venerdì 16 febbraio 2018

chissà








Mentre portavo Joe a scuola stamattina, abbiamo visto un palloncino in cielo. Era di quelli lucidi, a forma di stella. Come sempre sono sorte tante riflessioni.

- Chissà se raggiungerà la prossima galassia...
- Chissà...
- Magari incontrerà quella cagnolina che è andata bello spazio e poi nessuno ha più saputo niente di lei...

Il privilegio di guardare il mondo con i suoi occhi ogni giorno. Evviva Joe. 

giovedì 15 febbraio 2018

cose semplici, piccole e grandi al tempo stesso

Mi stavo godendo questo tipo di pomeriggio. 

Stavo facendo mille esperimenti e giochi in giardino con i miei bimbi. Dopo una settimana grigia e freddissima, è arrivata all'improvviso la primavera, tante risate. Eravamo così genuinamente felici e spensierati. Pensavo a questo...che giornata stupenda in tutti i sensi. 
Cose semplici, piccole e grandi al tempo stesso. 
In mattinata avevo fatto una bella chiacchierata con un'amica che non sentivo da tanto. E poi sapevo che Mr. J come sempre sarebbe tornato a casa con dei fiori dopo che ci eravamo detti che San Valentino è una stupidata e non c'è bisogno di festeggiare e avremmo bevuto uno spritz e avremmo scherzato di noi. Tutto a meraviglia insomma, finché non ho acceso la radio e ho sentito di sfuggita la notizia della sparatoria nel liceo della Florida, un morto. Ho aperto un secondo FB e nessuno dei miei contatti ne parlava. Uno studente di liceo morto ormai non fa specie. Ci sono già stati otto school shootings dall'inizio dell'anno, uno proprio qui alle porte di Dallas tra l'altro, e sembra che la gente nemmeno lo sappia. Una volta si commentavano per giorni queste cose. Hai visto? Che roba. Ora è tutto nella normalità, ora parliamo solo dell'ultima follia dell'imperatore. Dopo poco però i morti salgono a 17 e qualche voce comincia a sentirsi. Mentre preparo la cena danno l'intervista alla madre di due studentesse di quella scuola. Due gemelle che al momento della sparatoria erano in due aule diverse. Chiariscono subito che si sono salvate entrambe, ma ho le lacrime agli occhi immedesimandomi in quel genitore, cosa deve aver provato. E poi intervistano un'insegnante. 
Spiega con lucidità che a scuola erano preparati esattamente a questo tipo di evenienza. Avevano fatto tutte le esercitazioni del caso, tutto lo staff della scuola era prontissimo, eppure. Anche l'assassino aveva fatto quelle stesse esercitazioni per anni, aveva frequentato quella scuola fino a pochi mesi prima. Forse questa possibilità non era stata considerata. E comunque ora l'avranno capito per bene che se un pazzo armato fino ai denti decide di fare una strage in una scuola, non c'é niente da fare. 
E andiamo avanti così. Tu puoi costruirti a fatica la tua piccolissima e preziosa serenità familiare, ma appena fuori casa ti tocca lo stesso fare i conti con questo tipo di episodi e allora che senso ha? 
E' vero, tutto, qualunque disgrazia, può succedere sempre e ovunque, ma questo particolare tipo di disgrazia, la meno inevitabile in fondo, succede solo qui e l'unica cosa che possiamo fare noi che qui ci viviamo, è guardare ogni volta e ringraziare il cielo che non sia toccato a noi. 

mercoledì 14 febbraio 2018

chiudo gli occhi e cerco di continuare a sognare

Il nostro San Valentino è cominciato cosí.

- Joe sei riuscito a dormire con Woody che piangeva?
- Non l'ho sentito piangere.
- Bene! È che dormivo così profondamente che per un bel po' pensavo ci fosse un bambino che piangeva nel mio sogno... quando sono arrivata da lui era disperato, poverino. Avrà fatto un brutto sogno...

