lunedì 2 marzo 2015

tutte le sfumature contano

Nel lato materno della mia famiglia, tanti hanno tratti somatici e colori che a uno straniero, magari americano, possono sembrare non europei o caucasici, come si suol dire. All'inizio me ne sono stupita, ma poi ho conosciuto diversi afroamericani dalla carnagione piu' chiara di quella di alcuni miei parenti. E' una questione bizzarra e interessante, quasi paradossale, ma non e' il colore della pelle a determinare che uno sia di colore, e' piu' un fatto culturale, un discorso di appartenenza. Infatti, ci sono anche afroamericani dalla pelle bianca, questo non lo sapevo prima di venire qui.
Ad ogni modo i miei parenti che oltre alla carnagione scura, hanno spesso anche capelli ricci neri, labbra carnose e fisico atletico come nel miglior stereotipo, non hanno mai avuto nessun problema per questo in Italia. Mi hanno sempre dato l'idea di essere molto soddisfatti di queste loro caratteristiche peculiari. Grandi fanatici dell'abbronzatura, nessuno ha mai cercato di apparire piu' chiaro, che so biondo o diverso da quello che e'. Gli ho sempre sentito dire di ricevere moltissimi complimenti per essere come sono, anzi io stessa ho sempre ricevuto tantissimi complimenti per la mia bella mamma e le mie belle zie.
Ma c'e' un piccolo aneddoto che, crescendo, ho sentito, tantissime volte. Una persona che conosciamo, un signore molto in vista in paese, con un tipo fisico simile, aveva avuto una figlia ancora piu' scura di lui. Ecco, successe una volta quando la bambina era molto piccola, sui tre anni credo, che sua suocera pensasse bene di lavarla con la candeggina nel tentativo di schiarirla.  
Questa storia, verissima, veniva raccontata da lui per primo come una specie di barzelletta, ma mi e' prepotentemente tornata in mente dopo aver visto un documentario intitolato Dark Girls.
Soprattutto mi sono chiesta se anche la bimba l'aveva vissuta come una barzelletta.


Vi racconto di questo documentario perche' non capita tutti i giorni di vedere qualcosa che ti sorprenda e che ti faccia riflettere, aprendoti gli occhi su un problema che ignoravi completamente. Ho sempre considerato il razzismo dal punto di vista di un bianco razzista, non avevo idea che i peggiori razzisti verso i neri, in molti casi siano proprio i neri stessi e che le vittime di questo sentimento siano soprattutto le donne. Questo documentario spiega come l'autostima di moltissime donne di colore venga minata da altre donne e uomini di colore, a cominciare dall'interno della famiglia. Madri e nonne che ripetono alle figlie e alle nipoti fin dalla piu' tenera eta' di sposare un bianco o per lo meno, qualcuno anche solo leggermente piu' chiaro per migliorare 'la razza'. Uomini di colore che ammettono senza imbarazzi anche davanti a una telecamera di considerare le ragazze scure al massimo come oggetti sessuali e che mai si sognerebbero di sposarle o di costruirci una famiglia. Da qui la crescita continua e costante in molti paesi della vendita di prodotti che promettono di schiarire la pelle. Prodotti molto spesso pericolosi e non regolamentati, pieni di controindicazioni oltre che molto costosi. La storia della candeggina era diventata una barzelletta in qualche modo, in Italia, in un contesto del tutto diverso, ma qui e in molti altri paesi, il fenomeno esiste ed e' tragico oltre che carico di conseguenze. Queste donne hanno un dolore dentro e una mancanza di autostima che continuano a passare da una generazione all'altra e fare danni. Solo ora se ne comincia a parlare. Giovani splendide donne di colore realizzano finalmente di avere subito un abuso psicologico gravissimo e lavorano su se stesse per cercare di liberarsi loro per prime di questo assurdo preconcetto e di non riversarlo a loro volta sulle figlie. Perche' e' cosi' che succede. Quando per tutta la vita, fin da piccolo, ti dicono che una cosa e' disgustosa, finisce che non ti piace e a meno che tu non faccia uno sforzo serio e un'analisi profonda quella cosa non l'accetterai mai. Anche se quella cosa sei tu.
C'e' un passaggio che mi ha fatto particolarmente tristezza perche' e' una situazione che vedo tanto nel mio lavoro. Viene chiesto a una bambina dalla pelle molto scura di indicare in una serie di disegni di bambine dai diversi incarnati quale sia quella piu' stupida e quella piu' brutta e in entrambi i casi lei sceglie quella dalla pelle piu' scura, cioe' quella piu' simile a lei. E' una cosa che fa male al cuore e grida giustizia. Pensavo a questo, quando la settimana scorsa durante gli Oscar ha fatto la sua apparizione in tutta la sua bellezza Lupita Nyong'o. E' importante che lei fosse li' al centro dell'attenzione, con la sua eleganza e la sua professionalita'. Servono esempi. Nel documentario si cita Michelle Obama. Non ci avevo mai lontanamente pensato, ma per tantissime donne di colore il fatto che il primo presidente nero sia sposato da tanti anni con una donna ancora piu' scura di lui e' rassicurante. Per loro non sono solo due persone di colore: sono una persona di colore scura e una meno scura, ogni sfumatura conta. 
Nel mio piccolo mi impegno tanto in questo senso col mio lavoro, almeno da quando ho cominciato a capire questo meccanismo. Proprio qualche giorno fa, ho fatto disegnare la Venere di Botticelli. Era un semplice esercizio di disegno in terza elementare pero' a un certo punto ho guardato la mia classe in tutta la sua meravigliosa diversita' e di colpo ho avuto il dubbio di dare un messaggio di bellezza troppo riccioli d'oro, troppo Barbie, cosi' ho chiesto di copiare la composizione, ma di cambiare pure i colori ed eventualmente i tratti somatici a piacere. Nessuno lo ha fatto. Tranne un bambino di colore che ha optato per dei capelli neri, tutti gli altri, latinos, asiatici, neri, proprio tutti, hanno optato per la bellezza nordica, capelli biondi e occhi azzurri. Probabilmente per loro la bellezza e' proprio quella cosa li' da cui non possono che rimanere esclusi.      

