giovedì 19 ottobre 2017

il secondo primo giorno di primavera

Se vivi in Texas, il primo giorno dopo l'estate in cui puoi spegnere l'aria condizionata e aprire le finestre per una boccata d'aria, è un po' come il primo giorno di primavera.

mercoledì 18 ottobre 2017

ti spiace che la catalogna voglia staccarsi?

Ieri ho incontrato una persona che era molto preoccupata per me:


- Ti ho pensata in questi giorni! Come sta la tua famiglia in Italia? Come stanno prendendo le spinte separatiste della Catalogna? Sono spaventati?

Ecco, ho cercato di essere più delicata possibile rispondendo che la mia famiglia sta molto bene in Italia, ma ho tanti amici in Spagna che sono preoccupati, in realtà soprattutto per gli incendi, proprio come in California, un disastro, ma perché non se ne parla qui? Insomma, cambiando discorso alla grande.

Perché poi si fa presto di fronte a una gaffe del genere a pensare male di chi ti sta di fronte, ma sapete la verità? Un minuto prima lei aveva parlato di quando torna in India, ogni estate, e per un momento mi era venuto in mente di chiederle in quale città solo che poi mi sono detta che conosco sì e no due o tre città dell'India e questa informazione non avrebbe aggiunto molto alla conversazione. Di sicuro anche a lei sembrerà assurda la mia ignoranza su un paese enorme come l'India.

A volte bisogna fare un po' di autocritica prima di giudicare gli altri. Questa è una cosa che vivere all'estero o avere spesso a che fare con gente di tutto il mondo ti insegna molto bene. 

martedì 17 ottobre 2017

#metoo

C'è anche il mio #metoo adesso in mezzo a tutti gli altri. Mi ha sorpreso il fatto che non sia stato semplicissimo come avrei immaginato metterlo lí nero su bianco. All'inizio ho trovato delle scuse. Non è stato mica niente di così grave in fondo, sto bene, è passato tanto tempo, sono fatti miei. 
Però poi no. 
Stai bene perché la vita va avanti e perché certi pensieri preferisci metterli da parte, ma quando provi a ricordare, ti sale ancora la rabbia. Non è giusto che succedano certe cose praticamente ovunque e a qualunque donna e che chi le subisce si senta quasi più in imbarazzo di chi le impone. Nell'ultimo post abbiamo parlato della differenza fra l'approccio americano e quello italiano su questa vicenda di Weinstein. Beh, sapete che vi dico? Più passano i giorni e più apprezzo il fatto che qui si stia volando alto. Sembra che a nessuno importino i dettagli dei singoli casi. Si parla del sistema in generale, si parla di come smontare finalmente questo sistema più vecchio del mondo. Indipendentemente dai risultati, tanto di cappello per la capacità di questa opinione pubblica di tenere lo sguardo fisso sulla luna invece che sul dito. Ecco, poi magari sarebbe bello che questa opinione pubblica esercitasse la propria intelligenza e mostrasse i propri valori anche in altri ambiti, ma non divaghiamo. 
Per una volta guardiamo il buono dove c'è.

