mercoledì 16 gennaio 2019

coraggio

Al parco giochi c'è una sorta di roccia per arrampicarsi. E' alta più di due metri. E' la bestia nera di Joe che vuole sempre salirci, ma soffre di vertigini paralizzanti. Una volta è arrivato su senza nemmeno rendersene conto e si è seduto a guardare il tramonto. Aveva cinque anni, abbiamo una foto bellissima. Voleva sedersi a pensare, diceva. Dopo un po' però ha deciso che era ora di scendere e abbiamo scoperto le sue vertigini paralizzanti. 
Insomma, c'era un bambino abbastanza piccolo, anche lui sui 5-6 anni l'altro giorno, che era arrivato su e camminava avanti e indietro. Ha attirato la mia attenzione perchè normalmente i bambini arrivano su, si siedono e scendono, non ho mai visto nessuno camminarci così. Mi è venuto spontaneo avvicinarmi non vedendo adulti nei paraggi. Là sotto però ho incontrato la sua mamma. Ci conosciamo e abbiamo cominciato a parlare un attimo. Dico:
- Ma che bravo a salire fin lassù da solo!
- Per lui è normale...
- Mio figlio é più grande, ma ha ancora paura di quella roccia.
- Eh, ma io ai miei figli ho insegnato a non avere paura di niente. Dico sempre se ti fai male, non succede niente, guarisci, ma non bisogna avere paura.
- Al mio devo aver passato la mia di paura.
Intanto il bambino continuava a camminare su e giù. Mi viene un dubbio:
- Ma... sa anche scendere?
- Oh, certo, è saltato giù mille volte.
- Saltato giù? Da quell'altezza?
In quel momento il bambino da sei milioni di dollari comincia a piagnucolare: "Mamma prendimi, ho paura".
La madre lo ignora e continua la sua lezione su come noi genitori non dobbiamo tarpare le ali passando le nostre inutili preoccupazioni ai figli che devono al contrario crescere liberi e felici nella natura. D'accordissimo, solo che il bambino continuava a chiedere aiuto e lei continuava a ignorarlo. Stavano venendo a me le vertigini, così mi sono girata dall'altra parte, ho cominciato a fare un po' finta di niente. 
A quel punto la madre ha smesso subito di ignorarlo.
- Coraggio, salta giù!
- Ma ho paura prendimi!
- Non c'è niente di cui avere paura, salta.
- Prendimi!
- Ti rendi conto che ti stai spaventando da solo? Smettila di guardare giù, salta e basta. Sei capace, l'hai fatto altre volte!
- Ma ho paura...
- Dai che ce la fai!
Alla fine, dopo un tempo che a me è sembrato lunghissimo, il bambino salta e appena i suoi piedi toccano terra, cade rovinosamente e scoppia a piangere. La madre lo abbraccia mentre piange disperato e gli ripete:
- Bravissimo, hai visto che ce l'hai fatta? Sei proprio coraggioso! 
E' finita così. Non so quanto male si sia fatto, suppongo nulla di grave, ma se ne sono andati via immediatamente, prima che si calmasse, e lei non mi ha salutato, non ha più guardato verso di me. Di sicuro era preoccupata che il figlio si fosse rotto qualcosa, ma non voleva darmelo a vedere dopo tutto quel bel discorso che mi aveva appena fatto sul passare le proprie ansie ai figli.
Ho dimenticato di precisare che questa pazza persona è l'attuale maestra di Woody. 
#celasifa

