martedì 17 aprile 2018

tanto tempo fa e ancora oggi



Stamattina mentre accompagnavo Joe a scuola, la radio dava la notizia che due uomini di colore, ieri, sono stati arrestati da Starbucks perché secondo il barista erano stati seduti al tavolo troppo tempo senza comprare nulla.
La sua reazione:

- Ma come? Queste non sono cose che succedevano tanto tanto tempo fa?

Stasera invece del Grande Libro dei Peanuts che adora e che gli sto leggendo da qualche settimana, senza dire niente, è andato a prendersi la storia di Rosa Parks che rifiutandosi di cedere il posto a un bianco, innescò il boicottaggio degli autobus di Montgomery che fu fondamentale nello sviluppo del Movimento per i Diritti Civili. 
Di solito leggo io la sera, questa volta invece ha voluto fare da sè anche se era un libro molto lungo. Mi fa piacere che la piccolissima conversazione di stamattina abbia scaturito altre riflessioni e che in completa autonomia, abbia deciso di approfondirle andandosi a studiare la storia. Il mio piccolo Joe sta crescendo. 

domenica 15 aprile 2018

le amicizie (dis)interessate

Non è un segreto che ancora oggi, dopo tutti questi anni, abbia difficoltà a costruire amicizie importanti qui in Texas, ma ultimamente mi sono resa conto di una cosa piuttosto deprimente. 
Ogni volta che qualcuno si comporta nei miei confronti esattamente come faccio io, cioè in modo gentile e premuroso, viene fuori che vuole vendermi qualcosa.
Vuoi venire a questa festa a casa mia? E si scopre che alla cosiddetta festa, c'è una vendita di qualcosa. Andiamo a fare una passeggiata? E per tutto il tempo mi parla di quanto sia fantastica la sua vita ora che usa questi prodotti che cerca di vedermi o addirittura di farmi vendere. Che pelle meravigliosa che hai, sei sempre così curata...e vuole rifilarmi qualche crema o qualche trucco. Vedo che avete l'orto... guarda io uso queste capsule che ne prendi una sola e hai tutte le vitamine del mondo senza nessuna fatica.
Ecco. Ogni volta. Potrei andare avanti due ore con tutti gli esempi che ho. Non la prendo sul personale, figuriamoci, non credo sia un problema legato a me in particolare. Mi limito a osservare il fenomeno, chiamiamolo così. 
Le persone (le nuove conoscenze intendo) che si impegnano veramente per vedermi o per passare del tempo insieme o che chiamano, hanno inevitabilmente qualche interesse di questo tipo e io -non fraintendetemi- apprezzo molto chi si impegna nel suo lavoro, davvero, ma forse bisognerebbe mettere dei limiti, dividere gli affari dall'amicizia. 
Tanto un amico sa che lavoro fai, se è interessato ai tuoi prodotti, viene lui da te, no?
Dopo l'ennesimo episodio di questo tipo, pochi giorni fa, pensavo... forse è anche per questo che faccio fatica a fare amicizie significative. 
Forse la gente qui è abituata al fatto che una persona disponibile e cordiale in realtà stia cercando di vendere qualcosa, che abbia un interesse nascosto. 
A voi succede? In Italia com'è?

