mercoledì 10 agosto 2016

a casa di la'?

L'altro giorno conosco una signora molto simpatica. Mi dice il suo nome. 
Capisco chiaramente Sheila, non è un nome strano, ma lei mi blocca con lieve indignazione.


- No, è francese.


Silvie, Valerie, Julie...no. 


- Si scrive Chezla. 


Traduco mentalmente...A casa di là? 

Non dico nulla.

Tu ti puoi davvero chiamate come ti pare da queste parti. 

Viva la libertà.

martedì 9 agosto 2016

trump?

Quando è iniziata questa storia di Trump, devo ammettere di aver avuto un momento di sottile e inconfessabile godimento. Non so voi, ma io come italiana, e soprattutto come italiana all'estero, vittima di burle politiche per vent'anni, mi sono sentita in un certo senso vendicata da Trump. Vi piaceva prenderci in giro per Berlusconi, eh? Mo' vi beccate Trump. Ben vi sta. Poi la cosa è andata avanti e ha fatto sempre meno ridere. Il signor Trump, contro ogni pronostico, è arrivato a essere addirittura il candidato repubblicano e ogni giorno estrae dal cilindro una fesseria nuova. Ogni giorno insulta qualcuno, i messicani, le donne, i neri...perfino i genitori di un soldato morto in Iraq adesso, nessuno ha mai osato tanto. Oltretutto fa mostra di un'ignoranza spaventosa. Il giorno dopo la Brexit si congratulò con gli scozzesi per "essersi ripresi il proprio paese" mentre la Scozia aveva votato per rimanere. Che tu a un certo punto legittimamente cominci a metterla anche un po' in discussione questa tanto rinomata democrazia americana. In fondo negli Stati Uniti come ovunque, un medico deve avere delle qualifiche, un pilota pure, mica gli danno in mano un aereo perché le sa sparare grosse. Tutti devono essere qualificati per fare il proprio lavoro: gli insegnanti, gli idraulici, i postini... perche' allora al presidente e' concessa tale ignoranza e approssimazione? 
Se non rischiasse di vincere, sarebbe bello semplicemente sedersi e guardare cosa succede dopo.


p.s. Per vari motivi, ultimamente mi trovate piu' spesso qui. Inoltre ho cominciato a collaborare con il portale Esteticamente, la mia rubrica si chiama Quaderni d'Oltreoceano.
Un abbraccio a chi ancora passa di qui! Nonsi

lunedì 1 agosto 2016

joe e' cosi'

Nel parco giochi vicino a casa, c'e' una sorta di parete rocciosa su cui i bambini un po' piu' grandi dovrebbero imparare ad arrampicarsi. Joe, l'ha sempre ignorata, ma ieri quando siamo arrivati e ha visto che quasi tutti gli altri bambini erano la' sopra, ha deciso che era il caso che imparasse anche lui. Non ci avrei scommesso, Joe e' un gran fifone, e invece e' riuscito a salire al primo colpo. Scendere e' stata ben piu' dura a dire il vero, ma con un po' di aiuto e' anche sceso, ha preso la sua bottiglia d'acqua ghiacciata che qui fa un caldo insensato ed e' ritornato su. Tutti gli altri bambini si agitavano, com'e' giusto che sia, e lui invece voleva solo sedersi sulla punta della roccia con la sua acqua e guardare il tramonto. 
- Joe guarda che il sole e' andato giu', devi andare a dormire.
- No ma guarda io vedo ancora un po' di rosso. Daiii...
Joe e' Joe, non segue mai la corrente nel bene e nel male. Da un lato gli auguro di non cambiare. 
E chissa' che pensieri faceva guardando quel bel tramonto texano.

lunedì 25 luglio 2016

nomi italiani o stranieri?

Quindi ci sei tu, che vivi negli States da dieci anni, che hai un marito americano e che hai dato a tuo figlio un nome italiano, italianissimo, che vai al parco giochi in Italia e chiamandolo ti senti piu' stravagante che in Texas in mezzo ai vari Thomas, Kevin, Nathan, Michael, Jessica, Sharon, ecc. Hai scelto un nome che ti e' sempre piaciuto fin da bambina quando sei rimasta folgorata da un certo personaggio letterario perche' volevi un nome che avesse davvero un significato speciale e poi anche che fosse pronunciabile dai tuoi parenti italiani che non sanno l'inglese. 
Un nome classico, forse un po' desueto in questi anni, ma semplicissimo. La prima volta che hai sentito tua nonna pronunciarlo male non hai creduto alle tue orecchie. Qualcuno l'ha anche corretta, ma lei e' andata avanti cosi' con quel nome inventato, ma in fondo plausibile, che oramai aveva in testa. 
E allora pensi che di sicuro se lo avessi chiamato Kevin non si sbaglierebbe. Di sicuro quel nome cosi' normale le sembra troppo ovvio per la nipote americana. 
Buffa la vita a volte, non va mai, ma proprio mai come ti aspetti.

