giovedì 14 ottobre 2021

dispensare domande

Qualche settimana fa, vi avevo raccontato nelle storie su Instagram che nel parco davanti a casa mia era apparsa una bici misteriosa.

La storia della bici abbandonata per 4 giorni aveva suscitato una certa curiosità (in me per prima!) e una serie di ipotesi meravigliose. 

La mia preferita: che ci fosse sopra una telecamera nascosta e che fosse tutta una candid camera per vedere le reazioni dei passanti.

In realtà, non ho aggiornamenti in proposito, ma ho scoperto che è una cosa che succede tutti i giorni.

Pensa te.

Adesso che ci ho fatto caso, vedo bici abbandonate ovunque qui intorno. L'ultima questa mattina, esattamente dove era la prima.

Suppongo che banalmente i ragazzini che abitano qui vicino sappiano che non le rubano, così quando decidono di tornare a piedi con gli amici, le lasciano lì.

Non è importante.

Però quante cose succedono sotto i nostri occhi ogni momento senza che ce ne accorgiamo.

È per questo che rimango sempre perplessa davanti a chi visita un posto per poco tempo, magari in vacanza, e dispensa verità su tutto quello che ha visto.

Io, ancora oggi, dispenso più che altro domande.

Credo che davvero ci vogliano anni e anni prima di capire qualcosina su un paese o un modo di vivere. Più noti dettagli insignificanti e più ti si aprono orizzonti nuovi e più capisci di non sapere.

Quindi, insomma...occhi aperti il più possibile.

lunedì 11 ottobre 2021

columbus day e indigenous people's day

Negli Stati Uniti, il secondo lunedì di ottobre (oggi) è Columbus Day.

14 stati e più di 130 governi locali hanno scelto di non festeggiarlo o di festeggiare al suo posto Indigenous People's Day.
In Texas ufficialmente si festeggiano entrambe le cose però vedo una certa confusione.
A Woody che è in prima, la maestra ha detto che è "vacanza". A Joe in quinta, la maestra ha spiegato che è Columbus Day, che Colombo è il primo europeo ad essere arrivato in America, che è morto senza saperlo e che ha contribuito allo sterminio delle popolazioni locali native.
Il calendario della scuola dice solo "holiday".
Ho spiegato a Joe che l'unica cosa da onorare per noi oggi è Indigenous People's Day.

giovedì 7 ottobre 2021

l'opinione dominante

Volevo aggiornarvi sulla maestra di musica di Joe che fra tutti gli strumenti, ha deciso che quest'anno bisogna imparare a suonare necessariamente il flauto dolce. L'abbiamo sentita per telefono e continua a ripetere le stesse argomentazioni. Cose tipo che mentre soffi non esce la saliva, ma la "condensa", qualunque cosa lei ritenga sia questo liquido misterioso.
La sua proposta, in tutta serietà, è stata questa: che Joe facesse finta di suonare con un pezzo di legno per non sentirsi diverso dagli altri.
Certo, nessuno noterebbe mai uno che finge di suonare un bastone al posto di un flauto.
Non vale nemmeno la pena di discuterci, così abbiamo chiesto un parere alla pediatra.
Dice che stando in fondo alla classe e togliendo la mascherina solo per suonare, il rischio non dovrebbe essere tanto maggiore rispetto ad altre attività che si fanno a scuola.
Quindi Joe suonerà il flauto con tutti gli altri. Mi sento tutto sommato sollevata (dato che l'ipotesi di suonare uno strumento non a fiato era fuori discussione). Come sempre bisogna soppesare i rischi e anche l'aspetto psicologico mi sembra una componente rilevante.
E' davvero difficile fare capire la mia situazione a chi è in Italia.
A volte mi sembra che qui stia succedendo esattamente il contrario per quanto riguarda la pandemia.
Ora che le infezioni stanno diminuendo nuovamente e dovremmo aver superato il picco, tremo: ogni volta che le cose sono migliorate in passato, si è abbandonata qualunque cautela anche minima e puntualmente siamo tornati al punto di partenza. Speriamo questa sia la volta buona.
Mi avete scritto in tantissimi per dirmi che ad esempio, il flauto è stata una delle prime cose ad essere bandite dalle scuole italiane. Qui anche. In moltissime scuole si suona l'ukulele quest'anno, non nella nostra come si è visto. Però siamo stati gli unici ad avere delle perplessità sull'opportunità di suonare il flauto.
Insomma, l'opinione dominante è quella della maestra.

giovedì 30 settembre 2021

il flauto?

L'altro giorno la maestra di musica di Joe ci informa entusiasticamente che gli studenti di quinta quest'anno impareranno a suonare il flauto dolce. Nessuna scelta: fra tutti gli strumenti, il flauto.

