mercoledì 25 agosto 2021

un chiarimento

Volevo fare una *precisazione* rispetto a questo post scritto a caldo subito dopo l'acquisto della casa ad aprile.

In tutte le famiglie quando capita un evento importante (una nascita, un matrimonio, un viaggio...) nascono mille storie che poi si ricordano per tantissimo tempo, a volte vengono magari anche tramandate di generazione in generazione e allora io voglio cambiare leggermente la mia versione dei fatti alla luce di riflessioni un po' più meditate.

Per noi l'acquisto di questa casa è stato un evento enorme.

Ha scatenato mille aneddoti. 

La prima volta che sono venuta da queste parti, ad esempio, è stato pochissimi mesi fa. Con un'amica andammo a passare un pomeriggio al Ruscello di Pietra perché avevamo letto che era un posto carino. Io mi guardai intorno e le dissi: "Ma sai che io ci vivrei qui?". Mi piacque così tanto che smisi di cercare casa altrove. 

Due mesi dopo ci trasferivamo. 

Raramente ho avuto sensazioni come quella nella vita e l'ho seguita, mi sono fidata del mio istinto.

L'altro grande aneddoto è che la casa era appena stata messa in vendita e andammo a vederla per primi (in quel periodo controllavo ossessivamente il mercato immobiliare della zona. Refresh. Refresh. Refresh). Appena finito il nostro giro con l'agente, fuori dalla porta, entusiasti, decidemmo di provare a fare immediatamente un'offerta mentre i proprietari -abbiamo scoperto in seguito- ci osservavano seduti sulla panchina dall'altra parte della strada (erano dovuti correre fuori perché probabilmente non si aspettavano una visita 5 minuti dopo aver attivato la vendita). Secondo la storia a cui inizialmente ci era piaciuto credere, ci avevano preso così in simpatia come famiglia da decidere addirittura di accettare la nostra offerta senza mostrare la loro casa a nessun altro. 

Il dramma è che probabilmente quella storia che ci raccontavamo è vera. Deve essere andata proprio così.

Passata la "sbornia" iniziale però sia io che Mr J quasi contemporaneamente, anche se ognuno per conto proprio, ci siamo fatti la stessa domanda.

Fossimo stati non bianchi o non eterosessuali, sarebbe andata allo stesso modo? La risposta onesta è no.

Nella migliore delle ipotesi avrebbero accettato l'offerta dopo aver mostrato la casa a più persone come si fa normalmente, nella peggiore, e sappiamo tutti che succede, avrebbero venduto ad altri.

Accettando la nostra offerta in quel modo hanno dimostrato innanzitutto fiducia (perchè qui le case si fermano con cifre abbastanza irrisorie, è un sistema molto basato sulla correttezza) e poi sì, anche di voler vendere a noi. Ma di noi cosa conoscevano?

Solo l'aspetto esteriore.

Non riuscire a comprare una casa implica una cascata di conseguenze che possono danneggiare perfino la generazione successiva.

Vivendo qui abbiamo tutta una serie di servizi che non avremmo altrove. Grazie a questi servizi i nostri figli avranno dei vantaggi, un'educazione migliore, la possibilità di fare una vita sana e tanto altro.

Tutti noi aspiriamo a essere riconosciuti come alleati, ma ricordiamoci che il razzismo è un sistema e se siamo bianchi di quel sistema beneficiamo che ci piaccia o no. È così.

Abbiamo una quantità di vantaggi che a pensarci gira la testa.

Ci sono studi che hanno dimostrato, ad esempio che a scuola i bambini neri vengono puniti di più di quelli bianchi.

Pensiamoci però anche in questi termini: mio figlio bianco viene punito meno, trattato meglio, magari andrà a scuola più volentieri, raggiungerà risultati migliori, da grande guadagnerà di più e poi il circolo vizioso ricomincerà.

I bianchi spesso sono profondamente convinti che gli altri si trovino in situazioni precarie perchè hanno fatto scelte sbagliate nella vita. La verità è che non tutti hanno le stesse scelte.

È molto più facile fare scelte giuste quando si hanno davanti buone opportunità.

