martedì 19 giugno 2018

il re del mondo

Ieri Joe ha sentito qualcosa riguardo ai circa duemila bambini che stanno detenendo al confine con il Messico, quelli che sono stati separati dai loro genitori dopo essere entrati in Texas illegalmente (molti, in realtà, non erano illegali, avrebbero voluto richiedere asilo, ma non glielo hanno permesso). Gli ho spiegato un po' tutto e oggi è venuto a chiedermi se li hanno liberati. Quando gli ho detto che purtroppo sono ancora lí, ci è rimasto molto male. Mi ha risposto:
- Speriamo che il Re del Mondo li aiuti.
Il Re del Mondo. Lui pensava davvero che esistesse il cosiddetto Re del Mondo, una sorta di superman che salva il giorno, come dice lui traducendo letteralmente dall'inglese. Magari.
Si dicono sempre cose banali in questi casi, ma è la pura verità. E' una settimana che ogni volta che abbraccio i miei bambini penso a quegli altri bambini. Ogni volta che litigano per i cartoni animati o per i giocattoli penso a quegli altri nelle gabbie, come animali (Trump poco tempo fa ha chiamato gli emigranti proprio così, animali), da soli, senza punti di riferimento, senza capire la lingua.
I giornalisti che hanno potuto visitare una di queste strutture -per 15 minuti senza poter fare foto né video né domande- hanno raccontato che hanno a mala pena spazio per sdraiarsi per terra su quelle coperte termiche argentate che danno ai corridori dopo le maratone.
Non sono liberi di entrare e uscire, sono detenuti a tutti gli effetti. Hanno una piccola televisione senza volume e nessun giocattolo per passare il tempo. E quanto tempo poi? Settimane, mesi.
La Camera sta per discutere una possibile riforma sull'immigrazione, ma non ha nulla a che vedere con questo problema.
Prima un giornalista ha chiesto alla segretaria del Dipartimento per la Sicurezza Nazionale come questo possa non essere considerato abuso. Lei ha risposto sostanzialmente che se gli viene dato vitto e alloggio non c'è nessun abuso.
Una cosa che trovo particolarmente inquietante è anche che non si capisce dove diamine siano le femmine. Hanno imprigionato solo i maschi, dove sono le bambine?
I giornalisti hanno raccontato che questo edificio, che altro non è poi se non un vecchio supermercato dismesso, è perfettamente visibile dal Messico, ma del tutto invisibile al di qua del confine. L'idea alla base della separazione dei figli dai genitori è quella di scoraggiare gli emigranti terrorizzandoli, ma due mesi sono troppo pochi per capire se stia funzionando.
E' strano. L'altro giorno ho visto in fondo all'home page di un quotidiano italiano un trafiletto che faceva riferimento a questa situazione. Sembrava un problema così lontano, quasi un'inezia. Grandi titoloni sul Messico che vince a sorpresa contro la Germania ai mondiali di calcio e quasi nulla su questa tragedia. Da qui, invece, tutto appare maledettamente reale e urgente. E incredibile.

lunedì 18 giugno 2018

il serpente senza testa. o senza corpo


Al corso, fra le altre cose, si parlava di scrittura e di lettura. Come risvegliare l'interesse degli studenti. Fondamentale è - dice il professore - avvicinare i contenuti all'esperienza di vita dei ragazzi.
Ad esempio.
E tira fuori dal cilindro un articolo che parla di un tale vicino a San Antonio che stava piantando i pomodori in giardino. Poi è uscito fuori un serpente a sonagli. Allora il tale con indicibile prontezza di riflessi, ha decapitato il serpente con la zappa, ma la testa senza corpo in qualche modo gli è saltata addosso e l'ha morso e a momenti ci rimetteva le penne.
E niente. Io all'una di notte, quando finalmente potrei dormire, subito dopo aver finito di studiare per il mio corso di scrittura, penso a questo.
Qualcosa mi dice che agli studenti di Milano una storia del genere più che la vita vissuta farebbe venire in mente un film dell'orrore.
Ma fortuna che mi tocca insegnare ai texani.

domenica 17 giugno 2018

happy (not so happy) daddy day


Per la festa del papà americana Joe si è impegnato molto quest'anno. Ha fatto un cartello e ha preparato il caffè, ma il momento clou del festeggiamento secondo il suo piano doveva essere la consegna del disegno. Mr. J era così felice per tutto poi ha visto il disegno...
È lui sotto un arcobaleno in bianco e nero che ha più l'aria di una caverna, da solo con gli acchiappaconiglietti. 

Happy Day Dad dice la scritta, happy con ben tre 'p'. 

Sembra sarcasmo...Fra tre giorni andiamo in Italia per un mese senza di lui. 

mercoledì 13 giugno 2018

che gioco è?