Per suonare il flauto bisogna togliersi la mascherina e soffiare tutti insieme all'interno di una classe con più di 20 persone, saliva che vola e tutto.
Non si è minimamente posta il problema del rischio per la salute degli studenti che sono tutti non vaccinati. Le abbiamo scritto senza accusare, solo per chiederle un'alternativa, ma non ci ha risposto.
In compenso oggi ha visto Joe a lezione e gli ha detto che no, non c'è scelta: è obbligatorio studiare proprio il flauto dolce.
Comunque -afferma- non ci sono rischi perchè
si può tenere su la mascherina mentre si suona. Inoltre nel flauto si soffia piano quindi quella quella che esce non è saliva, ma acqua condensata.
Acqua che esce dalla bocca mentre soffi, ma non è saliva. Ok.
Normalmente per principio non contraddiciamo mai un insegnante, ma questa volta è stato impossibile.
Non si tratta di opinioni o imprecisioni, ha dato a un alunno una serie di informazioni sbagliate.
Insomma, in questa scuola la mascherina non può essere obbligatoria, il flauto sì.

lunedì 20 settembre 2021

nuove consapevolezze

L'adesivo a forma di mascherina era grande quanto la parte superiore della porta del negozio di ottica. Il messaggio 'mask required' inequivocabile, ma all'interno gli unici a indossare la mascherina erano un paio di clienti, o pazienti, dato che li ci vai per vedere l'oculista o per comprarti gli occhiali da sole.

L'infermiera a volto scoperto mi ha portato in uno studio piccolissimo e mi ha detto di aspettare l'oculista. Avrei giurato che il medico avrebbe avuto la mascherina, per questo forse quando una bella donna in camice bianco è entrata a volto scoperto, non ho avuto la prontezza di reagire. Ha cominciato a parlare e io così, imbambolata. Si sa che se non dici qualcosa subito, il treno è perso. Mezz'ora in quella stanzetta, mi è sembrata lunghissima. Guardavo la porta chiusa. Lei mi parlava a 15 cm dal naso e io pensavo alla parola 'microaggressione'.

Normalmente non ho nessun problema a esprimere le mie idee, ma questo è un ambito a sé stante. Quando si tratta di covid può bastare uno sguardo perchè finisca male. Un mio commento sulla mancanza della mascherina avrebbe in qualche modo modificato quella visita? Spero di no, ma non lo so.

Dopo tante estenuanti ricerche, la settimana scorsa è arrivata la proposta di lavoro giusta. Un lavoro che sarebbe stato un deciso avanzamento nel mio percorso professionale (dal punto di vista economico di sicuro), e all'improvviso mi sono resa conto che non avevo capito minimamente la situazione, la mia situazione. 

Vi è mai capitato? A volte siamo così dentro ai nostri problemi da non vederli più con chiarezza.

Il mio problema non era, come avevo sempre pensato negli ultimi mesi, trovare un buon lavoro, ma cambiare lavoro.

E' stato un brusco risveglio. Forse mi rifiutavo di accettare la realtà. Adoro il mio lavoro. E' l'unica cosa che so fare bene e che ho tutti i titoli per fare. 

Il fatto è che le scuole in Texas in questo momento, sono veri e propri campi di battaglia. Avrei visto le solite centinaia e centinaia di studenti come è normale per chi insegna la mia materia senza la minima tutela per la mia salute o per la loro che sono piccoli e non sono ancora nemmeno vaccinati. A giudicare dal colloquio, sarebbe stato come dall'oculista, ma senza essere la cliente. Prova a lamentarti in un ambiente di lavoro del genere, se hai il coraggio.

E poi per quale motivo? Lo vedo già nelle discussioni fra genitori quali sono le risposte. Ti dicono "nessuno ti impedisce di far mettere la mascherina a tuo figlio" oppure "nessuno ti impedisce di tenertelo a casa" oppure ultimamente  anche "il problema non è il covid è che non ci sono abbastanza ospedali, costruiscano più ospedali!".   

Non sono capace. Non riesco a lavorare in un luogo in cui non mi sento sicura e rispettata.

Forse è per questo che l'altro giorno quando ho appreso dai giornali che un'insegnante alla mia vecchia scuola, una che aveva fatto tutto, proprio tutto quello che poteva per tutelarsi, è morta di covid, per un attimo ho avuto una reazione di disperazione incontrollabile. Normalmente la morte di uno sconosciuto non mi suscita questo tipo di sentimento, ma in questo caso forse è scattata l'immedesimazione e anche dell'altro. E' vero, avrei potuto esserci io al suo posto, ma non c'ero io perché sono così fortunata da potermi prendere del tempo per "reinventarmi", come dicono le persone dinamiche.

A questo punto della storia, se fossi una persona dinamica appunto, dovrebbe venirmi un'idea geniale. E' passata una settimana e di questa ipotetica idea geniale non c'è traccia. La verità è che sono sottosopra. Da febbraio le cose non hanno fatto altro che migliorare qui dal punto di vista della pandemia.

In questo momento è un ricordo surreale, ma è successo davvero: all'inizio dell'estate siamo andati al cinema e a teatro e a vedere dei concerti. C'era questa illusione meravigliosa che stesse ricominciando tutto. Ero convinta al 100% che sarei tornata al mio lavoro, alla mia vecchia vita e invece ancora non ci siamo. 