Decidere se continuare a studiare, ad esempio, o aiutare la propria famiglia a sopravvivere, è poi una scelta? 

Per tanto tempo mi sono chiesta da dove nascesse la rabbia e il vittimismo di tanti bianchi americani di destra.

La mia domanda è sempre stata: come fanno a non capire che per quanti problemi possano (o possiamo) avere nella vita siamo sempre incredibilmente avvantaggiati rispetto a tanti altri? Ho ascoltato mille approfondimenti giornalistici, documentari. Ho fatto scorpacciate di attualità. Volevo capire. La verità è che le uniche risposte per ora me le ha date questo vecchio libro di cui non vi dico niente, ma se per caso lo avete letto e avete voglia di parlarne, sapete dove trovarmi. 


Mi sembrava giusto raccontare tutta la storia, non solo la parte a cui mi è più comodo credere.

venerdì 20 agosto 2021

si può ancora dire 'expat'?

Vi segnalo una discussione interessantissima che va avanti da ieri sul termine "expat" nelle storie su Instagram (qui, le storie scadute sono in evidenza nel cerchietto 'expat sì o no').

Lo usate ancora questo termine?
Da un piccolissimo sondaggio è risultato che la maggior parte di chi legge questo blog, non lo usa.
Nemmeno io uso più il termine 'expat'.
Mi sono trasferita all'estero nel 2006 e forse allora il significato di questa parola che continua ad evolversi, era meno 'carico' rispetto a oggi. L'ho usata per tanto tempo in buona fede senza pormi nessuna domanda.
Quando mi sono fermata a rifletterci, però ho smesso.
Chi può definirsi expat e chi no?
Perché un africano o un filippino nella mia stessa identica situazione non vengono visti come expat e io invece sì?
È un termine che ora trovo ambiguo e potenzialmente discriminatorio. Ne faccio a meno volentieri.
Tra l'altro, non è solo una questione di vocabolario, ma anche di sostanza.
I primi anni qui frequentavo quasi esclusivamente persone che si definivano 'expat' di vari paesi, pochi italiani. Poi pian piano molti sono partiti e ho preferito cercare le mie amicizie altrove. Purtroppo, nella mia esperienza almeno, quelli degli expat sono ambienti piuttosto tossici, inutilmente competitivi e superficiali. Si passa molto tempo a lamentarsi fra privilegiati e parlare di quanto sia migliore casa propria. Ecco, a me quel tipo di discorsi non interessano.
Ho la fortuna di aver conosciuto questo paese complicatissimo attraverso lo sguardo di un americano -uno colto, di quelli che hanno viaggiato e parlano diverse lingue- e attraverso lui che paradossalmente è super critico verso la cultura americana e texana in particolar modo, ho imparato ad apprezzare e capire quello che mi circonda. Se capisci i motivi dietro alle contraddizioni, ti appassioni altrimenti c'è il rischio di cominciare a sentirsi superiori. Ho la sensazione che spesso i cosiddetti 'expat' si limitino al piacere o al fastidio di imbattersi in determinate differenze, ma che poi non vadano effettivamente molto oltre le apparenze, non studino la storia, le circostanze, le attenuanti. Chi si definisce expat di solito sa di essere di passaggio e non va per il sottile perché in un certo senso è già proiettato verso la prossima meta.
Sono quelli che ti vengono a dire che gli americani sono scemi perché hanno le case di legno, quel tipo di discorsi lì.
Spero di non aver offeso nessuno, lo so ci sono andata un po' giù pesante stavolta, ma questa è la mia esperienza. Tra l'altro poi fra i cosiddetti expat sono nate alcune delle mie più care e longeve amicizie perché singolarmente siamo sempre i soliti esseri umani, io ho un problema un po' con la mentalità del gruppo e con il concetto in base al cui alcuni sono expat e altri immigrati.

Probabilmente se usate questo termine, lo interpretate in modo differente.
Se volete parlarne, lasciate un commento o scrivetemi.

venerdì 13 agosto 2021

woody (non) è cambiato

 Ieri Woody mi ha raccontato che qualcuno a scuola gli ha fatto presente che non è costretto a portare la mascherina. In effetti, la maestra non ce l'ha e nemmeno la maggior parte degli altri bambini nella sua classe.

