venerdì 30 ottobre 2015

verso halloween







Stamattina Joe ha avuto un'idea geniale per rendere il suo famoso costume da scheletro ancora più spaventoso...

sabato 10 ottobre 2015

pensare confonde le idee

A volte penso che mi fanno moltissima paura le persone che sono troppo impegnate, quelle che hanno sempre i minuti contati e che anche quando sono con te stanno gia' pensando a quello che faranno dopo e tu lo percepisci e non ti senti mai completamente a tuo agio. Mi fanno cosi' paura che mi viene la tentazione di starne alla larga, anche quando mi piacciono molto. Mi fanno paura perche' se ti leghi a loro, poi e' un avvilimento continuo, l'ho gia' sperimentato. Pero' l'altro giorno, mi sono ritrovata ad andare nel panico perche' era tardi. Ho guardato l'orologio ed erano passati cinque minuti, cinque, ma la cosa non mi ha rassicurato. Certi giorni, cinque miseri minuti persi significano una serie di ritardi a catena e di corse. Non mi piace per niente ammetterlo, ma in parte sono anch'io come quelle persone che cerco di evitare. Ho sempre qualcosa da fare ed e' sempre stato cosi' indipendentemente dal tipo di lavoro o dalla situazione familiare: non mi sono mai annoiata in vita mia. Probabilmente la scrittura qualcosa c'entra con questo ragionamento e anche l'amore per la solitudine e i tanti interessi sparsi. Comunque quello che volevo dire e' che le volte che penso male di quelli che sono sempre impegnati, poi mi ricredo e decido che no, sono mille volte piu' pericolosi quelli che hanno troppo tempo libero (come me in questo momento particolare) perche' pensano, pensano troppo e puntualmente creano malintesi inutili. Quando uno ha troppo tempo libero fa quei pensieri che a volte confinano con la paranoia perche', come diceva Bruno Munari, pensare fondamentalmente confonde le idee.

venerdì 9 ottobre 2015

cose difficili

E cosi' arriva questo bambino di prima elementare che senza nessun motivo, mentre stiamo disegnando arcobaleni, viene da me e mi racconta che ha visto un incidente stradale con otto camion dei pompieri e fa gli incubi. Gli dico che forse i pompieri hanno salvato quelle persone, che non lo sappiamo. Mi fa no, il bambino è uscito dalla macchina, ma il padre è morto bruciato e la mia mamma ha detto che se le fiamme arrivavano fino a noi la nostra macchina sarebbe diventata un cumulo di cenere
Poi il racconto si e' fatto sempre piu' confuso. Non ho capito piu' se lui era davvero li' sul luogo dell'incidente in un'altra macchina con la sua famiglia e poi ha rivisto tutto al telegiornale o se era una notizia del telegiornale che lo ha particolarmente turbato. 
Ogni volta che cercavo di consolarlo, aggiungeva dei dettagli sempre più macabri. Mi sembrava spaventato e anche preoccupato.
Ma io non sono una psicologa, sono l'insegnante di arte. Ho avvertito chi di dovere, ma pare che i genitori non parlino neanche un po' di inglese, non  c'e' molto che si possa fare, credo. L'ho fatto sfogare un attimo, quello si', a volte aiuta. 
L'unica cosa che mi è venuto in mente di dirgli è che quando arriva quel brutto pensiero, la sera prima di dormire, c'è almeno una cosa che può fare: immaginare una storia tutta diversa, con un altro finale. Per me l'unico vero rifugio e' nell'immaginazione, nella capacita' di imparare a portare la mente in un posto piu' sicuro. Spero di non aver detto una cosa troppo sbagliata.

mercoledì 7 ottobre 2015

lo vedete quello?

Lo vedete quello?


Sembra un piccolo alluce che esce da una tutina. In realta', e' l'emblema di quanto sia meraviglioso questo momento. Con tutte le imperfezioni che possono esserci -e guai se non ci fossero- non so cosa darei per fermare tutto. A volte ci provo anche, in modo molto maldestro, come potete vedere. Non la voglio mettere via quella tutina che ti sta cosi' bene, ma tu non ne vuoi sapere della tutina e giustamente continui a crescere e crescere. Assistere a questo spettacolo giorno dopo giorno e' il piu' grande privilegio che mi sia capitato, per ben due volte. So che sono stata immensamente fortunata e che nella mia vita ci sono anche tantissime altre cose a cui voglio dedicarmi e che per il momento ho dovuto accantonare, ma sono consapevole che in questo senso e' un po' l'ultimo giro di giostra, come diceva Terzani, e anche mettere via una tutina fa scendere una piccolissima lacrima.
Questo e' il guaio con le cose che si vogliono cosi' tanto e poi arrivano (e poi se ne vanno).

