martedì 22 agosto 2017

ci siamo eclissati

E così ci siamo eclissati.
E' successo in un parco naturale, con tante altre persone. Un'esperienza bizzarra per me, a metà fra le cose di tutti i giorni e l'appuntamento con la storia (o con la scienza). A un certo punto mi sono girata e ho visto una ragazza un po' isolata, seduta a gambe incrociate su un tappetino da yoga. Ho pensato che fortuna potersi fermare a meditare un attimo in mezzo al bosco in silenzio durante l'eclissi. Poi ho guardato meglio: stava solo spippolando con il cellulare. Ricamo tanto su quello che farei se non dovessi inseguire Woody tutto il giorno, ma poi è probabile che finirei come quella tizia. Qui nel Texas settentrionale, l'eclissi non e' stata totale, ma parziale al 75-80%. Emozionante e spettacolare anche così. Abbiamo sentito chiaramente l'abbassamento di temperatura e di luce. Conosco una coppia che si è fatta otto ore di strada per vedere l'eclissi totale in uno di quei posti in cui mai turista metterebbe piede in condizioni di illuminazione normali. Appena arrivati, hanno parcheggiato l'auto presa a noleggio per poi ritrovarla bucherellata da un paio di proiettili vaganti al ritorno. Però hanno visto l'eclissi totale e per questo li invidio molto.
Eravamo attrezzatissimi, picnic e occhiali, pronti al grande evento. Il nostro random act of kindness del giorno è stato prestare i nostri preziosi occhiali da eclisse a un sacco di persone che passavano di lì e che non erano riuscite a procurarseli in tempo. Vedere le loro reazioni sbalordite è stata una delle cose migliori della giornata. 
Trovo interessante il fatto che ormai si dubiti di qualunque cosa, dai vaccini all'evoluzione al surriscaldamento globale e chi più ne ha più ne metta, ma sull'eclissi siano tutti d'accordo. 
Credo che davvero oggi l'unico a non sapere che l'eclissi non si guarda a occhio nudo fosse Trump e questo è piuttosto indicativo di un sacco di cose, ma lasciamo perdere. 
Joe era genuinamente esaltato, e lui non è uno che si esalta facilmente. Per una decina di minuti poi si è abituato, non succedeva più nulla e ha cominciato ad annoiarsi. 
A Woody, per sicurezza, abbiamo detto di guardare con le mani davanti agli occhi e di ululare. 

Beh questa del verso del lupo è stata un'idea di Joe. 
Sembrerà strano, ma la cosa che forse ha catturato di più la nostra immaginazione sono state le ombre a forma di luna, un fenomeno che non conoscevo, molto suggestivo. 
Fa sentire bene, e in questo periodo ancora di più, condividere con tutti senza distinzioni un evento che è naturale, straordinario e soprattutto privo di controversie. 
Quando ho messo in moto la mia macchina per tornare a casa, si è automaticamente accesa l'autoradio e il giornalista ha detto queste parole testuali:
L'eclisse americana diventa globale. 
  

venerdì 18 agosto 2017

se non siete indignati, non state prestando attenzione/2

Ieri sera Mr J mi dice che è troppo stanco per mettersi lì a parlare con Joe del razzismo e di Trump, di Charlottesville e delle statue. Mi fa: "Del resto guardalo lì com'è contento con i suoi cartoni animati, se l'è già dimenticato, ne parleremo un'altra volta".
Stamattina, come immaginavo, Joe si sveglia e mi dice con un po' di delusione:
- Pensavo che ieri sera parlavamo del razzismo dopo che Woody andava a dormire...
Lui vuole davvero capire ed è bello.
Ti piacerebbe tantissimo risparmiare certe ansie ai bambini, ma poi quando diventano abbastanza grandi da capire qualcosa (molto poco in realtà) da soli, ti rendi conto che l'ansia gliela risparmi, o per lo meno la tieni sotto controllo, se li guidi tu con cautela nella crudeltà mondo reale.
#celasifa

