venerdì 24 febbraio 2017

giudizi universali

Sto passando la serata a mettere a posto il mio archivio scolastico e all'improvviso mi viene in mente un articolo di The Onion, il giornale satirico:
Nuovo studio conferma che la maggior parte degli umani e' al picco della felicita' quando il resto della famiglia dorme.

Qualcosa di vero c'e' come al solito. Stare qui in silenzio a lavorare e' probabilmente la cosa piu' piacevole e rilassante che abbia fatto in tutta la mia interminabile giornata. Mentre catalogo progetti vecchissimi del mio primo anno di insegnamento qui in Texas, ogni tanto trovo appunti disperati. Uno dice che quella certa volta, si' alla fine era venuto fuori un bel lavoro, ma solo perche' la classe era piccola e la maestra era stata cosi' gentile da darmi una mano dato che per inesperienza non avevo pianificato bene la lezione.
Ecco pensavo a quella maestra. Non siamo amiche, ma mi ha sempre incoraggiato. Non avevo mai realizzato prima quanto mi abbia aiutato in questi anni. Mi ha costantemente riempito di complimenti. Ha ripetuto mille volte lei, dall'alto della sua carriera trentennale, di aver imparato da me. Probabilmente non ho mai dato peso a questa cosa perche' non l'ho mai presa sul serio, ma adesso che il tempo ha fatto il suo dovere ho capito di essere riuscita ad andare avanti in questo lavoro solo grazie alla fortuna di aver incontrato diverse persone di questo tipo.
Chissa' quante castronerie avro' detto in inglese i primi anni, quanti errori, non ci voglio neppure pensare, eppure lei ha sempre scelto di soffermarsi solo sulle mie abilita'.
Mi viene spontaneo paragonarla a quasi tutti gli insegnanti che ho avuto dalle elementari all'universita', con loro era tutta un'altra musica. Le lodi arrivavano con estremo pudore, l'analisi degli sbagli invece era precisissima e implacabile. Mi hanno aiutato? Certamente, pero' sono abbastanza convinta che con un atteggiamento meno rigido mi avrebbero aiutato di piu'.

Le critiche devono davvero essere costruttive per avere un senso altrimenti ti bloccano, soprattutto se fai qualcosa di creativo. A incoraggiare, invece, raramente si sbaglia.

p.s. Se vi interessa l'argomento, trovate alcuni dei miei lavori qui.

mercoledì 22 febbraio 2017

preferivo quando si nascondevano

Qui sono giorni e giorni che parlano di questo cosiddetto ideologo del movimento neonazista (mi rifiuto di nominarlo) che, fra le altre cose (difendere la pedofilia, odiare le donne e fondamentalmente tutto e tutti), e' dichiaratamente gay e omofobo allo stesso tempo.
Ho scoperto che una conoscente, molto simpatica, iraniana di seconda generazione, avrebbe votato per Trump quando il giorno del bando contro i musulmani (quello che poi e' stato bloccato dai giudici) ha dichiarato che trovava la cosa buffa e che questo atteggiamento di depressione generale non portava da nessuna parte.
Conosco una famiglia che ha detto, come tutti, che se vinceva Trump emigrava e pero' e' emigrata davvero in fretta e furia e siccome non sapevano dove andare, si sono licenziati e si sono trasferiti in un paese del terzo mondo. Uno di loro e' gravemente malato.
La cognata messicana di un mio amico ha votato per Trump anche se il marito non e' a posto con i documenti perche' e' contro l'aborto. Adesso probabilmente le deporteranno il marito, ma un sacco di donne americane non riceveranno le cure che necessitano (perche' le cliniche a cui vogliono tagliare fondi si occupano di salute femminile a tutto tondo, non solo di aborto).
Mi sveglio stranamente di buon umore, faccio piani per la giornata, poi pero' accompagno Joe a scuola. Sono tre minuti tre di macchina e ingenuamente accendo l'autoradio, sento le notizie e mi viene voglia di tornarmene sotto le coperte e non uscire piu'. Cosa devo fare? Chiudere le comunicazioni con il mondo esterno per quattro anni?
E' tutto cosi' assurdo ultimamente. Non capisco le persone, le logiche del potere, quello che sta succedendo, quelli che odiano cosi' tanto gli altri da andare contro se stessi e i propri cari per causare un danno a qualcun altro. Preferivo quando si nascondevano.

