sabato 24 ottobre 2020

colpo di scena

E' sempre difficile cogliere i cambiamenti. La maggior parte delle volte, le cose scivolano via dalla nostra vita piano piano in modo impercettibile finchè un bel giorno ti svegli e...toh, ho i capelli alle spalle, è arrivato l'inverno, non ti amo più.

Ci sono dei momenti però che sono come dei segni e i cambiamenti li marcano, li evidenziano anche quando preferiresti ignorarli.

Per me uno di quei momenti è arrivato qualche settimana fa. Eravamo con degli amici che stanno seguendo uno stile di vita molto simile al nostro, a causa della pandemia anche loro lavorano da casa e seguono i due figli con la scuola a distanza.

Parlavamo della situazione e a un certo punto, qualcuno ha detto che questo anno scolastico oramai va così.

Mi si è fermato il respiro.

Come "oramai va così"? Insomma, io ancora ci speravo che potessimo tornare tutti a scuola con l'anno nuovo. Non mi immaginavo altri sette mesi agli arresti domiciliari (per carità, siamo pieni di comodità e piattaforme di streaming e non possiamo assolutamente lamentarci rispetto ad altri, ma siamo in queste condizioni da marzo, per la miseria). 

Dopo un po' di tempo è successo un altro evento significativo. Abbiamo cambiato pediatra e il nuovo mi è sembrato molto meno in allarme rispetto alla possibilità di aggiungere l'asma al COVID (Joe e Woody soffrono entrambi di asma). Genera grande confusione e ansia sentire due medici esprimere pareri così diversi.

E chiaramente si è riaperta la mia grande ferita. 

Ma allora mi sono licenziata per niente?

Avete mai sentito l'espressione "self-doubt"? Ecco, non ne trovo in questo momento un'altra in italiano che renda così bene quell'interrogarsi mille volte al giorno sulle proprie scelte, non solo quelle future, ché quello sarebbe naturale, ma anche su quelle passate su cui non si ha più nessun potere di intervenire.

Vado a dormire con questo stato d'animo e al mio risveglio, come se l'universo volesse indicarmi una via d'uscita, trovo un'email. E' bellissima e viene dalla preside della scuola Wonka che mi chiede per favore di tornare. Colpo di scena. Mi dice che mi capisce perfettamente, ma che a scuola sta andando tutto bene a livello di infezioni e non devo preoccuparmi. Mi dice perfino che mi vuole bene e che manco molto a tutti che sono frasi forse un po' eccessive in ambito professionale, ma devo dire che sono perfettamente in linea con il suo comportamento nei miei confronti dal colloquio in poi. 

Quasi ci rimango secca. Non avevo idea che il sentimento nei miei confronti fosse questo. Lì per lì, mi sono immaginata in classe con i miei bambini, con le mani sporche di tempera a lavorare insieme. E' tutto quello che vorrei, quello che mi manca in questo momento. Subito dopo però mi sono ritrovata impigliata negli stessi identici dubbi che mi hanno portato a licenziarmi. La differenza rispetto ad agosto, è che ora le scuole qui sono state aperte per quasi due mesi e ci sono diversi giornali autorevoli che spingono il concetto che siano sicure. Ho letto molto bene questi articoli, e anche altri di segno opposto, e rimango scettica su tutto perchè gli Stati Uniti sono un paese grande, è difficile generalizzare. Ogni scuola decide da sè le misure da adottare e ogni zona ha percentuali di positività completamente diverse. Per di più qui in Texas i test non sono obbligatori (spesso addirittura vengono scoraggiati), il tracciamento è ridicolo e non c'è un vero obbligo di trasparenza. Penso che ognuno spinga per tirare acqua al proprio mulino mentre in realtà è troppo presto per capire con esattezza cosa stia succedendo. 

Così, a malincuore, ho deciso di rifiutare l'offerta di tornare al lavoro.

Mentre mi disperavo per trovare una risposta in mezzo a mille dubbi, una mia amica, una persona di un'intelligenza e di una sensibilità uniche, è riuscita a ridurre la questione all'osso. Mi ha chiesto: ma tu quanto sei soddisfatta della tua vita di adesso? 

Di fronte a un'insoddisfazione che è causa di infelicità, ha senso mettere a rischio anche la salute per tornare a fare quello che si ama.

E lì mi sono resa conto che...non sono per niente infelice, anzi.

