venerdì 5 febbraio 2016

ogni mattina

C'e' questa anziana signora che ha dedicato quasi tutta la sua vita alla carriera. Non aveva molti amici o familiari al di fuori dal posto di lavoro, ma qualcuno si'. Nonostante cio', in punto di morte ha chiesto delle persone che lavoravano con lei e di nessun altro. Davano l'idea di essere per lo piu' rapporti superficiali, senza grande significato. Nessuno aveva fatto i salti mortali per renderle quegli ultimi mesi di vita piu' sopportabili eppure qualcosa c'era se lei continuava a cercare proprio quelle persone in quel momento cosi' straziante della vita. 

Erano le persone che aveva visto ogni mattina per trent'anni. 

Questa cosa mi sta facendo venire il dubbio che non ci siano rapporti poco importanti in fondo e che ci si dovrebbe osservare un po' piu' da vicino, anche quando ci si vede ogni mattina.

venerdì 29 gennaio 2016

preghero' per te

Poco tempo fa ho incontrato per caso una vecchia conoscenza che avevo perso di vista. In questi quattro anni ha avuto tre figli, l'ultimo dei quali un paio di mesi fa. E' come invecchiata di colpo, l'ho trovata molto provata, e per una forma di solidarieta' femminile le ho raccontato che la capivo benissimo e che anch'io stavo per perdere la ragione con Woody che non aveva mai dormito piu' di un paio d'ore per volta.

- Sia benedetto il tuo cuore [trad. letterale], preghero' per te affinché tu possa ricominciare a dormire!

Mi ha lasciato un po' cosi', pero' in effetti qui si usa spesso questo tipo di espressione.

L'altro giorno mi imbatto in una di quelle vicine di casa che in tutti questi anni si' e no buongiorno e buonasera. Le dico che sono li' perche' un'amica si e' fatta male a un braccio.

- Come si chiama?
- Chi?
- La tua amica.
- No, ma non e' di qui...
- Ma posso lo stesso pregare per lei anche se non la  conosco. Come si chiama?

Nel senso che se dici il nome Dio ascolta di piu'?

Comunque le ho detto il nome e prima di salutarci ha ripetuto un paio di volte sottovoce preghero' per lei preghero' per lei.

Che strana questa cosa. Non mi disturba, ma faccio fatica ad abituarmi a questo tipo di conversazioni. La fede e' un argomento piuttosto intimo. E soprattutto non so mai che rispondere. Grazie?

venerdì 22 gennaio 2016

pugnalare, accoltellare e prendere a pugni

Allora Mr. J mi sgrida sempre perche' lo prendo in giro quando fa un errore in italiano, ma gli ho spiegato mille volte che e' solo perche' lui parla talmente bene che quando sbaglia e' davvero comico. Ieri sera non e' stato molto comico invece. Sta guarendo dalla polmonite e mi diceva che gli faceva male il polmone. Era molto pallido.
- Male come? 
- Come se mi avessero pugnalato. 
Accidenti. Chiamo immediatamente il medico e non lo mollo per tutta la notte pronta a portarlo al pronto soccorso in qualunque momento. Stamattina stava molto meglio ed era stupito. Non capiva perche' mai fossi cosi' allarmata. 
- Ma scusa mi dici che ti senti come se ti avessero accoltellato!
- Accoltellato? No, pugnalato.
- Appunto.
Ecco lui giustamente pensava: punch- to punch = pugno-pugnalare. Non e' proprio cosi'.

Non ci si annoia mai quaggiu'.

giovedì 21 gennaio 2016

la nuova legge sulle armi

Con il nuovo anno qui in Texas, e' entrata in vigore una legge che consente ai possessori di porto d'armi di accedere a qualsiasi edificio pubblico (che non sia una scuola o un ospedale o che non lo vieti esplicitamente) esibendo la propria pistola in una fondina collocata sulle spalle o alla cintura. E' una legge che esiste in molti altri stati, ma mi disturba parecchio.

