mercoledì 15 maggio 2013

se non ci credi tu

C’e’ un mio amico di qui che non ha mai combinato molto a scuola e fa il barista. L’anno scorso pero’, a trent’anni suonati, ha deciso di mettersi sotto a studiare arte. Che idea strana. Un adulto che torna a studiare, ma invece di fare qualcosa che puo’ assicurargli un lavoro migliore, si mette a studiare arte. Del resto a lui fare il barista piace, mi pare. L’unica cosa che gli piacerebbe di piu’ sarebbe fare l’artista. Mi fa un po’ tenerezza, non e’ mica cosi’ facile fare l’artista di lavoro, pero’ lui ci crede, e’ questo che adoro di lui. E ci crede davvero.

L’anno scorso, ha cominciato a postare i suoi disegni su Facebook per mostrarli agli amici e non erano tanto buoni, sinceramente. A volte, mi sentivo quasi a disagio per lui, non capivo perche’ si ostinasse a metterli in evidenza cosi’ quando era chiaro che non andavano bene. Soprattutto il fatto che ogni volta che tentava di fare un ritratto di qualcuno famoso, puntualmente nascessero delle dispute infinite per indovinare chi fosse, faceva capire che forse non stava andando proprio nella direzione giusta. Mi sembrava completamente privo di ispirazione.

Fatto sta che e’ passato un anno. Fa ancora il barista e continua a studiare, ma ora ha un suo sito e le sue opere ha cominciato a venderle.

Lui stesso ha messo un suo lavoro vecchio e uno nuovo a confronto per dire a tutti che, volendo, con un sacco di pratica, si impara anche a disegnare. 

Comincio a credere che pian piano ce la fara’ sul serio a realizzare il suo sogno e glielo auguro di cuore perche’ raramente ho visto un simile miscuglio di superbia e umilta’ nella stessa persona. Quelli che credono cosi’ tanto in se stessi, fregandosene di tutto quello che dicono gli altri, ma senza perdere il senso della realta’, prima o poi ce la fanno. Per forza.  

venerdì 10 maggio 2013

esempio pratico di ottimismo americano

Stamattina una collega mi ha chiesto come stavo, in un modo in cui si capiva che – stranamente- intendeva davvero sapere questa cosa.

Allora le ho raccontato che erano solo le dieci, ma ero gia’ stanchissima. che non avevo dormito bene e poi la macchina non era partita, e poi finalmente sono riuscita a farla partire (non proprio io, eh…), ma mentre uscivo di casa mi si e’ rotto il cancello e ora e’ un mezzo disastro, ecc.

Mentre mi ascoltava pensavo che stava proprio bene con quella bella camicia gialla, che di solito non si veste cosi’ e che doveva essere perche’ e’ l’insegnante di musica e oggi c’era la recita. Quando ho finito le mie lamentele, ho chiesto a lei come stesse.

Il suo ex marito due giorni fa ha avuto un ictus (un ictus!) e – un sacco di problemi e cose brutte- e ora deve trasferirsi da lei almeno per un mese o finche’ non stara’ meglio.

E sorrideva lei, sembrava di ottimo umore. E io che mi ero lamentata per niente!

Dopo un po’, abbiamo cominciato a parlare di lavoro e le ho raccontato che avevo cambiato idea rispetto al fatto che quest’anno ci sia una specie di emergenza di studenti maleducati. Le avevo detto che non avevo notato nulla nella mia classe e invece puntualmente il giorno dopo (per la prima volta in sei anni!), ne avevo spedito anch’io uno nell’ufficio della preside.

Le dicevo che mi dispiaceva moltissimo soprattutto perche’ la sua maestra mi era sembrata stanchissima oltre che mortificata e che mi pare profondamente ingiusto che se ne vada in pensione, dopo quarant’anni di luminosa carriera, con una classe cosi’ complicata e un ricordo cosi’ brutto del suo lavoro.

Lei ha ribaltato tutto, ha dato agli stessi fatti un’interpretazione completamente opposta.

- Ma e’ una cosa positiva invece! Cosi’ non avra’ il dubbio di aver fatto la cosa giusta o meno ad andare in pensione, e’ un segno del destino questo! E’ meraviglioso, cosi’ non avra’ nessun rimpianto!

Non ci avevo nemmeno pensato a una cosa del genere.

Ecco, questo e’ il tipo di individui che incontri da queste parti, in particolar modo alla scuola Flanders.

Una cosa non ho ancora capito. Ma come accidenti si fa a essere cosi’?

giovedì 9 maggio 2013

il cervello creativo

L’altro giorno ho fatto una bellissima chiaccherata con Ms. Guorton riguardo i nostri metodi educativi. Abbiamo piu’ o meno la stessa filosofia. Crediamo nello sviluppo del pensiero creativo -lo sforzarsi di pensare sempre ‘fuori dalla scatola’ come si dice in inglese-  e nell’indipendenza dei bambini, nel fatto che debbano imparare a fare delle scelte e a capirne le conseguenze il piu’ presto possibile. Mi ha influenzato moltissimo nei due anni in cui abbiamo lavorato insieme ed e’ buffo perche’ lavorare con lei era un inferno. Non faceva altro che cambiare idea su tutto, non riuscivo a seguirla, invece dopo che ognuna ha preso la sua strada ho cominciato a digerire i suoi insegnamenti e le sue strane convinzioni. Quello che ho imparato con lei mi sta aiutando sia come insegnante che come madre, le devo molto. 

