venerdì 22 marzo 2019

grazie jacinda

Dopo la strage nella moschea del 15 marzo, il primo ministro neozelandese Jacinda Ardern per prima cosa ha ascoltato le lamentele degli elettori e poi ha dichiarato che avrebbe introdotto dei cambiamenti nel giro di pochi giorni. Ha tenuto fede alla sua parola, infatti oggi stesso, meno di una settimana dopo, ha annunciato il divieto delle armi automatiche e semiautomatiche. Si è rivolta poi alle varie piattaforme social affermando che non possono più lavarsene le mani: devono assumersi la responsabilità dei messaggi che veicolano. Ha rifiutato di pronunciare il nome del terrorista dichiarando "Forse cercava la notorietà, ma noi in Nuova Zelanda non gli daremo niente, nemmeno il suo nome". Invece delle solite trite condoglianze, ha visitato la scuola frequentata da alcune delle vittime e ha parlato a braccio coprendosi il capo in segno di solidarietà e rispetto.
"Non possiamo conoscere fino in fondo il vostro lutto, ma possiamo camminare accanto a voi in ogni sua fase".
Ha pagato tutte le spese dei funerali e ha promesso di dare un aiuto economico alle famiglie delle vittime.
Per noi che guardiamo tutto questo dagli Stati Uniti, è una specie di sogno.
"In New Zealand, it took one mass shooting to awaken the government. In the United States, even a string of mass killings — 26 dead in a school in Newtown, Conn.; 49 in a nightclub in Orlando; 58 at a concert in Las Vegas; 17 in a school in Parkland, Fla. — has not been enough. Nor has the fact that 73 percent of Americans say that more needs to be done to curb gun violence, according to recent polling."
Però...forse sono pazza, a me dà comunque speranza il comportamento di Jacinda Ardern. Adesso c'è un esempio da seguire almeno. Sappiamo che tutto questo è possibile volendo. Appena passerà questa ondata di razzismo e corruzione e al potere tornerà qualcuno con una coscienza, potremmo cominciare a prendere la stessa direzione anche qui. Io ci credo.

giovedì 21 marzo 2019

che angoscia ragazzi

Recentemente mi è capitata una cosa stranissima e bella. Per la prima volta in tutti questi anni, mi sono imbattuta in una sorta di mio omologo maschile. Italiano, coetaneo, sposato con un'americana (che parla italiano, vera rarità), arrivato qui lo stesso anno in cui sono arrivata anch'io. E' un mio vicino di casa, ma non l'avevo mai incontrato prima. Anche lui non frequenta molti italiani, mi pare di capire (qui in Texas ci sono alcuni italiani, non molti, ma di solito si fermano per poco tempo).
Ieri finalmente, ho conosciuto sua moglie ed era fantastico perchè anche con lei c'era questa sensazione di 'tu sai cosa intendo' che non mi capita mai di avere qui, devo sempre spiegare TUTTO, a volte preferisco non dire nemmeno, così evito di spiegare.
E insomma, si parlava di un ipotetico ritorno e lei mi diceva esattamente quello che dico sempre anch'io, che qualche volta è divertente pensarci, ma poi la vita è talmente più semplice qui che è molto improbabile che ci si sposti.
Mi dice: - Parliamo di tornare in Italia ogni volta che c'è qualche sparatoria nelle scuole, quello è davvero l'incubo.
Tempo di tornare a casa, accendere il computer e trovarsi davanti le foto di uno scuolabus in fiamme a San Donato Milanese.
Che angoscia ragazzi.