In un mese di scuola, il numero di casi riportati fra gli studenti texani (e ricordiamo che non è per niente semplice segnalare i casi positivi, quindi il conto non può che essere errato per difetto), è simile al totale dell'intero anno scolastico precedente (dal Texas Tribune, qui). L'American Academy of Pediatrics (qui) dice che da luglio c'è stato un aumento del 240% fra i bambini statunitensi. Per questo motivo, Cook Children's l'organizzazione pediatrica più prestigiosa della nostra zona, questa settimana ha sospeso tutte le operazioni non urgenti. 

Mi ritrovo alla mia età, a dover mettere da parte la mia professionalità e ricominciare qualcosa di nuovo da zero. 

Non essendo una persona particolarmente avvezza ad abbandonare la propria comfort zone, vedo anche delle possibilità in una situazione come questa. L'unico neo è che le mie risorse, soprattutto la mia creatività, vengono fuori quando mi sento serena, entusiasta, come quando mi sono trasferita qui ad esempio e ho dovuto ripensare a cosa volevo fare. Se l'incertezza e la preoccupazione superano un certo livello di guardia, mi incarto.

E' tutto così complicato, continuo a pensare solo che mi piacerebbe fare qualcosa di semplice. Ripartirò da qui.

venerdì 10 settembre 2021

il prendersi cura che cura


 Il discorso dell'altro giorno sul far germogliare l'avocado come simbolo dell'ottimismo milanese, ha fatto partire una quantità di riflessioni meravigliose.

Dai consigli botanici (prossima frontiera: il seme di mango) all'uscire sempre con gli occhiali da sole al senso della vita, i vuoti affettivi, il prendersi cura che cura.

🌱

sabato 4 settembre 2021

(brutte) notizie dal texas

Avrete probabilmente sentito parlare del Texas in questi giorni. 

Non ricordavo una sequenza di notizie tanto negative per la democrazia dai tempi di Trump. 

Ma andiamo con ordine.

Cos'è successo? Tante cose.

[Date un'occhiata sempre alle storie su Instagram se volete avere più input, per me oramai è molto più semplice e immediato che aggiornare qui. C'è qualcuno qui?]

Per ridurre all'osso i fatti principali:

- Il 31 agosto è passato un nuovo disegno di legge estremamente restrittivo del diritto di voto. I democratici in minoranza hanno cercato di bloccarlo con tutti i mezzi, in un ultimo disperato tentativo addirittura fuggendo dallo stato (qui gli ultimi sviluppi - è una storia pazzesca di cui vi ho raccontato man mano che succedeva. Non ho trovato articoli esaustivi in italiano su nessuno di questi argomenti). 

- A partire dal primo settembre è entrata in vigore una legge (qui) per cui in Texas chiunque può andarsene in giro armato senza nessuna licenza o permesso. Vi segnalo questo articolo perchè è indicativo di come questa legge cambierà in pratica il nostro modo di fruire anche solo un evento culturale.

- Il primo settembre è entrata in vigore anche la nuova legge sull'aborto. Non è mai stato semplice abortire in Texas, ma la nuova legge rende l'intervento dei medici impossibile nella maggior parte dei casi. L'aborto può essere praticato solo fino alla sesta settimana di gestazione quando la stragrande maggioranza delle donne non sanno nemmeno di essere incinte. Nessuna eccezione per i casi di incesto o stupro. Questa legge è unica perchè ha una serie di cavilli che la rendono estremamente difficile da contestare. Per la prima volta qualunque privato cittadino (anche un delatore, qualcuno che non ha nessun legame con la persona che riceve l'aborto) ha la possibilità di citare non solo i medici, ma chiunque abbia aiutato quella donna ad abortire: dall'autista Uber alla segretaria della clinica. Chi viene citato potrebbe trovarsi a dover pagare ammende dai diecimila dollari in su in una corte civile e magari anche dover rispondere a più persone contemporaneamente. Questo è il motivo per cui le cliniche hanno cancellato immediatamente tutte le procedure di aborto oltre le sei settimane. Le sale d'attesa si sono subito riempite di donne disperate. E' terribile. 

Una donna potrebbe eventualmente decidere di andare in un altro stato ad abortire, ma il Texas come sapete è sterminato. Spostarsi è costoso e richiede tempi lunghi: chiaramente le donne che subiranno questa legge scellerata sono quelle più povere. Si prevede poi che molti altri stati conservatori replichino questo modello. A quel punto davvero le opzioni di ricevere un aborto per moltissime donne americane saranno minime.

La situazione è questa ed è drammatica non solo per il Texas perché ci si sta avvicinando pericolosamente a situazioni senza precedenti, a un modo di gestire la società che non è mai stato messo alla prova. Quando si superano certi limiti in teoria tutto può succedere. Uno stato democratico potrebbe usare lo stesso schema legale contro le armi e a quel punto la Corte Suprema che in questo caso ha scelto di tacere e silenziosamente acconsentire, come si comporterebbe? Se ne sta già discutendo.