venerdì 27 febbraio 2015

come si fanno i girasoli

I giorni in cui lavoro Joe va all'asilo che c'e' nella mia scuola. E' il terzo anno. Il primo dovevo nascondermi perche' le maestre dicevano che per lui  poteva essere destabilizzante vedermi andare via. Io non ne sono mai stata troppo convinta, ma mi limitavo a seguire gli ordini. Dopo un po' e' stato evidente che la mia presenza non lo turbava minimamente. All'inizio mi sorrideva, ora a volte nemmeno questo. Sembra gia' un'adolescente imbarazzato dalla madre: a quattro anni. E' incredibile. Forse e' perche' i suoi compagnuzzi sono un po' esaltati. Loro sognano di entrare nella classe di arte che gli e' preclusa e che gli e' dato spiare solo attraverso le prese d'aria mentre giocano in palestra e quando mi vedono in giro ad appendere nuovi lavori si agitano tutti. Joe guarda! C'e' la tua mamma! oppure Ma tu sei la mamma di Joe? e lui abbozza un po' a disagio, non si puo' certo scomporre davanti ai suoi amici. L'abbiamo chiamato Joe Cool mica per niente dopo tutto.
Fatto sta che oggi pomeriggio ho appeso dei lavori molto colorati e i suoi amichetti anche questa volta, hanno molto apprezzato. Si tratta di una sorta di coperta di girasoli e casette ispirata a Faith Ringgold e a una delle sue opere piu' famose.
Neanche a farlo apposta, Mr. Johnson mi ha regalato dei girasoli qualche giorno fa, cosi' appena messo piede in casa Joe, vede i girasoli nel vaso e mi fa una richiesta che mi riempie di gioia e di orgoglio.

- Mamma, facciamo i girasoli?

Finalmente anche il mio bambino apprezza il mio lavoro. Felicita'. Stanca morta - che ormai e' la condizione normale figuriamoci dopo aver lavorato tutto il giorno -nemmeno mi tolgo le scarpe e ci mettiamo all'opera prima che passi l'ispirazione. Grembiulino, tovaglia, pennelli, carta, forbici, colla...tutto quello che serve. La cena puo' aspettare.
Lui comincia a dipingere, ma sembra vagamente perplesso e dopo poco smette. Non ne vuole sapere, lui ha finito. Ma come?
Joe ho tirato fuori l'ira di Dio, ho ancora le scarpe ai piedi. Ti rendi conto? Ti faccio pitturare. Io non ho mai pitturato a casa, solo a scuola, non capisci quanto sei fortunato?  E poi soprattutto: me l'hai chiesto tu di fare i girasoli!

- Ma io dicevo in giardino.

