giovedì 26 luglio 2012

psicologia linguistica

Chiaccheravo con Cassandra per telefono del piu’ e del meno. Tutto tranquillo finche’ con lo stesso tono casuale, se ne esce con questa frase:

- …e poi sto soffrendo di una terribile depressione.

Avete presente quando capite le parole, ma vi fate ripetere la frase lo stesso? Mi sembrava impossibile che dicesse una cosa cosi’ intima e delicata in quel modo, poi proprio a me, insomma non c’e’ tutta questa confidenza, e invece, era proprio quello che voleva dirmi.

- Sto li’, guardo il soffitto, fuori fa caldo, mi sono resa conto che evidentemente sono molto depressa.

E poi ha ricominciato a parlare delle sciocchezze di tutti i giorni. Mi viene in mente un’osservazione che ha fatto un amico psicologo in Italia. Mi diceva che secondo lui, gli americani hanno molta piu’ familiarita’ con Ia terminologia psichiatrica rispetto a noi e mi ha fatto venire in mente un sacco di episodi capitati in questi anni.

Proprio qualche mese fa, ad esempio, una mia collega dovette correre a casa dal marito ‘malato’. Quando chiesi come stesse, mi dissero in tutta scioltezza che aveva avuto un crollo nervoso, cioe’ che quel giorno aveva cominciato a dare di matto, ma ora stava bene.

Un’altra volta, chiesi a un amico come stesse la moglie e mi disse che era un po’ depressa. Quando chiesi se fosse successo qualcosa mi rispose che it’s ok, she’s always depressed, it’s just part of who she is. Ovviamente lei non me ne aveva mai accennato.

Ci sono tante parole mediche che fanno parte del vocabolario quotidiano.

Passive aggressive, anal (vecchi traumi…), post traumatic stress disorder, bipolar, ADHD solo per nominare i primi che mi vengono in mente. Sembra che tutti conoscano una serie di psicofarmaci alla perfezione e non solo questo, anche gli effetti psicologici di farmaci comunissimi. A quanto pare c’e’ un sacco di gente che si fa di sciroppo alla ciliegia per dormire. Mi chiedo se questa sia una differenza culturale o se semplicemente qui ci sia meno imbarazzo a parlare di queste cose. In Italia, per tanti e’ un tabu’ ammettere di essere stati in terapia da uno psicologo o e’ maleducato suggerire a qualcuno di vederne uno. Voi cosa ne pensate? Il risvolto linguistico e’ comunque interessante.

6 commenti:

ero Lucy ha detto...

E infatti mi sono trasferita.
Comunque c'e' una pubblicita' di un antidepressivo che e' bellissima, rende perfettamente l'idea di come un depresso si senta, che non riesce a condividere nessuna emozione. Da noi e' argomento tabu'.

70millimetri ha detto...

Dubbio: ma le affermazioni che ti hanno detto,pensi siano effettivamente legate a un problema o è un "modo di dire" per un malessere generico? Voglio dire le differenze linguistiche spesso causano strane interpretazioni tipo qui: http://italiadallestero.info/archives/13289
Purtroppo in Italia non credo sia solo tabù ma anche ignoranza.

Sabina ha detto...

A volte penso che in Italia delle cose di cui si ha un po' paura, non si parla... mentre qui in America mi pare che ne parlino, quasi come se volessero "distruggere il mito". Forse nella loro indole positiva sono portati a vincerle certe sfide, anche con le malattie.
Due anni fa per esempio una signora americana mi disse: "I won the cancer". E ne era orgogliosa, si vedeva. Da noi penso si direbbe: "Sono sopravvissuto al cancro".
Mi pare che lo spirito sia molto diverso... non trovate?

alinipe ha detto...

Da me spesso utilizzano termini tecnici come "slang" (Come rifletteva 70mm :):
"She is very anal"= e' molto precisina e spaccamarroni.
Oppure "Stop being passive aggressive"= Piantala di fare la falsa&stronza, lo so che hai qualcosa che ti rode.

Ancora mi sorprende come da un lato abbiano 1000 tabu' nei confronti delle emozioni (mai che ti raccontano qualcosa di personale, intimo, vero), e dall'altro non abbiano alcun problema a raccontarti che vanno dallo psicologo.
Forse perche' per loro e' un dottore come un altro,
ed AMANO i dottori, le diagnosi e le pastiglie?
(il livello di medicalizzazione e impasticcamento continua a farmi assai pauraa!).

Alice impazzatrice

Marica ha detto...

mi ricordo quando eravamo al corso per l'adozione e ci spiegavano un po' di cose, ad un certo punto fanno "perche' in fondo tutti noi ad un certo punto della nostra vita abbiamo preso dei psicofarmaci per la depressione..."
come fosse verita' ovvia...

eh? :-/

Anonimo ha detto...

Mi fa piacere tu abbia scritto in merito la nostra discussione :-)

il tuo amico psicologo di Milano