martedì 14 febbraio 2017

l'unica arma

In questo ultimo anno noi in questa parte di mondo, siamo stati bombardati da messaggi discriminatori di ogni tipo. E' stato detto e ribadito all'infinito oltre a tante altre cose ad esempio che i messicani sono criminali e cosi' anche i musulmani, ma due esempi su tutti sono stampati in maniera indelebile nella nostra memoria collettiva. Il video dell'attuale presidente che incoraggiato dai suoi, dal palco di un comizio imita gli spasmi di un giornalista portatore di handicap e la registrazione che in teoria avrebbe dovuto costargli la presidenza, quella in cui dice che le donne ti lasciano fare tutto quello che vuoi se sei una star. Non mi prendo la briga di tradurla, ma eccola qui, se vi interessa sapere quanto in basso siamo caduti.
"I moved on her like a bitch, but I couldn't get there, and she was married. Then all of a sudden I see her, she's now got the big phony tits and everything. I'm automatically attracted to beautiful [women]—I just start kissing them. It's like a magnet. Just kiss. I don't even wait. And when you're a star they let you do it. You can do anything ... Grab them by the pussy. You can do anything."
Mesi di questo e molto altro su tutti i media alla fine hanno creato dei grossi danni a livello sociale e culturale, danni che si sono palesati gia' il giorno successivo all'elezione dell'attuale presidente. Un episodio tipico, accaduto in modalita' simili in una quantita' di scuole, e' stato ad esempio quello di studenti che si sono messi a scrivere o a urlare soprattutto nel contesto di eventi sportivi in presenza di latinos, uno degli slogan preferiti di Trump durante la campagna elettorale Build that wall! Costruisci quel muro! alludendo al muro al confine con il Messico. Anch'io nel mio piccolo come insegnante, mi sono accorta che qualcosa di nuovo e non necessariamente positivo stava frullando nelle testoline dei piu' giovani. Negli ultimi mesi mi e' capitato di origliare in classe certi discorsi del tutto nuovi anche fra bambini piccoli, cosi' quest'anno ho deciso di prendere la situazione di petto dal punto di vista dell'insegnamento e di implementare tutti gli spunti e le lezioni relativi alla tolleranza. 
Adesso e' febbraio, e' il Black History Month, il mese specificamente dedicato allo studio della storia e del contributo degli afroamericani e ho letteralmente tappezzato la scuola di immagini adeguate a celebrare questa ricorrenza. Il valore della diversita' per me ora piu' che mai e' al primo posto. Cerco di mostrare diversi concetti di bellezza ai bambini perfino se parlo del Rinascimento e la risposta che ottengo da loro e' fenomenale. Hanno bisogno di vedersi rappresentati, tutti, e' fondamentale.
   
Stavo pensando che quando ho cominciato a fare questo lavoro, insegnare arte ai bambini, dieci anni fa, non sapevo nemmeno cosa fosse il Black History Month. Nessuno me lo aveva spiegato, non c'era nessuna aspettativa affinche' lo includessi nel mio programma. La mia prima reazione, quando ne venni a conoscenza, fu di rifiuto. Mi sembrava ci fosse qualcosa di fondamentalmente sbagliato nel separare la storia dei bianchi da quella dei neri e poi - adesso sembra assurdo dirlo ma...- non vedevo il razzismo. Ero stata accolta benissimo ovunque anche se con il mio accento e i miei colori avrei potuto essere scambiata per sudamericana o qualcos'altro. Appena arrivata, quando il mio inglese era davvero pessimo e facevo solo da assistente a Ms Guorton, la scuola mando' una lettera ai genitori per dire quanto fossero in un certo senso onorati di avere qualcuno che veniva da lontano, qualcuno diverso, come me. Non mi passo' nemmeno per l'anticamera della mente che forse se quel lontano fosse stato, che ne so, l'India o la Cina o l'Irak, non avrei ricevuto lo stesso omaggio. Forse si', ma forse no, chissa'. La mia opinione sul Black History Month, pero', cambio' drasticamente quando, con tutta l'umilta' possibile, andai a chiedere consiglio a vari colleghi sugli artisti piu' importanti o sui temi su cui avrei potuto concentrarmi e mi accorsi che non sapevano nulla, e non solo i bianchi, nemmeno i neri conoscevano bene la loro storia. A quel punto mi fu chiaro che il Black History Month era un'occasione preziosa e unica per divulgare certi concetti, per far passare il messaggio di uguaglianza che deve assolutamente esistere e consolidarsi in una scuola. 
In questi anni ho avuto modo di riflettere a lungo su tutto questo, gradualmente mi sono resa conto di tanti, tantissimi, piccoli dettagli. Ho constatato di recente che a scuola, in dieci anni, non abbiamo mai avuto personale delle pulizie bianco. Noi diamo del tu a loro, com'e' normale che sia fra adulti, ma loro danno sempre del lei a noi. Mille volte ho chiesto di essere chiamata per nome e non e' mai successo. Pur essendo io molto piu' giovane, a me viene dato del lei e credo sia un chiarissimo retaggio dell'educazione al rispetto o piu' che altro alla subalternita' che queste persone hanno ricevuto fin dall'infanzia. 

