lunedì 21 maggio 2018

la mamma dinosauro

Joe si rivolge a Woody con gravità: 

- Woody, adesso tu hai tre anni e ti stai avvicinando alla fine dei tuoi anni da bambino piccolo, ma non ti preoccupare. Sta per cominciare l'infanzia e l'infanzia è molto meglio. Guarda me: ho sette anni e ho ancora anni di infanzia davanti.

Woody lo osserva perplesso e allora lui si rivolge a me:

- Possiamo cominciare a pensare al mio compleanno adesso?

- Il tuo compleanno è a dicembre, cominciamo a pensare al mio compleanno che è fra un solo mese ed è anche un compleanno importante...

- Fai trent'anni?

[Qualche settimana fa pensava che io avessi 49 anni e suo padre 22...]

- Quaranta.

Fa una pausa come per cercare le parole giuste.

- Beh, congratulazioni!

- Congratulazioni per cosa?

- Per sopravvivere così a lungo! Significa che ti sei presa buona cura di te stessa. E per un tempo moooolto molto lungo. Ben fatto!

Adesso ho capito perchè gli piaccio tanto, pensa che sia un dinosauro.

P.S. Aggiungo anche la versione originale. E' più carino perché usa la parola 'toddlerhood' che non è per niente comune e che non sapevo come tradurre, anzi se avete suggerimenti, sono bene accetti. In Italiano non c'è il concetto di 'toddler'. 

domenica 20 maggio 2018

siamo tutti felici?


Woody non parla moltissimo in generale, ma c'è una cosa che gli sta particolarmente a cuore. 
Lui vuole vederci tutti felici.
Ogni tanto mi vede un po' pensierosa e mi chiede are you happy? e allora io ho istantaneamente un moto di gioia perché... come si può non averlo di fronte a una domanda così, fatta da un ometto così? Ma lui non si accontenta.
Is Baba happy? Is Gaga happy? 
Are we all happy? Siamo tutti felici?
Ha già capito questa cosa fondamentale che tanti adulti finiscono per non capire mai nella vita, che siamo tutti legati fra noi, che uno non può stare veramente bene se l'altro sta male. 

Oggi il mio Woody fa tre anni e da un lato vorrei metterlo in un barattolo come una lucciola e godere di questa sua età meravigliosa per sempre, dall'altro sono curiosa di vedere le prossime mosse. 

#evvivawoody

venerdì 18 maggio 2018

i pregiudizi che aiutano a crescere

Ieri ero ho fatto una lezione di arte. 
Ho distribuito il materiale e ho spiegato ai bambini:
- Potete creare assolutamente quello che volete: può somigliare a qualcosa o essere completamente astratto. Just have fun. Divertitevi".
La maestra dopo un po' passa tra i banchi e no, per lei non ci siamo:
- Ma insomma! Non mettete giù le cose a caso...fate un albero, un cuore, una casa...vi abbiamo dato tutte queste belle cose: siate creativi!

Oggi ho rifatto lo stesso progetto in un'altra classe. La maestra stavolta non ha partecipato alla lezione.
Tutti i lavori dei bambini, per me hanno il loro fascino in ogni caso, ma devo ammettere che i risultati finali di oggi avevano qualcosa in più a livello visivo, lo hanno notato tutti.
Mentre li mettevo ad asciugare, è arrivata la maestra di ieri.
- Sono meravigliosi! - ha esclamato.
E poi ha aggiunto a bassa voce:
- Questi sì che sono belli, quelli della mia classe erano spazzatura!
Ha detto proprio così, spazzatura.
Ecco, non importa che gli studenti l'abbiano sentita parlare in questo modo o no, un messaggio di questo tenore arriva forte e chiaro, sempre, tramite canali che non sono solo verbali.
Di sicuro lei pensa che le sia capitata una classe senza talento, ma la responsabilità è sua. E' palese in un caso come questo che se non ti senti apprezzato, non dai il massimo, specialmente a livello creativo.
E' stato fatto uno studio interessantissimo una volta (Rosenthal e Jacobson, 1968). Ad alcune maestre era stato fatto credere che alcuni bambini scelti a caso fossero speciali. Nel giro di pochi mesi quei bambini che non avevano nulla di speciale rispetto a tutti gli altri, hanno effettivamente raggiunto risultati migliori dei compagni.
La creatività ha bisogno di fiducia e di libertà.
I bambini per crescere bene hanno bisogno di fiducia e libertà. Di pregiudizi anche, certo, ma solo positivi.