giovedì 14 marzo 2019

run beto run

Riemergo un attimo dal mio spring break perchè stamattina mi sono svegliata con una serie di messaggi...Hai visto? Beto si è candidato! Ce la farà?
Allora, vi dico quello che sento qui (e che potete sentire anche voi, le mie fonti di solito sono NPR, Vox, NYT, The Atlantic...).
L'altro giorno c'è stato un breaking news perchè Joe Biden (che è stato il vice di Obama) ha dato a intendere che FORSE si candida alle primarie democratiche. Come sapete, ci sono un sacco di candidati, ma tutti i sondaggi per ora sono dominati da Joe Biden e Bernie Sanders (intorno al 25-27%, gli altri meno del 10%).
Un caso interessante secondo me, è quello di Elizabeth Warren, che non sembra avere molte chance di vincere la nomination ora come ora, ma che sta dettando l'agenda filosofica del partito. Si sta esponendo su vari temi importanti (la regolamentazione delle grandi società tecnologiche, il finanziamento ai partiti, politiche per il supporto della famiglia, educazione prescolastica... ) costringendo gli altri candidati a esporsi a loro volta e a prendere posizioni chiare. Mi sembra una gran cosa.
Beto lo sento sempre nominare come possibile vice con Joe Biden o Kamala Harris. Chissà. Comunque vada mi sembra positivo che uno come lui si candidi. Si dice che non abbia l'esperienza necessaria, ma ha spostato di molto il Texas a sinistra, un'impresa non da poco! E poi come ricordano sempre tutti, anche Lincoln perse al senato. Tutto può succedere.
Qui in Texas lo abbiamo visto combattere con le unghie e con i denti per almeno un paio d'anni. Un'energia incredibile, comunque la si pensi. Era dal vivo on line a documentare tutto quello che faceva giorno e notte. E' partito dal basso, nessuno scommetteva su di lui. Però lui è uno che va dalle persone, ovunque, ascolta tutti e pian piano si è costruito un nome, un brand forse. Considerando il clima politico attuale, mi piace molto di lui che non risponde mai alle provocazioni e dimostra sempre una grande civiltà. Credo che il suo contributo comunque vada, eleverà il dibattito democratico.
Voi cosa ne pensate. State seguendo le primarie democratiche? Qual è il vostro candidato di riferimento?

sabato 9 marzo 2019

me lo fai un sorriso?

