lunedì 2 novembre 2009

cosa vi piacerebbe fare?

Comincio la settimana rispondendo a Miko, che propone a chiunque abbia voglia di pensarci, tre piccole domande. Vuole sapere che cosa ci piacerebbe fare, in particolare:

  • Qualcosa che avete sempre desiderato imparare, ma che pensate sia completamente fuori portata, un sogno irraggiungibile.
  • Qualcosa che siete convinti di poter imparare senza impedimenti insormontabili, ma che avete sempre rimandato per un motivo o per l'altro.
  • Qualcosa che vi affascina e vi spaventa, che probabilmente non farete mai.

A me piacerebbe sapere suonare il pianoforte, per esempio, ma credo di essere davvero in ritardo, e anche di avere le mani troppo piccole. E poi mi piacerebbe imparare a ballare il tango, per seguire la mia amica Elisen nelle sue milonghe, ma sono completamente negata e allora mi accontento di guardare ammirata.

Vorrei tanto riprendere il francese e credo che lo faro’ presto. Non mi va proprio giu’ il fatto di averlo studiato per tanti anni e non saperlo parlare.

Una cosa che mi affascina e che mi spaventa…ce ne sono tantissime. Una potrebbe essere il paracadutismo. Mi piace molto il fatto che a un certo punto devi prendere la situazione in mano e buttarti, ma mi terrorizza l’idea dell’aereo che decolla e dell’attesa e della tensione che sale. Dubito che trovero’ mai il coraggio. Mi piacerebbe anche fare un corso di teatro, ma non lo faro’ mai. E poi mi piacerebbe saper fare quei giochi di equilibrismo con il fuoco, ma non faro’ mai nemmeno questo perche’ ho troppa paura del fuoco.

E voi?

sabato 31 ottobre 2009

all'aeroporto la mattina di halloween

Stamattina sono andata ad accompagnare una persona che odia volare a prendere un aereo per il Giappone, sedici ore di volo. Non so a lei, ma a me gli assistenti di volo travestiti per Halloween, non hanno fatto una grande impressione....

venerdì 30 ottobre 2009

domani e' halloween

P1170752 Ieri al supermercato, tutti i cassieri erano travestiti. All'inizio non ho capito. Ho visto questo tipo enorme vestito da pagliaccio e ho cambiato fila. Avevo paura che mi facesse qualche brutto scherzo, non mi piacciono i pagliacci. E cosi' ho finito per essere stata servita da una sorta di casalinga degli anni cinquanta tutta vestita di rosa.
Arrivata oramai al mio terzo Halloween americano, devo dire che le mie sensazioni a riguardo sono piuttosto cambiate. Mi piace, mi piaciucchia, si' insomma, e' una festa simpatica. Mi diverto un sacco a scavare le zucche che puzzano di vomito e vado perfino matta per le tortine di cioccolato e burro di noccioline che fino all'anno scorso mi facevano schifo, I'm getting there. Pero' mi riesce ancor molto difficile non pensare di averlo barattato per il nostro carnevale. Non che la cosa mi crei grandi scompensi, non era una ricorrenza che amavo particolarmente e in fondo sono piuttosto simili, no? Insomma, il punto e’ che devo trovare un costume per domani sera. Tutti gli anni, negli ultimi credo dieci anni, a carnevale in Italia, mi sono vestita da strega. Cioe' mi vestivo di nero normalmente e mi mettevo un cappello a punta, grande sforzo. Eravamo in tre streghe, una bionda, una castana e una rossa, bei ricordi. Qui invece, ho dato un'occhiata ai costumi ed e' un po' diverso: la donna americana a Halloween fa la sexy. E' stranissimo. Ci sono solo costumi sexy, e siccome sono un tipo noioso, forse non mi resta che cercarmi un bel cappello.

giovedì 29 ottobre 2009

la lezione su kandinsky. o kandinskij

Gia’ perche’, oltre alle mille difficolta’ della lingua, ho scoperto che certi nomi propri stranieri si scrivono in modo completamente diverso in italiano e in inglese. Cosi’ magari io li scrivo alla lavagna come li ho sempre scritti e faccio la figura dell’ignorante, ammesso che qualcuno li conosca. Uffa.

Per di piu’ in questi giorni e’ anche venuto fuori che non sono capace di pronunciare le parole con l’h in mezzo. Adhesive, enhance, asshole. Non riesco, impossibile. Che vitaccia.