Ho trovato un mio scopo nella vita anche in questa situazione. Joe e Woody hanno bisogno di me più che mai e io ho la fortuna di poterci essere sempre, come ha fatto mia madre quando avevo bisogno di lei. Questo dà un significato e una forma nuova alle mie giornate, è vero, ma non meno nobile, mi sento comunque arricchita da quello che faccio.

Nella mia testa era così ingombrante il concetto di difficoltà esterna (pandemia, possibili tumulti politici alle porte, mancanza di famiglia e amici, assenza di lavoro...) che non mi sono fermata nemmeno per un secondo a contemplare il fatto miracoloso che qui dentro di me, adesso, è tutto più o meno in ordine. Sto bene.

Ho rifiutato sapendo che un'offerta simile era unica, che non mi sarebbe mai stata rifatta. Ho immaginato anche che si sarebbero seccati visto l'investimento emotivo dell'invito. Ho lavorato a scuola per tanti anni e non ho mai visto una persona tornare dopo le dimissioni e soprattutto dopo un grosso (civilissimo e pacifico nel mio caso) disaccordo (qui).

Invece la mattina dopo, ho trovato un'altra email. Un'altra proposta.

Se assumessi qualcuno temporaneamente, prenderesti in considerazione di tornare? Prendi tutto il tempo che ti serve. 

E' un'offerta così generosa e inattesa che ancora non mi sembra vera. Non ho mai avuto paura di non trovare un altro lavoro (figuriamoci, gli insegnanti vanno a ruba più che mai), è che l'esperienza che ho avuto in quella scuola è stata così eccezionale (anche per Joe e Woody che la frequentano) che il mio dispiacere più grande era di aver perso quell'opportunità in particolare.

Torno alla scuola Wonka. Non so quando, ma ci torno!

Sono felice e piena di riconoscenza. 

mercoledì 21 ottobre 2020

l'amichetto pescetariano

C'è un grande amichetto di Joe che è pescetariano. Un giorno, a 6 o 7 anni, ha comunicato ai suoi genitori, onnivori, che non voleva più mangiare animali "intelligenti". Secondo lui i pesci e i frutti di mare non sono "intelligenti". A noi adulti questa cosa ha mandato in visibilio. Che bambino sensibile e profondo. Bravo, eh? Per di più mangia un sacco di verdure, perfino i broccoli...vuoi mettere? Benissimo!
Certo, che cambiamento rispetto a qualche anno fa.
Feci una scelta simile anch'io molto più avanti, da liceale, e scoppiò una sorta di crisi familiare. Il medico di famiglia trattò il vegetarianesimo più o meno come il fumo o le droghe pesanti: tutta roba da cui guardarsi. Qualcuno mi prese in giro anche. Non esisteva nel mio ambiente dell'epoca, il concetto di compassione verso gli animali, quelli che si mangiano dico.
Adesso tutto è cambiato. La maestra di Joe gli ha fatto recentemente leggere un breve saggio sui pro e i contro degli zoo, ad esempio. Lui è rimasto molto colpito e ha cominciato a farsi ancora più domande sull'etica rispetto al trattamento degli animali e tante altre cose.
Il concetto stesso di mettere qualcosa in gabbia per ammirarla lo ha portato dopo un po' a illuminarsi...i musei allora? Che tolgono le opere dal loro luogo di origine per metterle nelle grandi città occidentali, sono giusti i musei? Non bisognerebbe lasciare le opere nel proprio paese? Quando si attiva il pensiero, si sa dove si parte e non si sa dove si arriva.
Se siete alle prese anche voi con bambini curiosi (e anglofoni), vi consiglio l'episodio Why Are Some Animals Pets And Others Are Lunch? del podcast "But Why".
Buon ascolto.
🐟

domenica 18 ottobre 2020

la nostra capacità di giudizio

Quando ho letto che Trump era positivo al COVID, è successa una cosa terrificante. Non ci ho creduto. E non solo io. Praticamente tutti quelli che conosco per prima cosa hanno pensato a una sorta di manipolazione. Farà finta di essere positivo, per poi dimostrare che non è niente di grave. Oppure è un trucco per non andare al prossimo dibattito. Qualcuno ha perfino buttato lì che volesse infettare Joe Biden, farlo fuori, chissà da lui ci si può aspettare di tutto. E cosa sono questi? Complotti. Odio i complotti e tutti i complottisti con tutte le mie forze. Come ho potuto avvicinarmi a certe idee? Proprio io che leggo tanto, mi informo, confronto le fonti?