Ad ogni modo, mi raccontava di quando le sue figlie erano piccolissime e lei ricopriva il pavimento della cucina di carta da salumiere e le faceva dipingere e poi tante altre cose che faceva con loro che sono piu’ o meno quello che io faccio con il piccolo Joe, a distanza di quarant’anni.

Nessuna delle sue figlie ha intrapreso una carriera artistica. Una fa il consulente finanziario e l’altra la ricercatrice scientifica.

Mr. Johnson mi prende sempre in giro perche’ dice che al piccolo Joe succedera’ lo stesso, che da grande odiera’ l’arte e diventera’ un commercialista o un avvocato. Per me va bene tutto, basta che prima o poi trovi la sua strada.

E l’esperienza di Ms. Guorton con le sue figlie conferma quello che immaginavo, che non e’ poi molto importante quello che si fa, ma l’aver imparato da piccoli a farlo in modo creativo, a inserire l’immaginazione nella vita di tutti i giorni.

mercoledì 8 maggio 2013

i ritorni

Mi racconta la mia amica francese che l’anno prossimo andra’ in Canada con tutta la famiglia e io do per scontato che vada a trovare la sorella che vive ad Alberta, invece no. Vuole fare un bel viaggio in macchina e non le va proprio di ‘complicarsi la vita’ e arrivare fin lassu’ un’altra volta.

Da quando ha deciso di tornare in Francia per due mesi e’ stressatissima. Mi dice che lo fa solo per far migliorare il francese ai figli, ma che per lei tornare e’ una specie di tortura. Odia il volo da sola con loro e poi essere ‘bloccata’ a Parigi (non riesco nemmeno a immaginarmelo), essere ospite, non avere una macchina sua, dover rivedere persone con cui oramai ha perso i contatti solo per far piacere alla famiglia e soprattutto spendere tutti quei soldi senza fare nulla di speciale.

Un po’ la capisco. Tornare per noi expat e’ davvero un’esperienza complicata sia a livello materiale che psicologico e lei che vive qui da un po’ di anni piu’ di me sara’ anche stanca. Ci sono tante di quelle implicazioni, di quelle aspettative…e poi quasi sempre sono le nostre vacanze, le uniche che abbiamo e se vanno male, e’ davvero deprimente.

Pero’. Per me non e’ assolutamente cosi’. Probabilmente dipende anche tanto da chi torni. Certo, un volo transoceanico con un bambino piccolo non e’ una passeggiata, ma mi sento estremamente fortunata a poterlo fare comunque. E poi c’e’ la spesa e il non vedere mai posti nuovi che sono svantaggi notevoli, ma l’importante non e’ essere dove si vuole essere piu’ che in un posto nuovo? E io voglio essere in Italia quando posso, ne ho bisogno. A volte non mi rendo nemmeno conto di averne cosi’ bisogno perche’ qui sto bene, molto, ma poi succedono delle cose che mi fanno riflettere.

La settimana scorsa ho finalmente ricevuto il mio passaporto e con esso la possibilita’ di tornare a casa quest’estate. Ecco, non ho ancora i biglietti eppure, non sto piu’ nella pelle. Sono gia’ li’ con il pensiero. Lo capisco perfettamente quello che e’ successo alla mia amica e mi rendo conto che le possibilita’ che succeda anche a me sono concrete, ma la differenza fra noi due e‘ che io cerco proprio di impegnarmi nei miei rapporti a casa, ci credo ancora, lei forse no. Ho lasciato le persone piu’ importanti della mia vita e malgrado ne abbia incontrate delle altre, loro hanno sempre la stessa importanza che avevano. Dopo sette anni via, quando le rivedo, sembra che non sia passato un giorno, qualcosa vorra’ dire. Sono fermamente convinta che muoversi significhi creare un numero maggiore di amicizie perche’ alle vecchie si aggiungono le nuove, si perde solo quello che non e’ forte abbastanza e tutto sommato va bene cosi’.

Insomma, magari non sono un granche’ con le email e skype, ma ci sto lavorando per far si che le cose importanti non cambino. Non lo voglio perdere il mio entusiasmo.   

martedì 7 maggio 2013

la legge del piu’ forte

Al museo della scienza di Houston c’e’ un diorama gigantesco e dentro ci sono delle zebre imbalsamate. Il piccolo Joe adora le zebre, era incantato. Continuava indicarle con il ditino e a ripetere ‘zeba zeba!’. Era perfino piu’ entusiasta di quando le aveva viste dal vivo allo zoo perche’ queste qui erano molto piu’ vicine e grandi e si facevano guardare per tutto il tempo che voleva lui.

Girato l’angolo, un altro diorama. Questa volta c’era il leone. Stessa scena. ‘Mamma mamma leone!’. Poi pero’ ha notato un piccolo dettaglio…

- Mamma gamba!

Guardo meglio e si’, c’e’ proprio una gamba, una gamba di zebra insanguinata. Che si fa?

- Niente, bisogna spiegarglielo: i leoni mangiano le zebre, e’ la vita.

Cosi’ Mr. Johnson gli spiega come funziona la catena alimentare e lui sembra un po’ deluso, ma soprattutto perplesso. Per tutto il resto del tempo, non indica piu’ nulla con il ditino. Se ne torna nel suo passeggino e cerca invano di prendere sonno.