E, dulcis in fundo, il piccolo Warhol ha colpito ancora…

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mercoledì 28 ottobre 2009

e pensare che eri pecora

Classe di conversazione. Ascoltiamo una canzone che racconta una storia e mi dite che cosa avete piu’ o meno capito di questa storia.
- Allora?
- Cosa c’entra la pecora?
- La pecora, dice chiaramente eri pecora
- Eri piccola!
- No, no eri pecora, si sente benissimo.
- Eri piccola!
- Pecora. Mandala un po’ indietro…lo senti…come non lo senti?
Dieci minuti. A un certo punto, sono cominciati a venirmi quasi i dubbi.
Una di quelle conversazioni che non riesci mai a convincerti fino in fondo che siano successe davvero.

martedì 27 ottobre 2009

contro l’ottimismo americano acritico

Uno degli aspetti che mi hanno piu’ scioccato e allo stesso tempo affascinato della cultura americana, non quella letteraria o cinematografica, ma quella della gente comune che ho imparato a conoscere vivendo qui, e’ l’ottimismo. L’ottimismo americano e’ qualcosa che senti immediatamente e che ti contagia anche. Io per esempio, caso disperato, dal pessimismo cosmico leopardiano in tre anni sono passata a un cauto realismo e sono piu’ tranquilla devo ammettere. Qui trovate qualcosa in proposito se siete nuovi di questa pagina. A me personalmente ha fatto un gran bene, credo.  Pero’ c’e’ stato un momento della mia vita in cui non ne potevo davvero piu’. Mi era successa una cosa tremenda seguita a ruota da una serie di cose tremende, un periodaccio insomma, e ho sentito di non poter provare quello che provavo perche’ sovrastata da questo ottimismo cieco. Era tutto un susseguirsi di frasi fatte. Che devi controllare le tue emozioni, che se soffri finisci per ammalarti di piu’, che se hai i limoni bisogna che ti fai una limonata, che alla fin fine pero’ queste cose fortificano e altre amenita’ simili che per carita’, hanno il loro perche’, ma possono finire per schiacciarti. Se tu sei malato per dire, di solito non sei felice, e’ piuttosto comprensibile, ma se ti dicono che se non cerchi di essere piu’ contento ti ammali di piu’ tu non e’ che ti senti piu’ contento, ti senti in colpa. Idem se hai perso il lavoro, se stai divorziando, se sei inseguito dai creditori e via dicendo. Con il passare del tempo ti entra in testa l’idea che in qualche modo sei tu che ti provochi quello che ti fa stare male perche’ non hai la giusta “attitude” e…non e’ vero! Grazie al cielo c’e’ qualcuno che lo ha detto finalmente, e’  Barbara Ehrenreich che ci ha pure scritto un libro. Un libro che non ho intenzione di leggere perche’ dopo tutto non vorrei tornare con un passo falso, al vecchio pessimismo cosmico, per il quale ahime’ sento sempre una fatale attrazione, ma che mi fa piacere sia stato scritto. In mezzo alle decine di vuoti ciao come stai? sweetheart e sweetie che ti vengono indirizzati da qualunque sconosciuto durante la giornata e che ho presto imparato ad apprezzare, ho trovato le parole della Ehrenreich liberatorie, mi sembra giusto sia stato raccontato anche questo risvolto della faccenda e credo che aiutera’ un sacco di gente. Non credo esista una societa’ piu’ buonista e allo stesso tempo spietata sotto certi aspetti di quella americana.

(Chissa’ perche’ mi viene in mente questa canzoncina…)

lunedì 26 ottobre 2009

il secondo atto ufficiale

Il secondo atto ufficiale dei nuovi vicini -dopo la famosa crocifissione della porta- e’ stato l’istallazione in giardino di questa pregevole statua d’argento (o carta alluminio) raffigurante un elefante senza una zampa. Sempre piu’ intrigante.

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domenica 25 ottobre 2009

due anni

Dopo aver immaginato di correre da una parte all'altra della citta' come una pallina da flipper impazzita, riesci finalmente a visualizzare una bella passeggiata, un cappuccino caldo, un viaggio a bordo di uno di quei treni regionali lentissimi, cose cosi'. Come se improvvisamente avessi da perdere tutto il tempo del mondo e sai benissimo che non e' vero, ma non importa. Cio' che conta e' che mentre pensi a queste cose sei felice. Devi solo stare attento a non chiederti il perche' sei felice, a non chiederti che cosa rende tanto speciale questo viaggio. Cancella completamente la storia dei due anni, ti dici, ma e' impossibile. Due anni senza tornare in Italia, viene anche difficile dire casa oramai.
Tutto quello che hai perso delle loro vite e tutto quello che loro hanno perso della tua.
Tutte le cose che tu e solo tu troverai cambiate.
Hai avuto tanto, e' vero, ma tanto altro ti spettava e ti fa rabbia. Hai fatto una scelta, una scelta meditata e consapevole che non rinnegherai mai, ma a volte ti ritrovi a vivere circostanze come questa, due anni senza vedere tua sorella, situazioni che mai ti saresti sognato e che mai avresti voluto per te e non ti sembra giusto e cerchi solo di fare del tuo meglio.
Senza nemmeno essere sempre cosi' convinto.

venerdì 23 ottobre 2009

it never hurts to ask – ce lo vogliamo ficcare in testa?

