lunedì 17 settembre 2018

la corte suprema e le donne

La Corte Suprema è il tribunale più importante degli Stati Uniti ed è composta da nove giudici con mandato a vita. Anthony Kennedy, uno dei giudici, molto misteriosamente (pare che il figlio sia coinvolto nell'indagine sulle interferenze russe nelle elezioni americane) prima dell'estate all'improvviso si è dimesso e adesso c'è un posto vacante. Il presidente ha il diritto di nominare un candidato che poi viene interrogato ed eventualmente confermato dal Senato. Trump ha scelto il giudice Kavanough che aveva fatto parte del team di Kenneth Starr ai tempi del tentativo di impeachment di Bill Clinton. Qualche anno fa però Kavanough, in modo molto conveniente per Trump, ha cambiato idea e ha scritto che un presidente non dovrebbe mai e poi mai essere indagato. E' da molti giorni che viene interrogato, qui non si parla d'altro. La sua nomina veniva data quasi per certa data la maggioranza di voti repubblicani. A sorpresa però, la settimana scorsa, si è fatta avanti una donna che ha voluto rimanere anonima dicendo di aver subito un tentativo di stupro da parte sua ai tempi del liceo. In un primo momento l'accusa è stata presa con le pinze perfino da sinistra. Ieri però la donna in questione ha deciso di uscire allo scoperto e si è dichiarata perfino disponibile a essere interrogata in Senato. Quindi: da una parte c'è un uomo di 50 anni suonati che nega categoricamente di aver tentato di violentare una compagna di liceo. E basta. Dall'altra c'è una donna non più anonima che ha parlato di questo episodio con varie persone negli anni, fra cui la sua terapista che ha documentato tutto e si è anche sottoposta al test della macchina della verità, passandolo. 
Nel 1991 ci fu un caso per certi versi simile. L'accusatrice, Anita Hill, venne umiliata pubblicamente e il giudice in questione, Clarence Thomas, venne confermato dal senato e ancora occupa beatamente il suo posto nella Corte Suprema. 
Cosa succederà questa volta? 
Di anni ne sono passati tanti, è cambiato qualcosa per le donne?

domenica 16 settembre 2018

tre figli tre settimane

Ieri sera sono stata a una festa da amici. Ero da sola e all'inizio non conoscevo nessuno tranne un tipo che ho incontrato ad altre feste un paio di volte in passato. Gli ho chiesto come stesse sua moglie, non mi è venuto in mente nulla di più originale. E' che la moglie, la ricordo bene invece, abbiamo parlato in modo più approfondito, mi avrebbe fatto piacere rivederla.
- Sta bene, immagino. Dopo arriva. Stiamo divorziando, cioè lei mi ha lasciato quindi suppongo che stia bene. Io invece... non è certo stata una mia idea. Ma cosa possiamo fare? Oramai sono tre settimane. Mi ha portato le carte. Direi che fa sul serio.
Rimango in silenzio e mi accorgo che altre due persone stanno ascoltando tutto. Ci guardiamo tutti senza parlare. Mi faccio l'idea che già sapessero, è tutto così penoso.
Il momento di silenzio è breve, ma già troppo lungo, al punto che comincia a essere imbarazzante.
- No, ma si era capito, eh - ricomincia - erano anni, questo malessere...cioè lei aveva questo malessere, dice lei, è lei che se ne va, io non avevo problemi, è lei che ha deciso tre settimane fa. Tre figli. Ma ha deciso così, mi ha fatto firmare le carte...
Mi dispiace e ho cambiato discorso.
Non capisco perché qui o si parla di cose del tutto inutili o un semi sconosciuto ritiene opportuno raccontarti cose così delicate e private a una festa. Mi è successo molte volte da quando vivo qui, non è un caso isolato.
Ci vuole tanto, tantissimo tempo per arrivare a questo livello di intimità con gli amici, quelli conosciuti da adulti intendo, soprattutto nella mia situazione, con la mentalità che c'è qui ed è meraviglioso quando succede. Non mi tiro mai indietro. Mi sta bene parlare di qualunque argomento o di qualunque problema, ma se non so nemmeno il tuo nome, cosa vuoi che ti dica a una festa? Con quei due che guardavano poi. No dai, parliamo del tempo.
E' sempre tutto così eccessivo nelle relazioni umane in questi ultimi anni, chissà perché.
Una donna israeliana ha preso la parola e ha cominciato a raccontare a tutta la comitiva di quanto sia stato terribile, a vent'anni, non poter fare il servizio militare a causa di un incidente. Diceva che era il suo sogno, che era forte e avrebbe fatto un lavoro incredibile.
- A ammazzare arabi? - urla qualcuno e tutti ridono - Ti avevano fatto proprio un bel lavaggio del cervello!
Non capivo se scherzassero, chi scherzasse e chi no. Quante cose non dette in quel gruppo di persone. Russi, americani, israeliani...io.
Dopo un po' è arrivata la moglie che ha chiesto il divorzio e si è seduta accanto a quello che per il momento è ancora suo marito. Ero già dalla parte opposta della stanza e li guardavo chiedendomi se si comportassero in modo diverso dalle altre volte.
Poi lei mi ha raggiunto e con tutta naturalezza mi ha chiesto di me e mi ha raccontato un po' di lei, come si fa a una festa.
Non ha accennato al divorzio.