giovedì 17 agosto 2017

se non siete indignati, non state prestando attenzione

Riassumendo. Sabato i suprematisti hanno marciato, armati fino ai denti e numerosi come non mai su Charlottesville, in Virginia, per protestare contro l'abbattimento di alcuni monumenti dedicati a generali e caduti sudisti della guerra civile. Un gruppo di cittadini ha deciso di essere presente e di dare vita così a una contro-manifestazione spontanea.
Questo è importante perché uno dei noccioli della questione secondo Trump è che i nazionalisti avevano il permesso della città a manifestare e gli altri no.
Uno dei nazi ha allora preso la sua macchina e li ha investiti come fanno quelli dell'Isis, ferendone molti e uccidendone una, Heather Heyer, un'assistente legale di trentadue anni che sulla sua copertina di Facebook aveva scritto se non siete indignati, non state prestando attenzione. Quel giorno Trump ha affermato che la violenza c'è su entrambi i fronti evitando anche solo di nominare il potere bianco, i nazionalisti o l'Alt- Right. Lunedì, dopo due giorni e dopo aver ricevuto critiche da tutti sia in patria che all'estero, Trump ha letto un secondo comunicato, molto stringato, in cui specificamente nominava i suprematisti e le altre organizzazioni responsabili della morte di Heather.
Ieri a una conferenza stampa sulle infrastrutture in cui non avrebbe nemmeno dovuto ricevere domande, però si è lasciato andare a una serie di dichiarazioni spontanee. Ha chiarito che quello che aveva detto sabato era quello che pensava davvero e che le responsabilità sono della destra come della sinistra, che la maggior parte dei suprematisti che gridavano gli ebrei non prenderanno il nostro posto sono fine people, brave persone, e tante altre cose discutibili come la comparazione casuale di personaggi storici o la pubblicità (sul serio!) all'azienda vinicola che possiede a Charlottesville, dove tutto è successo.
Stamattina, vedendo i commenti ad alcuni post di miei amici, mi sono ulteriormente cascate le braccia. Non pensavo così tanti, anche gente che non l'ha votato, fossero d'accordo con Trump in questo caso. Deve essere una cosa americana: la libertà prima di tutto -non importa che sia la libertà dei nazi di ottenere il permesso per fare una manifestazioni del genere- ognuno deve poter dire quello che gli pare. Che poi si può anche al limite accettare questa idea, viva la libertà, ma il problema, quello che i bianchi, tante volte anche quelli di sinistra, non riescono ad ammettere, è che non è affatto vera: non avrebbero mai dato il permetto a Black Lives Matters o a un gruppo di musulmani per esempio, di fare una manifestazione di quel tipo, con quelle armi e quelle intenzioni. Ma un sacco di gente qua dice se non avessero fatto la contro-manifestazione non sarebbe successo nulla, se la sono cercata.
Joe ha sentito qualcosa alla radio prima in macchina. Era la radio pubblica, rinomata per la pacatezza e l'equilibrio. In modo molto fermo si affermava che Trump non è capace di accettare le critiche e che se si sente lodato stabilisce alleanze (che siano con Putin o con David Duke, famoso cospiratore, antisemita, suprematista, ecc.) ma se si sente criticato, picchia dieci volte più forte, come lui stesso ha dichiarato. Picchia però per difendere se stesso, non è capace di parlare a nome di un'intera nazione, pensa solo a solo se stesso. Questo dicevano. E che non c'è presidente nella storia moderna che si sia mai comportato in questo modo. Joe ha percepito qualcosa e mi ha fatto delle domande. Prima di rispondere gli ho chiesto di spiegarmi cosa avesse capito (molto poco in realtà) e adesso tocca a me. Mi sono resa subito conto che la questione non era semplice. Se gli dicevo delle manifestazioni di Charlottesville dovevo spiegargli un sacco di altre cose a partire dalla guerra civile, di cui non mi risulta lui abbia nessuna nozione. Così ho preso tempo perché sono discorsi importanti che possono segnarlo profondamente ed è giusto parlarne a ragion veduta, anche con suo padre. Quindi più tardi mi aspetta questo compito ingrato.
E' tutto molto deprimente dal mio punto di vista, soprattutto, devo dire, il silenzio di tanti che conosco. Il silenzio è complice e per questo ferisce, è meschino.
Però c'è una cosa, un'unica cosa che mi é piaciuta molto oggi e mi ha fatto sorridere.
Ieri notte, dopo che Trump ha rafforzato la sua difesa dei suprematisti la città di Baltimora dove c'erano stati dei gravi scontri razziali nel 2015, zitta zitta ha rimosso le statue dei confederati che erano all'origine di tutto quello che è successo a Charlottesville lo scorso fine settimana. Adesso si sta concretizzando ovunque, anche qui a Dallas, questo vecchio dibattito sulla necessità di eliminare finalmente dalle strade quei monumenti che erano stati eretti soprattutto per intimidire i neri durante l'epoca delle leggi Jim Crow e cambiare i nomi a diverse scuole e istituzioni. C'è una parte di me che crede fermamente che nonostante i tempi siano bui, indietro non si torna. Forse in fondo anche questa regressione culturale fa parte del progresso che si è interrotto bruscamente, ma che ci aspetta poco più avanti.

