sabato 15 luglio 2017

chi te lo dice

Una cosa piuttosto interessante quest'anno sono i commenti sul livello linguistico dei miei figli. Il piccolo ha due anni, parla molto poco e sembra predilire l'inglese. E allora​ mi consigliano sempre di non preoccuparmi non so bene di quale delle due cose. Il grande invece ne ha sei di anni e parla un ottimo inglese (superiore, mi dicono, a quello di molti suoi coetanei) e un buon italiano considerando che vive in un altro paese (riesce a esprimere​ le proprie idee, capisce tutto). Ecco, hanno appunti da fare anche su di lui. E però è cantilenante, l'accento è peggiorato rispetto all'anno scorso, parla strano.
Guarda caso tutte le critiche arrivano da quelli che​ non parlano nessuna lingua a parte la propria.

giovedì 13 luglio 2017

le grate alle finestre

Quando vedo le grate alle finestre al quarto piano, mi passa tutta la fantasia di tornare in Italia. D'altra parte noi possiamo permetterci di lasciare le porte aperte perché chi entrerebbe a rubare sapendo di potersi beccare una pallottola o fare chissà quanti anni di prigione?
Il paese perfetto non esiste, certo si vive meglio con le porte aperte che con le grate alle finestre.

lunedì 10 luglio 2017

l'umanità

Un paio di fatterelli. Stamattina arriva mio cognato e racconta di essere preoccupato per il barbone sotto casa sua. Gli sembrava non stesse bene, poi l'ha rivisto prima di uscire e ha avuto l'impressione che si fosse un po' ripreso. Avrebbe dovuto chiedere se aveva bisogno di qualcosa? Portargli da mangiare o da bere con questo caldo? Era preoccupato insomma.
Questo pomeriggio ho rivisto l'amico psicologo ed è sempre un evento, ma questa volta di più perché ho conosciuto la sua bambina. Insieme abbiamo visitato un'altra perla artistica della provincia di Milano. L'arte è ovunque sul serio in Italia, questo paese è un pozzo senza fine di cose belle.
Stasera, sull'onda della nostalgia, ho guardato il mio primo film di Fantozzi e ho riso, ma ho anche capito perché non avevo mai visto un film di Fantozzi.
Prima di salire da mia sorella, ho visto il barbone di cui parlava mio cognato o per lo meno ho immaginato fosse lui visto che di barboni qua in giro non ce ne sono molti. Non sembrava morto, se ne stava lì. Non mi sono fermata. Dopo il film, però mentre tornavo a casa l'ho visto di nuovo. Un uomo che mi è sembrato piuttosto giovane, aveva acceso le quattro frecce ed era sceso a parlare con lui. Dato che ero in bicicletta ho potuto sentire abbastanza da capire che il barbone gli stava raccontando qualcosa della sua vita.
Un tale si ferma senza paura a ascoltare le storie di un barbone a mezzanotte in una stradina deserta d'estate.
E così me ne vado a dormire pensando all'umanità che trovo qui e che "dall'altra parte" non vedo molto ultimamente.
L'umanità, quella cosa che uno tende a pensare che sia ovunque e in effetti è così, ma mi sembra che "di là" tutti abbiano paura di tutti ormai, qui invece ancora si fa uno sforzo per venirsi incontro e parlarsi.
In Italia l'umanità nel bene e nel male la vedi e la senti. Mi mancherà proprio questa cosa qui più di tutto.

venerdì 7 luglio 2017

cancellare i ricordi

L'anno scorso ho mandato Joe a un campo estivo qui vicino. Non è andata bene. Le sue maestre avevano un senso dell'umorismo molto italiano, se così si può dire, che lui non capiva minimamente. Mi viene in mente quando si fece male e loro, dopo essersi appurate che non si fosse fatto nulla di grave, cominciarono a prenderlo in giro per "fargli tornare il buon umore". Non funzionò. È che le maestre americane non manifestano nessun senso dell'umorismo, si comportano sempre come se ti credessero anche quando non sono convinte e di solito si limitano a aiutarti. Ci furono molti molti episodi sgradevoli. Una volta, gli assegnarono il premio "Pisolo". Lui tornò a casa tutto orgoglioso con la sua coccarda senza capire che si trattava di un altro scherzo dovuto al fatto che i primi giorni aveva ancora un po' di fuso orario e tendeva ad addormentarsi ovunque. Alla fine, il campo estivo era diventato un dramma e non ce lo mandai più.
Immaginate la mia sorpresa quando lui, arrivati qui quest'anno, mi ha chiesto esplicitamente di tornare nello stesso campo estivo.
Pare che non si ricordi nulla di negativo, -assolutamente nulla è stranissimo- anzi al contrario ha idealizzato tutto.
Ieri ha cominciato ed è andata molto bene. Lui è contento e le maestre probabilmente hanno capito meglio la situazione perché poi l'anno scorso ci fu un lungo e interessantissimo chiarimento fra noi.
Insomma non capisco, non capisco come Joe abbia cancellato tutti i brutti ricordi così, ma se è contento lui, sono contenta anch'io.

mercoledì 5 luglio 2017

il sorriso

Parliamo del sorriso.
Credo non ci siano dubbi: gli americani sorridono più degli italiani, forse più di tutti. In un paese con tale misto di lingue e colori il sorriso è uno strumento indispensabile, è immediato e universale, dice a tutti "sei il benvenuto, stai tranquillo".
È altrettanto assodato che però il sorriso degli americani non sia automaticamente un segno di amicizia e che a volte ci dia l'impressione di essere costruito e ipocrita. Loro sorridono sempre ma in fondo sono spesso molto chiusi verso i rapporti umani.
Però c'è un però.
Qualunque sia il motivo per cui gli americani culturalmente sorridano di continuo, è una di quelle cose di cui mai mi lamenterei e che mi mancano quando sono via.