lunedì 16 ottobre 2017

asia argento e rose mcgowan

Il caso delle molestie sessuali compiute dal produttore cinematografico Harvey Weinstein ai danni di numerose attrici, mi interessa soprattutto per un motivo: mette in luce in maniera lampante l'enorme differenza culturale e di mentalità fra gli Stati Uniti e l'Italia. 
L'unica cosa che ho sentito dalle mie amiche americane è che sono contente e fiduciose perché per la prima volta si parla apertamente di abusi che sono sempre stati noti, e riguardano anche altri ambienti professionali, ma non sono mai stati condannati né tantomeno discussi dall'opinione pubblica. Certo, ammettere che ci sia un problema è sempre il primo passo, però io francamente non ci riesco a essere così ottimista considerando che questo paese che non ci mette nulla a licenziare un produttore sporcaccione, è tuttora guidato da un altro sporcaccione che ha vinto le elezioni pochi giorni dopo essere stato ascoltato da tutto il mondo mentre si vantava di poter afferrare qualunque donna per i genitali (l'ha detto lui e in modo molto più volgare) in quanto ricco e famoso. 
Tornando a Weinstein, c'è un'attrice americana, Rose McGowan che nell'ultimo anno ha raccontato diverse volte di essere stata violentata da un importante produttore che molti ritengono essere Weinstein, ma di cui lei non ha mai fatto il nome in modo diretto. Perché? Lo ha scoperto in questi giorni il New York Times: all'epoca l'attrice firmò un accordo legale in cui si impegnava a mantenere il silenzio in cambio di una grossa somma di denaro da Weinstein.
La situazione di questa attrice è piuttosto controversa quindi, tanto quanto quella di Asia Argento, che ha dichiarato di aver subito delle violenze vent'anni fa, ma di aver taciuto per paura di ritorsioni professionali. 
Il fatto interessante è che Asia Argento in Italia la stanno spolpando viva, mentre Rose McGowan, con delle critiche, sì, ma in generale qui viene difesa.   
Su questa vicenda posso offrirvi solo tanti dubbi e nessuna certezza. Faccio molta fatica a immedesimarmi in queste donne, però non le condanno, mi limito a cercare di capire come tutti
Quello che mi fa impressione è l'accanimento con cui in Italia ci si scaglia contro chi denuncia, soprattutto Asia Argento, in quanto italiana immagino. 

Perché non si è mai vista tutta questa indignazione contro uno stupratore o, in questo caso, anche contro tutti quelli intorno a lui che lo hanno coperto per decenni?

Che conclusioni staranno traendo in questo momento tutte quelle donne vittime di violenze che stavano considerando l'ipotesi di denunciare? 

venerdì 13 ottobre 2017

e voi quale oggetto inutile portereste in capo al mondo?

L'altro giorno ero a pranzo con un'amica speciale che non vedevo da qualche mese. Lei è una di quelle persone che mi rimettono al mondo. Una di quelle amiche, e per fortuna ne ho più di una, che spesso fanno una cosa strana: quando vanno a casa mi mandano i link delle cose di cui mi hanno parlato e io questa cosa la adoro particolarmente perché significa che c'è pensiero in tutto quello che si fa e si dice, c'è voglia di coinvolgersi nelle rispettive scoperte, anche quando purtroppo si riesce a passare poco tempo insieme. 
A un certo punto mi ha chiesto se ho mai avuto un diario. Le è stato consigliato di compilarne uno per motivi terapeutici e non sa da che parte cominciare. 
Che per me è pazzesco. 
Ho cominciato a avere un diario praticamente appena ho imparato a scrivere. Non ricordo nemmeno il come o il perché, è stata una cosa del tutto spontanea per me. Avevo tutta questa roba dentro e ha un certo punto ha cominciato come a straripare. 
Poi oggi cercavo un documento e...

Ventisette diari. E questi sono solo quelli che quando mi sono trasferita ho deciso che non potevo vivere senza. Ne mancano un paio che ho riportato quest'estate e tutti quelli fino alla prima adolescenza. 

Ho sempre pensato di scrivere molto poco, troppo poco. 

A volte ci convinciamo così bene di essere in un determinato modo che perdiamo completamente di vista la realtà. 

Comunque, non li ho aperti. 

Non li apro da mille anni, ma non posso vivere senza, al punto che ho dovuto portarli fin qui anche solo per metterli in uno scatolone e nasconderli nello scaffale più alto dell'armadio. Però so che ci sono. Ci sono loro e ci sono ancora io, anche quella che non sono più.

Mentre cercavo, ho trovato anche il diario di Joe, chiuso a chiave. A malapena sa scrivere in prima 
elementare, chissà che segreti avrà mai.

E voi avete qualcosa senza nessun utilizzo pratico di cui, anche in capo al mondo, non potreste mai fare a meno?

mercoledì 11 ottobre 2017

eminem e jay z

La settimana scorsa parlavo con Mr. J del fatto che in Italia non ho mai sentito una sola canzone di Jay Z mentre qui è praticamente un dio. Secondo lui è una questione di linguaggio che è molto difficile da capire e in sostanza, è come un dialetto. E' vero, gli rispondo, però Eminem era molto famoso, ad esempio.