domenica 13 maggio 2018

la festa della mamma

Il tramonto di un lunedì molto poco esaltante. È da un po' che faccio una vitaccia che non mi soddisfa. Studio come una matta (roba che non mi dà quello di cui avrei bisogno, ma che devo studiare per forza) fino all'una di notte ogni sera. Per di più ero stata male tutto il fine settimana. Li avevo abbandonati davanti alla televisione tutto il pomeriggio dopo scuola per studiare e recuperare quello che non avevo fatto mentre ero malata. Joe doveva andare a
camminare nel bosco con i boy-scout, Mr J ha avuto un contrattempo quella sera, così all'ultimo momento sono andata io. Mi sembrava una perdita di tempo, un ritardo sulla mia tabella di marcia e invece è stato l'unico momento significativo della mia giornata. Loro erano così contenti di essere all'aria aperta in quella luce stupenda, nella natura con i loro amichetti. Sulla strada verso casa ci ha sorpreso questo tramonto incredibile così, girando a caso per qualche minuto, ho trovato una piccola collina da cui guardarlo. C'eravamo solo noi. Appena siamo scesi dalla macchina, loro due hanno cominciato a correre e ad abbracciarsi. 
Felicità pura. 
Essere mamma è tutto questo. 
Alti altissimi e bassi bassissimi, ogni giorno anche più volte al giorno, come sulle montagne russe. È un'esperienza che non assomiglia a nient'altro e per cui non potrò mai essere riconoscente a sufficienza.

martedì 8 maggio 2018

lui 22 e io 49

Stasera abbiamo festeggiato il compleanno di Mr Johnson. Chiedo:
- Allora Joe, secondo te quanti anni compie tuo papà?
- 22.
- E io quanti anni ho?
- 49.

😥

domenica 6 maggio 2018

sì, possiamo chiamarlo eroe

Non so se in Italia sia arrivata questa notizia, ma alla fine del mese scorso, c'è stato un tentativo di mass shooting in un ristorante a Nashville.
Un tizio tira fuori un fucile semi automatico simile all'ormai famigerato AR15, quello usato nel liceo della Florida, e fa in tempo a uccidere quattro persone, ferirne altre quattro, prima che un cliente disarmato -una persona qualunque, non un membro delle forze dell'ordine in borghese- gli salti addosso e lo disarmi a mani nude salvando la vita a chissà quante persone e rischiando la sua.
Non solo. James Shaw Jr. è questo il nome di quello che nessuno ha esitato a definire eroe, appena tornato a casa ha aperto un GoFundMe che ha raccolto nel giro di poche ore oltre un centinaio di migliaia di dollari a favore delle famiglie dei sopravvissuti. Non solo. James Shaw Jr. intervistato dai principali organi di informazione, ha lanciato un messaggio positivo di cui questa società non potrebbe avere più bisogno, ripetendo all'infinito: non sono un eroe, chiunque nella stessa situazione avrebbe fatto lo stesso, siamo esseri umani, ci prendiamo cura l'uno dell'altro.
Peccato che non sia proprio così. Il poliziotto di guardia a Parkland ad esempio era armato eppure andò a mettersi al riparo, mentre il killer nel giro di sei minuti uccideva 17 persone fra studenti e insegnanti.
Come dicevo James Shaw Jr. è stato ospite in tutti i principali programmi, su tutti i mezzi di informazione americani e non solo per un paio di settimane oramai.
Chi è che non lo ha ancora chiamato e nemmeno nominato pubblicamente?
Trump. Trump che proprio un paio di giorni fa, era qui a Dallas al congresso dell'NRA a ripetere che ci vogliono più armi anche nelle scuole. Va da sé che James Shaw Jr. sia un gentiluomo di colore. Chiaramente un eroe, e per giunta nero, che dimostri per l'ennesima volta e nei fatti quanto sia sbagliato il famoso mantra della lobby delle armi che solo un buono armato può fermare un cattivo armato, non fa il suo gioco.