Ieri sera decido finalmente di comprare i biglietti per tornare in Italia a Natale. Per una serie di motivi, vengono fuori meno di due settimane. Considerando che (per un’altra serie allucinante di disastri che mi sono capitati) e’ da due anni che non torno, ho avuto un attimo di panico. Mi sono passate davanti tutte le cose che voglio fare e le persone che voglio vedere e mi e’ sembrata una corsa contro il tempo piu’ che un viaggio. E cosi’ ho ceduto. Non avrei mai voluto chiedere piu’ giorni a scuola oltre alle canoniche due settimane di chiusura, pero’ giustamente c’e’ chi mi ha detto: cosa vuoi che succeda, fai un tentativo. Ovvero -e vediamo di non dimenticarcelo piu’ stavolta- it never hurts to try.

Ma non poteva essere cosi’ semplice. Ci ho pensato tutta la notte e mi sono quasi fatta venire un’ulcera. Mi sono anche preparata il discorsetto, errore gravissimo. Stamattina ho deciso che non era il caso. Poi ho deciso che invece era il caso. Poi ho preso in mano il telefono. Poi l’ho richiuso. Poi ho cercato il numero, ho cominciato a giocare con i tasti su e giu’ della rubrica e accidentalemente mi e’ partita la chiamata. Per un attimo ho anche pensato di buttare giu’. Invece, ho risposto, ho parlato un minuto e la voce dall’altra parte ha detto certo capisco benissimo, va bene, divertiti

- Are you sure?

E’ stata la cosa piu’ intelligente che mi e’ venuta da dire. Comunque si’, avevo sopravvalutato il valore dellinsegnamento dell’arte alla scuola elementare e invece a quanto pare ce la faranno anche senza di me per una settimana mentre io saro’ a casa, l’altra.

:)

giovedì 22 ottobre 2009

le facce marroni

Oggi ho fatto un lavoro sul ritratto cubista. I ragazzini dovevano sedersi uno di fronte all'altro e ritrarsi a vicenda. Gli ho spiegato che non dovevano assolutamente cercare di essere realistici sia nel disegno che nel colore. L'ho specificato bene, piu' di una volta, e gli ho spiegato esattamente come mi aspettavo che ragionassero. Piu' punti di vista contemporaneamente e tanto colore.
Ecco, in quella classe ci sono tre bambini di colore e due dei loro ritratti, fatti dai loro compagni bianchi, avevano la faccia completamente marrone. Io non ho aperto un dibattito sulla cosa perche' mi sembra un argomento troppo delicato e non ho nemmeno la preparazione adatta per gestirlo, pero' mi chiedo come si siano sentiti i due bambini afroamericani, se hanno realizzato che i loro ritratti erano gli unici marroni, mentre tutti gli altri erano pieni di colori e linee. Erano compleatamente liberi di fare quello che volevano, di usare qualunque colore, di divertirsi anche, eppure questi due ragazzini hanno scelto di usare il marrone, due bei faccioni marroni. E quei disegni non avevano nulla di realistico, solo il colore della pelle. Come se, messi di fronte a un'altra persona, che peraltro e' loro amica e che conoscono benissimo loro, in buona fede ovviamente, vedessero davvero solo quello, la pelle marrone.

mercoledì 21 ottobre 2009

martedì 20 ottobre 2009

su marley and me (contiene spoiler)

- Toh guarda, danno Marley and me. Di lunedi sera, un bel film leggero con quel burlone di Owen Wilson ci sta dai…

E cosi’ ho perso il mio diritto di scelta dei film, per sempre.

Si e’ pianto, e dico, non solo io, per due ore abbondanti. Non finiva piu’. Piu’ soffrivi e piu’ non finiva e piu’ piangevi e piu’ ti si spezzava il cuore. Uno stillicidio. Ma cosa volevano ottenere gli sceneggiatori, farci sbattere la testa contro il muro per finire quello strazio?! C’e’ mancato poco. Se ci penso piango ancora. E il bello e’ che in fondo non e’ nemmeno un film cosi’ triste, e’ semplicemente strappalacrime. Su youtube ho trovato un sacco di video di gente che guardandolo piange e piange e piange. Non si puo’ non piangere, impossibile. Non ho pianto cosi’ tanto nemmeno quando c’ero io in quella situazione identica che si vede nel film con il mio cane. Un consiglio: evitate Marley o munitevi di abbondanti scorte di fazzoletti, ne avrete bisogno.