martedì 15 agosto 2017

il vecchio e il nuovo

Più ci penso e più mi pare che l'unica differenza fra il vecchio Ku Klux Klan e quello nuovo sia che i nuovi non si incappucciano, vanno a fare le loro schifezze a volto scoperto. Nonostante i social e la consapevolezza che la loro faccia sarà ovunque nel giro di poche ore, non hanno nessun timore, vanno a testa alta.
Ho sentito che qualcuno è già stato licenziato in tronco dopo Charlottesville. Uno è stato addirittura disconosciuto pubblicamente dai suoi genitori. Ma a loro cosa importa?

giovedì 3 agosto 2017

pro e contro

Un giorno, quando ero in Italia, e' venuta a trovarmi un'amica con tre figli. La sorpresa però è stata che quando e' arrivata i bambini erano quattro. 
- Ho preso in prestito l'amichetta di mia figlia così giocano un po' insieme e la smette di annoiarsi.
Praticamente mi faceva intendere che la mamma dell'altra bambina aveva fatto un enorme favore a lei lasciandogliela portar via per tutto il pomeriggio.
Ecco, qui funziona esattamente al contrario: il favore, enorme, lo fa sempre la persona che lascia il figlio a casa di qualcun altro. E' un favore così enorme che non si chiede praticamente mai, è come chiedere a qualcuno di fare da babysitter gratis. Tante volte, mi è capitato di offrirlo, per lo stesso motivo della mia amica e la risposta e' sempre stata entusiasta, anche se poi raramente si e' concretizzata. 
Ho spiegato alla mia amica che qui e' tutto più complicato in questo senso. Se vuoi che tuo figlio giochi con un bambino della sua classe o un vicino di casa, devi sondare il terreno a voce (capire se i genitori sono dei pazzi e se hanno armi in casa per esempio...), mandare mille messaggi, pianificare un sacco di tempo prima e poi spesso questo agognato incontro non avviene mai. Il modo piú semplice per farli socializzare al di fuori della scuola quando sono piccoli, è iscriverli a qualche attività o andare al parco e vedere cosa succede. 
Una volta un'amica americana mi chiese per favore di far provare a suo figlio che andava alle medie a far da babysitter a Joe. Così un giorno lo lasciai lì giusto per un'oretta, avevo una visita medica: mi toccò pagare il ragazzino su richiesta della madre. 
A me la maggior parte delle volte sembra del tutto ovvio, ma qui il confine fra favore e sfruttamento è labilissimo. Per questo interazioni normalissime come questa anche fra vicini di casa -mi innaffi il giardino, dai da mangiare ai gatti, mi presti un po' di sale...- risultano sempre piuttosto imbarazzanti. Nessuno accetta di essere pagato, ma se non paghi hai paura di rompere le scatole e allora ti arrangi da solo e finisce che con i tuoi vicini non hai molto a che fare e il problema è che cosí viene a mancare non tanto il favore quanto lo scambio sociale. Proprio stamattina, ho accompagnato una vicina di casa all'aeroporto e ha cercato di pagarmi. Ma per la miseria... un favore è un favore, se si paga che favore è?
- Oh no...Ti prego dimmi qualcosa che mi faccia venir voglia di vivere lì!
Mi chiede la mia amica italiana dopo questa spiegazione. 
Beh...in quel momento non mi è venuto in mente nulla. Solo tanta, tantissima, nostalgia del modo di fare italiano.
Poi il giorno dopo avevo bisogno di prendere un treno. La stazione è dietro casa dei miei, faceva caldo e mi sembrava logico andarci in bici, ma mi hanno consigliato di lasciare perdere che rischiavo di non trovare più la bici al ritorno. Se vuoi stare tranquillo c'è un deposito ed e' gratuito, ma devi iscriverti e non vale la pena per usarlo solo una volta. 
Questa forse è una cosa che avrei potuto rispondere alla mia amica: l'idea di non poter lasciare la mia bicicletta due ore legata con la catena per paura che me la rubino mi fa venire voglia di scappare perché è una piccola cosa che racconta una mentalità che mi fa abbastanza schifo. Qui in Texas, al di fuori dei ghetti e poi anche lí non saprei -in fondo è il paese del free refill...- nessuno ti ruba nulla. In tutti questi anni, non è mai successo a me o a nessuno che conosca. Però questo è tutto quello che ho trovato pensandoci. Una serie di comodità e funzionalità che alleggeriscono di molto la vita a discapito della genuinità dei rapporti umani. Meh.

