Non Si Sa Mai
Un'italiana a Dallas
mercoledì 19 giugno 2013
il merito degli zombie
La cosa piu’ importante e’ che lei stia meglio. Sta davvero meglio, sta risalendo, sta cercando di mettere a posto un po’ di cose che non vanno nella sua vita, ma che cosa la sta veramente aiutando? Il marito, i figli, io…?
Gli zombie!
Gli zombie sono la sua passione -ne ha tante di passioni interessanti lei…- cosi’ si e’ iscritta a una corsa ad ostacoli dove si viene inseguiti dagli zombie, una cosa un po’ strana, e ha preso questa cosa cosi’ seriamente che si e’ messa ad allenarsi per ore e ore quasi ogni giorno. E’ l’esercizio fisico che la sta salvando dalla depressione e da tutte quelle cose che stava scientificamente perseguendo per rovinarsi la vita. Sembra piu’ felice e che anche il suo pensiero sia piu’ cristallino.
Mens sana in corpore sano dunque e un grazie particolare agli zombie.
lunedì 17 giugno 2013
come si diventa misantropi
Da un po’ di anni a questa parte, in mezzo a qualunque situazione, abbiamo sempre potuto contare sulla compagnia di una meravigliosa coppia di amici italiani qui. Non so dirvi quanti post siano stati ispirati dalle belle serate passate insieme. Conversazioni brillanti con due persone informate, curiose e con mille avventure da raccontare, una vita intera passata a viaggiare, imparare lingue, conoscere gente di ogni dove, persone grandi e speciali sotto tutti i punti di vista, cosi’ li ho sempre considerati.
L’altra sera, pero’ ci hanno invitato a cena ed e’ stata una catastrofe in piena regola. Credo di avere un po’ di stress post traumatico. E’ due giorni che cerco di rimuovere e raccontarmi che e’ stato solo un brutto, bruttissimo sogno, ma non ci riesco.
Il tutto e’ cominciato mentre aiutavo lei a sistemare le ultime due cose in cucina e mi racconta di una parente che e’ venuta a trovarli. Mi dico dispiaciuta di non aver avuto il piacere di conoscerla e mi risponde meglio cosi’ che sarei morta di noia.
- E poi devi sapere che e’ lesbica, ma, mi raccomando, davanti a mio marito non si puo’ dire.
- Scherzi?
- No no, e’ proprio lesbica, la devi vedere, sembra un uomo.
- No dico scherzi che non si puo’ dire? E perche’ mai?
- Lo sanno tutti, ma lui non lo accetta.
Sono a dir poco stupita. Tanto e’ vero che poi rispondo proprio che non ci credo e che glielo voglio chiedere, che e’ assurdo che un uomo come lui, cosi’ intelligente e colto, abbia un blocco simile. E’ semplicemente inverosimile per come lo conosco. Il problema e’ che in quel mentre anche lei mi fa capire chiaramente che questa persona la infastidisce, perfino sul piano fisico, come se non volesse essere nemmeno sfiorata da una persona ‘cosi’’.
Dunque, la cena non e’ ancora nemmeno iniziata e scopro che i miei vecchi amici sono una patetica coppia di omofobi? Non ci credo, e’ impossibile, lasciamo perdere e andiamo avanti.
A tavola la conversazione, pero’, prosegue esattamente di questo passo, anzi sempre peggio in realta’.
Tipo, raccontiamo che stiamo pensando di andare a fare un viaggio in Germania e non trovano di meglio che consigliarci di andare a visitare il campo di concentramento di Dachau che loro ci hanno fatto tante foto e non si sono commossi nemmeno un po’ perche’ i tedeschi hanno ripulito tutto benissimo e sembra proprio che non sia successo quello che e’ successo.
Poi, non so bene come e perche’ passano a commentare il fatto che una qualche esponenete della lega ha augurato al ministro Kyenge di essere violentata («Ma mai nessuno che se la stupri, così tanto per capire cosa può provare la vittima di questo efferato reato? Vergogna»). Il motivo per cui ne parlano e’ che non capiscono cosa ci sia da scandalizzarsi e non le e’ certo stato detto questo perche’ e’ di colore. Eh?
E come se non bastasse uno dei due aggiunge:
- Ma ti rendi conto Mr. Johnson? E’ come se qui affidassero l’immigrazione a un messicano!
- Veramente qui c’e’ un cubano.
Risponde lui con una delle sue famose mosse a sorpresa che annientano l’avversario.