venerdì 14 settembre 2018

tutto ugualmente surreale

Giusto per darvi l'idea dell'assurdità delle notizie che si sentono da queste parti. 
Ieri sera apro FB e vedo che vari amici stavano postando status tipo 'fuori Boston stanno esplodendo case'. Controllo e sì fuori Boston stavano davvero esplodendo le case, tantissime case, credo più di settanta. Uno scenario da film di fantascienza/orrore. Quartieri puliti e ordinati con casette a fuoco qua e là. Pare ci siano state delle perdite di gas, la situazione è ancora molto delicata e confusa. C'è stato almeno un morto e tutta la zona è stata evacuata. Adesso stanno andando casa per casa a fare degli accertamenti e cercare di capire cosa stia succedendo. 
La mia reazione: va bene, vado in palestra, ciao. 
Siamo bombardati da talmente tante notizie apparentemente senza senso che finisce per essere tutto ugualmente surreale. 
Prima non era così. Davvero, non era cosí. 

giovedì 13 settembre 2018

sei tutta marrone

Se in italiano ha ancora parecchia strada da fare, in inglese Woody si esprime in maniera abbastanza buona per i suoi tre anni. 
Ieri abbiamo incontrato per caso l'amichetta di Joe che l'anno scorso era stata discriminata perché di colore. 
Ne ho scritto varie volte, qui e qui per esempio. 
E' stata una di quelle esperienze che hanno cambiato profondamente la mia percezione di questa società e che più mi hanno segnato come persona da quando vivo qui. 
Ecco lui, mio figlio, ha pensato bene di chiedere proprio a questa bambina in particolare:
Are you black? Sei nera?
Avendo capito, o inconsciamente sperato, che avesse chiesto are you back? Sei tornata? gli ho detto sì, non vedi? E' tornata anche lei dalle vacanze.
Allora lui ha completato il capolavoro.
- You are ALL brown! Sei TUTTA marrone!
Le ha detto guardandole le braccia con gli occhi spalancati.
Non ditemi che non c'era un'intenzione cattiva perché lo so anch'io, è ovvio, ma sinceramente non mi ha fatto molto ridere questo siparietto. 
Mi sono sentita in imbarazzo perché cosa dimostra che mio figlio si stupisca del colore della pelle di una persona? Non certo che sia razzista a tre anni o che i suoi genitori lo siano, ma che ha poche persone di colore intorno e questo viene letto da alcuni qui, a torto o a ragione, come un segno di discriminazione in sé. 
Una volta conobbi un'israeliana che per prima cosa mi chiese se avessi amici ebrei in Italia. Quando le dissi di no, mi chiese il perché, come se dovesse esserci un motivo. Non ne ho mai incontrati, le risposi. Strano visto che in Italia ci sono moltissimi ebrei, mi rispose. Non so cosa intendesse, ma sentii di non aver passato un test.    
Se in Italia, davvero, di ebrei non ne ho mai incontrati o se li ho incontrati, non mi hanno mai detto di essere ebrei (la religione non è uno dei miei argomenti preferiti), qui di persone di colore ce ne sono un sacco. Amici di colore, persone che vengono a casa spesso intendo, non ne abbiamo tantissimi. Il motivo non lo so, non è capitato. 
E mi stupisco da sola: dopo dodici anni perché non è capitato? 
La maestra di Woody l'anno scorso era di colore, probabilmente lui non ci ha mai fatto caso. Suppongo che crescendo, stia semplicemente cominciando a guardarsi più intorno, a notare quello che lo circonda. Questa bambina stessa, è venuta diverse volte a casa con sua madre, oramai siamo abbastanza amiche. Infatti, la madre che fra l'altro è simpaticissima, è scoppiata a ridere. E' la bambina che è rimasta in silenzio, con un insolito sguardo interrogativo e non sembrava per niente divertita dall'osservazione di Woody. Per questo mi sono preoccupata tantissimo, è che conosco la loro storia. So quanta sofferenza le abbia portato essere vista dagli altri bambini come diversa in qualche modo. E Woody non le ha fatto un complimento, ha solo sottolineato una differenza.  