Lui li voleva piantare i girasoli.

giovedì 26 febbraio 2015

il franco tiratore texano

Chris Kyle nel suo lavoro, quello di tiratore scelto, era il migliore. Si dice che nel giro di pochi anni abbia ucciso qualcosa come cento sessanta persone, era uno dei piu' decorati soldati americani. Nel 2009 si era ritirato dall'esercito e aveva cominciato a scrivere la sua autobiografia da cui Clint Eastwood ha poi tratto American Sniper il famoso film con Bradley Cooper candidato agli Oscar. Un paio d'anni fa pero', avvenne l'impensabile. Quest'uomo di acciaio, questa sorta di eroe celebrato e stradecorato in tutto il paese, dopo essere sopravvissuto ai territori di guerra piu' pericolosi della terra, ha trovato la morte proprio qui in Texas, a casa sua, per mano di un altro veterano che stava aiutando a uscire dalla sindrome da stress post traumatico.  
Ecco, io il film non l'ho visto e non ho intenzione di vederlo. Non mi interessa vedere rappresentata una storia simile. Ho ascoltato una bellissima intervista a Bradley Cooper in cui spiegava molto bene un po' tutta la parabola umana di quest'uomo e i motivi per cui ha deciso di interpretarlo, ma al di la' di questo, a me sembra assurdo che lo si faccia diventare un eroe nazionale. 
Immaginate che ora in Texas c'e' il Chris Kyle Day. L'idea che lo stesso onore di un giorno commemorativo possa essere riservato a uno come Martin Luther King e a lui, mi fa rabbrividire. Non do giudizi all'uomo, non lo conosco e non potrei mai, ma che razza di esempio dovrebbe rappresentare per la societa' civile un soldato che si e' trasformato in una sorta di macchina infallibile da omicidio? Non c'e' proprio nessun altro da ammirare?
La notizia della sua morte mi fece molta impressione e sperai che si cogliesse l'occasione per fare una riflessione collettiva qui in Texas almeno, come stato, come societa', sulla presenza delle armi fra noi e sul pericolo che comportano per ogni cittadino, per chiunque anche per il piu' addestrato soldato in circolazione. E invece niente, la riflessione se c'e' stata e' andata nella direzione opposta. 
Ieri sera si e' consumato l'ultimo capitolo di questa storia dolorosa. L'assassino di Kyle e' stato condannato al carcere a vita e qui pare non si parli d'altro oggi. Pero' anche in questo caso per me la discussione dovrebbe essere ben piu' ampia. Sembra che nessuno veda una relazione fra questo omicidio e altri avvenuti recentemente qui negli Stati Uniti.
Questo processo e' durato solo due settimane. La giuria ha emesso il verdetto nel giro di un paio d'ore e facendo anche in tempo a cenare a quanto pare. L'imputato giudicato colpevole di doppio omicidio (insieme a Kyle e' stata uccisa un'altra persona) non e' stato ritenuto infermo di mente, ma non e' stato condannato alla pena capitale. Se mi seguite da un po', sapete perfettamente quanto la sottoscritta possa essere contraria alla pena capitale, ma quello che non mi spiego e': perche'? Perche' a parita' di colpevolezza, a un ex soldato bianco viene dato l'ergastolo e a un malato di mente nero, come disgraziatamente e' successo, la pena di morte?     
Nessuno parla di questo qui, ma io penso a Trayvon Martin in Florida, a Michael Brown a Ferguson o a Eric Garner a New York, tanto per citare i casi piu' famosi e recenti. Casi di uomini di colore uccisi da poliziotti che non sono stati non dico condannati, ma nemmeno incriminati. Non so se qualcun altro vede quello che vedo io, ma a me il messaggio sembra piu' che chiaro.    

martedì 24 febbraio 2015

amico babbo

Alcuni bambini si dimenticano di Babbo Natale dopo Natale. Non Joe.

Ieri, ad esempio, ha disegnato un albero pieno di casette, che una sola era un po' poco, e poi mi ha chiesto di scrivere:


Caro Babbo Natale,  
Io ti voglio tanto bene.   
Babbo Natale, puoi avere un telefono e puoi chiamare tutte le persone.  
Tu puoi avere un cavalluccio marino. Puoi avere un regalo anche tu perche' sei molto bravo. Il tuo regalo e' un pennello con gli acquerelli. Puoi avere un bicchiere per bere il caffe'. 
Io ti voglio tanto bene ancora di piu'.  
Tu puoi avere un dudu' e una volpe finta e un orologio che dice cucu'.
Tu puoi avere un pastello a cera. 
Ciao ciao, 
Joe

 

venerdì 20 febbraio 2015

cassandra e il concetto di morte

A volte, quelli che mi conoscono, mi chiedono: perche' nel blog chiami Cassandra Cassandra? 