lunedì 5 ottobre 2015

le macchine di joe

L'altro giorno ho passato tutto il tempo al lavoro con un solo pensiero: tornare da Woody. Non mi era ancora successo cosi' forte da quando ho ripreso, ma quel giorno non lo avrei voluto lasciare per nessun motivo al mondo. Saranno gli ormoni, ma quando l'ho rivisto alla fine della giornata, e' stato come riprendere a respirare dopo otto ore di apnea. Cosi' ho detto a Joe che poteva fare una delle sue cose preferite, che mi chiede in continuazione di fare, giocare ai videogiochi e me ne sono andata un po' di la' a rilassarmi con Woody. Non volevo escluderlo, e' che in questi casi dopo un po' si stufa e comincia a farsi sgridare, pensavo fosse piu' contento con i suoi amati videogiochi. Invece quando sono uscita dalla mia stanza, ho visto che molto stranamente li aveva spenti e si era messo a disegnare. Prima che potessi chiedergli nulla, mi ha spiegato:
- Ho progettato un sistema per salvare Woody quando cade.
- Ah, inquietante interessante. E come funziona?
- Ti faccio vedere.

- Non capisco, me lo spieghi?
- Si. C'e' Woody che cade nell'acqua.
- E come si salva?
- La macchina non funziona adesso. Funziona quando diventa grande.

venerdì 2 ottobre 2015

il vocabolario di Woody

E' vero Woody ha solo quattro mesi, ma ha gia' cominciato a chiacchierarsela, come si dice dalle mie parti. 
La settimana scorsa, Mr. J. gli ha detto hi!, ciao, e lui ha risposto hi! come se fosse la cosa piu' normale del mondo.
Ci siamo guardati in faccia e poi io ho continuato quello che stavo facendo come se non fosse successo nulla, mentre Mr. J. era cosi' emozionato che quasi gli si spezzavano le parole in gola.
Lo ammetto. Con grande malignità, ho considerato di far finta di non aver sentito. E' che...hi....che parola e'? E' un suono, non vuol dir niente, e poi in inglese...e poi soprattutto non a me. Non ero per niente soddisfatta. No, no Woody, cosi' non andiamo d'accordo.
La prima parola di Joe mi diede molte piu' soddisfazioni a suo tempo, ma tant'e'.
Hi! teniamocela. Si dice che la prima parola di Picasso sia stata lapiz, matita in spagnolo, e sappiamo com'e' andata a finire. Nel caso di Joe potrebbero aprirsi prospettive un po' particolari, e' vero, ma hi e' proprio un po' insipida, eh. Staremo a vedere.
Come se non bastasse, il pomeriggio vado a prenderlo all'asilo e racconto l'accaduto alle maestre.
- Sapete, oggi ha detto la sua prima parola...
- Hi, vero? L'ha detto anche a noi prima, un paio di volte...
Come sarebbe a dire l'ha detto anche a voi? Praticamente questo bambino parla con tutti tranne che con la persona con cui passa il 90% del suo tempo.
Dopo un paio di giorni ha compiuto quattro mesi e l'ho portato a fare i suoi vaccini e la sua visita di controllo in cui il medico mi ha detto che devo cominciare a dargli della crema di riso.    
Primo pasto. Mangia tutto e si ciuccia pure le mani.
Allora chiedo in italiano Ehi Woody, ti e' piaciuto? e lui mi risponde Yeah! 
Tutto filmato. Altrimenti io stessa penserei di avere avuto le traveggole.
A quattro mesi, gli faccio una domanda in italiano e mi risponde...non in inglese, ma praticamente in Texano. E poi si parla di bilinguismo. Mi sa che abbiamo fra le mani uno dei piu' giovani bilingui al mondo. E mi sa anche che continueremo a sentirne delle belle qui a casa Johnson. 

mercoledì 30 settembre 2015

joe super cool (2)

Il post di ieri ha suscitato numerose reazioni, cosi' per comodita', ho deciso di rispondervi con un nuovo post.
La domanda piu' frequente e' stata: tu cosa hai risposto?
E' andata cosi'.
Ho spiegato alla maestra che noi non diciamo mai a Joe cosa credere, ma che quando ci fa delle domande su Dio, la morte o qualunque altro argomento, cerchiamo di dirgli sempre la verità o almeno di fornirgli la quantità di informazioni che ci sembra adeguata alla sua eta'.