Il giorno dopo quando ci siamo riviste, la madre mi ha detto che semplicemente la figlia non aveva capito e che poi si è fatta una gran risata anche lei. Bene, lo spero, anche se insomma, il dubbio mi rimane visto che so che per quella bambina in particolare, l'argomento è veramente delicato e complesso. A volte i bambini copiano le nostre reazioni nel bene e nel male, ma chi lo sa cosa sentono dentro. Mi auguro che questo piccolo episodio non abbia aumentato le sue insicurezze.
Non si tratta di voler essere politicamente corretti a tutti i costi, è che sono questioni importanti. Succedono fatti gravi come quello capitato a questa bambina l'anno scorso e io voglio essere sicura di fare il possibile affinché i miei figli facciano parte della soluzione e non del problema.
Qual è la maniera migliore per evitare che nei bambini nasca l'intolleranza? Circondarsi di persone di tutti i colori e di tutti i tipi. 
Facile a dirsi, ma non tanto a farsi. 
La prima volta che questa bambina con la sua mamma, vennero a casa nostra, fu così strano per me. La madre rimase in piedi con la giacca e la borsa in mano per più di due ore, eppure stavamo benissimo insieme, abbiamo parlato in libertà di un sacco di cose serie e meno. Mi raccontò, non so perché, che aveva detto a una sua amica di colore che mi conosce di vista che veniva a casa mia e quella sua amica le aveva chiesto il motivo. Prendere un tè, conversare, dare ai bambini l'opportunità di giocare insieme, cose cosí, normalissime. Evidentemente non per loro. Mi metto in discussione e mi faccio tutte queste domande solo per capire e migliorare. Mi sforzo tantissimo, ma ci sono delle questioni che continuano a restare oscure ai miei occhi, forse è per questo che non ho tanti amici di colore, forse il mio modo di fare così aperto paradossalmente suscita diffidenza in persone che hanno avuto di sicuro molte esperienze negative. Il fatto che l'amica le abbia chiesto perché mi vedesse mi fa venire in mente che ci fosse della diffidenza da parte sua. Certo, la seconda volta che vennero si fermarono a cena e da lì in poi fu tutto rilassato e sereno. 
Se si supera il muro iniziale, fila tutto liscio, siamo tutti esseri umani. Il difficile per me, ancora adesso, è imparare ad arrivare fino a quel punto senza fare qualcosa che magari a me sembra normalissimo come invitare una persona a casa, ma può venire percepito come ambiguo o eccentrico dalla controparte. 
Tutti questi anni all'estero e non ho ancora capito se sia giusto che io stravolga completamente il mio modo di fare per venire incontro ad altre mentalità, ammesso che ne sia capace poi.  

mercoledì 12 settembre 2018

novembre è vicino

Adesso sta per arrivare l'uragano Florence nella Carolina del Nord e del Sud (lontano dal Texas...) e ieri Trump ha detto testualmente che sarà "grande e tremendamente bagnato". 
La pioggia sarà bagnata, questa sí che è una rivelazione.
Pochi giorni fa è tornato in politica Obama. Ha fatto un discorso di più di un'ora. Ha analizzato tutti gli eventi fondamentali dell'ultimo anno dalla mancata condanna dei neonazisti di Charlottesville fino all'economia. Ha fatto pause, usato frasi complesse, sinonimi. Trump ha dichiarato di essersi addormentato, troppo noioso per lui.
Il contrasto fra i due non potrebbe essere più lampante.
Da una parte c'è un analfabeta di ritorno che si esprime come un bambino, uno non particolarmente arguto bisogna dire a favore dei bambini. Dall'altra, c'è uno statista che elabora concetti eterogenei, che legge sia i fatti attuali che quelli storici in maniera costruttiva, che invita a votare, a rimboccarsi le maniche, a parlare con la parte opposta.
Chiaramente si rivolgono a due pubblici diversi.
Al momento la categoria di persone che vuole al potere qualcuno che gli dica che la pioggia è bagnata, sta avendo la meglio, però staremo a vedere. Novembre è vicino.