Ecco vi racconto solo un piccolo aneddoto, anche se ce ne sarebbero di ben piu' gustosi.

Joe dice sempre che lui ha tante nonne. Nonne e bisnonne, le ha quasi tutte, piu' varie putative. E' un bambino molto fortunato e amato. L'altro giorno, in tutta la sua gioia infantile, ha fatto questa affermazione davanti a Cassandra.

Lei lo ha guardato piena di sofferenza.

- Oh amore mio, quanto mi dispiace per te! Oh darling! I'm so sorry for you!

Vedi Joe che per un attimo cambia completamente espressione. Un attimo solo, poi si mette a giocare con qualcosa e se ne dimentica, ma in quel singolo attimo lui...ha capito. Di sicuro, in un angolino della sua mente, lo aveva gia' capito, ma non si era mai posto il problema. Per lui la normalita' e' questa, tante nonne e un solo nonno. Non si e' mai considerato sfortunato o privato di qualcosa, al contrario semmai: i suoi amici mica ce le hanno tutte queste nonne con un solo nonno. Del resto come avrebbe potuto rattristarsi per l'assenza di persone che non ha mai conosciuto?

Insomma, Cassandra, dopo innumerevoli tentativi andati storti, e' riuscita a introdurre mio figlio di quattro anni, completamente ignaro, al concetto di dolore e morte.  

Non dico che sia una cosa sbagliata eh, solo inutile e lievemente crudele secondo me in questo caso. Ce n'e' di tempo per il lutto nella vita, invece il tempo in cui lo ignori e' talmente poco. Boh, io la penso cosi'. Godiamoci un po' la vita. Lei invece e' piu' dell'avviso: aspettiamo la morte.

Dunque, Cassandra si chiama Cassandra perche' e' Cassandra. Prevede (e a volte sembra quasi auspichi) tragedie e per questo e' invisa a molti.

mercoledì 11 febbraio 2015

perche' sanremo e'...

Oggi giornata lunga, lavoro, impegni vari. Leggo di sfuggita che e' iniziato il Festival di Sanremo, me ne dimentico. Poi mi arriva qualche battuta, di Spinoza credo, su quello che penseranno all'estero vedendo il festival. Penso fra me ma tanto chi lo guarda all'estero il festival? Non lo guardiamo nemmeno noi italiani. Non ne conosco uno che lo guardi, altrimenti mi sarei autoinvitata a casa sua, che' il Festival e' da guardare unicamente in compagnia, se si decide di. Prima di andare a dormire mi e' venuta la curiosità e ho dato un'occhiata ai primi due video che sono apparsi sul sito della Rai.
Innanzitutto, quello di Albano e Romina. Mi ha fatto una grande tenerezza, anche se ricordo che quando usci' quel Come va? Come va? Tutto ok? Tutto ok? era una specie di barzelletta perfino fra noi bambini per dire. Ora dopo venti o trent'anni.... standing ovation? Alla faccia del revisionismo storico...
Il video che mi ha colpito e' pero' l'altro. C'era questo tale comico, Siani, non lo conoscevo, che faceva un monologo con battute semplicemente inconcepibili in questa parte di mondo. Da storielle maschiliste (due donne che parlano di economia e si dicono quanto deve guadagnare il fidanzato per mantenerle) a battute idiote sul colore della pelle (Charlize Terron, il Nesquik come phard...), a prendere in giro pubblico e orchestra per il loro aspetto e soprattutto un povero bambino obeso in prima fila. Va bene che il politically correct non vi piace di la', pero' insomma, non si fa. L'umorismo sui difetti fisici e' proprio becero. Non ci potevo credere, anche perche' se questo e' uno dei migliori, siamo messi maluccio. Ma almeno cosi' ho cominciato a collegare e a capire il perche' delle battute che avevo letto sull'immagine dell'Italia all'estero.
Gia'. Che bella immagine. Anche per noi stessi expat che guardiamo con occhio piu' che benevolo. 
Sara' che proprio stasera qui negli States siamo in lutto perche' Jon Stewart ha improvvisamente annunciato di lasciare il Daily Show dopo vent'anni di umorismo intelligente e raffinato e imbattersi in questo monologo cosi' volgarotto e sguaiato, e' stato deprimente. O forse sara' solo che ho perso oramai un po' troppi passaggi e non capisco piu' cosa avete da ridere.
Mi sono fermata ai primi due video.  

