giovedì 17 settembre 2020

i vostri adulti


Diceva una mia amica che è sempre stata bravissima a scuola che per tutta la vita si è sentita chiedere: "Tua madre è un'insegnante, vero?". Quanti preconcetti in questa semplice domanda a pensarci. Dare per scontato che l'insegnante sia la madre perché sono le donne a fare le insegnanti. E poi forse anche quell'attribuire ogni merito e colpa alla madre perché è la madre che educa.
Sono un'insegnante anch'io e dubito fortemente che ai miei figli venga fatta la stessa domanda che veniva fatta alla mia amica. Insegnare oggi più che mai ha un significato ampio che per fortuna non si limita alla disciplina, al seguire delle istruzioni. Per me l'obiettivo, ad esempio, è arrivare a fare scelte in modo autonomo, non limitarsi a eseguire degli ordini.
Mi piace molto che la maestra di Woody nelle sue lezioni online si riferisca sempre a "i vostri adulti", "your grown-ups". Non dá niente per scontato: mamme, papà, baby sitter, nonne, fratelli maggiori... niente giudizi, niente preconcetti di sorta.
Sembrano piccole cose, ma non lo sono per niente.




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sabato 12 settembre 2020

la prima settimana di scuola online in texas

Mi fate molte domande sul funzionamento della scuola, così vi racconto un po' come è andata questa nostra prima settimana.

La differenza principale che vedo rispetto all'Italia, è che qui negli Stati Uniti mai si è pensato di abbandonare la cosiddetta didattica online. Ricordo che già prima che la situazione precipitasse, all'inizio dell'estate scorsa, la preside mi disse che non ci saremmo mai più fatti cogliere di sorpresa e che avremmo continuato a caricare tutte le lezioni online per sicurezza, in caso bisognasse chiudere di nuovo. Poi effettivamente la situazione si è aggravata parecchio qui da noi, quindi dare la possibilità a chi volesse di seguire da casa, è diventato fondamentale, anche per diminuire il numero di studenti a scuola. Ho sempre considerato la mia classe molto grande, ma quando devi mettere due metri fra un banco e l'altro, tutto diventa relativo.

Vi ho raccontato com'è andata (qui). In sostanza, non ero d'accordo con il piano di riapertura e mi sono licenziata. Joe e Woody continuano a frequentare la scuola in cui lavoravo però. All'inizio era un po' imbarazzante. Di solito quando ci si licenzia non ci si vede più, in questo caso invece, siamo ancora qui. Mi dicono sempre tutti che gli manco e a me pure manca il mio lavoro. E' stata una separazione consensuale per irrimediabili divergenze di opinione, ma rimane la stima reciproca. La filosofia di insegnamento è ancora quella di cui vi raccontavo qui e la condivido in toto.

Per quanto riguarda Joe e Woody, non abbiamo mai pensato di rimandarli a scuola di persona. Entrambi soffrono di asma e la pediatra ce lo ha sconsigliato vivamente. Era così contenta che le chiedessimo un consiglio la pediatra. Continuava a ripetere "Non avete idea di cosa mi tocchi sentire, un sacco di gente ancora non ci crede alla pandemia". Eh, Texas.

Per chiarezza, vi dico che la scuola di cui si parla è una charter: pubblica, gratuita, con gli stessi esami che fanno tutti, ma gestita in modo più libero. Tutti i distretti scolastici qui operano comunque in modo autonomo. Specialmente ora, durante la pandemia, salta all'occhio la disomogeneità: ognuno decide se, come e quando aprire.

Woody ha cominciato il kindergarten, che è molto simile alla nostra prima elementare, ma si fa un anno prima. E' stata dura per tutti accettare che la sua prima esperienza scolastica fosse di questo tipo, eppure devo dire che sta andando molto bene. Le famiglie hanno comprato i materiali (quaderni, colori, ecc) come sempre e la scuola ha garantito a tutti, computer e connessione internet, ma il vero miracolo lo sta facendo la sua maestra. Ha costruito un sistema dal nulla. Ci ha lavorato tutta l'estate. Il suo obbiettivo è fornire agli studenti a casa la stessa educazione che avrebbero ricevuto a scuola e non solo quello: fargli capire che la scuola è un bel posto per loro e saranno felici di andarci un giorno. La maestra il fine settimana lascia le fotocopie per la settimana successiva in una cassetta fuori dalla scuola, così noi non dobbiamo stampare nulla e le sue lezioni su Zoom non sono noiose perchè effettivamente tutta la classe lavora nello stesso momento con gli stessi strumenti e materiali. Lei incoraggia i bambini a partecipare dal vivo. Ci sono dai 3 ai 6 incontri al giorno che durano una ventina di minuti circa. Avevo paura che la richiesta fosse di passare sei ore davanti al computer. In realtà, devono fare un solo compito al giorno per essere considerati presenti. Tutto viene registrato e si può seguire quando si vuole o si può visto che molti genitori lavorano. Anche la socializzazione viene incoraggiata. 