Devo dire che quello pero', si e' presto trasformato in un momento vagamente sconcertante perche' con piglio scherzoso ho aggiunto che se Joe ci chiede come si e' formato l'universo, gli raccontiamo del Big Bang e tutto il resto...non siamo mica creazionisti noi (ovviamente)! 

E lei non ha riso. Ed e' calato il gelo ed e' finita cosi'. Arrivederci.

E questo ci porta alla seconda questione che e' emersa nei commenti: la maestra e' una deficiente. 

Ecco io oggi, mentre andavo al lavoro (l'unico momento di relativa pace delle mie giornate) ci ho pensato molto a questa cosa. E sapete cosa vi dico? Che no, la maestra purtroppo non e' una deficiente. In un certo senso, sarebbe molto piu' semplice se lo fosse, ma cosi' non e'. Anzi la maestra e' una donna piena di energia, che dopo tanti anni, ama ancora molto il suo lavoro e cerca di rinnovarsi e farlo al meglio. Ci ho parlato abbastanza a lungo prima di decidere di iscrivere Joe nella sua classe e mi piace come la pensa sull'insegnamento. 
D'altra parte, ha delle visioni religiose, che non conosco in modo approfondito, ma che sono lontane anni luce dalle mie. 
Dovrei guardarla dall'alto in basso o considerarla una deficiente per questo? Non credo. Non siamo d'accordo, capita. Non capisco e non ho voglia di capire il suo credo, ma a parte questo mi sembra una gran brava persona. E' sufficiente. Anch'io sono andata all'asilo dalle suore, eppure non ho subito nessun trauma. Penso che i bambini piccoli abbiano bisogno di affetto, di allegria e di qualcuno che gli ricordi il valore dell'amicizia e della riconoscenza. Se tutto questo c'e', su altre cose sono disposta a chiudere un occhio.

E' facile dirsi tolleranti e poi appena si incontra qualcuno che la pensa diversamente assumere un atteggiamento di superiorita' o tagliare il dialogo. Per quanto mi riguarda, che ognuno faccia e creda un po' quello che gli pare, se non danneggia nessuno.

martedì 29 settembre 2015

joe super cool (1)

La settimana scorsa sono stata mandata a chiamare dalla maestra di Joe. Non si preoccupi, eh, ci vediamo domani.
Gia' perche' e' del tutto normale prima o poi essere chiamati dagli insegnanti dei figli. Alle elementari, alle medie, alle superiori, ma - scusate- chi e' che viene fatto chiamare dalle maestre dell'asilo? I genitori di Jack lo Squartatore? 
Quella sera le ho pensate davvero tutte. Che mi facessero chiamare perche' aveva picchiato qualcuno, l'ho subito escluso. Joe avra' tanti difetti, ma non e' mai stato manesco. Che fosse stato picchiato lui, non mi sembrava allo stesso modo possibile: me lo avrebbe raccontato. Allora che cosa mai avra' combinato? mi chiedevo. E non riuscivo a immaginare un motivo tanto grave da richiedere un colloquio privato e urgente.
L'unica cosa che mi veniva in mente e' che mi volesse dire che mio figlio e' un asociale o qualcosa del genere. Dovete sapere che io ero esattamente come lui da piccola. Avevo pochi amici e mi piaceva giocare da sola, a casa e credo mi chiamassero timida o al massimo brava bambina. Qui invece, anche come insegnante, ho visto subito che questo tipo di personalita' non viene apprezzata. E' come se i bambini timidi andassero aggiustati. Mi ricordo che ai miei tempi a scuola c'erano grossomodo tre tipologie di bambini: quelli come me, quelli chiacchieroni e quelli vivaci (che poi sono quelli che in questi anni, in questo paese, vengono considerati iperattivi o ADHD e imbottiti di psicofarmaci). Il bambino vincente per la maestra, e forse anche per la societa', e' il piccolo leader, lo vedi subito, e Joe chiaramente per ora non lo e'.  
Basta. Le cose devono cambiare, mi sono detta. Bisogna fargli fare sport, iscriverlo a qualcosa, farlo uscire da questo fantomatico guscio. 
La mattina dopo mi presento puntuale all'appuntamento. La maestra mi fa tutto un pippone stranissimo, che si rendeva conto di toccare una sfera molto privata, ma che si era consultata con la direttrice e avevano concluso che genitori e insegnanti devono agire insieme per il benessere dei bambini e bla bla bla.
Insomma, per farla breve, e' successo questo. Un bambino ha portato in classe una Bibbia da far vedere ai compagni. Tutti erano estremamente gioiosi e contenti, ma Joe, il mio Joe, quattro anni, si e' alzato in piedi e ha annunciato a gran voce: "Non e' vero che Dio ha creato l'universo, e' stato il Big Bang!".  
La maestra si e' detta mortificata perche' Joe continuava a chiedere perche'non accettava le sue spiegazioni che, ha precisato, non erano idee sue ma della Bibbia stessa. Secondo lei Joe sarebbe un bambino ovviamente tormentato e diviso fra due visioni contrastanti del mondo. Tormentato certo.
Avrei solo voluto vedere la scena, ecco solo questo.