Ecco, voglio specificare che non lo diceva lamentandosi e che non credo faccia i salti di gioia con la mascherina per 7 ore al giorno.
Ha 6 anni, non mi sembra un bambino particolarmente maturo per la sua età, ma capisce benissimo il motivo per cui deve indossare la mascherina negli ambienti chiusi.
Un paio di giorni prima dell'inizio della scuola, mi aveva fatto un annuncio con grande serietà:
- Mamma, credo di essere cambiato.
- Davvero?
- Non avrei mai pensato di dirlo, ma... sono felice di andare a scuola.
Ieri, tornato a casa dopo il secondo giorno, mi ha confidato:
- Sai, forse in fondo non mi piace poi così tanto andare a scuola. Si lavora tanto, si gioca poco, non è un granché.
Forse, dopo tutto, non sono cambiato.

mercoledì 11 agosto 2021

back to school

Mentre molti di quelli che stanno leggendo questo post saranno probabilmente nel bel mezzo delle vacanze, qui in Texas oggi è ricominciata la scuola. Questi giorni sono stati un po' strani per me.

Ho guardato Joe e Woody ricevere il primo taglio di capelli professionale in quasi due anni, scegliere zainetti e annusare pastelli nuovi di pacca. Avrei voluto, e non sapete quanto, semplicemente essere felice per loro, condividere il loro entusiasmo, la loro frenesia, ma la verità è che non sono serena.
Sono oramai mesi che ci ripetono che questa è diventata la pandemia dei non vaccinati e i bambini sono la più grande categoria di non vaccinati.
Così ora, dopo averli tenuti al sicuro per un anno, li mandiamo tutti insieme senza maschere, senza distanziamento, senza possibilità di fare una vera quarantena, senza tracciamento o obbligo da parte delle scuole di segnalare i casi.
Mi sembra pazzesco eppure così ha deciso il governatore del Texas Greg Abbott. La settimana scorsa il sovrintendente della nuova scuola, ha mandato diverse email in cui sostanzialmente sembrava dissociarsi dalle azioni del governatore. Spiegava di avere mani legate. Non può proporre alternative online e nemmeno istituire l'obbligo di maschere. "Ma faremo del nostro meglio per garantire la sicurezza degli studenti".
Prima quando sono entrata a scuola (elementare quindi nessuno studente vaccinato) e ho visto la stragrande maggioranza degli insegnanti (chi lo sa se vaccinati o meno) senza maschere, mi sono cadute le braccia.
Sono la prima a volere le scuole aperte, ma dobbiamo usare tutti gli strumenti che abbiamo a disposizione. Non possiamo fare finta di niente.
Nessun obbligo vaccinale, nessun distanziamento, nessuna mascherina e la variante Delta che impazza con molti ospedali che cominciano qui in Texas a rimanere a corto di letti in terapia intensiva. Sappiamo cosa succede in questi casi, lo abbiamo visto purtroppo.
Non so, stavolta mi sento totalmente impotente.
Speriamo in bene, è tutto quello che posso pensare in questo momento.

sabato 24 luglio 2021

essere persone

Volevo raccontarvi una piccolissima cosa su cui ho riflettuto in questi giorni e che non avevo mai considerato. Magari torna utile a qualcun altro.

Si parlava di social media e di dipendenza da internet e una persona nera se n'è uscita fuori dicendo che non è tutto da demonizzare perché prima di Instagram (soprattutto) lei non aveva mai visto persone nere essere felici. Fare cose normali ed essere felici.
Mi è un attimo -come si suol dire in inglese- *esploso il cervello*. Bum.
Immaginate cosa possa essere crescere senza vedersi praticamente mai rappresentati in una luce positiva?
Io no, non ci avevo mai pensato in questi termini, nel contesto di quel discorso che si faceva. E anche il fatto di non averci mai dovuto pensare, è un altro aspetto del mio privilegio, me ne rendo conto benissimo. Sui bianchi ci sono rappresentazioni di tutti i tipi, sui neri o altri individui razzializzati invece la narrazione è sempre un po' la stessa.
I problemi, i telegiornali, le tragedie, i film strappalacrime. Raramente e solo negli ultimi anni il ventaglio dei sentimenti si è un po' allargato e ogni tanto si vede un minimo di normalità, di gioia.
Ecco d'ora in poi vorrei condivere un po' più di gioia, di bellezza, di normalità.
Comincio a pensare che sia utile quanto o più dell'indignazione e della denuncia.
Dobbiamo abituarci a vedere *tutte* le persone essere semplicemente persone.