martedì 10 aprile 2018

indovina chi

Stavo per attraversare un ponticello al parco, ma mi sono fermata per aspettare che passasse una persona con un grosso cane. Quando ci incrociamo all'imbocco del ponticello, questa persona si scusa in maniera profusa per avermi rallentato, ma non è mica colpa sua, è il ponte che è troppo stretto o il cane che è enorme. 
Indica il seggiolino vuoto di Woody e osserva con un pizzico di frenesia nella voce:
- Wow, una volta ho visto uno di quelli in un film!
Penso... siamo alle solite. I texani sembra sempre che non abbiano mai visto una bicicletta. Abbozzo e faccio per tirare avanti.
Poi questa persona con due occhi verdi, due occhi trasparenti, larghi, come in quella vecchia canzone di De André, cambia improvvisamente espressione. Si ferma, mi guarda con intensità e aggiunge:
- You look like you have a beautiful story. Hai l'aspetto di qualcuno con una bellissima storia.
Non so che dire... Grazie? Sorrido e abbasso gli occhi in imbarazzo pensando...ma che dice? Che aspetto ho?
Ma non ha finito. Fa una pausa abbastanza lunga e poi continua:
- You have a beautiful soul. Hai una bella anima.
Grazie, buona passeggiata. Arrivederci. Devo aver risposto qualcosa del genere mentre questa persona, continuando a guardarmi fisso con quegli occhioni di vetro, dichiara:
- You made my day. Hai dato un senso alla mia giornata.
Basta. Finisce così. Mi guardo intorno. Non c'è nessuno. Intorno è così. 


Per un attimo mi chiedo se sia successo davvero. 
Ma chi era? Cioè secondo voi chi era? Uomo, donna, giovane, vecchio? 
La storia cambia completamente a seconda di chi sia il personaggio principale. 

domenica 8 aprile 2018

i pregiudizi uccidono

Non so se avete mai visto il film dell'orrore Get Out, è molto bello, parla del razzismo di persone all'apparenza insospettabili. Ecco la storia vera che sto per raccontarvi molto brevemente, me lo ha ricordato molto.

C'è una coppia di donne bianche di sinistra, rispettabilissime, che adotta sei bambini neri. I bambini subiscono nel corso degli anni abusi gravi. Una volta, nel 2011, una maestra si accorge che una delle figlie aveva subito percosse e una delle madri viene condannata per questo. Una condanna decisamente blanda. Non fa nemmeno un giorno di prigione, anzi le si accorda il permesso di trasferirsi in un altro stato e di non mandare più i figli a scuola, di poterli cioè istruire a casa, come si usa molto qui negli Stati Uniti. Gli abusi così sono continuati nell'isolamento più totale, proprio come in un film dell'orrore. I bambini hanno cominciato a chiedere aiuto ai vicini. Le madri gli rifiutavano il cibo, avevano fame. Una volta una di loro si presenta alla porta dei vicini con due denti spaccati da una madre, chiede aiuto. I vicini pensano mmm ... strano e tornano alle loro cose. Nel 2014, diventa virale questa bellissima immagine di uno dei sei bambini, Devonte, che abbraccia un poliziotto durante una manifestazione di Black Lives Matter.


Un'immagine che spezza il cuore ancora di più alla luce di quello che sappiamo oggi, forse un'estrema richiesta di aiuto, chissà. 
Abusi terribili perpetrati nell'indifferenza delle istituzioni per molti anni. Così un giorno, il mese scorso, le due signore -pazze, criminali o più probabilmente entrambe le cose- hanno preso i bambini, li hanno messi in macchina e si sono buttate insieme a loro da una scogliera della California. 
Ora. Considerate che i genitori di colore qui vengono costantemente criminalizzati. Viene segnalato se le donne incinte fumano o se non si presentano alle visite di controllo, viene segnalato se i figli vengono lasciati soli anche per pochi minuti o se non sono in grado di pagare l'affitto. Spesso queste persone finiscono in galera o perdono la custodia dei figli a causa di questo tipo di segnalazioni e i figli entrano nel famigerato sistema dell'affido.
La disparità di trattamento è palese. 
Questa coppia invece é stata difesa e lodata e giustificata fino all'evidenza dei crimini che aveva commesso. 

Persone come loro salvano, non uccidono. E i bambini, si sa, esagerano. Maledetti pregiudizi.