martedì 1 agosto 2017

l'omicidio gay

A Milano ho un amico gay con una figlia e un compagno: fa una vita del tutto normale. Qui, ho un'amica lesbica con due figli e una ex moglie. Anche lei fa una vita normale, solo che per prudenza -dice lei- sul posto di lavoro lascia credere di essere eterosessuale. Ecco questo non mi sembra molto normale.
Quando sono tornata in Italia, e ho visto il mio amico per la prima volta con la sua bambina meravigliosa e il suo bell'innamorato senza paura di dare un bacio o tenersi per mano, sono stata non solo felice per lui, ma anche per l'Italia che evidentemente e' diventata un posto dove la gente può vivere la sua vita senza paura e non solo a Milano, mi ha detto lui.
Poi ieri e' successo l'omicidio gay. Tutti parlano del cosiddetto omicidio gay. Diamine, ma come si fa? E' stato ucciso barbaramente un ragazzo gay, tutto qui. Non e' che quando viene ucciso un eterosessuale si grida all'omicidio eterosessuale.
Qui titoli di questo tipo non ci sarebbero stati, lo escludo. Insomma, i problemi sono tanti e sorprendenti nella loro diversità, ma sono ovunque. La verità è ancora una volta questa.

lunedì 31 luglio 2017

ho detto ma uffa

- Mamma, posso giocare ai videogiochi?
- No.
Dopo qualche minuto.
- Mamma, sai prima quando ti ho chiesto se potevo giocare ai videogiochi?
- Sì.
- Ho detto ma uffa.
- Non avevo sentito.
- Ho detto proprio ma uffa.
- Bene.
- No, e' che volevo proprio dirti che ho detto ma uffa.
- Ah e come mai volevi dirmelo?
- Per farti sapere che non sono d'accordo con niente videogiochi.
E questo e' Joe molto irritato.
#evvivajoe