Il fatto e’ che la serata va sempre peggio. Sempre peggio, un argomento dietro l’altro, uno stereotipo dietro l’altro. Sembra un copione, e’ tutto quello che continuo a pensare perche’ e’ ridicolo, e’ tutto pateticamente ridicolo.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso e’ stato l’argomento del femminicidio in Italia. Cito testualmente:
- S’allungassero la gonnella e se ne stessero a casa a lavare e stirare e vedi che non gli fa niente nessuno.
Una donna colta che gia’ tantissimi anni fa ha intrapreso degli studi e una carriera che ancora oggi sono prettamente maschili, una che a casa ci e’ stata poco e niente, che fa un’affermazione simile? Non mi sembrava che avesse bevuto cosi’ tanto… allora lo pensa davvero che e’ colpa delle donne se vengono ammazzate?
A quel punto ero talmente furiosa che non so bene cosa sia successo. A me sembra di aver dato perfetta dimostrazione di autocontrollo e di aver cambiato discorso prima di aver dato la buona notte ed essere scivolata fuori dalla porta, mentre Mr. Johnson dice che ho fatto una mezza scena. Una mezza scena. Fosse successa dieci anni fa una cosa del genere, me ne sarei andata sbattendo la porta, altro che mezza scena.
Era tutto cosi’ surreale. Verso la fine ero davvero sul punto di alzarmi e dirgli di piantarla che lo avevo capito che era uno scherzo. Ma purtroppo non era uno scherzo.
Ancora adesso e’ difficile per me credere che queste persone con cui ho passato perfino le feste comandate piu’ di una volta, che considero parte della mia ‘famiglia’ di amici qui, siano cosi’. Razzisti e omofobi. Principalmente queste due cose.
Mi faccio un sacco di domande. Che cosa e’ successo? Come mai non ce ne siamo accorti prima? Sono veramente cosi’? Non ci e’ mai capitata una cosa del genere. Di solito ci capita esattamente il contrario, scopriamo che le persone che ci piacciono, la pensavo come noi un po’ su tutto.
Mi viene voglia di non conoscere piu’ nessuno.
venerdì 14 giugno 2013
strane dipendenze
Il marito di una mia amica ha un dipendenza che mi sembra cosi’ stupida incomprensibile che non pensavo nemmeno esistesse.
E’ ossessionato da un certo gioco online. Non e’ un gioco d’azzardo, credo riguardi una sorta di conquista dello spazio e ci gioca con gente sparsa in giro per il mondo. Gli sta completamente rovinando la vita e non se ne rende nemmeno conto. Per giocarci usa ben due computer a cui e’ collegato in ogni momento in cui e’ a casa e anche quando non gioca riceve continue notifiche sul desktop che lo distraggono al punto da indurlo a interrompre qualunque cosa stia facendo per correre a controllare il gioco. Non esce piu’, non ha piu’ amici, non gioca piu’ con i suoi figli e non fa piu’ nemmeno sesso. Non e’ drogato, non e’ alcolizzato, e’ semplicemente assente e non e’ detto che sia meglio. Un giorno uno dei bambini si e’ tagliato e lui, quando se n’e’ accorto, gli ha messo un cerotto ed e’ tornato a giocare senza nemmeno pulire il sangue o avvertire la moglie. C’e’ fisicamente ma con la testa non c’e’. Tutto quello che vuole fare e’ giocare e parlare con questi qui.
Mentre la mia amica mi raccontava questa cosa mi venivano in mente tre cose.
La prima preferisco non dirla perche’ non trovo parole pacate per dirla.
La seconda e’ che e’ davvero un problema infido perche’ nessuno si rende conto che e’ un problema finche’ non e’ troppo grave e non si sa piu’ da che parte cominciare a risolverlo.
E la seconda e’…ma quanto e’ depresso? Ma quanto deve odiare la sua vita per preferirgli un giochetto di marziani? Anche perche’ io lo conosco bene lui, da molti anni e so che non e’ affatto uno stupido, anzi e’ un tipo in gamba, curioso, molto intelligente e colto, e’ questo il dramma vero. Proprio non capisco.
mercoledì 12 giugno 2013
ragazze madri nel cuore della bible belt
Ieri sera la mia amica Emme mi raccontava la sua esperienza di ‘ragazza madre’ qui, nel cuore del Texas. Ne abbiamo parlato diverse volte in passato, ma evidentemente e’ una cosa che dopo undici anni ancora le brucia parecchio e devo dire che ogni volta, anch’io, non riesco a non arrabbiarmi insieme a lei.