martedì 15 gennaio 2019

lo shutdown

Trump vuole i soldi per il muro, i democratici si oppongono e la manovra finanziaria non passa. Il problema è che qui se il bilancio non viene approvato il governo chiude. E infatti è chiuso da quasi un mese.
E' il più lungo shutdown della storia.
Milioni di impiegati federali venerdì scorso avrebbero dovuto prendere lo stipendio e invece niente.
Le conseguenze cominciano a farsi sentire un po' in tutti i settori. Dei vandali, ad esempio, hanno abbattuto indisturbati degli alberi rari in un parco nazionale perchè non c'è nessuno a controllare e oggi ho letto anche che qualcuno si è imbarcato su un aereo con una pistola. E' che ci sono sempre meno guardie aeroportuali, stanno cominciando a mettersi in malattia, è l'unica cosa che possono fare. Le guardie aeroportuali sono considerate essenziali e quindi obbligate a lavorare senza paga, ma giustamente sono allo stremo. Ci sono tanti lavoratori federali che vivono esclusivamente dello stipendio e a questo punto non hanno nemmeno da mangiare.
Da straniera, tutta questa situazione, soprattutto il fatto che sia legale che il governo blocchi le attività amministrative e si rifiuti di pagare i suoi dipendenti, mi sembra folle. E mi stupisce ancora di più la reazione dei lavoratori. Non potrei immaginare una cosa simile in Italia.
Lavorare senza stipendio da un mese e chissà per quanto tempo ancora, senza praticamente fiatare, non uno sciopero, niente di niente.

venerdì 11 gennaio 2019

variazioni sul tema marie kondo

A capodanno è uscita la serie di Marie Kondo su Netflix e tutti in questo periodo sono tornati a parlare di lei qui, un po' come quando uscí il suo primo libro, che devo confessare, mi stancò ancor prima di leggerlo.
L'organizzazione della casa è un argomento che mi interessa da quando Joe ha cominciato ad avere un paio d'anni e non riuscivo in nessun modo a buttare via o regalare le sue cose. Mi sono messa a studiare a fondo il problema con i suoi diversi approcci (ne ho scritto varie volte qui), ma tutta la ritualità del KonMari non mi attirava per niente. Quell'idea strampalata degli oggetti che dovrebbero sprizzare gioia, troppe regole e troppi precetti per i miei gusti. Non seguo alla lettera neanche le ricette di cucina, figuriamoci. 
Poi un giorno per caso, ho ascoltato una lunga intervista a Marie Kondo (la trovate qui completa di transcript se vi interessa) e ho capito che c'é davvero qualcosa che merita riflessione nel suo messaggio. Ascoltare dalla sua voce -quando ancora non era un personaggio pubblico e dava pochissime interviste- come è nata e come si è evoluta la sua filosofia, che è legata fra l'altro allo scintoismo, mi ha fatto guardare oltre il fenomeno commerciale. La cosa che mi ha affascinato di più è il passaggio dall'ossessione minimalista di buttare via tutto all'idea opposta di concentrarsi sulla gioia che danno gli oggetti da tenere.
