’ no?

martedì 29 giugno 2010

donne del far west

E cosi’ racconti alla Nonna del Far West che hai trovato un serpentello in giardino e la risposta e’:

- Oh  honey, ne trovo tre al giorno nel pollaio, vanno matti per le uova, ma io li afferro con il rastrello e gli taglio via la testa con la zappa. Non c’e’ da preoccuparsi.

La Nonna del Far West evidentemente ha un suo tortuoso modo per farti diventare simpatici i serpenti.

lunedì 28 giugno 2010

mai fare troppe domande

- Ma non hai mangiato nemmeno una pizza quand’eri in Italia?

- Come no! Ho mangiato una pizza buonissima quel giorno che sono andata in Svizzera!

- ...

domenica 27 giugno 2010

cortocircuito

Il giorno del mio compleanno avevo mille piani. All’inizio, diciamo fino alle due del pomeriggio, tutto e’ filato liscio, a un certo punto pero’ qualcosa e’ successo: una sorta di cortocircuito generale. Alle undici di sera, invece di trovarmi in un bel posto a festeggiare, ero in un parcheggio ad aspettare il carroattrezzi, anche un bel parcheggio, quasi panoramico se cosi’ si puo’ dire e in ottima compagnia, pero’ sempre un parcheggio. Si e’ rotto praticamente tutto quello che si poteva rompere, o quasi, e nel giro di un paio d’ore. Si e’ rotta anche la connessione internet e ci sono voluti ben tre giorni per fare arrivare un tecnico (un fenomeno tra l’altro: non voleva saperne di entrare in casa per terrore dei bracchetti chiusi in una stanza, dalla voce gli sembravano minacciosissimi). Devo dire che l’isolamento, anche se ci ho messo un attimo ad ammetterlo, alla fine non e’ stato per niente un male, anzi.  

Tutto cio’ e molto altro, dicono, mi renderebbe sempre piu’ la candidata ideale ad avere ereditato la famigerata sventura del giorno del compleanno di T. Johnson che fin dall'eta' di sette anni ha visto funestato il giorno del suo compleanno dalle piu' indicibili catastrofi, compreso un tornado che ha spazzato via la sua casa nel 1976 e un incidente grave occorsogli mentre, rassegnato a non uscire quel giorno, si preparava una banale torta di compleanno. A me finora non e’ andata cosi’ male, pero’ insomma. Forse dovrei fare meno programmi l’anno prossimo, una bella dormita e per i festeggiamenti se ne riparla il giorno dopo che e’ meglio.

Ma non sono superstiziosa, ci tengo a specificarlo, mi limito a prendere precauzioni.

mercoledì 23 giugno 2010

life is just what happens to you, while you’re busy making other plans*

Ogni compleanno a casa aveva i suoi riti. Oltre alla torta e magari la festa non si poteva sfuggire a:

- le visite degli zii

- le decine di telefonate dal Salento

- il racconto della nascita: corsa all’ospedale, momenti di panico, descrizione dettagliata del neonato, somiglianze, eventuali giudizi estetici e frasi storiche del dottore e di tutti i convenuti. Una per tutti: la profetica vicina di casa che vedendo mio padre che attaccava il fiocco rosa al portone borbotto’ in modo da essere sentita ecco, e’ nata un’altra rompiscatole

- il momento degli aneddoti imbarazzanti: inevitabile

- e quello delle frasi di rito, tipo sembra ieri o e’ incredibile che fai gia’ --- anni grazie comunque, ora si’ che mi sento meglio. Una delle frasi di rito di mia madre e’ sempre stata tornassi indietro rifarei tutto daccapo. E io non l’ho mai capita questa cosa. Ho sempre pensato che assolutamente no, se tornassi indietro rifarei tutto molto molto meglio, ma forse ora ci sono finalmente arrivata anch’io. Se non avessi fatto tutto quello che ho fatto, anche gli errori, non sarei qui e allora se per essere qui dovessi rifare tutto, lo rifarei perche’ e’ qui che voglio essere.