Dopo aver controllato e ricontrollato che la notizia fosse vera, mi sono fermata a riflettere su quanto tutti questi anni di Trump abbiano compromesso la nostra capacità di giudizio. Quando qualcuno ti costringe a confrontarti con menzogne e assurdità ogni giorno per quattro anni, è molto difficile rimanere del tutto indifferenti. Si finisce per dubitare di tutto.

E' per questo che ho amato alla follia la giornalista Savannah Guthrie che l'altra sera ha chiesto a Trump perchè diffonda notizie false e senza nessun fondamento nella realtà (in quel caso si riferiva al fatto che Trump aveva ritwittato la teoria che Bin Laden non sia stato veramente ucciso, ma era solo l'ultima sparata in ordine di tempo) e quando lui ha risposto "così ognuno può farsi la sua opinione", lei ha ribattuto: "Lei è il presidente, non lo zio matto che può ritwittare cose a caso!''.
Sappiamo per certo che il medico di Trump ha mentito più volte riguardo alle sue reali condizioni di salute, ma sono sicura che l'impressione per milioni di americani sia stata che non abbia avuto niente di grave. Tanti scettici avranno tratto la conclusione che se una persona anziana con quei fattori di rischio, se la cava in pochi giorni, il coronavirus non è davvero niente di importante.
Dubito si rendano conto che un cittadino qualunque non riceva la stessa assistenza sanitaria che ha ricevuto Trump. Ma al di là di questo, volevo raccontarvi della nostra baby sitter, che invece è molto giovane e sulla carta non ha gli stessi fattori di rischio.
Purtroppo non la vediamo da febbraio, ma rimaniamo in contatto. Quando eravamo in Colorado, a luglio, mi scrisse di essere positiva al COVID e che era al pronto soccorso. Non c'era davvero nulla che potessi fare per lei. Non avrei potuto fare nulla nemmeno se fossi stata in città.
La sua situazione precipitò molto velocemente purtroppo. Ha passato due settimane in terapia intensiva, ha rischiato di morire, ma ce l'ha fatta. Ha raccontato di avere ricevuto cure eccellenti e ha avuto una sorta di svolta mistica.
Ieri l'ho risentita. Mi ha detto che questa settimana, quattro mesi dopo il contagio, è finalmente tornata al lavoro, ma che ha ancora diversi sintomi come la caduta dei capelli e soprattutto che fa ancora fatica a respirare dopo qualche passo.
Le ho detto che ero felice che finalmente stesse ricominciando la sua vita di sempre, ma che mi dispiaceva tantissimo che non si fosse ancora ripresa completamente dopo tutto questo tempo e soprattutto che avesse dovuto vivere un'esperienza così traumatica.
La sua risposta mi ha stupito.
Mi ha detto che si sente fortunata per due motivi. Prima di tutto perchè due suoi conoscenti non sono sopravvissuti e lei sí. Poi è contenta che sia successo proprio a lei perchè la sua famiglia e i suoi amici non avevano preso la cosa sul serio e adesso invece, avendo visto con i propri occhi quello che può succedere, stanno farcendo del loro meglio per prendere delle precauzioni.
Insomma, credo che lei pensi di aver salvato i suoi cari con il suo "sacrificio". Probabilmente quest'idea ha a che fare anche con la sua conversione religiosa però ci sta: siamo cosí stupidi a volte che se non vediamo le cose con i nostri occhi, se non le viviamo in prima persona, non siamo capaci di affrontarle.

sabato 17 ottobre 2020

i pensieri di joe

Ogni tanto quando vado a camminare, Joe vuole venire con me. Mi ha spiegato che gli piace sia camminare che fare 'un po' di conversazione'. L'ho preso come un complimento. Adoro ascoltare i suoi pensieri, soprattutto dopo che ha giocato per qualche ora su una spiaggia o guardato fuori dalla finestra invece di fare i compiti. E' così che nascono le idee più interessanti. Cominciamo a camminare in silenzio. Aspetto finchè se ne esce con qualche chicca delle sue:

- Stavo pensando a questa cosa. Secondo te quando siamo in macchina...siamo "dentro" o "fuori"?

