domenica 14 ottobre 2018

gli impacchettatori

Oramai con gli impacchettatori si è istaurata una certa simpatia, anche perché é stato chiaro fin dall'inizio che abbiamo un nemico comune: stiamo tutti quanti subendo l'inettitudine del loro capo.
Gli impacchettatori sono due e vengono dal Guatemala. Uno avrà una ventina d'anni ed è chiaramente innamorato. Ascolta la cover spagnola di Piano Man di Billy Joel diverse volte al giorno e sorride sempre, con le fossette, mi fa molta tenerezza.
L'altro ha la faccia più dura e un incisivo d'argento che gli dà tutta l'aria del malvivente. In un raro momento di espansività mi ha raccontato che è già stato deportato una volta e che nel suo paese ha due bambine di tre e cinque anni.
Ho commentato che è molto meglio che stiano lì visto che questo presidente...E' molto bravo! Finisce lui.
Sono spaesata. Bravo? Tutto è possibile, ma che uno nella sua situazione apprezzi Trump, mi sembra davvero assurdo.
Rimango senza parole. Appena si gira, mi fiondo su Wordrefence. Bravo in spagnolo significa "feroce, indomito". Tutto chiarito. Anche che il mio spagnolo ormai è bello arrugginito.

giovedì 11 ottobre 2018

succede questo

Ricapitolando.
Grandine all'inizio dell'estate.
Ci piove in casa.
Soffitti da rifare.
Mesi di attesa perché qua intorno è pieno di gente che ha avuto lo stesso problema.
Finalmente l'altro giorno bussano alla porta. Siamo venuti a rifare i soffitti! Fantastico. Mica tanto. L'idea era, sarà un caos totale, ma nel giro di 2-3 giorni avrete i soffitti nuovi e vuoi mettere.
Bene. Non molto. I 2-3 giorni sono diventati 3-4 e i 3-4...insomma siamo già a una settimana e mezzo o due, vediamo come va.
Il dramma vero è che la loro strategia d'azione è stata arrivare il primo giorno e impacchettare tutta la casa stile Christo. Tipo che avevamo la frutta sul tavolo, le chiavi della macchina in giro e loro hanno impacchettato tutto, anche le pareti, anche i cassetti con dentro i vestiti. In sala, per primissima cosa, al centro della stanza, hanno creato una sorta di montagna di mobili in equilibrio sul divano e le poltrone. Hanno impacchettato perfino la televisione.
In tutto questo, ti chiama Luca Nizzoli Toetti che è qui per l'ultima sera (per il suo progetto Texas Europe) e non lo inviti a cena?
La cucina non è ancora stata impacchettata, si può fare. Mentre preparo affannosamente qualcosa al volo in mezzo a tutte le insidie del caso (come fare in modo che Woody la smetta di scalare la montagna di mobili istallata con una certa perversa creatività in sala dai nostri ingegnosi muratori), suonano alla porta.
Aspettiamo degli ospiti italiani, suonano alla porta...CIAO!
Mi guarda spaesata. Lei. Ma chi è? Io questa donna con il volpino al guinzaglio e una fantastica maglietta di Reba McEntire, celebre cantante country dell'Oklahoma, non l'ho mai vista in vita mia. Poi qui nessuno sconosciuto mai suona alla porta, ancor meno a quell'ora.
Era venuta gentilmente ad avvertirmi che c'è una tana di coniglietti praticamente invisibile nel mio giardino e di stare attenti a non fare disastri quando tagliamo l'erba.
Sarà tardi, avrò la pasta sul fuoco e la casa impacchettata, ma la tana dei coniglietti dobbiamo andare a vederla, tutti, anche quelli piccoli e senza scarpe ai piedi.
La signora aveva ragione, la tana era davvero nascosta, ma lei con grande maestria, ha spostato un po' d'erba e ha tirato fuori un coniglietto piccolo piccolo.
Ooooh.
E poi niente. In questi giorni va più o meno così.
Ce la si fa, no? Come no.