lunedì 9 febbraio 2015

esperimenti sociologici casalinghi

Un giorno una mia amica, splendida cuoca, sapendo che a Joe piace molto cucinare e a me cosi' cosi', mi ha dato una ricetta per una torta semplicissima, ma buona da fare con lui. Qualche settimana fa, avevo a cena una coppia di amici e l'ho fatta. E' stata un'esperienza unica. Il giorno dopo ho perfino chiamato l'amica che mi ha passato la ricetta per ringraziarla di avermi fatto provare questa emozione. Per la prima volta mi sono sentita come una specie di genio della cucina. I miei ospiti hanno divorato la torta e mi hanno chiesto la ricetta, insistendo da matti per averla subito per paura che me ne dimenticassi. Complimenti e lodi, un tripudio mai visto. Ho avuto il mio piccolo momento di gloria gastronomica anch'io insomma, ero felice.
L'altro giorno e' venuta un'altra coppia di amici e chiaramente, ho rifatto la stessa torta. Anche questa volta e' stata divorata voracemente. Anche in questo caso ero felice perche' la compagnia era ottima e il cibo e' piaciuto, ma con una differenza che di sicuro ho notato solo io: questi qui non hanno aperto bocca mentre mangiavano. Non hanno nemmeno accennato un commento qualunque, sono andati avanti a chiacchierare d'altro e a spazzolare tutto come se niente fosse. Tanto che a un certo punto gliela ho dovuta letteralmente togliere di bocca perche' mi spiaceva che non ne lasciassero nemmeno una fettina per i bambini.

Ho omesso un dettaglio. La prima coppia e' italiana, l'altra americana.

Generalizzo un po', e ci sta anche credo, dopo tutti questi anni all'estero, ma non sto cercando di dare una connotazione negativa al comportamento dei secondi, noto semplicemente una differenza sostanziale. Gli americani amano mangiare, ma non si esprimono attraverso il cibo come facciamo noi, per loro e' solo cibo. A vederli mangiare cosi' pensavo che per loro che fosse una torta fatta in casa o qualunque altra cosa, non avrebbe fatto nessuna differenza. Noi, non solo italiani, ma anche francesi, tedeschi, spagnoli, nordafricani...tendiamo a dare al cibo connotazioni piu' profonde o meglio ad usarlo in un certo senso, per manifestare un sentimento, un affetto o un apprezzamento che sicuramente vanno oltre quella tale torta o quella tale pietanza. Per loro, non per tutti, ma ripeto, l'ho visto e continuo a vederlo di continuo: e' solo qualcosa da mettere nello stomaco. Che va benissimo, ma forse e' anche un po' un'occasione persa.

venerdì 6 febbraio 2015

povero joe

Vado a prendere Joe all'asilo e assisto a un siparietto niente male. Lui e la maestra non si accorgono che sono li'. Lui spiega mentre disegna, senza alzare la testa dal foglio:

- I have a lot of grandmothers and only one grandfather.
[Ho tante nonne e solo un nonno]

- Really? [Davvero?]

- Yes. [E nomina tutte le nonne e bisnonne, sono tante in effetti]
...

- My grandpa is a potato. [Mio nonno e' una patata]

- Is he a potato, really? [E' una patata, davvero?]

- Yes.

- So he doesn't have legs...? Can he walk? [Allora non ha le gambe...? Cammina?]

- Yes, he can walk. [Si, cammina]

- Do you put him in your pocket? [Te lo metti in tasca?]

Sarebbe stato bello, veramente bello, vedere come andava a finire, ma mi sono sentita in dovere di intervenire prima che la maestra chiamasse uno psicologo o uno psichiatra e di spiegarle che la storia della patata non e' proprio cosi'. Mio padre lo chiama 'patata' in italiano, per dire pasticcione e Joe ha cominciato, piccolissimo, a chiamare lui 'patata' a sua volta, e' uno scherzo fra di loro.
Tu sei un pasticcione! No tu sei un pasticcione! 
Ma in inglese non ha davvero nessun senso.
Povero Joe, chissa' quante volte gli succedono queste cose quando non solo li'.