P.S. Per completezza: C'è anche un ulteriore lieto fine per il nostro eroe. Una giornalista ha aperto un GoFundMe anche per lui dove sono stati già donati più di 200 mila dollari. Ellen DeGeneres l'ha invitato nel suo show, lo ha intervistato lungamente, gli ha consegnato un altro grosso assegno sia per lui che per le famiglie delle vittime e gli ha anche fatto la sorpresa di presentargli il suo giocatore di basket preferito. Insomma, come si dice? Fai del bene...

giovedì 3 maggio 2018

mamme così

Tutte le mamme smettono di preparare la cena perché all'improvviso si rendono conto che le cose che stanno preparando hanno un colore stupendo, vero?


mercoledì 2 maggio 2018

la guerra dei johnson

A casa Johnson è in corso oramai da diverso tempo, un paio d'anni credo, la guerra del bucato. E' successo così: Mr. J ha osato criticare in diverse occasioni le mie (in)discutibili capacità di lavandaia e un bel giorno abbiamo deciso di comune accordo che le sue cose se le lava da solo. Recentemente, ho smesso anche di usare il cesto dei vestiti sporchi che avevamo in comune perché era perennemente strabordante. Comunione dei beni, divisione del bucato. Oggi aveva un qualche appuntamento speciale al lavoro credo e ieri sera si è fatto una lavatrice con un paio di pantaloni e due camicie. Non ho detto niente, ho alzato giusto un po' il sopracciglio. Stamattina arriva con la sua bella camicia nuova appena lavata e mi fa:
- Guarda che bella, non c'è nemmeno bisogno di stirarla!
- Stai scherzando?
- Ma no dai...sarà il materiale, me la vedo bene così, che dici? Posso andare?
No che non puoi andare!
E così mi sono offerta, anzi gli praticamente imposto, di stirargli quella camicia.
E niente stavolta mi ha fregato.
Ho perso miseramente la battaglia della psicologia inversa, ma non la guerra.
Non la guerra.

martedì 1 maggio 2018

fare o non fare

Strana questa malinconia di quando in Italia c'è qualche ricorrenza e qua no. E' come se tutti fossero a una festa, impegnatissimi a divertirsi e a stare insieme... tranne me. 
E non mi esalto troppo nemmeno quando c'é una festa qua e in Italia no. 

Devo essere io. 
O le feste. 
O il fatto che condividere è più importante di fare o non fare.

martedì 24 aprile 2018

vivere in città

- Per favore, rendetevi conto di quanto siete fortunati ad avere tutta questa natura proprio dietro casa. 
Mi guardano un po' come se stessi parlando cinese, allora mi spiego meglio. 
- Dovete pensare che non tutti hanno la possibilità di vedere questi bei boschi, i fiumi, i laghi e gli animaletti tutte le volte che vogliono. Per esempio, quando io ero piccola non ho mai visto uno scoiattolo o un coniglietto o un airone o un serpente vicino a casa mia. 
- Perché?
- Perché abitavo in città". 
- Ma anche noi viviamo in città.