La cosa che mi urta di piu’ e’ il fatto che il suo liceo, di fatto l’abbia cacciata. Non appena la notizia divento’ di pubblico dominio, fu convocata dal preside con i suoi genitori e le fu spiegato che poteva rimanere a scuola fino a quando la gravidanza non fosse stata visibile, ma dopo avrebbe dovuto trovarsi un altro posto. Posso solo immaginare come si sia potuta sentire di fronte a un discorso del genere a quell’eta’, un discorso alla luce dei fatti avvallato dal comportamento dei suoi genitori che, senza battere ciglio, decisero di farle cambiare scuola immediatamente. E’ un vero peccato che non si siano ribellati e che chi ha preso una decisione simile l’abbia passata liscia.
Tanto e’ vero che la mia amica incinta, a diciassette anni, si ritrovo’ da un momento all’altro in questa tale charter school di un livello enormemente piu’ basso rispetto a quello di una normale scuola pubblica completamente da sola e per di piu’ piantata in asso dal padre del bambino, che inizialmente si era perfino risentito perche’ lei aveva rifiutato di sposarlo, a un paio di mesi dal lieto evento. D’altra parte cosa ci si sarebbe mai potuto aspettare da uno la cui madre, di fronte all’evidenza, affermava ‘Non puo’ essere lui il padre, io a mio figlio ho insegnato l’astinenza’?
Sembra una storia di altri tempi, epoche lontane. Io che sono anche qualche anno piu’ grande di lei, non ho mai conosciuto nessuna ragazza nella stessa situazione in Italia, nemmeno una conoscente alla lontana. Al contrario, ricordo come una cosa del tutto normale ai miei tempi, madri che a una certa eta’ decidevano di portare le figlie dal ginecologo per fare una bella chiaccherata, altro che insegnare l’astinenza.
Lei odia il fatto che quando racconta alla gente di avere avuto un figlio cosi’ giovane, spesso la risposta immediata e idiota sia “oh, mi dispiace” mentre lei si sente tranquilla e serena con la sua esperienza. Beh, sono costretta ad ammettere che quando mi racconta queste cose e penso a tutto quello che si e’ persa, alla solitudine, ai sacrifici e, nonostante cio’, alla fatica che ancora oggi fa per non comportarsi da adolescente scapestrata si’, un po’ mi dispiace per lei. Certo, suo figlio e’ un angelo, il piu’ bravo della scuola, bellissimo, generosissimo, un ragazzino fuori dal comune in tutti i sensi e questa e’ la cosa piu’ importante. Quello che mi dispiace e’ che lei non abbia avuto quella possibilita’ che tutte le ragazzine dovrebbero avere di giocare, di viaggiare, di sognare, di capire chi era e cosa voleva fare nella vita. Non posso fare a meno di pensare che se quel tempo ce lo avesse avuto probabilmente sarebbe piu’ felice oggi. Oppure no, oppure e’ come dice lei che se non fosse arrivato quel bambino avrebbe fatto davvero qualcosa di stupido con la sua vita.
L’unica cosa certa e senza ipocrisia e’ che la maternita’ e’ un privilegio e un dono meraviglioso, ma le circostanze contano.
lunedì 10 giugno 2013
come si fa a non dimenticare i bambini in macchina?
Qualche giorno fa ho letto un titolo di giornale che parlava di un bambino di due anni dimenticato in macchina dal padre. Una sensazione terribile. Non ho nemmeno pensato di leggerlo quell’articolo, anzi ho scorso la pagina del Corriere verso il basso cercando di dimenticare il piu’ presto possibile di averlo mai visto. Pero’ passavano i giorni e il titolo era sempre li’. Una notte non riuscendo ad addormentarmi, ho dato una rapida scorsa alle notizie e all’improvviso oltre al titolo c’era anche la foto del bambino. Ho chiuso subito tutto, ma non sono piu’ riuscita a prendere sonno. Era un bambino proprio come il mio, della stessa eta’ del mio e rideva e si vedeva che era felice e sicuramente amato come il mio, non riuscivo a togliermelo dagli occhi.
Il punto e’ che prima o poi finisce che ti chiedi con terrore…e’ una cosa che potrebbe succedere anche a me?