venerdì 23 luglio 2021

il peso delle scelte

La ricerca del lavoro si sta rivelando molto più ardua del previsto. All'inizio ero un po' avvilita. Non mi aspettavo una situazione come questa. È vero che sto cercando un lavoro molto molto specifico, quasi un ago in un pagliaio, ma non ho mai visto questa assenza totale di offerte.

Sarà l'estate? Sarà che tutte le persone non qualificate che sono entrate l'anno scorso nell'emergenza oramai sono dentro?
Ognuno ha la sua teoria. Ma io non demordo.
Mi apposto dietro la porta e prima o poi qualcuno uscirà.
Lo scorso anno ho fatto una scelta.
Anzi, ho avuto il privilegio enorme di fare una scelta, quella di lasciare un lavoro che amavo con tutte le mie forze, ma che non sentivo di poter fare in sicurezza e occuparmi dei mie due studenti a casa.
Ora (e anche prima in realtà) ne sto pagando le conseguenze.
Del resto ogni scelta ha un prezzo e io lo sapevo.
Ci ho pensato tanto e ho capito che tornando indietro farei la stessa scelta e allora accetto questa situazione e continuo a impegnarmi per migliorarla. Sempre con un grande senso di gratitudine nonostante tutto.
Per tantissime cose e anche perché oggi farò le valigie!
Andiamo a fare uno dei nostri super road trip.
Ci ha appena scritto la proprietaria della casa che abbiamo preso in affitto in New Mexico per dirci di non lasciare assolutamente nessun tipo di cibo in giro perché quello è "bear country".
Niente, tenete d'occhio le storie in questi giorni.
Buon fine settimana e speriamo in bene!
👀🐻🤞🏼

giovedì 22 luglio 2021

il prima e il dopo

Da quanto risulta dalle foto sul mio telefono l'ultima attività "normale" che feci prima della pandemia, fu andare a una festa di compleanno a Legoland con Woody. 8 marzo 2020.

Joe avrebbe voluto venirci tantissimo ma, a differenza del fratello ci era già stato varie volte e mi sembrava giusto per una volta fare una cosa solo con Woody.
Il piano era di tornare presto tutti insieme. Mi avevano perfino dato dei biglietti omaggio all'ingresso. 
Chi avrebbe potuto immaginare che sarebbe passato un anno e mezzo.
Per me è stato molto emozionante tornare nello stesso posto. L'ho deciso all'ultimissimo secondo dopo aver sentito che i contagi continuano a salire. Legoland è sempre rimasta sullo sfondo in questo anno e mezzo. Per Joe come rimpianto e per Woody come simbolo della tanto amata vita di prima. Insomma, ho pensato...

andiamoci prima di poterci andare.
È da mesi che viviamo una vita più o meno normale qui e mi rifiuto di pensare che la situazione possa precipitare di nuovo. Ma allo stesso tempo, sono realista.
Legoland era una bolgia infernale. Un ambiente chiuso, pieno zeppo di gente (i bambini non vaccinati di sicuro) eppure quasi nessuno tranne noi e pochissimi altri indossava la mascherina. In coda per una giostra ho fatto quattro chiacchiere con una turista che veniva da Porto Rico e mi diceva di stare per avere un attacco di panico. 
"Perché nessuno ha la maschera qui!?"
Non so cosa succederà. Non credo di potermi permettere nessun pessimismo in questo momento. Fatalismo forse.
Però davvero, più di tutto sento un senso di gratitudine. 
Siamo qui, stiamo bene, siamo insieme. 

giovedì 15 luglio 2021

un cane è un cane, no?