Si tratta di creare uno spazio in cui vivere che sia pieno di tutte quelle cose che ci fanno stare bene. E' un'idea semplice e geniale al tempo stesso a cui non si pensa mai nella quotidianità finchè non nasce un malessere. 
La serie è interessante perchè il metodo viene applicato in modo pratico e si capisce che non è così difficile e ferreo in fondo. Lei sembra una fatina dei cartoni animati, non dà mai giudizi, lascia che i clienti decidano da soli cosa tenere e cosa buttare.
Varie persone che conosco, dopo aver guardato la serie, sono passate ai fatti. Insomma, girano un sacco di foto di cassetti e stanze sottosopra in questo periodo. Anch'io sto cercando di darmi da fare come ogni gennaio. Riorganizzare è il mio proposito costante per il nuovo anno perchè non basta farlo una volta l'anno, è un lavoro sempre in divenire, soprattutto con due bambini. Ieri ho organizzato tutti i loro vestiti, ma so già che fra tre mesi dovrò riconsiderare tutto, si ostinano a crescere a ritmo continuo e costante quei due. Poi fra tre mesi non riorganizzerò e la casa pian piano tornerà nel caos, in modo che a gennaio 2020 possa riprendere in mano il mio solito proposito. Va sempre così, è una delle poche certezze che mi rimangono.
Mi piace l'idea generale del KonMari, ma ho bisogno di farla un po' mia. Ad esempio: per me, per una serie di motivi, buttare è difficilissimo. Negli ultimi anni ho imparato a donare. L'idea che un oggetto che ho amato abbia una sua vita e aiuti qualcun altro dopo di me, mi consola e mi soddisfa, ma ci sono cose che non sono facili da piazzare. Mi sono resa conto di avere troppi asciugamani e cuscini, ad esempio. Mi hanno ingombrato l'armadio per anni finchè finalmente un mese fa non mi è venuto in mente di donarli al canile. Sono stati contentissimi loro e anch'io, soluzione perfetta, deve solo venirti in mente.  
Ieri invece, ho deciso di buttare tutti i cibi scaduti. Il problema è che per prima cosa ho trovato un'intera confezione di Brioschi. Vi immaginate il divertimento a vederla frizzare per mezz'ora nell'acqua? Non potevo non farlo vedere ai bambini. E se aggiungessimo un colore? E se mischiassimo i colori primari? E se usassimo i contagocce e le siringhe e...il vulcano e i dinosauri! Altro che riorganizzare la cucina, è venuto fuori un delirio. Però è stato divertente e per me è la cosa più importante.
Ho fatto pace con il fatto che non sarò mai una persona organizzata e precisa, non fa parte di me, però so di avere bisogno di vivere in quella via di mezzo fra il caos e l'ordine che mi permette di non sentirmi sopraffatta. Quando intorno a me c'è troppo disordine, mi sento oppressa e non riesco nemmeno a pensare in modo lucido, mi viene l'ansia. Sembra un problema banale, ma non lo è.
Così continuo a lavorare su me stessa, ci provo almeno. 
Marie Kondo nell'intervista raccontava essere svenuta per il troppo organizzare e di avere avuto un'illuminazione al risveglio. 
Chissà, magari se smettessi di leggere, scrivere e guardare serie sull'organizzazione e mi mettessi a organizzare sul serio potrei avercela anch'io una qualche illuminazione. 