Spero solo sia stato almeno un po’ catartico.

ancora su film, netflix e blockbuster che chiudono

Non so cosa stia succedendo in Italia, ma qui i Blockbuster stanno chiudendo uno dopo l’altro. Ora tutti usano Netflix, e anch’io veramente. Netflix funziona cosi’ (e anche Blockbuster ha un servizio simile): ci sono diversi tipi di abbonamenti, ma sostanzialmente l’idea e’ che tu paghi una cifra piuttosto bassa, anche sui sei dollari al mese, prepari sul loro sito una lista dei film che vuoi vedere e questi film ti vengono mandati a casa automaticamente. Ne guardi uno, lo rimetti nella cassetta della posta, il postino lo porta via e dopo tre giorni te ne arriva un altro. Puoi decidere se ricevere uno o piu’ film contemporaneamente oppure puoi comprare una sorta di decoder con cui guardare tutti i film che vuoi senza aspettare i dvd. Le nuove tv danno anche la possibilita’ di collegarsi direttamente al sito e guardare in televisione i film disponibili in instant view sul sito senza pagare nessun extra. Sento gia’ di amici che pero’ a Netflix preferiscono il cavo: pagare cioe’ piu’ o meno la stessa cifra per avere dei canali via cavo che trasmettono film a ciclo continuo che puoi registrare con il dvr. A me Netflix tutto sommato piace di piu’ perche’ ti consente di scegliere cosa guardare da un catalogo piuttosto ampio senza aspettare che il film che ti interessa venga trasmesso. Inizialmente mi piaceva soprattutto perche’ ha in catalogo molti piu’ film stranieri rispetto a quelli che trovavo da Blockbuster. La cosa che mi sembra interessante per quanto riguarda i film italiani e’ che ne vengono proposte soprattutto tre categorie:

- I film del terrore, specialmente quelli di Dario Argento

- I classici, specialmente Fellini e Pasolini (qualcosa di Antonioni e poco altro)

- E soprattutto: le commedie sexy anni Settanta, a decine.

Questa cosa mi da’ un fastidio…Ma e’ cosi’ che ci vedono? Giusto un tantino banale. Evidentemente queste sono le cose che piacciono di piu’ all’estero, pero’ che tristezza ci sono talmente tanti registi in gamba. Di Moretti per esempio c’e’ solo Caro Diario e dire che ha vinto un sacco di premi.

Questo e’ un buon esempio di tutte quelle piccolissime cose che alla lunga diventano importanti per un emigrante. Determinati film si possono trovare ad esempio su Amazon, ma oltre a costare piu’ del doppio e raramente a essere nuovi sono spesso importati quindi nel formato che sui lettori americani non funziona e che puoi guardare solo sul computer. Se c’e’ qualcuno che vive qui da piu’ tempo e ha trovato una soluzione, mi faccia sapere per favore.

Evabe’, almeno adesso conosco la mitica scena di Fantozzi e la corazzata Potemkin che mi ero inspiegabilmente persa, grazie! :)

lunedì 19 ottobre 2009

cine what?

Una cosa che facevo in Italia e che mi manca molto e’ andare ai cineforum. Qui non mi sono mai informata bene, ma non credo se ne facciano molti. Rassegne e maratone qualcuna si’, ma non ho mai sentito di cineforum veri e propri. Pare addirittura che non esista una parola che traduce esattamente “cineforum”. Cosi’ ho deciso che a questo punto devo prendere in mano la situazione e organizzare qualcosa io. Con Mr. Johnson non se ne parla. Quando decidiamo di andare al cinema discutiamo per ore, dal momento di scegliere il film alla fine del film e anche dopo, anzi in genere piu’ il film e’ bello e piu’ ci azzuffiamo. Forse pero’ finalmente  ho trovato qualcun’altro che mi segue in questa cosa. Vorrei vedere dei classici, anche pesanti, quei film che non guardo mai da sola, ma che so che mi interesserebbero. Ai tempi dell’universita’ riuscivo a passare intere nottate a guardarmi tutto Welles o perfino, che ne so, Eisenstein (anche perche’ la biblioteca quello passava), ora invece per pigrizia opto spesso per cose piu’ semplici, ma sono stufa di vedere film che comincio a dimenticare prima ancora che finiscano. No basta, qui e’ proprio arrivato il momento di escogitare qualcosa, non voglio perdere tutte le mie vecchie abitudini. Nel frattempo, questo fine settimana sono andata a vedere l’ultimo film di Spike Jonze all’Imax e non e’ andata molto bene: non mi e’ piaciuto ne’ l’Imax ne’ il film, pero’ sono contenta di aver fatto questa esperienza, ero curiosa di entrambe le cose.