Questa è Roxie.

Ultima arrivata a casa di Cassandra.
Roxie ha solo 15 mesi, ma ha già vissuto un paio di vite. Il suo primo anno lo ha passato chiusa in una gabbia, poi è quasi morta di parto e poi è stata abbandonata perché un cane di razza che non può avere cuccioli è considerato inutile. Ora se ne va in giro con un collare che dice "sterilizzata" a lettere cubitali perché in tutto questo rischia pure di essere rapita.
Non so se sia lo stesso in Italia, ma purtroppo qui vedo che sta tornando di moda "il cane di razza". Non me ne capacito. Sicuramente ci saranno allevatori onesti, ma di fatto chi compra un cane alimenta un mercato quantomeno dubbio. Perché non rivolgersi a un canile? Forse non tutti lo sanno, ma ci sono un sacco di cani di razza anche lì. Sono gratis e poi in fin dei conti di qualunque forma e colore sia...un cane è un cane, no?

martedì 6 luglio 2021

cos'è una gran signora?

Questa mattina quando ho letto che Raffaella Carrà se n'è andata in silenzio come una 'gran signora', ho sentito un piccolo moto di rabbia.

"Se n'è andata da gran signora quale era. In rigoroso silenzio. Non me la posso immaginare vecchia e malata. Raffa ha lasciato un'immagine di sé assolutamente perfetta".
Ho appena passato un fine settimana - triste ammetto- con una persona estremamente anziana e malata e sono convinta che Raffaella Carrà avrebbe lasciato un'immagine altrettanto perfetta se avesse mostrato la sua vecchiaia e la sua malattia.
Una persona anziana, malata o entrambe le cose non ci deve assolutamente niente, non è responsabile degli stati d'animo che può suscitare negli altri. Non deve nascondersi e non ha nulla di cui vergognarsi. Il suo compito è quello di stare al mondo come tutti gli altri.
Mi disturba molto, in generale, questo associare il silenzio alla 'gran donna', alla donna da ammirare.
E poi c'è la questione della scena "cult".
Adesso che è venuta a mancare Raffaella Carrà, molti sono andati a ripescare la cosiddetta scena "cult" con Roberto Benigni.
"Cult".
Veramente? Nel 2021 è ancora "cult" quella roba? Andate a rivedervelo quel famosissimo video.
A me personalmente fa venire il magone. Ma cosa c'è da ridere? Lei dice chiaramente "no" e lui se ne frega e la butta per terra e le mette le mani ovunque in diretta nazionale.
E' una scena di una violenza inaudita.
Lei è una donna che in quella situazione non dà il suo consenso, al contrario dice di no eppure viene sopraffatta fisicamente mentre il pubblico ride a crepapelle.
Ero una bambina all'epoca e sentivo i grandi dire che lei era stata "brava" una grande professionista perchè era stata al "gioco". Ma che gioco? Che scelta aveva?
Cosa significa "fare la brava"? - mi chiedevo- non lamentarsi? Farsi letteralmente scavalcare da un uomo?
Come tutti concordo che Raffaella Carrà sia stata una grandissima donna, ma lo è stata nonostante una scena degradante come quella non in virtù della stessa. Lo è stata perchè grazie al suo immenso talento è riuscita a farsi strada in un ambiente e in una società che trattava le donne in quel modo e ancora se ne compiace.

giovedì 1 luglio 2021

friselle e foglie di banano

C'è un amichetto di Joe che adoro. Ha un'intelligenza vivace e una quantità di convinzioni granitiche sulle questioni più disparate. Ogni volta che ci parlo, mi sorprende o mi insegna qualcosa. Non ci si annoia mai con lui.

A pranzo all'improvviso sentenzia:
- Sai, io non sono d'accordo con i miei genitori. Loro mangiano con le mani e le mani sono la parte del corpo piú sporca perchè con le mani tocchi tutto. A me piace mangiare con la forchetta e mi piacciono anche i piatti e i tavoli. Loro invece mangiano sulle foglie di banano, seduti per terra.