giovedì 4 ottobre 2018

pure american beauty

Di solito quando ho lezione tutto il giorno, mi porto sempre il pranzo da casa, non mi va di sprecare la pausa in macchina a cercare da mangiare. L'altro giorno però, dopo l'ennesima nottataccia, sono corsa fuori in ritardo e l'ho dimenticato nel frigorifero. Normalmente, non ci danno mai meno di 45 minuti, ma per l'infallibile legge di Murphy, quella volta in particolare, avevamo solo 30 minuti. Mangiare in fretta deve essere un problema comune perché la scuola è organizzatissima per ottimizzare i tempi. Alle uscite ci sono degli schermi che a quell'ora trasmettono la mappa di tutti i fast food più vicini. E' un corso per insegnanti e per quanto riguarda l'arte, nella mia classe, siamo solo in due. Non ci conosciamo bene, ma abbiamo parlato spesso, sediamo vicine e abbiamo un rapporto cordiale. Lei ha tante idee e un leggero tic agli occhi. Mi piace molto il modo in cui parla del lavoro e dei suoi studenti, credo che sia una brava insegnante. Cerca sempre di intervenire e farsi trovare preparata su tutto, io invece sto più in disparte. Consultavamo insieme la mappa e mi è venuto spontaneo invitarla:
- Io vado a mangiare un hamburger, vieni anche tu?
Senza offesa, ma preferisco stare da sola. Sono introversa, ho bisogno di una pausa mentale.
Colpita e affondata.
Non fraintendetemi, è più che legittimo che uno abbia bisogno di una pausa di silenzio, è solo che in quella situazione, per pochi minuti... Non volevo prenderla sul personale e anche ora ripensandoci lo so che non era una cosa detta con cattiveria o contro di me, ma ci sono rimasta male lo stesso. Sì lo so...la sincerità, ma io avrei preferito che inventasse una scusa, probabilmente avrei fatto così al posto suo, mica c'è bisogno di dire proprio tutto tutto, soprattutto ai semi-estranei. Lei invece per completezza di informazione, subito dopo mi ha anche messo al corrente che andava al fast food di fronte a quello dove andavo io. Quindi, io mi sono ritrovata lì, come un'idiota, a mangiare in macchina da sola questo hamburger inutilmente enorme mentre dall'altra parte del parcheggio, vedevo lei che mangiava in macchina da sola il suo hamburger inutilmente enorme. 
Pure American beauty.
Tornate in classe, non so, forse si è sentita in colpa e mi ha chiesto se ero su Facebook. Su Facebook. Volevo dirle veramente sono qui non su Facebook, non mi vedi?
Mi è venuta una tristezza che non so nemmeno spiegare. Quando si dice che la società americana è individualista e alienante, è questo, è esattamente questo il tipo di situazioni a cui ci si riferisce. 
Sono cose che mi capitano relativamente spesso e non lasciano gravi malumori ormai. Ma forse non tutti i giorni sono buoni. O magari è stata proprio quella situazione in particolare, quel rifiuto, quel mangiare schifezze in macchina in fretta e da sola. Che imbruttimento. 
Quella sera, sono andata a fare un giro al parco per sgranchirmi un po' le gambe e i pensieri e ha funzionato, mi sono sentita meglio, anzi mi sono sentita di nuovo umana. A volte, sembra strano, ma è questo che mi manca di più qui.
Mentre tornavo a casa era quasi buio. Il cielo era rosso e blu. Il frinire delle cicale, la brezza dolce, né calda e né fredda, pedalare. Sono le cose più semplici e naturali quelle che ti rimettono al mondo. All'imbocco del ponticello, ho visto una macchina parcheggiata e un ragazzo e una ragazza che ballavano in controluce con la musica dell'autoradio. Quando gli sono passata accanto si sono messi a ridere con un certo imbarazzo, come se fossero stati colti con le mani nel sacco, ma hanno continuato a ballare. Tejano, mariachi o qualcosa di simile. Che belli erano. 
Mi hanno ricordato che non sono sola e che intorno a me c'è tutto, ci sono anche persone che si mettono a ballare per strada e che credono nella creazione e nella condivisione di un momento. Ho degli amici qui e non devo dimenticarlo. La società va in una certa direzione, ma è pur sempre composta da singoli individui.
Mai smettere di cercare gli occhi gentili nella folla.