Continua qui.

sabato 26 settembre 2015

quel momento li'

Continuo a pensare a quel passaggio di Turné di Salvatores dove il giovane e tormentato, e fighissimo, Fabrizio Bentivoglio dice a Diego Abatantuono che c'e' bisogno di rallentare, di gustarsi la vita, di coltivare i rapporti che valgono e lui risponde: "Uno passa la vita a farsi dire che prima è troppo giovane, poi dopo diventa troppo vecchio... Ci sarà una fase centrale in cui uno deve correre, no?" 
Ecco, mi sa che per me e' proprio quel momento li'.

venerdì 25 settembre 2015

oggi

Oggi abbiamo fatto un lavoro su La grande onda di Hokusai. Erano bambini di terza elementare e facevo delle domande aperte come sempre, cercando di costringerli a guardare bene e a provare a esprimere delle idee. Siamo arrivati presto alle emozioni ovviamente. Che cosa ti suscita quest'opera?
E una bambina, alza la mano e mi risponde che forse quel pittore ha dipinto quel quadro perche' ha perso il suo papa' su una barca, sotto una grande onda come quella li'.
E lo diceva con il sorriso sulle labbra, con serenita', con calma. Sono stata io che per una frazione di secondo ho quasi ceduto alla commozione.
La scorsa primavera il papa' di quella bambina, poco piu' che trentenne e' morto per una malattia tanto rara quanto orribile. La sua sofferenza, e' durata un paio d'anni e nessuno dei suoi quattro bambini piccolissimi, tutti miei studenti, ha mai espresso in nessun modo quel dolore a scuola, almeno che io sappia.
Le altre maestre mi hanno sempre detto che era perche' si erano "abituati" alla situazione, ma io non ho mai capito, in questa come in varie altre circostanze simili che mi sono capitate a scuola in questi anni qui, come sia possibile per dei bambini andare avanti apparentemente in tutta normalita' quando cose di questo tipo succedono. Potere dell'arte che unisce un vecchio giapponese vissuto tanto tempo fa con una bambina americana che ancora probabilmente non capisce cosa le e' successo, ma in un certo senso lo vede e lo rivede dappertutto.
Poi oggi e' successa un'altra cosa, di tutt'altro tenore, ma sempre legata al concetto delle emozioni inespresse e trattenute.
C'e' questa maestra che arriva sempre in ritardo alle lezioni di arte e tende in qualche modo a sopraffarmi. Ha una mania per la disciplina, che si sa, non e' proprio il mio forte, e mi interrompe spesso per richiamare i ragazzi all'ordine o per fargli vedere correzioni che sta facendo su compiti che non c'entrano nulla con la mia materia.
Entra in classe trafelata spiegandomi il motivo del ritardo e le dico che va bene, ma e' anche la terza settimana di fila e in realta' non va bene. E non va bene nemmeno interrompere il lavoro dei ragazzi, per nessun motivo. Non ero per niente alterata, pero' le ho detto quello che pensavo con l'intenzione di poter lavorare piu' tranquillamente il resto dell'anno scolastico. Cosa avrei dovuto fare altrimenti?
E' successo che si e' offesa a morte e questo ci puo' stare. Ma poi...e' scoppiata a piangere e ha detto che ho, testualmente, ferito i suoi sentimenti. E io ero, non so come dirvi...incredula.
Era una situazione totalmente surreale. Ho avuto una sorta di esperienza ultracorporea, di quelle in cui ti sembra di vederti dal di fuori. Questa donna, molto piu' alta, molto piu' irruente e molto piu' anziana di me, mi si stava sbriciolando davanti, a causa di qualcosa che io le avevo detto. Incredibile. Io. Proprio io che mi sono sentita dire per tutta la vita che sono troppo dolce/ buona/ gentile/ comprensiva/ tollerante, e chi piu' ne ha piu' ne metta.
E mentre tutto questo succedeva, pensavo due cose.
La prima e' che forse queste cose succedono a causa del maledetto atteggiamento passivo aggressivo che va tanto per la maggiore da queste parti e di cui si e' ampiamente disquisito in passato su queste pagine. Mi sembra che a furia di trattenere le emozioni e di farsi perennemente vedere sorridenti e in forma, le persone non siano piu' in grado di esprimere quello che realmente provano e vogliono che l'altro sappia di loro. Se non siamo d'accordo su qualunque cosa, sempre, diventiamo automaticamente nemici. Ma perche'? Non si puo' discutere?
E la seconda e' che sono davvero cambiata. Una volta forse ero io quella a cui veniva da piangere o per lo meno quella che si faceva trascinare dal vortice emotivo della controparte. Ora, invece - non so, credo che sia per via di tutte le cose che mi sono successe negli ultimi mesi- mi sembra che ben poche cose importino. Non ho tempo da perdere in stupidate come queste e, non so se lo sono davvero, ma mi sento piu' forte, molto piu' forte di prima. E rido anche molto di piu' delle cose che mi succedono.
Non proprio tutti tutti i mali vengono per nuocere, forse.
(Pero' al di la' di tutto, che fatica lavorare con le donne. Bisogna ammetterlo e magari darsi anche una calmata.)