sabato 23 luglio 2016

come ti saltano i piani

E così siamo tornati in Texas. Il viaggio non è certo stato idilliaco come quello dell'andata fra ritardi e tempeste, ma siamo arrivati sani e salvi e abbiamo anche incontrato un paio di persone di quelle che ti fanno recuperare un po' di fiducia nell'umanità, non possiamo certo lamentarci. L'unico problema è che avevo deciso di essere giustamente triste e malinconica per qualche giorno almeno, ma Mr J mi ha messo i bastoni fra le ruote. Ha avuto un'idea geniale, mi ha fatto trovate tutto perfetto. La macchina, perfetta, svuotata di tutte le mie cianfrusaglie e pulita come non mai. Ha perfino aggiustato la guarnizione del cofano che con questo caldo folle si era sciolta e macchiava le mani dall'anno scorso. La casa, semplicemente incredibile. Ha chiamato non una persona a pulirla, quello lo sanno far tutti, ma un'intera impresa di pulizie che l'ha praticamente smontata pezzo per pezzo. Dopo un'ora di Woody e Joe, era già sottosopra, ma noi lo sappiamo fino a che livello è pulita e questo è meraviglioso con un piccoletto di un anno e due cani in giro. Queste persone, o angeli del focolare, hanno spostato letti e divani, smontato mobili e lampadari. Hanno non solo pulito il frigo sopra, sotto e su ogni lato, ma anche buttato via arbitrariamente qualunque cibo non gli sembrasse freschissimo. I letti, le veneziane, le piastrelle del bagno, tutto. Hanno fatto un lavoro che io non avrei mai e poi mai potuto o saputo fare. Per esempio il forno, non si sono limitati a pulirlo, ma lo hanno staccato dal muro. Hanno disinfettato perfino i muri. Sono rimasta a bocca aperta. Per di più Mr J è tornato un po' prima dal lavoro e ci ha preparato la sua specialità per cena riuscendo nell'impresa impossibile di tenerci svegli un paio d'ore in più nonostante il fuso orario. Tutto questo non è stato concepito come un regalo per me, ma è esattamente quello di cui avevo bisogno per ricominciare con un po' più di energia. Si fanno tanti bei discorsi sull'amore, ma la vita di tutti i giorni è fatta di tutte quelle cose pratiche e banalissime che messe insieme ti appesantiscono o ti alleggeriscono. Io stessa non avrei saputo capire meglio quello che mi serviva.
Fare andare avanti un matrimonio o una qualsiasi relazione per tanti anni non è una passeggiata, ma per fortuna Mr J ha questa qualità: di tanto in tanto, mi stupisce, di più, mi lascia a bocca aperta. Anche in negativo eventualmente, ma più che altro ha questa cosa magica di tirare fuori delle risorse che, pur conoscendolo da una vita, non immaginerei mai che aveva. Mi lascia senza parole e io questa cosa qui l'adoro. Come faccio a essere triste adesso? Vado in Italia per un mese e mi sento aiutata in tutto e per tutto e avvolta da un affetto pazzesco ogni giorno, torno qui e trovo questo... L'unica cosa che posso pensare (alle 4 del mattino mentre non riesco più a dormire) è... Grazie.

giovedì 30 giugno 2016

il profumo di casa


Da quando sono arrivata mi riempio i polmoni del meraviglioso profumo di casa. 
Il famoso profumo di casa. 
Che nessuno tranne me sente, a quanto pare.
Mi siedo qui fuori e mi è difficile anche solo ricordare il senso di oppressione che sentivo allora. Tutto quello che volevo era andare via. Forse è cosi che funziona. Forse tutti quelli che vanno via sentono un qualche disagio, che è poi la vera spinta a prendere certe decisioni. Andare via è esaltante e anche il profumo di casa quando torni lo è, solo che ogni giorno che passa lo senti meno.