Touché. 


lunedì 23 aprile 2018

c'erano un'italiana, una coreana e un cubano

Era una bella giornata, così dopo scuola, siamo andati a fare merenda al parco insieme a un compagno di classe di Joe. Chiacchieravo amabilmente con la mamma di questo bambino quando è arrivato il nonno di un'altra compagna di classe. Un nonno che vedo sempre fuori da scuola, molto sprint per la sua età, cubano, all'apparenza molto simpatico. Non faccio in tempo a salutarlo che si rivolge all'altra mamma:
- Sei giapponese?
E già lì ho capito che ne avremmo viste delle belle. 
Non bisogna essere fanatici del politicamente corretto per capire che NON si va da una sconosciuta con gli occhi a mandorla a chiedere sei giapponese?
Lei risponde senza nessun problema:
- No, sono coreana.
Apriti cielo. 
- Adesso - comincia il vecchio- ti dirò una cosa che forse non sai della Corea e quindi apri bene le orecchie e ricorda: la Corea diventerà un unico paese. Il Sud verrà risucchiato dal Nord. E sai perché? Perché voi del sud siete deboli, è il benessere che vi rende deboli. Voi del sud verrete inghiottiti dal nord, ricordati queste parole!
Comincio a sentirmi leggermente a disagio. Stavamo così bene a goderci il bel tempo e a parlare delle nostre piccole cose e questo non solo ci interrompe, ma si mette pure a fare il Nostradamus dell'Havana con il ditino puntato. Che fastidio, che cafone.
La mia conoscente invece non si scompone per niente, ascolta con attenzione e risponde a tutto educatamente. Io mi allontano con una scusa sperando che la cosa finisca lì. Quando torno però stanno ancora parlando di politica. Mi metto in disparte, l'intera situazione mi risulta decisamente sgradevole, ma non voglio fare una scena. Cerco per quanto posso di non ascoltare perché davvero: non voglio fare una scena. 
- E sai cos'altro ti dico cara mia? - continua il nonno- Ti dico che fin dalla prima volta che ho sentito parlare Obama non mi è piaciuto. Obama ha due difetti: è socialista ed è nero e i neri sono il problema numero uno di questo paese.
- CHE COSA? - lo interrompo io facendo del mio meglio per non fare una scena senza riuscirci.
- Sì, i neri sono il problema più grande di questo paese. Devi pensare che la schiavitù...
- No guardi, qualunque cosa voglia dire sulla schiavitù non può partire da un'affermazione razzista di questo tipo, squalifica tutto il suo ragionamento.
Allora interviene la coreana cercando di mediare:
- Ma no, il signore non è razzista, c'è stato un malinteso. Chiaramente fra di noi ci sono delle barriere linguistiche, tu parli italiano, io il coreano, lui non so che lingua parli...
Ha fatto davvero i salti mortali per cercare di metterci d'accordo, ma io lo so cosa ho sentito, (anche perché la medesima frase é stata ripetuta almeno tre volte: i neri sono il problema numero uno di questo paese) non c'era nessuna barriera linguistica, tanto più che io e il signore abbiamo ben due lingue in comune. 
Dopo un po', cerco di stemperare la tensione anch'io perché davvero a me di discutere con uno che ha certe idee, non può importare di meno. 
- Guardi, va bene, la pensiamo diversamente, magari possiamo parlare di qualcos'altro la prossima volta che ci incontriamo al parco giochi, va bene? 
Allora lui mi chiede scusa (di che cosa non si capisce, forse di aver cominciato un discorso simile) e, come tutti i razzisti che ho incontrato nella vita, mi assicura due cose: di non essere razzista e di avere tanti amici neri. Ma, aggiunge, è così: i neri sono il problema principale della società americana. 
Sono sul punto di girare i tacchi e andarmene quando fa un ultimo tentativo:
- Va bene, non siamo d'accordo su questo, ma ti faccio una domanda: secondo te è giusto che un'attrice pornografica [usa proprio queste parole, si riferisce a Stormy Daniels, la donna che è stata pagata sottobanco da un avvocato di Trump, al momento indagato, centinaia di migliaia di dollari per mantenere il silenzio su una relazione che i due avrebbero avuto mentre Melania era incinta] si presenti davanti ai giornalisti dopo un sacco di anni per mettere in imbarazzo il presidente degli Stati Uniti? 
Vi risparmio il resto della brevissima conversazione, aggiungo solo che in quel momento indossavo una maglietta con la scritta Girls just wanna have fundamental rights, il mio interlocutore avrebbe decisamente potuto immaginare chi aveva di fronte.
Quando finalmente se n'è andato io e la coreana ci siamo confrontate un attimo su quello che era successo.
Lei non era minimamente offesa da nulla. Nè dal sei giapponese? iniziale né dal fatto che ci avesse brutalmente interrotte e si fosse messo a fare profezie nefaste sul suo paese. Mi è piaciuto questo suo modo di fare, soprattutto l'ironia. L'unica cosa che le ha dato fastidio, ha detto ridendo, è che il tipo tendeva a sputare mentre parlava. Per il resto per lei, in quanto anziano, aveva come una sorta di lasciapassare per poter dire qualunque cosa gli passasse per la testa. Per me invece, non è così: un anziano se non manifesta segni di demenza, è una persona adulta che deve fare i conti con le conseguenze delle sue azioni come chiunque altro. 
A parte questo, a lei sembra che gli americani siano troppo permalosi e poco riconoscenti per quello che hanno. Mi ha detto:
- Noi coreani siamo dei gran lavoratori. Ci chiamano yes man.
E lo diceva come se fosse una cosa positiva, un complimento, mentre in realtà non lo è assolutamente. Ecco mi ha colpito che una persona intelligente come lei, con un'ottima padronanza della lingua e che ha vissuto qui per moltissimi anni, non capisca questa cosa. Yes man si riferisce a un arrivista, un leccapiedi, qualcuno che si fa calpestare pur di rimanere nelle grazie dei superiori. Di sicuro in Corea la società è organizzata in modo diverso se lei ha questa impressione, ma ho preferito non cominciare altri discorsi in quel momento. 
Insomma, alla fine di tutta questa diatriba, mi sono resa conto che le barriere fra noi ci sono e sarebbe interessantissimo esplorarle meglio, ma non sono linguistiche, sono squisitamente culturali. 