Vivendo qui da molti anni, mi sono fatta l'idea che il Texas sia uno stato molto piu' avanzato e moderno di come lo si dipinga, ma le armi sono decisamente il suo tallone di Achille. Non riesco a immaginare un motivo valido per cui uno debba andarsene al supermercato o dal barbiere indossando in bella mostra una pistola, eppure ben pochi rimangono turbati da queste parti. 

La cosa che mi spaventa e mi toglie speranza e' vedere quante persone anche con visioni politiche vicine alla mia e con un livello di istruzione medio o alto si infervorino a favore dell'open carry, non perche' vogliano armarsi, ma per una qualche bizzarra questione di principio o di orgoglio nazionale latente.

Gli chiedi come si fa a distinguere un criminale se tutti possono girare armati e ti rispondono con un sorriso di sfida che i criminali non se ne vanno mica in giro con le armi in vista. Ti cadono davvero le braccia a sentire questi ragionamenti nell'unico paese al mondo in cui un giorno si e uno no c'e' un omicidio di massa.  

Il loro argomento principale e' che in sostanza sei un po' scemo e ti preoccupi per niente. Ti dicono che hai molte piu' possibilita' di morire in un incidente automobilistico che non a causa di un'arma da fuoco e a me questa cosa fa infuriare. 

Un incidente automobilistico e' un incidente, una cosa che fa parte della vita, che malauguratamente succede e non si puo' prevenire a meno che uno non si chiuda in casa per sempre. Un incidente con le armi invece, nella stragrande maggioranza dei casi, si puo' evitare. Proprio oggi, purtroppo mi e' capitato sotto agli occhi un articolo del New York Times che non sono riuscita a finire di leggere. La storia e' classica. Il padre parlava con un cliente, il figlio di tre anni ha aperto un cassetto, ha trovato una pistola ed e' partito un colpo. In fondo e' sempre piu' o meno lo stesso copione. In questo caso, la vita ce l'ha rimessa quel povero bambino, ma - mi chiedo- chi e' responsabile? 
Credo che la punizione piu' grande a un genitore che si rende responsabile di una distrazione simile, la dia la vita stessa, ma non e' una contraddizione clamorosa che esista tutta questa sete di giustizia, perfino la pena capitale, ma nessuno mai paghi per questi crimini quotidiani di negligenza che fanno piu' morti di una guerra? 
Sono sempre incidenti, passa il messaggio che sono cose che capitano. E cosi' la storia si ripete nell'indifferenza generale. 
Ma guai a opinare sul diritto di andare a mangiarsi l'hamburger con la pistola in vista.

mercoledì 13 gennaio 2016

sviluppi linguistici

Abbiamo appena finito di mangiare quando Joe prende la parola:

- Il cibo che ho appena mangiato sta facendo una festa nella mia pancia.

Traduzione dall'italiano all'italiano: era buono, sono sazio.

Io non lo so come gli vengano in mente certe frasi, ma oramai sono convinta che non sia una questione di parole, grammatica e sintassi.
Joe in italiano pensa in modo differente, piu' creativo, meno razionale.
 
Continuero' a osservare con grande interesse e piacere gli sviluppi del suo bilinguismo e vi terro' aggiornati.

venerdì 8 gennaio 2016

ma dove sono i dinosauri adesso?

Sta in silenzio da un pezzo ed è serissimo mentre guarda fuori dalla finestra. Ha un cucchiaio di cereali proprio davanti al suo naso quando riflette ad alta voce:

- Io non lo so perché i dinosauri hanno tutti moriti.

Scoppio a ridere, ma come parla mio figlio? E poi che pensieri di prima mattina. 
Allora parte con la spiegazione scientifica delle varie ipotesi che sono scritte sul suo libro. Lo vedi questo? E mi mostra il pugnetto. Questo e' un meteorite...

Non avrei pensato nulla di speciale se mia madre non mi avesse raccontato piu' o meno lo stesso episodio. L'unica differenza e' che nel suo invece dei dinosauri era Ms. Guorton.

- Nonna, io non lo so perche' Ms. Guorton ha morito. [Lui parla proprio cosi'...]