E lui rimane piuttosto sbalordito.

- Il rapper più famoso in Italia era Eminem? L'unico rapper bianco? Ma allora siete razzisti anche voi!

E io ma va'. Finisce lì.

Accidenti però, sono passati un po' di giorni e ancora ci penso a questa cosa mentre guardo il video di Eminem di cui tutti stanno parlando oggi, quello in cui fa cinque minuti di freestyle contro Trump nel parcheggio dell'Esselunga di Detroit. In effetti, la narrativa in Italia, per una come me che non lo seguiva da vicino, era proprio quella: l'unico bianco che ce l'ha fatta in mezzo ai brutti ceffi neri del ghetto. Bah. Si torna sempre lì.

martedì 10 ottobre 2017

dei confederati e dei loro simboli a dallas

Dopo una breve e folgorante parentesi nel baseball, Joe quest'anno è tornato a giocare a calcio. Gli allenamenti sono sempre più lunghi e frequenti e così si finisce per passare molto tempo con gli altri genitori. Normalmente è Mr. J che segue questa cosa, ma in questo periodo viaggia molto per lavoro e ho cominciato a gestire io anche questo. Mi ha fatto solo una raccomandazione: parla il meno possibile e solo di cose senza importanza con gli altri genitori. Secondo lui nel gruppo, che è molto piacevole in generale, si nascondono dei razzisti/trumpisti e sa che poi ci rimango male quando sento certe cose. 

La nostra vita non è stata stravolta dalle elezioni del 2016, ma è in queste piccole cose di tutti i giorni che avvertiamo un disagio tutto nuovo. La società è divisa in ogni sua parte, il problema non è solo ai vertici.

Il primo giorno, dopo un'ora di bla bla bla senza importanza, finalmente nasce un argomento molto intrigante. C'è questa mamma che si lamenta perché suo marito è fissato con la Prima guerra mondiale.
- Per lui esiste solo la Prima guerra mondiale, dovreste vedere i film che ci consiglia Netflix. Solo documentari sulla Prima guerra mondiale. E siccome è così appassionato della Prima guerra mondiale quando siamo andati in Germania, mi ha portato a fare il tour dei campi di concentramento...

E io intanto pensavo, ma come? Guardi tutta sta roba e non hai ancora capito che i campi di sterminio tedeschi riguardano la Seconda guerra mondiale e non la Prima?

Ad ogni modo, tenendo a mente i consigli di Mr. J mi sono limitata ad annuire e lei ha proseguito:
- Dopo aver visto i campi di concentramento in Germania, lavorando proprio accanto alla statua di Robert E. Lee e avendola avuta davanti agli occhi tutti i giorni per anni, quando ho visto che la tiravano giù mi sono sentita... 
E in quel preciso momento -accidenti- l'allenamento è finito. Tutti si sono alzati in piedi e la frase è rimasta in sospeso.
Ma facciamo un passo indietro così capirete perché mi interessava tanto. 

Vi ricordate dei disordini di Charlottesville ad agosto? Quando i neonazisti hanno sfilato con le torce in mano e hanno ucciso una ragazza che faceva parte della contro-manifestazione? Ne avevamo parlato qui. Ecco, i suprematisti in quell'occasione protestavano contro la rimozione di alcuni monumenti dedicati a generali e caduti sudisti della guerra civile. E' un dibattito questo della rimozione delle statue che riguarda tutto il paese. Anche a Dallas c'è stata una grande disputa e alla fine hanno deciso, giusto un paio di settimane fa, non solo di rimuovere la statua di Robert E. Lee ma anche di rinominare il parco omonimo insieme ad alcune scuole intitolate a vari personaggi che hanno combattuto a favore dello schiavismo e della secessione.
  
Quelle statue sono state erette soprattutto agli inizi del Novecento o negli anni sessanta come risposta ai movimenti per i diritti civili, con lo scopo principale, dunque, non di preservare la memoria storica o di portare avanti un ideale estetico, ma di auspicare un futuro dominato dai bianchi (trovate maggiori informazioni qui). 