domenica 22 aprile 2018

misteri da expat

Ero con un gruppo di amici e una ragazza, amica di un amico, raccontava una cosa che secondo tutti faceva molto ridere. Suo padre, aveva fatto uno scherzo a sua sorella sedicenne, una volta. Le aveva detto che erano messicani ed erano clandestini e sarebbe stata deportata. La sorella ci ha creduto e ha cominciato ad agitarsi tantissimo finché il padre le ha detto la verità e cioè che era uno scherzo. 
Ecco, potrebbero sembrarlo fisicamente, ma loro non sono messicani. La madre è americana e il padre é arabo, dell'Arabia Saudita. 
Tutti ridevano, ma io avevo mille domande. 
Come è possibile che in sedici anni non ti venga mai in mente di raccontare a tua figlia da dove vieni e come è possibile che a tua figlia non venga mai in mente di chiederti dove sei nato?
Evidentemente è possibile. Come non lo so.

martedì 17 aprile 2018

tanto tempo fa e ancora oggi



Stamattina mentre accompagnavo Joe a scuola, la radio dava la notizia che due uomini di colore, ieri, sono stati arrestati da Starbucks perché secondo il barista erano stati seduti al tavolo troppo tempo senza comprare nulla.
La sua reazione:

- Ma come? Queste non sono cose che succedevano tanto tanto tempo fa?

Stasera invece del Grande Libro dei Peanuts che adora e che gli sto leggendo da qualche settimana, senza dire niente, è andato a prendersi la storia di Rosa Parks che rifiutandosi di cedere il posto a un bianco, innescò il boicottaggio degli autobus di Montgomery che fu fondamentale nello sviluppo del Movimento per i Diritti Civili. 
Di solito leggo io la sera, questa volta invece ha voluto fare da sè anche se era un libro molto lungo. Mi fa piacere che la piccolissima conversazione di stamattina abbia scaturito altre riflessioni e che in completa autonomia, abbia deciso di approfondirle andandosi a studiare la storia. Il mio piccolo Joe sta crescendo. 

