lunedì 27 aprile 2015

non devi essere mai paura

Quello che mi rimarra' di piu' di questa esperienza, probabilmente e' il chiaro senso dell'ineluttabilità' della vita. Il fatto che un giorno, tu magari aspiri al massimo a trastullarti nella tua banale quotidianità' e invece lei, la vita, arriva e ti preleva. Qualunque cosa tu stia facendo o avessi deciso di fare, guida lei.
Era un giorno come tanti altri, anzi un gran bel giorno. Ero a scuola, mi sentivo bene. Sapevo di essere alla mia penultima settimana lavorativa prima della maternita' e forse ho fatto un po' di piu' di quello che avrei dovuto, questo si', ma niente di particolare, credo. Joe era felicissimo con i suoi amichetti e mi ha chiesto di rimanere per il dopo scuola. Mi e' sembrata una buona idea, cosi' potevo andare avanti a lavorare ancora un po'. Mentre lo facevo sedere in macchina, un paio d'ore dopo, ha cominciato a parlarmi del suo fratellino. Ultimamente e' il suo argomento preferito, pero' mi ha detto delle cose che mi hanno fatto fermare un attimo ad ascoltare con piu' attenzione.
- Lo sai? Io ho fatto un pensiero sul mio bambino.
- Quale pensiero?
- Che quando lui esce dalla pancia, voglio fare tante cose per lui.
E poi e' andato avanti a raccontarmi le sue idee che erano cosi' belle che l'ho ringraziato. Mi fa proprio felice sentirlo parlare cosi'. Dopo un po', ha ricominciato:
- Mamma, sai...non devi essere mai paura.
La sua traduzione letterale di don't be afraid, suppongo.
Non gli ho dato peso, anzi l'ho ignorato, ero troppo stanca. Si era fatto tardi, il traffico era probabilmente orribile e il mio unico pensiero era tornare a casa. Dopo un po' ha ripetuto la stessa cosa, non devi essere mai paura, e ha ricominciato a raccontare cose che ho fatto scivolare via senza prestare la  minima attenzione. Anzi, poi l'ho fermato e gli ho spiegato che non potevo parlare perche' dovevo concentrarmi a guidare, ma dopo una decina di minuti buoni dal nulla, si e' rifatto avanti, con la stessa frase, per la terza volta.
- Mamma, ricordati, tu non devi essere mai paura. 
A quel punto, il messaggio e' davvero arrivato a destinazione. Gli ho chiesto perche' mi dicesse quelle cose, se fosse successo qualcosa che lo avesse spaventato a scuola, non sapevo nemmeno io cosa pensare. Non ricordo la sua risposta, probabilmente qualcosa di lungo e complicato che non ho capito, ma eravamo quasi arrivati.
A casa, purtroppo, e' successo quello che i medici temevano che succedesse fin dall'inizio della gravidanza. Avevo gia' avuto lo stesso problema alla placenta mentre aspettavo Joe, ma evidentemente ero stata molto fortunata e la situazione paventata non si era mai verificata.
E' stato un momento indescrivibile. Trovarmi da sola con Joe, senza nessun dolore (e' cosi' che si manifesta questa cosa), ma in teoria in pericolo di vita. Avevo immaginato talmente tante volte questa cosa nei miei peggiori incubi che non facevo altro che ripetermi che non stava succedendo, non ci volevo credere.
All'ospedale, dove siamo arrivati poco dopo, gia' conoscevano il mio caso alla perfezione perche' purtroppo questa era una delle possibilita' e sia io che i medici, eravamo abbastanza preparati anche al peggio.
Ricordati...non devi essere mai paura.
E invece e' stato tutto piuttosto tremendo e di paura ne ho avuta tantissima. Di sicuro anche lui, ma non sembrava. Mi hanno tenuto in ospedale un po' di giorni e ora sembra che la situazione si sia stabilizzata. Sono a casa, a riposo forzato fino alla fine della gravidanza with only bathroom privileges, mi hanno detto in modo un po' surreale. Devo veramente concentrarmi per non fare movimenti che non mi costano nessuna fatica.
Una sera, mentre ero ricoverata, una mia amica si e' portata Joe a casa per non fargli passare troppo tempo in ospedale. Mi ha raccontato che si e' comportato sempre bene, tranne quando lei gli ha vietato di disegnare perche' era ora di cena. Teneva cosi' tanto a quel disegno che e' stata obbligata poi a tornare a casa a prenderlo perche' lo aveva dimenticato e lui non le dava tregua, doveva portarmelo assolutamente.
Li' per li' ho pensato a un capriccio qualunque, ma quando gli ho chiesto di spiegarmi cosa avesse disegnato, ho capito perche' era cosi' importante.
Aveva fatto il dottore, con la mamma a letto e un cartello con disegnato un bambino. Un cartello barrato che significava: "Niente bambini fuori dalla pancia". Mi ha fatto sorridere.
Joe disegna e io scrivo, noi due le cose che ci succedono abbiamo bisogno di raccontarcele in qualche modo.

