giovedì 21 settembre 2017

parlare la stessa lingua, ma no, non parlare la stessa lingua

Un po' di tempo fa, mi imbattevo spesso in una persona e ho pensato che magari chissà saremmo potute diventare amiche. Poi un giorno le ho detto che andavo a vedere una mostra, così casualmente, e la sua risposta è stata: 
- Ah! A me non piacciono i musei.
- Prego?
A me non piacciono i musei.
- Ma quali musei? 
- Tutti. Non mi piacciono. 
E mi diceva questa cosa come se fosse normale. 

Parlavamo la stessa lingua, ma no, non parlavamo la stessa lingua. 

Come fanno a non piacerti i musei? Tutti i musei? Ma tu lo sai che esiste perfino il museo del cavatappi? 

Non l'ho mai più vista.

mercoledì 20 settembre 2017

strano?

L'anno scorso a una di quelle terribili feste di compleanno in cui i bambini si divertono come pazzi e i genitori che non si sono mai visti prima se ne stanno lì impalati e non sanno cosa dire, ho conosciuto una mamma abbastanza socievole. Abbiamo chiacchierato per tutto il tempo, ci siamo scambiate i numeri e ci siamo ripromesse di organizzare qualcosa insieme. Dopo un paio di settimane l'ho incontrata alla recita di fine anno, mi ha rivolto un ciao striminzito e si è seduta dall'altra parte della stanza. 
Strano? Non troppo da quello che ho visto in questi anni. I texani hanno questi grandi slanci di disponibilità appena ti conoscono, ma non ti conviene prenderli alla lettera. Andiamo, facciamo...in realtà finisce quasi sempre che non ci si vede più. Non è niente di personale, è così e basta, è una delle prime cose impariamo noi expat. 
Fatto sta che però questa mamma l'ho rivista, anzi la rivedo quasi tutti i giorni a scuola adesso. Il primo giorno dopo le vacanze, ha attaccato di nuovo bottone come se nulla fosse, deve perfino avermi dato uno di quegli strambi abbracci all'americana, quelli in cui non ci si tocca. Mi chiede: 
- Com'è andata l'estate? 
- Bene grazie e la tua? 
- Tutto bene, a parte una brutta storia con il mio utero...
E comincia a raccontarmi, proprio lì davanti ai bambini in fila che ci facevano ciao ciao con la manina, i problemi del suo utero.
Strano? Non troppo.
Questa cosa mi è capitata tante di quelle volte qui: completi sconosciuti che ti rivelano episodi privatissimi, anche scabrosi a volte, della loro vita come se non vedessero l'ora di raccontarli a qualcuno -ma non necessariamente a te in un tentativo di vicinanza- a chiunque, solo per tirarli fuori e... scioccarti? Vantarsi? Sfogarsi? Denigrarsi? Non ne ho idea.
Ricordo la prima volta che successe, ero qui in vacanza, tanti anni fa prima di trasferirmi. Ci rimasi secca. Mr. J mi presentò un suo amico e queste furono le prime parole che mi rivolse:
- Piacere! Scusa se mi trema la mano, ma sai mia madre si faceva di cocaina mentre era incinta. 
Non scherzava, ho poi scoperto, non scherzava affatto.
Un'altra volta fu l'idraulico. Mentre istallava la lavatrice nel nostro primo appartamento, fra un martello e una chiave inglese, ci raccontò che aveva alcuni figli naturali e anche una figlia adottiva e che la madre della figlia adottiva era rimasta di nuovo incinta a distanza di una ventina d'anni e così la figlia adottiva aveva deciso a sua volta di adottare quella che praticamente era sua sorella...lo so, è complicato, è una storia pazzesca. Ancora mi chiedo che senso avesse tirarla fuori in quel momento. Mi rimase piuttosto impresso quell'idraulico.
La ragazza con cui stava uscendo un amico, invece la prima volta che mi parlò, decise non so per quale motivo di farmi sapere che le avevano dato un permesso speciale per guidare prima dei sedici anni e essere così in grado di andare a raccattare in giro la madre ubriaca. Più avanti conobbi anche la madre, tra l'altro

Dopo tutti questi anni non riesco ancora a decodificare certi comportamenti sociali.