Oppure:

- Gli aerei vanno così veloci, ma da qui sembrano così lenti. Ci hai mai pensato?

E parliamo, ragioniamo...anzi parla soprattutto lui, io ascolto.

Ha tanti dubbi morali, mi chiede cose tipo:

- Non ho mai capito perchè nei film e nei cartoni animati i cattivi hanno sempre quella risata diabolica dopo aver fatto qualcosa di male. Non dovrebbero essere contenti. Perchè ridono?



Lui è così. Pensa, ripensa, legge, scrive. Quasi tutte le mattine lo trovo già intento a leggere o scrivere nella semioscurità quando vado a svegliarlo. Ha tante cose da esprimere. Poi gli dici "gira la pasta" e lui fa fare un bel giro di 360 gradi a tutti il piatto. Mi ricorda tanto il mio papà. Chissà cosa combinerà da grade questo piccolo Joe.

sabato 10 ottobre 2020

cose belle per il tempo libero

Un po' di cose belle che ho scoperto in questo periodo:

- Il romanzo Jules e Jim di Henri-Pierre Roché, sì proprio quello a cui si ispira il film Jules e Jim di François Truffaut. Mi è piaciuto davvero molto. La gioia di vivere, l'amicizia vera e poi quest'idea pericolosissima e affascinante di voler reinventare il concetto di amore. E' uno di quei libri che aprono la porta a infinite riflessioni e scoperte. Tra l'altro non sapevo fosse autobiografico, ma lascio a voi il piacere di approfondire se vorrete. 

- So che molti di voi hanno bambini che parlano inglese e allora vi segnalo l'ultimo episodio del podcast Brains On che parla ai bambini di scienza ed è sempre interessantissimo, ma in questo caso in particolare perchè chiarisce varie cose riguardo alla pandemia. L'episodio si intitola Past, present and future: Using time to understand this pandemic e Joe e Woody erano tutto orecchi. Risponde bene ad alcune domande e sdrammatizza anche un po' la situazione. E' intelligente, ma con leggerezza.

- Viste le reazioni positive di chi l'ha ascoltata dopo la breve segnalazione nelle storie di Instagram, in tema di podcast, aggiungo anche qui l'intervista a Lenny Kravitz su Fresh Air. Una vita interessantissima ed emblematica per molti versi: madre afro-americana, padre ebreo, NY, LA. I temi vanno dal razzismo, al femminismo, alla ricerca del proprio io creativo. Da ascoltare.

- Su Netflix c'è una nuova serie di documentari che si chiama Song Exploder. In ogni episodio raccontano la genesi e il significato di una canzone. Ho guardato solo l'episodio su Loosing My Religion degli R.E.M. e mi è esploso il cervello. 

Finalmente! Finalmente ho capito! 

L'ostacolo fondamentale alla comprensione del testo è l'espressione Loosing my Religion che nel sud degli Stati Uniti -forse anche in Texas, ma non l'ho mai sentito- significa qualcosa tipo "perdere la pazienza o perdere la testa", ma ascoltate la spiegazione dell'ancora fascinosissimo Michael Stipe che è molto meglio. 

- Visto che oggi è la Giornata Mondiale della Salute Mentale, vi segnalo anche queste bellissime vignette di Gemma Correll, che mi piace perchè sembra sempre sapere molto bene di cosa parla.    

- Per finire: Louise Gluck. Non la conoscevo prima del premio Nobel. Scrive:

"Guardiamo il mondo una volta sola, nell’infanzia.

Il resto è ricordo". 

 

 Buon fine settimana, amici. 

giovedì 8 ottobre 2020

I'm speaking

Come donna, questi due dibattiti presidenziali mi hanno lasciato abbastanza l'amaro in bocca.

Nel primo abbiamo visto un uomo, Trump, ignorare ogni regola prestabilita e con un'arroganza mai vista fare tutto quello che voleva: interrompere, sbraitare, mentire, offendere, non rispondere.

Tutti i commentatori allora hanno cominciato a parlare di strategia. Chissà qual è la sua strategia, chissà cosa voleva ottenere in modo così subdolo e sottile che nessuno ha capito. Ci fosse stata una donna al suo posto: troppo emotiva, incapace di controllarsi, non sa reggere lo stress. 