martedì 11 settembre 2018

quello che sta venendo fuori dal fulmine

L'altro giorno vi ho raccontato del fulmine che ci ha sfiorato e di tutto lo spavento che ne è conseguito. Vorrei dire due cose.
Innanzitutto grazie per la vicinanza e la solidarietà. Sentire quel tipo di tepore intorno è sempre di qualche conforto.
In secondo luogo, volete sapere qual è la cosa davvero inquietante che sta venendo fuori? Che tutti quelli con cui sto parlando qui hanno avuto un'esperienza del genere o conoscono qualcuno a cui è andata anche molto peggio.
Prima, ad esempio, ho pranzato con una mia amica e mi ha raccontato che una sua amica una notte durante un temporale, si è svegliata per andare al bagno e ha visto un principio di incendio. Ha preso un bicchiere d'acqua e ha cercato di spegnerlo, accorgendosi solo in un secondo momento che l'intero tetto della sua casa era in fiamme, colpito da un fulmine. Anche lei ha fatto quello che ho fatto io, ha preso i figli ed è scappata, ed è andato tutto bene. Anzi di più. Non si è bruciato nulla, ma per via del fumo, l'assicurazione ha autorizzato il rinnovamento di tutta la casa, pavimenti, pareti, impianti, un po' come è successo a noi con la grandine. Uno cerca di guardare il lato positivo, no? Poi mi sono ricordata che io questa amica della mia amica la conosco, l'ho vista giusto un paio di volte e in effetti questa storia me la raccontò lei stessa, tale e quale. Un'esperienza di questo tipo evidentemente rimane con te, se dopo cinque anni è una delle prime cose che racconti a una perfetta estranea.
Per una persona come me, abituata a pensare al fulmine come uno degli eventi più improbabili che ti possano capitare nella vita, non è il massimo.

Ancora una volta mi vedo sono costretta a ricalibrare la mia visione del mondo o di quello che penso di sapere sul mondo e a non dare praticamente niente per scontato. E' dura, ma del resto, il fascino di vivere all'estero e specialmente in un posto così diverso da dove sei cresciuto, è soprattutto questo per me, l'essere sempre costretta a fermarmi a ragionare meglio su tutto e a guardare le cose da un altro punto di vista. Fa bene tenere il cervello allenato a cambiare punto di vista, questo sì, molto.