Qualcuno mi dice che qui non si sentono le parolacce che si sentono in Italia contro gli extracomunitari, che qui è meglio. Forse è vero che si dicono meno parolacce o forse semplicemente é che si trovano formule un minimo più elaborate per affermare concetti analoghi. Fatto sta che, non so in Italia, ma qui esiste certamente qualcosa di più terrificante di quel tipo di razzismo lì: il razzismo istituzionalizzato. 
Quello della polizia che spara all'uomo nero, quello dei servizi sociali che non credono alle vittime, quello della scuola che punisce gli studenti di colore più dei bianchi, quello delle banche che rifiutano mutui a parità di reddito. 
Non so come se ne possa uscire, le disparità sono talmente radicate che sembra impossibile che qualcuno riesca a estirparle. 
E infatti succedono queste tragedie immani. Poveri bambini.

di laurie anderson e della felicità dopo la catastrofe

Qualche giorno fa ho ascoltato Laurie Anderson raccontare di quando l'uragano Sandy, nel 2012, ha inondato la casa che condivideva con Lou Reed e ha distrutto tutto il loro archivio. Non riesco a smettere di pensarci. Una donna così intelligente e affascinante, di quelle poche che ti incantano con la voce e l'intelligenza.
Diceva che chiaramente sul momento ha vissuto questa cosa che le è capitata come una tragedia, però poi questo grosso incidente di percorso le ha dato la possibilità di arrivare a tutta una serie di realizzazioni che le hanno permesso di raggiungere una serenità e delle consapevolezze nuove.
La prima è stata Ehi! Non dovrò mai più mettere a posto lo scantinato in vita mia! Perché una donna intelligente non può che essere dotata anche di una notevole autoironia.
Poi si è detta...cosa me ne facevo, alla fine, di uno scantinato pieno zeppo di cose che non sarei mai andata a rivedere?
Ha realizzato che queste cose paradossalmente hanno acquisito valore proprio nel momento in cui sono andate perdute.
Questo evento imprevisto, questa catastrofe naturale, le ha dato la possibilità di meditare per la prima volta forse, su degli oggetti che aveva conservato con cura per tutta la sua vita, ma che oramai non facevano più parte del suo quotidiano. Nel caos generale di quell'archivio, non si era mai probabilmente fermata a ragionare su quello che era davvero importante per lei. E' così facile perdere di vista quello che è importante. Ed è vero, adesso quegli oggetti non ci sono più fisicamente, ma sono presenti nei suoi pensieri, prima esistevano fisicamente sì, ma era come se non ci fossero in un certo senso.
Un oggetto importante per te ha più senso che esista nella tua mente che nella polvere di un vecchio archivio, no?
La vita però è una gran carogna a volte e in quello stesso periodo, nel giro di pochissimo tempo, Laurie ha perso anche il suo cane adorato, sua madre e il compagno di una vita, Lou Reed. Ci pensate?
Il dolore.
La cosa incredibile è che lei non è rimasta schiacciata da tutti questi lutti, al contrario è come rinata e anche la sua produzione artistica è riesplosa in questi ultimi anni.
Tutto questo dolore l'ha come catapultata, dice, in una sorta di strano stato di felicità. Ha imparato a essere felice di eventi infelici, ha imparato ad abbracciare la tristezza invece di cercare di cacciarla via.
Ha guardato in faccia e con immensa serietà il fatto che la persona con cui ha vissuto e dormito e mangiato e parlato ogni singolo giorno per più di vent'anni non c'è più e si è sentita di fronte a una scelta, vivere o morire. Così ha deciso di raccogliere dentro di sè tutto quello che ha perso, ma che - ed è la cosa fondamentale qui- ha avuto la fortuna infinita di avere, e trasformarlo in felicità.
Perché nonostante tutto si può scegliere di essere felici, conclude.