Finisce l'allenamento, ma io continuo a pensare a questa cosa, vorrei davvero sapere cosa ha provato vedendo rimuovere la statua. Era così strano che tirasse fuori un argomento così controverso. Cosa mai avrà voluto dire? Insomma, le è dispiaciuto o le ha fatto piacere? Anche perché questa persona fa parte di una minoranza, dovrebbe essere ancora più sensibile verso i temi del razzismo. Forse Mr. J si sbaglia questa volta, forse ci sono delle persone davvero attente ed informate in questo gruppo.
Così, la volta dopo, senza nemmeno valutare bene l'opportunità di questa mia domanda, glielo ho chiesto, così un po' dal nulla, candidamente, davanti a tutti:
- Scusa, ma quindi cosa volevi dire l'altra volta? Cosa hai provato vedendo che tiravano giù la statua?
E cala il gelo, com'era prevedibile.  
Mi spiega -evitando il più possibile il mio sguardo, ma rivolgendosi agli altri quasi come alla giuria in un tribunale- che le è dispiaciuto perché dopo aver visto i campi di concentramento, ha capito che il passato anche quello più sanguinoso, va ricordato.

Già. Non potete capire la delusione. 

Ci avevo davvero sperato che stesse per dire il contrario, invece nonostante questa persona abbia un livello di istruzione molto alto, appartenga a una minoranza etnica e abbia avuto la possibilità di viaggiare, se n'è uscita con gli stessi beceri argomenti di un qualunque seguace del presidente in carica. 
Come ha potuto non rendersi conto che un monumento dedicato ai confederati equivale a un'ipotetica statua a Hitler e non alla visita a un campo di sterminio? 
Sarebbe come equiparare un busto di Mussolini a Se questo è un uomo di Primo Levi: da una parte hai il culto della personalità di un dittatore e dall'altra la testimonianza storica di un superstite.

Cos'è questa? Ignoranza, malafede o indifferenza?

E non era l'unica del gruppo a sostenere queste tesi. Un'altra mamma le dava man forte. 
- Non si può cancellare la storia, queste persone hanno dato la vita per la nazione.
Praticamente la dimostrazione vivente che la storia si impara dai libri, non dai monumenti. 
I confederati hanno dedicato la vita a dividere il paese e promuovere lo schiavismo. Il fatto che qualcuno gli abbia dedicato delle statue crea ancora oggi il malinteso che siano degli eroi e proprio per questo quelle statue stanno pian piano venendo giù perché finalmente una gran parte dell'opinione pubblica ha capito che rappresentano una vergogna nazionale e offendono una fetta enorme della popolazione.

Immaginate come si possa sentire il liceale afroamericano a cui tocca frequentare una scuola dedicata a qualcuno che lo avrebbe voluto schiavo. 

Un'altra mamma ha argomentato perfino a favore della bandiera confederata. Secondo lei tutti quei ragazzi che la espongono non sono mica razzisti, la vedono ai concerti di musica country e pensano che sia cool. Son ragazzi insomma, secondo lei. Secondo me invece sono neonazisti perché se esponi quella particolare bandiera e te ne vai alle manifestazioni urlando gli ebrei non ci sostituiranno come altro ti dovrei chiamare?
Volete sapere come è finita?
In tutto il gruppo, c'era un'altra mamma che la pensava esattamente come me e non aveva nessun timore a difendere le sue idee. Mi ha fatto piacere, mi sono sentita meno sola, ma questa non è la cosa interessante. La cosa interessante è che all'ultima partita la mamma che difendeva i neonazisti, si è presentata con il suo nuovo boyfriend, un gran bell'uomo di colore. E' interessante perché la maggior parte di queste persone non sanno nemmeno di essere razziste. Non hanno nulla contro i neri, ci escono, magari ci fanno una famiglia, ma allo stesso tempo difendono uno come Robert E. Lee che li voleva schiavi.
E sono persone, in questo caso almeno, con un livello di istruzione alto, non possono non sapere. Suppongo che non riescano a staccarsi da tutto quello che hanno imparato crescendo, magari semplicemente non lo hanno mai messo in discussione e hanno finito per interiorizzarlo. 
Al di là di tutto c'è una cosa di cui mi rallegro. Quest'anno sia Joe che Woody, per caso, hanno delle maestre afroamericane. Mi sembra un'ottima cosa. 
I pregiudizi si possono combattere solo con il buon esempio e questo vale soprattutto per i bambini, al di là di tutti i discorsi del mondo.

domenica 8 ottobre 2017

perché le statue dei confederati no ma l'architettura fascista sì

Come sapete qui negli Stati Uniti si stanno pian piano rimuovendo o ricollocando i monumenti dedicati alla celebrazione dei soldati confederati. 