- Ma no. Sicuramente ha fatto un bel sogno e era triste perché era finito. Mi succede sempre. Poi però io chiudo gli occhi e cerco di continuare a sognare. 

lunedì 12 febbraio 2018

i ritratti ufficiali

Sono appena stati presentati al pubblico i ritratti ufficiali di Michelle e Barack Obama. La cosa più bella l'ho appena sentita dire a Amy Sherald, l'autrice del ritratto di Michelle, parlando con il NYT. 
Ha detto grossomodo che se il pubblico guardando tutti i ritratti presindenziali in fila, noterà una drammatica diversità quando arriverà a questi due ritratti, sarà giusto perchè il cambiamento di stile riflette in pieno l'immenso cambiamento storico che gli Obama hanno rappresentato per questo paese.
La settimana prossima terrò un paio di lezioni di arte nella scuola di Joe e ho appena deciso che saranno assolutamente su Amy Sherald e Kehinde Wiley. C'è cosí tanto di cui parlare con i bambini. Due grandissimi artisti che oggi sono entrati ufficialmente nella storia dell'arte, e non solo dell'arte.

domenica 11 febbraio 2018

segni di civiltà

Vorrei farvi riflettere su un piccolissimo fatto a cui magari se avete sempre vissuto in Italia, non avete mai pensato. 
A Macerata, la scorsa settimana, un criminale si è messo a sparare ai neri per strada e ieri un po' in tutte le città italiane ci sono state delle marce contro il razzismo. 
Ecco, a me da qui sembra una gran cosa che tante, tantissime persone in ogni città sentano il desiderio di manifestare la propria solidarietà a chi in un modo o nell'altro è stato colpito da questo e altri episodi di violenza e discriminazione razzista. Voi lo date per scontato forse, ma non è così normale. 
Qui negli US ne sono successi di questi incidenti eppure normalmente, se anche c'è una manifestazione in risposta, non è quasi mai pacifica, capita sempre qualche altro incidente. 
Il fatto che la gente si riversi nelle strade per esprimere un valore cosí alto come quello dell'uguaglianza e non abbia nessuna paura di farlo, è di per sé un gran segno di civiltà.

sabato 10 febbraio 2018

non è vero


Nell'ultimo post ho scritto che avevo perso la speranza, ma non è vero, sono già tornata alla carica. Chissà che continuando a bussare prima o poi qualche porta si apra, no?

venerdì 9 febbraio 2018

qui è dove ho perso la speranza

[Continua da qui]