Ho cercato in tutti i modi di scacciare questo brutto pensiero e classificare l’accaduto come una tragica fatalita’, ma se ne sentono talmente tanti di questi casi anche qui che stamattina ho deciso che non e’ giusto mettere la testa sotto la sabbia. E’ meglio affrontarle le paure e il modo migliore che conosco per fare questo e’ informarsi. Se dentro, sotto sotto, io e sono sicura tantissimi altri genitori sentiamo questa angoscia o paranoia, bisogna parlarne, non lasciarla li’ come un tabu’ o una fatalita’ o una cosa che succede a persone peggiori delle altre, a persone che non tengono ai loro figli quanto noi perche’ se questi casi si ripetono sempre piu’ spesso in modo praticamente identico fra persone di ogni estrazione sociale e paese un motivo ci sara’, forse abbiamo ritmi troppo frenetici o stiamo sottovalutando il problema, qualcosa ci sara’, ragioniamoci almeno.
Infatti, ho visto che ci sono gia’ moltissimi articoli sul tema. Alcuni parlano di nuovi dispositivi che potrebbero in futuro prevenire questi incidenti, altri si interrogano sul fattore penale (e’ perseguibile il genitore che causa un incidente di questo tipo?), altri ancora cercano di capire cosa succede al cervello che per una manciata di minuti entra in cortocircuito in questo modo cosi’ particolare.
Tutto molto interessante suppongo, ma quello che a me importa e’: c’e’ qualcosa che si puo’ fare per prevenire questo tipo di tragedie?
1) Il consiglio migliore che ho trovato e’ quello di mettere il telefono e il portafoglio, meglio ancora qualcosa che serva non appena scesi dalla macchina come le chiavi di casa o dell’ufficio sul sedile posteriore accanto al bambino. Sono oggetti che abbiamo costantemente fra le mani ed e’ facile notarne l’assenza nel giro di pochi minuti.
2) Un altro consiglio e’ quello di mantenere un buon dialogo con la scuola o l’asilo dei figli. Qui e’ gia’ prassi consolidata chiamare la scuola per avvertire che il figlio non sara’ presente e se il genitore non chiama, e’ la scuola che si fa viva per avere notizie, anche perche’ qui molti bambini si recano a scuola da soli a piedi, in bicicletta o in autobus e questo doppio controllo e’ piu’ che mai necessario.
3) C’e’ chi consiglia poi di impostare un allarme sul telefono o il computer, tipo “Dov’e’ il piccolo Joe?” all’ora in cui il bambino dovrebbe essere accompagnato.
4) Qualcuno suggerisce di mettere un adesivo sulla portiera della macchina e sulla porta di casa o dell’ufficio.
5) Poi c’e’ il metodo del pelouche o della borsa dei pannolini. In pratica ci si abitua a mettere un oggetto sul seggiolino quando il bambino non c’e’ e sul sedile del passeggero davanti quando c’e’, cosi’ da creare una sorta di promemoria fotografico.
6) Non ne avevo idea, ma ho scoperto che ci sono gia’ sul mercato dei prodotti destinati a questo tipo di situazione, come ad esempio questo e questo.
Tutti gli articoli che ho letto concordano sul fatto che la cosa piu’ importante sia parlarne e guardarsi intorno, aiutarsi e abituarsi a buttare un occhio anche alle altre macchine. Non costa niente e puo’ essere davvero utile. Dobbiamo ricordarci che un bambino non dovrebbe mai essere lasciato da solo in una macchina, nemmeno per pochi minuti.
Questo e’ quello che ho imparato. Credo che focalizzarsi sulla cronaca particolare di un singolo avvenimento lasci sempre il tempo che trova, ma cercare di usare l’esperienza di qualcun altro per imparare qualcosa di nuovo o per ragionare in modo costruttivo su un qualunque problema sia un’ottima occasione di dare un po’ di senso anche a un evento cosi’ crudele e incomprensibile.
Buona settimana.
venerdì 7 giugno 2013
quanto valgono le fragole
Mi raccontava mia madre prima di aver comprato ben quattro cassette di fragole in una fattoria vicino a casa nostra e di averle congelate per fare i frullati al piccolo Joe. Era proprio entusiasta mentre ne descriveva il sapore e il profumo e li’ per li’ non capivo il motivo di tanta esaltazione. Quando le scongeli non sono piu’ cosi’ buone.
Finche’ non ha aggiunto una cosa:
- …Perche’ quelle ci sono ora, gia’ tra un paio di settimane, quando arriverete voi, il momento sara’ passato.
E’ che qui e’ tutto diverso. Le cassette? E chi se le ricorda piu’ le cassette e poi qui e’ comunissimo usare delle fragole congelate apposta per fare i frullati, i dolci e tutte quelle cose li’, anche se le fragole, comunque qui ci sono tutto l’anno, sono proprio quel frutto che ti viene a noia perche’ c’e’ sempre e ovunque. Eppure un tempo erano il mio frutto preferito, me l’ero dimenticato.