domenica 15 aprile 2018

le amicizie (dis)interessate

Non è un segreto che ancora oggi, dopo tutti questi anni, abbia difficoltà a costruire amicizie importanti qui in Texas, ma ultimamente mi sono resa conto di una cosa piuttosto deprimente. 
Ogni volta che qualcuno si comporta nei miei confronti esattamente come faccio io, cioè in modo gentile e premuroso, viene fuori che vuole vendermi qualcosa.
Vuoi venire a questa festa a casa mia? E si scopre che alla cosiddetta festa, c'è una vendita di qualcosa. Andiamo a fare una passeggiata? E per tutto il tempo mi parla di quanto sia fantastica la sua vita ora che usa questi prodotti che cerca di vedermi o addirittura di farmi vendere. Che pelle meravigliosa che hai, sei sempre così curata...e vuole rifilarmi qualche crema o qualche trucco. Vedo che avete l'orto... guarda io uso queste capsule che ne prendi una sola e hai tutte le vitamine del mondo senza nessuna fatica.
Ecco. Ogni volta. Potrei andare avanti due ore con tutti gli esempi che ho. Non la prendo sul personale, figuriamoci, non credo sia un problema legato a me in particolare. Mi limito a osservare il fenomeno, chiamiamolo così. 
Le persone (le nuove conoscenze intendo) che si impegnano veramente per vedermi o per passare del tempo insieme o che chiamano, hanno inevitabilmente qualche interesse di questo tipo e io -non fraintendetemi- apprezzo molto chi si impegna nel suo lavoro, davvero, ma forse bisognerebbe mettere dei limiti, dividere gli affari dall'amicizia. 
Tanto un amico sa che lavoro fai, se è interessato ai tuoi prodotti, viene lui da te, no?
Dopo l'ennesimo episodio di questo tipo, pochi giorni fa, pensavo... forse è anche per questo che faccio fatica a fare amicizie significative. 
Forse la gente qui è abituata al fatto che una persona disponibile e cordiale in realtà stia cercando di vendere qualcosa, che abbia un interesse nascosto. 
A voi succede? In Italia com'è?

martedì 10 aprile 2018

indovina chi

Stavo per attraversare un ponticello al parco, ma mi sono fermata per aspettare che passasse una persona con un grosso cane. Quando ci incrociamo all'imbocco del ponticello, questa persona si scusa in maniera profusa per avermi rallentato, ma non è mica colpa sua, è il ponte che è troppo stretto o il cane che è enorme. 
Indica il seggiolino vuoto di Woody e osserva con un pizzico di frenesia nella voce:
- Wow, una volta ho visto uno di quelli in un film!
Penso... siamo alle solite. I texani sembra sempre che non abbiano mai visto una bicicletta. Abbozzo e faccio per tirare avanti.
Poi questa persona con due occhi verdi, due occhi trasparenti, larghi, come in quella vecchia canzone di De André, cambia improvvisamente espressione. Si ferma, mi guarda con intensità e aggiunge:
- You look like you have a beautiful story. Hai l'aspetto di qualcuno con una bellissima storia.
Non so che dire... Grazie? Sorrido e abbasso gli occhi in imbarazzo pensando...ma che dice? Che aspetto ho?
Ma non ha finito. Fa una pausa abbastanza lunga e poi continua:
- You have a beautiful soul. Hai una bella anima.
Grazie, buona passeggiata. Arrivederci. Devo aver risposto qualcosa del genere mentre questa persona, continuando a guardarmi fisso con quegli occhioni di vetro, dichiara:
- You made my day. Hai dato un senso alla mia giornata.
Basta. Finisce così. Mi guardo intorno. Non c'è nessuno. Intorno è così. 


Per un attimo mi chiedo se sia successo davvero. 
Ma chi era? Cioè secondo voi chi era? Uomo, donna, giovane, vecchio? 
La storia cambia completamente a seconda di chi sia il personaggio principale.