Il padre e il nonno di Kim Jong-un hanno sempre sognato di incontrare un presidente americano. Il motivo per cui non è mai successo è che un incontro veniva visto dagli americani come una ricompensa. I nordcoreani fanno qualcosa per noi (tipo distruggere il proprio arsenale nucleare, cose così...), noi gli concediamo una stretta di mano. Trump ha deciso di fare tutto a modo suo come al solito. Prima ha promesso "fuoco e furia", ha dileggiato (Rocket Man e offese varie) poi si è sciolto nel sentimentalismo (ve la ricordate la lettera di addio?) e infine è approdato alla pura adulazione (un 'onore' incontrarlo, 'grande personalità', 'molto intelligente',...). Oggi tutti a parlare di incontro storico e speranza per il futuro e certo, tecnicamente è un incontro storico date le premesse, ma di quale speranza stiamo parlando? Di sicuro nessuna speranza per i diritti umani. Uno dei dittatori più feroci del mondo è stato trattato con tutti gli onori senza concedere assolutamente nulla in cambio. L'unico scopo concreto di questo meeting era la denuclearizzazione della Corea del Nord e non si è ottenuto. Si sono ottenute invece tante foto ufficiali che per chi non si informa sono l'unica cosa che conta. Sono foto preziose sia per Trump che per Kim. 

La foto di una stretta di mano con sfondo di bandiere da che mondo e mondo comunica autorevolezza e pace, ma bisogna andare anche oltre l'apparenza qualche volta.

Negli ultimi giorni Trump ha attaccato tutti gli alleati storici democratici e si è esposto in difesa dei peggiori dittatori del mondo (da Putin a Kim Jong-un da Erdogan a Duterte).

Cosa significa?

venerdì 8 giugno 2018

l'ultimo giorno di scuola

Ieri era l'ultimo giorno di scuola di Joe e c'è stata una cerimonia di premiazione degli studenti. Credo sia normale, lo facevano anche alla scuola Flanders.
Uno dei premi, ad esempio, viene dato a chi non ha fatto nemmeno un'assenza. E io mi sono sempre chiesta, ma se ti becchi l'influenza e non vai a scuola, non è mica colpa tua e viceversa non è un merito avere una salute di ferro, è una fortuna.
Ogni bambino sapeva dall'inizio che avrebbe ricevuto almeno un premio e tutti premi sono stati festeggiati allo stesso identico modo, ma i bambini sono svegli, capivano benissimo che il premio di chi ha avuto il massimo dei voti, non equivale a quello di chi non ha perso un giorno di scuola.
Non mi piacciono queste cerimonie. Non mi sembra ci sia bisogno di creare una competizione e di far sentire le persone inadeguate già dalle elementari, c'è tutta la vita per sentirsi così.
Tipo io, alla mia veneranda età, quando sono arrivata lì e mi sono resa conto che c'erano anche i bambini più piccoli e che sì insomma...non so come, ma in qualche modo, l'anno scorso io questa cerimonia me la sono persa, mi sono sentita esattamente così.
Infatti Joe ha avuto il suo bel premio, ma quando sono andata a prenderlo, non mi ha detto del premio, mi ha chiesto se c'ero. Era preoccupatissimo perché aveva paura che non lo avessi visto prendere il premio. Il premio ha valore se la mamma vede che lo hai preso e allora a cosa serve una cerimonia simile?
Non capisco, come sempre non sono abbastanza americana.

lunedì 4 giugno 2018

che fine ha fatto cioppi?

L'altro giorno mi chiedevo...ma che fine ha fatto Cioppi? Cioppi era uno degli amici immaginari di Joe, uno scoiattolo. Sentivo sempre parlare di Cioppi. Cioppi che faceva i dispetti, che ci rubava le pesche, che faceva impazzire gli acchiappaconiglietti... poi a un certo punto non era più solo Cioppi, ma c'era anche suo nonno che era un supereroe in pensione. Facevano delle peripezie incredibili Cioppi e suo nonno insieme fino a che un paio d'anni fa sono scomparsi. Da un momento all'altro, non ho più sentito parlare di loro.
- Joe...ma che fine ha fatto Cioppi? E' da un po' che non mi racconti niente...
- E' morto.
- Come è morto? Ma è terribile...cosa gli è successo?
- Niente, era vecchio.
- Ma non così vecchio.
- Per uno scoiattolo sì. Se fosse vivo avrebbe otto o nove anni.
- Si, ma non si può sapere, c'è chi vive più a lungo...
- Guarda in faccia la realtà, mamma, gli scoiattoli vivono al massimo sei o sette anni. Cioppi è morto.
Va bene, guardo in faccia "la realtà", se proprio mi costringi Joe.
R.I.P. Cioppi.