Vedo Woody davvero contento e orgoglioso di sè. Lui è un bambino che ha sempre adorato la scuola. E' il tipo che è triste se lo vai a prendere in anticipo, per dire. La primavera, con quella chiusura improvvisa e drammatica, era stata dura per lui. Aveva completamente perso l'indipendenza. Se non mi vedeva, gli venivano gli occhi lucidi, era in crisi. Fortunatamente insegnando arte alle elementari riuscivo a coinvolgerlo nel mio lavoro. Ho lavorato fino a giugno da casa con lui appiccicato addosso, non è stato semplicissimo in effetti.

Ora invece fa le sue riunioni su Zoom e fra una lezione e l'altra è contentissimo di lavorare o giocare da solo. E' più sicuro di sè e indipendente.

La maestra dice che non importa se non hanno voglia di stare davanti al computer un giorno -hanno 5 anni!- e che la cosa più importante è che siano contenti. Se perdono qualcosa la recupereranno senza problemi. L'ho detto che ha una pazienza infinita questa maestra?

E poi c'è Joe che è in quarta. Per lui è tutta un'altra storia. Ovviamente ha molti più compiti e doveri.

Ha varie maestre. Qui le maestre si cambiano ogni anno. Una di loro però ha chiesto alla direzione di continuare a seguire la stessa classe anche in quarta. Sapeva che sarebbe stato un anno difficile e voleva che avessero davanti almeno un volto familiare. La mia riconoscenza anche in questo caso è enorme: insegnare cose diverse sarà senz'altro più impegnativo per lei che ripetere lo stesso programma dell'anno precedente. Ha dimostrato davvero, ancora una volta, di mettere il bene degli studenti al primo posto.

Joe è molto bravo e indipendente. Bisogna giusto controllare che non perda una mattinata sognando ad occhi aperti. A parte quello se la cava bene. Lui normalmente ha solo una riunione obbligatoria su zoom al giorno, però se vuole ha molte opportunità sia di chiedere spiegazioni sia semplicemente di interagire con la classe. Anche nel suo caso la socializzazione viene incoraggiata.

Ieri un'altra maestra, una nuova, ha mandato un'email bellissima in cui diceva quanta gioia Joe sta portando nella sua classe e quanto sia dolce e simpatico. Al di là del sacrosanto gongolamento materno, mi metto nei panni di questa insegnante. Iniziare l'anno in una scuola nuova, durante una pandemia, a insegnare per la prima volta online e di persona e trovare anche il tempo per mandare messaggi incoraggianti e rassicuranti alle famiglie. Non la conosco, ma per me ha messo subito in chiaro la cosa più importante e cioè che tiene molto a quello che sta facendo. 

I miracoli però non sono sempre possibili e soprattutto non si dovrebbero chiedere a nessuno. La maestra di Woody insegna solo ai bambini a casa. Le maestre di Joe invece durante la giornata si dividono fra tutti: gli studenti che seguono di persona e quelli online. E' un tipo di impegno molto diverso e si vede nei risultati. Le maestre di Joe hanno un'altra espressione sul viso, non so quanto possano resistere in questo modo. Stanno lavorando il doppio e facendo anche attenzione a non ammalarsi.

Mi é capitato di tornare a scuola un paio di volte e per fortuna tutti indossavano le mascherine, adulti e bambini, ma per il resto ho avuto l'impressione che tutto scorresse in modo più o meno normale. Vedo tante foto di maestre che abbracciano bambini come se non ci fossero delle distanze da dover rispettare. Sono molto preoccupata. Qui la situazione non accenna a migliorare e credo che l'essere umano non sia programmato per proteggersi otto ore al giorno, anche perchè il pericolo è invisibile in questo caso e tutto sembra così inoffensivo. E' facilissimo dimenticarsi della pandemia, ma questo virus ha la capacità di uccidere, non ci si può rilassare troppo. 

In una scuola qui vicino c'è già stato un contagio ieri, il quarto giorno di apertura. Nessun annuncio ufficiale, ma tutti sanno. Trovo questo tentativo di coprire le brutte notizie estremamente inquietante.

Sarà un anno scolastico molto diverso dagli altri. L'esperienza della primavera come insegnante e quella di adesso come genitore, mi portano a pensare che la didattica online, può funzionare volendo, con sforzi enormi di tutti, e questo mi rassicura un minimo. 