Il New Yorker si è chiesto allora come mai in Italia, a differenza di molti altri paesi come la Francia o la Germania, ancora ci siano così tanti monumenti fascisti e nessuno se ne lamenti. 
Ecco, può essere anche una provocazione intrigante questa, ma si tratta di due questioni a mio parere assolutamente non comparabili. 

Qui stanno rimuovendo non edifici perfettamente inseriti nel contesto culturale dell'epoca come la stazione Centrale di Milano o il Palazzo della Civiltà Italiana a Roma, ma banalissime statue equestri dedicate alla celebrazione di chi ha cercato attivamente di dividere il paese in due e promuovere lo schiavismo. 

Le statue americane oltretutto sono state erette soprattutto agli inizi del Novecento o negli anni Sessanta come risposta ai movimenti per i diritti civili, con lo scopo principale, dunque, non di preservare la memoria storica o portare avanti un ideale estetico, ma di intimidire chi si batteva per l'uguaglianza e auspicare un futuro dominato dai bianchi.

Se la questione vi interessa quanto interessa a chi scrive, è in arrivo un lungo post sull'argomento. 

Nel frattempo i neonazisti sono tornati a marciare su Charlottesville come ad agosto.

venerdì 6 ottobre 2017

lanciare un po' di gentilezza nell'universo


"Speriamo che abbiate un trasloco facile e che vi godiate la vostra nuova casa. Abbiamo portato in questa casa tutti e tre i nostri adorati bambini, quindi c'è stato moltissimo amore e moltissima felicità fra queste mura! Vi auguriamo la stessa felicità" 

Ancora mi emoziono a rileggere il biglietto che ci hanno lasciato dieci anni fa i precedenti proprietari della nostra casa.
Un gesto semplice e spontaneo per loro, ma che ha significato molto per noi che lo abbiano ricevuto.

Non è così difficile lanciare un po' di gentilezza nell'universo, no?

giovedì 5 ottobre 2017

qualcosa ma cosa?

Ho portato Joe a scuola stamattina e ho incontrato come sempre la mamma dell'utero, quella di qualche post fa. Anche questa volta mentre i bambini ci facevano ciao ciao con la manina mi ha raccontato una cosa molto grave: che sua figlia è capitata in classe con delle bambine che non la fanno giocare perché é nera e le dicono un sacco di brutte cose al punto che si è rivolta alla psicologa della scuola.
La psicologa ha fatto scrivere alla bambina più razzista del gruppo una lettera di scuse, ma poi le ha separate. Adesso non siedono allo stesso tavolo.
Vorrei sapere che senso ha dal momento che di solito la gente è razzista perché non conosce gli altri. Come fanno a diventare amiche? Se sono state separate penseranno che sia meglio che si evitino, no? La psicologa dice che è una misura temporanea, ma non capisco.
La mamma era così demoralizzata, sta considerando perfino di cambiare città. Vorrei fare qualcosa, ma non so cosa.
Credo fermamente che questo sia un problema di tutta la classe (la scuola e la società), non solo della bambina di colore o di quella che si è comportata male.
La prima cosa che farò di sicuro sarà parlarne con Joe. Voglio sapere se ha mai assistito a scene simili, cosa ne pensa e come si comporterebbe.

martedì 3 ottobre 2017

il voltastomaco

Ho degli amici (di sinistra, contro le armi, ecc.) che sono in vacanza a Las Vegas in questi giorni. Ieri stesso, dopo essersi dichiarati 'sani e salvi', hanno continuato a postare le foto della loro vacanza come se niente fosse. 
Anche oggi, vanno avanti così, ristoranti, casinò, hotel...solite cose che una immagina si facciano a Las Vegas, come se non fosse successo assolutamente nulla. 
Ecco, quando dico che ci siamo abituati, parlo di cose così. 
A me francamente viene il voltastomaco.