domenica 3 giugno 2018

del toefl e altri scogli

E così, dopo undici anni negli States, non ho passato il test d'inglese. Lo so, è assurdo. Che poi non è nemmeno proprio vero che non l'abbia passato, il problema è che se vuoi insegnare nella scuola pubblica americana, hai bisogno di un punteggio molto alto. Il test in questione è il TOEFL. Ho constatato solo dopo averlo fatto quanto sia famoso, o famigerato. Mi sono presentata lì pensando... che sarà mai un test d'inglese per una che parla questa lingua da anni e anni? E invece è venuto fuori, consultandomi un po' con tutti quelli che lo hanno fatto che non sapevo questa cosa: esiste l'inglese e l'inglese TOEFL. Fantastico.
Dopo il primo tentativo, mi sono ammazzata di video su YouTube, cercando di capire come alzare il mio punteggio. L'esame è diviso in quattro sezioni.
La parte del test che mi era sembrata più difficile inizialmente, era quella di lettura. Mi sono capitati dei passaggi di testi universitari a argomento scientifico. Cose di cui sono completamente a digiuno tipo la scienza che studia i cerchi dentro ai tronchi degli alberi o il modo in cui il comportamento di un certo tipo di gazzella paragonato a quello quasi uguale di un altro tipo di gazzella ha modificato il paesaggio di una certa regione della Somalia. Domande lunghe e a trabocchetto a cui devi rispondere in una manciata di secondi. Il mio errore più grande è stato usare la logica: prima leggo e poi rispondo. Purtroppo questo test non funziona in questo modo.
Ci sono delle tecniche ben precise per rispondere a tutte le domande, ma da quello che ho potuto vedere, non prevedono la comprensione del testo.
C'era un tutor che diceva se per caso vi capita un argomento che stuzzica la vostra curiosità, andate a vedervelo a casa, non cercate di comprenderlo al momento. Non c'è il tempo materiale per capire. Sostanzialmente si va per parole chiave, bisogna imparare a scannerizzare il testo per trovare subito quelle determinate parole. I video che ci sono su YouTube ti spiegano tutti questi trucchi.
Con mia grande sorpresa, la sezione dell'esame in cui ho avuto il punteggio più basso, al primo tentativo, è stata quella che mi era sembrata più semplice, quella orale. All'inizio ho pensato fosse una questione di accento, poi invece mi sono resa conto vedendo questi video che il problema era un altro. Funziona così: ti chiedono una tua opinione su qualcosa di semplice -qualcosa a cui normalmente uno non pensa...è giusto che tutti gli studenti delle superiori portino l'uniforme? Contano di più gli amici o la famiglia? E' meglio vivere in città o in campagna? Cose così - ma ti danno solo 15 secondi per pensare a cosa dire e 45 secondi per dirlo. Sembra banale, ma non lo è per niente.
Per superare il test non bisogna cercare di dire qualcosa di sensato o la verità, ma semplicemente rispettare un certo schema nella risposta. Impari lo schema, ti eserciti fino allo sfinimento con il cronometro in mano e il gioco è fatto.
La parte di ascolto, non mi ha dato grossi problemi, ma è molto stressante. Ci sono un paio di conversazioni più o meno quotidiane, ma il grosso del test prevede l'ascolto di brani di lezioni universitarie sui temi più disparati. Non è semplice prendere appunti di microbiologia o economia o chimica a quella velocità, senza avere la possibilità di riascoltare o fermare.
La parte di scrittura non mi ha dato nessun problema. Anche lì bisogna rispettare uno schema (introduzione, almeno tre esempi, conclusione) e cercare di non fare errori di grammatica o spelling, ma di solito penso che noi italiani non abbiamo grandissime lacune nello spelling.
Dopo un mese, ho rifatto il test ed è andato molto meglio. Scrivo di quest'esperienza che archivio con grande piacere solo perché alcuni di voi me lo hanno chiesto.
E' stato tutto molto seccante. Non solo dover fare un esame di questo tipo che non mi sembra abbia migliorato in alcun modo il mio inglese, ma anche il trattamento durante l'esame. Immagino che questo cambi da location a location, ma qui a Dallas, la sicurezza è fuori dal normale. L'esame dura quattro ore, non puoi mangiare, né bere, né usare i servizi. In teoria, hai dieci minuti di pausa nel mezzo, ma ogni volta che entri e esci dalla stanza ti fanno una perquisizione ancora più approfondita di quella dell'aeroporto (mi hanno scannerizzato perfino gli occhiali): avevo paura di perdere minuti preziosi a causa dei controlli e sono rientrata in anticipo. Puoi usare solo la matita e i fogli che ti danno loro per prendere appunti. Ti dicono che se hai bisogno di un foglio in più, devi solo alzare la mano e te lo portano. Il problema è che nella furia dell'esame, ho finito il foglio, ho alzato la mano e sì mi hanno dato un foglio nuovo, ma mi hanno anche tolto quello vecchio. Non ci potevo credere! Non potevo rispondere alle domande sull'evoluzione di quel cavolo di pesce dal nome latino impronunciabile senza i miei appunti. E' stato tutto terribilmente spiacevole, essere trattati quasi da criminali per fare un esame.
In realtà, questo mio percorso per entrare nella scuola pubblica è stato fin qui tutto tranne che piacevole. Dopo aver passato l'esame di arte che immaginavo fosse il più difficile e anche il più importante (considerando che sto cercando di insegnare arte) a ottobre, avevo cominciato a contattare direttamente le scuole e a mandare in giro il mio curriculum. Ho una voglia di tornare al lavoro che non sto più nella pelle. E le risposte sono arrivate subito numerose e positive, ero ottimista, ma poi ho scoperto che finché non facevo una serie di altri passi burocratici (che purtroppo non dipendono dalla mia buona volontà, ma da altre persone, tempi tecnici, ecc...), non possono nemmeno farmi un colloquio.
In tutti questi anni qui, non ho mai visto nessun tipo di burocrazia, la scuola pubblica invece è un incubo da questo punto di vista.
La cosa peggiore è che gli insegnanti servono. E' questo che mi fa più rabbia, che potrei fare qualcosa di buono per un sacco di bambini e invece mi bloccano per delle inezie burocratiche. Bloccano me che ho fatto tutti gli studi necessari, ho anni e anni di esperienza sul campo e parlo tre lingue, mentre gli insegnanti che vedo nelle scuole mi lasciano spesso a bocca aperta per l'incredibile incompetenza. Un po' di tempo fa, Joe ad esempio, mi ha portato un compito in cui la maestra gli aveva corretto una parola giusta. Barrata e riscritta male sopra, punti in meno. Ho lasciato perdere. L'altro giorno ha riportato un altro compito. Aveva scritto la stessa parola in modo sbagliato. Gli ho chiesto: "Ma la maestra ha visto questo compito?". Mi ha risposto: "Sì ho solo copiato dalla lavagna quello che ha scritto lei".
Insomma, all'aspirante insegnante soprattutto straniero (perché la maggior parte delle lungaggini derivano da questo) viene richiesta la perfezione, all'insegnante americano evidentemente è consentito ignorare lo spelling di una parola che si impara in prima elementare.
Spero che questa storia finisca presto per me.
Se dovete fare il TOEFL non preoccupatevi, si fa tranquillamente, bisogna solo essere molto pragmatici e capire bene come funziona. In bocca al lupo!