In effetti, era una scena davvero ben ricostruita, devo dire. Talmente realistica da disturbare quasi, con tutto quel sangue rosso, fresco, vero. Ma non importa, prima o poi doveva succedere, doveva arrivare anche il preciso momento in cui il piccolo Joe avrebbe imparato che il mondo non e’ tutto buono.

E’ che non me lo immaginavo cosi’ quel momento, ecco. Pensavo fosse una di quelle cose che avrebbe realizzato da solo piu’ avanti, ma mi fa piacere averne fatto parte in qualche modo.

E’ passata una settimana da quel giorno e stasera ci siamo messi a guardare ‘Madagascar’. Avevo quasi dimenticato l’episodio del museo, ma lui no. Quando ha visto il leone e la zebra ha ritirato fuori il ditino e l’entusiasmo:

- Leone mangia mangia zeba!  

venerdì 3 maggio 2013

dai fatti alle parole

Mi e’ successa una cosa molto buffa.

Vado a prendere il piccolo Joe all’asilo e la maestra mi dice tutta seria che deve parlarmi. Dal momento che questa e’ la maestra con cui devo litigare tutti i giorni perche’ non vuole farmelo portare a casa, ho pensato che ne avesse combinata qualcuna grossa stavolta, per la prima volta a dire il vero.

- Joe ha tirato fuori un’intera scatola di macchinine!

- …

- …E poi le ha rimesse tutte a posto senza che nessuno gli dicesse nulla e si e’ messo a giocare con qualcos’altro, e’ stato l’unico!

Sospiro di sollievo, era uno scherzo. Pero’ le dico di non farsi troppo quest’idea che sia un angioletto perche’ a casa ha il suo bel carattere a volte. Innanzitutto, invece di mettere via i suoi giochi si limita a cantare la canzoncina che cantano all’asilo quando e’ ora di mettere via

[“clean up clean up everybody clean up”, ma la sua versione fa piu’ o meno cosi’: “clina’ clina’ ever clina’”. Praticamente canta come me quando non parlavo una parola di inglese…] 

e soprattutto, dice sempre: ‘stop!’, ‘smettila!’ e sia io che Mr. Johnson ci rimaniamo malissimo e non capiamo perche’ ci tratti cosi’ male.

A quel punto e’ impallidita un attimo lei.

- Veramente glielo abbiamo insegnato noi…

E mi spiega che gli insegnano a dire ‘stop’ quando qualcuno fa qualcosa che non gli piace invece di dirlo “con le mani”. Ci penso un secondo e noto che in effetti, fino a un po’ di tempo fa, mi prendevo certe sberle. Vuoi l’acqua? Bum. Diventava rosso di rabbia e mi buttava il bicchiere per terra.

Quindi questo ‘stop!’ e’ un grande passo avanti a quanto pare perche’ gli insegna un po’ di autocontrollo.

Dice la maestra che se non mi piace “stop” lo possiamo sostituire con “no grazie”. Mi veniva da dire che magari avrebbero potuto farlo fin dall’inizio, ma mi rendo conto che forse una parola corta come ‘stop’ funziona meglio.

Ora che mi e’ stato spiegato, mi piace, mi sembra un buon sistema per fargli capire di esprimersi a parole invece che alzando le mani. Che ne dite mamme all’ascolto? Promuoviamo la maestra?

giovedì 2 maggio 2013

cavillocrazia

C’e’ una cosa a cui continuo a pensare da giorni, ma sono costretta a rimanere sul vago per non dare nessuna pubblicita’ indesiderata alla persona che mi ha aiutato. Vediamo se si capisce il nocciolo del discorso senza chiamare le cose con il loro nome.
A me serviva una cosa dall’Italia e una persona estremamente professionale e appassionata del suo lavoro mi ha aiutato ad ottenerla. Poi ho scoperto che questa persona non lo ha fatto solo con me, ma lo fa sempre, sistematicamente, con tutti quelli che le chiedono aiuto.
Quello che mi ha fatto andare un po’ in crisi e’ che sono felicissima di avere ottenuto questa cosa fondamentale che mi serviva, ma mi sento comunque, un po’ come se avessi fatto qualcosa di furbo, di scorretto. In fondo l’intervento di questa persona e’ stato un piccolo sotterfugio perche’ chi nella mia stessa situazione, si e’ rivolto a un altro impiegato, non ha certamente ottenuto lo stesso risultato negli stessi tempi.
Eppure non capisco. Io ci ho davvero provato a fare le cose per bene, seguendo le regole e questa persona anche, ma non c’e’ stato altro modo. Comincio a pensare che forse non siamo noi, ma sono proprio le regole a non essere percorribili in Italia perche’ se una persona di buona volonta’, professionale, anzi cosi’ professionale da rasentare la perfezione, cosi’ professionale da lavorare molte piu’ ore di quelle che dovrebbe, non riesce a fare il suo lavoro seguendo le regole, chi puo’ riuscirci?
Non capisco nemmeno se ho fatto qualcosa di male poi o se piu’ che altro avrei potuto agire diversamente per raggiungere il medesimo scopo.
Delle volte e’ come se nel sistema italiano uno si sentisse autorizzato a eludere delle regole, talmente tanto che come nel mio caso, spesso non si rende nemmeno conto di farlo. Il fatto e’ che deviare e’ rischioso. Non rispettare la legge vuol dire tante cose, ma fondamentalmente nulla di buono. C’e’ chi lo fa con il buon senso, certo, come in questo caso, eliminando una trafila che non ha senso di esistere, ma c’e’ anche chi va ben oltre e sentendosi nel giusto per di piu’.
Il cittadino comune si sforza, ma proprio non capisce. Tra l’altro, ho scritto insieme a una serie di amici che avevano avuto esperienze simili alla mia, una lettera di lodi a questa persona che ci ha aiutato, mi sembrava il minimo da fare per qualcuno che risponde alle email due ore prima che apra il suo ufficio, e non ci crederete, ma questa lettera e’ stata rifiutata. Non e’ incredibile? Verra’ letta da chi di dovere solo se inviata per posta. Voglio dire: questa persona era li’, di fronte a me, ma io ora devo prendere quella stessa lettera e devo mandargliela per posta se voglio che la legga. Da pazzi. Ecco perche’ poi uno si sente autorizzato ad arrangiarsi come puo’ per sopravvivere in questa giungla di cavilli senza senso.