Strano come cambino i genitori ai nostri occhi quando stiamo diventando genitori a nostra volta. Che ci piaccia o no, ci riscopriamo simili a loro in tanti piccoli gesti e per la prima volta capiamo davvero quello che hanno fatto per noi. E io oggi, cosa rarissima, la penso proprio come lei.

E cosi’ possiamo dare la crisi dei trent’anni per ufficialmente superata. Fate un brindisi voi al posto mio.

(Qual e’ la prossima? Trentacinque? Quaranta? No, giusto per non farmi cogliere di nuovo alla sprovvista…)

*Questa e’ per me, per il mio compleanno, appurata la scientifica impossibilita’ di smetterla di commuoversi praticamente per qualunque cosa.

lunedì 21 giugno 2010

sulla squadra americana invece

Un’altra cosa curiosa dei mondiali riguarda la squadra degli Stati Uniti. Venerdi non ho guardato la partita, ma a quanto tutti dicono qui, c’e’ stata una grossa ingiustizia nei loro confronti del tipo che gli hanno annullato un gol regolare o qualcosa del genere. Ecco, sono tutti contentissimi. I commentatori dicono che quel gol annullato ha fatto piu’ per il calcio americano che qualunque altra cosa sia potuta accadere negli ultimi trent’anni dello sport. Dicono che grazie a questa presunta ingiustizia gli americani si sono accorti del calcio e hanno cominciato a appassionarsi. [E io che ero cosi’ contenta di non dover sentire piu’ discussioni sul calcio…]. E poi sono contenti anche perche’ essendo loro a subire un torto per una volta, hanno fatto simpatia a tanti in giro per il mondo, non accade spesso in effetti. Il solito ottimismo americano.

don’t buy the ‘gazzetta dello sport’ tomorrow

La partita qui e’ iniziata alle nove di mattina e questa volta, sperando di incontrare qualche italiano siamo andati a vederla in un ristorante italiano. Ideona. C’erano un egiziano, tre americani, tre italoamericani gasatissimi con maglietta della nazionale e due italiani, io e il cuoco che giustamente doveva preparare da mangiare. Allora, di calcio non ne capisco niente, lo dico subito, pero’ i telecronisti di ESPN, il canale su cui tutti di solito guardano la partita, erano assurdi. Un inglese e uno scozzese che non hanno fatto altro che elogiare la Nuova Zelanda e fare i sarcastici con noi. Avevano ragione? Mah, forse anche si, tanto e’ vero che il cuoco barese verso la fine della partita se n’e’ uscito dalla cucina gridando Dai Nuova Zelanda che te lo meriti, mannaggia a noi mannaggia. Va bene abbiamo fatto un po’ di scene sui falli, ma che bisogno c’era di definirci ‘profondamente patetici’? E che bisogno c’era di sottolineare venti volte l’impresa della squadra numero settantaepassa che tiene testa ai campioni del mondo con conseguente ‘imbarazzo monumentale’ di questi ultimi? ‘Imbarazzo monumentale’, ha detto proprio cosi’, per poi chiudere  la telecronaca con un invito: ‘don’t buy the Gazzetta dello sport tomorrow’ come se noi ci giudicassimo sempre migliori di quello che siamo realmente (a me sembra piu’ che altro il contrario poi non so nel calcio). Menomale che ci sono i francesi a farci passare in secondo piano.