Le parole della direttrice avevano ferito a tal punto me, che non ero nemmeno coinvolta direttamente nella situazione, che avevo deciso di non parlarne alla mamma della bambina o almeno di rifletterci molto bene prima di farlo.
Per un po' l'ho evitata, lo ammetto. Poi un giorno l'ho incontrata per caso, abbiamo cominciato a parlare e ho deciso così, su due piedi, di accennarle qualcosa. Più che altro perché anche lei aveva riposto qualche speranza in quell'incontro, non volevo che si sentisse tradita anche da me, che pensasse che non avevo fatto quello che le avevo promesso. E giustamente si è arrabbiata, anche se non quanto mi sarei arrabbiata io al suo posto. Fra le altre cose, ha nominato i media. 
- Vedrai poi, basta pronunciare quella parola e si mettono tutti sull'attenti! 
Ma il punto del nostro ragionamento iniziale era proporre e richiedere alla scuola delle attività educative specifiche contro il razzismo, chiamare i giornalisti e fare un casino avrebbe distolto tutti dallo scopo e avrebbe creato una tensione enorme. Senza contare che nel frattempo la piccola razzista (chiamiamola sempre cosí per semplificare) ha cambiato scuola e l'altra bambina è serena e oramai a questa storia non sembra pensarci più.   
Mr. J mi dà un consiglio che mi sembra ottimo. 
- Invece di chiamare i media, si potrebbe chiamare l'NAACP che è l'associazione che storicamente si è sempre occupata di tutte queste problematiche. Loro avranno sicuramente tutte le competenze per far capire alla direttrice il suo errore. E lei capirà perché non è mica una persona malvagia, ha solo bisogno che qualcuno la aiuti, con le parole giuste, ad ampliare un po' i suoi orizzonti. A quel punto, si darà da fare e da questa brutta esperienza, emergeranno vantaggi a lungo termine per tutti. 
Ero così contenta. Per un paio di giorni ho pensato davvero di aver trovato una soluzione praticabile, giusta per tutti, ma quando ne ho parlato alla mamma della bambina, tutte le mie speranze sono crollate. Aveva già perso ogni residuo di quell'indignazione iniziale. Non ha nemmeno considerato seriamente l'ipotesi, anzi l'ha demolita.
- Loro non hanno tempo per un incidente così piccolo.
E ha cominciato a raccontarmi un incidente ben più grave che riguarda la sua famiglia. 
Una sera, pochi mesi fa, il suo compagno, stava tornando a casa, anzi era già davanti a casa. 
La polizia lo ferma con una scusa ridicola, come purtroppo succede spesso alle persone di colore da queste parti. Sembra tutto a posto, il poliziotto è anche gentile, solo che quando inserisce il suo nome nel sistema, scatta l'arresto. Pare sia coinvolto in una sparatoria, in un inseguimento, forse anche in un omicidio, roba seria. 
- Ma posso almeno portare dentro la macchina? 
- No tu vieni con noi.  
Con l'ingenuità di chi pensa che sia sufficiente essere innocente, il malcapitato fa quello che farei anch'io al suo posto, si presenta davanti al giudice senza avvocato. Appena si accorgono dell'errore grossolano, mi mandano a casa e mi chiedono anche scusa. Ma il giudice lo respinge. Trovati un avvocato, e uno buono.
Lo mettono in prigione per alcuni giorni finchè la sua famiglia non è in grado di pagare i tremila dollari della cauzione.
Per sbrogliare la matassa, ci vuole qualche mese. Per farla breve, si è trattato di un banalissimo caso di omonimia scoperto non dall'avvocato che non ha fatto nulla tranne intascarsi la lauta parcella, ma dalla sua compagna, cioè la mamma della bambina di cui sopra, che si è incollata ai social per capire chi fosse questo delinquente e scoprire, tra l'altro, che si era appena ammazzato in un incidente stradale, fornendo in questo modo la prova definitiva dello scambio di persona.
Diceva lei:
- Siamo stati fortunati.
Non ci potevo credere. Un uomo completamente innocente, un padre di famiglia senza nessun precedente, viene fermato dalla polizia con una scusa, viene arrestato per sbaglio, perde giorni di lavoro, deve pagare un sacco di soldi e deve anche considerarsi fortunato. 
Fortunato per cosa? Per non essere stato massacrato di botte dai poliziotti? Per non essere finito sulla sedia elettrica?
- Ma avete provato a chiamare l'ACLU (American Civil Liberties Union)? Magari possono aiutarvi ad avere un risarcimento, parliamo di un sacco di soldi spesi per un errore, questa è un'ingiustizia enorme!
- Queste cose succedono tutti i giorni. E' un incidente troppo piccolo

Siamo stati fortunati.

venerdì 2 febbraio 2018

il giorno dell'armadillo

- Joe, svegliati, è il giorno della marmotta!
- Che bello e cosa ha fatto l'armadillo?
- No, ascolta... è il giorno della marmotta, non so cosa abbia fatto l'armadillo.
- Ma mamma in Texas si guarda l'armadillo non la marmotta!
E niente. Come al solito ha ragione lui. Adesso seguiremo con ansia gli sviluppi della giornata dell'armadillo, ma mi sa tanto che l'inverno quaggiù è finito da un pezzo.

sabato 27 gennaio 2018

cose che succedono a casa Johnson di sabato mattina

Woody si è fatto male (si suppone...) e piange disperato. Joe vuole in tutti i modi aiutarlo. Prima gli porta il ghiaccio, poi comincia a leggergli un libro, ma Woody urla troppo. Allora Joe a sette anni decide di andare a prendere la sfera per fare gli esercizi di respirazione. 
Una scena assurda. 
Joe che apre e chiude lentamente la sfera e fa vedere al fratello di due anni come respirare.
E... funziona.