martedì 21 aprile 2015

cosa mi ha insegnato gwyneth paltrow

In questi giorni, piu' o meno tutti hanno dato addosso a Gwyneth Paltrow per aver accettato la sfida di sfamarsi per una settimana spendendo solo 29 dollari, la cifra che il governo americano elargisce alle famiglie povere sotto il programma SNAP, Supplemental Nutrition Assistance Program, meglio noto come food stamps. Prima l'hanno attaccata per il tipo di spesa fatta, per lo piu' cibi freschi e costosi e poi, chiaramente, per aver fallito ed essersi andata a mangiare un pollo dopo quattro giorni. Pero', di una cosa bisogna darle atto, di aver portato l'attenzione su questo problema. 
Ho letto un po' come funziona, mi sono informata meglio e mi ha dato da riflettere. Lei era completamente fuori strada e destinata a fallire con quello che ha comprato, ma ci sta anche che volesse fallire di proposito per dimostrare che quei soldi non sono sufficienti, almeno se aspira a un'alimentazione sana.
Ho notato qualcuno usare i food stamps solo in quei negozi dove vendono tutto a un dollaro. Ci vado spesso perche' sono perfetti per comprare i materiali che uso in classe o a casa con Joe per fare i miei lavori di arte. Una cosa vi posso garantire: non sono un tipo schizzinoso, ma non ho mai pensato di comprare del cibo in quei posti. Semplicemente, non sembrano supermercati e non c'e' nulla di fresco, frutta o verdura, ho visto piu' che altro scatolette, pasta di infinitesima sottomarca e surgelati.
Mi sono chiesta cosa avrei comprato con 29 dollari per una settimana e non mi sono saputa dare una buona risposta. Anche solo il latte che beviamo ogni mattina costa piu' di cinque dollari per un gallone che dura circa una settimana. Poi ho pensato a quello che compro e al fatto che la maggior parte delle volte, non guardo nemmeno il prezzo del cibo, compro quello che serve. Guardo i prezzi di tutto, ma non del cibo, a meno che non salti all'occhio qualcosa di estremamente costoso. Non siamo ricchi, come non lo era la mia famiglia di origine, ma sono sempre stata abituata a pensare che il cibo buono e' fondamentale. Si puo' risparmiare su tutto, ma il cibo non si tocca. Evidentemente sono stata molto fortunata. Questa settimana, invece, ho prestato piu' attenzione ai dettagli. Joe mi ha chiesto un mango, l'altro giorno, e glielo ho comprato con molto piacere, sono felice quando si entusiasma per un cibo sano, pero' costava piu' di un dollaro e mezzo, non avrei potuto comprarglielo con un badget di 29 dollari. Mi sono immaginata dover dire a mio figlio no, la frutta fresca no, ti compro quella in lattina o qualche altro cibo artificiale che costa molto meno. Perche' qui i cibi sani sono il vero lusso. Mi ha sempre colpito come costi meno, in proporzione, mangiare in un fast food che comprare gli ingredienti freschi. Lo raccontavo ai miei genitori e veniva fuori che perfino a Milano, una citta' famosa per l'alto costo della vita, la frutta e la verdura costano meno che qui, meta ambitissima di emigrazione proprio per il basso costo della vita.
Poi ho pensato a un paio di amici americani. Sono obesi e mi hanno raccontato storie gastronomiche allucinanti. Uno di loro non ha mai mangiato verdura fresca prima del matrimonio. Sua madre si limitava a svuotargli barattoli di piselli o asparagi o pesche sciroppate nel piatto. Una cosa, la poverta', tira spesso l'altra, l'ignoranza, e lui mi parlava di questa madre con un minimo di risentimento, pero' forse lei non era poi così in mala fede riguardo al cibo. Magari non aveva i soldi per fare di meglio e magari i suoi genitori a loro volta avevano fatto lo stesso con lei e lei non conosceva altro esempio.
Fa impressione che ci sia davvero gente che non ha da mangiare qui, in mezzo a tutta questa ricchezza dilagante. Bambini che vanno male a scuola perche' non riescono a concentrarsi con la pancia vuota e tu magari li vedi insieme a tutti gli altri e non te ne accorgi neanche perché banalmente, non sembrano poveri come ti immagini i poveri. So che alcune scuole pubbliche stanno cominciando a prendere provvedimenti e a servire una sorta di cena anticipata dopo le lezioni. In Italia, nonostante tutti i problemi che possono esserci, e ne ho conosciute di famiglie relativamente povere, storie del genere le ho sentite solo nei programmi di Santoro.  
   

lunedì 20 aprile 2015

qualcosa di sbagliato

Vi descrivo una scena che ho visto oggi e che mi ha lasciato molto perplessa.