venerdì 26 aprile 2013

la diplomazia

Oggi e’ stata una grande giornata per Dallas. A scuola erano tutti piuttosto emozionati all’idea di avere i cinque presidenti tutti riuniti a due passi da noi dopo cosi’ tanti anni. Tante maestre hanno trasmesso la cerimonia nelle classi. Di sicuro sara’ una cosa che i bambini ricorderanno. Avevamo perfino in programma un lockdown in caso le first ladies avessero deciso di andare a fare shopping al centro commerciale vicino alla scuola, ma alla fine e’ stata una giornata come le altre.

Devo essere sincera, guardando i cinque presidenti insieme, ho pensato piu’ di una volta Obama, questa e’ una buffonata ma che ci sei venuto a fare? 

Mi sembrava una messa in scena in cui Bush faceva la figura edificante del povero vecchio che si commuove mentre tutti gli altri si erano magicamente scordati di tutte le porcherie che ha fatto durante i suoi otto anni di mandato. E in effetti forse era proprio questo che doveva essere in un certo senso, una messa in scena, pero’…pero’.

E’ duro da ammettere in certi casi, ma probabilmente si’ c’e’ bisogno di stringere la mano a tutti. In politica i simboli sono importanti, l’esempio e’ importante. Penso che vedere persone con una visione della politica e della vita in generale cosi’ diversa rendersi omaggio a vicenda in nome di un interesse comune piu’ alto, aiuti enormemente il dialogo e la convivenza civile in questo paese. Il nemico non puo’ essere sistematicamente demonizzato, anche quando se lo meriterebbe, non bisogna mai cadere in questo tranello.

E’ il rispetto, e’ questo che tante volte mi sembra manchi ai politici italiani. Proprio la settimana scorsa ne sentivo uno dire che avrebbe accettato di andare al governo con una certa parte politica anche se le faceva “venire il vomito”. Pare addirittura fosse una sorta di apertura, ma come si fa, politica o no, a rivolgersi agli altri in questa maniera? E’ chiaro che se i presupposti sono questi poi va tutto a rotoli.

giovedì 25 aprile 2013

l’educazione dei figli, quelli degli altri

La mia amica siciliana si lamenta sempre del fatto che i genitori americani tendano a fare gli educatori con i figli degli altri, mentre in Italia ognuno si guarda i suoi. In effetti, e’ una cosa che un minimo ho notato anch’io, ma non mi ha mai creato nessun problema.

Se mio figlio sta tirando i capelli a un altro bambino e io non lo vedo, non mi dispiace che un adulto lo fermi e gli dica che non si fa, anzi, normalmente lo ringrazierei penso.

Ora pero’ forse comincio a capire il fastidio della mia amica.

L’altro giorno eravamo al parco e ho visto una coppia parlare o in qualche modo riferirsi al piccolo Joe che giocava con degli altri bambini. Mi sono subito avvicinata chiedendo cosa avesse fatto, se ci fosse qualche problema. Mi hanno detto solo che aveva il naso sporco con un tono come se non gli venisse nemmeno in mente che potessi essere la madre. A quel punto succede tutto nel giro di un secondo. Il piccolo Joe si gira e vedo che non ha la candela, ma solo un grosso pezzo di guacamole sui baffi. Non faccio nemmeno in tempo a fare un fiato che il tizio tira fuori dalla tasca un fazzoletto di carta che chiaramente non era nuovo e lo pulisce.

Che schifo. Non era mica un’emergenza, non stava mica sanguinando per la miseria. Se uno sconosciuto (ma anche un non sconosciuto veramente) prestasse a me un fazzoletto sporco per pulirmi il naso credo che vomiterei.

Sono rimasta li’ come un salame, completamente senza parole.

mercoledì 24 aprile 2013

i <3 party crashers

Qualche giorno fa sono stata a una festa in un parco. Niente di che’, i miei amici hanno occupato un tavolo, ci hanno messo sopra cibo e bevande e poi ognuno andava un po’ dove voleva. A un certo punto un’italiana ha incontrato casualmente una sua amica americana che non vedeva da tantissimo tempo (specifico le provenienze solo perche’ se no si creano sempre dei malintesi). Erano proprio contente di essersi incontrate, allora hanno cominciato a chiaccherare e dopo un po’ la persona che faceva parte della festa, ha invitato l’altra a unirsi a noi. L’altra, ha rifiutato molte volte dicendo che non voleva intromettersi nella nostra festa, ma l’italiana ha insistito davvero tanto, finche’ l’americana ha accettato di bere qualcosa al nostro tavolo prima di andarsene.