mercoledì 23 settembre 2015

odori e ricordi

Succede spessissimo, soprattutto all'inizio dell'anno. Entrano in classe e qualcuno dice "che buon odore che ha la classe di arte, ma che cos'è questo profumo?". E io dovrei dirgli forse che è muffa, umidità, vecchia pittura, sporcizia, ma non lo faccio perché in fondo io lo so benissimo cos'è che sentono. È il profumo di tutte le sensazioni belle che associano a quello che facciamo li dentro. E questa cosa mi riempie di gioia. Pensare che per molti di loro questo sarà sempre un posto magico dell'infanzia e per questo indimenticabile.

domenica 20 settembre 2015

i miei robot invisibili

- Mamma, Woody sta giocando con i miei robot invisibili!
- Quali robot?
- Quelli invisibili!
- Ah...e tu li vedi? 
- Io no perche' sono invisibili, ma Woody si.

Tempo di dire queste parole e Woody si era gia' addormentato, seduta stante. 
Osservo:
- Caspita, si e' proprio stancato a giocare con i robot invisibili...dovrai prestarglieli quando non riesce a dormire. Mah... cosa stai facendo Joe?
- Li metto via.

Ecco Joe e' questo tipo di bambino. Non credo sia eccezionalmente fantasioso come alcuni dicono. Credo solo che per intravedere uno spiraglio del mondo di un bambino, bisogna guardare a lungo e con molta attenzione e io lo faccio e lo faro' sempre perche' e' la cosa piu' interessante e misteriosa che mi sia mai capitata di poter fare nella vita sia come insegnante che come genitore. Spero che questo filo speciale di comprensione e comunicazione fra noi non si spezzi mai, che lui non smetta mai di sentirsi libero di esprimersi e che mi trovi sempre li' ad ascoltarlo. 

venerdì 18 settembre 2015

mai dimenticarsi di ascoltare le conversazioni degli sconosciuti

Ero in fila e due donne sulla sessantina parlavano di qualcuno che aveva avuto dei problemi di salute.
- Come sono andati gli esami del sangue? Fa una.
Una terza donna, al principio della fila -forse le conosceva o aveva solo voglia di attaccare bottone- si gira e chiede con un sorriso:
- Posso sapere se state parlando di una persona a due o quattro zampe?
Allora una delle due donne risponde ridendo:
- E' mio figlio a quattro zampe, ha 14 anni...
Poi spiega, in modo che si sentisse, con gioia direi, che quattordici anni fa suo figlio, quello umano, e' morto in un incidente stradale e quattro mesi dopo questo cane e' apparso sulla porta di casa. E non se ne andava. Un giorno suo marito gli ha preso la testa fra le mani e ha chiesto al cane sei lui?
Alla fine hanno cominciato a pensare che fosse li' per loro, per aiutarli credo e lo hanno tenuto.
- Quindi non scherzavo, lui e' davvero mio figlio a quattro zampe.

lunedì 14 settembre 2015

ma d'estate babbo natale cosa fa?