Stavo entrando in un parco con Joe. E' un parco che si trova in un ottimo quartiere, tranquillissimo, dove abbiamo sempre lasciato la bici e i giochi incustoditi senza mai aver avuto problemi. Appena fuori, sul marciapiede, c'erano due bambini di colore sui dieci-dodici anni con una poliziotta che li interrogava con un taccuino in mano. Lo noto perche' e' stranissimo in generale, ma soprattutto in quel posto. Un po' grandini per essersi persi in un posto del genere, cosa avranno fatto? Istintivamente avverto un senso di sollievo pensando che almeno l'agente e' una donna, come se mi aspettassi che li trattasse meglio di un poliziotto uomo. Invece, guardo ancora e vedo che gli sta parlando con un tono che non mi piace neanche un po'. Non li tocca, ma gesticola e sembra sgridarli, avvertirli e minacciarli.
Continuo a controllare quello che succede a distanza perche' ovviamente devo anche evitare di perdere Joe, ma in qualche modo, visto tutto quello che ci e' toccato sentire negli ultimi tempi su come la polizia bianca tratta i cittadini di colore in questo paese, mi sento responsabile per quei bambini, sono pronta a intervenire. E non devo essere l'unica a sentirsi cosi' perche' sempre a distanza, vedo che altre mamme non perdono d'occhio la situazione con aria preoccupata.

Proprio pochissimi mesi fa, fra le altre cose, un bambino nero di dodici anni e' stato ucciso in un parco a Cleveland da un poliziotto che era arrivato sul posto da due secondi cronometrati (CNN).

A un certo punto, pero', i bambini si alzano in piedi e gridano 'ecco la mamma!'. Un nuovo momento di sollievo, ma la poliziotta li azzittisce subito e li fa risedere dicendo che devono aspettarla li'. Allora arriva questa donna trafelata, abbastanza giovane, forse africana e musulmana dato che portava un foulard sui capelli, con un terzo bambino piu' piccolo sui quattro anni, per mano.
Mi aspetto che sia tutto risolto e invece la poliziotta intima ai bambini di non muoversi, raggiunge la madre a un paio di metri di distanza e comincia a parlarle con lo stesso tono minatorio che aveva usato in precedenza. Non sento quello che si dicono, ma la donna sembra disperarsi. Si porta le mani agli occhi e piange, poi anche il bambino piccolo piange e lei lo prende in braccio. I figli piu' grandi cercano di avvicinarsi di nuovo e la poliziotta li caccia via un'altra volta e li obbliga a risedersi. Dopo una decina di minuti, la madre va via con i figli.

Ecco, io non ho mai visto una scena del genere e non so cosa sia successo, non ne ho idea, ma non riesco a trovare un'ipotesi che giustifichi un trattamento simile. Cosa mai avranno potuto fare due bambini come quelli per essere trattati come dei criminali? E perche' mai una madre non puo' riprenderseli finche' la poliziotta non ha finito di dire quello che ha da dire? Se non sei sotto arresto, nessuno ha il diritto di trattenerti dall'andartene via o dal ricongiungerti con i tuoi figli minori.

Ho la sensazione che i problemi che spesso poi sfociano in tragedia fra polizia e cittadini di colore, nascano proprio da episodi come questo. Immagino l'impressione profonda che un avento del genere abbia potuto suscitare in quei bambini. La polizia non solo trattiene e rimprovera loro, ma fa anche piangere la madre. Di nuovo, non ho idea del perche' fossero li',  ma se avessero fatto qualcosa di grave li avrebbero arrestati, i bambini o la madre. La sensazione, purtroppo, e' di aver assistito a qualcosa di molto sbagliato.