domenica 9 settembre 2018

inizia con la grandine e finisce con il fulmine

Adesso quando qualcuno mi chiederà cosa porterei via dalla mia casa in fiamme saprò dare una risposta vera e dimostrata, altro che diari segreti e fotografie: assolutamente niente, a parte gli abitanti della casa stessa. 
Eravamo appena tornati da scuola. Stavamo giocando a nascondino urlando e correndo. Un momento prima c'era il sole, non mi ero nemmeno accorta che avesse cominciato a diluviare. Poi abbiamo sentito come un'esplosione. Una sirena assordante di cui ignoravo l'esistenza ha cominciato a suonare dentro la casa. Puzza di bruciato. Per prima cosa siamo corsi fuori, ma la pioggia era torrenziale con tuoni e lampi. In altri quartieri ci sono stati poi degli allagamenti. 
Non sapevo cosa fare e dove andare. I bimbi erano terrorizzati e non avevano nemmeno le scarpe ai piedi. E soprattutto: gli acchiappaconiglietti erano rimasti dentro. 
E' strana la vita. Quasi sempre le decisioni importanti sul serio, quelle con delle conseguenze vere, ti tocca prenderle in una frazione di secondo.
Ho seguito l'istinto. Ho infilato la testa in casa, non ho visto fumo o fuoco. Allora siamo corsi dentro, abbiamo raggiunto il garage dalla cucina, ci siamo messi in macchina, cani compresi, e siamo usciti di corsa.
A quel punto, ho avuto un momento di gioia pura: eravamo tutti lì, sani e salvi. Ma non è durato molto. Subito dopo sono arrivati non so quanti mezzi dei vigili del fuoco. Alcuni pompieri sono scesi di corsa con delle asce in mano. Allora mi sono catapultata fuori dalla macchina sotto la pioggia battente con le mani alzate, tipo rapinatore che si arrende. E' casa mia, la porta è aperta. 
Hanno detto di aspettare in macchina. Il silenzio era decisamente insolito. Eravamo attoniti. Woody era come ipnotizzato dalle sirene delle autopompe e Joe aveva cominciato a piangere piano, a scoppio ritardato, rendendosi conto che il suo orsacchiotto Dudù era rimasto dentro. Il mio pensiero tornava sempre sulla stessa domanda senza nessun tipo di elaborazione: rivedrò la mia casa?
E' andata bene, anzi benissimo. Alla fine non c'è stato nessun incendio e non abbiamo avuto nessun danno significativo. A quanto pare un fulmine non ha colpito la casa, ma è arrivato così vicino da creare una sorta di cortocircuito momentaneo e quel rumore di esplosione che abbiamo sentito. 
All'inizio dell'estate la grandine, alla fine il fulmine. La vita ha una certa circolarità, bisogna riconoscerlo, ma speriamo di fermarci qui.  
Abbiamo avuto un danno minimo, è vero, ma è stata una gran brutta esperienza. Ho passato tutta la notte e la giornata successiva con gli occhi fissi nel vuoto. 
Adesso va molto meglio. Dopo quattro giorni, sembra un avvenimento del passato remoto. Archiviamo anche questo. 
In un momento di ottimismo ho pensato... ma sì, il fulmine ce lo siamo tolto, chi è che viene colpito due volte da un fulmine? 
A quanto pare un tizio che conosciamo. Due volte, a distanza di cinque anni. Sopravvissuto alla grande. C'è sempre chi ama strafare. 

sabato 8 settembre 2018

incomprensibili incidenti

A Dallas l'altro giorno una poliziotta ha finito il suo turno ed è tornata a casa. Per sbaglio è entrata nell'appartamento del vicino e lo ha ucciso pensando fosse un ladro (qui). 
In questo momento lei non è in prigione e non è nemmeno stata licenziata. È accusata di omicidio "colposo" e aspetta tranquilla a casa sua.
Queste sono le storie che ci raccontano.
Dimenticavo. 

L'uomo ucciso ovviamente era nero.

giovedì 6 settembre 2018

chiediti se sono folli abbastanza

Ieri notte ho fatto un sogno stupendo, di quelli che capitano molto, molto, di rado. Mi sono alzata e sono corsa a scriverlo, al buio per non svegliare nessuno. Volevo afferrarlo in qualche modo, prima che scomparisse per sempre.
Raramente un sogno mi ha dato un momento di gioia così intensa nella realtà.
Mi sentivo felice e ancora adesso, dopo qualche ora, rimangono delle piccolissime briciole di quella sensazione.
Quel sogno era diverso dagli altri perché dentro di lui si univano desideri che contrastano fra loro e che nella realtà sono del tutto inconciliabili. Niente sensi di colpa, niente distanze, niente paura, tutto può essere nei sogni. Una persona che conosco dice non chiederti se i tuoi sogni sono folli, chiediti se sono folli abbastanza.

martedì 4 settembre 2018

la prima frase in italiano

Nel frattempo Woody, proprio come avevo previsto, sta cominciando a parlare un po' di italiano.
Grande orgoglio.
Ha detto anche la sua prima frase completa: non ho fatto puzza.

domenica 2 settembre 2018

quando ho finito di immaginare

- Joe ci aiuti a finire il castello?
- Ok. Quando ho finito di immaginare.
- Immaginare? Cosa?
- Qualcosa di privato.
- Dimmelo.
- E se non volessi dirtelo?
- Dimmelo!
- Mi dispiace. L'unico modo che hai per scoprirlo è inventare una macchina che sa leggere il pensiero.
Allora adesso sapete come passerò la domenica.

venerdì 31 agosto 2018

di cartelli e bumper stickers e di beto

Qualche giorno fa mi sono ritrovata in coda dietro a questa macchina e l'adesivo mi ha incuriosito. Ho subito voluto vedere chi andasse così fiero dell'attuale presidente degli Stati Uniti. Nessuna sorpresa. Uomo, bianco, anziano, il tipico supporter di Trump, insomma.  
Dovete sapere che qualche anno fa questo tipo di comunicazione, affidata ai cosiddetti bumper stickers, era molto più comune qui. Se ne vedevano tantissimi, anche molto divertenti. Poi pian piano sono spariti e adesso vederne uno, è un piccolo evento. Questo mi è rimasto impresso. 