Quello che mi impressiona e' che i diritti civili sono una conquista cosi' recente in questo paese, eppure prima di Trump tutti facevano finta che fosse tutto a posto, che vivessimo in una cosiddetta societa' post-raziale o almeno questa era la mia fortissima impressione. Del resto, era stato eletto un presidente nero, chiaramente eravamo tutti sullo stesso piano o cosi' ci faceva comodo pensare. Negli ultimi due o tre anni sono cominciati o meglio sono stati portati all'attenzione delle masse, tutti quegli incidenti con la polizia, i morti ammazzati a favore di telecamera, le manifestazioni violente. Quello che nessuno ha visto e' stata la rabbia dei bianchi che montava silenziosa e si nutriva di notizie false spacciate per vere. 
La cosa piu' importante che ho imparato sul razzismo in tutti questi anni qui pero' e' molto semplice: che gli unici che non lo vedono, il razzismo, sono i razzisti e i razzisti non sono necessariamente quelli che ci si puo' immaginare, quelli con il coltello fra i denti, ma di solito sono piu' banalmente quelli che si girano dall'altra parte.        

venerdì 27 gennaio 2017

un mondo capovolto

A settembre ho fatto dieci anni in Texas. Dieci anni sono abbastanza per farsi un'idea di tante cose. Mi ero seduta e avevo scritto a lungo su questo argomento, io funziono cosi', ho bisogno di allineare i fatti uno per uno nero su bianco. Non ho mai condiviso quelle idee perche' prima che potessi finire di ragionarci, la campagna elettorale ha preso una piega inquietante e mi ha assorbito completamente. 
Non ho un'idea precisa di quello che arrivi a voi all'estero di quello che sta succedendo qui. I giornali italiani mi sembrano come sempre concentrati sulla politica e la cronaca interne, ma la situazione qui e' difficile. Trump si e' insediato da una settimana e ha gia' smantellato tutto quello che poteva. Mente di continuo su qualunque cosa, anche la piu' insignificante. Ha affermato, ad esempio, che appena ha cominciato il suo discorso di inaugurazione ha smesso di piovere. E' falso, lo hanno visto tutti, ci sono le foto, i video, eppure lui continua con questo suo gaslighting, non so come si dica in italiano. Non e' follia, al contrario, e' una tecnica ben precisa di manipolazione che lui sta mettendo in atto alla perfezione e con inaudito successo.   
Voi avete avuto i terremoti ed e' una tragedia, ma qui e' la societa' intera che sta tremando, non c'e' piu' nessuna certezza.
A settembre stavamo cercando casa, sempre qui, nello stesso quartiere, solo qualcosa di un po' piu' grande visto che la famiglia si e' allargata parecchio in questi anni. Eravamo tutto sommato contenti. Pur con le normali difficolta' della vita che hanno tutti, ci e' sempre piaciuto vivere qui. Dopo che Trump ha vinto abbiamo smesso di parlare della casa e abbiamo cominciato a parlare dei passaporti. Facciamo in modo che sia tutto in ordine, just in case.   
Sembra la fine del mondo. Tutto quello che credevi di sapere, le persone che credevi di conoscere... di fatto non esistono, e' tutto capovolto. 
Ieri mattina, una mia amica, una persona mite, normalissima, ha postato su Facebook, su una pagina pubblica, questo messaggio:
Sono sempre stata contraria alle armi. Adesso sento che ogni donna, tutte le lesbiche, i gay, i bisessuali, i transgender, i queer e ogni  persona non bianca, dovrebbe possedere un'arma per proteggersi dal governo.
Ha avuto tanti consensi e poche critiche. Se leggessi un'affermazione simile, senza sapere chi l'ha scritta, penserei subito a un'aspirante terrorista degli anni Settanta, una brigatista o un personaggio simile. 
Insomma, la situazione sta degenerando davvero in fretta in un senso e nell'altro. Vedo tanti ostinarsi ad andare avanti come se non stesse succedendo nulla, tanti bianchi soprattutto. Quelli toccati dalle varie misure di Trump se ne stanno da parte in silenzio per paura, sembrerebbe, mentre io e tanti altri manifestiamo apertamente e continuamente il nostro sgomento. Ve lo confesso, sto soffrendo molto. Nell'era Obama ho avuto due figli, ero piena di speranza. Potevano esserci attentati e disastri naturali come e' nell'ordine delle cose, ma sentivo di essere nel posto giusto, si parlava ogni giorno di diritti, di ambiente, di solidarieta', uguaglianza. 
Oggi vorrei scappare da questa gabbia di matti e non posso.  