Se volete approfondire, la persona che vi segnalo, quella da cui sto imparando di più su questi argomenti, è la storica Heather Cox Richardson (qui).

Ieri notte ho letteralmente avuto degli incubi su tutto questo. 

Però poi penso anche che non è finita qui. Si combatterà e probabilmente come in tanti altri casi, alla fine si vincerà e le cose cambieranno. L'ho visto succedere tante volte, è possibile. 

Qualche giorno fa vi parlavo di Furore (qui). Ecco, scriveva Steinbeck nel 1939:

Tu quello che puoi fare devi farlo lo stesso. L'importante,' diceva, 'è sapere che ogni volta che c'è un piccolo passo avanti, poi c'è pure una scivolata indietro, ma mai così indietro come prima. E' la differenza,' diceva, 'dimostra che quello che hai fatto era giusto farlo. E non era una perdita di tempo pure se magari sembrava di sì.

Ieri mi sono presa tutta una giornata per staccare. Sono andata in giro per musei e a pranzo con un'amica. A volte bisogna capire quando è arrivato il momento di tirare il fiato e di non ascoltare più nessuno tranne i propri bisogni.

Voglio accennare solo a due cose che sento ripetere ovunque a pappagallo in questi ultimi giorni e che io trovo abbastanza di cattivo gusto.

- La prima è l'espressione talebani americani. Ma perchè bisogna andare a fare paragoni con altri paesi, realtà completamente diverse, quando qui abbiamo avuto il KKK? Dire che gli antiabortisti texani sono i talebani americani fomenta l'islamofobia e allo stesso tempo minimizza il ruolo della cultura cristiana in tutto questo. Gli antiabortisti texani sono malvagi come i peggiori fanatici cristiani e i suprematisti bianchi, i talebani non c'entrano proprio nulla. Trovate un bell'approfondimento qui.

- La seconda cosa sono tutte le battute sull'andare via che per me dopo quattro anni di Trump hanno fatto il loro corso ormai. Lo abbiamo detto tutti noi che viviamo qui prima o poi. E ci è anche stato suggerito infinite volte dall'esterno, spesso dagli stessi che poi ti invidiano e che appena si spengono i riflettori sullo scandalo del giorno, ti dicono che si trasferirebbero domani potendo. 

Bisognerebbe pensarci bene prima di fare certe battute: le parole sono importanti. Non tutti possono andarsene. Quindi se chi ha la possibilità di rimanere e lottare e votare e donare alle associazioni che possono difendere i diritti della gente se ne va, gli altri cosa dovrebbero fare? Anche perchè poi chi ripete di volersene andare sono i privilegiati che non vengono neanche toccati più di tanto direttamente da queste cose. E infatti alla fine non lo fanno mai. In tutti questi anni ho conosciuto solo una coppia che l'ha fatto davvero. Dopo l'elezione di Trump sono andati a vivere in un paese in via di sviluppo: lo abbiamo detto e lo facciamo. 

Hanno resistito sei mesi e poi sono tornati in Europa perchè se ti ammali e puoi, preferisci essere in un paese ricco e avere anche la sanità gratuita. Andarsene così non è una protesta. E' facile dire "me ne vado" quando hai tutti i mezzi a disposizione, anche al limite per fare dei tentativi e tornare sui tuoi passi. Ci vedo tanto senso di superiorità in questo modo di pensare.

lunedì 30 agosto 2021

pigiama day

Il primo giorno di scuola di quest'anno è stata un'emozione immensa per Joe e Woody. Non ho visto un grammo dell'ansia o della comprensibile apprensione delle altre volte, solo un'incontenibile impazienza, come alla vigilia di Natale. Qualcosa però forse ribolliva sotto l'allegria, almeno per Woody che affrontava il suo primo giorno a scuola in assoluto.
Ricordo che quella sera dopo essere andato a dormire, tornò indietro. Io, ero in cucina, gli stavo preparando il pranzo per il giorno dopo.
Con grande serietà mi fece questa richiesta:
- Devi promettermi una cosa. Se un giorno, ti dico che è 'pigiama day' significa che è 'pigiama day'. Devi credermi.
A volte qui, soprattutto all'asilo, per qualche occasione speciale, viene concesso ai bambini di andare a scuola in pigiama.
Mentre gli rispondo che va bene, certo, mi accorgo che gli occhi gli si fanno lucidi come a riempirsi di lacrime.
- C'è qualcosa che non va? Sei triste?
- E' solo che quando andavo all'asilo [un anno e mezzo fa, sigh N.d.R.] ho detto a dada che era pigiama day e lui non mi ha creduto. E non mi ha fatto andare a scuola in pigiama.
Credo che il primo giorno della scuola elementare gli abbia portato alla mente questo rimpianto di cui non avevamo idea. Deve essersi reso conto che la scuola elementare è da grandi e avrà pensato che non ci sarebbero stati altri 'pigiama day'.
Con una grande malinconia nel cuore, ho cercato di rassicurarlo. In effetti, però è cosí: nella vita ci sono delle cose che una volta perse non tornano. Un anno e mezzo di asilo e scuola nel suo caso, mi dispiace tanto, ma non tornerà mai più.
La mia unica consolazione, da brutta persona quale sono, era che il 'pigiama day' lo avesse dimenticato il suo papà e non io per una volta.
Fatto sta che c'è stato un colpo di scena: la scuola ha annunciato un 'pigiama day'.
Pensavo avrebbe fatto i salti di gioia, invece per ora sembra completamente indifferente.
Come al solito forse, lo struggimento per quello che crediamo perduto non raggiunge mai la gioia di quello che riceviamo.
Va bene.
Perché vi dico questo?
Perchè questo famoso pigiama day è fra tre giorni. Gli ho comprato ben due pigiami nuovi, sono preparatissima, ma ho anche un vago timore che possa non andare bene neanche questa volta.
Stanno per rendere noti i nuovi dati delle infezioni nel nostro distretto scolastico e non so assolutamente cosa aspettarmi visto il grande aumento nel giro di pochissimi giorni. Ho visto che alcune scuole qua intorno cominciano perfino a chiudere.
Questa incertezza sul futuro è quella che ho avvertito i primi giorni della pandemia. E' come se stesse ricominciando tutto da capo. Come ci si abitua a vivere in questa incertezza perenne?
Una volta ai colloqui chiedevano 'dove ti vedi fra 5 anni?'.
Io al momento non saprei nemmeno dire con certezza dove mi vedo fra 5 giorni.