Era il periodo in cui Trump ha cominciato a infiammare le folle al grido di Build that Wall, messicani stupratori, bad hombres, ecc. Lo trovai tutto sommato temerario, visto il contesto. 
Anche i cartelli da giardino sono pian piano spariti. Nel 2008, questi cartelli pro Obama erano ovunque. Quello che vedete nella foto è il nostro, ma è durato pochissimo. Una mattina, ci siamo affacciati e non c'era più.


Al momento, non diedi nessun peso particolare alla cosa. Pensai - non ridete per favore- che chiaramente ce lo avesse rubato un supporter di Obama invidioso del nostro bellissimo cartello. Logico, no? Che ingenuità. E' una cosa di cui si cominciò presto a discutere fra amici in quel periodo perché questi cartelli sparivano in continuazione. 
Sembra che qualche tifoso del partito opposto li distruggesse per una questione di disprezzo verso il candidato nero con il nome musulmano. 
Sono piccolissimi segni, ma credo che siano importanti per capire come si sia arrivati alla situazione attuale. 
Mi sono sempre chiesta il senso di questi adesivi o questi cartelli. In una società in cui è considerato maleducato parlare di politica con gli estranei perché volersi etichettare pubblicamente senza mezzi termini, senza nessuna sfumatura? 
Molti pensano che la decadenza morale che vediamo oggi sia cominciata proprio con le presidenziali del 2008 e in particolar modo con la sciagurata scelta di John McCain di proporre Sarah Palin come vice presidente. Se ne pentì amaramente poi, povero McCain, non l'ha invitata nemmeno al suo funerale. Certo, lei potrà sempre consolarsi vantandosi di essere stata l'antesignana di Trump, la prima ignorante/razzista famosa della politica americana, è un primato anche quello. 
Ma torniamo a oggi. Nei giardini del mio quartiere, fioriscono di nuovo i cartelli, proprio come ai tempi di Obama. Quasi tutti, dopo la famosa grandinata di giugno, hanno il cartello pubblicitario della società che gli ha riparato il tetto, qua c'è questa usanza. Tanti però hanno anche un altro cartello. Lo riconosci subito. E' l'unico con lo sfondo nero e dice BETO in stampatello, in grande, in bianco.
Beto sta per Beto O'RourkeVi avevo già accennato brevemente a lui qui, all'inizio dell'anno. Sta cercando di prendere il posto di Ted Cruz al senato del Texas. Sembrava un'impresa impossibile invece ora cominciano a vedersi delle possibilità concrete che ci riesca. 
Non so se metteremo un cartello fuori anche noi questa volta. 
Pensavo a cosa succederebbe se in Italia ci fosse questa moda dei cartelli politici. Sarebbe una discussione unica. Credo che un sacco di persone interpreterebbero il cartello come una provocazione o un invito al dibattito. Sai che inferno dover rispondere tutti i giorni. Salvini, Cinque Stelle, PD... Ma qui è perfino peggio. La gente vede il cartello e non dice una parola. Poi magari di notte, mentre non c'è in giro nessuno, qualcuno viene a distruggertelo in mille pezzi perché disprezzano te e le tue idee fino al punto di non sopportare la vista di un cartello. Però non fiatano. E ti sorridono. E ti chiedono sempre come stai e come va la giornata. 
No, lasciamo perdere cartelli e adesivi per adesso, anche se Beto ha tutto il nostro supporto.
E' un'esperienza molto particolare assistere alla sua ascesa, non ho mai sentito tanto entusiasmo nei confronti di un politico locale, che sembra venuto fuori dal nulla come lui. Non è una cosa che capita tutti i giorni. Persone diversissime fra loro, fin dall'inizio della sua campagna, sono venute a parlarmi di lui con grande trasporto, e qui non è che la politica sia l'argomento più normale da tirar fuori fra conoscenti. 
Beto ha un messaggio chiaro e diretto e piace sia ai liberal, ovviamente, sia a chi ha idee diverse, ma è una persona civile e non vuole avere niente a che fare con la retorica razzista di chi è al governo adesso. 
Come la famigerata mamma del compagno di classe di Joe che di fronte al quesito credi ai dinosauri e all'evoluzione? fece una lunga pausa per poi rispondere drammatica: Io credo a Gesù. Beh, almeno su Beto siamo d'accordo.
E' che lui non solo è in gamba e ha carisma, ma lavora anche come un forsennato, lo vedi perché documenta tutto. Con la sua modesta Toyota Tundra ha già visitato tutte e le 254 contee del Texas, un'impresa in sè. Se provate a dare un'occhiata alla sua pagina FB, lo trovate live praticamente a tutte le ore, non si capisce dove prenda l'energia. 
Questo fenomeno di Beto 2018 ha anche un aspetto comico dato dall'atteggiamento del suo antagonista Ted Cruz. Ted Cruz che rischia comunque di vincere per una serie di consuetudini legate alla politica texana, ma che è in palese difficoltà e si capisce che non sa assolutamente più cosa inventarsi. Rivolge a Beto offese stranissime (tipo che da giovane era un figo pazzesco e faceva parte di un gruppo rock punk) che finiscono puntualmente per aumentare la sua popolarità e farlo risaltare anche sui media nazionali. E così qualcuno comincia davvero a parlare ad alta voce di lui per le presidenziali del 2020 indipendentemente che vinca la sua corsa per il senato o no. 
Chissà che il nuovo Obama non venga proprio dal Texas.   