[Se ve la cavate con l'inglese, potete ascoltare direttamente lei qui, sono solo dieci minuti]

martedì 3 aprile 2018

così stanno le cose

E' arrivata la primavera e io e Joe abbiamo cominciato ad andare a scuola in bici. Vedo tanti bambini andare a scuola in bici qui, ma nessun adulto. Evidentemente questo fatto ha mandato in crisi la guardia pedonale di cui già vi avevo raccontato una volta quando pensavo ingenuamente fosse un volontario lì per aiutare il prossimo in maniera disinteressata. Secondo lui dovremmo usare il marciapiede come tutti gli altri e aspettare di fronte alla scuola che lui ci faccia attraversare. E non è stato pacifico, diciamo così, nel comunicare le sue intenzioni. Il primo giorno ci ha sbraitato contro come impazzito. E' per la vostra sicurezza, voi siete sotto la mia responsabilità, non posso permettere che vi succeda qualcosa di male, si è sgolato. Gli dico che apprezzo la serietà con cui affronta il suo lavoro -un lavoro piuttosto superfluo dato che ben pochi si muovono a piedi qui e le auto vanno a passo d'uomo intorno alle scuole- ma che io sul marciapiede in bici non ci vado. Mi dice, anzi mi urla, vai pure a chiedere alla polizia se non mi credi! Toh guarda, c'era un poliziotto proprio lí dietro l'angolo. Mi reco dal poliziotto, gli spiego brevemente l'accaduto dato che si sta facendo tardi e mi dice che il signore deve essere un po' confuso e di non preoccuparmi che dopo ci va lui a spiegargli il codice stradale. Non so cosa sia successo di preciso, ma uscendo dalla scuola, ho visto la guardia pedonale che si agitava e gesticolava contro il poliziotto e poi il poliziotto che ha girato le spalle e se ne è andato.
Non ho mai assistito a una scena simile, soprattutto non ho mai in vita mia visto qualcuno rivolgersi a un pubblico ufficiale in quel modo, nemmeno al controllore del treno figuriamoci a un energumeno come quello, alto due metri e armato fino ai denti.
La mattina seguente si ripete la stessa scena, noi che cerchiamo di raggiungere la scuola in bici e lui che ci urla dietro.
- Vai pure a chiedere alla polizia se non mi credi!
Sbraita come se non ci fossimo mai incontrati prima. Gli rispondo che l'ho fatto e che il poliziotto ha detto sia a me che a lui che io ho ragione e lui torto.
- Non mi importa cosa dice quell'uomo!
- Quell'uomo è un poliziotto.
- Non è un poliziotto! Non mi importa chi sia, se vi succede qualcosa io sono responsabile!
Un pazzo? Non lo so, un personaggio molto bizzarro di sicuro.
Per me questo è uno dei tanti emblemi del white privilege. L'uomo bianco adulto che può fare tutto quello che gli pare senza conseguenze. Ogni tanto al posto suo, c'è una guardia di colore. Sono pronta a scommettere che non si rivolgerebbe mai a un poliziotto in quel modo.
Proprio pochi giorni fa un ragazzo di colore in California, padre di due bambini, è stato ucciso con 20 colpi di pistola VENTI mentre si trovava nel giardino di sua nonna a far niente. I poliziotti sono passati di là, si sono sognati che avesse una pistola, mentre in realtà aveva solo un cellulare in mano e lo hanno massacrato (leggete qui la notizia). Io che sono una donna e sono bianca e non ho mai fatto nulla di illegale, ero in soggezione davanti a quel poliziotto, il vecchio bianco tranquillissimo.
Riassumendo. Se un vecchio bianco inveisce contro un pubblico ufficiale, il pubblico ufficiale gira i tacchi e lo lascia cuocere nel suo brodo. Se un ragazzo nero, spippola sul cellulare nel giardino di sua nonna, il poliziotto dice di sentirsi intimidito dalla sua presenza e lo uccide quasi certamente senza conseguenze.
Così stanno le cose.

lunedì 2 aprile 2018

la nostra pasqua tex-italiana - riassunto

La sera prima di Pasqua, da qualche anno, facciamo la caccia all'uovo che brilla al buio. Non è una tradizione americana, è una cosa che faccio io perché mi diverto come una pazza. 