ma non chiamiamolo terrorismo

È successo, ci siamo abituati anche agli omicidi di massa. Vedi certe notizie ormai e ti giri dall'altra parte. Che senso ha soffrire nell'assistere impotenti alla stessa tragedia?
Sempre uguale. Ogni sei mesi, ogni anno. Solo qui, qui e in nessun altro paese al mondo.
Chi ha il potere di cambiare le cose, offre preghiere e minuti di silenzio e a noi comuni cittadini non resta che sperare di non essere nei paraggi la prossima volta.
Ma non chiamiamolo terrorismo.

venerdì 29 settembre 2017

il picco dell'insofferenza

Stamattina una mia amica mi ha raccontato che ieri parlava in spagnolo con una sua vicina di casa, un altro vicino di casa le ha sentite e gli ha intimato di parlare in inglese che siamo in Ammeriga.
Bene. Mi mancava giusto questo per raggiungere il picco dell'insofferenza oggi.

Tra l'altro pensavo a tutte le volte che la gente mi fa i complimenti quando parlo italiano. Proprio l'altro giorno: - Ma che lingua è? Assomiglia allo spagnolo, ma ha un suono così bello! Ogni volta che me lo sento dire, non so mai se prenderlo come un complimento verso la mia lingua o un attestato di fastidio verso l'altra.

E poi mi sono resa conto anche di un'altra cosa. Conosco questa amica da diversi anni oramai. Non parliamo dei massimi sistemi, ma fra una cosa e l'altra ci vediamo più o meno ogni settimana o anche più spesso. Anche se usa il cognome del marito americano, so che ha origini messicane, ho conosciuto la sua famiglia. Con sua cugina, ho parlato spagnolo in sua presenza una volta, ma lei si è sempre rivolta a me in inglese e mi ha sempre riempito di complimenti perché ho insegnato l'italiano a Joe e i suoi figli invece parlano solo inglese.
Non dico che me lo abbia tenuto nascosto, ma certamente non ha fatto nulla per farmi sapere che parla spagnolo.

Mi è successa una cosa simile, tempo fa, con anche un'altra un'amica, in questo caso un'amica intima, di quelle con cui parli di tutto. Una volta siamo andate in un ristorante e quando siamo uscite mi ha tradotto tutto quello che avevano detto le cameriere coreane. Quello che avevano detto le cameriere, faceva molto ridere, certo, ma io riuscivo a pensare solo al fatto che dopo dieci anni di amicizia ancora non sapevo che conoscesse il coreano. Si è sempre presentata a tutti come olandese, usa anche lei il cognome del marito e io, certo, lo immaginavo che le origini fossero leggermente più variegate, ma non mi aveva mai parlato di quel ramo della sua famiglia, si era sempre definita solo olandese e io avevo dedotto che non avesse mai avuto nessun contatto con la cultura d'origine.

Pensateci.

Non sarebbe bello vivere in un mondo dove uno sa una lingua in più e lo sbandiera ai quattro venti perché é un'abilità speciale e c'è solo da esserne orgogliosi?