Crescendo, il femminismo non è mai stato in cima alle mie preoccupazioni, non mi sono mai sentita oppressa come donna. Mia madre era casalinga e mio padre ci ha sempre inculcato che il lavoro della casalinga era un lavoro e basta, come tutti gli altri. Nella nostra famiglia per una serie di motivi logistici, funzionava meglio così, punto. Infatti, ho sempre sentito da parte di mio padre grande apprezzamento per quello che mia madre faceva per noi e lei, dal canto suo, mi sembrava soddisfatta e intraprendente, risolveva tutto da sola. A noi figlie, due femmine, era richiesto solo di scegliere in completa autonomia che cosa ci interessasse e studiarlo. Solo questo, non doveva nemmeno essere qualcosa di sensato in vista di un lavoro, tanto è vero che è finita che con estrema furbizia abbiamo studiato arte tutte e due. Dovevamo solo impegnarci. Lo studio prima di tutto, era il mantra a casa nostra.
Mi rendevo conto dell'eccezionalità di tutto questo solo quando andavamo in vacanza nel paesino dei miei, al sud. Negli anni Ottanta e parte dei Novanta, era un posto sperduto, oggi forse fin troppo sfruttato a livello turistico. In tutto il paese o almeno la zona a ridosso del litorale, all'epoca c'erano sì e no cinque o sei cabine telefoniche. Facevi file interminabili per chiamare e poi quando arrivava il tuo turno, avevi il fiato di quello dietro sul collo. Noi, per scelta di mio padre che ci raggiungeva solo per un paio di settimane ad agosto e che ripeteva sempre che in vacanza dovevamo disintossicarci, non avevamo nemmeno la televisione: vivevamo completamente fuori dal mondo per un mese e mezzo o due. Non c'era una libreria e nemmeno una biblioteca. Fortunatamente c'erano due edicole. Erano ai lati opposti del paesino per non farsi concorrenza, però era strano: il giornale, inteso come quotidiano, era considerato una lettura maschile. I maschi stavano al bar e leggevano il giornale. Al bar le donne non dovevano mai entrare da sole. Non sta bene, mi dicevano le mie cugine. C'erano un sacco di regole che noi forestiere da un lato prendevamo in giro, però dall'altro non potevamo mai ignorare del tutto. Se uscivo con un ragazzo, ad esempio, c'era sempre un qualche amico o parente che a un certo punto andava a dirgli di stare attento, se capite cosa intendo. Io morivo di vergogna, ma lì era vista come un'enorme dimostrazione d'affetto. Le ragazze, se non erano delle poco di buono, erano delle creature indifese che dovevano essere protette da uomini forti e leali. Le ragazze camminavano in piccoli gruppi avanti e indietro sul lungomare e i ragazzi le 'insultavano', usavano proprio questa parola tradotta dal dialetto, ma essere insultate era una cosa positiva in quel caso, significava che piacevi. Piú piacevi e più ti insultavano, ma si può? E allora erano sguardi troppo insistenti, complimenti non richiesti, battutacce e nel mio caso sempre una domanda ma perchè sei così seria? Me lo fai un sorriso? La maggior parte dei ragazzi erano incomprensibili ai miei occhi. Invece di parlarti, facevano cose strane come imbrattare un muro con una dichiarazione d'amore o passare duecento volte al giorno con il motorino davanti a casa tua senza mai fermarsi. Se mi succedesse oggi avrei molta paura, ma in quel contesto, era nell'ordine delle cose, era una sorta di romanticismo locale che seguiva regole precise, ataviche. Un romanticismo fatto di grandi gesti plateali che a volte funzionavano anche. Dipendeva dal gesto e dipendeva soprattutto da chi lo faceva.
Era un mondo così, fatto di uomini che prendevano in mano la situazione e codici comportamentali che si tramandavano più o meno immutati di generazione in generazione senza che apparentemente mai nessuno si fermasse a chiedersi che senso avessero. Era un gioco delle parti a cui era difficile sottrarsi. Conosco molti che lo hanno fatto, ma gli è toccato andar via.
C'era una ragazza che girava sempre da sola, mi sembrava una selvaggia con i capelli ricci ricci bruciati dal sole, è un ricordo lontanissimo. Mi dicevano di lasciarla perdere perchè era stata violentata. Ricordo il suo sguardo cattivo. Ero molto piccola, ma percepivo la gravità, il tabú, e non facevo domande. Del resto il succo del discorso era chiaro: era stata colpa sua e andava lasciata cuocere nel suo brodo. Sarà contagiosa? Mi chiedevo. In un certo senso sì. Se giravi con qualcuno che aveva una reputazione brutta come la sua, finivi male anche tu. La reputazione era tutto laggiù a quei tempi.   
Quando andavo lì, era facile per me notare tutte queste disparità di trattamento fra uomini e donne.
A Milano invece era tutto molto più complicato. Apparentemente le cose andavano meglio, ma ci sono dei fatti di cui ho cominciato a capire la gravità solo molti anni dopo.
C'era un professore che adoravo al liceo, anzi che tutti adoravano. Lo ricordo con grandissimo affetto, mi ha insegnato un sacco di cose fondamentali, eppure lui ti squadrava. A pensarci adesso, mi vengono un po' i brividi. Un cinquantenne che mangia con gli occhi le sue studentesse adolescenti, tante volte ancora minorenni, e fa battute a doppio senso, ammicca. Noi sapevamo perfettamente che se volevamo essere interrogate, dovevamo metterci una gonna o una camicia scollata. Ci scherzavamo, pensavamo di essere furbe forse. A pensarci adesso...era tutto tremendamente sbagliato.
Crescere con l'idea che un atteggiamento del genere da parte di un adulto in una posizione di autorità e di potere sia accettabile, ha conseguenze serie e durature nella mente non solo delle studentesse in quella situazione, ma anche dei compagni maschi che magari hanno dedotto che fosse giusto e hanno ripetuto la stessa dinamica appena hanno potuto. Un insegnante non insegna solo la sua materia, è un modello di comportamento.
Ai colloqui di lavoro dopo la laurea, a Milano, capitava che mi chiedessero se fossi fidanzata e che piani avessi. Una volta mi chiesero addirittura che lavoro facevano i miei, avrò avuto 25 anni. Per un periodo molto breve, ho lavorato in una famosa galleria d'arte milanese dove avevo un solo collega. Lui poteva vestirsi come gli pareva, io invece avevo il vincolo di vestire solo di bianco o di nero. Una mattina indossai una collana blu e il gallerista diede di matto. Me la fece togliere davanti a tutti, non dimenticherò mai l'umiliazione. 
Qui in Texas, oggi, per quello che ho potuto vedere in questi anni, siamo a un livello quasi impalpabile di maschilismo. Le donne sono piuttosto temute nell'era del #metoo. Al corso di pronto soccorso, una volta, c'era un insegnante terrorizzato all'idea di fare un massaggio cardiaco o una respirazione bocca a bocca a una ragazzina: aveva paura di essere denunciato per molestie sessuali. Le discriminazioni sono così subdole e difficili da dimostrare di solito che a volte ti chiedi se te lo sei sognato. Mi ha chiesto davvero di preparare il caffè durante la riunione? Ha alluso davvero allo stipendio di mio marito mentre discutevamo il mio aumento? Poi ti confronti con altre donne e ti si chiarisce subito tutto. Ecco, la chiave è tutta qui per me, nel confronto delle esperienze reciproche perchè ci sono dei comportamenti talmente radicati e accettati che non riesci a inquadrarli finchè non ne parli con qualcuno. Il primo passo per noi donne è proprio questo, fare il punto sui torti subiti in passato e avere le idee molto chiare su come vogliamo essere trattate in futuro.
C'è tanto lavoro da fare da parte di tutti. 

