giovedì 3 settembre 2020

mai pensare di aver fatto tutti i compiti

Durante uno dei miei primi viaggi negli Stati Uniti, un sera al cinema notai la locandina di un film di cui non avevo mai sentito parlare. All'epoca ero piuttosto informata sulle nuove uscite, eppure quel film non mi era per niente familiare. C'è da considerare una cosa di quel film: tutti gli attori e anche tutto il pubblico presente fuori dalla sala erano afroamericani. La mia sensazione da italiana in vacanza, ignorante su lingua e cultura americana, una sensazione che non elaborai al momento, fu...non è per me, questo film non si rivolge a me.

Chissà perchè poi. Me lo chiedo ora.

Perchè non mi riconoscevo nel cast oppure perchè non mi riconoscevo nel pubblico?

Non può esistere una storia in cui tutti i personaggi siano neri? Non si può apprezzare una storia in cui tutti i personaggi siano neri? Certo che sì, ma in realtà io non l'avevo mai vista al cinema una storia così.

Ci ho pensato e gli unici cast neri che ricordo sono quelli di produzioni estremamente drammatiche come Radici e Il Colore Viola. Oppure qualche vecchio telefilm come I Robinson o I Jefferson.

All'epoca de I Jefferson, ad esempio, ero molto piccola e non avrei mai potuto cogliere certe sfumature, ma adesso che sono andata a rivedermi la sigla mi sono resa conto di una cosa: non ci avevo capito assolutamente nulla. La canzone fa:

Well we're movin on up,
To the east side.
To a deluxe apartment in the sky.
Movin on up
To the east side.
We finally got a piece of the pie.
Allude al loro trasferimento ai piani alti della società americana in un appartamento di lusso in un grattacielo di New York. Finalmente ci siamo presi anche noi una fetta della torta. Infatti si vedono i due protagonisti che traslocano, lei che si commuove fino alle lacrime e lui che le prende la mano per consolarla. Nella sceneggiatura c'era anche una coppia mista e io da bambina non ci trovai mai nulla di strano. Solo ora mi rendo conto a pieno di quanto tutto questo fosse avanti rispetto ai tempi. Ancora oggi, decenni dopo, alle coppie miste capita di essere guardate con sospetto o curiosità.
Quello che voglio dire è che come sempre: representation matters. L'assenza di modelli positivi nella cultura popolare crea pregiudizi, c'è poco da fare. E poi da adulti, non è semplice liberarsene. Quei modelli sbagliati che ti vengono propinati dalla nascita producono automatismi pericolosi.

Il motivo scatenante di questa riflessione è una piccolissima discussione che ho avuto su una certa serie con una persona che di cultura americana se ne intende parecchio, al punto di basare su questa conoscenza la propria professione. La serie in questione è Little Fires Everywhere.

A me è piaciuta molto. Si basa sulla continua contrapposizione di due madri che fanno scelte diverse, ma poi -ti chiedi- sono loro che fanno scelte diverse? Oppure è la società, in base alle sue strutture, a portarle a comportarsi in un modo o in un altro? Quanto pesa sui figli la vita non vissuta dalle madri? Tutti quei desideri, quelle aspirazioni che in qualche modo devono essere modificati, se non addirittura messi da parte, per far posto a un'altra vita che arriva e al ruolo stesso di madre. Tratta anche di razzismo, immigrazione, omofobia, lotta di classe. L'ho trovata interessante, ben scritta e ben recitata. Dà grandi spunti su cui ragionare e questa è sempre una cosa positiva.

Questo critico invece ha stroncato tutto. Ha affermato di avere odiato la serie a tal punto da non aver potuto andare oltre i primi due o tre episodi. Ho cercato di capire i motivi di tale stroncatura senza appello e sapete cosa ho scoperto? Erano più o meno per gli stessi per cui a me invece era piaciuta.

Ohibò.

A quella persona questa rappresentazione della realtà è sembrata insincera, una carrellata di personaggi tratti dalla stringente attualità: la donna di colore, la Karen, l'immigrata, la lesbica...come un album di figurine -ha detto- per far contenti tutti.

Chi avrà ragione? Entrambi, nessuno dei due, i gusti sono gusti e ognuno ha la sua sensibilità, non importa. Quello che mi ha infastidito è il suo argomentare che il fatto che all'improvviso in tutte le serie e i film degli ultimi anni ci siano personaggi che prima non venivano rappresentati (coppie gay, miste, Karen, donne grasse, ecc.) sia una forzatura. Una forzatura?

Io credo che invece ci sia una grande sete di storie che -finalmente!- rappresentino tutti i personaggi della società e non sempre e solo lo stesso vecchio punto di vista.

Mi viene in mente un film come Call me by your name. Possa piacere o no il film... quando mai abbiamo visto al cinema la storia di un ragazzo che scopre di essere gay negli anni Ottanta e esplora semplicemente i suoi sentimenti? Senza dei genitori antiquati o una società oppressiva nella trama. E' un essere umano con sentimenti universali in cui chiunque può riconoscersi.

E' vero che a volte salta all'occhio la diversità dei personaggi e delle trame negli ultimi anni. Ricordo distintamente, ad esempio, un monologo della terza stagione di Glow in cui ho pensato...questa cosa è stata scritta adesso, nei primi anni Ottanta non si facevano quei discorsi. Era un monologo sulle difficoltà dei figli degli immigrati e su chi scappa dalla guerra e dalla povertà. Ma poi ci ho ripensato meglio. Non si facevano davvero quei discorsi? E chi lo stabilisce? Non è più probabile che io ne fossi esclusa? Che a quella fetta della popolazione non venisse data voce?

Chiariamoci: non è che non ci siano mai stati film sui rifugiati. E' che non c'erano sfumature, non trovavano spazio all'interno di una serie leggera in cui si mostrano tutti gli aspetti della loro vita, quelli divertenti e quotidiani e quelli drammatici.

Quell'episodio di Glow non l'ho visto tantissimo tempo fa eppure, dopo tanti anni di studio e di interesse verso queste tematiche, per un attimo sono cascata ancora nella trappola del pregiudizio.

La differenza è che ora il più delle volte ho gli strumenti per riconoscere da sola i miei pregiudizi.

Insomma, quello che voglio dire è che dobbiamo ricordarci che i pregiudizi ce li abbiamo tutti, fanno parte dell'essere umano e liberarsene è un percorso lungo tutta la vita.

Un senso di fastidio anche solo di fronte a un film, un romanzo o a una serie televisiva può fornirci indizi validi a esplorare quei pregiudizi che non sappiamo nemmeno di possedere e a superarli.

Non esistono razzisti e non razzisti, esistono persone che cercano di capire le proprie reazioni e persone che si affidano alle emozioni del momento. E' probabile che tutti sentano un fastidio nel vedere sovvertito l'ordine a cui sono abituati, ma poi bisogna andare oltre, cercare di capirne le cause profonde.

Mai pensare di aver fatto tutti i compiti.

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