venerdì 17 aprile 2015

pensieri all'aria aperta

Passo sempre per quella accomodante sia come insegnante che come madre e forse lo sono, ma il fatto e' che a me i bambini viene spontaneo ascoltarli con attenzione e trattarli con rispetto come meritano le piccole persone che sono. Non mi avvalgo del supporto di una base teorica, semplicemente, sono stata trattata in questo modo ed e' l'unico che conosco. Non alzerei le mani su un adulto e non le alzo su un bambino, non urlerei ordini a un adulto e, se posso, evito di farlo con un bambino. Preferisco spiegare cosa voglio e perche'. A volte ho successo e a volte no, ma in fondo non e' questo il punto per me.
Oggi, entra una classe e avevo la porta sul retro aperta. Giornata splendida, aria fresca dal giardino a darci un po' di tregua in questi giorni gia' caldi. Avevo preparato tutto quello che dovevamo fare sui tavoli, ma loro si esaltano per la novita' della porta aperta e mi chiedono, anzi quasi mi supplicano, di fare qualcosa fuori. Beh, ci ho pensato giusto un secondo per capire se avevo il materiale e ho accettato.
La loro maestra ha storto un po' il naso, pero' in fondo...perche' no? Se ci avessi pensato prima, lo avrei proposto io. Hanno avuto un'ottima idea. Gli diciamo sempre di stare all'aria aperta e poi non ne approfittiamo quando ne abbiamo la possibilita'? Siamo nel centro della citta' e abbiamo la fortuna di avere questo bellissimo paesaggio proprio fuori dalla porta, perche' non godercelo un po'? Il paesaggio, l'aria fresca, i coniglietti di passaggio...siamo stati cosi' bene. E abbiamo anche imparato qualcosa di nuovo. Io ho imparato che c'e' un albero con dei fantastici bruchi pelosi e colorati, ad esempio, e loro hanno imparato in prima persona come lavoravano gli impressionisti.
Una lezione splendida, in tutti i sensi.
Non e' facile essere un ragazzino, nemmeno alle elementari. Ne ho uno di cinque anni che pensa di essere stupido e se lo ripete e si dispera e non e' per niente vero, ma evidentemente qualcuno glielo deve avere detto molte volte. Ne ho un altro, qualche anno piu' grande che e' depresso. Il padre sta morendo e lui e' depresso con un adulto. Alcuni giorni e' senza forza, si vede, ti dice che ha paura del futuro. Io alla sua eta' al futuro non ci pensavo nemmeno. E poi ognuno ha i suoi lutti e le sue lotte da combattere con i compagni prepotenti, le materie che non entrano in testa, il corpo che cambia e tante altre problematiche grande e piccole.
Dobbiamo stargli vicino, fargli capire che le loro idee valgono quanto le nostre e ci arricchiscono perche' e' proprio cosi'.

venerdì 10 aprile 2015

piccoli aneddoti da bible belt

Scrivo un'email di una riga alla segretaria e la risposta, dopo cinque minuti di orologio, e' 
"informazione che avevo richiesto + Pray you're having a great day".
Cioe' prego che tu stia avendo un'ottima giornata. Rimango li' un attimo a fissare lo schermo. Me lo ripeto in testa in italiano un paio di volte, prego che tu stia avendo un'ottima giornata, ma proprio no. Non mi verrebbe mai in mente una forma di saluto simile.

domenica 5 aprile 2015

grande amore, ma rispetto assoluto

Mi sono sempre, in un certo senso, vantata del rapporto di Joe con gli acchiappaconiglietti. 
Grande amore, ma rispetto assoluto. Sempre tutti e tre consapevoli e gelosi dei propri spazi. Nessuna irruenza e nessun incidente mai. Finche' Joe non ha trasformato i 'suoi amici' in uova di Pasqua a quattro zampe.
A mia difesa posso solo dire che i simpatici ed entusiasti quadrupedi sono stati ampiamente ricompensati in coccole e biscotti. Come si dice....don't try this at home. O si? 
Buona Pasqua!


venerdì 3 aprile 2015

che caldo, sembra agosto!

Ero in fila al supermercato italiano e davanti a me c'era una coppia di anziani. La signora si lamentava con la cassiera messicana che se non e' di bufala tecnicamente non e' mozzarella e dovrebbero togliere il nome dalla scatola. Sembrava piuttosto contrariata, la cassiera, invece, sorrideva visibilmente divertita. Italiani? Of course. Abbiamo scambiato due parole. Loro sono qui a Dallas da 36 anni. Mentre uscivamo, la signora mi fa: "Visto che caldo, sembra agosto!".
Mi ha fatto molto ridere. Avrei voluto dirle Signora ad agosto qui ci sono 45 gradi!