Vedo tantissima prudenza nelle persone che mi capita di incontrare, un'estrema attenzione a presentarsi agli altri in un determinato modo e soprattutto ad apparire vincenti, con una buona posizione economica e del tutto autonomi anche a livello emotivo. C'è un concetto molto diffuso, l'idea di non disturbare mai gli altri con i propri problemi, di starsene sempre nel proprio. Così quando conosci delle persone nuove per molto tempo non ti parlano né di politica, né di religione, né di problemi personali, nulla di interessante o utile insomma. Però è perfettamente accettato riversare tutte le proprie storie e i propri traumi pregressi sul primo arrivato. 
Non so, a volte penso che non mi adatterò mai a tutto questo e forse in fondo, è meglio così. 

domenica 17 settembre 2017

dalla parte di hillary

Hillary Clinton ha appena pubblicato un libro in cui racconta tutti i suoi retroscena e finalmente anche il suo punto di vista sulle presidenziali dell'anno scorso. Come succede in questi casi sta facendo un sacco di interviste. 

Ecco, ogni volta che la sento parlare mi girano le scatole. 

Parla come un presidente lei e uno non dico buono o cattivo, ma competente. Se le fanno qualunque domanda, cita fatti, nomi e date a menadito, ha lo sguardo fiero e la voce ferma: è preparata, è la compagna di classe secchiona che può non starti troppo simpatica, ma i cui meriti e talenti sono fuori discussione. La persona che ha vinto invece? Ha il vocabolario di un bambino delle elementari, fa proclami diplomatici alle tre del mattino su Twitter e è capace di essere d'accordo e contro un qualunque argomento nella stessa frase (basti vedere cos'è successo con i "dreamers": la settimana scorsa li voleva deportare in massa e ora sembra si stia accordando per farli rimanere). 

Non posso pensare che in questo caso la ragione per cui una persona del tutto incompetente e in malafede sia stata preferita rispetto a un'altra preparata e seria non abbia a che vedere con una questione di sessismo. 

Perfino adesso c'è chi le dice apertamente, anche nel suo partito, di stare zitta e sparire, a un uomo non succederebbe mai. E perché poi dovrebbe sparire? Ha partecipato a un momento storico fondamentale, il suo punto di vista ha un valore immenso. Le donne dovrebbero sostenersi a vicenda, si dice sempre, e invece sembra che proprio le donne la odino più di tutti. E' come se ancora oggi non concepissero che una donna possa avere quel tipo di aspirazioni esattamente al pari di un uomo. Beh, che la odino pure, io le sono riconoscente. 
Se ci sarà prima o poi una donna presidente degli Stati Uniti o se qualcosa cambierà nella mentalità, sarà anche merito suo.

sabato 16 settembre 2017

la mia vita parallela

Stamattina pensavo...ammazza quanto è sporca la mia macchina, uno schifo. Parcheggio, faccio quello che devo fare e torno indietro. Woody vede la macchina e me la indica tutto felice di averla trovata. Bravo amore, hai già imparato che se non stai attento tu, ci tocca girare un quarto d'ora alla ricerca della macchina perduta. Allora in maniera automatica, premo il pulsante del telecomando che apre l'auto. Parte il solito bip con il rumore delle sicure che si sbloccano. Apro la portiera e c'è questo momento stranissimo. 
Io e Woody guardiamo dentro e poi ci guardiamo in faccia. 
La macchina è pulita. E' veramente pulita. C'è solo un piccolo problema, non c'è più il seggiolino. 
E' successo questo. Qualcuno ha parcheggiato una macchina identica alla nostra, dello stesso colore e tutto, direttamente accanto alla nostra e l'ha anche lasciata aperta.
E niente. A volte mi sembra di vivere in una realtà parallela. In un universo parallelo la mia macchina sarebbe pulita, ora lo so.