venerdì 27 agosto 2021

le prime due settimane di scuola

La scuola è iniziata da due settimane e le cose stanno andando esattamente come previsto (qui), considerando che il nostro distretto scolastico non ha attivato nessuna misura di contenimento.
Tutti quelli che conosciamo tranne noi (il cerchio si stringe...) hanno ricevuto varie notifiche di contatto con positivi, sono in quarantena o sono positivi. Alcuni stanno ritirando i figli da scuola e iniziando l'homeschool.
Molti distretti scolastici importanti hanno sfidato il governatore Abbott che aveva promesso multe e tagli dei fondi e hanno imposto comunque l'obbligo delle mascherine a scuola.
Il nostro sovrintendente invece rimane dalla parte del governatore. Nonostante ciò ieri pomeriggio ha mandato comunicazione che da oggi saranno messe in campo delle misure per contenere il virus. Sono solo tre misure:
- Richiesta (non obbligo) di mascherine per tutti
- Obbligo di quarantena per chi vive sotto lo stesso tetto di un positivo
- A partire da lunedì prossimo la scuola darà finalmente conto a tutte le famiglie del numero di contagi.
Nel nostro distretto scolastico si è passati da 24 a 276 casi in 10 giorni.
Inutile dire che siamo preoccupatissimi. Fra genitori cerchiamo di organizzarci in qualche modo. Qualcuno ha già chiamato i giornalisti. Ci sono stati dei servizi nei telegiornali locali.
Dall'inizio della pandemia (anzi in realtà da molto prima perchè lei aveva previsto tutto con largo anticipo, perfino il lockdown) Cassandra, per un suo coping mechanism, ci manda centinaia di mascherine di ogni tipo. Ogni volta che le cose si mettono male, aumentano gli arrivi. Questa settimana ne ha mandate più o meno 400, ha quasi superato se stessa.
Ieri le è venuta un'idea: pagare una certa cifra a Joe e Woody per ogni giorno in cui indossano la mascherina a scuola. Le ho risposto assolutamente di no. Anche perché la portano già senza lamentarsi la mascherina e poi figurati se li pago per fare la cosa giusta. Allora si è accontentata di mandargli un regalino. Su questo non ho obiettato. È che se lo meritano sul serio Joe e Woody un regalo. Mai una lamentela eppure non deve essere facile, non riesco neanche a immaginare una pressione sociale simile. Woody è l'unico della sua classe a portare la mascherina, inclusa la maestra. Mi dice che cercano di convincerlo a toglierla che non succede niente.
Ieri è uscito da scuola senza mascherina. L'ha persa dopo pranzo, ha alzato la mano per andare a prenderne un'altra in cartella, ma la maestra non lo chiamava mai, lui si è stufato e ha abbassato la mano. Si è dimenticato della mascherina fino a quando mi ha vista all'uscita. Woody ha 6 anni.
Era mortificato.
Oggi hanno chiuso una scuola qui vicino per via dei troppi casi. Credo sia la prima della zona, ne stanno parlando tutti i giornali.
Leggendo il loro comunicato inizialmente ho avuto l'impressione di una scuola seria. Dicevano di essersi consultati con le autorità sanitarie. Sembrava quasi fosse una misura di estrema, forse persino eccessiva, cautela.
Poco dopo però, tramite conoscenti che frequentano quella scuola, è venuto fuori il vero motivo per cui sarebbe nato il focolaio.
Un'insegnante non vaccinata e che non usava mascherine, ha cominciato ad avere dei sintomi. Non trovando un supplente si è fatta sostituire dal marito (!) per due giorni. Il terzo giorno il marito non ha più potuto sostituirla (forse aveva dei sintomi anche lui?), continuavano a non trovare un supplente e così hanno deciso di dividere i bambini di quella classe.
2-3 in una classe, 2-3 nell'altra. Ora tutta la scuola è infetta. Un bambino su 10 + vari insegnanti. Non hanno una sola classe sana. 20 casi confermati solo nella giornata di ieri.
E così hanno dovuto chiudere.
No, decisamente #noncelasifa

mercoledì 25 agosto 2021

un chiarimento

Volevo fare una *precisazione* rispetto a questo post scritto a caldo subito dopo l'acquisto della casa ad aprile.