venerdì 1 giugno 2018

questo splendido groviglio

E' successo che mi serviva un timbro sul passaporto, di vitale importanza per poter tornare in Italia quest'estate e per lavorare. Mi dicono: no problem, prendi un appuntamento, vai lì e ti fanno il timbro, è una formalità. Chiamo.

Ascolta bene perché le opzioni sono cambiate. Premi un tasto, musichetta e poi ascolta bene perché le opzioni sono cambiate. Premi un tasto, musichetta e poi ascolta bene perché le opzioni sono cambiate. Premi un tasto, musichetta e poi ascolta bene perché le opzioni sono cambiate.

L'attesa prevista è da uno a tre minuti. Bene. Ma allora perchè sono passati 20 minuti e non ho ancora parlato con nessuno? No, mi spiega in un'altra chiamata successiva l'operatore (perché non é che uno possa passare ogni volta il pomeriggio in attesa) l'appuntamento non si può prendere per telefono, ma solo attraverso il sito. Il fatto è che il sito sembra perennemente impallato. Provo per un paio di settimane, sempre la stessa schermata, non c'è mai posto per i prossimi 14 giorni, c'è scritto. E la mia partenza si avvicina. A un certo punto, nell'esasperazione più totale provo in altre città. Finalmente trovo un appuntamento a tre ore di strada, va bene, lo prendo, qualunque cosa. Ma no, il timbro me lo possono fare solo a Dallas. Allora richiamo.

Ascolta bene perché le opzioni sono cambiate. Premi un tasto, musichetta e poi ascolta bene perché le opzioni sono cambiate. Premi un tasto, musichetta e poi ascolta bene perché le opzioni sono cambiate.