Io non ci ho trovato assolutamente nulla di strano. Voi?

No perche’ sono rimasta letteralmente basita quando ho sentito le lamentele di un’altra invitata, di un paese europeo.

Mi raccontava l’espisodio con indignazione, senza rendersi conto che ero li’ anch’io. Era molto arrabiata.

- Non si va a una festa di gente che non conosci, e’ maleducato! E se lo fai sei un party crasher ecco che cosa sei!

Tra l’altro diceva party crasher con una certa rabbia, come se fosse un’offesa molto grave e anche quando ho obiettato che alla fine eravamo in un parco e poi la tipa non si era autoinvitata, ma era stata invitata a rimanere con molta insistenza, non ha cambiato idea. Maleducate entrambe! ha sentenziato. Non ci si infiltra alla festa di una persona invitati da una terza persona. 

Non sapevo davvero cosa dire. Io avrei fatto esattamente lo stesso. Per noi italiani e’ la cosa piu’ naturale del mondo includere, essere ospitali, offrire del cibo o del vino, non ci pensiamo nemmeno che possa essere un problema, non e’ nel nostro ordine di idee grazie al cielo, o almeno questo e’ quello che ho sempre visto crescendo.

Mi sembra l’ennesimo esempio di malinteso culturale, la classica situazione in cui dai fastidio agli altri o passi da maleducato senza avere nemmeno il sentore di quello che hai fatto di sbagliato, anzi al limite ti pare di aver fatto una cosa buona. Comunque sia, ho difeso la mia posizione a favore dell’ospitalita’ e l’argomento principale e’ stato:

- You know what? I actually love party crashers!

lunedì 22 aprile 2013

quarant’anni

Questo fine settimana sono stata alla festa che la scuola Flanders ha organizzato per una maestra che va in pensione dopo quarant’anni. E’ stato davvero emozionante. Un po’ perche’ sara’ molto triste non vederla piu’, e’ davvero una di quelle persone che e’ un piacere avere intorno, sempre sorridente e rassicurante nelle piu’ diverse stuazioni. Vecchio stile, ma anche aperta al nuovo, curiosa. Molto timida, ma sicura di se allo stesso tempo, non ce ne sono piu’ tante in giro di donne cosi’. Un po’ perche’ mi sono immedesimata. Mi diceva l’altro giorno che non sa dove se ne siano andati quarant’anni insegnando sempre la stessa classe, ogni anno tutto uguale e tutto diverso.

Non ho mai lavorato in un posto dove qualcuno lavora da quarant’anni ed e’ anche dispiaciuto ad andarsene. E’ una cosa splendida che mi riempie di speranza per il futuro, anche se a volte mi chiedo cosa ci sia oltre questo bellissimo giardino in cui sono capitata. Quello che sto facendo e’ piu’ o meno il lavoro che sognavo di fare, ma a questo punto, non c’e’ piu’ molto da aspettarsi. Voglio dire, il mio lavoro non sara’ mai uguale a se stesso, questo mai per fortuna, ma non ho obiettivi da raggiungere, una posizione migliore a cui aspirare, questo e’. Sto usando tutto il mio potenziale? E se facessimo anche finta di si, lo sto usando nel posto giusto, fra le persone giuste?

A volte penso che quelli che dicono che la felicita’ sta appena un po’ piu’ in la’ della tua comfort zone, non abbiano capito niente. Nella mia comfort zone, che considero essere la mia fantastica classe di arte, ci sto talmente bene, a volte vorrei starci per sempre. Guardavo un documentario sulla felicita’ un po’ di tempo fa e una delle conclusioni a cui arrivava e’ che le persone piu’ felici del mondo sono quelle che riescono quotidianamente a fare esperienza del ‘flow’, che e’ un po’ come farsi trasportare dalla corrente, essere impiegati in un’attivita’ in cui hai la possibilita’ di immergerti completamente, che ti fa dimenticare tutto il resto. Deve essere un’attivita’ complessa, ma non troppo complessa, che riesci a vedere finita in un tempo relativamente breve e che ti da’ soddisfazione. Mi sembrava la descrizione del mio lavoro. Cio’ da cui devo guardarmi forse e’ la curiosita’, la curiosita’ puo’ essere una gran brutta bestia.

Comunque, ieri c’erano tantissimi vecchi alunni, cresciutissimi, e mi sono ricordata che da piccola, quando incontravo i miei vecchi insegnanti, malgrado fossi felicissima di rivederli, non andavo quasi mai a salutarli perche’ avevo sempre paura che non si ricordassero di me. Ora che sono un’insegnante, so che era un timore assolutamente immotivato. A volte faccio finta di non vedere i miei ex studenti, ma e’ solo perche’ li vedo cosi’ cambiati e non so mai che dire. In realta’, mi ricordo perfettamente di tutti, proprio tutti tutti credo. 