Rimaniamo positivi e vediamo cosa succede.  

venerdì 11 settembre 2020

l'orizzonte professionale

La collega di lingua dei segni che si era licenziata più o meno per i miei stessi motivi, aveva subito trovato un altro lavoro in un'altra scuola. Ben presto però si è resa conto di non farcela nemmeno lì e ora fa l'agente immobiliare.

Anch'io mi ero subito messa alla ricerca di un nuovo lavoro, ma appena è iniziata la scuola, mi sono accorta che seguire due studenti delle elementari, anche se sono i tuoi figli, è un lavoro.
Il lato positivo, se bisogna trovarne uno, è che non è così male questo nuovo lavoro, peccato per lo stipendio.
Ho scoperto di essere stata sostituita da YouTube. Suppongo non ci sia la coda fuori dalla porta per fare l'insegnante di arte in Texas in questo momento storico.
Sigh.

martedì 8 settembre 2020

nice white parents

Nell'ultimo post, quello del 3 settembre, si parlava del fatto che non esistono i "razzisti" e i "non razzisti".

Tutti abbiamo dei pregiudizi, fa parte della natura umana e riconoscerlo è fondamentale per diventare "antirazzisti".
Gli antirazzisti sono i veri "alleati" delle minoranze, quelli che per tutta la vita continuano un lavoro su se stessi e anche all'interno della società per dare il proprio contributo al crollo di tutte quelle strutture che favoriscono alcuni gruppi rispetto ad altri.
Non ho problemi ad ammettere i miei errori in questo senso. Anzi, sono sempre grata quando mi viene fatto notare che sbaglio o che sto guardando una situazione esclusivamente dal punto di vista del mio privilegio.
Questo non significa che non faccia male.

Fa malissimo.
Quando capisci di aver fatto un errore di questo tipo, soffri molto e ti vergogni anche. La gratitudine nei confronti di chi te lo fa notare nasce dal fatto che però poi cresci e non farai mai più quegli sbagli.
Ecco, ho ascoltato appena due episodi del podcast Nice White Parents e sto soffrendo un bel po'. Mi sto facendo una quantità di domande su me stessa e sulle mie scelte che è quasi ridicola.
Se anche voi aspirate ad essere degli "alleati" e se la conoscenza della lingua ve lo permette, ascoltatelo e se vi va ditemi cosa ne pensate.
Mind-blowing.
🍎

giovedì 3 settembre 2020

mai pensare di aver fatto tutti i compiti

Durante uno dei miei primi viaggi negli Stati Uniti, un sera al cinema notai la locandina di un film di cui non avevo mai sentito parlare. All'epoca ero piuttosto informata sulle nuove uscite, eppure quel film non mi era per niente familiare. C'è da considerare una cosa di quel film: tutti gli attori e anche tutto il pubblico presente fuori dalla sala erano afroamericani. La mia sensazione da italiana in vacanza, ignorante su lingua e cultura americana, una sensazione che non elaborai al momento, fu...non è per me, questo film non si rivolge a me.

Chissà perchè poi. Me lo chiedo ora.

Perchè non mi riconoscevo nel cast oppure perchè non mi riconoscevo nel pubblico?

Non può esistere una storia in cui tutti i personaggi siano neri? Non si può apprezzare una storia in cui tutti i personaggi siano neri? Certo che sì, ma in realtà io non l'avevo mai vista al cinema una storia così.

Ci ho pensato e gli unici cast neri che ricordo sono quelli di produzioni estremamente drammatiche come Radici e Il Colore Viola. Oppure qualche vecchio telefilm come I Robinson o I Jefferson.

All'epoca de I Jefferson, ad esempio, ero molto piccola e non avrei mai potuto cogliere certe sfumature, ma adesso che sono andata a rivedermi la sigla mi sono resa conto di una cosa: non ci avevo capito assolutamente nulla. La canzone fa:

Well we're movin on up,
To the east side.
To a deluxe apartment in the sky.
Movin on up
To the east side.
We finally got a piece of the pie.
Allude al loro trasferimento ai piani alti della società americana in un appartamento di lusso in un grattacielo di New York. Finalmente ci siamo presi anche noi una fetta della torta. Infatti si vedono i due protagonisti che traslocano, lei che si commuove fino alle lacrime e lui che le prende la mano per consolarla. Nella sceneggiatura c'era anche una coppia mista e io da bambina non ci trovai mai nulla di strano. Solo ora mi rendo conto a pieno di quanto tutto questo fosse avanti rispetto ai tempi. Ancora oggi, decenni dopo, alle coppie miste capita di essere guardate con sospetto o curiosità.
Quello che voglio dire è che come sempre: representation matters. L'assenza di modelli positivi nella cultura popolare crea pregiudizi, c'è poco da fare. E poi da adulti, non è semplice liberarsene. Quei modelli sbagliati che ti vengono propinati dalla nascita producono automatismi pericolosi.