lunedì 27 giugno 2016

reverse culture shock, le prime 10 cose

Queste sono le prime 10 cose che mi hanno colpito dopo due anni lontana dall'Italia. In ordine un po' sparso:
1. Le medicine italiane sono meno semplici da usare. Su quelle americane è scritto chiaramente sia sul flacone che sulla scatola   a cosa servono e come prenderle. Se sono state prescritte dal medico riportano anche il nome della persona che deve prenderle e i modi di somministrazione. Su quelle italiane, niente. Bisogna leggersi il bugiardino scritto in piccolo. E sui farmaci omeopatici non c'è nemmeno scritto a cosa servono o come prenderli. Forse perché non sono considerati propriamente farmaci? E allora perché li vendono in farmacia?
2. Il barista saluta un cliente per nome e sorridendo chiede: "ll solito?". Bello.
3. I manifesti delle onoranze funebri.
4. Il suono delle campane.
5. Le strade strettissime e gli automobilisti inviperiti.
6. Le canzoni italiane alla radio.
7. Incomprensibile istante di commozione di fronte a oggetti come il dentifricio Mentadent, il bagnoschiuma Felce Azzurra o il cartellone dei gelati Sammontana: insomma qualunque cosa risulti introvabile in Texas. Perfino le pubblicità in televisione.
8. Nel parchetto davanti a casa dei miei hanno finalmente costruito un'area cani, ma alcuni continuano a portare i cani nell'area dei bambini e senza guinzaglio.
9. Nel bagno dei miei ci sono due bottiglie di sali da bagno databili probabilmente intorno ai primi anni ottanta. Non avevo mai pensato che in effetti adesso nessuno regala più i sali da bagno. Chissà se sono diventati tossici. Chissà se qualcuno a parte me si è accorto che sono ancora là.
10. Quando sono andata a comprare la scheda del telefono, l'impiegato della Tim mi ha lasciato in attesa mentre discuteva con una collega davanti a me di questioni di soldi loro. Poi la collega è uscita e ha continuato a gesticolare  animatamente con un'altra persona dall'altra parte del vetro. Piccolo dramma inimmaginabile a Dallas.
11. La sala d'attesa del pronto soccorso non aveva l'aria condizionata. (Niente di grave, la solita zanzara tigre che ha fatto allergia).
12. Un ragazzo di Bergamo spiegava all'amico su un ponte in porta Genova:"È un ponte molto bello e pieno di poesie, è molto hipster". (Trovate qualche foto sull'IG @nonsisamai).
Cavolo sono 12. E continuano ad aumentare.

sabato 18 giugno 2016

cuscini sognanti

Joe ieri notte e' rimasto fuori, e' andato al suo primo pigiama party, a casa di amici nemmeno vicinissimi a noi. Avevamo immaginato di dover correre a prenderlo in piena notte in preda al panico invece sono le otto del mattino e tutto ancora tace. In effetti, lui era tranquillissimo e felice. Di solito dorme dieci ore filate, se deve andare al bagno, ci va da solo senza nessun problema ormai da anni, ma si sa le prime volte possono fare brutti scherzi. Infatti si e' portato via il mio cuscino. Io uso due cuscini (uno lo aggiungo quando leggo) e qualche settimana fa lui me ne ha rubato uno, ha detto che con quel cuscino fa solo bei sogni. Ieri sera invece si e' portato via l'altro. 
- Lo cambio perche' l'altra sera ho sognato un mostro, mi sa che si sta scaricando...
Lui va ai pigiama party con i suoi amici e io sto qui a riempire i cuscini di bei sogni. 
Non e' questo che fanno le mamme?

venerdì 17 giugno 2016

l'astrattismo di joe


Qualcuno ha incautamente chiesto a Joe se avesse disegnato un elefante. Era ovvio che qualunque cosa fosse, non assomigliava in nessun modo a un elefante. Lui allora ha fatto una piccolissima pausa e ha risposto semplicemente: "E' astratto". 
E niente, per una mamma insegnante di arte e' piu' o meno il massimo.

mercoledì 11 maggio 2016

qui la malasanita' non esiste

L'altro giorno alla radio hanno dato una notizia bomba. In questo paese ogni anno muoiono 250.000 persone a causa di errori medici. Dicevano 'se l'errore medico fosse una malattia, sarebbe la principale causa di morte'. Ci sto ancora pensando non tanto per la notizia in se', ma per il modo in cui e' stata data: senza nessun clamore. Il discorso seguente verteva sui motivi che creano questa situazione. Niente malasanita', medici incompetenti, infermiere killer. 
Semplicemente: dando per scontata la buona fede di tutti, cerchiamo di capire perche' abbiamo questo problema. Qual e' la falla nel sistema educativo, prima ancora che sanitario che porta i medici a sottovalutare o a confondere determinati sintomi? 
Mi sembra un discorso di grande civilta'. 
Discutere per cercare davvero di risolvere un problema invece di discutere per discutere, poi magari azzuffarsi e spostare l'attenzione sulla rissa.