Il periodo brevissimo delle fragole e delle ciliege, proprio verso la fine della scuola. Dalla nostra vecchia casa, ci andavamo a piedi a quella fattoria ed era una cosa speciale perche’ tutto era cosi’ fresco e buono e profumato e vedevi proprio da dove veniva. Una cosa che anche a un bambino faceva felicita’. Alla festicciola del mio compleanno, per esempio, mia madre metteva sempre un cestino di ciliege sul tavolo, erano una cosa speciale. E mi ricordo mio zio mangiare chili di le ciliege e il momento in cui realizzai che non buttava i noccioli da nessuna parte, si spazzolava pure quelli, ma fara’ male? Una cosa stranissima che non ho mai visto fare a nessun altro.
Ancora una volta, mi rendo conto che il privarsi di qualcosa, ha molti piu’ vantaggi dell’averne in eccesso, ma quando si vive nell’eccesso, anche in questo tipo di piccolo eccesso e’ difficile tornare indietro e dare il giusto valore alle cose piu’ semplici.
martedì 4 giugno 2013
egoismo e generosita’
Alla fine dell’ultima riunione prima delle vacanze, una collega ha lanciato un interrogativo scottante: chissa’ chi sara’ incinta alla fine dell’estate?
In effetti, ogni anno, dopo l’estate c’e’ qualche maestra che annuncia di essere incinta e sembra che sia solo una questione di tempo, nessuno si chiede se succedera’, ma semplicemente quando.
Proprio oggi, pero’, una mia amica mi ha fatto un altro tipo di annuncio.
- Finalmente abbiamo deciso, non vogliamo avere figli.
Mi piace quest’idea di annunciarlo perche’ in un modo o nell’altro e’ una decisione fondamentale nella vita, e’ giusto renderne partecipi quelli che sono piu’ vicini, se se ne sente il bisogno. Mi ha colpito il motivo.
Lei dice di essere troppo egoista per dedicarsi completamente a un figlio, ma io questo, conoscendola un po’, non lo credo assolutamente. Mi sembra piu’ una di quelle idee che la societa’ ti mette in testa.
Al limite, a me pare sia da egoisti averli i figli. E’ una convinzione piuttosto profonda che ho maturato a causa della mia esperienza personale, anche se, certo e’ tutto un po’ un paradosso perche’ in fondo non esiste atto di egoismo che produca piu’ generosita’ al mondo.
Forse la chiave del successo in questa impresa e’ essere generosi con se stessi e permettersi il lusso di ascoltarsi molto bene prima fare esattamente quello che ci si sente di fare.
lunedì 3 giugno 2013
aspettative inaspettate
Ieri notte ho fatto un sogno. Ero in Italia, sotto casa di una mia amica con Mr. Johnson. Credo stessimo aspettando che scendesse quando ci siamo resi conto che si stava avvicinando a noi un piccolo gruppo di persone. Deve essere una festa di paese, una di quelle dove c’e’ l’orchestra di liscio che suona ‘Cielo alto cielo blu’ e gli anziani che ballano e i bambini che giocano. Eh che poesia, l’estate italiana, come si sta bene, altro che il caldo infernale del Texas.
Poi guardo un po’ meglio e mi accorgo che c’e’ un tizio con una maglietta che dice ‘servizio d’ordine’ sul davanti e il mio nome dietro. E poi un altro e un altro ancora con il nome di Mr. Johnson e del piccolo Joe. Incredibile. Avete organizzato tutto questo per noi? Certo, e’ fantastico, ma non dovevate…
giovedì 30 maggio 2013
il vero amore
Il piccolo Joe, in questo momento, decodifica il mondo in forma di mamma-papa’-bimbo. In giardino abbiamo tre alberi, uno e’ la mamma, l’alltro il papa’ e il terzo il bimbo. Stessa cosa per i suoi dinosauri, le sue tartarughe e piu’ o meno tutto quello che vede perche’ questo e’ quello che conosce: una mamma, un papa’ e lui.
L’altro giorno nel suo gioco, pero’ e’ entrato un altro personaggio, la zia. La sua zia che e’ dall’altra parte del mondo e che non vede da un anno.
Ecco a me questa cosa fa una tenerezza incredibile. Bisogna ringraziare molto skype, certo, ma non c’e’ sistema di comunicazione che corra piu’ veloce dell’amore e i bambini questo sistema qui lo riconoscono piu’ di chiunque altro.