domenica 30 luglio 2017

le regole della convivenza fra esseri umani

Il viaggio di ritorno dunque è andato male. 
Volete sapere quanto male?
Abbiamo cominciato con un ritardo di un'ora e mezza sul primo volo, però abbiamo anche trovato l'impiegato del check-in più simpatico e gentile che si sia mai visto. Nonostante la coda e la gente di malumore era sorridente e rilassato. Ha anche fatto mettere Joe dietro al bancone per fargli provare l'ebbrezza di premere il pulsante che fa sparire le valigie. Valigie incredibilmente sottopeso, nessun contrattempo. Così abbiamo cominciato la lunghissima attesa dell'imbarco. A un certo punto, ho chiesto a una persona che lavora all'aeroporto se c'era un'area dove far giocare i bambini. Mi ha risposto che secondo lei i bambini possono giocare ovunque, basta che i genitori non li perdano di vista. Senza sarcasmo o antipatia, questa è stata la sua risposta in tutta serietà. Va bene, mica tanto.
Poi si e' verificato il primo problema. Un imprevisto, un bagno troppo lontano, tempi calcolati male nell'emozione degli addii e mi sono ritrovata a correre al gate con l'ansia immotivata di perdere l'aereo che invece avrebbe sommato addirittura un'altra ora e mezza di ritardo all'ora e mezza iniziale. Però tu che ne sai in quel momento, l'emotività fa brutti scherzi. Arriviamo trafelati al terzo controllo passaporti. Suppongo ci siano controlli rinforzati per i passeggeri che si recano negli Stati Uniti, file infinite, e io ho fatto l'errore madornale, evidentemente, di chiedere alla guardia doganale di fare in fretta per favore che siamo in ritardo, viviamo lì e ci hanno gia' controllati, perquisiti e tutto almeno due volte.   
Il tipo non si scompone. Guardi, un minuto in piu' o uno in meno, non cambia nulla.
Non so se avete presente come operano le guardie doganali, sono chiuse dentro a dei gabbiotti di vetro, tipo portinai. Ecco, dal cubo di vetro accanto, un'altra guardia che non c'entra assolutamente nulla con noi, assiste alla scena, smette di controllare i suoi passaporti nonostante le file interminabili e comincia a sbraitare nella mia direzione. Proprio così, sbraita.
Urla parolacce. 
L'unica frase che ricordo con chiarezza perchè l'ha ripetuta diverse volte e' non rompere i coglioni, fai star fermi quei bambini e non rompere i coglioni. Io, come tutti posso anche essere una gran rompicoglioni ogni tanto, ma nessuno me l'ha mai detto. L'ho realizzato in quel momento: nessuno nella vita mi ha mai detto questa frase neanche in un litigio. Che me l'abbia detta una persona in divisa urlando in un aeroporto davanti a centinaia di persone fra cui i miei figli, mi ha abbastanza traumatizzato, devo dire tanto e' vero che sono passati tre giorni e ci sto ancora pensando. 
Woody e' troppo piccolo e sicuramente non ha capito nulla, ma ho avuto paura che Joe si spaventasse. Sentire un omone in uniforme che urla così a tua madre, è angosciante, non è normale. 
Se per caso vi state chiedendo quale sia stata la mia reazione: nessuna. L'unica cosa che stavo pensando in quel momento era raggiungere il mio imbarco. Non oso immaginare cosa mi avrebbe potuto fare passare un tipo del genere, se avessi risposto. I suoi colleghi non hanno battuto ciglio, forse per loro è normale trattare la gente così. La priorità era mettersi al sicuro e tornare a casa. 
Solo una volta seduti in aereo, ho cominciato a pensare a questa cosa. Ripeto, la mia prima preoccupazione era ed è Joe. E' capace, e lo ha fatto mille volte, di non dire nulla al momento e ritirare fuori tutta la storia al prossimo volo o in qualunque altro momento. Spero non succeda, spero non abbia davvero capito. 
Il sentimento che prevale in me, come al solito, è il senso di colpa nei suoi confronti, chevelodicoafare. Avrei dovuto risparmiargli tutto questo o almeno la corsa. Anche se ancora una volta Joe mi ha lasciato senza parole. Ci sediamo in aereo e prima che abbia la possibilità di commentare l'accaduto, mi dice:
- Mamma, grazie che mi hai fatto fare un po' di esercizio prima di stare seduto tante ore nell'aereo.

Magone. Come fa ad avere un animo così gentile? O forse si fida a tal punto di me da pensare che abbia sempre tutto sotto controllo? In entrambi i casi...magone.

Il resto del viaggio, ha continuato a fare schifo, ma niente di interessante, solo altri ritardi, mal d'orecchi lancinanti e turbolenze a più non posso. Il cibo invece era insolitamente buono e fresco. Il personale gentile. Il viaggio di andata era filato liscio come l'olio. Voglio dire, a volte le cose funzionano. E' che c'è sempre il rischio che qualcosa vada terribilmente storto durante questi spostamenti. Tipo ritrovarsi in una situazione kafkiana come questa in balia di un impiegato deficiente che ti prende a parolacce senza motivo. 
Non c'è niente da fare tutto ciò che ha a che vedere con gli aeroporti esula dalle regole della normale convivenza fra esseri umani e per qualche incomprensibile motivo ben pochi ancora oggi se ne stupiscono.