giovedì 10 gennaio 2019

una cosa dovevo fare

Ieri Joe ha portato a casa un'altra pagella praticamente perfetta. Studente positivo e entusiasta che eccede in ogni materia, scrivono sempre. Ha da migliorare giusto il comportamento, ma non è che faccia chissà che, ha la testa troppo per aria e a volte si dimentica di essere in classe. Non sono riuscita a fargli dei grandi elogi. Il mio istinto è quasi di ignorare tutto questo. Non è che abbia un problema a dirgli 'bravo' in generale, anzi, è che glielo dico quando vedo che si impegna. La scuola per lui, per adesso almeno, è una passeggiata. 
Mi ripetono che in qualche modo Joe è speciale da quando era piccolissimo e sento di doverlo proteggere da questa cosa, non accentuarla. A cosa serve essere "speciali" se non si è spensierati a otto anni? Lui è sempre stato così serio, riflessivo, non voglio che cominci anche a sentirsi in dovere di avere il voto più alto ogni volta. Non sono i bei voti a scuola che fanno un adulto sereno e questo, in fondo, è tutto quello che mi auguro per lui.
Ad ogni modo, la sua pagella perfetta aveva una pecca: due ritardi.
Una cosa dovevo fare.

martedì 8 gennaio 2019

la teoria dell'autista

Una delle cose migliori in assoluto del piccolo viaggio in California che abbiamo fatto alla fine dell'anno, è stata parlare con gli sconosciuti. Ognuno ci ha aiutato a capire meglio qualcosa da un punto di vista ogni volta diverso e unico e ci ha fatto divertire o ci ha aiutato. Il surfista de La Jolla, l'uomo d'affari canadese che passava le feste con l'ex moglie e l'attuale marito, l'ex calciatore ex cabarettista al momento autista e scrittore di Manchester, tutti personaggi stupendi. Ce n'è stato uno però che mi è rimasto impresso in particolare.
Era l'ultimo giorno e lui era un autista Uber o Lyft, non ricordo. Ci ha accolti come dei vecchi amici ed è partito subito in quarta a raccontarci la storia fantastica e molto nebulosa di una strana signora, una giocatrice di poker professionista, che è salita in macchina e gli ha chiesto di andare a Las Vegas. Lui ha pensato al ristorante Las Vegas o qualcosa del genere, invece lei voleva andare proprio a Las Vegas in Nevada, che dista ore e ore di strada in mezzo al deserto da San Diego in California, dove ci trovavamo. 
- Che dite? Ho fatto bene a rifiutare? 
Beh sì dai, sembra la trama di un episodio di Breaking Bad e si sa cosa succedeva ai personaggi secondari. 
- Già, forse è stato meglio così. Ma sapete che in realtà da quando faccio questo lavoro ho ritrovato la fiducia nel prossimo? Sembra incredibile, ma la gente non è pazza! Tu guardi le notizie e sembra che ci siano serial killer dietro a ogni angolo invece la maggior parte delle persone sono tranquille, normali, anche buone a volte. 
In effetti, la gentilezza dei californiani lì a San Diego è speciale, ti fermi un attimo a ragionarci anche se vieni da un posto come il Texas in cui ti chiedono come stai tesoro? dieci volte al giorno. 
Lui aveva una teoria a riguardo. 
Secondo lui la gente fa uno sforzo notevole per andare oltre con la cortesia. Diceva che nei posti che frequenta abitualmente -bar, ristoranti, ecc. - adesso tendono a chiamarlo per nome, prima no.  
Lui è convinto sia una reazione ai problemi che ci sono al confine e alla demonizzazione dei rifugiati  portata avanti dall'attuale governo. A mezz'ora c'è Tijuana e le storie di chi è riuscito in qualche modo a passare da questa parte sono terribili. 
L'autista diceva...non ne possiamo più. Vogliamo vivere in pace, non vogliamo vedere gente trattata in questo modo. C'è voglia di civiltà, di capire e di aiutare, di essere normali
Mi piace la sua teoria e anche la sua idea di normalità e spero che sia come dice lui, anche se come al solito sembra sia necessario toccarle con mano queste realtà per empatizzare, non si può semplicemente credere che se queste persone accettano il rischio di un viaggio di questo tipo, non hanno altra scelta. A Dallas non mi sembra di vedere il cambio di atteggiamento di cui parlava lui, forse siamo troppo lontani dal confine per immedesimarci? 
Intanto il governo è chiuso da 17 giorni perchè il congresso rifiuta di approvare i fondi per costruire il famigerato muro di Trump. In questo momento ci sono milioni di lavoratori federali obbligati a lavorare senza paga da prima di Natale, tanti si stanno mettendo in malattia, i musei sono chiusi, i parchi nazionali si stanno riempiendo di spazzatura e Trump vuole andare avanti a oltranza perchè dice che tenere i criminali, i terroristi e gli stupratori sudamericani fuori di qui è l'unica vera emergenza. Poco importa se poi in realtà i terroristi arrivino comodamente in aereo e alle frontiere ci siano più che altro famiglie che spontaneamente si consegnano alle forze dell'ordine per chiedere asilo.

lunedì 7 gennaio 2019

il triceratopo che tutte le feste porta via

Non so cosa significhi, ma la notte prima della Befana ho sognato che fosse la festa della mamma.
Ad ogni modo, la Befana ha portato a Woody un piccolo triceratopo. Alla fine della giornata questo triceratopo aveva perso due corni su tre.
- Woody sai cosa è successo al triceratopo?
- Non lo so.
- Per caso l'hai rotto?
- È stato un mostro.
- Davvero? L'hai visto tu?
- Sì era a casa nostra. Prima era sul tetto poi era sul soffitto e poi ha preso il triceratopo e l'ha rotto.
- E di che colore era questo mostro?
- Verde.
- Era grande? Chissà che paura...
- No era piccolo, piccolissimo. Faceva la cacca e la pipì dappertutto.
- Era un mostro appena nato?
- Sì. Ero piccolissimo e non avevo neanche il pannolino.
- Tu?
- Sì!
- Ma per caso l'hai rotto tu il triceratopo?
- Sì, ma quando ero piccolissimo. Mamma!
- Dimmi.
- Tu sei così bella!
Lui dice "SO beautifold", sbatte le ciglia e io mi sciolgo definitivamente.
Fine del triceratopo che com'è noto, tutte le feste porta via.