La mattina seguente, Joe si è svegliato e ha cominciato a chiedermi a che ora arriva il coniglietto. Cosa dovevo rispondere? Non è la mia materia, chiedi a tuo padre, no? Pensavo avessimo un tacito accordo: il coniglietto di Pasqua ovviamente non esiste, infatti non ne abbiamo mai parlato. In quel momento ha chiamato sua nonna americana e gli ha detto: 
- Che belle quelle uova fosforescenti, sicuramente le avrà portate un coniglietto molto speciale!
- Scusa nonna, ma quelle uova le hanno portate i miei genitori. Il coniglietto non è ancora arrivato.
Panico. 

Quando hai decisamente troppe tradizioni e non sai più cosa devi fare.

Vabbè, cominciamo a videochiamare i nonni italiani e ad aprire le uova italiane. Poi si vedrà. Il cioccolato extrafondente, come tutti sanno facilita la chiarezza mentale.
Dopo aver aperto le uova italiane, sono arrivati i nostri amici e seguendo alla lettera le tradizioni americane abbiamo non solo fatto la caccia all'uovo, ma anche decorato le uova sode. Il fatto è che sono avanzati dei colori bellissimi e siccome la casa non era sufficientemente sottosopra, ho proposto ai nostri ospiti di aggiungere il bicarbonato al composto colorato a base di aceto per fare un po' di esplosioni. Niente, erano tutti troppo sazi e troppo stanchi. L'unico a darmi corda è stato Woody. Così dopo che gli ospiti sono andati via, ci siamo lanciati nell'esperimento scientifico. Joe è stato scongiurato di partecipare. A lui non interessava, l'aveva già fatto mille volte questo esperimento e che sarà mai. 
Quello che salta esaltato nel video chiaramente è lui.


Quando arriva l'ora di andare a letto, Woody non ne vuole sapere, è ancora esaltato dalla giornata intensa che abbiamo avuto. Inventa qualunque scusa.
- Woody basta, adesso devi dormire.
- I want to wake up - comincia a ripetere lui con una certa creatività, voglio svegliarmi. 
- Woody non puoi svegliarti se sei già sveglio.
Interviene Joe:
- A meno che lui stia dormendo e noi facciamo parte del suo sogno...

mercoledì 28 marzo 2018

non come una volta

Come insegnante per anni ho dovuto ascoltare altri insegnanti lamentarsi degli studenti.
Non hanno più rispetto, sono maleducati, ignoranti, presuntuosi, non come una volta.
Per anni ho risposto a quegli insegnanti che non ero d'accordo e che i bambini e i ragazzi sono sempre gli stessi.
Se mi sono scandalizzata di qualcosa a scuola è stato del livello infimo di alcuni insegnanti. Spesso erano gli stessi che si lamentavano del livello infimo dei ragazzi.
Adesso, almeno qui negli US, siamo arrivati a un punto di svolta in cui c'è una classe politica al potere immorale e di un'ignoranza spaventosa che di quell'ignoranza si fa perfino vanto. C'è un presidente con un vocabolario da scuola elementare che dice le parolacce e forse non sa nemmeno leggere. La Casa Bianca più e più volte ha fatto circolare comunicati pieni di errori grammaticali. Questo sì, per me significa non avere rispetto.
I cosiddetti ribelli invece, i leader delle proteste studentesche, sono ragazzi modello. Con compostezza e educazione chiedono agli adulti di tornare in sè e non comportarsi come ragazzini fuori controllo. Si vede che sono stati attenti in classe. Sanno parlare in pubblico, sanno gestire le proprie emozioni, sanno dibattere, sostenere le proprie argomentazioni citando dati e fonti non urlando o insultando.
Insomma, evidentemente ribellarsi ora come ora, significa studiare, impegnarsi e lavorare duro, ma è bello pensare che fra qualche anno, se tutto va com'è giusto che sia, si tornerà a un minimo di buon senso.