Sta cercando di capire, di farsene una ragione anche lui a cinque anni. Mi ha chiesto piu' di una volta quello che mi chiedo sempre anch'io, dov'e' adesso Ms. Guorton. Gli ho risposto che non lo so, mi piacerebbe tantissimo saperlo, ma non lo so. 

- Una persona ha detto che si e' trasformata in una stella.

Lo vedevo quanto voleva crederci, ma sono rimasta ferma sul mio socratico non lo so, non possiamo saperlo. Pero' possiamo sempre ricordarci di lei e delle cose belle che abbiamo fatto insieme e che ci ha insegnato. Mi sento a disagio perfino con la storia di Babbo Natale, che tra l'altro e' la bugia piu' lunga e articolata che abbia mai raccontato in tutta la vita. Niente bugie stavolta anche perche' Joe e' uno che coglie i dettagli e non te ne lascia passare una. 
La vita e' cosi', si muore Joe, di piu' non so, ma non posso cambiare la vita. 

martedì 29 dicembre 2015

remember this moment

Perdere una persona cara nel periodo delle feste e' davvero una doppia fregatura. E' che c'e' tutta questa impazienza di provare un qualche tipo di felicita', anche solo un surrogato, ma non e' cosi' che funziona, ci vuole tempo a riprendersi e chi dice di no mente. I primi giorni forse l'unica cosa che puoi fare e' mettere insieme i pezzi cercando in ogni modo di comprendere determinati avvenimenti e parole che in fondo noti e osservi per la prima volta.
L'eredita' materiale che Ms. Guorton mi ha lasciato prima di andarsene consiste in una serie di libri per bambini e giocattoli che aveva archiviato nel giro di molti anni per i suoi ipotetici nipotini mai nati. Ne ho voluti mettere un paio sotto all'albero per sentirla un po' presente, ancora una volta. Cosi', la notte della Vigilia mentre impacchettavo, ho scoperto che per qualche strano motivo in mezzo a tutti quei giocattoli c'era una cornice d'argento anche quella nuova, ancora nella scatola. La cornice riporta un'incisione:

Remember this moment, ricorda questo momento.

Per qualche incomprensibile ragione, la stessa notte, mi e' tornata in mente una piccolissima cosa successa l'estate scorsa. Ero in un museo che celebrava una tribu' di nativi americani in Nuovo Messico. C'era un video che veniva mandato a ciclo continuo. A un certo punto chiedevano a una giovane donna di quella tribu' perche' si stesse impegnando per tramandare quelle tradizioni e lei dava una risposta splendida. 

Che le storie sono come persone, che hanno un cuore che batte e se smetti di raccontarle muoiono. 

Ecco, ho pensato che anche le persone sono come le storie e solo se smetti di raccontarle e di ricordarle, muoiono.