Woody si calma quasi immediatamente e gli strappa la sfera dalle mani. Solito prepotente, penso. E invece no! Comincia a condurre lui l'esercizio di meditazione.


Sono senza parole.

giovedì 25 gennaio 2018

i nemici

Ieri ho scritto questo piccolissimo pensiero su Woody e un commentatore anonimo mi ha chiesto se avrei scritto lo stesso per una figlia femmina. Certo, mah...ho capito bene la domanda? 

Sarei felicissima di avere una piccola belva femmina! 

Proprio l'altro giorno un'amica mi ha raccontato un aneddoto fantastico. Stava facendo shopping con il suo bambino. Stava comprando una maglia per sé. Lei è un tipo molto sobrio e il figlio le ha portato da provare una maglia rosa con le paillettes. Ha guardato il figlio probabilmente con un certo sbigottimento e gli ha chiesto:

- Ma sei sicuro? Ti piace proprio questa?
A quel punto è intervenuta la commessa e parlando direttamente al bambino lo ha rassicurato: 
- Tesoro, quella maglia è bellissima e non c'è niente di male se ti piace.
La cosa divertente è che la mia amica è dichiaratamente lesbica da qualcosa come 25 anni quando ancora le cose erano veramente complicate anche qui. Mi fa guarda te se devo essere presa per la giacchetta dalla commessa di Target e ci siamo fatte una bella risata. 
Insomma, non si è mai aperti o chiusi abbastanza al giorno d'oggi e anche questo è un segno dei tempi. Siamo sempre più divisi, sempre più con il coltello fra i denti a cercare di smascherare il cosiddetto nemico. Ma sono ben altri i nemici. 
A volte basterebbe farsi davvero una risata in più insieme per capirlo.

mercoledì 24 gennaio 2018

la mia piccola belva

Non scrivo tanto di Woody perché non parla ancora molto. È una forza della natura lui, è un ciclone che non si ferma un attimo, ride, strilla, si arrampica, fa di tutto. Woody è pura vita, ma di quella vita che si vive, non di quella che si scrive. 
Ieri vado a prenderlo all'asilo. Lui è lì che gioca, non mi ha notato, allora mi fermo un attimo a osservarlo. È sempre un piacere spiarli, vedere cosa fanno quando non ci sei. 
È concentratissimo su un qualche gioco finché la maestra lo chiama ad alta voce e lo risveglia di colpo esclamando il suo nome.
Lui si gira, la guarda con un sorriso furbastro e:
- ROOOAR!
Ruggisce come il T-Rex che ha stampato sulla maglietta.
Perché lui è così, è la mia piccola belva.

domenica 21 gennaio 2018

non ci strappiamo i capelli

Ieri, mentre Joe e Mr J trionfavano al Pinewood Derby, io e Woody siamo andati alla seconda edizione della Marcia delle Donne. Un po' tutti lí avevamo l'impressione che quest'anno ci fossero più persone e che l'organizzazione fosse decisamente migliore, ma l'atmosfera era completamente diversa. L'anno scorso era pesante, Madonna che dramma. Ricordo quel giorno come quello in cui riuscii finalmente a tirare un po' il fiato vedendo che così tante persone provavano più o meno quello che provavo io a proposito del passaggio da Obama a Trump. E ricevemmo diversi sguardi di disapprovazione prima di raggiungere la manifestazione con i cartelli in mano, perfino i bambini.
Quest'anno invece tanti sorrisi, tutto molto più rilassato. Ecco, sembrava una festa, ma è strano perché a ragion del vero, se eravamo depressi l'anno scorso, ora che si parla addirittura di un secondo mandato, dovremmo tutti strapparci i capelli.