Nel dibattito di ieri sera c'era una donna a porre le domande, Susan Page, e un'altra a rispondere, Kamala Harris. Nonostante ciò l'unico uomo, Mike Pence, ha potuto presentarsi con un occhio iniettato di sangue, una mosca nei capelli, parlare ben oltre il tempo prestabilito, interrompere, non rispondere a quasi nessuna domanda e fare comunque la figura di quello calmo ed educato.

Kamala Harris nei suoi famosi interrogatori ha fatto letteralmente tremare personaggi come Kavanaugh o Jeff Sessions. Mi aspettavo che Pence se lo mangiasse in un boccone e invece ci è andata molto cauta. E' stata bravissima, ma ha evitato di attaccare e ha perso molte occasioni vincenti probabilmente per non aderire al famigerato stereotipo della 'angry black woman' agli occhi degli americani che ancora non la conoscevano. Ha usato molto il linguaggio del corpo, quello sì, e chi si è trovato in quel tipo di situazione nella vita, ha colto benissimo il messaggio.

Quattro anni fa a Hillary Clinton che era a un livello di preparazione ed esperienza enormemente superiore rispetto a Trump, veniva detto che doveva sorridere, che aveva un problema di "likability". Kamala ora deve trattenersi per non sembrare "arrabbiata".

Mi chiedo quando una donna preparata potrà semplicemente giocarsi le sue carte senza rischiare da un lato di farsi sopraffare e dall'altro di urtare la sensibilità di tutti quelli che una donna di potere non se la riescono proprio a immaginare. 

mercoledì 7 ottobre 2020

diciamocelo

Finalmente ho affrontato le mie ansie di varia natura e ho preso un appuntamento per il controllo annuale con il medico di famiglia. Mi accoglie così: 

- Non ci vediamo da tantissimo tempo... 

Adesso arriva la strigliata, penso.

Invece continua: -... Mi fa piacere che la sua salute sia ottima!

Caspita, è vero. Non ho mai considerato la mia salute ottima. Eppure in fondo sono anni che non mi ammalo. Il periodo in cui di medici ne ho visti tanti, fin troppi, in compenso lo ricordo spesso e ancora mi sembra recentissimo malgrado non lo sia.

Sono decisamente troppo pessimista.

Poi mi ha fatto una domanda che mi ha colto completamente alla sprovvista.

-La pandemia ha modificato la sua vita in qualche modo? 

Da lì è nata una bellissima conversazione ed è strano perchè nessun medico generico ha mai manifestato alcun interesse particolare per come mi sentissi dentro, a livello psicologico. A un certo punto ho avuto la sensazione che parlasse di sè più che di me, un po' come succede qualche volta fra amici.

D'altra parte, siamo esseri umani, viviamo tutti in un momento pieno di angoscia e confusione e abbiamo bisogno, in qualche modo, di dircelo.

Che siamo umani, che siamo confusi e angosciati, ma anche che siamo più forti di quello che ci raccontiamo normalmente.

lunedì 5 ottobre 2020

la situazione degli insegnanti

Oggi ho parlato con una mia amica. Anche lei è un'insegnante e anche lei come me si è licenziata perchè quest'anno non si sentiva sicura nella sua scuola. Mi ha raccontato che l'hanno contattata per insegnare la sua materia "online" in un buon distretto qui vicino. Evviva! Ha superato il "colloquio preliminare" e le hanno chiesto di fare una prova. Ha accettato entusiasta.
Allora l'hanno accompagnata in una classe. Lei si aspettava una classe vuota con un computer, invece c'erano 32 studenti. Con le mascherine sì, ma 32 bambini in una stanza senza finestre sono tantissimi.
C'era stato un malinteso: le chiedevano di insegnare "online" agli studenti rimasti a casa, certo, ma contemporaneamente anche di persona.
Lei non è nemmeno entrata in classe.
Li ha piantati lì e se n'è andata.
Ciliegina sulla torta, pare che l'insegnante precedente se ne fosse andata per via del COVID.

sabato 3 ottobre 2020

il caos

Forse dall'esterno, tutto quello che sta succedendo negli Stati Uniti in questo periodo è un curioso intrattenimento, un diversivo, un reality show. Esserci dentro invece, vedere le ripercussioni reali, immediate sulla propria vita e su quella di tutti quanti, è estenuante e avvilente e comincia ad avere il retrogusto dell'incubo.