lunedì 21 dicembre 2015

pull gently and it won't jam

Qualche giorno fa Ms. Guorton ci ha lasciato. Ho passato le ultime settimane cercando di capire cosa le stesse succedendo, ma non e' stato semplice. Lei non riusciva piu' a rispondere o a parlare al telefono. Lasciavo messaggi nella sua segreteria, ma nessuno mi richiamava. Ogni tanto riuscivo a mettermi in contatto con qualche familiare che tagliava corto e, con grande gentilezza, mi diceva sempre che stava bene. Io rispondevo solo va bene, per favore dille che le voglio bene e che penso a lei tutti i giorni. Qualcuno mi ha chiesto se mi faccia soffrire non averle potuto dire addio. Assolutamente no. Credo che un addio ci sia stato e che lei non volesse condividere con me questa parte del suo percorso. Rispetto questo suo pudore che per altro e' perfettamente coerente con il modo in cui ha vissuto e ha impostato anche il nostro rapporto. 
Certo, qualche volta mi sono chiesta il perche' di questa esclusione da parte delle persone che sono subentrate ad aiutarla nella fase finale della sua vita. Potrebbero esserci varie spiegazioni. Forse mi dicevano che stava bene per questo bizzarro spirito combattivo/ottimistico americano che non fa ammettere un risultato negativo nemmeno di fronte all'evidenza. Forse non avevano voglia di parlare e lo posso capire benissimo. Forse non sapevano chi ero e quanto sia stata vicina a Ms. Guorton negli ultimi anni. Io proprio non lo so, fatto sta che bene non stava. Uno che sta bene non sta morendo, per la miseria. 
Noi espatriati formiamo spesso delle bellissime famiglie elettive per forza di cose, ma per la prima volta mi sono resa conto di quanto questi legami siano fragili di fronte alla legge e alle situazioni piu' estreme. Forse chi e' contrario ai diritti civili per le coppie omosessuali, non si e' mai dovuto trovare ad affrontare una cosa simile. Ma non divaghiamo.
E' dura. E' dura pensare che una persona che faceva parte del mio quotidiano, una persona con cui avevo delle splendide conversazioni e con cui ridevo non c'e' piu'. E' dura pensare che una persona cosi' piena di vita, che ha amato la vita fino all'ultimo momento, questa vita non ce l'abbia piu'. E' dura anche dover dire a Joe che la sua maestra preferita, non verra' piu' a trovarci. Sono passati parecchi giorni e non sono ancora riuscita a trovare le parole, ma lo faro' perche' dentro di me, c'e' la netta sensazione che sia giusto farlo questo sforzo. 
Joe aveva fatto per lei una piccola decorazione per l'albero di Natale che le abbiamo spedito. L'ultima volta che mi ha telefonato e che abbiamo avuto un dialogo piu' o meno normale, mi ha chiesto di dirgli che le era piaciuta molto e che aveva un posto speciale sull'albero di Natale che aveva nella sua camera.
- Ms. Guorton ha un albero di Natale in camera sua? Che bello!  
Ms. Guorton mi manchera', ci manchera'. 
Un po' meno a scuola, magari. Quando sono li' sento la sua presenza, il suo spirito e' rimasto li'. Mi sembra di vederla, di sentire la sua voce. Ho tanti di quei bei ricordi che mi fanno sorridere. L'altro giorno a scuola, ad esempio, mi e' venuto in mente un aneddoto insignificante, ma cosi' perfetto. 
Una volta hanno cambiato il distributore di asciugamani di carta nella sala insegnanti e tutti hanno cominciato a lamentarsi perche' si inceppava sempre. Un giorno lei ha preso un piccolo foglio giallo e ha scritto con la sua bella calligrafia da maestra pull gently and it won't jam, tira piano e non si inceppera'. E sapete cosa e' successo? Che ha smesso di incepparsi. Perche' la gente leggeva quelle parole immaginando la sua voce calma e ferma e non strappava piu'. Lei era cosi', aveva questo effetto sulle persone, non solo sui bambini. E non seguiva mai la massa, pensava sempre con la sua testa e andava avanti per la sua strada. Aveva un modo di risolvere i problemi che era solo suo e non si lamentava mai, almeno non delle cose serie perche' per il resto era una gran brontolona. Si lamentava di mille inezie che a nessuno davano fastidio. Una volta si lamentava che il pavimento era troppo duro, non potevo crederci, aveva superato il limite. Poi, pero', l'anno scorso, quando non stavo bene mi e' tornata in mente quella lamentela. Se hai determinati dolori e ti tocca camminare tutto il giorno, la durezza del pavimento la noti eccome. Giudichiamo sempre, ma poi ci proviamo a metterci nei panni degli altri?
Domani ci sara' il suo funerale. Sara' bello, spero, avere un breve momento di pace da dedicare solo a lei. E' assurdo, ma in questo momento per me anche questo e' un lusso. La vita mi chiama e mi assorbe come e' giusto che sia con due bambini piccoli e non ho il tempo materiale di farmi troppe domande. 
E' andata cosi' ed e' triste, ma come lei stessa mi ha ricordato verso la fine, abbiamo vissuto un sacco di cose insieme e mi sono accorta di averle detto davvero tutto quello che volevo dirle. 
E questo in fondo e' meraviglioso.   
Che la terra ti sia lieve, amica mia.

venerdì 4 dicembre 2015

ti voglio bene o I love you?