il tetano a sei anni

Un bambino non vaccinato dell'Oregon, un bambino di soli sei anni, ha contratto il tetano. Ha passato 57 giorni all'ospedale, 47 in terapia intensiva fra la vita e la morte. Adesso i suoi genitori dovranno sborsare più di 800.000 dollari per pagare il conto delle cure. È stato il primo caso di tetano in Oregon in più di 30 anni (qui).
Niente, mi sembrava giusto sottolineare questa notizia prima che sparisca fra le altre.

giovedì 7 marzo 2019

tutto normale

Qualche giorno fa abbiamo incontrato per caso al parco un compagnuzzo di scuola di Woody. I due erano talmente bellini insieme che sia io che il padre dell'altro bambino (che non avevo mai incontrato prima), pensiamo di fargli qualche foto. Lui però non ci riesce, aveva la batteria scarica e gli si spegne subito il telefono. Nell'arco dell'oretta che trascorriamo insieme, mi dice diverse volte e con enfasi: "Ma guarda come sono contenti, dobbiamo proprio organizzare per rivederci presto!". Io annuisco, ma penso che non mi frega, ormai so come vanno queste cose. Dicono cosí i texani, fanno finta che sia vero, ma non è vero, non ci rivedremo mai più. Però le foto sono venute proprio bene, mi sembra carino che le abbia anche lui, così al momento di andare a casa gli dico: "Se mi dai il tuo numero, ti mando le foto". 
Mi dice il numero.
- Il nome è... Sarah. 
- Sarah?
- Sì, mia moglie.

Tutto normale.

mercoledì 6 marzo 2019

il da cosa nasce cosa in azione

E' andata pressapoco così.
Un'amica ceca mi regala un libro in Germania (In Watermelon Sugar di Richard Brautigan), io torno in Texas, lo leggo e ve lo racconto perchè mi piace moltissimo. Allora Andy Knowlton, un artista americano, credo, che sta facendo il giro del mondo, credo, vede la foto del libro su IG e mi scrive dall'Australia dicendomi che probabilmente mi farebbe piacere dare un'occhiata a un suo progetto che riguarda un altro libro dello stesso autore, The Abortion. Interessante, ci penso, la vita va avanti. Un giorno però, alla radio in macchina mi imbatto per caso in una storia pazzesca che parla proprio di quel libro e di una biblioteca di libri mai pubblicati, di uno scrittore, Richard Brautigan appunto, che perseguita un suo amico dall'aldilà e di un altro scrittore, W. P. Kinsella, che decide di mettere fine alla sua vita il 16 settembre del 2016, esattamente come aveva fatto Brautigan 32 anni prima. Ho il cuore in gola.
Finalmente mi procuro The Abortion, aspetto un po' perchè certe volte anche l'attesa ha il suo fascino, lo leggo e... questo fantastico da cosa nasce cosa sta continuando. Sembra non finire mai quando c'è di mezzo Richard Brautigan.
L'unico dramma è finire un libro così e non avere nessuno con cui parlarne.
Insomma, sono in fissa da tre giorni. Non so nemmeno se l'ho capito questo libro.
Se per caso sapete di cosa sto parlando o volete saperne di più, scrivetemi.

lunedì 4 marzo 2019

il superpotere al contrario di woody

Quando vado in giro con Woody, penso sempre a quanto gli adulti non ascoltino i bambini. Non è che li ignorino, non li ascoltano, è stranissimo. La situazione generalmente è questa. Tu sei con Woody e lui è talmente carino e simpatico a tre anni, con le sue fossette e i capelli a paperino che te lo dicono tutti, ovunque, mille volte al giorno. A volte lo vedi che vorrebbero rimanere seri, ma quando incrociano il suo sorriso, non c'è niente da fare: devono dirti qualcosa. Lui di tutti gli adulti che incontra però, vuole sapere solo due informazioni: come si chiamano loro e come si chiamano i loro cani perchè lui è convinto che tutti abbiano dei cani.
Quindi ogni giorno è la stessa storia. Ma che carino, guarda che fossette e che ciglia lunghe e che bei riccetti, ma quanti anni ha?
Non faccio in tempo a rispondere che lui chiede serissimo 'come ti chiami? come si chiama il tuo cane? io ho due cani". Niente. 'Scusa! Scusa tu! Come ti chiami? Come si chiama il tuo cane?'.
Ancora niente, forse è il suo superpotere al contrario: all'improvviso diventa invisibile, anzi inaudibile.
Però io, chissà perchè, lo sento benissimo, allora chiedo le stesse cose, anche perchè comincia a infastidirmi, e mi rispondono subito.
Mi stupisce sempre come per la maggioranza degli adulti, ancora oggi, i bambini non siano persone. Giustificano senza problemi questo tipo di comportamento o anche cose ben peggiori come tenerli fuori dagli aerei, dai ristoranti o picchiarli perchè evidentemente non li considerano alla stregua degli altri esseri umani. Nessuno teorizzerebbe mai l'utilità di uno scappellotto a un adulto a fini persuasivi.
Nessuno batte ciglio se su un aereo sale un lama come 'supporto emotivo', ma un bambino che piange proprio non va bene.
Oggi solita scena. C'era questa anziana signora che ha completamente perso la testa per Woody e ha cominciato a parlarmi e a farmi mille domande e complimenti mentre a lui si era già abbassato il volume.
Mentre la signora Rosmarino se ne andava, salutandolo mille volte con la manina, dopo avere parlato solo con me dieci minuti, gli ho detto 'Hai visto Woody? Hai trovato un'amica'.
"I don't like friends" mi ha risposto tutto burbero.
E come dargli torto.