martedì 10 maggio 2016

le enchiladas piu' buone del mondo

C'e' stata una giornata che non dimentichero' facilmente e che riflette piuttosto bene quello che e' stato tutto il mio ultimo anno.
Mr. J. stava per partire per un lungo viaggio, il piu' lungo che abbia mai fatto per lavoro. Negli ultimi mesi ha avuto una promozione e ha cominciato a viaggiare molto. Sono felice per lui, tutti i suoi sacrifici stanno cominciando pian piano ad essere ripagati, ma ogni volta che viaggia, per uno strano caso, succede qualche imprevisto poco piacevole qui a casa. Scherzavamo...chissa' cosa succedera' stavolta...proprio quando incredibilmente il mio telefono ha cominciato a impazzire.
Sembra una stupidata, ma il cellulare e' fondamentale se rimani in citta' da solo con due bambini.
Cerchiamo fino all'una di notte di salvare i dati e di rimetterlo in sesto. Sembra tornato in se' (il telefono, si' l'ho umanizzato), ma la mattina dopo, giusto una mezz'ora prima che arrivi l'Uber per l'aeroporto, muore definitivamente.
Mr. J allora si precipita a comprarne un altro, il primo che capita, in fretta e furia. Nel frattempo, non mi fermo un secondo come ogni mattina, sveglio un bambino, cambio l'altro, do da mangiare ai cani. Non voglio arrivare in ritardo al lavoro, ma so che anche in un giorno normale e senza intoppi, facendo conto che tutto fili liscio come l'olio, ho i minuti contati quindi. Corro. Quando finalmente mi guardo allo specchio, quasi mi viene un colpo. Ho un globo oculare ricoperto di sangue.
Tipo quando ti svegli e ti senti uno zombie. Ecco, io assomigliavo anche a uno zombie quel giorno.
Cosa faccio? Non ho nemmeno il telefono! Chiamo il mio medico con il computer, mi dice di andare da un oculista. Si, ma non ho tempo. Oculista o google? Google. Pare sia semplicemente un capillare rotto, una cosa banalissima e innocua. Ammazza quanto sono brutta pero'...anche solo uscire di casa cosi' mi deprime, mi imbarazza e ancora non so quante spiegazioni mi tocchera' dare a chiunque nell'arco delle due settimane successive.
Ansia ansia ansia. Penso a tutti quegli scemi che finiscono al telegiornale perche' invece di andare dal medico hanno consultato google. Rischio, non ho nemmeno l'energia di pensarci seriamente. Nel frattempo il mio telefono riprende a funzionare e Mr. J torna con quello nuovo, adesso ne ho due, dovrei sopravvivere.
Mr. J parte.
Mollo i bimbi a scuola. Arrivo alla mia di scuola e cerco di non guardare letteralmente in faccia nessuno. Vorrei sotterrarmi con quell'occhio orribile, ma c'e' questa bambina meravigliosa dell'ultimo anno che proprio quel giorno decide di fermarsi un attimo dopo la lezione per dirmi che sono la sua maestra preferita, che mi vuole bene e quanto le manchero' l'anno prossimo.
- Mi mancherai tanto anche tu, ho un tuo disegno sul frigo dal 2007.
Ma lei mi risponde che l'unica cosa che si ricorda del 2007, quando aveva tre anni, e' la sua maestra. La sua maestra quell'anno era Ms. Guorton e comincia a raccontarmi un paio di aneddoti stupendi, cosi' veri, cosi' dolci e io sorrido perche' non si puo' non sorridere, ma cerco anche con tutte le mie forze di trattenere le lacrime che stanno gia' scendendo e lo so che una maestra non dovrebbe mai farsi vedere piangere, ma stavolta non c'e' nulla che possa fare tranne asciugarle.
Mi riprendo, sorrido e dico qualcosa di profondo tipo che fortuna avere tutti questi bei ricordi, eh? Finisco le mie lezioni e proprio mentre sto per chiudere la classe, arriva il padre di un altro bambino e mi porta una cena messicana preparata da lui in persona. Le enchiladas piu' buone che abbia mai mangiato con riso, fagioli, salsa, due bottiglie di vino e perfino il dolce. Piu' un biglietto di ringraziamento per il mio lavoro in tutti questi anni, visto che suo figlio sta per cambiare scuola.