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mercoledì 29 maggio 2013
la terra della liberta’?
Un po’ di tempo fa siamo stati invitati, via email, a un picnic e uno degli invitati ha scritto che avrebbe portato delle aranciate da condividere.
Niente di strano? Certo, peccato che la prima risposta sia stata:
“Perche’ non portiamo acqua e succhi di frutta invece? Perche’ non facciamo che ogni famiglia porta le sue bibite, ma niente di gasato? Le bevande gasate sono piene di zucchero o zucchero sintetico che fa male.”
E le altre risposte arrivate erano molto simili a questa. Io ero completamente senza parole e meditavo di non presentarmi nemmeno. Ma non si fa che ognuno fa come gli pare? Per di piu’ nel mio modo di vedere, se qualcuno dice di voler condividere qualcosa, lo si ringrazia, poi se non e’ di proprio gradimento, magari non lo si consuma, ma non lo si crocefigge cosi’ sulla pubblica piazza per il solo fatto di averlo offerto.
E’ finita che la persona ha ugualmente portato l’aranciata per una questione di principio, ma non appena l’ha aperta un paio di anime pie hanno sentito l’impellente dovere morale di andar li’ e sottoporre l’etichetta ad esame approfondito, sottolineare gli ingredienti nocivi e soprattutto quelli che addirittura secondo le loro conoscenze, causerebbero il cancro. Minimo quell’aranciata gli sara’ andata di traverso.
Cerchi di fare un gesto amichevole e ti fanno passare per un irresponsabile che espone se stesso e la sua famiglia alle peggiori malattie per ignoranza, ma si puo’?
Tutti sappiamo che determinate cose non sono proprio salutari, dall’aranciata all’hamburger alla birra e a praticamente tutto quello che ha un buon sapore, ma ognuno si dovrebbe poter gestire come vuole, senza ricevere lezioncine dal primo che passa, o no?
Il fatto e’ che ho visto davvero molte situazioni di questo tipo da quando vivo qui e allora comincio a chiedermi: e’ un fatto generazionale o geografico? Voglio dire: e’ cosi’ anche in Italia, dove magari finora ho avuto la fortuna di frequentare sempre persone molto tolleranti o e’ una questione locale?
Qui frequento per lo piu’ stranieri, quindi la mia esperienza riguarda soprattutto loro, ma mi viene il dubbio che sia un po’ la societa’ a funzionare cosi’: sembra che tutti vogliano “educare gli altri”. Dal bambino che, sotto gli occhi dei genitori, viene rimproverato dal primo che passa a una mia amica che viene presa a male parole perche’ allatta (coprendosi) al supermercato. Infatti, l’anno scorso tornando in Italia per le vacanze, rimasi scioccata quando uscii con un’amica incinta di otto mesi e lei in tutta scioltezza ordino’ una birra e si accese una sigaretta. Al di la’ del fatto in se’, ho il forte dubbio che qui non gliela avrebbero nemmeno venduta la birra, sul fumare poi non ne parliamo nemmeno. Mi sembra abbastanza plausibile supporre che qualcuno magari avrebbe perfino potuto pensare di chiamare i servizi sociali. Non dico che sia giusto fumare e bere in gravidanza -assolutamente no per quanto mi riguarda- ma il punto e’ che e’ come se qui ci si sentisse automaticamente nel giusto a sindacare su determinate scelte personali e a me questa cosa fa davvero impressione.
Ho nascosto un sacco di miei contatti su Facebook proprio per questo motivo: non fanno altro che terrorismo psicologico sui vaccini, il tipo di dieta, il tipo di medicina…ma non era la la terra della liberta’ questa? Tutto questo proselitismo mi infastidisce da morire.
martedì 28 maggio 2013
la classe contadina
La Nonna del Far West ama parlare, raccontare vecchie storie, intessere trame autobiografiche ricche di colpi di scena e ogni volta che andiamo a trovarla, se non ci mette sotto a lavorare, fondamentalmente passiamo tutto il tempo ad ascoltarla.
Uno dei suoi argomenti ricorrenti e’ quello delle armi. A cosa ha sparato, quanto le piace quel fucile, note tecniche sui fucili, cose cosi’. Quando vede che abbasso lo sguardo e si ricorda come la penso sulle armi, usa l’argomento che sento dire a praticamente tutti i sostenitori delle armi. Lo so come la pensi, ma io sono cresciuta in una famiglia in cui tutti sapevano sparare, abbiamo sempre saputo come usare un fucile, se sai come usare le armi non puo’ succedere niente di male…
A un certo punto dice una frase piuttosto agghiacciante che mi lascia li’ a chiedermi se ho capito bene.