domenica 3 marzo 2019

milano nel cuore

Guardo le foto della manifestazione antirazzista di ieri a Milano con grande emozione. La mia città che ancora una volta lancia un messaggio inequivocabile di progresso e di civiltà. Ricordo la marcia delle donne qui a Dallas (e in giro per il mondo), il giorno dopo l'insediamento di Trump. Ci diede ossigeno. Davvero mi sembrò di ricominciare a respirare dopo aver trattenuto il fiato per due mesi. C'è questa cosa qui che odio... nessuno parla mai apertamente. Per la prima volta, invece, vedendo la gente per strada, avevi la certezza di non essere solo nel tuo sconforto e che il mondo non fosse del tutto impazzito.
Poi ci fu la marcia per la scienza, anche quella memorabile e poi la marcia 'per le nostre vite' organizzata dai ragazzi sopravvissuti al mass shooting di quel liceo in Florida. Ecco, quella la saltai. Nei giorni precedenti qualcuno minacciò un altro mass shooting e lasciai perdere. Alle altre manifestazioni avevamo portato i bimbi, le avevamo vissute come una festa, in questo caso, quel dubbio atroce aveva spezzato qualcosa.
È anche questo che mi emoziona tanto della manifestazione di Milano. Il fiume di gente che pensa a tutto tranne a un pazzo che possa sparare sulla folla.
Qui questo lusso ci manca.

sabato 2 marzo 2019

il coraggio di partire e quello di restare

Un'altra cosa che mi sono sentita dire un milione di volte è: che coraggio che hai avuto ad andare via dall'Italia.
Dato che non penso a me stessa come una persona particolarmente coraggiosa, mi ha sempre dato da riflettere questa cosa.
Lo so che lasciare tutto e andare a vivere dall'altra parte del mondo può sembrare una scelta radicale e lo è anche, soprattutto perchè -diciamoci la verità- per tanti motivi, raramente si torna indietro in questi casi, però è anche vero che se lo fai di solito è perchè senti che sia la cosa giusta per te. E allora dal tuo punto di vista, il coraggio vero forse è quello di chi rimane e non quello di chi parte.
Ad ogni modo, l'altro giorno ho parlato a lungo con una persona che mi ha raccontato com'era la sua vita in un paese del terzo mondo per diversi anni. Ci sto ancora pensando. Una cosa è trasferirsi dall'Italia agli USA, un'altra completamente diversa è trasferirsi da un paese ricco a uno povero, uno di quelli che senti sempre nei notiziari e da cui la gente non fa altro che scappare.
Vivere senza elettricità, già solo quello basterebbe a farmi desistere. In realtà quella è solo la punta dell'iceberg. L'acqua non è pulita, ma dopo un po' fai come tutti e la bevi lo stesso. La dissenteria è all'ordine del giorno anche se non ci sono medici nei paraggi e il pronto soccorso non ha nemmeno i letti. E poi c'è la corruzione che infesta tutto in maniera capillare, un'assenza di legalità che mi è quasi difficile da immaginare.
E io per tutto il tempo, lo confesso, ho pensato: che coraggio.
Forse le scelte degli altri ci sembrano sempre coraggiose perchè non sono le nostre e non ne capiamo i motivi fino in fondo.
E' anche strano il funzionamento dell'empatia. Ascoltare uno sconosciuto di un paese del terzo mondo che racconta un'esperienza di vita del genere ti colpisce, certo, ma sentirla dalla voce di una persona che ti è amica e ha la tua età e il tuo stesso bagaglio di esperienze, ti fa traballare, diciamo così.
Non so cosa sia il coraggio vero.
In fin dei conti, ognuno fa quello che può con i mezzi che ha, ovunque si trovi. Probabilmente le motivazioni dietro a certe scelte di vita fanno il vero coraggio.

venerdì 1 marzo 2019

il bene e il male

Pensavo in questo uggiosissimo e freddissimo venerdi pomeriggio texano che comunque sono in una posizione abbastanza impossibile.