martedì 28 agosto 2018

texani, vegani e anche crudisti

E' da un po' che per curiosità seguo su Instagram una famiglia texana, vegana e anche crudista. Si dice così? Boh. Insomma, loro mangiano solo frutta e verdura cruda e di lavoro vendono i segreti per praticare questa loro dieta. Hanno un seguito enorme. Ho cominciato anch'io a seguirli inizialmente nella speranza di scoprire nuovi modi di mangiare la frutta e la verdura e magari conoscere nuovi prodotti naturali. Ci sono talmente tante cose qui, nei vari supermercati etnici ad esempio, che non so nemmeno come preparare. Ho immaginato che loro fossero più informati. La mia impressione, invece, dopo qualche mese, è che mangino semplicemente quintali di frutta e qualche verdura ogni tanto, sempre le stesse cose, messe insieme un po' a caso. Nulla di illuminante sotto il profilo gastronomico, però ho continuato a seguirli perché mi interessa l'argomento e mi incuriosiscono molto, mi piace cercare di capire chi ha un modo di vivere diverso dal mio. Un giorno lei spiegava che il bello di questa dieta, o per meglio dire, di questo stile di vita, è che non hai nessun tipo di limite: puoi mangiare quanto vuoi senza ingrassare e sei sempre pieno di energia. Spiegava anche che loro non mangiano a orari precisi, ma seguono l'istinto e mangiano quando hanno fame. Hanno tre bambini, di cui una piccola, di circa un anno che ancora viene allattata. Ogni membro della famiglia mangia quando ha fame in modo indipendente a qualunque ora. E' un concetto sicuramente logico, ascoltarsi e mangiare solo quando il corpo lo richiede, solo che in pratica, in questo modo la socialità viene completamente staccata dal cibo e questo per me, da italiana, è abbastanza inconcepibile. Loro dicono: si mangia quando si ha fame, non c'è bisogno di mangiare per stare insieme e in teoria è giusto, ma la realtà è che poi si mangia anche per stare insieme o si sta insieme con la scusa del mangiare. Oltretutto la società ha determinate regole: se lavori o se studi normalmente hai una pausa pranzo a un orario prefissato, non puoi alzarti e andare a mangiare nel mezzo di un lavoro o di un compito in classe. I loro followers li adorano e li difendono a spada tratta. Ieri per caso mi è caduto l'occhio su un commento meno adorante, uno dei pochissimi. Qualcuno chiedeva se avessero un titolo di studio e se avessero una conoscenza professionale della materia dal momento che si guadagnano da vivere dispensando consigli che riguardano l'alimentazione dei bambini piccoli e la salute delle persone in generale.
La risposta è un capolavoro, una sintesi perfetta di questi tempi che stiamo vivendo.
"Abbiamo centinaia e centinaia di ore di studio della nutrizione alle spalle. Tante persone che sono andate a scuola per diventare medici o nutrizionisti, non sanno nulla di alimentazione corretta. A scuola tutto quello che impari è quello che la scuola, l'insegnante e il libro di testo vogliono che tu impari a prescindere che sia vero o no. La maggior parte delle persone non studia nemmeno un'ora per conto proprio oltre a quello che impara a scuola e questo può essere pericoloso e causare danni a chi si rivolge a loro. Noi invece, mettiamo a disposizione il nostro sapere e condividiamo la nostra esperienza diretta. Dato che abbiamo mangiato in questo modo per così tanto tempo, abbiamo così tanta esperienza personale e così tanto studio alle spalle, siamo in grado di aiutare gli altri a ottenere i risultati che vogliono. Per esempio, se imparassi da autodidatta come costruire le case in modo corretto, mi sentirei sicura di poter insegnare agli altri a fare lo stesso, a prescindere dall'aver frequentato la scuola per costruttori di case o meno. Tutti sono liberi di accettare o no il nostro aiuto e la nostra guida, ma è molto pericoloso sostenere che sia giusto ascoltare solo chi ha una laurea visto che molti di quelli che ce l'hanno non sanno nulla di alimentazione sana e seguono ciecamente quello che gli dice il loro insegnante senza fare le proprie ricerche per scoprire se sia vero o no".
Leggendo questo e vedendo le reazioni positive, mi è venuta in mente una cosa che diceva sempre la mia professoressa di lettere del ginnasio quando ci vedeva abbattuti:
- Vedete, magari adesso odiate studiare tutte queste declinazioni a memoria, ma se volete arrivare a capire e gioire di quello che di importante ci hanno lasciato i Greci e i Romani, se volete superarle queste regole noiose, dovete prima conoscerle e farle vostre.
Ecco, credo sia così in ogni campo. Non esistono scorciatoie. Se non ti piace qualcosa e vuoi contestarlo, devi conoscerlo alla perfezione.
L'atteggiamento di rivendicazione dell'ignoranza che vedo sia a destra che a sinistra, sia qui che in Italia in questi ultimi anni, mi lascia esterrefatta.
Quand'è che l'ignoranza ha cominciato a essere un trofeo? Com'è potuto succedere?