Arrivo a casa e Joe in qualche modo si fa male, niente di grave. Abbandono un secondo Woody sul tappeto per recuperare del ghiaccio in frigo, ma lui non e' per niente d'accordo e smette di nuovo di respirare. Woody e' un bambino sempre felice e contento, tranne quando non lo e' e in quei momenti non e' in grado di esprimere la sua frustrazione in nessun altro modo se non trattenendo il respiro, qualche volta anche fino a svenire. Mi ci sto abituando, mi hanno spiegato e rispiegato che non e' nulla di grave, ma mi sembra peggio del solito, mi spavento, mi preoccupo. In realta' non ho nemmeno il tempo di spaventarmi e preoccuparmi piu' di tanto. La vita va avanti inesorabile e lui si e' gia' ripreso alla grande. Questi episodi durano pochissimi istanti e poi sta benissimo come se non fosse successo nulla. Nel frattempo Joe si e' messo a costruire una delle sue folli invenzioni e ne spara una dietro l'altra, ridiamo tutti e tre a crepapelle. Questa volta ha inventato una specie di gioco a premi in cui lui ti fa una domanda senza senso e se tu rispondi correttamente devi dargli un soldino (possibilmente di quelli rossi).
Quando tutto si calma e cala il silenzio mi ritrovo da sola con questa cena incredibile e mi faccio una domanda per la prima volta. Mi chiedo se non sia stato un grande errore. Mi chiedo se sono capace di fare quello che sto facendo. Mi chiedo se non sono troppo egoista per avere due bambini, troppo presa da me stessa. Uno si', nessun dramma, ma due sono impegnativi sul serio. Non me lo sarei mai immaginato, ma ti succhiano qualunque energia. Quando uno e' tranquillo, comincia l'altro, giorno e notte in un ciclo continuo e nei rarissimi casi in cui entrambi sono in pace nello stesso momento, e' uno dei cani ad avere un problema. Sono responsabile di quattro piccoli mammiferi che dipendono totalmente da me. Io proprio io, quella che all'universita' chiamavano Svampi. Mi ricordo antibiotici, feste di compleanno, di tagliargli le unghie (di solito), qualunque cosa li riguardi ce l'ho stampata in testa... tutta la svampitezza la tengo per me, per le cose che riguardano me, come se fossi diventata un personaggio secondario, una sorta di comparsa nella mia stessa vita. 
L'unica cosa che faccio completamente per me stessa e' lavorare, ma non so mai se ce la faro' a finire la giornata senza una telefonata dall'asilo. Ormai ho un sogno ricorrente. Cerco di arrivare a scuola, ma succede sempre qualcosa e non arrivo mai.  
Il figlio di amici ha scritto sul pensierino per la festa della mamma che la sua mamma e' il capo della casa e che lavora sempre, come se fosse la schiava di se stessa. Non ci ho trovato moltissimo da ridere, a dire il vero. 
Eppure sono solo due, come fanno le mamme di tre, quattro, cinque, dieci come mia nonna? Non lo so, ma immagino che non siano cosi' sole. Immagino zii, cugini, nonne, nonni. Ho diverse buone amiche qui, ma non e' lo stesso. Ci sono delle distanze fisiche notevoli in Texas oltre che degli impegni per tutti. Diciamo sempre la stessa frase...se hai bisogno chiama e lo pensiamo davvero, non e' una frase fatta, pero' poi deve succedere davvero la fine del mondo sia per chiamare che per trovare qualcuno che appaia in tuo soccorso in un giorno lavorativo qualsiasi senza aver preso un appuntamento un mese prima. 
Ad ogni modo, dicevo che quel giorno lo ricordero' per un pezzo perche' c'e' tutto, c'e' il brutto e anche il bello. C'e' soprattutto la sensazione come di trovarsi perennemente sulle montagne russe. E' tutto cosi' intenso, cosi' viscerale e non c'e' niente di veramente negativo a pensarci, a parte la stanchezza fisica. E' solo che a volte vorresti scendere dalle montagne russe e semplicemente guardarti intorno. Questa cosa qui mi manca adesso e tutti dicono si tratta solo di pochi anni, ma pochi anni sulle montagne russe non sono poi cosi' pochi e poi come sei quando scendi, chi sei?  