venerdì 19 aprile 2013

dell’esplosione e altri fatterelli

Ieri sera prima di andare a letto ho visto che c’era stata un’esplosione qui in Texas, ma non c’erano ancora nemmeno le foto e non mi sono resa conto fino in fondo dell’accaduto. In realta’, sono andata a dormire rimuginando sull’elezione del capo dello Stato, si, anche se avevo detto che avrei rinunciato a cercare di capirci qualcosa. Poi stamattina sono andata al lavoro come sempre e mi sembrava tutto normale, anche se il conto dei morti dell’esplosione purtroppo era salito a cinque- quindici persone. Solo molto piu’ tardi, ricevendo numerosi messaggi preoccupatissimi dall’Italia, ho cominciato a realizzare che la mia percezione dei fatti era molto diversa dalla vostra. Certo, e’ una tragedia enorme, ma il motivo di una preoccupazione simile sinceramente e’ un po’ difficile da comprendere. Piu’ o meno come qualche settimana fa quando lessi sui giornali italiani che la Corea stava per attaccare il Texas. Se vi interessa, qui ci sono un po’ di facts che dovrebbero essere piuttosto attendibili. Ad ogni modo, speriamo in bene per tutti, soprattutto per tutte quelle povere famiglie direttamente coinvolte.

L’unica persona che ho sentito accennare alla notizia oggi e’ stata la mia ‘amica stalker’. E’ arrivata e ha chiesto a una collega se ‘l’esplosione atomica  fosse successa vicino a casa sua’ che io dico, se fosse successo vicino a casa sua (l’incendio non l’esplosione atomica vabbe’…) sarebbe successo vicino a casa di tutti noi, no? Magari ce ne saremmo accorti. Ma insomma. non e’ la prima volta che il ragionamento consequenziale le fa difetto.

Mi e’ quasi un po’ spiaciuto vedere il modo brusco in cui e’ stata liquidata. Dovete sapere che alla scuola Flanders nessuno e’ mai scostante (come suggerisce il nome stesso), mai, ma credo proprio che un po’ di persone oltre la sottoscritta, stiano cominciando a capire che e’ piu’ prudente starle alla larga. Fra le altre cose poi, appena ha finito con la collega si e’ seduta vicino a me con in mano google map sul telefono e mi ha chiesto con fare da gnorri:

- Scusa ma tu dov’e’ che abiti esattamente?

Per un attimo ho pensato di dirle l’indirizzo sbagliato, ma lei lo sa benissimo dove abito, e’ venuta a casa mia piu’ di una volta. Poi ha detto qualcosa tipo ‘toh guarda, vicinissimo alla casa dove mi sto per trasferire’. Gia’, toh guarda.

Non ho nemmeno voluto vedere dov’e’ esattamente per non farmi venire ulteriori paranoie. Mi sono solo finta impegnatissima e l’ho lasciata nel suo brodo. Il problema e' che l'’ha fatto davvero. Ha davvero comprato casa vicino a me. Vi dico la verita’, forse in questo momento tutto sommato mi preoccupa piu’ lei dell’esplosione.

Ma preferisco pensare alle cose belle. C’era questo bambino oggi che non ha proprio resistito. Se c’e’ una cosa che adoro e’ quando i bambini non resistono, quando lo sanno che una cosa non la devono fare, ma e’ piu’ forte di loro e alla fine, con quella particolarissima espressione sul viso, la fanno lo stesso. Stavamo dipingendo e a un certo punto ha sentito il bisogno irrefrenabile di immergere le mani nella pittura e dipingere il foglio direttamente. L’avreste dovuto vedere, si stava divertendo talmente tanto che mi ha fatto quasi venire voglia di imitarlo. Per fortuna che ci ha pensato la sua maestra a sgridarlo, non ce l’avrei mai fatta.

Poi c’e’ questa bambina con le treccine che arriva e mi fa:

- La settimana scorsa non c’ero.

- Ho visto.

- Avevo il mal di pancia.

- Ah.

- E’ strano ma il mal di pancia mi viene sempre quando ci sono le verifiche di matematica, infatti quel giorno c’era la verifica di matematica, non e’ buffo? Chissa’ perche’ succede questa cosa...ogni volta che c’e’ la verifica di matematica.

Mi sembrava di vedere me stessa a otto anni!

E penso anche alla figlia della maestra del piccolo Joe, che e’ in seconda elementare e disegna benissimo. Ha fatto un perfetto ritratto della sua mamma, ma mi ha subito corretto:

- No Mrs. Johnson, quella non e’ la mia mamma, sono io da grande.

mercoledì 17 aprile 2013

ecco cosa ci mancava

Un po’ di tempo fa vi raccontavo di una persona che mi affascinava perche’ mentiva, ma in una maniera completamente diversa da chiunque altro avessi mai incontrato. Senza uno scopo, senza un tornaconto, solo per il gusto dell’iperbole, del vedere l’espressione stupita sulla faccia dell’interlocutore o almeno cosi’ mi sembrava. Una volta, ad esempio, racconto’ che a cinque anni sua madre andava al lavoro e lei stava a casa a curare la sorella di un anno…chi mai ci avrebbe creduto? Pero’ fece subito breccia nel mio punto debole. Mi racconto’ che si era appena trasferita da non so dove e che non conosceva anima viva cosi’, sempre tenendola un po’ a distanza, pensai che non ci sarebbe stato nulla di male a darle una mano. La invitai giusto un paio di volte a casa e a una cena con le mie amiche. La trovarono tutti molto simpatica. All’inizio, mi sembrava solo che piu’ che mentire raccontasse storie per sembrare piu’ interessante, per far colpo sulla gente, l’avrei definita un tipo molto fantasioso con qualche problema di autostima forse, ma niente di piu’.