Questo fine settimana siamo stati in un parco naturale qui in Texas, in cui sono visibili delle impronte di dinosauro. Si trovano sul fondo di un piccolo fiume. L'acqua e' bassa, pulitissima. Joe si e' divertito come un matto e anche Woody ha tenuto botta molto bene schiacciando pisolini meravigliosi all'ombra dei grandi alberi, nella brezza di fine estate.
Appena fuori dal parco c'e' il Museo della Prova della Creazione, giusto per non dimenticare che siamo pur sempre nella Bible Belt. Mi ha fatto molto ridere questa cosa e avrei voluto andare a darci un'occhiata, ma la mia proposta fortunatamente non e' stata presa sul serio.
La sera siamo andati nel centro del paesino a cercare qualcosa da mangiare e siamo capitati in un ristorante molto bello, ricavato da una vecchia casa vittoriana.
Abbiamo chiacchierato amabilmente con la proprietaria, una spumeggiante giovane donna di Fort Worth, che ci ha raccontato, fra le altre cose, che il marito, lo chef, sta cercando di convincerla a trasferirsi al piano di sopra, ma lei non ne vuole sentire parlare perche' e' convinta che nella casa ci sia un fantasma. Nel prato, sotto un albero, abbiamo notato una vecchia sedia a dondolo vuota che ha fatto piuttosto presa sulla mia immaginazione e anche su quella di Joe.
Si stava proprio bene li', nel patio, clima perfetto, lucine, musica jazz in sottofondo. Era quasi ora di chiusura ed eravamo da soli a goderci la serata finche' un altro gruppo di clienti e' uscito dalla sala interna del ristorante. Fra loro...Babbo Natale.
Si e' seduto al tavolo accanto al nostro e ha sfilato qualcosa dalle scarpe. Al posto dei lacci, aveva dei palloncini sgonfi. Con destrezza ne ha gonfiato subito uno e lo ha piegato in modo da farlo diventare una sorta di animaletto, suppongo. Joe era completamente rapito quando lo ha ricevuto in dono.
Ma allora ecco cosa fa Babbo Natale d'estate! Va a trovare i dinosauri!
E' stato un bel fine settimana, ma quello che mi porto davvero a casa e' il ricordo di quel vecchio Babbo Natale. Ha fatto un piccolissimo gesto che non era in realta' piccolo per niente. Ha portato un po' di magia e incanto nella vita di un bambino di quattro anni, ha creato un minuscolo momento unico, una piccolissima storia. A volte ce ne dimentichiamo, ma ci vuole cosi' poco per riempire giornate qualunque di significato per noi e per gli altri. Una persona che fa un gesto cosi', ti insegna a guardare quelli che incontri, anche solo per un attimo e a dargli valore e attenzione.

giovedì 13 agosto 2015

cose che succedono quando si allatta in pubblico e si parlano due lingue

Racconto a Mr. J. che ieri al parco, per la prima volta, ho allattato in pubblico senza coprirmi: c'erano tipo 40 gradi e non ci ho pensato un secondo. Si sentono tante storie qui nel cuore della famigerata Bible Belt e non si sa mai come la gente possa reagire, ma e' successa una cosa molto buffa invece. Appena ho iniziato, si e' seduta accanto a me un'altra mamma e ha fatto esattamente lo stesso. Ci siamo guardate e siamo scoppiate a ridere. Abbiamo cominciato a chiacchierare allegramente e, dicevo a Mr. J., che lei mi ha raccontato di essere stata ripresa in un supermercato mentre allattava una volta.

- Cosa?

- Si', e' stata ripresa in un supermercato mentre allattava. Ti rendi conto che gente?

Io andavo avanti con il mio racconto e lui sembrava scandalizzato o scioccato o qualcosa del genere. Lui aveva capito che fosse stata 'ripresa' con una telecamera. Proprio cosi'.

Ah, le gioie dell'amore bilingue, pero' si ride molto.