venerdì 15 settembre 2017

camminare e immaginare

La maestra il primo giorno di scuola ha dato a Joe uno di quei compitini dove devi dire come ti chiami, quello che ti piace, ecc. L'ho trovato ieri nel suo zainetto. C'era scritto che la cosa che non gli piace è Charlie Brown, molto strano, e poi che la cosa che preferisce è guardare la TV, non molto strano però insomma... Gli ho chiesto spiegazioni. Pare che in quel momento non sapesse cos'altro scrivere, poi ha aggiunto:
- Mamma sai cos'è la cosa che mi piace più di tutto tutto? Camminare e immaginare tante cose mentre cammino.
Ah ecco, ora ti riconosco piccolo grande Joe.

mercoledì 13 settembre 2017

ancora sulle armi

Comunque, proprio qui vicino a casa mia, a nord di Dallas, c'è stato un omicidio di massa domenica sera. Nove morti. La cosa forse più sconvolgente per me è che ne ho sentito parlare solo nelle notizie locali. Ma è così normale adesso?

giovedì 7 settembre 2017

le rose hanno le spine

Prima ho portato Joe a fare la pulizia dei denti dal dottor Fiore. All'uscita, come sempre, c'era un vaso pieno di fiori. 
La segretaria gli ha chiesto: - Vuoi una bella rosa per la tua mamma? 
- No grazie, risponde lui senza nessuna esitazione.
Ci sono rimasta male. Una volta fuori gli ho chiesto:
- Scusa ma perché hai detto di no? È un gesto carino regalare un fiore a qualcuno.
- Mamma, le rose hanno le spine.

martedì 5 settembre 2017

fra creazionismo e paleontologia

Questo weekend siamo andati a vedere le impronte dei dinosauri. Davanti al bosco con le impronte c'è il "museo delle prove della creazione". Ecco così per farvi capire il clima. Mi sarebbe piaciuto farci un giro dentro per curiosità, ma era chiuso. Chissà perché davanti ci sono delle statue di dinosauri, chissà che cosa pensano i creazionisti dei dinosauri, forse che erano anche loro sull'arca di Noè...? Mentre un ranger spiegava che tipo di dinosauri hanno lasciato le impronte, un tizio ha esclamato ad alta voce, in modo molto polemico: "Sì certo!" e se ne è andato via.
                                                 



sabato 2 settembre 2017

la folosofia di joe

Ieri mentre andavamo a festeggiare la fine della prima settimana di prima elementare con un bel gelato, Joe all'improvviso mi fa: - Mamma, sai, a volte mi chiedo...come faceva Tristezza di Inside Out [film guardato due anni fa al cinema ndr] a trovare tutto triste? - Mi fa piacere che tu non lo capisca, significa che non sei triste. Vedi Joe, quando uno è triste, tutto gli sembra triste, anche quell'albero lì per dire. Invece se non lo sei vedi solo come ha lavorato bene la natura e quanto è bello. L'esempio dell'albero è stato casuale, ma sì mi è capitato qualche volta di trovare triste anche un albero. Così inerte, così solo. Lui fa una pausa e poi aggiunge serissimo: - Mamma, lo sa che quell'albero ti dà l'aria?

venerdì 1 settembre 2017

la vera essenza dell'essere umano

Durante le catastrofi, emerge sempre la vera essenza dell'essere umano e così in questi giorni abbiamo assistito a una serie di gesti di eroismo e solidarietà che hanno fatto decisamente risalire la nostra fede nell'umanità. Mi viene in mente, ad esempio, la catena umana che è stata fatta per salvare una donna entrata in travaglio sotto la pioggia torrenziale e gli allagamenti di Harvey oppure il proprietario di un negozio di materassi che ha aperto le porte alle vittime dell'uragano. Episodi simili non si possono contare, sembrano essere infiniti. Però poi c'è anche il risvolto della medaglia.
Il caso di cui tutti stanno parlando in questi giorni è quello di un famosissimo predicatore televisivo che si è rifiutato di aprire le porte della sua mega chiesa da 16.000 posti agli sfollati, ma l'essere umano sa mostrare le sue miserie a tutti i livelli, non c'è mica bisogno di essere miliardari.
Ieri mattina, mi avvicina la mamma di una compagna di classe di Joe per chiedermi se abbiamo intenzione di andare fuori città durante il ponte (lunedì qui è la festa dei lavoratori). Mi spiega:

- Io vorrei tanto andare a trovare la mia famiglia, ma si dice che non ci sia benzina nei distributori. Purtroppo ho il serbatoio pieno, non so dove metterla, voglio fare scorta prima che finisca.