venerdì 28 luglio 2017

quando non sai se divertirti o avere paura

E così siamo a casa. Anche se in realtà eravamo a casa anche in Italia, eh.
Il solito paradosso di noi expat.
Il viaggio e' stato massacrante, uno dei peggiori degli ultimi anni con un sacco di turbolenze e ritardi di ore su entrambi i voli. Durante il primo, mentre facevamo su e giù con le cinture di sicurezza bene allacciate, un paio di bambini sui dieci anni hanno cominciato a ridere come degli assatanati disturbando (me almeno) senz'altro piu' del povero neonato che si era lamentato a lungo durante la notte (o quello che ti fanno credere sia la notte su un volo intercontinentale).
Quando siamo atterrati, Joe mi ha detto che mentre l'aereo si agitava non sapeva se divertirsi o avere paura.
Credo abbia colto per la prima volta la stranezza di questo ritrovarsi sospeso per aria a una velocità folle per interminabili ore e ore.
L'estate scorsa, dopo il viaggio in Italia, ci furono grandi cambiamenti per la famiglia Johnson. Nell'arco di un mese, Joe imparo' ad andare in bicicletta e Woody a camminare.
Quest'anno avevamo scommesso che Woody avrebbe cominciato finalmente a parlare e lo avrebbe fatto in italiano, invece non solo parla piu' o meno come prima, ma ha dimostrato piu' e piu' volte con una certa caparbietà direi, di non avere nessuna intenzione di parlare italiano. Gli chiedo di ripetere ciao dopo di me, fa un gran sorriso furbo dei suoi e dice hi sventolando la manina. Latte! Woody dí latte! e lui ridendo milk! Ho la sensazione che mi aspettino delle grandi sorprese in questo senso. E' interessante perche' tradurre e' molto piu' difficile che ripetere. Joe ha sempre parlato bene entrambe le lingue, ma le traduzioni non erano cosi' immediate. Vedremo cosa ha in serbo per noi questo secondo piccolo pestifero.
L'unica vera novità, quest'anno e' che il nostro Bubu questo mese ha perso completamente l'udito. Niente di drammatico, e' un banale indizio dell'età, ma fa impressione. Quando siamo partiti qualcosa ancora sentiva. Ieri sera invece, siamo entrati in casa e lui non se n'è accorto e ha continuato a dormire. Se non fossi stata avvertita avrei pensato come, già qualche altra volta in precedenza, che fosse morto. Che poi e' sempre la prima cosa che penso in generale. Sono un'ottimista io.
All'alba quando il fuso orario mi ha buttato giù dal letto e per qualche istante non ero ancora completamente sicura di dove fossi e cosa fosse successo, ho aperto il frigo e l'ho trovato quasi vuoto, ma con una fantastica lattina di Dr. Pepper in edizione limitata a togliermi ogni dubbio.
E adesso, vi saluto perché sono curiosa di sapere che tesori é riuscita a infilare questa volta la mia mamma nelle valige.

sabato 15 luglio 2017

chi te lo dice

Una cosa piuttosto interessante quest'anno sono i commenti sul livello linguistico dei miei figli. Il piccolo ha due anni, parla molto poco e sembra predilire l'inglese. E allora​ mi consigliano sempre di non preoccuparmi non so bene di quale delle due cose. Il grande invece ne ha sei di anni e parla un ottimo inglese (superiore, mi dicono, a quello di molti suoi coetanei) e un buon italiano considerando che vive in un altro paese (riesce a esprimere​ le proprie idee, capisce tutto). Ecco, hanno appunti da fare anche su di lui. E però è cantilenante, l'accento è peggiorato rispetto all'anno scorso, parla strano.
Guarda caso tutte le critiche arrivano da quelli che​ non parlano nessuna lingua a parte la propria.

giovedì 13 luglio 2017

le grate alle finestre

Quando vedo le grate alle finestre al quarto piano, mi passa tutta la fantasia di tornare in Italia. D'altra parte noi possiamo permetterci di lasciare le porte aperte perché chi entrerebbe a rubare sapendo di potersi beccare una pallottola o fare chissà quanti anni di prigione?
Il paese perfetto non esiste, certo si vive meglio con le porte aperte che con le grate alle finestre.

lunedì 10 luglio 2017

l'umanità

Un paio di fatterelli. Stamattina arriva mio cognato e racconta di essere preoccupato per il barbone sotto casa sua. Gli sembrava non stesse bene, poi l'ha rivisto prima di uscire e ha avuto l'impressione che si fosse un po' ripreso. Avrebbe dovuto chiedere se aveva bisogno di qualcosa? Portargli da mangiare o da bere con questo caldo? Era preoccupato insomma.
Questo pomeriggio ho rivisto l'amico psicologo ed è sempre un evento, ma questa volta di più perché ho conosciuto la sua bambina. Insieme abbiamo visitato un'altra perla artistica della provincia di Milano. L'arte è ovunque sul serio in Italia, questo paese è un pozzo senza fine di cose belle.
Stasera, sull'onda della nostalgia, ho guardato il mio primo film di Fantozzi e ho riso, ma ho anche capito perché non avevo mai visto un film di Fantozzi.
Prima di salire da mia sorella, ho visto il barbone di cui parlava mio cognato o per lo meno ho immaginato fosse lui visto che di barboni qua in giro non ce ne sono molti. Non sembrava morto, se ne stava lì. Non mi sono fermata. Dopo il film, però mentre tornavo a casa l'ho visto di nuovo. Un uomo che mi è sembrato piuttosto giovane, aveva acceso le quattro frecce ed era sceso a parlare con lui. Dato che ero in bicicletta ho potuto sentire abbastanza da capire che il barbone gli stava raccontando qualcosa della sua vita.
Un tale si ferma senza paura a ascoltare le storie di un barbone a mezzanotte in una stradina deserta d'estate.
E così me ne vado a dormire pensando all'umanità che trovo qui e che "dall'altra parte" non vedo molto ultimamente.
L'umanità, quella cosa che uno tende a pensare che sia ovunque e in effetti è così, ma mi sembra che "di là" tutti abbiano paura di tutti ormai, qui invece ancora si fa uno sforzo per venirsi incontro e parlarsi.
In Italia l'umanità nel bene e nel male la vedi e la senti. Mi mancherà proprio questa cosa qui più di tutto.