domenica 22 gennaio 2017

ed e' gia' un giorno migliore

Ieri e' stata una giornata difficile. Adesso Trump e' a tutti gli effetti presidente, l'uomo piu' potente del mondo, e ci tocchera' provare sulla nostra pelle se davvero portera' a termine le infauste promesse fatte in campagna elettorale oppure no.
Durante la cerimonia di inaugurazione ero in palestra e tutti gli schermi erano sintonizzati sulle news. Cercavo di ignorarli, tenendo la faccia incollata sul mio telefono.
Arriva una signora sulla cinquantina, tutta sorridente, e comincia a parlarmi del tempo a Washington. 
- Piove? Non si capisce. Avranno freddo? Lo sai che non possono portare ombrelli per motivi di sicurezza? 
Va avanti per dieci minuti nel silenzio piu' assoluto. A un certo punto non ne posso più. 
Guardi, mi spiace ma il tempo a Washington non è la mia più grande preoccupazione in questo momento.
- Ah si? 
- Si. Non sono molto entusiasta di questa inaugurazione.
- Io si' invece, sono proprio pronta per un cambiamento, Hillary e' corrotta! [crooked come diceva in continuazione Trump in campagna elettorale] 
E se ne va. 
Penso. Beh. Almeno se n'è andata. Ma niente, dopo un minuto torna. Ma sai che non si capisce proprio se piove...
Incredibile. Cosa vuole? 
Quando ha cominciato a vaneggiare su un possibile attentato, mi sono alzata di scatto e ho fatto una cosa molto poco politicamente corretta. 
Sono andata a prendere Woody all'area bambini li' accanto. La baby sitter, che conosco di vista ma con cui non ho mai parlato di politica, era di colore e ho dato per scontato che fosse contro Trump. Non bisognerebbe mai farsi delle idee basate sul colore della pelle, ma ci ho azzeccato, i neri che hanno votato per Trump sono pochi e nessuno pare averli mai visti. Ho fatto una piccolissima battuta e mi ha subito seguito, quanto ne avevo bisogno. 

Quello che mi lascia di stucco -mi ha detto- e' che... e' cattivo. Dice cose cattive e la gente lo ha votato lo stesso. 

Con quelle parole in mente, sono andata a prendere Joe a scuola e mi sono messa a pensare a cosa scrivere sul nostro cartello per la marcia delle donne di oggi. Ho optato per una parafrasi positiva del famigerato e subdolamente razzista slogan di Trump, make America great again
Rendi l'America gentile di nuovo.



La marcia qui a Dallas come nelle altre citta' da quello che vedo, e' andata nel migliore dei modi. 
Abbiamo parcheggiato la macchina poco distante dal ritrovo eppure in quei pochi metri, mi sono sentita a disagio. Joe era orgogliosissimo del suo cartello e diceva a tutti Make America kind again! Era dolcissimo, ma le reazioni non sono state tutte positive. Abbiamo ricevuto anche qualche sguardo di disapprovazione e non mi ha fatto piacere  perche' il messaggio era semplice e portato con la grazia di un bambino, ci vuole un bel cuore di carbone per offendersi.
Le stime della polizia dicono che eravamo fra i cinquemila e gli ottomila che per i parametri texani e' tantissimo. La manifestazione piu' importante del Texas e' stata organizzata ad Austin dove c'e' il parlamento, questa qui come tantissime altre, e' stata messa su all'ultimo minuto su Facebook ma ha avuto successo a suo modo. Una tale gioia. Vedere una quantita' di bambini, anziani, sedie a rotelle, tutti i colori, tutti i credo, camminare insieme, sorridere insieme, e' stato importante e mi ha toccato in maniera profonda. Mi ha ridato speranza. 
Anche la polizia e' stata ineccepibile. Gli agenti erano sorridenti, gentili e i manifestanti li ringraziavano continuamente e facevano foto con loro. 
La gente qui non e' abituata alle manifestazioni. C'e' questa idea che non servano a niente, che non siano costruttive e che quelli che ci vanno siano dei lagnosi inconcludenti. Beh, per manifestare contro Trump, sono usciti di casa in tanti, tantissimi in tutto il mondo, non solo qui. Quando vedi che l'unica cosa che ti e' rimasta e' manifestare il tuo dissenso, lo fai eccome. 
Chissa' forse tutto questo ci unira' e creera' la nostra forza nel futuro.  
Ad ogni modo, l'ultimo pensiero prima di concludere questa giornata cosi' speciale lo dedico a un tale che abbiamo incontrato per strada mentre andavamo alla manifestazione stamattina. Ha visto Joe con il suo cartello e si e' commosso o esaltato, non saprei dire. Ha chiesto di fare una foto con lui per ricordo e poi e' scappato via esclamando... and it's a better day already, ed e' gia' un giorno migliore.  