Credo che la signora in realta' fosse me fra quarant'anni.

martedì 31 marzo 2015

perversioni gastronomiche, ognuno ha le sue

In tutti questi anni in Texas, ho visto che per me, in quanto expat credo, e' senza dubbio molto piu' facile fare amicizia o conoscenza con stranieri che americani. Gli stranieri (mi riferisco soprattutto agli europei) da queste parti, sono in genere persone molto colte che vengono qui per fare lavori altamente qualificati. I famosi cervelli in fuga, con mogli spesso altrettanto cervellone, ma quasi sempre disoccupate, almeno per i primi tempi.
In questo quadro, ho scoperto a mie spese che e' molto facile entrare in qualche strano giro di foodies, gente unita soprattutto dall'amore sconfinato per la buona cucina e che si incontra quasi sempre intorno a un tavolo.
E' una cosa in linea teorica molto positiva, ma che purtroppo non ha sempre dato i frutti sperati per quanto mi riguarda. Sono stata costretta a constatare che a volte questa passione per l'arte culinaria confina un po' con l'ossessione. Di solito succede che il componente della coppia che non e' qui per lavoro, non ha molto da fare e si concentra sul cibo in modo estremamente serio. Ma proprio estremamente serio. Cosi'si perde, secondo me, un po' di spensieratezza, di piacere nella pura convivialita'. Il cibo diventa quasi una competizione, una maniera per affermare la propria superiorita' in vari campi. Il problema principale e' che ci sono tanti che hanno diete o convinzioni alimentari rigidissime e le vogliono imporre o propagandare agli altri. Conoscevo una persona che chiedeva agli amici di non bere bevande gasate in presenza della sua famiglia, ad esempio. Roba che mi veniva voglia di farmi una soda apposta davanti a loro, giusto per il gusto di. Mai piu' vista. Poi ci sono i vegani e quelli fissati con i cibi biologici, che si puo' anche fare un bel barbecue tutti insieme ma devi portargli il certificato del contadino che attesta di aver massaggiato tre volte al giorno la mucca. Ognuno ha le sue fisime e va benissimo, basta non pontificare ogni volta che ti siedi a tavola, che se no passa anche l'appetito.
Sul versante opposto, ci sono gli americani, con un'attitudine quasi sempre completamente diversa nei confronti del cibo. Pochi da queste parti, mangiano il pesce, ad esempio. Non fa molto parte della cultura, d'altronde il mare e' lontanissimo, non ci sono abituati. Spesso incontro persone che non mangiano i funghi o le melanzane o che comunque mettono un bel po' di paletti nel provare cose nuove. E piu' di tutto vedo che mangiano senza soffermarsi molto a pensare. Raramente ti chiedono una ricetta o ti fanno un complimento, dandoti sempre l'impressione che una cosa valga l'altra. E infatti, quando mi invitano -molto di rado- non mi stupisco piu' se ordinano una pizza o qualcos'altro d'asporto. Non si siedono quasi mai a tavola e se lo fanno, e' solo per il tempo di finire il pasto.
Poco tempo fa, sono venuti degli amici da un'altra citta' a fare un weekend a Dallas e ci hanno invitato a cena in un ristorante. Hanno ordinato l'impossibile e hanno detto di aver fatto altrettanto a pranzo. La cena era alle sei del pomeriggio, praticamente hanno passato la giornata a ingozzarsi. Insomma, tante volte mi sembra che l'idea di soddisfazione gastronomica degli americani sia legata meramente alla quantita' piu' che alla qualita'.

Ma conosco anche americani che non la pensano cosi', tipo quello che ho sposato. Non faccio statistiche, solo osservazioni molto empiriche basate su nove anni in questa zona, di sicuro altrove, New York o Los Angeles, sara' tutto diverso.

Fatto sta che, in tutto questo, abbiamo anche dei cari amici americani e vegetariani. Altrettanto istruiti se non di piu' dei cervelli in fuga europei, che leggono un sacco di cose e sono sempre sul pezzo, ma con una filosofia completamente diversa sul cibo. Non si lamentano mai, non giudicano mai, non parlano praticamente mai di cibo.
Pero'. Ho raccolto degli indizi, si.
La prima volta che li abbiamo invitati, nel nostro orto c'erano degli ottimi piselli e i loro bambini non sapevano cosa fossero e come si mangiassero. Tanti piccoli dettagli come questo mi hanno incuriosito della loro dieta, ma non ho mai voluto infrangere questa fantastica regola non scritta di non farsi gli affari degli altri a tavola. Tranne l'altro giorno. Hanno tirato fuori loro la cosa. Raccontavano che i loro figli hanno ribrezzo della carne (giustamente, non l'hanno mai mangiata) e che non hanno nessun desiderio di provarla. Mi e' venuto spontaneo chiedere, anche per avere qualche spunto in piu' per Joe, che cosa mettano dentro alla lunchbox, il sacchetto del pranzo.

[Il sacchetto del pranzo e' il dramma quotidiano del genitore che non vuole soccombere alle improbabili mense scolastiche texane]

- E' che io quando sono di fretta, un bel toast al prosciutto e ho risolto, tu come fai?