- Guardi che il sito non funziona, c'è sempre la stessa schermata, è impossibile prendere un appuntamento e io devo partire.
- Spiacente, l'appuntamento si può prendere solo via internet. Click.
Mi attacco a questo sito tutti i giorni. Comincio a perderci anche il sonno. Una notte, preoccupata, provo a collegarmi al sito, giusto per vedere cosa succede, e sì, c'era posto! Solo che l'appuntamento sbagliato nell'altra città mi impediva di prendere quello giusto a Dallas. Un'altra matassa da sbrogliare, solo che in questo modo almeno ho capito l'inghippo: i posti disponibili appaiono a mezzanotte in punto. Se tu la sera non trovi posto e riprovi la mattina successiva, non troverai mai un posto, almeno in una città di queste dimensioni. C'è disponibilità, pare, solo a quella particolare ora della notte e per pochi minuti.
Stamattina siamo andati all'appuntamento in un bell'edificio nel verde.
La receptionist con un sorriso smagliante:
- Potete accomodarvi. Oppure no visto che il tempo di attesa é inesistente.
In effetti, siamo stati trattati con grandissima cortesia e abbiamo sbrigato il tutto in cinque minuti di orologio. Abbiamo finito mezz'ora prima dell'orario del nostro appuntamento. Missione compiuta. Sembrava quasi troppo facile per essere vero.
Mr. J, nel tragitto verso casa, mi ha ricordato altre attese. Quel tempo lontano in cui vivevamo in Italia ed era lui che cercava di ottenere il permesso di soggiorno. Non so ora, ma qualche anno fa la questura di Milano era un girone infernale. Sporcizia, bagni allagati, bambini che piangevano, ore e ore di attesa prima fuori, sotto le intemperie, e poi dentro in quelle condizioni. Mi trovai di fronte a qualcosa che non avrei mai immaginato da italiana che potesse accadere nel mio paese. Ogni volta che si accorgevano che Mr. J veniva dagli Stati Uniti cambiavano completamente atteggiamento, di colpo ci ascoltavano e ci trattavano da esseri umani, ma nonostante il datore di lavoro disponibile a fare da sponsor e tutti i documenti in regola non siamo mai riusciti a procurarglielo quel permesso. Fu un momento difficile per noi.
E' vero, la burocrazia fa schifo ovunque, ma questo qui sembra un sistema volto a metterti l'ansia, a spaventarti senza motivo. Ci credo che non c'erano code: la maggior parte della gente di sicuro non capisce come prendere un appuntamento!
Quello però era anche il posto in cui si fanno le cerimonie per la cittadinanza.
A un certo punto hanno chiamato un gruppo di una quindicina di persone. C'erano donne africane con gli abiti tipici, sudamericani, arabi...tutti emozionatissimi, schierati sotto la bandiera con i parenti e gli amici pronti a immortalarli.
Devo ammettere di essermi emozionata.
Mi sono svegliata questa mattina leggendo dei bambini che il governo Trump sta oramai separando sistematicamente dai genitori che cercano di entrare in questo paese illegalmente. Il governo affida questi bambini a cosiddetti sponsor, che potrebbero anche essere trafficanti, e poi ne perde le tracce. E' una storia relativamente fresca e molto complicata, ho trovato un ottimo riassunto qui se vi interessa.
Si danno tante di quelle cose per scontate. Ho avuto questa piccolissima vicissitudine burocratica che sapevo fin dall'inizio che in qualche modo si sarebbe risolta e ci ho perso il sonno. Molte di quelle persone, già solo a causa del loro aspetto, saranno state fermate mille volte negli aeroporti, magari non sono potute tornare a casa per un funerale o un matrimonio per paura di non poter più rientrare e ora sono cittadini, nessuno potrà più disturbarli, sono liberi, quella parte cosí complicata della loro vita è finita per sempre. C'è da festeggiare, certo.
Non dico che da ora in poi sarà tutto rose e fiori per loro, ma almeno se qualcuno li insulterà perché parlano spagnolo o perché portano il velo, potranno rispondere sono americano esattamente come te, mettendo a tacere immediatamente la stupidità di chi non capisce che questo paese è quello che è nel bene e nel male grazie allo splendido groviglio di facce e colori che ha sempre agevolato.

giovedì 31 maggio 2018

...e sono due

Per il suo compleanno, ho comprato a Woody due dinosauri nuovi. Sono piuttosto voluminosi e all'inizio mi era sembrato che fossero un T-Rex e un brachiosauro, poi ieri guardando bene, mi sono rivolta a Joe, l'esperto:
- Sai che mi sa che mi sono sbagliata? Quello lì ha più l'aria dello spinosauro che del T-Rex...
- Certo, è chiaramente uno spinosauro - mi risponde lui colto alla sprovvista da tale incomprensibile errore di valutazione da parte mia. Ha ragione, come si fa a confondere un tirannosauro e uno spinosauro? Che vergogna.
Woody che aveva in quel momento il dinosauro in mano, ha subito esclamato:
- T-Rex!
Gli ho risposto che no, guarda, è uno spinosauro quello. E lui di nuovo:
- T-Rex!
E io: -Spinosauro.
- T-Rex!
- Spinosauro!
Allora è intervenuto Joe:
- Lo sai cosa penso mamma? Che lui lo sa che è uno spinosauro, ma gli piace dire il contrario.
Accidenti quante ne sai Joe.
Stamattina, onde evitare discussioni:
- Woody, come sta oggi il tuo T-Rex?
- Mamma, spinosauro, non T-Rex- mi risponde lui con la stessa pena nel cuore del fratello.
Sono rimasta di stucco, ha appena imparato a parlare -ma proprio letteralmente, parla coerentemente da un paio di mesi- e già mi corregge. Pure lui!



mercoledì 30 maggio 2018

roseanne e le conseguenze

Negli ultimi mesi qui si è discusso molto del remake di una vecchia serie -Roseanne, Pappa e Ciccia in Italia- che pare essere stato concepito con l'idea di soddisfare il disperato bisogno degli elettori di Trump di vedersi rappresentati nell'immaginario collettivo in maniera positiva. Gli ascolti difatti, fra le mille polemiche, sono subito schizzati alle stelle e Trump in persona non ha mancato di esprimere il suo apprezzamento per lo show.
A un certo punto però Roseanne Barr, la protagonista di questa serie che si intitola appunto Roseanne in suo onore, ha deciso di cominciare a usare Twitter come Trump. Il suo account è diventato cioè un mezzo perfetto per incitare all'odio, diffondere strampalate teorie complottiste e fake news e offendere a destra e a manca. Oggi ha scritto qualcosa di cosí raccapricciante da non poter essere ignorato. Tutto il paese, come quando Trump twitta qualcosa del genere, si è indignato.
La differenza in questo caso, è che la cosa non è finita lì. Dopo qualche ora anche il canale televisivo che ospita la serie, la ABC, ha twittato classificando le affermazioni della suddetta attrice come 'ripugnanti' e 'rivoltanti' e cancellando il programma, una punizione esemplare che ha lasciato tutti di stucco.
E io gongolavo. Sí é vero, è solo un programma televisivo, ma qualcosa evidentemente si sta muovendo. Pian piano chi fa quello che fa Trump -chi ha pubblicamente la stima e il rispetto di Trump in questo caso specifico- comincia a essere punito. Chi ha molestato delle donne, qualche volta va a processo, talvolta viene condannato come Bill Cosby, e chi dice schifezze razziste e sparge menzogne perde il posto di lavoro. Cominciano a esserci network che sono disposti come in questo caso a perdere milioni e milioni di dollari anziché essere associati a personaggi di dubbia moralità. Proprio oggi -in risposta a un incidente di qualche tempo fa in cui un impiegato fece arrestare senza motivo due clienti di colore- tutti gli Starbucks degli Stati Uniti sono rimasti chiusi per fare un corso di superamento dei pregiudizi razziali.
Forse non tutto è perduto.
Per qualche strano motivo (forse perché é il presidente? Ma anche prima in realtà...) Trump non viene mai considerato responsabile per le sue parole e azioni, ma di questo passo sarà sempre più imbarazzante sia per lui fare quello che fa sia per i suoi estimatori difenderlo. Credo che la strategia della società civile sia questa, una sorta di accerchiamento morale, possiamo solo augurarci che alla lunga funzioni.