mercoledì 18 gennaio 2017

la marcia delle donne

È successo questo. Poco prima della fine della campagna elettorale sono uscite delle registrazioni in cui si sentiva Donald Trump dire cose vergognose sulle donne. La più famosa è che se sei uno di potere le puoi afferrare dagli organi genitali, diciamo cosi' (testualmente grab them by the pussy). 
Non solo Trump, contrariamente a tutte le previsioni, ha poi vinto le elezioni ottenendo il sostegno entusiasta di un sacco di donne rincitrullite, ma qualche giorno fa c'è stato anche un arresto. Un vecchio politico del suo partito ha pensato bene di applicare questo concetto alla lettera e di dare un pizzicotto a una collega proprio lì. Il distinto settantenne ha prima cercato di fare passare l'incidente come uno scherzo fra vecchi conoscenti e poi, messo di fronte all'evidenza filmata delle telecamere di sorveglianza, avrebbe affermato amo questo nuovo mondo dove non esiste più il politicamente corretto confondendo in maniera clamorosa il politicamente corretto con la civiltà perché è questo che sta succedendo qui, si confonde il politicamente corretto con l'educazione e il rispetto. La conseguenza e' che da quando è stato eletto Trump, succedono ogni giorno questi fatti deprecabili. 
Hai voglia di urlare a uno che parla un'altra lingua di tornarsene a casa sua e lo fai, ti stanno sulle scatole i neri? Li insulti per strada o appendi la bandiera dei confederati alla finestra, gli handicappati non ti fai piu' nessuno scrupolo a prenderli in giro e i gay pure. Per alcuni politicamente corretto vuol dire tenere con estrema fatica a bada i bassi istinti come quello di toccare una donna senza il suo consenso. E' tristissimo, ma come glielo spieghi che le cose non stanno cosi' a questi trogloditi che adesso si sentono in diritto di mettere in pratica le porcherie che escono dalla bocca del presidente eletto?
Qui tutti parlano della marcia delle donne che ci sara' sabato prossimo a Washington per protestare contro la mentalita' sessista di Trump e mi ero rassegnata a non partecipare per motivi logistici, ma dopo aver sentito questa notizia, io e Mr J ci siamo informati meglio e abbiamo visto che ci sono marce simili in tutti gli Stati Uniti e perfino in giro per il mondo per solidarietà nei nostri confronti. Cosi' sabato mattina parteciperemo alla marcia delle donne qui a Dallas tutti e quattro che e' giusto che Joe e Woody imparino certi valori fin da piccoli.   

venerdì 13 gennaio 2017

il bambino scomparso

L'altra sera io e Mr J abbiamo ricevuto una telefonata contemporaneamente. Si sentiva un messaggio registrato. Una voce femminile, giovane all'apparenza, spiegava che un bambino di otto anni era scomparso nel nostro quartiere e di consultare la pagina Facebook della polizia locale per maggiori informazioni. Si scusavano per il disturbo durante le ricerche e si dicevano a disposizione per tranquillizzare i bambini che si fossero spaventati vedendo i poliziotti in giro.
Quando ho visto la foto del bambino, poco piu' grande di Joe, mi si e' come aggrovigliato lo stomaco. Per prima cosa ho pensato a questo clima folle che abbiamo. Tre giorni prima avrebbe rischiato come minimo di morire di freddo, ma quella sera sembrava primavera, almeno questo, anche se questi quartieri residenziali sono cosi' bui. Se di giorno non sono molto trafficati, la notte sono deserti. Infatti, la polizia chiedeva di accendere tutte le luci nei giardini delle case per facilitare le ricerche. Su Facebook si formavano gruppi di volontari, una mobilitazione generale. L'idea di un bambino da solo, nella notte, mette un'ansia incredibile, si pensa subito al peggio. Un elicottero ha cominciato a sorvolare la zona. Avrei voluto smettere di preoccuparmi visto che non potevo farci nulla, ma non ci riuscivo. Fortunatamente dopo cinque ore il bambino e' stato trovato sano e salvo. Ha preso un brutto voto o qualcosa del genere e ha avuto paura di tornare a casa. 
Ieri si e' presentato alla stazione di polizia con i suoi genitori e ha offerto il pranzo a tutti gli agenti che lo hanno cercato. Quel sorriso, quella faccia da monello, mi sono un po' commossa.
Al di la' di questo e' stato davvero bello vedere la comunita' accorrere in aiuto di uno dei suoi membri anzi forse e' stato bello per me piu' che altro accorgermi che una comunita' esiste, peccato esca fuori al meglio quasi sempre in circostanze straordinarie di pericolo o difficolta'.
Mi ha colpito anche lo sforzo della polizia non solo nelle ricerche, quello spero sia normale, ma soprattutto nel coinvolgere i cittadini e nel dare un'immagine di se' efficiente e allo stesso tempo umana e gentile. C'e' un estremo bisogno di questo tipo di rassicurazioni in questo periodo. Oltretutto il bambino e' afroamericano ed e' venuta fuori una gran bella immagine, con tanti strati di significato. Speriamo di vedere piu' storie come questa in futuro.