venerdì 29 aprile 2016

joe alla scoperta dei diritti civili

Un paio di mesi fa Joe e' tornato a casa dall'asilo con delle grandi perplessita' da risolvere.

- Mamma sai...in un tempo lunghissimo (la sua traduzione di 'a long time ago' ndr) le persone bianche non volevano stare con le persone nere.

Era successo che quel giorno, per la prima volta, qualcuno gli aveva parlato delle battaglie per i diritti civili. La sua maestra, gli aveva letto la storia di Ruby Bridges, la prima bambina di colore ad aver frequentato una scuola desegregata in Louisiana.

Questa cosa mi aveva colpito moltissimo. Provai una tale riconoscenza per la maestra, che il giorno dopo le scrissi un biglietto e le feci un piccolissimo regalo. La mia riconoscenza nasceva dal fatto che avevo visto Joe emozionato, persino sconvolto e questo significava che la maestra aveva fatto un ottimo lavoro e gli aveva insegnato non solo la storia, ma anche l'empatia che e' una cosa che e' in cima alle mie due o tre priorita' di genitore.
Sono un'insegnante anch'io e purtroppo ho sempre avuto la sensazione che di queste cose non si parlasse a sufficienza. Anche se ho una materia tutto sommato marginale, ogni anno dedico tutto il mese di Febbraio a tematiche e artisti afroamericani e questo mi ha dato la conferma che in effetti i bambini di queste cose sanno ben poco nella mia scuola. Mi sbilancio. Nemmeno gli adulti sembrano cosi' ferrati. All'inizio, umilmente, essendo straniera, chiesi dei consigli e nessuno fu in grado di darmi una mano, non perche' non volessero, ma perche' non sapevano. E poi ci si chiede da dove vengano le varie tensioni razziali che ogni tanto esplodono qua e la': se si dimentica la storia, la storia continua a ripetersi e non insegna nulla.

Ad ogni modo, quando mi capito' di incontrare la direttrice dell'asilo, senza raccontarle nulla di specifico, le dissi che aveva una maestra bravissima e che ero molto contenta di quello che stava insegnando a mio figlio. Lei mi stupi' perche' sapeva tutto quello che era successo. Pare che la maestra avesse fatto vedere il mio biglietto un po' a tutti con le lacrime agli occhi. A me invece, non aveva detto assolutamente nulla, nemmeno un grazie, che e' molto strano nel paese delle thank you cards.

Dopo un bel po' di tempo mi capito' casualmente di ascoltare un podcast che parlava di una storia in un certo simile, ma anche opposta a quella di Ruby Bridges. In questo caso, la piccola studentessa di colore, dopo essere stata torturata per anni sia fisicamente che psicologicamente dai compagni bianchi, aveva finito non solo per prendere le distanze dal movimento per i diritti civili, ma anche per sviluppare un vero e proprio razzismo nei confronti dei bianchi e dell'odio nei confronti della madre che l'aveva esposta a un simile rischio solo per affermare un principio e un diritto di uguaglianza.

Era una storia cosi' interessante e sfaccettata, che metteva in campo oltre a tutto questo anche la tematica dei rapporti fra madri e figlie e diverse generazioni che decisi impulsivamente di parlarne con la maestra di Joe.

Il suo commento, mi lascio' di sasso:

- Non pensare che queste cose non succedano piu'.

- Davvero? Ma dove?

- Ovunque.

- Anche nelle scuole?

- Assolutamente!

- E' che insegno da nove anni qui a Dallas, non ho mai visto nulla...e stai sicura che se vedessi qualcosa lo denuncerei immediatamente non ho nessuna tolleranza in questo senso. Pensando alla mia scuola, mi sembra impossibile perche'...

- Perche' non ha senso, vero?

- ...

- Non ha senso che un bambino nero sia trattato diversamente rispetto a un bambino bianco eppure.

Questa volta tornai a casa un po' sconvolta io. In effetti, qualche voce mi era arrivata all'orecchio anni fa, ma non avevo mai creduto, mai visto, avuto l'impressione che...che cosa orribile. Non riuscivo nemmeno a pensarci.

Sono passate varie settimane e in effetti pian piano, ho smesso di pensare a tutto questo, finche' l'altro giorno e' successa una cosa...

Un bambino, bianco, famoso per essere uno dei piu' indisciplinati, mi dice:

- Posso cambiare posto? Mio padre mi ha detto di stare alla larga da questa bambina perche' porta solo guai.

Il fatto e' che la bambina in questione salta all'occhio tutt'al piu' per quanto e' simpatica e bellina, chi potrebbe mai pensare che 'porta solo guai'?

Ma aspetta un minuto...e' l'unica bambina di colore della classe.