mercoledì 27 settembre 2017

undici

Oggi fanno undici anni che vivo in Texas. L'anno scorso per l'occasione ho scritto un lungo post e non l'ho mai pubblicato. Mettevo un po' sul piatto della bilancia i pro e i contro del vivere qui. In sostanza dicevo che sì la passione iniziale si era un po' assopita, ma volevo ancora un gran bene al mio Texas, quel posto dove appena arrivi tutto ti sembra davvero più grande e pieno di sole come si vede nei film. Ecco, non l'ho mai pubblicato perché mentre lo rileggevo, per la prima volta -quando ancora sembrava impossibile- ho avuto come la sensazione che Trump potesse vincere sul serio. Mi sono chiesta...sarebbero ancora valide queste argomentazioni se in questo paese uno come Trump potesse essere eletto presidente? Si aprivano questioni immense che vanno avanti ancora oggi ed è finita che l'ho lasciato lí nella straripante cartella delle bozze quel post.
La nostra vita non è cambiata poi molto, ma dallo scorso novembre abbiamo abbandonato la ricerca di una nuova casa e abbiamo cominciato a parlare sempre più spesso di un ipotetico trasferimento. Non abbiamo fatto nulla di concreto affinché questo possa accadere, ma non avevamo mai nemmeno pensato a questa ipotesi nei dieci anni precedenti.
Nessuno sa cosa succederà, ma sapete che vi dico? Noi questa sera chiamiamo una baby-sitter e ce ne andiamo a festeggiare perché questo giorno è importante e speciale a prescindere.
Il giorno in cui sei salito su quell'aereo non te lo dimentichi più. E no, non me ne sono mai pentita. Ho rinunciato a tanto, soprattutto in termini di affetto, ma ho anche avuto tanto, tantissimo. Mi sento grata più di ogni altra cosa per avere avuto la fortuna sfacciata nella vita di incontrare qualcuno che, senza mai forzarmi o cercare di convincermi in nessun modo, mi abbia fatto venire voglia di esplorare il mondo e di buttarmi in una cosa molto più grande di me come questa, senza pesi e senza paura.

martedì 26 settembre 2017

piccolo e solo

Come qualcuno di voi ormai saprà seguendo Nonsisamai su IG, ogni sera faccio una passeggiata in bicicletta al tramonto. A volte vado un po' al parco a leggere da sola, a volte porto Woody con me. Più o meno ogni sera succede qualcosa. Ieri, mentre tornavamo a casa, ho assistito a una scena piuttosto allarmante. C'era un bambino, scalzo sul marciapiede proprio davanti a casa mia e una macchina con i vetri oscurati che lo seguiva. Mi sono subito fermata. Nella macchina c'erano una ragazza e un ragazzo che mi hanno sorriso come per chiarire che non facevano nulla di male. Ho chiesto se era tutto ok. Ma no, non andava per niente bene. Quel bambino aveva appena attraversato una strada molto grande e trafficata da solo. La ragazza aveva le lacrime agli occhi, era sicura che qualcuno lo avrebbe investito, così piccolo. Ma era sano e salvo grazie al cielo. Nessuno di noi aveva mai visto quel bambino nel quartiere, chissà quanto aveva camminato. L'unica cosa che è riuscito a spiegarci è che ha cinque anni e che la sua mamma era arrabbiata così se n'é andato. Lo abbiamo trattenuto fino all'arrivo della polizia. Sembrava un animaletto, cercava di scappare.
Credo che questo sia uno dei tanti incubi di un genitore. Sarebbe potuto succedere a chiunque. Mi si è stretto lo stomaco pensando all'angoscia di quella mamma con un bimbo di cinque anni fuori casa al buio da solo.
E non mi sono sentita molto meglio quando è arrivato il poliziotto. Sulla trentina, molto gentile, ma pur sempre grande e grosso, armato e con quel SUV enorme, una presenza che intimidisce. Di sicuro avranno trovato i genitori del bambino e sarà andato tutto bene, ma che angoscia. 
E no, all'altra ipotesi, che i genitori siano delle brutte persone, non riesco nemmeno a pensarci.

P. S. Una bella notizia. Questa mattina (27/9/17) a scuola ho rivisto il bambino. Ha la stessa maestra che aveva Joe l'anno scorso. Era tranquillo, vestito bene e pulito quindi suppongo che fosse davvero scappato di casa. Mi fa molto piacere che sia finito tutto nel migliore dei modi.

P.P.S. Un ultimo (spero) aggiornamento. Questa mattina (28/9/17) sono andata a parlare con la psicologa della scuola. Ho pensato che questo piccolo incidente fosse un'informazione utile per lei, per poter capire meglio se ci sono altre problematiche che coinvolgono quel bambino. Sapeva già tutto. Chiaramente per questioni di riservatezza non mi ha dato nessun dettaglio, a parte che ci sono delle persone che si stanno occupando di lui, ma ho avuto la sensazione che l'episodio si inserisse in un quadro di una certa complessità e che non sia stato un semplice incidente isolato.