Ogni volta che critico l'Italia, mi sono americanizzata. 
Ogni volta che critico qui, sono un'ingrata oppure perchè non te ne vai?
Ogni volta che parlo bene di qui, eh ma in Italia però.
Ogni volta che parlo bene dell'Italia, ma cosa ne sai tu ormai l'Italia va a rotoli, beata te.

Mi chiedo. Non si può semplicemente accettare che ci sia il bene e il male ovunque, ogni giorno, più volte al giorno e anche nello stesso momento e...parlarne?

giovedì 28 febbraio 2019

perchè un asilo cristiano della bible belt

Ieri ho trovato nello zainetto dell'asilo di Woody questa pagina da colorare su quella che viene chiamata, l'Armatura di Dio.



Sul retro c'era un testo che fra le altre cose diceva:
"[...] Quest'armatura è eccezionale, è come avere dei superpoteri invisibili. Immaginare di indossare l'armatura di Dio ogni giorno, ti aiuterà a combattere contro il diavolo. [...] Il diavolo vuole che sbagliamo e magari ci induce in tentazione facendoci interessare a videogiochi, programmi televisivi o film che mostrano persone che fanno cose che non piacciono a Dio facendole sembrare divertenti. Potresti essere messo sotto pressione da altri bambini a fare cose che noi sappiamo che Dio non vorrebbe che facessi. Questi sono solo alcuni dei modi in cui il diavolo prova a indurti a fare cose che non dovresti fare (questo si chiama peccare)".

Inquietante, eh? Allora uno si chiede: perchè mai mandi tuo figlio in un asilo cristiano nella Bible Belt?
Lo spiego una volta per tutte, è una domanda che mi viene fatta di continuo quando succedono queste cose. Vi chiedo solo di mantenete la mente aperta prima di giudicare. 
Ci sono due motivi.
Il primo è che inizialmente con Joe ho provato un paio di asili non religiosi e ne ho visitati molti altri e (sicuramente per puro caso) non ho avuto un'esperienza altrettanto positiva. Penso che i bambini piccoli più di qualunque altra cosa, abbiano bisogno di sentirsi amati e di passare la giornata con persone che tengono a loro genuinamente e che siano in grado di dimostrarglielo. In questi asili (ne ho provati tre per vari motivi), ho avuto sempre questa sensazione. Non hanno mai pianto, li ho sempre visti contenti di andare a scuola e hanno imparato un sacco di cose. Joe era molto più avanti della maggior parte dei bambini della sua classe quando ha cominciato la scuola e penso che la bravura della sua maestra c'entri molto con questo. Gli ha insegnato a leggere, ad esempio, ma anche chi era Martin Luther King o Rosa Parks, le sarò sempre riconoscente per questo. Ogni giorno facevano esperimenti scientifici e poi a un certo punto, ho scoperto che la maestra era creazionista, chi l'avrebbe mai detto.
Il secondo motivo è semplice: viviamo qui. I nostri amici hanno idee simili alle nostre un po' su tutto, ma la maggior parte delle persone che ci capita di conoscere al parco giochi, a calcio o a scuola, non troverebbe assolutamente nulla da ridire su questo tipo di materiale didattico, chiamiamolo così. Se glielo mostrassi, mi chiederebbero cosa c'è di strano.
La decisione di mandarli in questo tipo di asilo deriva da questo, lo vedo come una sorta di vaccino. So che non potrò seguirli passo per passo quindi ho bisogno di dargli degli strumenti per orientarsi da soli in questa società, è una piccolissima infarinatura di cristianesimo texano che credo gli tornerà utile. 
Al liceo, in Italia, avevo un'amica che non sapeva assolutamente nulla del cattolicesimo, nemmeno che cos'è una Messa o chi è la Madonna e secondo me, faceva più fatica di noi altri per certi versi. Non ti rendi conto di quanto questi concetti permeino la nostra cultura finchè non ti trovi accanto qualcuno che non ne sa niente di niente.
E' lo stesso motivo per cui non escludo prima o poi di far fare ai miei figli un qualche corso per imparare a maneggiare le armi in modo sicuro. A casa nostra o dei nostri amici, non avranno mai problemi, ma è del tutto realistico vivendo qui, pensare che prima o poi si possano trovare in presenza di un'arma. Io ho una vera e propria idiosincrasia per le armi. Se vedo un'arma, me ne vado, esco dalla stanza, però devo ammettere che se le conoscessi meglio forse la mia ansia diminuirebbe. L'ho capito una volta che a casa di conoscenti notai un fucile appoggiato al muro (cosa non così rara da queste parti). Non ebbi il coraggio di dire niente, semplicemente me ne andai portando con me un sacco di dubbi. Si è scoperto poi che era un fucile BB gun, una sorta di giocattolo. Se lo avessi riconosciuto, mi sarei risparmiata un bel po' di paturnie.
Ieri quando ho visto l'Armatura di Dio indossata dall'orsacchiotto, la voglia di protestare mi è venuta. Però me la sono anche fatta passare. Ho scelto io per i motivi che ho detto prima che Woody vada in quell'asilo e devo accettare le loro regole. So che lui di tutto questo non ha capito nulla. Non sa leggere, per lui quello era un orsacchiotto e basta. Il problema è che la fotocopia, a casa, è stata intercettata da Joe che invece sa leggere e dopo ha fatto molta fatica a prendere sonno. Trovo che far leva sui superpoteri invisibili e sui cartoni animati e i videogiochi per insegnare ai bambini ad avere paura del diavolo sia pura manipolazione, roba da lavaggio del cervello. Stamattina Joe per prima cosa, mi ha chiesto di comprare una Bibbia perchè vuole sapere qualcosa di più del diavolo. E va bene, lo capisco che sia curioso e preoccupato, chi non lo sarebbe. Ne abbiamo parlato. Che cos'è la Bibbia, che cos'è il diavolo. Se non ci fosse stata questa occasione, ne avrebbe comunque sentito parlare prima o poi. 
La figlia di un'amica lesbica, in terza elementare si è sentita dire dall'amichetta del cuore "mi dispiace, ti voglio tanto bene, ma andrai all'inferno perchè hai due mamme". Sono traumi grossi.
Preferisco creare delle occasioni di discussione adesso per preparare un po' la strada a quello che potrebbe venire. 
Sfortunatamente non ci si può rinchiudere in un mondo ideale, la realtà qui e ovunque è piena di sfaccettature e contraddizioni. 