Qui non voglio trarre conclusioni affrettate. Possono essere successe varie cose. Che il bambino abbia mentito a me, che abbia mentito al padre o che sia un piccolo razzista come i bambini sanno benissimo essere purtroppo o che il padre sia un razzista (cosa che mi getterebbe nello sconforto dal momento che lo conosco abbastanza bene e non mi ha mai dato questa impressione). Il punto e' un altro: che non bisogna mai abbassare la guardia, che le cose, anche se non sotto il nostro naso, succedono e che immaginarsi la realta' che piu' ci piace e vedere solo quella, significa fare un immenso torto ai bambini e fallire nel tentativo di proteggerli per quanto il nostro ruolo di educatori lo consenta.
Se la maestra, che e' nera e ha piu' o meno la stessa eta' di Ruby Bridges e dell'altra studentessa, ha parlato cosi', significa che conosce l'argomento e gli abusi, tanto piu' che in questa societa' sta crescendo anche un paio di figli.

Ho deciso, dopo averci pensato a lungo, che d'ora in poi portero' avanti la mia piccola affirmative action perche' in questo caso ci vuole della discriminazione positiva per bilanciare lo cose, o almeno io la vedo cosi'.

venerdì 22 aprile 2016

l'oltraggio del bambino nudo

C'e' questa persona che normalmente intesta le sue mail con cura e che ci tiene molto ai vari convenevoli, che mi manda l'email che vi traduco letteralmente. 
Hai notato la scelta di parole che i bambini stavano usando ieri alla fine della lezione di arte? Quando sono arrivata, ho sentito "bambino nudo" e "uomo con i pantaloni giu'" urlati varie volte da tre diversi bambini. Mi chiedo che cosa abbia provocato questa cosa (hai fatto vedere un quadro con un  bambino nudo?). Queste sono parole sinceramente inaccettabili e non dovrebbero essere usate in nessuna classe. Ho parlato ai bambini che ho sentito, ma non mi piace far partire azioni disciplinari per comportamenti avvenuti sotto la responsabilità di un altro insegnante.
Ti sto solo dicendo quello che ho sentito. Mi auguro che non succeda mai piu'.  

Finita cosi', senza nemmeno un preghero' per te, un Dio ti benedica, un ciao, un vaf!@$ niente. Come se ti chiudessero il telefono in faccia. Come.

Respiro. E questa volta parafraso.
Cara stimata collega,
Qualunque cosa i bambini stessero dicendo sulla porta non aveva nulla a che fare con la mia lezione dal momento che avevamo parlato di arte astratta contemporanea. Peraltro hanno lavorato egregiamente, senza provocare nessun problema.
Per quanto riguarda il favore che mi hai chiesto e che non ha assolutamente nulla a che vedere con quello che insegno, sono molto felice di aiutarti. 
Non sono impazzita, ho messo in pratica il famoso killing with kindness, non saprei come tradurlo in italiano...forse qualcosa tipo fare buon viso a cattivo gioco. In altre parole, ho capito per esperienza che con certe persone e' meglio non discuterci perche' e' come se venissimo da due pianeti diversi, e' una totale perdita di tempo e puo' solo complicarmi la vita.
E infatti, ha funzionato tutto come previsto. In un secondo, ha completamente rivoltato la frittata ed era tutta un sorriso e una smanceria unica. Insomma, sono riuscita a farla sentire sia in colpa per avermi accusato che in imbarazzo per aver usato quel tono. Bingo.
Il mio piano prevedeva anche di calare un velo pietoso sulla questione del vocabolario, ma lei evidentemente ci teneva proprio tanto a esplicitare in maniera ancora piu' chiara la sua indignazione o a giustificarsi.

Mi ha fatto sapere anche a voce che quelle parole l'hanno davvero sconvolta e che ci pensava e ci ripensava e che soprattutto questa storia del bambino nudo la tormentava perche' e' inaccettabile, e' inappropriato e proprio non capiva da dove potesse venire.

Caspita che mistero! Gli studenti in questione hanno cinque anni, quasi tutti hanno fratellini piccoli e cuginetti, non mi sembra un tema cosi' lontano dal loro mondo. E poi comunque a quell'eta' sono delle scimmiette, trovano qualcosa che fa ridere i compagni e la ripetono all'infinito. Adesso Joe, ad esempio,  si e' messo in testa di dire pancetta decine di volte al giorno perche' secondo lui fa ridere. Cosa importa? Gli passera', ha cinque anni, il livello di maturità e' quello, non si puo' mica pretendere che facciano la muffa sti bambini.

Poi ha ripetuto di nuovo la domanda su cui piu' di tutto avrei voluto soprassedere: se avevo mostrato opere sconce ("...magari una Madonna con il bambino?"). E allora a quel punto le ho dovuto dire che non lo avevo fatto, ma avrei potuto, ho il permesso per farlo e quando credo lo faccio senza nessun imbarazzo.

Avreste dovuto vedere la sua faccia.