lunedì 26 marzo 2018

quando non ci sono argomenti

La cosa che mi fa impressione più di tutto di queste proteste studentesche americane - le più imponenti, si dice, dai tempi del Vietnam - è la crudeltà degli attacchi diretti ai leader del movimento. Non ho mai visto una cosa simile in Italia. Il giorno dopo la strage del liceo della Florida in cui sono state uccise 17 persone fra studenti e insegnanti, i superstiti, e parliamo degli adolescenti non degli adulti, sono stati accusati di non essere superstiti veri, ma attori pagati dalla sinistra (crisis actors) per togliere le armi ai cittadini onesti.
E quello non era che l'inizio.
L'NRA (National Rifle Association) ha risposto alla marcia di sabato dicendo che è tutto un complotto dei miliardari di Hollywood che si approfittano di questi ragazzini per distruggere il secondo emendamento e impedirci di proteggere noi stessi e le persone che amiamo. C'è chi ha sostenuto che se questi ragazzi avessero voluto davvero migliorare le cose avrebbero fatto un bel corso di primo soccorso invece di marciare. Provate a chiedere a un medico cosa fa un corso di pronto soccorso a una ferita da arma da fuoco. Ci sono state contro manifestazioni a favore delle armi in cui questi ragazzi venivano sbeffeggiati semplicemente per la loro età. Fino a ieri vi mangiavate le pastiglie della lavastoviglie e adesso venite a dire a noi come vivere. Sono stati fatti fotomontaggi, fabbricate notizie false. Emma Gonzalez è stata chiamata "lesbica skinhead" da un candidato repubblicano. 
Adulti a corto di argomenti a cui resta solo l'insulto personale e il cyberbullismo nei confronti di adolescenti traumatizzati e in lutto. 
Quello che bisogna capire in maniera molto chiara è che c'è un sacco di gente qui che nutre puro odio per questi ragazzini che hanno l'ardire non solo di essere sopravvissuti, ma anche di avere un'opinione propria sulla possibilità di essere vittime di una futura ipotetica sparatoria. 
Non è pazzesco? 
Nel frattempo, nessuno se n'è accorto, ma c'è stato un altro school shooting in Maryland. Due vittime non fanno notizia.
Il mistero vero per me è come questa società malata abbia potuto produrre una generazione di menti brillanti ed eroiche come questa.

domenica 25 marzo 2018

in marcia per le nostre vite

Ieri sera ascoltavo da sola i vari interventi dei ragazzi alla manifestazione contro le armi e piangevo. 
Emma Gonzalez ha brevemente ricordato i 17 compagni che sono stati uccisi e poi è rimasta lì sul podio in silenzio con il viso fiero, segnato dalle lacrime copiose per circa sei minuti, giusto il tempo che ha impiegato l'assassino a prendersi tutte quelle vite e a uscire indenne dalla scuola. 
Possiamo dire solo grazie a questi ragazzi coraggiosi che invece di chiudersi nelle camerette a piangere, come sarebbe normalissimo e giusto che facessero, stanno mettendo se stessi al secondo posto nel tentativo disperato di cambiare le cose per tutti noi adulti che non siamo stati capaci di proteggerli e anche per i nostri figli.

sabato 24 marzo 2018

di bastoncini e serpenti

Ieri sera vado a fare una passeggiata a piedi con una mia amica. Tra le chiacchiere sono passate un paio d'ore e si è fatto buio. Le strade del nostro quartiere non sono molto illuminate però l'ho visto. Le dico "Fermati! C'è un serpente davanti a noi". E niente lui era lì, in mezzo al marciapiede con la testina su tipo cobra che si prepara all'attacco. L'avremmo schiacciato. Forse non fa ancora abbastanza caldo perché sia pienamente attivo, non si muoveva lui, stava lì. Forse era appena uscito dall'uovo, era lungo lungo e stretto stretto. Ma che ne so io di serpenti, sono di Milano io.
La mia amica è rimasta colpita dalla mia vista da aquila e dai miei riflessi da ninja.
Lei non sa che sono anni che prendo bastoncini per serpenti.