lunedì 25 febbraio 2019

e gli oscar?

Premetto che ero a cena fuori quindi fortunatamente ho perso almeno l'inizio. Che noia questi Oscar 2019. Decisamente sottotono.
I film che mi sono rimasti più impressi quest'anno (First Reformed, The Wife, Spider-man Into The Spider-verse e soprattutto il texanissimo Blaze) o non erano in gara o non hanno ricevuto grande attenzione.
Mi sono ripresa un attimo dal torpore durante Shallow di Lady Gaga e Bradley Cooper. Era successa la stessa cosa anche durante il film, in effetti.
Mi è piaciuto anche quando Diego Luna, in quello che è sembrato un fuori programma, riferendosi al fatto che Javier Bardem avesse presentato in spagnolo, ha detto, sempre in spagnolo:
- Adesso si può parlare spagnolo agli Oscar. Ci hanno aperto la porta e non ci cacciano più via.
Qui non solo tanti s'infastidiscono quando lo sentono, ma tanti si sentono perfino in imbarazzo a parlarlo lo spagnolo. Ascoltarlo su un palco così importante, potrebbe contribuire a cambiare un po' la percezione? Magari.
La premiazione di Spike Lee è stato un altro momento speciale della serata. Ecco lì, mi sono proprio risvegliata e ho cominciato ad applaudire con una pazza da sola.
Ha detto:
"Le presidenziali sono dietro l'angolo, mobilizziamoci. Mettiamoci dalla parte giusta della storia, facciamo una scelta morale fra odio e amore. Facciamo la cosa giusta!"
Il mio applauso è partito sull'autoreferenzialissimo Do the Right Thing. Per il resto era un messaggio intelligente sì, ma anche ovvio. E infatti stamattina Trump che non deve averci capito molto, ha twittato che era un attacco razzista contro di lui. Boh. E' sempre più difficile capire dove prenda certe idee. Ed è difficile ancora di più capire come un presidente che ha appena dichiarato uno stato di emergenza nazionale possa trovare il tempo di seguire la Notte degli Oscar e di twittare.
Comunque, la cosa che mi ha appassionato di più dell'edizione di quest'anno, è tutta la polemica intorno a Roma di Alfonso Cuarón. E' una polemica che non è nei media dove sembra che tutti più o meno concordino nel giudizio positivo, ma fra i messicani che conosco.
Lo avete visto? E' la storia della tata indigena del regista. E' importante perchè è la prima volta che un personaggio simile è protagonista.
L'attrice indigena che interpreta questo ruolo, Yalitza Aparicio, ha ricevuto una nomination come migliore attrice protagonista ed è un po' ovunque. Ha posato perfino per la copertina di Vogue Mexico che in passato, ha sempre puntato su modelle straniere.
Ho un'amica messicana che ha gli stessi tratti indigeni della Aparicio e di discriminazione ne sa qualcosa. Immaginavo che le avrebbe fatto piacere vedere finalmente apprezzata la bellezza di una donna che le somiglia. Invece, dalla sua bocca sono uscite solo critiche. Per lei non meritava la nomination. Secondo lei e altri messicani con cui ho parlato il personaggio della tata indigena, non ha detto abbastanza battute. Recitare non è solo una questione di lunghezza del copione, ma loro giudicano tutto il film in generale una furbata opportunistica che sfrutta la storia di queste domestiche indigene per celebrare l'esperienza autobiografica del regista messicano bianco e pieno di privilegi dalla nascita.
Ho ascoltato il regista e mi sembra che abbia raccontato questa storia proprio perchè comprende l'ingiustizia e il suo privilegio, ma chissà quante cose ci sono dietro le quinte. Di sicuro sono temi scottanti per i messicani.
Mi ha ricordato un po' quanto anche noi avessimo tutti il coltello fra i denti per la vittoria de La Grande Bellezza di Sorrentino nel 2013.
Può darsi che avessi già passato troppi anni all'estero perchè davvero non ho mai capito in che modo un film del genere avesse potuto suscitare tanta negatività in Italia. Tanti si sentirono offesi, ma ripensandoci adesso, quell'Italia lì, quella che si vedeva nel film, alla fine è proprio quella che ha vinto.