domenica 30 settembre 2018

il mostro verde e il mostro rosa

A volte ritornano. I drammi della vita che si credevano superati, intendo. Da quando siamo tornati dall'Italia, Woody ha smesso di dormire un'altra volta. All'inizio ero così riposata che quasi non ci ho fatto caso, adesso, dopo due mesi, lo ammetto: sono a pezzi. Avevo dimenticato quella sensazione di svegliarsi ogni mattina con il mal di testa, è una vitaccia.
L'altra notte, ad esempio, ero convinta di aver trovato la cura contro l'insonnia. E' semplicissimo, basta assumere qualcuno che ti svegli appena ti addormenti per almeno una settimana di fila, a quel punto l'unica cosa che vorrai sarà dormire. Chissà perché nessuno ci ha pensato prima.
La mente in assenza di sonno fa dei giri incredibili. Mi ritrovo di nuovo a non riuscire a portare avanti un ragionamento, a scambiare una parola per un'altra, a dimenticare le cose. L'umore ne risente più di tutto. Irritabilità e pessimismo cosmico, riassumerei la questione così.
Woody si sveglia due o tre volte per notte e non vuole più tornare a dormire. My bed is scary, il mio letto fa paura, è il leitmotiv da quando ha cambiato letto. E noi abbiamo fatto di tutto. Ci abbiamo appiccicato sopra i disegni dei suoi cartoni animati preferiti, l'abbiamo riempito di stelline fosforescenti, tutti gli orsacchiotti che vuole, due lucine fisse, il proiettore di stelle e anche la musica. Abbiamo perfino cambiato il letto stesso pensando che potesse essere scomodo, ma lui continua a svegliarsi. Ieri sera all'ennesimo my bed is scary, ho deciso di fare un'indagine.
- Woody, mi spieghi perché dici che il tuo letto fa paura?
- Perché c'è un mostro.
- Ah sì? E che mostro è?
- E' verde.
- E cosa fa questo mostro?
- E' cattivo.
- Come fai a saperlo?
- Fa stomp stomp con i piedi.
- Anche gli elefanti fanno stomp stomp, ma non sono cattivi.
- Fa roooooaaar come un dinosauro.
- Ma poverino, lui parla così.
- C'è anche un altro mostro, un mostro rosa.
- Ma dai. Lo sai che sei un bambino fortunato? Nel mio letto non c'è mai stato nessun mostro e invece tu ne hai non uno, ma due! Di sicuro sono amici, magari vogliono diventare anche nostri amici. Facciamo così: stasera li aspettiamo insieme e gli chiediamo se vogliono diventare nostri amici.
Mentre eravamo sdraiati mano nella mano, la tensione era palpabile. Poi un sussulto e a bassa voce:
- Eccolo. E' il mostro verde.
- No, guarda che quella è un'ombra, vedi?
E abbiamo fatto un po' di ombre con le mani e i piedi. Poi ci siamo rimessi ad aspettare e, nel giro di un minuto, si è addormentato sereno, come un angioletto.
Per la prima volta sono andata a dormire con una speranza: lo ha capito, non sono mostri, sono ombre, sono un genio. Ma siccome in realtà purtroppo non sono un genio, stamattina sono ancora qui con il mio mal di testa e il mio caffè e l'intenzione di mordere chiunque si avvicini.
Il malcapitato è stato Joe. Dopo avergli risposto male, mi sono pentita e gli ho spiegato tutto. Gli ho spiegato perché ero di cattivo umore e anche tutto quello che era successo la sera prima. La sua risposta, ancora una volta, inoppugnabile:
- C'è solo una cosa da fare: dobbiamo trovare il mostro rosa.

giovedì 27 settembre 2018

le responsabilità dei maschi

Ho un'amica che ha una figlia adolescente e è preoccupatissima perché pensa che dovrebbe essere più chiara con un ragazzo che sta frequentando. Dovrebbe dirgli chiaramente che vanno al ballo della scuola insieme solo come amici. L'ha già fatto. Ma secondo la mia amica dovrebbe dirglielo di nuovo per non dare adito a nessun tipo di malinteso. Le dico, visto che me ne parla, va bene, è la cosa giusta da fare, le hai dato un consiglio, ma lasciale vivere la sua vita adesso. Mi risponde che è una questione di sicurezza. "Non puoi pretendere di uscire con un ragazzo, fare la carina e poi non trovarti in qualche brutta situazione. You can't have it both ways". 
Penso a questo mentre ascolto la deposizione della principale accusatrice di Kavanaugh, il candidato alla Corte Suprema (qui). 
Si percepisce qualcosa di inquietante nel modo in cui la società americana tratta i ragazzi, specialmente quelli bianchi e di buona famiglia. È come se non fosse mai colpa loro, come se potessero sempre sfangarla e arrivare dove vogliono, anche alla Corte Suprema. 
Penso che la figlia della mia amica possa uscire con questo ragazzino e vestirsi come vuole e comportarsi come vuole senza doversi preoccupare di essere molestata. Non dovrebbe essere una cosa ovvia nel 2018?
E poi c'è qualcuno che chiede perché le vittime non parlano.

martedì 25 settembre 2018

tutti vogliono le rotelle

Stavo pensando a cosa non si fa, a volte, per sentirsi parte di un gruppo o di una comunità, per non sentirsi diversi e isolati insomma, e mi è venuto in mente di quando mio padre decise che Joe doveva imparare ad andare in bici senza le rotelle. Non chiese il permesso a nessuno il nonno. E ci mancherebbe, non lo ringrazierò mai abbastanza. Decise che era arrivato il momento e passò l'intero mese di vacanza in Italia, un paio d'anni fa, ad allenare un Joe che più recalcitrante non avrebbe potuto essere. Aveva cinque anni, forse era perfino un po' vecchio rispetto ai bambini italiani, ma in grande anticipo rispetto ai texani. 
Conosco non solo tanti bambini, ma anche diversi adulti qui che non sanno andare in bici, così quando Joe ha imparato, sono stata molto felice per lui. 
Il nonno gli aveva dato perfino la patente. In Italia avevamo festeggiato alla grande, ma quando tornammo qui, ci sorprese: per un po' di mesi non ne volle sapere di prendere in mano la bicicletta. Le rare volte che lo convincevo a fare un giro e incontravamo dei bambini, si fermavano a guardarlo pieni di ammirazione. Glielo dicevano anche, come fanno i bambini qui... wow, quanto vorrei essere bravo come te! Lui serissimo, faceva finta di non sentire.
Aveva appena iniziato il kindergarten, il primo anno di scuola elementare, ed era un periodo piuttosto complicato. Mr. J era continuamente in viaggio per lavoro, io non dormivo da mesi e mesi e Woody catalizzava l'attenzione di tutti per un motivo o per l'altro. Joe stava cominciando a soffrire d'ansia. Aveva preso la cattiva abitudine di mettere in bocca il colletto delle maglie e faceva fatica a prendere sonno, sospettavamo che qualche bulletto gli desse fastidio. 
Quando imparò ad andare in bici per primo, lui che non é per niente atletico come bambino, pensammo che finalmente aveva qualcosa di interessante agli occhi dei suoi coetanei. Pensavamo che avrebbe usato questo suo nuovo superpotere per fare amicizia, magari vantarsi un po' per una volta e invece niente. 
A un certo punto, fece una richiesta incomprensibile: rivoleva le rotelle.  
Fu allora che capii di essere completamente fuori strada. La sua preoccupazione non era la bicicletta. 
Lui voleva solo essere come gli altri. 