venerdì 7 luglio 2017

cancellare i ricordi

L'anno scorso ho mandato Joe a un campo estivo qui vicino. Non è andata bene. Le sue maestre avevano un senso dell'umorismo molto italiano, se così si può dire, che lui non capiva minimamente. Mi viene in mente quando si fece male e loro, dopo essersi appurate che non si fosse fatto nulla di grave, cominciarono a prenderlo in giro per "fargli tornare il buon umore". Non funzionò. È che le maestre americane non manifestano nessun senso dell'umorismo, si comportano sempre come se ti credessero anche quando non sono convinte e di solito si limitano a aiutarti. Ci furono molti molti episodi sgradevoli. Una volta, gli assegnarono il premio "Pisolo". Lui tornò a casa tutto orgoglioso con la sua coccarda senza capire che si trattava di un altro scherzo dovuto al fatto che i primi giorni aveva ancora un po' di fuso orario e tendeva ad addormentarsi ovunque. Alla fine, il campo estivo era diventato un dramma e non ce lo mandai più.
Immaginate la mia sorpresa quando lui, arrivati qui quest'anno, mi ha chiesto esplicitamente di tornare nello stesso campo estivo.
Pare che non si ricordi nulla di negativo, -assolutamente nulla è stranissimo- anzi al contrario ha idealizzato tutto.
Ieri ha cominciato ed è andata molto bene. Lui è contento e le maestre probabilmente hanno capito meglio la situazione perché poi l'anno scorso ci fu un lungo e interessantissimo chiarimento fra noi.
Insomma non capisco, non capisco come Joe abbia cancellato tutti i brutti ricordi così, ma se è contento lui, sono contenta anch'io.

mercoledì 5 luglio 2017

il sorriso

Parliamo del sorriso.
Credo non ci siano dubbi: gli americani sorridono più degli italiani, forse più di tutti. In un paese con tale misto di lingue e colori il sorriso è uno strumento indispensabile, è immediato e universale, dice a tutti "sei il benvenuto, stai tranquillo".
È altrettanto assodato che però il sorriso degli americani non sia automaticamente un segno di amicizia e che a volte ci dia l'impressione di essere costruito e ipocrita. Loro sorridono sempre ma in fondo sono spesso molto chiusi verso i rapporti umani.
Però c'è un però.
Qualunque sia il motivo per cui gli americani culturalmente sorridano di continuo, è una di quelle cose di cui mai mi lamenterei e che mi mancano quando sono via.

giovedì 29 giugno 2017

fin qui

Fin qui. Ieri sera un mio amico carissimo ha detto passo a farti un saluto dopo cena. Ingenuamente immaginavo un saluto all'americana. Sono tornata a casa a mezzanotte passata, in realtà non so nemmeno che ore fossero. Parlavamo parlavamo... e la piazza era piena di gente, i bambini che giocavano a calcio alle dieci, gli amici che parlavano ad alta voce... e non mi sembrava vero di essere qui. Come al solito ho passato la notte in bianco con il fuso orario. Mi sono svegliata all'una del pomeriggio con la voce della dirimpettaia che gridava "Buon compleanno Emanuela!" dalla finestra. Poi ho sentito "Ah no, non era oggi, salutamela, vado a farmi una doccia". Adesso sto finalmente svuotando le valigie. Sento Joe e Woody ridere come dei matti di sotto con le nonne e la zia.
E sono così felice di essere qui.
🇮🇹