domenica 26 agosto 2018

un piccolo orso polare in una tempesta di neve

Woody voleva fare un puzzle.

- Joe vuoi fare un puzzle con noi?
- Sì però facciamo il mio puzzle! - e schizza nell'altra stanza. 
Strano, ma è Joe quindi non tantissimo in realtà.
Dopo cinque minuti torna.
- Ecco, provate a fare QUESTO puzzle!


- Mah?
- È un piccolo orso polare in una tempesta di neve. 
Praticamente ha tagliato un foglio bianco in mille quadratini, ha disegnato un orsetto su un pezzo e si aspettava che io e suo fratello fossimo in grado di rimettere tutto insieme.
- Joe mi spiace, mi sa che il tuo puzzle è un po' troppo difficile per me e Woody.
Sospira.
- Hai ragione, è molto difficile. 
Ci pensa un secondo. 

- Forse è per persone veramente molto molto intelligenti.

Sempre piacevole sentirsi apprezzati.

Va a prendere una bustina e lo mette via. Adesso voglio proprio vedere chi riterrà abbastanza 'intelligente' da poterlo risolvere. 

giovedì 23 agosto 2018

perchè rimangono dalla sua parte

La giornalista serissima della PBS (qui intorno al minuto 7:50) aveva appena spiegato che dopo le rivelazioni del suo avvocato Michael Cohen, Trump potrebbe verosimilmente essere coinvolto in attività illegali. Allora chiedeva all'inviata alla convention di Trump: cosa ne pensano i suoi supporters? Com'è possibile che continuino a sostenerlo nonostante tutto questo?
Risposta.
Fondamentalmente a loro non importa. Ci sono due categorie di supporters: quelli che non credono che il presidente abbia fatto nulla di male e che dicono che a meno che commetta alto tradimento o spari (sì spari) a qualcuno continueranno a stare dalla sua parte e quelli che pensano che tutto questo è una questione fra Trump e Dio.
Un giovane supporter intervistato ha sostenuto che Trump, pagando le amanti, ha solo cercato di proteggere Melania e ha fatto quello che un uomo deve fare.