- …E se qualcuno una notte prova a entrare da quella porta senza invito, io ve lo dico: dovro’ mettermi a ridecorare le pareti.
Si’, avevo capito bene.
Ci ha raccontato anche di quando sua suocera le disse che doveva togliersi dalla testa l’idea di andare all’universita’ e di cercarsi piuttosto un lavoro e io ho pensato che erano davvero avanti qui sessant’anni fa. La suocera di mia nonna le avrebbe al massimo raccomandato di starsene a casa a sfornare quattro o cinque figli e non lamentarsi. Per la cronaca, alla fine ha preso un paio di lauree, master vari e ha fatto anche un paio di figli. Oggi si definisce con orgoglio una contadina, “Ufficialmente, ho anche la tessera”.
Poi ci ha raccontato anche di quanto era felice quando vivevano in Florida, ma poi un giorno il nonno l’ha chiamata e le ha detto che aveva comprato dei pozzi di petrolio in Oklahoma, di mettere i bambini in macchina e ‘ci vediamo la’. Detta cosi’ sembrerebbe una scelta subita, ma evidentemente l’Oklahoma deve esserle piaciuto visto che a ottant’anni suonati si ostina a vivere completamente sola li’ in mezzo al nulla.
A un certo punto, e’ successo che il nonno ha avuto il suo primo infarto e a poco piu’ di trent’anni un dottore gli disse che la fine era vicina. Lui allora, preso dal panico, decise di vendere i pozzi di petrolio per assicurare un bel po’ di liquidita’ alla moglie e ai figli e perse cosi’ una fortuna di milioni di dollari. Non sono diventati milionari, ma il nonno dopo quella diagnosi, ha vissuto altri cinquanta e passa anni.
Non e’ andata poi male.
domenica 26 maggio 2013
il dopo
Oggi mi sono trovata ad attraversare la citta’ di Moore, quella colpita dal tornado di lunedi scorso.
Leggi il cartello “Moore” e pensi che non e’ cosi’ tremendo come hai visto in televisione, sembra tutto perfettamente normale, poi fai un chilometro e ti ritrovi nel pieno di un’apocalisse. Case completamente normali e a posto, accanto a questo:
Ecco cosa puo’ fare un tornado. Guardate bene quel cumulo informe sulla sinistra, sono automobili, sono accartocciate come se fossero fatte di carta. Qui c’erano case, famiglie, vita, ora c’e’ solo questo.
E’ una scena che non dimentichero’ tanto facilmente.
venerdì 24 maggio 2013
ulteriori sviluppi linguistici
Poco tempo fa, in un museo, il piccolo Joe si e’ trovato davanti a una parete piena di scritte e ha cominciato a nominare tutte le lettere che vedeva. Per me e’ stata una sorpresa, ma q
uando l’ho raccontato alla sua maestra, si e’ meravigliata lei:
-Certo che sa le lettere.
E chi se lo aspettava…io le lettere le ho imparate alle elementari.
Oggi e’ successo qualcos’altro. Si rifiutava di uscire da scuola. Io ero gia’ fuori che gli tenevo la porta e lo chiamavo, ma lui non ne voleva sapere. Poi ho capito che stava indicando qualcosa che voleva che vedessi e ripeteva ‘dog! dog!’. Sul cartellone c’era scritto in grande ‘God’ e lui -non saprei come altro dirlo anche se mi sembra assurdo visto che non ha nemmeno due anni e mezzo e nessuno glielo ha insegnato - credo “leggesse”, male, ma lo faceva, cioe’ credo che piu’ che altro oggi abbia capito o intuito come funzioni con le lettere. Le lettere vanno messe insieme per formare le parole.
Mamma mia quanto corre questo Joe!
Osservare lo sviluppo del suo linguaggio e’ sempre piu’ interessante. Ora con me parla sempre in italiano e anche se gli leggo un libro in inglese lui lo ‘traduce’, sembra proprio che non voglia parlare inglese con me. Con gli altri, invece, si adegua e usa la lingua che usano loro, o almeno ci prova, si fa capire, ma pronuncia un po’ tutto a modo suo. La cosa che mi appassiona di piu’ e’ vedere come usa l’italiano. Sa tantissime parole, ma i verbi, gli articoli, le varie parti del discorso e la costruzione delle frasi li riprende pari pari dall’inglese.