Ho aperto la dispensa e gli ho fatto vedere le friselle che ho comprato la settimana scorsa al supermercato italiano in un attacco violentissimo di nostalgia.
Gli ho spiegato che anche la mia famiglia mangia certi cibi con le mani e anch'io la pensavo come lui un tempo. Mia nonna ha sempre riso vedendomi mangiare la frisella con la forchetta. Era una cosa comica ai suoi occhi. Forse in modo bonario mi compativa e aspettava che ci arrivassi da sola.
L'altro giorno credo di esserci arrivata. Stavo mangiando la mia frisella da sola in pace e a un certo punto senza nemmeno rendermene conto, mi sono accorta che avevo posato la forchetta e la stavo mangiando con le mani.
Avevi ragione tutta la vita cara nonna.
Eppure scommetto che la prossima volta userò di nuovo la forchetta. Ora lo so, la forchetta è una sovrastruttura, ma è terribilmente difficile fare a meno delle sovrastrutture.
La foglia di banano poi ha una quantità di vantaggi rispetto al piatto: è pulita, aromatica, naturale e tante altre cose. Forse anche questo bambino un giorno lo capirà, ma non sarà più capace di tornare indietro. Oppure sì. E allora magari avrà a sua volta dei bambini impertinenti che com'è giusto che sia metteranno in dubbio il suo sapere.

venerdì 25 giugno 2021

la vita è tante cose tutte insieme

In questi giorni ho fatto fatica.

Si può dire quando si fa fatica? 

LE RICORRENZE SONO MICIDIALI.

Torno sempre in Italia intorno al mio compleanno e quando sono lì potrei anche dimenticarmene se non fosse per tutti quelli che affettuosamente me lo ricordano. Qui invece, la maggior parte delle persone che conosco, anche amici stretti, non sanno quando è il mio compleanno e finisce che ci penso tantissimo, i giorni prima e anche quelli dopo. Mi genera una tristezza abbastanza subdola, di quel tipo che sembra venire per fermarsi.

Il fatto di passarlo qui per la seconda volta di seguito mi sbatte in faccia il fatto che non vedo la mia famiglia da due anni.

È un pensiero che mi fa venire le vertigini e una realtà su cui al momento purtroppo non ho nessun tipo di controllo.

Odio quelli che dicono che la felicità sia una scelta. Penso che di fronte a determinate circostanze, la cosiddetta felicità sia semplicemente impossibile da raggiungere.

Certo, tante volte si può scegliere di provare a tirarsi su, in questo ci credo molto. Si può scegliere su cosa concentrarsi e anche di buttarsi fuori di casa a forza quando la malinconia raggiunge i livelli di guardia. Si può sempre provare a ribaltare o a scuotere in qualche modo la situazione e stare a vedere cosa succede.

La vita è tante cose tutte insieme.

E così poi alla fine sono stata bene. Joe e Woody hanno generosamente deciso di accompagnarmi al Dallas Museum of Art visto che era il mio compleanno. E' stato carino prendere una pausa dai soliti dinosauri per una volta.

Abbiamo visto una mostra sul concetto di migrazione. 


Guardate questa piccola meraviglia opera di Fannie Nampeyo della tribù Hopi.

La migrazione è una parte centrale della loro identità e della loro storia. Questo disegno ondulato visualizza l'idea delle orme lasciate dai migranti sul paesaggio.



Il/la curator* chiedeva: cosa porteresti con te?

Le risposte sono affascinanti.








Credo che si suggerisse di copiare la scultura di Bruno Lucchesi (scultore italiano e migrante) ma Woody giustamente fa un po' quello che gli pare.
La scritta sulla t-shirt dice tutto.



Joe mi ha riempito il cuore con il suo 'albero della vita' pieno di sorrisi.

Joe mi ha riempito il cuore con il suo 
'albero della vita' pieno di sorrisi.