- Hai presente quella cosa...Nutella? E' una cosa che si spalma, al cioccolato... ecco mio figlio adora il sandwich di Nutella e miele. Quello lo mangiano volentieri. Ma se sono proprio di corsa, a volte gli riempio la lunchbox di frutta e basta.

Ecco, ogni volta che mi fanno questi discorsi, ho la stessa fantasia perversa: dare appuntamento a tutti questi personaggi estremi, accendere la miccia lanciando un tema gastronomico a caso e vedere di nascosto l'effetto che fa.

domenica 29 marzo 2015

agli atti

Ieri sera, eravamo a cena con amici e pensavo che la pancia e' proprio una calamita, quando e' cosi' evidente come la mia adesso. Tutti avevano voglia di raccontare le loro pance. Perfino semi sconosciuti finiscono per farti confidenze intime che quasi ti imbarazzano. Per non parlare di quelli che allungano le mani. Chiedete il permesso almeno, anche se abitata, e' sempre la mia pancia dopo tutto. Quello che mi dicono di piu' le donne e' quanto si sentissero belle. E felici. E forti. Una mi ha raccontato che la figlia e' nata a 41 settimane, ma lei sarebbe andata avanti tranquillamente un altro paio di mesi perche' era tutto stupendo. Io, non so cosa mi ricordero' quando tutto questo sara' finito, ma potete pure mettere agli atti che l'unica cosa che voglio, dal primo giorno, e' dormire.

venerdì 27 marzo 2015

dio puo' calcellarti






Joe torna a casa con questa gommina che dice "God erases sin", Dio cancella il peccato. Interrogato a riguardo risponde: "Me l'ha dato la maestra dice God can erase you!"

Si Joe, Dio può anche cancellarti, suppongo.



giovedì 26 marzo 2015

la chiamano gelosia

Confesso. Sono il genitore che arriva all'uscita di scuola trafelato all'ultimo minuto. Mi consola solo il fatto di non essere mai proprio l'ultima di tutti, per fortuna ci sono sempre una o due che fanno perfino peggio di me. Pensavo che Joe non ci facesse caso, anzi non pensavo niente. Ma oggi avevo appuntamento con la maestra e quindi sono arrivata mezz'ora prima della fine delle lezioni. Sono andata a prenderlo al solito orario, alla fine forse anche piu' tardi, ma lui deve avermi individuato perche' la prima cosa che mi ha detto, pieno di orgoglio, appena mi ha visto e' stata: "Oggi sei stata la prima di tutte le mamme!". Avrei voluto sprofondare.
Avevo completamente rimosso quella sensazione dei bambini. Quando non vedono la mamma nel pubblico della recita, quando scrutano la strada davanti alla scuola e i minuti non passano mai.
Senza dubbio Joe e' nel pieno dell'elaborazione dell'arrivo del fratellino. Tutti parlano di gelosia, ma quello che vedo e' solo tanta insicurezza nei confronti dei genitori, specialmente io. E' strano perche' tu li ami in una maniera sconsiderata totale e ti accorgi che loro, ancora, nonostante tutto quello che ti sembra di fare, hanno bisogno di conferme ogni giorno, non ne sono mai poi cosi' sicuri.

lunedì 23 marzo 2015

solite questioni difficili

Ero a scuola e stavo facendo lezione, quando nel bel mezzo del lavoro un bambino, il piu' piccoletto della classe, un settenne di origini messicane che di anni in realta' ne dimostra si e no cinque, si alza in piedi tutto infiammato e punta deciso il dito contro una ragazzina dall'altra parte del tavolo:

- You are a racist! That's racist! You are a racist! Razzista, sei una razzista!

La supplente, da par suo, decide che la migliore cosa da fare sia intimare:

- Adesso basta! Seduto, noi non parliamo di queste cose!

Normalmente, evito di contraddire i colleghi, ma di fronte all'assurdo...il bambino, uno sveglio, aveva fatto una denuncia ben precisa, non ci si poteva passare sopra. E poi no, noi parliamo di queste cose se serve, perche' mai non dovremmo?

Lo chiamo in disparte e mi spiega che quella tale bambina, bianca, ha detto ad alta voce "S. non puo' arrossire perche' ha la pelle nera".

Accidenti, aveva ragione. Proprio una brutta cosa da dire.

S. sembrava del tutto ignara, cosi' non l'ho disturbata. Ho chiamato fuori, invece, la presunta piccola razzista e le ho chiesto spiegazioni. Fa appena in tempo a confermarmi di aver detto quella stessa frase e scoppia in lacrime sostenendo di volere solo dire la verita' e non offendere. Il modo in cui piangeva e la conoscenza del tipetto, mi suggeriva il contrario, che cioe' capisse perfettamente la gravita' delle sue parole, ma non avendo nessuna prova di questo, l'ho consolata e ho solo cercato di farle capire dove aveva sbagliato e perche'. 