Dice sempre l’aggettivo prima del nome (verde sedia) e non coniuga i verbi. Dice “I fame” per dire “ho fame”. Quando, un giorno, ha detto “dammi!” sia io che Mr. Johnson lo abbiamo notato, un verbo in italiano finalmente! Si deve essere sbagliato, non l’ha mai piu’ rifatto.
Ed e’ bellissimo anche osservarlo insieme al suo amichetto francese. Hanno pochissima differenza d’eta’, ma hanno fatto un percorso linguistico del tutto diverso che li sta portando agli stessi identici risultati. L’altro e’ stato muto come un pesce per tre anni, lui ha sempre parlato (o per meglio dire e’ sempre stato convinto di emettere suoni di senso compiuto) e ora parlano insieme in inglese e rispettivamente in italiano e in francese con le loro mamme come se fosse la cosa piu’ normale del mondo.
Sono cosi’ piccoli eppure senza saperlo hanno un sacco di strumenti in mano.
Tutto questo e’ meraviglioso.
giovedì 23 maggio 2013
dietro le quinte
Dovete sapere che Mr. Johnson non mi dice mai nulla riguardo a questo blog. Suppongo lo legga ogni tanto, ma non lo so per certo.
Ebbene.
La prima cosa che mi ha detto oggi entrando in casa e’ stata:
- Che cos’e’ questa storia che vuoi comportarti ‘all’americana’?!
Poi ne abbiamo parlato un attimo, gli ho spiegato le mie ragioni e ha esclamato:
- Non lo fare! Non importa il motivo. Ti ho sposato proprio perche’ non sei cosi’, io odio quelli che fanno cosi’!
- Ma voglio provare, sono troppo drammatica per vivere qui, devo diventare piu’ distaccata, e’ un modo anche quello per integrarmi, no?
- No!
- Perche’?
- Perche’ tu non sei cosi’.
Sara’. Pero’ ora sono un po’ confusa. Sono anni che mi sento dire da lui, al lavoro, dalle mie amiche, praticamente da tutti, di essere un attimo piu’ combattiva nella vita e poi quando lo faccio, e’ la fine del mondo. Forse le persone ti dicono di cambiare solo perche’ danno per scontato che non lo farai mai.
In fondo non mi dispiace per niente questa cosa.
mercoledì 22 maggio 2013
all’americana
C’e’ una persona che mi ha fatto un torto piccolo, ma che mi ha dato molto fastidio. Suppongo l’abbia fatto anche in maniera involontaria e non me la sarei presa se non avesse ripetuto quello stesso identico errore diverse volte. Mi ha proprio deluso, ha dimostrato una sciatteria nei rapporti di amicizia che non e’ cattiveria o niente di che’, ma che non mi piace, non assomiglia minimamente a come io tratto i miei amici e soprattutto non ho nessuna intenzione di tollerare oltre.
In passato, avrei detto qualcosa, magari anche litigato, stavolta invece ho deciso scientificamente di provare a fare all’americana.
Come si fa all’americana?
Si fa finta di niente, si salvano le apparenze, ma ci si frequenta sempre meno. Continuo a pensare che sia un comportamento ipocrita e non lo userei mai con un vero amico, ma con un conoscente che si e’ dimostrato cosi’ poco attento, perche’ no? Vediamo cosa succede.
Tra l’altro la cosa ha i suoi bei vantaggi, ora comincio a capire perche’ qui fanno tutti cosi’.
Innanzitutto, fare ‘all’americana’ significa evitare il confronto ed e’ molto piu’ semplice e meno stressante starsene zitti che spiegare tutto quello che non ti va bene per filo e per segno. Cosi’ non ti esponi, non fai vedere all’altro le tue vere emozioni e questo ti pone sempre in una posizione privilegiata. E’ anche un comportamento un po’ subdolo in fondo perche’ lasci l’altra persona li’ a chiedersi cosa e’ successo senza fornire spiegazioni, e’ una specie di vendetta, di quel tipo che si gusta con calma perche’ alla lunga sei tu che hai il controllo della situazione. Per me e’ un piccolo esperimento sociologico, un gioco delle parti che voglio provare perche’ e’ forse l’unico modo per capire questo meccanismo in cui continuo a imbattermi.
In effetti, devo dire che ora che l’ho messo in atto, lo capisco molto meglio questo modo di fare. E mi piace perfino di meno di prima, ma bisogna pur attrezzarsi prima o poi.