In tutte le famiglie quando capita un evento importante (una nascita, un matrimonio, un viaggio...) nascono mille storie che poi si ricordano per tantissimo tempo, a volte vengono magari anche tramandate di generazione in generazione e allora io voglio cambiare leggermente la mia versione dei fatti alla luce di riflessioni un po' più meditate.

Per noi l'acquisto di questa casa è stato un evento enorme.

Ha scatenato mille aneddoti. 

La prima volta che sono venuta da queste parti, ad esempio, è stato pochissimi mesi fa. Con un'amica andammo a passare un pomeriggio al Ruscello di Pietra perché avevamo letto che era un posto carino. Io mi guardai intorno e le dissi: "Ma sai che io ci vivrei qui?". Mi piacque così tanto che smisi di cercare casa altrove. 

Due mesi dopo ci trasferivamo. 

Raramente ho avuto sensazioni come quella nella vita e l'ho seguita, mi sono fidata del mio istinto.

L'altro grande aneddoto è che la casa era appena stata messa in vendita e andammo a vederla per primi (in quel periodo controllavo ossessivamente il mercato immobiliare della zona. Refresh. Refresh. Refresh). Appena finito il nostro giro con l'agente, fuori dalla porta, entusiasti, decidemmo di provare a fare immediatamente un'offerta mentre i proprietari -abbiamo scoperto in seguito- ci osservavano seduti sulla panchina dall'altra parte della strada (erano dovuti correre fuori perché probabilmente non si aspettavano una visita 5 minuti dopo aver attivato la vendita). Secondo la storia a cui inizialmente ci era piaciuto credere, ci avevano preso così in simpatia come famiglia da decidere addirittura di accettare la nostra offerta senza mostrare la loro casa a nessun altro. 

Il dramma è che probabilmente quella storia che ci raccontavamo è vera. Deve essere andata proprio così.

Passata la "sbornia" iniziale però sia io che Mr J quasi contemporaneamente, anche se ognuno per conto proprio, ci siamo fatti la stessa domanda.

Fossimo stati non bianchi o non eterosessuali, sarebbe andata allo stesso modo? La risposta onesta è no.

Nella migliore delle ipotesi avrebbero accettato l'offerta dopo aver mostrato la casa a più persone come si fa normalmente, nella peggiore, e sappiamo tutti che succede, avrebbero venduto ad altri.

Accettando la nostra offerta in quel modo hanno dimostrato innanzitutto fiducia (perchè qui le case si fermano con cifre abbastanza irrisorie, è un sistema molto basato sulla correttezza) e poi sì, anche di voler vendere a noi. Ma di noi cosa conoscevano?

Solo l'aspetto esteriore.

Non riuscire a comprare una casa implica una cascata di conseguenze che possono danneggiare perfino la generazione successiva.

Vivendo qui abbiamo tutta una serie di servizi che non avremmo altrove. Grazie a questi servizi i nostri figli avranno dei vantaggi, un'educazione migliore, la possibilità di fare una vita sana e tanto altro.

Tutti noi aspiriamo a essere riconosciuti come alleati, ma ricordiamoci che il razzismo è un sistema e se siamo bianchi di quel sistema beneficiamo che ci piaccia o no. È così.

Abbiamo una quantità di vantaggi che a pensarci gira la testa.

Ci sono studi che hanno dimostrato, ad esempio che a scuola i bambini neri vengono puniti di più di quelli bianchi.

Pensiamoci però anche in questi termini: mio figlio bianco viene punito meno, trattato meglio, magari andrà a scuola più volentieri, raggiungerà risultati migliori, da grande guadagnerà di più e poi il circolo vizioso ricomincerà.

I bianchi spesso sono profondamente convinti che gli altri si trovino in situazioni precarie perchè hanno fatto scelte sbagliate nella vita. La verità è che non tutti hanno le stesse scelte.

È molto più facile fare scelte giuste quando si hanno davanti buone opportunità.

Decidere se continuare a studiare, ad esempio, o aiutare la propria famiglia a sopravvivere, è poi una scelta? 

Per tanto tempo mi sono chiesta da dove nascesse la rabbia e il vittimismo di tanti bianchi americani di destra.