domenica 6 gennaio 2019

la befana

- È quasi Natale!
- Woody, mi spiace, purtroppo Natale è passato.
- È finito?
- Sì.
- Lo voglio indietro.
- Ormai è passato, non si può.
- Dai, solo altri cinque minuti! Pleeease!
- Cinque minuti di cosa?
- Di Natale! Pleeease!
La Befana conta un po' come cinque minuti in più di Natale, no? Joe però lo ha avvertito: Woody comincia a parlare italiano altrimenti la Befana pensa che sei americano e non ti porta un bel niente.

sabato 5 gennaio 2019

il piccione e il magone

Ieri mi è tornato in mente un episodio piuttosto curioso di un paio d'anni fa, una scena tipo quella di un sogno.
Ero in un edificio bellissimo e in quel momento semi-deserto, progettato da un grande architetto. Osservavo una vetrata altissima che dà su un patio con delle piccole cascate d'acqua e degli alberi. Naso per aria, immersa nei miei pensieri, a un tratto sento un tonfo. Un piccione si era schiantato contro la vetrata. Non l'ha vista, poveraccio, e ci si è spiaccicato sopra, che ne sapeva lui. E' finito a terra stecchito come in un cartone animato.
Sono rimasta impietrita con un enorme nodo in gola. Alle mie spalle è partita una risata fragorosa, amplificata dal rimbombo del corridoio vuoto. Il tipo ha chiamato quello che ho immaginato fosse suo figlio per farsi quattro risate insieme alle spalle di quello scemo del piccione.
Ecco, io posso capire che se fosse davvero un cartone animato o una barzelletta, ci sarebbe da ridere, ma diamine. Quando sono tornata in quell'edificio oggi dopo tutto questo tempo e mi è tornato in mente il piccione svampito, ho sentito lo stesso nodo in gola.
Il mondo va cosí, quelli che si sbellicano dalle risate e quelli che hanno il magone più o meno perenne. Però sono convinta che quelli con il magone più o meno perenne conoscano un livello di gioia e di amore superiore. Per forza.

venerdì 4 gennaio 2019

kundera e noi

Verso la fine de L'Insostenibile leggerezza dell'essere, Kundera scrive questo:
"Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi. A seconda del tipo di sguardo sotto il quale vogliamo vivere, potremmo essere suddivisi in quattro categorie.
La prima categoria desidera lo sguardo di un numero infinito di occhi anonimi: in altri termini, desidera lo sguardo di un pubblico. E’ il caso del cantante tedesco, dell’attrice americana e anche del redattore con il mento grosso. [...] 
La seconda categoria è composta da quelli che per vivere hanno bisogno dello sguardo di molti occhi a loro conosciuti. [...] Si tratta degli instancabili organizzatori di cocktail e di cene. Essi sono più felici delle persone della prima categoria le quali, quando perdono il pubblico, hanno la sensazione che nella sala della loro vita si siano spente le luci. Succede, una volta o l’altra, quasi a tutti. Le persone della seconda categoria, invece, quegli sguardi riescono a procurarseli sempre. [...]
C’è poi la terza categoria, la categoria di quelli che hanno bisogno di essere davanti agli occhi della persona amata. La loro condizione è pericolosa quanto quella degli appartenenti alla prima categoria. Una volta o l’altra gli occhi della persona amata si chiuderanno e nella sala ci sarà il buio. [...]
E c’è infine una quarta categoria, la più rara, quella di coloro che vivono sotto lo sguardo immaginario di persone assenti. Sono i sognatori."
Ognuno sa perfettamente a quale categoria appartiene, giusto? Ne ero convinta. Quando ne ho parlato con alcune persone che mi sono molto vicine però sono venute fuori delle grosse sorprese. Chi metteva in dubbio la premessa, chi sfuggiva le categorie, chi aveva un'immagine di sè completamente diversa da quella che avevano gli altri.
Voi che ne pensate? Tutto questo discorso mi ha affascinato molto, è passato diverso tempo da quando ho finito il libro, eppure ci penso spesso.