Tornando a casa noto una coda di più o meno un chilometro al distributore. Non credevo ai miei occhi perché mi era bastata una minima ricerca su google per vedere che quello che mi era stato detto non era vero e che l'uragano avrebbe al limite fatto aumentare il prezzo della benzina di qualche centesimo, ma non c'era il rischio di rimanere sprovvisti.
Il problema è che a poco a poco la voce si è sparsa ed è scoppiato il panico. Tutti sono corsi a fare benzina contemporaneamente, finendo le scorte di una settimana nello spazio di qualche ora.
Oggi è tornato tutto alla normalità, ma ieri per alcuni è stato un delirio. Non avere benzina può significare perdere un giorno di lavoro e non tutti se lo possono permettere, certo, ma gli altri? Che senso ha avuto quel comportamento? 
Non la capisco questa corsa ad accaparrarsi il bene del momento fregandosene degli altri. 
Tornando alla vera essenza dell'essere umano...la generosità certo, ma anche tanto tanto individualismo e stupidità.

giovedì 31 agosto 2017

di harvey e di tutte quelle cose che si danno per scontate

Sono stata a Houston 
molte volte, è una città che mi è sempre piaciuta. In questi giorni penso spesso a tutto quello che ho visto lì. Ci sono stata a giugno l'ultima volta. In realtà, mi chiedo soprattutto se quello che ho visto c'è ancora, se il signore alla biglietteria del tale museo sta bene, se la signora gentilissima che mi ha aiutato tante volte al consolato italiano è al sicuro o se ha la casa allagata. E poi ho pensato tante volte a questo posto, la cappella di Rothko che non appartiene a nessuna religione, è solo un luogo dove sedersi e pregare o pensare o meditare. Il giorno in cui ci sono stata purtroppo non ho provato la pace che tutti descrivono, ma ho immaginato che ci sarei senz'altro tornata con più calma. Lo davo per scontato come tante altre cose che si danno per scontate.

mercoledì 30 agosto 2017

telefono casa

Woody non aveva idea di cosa fosse questo oggetto. Ma come...il telefono! Sì ma per lui che conosce solo le videochiamate (Skype avevamo già smesso di usarlo da un pezzo quando è nato...) il telefono è una cosa che fa vedere delle immagini non una cosa che si porta all'orecchio. E adesso sì che possiamo anche sentirci vecchi.