Il motivo scatenante di questa riflessione è una piccolissima discussione che ho avuto su una certa serie con una persona che di cultura americana se ne intende parecchio, al punto di basare su questa conoscenza la propria professione. La serie in questione è Little Fires Everywhere.

A me è piaciuta molto. Si basa sulla continua contrapposizione di due madri che fanno scelte diverse, ma poi -ti chiedi- sono loro che fanno scelte diverse? Oppure è la società, in base alle sue strutture, a portarle a comportarsi in un modo o in un altro? Quanto pesa sui figli la vita non vissuta dalle madri? Tutti quei desideri, quelle aspirazioni che in qualche modo devono essere modificati, se non addirittura messi da parte, per far posto a un'altra vita che arriva e al ruolo stesso di madre. Tratta anche di razzismo, immigrazione, omofobia, lotta di classe. L'ho trovata interessante, ben scritta e ben recitata. Dà grandi spunti su cui ragionare e questa è sempre una cosa positiva.

Questo critico invece ha stroncato tutto. Ha affermato di avere odiato la serie a tal punto da non aver potuto andare oltre i primi due o tre episodi. Ho cercato di capire i motivi di tale stroncatura senza appello e sapete cosa ho scoperto? Erano più o meno per gli stessi per cui a me invece era piaciuta.

Ohibò.

A quella persona questa rappresentazione della realtà è sembrata insincera, una carrellata di personaggi tratti dalla stringente attualità: la donna di colore, la Karen, l'immigrata, la lesbica...come un album di figurine -ha detto- per far contenti tutti.

Chi avrà ragione? Entrambi, nessuno dei due, i gusti sono gusti e ognuno ha la sua sensibilità, non importa. Quello che mi ha infastidito è il suo argomentare che il fatto che all'improvviso in tutte le serie e i film degli ultimi anni ci siano personaggi che prima non venivano rappresentati (coppie gay, miste, Karen, donne grasse, ecc.) sia una forzatura. Una forzatura?

Io credo che invece ci sia una grande sete di storie che -finalmente!- rappresentino tutti i personaggi della società e non sempre e solo lo stesso vecchio punto di vista.

Mi viene in mente un film come Call me by your name. Possa piacere o no il film... quando mai abbiamo visto al cinema la storia di un ragazzo che scopre di essere gay negli anni Ottanta e esplora semplicemente i suoi sentimenti? Senza dei genitori antiquati o una società oppressiva nella trama. E' un essere umano con sentimenti universali in cui chiunque può riconoscersi.

E' vero che a volte salta all'occhio la diversità dei personaggi e delle trame negli ultimi anni. Ricordo distintamente, ad esempio, un monologo della terza stagione di Glow in cui ho pensato...questa cosa è stata scritta adesso, nei primi anni Ottanta non si facevano quei discorsi. Era un monologo sulle difficoltà dei figli degli immigrati e su chi scappa dalla guerra e dalla povertà. Ma poi ci ho ripensato meglio. Non si facevano davvero quei discorsi? E chi lo stabilisce? Non è più probabile che io ne fossi esclusa? Che a quella fetta della popolazione non venisse data voce?

Chiariamoci: non è che non ci siano mai stati film sui rifugiati. E' che non c'erano sfumature, non trovavano spazio all'interno di una serie leggera in cui si mostrano tutti gli aspetti della loro vita, quelli divertenti e quotidiani e quelli drammatici.

Quell'episodio di Glow non l'ho visto tantissimo tempo fa eppure, dopo tanti anni di studio e di interesse verso queste tematiche, per un attimo sono cascata ancora nella trappola del pregiudizio.

La differenza è che ora il più delle volte ho gli strumenti per riconoscere da sola i miei pregiudizi.

Insomma, quello che voglio dire è che dobbiamo ricordarci che i pregiudizi ce li abbiamo tutti, fanno parte dell'essere umano e liberarsene è un percorso lungo tutta la vita.

Un senso di fastidio anche solo di fronte a un film, un romanzo o a una serie televisiva può fornirci indizi validi a esplorare quei pregiudizi che non sappiamo nemmeno di possedere e a superarli.

Non esistono razzisti e non razzisti, esistono persone che cercano di capire le proprie reazioni e persone che si affidano alle emozioni del momento. E' probabile che tutti sentano un fastidio nel vedere sovvertito l'ordine a cui sono abituati, ma poi bisogna andare oltre, cercare di capirne le cause profonde.

Mai pensare di aver fatto tutti i compiti.