Pian piano, pero’ cominciarono a succedere cose strane. Un giorno si mise a parlare della mia migliore amica e soprattutto di suo marito come se lo conoscesse molto bene, ma lo aveva visto solo una volta di sfuggita. Era l’ultima arrivata, ma dava l’impressione di conoscere tutti, di sapere tutto di tutti, avevo una gran brutta sensazione. Una volta mi incontro’ nei corridoi, a scuola, e mi disse che il piccolo Joe aveva pianto tutta la mattina e che era ancora molto triste. Passai una giornata difficile perche’ non e’ assolutamente da lui comportarsi in questo modo, ma in effetti lo avevo lasciato piangendo quel giorno, ci poteva stare. Poi scoprii che si era inventata tutto. Ecco, questa cosa in particolare mi infastidi’ molto, come si puo’ capire. Mr. Johnson la vide solo una volta e senza sapere nulla, appena se ne ando’ mi disse che la mia amica aveva qualcosa che non andava. Mi racconto’ che il figlio di due anni aveva battutto violentemente la testa contro una porta che non aveva visto ed era piombato per terra sempre di testa e lei si era messa a ridere come se non fosse successo nulla nello stupore generale. Non avendo assistito alla scena, pensai che esagerasse lui stavolta, apprensivo com’e’, e che di sicuro lei conosceva il figlio meglio di chiunque altro. Quando altre persone presenti mi raccontarono lo stesso episodio nello stesso modo, cominciai a pormi delle domande.

Non c’erano piu’ storie stravaganti: la vedevo sempre meno eppure ora mentiva spudoratamente, riportava conversazioni insignificanti cambiandone i dettagli senza un apparente motivo. Un giorno, ad esempio, le dissi che non potevo andare al colloquio con le maestre di Joe perche’ dovevo andare a salutare un’amica che tornava in Italia per curare la madre malata e che non sapevo quando sarebbe tornata indietro.

- Ah, quindi e’ stata deportata, mi spiace…

- Ma no! Torna perche’ sua madre sta male, te l’ho appena detto!

- Ah certo scusa, e quindi tu le terrai i bambini finche’ non torna…

Solo in quel momento vidi come nascono le sue storie. Lei e’ la prima che ci crede alle sue storie, se le racconta e poi ci crede come se fossero accadute davvero, fa impressione.

Un giorno mi disse che l’anno prossimo non sarebbe piu’ tornata al lavoro e mi sentii sollevata all’idea di non dover avere nulla a che fare con lei. Ma poi dopo un po’ mi disse che era andata a visitare un asilo dietro casa mia e che magari anche io avrei potuto iscrivere il piccolo Joe li’ cosi’ sarebbe rimasto nella stessa classe di suo figlio e avremmo continuato a vederci. Il problema e’ che lei vive a un’ora e passa di strada da casa mia!

Ecco questo mi inquieto’ parecchio, ma successivamente disse che aveva deciso di tornare al lavoro e mi dimenticai di questo episodio. 

Ho cercato in tutti i modi di evitarla in questi ultimi tempi, ma e’ difficile lavorando nello stesso posto. La settimana scorsa l’ho incrociata per due secondi e mi ha raccontato che sta venendo fuori che suo figlio avrebbe tantissimi problemi sia fisici che mentali. In passato mi aveva detto che sua madre e’ schizzofrenica e suo padre maniaco depresso, mi sono chiesta se non ci fosse una correlazione. Mi sembrava triste chiaramente, poi ha detto il nome della malattia che gli hanno diagnosticato, una malattia comune, ma grave, ed e’ scoppiata a ridere. Proprio cosi’. E’ stato assurdo. E’ scoppiata a ridere e ha detto:

- Scusa, non so perche’ ma questa parola mi fa sempre ridere!

E poi e’ ritornata seria.

Oggi l’ho incontrata di nuovo e mi ha fermato per dirmi che questo pomeriggio andava a mettere la firma finale per una casa nel mio quartiere. Mi si e’ raggelato il sangue nelle vene. Forse e’ difficile da capire se uno non e’ mai stato qui, ma la citta’ e’ enorme e i quartieri sono piccolissimi, capitare nello stesso quartiere di qualcuno che conosci per caso e’ molto poco probabile. Le ho chiesto perche’ fosse venuta proprio nel mio quartiere e mi ha risposto che ci sono ottime scuole, beh certo, ma anche in tantissimi altri quartieri…perche’ non hanno cercato una casa vicino al lavoro come fanno tutti invece che dall’altra parte della citta’? E poi come e’ possibile che non abbia mai accennato al fatto che stesse cercando una casa ne’ tanto meno dalle mie parti? Non sono cose che si fanno dall’oggi all’indomani… che sia l’ennesima bugia?

Ho sbagliato io a incuriosirmi di una persona cosi’ ambigua (del resto di chi ci si dovrebbe incuriosire?), spero solo che mi lasci in pace.

martedì 16 aprile 2013

don’t mess with texas

L’altro giorno prendevo un caffe’ in giardino, a casa mia, con un’amica mentre i bambini giocavano. A un certo punto abbiamo visto una Porsche entrare nella retrovia da cui si accede ai garage delle case della strada a tutta velocita’ seguita da due moto della polizia. Io mi sono abbastanza spaventata, lei non tanto mi pare. Forse le era gia’ capitato o forse non si rendeva conto di quanti bambini giochino li’ intorno soprattutto in un giorno come quello, con le scuole chiuse. Da quando vivo qui, in questi casi la mia mente va subito allo scenario peggiore, una sparatoria. Anzi in realta’, non solo in questi casi, non credo faro’ mai l’abitudine a tutte le armi che ci sono in giro.