lunedì 28 agosto 2017

i disoccupati e le casalinghe

In questo periodo ho scoperto una cosa. 
Se perdi il lavoro diventi un disoccupato, ma se sei una donna con figli, come per magia, all'improvviso ti trasformi in una casalinga. 
Il fatto è che mentre essere disoccupati viene normalmente percepito dalla società come un dramma, essere una casalinga (o mamma che sta a casa come si dice odiosamente qui), viene visto come un privilegio. E qui sta l'errore perché in primo luogo, a seconda delle condizioni economiche, può essere benissimo un dramma anche stare a casa e occuparsi dei figli e poi perché se non é una tua scelta...è un dramma, non una tragedia per fortuna, ma un dramma sì. 
In queste poche settimane di disoccupazione/casalinghitudine estiva ho visto che cercare un lavoro o più che altro nel mio caso, capire cosa si vuole fare e occuparsi di due bambini a tempo pieno (dato che le scuole erano chiuse), è un'impresa disperata. 
Sono tornata dall'Italia quasi un mese fa e non sono riuscita a combinare nulla. Nonostante non sia stata una mia scelta lasciare il lavoro che facevo, sono convinta che si dimostrerà un cambiamento necessario e positivo per me e così non voglio buttarmi nella prima cosa che mi capita, voglio usare questa opportunità per capire veramente che cosa voglio fare e come. Solo che per fare questo ci vuole una certa chiarezza mentale e concentrarsi a casa mia ora come ora è impossibile, vengo interrotta ogni secondo. Non c'è un minuto di silenzio fino a sera tardi quando anch'io oramai sono alla frutta. Potrei mettermi a cercare qualche colloquio, così anche per capire che possibilità ci sono, ma non c'è una nonna o una zia disponibile nei paraggi e le babysitter costano un sacco, bisogna essere un po' oculati. 
La settimana scorsa ho portato i bimbi a fare un laboratorio in un museo. Joe con il suo solito eloquio ha cominciato a raccontare le cose che facciamo a casa. 
- Ma che bello, che brava la tua mamma. 
- E' perché lei fa la maestra di arte - spiega Joe.
Finisce il laboratorio e ci fermiamo un attimo lí a parlare. Quello che poi scopro essere il direttore dei servizi educativi di quel piccolo museo si dimostra molto interessato alle mie competenze, mi dà il suo biglietto da visita e mi dice di farmi viva e prendere un appuntamento con lui. Bello, no? Così così. Mentre parlavamo avevo un figlio che si lamentava di avere fame e l'altro che urlava come una belva. Non il massimo della professionalità, mi sono sentita molto a disagio. 
La maternità ha tante sfaccettature, in questo momento sto sperimentando una sorta di perdita di identità. Essere madre occupa una parte enorme della mia vita e ne parlo e ne scrivo e mi appassiona come poche altre cose al mondo, ma ci sono altre cose, eccome se ci sono, e non hanno nulla a che vedere con i miei bambini. E' ridicolo da dire perché é ovvio, ma a volte temo che qualcuno si dimentichi che sono una persona, non solo una madre. Ogni volta che esco senza i bambini e incontro qualcuno, la prima domanda è dove hai lasciato i bambini? Che senso ha questa domanda? Dubito fortemente che ai padri venga fatta, loro non vengono visti dalla società come il papà di.
Ho ascoltato moltissime amiche in questi anni parlare di questi problemi, so come vanno queste cose, eppure sono qui a sperimentarle anch'io. 
La sicurezza nelle proprie capacità poi sembra essere inversamente proporzionale al tempo passato senza usare quelle capacità. 
Ho visto molte volte quanto è facile rimanere alla porta quando si rimane senza lavoro o si fa un figlio. Molte mie amiche non si sono mai veramente riprese professionalmente. 
So che quello che succederà dipenderà da me e dalle mie scelte, ma adesso non vi nascondo di avere paura, paura di rimanere intrappolata in una vita che va bene, anche molto bene, ma non mi appartiene in pieno. 
Una cosa molto triste che ho notato è che in queste settimane a casa con i bambini, non mi sono sentita per niente una mamma migliore. Ho provato a volte quasi una sorta di risentimento per il non poter fare quello che avevo bisogno di fare. L'ho capito solo questa settimana quando ha riaperto l'asilo di Woody. E' stato lì per quattro ore il primo giorno e ho fatto le cose più urgenti, ma soprattutto ho tirato il fiato. Avevo bisogno di quello stacco da lui anche se quando sono andata a riprenderlo, mi sono quasi commossa, non riuscivo più a metterlo giù. Siamo tornati a casa e abbiamo passato un paio d'ore semplicemente a giocare e a coccolarci, una cosa che non ho mai fatto nelle settimane precedenti impegnata com'ero a cercare di fuggire e ritagliarmi ogni spazio per lavorare sul mio curriculum o fare una telefonata o banalmente lavare i piatti o fare una lavatrice. Stare a casa può essere meraviglioso, intendiamoci. Il lavoro manuale ha il potere di rasserenare e sì è anche un privilegio non essere costretti a passare la giornata fuori, ma i privilegi sono tali per chi li apprezza. 
Pensavo a tutti quei discorsi che spesso degenerano. E' più difficile lavorare e occuparsi dei figli o fare la casalinga? A rigor di logica verrebbe da dire che lavorare e allo stesso tempo star dietro a una casa sia molto più duro, ma io credo che, fatte le debite eccezioni, questo sia uno di quei rari argomenti che sconfiggono la logica. Diamine, a me sembra che lavorare solo a casa sia mille volte più pesante a livello psicologico. 
Non esiste un vero riconoscimento per quello che si fa, è questo il punto. Se anche ti viene fatto un complimento -chiamiamolo così- per quanto è pulita la casa che cosa te ne fai esattamente? Non puoi nemmeno sederti e godertelo perché con due bambini e due cani ad esempio, quando ti alzi è già tutto da rifare. E' un lavoro infinito e anche vagamente insensato, giorno e notte. 
Mi chiedo dove mi porterà la forte inquietudine di questi giorni, ma sono anche fiduciosa. I momenti della vita complicati sono quelli in cui in qualche modo, si finisce per crescere e capire qualcosa in più di se stessi.