sabato 13 gennaio 2018

il compleanno di dr. king

Lunedì non c'è scuola perché qui per ora si festeggia il compleanno di Martin Luther King così stamattina abbiamo fatto vedere a Joe un bel video educativo su di lui (a scuola non credo ne abbiamo parlato molto...) e poi l'abbiamo portato a visitare il museo afro-americano di Dallas. Tutti, sia i visitatori che gli impiegati del museo erano di colore, tranne noi. Joe, lo nota subito ed esprime tutta la sua sorpresa esclamando ad alta voce e in inglese: 
- Mamma, in questo posto assomigliano tutti a Dr. King!
 
Il museo è in un bell'edificio. Non ha una grande collezione di arte afroamericana purtroppo, però abbiamo visto alcune opere interessanti e soprattutto abbiamo imparato molto. 
La visita che era partita come un semplice omaggio a Martin Luther King per ricordarlo nel giorno del suo compleanno, si è trasformata presto in un'esperienza emotiva piuttosto forte. Non avevo mai visto un'uniforme del KKK dal vivo, è un oggetto che sprigiona un'energia negativa pazzesca. Sono dovuta uscire dalla stanza, mi si è fermato il fiato. 
La storia è così tragica che sembra essere successa ieri, a un tuo amico, ai tuoi vicini di casa...Ma aspetta, forse è proprio così.


p.s Un piccolo aggiornamento. 
Sono una pazza. 
Ero così emozionata oggi dopo la visita al museo che prima di andarmene ho chiesto se avevano un guest book. Volevo solo lasciare un ringraziamento. Quel museo (completamente gratuito tra l'altro) è l'unico posto dove qui a Dallas puoi imparare qualcosa sull'arte e la storia afro-americana. Non avevano un guest book, ma un modulo con diverse domande.
Una delle quali era: cosa ti piacerebbe vedere in questo museo nel futuro? E io senza nemmeno pensarci ho scritto il nome di due dei miei artisti afroamericani preferiti, uno morto da molti anni e una molto anziana, ma viva e vegeta.
Tornando a casa, dicevo a Mr J quanto sarebbe bello se questa artista, così rappresentativa dell'arte nera americana contemporanea, una legenda vivente, regalasse un'opera a questo povero piccolo museo dallasiano.
Appena arrivata a casa, senza fare nessun ragionamento serio, le ho scritto, così di getto.
Avete presente, no? Quando sei convinto che non serva a nulla, ma... ci devi provare.
Ecco, dopo un paio d'ore, mi ha risposto una persona a lei molto vicina e mi ha spiegato come rintracciarla.
Gulp.
Chissà se mi risponderà e cosa mi risponderà. Chissà se un'artista importante come lei sarebbe davvero disposta a fare un gesto simile per un piccolo museo texano.
Steve Jobs diceva che per ottenere i più grandi risultati, a volte, tutto quello che devi fare è chiedere.
Vedremo se è vero anche in questo caso.