venerdì 23 marzo 2018

per niente impressionato

Alla mostra su Ron Mueck in un celebre museo di Fort Worth, in mezzo allo stupore generale per la perfezione delle sculture, un'operatrice museale si avvicina a Joe con un gran sorriso e gli chiede un'opinione. 
- Allora, cosa ne dici bel bambino?
Il famoso storico dell'arte di sette anni, risponde con assoluta serietà e una certa aria di sufficienza:
- Non sono impressionato.

E se ne va lasciandola lì con un palmo di naso.



Joe non è uno che si preoccupi particolarmente di quello che pensa la gente, ma quel giorno era davvero di cattivo umore. Avrebbe preferito andare al museo della scienza invece che a vedere l'ennesima mostra d'arte. All'ingresso del museo, però gli era stato dato un piccolo taccuino con una matita. Tornati a casa, ho dato un'occhiata a quel taccuino e ho capito che non era del tutto vero che non era rimasto impressionato...






Qualche giorno dopo mi ha contattato perfino il museo stesso per avere il permesso di condividere questa piccola storia. Che dire? Evviva il nostro Joe che non ha nessuna idea di tutto questo, ma che ci riserva sempre mille sorprese.

mercoledì 21 marzo 2018

la giornata mondiale della Sindrome di Down

Oggi è la giornata mondiale della Sindrome di Down e vorrei condividere con voi qualche pensiero a riguardo.
Alle elementari, nella mia classe c'era uno di questi meravigliosi bambini dal cromosoma in più. Non so dire se la sua sindrome fosse particolarmente leggera, ne dubito, o se le maestre fossero brave a farci pensare a lui semplicemente come a uno di noi. Certo, aveva la maestra di sostegno e un altro paio di cosine - i bambini le differenze le notano tutte, non credete a chi vi dice il contrario- ma per il resto era uno di noi. Sono cresciuta pensando a lui come a uno qualsiasi dei miei compagni di scuola e lo ricordo ancora, come del resto tutti gli altri, con grande affetto.
Questo è il motivo per cui quando sono diventata amica di una persona che ha un figlio più o meno dell'età di Joe con questa sindrome, ho subito proposto, come avrei fatto con qualunque altro figlio di amici, che venisse a casa a giocare qualche volta. Mi sembrava un'ottima idea, per lui, per Joe e anche per la mia amica che poteva riposarsi un po'. Ecco, ci sono voluti diversi anni prima che questo invito venisse accettato. E io per tantissimo tempo non capivo. Ma come? Anche lei è completamente sola, con la famiglia lontana...le offro una mano e mi tiene a distanza?
Poi in realtà, quando questo invito è stato accettato, ho capito. Non c'è niente che faccia più paura a un genitore che il proprio figlio possa non essere trattato con affetto e sicuramente per qualcuno è difficile dimostrare affetto sotto determinate circostanze. C'é chi vuole bandire tutti i bambini dai ristoranti e dagli aerei, figuriamoci come possono reagire di fronte a quelli che hanno abitualmente dei comportamenti più imprevedibili degli altri, quelli che quando ne combinano una, non fanno tenerezza ma provocano disagio vero.
Insomma, questo post è per dire...pensiamoci a queste cose, a come si sente quel bambino, ragazzo o adulto (tutti noi ne conosciamo o ne conosceremo almeno uno) e a come si sentono i suoi genitori, i suoi fratelli e le sue sorelle, se ce li ha.
Possiamo raccontarci tante favole, ma la realtà è che ci sono delle difficoltà oggettive. Ci sono anche delle difficoltà che potrebbero non esserci però.
Non ci vuole molto in fondo. Insegnamo ai nostri figli o ai nostri studenti se ne abbiamo, a guardare gli altri con gentilezza. Fermiamoci un attimo a farli riflettere su come si sentono loro, è fondamentale, e anche su come si sentono gli altri. E facciamoli questi inviti. Le feste di compleanno, la partitella a calcetto, i boy scout...si può fare tutto tutti insieme e meglio e imparando tutti di più. E per finire, non diciamo la prima cosa che ci viene in mente, ma riflettiamo un po' di più prima di parlare o di giudicare perché la maggior parte delle volte siamo proprio noi adulti, anche in buonissima fede, a essere i più insensibili di tutti.