P.S. Lascio questi due link per gli appassionati di storia del cinema e tensioni razziali negli Stati Uniti. 
Un articolo del Vanity Fair americano e un podcast del New York Times.
Trent'anni fa, il film a basso costo Do the Right Thing (Fa' la Cosa
Giusta) di Spike Lee, ottenne a sorpresa un successo enorme. 
(Una chicca: il protagonista era Giancarlo Esposito che avremmo apprezzato moltissimi anni dopo in Breaking Bad)
Do the Right Thing non venne nemmeno candidato come miglior film. E ancora peggio: quell'anno vinse Driving Miss Daisy (A spasso con Daisy), che offese molti per la sua superficialità nel trattare la tematica del razzismo in America.
Si può capire allora, come sia stato emozionante sentire Spike Lee citare il suo film 30 anni dopo mentre finalmente riceve il suo Oscar.
Si può capire anche quanto sia avvilente che 30 anni dopo abbia vinto The Green Book che è praticamente un nuovo Driving Miss Daisy.

sabato 23 febbraio 2019

quanto è difficile parlare di omosessualità ai bambini?

- Questa sera ci hanno inviati tutti a cena, per favore comportatevi bene.
- Da chi andiamo?
- Da nome di donna e sua moglie.
- Ok.


Caspita, è davvero difficile parlare di omosessualità ai bambini.

giovedì 21 febbraio 2019

una biblioteca di libri mai pubblicati

Dopo un po' che leggevo al parco giochi, mi sono sentita osservata da due mamme poco più in là. In quel momento, ho realizzato che il mio libro che non parla assolutamente di aborto, si intitola "L'aborto", tema come si diceva, estremamente controverso da queste parti. Sulla
copertina, un'edizione vecchissima, c'è un tizio che guarda di traverso (l'autore) e una ragazza in minigonna, tutto molto losco. Devo aver davvero rinunciato, in maniera del tutto non premeditata, a provare a fare amicizia con le altre mamme, almeno quelle del "Piacere. In quale chiesa vai?" che incontro sempre in queste situazioni. Ciò che importa però è che ho finalmente iniziato questo libro. È un libro molto poco conosciuto che mi si sta ripresentando davanti da mesi e mesi in tante forme diverse. Sono ancora all'inizio, ma devo confessare che raramente un libro mi ha rapito come questo dalla prima pagina. È la storia di una biblioteca di libri mai pubblicati. Libri come "Coltivare fiori a lume di candela nelle stanze d'albergo" o "L'uovo covato due volte". Mi sta emozionando. Brautigan ha uno stile così unico e così poetico nella sua lineare semplicità. Chissà cosa è venuto a dirmi.