sabato 19 giugno 2010

storia di un bambino

Ci fu un dottore, un anno prima, che le disse che se avesse voluto un figlio avrebbe dovuto sottoporsi a un’inseminazione in vitro e chissa’ cos’altro. Decise di chiedere un secondo parere. Il secondo parere smenti’ completamente il primo. A quel punto avrebbe dovuto cercarsi una terza opinione e capire chi aveva ragione, non lo fece. Decise, cioe’ decisero, di adottare un bambino, di non pensarci piu’ e di tenersi le loro incertezze e speranze cosi’ com’erano, senza accanirsi, tanto nella vita poi alla fine non si sa mai. A quel punto, comincio’ la risalita. Dei mesi splendidi di ritorno alla vita, di amore, di soddisfazioni lavorative e soprattutto di preparazione all’adozione. Una cosa che le riempi’ completamente l’anima e la testa, che la fece crescere in cosi’ tanti modi che non riuscirebbe nemmeno a spiegarlo. Le sarebbe piaciuto molto raccontarvi quel viaggio, essere magari utile a qualcuno che ci stava ragionando, ma certe cose sono davvero troppo troppo grandi per essere guardate da vicino. Scrisse a un’amica che aveva problemi simili a quelli che aveva avuto lei, che non aveva ottenuto quello che voleva e che non era mai stata cosi’ felice, che c’e’ sempre speranza nella vita e lo affermava con la convinzione di chi lo ha scoperto da solo. Impiegarono un mese a compilare tutti i documenti necessari. Lo chiamarono il giudizio universale. Quando decidi di adottare, ogni minimo aspetto della tua vita viene passato al microscopio e devi dar conto di tutto, ogni piu’ insignificante dettaglio dall’infanzia in poi. Alla fine realizzarono che mancava un documento, uno stupido vecchio resoconto fiscale, indispensabile per far decollare l’adozione. Richiesero questo documento all’ufficio delle tasse. Ogni giorno per due settimane il primo pensiero era la cassetta della posta e quel maledetto foglio che non arrivava. Nel frattempo, lei comincio’ a sentirsi un po’ strana, ma era troppo impegnata con l’adozione e il lavoro per fermarsi, o forse gia’ aveva capito e stava solo prendendo tempo. Cosi’ arrivo’ il giorno della mostra, il lavoro era finito, non aveva piu’ scuse. La sera, dopo i festeggiamenti, fece il test, positivo per ben due volte. La mattina successiva arrivo’ quel foglio. Pianse tanto. Se solo quel maledetto foglio fosse arrivato un giorno prima, avrebbero spedito tutto e l’adozione sarebbe stata definitiva. Ma ora erano troppo scioccati, attanagliati da una paura paralizzante. Era come passare da un’esistenza scelta, pianificata e studiata nei dettagli a un’altra vagheggiata si’, ma completamente inaspettata e piena di rischi nel giro di cinque minuti. Misero da parte l’adozione per il momento, solo per il momento, e aspettarono che passasse il tempo. Un tempo lentissimo, i primi tre mesi, i piu’ rischiosi. Lei si chiedeva soprattutto quando sarebbe arrivata la gioia, avrebbe dovuto essere felice come dicevano tutti, ma la paura… la paura. Finalmente quei tre mesi sono passati. Il bimbo dovrebbe nascere, secondo i calcoli del dottore, il giorno di Natale. Le infermiere, conoscendo un po’ la storia, lo chiamano il bambino del miracolo, ma tutti i bambini sono miracoli, specialmente quando ti sei autoconvinta che quella non e’ una cosa per te, che quella e’ una cosa che le altre donne fanno. Oggi lo hanno visto dentro a un computer e per la prima volta non assomigliava a una nocciolina, ma a un bambino, con il suo testone, la panciotta, le gambette che si stiracchiavano in continuazione, il cuore che batteva forte. Non so perche’ mi sia venuto spontaneo raccontarvi tutto questo in terza persona, forse e’ solo che ho bisogno di raccontarlo anche a me stessa per crederci. Eppure, comincia a sembrare vero, comincia a sembrare che stia succedendo davvero. La felicita’, immensa, e’ tornata finalmente e in una forma completamente inedita, ma ho la sensazione che la paura forse non passera’ piu’.

giovedì 17 giugno 2010

bene

Rumore molesto e insolito proveniente dal cellulare di Mr. Johnson.

- Cos’e’?

- Un reminder

- Di cosa?

- Niente, solo che fra una settimana e’ il tuo compleanno

Cioe’ lui ha bisogno di un reminder per ricordarsi il mio compleanno. Bene. Il lato positivo, se vogliamo trovarne uno e’ che si e’ dato ben sette giorni per trovarmi un regalo. Adesso voglio proprio vedere.

mercoledì 16 giugno 2010

il resto sono solo ‘stuff’

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C’e’ una coppia di amici non lontani dal Texas, che in questi giorni ha avuto la casa completamente allagata. Una casa allagata qui e’ una casa distrutta. Dovranno buttare via quasi tutto quello che c’era dentro e smontare perfino i muri per capire fino a che punto il fango ha danneggiato il legno, sperando non sia gia’ marcito. Chiaramente non erano assicurati contro le alluvioni nello stato dei tornado. Hanno postato su Facebook delle foto sconvolgenti. In una c’e’ il loro cane sul divano, dove si capisce dover essere arrivato a nuoto. La foto scattata fuori dalla casa e’, se possibile ancora piu’ desolante: un intero quartiere ricoperto di fango, case sommerse e le case, si sa, non sanno nuotare. Dicono di stargli vicino con il pensiero, ma che stanno bene, e’ questo quello che conta, il resto sono solo stuff, roba.