domenica 23 settembre 2018

il bless your heart del futuro?

Un po' di tempo fa un'amica italiana che vive a Londra mi ha detto: 
Ma lo sai che anche qui lo fanno? 
Cosa? Dire una cosa e intenderne un'altra completamente diversa. Come quando in Texas ti dicono bless your heart o ti chiedono come stai, ma non vogliono saperlo veramente.  
Un suo collega misericordioso le aveva finalmente spiegato che lì quando stai parlando di qualcosa e la gente ti dice it's interesting in realtà, di solito, intende il contrario. 
Quando scopri queste cose, c'è un momento orribile in cui ti vengono in mente tutta una serie di situazioni sotto una luce completamente diversa. Tutte le volte che uno ti ha detto mmm interessante... e se n'è andato lasciandoti lì a parlare da solo, il caso tipico. 
Tutto ha un senso, è un cerchio che si chiude (anche se forse lo preferivi aperto).   
Questo non essere per niente diretti, è una delle cose che mi infastidiscono di più anche degli americani, almeno qui al sud. Ti fanno capire sempre come la pensano e ti fanno sentire in colpa terribilmente in alcuni casi, ma senza mai dire una parola perché per la maggior parte di loro dire le cose in faccia è maleducato, bisogna mantenere un'apparenza decorosa. 
Mr J l'altro giorno, provava a farmi guardare la cosa da un altro punto di vista, ma non mi è sembrato convintissimo lui stesso. 
Diceva che dovrei provare a vedere questo tipo di situazioni al contrario: quando capisci se uno ti chiede come stai perché vuole saperlo sul serio, significa che hai capito la mentalità e la persona. Alla fine, mettendola così, sarebbe un segno di amicizia. 
Non lo so, continua a non farmi impazzire questo modo di fare. Però è interessante da morire perché sono concetti che continuano a modificarsi anche in base alla cultura popolare e all'attualità.
L'altra sera, ad esempio, c'è stato il primo dibattito elettorale fra Ted Cruz e Beto O'Rourke per il senato del Texas. E' stato un evento importante, ripreso anche dai media nazionali.
L'ultima domanda: dire qualcosa di positivo sull'avversario (potete vedere il video qui). Beto elegantemente elogia Cruz e lo ringrazia per il lavoro svolto, pur non essendo d'accordo con le soluzioni proposte. Cruz invece, non solo non è in grado di dire nulla di positivo sull'avversario, ma finisce per elogiarsi profusamente da solo. 
Beto lo lascia parlare finché vuole, lasciando che la sua stessa risposta lo qualifichi, poi fa una pausa e aggiunge solo tre parole, diventate subito virali: true to form, che significa qualcosa tipo come al solito. 
Tanti hanno già sentenziato: true to form è il bless your heart del futuro.

mercoledì 19 settembre 2018

il perchè del backyard e del front yard

Le case americane in genere hanno un backyard, cioè un giardino recintato dietro alla casa e un front yard o front lawn, un altro giardino o prato non recintato davanti alla casa. 

A me il front yard ha sempre dato un gran fastidio. Tu hai questo spazio -enorme nel mio caso, dato che la mia casa fa angolo- ma in pratica non ci fai nulla. La prima cosa che proposi quando comprammo la casa, infatti, fu di recintarlo, almeno gli acchiappaconiglietti avrebbero avuto più spazio. Impossibile. 
Ogni casa deve avere il suo bel prato sul davanti e ogni famiglia è obbligata a tenerlo rasato e in ordine se non vuole beccarsi una multa. Chi non segue queste regole, viene visto molto male nel vicinato perchè in qualche modo abbassa il valore di tutto il quartiere.   
Il senso di questo grande spazio davanti alle case è quello di mostrare di essere parte di una comunità. In teoria, è uno spazio di incontro. C'è solo un problema: che non è cosí, la gente se ne sta chiusa e ben nascosta nel retro. Qui dove vivo io, tutti hanno addirittura il privacy fence, un recinto alto e completamente chiuso, dove è impossibile essere visti o incontrare qualcuno. Stanno lì invece che sul davanti per un motivo semplicissimo: questa è una società tremendamente individualista e socializzare con estranei per i più non è un'esigenza, ma un fastidio.  
L'altro giorno ho visto questo breve documentario, fatto da americani e mi sono sentita un po' meno sola in questa lamentela. Mi ha fatto piacere che qualcun altro abbia notato l'ipocrisia di questa piccola consuetudine a cui tutti qui sono talmente abituati da non fare nemmeno caso. 