giovedì 11 gennaio 2018

il problema di tutti

All'inizio della scuola, la mamma di un'ex compagna di classe di Joe, mi fermò per chiedermi come stessero andando le cose in prima. Bene grazie e voi? Pensavo fosse il solito small talk senza importanza, invece lei colse l'occasione per raccontarmi che sua figlia stava avendo delle serie difficoltà. Un gruppetto di ragazzine della sua nuova classe l'avevano esclusa a causa del colore della sua pelle. Il classico tu non giochi perché sei nera + una serie di altre frasi razziste da manuale. La psicologa della scuola prese queste due iniziative per sistemare le cose: fare scrivere una lettera di scuse alla capetta del gruppo e separare le due bambine in modo che non sedessero più una accanto all'altra. La mamma evidentemente non era soddisfatta e non si dava pace. 
Dice a me non è mai successa una cosa simile, mai avrei pensato che mia figlia dovesse subire questo nel 2017. Dice mia madre era l'unica bambina nera della sua scuola e non ha mai ricevuto questo trattamento, ha sempre avuto rispetto da tutti e a mia figlia invece viene fatto questo nel 2017
Mamma e figlia si sono trasferite qui da poco da una città più piccola sempre in Texas. 
Dice forse qui è diverso, forse dovremmo andarcene. Mi spiega che ha perfino cambiato pettinatura perché dopo questo incidente la bimba, per la prima volta, ha cominciato ad avere insicurezze sul proprio aspetto fisico e così lei ha smesso di stirarsi i capelli per dimostrarle un fatto che lei per prima fa fatica ad accettare e cioè che i capelli afro sono eleganti e belli quanto quelli delle donne bianche. 
Si commuove lei, mi commuovo io. 
Ma cosa si può fare concretamente per migliorare le cose? 
Lei si stupisce di questa mia domanda, evidentemente non ha nemmeno considerato l'ipotesi di poter fare qualcosa. Il suo racconto era inteso solo come sfogo personale, ma io sono convinta che qualcosa si possa fare, almeno per educare meglio i bambini all'uguaglianza e far sì che fatti simili non si ripetano. 
Passano le settimane e i mesi, ma questa cosa rimane lì, continuo a pensarci finché mi imbatto in un articolo che parla di un incidente simile in un'altra città. La comunità in quel caso ha reagito organizzando una giornata di giochi e attività contro il razzismo. Mi piace, può essere un buon punto di partenza. Mi piace soprattutto perché non sento mai parlare di razzismo nelle scuole di qui. Per quello che ho visto, in Italia negli anni Ottanta e Novanta, quando andavo a scuola io, si parlava di razzismo forse più che in Texas oggi ed è allarmante considerando quanto sia recente la segregazione razziale e quanto i bambini siano bombardati di messaggi razzisti attraverso la viva voce di un presidente che è associato -e nessuno ne fa mistero- al movimento suprematista (KKK, neonazi, ecc.). Le maestre che hanno parlato a Joe in modo approfondito di queste cose finora, sono state sempre quelle afroamericane e dubito sia un caso. Io stessa come insegnante, non ho mai visto grandi iniziative nella scuola in cui ho lavorato per molti anni (tanto è vero che). Lí di insegnanti di colore non ce n'erano, per dire. Tutto il personale delle pulizie che volevi, ma nemmeno un insegnante. 
Insomma, decido che devo essere io a prendere in mano la situazione perché quella mamma, molto giovane, che già si fa in quattro per tirare su una figlia da sola, non ha  certo bisogno di ulteriori stress. Ne parliamo e mi ringrazia moltissimo, è entusiasta.
Il problema, per come la vedo io, è di tutti, incluso mio figlio che non c'entra assolutamente nulla con questo fatto specifico. 
Il problema è di tutti perché è profondo, culturale, e la mentalità, in qualunque paese, si cambia a partire dalla scuola.
Mi sembra giusto cercare di contattare prima l'associazione dei genitori. Conosco solo una persona, tra l'altro di colore. Sono sicura che mi aiuterà, che sarà sufficiente spiegarle l'accaduto e che prenderà subito in mano la situazione insieme agli altri genitori. 
Ci metto più di un mese solo a riuscire a incontrarla. Ci diamo appuntamento nell'atrio della scuola. Mi concede una decina di minuti. Mentre le parlo, mi accorgo che non guarda me, ma segue i movimenti della direttrice che si aggira alle mie spalle. Taglia corto, mi ringrazia e corre a bloccarla per parlarle subito. Suppongo sia una cosa positiva, ma non sento più nulla. Dopo qualche settimana, la contatto per chiederle cosa abbiano deciso e con mio immenso stupore, scopro che non aveva capito assolutamente nulla. Aveva parlato alla direttrice, ma dell'incidente specifico non del problema educativo alla base e delle possibili soluzioni, come l'organizzazione di un qualche evento. Voleva correre a denunciare non si sa bene cosa, magari solo a mettersi in mostra, e non mi aveva ascoltato.