L'altro giorno mio padre ha registrato un messaggio vocale su WhatsApp per Joe. Cominciava cosi':
- Ti voglio bene Joe!
Sentendolo, ho avuto una sorta di mancamento.
Per la prima volta, mi sono resa conto che a me non l'ha mai detto o almeno non che mi ricordi. E sembra una cosa terribile, ma in realta' non ci avevo mai pensato perche' non mi e' mai mancata questa parola. E' solo una parola e io non ho mai e poi mai avuto bisogno di nessuna conferma da lui in questo senso. Lui non l'ha mai detto a me e io non l'ho mai detto a lui, non so, e' sempre stato cosi' non ci e' mai venuto per una qualche forma di pudore suppongo.
Joe invece lo dice sempre ti voglio bene, ti voglio tanto bene lo dice quasi troppo, ma paradossalmente credo lo abbia preso proprio dalla sottoscritta. Lo dico sempre anch'io qui in casa, soprattutto a lui e a suo fratello adesso. E' da quando e' nato che glielo ripeto, mi e' sempre venuto spontaneo e non ci ho mai fatto caso. Evidentemente e' cosi' che va, se i genitori lo dicono, i figli lo dicono. Se i nipoti lo dicono, anche i nonni lo dicono.
Ad ogni modo, pensavo che in effetti questa e' una grande differenza rispetto all'inglese. 
Ricordo che mi faceva molta impressione appena conosciuto Mr. J. che chiudesse le telefonate con la madre con un love you. Mi faceva impressione prima di tutto perche', come dicevo, non era nel mio vocabolario quotidiano e poi perche' lo faceva senza pensarci, tipo se vedemo, love you. Bah. Non mi piaceva granche', poi mi ci devo essere abituata vivendo tutti questi anni qui perche' in effetti e' una cosa che si dice con una certa nonchalance in inglese.
Mi sono confrontata con la mia amica francese e ho sfondato una porta aperta. Anche lei ha sempre avuto esattamente la mia sensazione. Ci siamo fatte una risata pensando di dire je t'aime, il massimo del romanticismo, scendendo dalla macchina o uscendo di casa. Come se I love you o a dopo fossero sinonimi. 
Insomma, e' cosi', e in fondo non mi dispiace, mi adatto io. Bisogna solo tenere presente che e' tutta una questione di intenzione e di intonazione. Anche se la parola e' la stessa, dopo un po' i vari utilizzi sono chiarissimi. E' una di quelle sfumature che si perdono nella traduzione.

lunedì 23 novembre 2015

e di me si spendea la miglior parte

Una volta, parlavo con la giovanissima baby sitter di una mia amica. Texana, cresciuta in una famiglia molto religiosa, mi raccontava di non voler andare al college perche' non le serviva. Voleva sposarsi e fare la casalinga o come si dice qui con un'espressione che trovo particolarmente stucchevole e che sento spesso, I want to be a stay at home mom. Insomma, il ragionamento era: se la mia ambizione e' letteralmente stare a casa e fare la mamma perche' spendere soldi all'università?   
Avevo piu' che altro ascoltato in quell'occasione, era una conversazione breve con una semi-sconosciuta, pero' mi fece tanta pena quella ragazzina. Pensai che evidentemente nessuno le aveva mai fatto capire che non si studia solo per un ritorno economico, ma per avere degli strumenti in piu' per affrontare tutte le situazioni della vita e cercare di capire meglio il mondo. E questo e' un concetto che non serve aver studiato per capire. Sono forse la prima o la seconda persona laureata nella mia famiglia, eppure i miei non parlavano d'altro, perfino mia nonna analfabeta. 
Ripensavo a tutto questo in questi giorni per via di quello che sta succedendo a Ms. Guorton. Un giorno ero in macchina e all'improvviso mi e' ritornata in mente A Silvia di Leopardi. L'avrò letta quindici anni fa o piu' l'ultima volta, eppure e' tornata fuori al momento del bisogno, come solo la vera poesia sa fare. Mi si e' stretto il cuore.