martedì 29 maggio 2018

se le orecchie fischiano o no e perché

L'italiano di Mr J è pressoché perfetto, ma a volte non è questione di capire le parole.
Entro in casa e senza pensarci gli dico una frase che non usavo da anni e anni... "ti saranno fischiate le orecchie!". 


Mi ha guardato come un marziano.

lunedì 28 maggio 2018

e le molestie verbali?

C'è una serie comica americana (non so quanto sia conosciuta in Italia e con che titolo) che si chiama Arrested Development. E' appena uscita la nuova stagione e il cast la sta promuovendo un po' ovunque come succede in questi casi, ma durante un'intervista al New York Times, la scorsa settimana, è successo qualcosa che di comico purtroppo non ha molto. L'attrice quasi ottantenne Jessica Walter che interpreta la madre di questa stramba famiglia, ha denunciato di essere stata molestata verbalmente dall'attore che fa suo marito, Jeffrey Tambor, non nuovo a questo tipo di accuse. La notizia ha tenuto banco per giorni qui perché è una serie storica molto amata e anche perché nel fare questa denuncia la Walter non ha ottenuto nessun sostegno dal resto del cast maschile. Al contrario Jason Bateman e gli altri attori hanno sminuito l'accaduto e giustificato Tambor. Hanno detto che il mondo dello spettacolo è pieno di grandi attori che fanno le bizze e in sostanza sono cose normali. La Walter ha spiegato fra le lacrime che non è così normale se in sessant'anni di carriera le è successo solo una volta, ma è stata difesa solo dall'altra attrice presente, gli uomini le hanno voltato le spalle. E internet è esploso. Il giorno dopo sono arrivate le scuse molto pubbliche e molto sentite a Jessica Walter da parte di tutti quelli coinvolti e il tour  promozionale è stato sospeso. 
All'inizio ho dovuto rileggere un paio di volte per essere sicura di avere capito bene. Questo scandalo è scoppiato per delle molestie non sessuali, ma verbali. 
Il tizio durante la lavorazione della serie ha ripetutamente urlato e umiliato la collega. Si tratta di un maltrattamento psicologico che i colleghi di sesso maschile hanno coperto e giustificato. 
Ecco, a me che sia scoppiato un caso per questo motivo sembra di una civiltà incredibile. 
Sui siti italiani in questi giorni ho letto commenti di odio profondo nei confronti di Asia Argento che ha denunciato il suo stupro a Cannes. I commenti che vedo sui siti americani sullo stesso avvenimento, sono per lo più di segno diametralmente opposto, viene lodata per il coraggio e ringraziata.  
Qui addirittura adesso si sta andando oltre le molestie sessuali, si comincia a stabilire che non è giusto in nessun caso trattare nessuno, soprattutto le donne, come pezze da piedi. Si comincia a mettere nero su bianco che avere talento o potere non ti dà nessun permesso speciale per calpestare la dignità e i sentimenti degli altri, anzi.
E come all'inizio del #metoo, i ricordi personali hanno cominciato ad affiorare. Piccoli abusi che mi hanno fatto soffrire, ma che non ho mai considerato tali perché la cultura era diversa. Ho sempre pensato fosse colpa mia, questo mi hanno fatto credere per tutta la vita.
La prima cosa che mi colpí della scuola Flanders fu che gli insegnanti parlavano a bassa voce. Ero cresciuta credendo che fosse normale che gli insegnanti urlassero. Alle elementari avevo avuto delle grosse difficoltà perché una delle maestre (che ricordo ancora con grande affetto per il resto) ti rimproverava ad alta voce quando facevi un errore e io non lo tolleravo e mi si fermava il cervello e piangevo come una fontana, nessuno mi aveva mai urlato a casa. Sono convinta che il mio rifiuto per la matematica sia nato da lì, ma mai nessuno ha preso le mie parti. Sono cresciuta convinta di essere debole, ero quella che piangeva. A mia madre la maestra diceva che ero troppo sensibile e che peccavo di amor proprio, ancora oggi lo ricordo come un piccolo grande dramma.   
Nel mondo del lavoro, il primo a tornare alla mente è stato una sorta di supervisore in quella che è ancora oggi una delle più famose gallerie d'arte di Milano. Cito un episodio fra tanti. Una mattina mi passò accanto e davanti a tutti mi fece togliere la collana che indossavo perché secondo lui non andava bene. Ogni giorno aveva qualcosa da ridire sull'abbigliamento, i capelli, la postura, però il ragazzo che lavorava con me poteva venire vestito come gli pareva. Era un omone sulla cinquantina, uno che intimidiva fisicamente, molto più grande, grosso e anziano di me, con uno sguardo leggermente strabico, mi pare di ricordare. Il giorno in cui osai lamentarmi, fece una scenata incredibile. Mi urlò contro con gli occhi di fuori e la saliva che gli usciva dalla bocca per la rabbia. Me ne andai sbattendo la porta. Avevo resistito un mese in quella gabbia di matti. Fu un'esperienza che per un po' mi buttò giù e mi segnò. Ero giovane, avevo paura che fosse normale e che sarebbe successo di nuovo. Il proprietario di questa galleria, il capo di questo losco personaggio, comunque era una donna e non era da meno in quanto ad arroganza. Chiamava le sue assistenti scimmie e stupide e nonostante tutto c'era la fila per lavorare con lei. C'era quest'idea diffusa, e forse c'è ancora, che se hai potere puoi e gli altri ti devono anche dire grazie. Del resto, ancora oggi viene invitato nelle varie trasmissioni uno come Sgarbi che ci ha costruito una carriera sull'abuso verbale e l'insulto gratuito. 
Mi fa molto piacere constatare che pian piano anche questo tabù stia cadendo e si cominci a dire ad alta voce che non si fa, che siamo persone civili e meritiamo di trattarci in maniera civile.  
Questo paese è così assurdo. C'è quest'ignoranza diffusa, il razzismo, il culto delle armi e tutto il resto, ma poi a volte ti sorprende con un balzo pazzesco in avanti. Nel bene e nel male, dopo tutti questi anni non smette di appassionarmi.