Mi resta a quel punto solo una cosa da fare: parlare direttamente con la direttrice. Ha più o meno la mia età, ne ho sentito dire piuttosto bene e mi aspetto che capisca. 
Mi riceve il giorno prima delle vacanze di Natale. Mi sorride, ma non vuol dire molto, ha una sorta di sorriso perenne lei, ogni volta che la vedo sorride. E' bella, bionda, ispira simpatia. Indossa una di quelle sconcertanti collane con le luci intermittenti e non se la toglie. E' un'inezia, ma mi dà sui nervi questa cosa. 
Mi ringrazia mille volte durante il nostro incontro. Grazie di essere venuta, di portare delle idee, di qualunque cosa. Cerca di convincermi che quello sia stato solo un incidente isolato e che la diversità è un vanto della nostra scuola. In effetti, è una cosa che ho pensato anch'io alla recita scolastica...guarda quante belle famiglie di tutti i colori. La mamma di uno studente di colore, però notò esattamente il contrario e me lo disse. Secondo lei c'erano pochissime famiglie nere. Magari un genitore asiatico o sudamericano avrà fatto altre valutazioni ancora. Anche questo la dice lunga sulla complessità della questione e dei punti di vista da considerare. 
Cerco di concentrarmi sul viso della direttrice e di non farmi distrarre dalle luci intermittenti della sua collana natalizia, mentre parla e parla. Ma sapete di cosa? Dell'altra bambina, quella che ha detto le frasi razziste e della sua povera famiglia che ci è rimasta così male. Così male che non hanno sentito il bisogno di scusarsi personalmente e di cercare di stabilire nessun contatto con la famiglia nera. Sostengono di non essere razzisti (come tutti i razzisti) e che la colpa sarebbe di youtube. La figlia, secondo loro, avrebbe guardato un video su youtube e avrebbe ripetuto delle frasi sentite solo ed esclusivamente lì. 
Ecco, io tendo sempre a credere a tutti, ma c'è un limite. Ammettiamo che esista davvero un qualche video razzista su youtube che possa essere colorato e attraente per una bambina di sette anni e ipotizziamo anche che la bambina lo abbia trovato per puro caso e non che sia stato suggerito dal sito a causa di un'abitudine di chi usa quel computer a guardare video simili, la storia non sta in piedi. Dov'erano i genitori mentre la figlia si sorbiva ore e ore di questa roba? Perché non può essere stata una visione isolata, non prendiamoci in giro. Non posso immaginare Joe, vedere un video di quel tipo e non correre a chiedere spiegazioni. Ancora meno posso immaginare che dopo aver visto un solo video, vada dai suoi compagni di classe neri a insultarli, dopo tutto quello che gli abbiamo insegnato tutti quanti noi a casa e anche a scuola. A sei o sette anni un bambino comincia a separare il bene dal male, il preside di una scuola elementare dovrebbe saperlo. 
Mi sono vista costretta a ricordarle che forse non tutti gli incidenti arrivano al suo orecchio. Che forse se questa cosa, particolarmente grave le è arrivata, potrebbe voler dire che c'è molto altro che non viene riportato. Forse no, ma forse sì e io credo che valga la pena approfondire invece di sminuire. Non dico scavare nel singolo episodio che ormai è successo e pazienza, ma almeno rinforzare il messaggio generale, parlare ai bambini di questi temi così fondamentali per la formazione di ogni buon cittadino. 
Perché la scuola ha il dovere di tirare su, insieme alle famiglie, dei buoni cittadini, no? 
Il punto è che chiaramente per lei le due studentesse non sono sullo stesso piano e questo mi ha davvero colto alla sprovvista. Ho dovuto fermare il suo monologo per spiegarle quanto sia stata ferita la bambina nera in tutto questo. Lei non ci arrivava. E' bianca e riusciva a immedesimarsi nella bambina bianca che ha detto le frasi razziste e nella sua famiglia, ma non nella bambina nera che le ha subite e nella sua famiglia. Il motivo non lo so e non lo posso sapere non avendola mai incontrata prima, ma questa è stata la sua reazione. 
Siamo tutti d'accordo che una bambina di prima elementare non possa aver compreso la portata delle sue parole e del suo comportamento, ma gli adulti intorno a lei sono tenuti a rendersene conto e a farle capire che le parole possono fare molto male e che la sua compagna di classe di colore sarà segnata da questa esperienza. 
La prima volta che non solo qualcuno l'ha esclusa, quello succede a tutti prima o poi, ma che qualcuno le ha detto che qualcosa non andava nel suo aspetto e nel suo modo di essere. 
Ha ricevuto una sorta di lettera di scuse, é vero, ma nei fatti ha continuato a rimanere esclusa da quel gruppo. 
Dunque, la direttrice non la finiva più di ringraziarmi e di elogiarmi e tante belle cose. Mi farà sapere, ha detto. Può darsi che il nostro incontro l'abbia fatta riflettere e che mi contatti, ma non ci conto per niente visto com'è andata. 