La mia domanda è sempre stata: come fanno a non capire che per quanti problemi possano (o possiamo) avere nella vita siamo sempre incredibilmente avvantaggiati rispetto a tanti altri? Ho ascoltato mille approfondimenti giornalistici, documentari. Ho fatto scorpacciate di attualità. Volevo capire. La verità è che le uniche risposte per ora me le ha date questo vecchio libro di cui non vi dico niente, ma se per caso lo avete letto e avete voglia di parlarne, sapete dove trovarmi. 


Mi sembrava giusto raccontare tutta la storia, non solo la parte a cui mi è più comodo credere.

venerdì 20 agosto 2021

si può ancora dire 'expat'?

Vi segnalo una discussione interessantissima che va avanti da ieri sul termine "expat" nelle storie su Instagram (qui, le storie scadute sono in evidenza nel cerchietto 'expat sì o no').

Lo usate ancora questo termine?
Da un piccolissimo sondaggio è risultato che la maggior parte di chi legge questo blog, non lo usa.
Nemmeno io uso più il termine 'expat'.
Mi sono trasferita all'estero nel 2006 e forse allora il significato di questa parola che continua ad evolversi, era meno 'carico' rispetto a oggi. L'ho usata per tanto tempo in buona fede senza pormi nessuna domanda.
Quando mi sono fermata a rifletterci, però ho smesso.
Chi può definirsi expat e chi no?
Perché un africano o un filippino nella mia stessa identica situazione non vengono visti come expat e io invece sì?
È un termine che ora trovo ambiguo e potenzialmente discriminatorio. Ne faccio a meno volentieri.
Tra l'altro, non è solo una questione di vocabolario, ma anche di sostanza.
I primi anni qui frequentavo quasi esclusivamente persone che si definivano 'expat' di vari paesi, pochi italiani. Poi pian piano molti sono partiti e ho preferito cercare le mie amicizie altrove. Purtroppo, nella mia esperienza almeno, quelli degli expat sono ambienti piuttosto tossici, inutilmente competitivi e superficiali. Si passa molto tempo a lamentarsi fra privilegiati e parlare di quanto sia migliore casa propria. Ecco, a me quel tipo di discorsi non interessano.
Ho la fortuna di aver conosciuto questo paese complicatissimo attraverso lo sguardo di un americano -uno colto, di quelli che hanno viaggiato e parlano diverse lingue- e attraverso lui che paradossalmente è super critico verso la cultura americana e texana in particolar modo, ho imparato ad apprezzare e capire quello che mi circonda. Se capisci i motivi dietro alle contraddizioni, ti appassioni altrimenti c'è il rischio di cominciare a sentirsi superiori. Ho la sensazione che spesso i cosiddetti 'expat' si limitino al piacere o al fastidio di imbattersi in determinate differenze, ma che poi non vadano effettivamente molto oltre le apparenze, non studino la storia, le circostanze, le attenuanti. Chi si definisce expat di solito sa di essere di passaggio e non va per il sottile perché in un certo senso è già proiettato verso la prossima meta.
Sono quelli che ti vengono a dire che gli americani sono scemi perché hanno le case di legno, quel tipo di discorsi lì.
Spero di non aver offeso nessuno, lo so ci sono andata un po' giù pesante stavolta, ma questa è la mia esperienza. Tra l'altro poi fra i cosiddetti expat sono nate alcune delle mie più care e longeve amicizie perché singolarmente siamo sempre i soliti esseri umani, io ho un problema un po' con la mentalità del gruppo e con il concetto in base al cui alcuni sono expat e altri immigrati.

Probabilmente se usate questo termine, lo interpretate in modo differente.
Se volete parlarne, lasciate un commento o scrivetemi.

venerdì 13 agosto 2021

woody (non) è cambiato

 Ieri Woody mi ha raccontato che qualcuno a scuola gli ha fatto presente che non è costretto a portare la mascherina. In effetti, la maestra non ce l'ha e nemmeno la maggior parte degli altri bambini nella sua classe.

Ecco, voglio specificare che non lo diceva lamentandosi e che non credo faccia i salti di gioia con la mascherina per 7 ore al giorno.
Ha 6 anni, non mi sembra un bambino particolarmente maturo per la sua età, ma capisce benissimo il motivo per cui deve indossare la mascherina negli ambienti chiusi.
Un paio di giorni prima dell'inizio della scuola, mi aveva fatto un annuncio con grande serietà:
- Mamma, credo di essere cambiato.
- Davvero?
- Non avrei mai pensato di dirlo, ma... sono felice di andare a scuola.
Ieri, tornato a casa dopo il secondo giorno, mi ha confidato:
- Sai, forse in fondo non mi piace poi così tanto andare a scuola. Si lavora tanto, si gioca poco, non è un granché.
Forse, dopo tutto, non sono cambiato.

mercoledì 11 agosto 2021

back to school

Mentre molti di quelli che stanno leggendo questo post saranno probabilmente nel bel mezzo delle vacanze, qui in Texas oggi è ricominciata la scuola. Questi giorni sono stati un po' strani per me.