lunedì 17 settembre 2018

la corte suprema e le donne

La Corte Suprema è il tribunale più importante degli Stati Uniti ed è composta da nove giudici con mandato a vita. Anthony Kennedy, uno dei giudici, molto misteriosamente (pare che il figlio sia coinvolto nell'indagine sulle interferenze russe nelle elezioni americane) prima dell'estate all'improvviso si è dimesso e adesso c'è un posto vacante. Il presidente ha il diritto di nominare un candidato che poi viene interrogato ed eventualmente confermato dal Senato. Trump ha scelto il giudice Kavanough che aveva fatto parte del team di Kenneth Starr ai tempi del tentativo di impeachment di Bill Clinton. Qualche anno fa però Kavanough, in modo molto conveniente per Trump, ha cambiato idea e ha scritto che un presidente non dovrebbe mai e poi mai essere indagato. E' da molti giorni che viene interrogato, qui non si parla d'altro. La sua nomina veniva data quasi per certa data la maggioranza di voti repubblicani. A sorpresa però, la settimana scorsa, si è fatta avanti una donna che ha voluto rimanere anonima dicendo di aver subito un tentativo di stupro da parte sua ai tempi del liceo. In un primo momento l'accusa è stata presa con le pinze perfino da sinistra. Ieri però la donna in questione ha deciso di uscire allo scoperto e si è dichiarata perfino disponibile a essere interrogata in Senato. Quindi: da una parte c'è un uomo di 50 anni suonati che nega categoricamente di aver tentato di violentare una compagna di liceo. E basta. Dall'altra c'è una donna non più anonima che ha parlato di questo episodio con varie persone negli anni, fra cui la sua terapista che ha documentato tutto e si è anche sottoposta al test della macchina della verità, passandolo. 
Nel 1991 ci fu un caso per certi versi simile. L'accusatrice, Anita Hill, venne umiliata pubblicamente e il giudice in questione, Clarence Thomas, venne confermato dal senato e ancora occupa beatamente il suo posto nella Corte Suprema. 
Cosa succederà questa volta? 
Di anni ne sono passati tanti, è cambiato qualcosa per le donne?

domenica 16 settembre 2018

tre figli tre settimane

Ieri sera sono stata a una festa da amici. Ero da sola e all'inizio non conoscevo nessuno tranne un tipo che ho incontrato ad altre feste un paio di volte in passato. Gli ho chiesto come stesse sua moglie, non mi è venuto in mente nulla di più originale. E' che la moglie, la ricordo bene invece, abbiamo parlato in modo più approfondito, mi avrebbe fatto piacere rivederla.
- Sta bene, immagino. Dopo arriva. Stiamo divorziando, cioè lei mi ha lasciato quindi suppongo che stia bene. Io invece... non è certo stata una mia idea. Ma cosa possiamo fare? Oramai sono tre settimane. Mi ha portato le carte. Direi che fa sul serio.
Rimango in silenzio e mi accorgo che altre due persone stanno ascoltando tutto. Ci guardiamo tutti senza parlare. Mi faccio l'idea che già sapessero, è tutto così penoso.
Il momento di silenzio è breve, ma già troppo lungo, al punto che comincia a essere imbarazzante.
- No, ma si era capito, eh - ricomincia - erano anni, questo malessere...cioè lei aveva questo malessere, dice lei, è lei che se ne va, io non avevo problemi, è lei che ha deciso tre settimane fa. Tre figli. Ma ha deciso così, mi ha fatto firmare le carte...
Mi dispiace e ho cambiato discorso.
Non capisco perché qui o si parla di cose del tutto inutili o un semi sconosciuto ritiene opportuno raccontarti cose così delicate e private a una festa. Mi è successo molte volte da quando vivo qui, non è un caso isolato.
Ci vuole tanto, tantissimo tempo per arrivare a questo livello di intimità con gli amici, quelli conosciuti da adulti intendo, soprattutto nella mia situazione, con la mentalità che c'è qui ed è meraviglioso quando succede. Non mi tiro mai indietro. Mi sta bene parlare di qualunque argomento o di qualunque problema, ma se non so nemmeno il tuo nome, cosa vuoi che ti dica a una festa? Con quei due che guardavano poi. No dai, parliamo del tempo.
E' sempre tutto così eccessivo nelle relazioni umane in questi ultimi anni, chissà perché.
Una donna israeliana ha preso la parola e ha cominciato a raccontare a tutta la comitiva di quanto sia stato terribile, a vent'anni, non poter fare il servizio militare a causa di un incidente. Diceva che era il suo sogno, che era forte e avrebbe fatto un lavoro incredibile.
- A ammazzare arabi? - urla qualcuno e tutti ridono - Ti avevano fatto proprio un bel lavaggio del cervello!
Non capivo se scherzassero, chi scherzasse e chi no. Quante cose non dette in quel gruppo di persone. Russi, americani, israeliani...io.
Dopo un po' è arrivata la moglie che ha chiesto il divorzio e si è seduta accanto a quello che per il momento è ancora suo marito. Ero già dalla parte opposta della stanza e li guardavo chiedendomi se si comportassero in modo diverso dalle altre volte.
Poi lei mi ha raggiunto e con tutta naturalezza mi ha chiesto di me e mi ha raccontato un po' di lei, come si fa a una festa.
Non ha accennato al divorzio.