E archiviamo anche questa, con grande amarezza, anche se non demordo e continuo a pensarci. Chissà che prima o poi non riesca a trovare una qualche chiave per aprire la porta al dialogo. 
Si dice sempre che il Texas sia razzista e anch'io come straniera con un forte accento e carnagione olivastra, non posso dire di avere mai avuto una singola esperienza negativa in tutti questi anni. Ma sono italiana, europea, è completamente diverso, non è come se fossi messicana o cinese.  
Ho raccontato quello che è successo solo a un'altra mamma, l'unica fra quelle che conosco lì a scuola, che mi sia sembrata in grado di comprendermi. 
- E ti stupisci? Hai notato che  ci sono due insegnanti di colore in tutta la scuola? Il Texas è razzista, mia cara.
Già, questo paese tutto è profondamente razzista, altrimenti Trump non avrebbe mai vinto. 
Con questi grandi sorrisi che ti fanno, non sono tutti cattivi per carità. E' solo che il più delle volte, l'amara verità di cui sono stata testimone in questi anni è che sono buoni con te perché gli somigli, ma non necessariamente con tutti allo stesso modo. Non si rendono conto fino a che punto hanno assorbito i pregiudizi della società in cui sono cresciuti e non hanno avuto l'opportunità di conoscere persone con esperienze diverse dalla propriaQui nessuno viaggia, nessuno parla un'altra lingua, tu vai in giro e anche così basandosi su uno sguardo del tutto superficiale, vedi dei gruppi molto ben definiti. I neri con i neri, i bianchi con i bianchi, i latinos con i latinos e via dicendo. 
Ognuno sta beatamente nel suo e si sa che le cose che non si conoscono sono quelle che fanno più paura. Basterebbe parlarne tutti quanti. Ecco io rimango convinta di questo.

mercoledì 10 gennaio 2018

sette anni

Siamo in macchina e come sempre la radio è accesa. Quando arriviamo Joe mi fa:
- Io ho capito di cosa stavano parlando.
- Chi? 
- La radio.
- Dimmi.
- Parlavano di quegli scherzi.
- Quali scherzi?
- Quelli che dicono le notizie sbagliate e poi le persone ci credono.
- Vuoi dire le "fake news"?
- Sí.
- Ma Joe quelli non sono "scherzi", possono fare molti danni, è un problema molto serio...
- Sí. Infatti è per questo che il presidente Trump non crede al surriscaldamento globale, lui ascolta quegli scherzi invece degli scienziati.
Beh, non avrei saputo dirlo meglio.