Siamo COSI' stufi di questo caos.

lunedì 28 settembre 2020

una cosa su tutte

 Voglio solo che un giorno pensando a questo periodo, si rendano conto che sì è stata dura a volte, ma la loro infanzia non si è fermata.

Voglio che continuino a ridere e divertirsi ogni giorno come prima.



martedì 22 settembre 2020

200.000

 Quando a fine marzo il dottor Fauci parlò di 100.000-200.000 possibili morti per coronavirus negli Stati Uniti, tutti rimasero sconvolti. Si sperava che fosse un'esagerazione, un monito.

Sono passati 6 mesi e siamo già arrivati a 200.000. Alcuni pensano sia ancora la prima ondata questa.

Non c'è un piano, non c'è un vaccino, non c'è una strategia comune.
Si va avanti così. Chi è capace facendo finta che non stia succedendo nulla, gli altri in uno stato semi-perenne di angoscia.
Il brutto è che questi numeri fanno sempre meno impressione, come se fossero solo numeri e non padri, madri, figli, amici, colleghi, esseri umani.

sabato 19 settembre 2020

europa, texas

Luca Nizzoli Toetti è un fotografo di Milano che ho conosciuto tramite amici in comune un paio d'anni fa. Veniva in Texas per un suo progetto che mi ha subito incuriosito: un libro fotografico sul rapporto fra l'Europa e il Texas. Il Texas, non gli Stati Uniti, già un ottimo punto di partenza. Si era messo in testa di andare a vedere la versione texana delle stesse città che aveva visitato in Europa: Odessa, London, Lisbon, Paris e tante altre.
Questo suo entusiasmo e questa sua genuina curiosità gli hanno permesso di arrivare qui senza preconcetti, carico solo di tutte le sue domande, e di ficcarsi in tutte quelle situazioni pazzesche da cui uno che ne sa qualcosa in più normalmente cerca di tenersi alla larga. Il suo viaggio è durato molte settimane. Ogni volta che tornava dalle sue spedizioni, ci raccontava quello che aveva visto, guardavamo insieme le foto e ci ragionavamo. Ricordo discussioni lunghissime dopo un piatto di pasta o un guacamole, a spaccarci la testa sulle mille contraddizioni che anche lui come me, notava ovunque.
Qualche tempo fa mi ha mandato una delle ultime stesure del suo libro, non so se fosse quella definitiva. So che ci ho messo qualche giorno ad aprire quel file.
Immaginavo che quelle foto mi avrebbero riportato a un Texas vicinissimo e amato, ma anche un Texas che al momento, a causa della pandemia, non esiste. Tornerà?
Rivedere quelle foto e ricordare quelle storie che avevo già ascoltato a voce, è stato un piccolo colpo al cuore per me che qui in Texas ci vivo.
Come giustamente scrive lui nelle prime pagine, la pandemia ha esacerbato problematiche che già erano presenti e che le sue foto documentano perfettamente. La verità è che però la percezione di questi luoghi per noi che ci viviamo è completamente cambiata in questi ultimi mesi. Fa sempre uno strano effetto ricordare la serenità in tempi abbastanza bui come questi.
So che molti di voi sono qui spinti dall'interesse e dalla curiosità verso il Texas, quindi mi sento di consigliarvi questo libro che vi propone una chiave di lettura singolare e certamente non scontata.

Si intitola Europa,Texas ed è in prevendita ancora per un po' qui:
http://www.europatexas.it/

Il book trailer: https://vimeo.com/lucanizzolitoetti

giovedì 17 settembre 2020

i vostri adulti


Diceva una mia amica che è sempre stata bravissima a scuola che per tutta la vita si è sentita chiedere: "Tua madre è un'insegnante, vero?". Quanti preconcetti in questa semplice domanda a pensarci. Dare per scontato che l'insegnante sia la madre perché sono le donne a fare le insegnanti. E poi forse anche quell'attribuire ogni merito e colpa alla madre perché è la madre che educa.
Sono un'insegnante anch'io e dubito fortemente che ai miei figli venga fatta la stessa domanda che veniva fatta alla mia amica. Insegnare oggi più che mai ha un significato ampio che per fortuna non si limita alla disciplina, al seguire delle istruzioni. Per me l'obiettivo, ad esempio, è arrivare a fare scelte in modo autonomo, non limitarsi a eseguire degli ordini.
Mi piace molto che la maestra di Woody nelle sue lezioni online si riferisca sempre a "i vostri adulti", "your grown-ups". Non dá niente per scontato: mamme, papà, baby sitter, nonne, fratelli maggiori... niente giudizi, niente preconcetti di sorta.
Sembrano piccole cose, ma non lo sono per niente.