mercoledì 11 gennaio 2017

la bolla

Ieri sera ho lasciato che Joe stesse alzato un po' più del solito per ascoltare l'ultimo discorso di Obama. Non so quanto abbia capito, ne riparleremo più tardi insieme, ma volevo che anche lui avesse almeno un ricordo di questo presidente. I bambini hanno bisogno di modelli e non volevo perdere quest'occasione di ascoltare un uomo che parla non solo di risultati raggiunti e di politica, ma degli stessi valori che stiamo cercando di insegnargli. 
Avevo bisogno che mio figlio sentisse per esempio che i bambini clandestini o i rifugiati hanno diritto a essere amati e a ricevere una buona educazione come tutti gli altri, che questo paese e' forte grazie all'apporto di tutti i suoi abitanti senza distinzioni. Obama ha ricordato che una volta si diceva quello che si dice ora dei messicani e dei musulmani degli italiani e degli irlandesi e oggi viene quasi da ridere a pensarci. Volevo che Joe vedesse l'umilta' dell'uomo piu' potente del mondo che ringrazia. Obama ieri sera ha ringraziato tutti. Ha ringraziato i cittadini per quello che gli hanno insegnato in questi otto anni. Ha ringraziato per quello che lui ha imparato facendo il presidente e ha riconosciuto il merito di tutti quelli che lo hanno aiutato perche' solo insieme si cambiano le cose, questo e' il concetto che ha ribadito piu' e piu' volte. La democrazia, ha detto, e' in pericolo solo quando la si da' per scontata.
Allo stesso modo, non ho percepito il messaggio di Meryl Streep domenica sera ai Golden Globe come politico. Lei ha citato il vergognoso episodio in cui Donald Trump prendeva in giro dal palco, durante un comizio, un giornalista affetto da paralisi celebrale per il modo in cui la malattia limita i suoi movimenti. Ha detto che questo istinto a umiliare quando e' messo in atto da un personaggio pubblico, da un uomo di potere, condiziona la vita di noi tutti perche' da' il permesso a chiunque di fare la stessa cosa. Ha usato il suo momento di gloria per dire al mondo che la mancanza di rispetto invita ad altra mancanza di rispetto e la violenza incita alla violenza e quando i potenti usano la loro posizione per fare i bulli, perdiamo tutti.
Cosa c'e' di politico in tutto questo? 
Conosco sostenitori di Trump che mai e poi mai deriderebbero un portatore di handicap, allora perche' non si indignano quando il presidente si comporta in questo modo anzi lo difendono a spada tratta? 
Qui abbiamo un problema come societa', stiamo completamente perdendo il senso del giusto e anche della realta'.
E' una cosa che ho cominciato a notare un paio d'anni fa. Mi viene in mente un episodio in particolare che mi ha fatto sentire che l'aria in qualche modo stava cambiando. Cenavamo con una coppia di amici e complice forse qualche bicchiere di troppo, si lasciarono andare a commenti razzisti di ogni tipo, contro le donne che vengono violentate perche' vanno in giro scollate, contro gli omosessuali, gli stranieri, i rifugiati...chi piu' ne ha piu' ne metta. Prendemmo una decisione piuttosto forte quella sera, decidemmo di non vederli piu' e non tornammo sui nostri passi nemmeno dopo che ci chiesero scusa. Scusa di che poi? Non mi sono mai pentita di questa scelta. Ci hanno mostrato il loro vero volto e quel volto a noi non e' piaciuto, non volevamo averci nulla a che fare.
E anche di questo Obama ha parlato ieri sera: la bolla. Tagliando i rapporti con questo tipo di individui noi e tanti altri, nel tempo, ci siamo costruiti una sorta di bolla abitata da persone che la pensano come noi e non abbiamo capito che Trump avrebbe vinto. 
Il risultato e' che adesso il paese e' piu' diviso che mai e non ci sono nemmeno le premesse per un dialogo rispettoso dal momento che ogni parte pensa il peggio dell'altra e non e' d'accordo nemmeno sui fatti documentati che ha davanti agli occhi. 
Obama ieri sera a questo proposito citava il protagonista de Il buio oltre la siepe, Atticus Finch. Non potrai mai veramente capire una persona finche' non consideri le cose dal suo punto di vista, finche' non ti arrampichi nella sua pelle e ci cammini dentro. 
Quello che non capisco e' pero' come ti devi comportare quando vedi l'odio e la cattiva fede nell'altro, devi continuare a parlarci, a cercare di ragionarci? 
I sostenitori di Trump dicono sempre una cosa, che non bisogna giudicarlo da quello che dice, ma da quello che ha nel cuore. Ecco, trovo questo concetto che loro continuano a ripetere all'infinito come se a furia di ripeterlo cominciasse a significare qualcosa, una delle piu' grandi scemenze che si siano mai sentite. Tutti sembrano delle brave persone mentre giocano con il loro gatto o fanno la spesa, ma una brava persona non prende in giro un handicappato e non vota per uno che prende in giro per un handicappato, non e' possibile, non esiste. Cominciamo a giudicarci da quello che ci diciamo e facciamo perche' quello che abbiamo dentro al cuore lo sappiamo solo noi. 