  1. ....rimembri ancora
  2. quel tempo della tua vita mortale,
  3. quando beltà splendea
  4. negli occhi tuoi ridenti e fuggitivi...
  5. ....quel vago avvenir che in mente avevi
  6. ... il ciel sereno, le vie dorate e gli orti

E poi, sempre in questi giorni, la filosofia, per esempio.

Un giorno lavavo i piatti e all'improvviso mi e' tornato in mente Epicuro, pensa te. Solo un vago ricordo. Quell'idea tutto sommato semplicissima che e' stupido aver paura della morte perche' quando c'e' lei non ci siamo noi. Mi piaceva quel pensiero, come se qualcuno mi avesse posato un braccio sulle spalle.

"Perciò stolto è chi dice di temere la morte non perché quando c’è sia dolorosa ma perché addolora l’attenderla; ciò che, infatti, presente non ci turba, stoltamente ci addolora quando è atteso. Il piú terribile dunque dei mali, la morte, non è nulla per noi, perché quando ci siamo noi non c’è la morte, quando c’è la morte noi non siamo piú. Non è nulla dunque, né per i vivi né per i morti, perché per i vivi non c’è, e i morti non sono piú. Ma i piú, nei confronti della morte, ora la fuggono come il piú grande dei mali, ora come cessazione dei mali della vita la cercano. Il saggio invece né rifiuta la vita né teme la morte; perché né è contrario alla vita, né reputa un male il non vivere. E come dei cibi non cerca certo i piú abbondanti, ma i migliori, cosí del tempo non il piú durevole, ma il piú dolce si gode."

Avrei dovuto dirlo a quella ragazzina, la vita non e' mica una passeggiata, bisogna equipaggiarsi. E tante cose si fanno non per soldi, ma per farle e tenerle li' dentro di noi da qualche parte. Di solito capita che siano le piu' utili e le piu' preziose. 

giovedì 19 novembre 2015

joe's philosophy

- Woody io ti vorrò sempre bene, anche quando sarò un uomo adulto e tu sarai ancora un bambino.
- No, Joe. Ti sembra impossibile adesso, ma quando tu sarai grande anche Woody sarà grande. E io sarò una vecchietta.
Allora si rivolge di nuovo a Woody.
- Woody la gente invecchia, è così che va il mondo.

mercoledì 18 novembre 2015

i giovani cristiani cool del texas

C'è una cosa strana con i super cristiani qui. Che molto spesso sono giovani e parecchio fighi. Porto all'asilo Joe e tante volte mi sembra di essere nella metropolitana di Milano durante la settimana della moda. Certi outfit finto trasandato, certi corpi scolpiti. Poi c'è un caffè dentro alla scuola che è anche quello molto cool, una sorta di Starbucks con lucine di Natale tutto l'anno, e loro, i giovani cristiani texani, si ritrovano lì con i loro laptop e in sottofondo ascolti una musica che sembra il solito pop rock americano che senti alla radio e invece poi fai caso meglio alle parole ed è tutto un Dio e Gesù e roba del genere. Per una cresciuta con i ciellini e gli oratori, è un certo shock culturale.

lunedì 16 novembre 2015

l'aereo di joe


Joe ha costruito un aereo. Gli ho detto bello, l'unica cosa è che forse bisognerebbe rinforzare un po' le ali...
- No, io non voglio che va troppo lontano.



sabato 14 novembre 2015

un pezzettino di infanzia

- Giochiamo a un gioco? Io comincio una storia e tu continui!
- Va bene Joe, comincia.
- C'era una volta una balena. Che andava a fare un pic nic. Su un vulcano.  Sott'acqua. Poi il vulcano esplodeva e la balena finiva sullo spazio. E atterrava sulla luna.
- E poi?
- E poi si tuffava e finiva dentro alla sua casa. Tocca a te.
Questo succedeva mentre ci preparavamo per andare al parco. Entriamo in macchina, accendo la radio e sento di Parigi. Davo per scontato che Joe non stesse ascoltando, in realtà non ne sono così sicura. Era un po' strano stasera, malinconico. Credo che abbia captato qualcosa.
E' difficile addormentarsi adesso. Vorrei svegliarmi domani e scoprire che è stato solo un film particolarmente realistico o uno scherzo di cattivo gusto ma so che così non sarà e allora penso ai miei amici francesi e ancora di più penso ai loro bambini che oggi, nella fortuna di non essere stati  toccati dalla tragedia, hanno comunque perso un pezzettino di infanzia per sempre.