domenica 27 maggio 2018

ragazzina ribelle

La settimana scorsa per via di un malinteso, il cancello del giardino è rimasto aperto e entrambi gli acchiappaconiglietti sono scappati. Bubu, essendosi reso conto della follia commessa alla sua veneranda età, è immediatamente tornato indietro, mentre la Ragazzina ha avuto una sorta di crisi di panico e ha cominciato a correre senza senso. Quando mi ha visto, è scappata via anche da me con la coda fra le gambe. A quel punto sono entrata in panico anch'io. Ho lasciato i bambini alla vicina e ho cominciato a correrle dietro. Un altro vicino mi è venuto subito dietro per aiutarmi. Mr. J ha fatto lo stesso e altri vicini hanno cominciato a seguire lui. Dopo circa un'ora, uno dei vicini -precedentemente noto come the naked runner, corre tutti i giorni, con addosso solo un paio di pantaloncini cortissimi anche in pieno inverno, berretto, sciarpa e pantaloncini inguinali, é fantastico- è riuscito a placcarla come una palla da football saltandole addosso. 
Adesso, la guardo lì che dorme beata e sembra che non sia successo nulla, ma è stata un'esperienza piuttosto angosciante. A volte senti quelle notizie incredibili di persone che annegano o si buttano sotto un treno nel tentativo di salvare un cane e pensi che siano pazzi, ma in quei momenti ti scatta qualcosa di strano nel cervello e ti sembra che l'unica cosa che conti sia salvare il cane. Ancora abbiamo gli incubi pensando all'immagine della nostra dog-sitter, una ragazzina di quattordici anni, che si butta in mezzo a una strada grande e piena di traffico nel tentativo di fermare le auto prima che investano la Ragazzina. 
Ma insomma, tutto è bene quel che finisce bene.
Io che ero corsa dietro alla Ragazzina senza portarmi il cellulare e che ero appena tornata dalla palestra ho continuato a correre per un'altra mezz'ora dopo che l'avevano trovata, con una temperatura esterna vicina ai quaranta gradi battendo tutti i miei record personali. Mr. Johnson quando tutto è finito, era arrabbiatissimo con la Ragazzina pensando al caos che aveva causato e soprattutto alla ragazzina umana in mezzo alle macchine che sfrecciavano.
La Ragazzina anche dopo essere tornata a casa se l'è vista piuttosto brutta. Secondo i nostri calcoli dovrebbe avere superato i dieci anni e normalmente non fa altro che dormire tutto il giorno, correre in quel modo e con quel caldo per un'ora, ha completamente mandato in tilt il suo corpo. Ha cominciato a calmarsi e a respirare bene dopo un paio d'ore.
Ma la conseguenza più importante di tutto questo è stata che abbiamo finalmente conosciuto diversi dei nostri vicini. E' stato bello sapere di essere circondati non solo da una serie di corridori in forma eccellente, ma anche da persone così gentili. Combinazione, il giorno dopo davamo una festa e abbiamo invitato anche loro. E' stato molto carino. 
Chissà perché è così difficile rompere il ghiaccio qui. Una volta che abbiamo cominciato a chiacchierare, abbiamo scoperto di avere un sacco di cose in comune.  
Numero uno: l'amore per i nostri animaletti.