Che ridere pero'.

martedì 3 febbraio 2015

un autentico piatto di fettuccine alfredo

Mr.J. ha un nuovo giovane collega 'italiano' e orgogliosissimo di esserlo quasi in modo molesto, che parla solo di questo tutto il giorno.

- Eh...ieri sera ci siamo fatti un'ottima Di Giorno (pizza surgelata americana n.d.r)...

- Io invece ho mangiato la pizza che  mi ha fatto mia moglie...

- Sa fare la pizza?

- Sai, mia moglie è italiana...

- Allora devi chiederle se un giorno mi prepara un autentico piatto di fettuccine Alfredo!

lunedì 2 febbraio 2015

l'open carry

Leggevo una notizia locale su due famosi supermercati della zona che si uniranno sotto la stessa società e come sempre, alla fine ho dato un'occhiata ai commenti. Una signora diceva qualcosa tipo "fra il supermercato x e quello y scelgo z perché permette l'open carry" (cioè la possibilità di entrare con una pistola a vista, come i poliziotti. O i criminali).
Facevo un paio di considerazioni.
Numero 1, il supermercato z è il mio amato e super friendly supermercato da quando mi sono trasferita qui, ma guarda te cosa mi tocca scoprire. Numero 2, che qui c'è gente, perfino vecchiette con la mano tremante, che basano la scelta del supermercato sulla possibilità di andare in giro come nel far west.
E niente, buona settimana anche a voi.

venerdì 30 gennaio 2015

povero bocelli

- Di sicuro quando Andrea Bocelli e' nato, tutti avranno pensato povero bambino... e invece guarda dove e' arrivato, una star a livello mondiale!

Commento banalissimo, certo. Il fatto e' che non si riferiva alla cecità, ma al nome. Cioè: in un paese dove c'e' gente che normalmente inventa nomi, usa cognomi al posto di nomi, da' nomi abbinati e assonanti ai fratelli, qualcuno si sconvolge che un bambino maschio venga chiamato Andrea.

(Come al solito) sono molto confusa.

giovedì 29 gennaio 2015

la bomba

Insegno arte in una scuola elementare di Dallas e adoro il mio lavoro, ma mi porta a lottare quotidianamente con ogni tipo di pregiudizio: razziale, politico, religioso o sociale in genere (qui trovate qualche simpatico aneddoto). A volte mi viene anche da ridere. Ripenso per la precisione al mio secondo giorno, quando con tutta nonchalance feci una lezione sul David di Michelangelo che ovviamente mostrai per intero e qualcuno mi disse che avevo rischiato grosso e che si viene licenziati per molto meno.
"Is it a masterpiece or just some guy with his pants down?"  
(E' un capolavoro o solo un tipo con i pantaloni abbassati?)
Mi sembrava di vivere in un episodio dei Simpson, questo qui.
Da allora, sono sempre stata estremamente attenta alle mie mosse, cercando di bilanciare l'esigenza di insegnare realmente qualcosa con quella di non alzare polveroni inutili. Il problema e' che per molti miei studenti, delle elementari ripeto, non e' nemmeno necessario un nudo per sconvolgersi. Basta un drago, quello di Paolo Uccello nel S.Giorgio per esempio (un bambino sui dieci alzo' la mano, me lo ricordo come fosse ieri Non credo che dovrebbe mostrarci questo quadro, questa immagine e' inappropriata) o la nudita' immaginata del Colosso di Goya (Disturbing! Gross!). 
Una volta parlai delle mie idee con la direttrice. Feci un discorsetto che finiva con non vogliamo certo che i nostri studenti siano quelli che sghignazzano in un museo perche' non hanno mai visto un nudo? In qualche modo cercavo di convincerla, ma non ce n'era bisogno, era gia' d'accordo con me. Just use your best judgment, mi disse, usa il buon senso, ma si sa che in una scuola, soprattutto una privata, poi se i genitori ce l'hanno con te, sei comunque nei guai, cosi' ho sempre cercato di evitare le polemiche, anche perche' gli argomenti non mancano di certo per fare un buon lavoro lo stesso.
Ieri pero', ho avuto uno dei miei momenti. Ho realizzato all'improvviso che faccio il Rinascimento ogni anno e non abbiamo mai parlato della Nascita di Venere del Botticelli. E insomma, non va bene. Piu' che altro il motivo per cui non ne abbiamo mai parlato non va bene. Cosi' ho stampato un po' di copie e abbiamo cominciato ad analizzare l'opera con i bambini di terza. Come al solito la mia prima domanda e' stata, cosa pensate di quest'opera?
Mormorio. Un bambino dice che non gli piace. Una bambina dice che e' strano.
- Perche' e' strano?
- E' disturbing, mi infastidisce, mi traumatizza.
- Che cosa ti infastidisce?
- Che e' nuda.
- Certo che e' nuda, e' appena nata! Sei nata con i vestiti tu?
Una sana risata e la tensione si e' subito allentata. Ho scoperto poi che un paio di bambini addirittura conoscevano l'opera, e molto bene. Non ho capito esattamente il perche', ma mi ha fatto piacere non essere l'unica fonte a loro disposizione.
Sono passati sei anni da quando ho iniziato, chissa' forse pian piano le cose stanno cambiando anche qui. Io, come sempre, lo sapete, vado avanti tranquilla per la mia strada. Il temperamento della provocatrice proprio non ce l'ho. Faccio tutto per benino evitando le controversie, cercando di aprire piccoli varchi con delicatezza e poi ogni tanto lancio una piccola bomba come questa e vedo che succede. Le cose non cambiano mai dall'oggi all'indomani.