venerdì 14 settembre 2018

tutto ugualmente surreale

Giusto per darvi l'idea dell'assurdità delle notizie che si sentono da queste parti. 
Ieri sera apro FB e vedo che vari amici stavano postando status tipo 'fuori Boston stanno esplodendo case'. Controllo e sì fuori Boston stavano davvero esplodendo le case, tantissime case, credo più di settanta. Uno scenario da film di fantascienza/orrore. Quartieri puliti e ordinati con casette a fuoco qua e là. Pare ci siano state delle perdite di gas, la situazione è ancora molto delicata e confusa. C'è stato almeno un morto e tutta la zona è stata evacuata. Adesso stanno andando casa per casa a fare degli accertamenti e cercare di capire cosa stia succedendo. 
La mia reazione: va bene, vado in palestra, ciao. 
Siamo bombardati da talmente tante notizie apparentemente senza senso che finisce per essere tutto ugualmente surreale. 
Prima non era così. Davvero, non era cosí. 

giovedì 13 settembre 2018

sei tutta marrone

Se in italiano ha ancora parecchia strada da fare, in inglese Woody si esprime in maniera abbastanza buona per i suoi tre anni. 
Ieri abbiamo incontrato per caso l'amichetta di Joe che l'anno scorso era stata discriminata perché di colore. 
Ne ho scritto varie volte, qui e qui per esempio. 
E' stata una di quelle esperienze che hanno cambiato profondamente la mia percezione di questa società e che più mi hanno segnato come persona da quando vivo qui. 
Ecco lui, mio figlio, ha pensato bene di chiedere proprio a questa bambina in particolare:
Are you black? Sei nera?
Avendo capito, o inconsciamente sperato, che avesse chiesto are you back? Sei tornata? gli ho detto sì, non vedi? E' tornata anche lei dalle vacanze.
Allora lui ha completato il capolavoro.
- You are ALL brown! Sei TUTTA marrone!
Le ha detto guardandole le braccia con gli occhi spalancati.
Non ditemi che non c'era un'intenzione cattiva perché lo so anch'io, è ovvio, ma sinceramente non mi ha fatto molto ridere questo siparietto. 
Mi sono sentita in imbarazzo perché cosa dimostra che mio figlio si stupisca del colore della pelle di una persona? Non certo che sia razzista a tre anni o che i suoi genitori lo siano, ma che ha poche persone di colore intorno e questo viene letto da alcuni qui, a torto o a ragione, come un segno di discriminazione in sé. 
Una volta conobbi un'israeliana che per prima cosa mi chiese se avessi amici ebrei in Italia. Quando le dissi di no, mi chiese il perché, come se dovesse esserci un motivo. Non ne ho mai incontrati, le risposi. Strano visto che in Italia ci sono moltissimi ebrei, mi rispose. Non so cosa intendesse, ma sentii di non aver passato un test.    
Se in Italia, davvero, di ebrei non ne ho mai incontrati o se li ho incontrati, non mi hanno mai detto di essere ebrei (la religione non è uno dei miei argomenti preferiti), qui di persone di colore ce ne sono un sacco. Amici di colore, persone che vengono a casa spesso intendo, non ne abbiamo tantissimi. Il motivo non lo so, non è capitato. 
E mi stupisco da sola: dopo dodici anni perché non è capitato? 
La maestra di Woody l'anno scorso era di colore, probabilmente lui non ci ha mai fatto caso. Suppongo che crescendo, stia semplicemente cominciando a guardarsi più intorno, a notare quello che lo circonda. Questa bambina stessa, è venuta diverse volte a casa con sua madre, oramai siamo abbastanza amiche. Infatti, la madre che fra l'altro è simpaticissima, è scoppiata a ridere. E' la bambina che è rimasta in silenzio, con un insolito sguardo interrogativo e non sembrava per niente divertita dall'osservazione di Woody. Per questo mi sono preoccupata tantissimo, è che conosco la loro storia. So quanta sofferenza le abbia portato essere vista dagli altri bambini come diversa in qualche modo. E Woody non le ha fatto un complimento, ha solo sottolineato una differenza.  
Il giorno dopo quando ci siamo riviste, la madre mi ha detto che semplicemente la figlia non aveva capito e che poi si è fatta una gran risata anche lei. Bene, lo spero, anche se insomma, il dubbio mi rimane visto che so che per quella bambina in particolare, l'argomento è veramente delicato e complesso. A volte i bambini copiano le nostre reazioni nel bene e nel male, ma chi lo sa cosa sentono dentro. Mi auguro che questo piccolo episodio non abbia aumentato le sue insicurezze.
Non si tratta di voler essere politicamente corretti a tutti i costi, è che sono questioni importanti. Succedono fatti gravi come quello capitato a questa bambina l'anno scorso e io voglio essere sicura di fare il possibile affinché i miei figli facciano parte della soluzione e non del problema.
Qual è la maniera migliore per evitare che nei bambini nasca l'intolleranza? Circondarsi di persone di tutti i colori e di tutti i tipi. 
Facile a dirsi, ma non tanto a farsi. 
La prima volta che questa bambina con la sua mamma, vennero a casa nostra, fu così strano per me. La madre rimase in piedi con la giacca e la borsa in mano per più di due ore, eppure stavamo benissimo insieme, abbiamo parlato in libertà di un sacco di cose serie e meno. Mi raccontò, non so perché, che aveva detto a una sua amica di colore che mi conosce di vista che veniva a casa mia e quella sua amica le aveva chiesto il motivo. Prendere un tè, conversare, dare ai bambini l'opportunità di giocare insieme, cose cosí, normalissime. Evidentemente non per loro. Mi metto in discussione e mi faccio tutte queste domande solo per capire e migliorare. Mi sforzo tantissimo, ma ci sono delle questioni che continuano a restare oscure ai miei occhi, forse è per questo che non ho tanti amici di colore, forse il mio modo di fare così aperto paradossalmente suscita diffidenza in persone che hanno avuto di sicuro molte esperienze negative. Il fatto che l'amica le abbia chiesto perché mi vedesse mi fa venire in mente che ci fosse della diffidenza da parte sua. Certo, la seconda volta che vennero si fermarono a cena e da lì in poi fu tutto rilassato e sereno. 
Se si supera il muro iniziale, fila tutto liscio, siamo tutti esseri umani. Il difficile per me, ancora adesso, è imparare ad arrivare fino a quel punto senza fare qualcosa che magari a me sembra normalissimo come invitare una persona a casa, ma può venire percepito come ambiguo o eccentrico dalla controparte. 
Tutti questi anni all'estero e non ho ancora capito se sia giusto che io stravolga completamente il mio modo di fare per venire incontro ad altre mentalità, ammesso che ne sia capace poi.  