martedì 20 marzo 2018

non si può tornare indietro nel tempo. o sì?

Chiedo a Woody di passare una bottiglia d'acqua a Joe. Tutto normale, no? Non esattamente. 
Parte un urlo disperato, pianti, lamenti. Sussurri e grida, per fare una citazione colta. Diciamo che gliel'ha passata quella bottiglia, ma in maniera leggermente accelerata. Per un attimo, mi domando cosa fare, sono bloccata nel traffico e non posso girarmi per valutare i danni. 
- Stai sanguinando Joe?
No, non c'è sangue e presto il mio tutto sommato affidabile istinto materno, mi consiglia di concentrarmi sulla guida.
Cerchiamo di parlarne però, mentre il povero Joe ancora piange a dirotto. Mi si spezza un po' il cuore ogni volta che succede perché non piange mai lui, deve avergli fatto proprio male quella bottigliata...
- Joe, tuo fratello a volte è un po' istintivo. Non pensa bene alle conseguenze di quello che fa, devi capire che alla sua età può succedere. Lui non sa spiegarsi, ma sono sicura che adesso sa che ha sbagliato e se potesse tornare indietro te la passerebbe la bottiglia invece di lanciartela in testa. Purtroppo però non si può tornare indietro nel tempo...
Joe tira su col naso e fra le lacrime e i singhiozzi, mi interrompe immediatamente:
- Beh tecnicamente è possibile viaggiare nel tempo, bisogna solo avvicinarsi il più possibile alla velocità della luce.

lunedì 19 marzo 2018

di ciucci e di brividi

Questa mattina ho detto a Woody che i suoi ciucci erano rotti. Era una bugia, ma lui si fida così tanto della sottoscritta che ha concordato. Così, anche se i ciucci non sono rotti, li ha buttati nella spazzatura.
In quel momento, un brivido mi è corso lungo la schiena, quel brivido da giocatore d'azzardo che potrebbe essersi appena giocato tutto.
Prima di andare a fare il suo pisolino pomeridiano, Woody ha dato un'occhiata nella spazzatura. Li ha visti, mi ha guardato. Ricordati, sono rotti ormai. Ha sospirato, ha richiuso e se n'è andato a dormire.
Tutto tace. Penso proprio che questa sia la volta buona. Addio ciucci. La gente fa sempre quei discorsi catastrofici sui ciucci, ma in tutta sincerità non ho mai capito il perché. Noi li abbiamo usati, e tanto, finché servivano e poi li abbiamo gioiosamente messi da parte, senza nessun trauma.
Non penso Woody avrà grandi problemi, del resto è dall'anno scorso che già non lo usa a scuola.
Joe, a suo tempo, li mise in una busta sagomata con tanto di francobolli finti e li spedì con grande orgoglio ai "bambini piccoli". Anche lì, brivido lungo la schiena e poi niente, mai più nominati.
Sapete che vi dico? Mi sa tanto che questo brivido ricorrente non ha niente a che vedere con i ciucci. Questo brivido che torna è la paura fortissima e la meraviglia altrettanto potente di vederli sempre più indipendenti, sempre più protesi verso il mondo e lontani da me, com'è giusto che sia.