Incidente apparentemente chiuso, ma i bambini continuavano a mormorare. A quel punto ho drizzato le antenne. Sostanzialmente, mi pare di aver capito che il resto della classe volesse una reazione dalla bambina di colore, ma lei non si e' per niente scomposta. Non ha mai alzato gli occhi dal foglio. L'unico commento che le ho sentito fare e' 'io non so cosa sia il razzismo'. Pero' chi lo sa che cosa stesse pensando davvero, di sicuro qualche emozione era uscita fuori da tutta quella polemica di cui era involontariamente il centro. Erano gli ultimi minuti della lezione e anche della giornata. Ho pensato di parlarne con il direttore e lasciare a lui ogni ulteriore intervento, in fondo io sono solo l'insegnante di arte. 

Finita li' in teoria, solo che dopo scuola la supplente e' venuta di corsa a cercarmi per provare a giustificarsi e chiedermi in qualche modo di coprirla se qualcuno si fosse fatto vivo per lamentarsi. Le ho detto di mandare pure chi voleva da me, che non avevo nessun imbarazzo a dare spiegazioni. 

Pero' l'ho vista davvero agitata. A volte, anche per stanchezza, si reagisce in modo impulsivo, forse e' quello che e' successo a lei quando ha tentato di azzittire quel bambino, pero' sono cose importanti e fanno parte del nostro lavoro, dobbiamo abituarci ad affrontarle. 
Tra l'altro io ancora mi sto chiedendo se ho agito bene e cosa avrei potuto fare di meglio. 

sabato 21 marzo 2015

la casa sull'albero


Sapete che Joe non fa disegni ma progetti. Ecco stavolta ha fatto il progetto di una casa sull'albero. C'è lo spaventapasseri, lo scivolo, la scala e anche una corda per dondolare. 
Quando ce lo ha fatto vedere Mr. J. mi ha detto a bassa voce con una faccia molto sofferente : "Non vedo l'ora di costruirla!". Me lo sono fatto ripetere dopo perché non capivo. "Non vedo l'ora di costruirla...ma c'e' un problema"
"Non hai ancora finito il letto nave dei pirati?"
"No, peggio! Non abbiamo l'albero! Dobbiamo aspettare di trasferirci nella prossima casa...". E faccia triste di nuovo. 
È stupendo. Avere trovato qualcuno che si esalta, e prende sul serio, queste cose da bambini quanto me.


giovedì 19 marzo 2015

nutrire anche l'anima in uganda

Un giorno ho scoperto di avere una studentessa dell'Uganda e ho deciso di farle vedere che noi non apprezziamo solo l'arte occidentale, ma accogliamo tutte le idee di bellezza. E' cosi' che mi sono imbattuta casualmente in diversi artisti di quella zona. I miei bambini qui a Dallas fecero dei lavori bellissimi e gli artisti che riuscii a contattare, si dissero onorati di averli ispirati.
Ora scopro che uno di loro, Fred Mutebi, non solo e' un ottimo artista, ma e' impegnato in uno splendido progetto che coinvolge bambini africani vittime della violenza e dell'aids.
Sto pensando a un modo per poterlo aiutare. Immagino che nella mia scuola molti fra genitori e insegnanti sarebbero interessati a sostenere qualcuno che ha pensato a nutrire anche lo spirito di questi bambini sfortunati, ma non e' una cosa che si puo' organizzare dall'oggi all'indomani, specialmente se stai per andare in maternita'. Cosi' ho pensato che intanto la cosa piu' importante che si puo' fare, e' spargere la voce e far sapere che questa iniziativa esiste nella speranza che qualcuno abbia la possibilita' di fare qualcosa di concreto.