venerdì 6 gennaio 2017

una piccola riflessione sul giornalismo italiano

Ho appena ascoltato Severgnini cercare di spiegare alla radio pubblica americana, l'ultima uscita di Grillo sulla giuria popolare per stabilire la verita' delle notizie.
Devo dirvi la verita', e' da qualche mese che non seguo quasi piu' i giornali italiani. Il tempo che ho a disposizione per informarmi e' limitato e mi interessa e mi preoccupa molto di piu' quello che sta succedendo qui. Ma c'e' anche un altro motivo per cui ho smesso di seguire come prima. E' che a me e a tanti altri -e' per questo che Severgnini e' stato intervistato- sembra che tutto sia collegato. La Brexit, Trump, Grillo, Le Pen e tutto il resto, invece i mezzi di comunicazione italiani sono sempre cosi' non voglio dire provinciali ma. E' vero che ci sono dei problemi contingenti di cui bisogna parlare, ma l'omicidio di turno, il freddo, il caldo, le code in autostrada...meritano cosi' tanta attenzione? Non sarebbe meglio occuparsi dell'Italia in relazione al mondo? A me interessa questo.

martedì 3 gennaio 2017

l'entusiasmo e la gioia di vivere

Oggi una mia amica non americana mi ha raccontato che la sera dell'ultimo dell'anno è uscita a cena con il marito. Ovviamente l'intenzione era festeggiare, come minimo aspettare la mezzanotte. Fatto sta che alle 11 è partito il conto alla rovescia, brindisi e tutto. Il locale per qualche motivo imperscrutabile, ha festeggiato secondo il fuso della costa e tutti i clienti sono stati al gioco senza protestare. Se ne sono andati tutti tranne loro che caparbiamente hanno aspettato e festeggiato come da che mondo e mondo.
Che noia mortale questi americani che non sanno divertirsi neanche una sera all'anno! Ma perché devono essere così smorti? Io il capodanno l'ho passato a casa a guardare un film lottando contro il sonno quest'anno, ma se fossi uscita a festeggiare avrei festeggiato.
Quel giorno come sempre mi arrivavano tutti i WhatsApp dei miei amici dall'Italia alle 5 del pomeriggio e qualunque cosa facessero, sentivo quell'atmosfera, quell'entusiasmo che qui... C'è? Ma dov'è? Io non lo vedo. Tutti a dormire alle 11. Non va bene.

sabato 31 dicembre 2016

il 2016 e il 2017


Abbiamo passato qualche giorno sulle colline (foto qui). Ci voleva questo piccolo stacco. Normalmente dopo Natale, anzi a partire dal giorno di Natale, mi sento piuttosto depressa, e' sempre stato cosi'. Il non avere piu' niente da aspettare, e' questo che mi frega. Perche' il Capodanno non si puo' certo dire che lo abbia mai aspettato, tutt'al piu' ho sempre cercato di farlo passare nel modo piu' indolore possibile, diciamo. Pero' quest'anno sono stata brava anche se ho avuto un brutto momento il pomeriggio di Natale. 
A un certo punto, verso sera, Joe, sei anni, guarda tutti i suoi regali e dice tutto serio they don't make me happy
Io e Mr J ci guardiamo. Gli chiediamo di spiegarsi meglio. Ho tutte queste cose, ma non mi sento felice. Non sono i regali, le cose che ti fanno felice Joe, sono i momenti, le persone. Mr J gli ha fatto un bellissimo discorso, io invece sono rimasta senza parole.
Non so se fosse in overdose da zucchero e adrenalina il nostro bambino centenario, il giorno dopo si era dimenticato tutto. Ci ho dormito sopra anch'io a quel malumore e in qualche modo i pezzi sono ritornati al posto giusto. L'euforia per la fine di questo 2016 ha prevalso. Come tutti ho avuto qualche anno difficile -su due piedi ne ricordo solo uno in realta'- ma e' la prima volta che sembra che le mie difficolta' personali siano allineate con quelle del pianeta. Mi sento meno sola nelle mie angosce in un certo senso. 