--> Come sempre, se volete seguire le nostre avventure artistiche, andate a dare un'occhiata a @little_art_factory su Instagram.

sabato 12 settembre 2020

la prima settimana di scuola online in texas

Mi fate molte domande sul funzionamento della scuola, così vi racconto un po' come è andata questa nostra prima settimana.

La differenza principale che vedo rispetto all'Italia, è che qui negli Stati Uniti mai si è pensato di abbandonare la cosiddetta didattica online. Ricordo che già prima che la situazione precipitasse, all'inizio dell'estate scorsa, la preside mi disse che non ci saremmo mai più fatti cogliere di sorpresa e che avremmo continuato a caricare tutte le lezioni online per sicurezza, in caso bisognasse chiudere di nuovo. Poi effettivamente la situazione si è aggravata parecchio qui da noi, quindi dare la possibilità a chi volesse di seguire da casa, è diventato fondamentale, anche per diminuire il numero di studenti a scuola. Ho sempre considerato la mia classe molto grande, ma quando devi mettere due metri fra un banco e l'altro, tutto diventa relativo.

Vi ho raccontato com'è andata (qui). In sostanza, non ero d'accordo con il piano di riapertura e mi sono licenziata. Joe e Woody continuano a frequentare la scuola in cui lavoravo però. All'inizio era un po' imbarazzante. Di solito quando ci si licenzia non ci si vede più, in questo caso invece, siamo ancora qui. Mi dicono sempre tutti che gli manco e a me pure manca il mio lavoro. E' stata una separazione consensuale per irrimediabili divergenze di opinione, ma rimane la stima reciproca. La filosofia di insegnamento è ancora quella di cui vi raccontavo qui e la condivido in toto.

Per quanto riguarda Joe e Woody, non abbiamo mai pensato di rimandarli a scuola di persona. Entrambi soffrono di asma e la pediatra ce lo ha sconsigliato vivamente. Era così contenta che le chiedessimo un consiglio la pediatra. Continuava a ripetere "Non avete idea di cosa mi tocchi sentire, un sacco di gente ancora non ci crede alla pandemia". Eh, Texas.

Per chiarezza, vi dico che la scuola di cui si parla è una charter: pubblica, gratuita, con gli stessi esami che fanno tutti, ma gestita in modo più libero. Tutti i distretti scolastici qui operano comunque in modo autonomo. Specialmente ora, durante la pandemia, salta all'occhio la disomogeneità: ognuno decide se, come e quando aprire.

Woody ha cominciato il kindergarten, che è molto simile alla nostra prima elementare, ma si fa un anno prima. E' stata dura per tutti accettare che la sua prima esperienza scolastica fosse di questo tipo, eppure devo dire che sta andando molto bene. Le famiglie hanno comprato i materiali (quaderni, colori, ecc) come sempre e la scuola ha garantito a tutti, computer e connessione internet, ma il vero miracolo lo sta facendo la sua maestra. Ha costruito un sistema dal nulla. Ci ha lavorato tutta l'estate. Il suo obbiettivo è fornire agli studenti a casa la stessa educazione che avrebbero ricevuto a scuola e non solo quello: fargli capire che la scuola è un bel posto per loro e saranno felici di andarci un giorno. La maestra il fine settimana lascia le fotocopie per la settimana successiva in una cassetta fuori dalla scuola, così noi non dobbiamo stampare nulla e le sue lezioni su Zoom non sono noiose perchè effettivamente tutta la classe lavora nello stesso momento con gli stessi strumenti e materiali. Lei incoraggia i bambini a partecipare dal vivo. Ci sono dai 3 ai 6 incontri al giorno che durano una ventina di minuti circa. Avevo paura che la richiesta fosse di passare sei ore davanti al computer. In realtà, devono fare un solo compito al giorno per essere considerati presenti. Tutto viene registrato e si può seguire quando si vuole o si può visto che molti genitori lavorano. Anche la socializzazione viene incoraggiata. 