mercoledì 18 marzo 2015

il problema delle armi in texas

Un giorno, parlavo con delle amiche europee degli 'sleepover'. Mi spiegavano che qui e' molto comune gia' dalle elementari che i bambini si fermino a dormire dagli amichetti mentre io ricordo di aver fatto questo tipo di esperienza molto piu' avanti, negli anni del liceo. Qualche pigiama party, tante notti a parlare fitto fitto di segreti e ragazzi. Forse anche le mie amiche, forse e' anche per questo che erano cosi' riluttanti, a causa dell'eta'. Non proprio. Dicevano di non fidarsi. Dicevano che e' troppo difficile conoscere qualcuno sufficientemente bene in generale e soprattutto capire se ha un'arma in casa e come la gestisce. Ecco questo era l'argomento principale. Siamo in Texas, la gente e' armata fino ai denti. Alcuni conoscono le norme di sicurezza, altri no. Come puoi fidarti a mandare tuo figlio piccolo in giro da solo?
Rimasi molto turbata, non ci avevo mai pensato in questi termini. Dopo un po' di tempo e' capitato di affrontare lo stesso discorso con una carissima amica americana, ma la sua posizione era completamente diversa. Aveva solo due regole: d'accordo solo con bambini che conosce bene e che ha visto tante volte durante il giorno e incontrare i genitori almeno una volta prima della fatidica nottata.
Da un lato, mi piaceva la sua leggerezza perche' avrei tanto voluto averla anch'io, ma ormai mi avevano messo la pulce nell'orecchio. Cosi' ho cominciato a fare obiezioni. Volevo vedere se la sua era davvero solo leggerezza o se aveva pensato bene alle conseguenze. Mi sarebbe piaciuto che mi convincesse, Joe gia' mi chiede di fare gli sleepover e vorrei potergli dire di si'. E' successa invece, una cosa del tutto inaspettata. Questa persona, che conosco da molti anni come liberal stranamente, quando ho tirato fuori l'argomento delle armi, ha cominciato a dimostrarsi in un certo senso conservatrice.

In fondo e' la costituzione...In fondo le statistiche dicono che muore molta piu' gente per altre cause...Io penso che sia giusto che se uno vuole avere un'arma lo faccia... Quella tipa che si e' fatta ammazzare al supermercato dal figlio di due anni mentre gli altri quattro assistevano alla scena, in fondo si e' solo dimenticata la sicura, sono cose che capitano...   

E io bollivo. Cosa ci fa una mamma al supermercato con una pistola in borsa? Se possiedi un'arma non ti puoi dimenticare niente, non esiste, non e' una possibilita', altrimenti la pistola non ce la puoi avere.

Mi raccontava un'altra amica, moglie di un chirurgo infantile che non si puo' immaginare quanti bambini vengano portati al pronto soccorso con ferite di arma da fuoco accidentali ogni singolo fine settimana qui a Dallas. Spesso sopravvivono e cosi' non finiscono nelle statistiche, ma le statistiche non parlano di come vivono il resto della vita quei bambini, paralizzati, menomati, e' una tragedia infinita e silenziosa con cui qui nessuno vuole fare i conti. E a pensarci e' pazzesco. Si armano per proteggere la famiglia, cosi' dicono, e poi la mettono in pericolo proprio loro.

Ad ogni modo, ero allibita. Una persona che conoscevo bene si dimostrava tollerante nei confronti delle armi. Evidentemente non la conoscevo poi cosi' bene? Pensavo a tutto questo mentre discutevamo. Guardavo la sua espressione accigliata, facevo congetture. Forse era solo un po' di sano spirito di contraddizione nei confronti della saccente amica europea? Ma...un momento! Proprio dietro alla sua testa spuntava un fucile. Era li', appoggiato sul camino. Come avevo fatto a non notarlo prima, era enorme. Nel frattempo, Joe correva e giocava felice e contento con i suoi amichetti in quella stessa stanza. Lei parlava e io immaginavo il peggio. Se avessi dovuto dare il permesso di dormire a casa di qualcuno, sicuramente quello sarebbe stato il posto che avrei scelto, senza nessuna remora.

Ma allora e' vero che non si puo' mai stare tranquilli con questa storia delle armi? Ero abbastanza sconvolta, lo ammetto. Avrei voluto dire qualcosa, ma non ero stata capace, non volevo offendere e la mia amica era gia' sulla difensiva per via delle mie obiezioni. Me ne sono tornata subito a casa e non sono piu' tornata indietro per molto molto tempo. Sono persone a cui voglio molto bene, per cui ho deciso semplicemente di vederle a casa mia o fuori, anche se sapevo che prima o poi avrei dovuto affrontare il problema.

Qualche giorno fa, sono tornata nella stessa casa con Mr. J. Gli avevo detto di quel fucile e infatti era sempre la', appoggiato casualmente sul camino, chissa' se era carico, se i proiettili erano in casa.

Non importa perche' era un fucile a pallini, un giocattolo, dicono.

Sono stata ingenua. Del resto, io ho un'idiosincrasia per le armi. Non ne sopporto nemmeno la vista, non le conosco, per me se una cosa sembra un fucile, probabilmente lo e'. Questo episodio mi sta facendo considerare l'ipotesi di fare uno di quei corsi introduttivi per imparare a sparare. Forse ne ho bisogno. Vivendo qui, volente o nolente, saro' sempre esposta a queste situazioni, tanto vale rimanere calmi e capire cosa sta succedendo.