Mi e’ venuta in mente la prima volta che sono stata qui d’estate, sul Golfo. Eravamo ospiti della sorella di Mr. Johnson che all’epoca stava facendo il suo apprendistato all’ospedale di Galveston come chirurgo plastico. Io non sapevo l’inglese, ma conoscevo la parola shark. Appena arrivati, in tutta tranquillita’, ci racconto’ la storia di una persona arrivata da lei dopo essere stata attaccata da uno squalo. Mr. Johnson non volle mai tradurmela quella storia e questo e’ tutto quello che percepii. Decisi che non mi sarei mai fatta il bagno in quel mare, mai e poi mai. Il giorno dopo ci portarono in spiaggia e dopo un quarto d’ora ero in acqua anch’io. Ho imparato che qua e’ cosi’, ci sono tanti pericoli, ma non si puo’ smettere di vivere per questo. Bisogna conoscere quello che c’e’, dare il giusto peso alle cose, e poi continuare a vivere. E non e’ follia o incoscienza, e’ semplicemente una di quelle cose che se non le vivi non le puoi capire davvero, ma che trovandoti nella situazione fai tue immediatamente perche’…solo perche’ non puo’ essere altrimenti.

Il distacco che gli americani mostrano rispetto a noi nei confronti delle proprie case ditrutte, deve essere un’altra di quelle cose che se non provi non capisci. Ora come ora, infatti, non riesco ancora a capirla fino in fondo. Ieri notte, dopo aver visto quelle foto, ho fatto sogni di fango. Mi guardo intorno e immagino quell’acqua qui, i miei libri, il computer, gli album di foto, i bracchetti sapranno nuotare?…  Se devo essere sincera, e’ una di quelle cose che spero di non capire mai.

lunedì 14 giugno 2010

i mondiali sono l’apoteosi della nostalgia

Ecco l’ho detto. I mondiali sono una di quelle cose per noi italiani all’estero. Come quei cibi che in Italia non consideravamo nemmeno e invece qui paghiamo a peso d’oro, come quelle canzoni che non ci piacevano e che ora, se ci capita di entrare in un locale italiano e sentirle, ci fanno venire gli occhi lucidi (vedi alla voce “Sindrome di Toto Cutugno”). Noi emigranti cominciamo a parlare dei mondiali anni prima, preoccupatissimi di non rimanere da soli in quei momenti cruciali, per poi quasi dimenticarcene al momento. E io ci provavo l’altro giorno, mentre ci dirigevamo in un pub a vedere la partita degli Stati Uniti a fare capire com’e’ diverso da noi, ma non e’ tanto facile per qualcuno esterno capire quell’atmosfera. Mi colpiva il fatto che tutto fosse normalissimo qui. In Italia, invece quando gioca l’Italia c’e’ sempre piu’ calma, hai l’impressione che siano tutti chiusi dentro da qualche parte a guardarsi la partita. Mi e’ capitato piu’ volte di lavorare durante quelle partite e ogni volta qualcuno decideva che proprio non si poteva fare: tanto nessuno risponde al telefono, tanto nessuno viene o chiama ora. Non si sa da dove, sbucava una piccola televisione portatile ed eccoci tutti la’ a guardare la partita altro che lavorare. Vi dico solo che la partita Stati Uniti – Inghilterra l’ho passata a spiegare al cameriere da che parte dovevano fare goal e che i cartellini verdi non esistono (credo). Mi e’ anche piaciuto darmi arie da esperta perche’ io sono italiana e noi si sa il calcio lo conosciamo a memoria. Tze’.       

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