Vedo Woody davvero contento e orgoglioso di sè. Lui è un bambino che ha sempre adorato la scuola. E' il tipo che è triste se lo vai a prendere in anticipo, per dire. La primavera, con quella chiusura improvvisa e drammatica, era stata dura per lui. Aveva completamente perso l'indipendenza. Se non mi vedeva, gli venivano gli occhi lucidi, era in crisi. Fortunatamente insegnando arte alle elementari riuscivo a coinvolgerlo nel mio lavoro. Ho lavorato fino a giugno da casa con lui appiccicato addosso, non è stato semplicissimo in effetti.

Ora invece fa le sue riunioni su Zoom e fra una lezione e l'altra è contentissimo di lavorare o giocare da solo. E' più sicuro di sè e indipendente.

La maestra dice che non importa se non hanno voglia di stare davanti al computer un giorno -hanno 5 anni!- e che la cosa più importante è che siano contenti. Se perdono qualcosa la recupereranno senza problemi. L'ho detto che ha una pazienza infinita questa maestra?

E poi c'è Joe che è in quarta. Per lui è tutta un'altra storia. Ovviamente ha molti più compiti e doveri.

Ha varie maestre. Qui le maestre si cambiano ogni anno. Una di loro però ha chiesto alla direzione di continuare a seguire la stessa classe anche in quarta. Sapeva che sarebbe stato un anno difficile e voleva che avessero davanti almeno un volto familiare. La mia riconoscenza anche in questo caso è enorme: insegnare cose diverse sarà senz'altro più impegnativo per lei che ripetere lo stesso programma dell'anno precedente. Ha dimostrato davvero, ancora una volta, di mettere il bene degli studenti al primo posto.

Joe è molto bravo e indipendente. Bisogna giusto controllare che non perda una mattinata sognando ad occhi aperti. A parte quello se la cava bene. Lui normalmente ha solo una riunione obbligatoria su zoom al giorno, però se vuole ha molte opportunità sia di chiedere spiegazioni sia semplicemente di interagire con la classe. Anche nel suo caso la socializzazione viene incoraggiata.

Ieri un'altra maestra, una nuova, ha mandato un'email bellissima in cui diceva quanta gioia Joe sta portando nella sua classe e quanto sia dolce e simpatico. Al di là del sacrosanto gongolamento materno, mi metto nei panni di questa insegnante. Iniziare l'anno in una scuola nuova, durante una pandemia, a insegnare per la prima volta online e di persona e trovare anche il tempo per mandare messaggi incoraggianti e rassicuranti alle famiglie. Non la conosco, ma per me ha messo subito in chiaro la cosa più importante e cioè che tiene molto a quello che sta facendo. 

I miracoli però non sono sempre possibili e soprattutto non si dovrebbero chiedere a nessuno. La maestra di Woody insegna solo ai bambini a casa. Le maestre di Joe invece durante la giornata si dividono fra tutti: gli studenti che seguono di persona e quelli online. E' un tipo di impegno molto diverso e si vede nei risultati. Le maestre di Joe hanno un'altra espressione sul viso, non so quanto possano resistere in questo modo. Stanno lavorando il doppio e facendo anche attenzione a non ammalarsi.

Mi é capitato di tornare a scuola un paio di volte e per fortuna tutti indossavano le mascherine, adulti e bambini, ma per il resto ho avuto l'impressione che tutto scorresse in modo più o meno normale. Vedo tante foto di maestre che abbracciano bambini come se non ci fossero delle distanze da dover rispettare. Sono molto preoccupata. Qui la situazione non accenna a migliorare e credo che l'essere umano non sia programmato per proteggersi otto ore al giorno, anche perchè il pericolo è invisibile in questo caso e tutto sembra così inoffensivo. E' facilissimo dimenticarsi della pandemia, ma questo virus ha la capacità di uccidere, non ci si può rilassare troppo. 

In una scuola qui vicino c'è già stato un contagio ieri, il quarto giorno di apertura. Nessun annuncio ufficiale, ma tutti sanno. Trovo questo tentativo di coprire le brutte notizie estremamente inquietante.

Sarà un anno scolastico molto diverso dagli altri. L'esperienza della primavera come insegnante e quella di adesso come genitore, mi portano a pensare che la didattica online, può funzionare volendo, con sforzi enormi di tutti, e questo mi rassicura un minimo. 

Rimaniamo positivi e vediamo cosa succede.