martedì 10 novembre 2015

ne pas oublier

E' successo. Ms. Guorton e' stata messa in quello che chiamano hospice care, in pratica significa che e' ufficialmente una malata terminale.
Mi ha telefonato l'altro giorno per dirmelo dopo essere stata dal medico, me lo aspettavo, ma ad ogni modo. Stavo dando la crema di piselli a Woody. Dopo che ho chiuso, Joe continuava a parlarmi non so di che cosa. A un certo punto si ferma e mi fa:

- Perche' parli cosi'?

Perche'. Bella domanda. E ora cosa ti rispondo? Che sto cercando di non farmi sentire piangere?

- Joe la vita e' bella, ma a volte succedono delle brutte cose. 

- Cosa e' successo? [In realta' lui dice ciuccesso, e' molto buffo]

- Te lo ricordi che Ms. Guorton era malata, vero? Ecco e' ancora malata e il dottore ha detto che non riesce a trovare delle medicine giuste per lei, per questo la mamma e' triste, perche' Ms. Guorton non sta bene.
Lui non ha detto una parola, non un fiato e si e' volatilizzato davanti ai miei occhi.
Ho avuto paura di aver sbagliato, di averlo spaventato. Anzi a dire il vero forse ho avuto piu' paura che la cosa gli fosse del tutto indifferente.
E' riapparso solo un paio di minuti dopo, con in mano un dente di leone striminzito che ha trovato in giardino. 

- Per te mamma, cosi' non sei triste.

E li' davvero e' stato complicato trattenere le lacrime. Abbiamo parlato di tutte le cose piu' belle che ha fatto quando era nella classe di Ms. Guorton e poi le ha fatto un disegno in cui ci sono loro due che vanno a caccia di ghiande e foglie secche. 
Mi sono accorta in quel momento che avevo gia' cominciato a pensare a lei al passato, ricordando tutti quei piccoli momenti che abbiamo condiviso e a cui prima non avrei mai dato importanza. Sbagliavo perche' lei e' ancora qui, stiamo ancora condividendo delle cose, posso ancora parlarle o chiederle un consiglio. Il brutto verra' dopo quando mi manchera' e ci saranno solo quei ricordi a tenermi compagnia. 
Con questo in mente, sono riuscita ad andare a trovarla senza piangere e senza demoralizzarla ulteriormente. Ho dovuto dar fondo a tutto il mio coraggio, vederla in quelle condizioni e' stato straziante. 
Prima di salutarmi mi ha dato un sacco, anzi due, uno per Woody e uno per Joe, di giocattoli e libri per bambini. Pare che negli ultimi dieci anni si sia dedicata segretamente a collezionare oggetti per i suoi ipotetici nipotini che pero' non sono mai arrivati. Non me ne aveva mai parlato in questi termini, non immaginavo ci tenesse cosi' tanto a diventare nonna. Pochi pensieri mi mettono piu' tristezza dell'immagine di questa anziana signora malata che va a comprare giocattoli da nascondere in un armadio al solo scopo di nutrire la propria speranza segreta. Che strano come va la vita a volte. Ti aggrappi cosi' tanto a un desiderio, a qualcosa, e poi ti accorgi che era tutto nella tua testa e solo li'. Suppongo che pero', quel pensiero fino a un certo punto debba averla aiutata. Mi chiedo se il fatto che mi abbia fatto questo regalo significhi che non ci rivedremo piu'. E' tutto ancora li' nel cofano della mia macchina, non ho il coraggio di pensarci in questo momento. Prima ho aperto per prendere una cosa e ho deliberatamente cercato di non guardare, ma non ho potuto fare a meno di notare la scritta in francese che campeggiava su una delle buste ne pas oublier, non dimenticare.