mercoledì 12 settembre 2018

novembre è vicino

Adesso sta per arrivare l'uragano Florence nella Carolina del Nord e del Sud (lontano dal Texas...) e ieri Trump ha detto testualmente che sarà "grande e tremendamente bagnato". 
La pioggia sarà bagnata, questa sí che è una rivelazione.
Pochi giorni fa è tornato in politica Obama. Ha fatto un discorso di più di un'ora. Ha analizzato tutti gli eventi fondamentali dell'ultimo anno dalla mancata condanna dei neonazisti di Charlottesville fino all'economia. Ha fatto pause, usato frasi complesse, sinonimi. Trump ha dichiarato di essersi addormentato, troppo noioso per lui.
Il contrasto fra i due non potrebbe essere più lampante.
Da una parte c'è un analfabeta di ritorno che si esprime come un bambino, uno non particolarmente arguto bisogna dire a favore dei bambini. Dall'altra, c'è uno statista che elabora concetti eterogenei, che legge sia i fatti attuali che quelli storici in maniera costruttiva, che invita a votare, a rimboccarsi le maniche, a parlare con la parte opposta.
Chiaramente si rivolgono a due pubblici diversi.
Al momento la categoria di persone che vuole al potere qualcuno che gli dica che la pioggia è bagnata, sta avendo la meglio, però staremo a vedere. Novembre è vicino.