martedì 27 gennaio 2015

un vantaggio/svantaggio di questo tipo di vita

La prima fortissima impressione che ho avuto trasferendomi qui, e' che tutto fosse più semplice. Fare un documento, affittare o comprare una casa, trovare parcheggio o lavoro, qualunque cosa. Un'impressione che in tutti questi anni non si e' mai smentita e che anzi si e' puntualmente rafforzata a ogni rientro in Italia. Un'impressione che e' poi più o meno la stessa di un'amica portoricana che negli stessi anni si trasferì in Italia. Perche' poi cos'e' la semplicità? Tutto dipende dalle nostre aspettative e da quello che ci siamo lasciati alle spalle.
Ad ogni modo, pensavo in questi giorni che l'estrema semplificazione e' il più grande vantaggio, ma insieme il piu' grande limite di questo stile di vita.
Gli americani sono ottimisti ed entusiasti, giustamente puntano a migliorare tutto, pero' poi spesso non si accorgono forse che un guadagno di tempo e denaro non rappresenta necessariamente un guadagno in termini assoluti.
Vi faccio un piccolo esempio, anche se in ambito culinario se ne potrebbero fare a bizzeffe. A casa mia, c'e' sempre stata l'abitudine di mangiare della frutta secca alla fine di un pasto, soprattutto in un giorno di festa. Ecco, anche qui si mangia a volte, ma tutti quelli che conosco si comprano un bel sacchetto di noci o arachidi già  sbucciate, quasi nessuno possiede uno schiaccianoci. L'idea e': perché? Perché perdere tempo e dannarmi l'anima a cercare di aprire una noce quando c'e' qualcuno che può farlo per me?
Così, innanzitutto si finisce per mangiarne troppe e in secondo luogo per sottovalutare il vero valore che un'attività simile può assumere, quello di trattenerti a tavola un po' più a lungo e dare a tutti i convitati la possibilità di esprimersi e di ascoltare gli altri una volta che il pasto principale e' stato servito. Ne parlavo con degli amici spagnoli che si sono appena trasferiti qui e mi raccontavano che a loro, ad esempio, una delle cose che manca di piu' e' il vamos a tomar un café, che non e' solo il bere il caffe', ma anche l'atto di incontrarsi e sedersi intorno a un tavolo e parlare, la celebrazione di un piccolo rito quotidiano.
Che poi bisogna chiarire una cosa: provi a portare un americano a tomar un café o gli metti davanti della frutta secca da sbucciare e reagirà esattamente come uno spagnolo o un italiano o chiunque altro, passando ore a chiacchierare senza rendersene conto. E' solo che non gli verrebbe mai in mente, sono abitudini che probabilmente un tempo esistevano anche qui, ma che si sono perse per strada in favore di una maggiore efficienza. Il caffe' lo ordini allo sportello e te lo bevi in macchina. Recentemente e' capitato di ragionare di tutto questo con diversi amici americani. Si sorprendevano ad aver parlato per ore e gli piaceva questa cosa. Mi hanno raccontato che raramente qui si parla tanto per il gusto di parlare. Che spesso chi ama la conversazione, l'argomentazione, e' visto come un bastian contrario e viene liquidato in poche battute per non far polemica perché bisogna sempre evitare qualunque tipo di contrasto. Portare avanti una discussione fra conoscenti o colleghi su temi contrastanti é visto con grande timore. Timore di offendere o di litigare, quindi tutti abbozzano generalmente e tagliano corto, tornandosene a casa ognuno con la propria idea. Un'amica mi diceva che le persone con idee completamente diverse dalle sue la incuriosiscono molto e vorrebbe chiedere il motivo di quelle scelte (tipo tu perche' credi che sia giusto andare in giro armati? Tu perche' credi che sia giusta la pena di morte?), ma non lo fa mai perche' non si fa, chiedere a una persona perche' crede in certi valori viene interpretato come una provocazione, non come una genuina domanda.
Un altro esempio. Guidare ovunque e' più semplice, ma dov'e' andato a finire il valore di fare una passeggiata o prendere una boccata d'aria? Espressioni linguistiche queste ultime due, che se esistono, non ho mai sentito dire. Qui in Texas non c'e' molto l'idea dell'uscire per uscire o del camminare per camminare. Tempo fa vi ho raccontato della mia delusione quando all'asilo di Joe hanno deciso di introdurre il cosiddetto carpool. I genitori ora possono aspettare in macchina che la maestra gli porti e allacci i figli invece di entrare a scuola a prenderseli. Ebbene, io stessa che per prima lo avevo criticato, sto sperimentando quanto più facile sia questo sistema e quanto ci si impigrisca. Si, in teoria potrei ancora entrare a scuola, ma poi penso che dovrei parcheggiare, scendere, salire, giacchetta e zainetto, cinture di sicurezza e mi passa la voglia, visto che posso semplicemente aspettare un minuto che qualcuno faccia tutto questo per me mentre magari mando un'email o ascolto la radio comodamente seduta nella mia auto.
Il lato positivo delle varie semplificazioni americane... beh ce ne sono moltissimi in qualunque ambito, ma quello negativissimo e' che molte di loro eliminano ogni possibilità di contatto fra le persone, un sorriso, un saluto, uno scambio.
Insomma, ci si abitua in fretta alle semplificazioni, ma anche alla diminuzione drastica del contatto umano.    