Attraversavo il Texas in macchina, ieri, e vedevo il meglio e il peggio, musica ovunque, tanta creativita' e poi quelle piccole citta' fantasma dove ti capita di trovare quasi piu' bandiere confederate che americane. L'ignoranza, la sporcizia. 
Non e' il 2016, non e' Trump, non sono i miei problemi, e' solo la vita che a volte ci scappa di mano e ci fa paura.  
E allora e' vero che l'unica cosa che hai davvero il potere di cambiare, sei tu e lo sguardo che decidi di avere sulle cose. 
Non saro' mai una grande ottimista, ma so profondamente di avere la possibilita' di scegliere una buona percentuale di quello che mi succede e allora quest'anno, ricomincio da li'.
Tanti auguri per un anno migliore anche a voi.

giovedì 29 dicembre 2016

ancora sull'infermiera

Stamattina mi sono svegliata e ho trovato una richiesta di amicizia dell'infermiera di ieri. Sono rimasta sorpresa perché il nostro incontro mi ha lasciato un po' con l'amaro in bocca come vi dicevo. In effetti però, per essere due quasi sconosciute abbiamo fatto dei discorsi piuttosto impegnativi. Avrà apprezzato?
Ripensandoci, non c'è stata solo quella considerazione lì sulle colpe dei malati che non mi è piaciuta e che mi è rimasta impressa.  Abbiamo parlato anche di altre cose. Ad esempio, del fatto che si dice che quasi tutti prima di morire vedano o sognino la madre -che cosa suggestiva...- e anche del fatto che non serve a nulla chiedere perdono sul letto di morte perché la verità è che quando uno arriva a quel punto della sua vita non ha quasi mai la mente lucida. Insomma, a quanto pare tutte quelle storie dei film sull'ultima fondamentale parola prima di spirare, sarebbero leggende metropolitane. La considerazione finale del nostro incontro era: se vuoi dire qualcosa a qualcuno, se questa persona è importante per te, corri e diglielo subito. Mica male.
Mi sembra un'ottima idea da tenere a mente con l'arrivo imminente dell'anno nuovo.

martedì 27 dicembre 2016

ma come fanno gli infermieri?

Facevo due chiacchiere con un'altra mamma. Si parlava dei malanni dei figli e di quanto si soffra a vederli star male specialmente quando sono piccoli piccoli. 
Mi racconta scherzando che suo figlio non trova molta compassione quando sta male.

- Lavoro in terapia intensiva, vedo gente morire tutti i giorni, non mi commuovo certo per un raffreddore!

Ecco, dovete sapere che da quando sono stata ricoverata in ospedale la prima volta qualche anno fa, ho una venerazione e un'ammirazione sconfinata per gli infermieri. Non ho esperienza in Italia, ma qui fanno turni lunghissimi e sono sempre preparati e precisi oltre che umanamente disponibili a una parola di conforto o anche a tenerti un po' la mano se sei davvero a terra. Sono stata ricoverata quattro volte e non credo di avere mai incontrato un infermiere che non fosse eccellente. Mi sono fatta l'idea che siano esseri umani con un qualcosa in piu'.
Pero' mi sono sempre chiesta come facciano sia loro che i medici a sopportare di vedere tanto dolore ogni giorno e a preservare la propria salute mentale.
Siccome sono curiosa da matti e avevo un'infermiera a portata di mano gliel'ho chiesto, cioe' le ho chiesto se avesse ricevuto anche un qualche supporto psicologico prima di entrare in servizio. 

- No, non ti spiegano niente su come gestire le emozioni, ma io non ho problemi. Certo, non potrei mai lavorare con i bambini perche' loro non hanno vissuto abbastanza e non hanno scelto di essere li', ma se ho davanti una persona di quaranta, cinquanta o sessant'anni, mi dico che in fondo hanno vissuto e se sono li' e' per una loro scelta.

- In che senso? 

- Beh, se avessero avuto uno stile di vita piu' sano o se si fossero curati prima tante volte non sarebbero li'.


Una freddezza. Mi sono venute in mente tutte quelle storie delle infermiere serial killer. Come fai a essere tutti i giorni a contatto non solo con i malati, ma anche con i loro cari e a pensare una cosa simile?
Obietto che tanti qui non vanno dal medico perche' non hanno l'assicurazione e anche se ce l'hanno a volte aspettano il piu' possibile perche' costa comunque moltissimo farsi curare quando si ha qualcosa di serio o si deve essere operati. Noto una piccola luce accendersi nel suo sguardo come se l'idea non l'avesse mai sfiorata. Vorrei dirle, ma come fai a fare un lavoro cosi' dentro a un ospedale senza esserti mai fatta una domanda una sul sistema sanitario? 
Sara' un meccanismo di difesa o semplicemente un grande egoismo e un'immensa mancanza di empatia?
Mi ha detto un'unica cosa che ho trovato interessante.
- La gente non pensa mai alla morte. Non si rendono conto che ogni minuto c'e' qualcuno che muore e quando muore qualcuno che conoscono si disperano. Io invece vedo la morte tutti i giorni. Non e' cosi' terribile, l'importante e' aver vissuto almeno un po'.

sabato 24 dicembre 2016

buon natale

Un grande senso di riconoscenza nonostante le sfide che la vita ci obbliga a portare avanti. 
Buon Natale blogamici.