martedì 11 settembre 2018

quello che sta venendo fuori dal fulmine

L'altro giorno vi ho raccontato del fulmine che ci ha sfiorato e di tutto lo spavento che ne è conseguito. Vorrei dire due cose.
Innanzitutto grazie per la vicinanza e la solidarietà. Sentire quel tipo di tepore intorno è sempre di qualche conforto.
In secondo luogo, volete sapere qual è la cosa davvero inquietante che sta venendo fuori? Che tutti quelli con cui sto parlando qui hanno avuto un'esperienza del genere o conoscono qualcuno a cui è andata anche molto peggio.
Prima, ad esempio, ho pranzato con una mia amica e mi ha raccontato che una sua amica una notte durante un temporale, si è svegliata per andare al bagno e ha visto un principio di incendio. Ha preso un bicchiere d'acqua e ha cercato di spegnerlo, accorgendosi solo in un secondo momento che l'intero tetto della sua casa era in fiamme, colpito da un fulmine. Anche lei ha fatto quello che ho fatto io, ha preso i figli ed è scappata, ed è andato tutto bene. Anzi di più. Non si è bruciato nulla, ma per via del fumo, l'assicurazione ha autorizzato il rinnovamento di tutta la casa, pavimenti, pareti, impianti, un po' come è successo a noi con la grandine. Uno cerca di guardare il lato positivo, no? Poi mi sono ricordata che io questa amica della mia amica la conosco, l'ho vista giusto un paio di volte e in effetti questa storia me la raccontò lei stessa, tale e quale. Un'esperienza di questo tipo evidentemente rimane con te, se dopo cinque anni è una delle prime cose che racconti a una perfetta estranea.
Per una persona come me, abituata a pensare al fulmine come uno degli eventi più improbabili che ti possano capitare nella vita, non è il massimo.

Ancora una volta mi vedo sono costretta a ricalibrare la mia visione del mondo o di quello che penso di sapere sul mondo e a non dare praticamente niente per scontato. E' dura, ma del resto, il fascino di vivere all'estero e specialmente in un posto così diverso da dove sei cresciuto, è soprattutto questo per me, l'essere sempre costretta a fermarmi a ragionare meglio su tutto e a guardare le cose da un altro punto di vista. Fa bene tenere il cervello allenato a cambiare punto di vista, questo sì, molto.

domenica 9 settembre 2018

inizia con la grandine e finisce con il fulmine

Adesso quando qualcuno mi chiederà cosa porterei via dalla mia casa in fiamme saprò dare una risposta vera e dimostrata, altro che diari segreti e fotografie: assolutamente niente, a parte gli abitanti della casa stessa. 
Eravamo appena tornati da scuola. Stavamo giocando a nascondino urlando e correndo. Un momento prima c'era il sole, non mi ero nemmeno accorta che avesse cominciato a diluviare. Poi abbiamo sentito come un'esplosione. Una sirena assordante di cui ignoravo l'esistenza ha cominciato a suonare dentro la casa. Puzza di bruciato. Per prima cosa siamo corsi fuori, ma la pioggia era torrenziale con tuoni e lampi. In altri quartieri ci sono stati poi degli allagamenti. 
Non sapevo cosa fare e dove andare. I bimbi erano terrorizzati e non avevano nemmeno le scarpe ai piedi. E soprattutto: gli acchiappaconiglietti erano rimasti dentro. 
E' strana la vita. Quasi sempre le decisioni importanti sul serio, quelle con delle conseguenze vere, ti tocca prenderle in una frazione di secondo.
Ho seguito l'istinto. Ho infilato la testa in casa, non ho visto fumo o fuoco. Allora siamo corsi dentro, abbiamo raggiunto il garage dalla cucina, ci siamo messi in macchina, cani compresi, e siamo usciti di corsa.
A quel punto, ho avuto un momento di gioia pura: eravamo tutti lì, sani e salvi. Ma non è durato molto. Subito dopo sono arrivati non so quanti mezzi dei vigili del fuoco. Alcuni pompieri sono scesi di corsa con delle asce in mano. Allora mi sono catapultata fuori dalla macchina sotto la pioggia battente con le mani alzate, tipo rapinatore che si arrende. E' casa mia, la porta è aperta. 
Hanno detto di aspettare in macchina. Il silenzio era decisamente insolito. Eravamo attoniti. Woody era come ipnotizzato dalle sirene delle autopompe e Joe aveva cominciato a piangere piano, a scoppio ritardato, rendendosi conto che il suo orsacchiotto Dudù era rimasto dentro. Il mio pensiero tornava sempre sulla stessa domanda senza nessun tipo di elaborazione: rivedrò la mia casa?
E' andata bene, anzi benissimo. Alla fine non c'è stato nessun incendio e non abbiamo avuto nessun danno significativo. A quanto pare un fulmine non ha colpito la casa, ma è arrivato così vicino da creare una sorta di cortocircuito momentaneo e quel rumore di esplosione che abbiamo sentito. 
All'inizio dell'estate la grandine, alla fine il fulmine. La vita ha una certa circolarità, bisogna riconoscerlo, ma speriamo di fermarci qui.  
Abbiamo avuto un danno minimo, è vero, ma è stata una gran brutta esperienza. Ho passato tutta la notte e la giornata successiva con gli occhi fissi nel vuoto. 
Adesso va molto meglio. Dopo quattro giorni, sembra un avvenimento del passato remoto. Archiviamo anche questo. 
In un momento di ottimismo ho pensato... ma sì, il fulmine ce lo siamo tolto, chi è che viene colpito due volte da un fulmine? 
A quanto pare un tizio che conosciamo. Due volte, a distanza di cinque anni. Sopravvissuto alla grande. C'è sempre chi ama strafare.