giovedì 3 gennaio 2019

maturità

Museo affollatissimo. Perdo di vista Woody e per non rischiare, chiedo subito aiuto al personale. Lo ritrovano dopo cinque minuti di orologio, neanche il tempo di agitarsi per bene. La signora mentre mi accompagna da lui, si raccomanda: "Non lo sgridi, è stato bravissimo!".
Piccolo Woody, tre anni, si perde nel museo (o io mi distraggo e lo perdo...). Vede delle persone con la maglia del museo, dice "Mi sono perso", si siede accanto a loro e mi aspetta. 
Sgridarlo? È più maturo di me.

mercoledì 2 gennaio 2019

studiare il napoletano

Arrivati all'ultima puntata de L'Amica Geniale è successa una cosa fantastica. Mr. J si è convinto di capire il napoletano. Gli dico "ma guarda che ti sembra di capirlo perché ci sono i sottotitoli". Ma va' è facilissimo. Così facile che non esiste una versione senza sottotitoli. Adesso si è messo a studiare il napoletano. Mi spiega regole grammaticali e etimologia delle parole. Tutto interessantissimo per carità, ma un americano che ti spiega il napoletano, è davvero uno spettacolo inconsueto. 
E comunque quando l'altra sera non ho capito il cabarettista di Houston, non mi sono nemmeno sognata di mettermi a studiare lo houstonese. 
Lui è così, deve vederci chiaro.

lunedì 31 dicembre 2018

e allora vediamo cosa succede

Non è stato poi malaccio questo 2018. Il futuro spaventa sempre un po', ma quando si guarda indietro, ci si rende conto che forse non è così difficile questo gioco. Dedicare tempo alle persone che ti fanno stare bene, scovare un buon libro, fermarsi a guardare un tramonto, prendersi un pomeriggio libero per andare una mostra. Respirare. 
In fondo è più o meno tutto qui, no?
E allora vediamo cosa succede.

domenica 30 dicembre 2018

il proposito

Il mio proposito per il 2019 è riscoprire i miei geni paterni. Per due settimane il mio papà ha fatto solo due cose: leggere e giocare. Niente computer o cellulari, nemmeno la televisione.
- Papà vuoi guardare un film? Vuoi dare un'occhiata al giornale?
- Lascia stare, adesso sono qui.
Adesso sono qui.
Lui vive il momento.
Dorme almeno sette o otto ore per notte e mangia solo ed esclusivamente se ha fame, di solito una volta al giorno. E' praticamente un'asceta. E un nonno buffo che racconta storielle improbabili e insegna ai nipoti ad arrampicarsi sugli alberi.
E oggi parte.
Sigh.