Proprio davanti al Dallas Museum of Art c'è uno dei parchi più belli della città, il Klyde Warren Park. A ottobre la situazione era questa. Mai avremmo potuto immaginare allora di essere tutti più o meno vaccinati e tornati a una vita abbastanza normale già in primavera. Il senso di riconoscenza verso chi ha lavorato per portarci fino a qui è immenso.



Dallas era rovente e bella più che mai. 
Ci siamo viziati. Abbiamo fatto un salto al supermercato italiano per un po' di comfort food e alla nostra libreria preferita per qualche comfort book.
E poi l'emozione delle emozioni, tornare al cinema per la prima volta dopo la pandemia. Il profumo del cinema, cos'è il profumo del cinema! Me lo sono letteralmente sognato in questo anno e mezzo. 
E' stata una giornata piena, vissuta, viziata, festeggiata. 
E' solo un giorno sul calendario, ma mi sento sollevata che sia passato e riconoscente per tutto quello l'affetto che ho sentito e che sento.
 

domenica 20 giugno 2021

cos'è il juneteenth

Oggi, per la prima volta in tutti gli Stati Uniti, si celebra il cosiddetto Juneteenth (da giugno, June, e diciannove, nineteenth), una ricorrenza che ricorda la fine della schiavitù nel paese.

La Guerra civile americana iniziò nel 1861, quando sette stati del Sud decisero di separarsi dal resto dell'Unione perché contrari alla proposta degli stati del Nord di abolire la schiavitù.
Il primo gennaio 1863, il presidente Abraham Lincoln firmò il Proclama di Emancipazione, un documento che imponeva la liberazione di tutti gli schiavi.
La notizia però non arrivò subito a tutti gli schiavi.
Le truppe unioniste impiegarono due anni e mezzo prima di riuscire a liberare gli schiavi in alcuni stati come il Texas, dove per anni continuò a comandare l'esercito sudista.
Solo il 19 giugno 1865 il generale Gordon Granger entrò nella città di Galveston e annunciò:
"Il popolo del Texas è informato che, in conformità con un proclama del ramo esecutivo degli Stati Uniti, tutti gli schiavi sono liberi. Ciò implica l'assoluta parità di diritti e di proprietà tra gli ex padroni e gli schiavi, e il legame che esisteva tra loro diventa quello tra il datore di lavoro e il lavoratore assunto".
È vero che il 19 giugno 1865 al momento del tanto atteso annuncio, gli ex schiavi festeggiarono, ma purtroppo la situazione, per tanti motivi, non cambiò immediatamente.
Nelle piantagioni, i padroni avevano il potere di decidere come e quando annunciare la notizia oppure di aspettare l'arrivo di un agente del governo.
Il Juneteenth è quindi un giorno di festa per la liberazione dalla schiavitù, certo, ma anche di dolore per il ricordo del ritardo con cui la nuova legge si affermò in alcuni stati del Sud e per le lotte che ancora oggi gli afroamericani si trovano a dover portare avanti.

venerdì 18 giugno 2021

la storia vera del texas

Chiunque visiti il Texas può rendersi conto facilmente dell'incredibile orgoglio che pervade la popolazione.

Non è solo una questione di bandiere, è una sorta di amore o autocompiacimento per la natura e soprattutto per la storia e per il carattere dei texani.
Come sapete, amo profondamente il Texas, ma a tutto c'e un limite. Joe ha finito la quarta elementare, per dire, e quest'anno per storia ha studiato solo il Texas. In seconda media poi avrà un altro anno intero di approfondimento, più gita-pellegrinaggio, ecc. A me sembra giusto po' eccessivo, il mondo è grande.
Tra l'altro adesso gli storici seri cominciano seriamente a ribellarsi alla solita retorica dei libri di testo -Remember the Alamo! John Wayne, ecc. - perchè è venuto fuori che le cose, pensa un po', non sono andate proprio così come sono sempre state raccontate.
E' uscito un nuovo libro che sembra interessantissimo ("Forget the Alamo" di by B. Burrough, C. Tomlinson e J. Stanford) che parla proprio di questo. Sostanzialmente i politici texani hanno interferito con gli accademici, minacciando di tagliare i fondi a chi non avesse aderito a una certa narrazione. I danni culturali sono inestimabili.
Insomma, senza entrare troppo nei dettagli, stamattina ne ho parlato con Mr. J, che tra l'altro porta il nome di battesimo di uno dei cosiddetti eroi dell'Alamo, e lui non si è per niente stupito.
Viene fuori che per tutto l'anno mentre Joe studiava quelle cose, lui gli raccontava come sono andati davvero i fatti.
Capite perchè poi una ragazza si trasferisce dall'altra parte del mondo?

sabato 5 giugno 2021

prevenzione suicidi

È da tanto tempo che mi faccio una domanda.