martedì 22 agosto 2017

ci siamo eclissati

E così ci siamo eclissati.
E' successo in un parco naturale, con tante altre persone. Un'esperienza bizzarra per me, a metà fra le cose di tutti i giorni e l'appuntamento con la storia (o con la scienza). A un certo punto mi sono girata e ho visto una ragazza un po' isolata, seduta a gambe incrociate su un tappetino da yoga. Ho pensato che fortuna potersi fermare a meditare un attimo in mezzo al bosco in silenzio durante l'eclissi. Poi ho guardato meglio: stava solo spippolando con il cellulare. Ricamo tanto su quello che farei se non dovessi inseguire Woody tutto il giorno, ma poi è probabile che finirei come quella tizia. Qui nel Texas settentrionale, l'eclissi non e' stata totale, ma parziale al 75-80%. Emozionante e spettacolare anche così. Abbiamo sentito chiaramente l'abbassamento di temperatura e di luce. Conosco una coppia che si è fatta otto ore di strada per vedere l'eclissi totale in uno di quei posti in cui mai turista metterebbe piede in condizioni di illuminazione normali. Appena arrivati, hanno parcheggiato l'auto presa a noleggio per poi ritrovarla bucherellata da un paio di proiettili vaganti al ritorno. Però hanno visto l'eclissi totale e per questo li invidio molto.
Eravamo attrezzatissimi, picnic e occhiali, pronti al grande evento. Il nostro random act of kindness del giorno è stato prestare i nostri preziosi occhiali da eclisse a un sacco di persone che passavano di lì e che non erano riuscite a procurarseli in tempo. Vedere le loro reazioni sbalordite è stata una delle cose migliori della giornata. 
Trovo interessante il fatto che ormai si dubiti di qualunque cosa, dai vaccini all'evoluzione al surriscaldamento globale e chi più ne ha più ne metta, ma sull'eclissi siano tutti d'accordo. 
Credo che davvero oggi l'unico a non sapere che l'eclissi non si guarda a occhio nudo fosse Trump e questo è piuttosto indicativo di un sacco di cose, ma lasciamo perdere. 
Joe era genuinamente esaltato, e lui non è uno che si esalta facilmente. Per una decina di minuti poi si è abituato, non succedeva più nulla e ha cominciato ad annoiarsi. 
A Woody, per sicurezza, abbiamo detto di guardare con le mani davanti agli occhi e di ululare. 

Beh questa del verso del lupo è stata un'idea di Joe. 
Sembrerà strano, ma la cosa che forse ha catturato di più la nostra immaginazione sono state le ombre a forma di luna, un fenomeno che non conoscevo, molto suggestivo. 
Fa sentire bene, e in questo periodo ancora di più, condividere con tutti senza distinzioni un evento che è naturale, straordinario e soprattutto privo di controversie. 
Quando ho messo in moto la mia macchina per tornare a casa, si è automaticamente accesa l'autoradio e il giornalista ha detto queste parole testuali:
L'eclisse americana diventa globale.