sabato 29 dicembre 2018

alla fine del 2018 in texas

Stasera siamo andati a vedere uno spettacolo di stand-up comedy, quello classico con il tipo che racconta storie davanti al muro di mattoni. Il locale è dietro casa ed è anche piuttosto famoso, ma non c'eravamo mai stati. Non conoscevamo l'attore, ma le recensioni erano buone e abbiamo deciso di provare. Arrivati lì, ci siamo resi conto che doveva essere più famoso di quello che immaginavamo perchè la coda all'entrata era notevole. Una cosa era impossibile non notare: erano quasi tutti neri. Tanto che abbiamo cominciato a farci delle domande in italiano. Ti chiedi se la tua presenza crei qualche fastidio o al contrario venga apprezzata. C'era un'atmosfera un po' difficile da decifrare. Sappiamo che ci sono diverse situazioni come il barber shop che sono aperte a tutti, ma in realtà no e te ne accorgi subito quando ci capiti per sbaglio (ve lo avevo raccontato qui).
Il primo comico parlava uno slang talmente forte che a un certo punto mi sono chiesta se fosse un'altra lingua. Le altre due spalle erano molto più comprensibili, ho capito abbastanza da passare una bella serata. Quando è arrivato il comico di punta è stato bellissimo perchè ha rotto subito il ghiaccio dando un senso a quello che tutti avevano notato, ma che nessuno aveva avuto il coraggio di dire apertamente.
Con la sua comicità ha ringraziato per prima cosa tutti i bianchi presenti. Ha detto che viviamo in un momento storico in cui certi bianchi chiamano la polizia quando vedono i neri fare le cose più normali del mondo, un picnic, una riunione di lavoro (qui)..., voi siete venuti qui a pagare per ascoltare le battute di quattro neri, evidentemente non siete fra loro. Applausi. Il tipo del tavolo accanto ha dato il 5 a Mr J e i dubbi sono scomparsi, la tensione si è dissolta.
E niente, il clima in Texas a fine 2018, è questo. Spero che nel giro di pochi anni, questo piccolo aneddoto suoni come preistoria.

lunedì 24 dicembre 2018

il surfista

Appena arrivati a La Jolla ci siamo fermati a guardare l'oceano. Impossibile non rimanere incantati. Poca gente in giro. Onde altissime e una piccola schiera di fotografi muniti di teleobiettivi mezzi nascosti nella vegetazione. Un pugno di surfisti si battevano fra le onde come moderni Don Chisciotte. In quel momento è arrivato un tipo sui quaranta e si è messo a riprendere la scena con il cellulare alle nostre spalle. Fremeva. Appena ha incontrato il nostro sguardo ha cominciato a spiegarci con frenesia quello che stava succedendo. Forse aveva bisogno di parlare. Eravamo capitati lì proprio la mattina del primo winter swell cioè l'inizio del periodo migliore per surfare. Chiaramente il tipo era un grande esperto di surf. E anche un surfista dall'età di sette anni, ci ha poi fatto sapere, ma sfortunatamente quella mattina gli toccava andare a lavorare e non poteva fare altro che guardare con invidia i suoi colleghi. Ci ha raccontato della preparazione sia fisica che psicologica necessaria per praticare questo sport. Quasi tutti i surfisti lavorano in proprio per poter star dietro alle onde migliori. Bisogna cogliere l'attimo. L'amicizia è un elemento chiave dello stile di vita del surfista californiano, ci ha spiegato. Le condizioni sono così estreme che è molto più probabile sopravvivere in gruppo. Gli esercizi di respirazione sono duri, ma indispensabili per riemergere da mostri d'acqua simili. Ci raccontava che d'estate, quando il mare è calmo, ad esempio, si legano dei pesi addosso e camminano sul fondo dell'oceano. La disciplina è tutto. Lavorano tutto l'anno per questi pochi giorni di gloria. "Forse non vi sembrano molto alte quelle onde da qui, ma c'è gente che ci si è rotta il collo". A quel punto gliel'ho chiesto. E gli squali? Ci sono! Mi ha risposto subito con sincerità. C'è lo squalo bianco, il più grande predatore dell'oceano. E non hai paura? Gli ho chiesto. Tantissima, mi ha risposto strizzando gli occhi verdi circondati da quelle piccole rughe di chi passa un sacco di tempo sotto al sole. Gli è capitato di rendersi conto di avere sotto i piedi uno squalo di quattro metri, guardare in faccia l'amico e andare avanti. Non posso nemmeno immaginare il terrore. E anche lui che è coraggioso se li sogna la notte gli squali, ma gli incubi non lo fermano. In fondo, con tutte le foche che ci sono in giro non hanno certo bisogno di attaccare gli uomini gli squali bianchi, no? Vorrei dargli ragione anche se non ne so nulla, ma si capisce subito che il rischio di morire è ciò che lo tiene in piedi e lo fa fremere in quel modo in una mattina d'inverno. 
Non posso fare a meno di pensare che sia una fortuna avere qualcosa che ti faccia provare quello che prova lui per il surf nella vita.