Ho guardato Joe e Woody ricevere il primo taglio di capelli professionale in quasi due anni, scegliere zainetti e annusare pastelli nuovi di pacca. Avrei voluto, e non sapete quanto, semplicemente essere felice per loro, condividere il loro entusiasmo, la loro frenesia, ma la verità è che non sono serena.
Sono oramai mesi che ci ripetono che questa è diventata la pandemia dei non vaccinati e i bambini sono la più grande categoria di non vaccinati.
Così ora, dopo averli tenuti al sicuro per un anno, li mandiamo tutti insieme senza maschere, senza distanziamento, senza possibilità di fare una vera quarantena, senza tracciamento o obbligo da parte delle scuole di segnalare i casi.
Mi sembra pazzesco eppure così ha deciso il governatore del Texas Greg Abbott. La settimana scorsa il sovrintendente della nuova scuola, ha mandato diverse email in cui sostanzialmente sembrava dissociarsi dalle azioni del governatore. Spiegava di avere mani legate. Non può proporre alternative online e nemmeno istituire l'obbligo di maschere. "Ma faremo del nostro meglio per garantire la sicurezza degli studenti".
Prima quando sono entrata a scuola (elementare quindi nessuno studente vaccinato) e ho visto la stragrande maggioranza degli insegnanti (chi lo sa se vaccinati o meno) senza maschere, mi sono cadute le braccia.
Sono la prima a volere le scuole aperte, ma dobbiamo usare tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione. Non possiamo fare finta di niente.
Nessun obbligo vaccinale, nessun distanziamento, nessuna mascherina e la variante Delta che impazza con molti ospedali che cominciano qui in Texas a rimanere a corto di letti in terapia intensiva. Sappiamo cosa succede in questi casi, lo abbiamo visto purtroppo.
Non so, stavolta mi sento totalmente impotente.
Speriamo in bene, è tutto quello che posso pensare in questo momento.

sabato 24 luglio 2021

essere persone

Volevo raccontarvi una piccolissima cosa su cui ho riflettuto in questi giorni e che non avevo mai considerato. Magari torna utile a qualcun altro.

Si parlava di social media e di dipendenza da internet e una persona nera se n'è uscita fuori dicendo che non è tutto da demonizzare perché prima di Instagram (soprattutto) lei non aveva mai visto persone nere essere felici. Fare cose normali ed essere felici.
Mi è un attimo -come si suol dire in inglese- *esploso il cervello*. Bum.
Immaginate cosa possa essere crescere senza vedersi praticamente mai rappresentati in una luce positiva?
Io no, non ci avevo mai pensato in questi termini, nel contesto di quel discorso che si faceva. E anche il fatto di non averci mai dovuto pensare, è un altro aspetto del mio privilegio, me ne rendo conto benissimo. Sui bianchi ci sono rappresentazioni di tutti i tipi, sui neri o altri individui razzializzati invece la narrazione è sempre un po' la stessa.
I problemi, i telegiornali, le tragedie, i film strappalacrime. Raramente e solo negli ultimi anni il ventaglio dei sentimenti si è un po' allargato e ogni tanto si vede un minimo di normalità, di gioia.
Ecco d'ora in poi vorrei condivere un po' più di gioia, di bellezza, di normalità.
Comincio a pensare che sia utile quanto o più dell'indignazione e della denuncia.
Dobbiamo abituarci a vedere *tutte* le persone essere semplicemente persone.

venerdì 23 luglio 2021

il peso delle scelte

La ricerca del lavoro si sta rivelando molto più ardua del previsto. All'inizio ero un po' avvilita. Non mi aspettavo una situazione come questa. È vero che sto cercando un lavoro molto molto specifico, quasi un ago in un pagliaio, ma non ho mai visto questa assenza totale di offerte.

Sarà l'estate? Sarà che tutte le persone non qualificate che sono entrate l'anno scorso nell'emergenza oramai sono dentro?
Ognuno ha la sua teoria. Ma io non demordo.
Mi apposto dietro la porta e prima o poi qualcuno uscirà.
Lo scorso anno ho fatto una scelta.
Anzi, ho avuto il privilegio enorme di fare una scelta, quella di lasciare un lavoro che amavo con tutte le mie forze, ma che non sentivo di poter fare in sicurezza e occuparmi dei mie due studenti a casa.
Ora (e anche prima in realtà) ne sto pagando le conseguenze.
Del resto ogni scelta ha un prezzo e io lo sapevo.
Ci ho pensato tanto e ho capito che tornando indietro farei la stessa scelta e allora accetto questa situazione e continuo a impegnarmi per migliorarla. Sempre con un grande senso di gratitudine nonostante tutto.
Per tantissime cose e anche perché oggi farò le valigie!
Andiamo a fare uno dei nostri super road trip.
Ci ha appena scritto la proprietaria della casa che abbiamo preso in affitto in New Mexico per dirci di non lasciare assolutamente nessun tipo di cibo in giro perché quello è "bear country".
Niente, tenete d'occhio le storie in questi giorni.
Buon fine settimana e speriamo in bene!
👀🐻🤞🏼