Perché non cominciamo a considerare l'ascolto dell'altro, l'uso di una minima civiltà e rispetto verso tutti, la modificazione del nostro vocabolario e di alcune abitudini
(cosa ci costa usare i pronomi richiesti o non usare determinate parole? Cosa ci costa aggiungere/condividere un bagno?)
come una forma di prevenzione suicidi?
Perché questo è, in modo metaforico o anche molto concreto.
Trattando le persone con rispetto e ascoltandole gli salvi la vita.

(E forse anche la tua).

martedì 25 maggio 2021

nell'anniversario della morte di george floyd

Ultimamente, mi è capitato di esprimermi su alcuni episodi di razzismo successi in Italia. Vivo all'estero da tanti anni e non seguo più tante cose da vicino, però quei fatti erano così gravi che diverse persone, conoscendo il mio interesse per il tema, me li hanno segnalati.
Ho notato una cosa un po' triste.
Sempre all'interno della civiltà, dell'educazione e del rispetto reciproco che caratterizza questo mio piccolissimo spazio, ho visto che ci sono state molte più resistenze ad accettare anche solo che esistano queste problematiche in Italia.
Insomma, ho visto che più o meno tutti non hanno nessuna difficoltà a credere, e a scandalizzarsi anche, per le sofferenze dei neri americani, ad esempio, o dei nativi o degli asiatici che vivono qui e che sono stati presi particolarmente di mira in questi ultimi mesi, ma quando si parla della sofferenza di persone di colore in Italia, cominciano i distinguo.
Sono cose normali, non è come negli Stati Uniti, queste cose succedono a tutti non solo a loro, è la vita, ecc.
In alcuni casi, ho visto una resistenza ad ammettere l'evidenza. Molti hanno problemi a dire banalmente sì, la ragazza italiana di origini cinesi che racconta di essere sempre stata presa di mira per i suoi tratti somatici, ha sofferto e ha subito un sopruso grave e prolungato.
Questo mi ha amareggiata al punto che ho deciso di non parlare più di questi argomenti. E' che mi sembrava di sortire l'effetto opposto. Finiva che per orgoglio o campanilismo qualcuno difendeva l'indifendibile purchè capitato in Italia.
Privatamente però, sono andata avanti a indagare, ad ascoltare soprattutto.
Qualche giorno fa ho finito di leggere La Mia Casa è Dove Sono di Igiaba Scego ed è stata una doccia fredda.
Igiaba Scego è una scrittrice italiana di origini somale. Conoscere la sua esperienza mi ha costretto a farmi mille domande su tutto, anche su me stessa.
Mi sono resa conto che forse ho commesso esattamente lo stesso errore che imputavo ad alcuni dei miei lettori. Appena arrivata qui negli Stati Uniti, ho visto il razzismo, l'ho proprio "visto". Anzi mi ha steso il razzismo in tutte le sue forme, mi sono messa a combatterlo, a studiarlo...in Italia no.
Eppure c'era anche lì, non lo vedevo? Ero distratta? Ignorante? Non lo so.
Forse è solo che i difetti degli altri saltano più all'occhio.
Tornano come sempre le parole preziose di Maya Angelou:
when you know better do better.
Nel giorno dell'anniversario della morte di George Floyd, prendo atto di non conoscere la storia del mio paese come pensavo (e forse nemmeno la mia) e mi impegno a continuare a migliorare.


P.S. Ho trovato una risorsa che mi sembra molto valida in italiano, spero possa tornarvi utile: www.sullarazza.it