mercoledì 23 maggio 2018

senza vergognarsi

Woody ha compiuto tre anni l'altro giorno e continuano a saltare fuori foto di lui neonato. Arrotolato nel lenzuolino dell'ospedale, sulla bilancia, mentre beve il latte con il tubicino, con addosso delle tutine che erano sempre troppo grandi anche quando erano piccole piccole. Tutti mi dicono... ti ricordi? Guarda che bello. E io vorrei dire sí, mi ricordo tutto, ma non fatemici pensare. Dopo tre anni, ancora non riesco a guardare quelle foto con serenità. E' stata dura sia fisicamente che psicologicamente. Ho vissuto dei momenti di grande sconforto. Una gravidanza accompagnata oltre che dal dolore fisico più o meno costante anche dal terrore che qualcosa di terribile - qualcosa che fra l'altro avevo già sfiorato con Joe- potesse davvero succedere. Qualcosa che poi di fatto è quasi successo, quasi. E poi anche il dopo. Lui che era troppo piccolo, lui che non ha dormito per un anno, lui che tratteneva il fiato e sveniva e sembrava morto anche se in realtà non aveva niente, abbiamo scoperto dopo. Io che ho avuto la febbre alta appena tornata a casa dall'ospedale e anche una sorta di eruzione cutanea, dolori di ogni tipo. Il primo mese, pioveva sempre e stavo sempre male o almeno questo ricordo. Non so come avrei fatto se non ci fosse stata mia madre ad aiutarmi in quei giorni. Pochi mesi dopo, una lontana conoscente, in circostanze simili e diverse, non ce la fece e lasciò soli i suoi gemellini. La percentuale di mortalità materna in Texas per qualche bizzarro motivo è altissima, ma non usciamo fuori tema. Mi rendo conto di essere privilegiata. Ho avuto il supporto della mia famiglia e la possibilità di essere assistita da medici estremamente competenti. La verità però é che dopo aver vissuto un'esperienza simile, non ti senti esattamente come si vede nei film. Quelle storie del tipo '...e dopo aver visto la morte da vicino, riscoprì la gioia di vivere e vissero tutti felici e contenti'. Beh, per me per un po' fu il contrario. La paura ti si aggrappa addosso e non ti molla più. Per la prima volta capisci quanto tutto sia fragile e possa crollare da un momento all'altro, travolgendoti.
Se per caso all'ascolto ci fosse qualcuno che sta attraversando qualcosa di simile in questo momento, ecco, vorrei dirvi quello che dicevano tutti a me e che non mi é servito a niente, ma che ho in seguito sperimentato essere vero: passa. Abbiate pazienza, passa e poi arriva il bello, quell'altra cosa di cui tutti parlano. Esiste, arriva ed è veramente bello. Non dimenticherete i momenti bui, ma tutto avrà finalmente un senso.
Non vergognatevi di chiedere aiuto.

lunedì 21 maggio 2018

la mamma dinosauro

Joe si rivolge a Woody con gravità: 

- Woody, adesso tu hai tre anni e ti stai avvicinando alla fine dei tuoi anni da bambino piccolo, ma non ti preoccupare. Sta per cominciare l'infanzia e l'infanzia è molto meglio. Guarda me: ho sette anni e ho ancora anni di infanzia davanti.

Woody lo osserva perplesso e allora lui si rivolge a me:

- Possiamo cominciare a pensare al mio compleanno adesso?

- Il tuo compleanno è a dicembre, cominciamo a pensare al mio compleanno che è fra un solo mese ed è anche un compleanno importante...

- Fai trent'anni?

[Qualche settimana fa pensava che io avessi 49 anni e suo padre 22...]

- Quaranta.

Fa una pausa come per cercare le parole giuste.

- Beh, congratulazioni!

- Congratulazioni per cosa?

- Per sopravvivere così a lungo! Significa che ti sei presa buona cura di te stessa. E per un tempo moooolto molto lungo. Ben fatto!

Adesso ho capito perchè gli piaccio tanto, pensa che sia un dinosauro.

P.S. Aggiungo anche la versione originale. E' più carina perché usa la parola 'toddlerhood' che non è per niente comune e che non sapevo come tradurre, anzi se avete suggerimenti, sono bene accetti. In Italiano non c'è il concetto di 'toddler'. 
😎🇺🇸️ Joe to Woody:
- Woody, now you are 3 and you are getting close to the end of your toddlerhood, but don't worry. Your childhood is about to start and that is so much better. Look at me: I'm 7 and I still have years of childhood ahead.
Then he turns to me:
- Can we start thinking about my birthday now?
- Your birthday is in December, let's start thinking about MY birthday which is in only one month and also it's going to be a very big one...
- Are you turning 30?
(He previously thought I was 49 and his dad 22...)
- 40.
He stops for a second.
- Well, congratulations!
- For what?
- For staying alive this long! That means you took very good care of yourself. And for a very very long time. Good job!
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