Dopo un secondo il silenzio, spariti tutti, non e' successo nulla, ma mi e’ rimasta l’irritazione del pensare al pericolo sfiorato per acciuffare uno che magari era solo passato col rosso.

Stamattina ero in palestra e gli schermi trasmettevano un altro inseguimento. Succede relativamente spesso: i telegiornali mandano per ore in diretta un inseguimento della polizia. Devo ammettere che poche cose in televisione sono piu’ appassionanti. Puo’ succedere letteralmente di tutto e lo vedi in diretta, solitamente tramite immagini riprese da un elicottero, ad alta qualita’. Il tale era ricercato per aver sparato e ucciso una donna incinta con tre colpi di pistola, non una sempliec infrazione del codice stradale, e la faccenda e’ andata avanti per tantissimo, ore.

Lo vedevo mentre percorreva tutte le autostrade che faccio io la mattina per andare al lavoro. Mi immaginavo fra quegli automobilisti ignari. Magari gli hanno strombazzato o l’hanno mandato a quel paese senza capire che aveva l’adrenalina a mille e avrebbe potuto sparargli senza nemmeno pensarci.

Alla fine, ha imbucato proprio la stessa uscita che prendo io, quella giusto dietro la scuola, ed e’ entrato in un quartiere residenziale. Anche li’. Una strada normalissima che tu dici…e’ proprio come la tua, magari sei li’ che porti a spasso il cane o esci un attimo a vedere cos’e’ tutta quella polizia e ti ritrovi in mezzo al delirio. Fatalita’. Si e’ barricato in una casa per tre ore, ha sparato a un poliziotto che non si e’ fatto quasi nulla perche’ indossava il giubotto antiproiettile e poi si e’ arreso credo o comunque e’ stato arrestato.

A volte mi chiedo fino a che punto arriverebbero per assicurare il bad guy di turno alla giustizia.

Non so dire se mi mette piu’ ansia il criminale o la polizia.

mercoledì 10 aprile 2013

l’esperienza museale

L’esperienza museale da queste parti e’ come tutto il resto, molto piu’ informale. E’ tutto piu’ dinamico, ma anche molto piu’ rilassante o meglio laid-back, che non e’ proprio la stessa cosa. Mi pare soprattutto che quelli che lavorano nei musei si prendano un po’ meno sul serio qui. In Texas purtroppo l’offerta museale e’ piuttosto carente, specialmente se paragonata a quella italiana, ma e’ una realta’ in continua evoluzione. Come ho avuto occasione di raccontarvi altre volte a Dallas c’e’ una grandissima energia in questi ultimi anni e l’attenzione mi sembra costantemente rivolta al discorso culturale. Oggi, ad esempio, al telegiornale parlavano di un nuovo programma per attirare giovani artisti in citta’, ci sono diversi segnali positivi. E’ come se si stesse cercando di riempire un vuoto o di superare un vecchio complesso, ma in entrambi i casi il bello e’ che c’e’ tantissimo da fare.

Ultimamente sto frequentando molto il Dallas Museum of Art, che e’ il museo piu’ grande della citta’. Il piccolo Joe ci passa intere giornate, hanno un sacco di attivita’ per bambini e da gennaio l’ingresso e’ diventato gratuito cosi’ tante volte preferisco portarlo li’ che al parco, anche perche’ poi se si stanca c’e’ comunque un parco bellissimo proprio li’ accanto (quello sul ponte sull’autostrada, ve ne avevo parlato qui) oppure posso andare io a vedermi una mostra in pace mentre lui dorme nel passeggino. 

La cosa che mi colpisce e’ che anche ora che e’ gratuito, non c’e’ aria di austerita’, anzi ci sono continuamente attivita’ nuove. Tu entri e sei in un vortice pieno di possibilita’, ma allo stesso tempo come visitatore ti senti subito accolto e a tuo agio.

Quello che ho visto e che per me va davvero oltre l’immaginazione e’ il loro programma di ‘ricompense’. Ebbene si, c’e’ una tessera a punti, un po’ come al supermercato e i punti li ottieni visitando le varie sezioni del museo. Un’idea geniale.

I premi sono incredibili e relativamente semplici da ottenere. Vanno da cose normali come libri o visite guidate private per te e un gruppo di tuoi amici a cose davvero interessanti come visite ai depositi sotterranei del museo o perfino la possibilita’ di passarci la notte al museo. Puoi avere un artista locale che viene a domicilio a insegnare una tecnica a tuo figlio e ai suoi amichetti oppure scegliere un film e invitare i tuoi amici a vederlo niente di meno che al cinema del museo. Fancy, molto fancy.

Immagino starete storcendo il naso a questo punto, ma a me tutto cio’ da visitatore, piace molto. E’ divertente, e’ sorprendente e soprattutto ti fa venire voglia di tornare spesso e dirlo a tutti i tuoi amici. E’ un’ ottima stategia in fin dei conti, anche se denota una visione della cultura assolutamente spregiudicata rispetto alla nostra, molto pragmatica e commerciale. Cio’ che davvero conta per me e’che il museo e’ ricco ed enorme, frequentarlo di sicuro non fa male a nessuno. Certo che il senso del commercio americano non finisce mai di stupirmi in tutte le sue forme.