martedì 20 gennaio 2015

lungimiranza

Ieri al supermercato ho accidentalmente rovesciato un cestino di mirtilli. Un po'  mortificata, ho chiesto aiuto a un impiegato che era lí. Aiuto per pulire ovviamente. Invece lui non ci ha pensato  un secondo e ha ordinato a un altro  impiegato di correre a prendermi un altro cestino  mirtilli.
Qui il cliente ha davvero sempre ragione. Mi è tornato in mente uno dei miei primissimi shock culturali appena arrivata. Avevo comprato dei pastelli piuttosto costosi insieme ad altre cose e in qualche modo non erano arrivati a casa. Suppongo fossero scivolati fuori dalla busta o qualcosa del genere. Ero convinta che ormai fossero persi, ma Mr. J. mi disse di tornare al supermercato e di spiegargli cosa era successo. Mi sembrava un perdita di tempo, ma alla fine lo feci e mi consegnarono immediatamente una nuova scatola, senza nemmeno controllare. Forse ci hanno rimesso una scatola di pastelli, ma ci hanno guadagnato un cliente per la vita. Dopo otto anni, vado sempre in quel supermercato, la famiglia si è allargata e spendo sempre di più.
Ci vuole una certa lungimiranza per capire questo meccanismo.

lunedì 19 gennaio 2015

piccoli autoboicottaggi crescono

Ieri Joe si sveglia e comincia a dire che vuole un tamburo per il prossimo Natale. Neanche a farlo apposta, mi giro e vedo una scatola di latta del caffe' vuota. "Ma scusa! Nel frattempo possiamo farlo un tamburo!" Mi esalto anche un po' nel momento in cui mi viene questa idea geniale. Inutile dire che dopo dieci minuti me ne pento.
L'altra sera idem. Inverno, buio presto, mi viene una nostalgia per le lucine di Natale. Allora penso che Joe adora leggere, sarebbe bello fargli un bell'angolino pieno di cuscini, i suoi amici e le lucine per guardare i suoi libri tranquillo. Ecco, e' da tre giorni che fa campeggio in camera. Non credo vorra' mai piu' dormire nel suo letto a questo punto. E i bracchetti giustamente sono convinti che quella sia una cuccia gigante quindi non si puo' nemmeno piu' aprire la porta.
Niente. Passano gli anni, cambiano i ruoli, ma nelle piccole cose come nelle grandi, resto sempre il presidente onorario del club dell'autoboicottaggio.