In tutta questa storia comunque, secondo me, c'e' solo una cosa scandalosa: che questa maestra sente parlare di un "bambino nudo" e di un "uomo con i pantaloni giu'" e si sconvolge e indaga per una settimana sul bambino nudo. Ma come?

Tante volte mi sembra davvero di vivere in mezzo al delirio piu' assoluto.

martedì 19 aprile 2016

ciucciati il calzino

Qualche giorno fa Joe ha preso un'abitudine stomachevole, ciucciarsi il colletto delle maglie.

- Ma tu perche' lo fai?
- Perche' certi bambini a scuola lo fanno e allora mi fanno pensare che e' una cosa giusta.

In quel momento ero distrutta, avevo avuto una giornata infinita e non avevo la forza fisica di pensare a niente, volevo solo che smettesse subito perche' mi dava molto fastidio.

- Tu lo sai che non e' una cosa giusta pero'. Se domani lo fai ancora, ci saranno delle conseguenze. E ora vai subito a lavarti i denti e a metterti il pigiama!
Lui ci ha pensato un po' su...

- I wonder what these 'conseguenze' are...
- Le conseguenze sono che ti tolgo delle cose che ti piacciono: tipo i cartoni, la festa di compleanno di sabato...
Lui se ne va con quell'incedere particolare che ha quando sta per spararne una delle sue:

- Pero' a me piace piu' di tutto Babbo Natale e tu non lo puoi prendere!

E sul momento, e' finita cosi', a tarallucci e vino, con una risata.

Oggi quando sono andata a prenderlo all'asilo, pero' la maestra mi ha detto che le e' sembrato triste e che non ha smesso un attimo di ciucciarsi i vestiti, perfino le maniche.

Anche ieri sera ha avuto un momento di tristezza prima di andare a dormire. Pensavo che dormisse e invece dopo un po' e' tornato indietro con i lucciconi negli occhi.

- Mi sento solo e quando mi sento solo io piangio.  

Ho messo insieme un po' i pezzi e, come non averci pensato prima? Era logico: e' cominciato tutto quando Mr. J e' partito per un viaggio di lavoro piu' lungo del solito, probabilmente e' questo che lo scombussola.

Ad ogni modo -meglio tardi che mai- ho iniziato a darmi da fare per cercare qualche soluzione. Quando ho un problema con un bambino, che sia mio figlio o uno studente, la prima cosa che penso e': che cosa avrebbe fatto Mrs. Guorton? 
E lei non avrebbe mai fatto quello che ho fatto io, sgridare, vietare, mettere in imbarazzo. In una varieta' di situazioni, il sistema che le vedevo applicare rimaneva pressoche' invariato: permettere al bambino di fare quello che vuole, ma in modo accettabile. 

In altre parole, mi sono resa conto che Joe non avrebbe smesso di ciucciarsi i vestiti. Per quanto fosse a disagio, non riusciva a smettere nemmeno nel momento stesso in cui gli dicevo di smettere. Sembrava posseduto da una qualche fissa, un classico dei bambini. Gli dici di non toccare una cosa e gli si accende una specie di fuoco negli occhi che non si spegne finche' quella particolare cosa non sono riusciti a toccarla.

Bisognava trovargli qualcosa da mettere in bocca e subito, prima che distruggesse tutti i suoi vestiti. Dopo una rapidissima ricerca ho scoperto che in effetti esistono dei ciondoli e dei braccialetti fatti apposta per i bambini autistici, iperattivi o che soffrono di questa forma di ansia. 
    
Non so se ho fatto bene, ma gli ho parlato apertamente. Gli ho spiegato che a volte capita che alcuni bambini mettano i vestiti in bocca come fa lui e che non e' un problema enorme, basta trovare qualcos'altro da mettere in bocca intanto che si impara a stare senza nulla in bocca.
Abbiamo scelto insieme il ciondolo e sembrava gia' sollevato, semplicemente vedendo il cambio nel mio atteggiamento, non piu' ostile, ma comprensivo.

Pero' continuava senza tregua. La maglietta era ormai tutta bagnata, orribile. Non mi andava di aspettare Amazon, dovevo fare qualcosa subito. Non volevo che andasse a scuola il giorno dopo e la maestra lo sgridasse o i compagni lo prendessero in giro. Cosi' mi sono inventata un ciondolo artigianale, diciamo cosi', ed e' stato incredibile. Appena ha messo quella sorta di collanina che gli ho fatto al collo, ha cambiato espressione. Era in controllo della situazione in qualche modo e difatti ha smesso immediatamente di ciucciarsi la maglia.

Pensavo a tutte le volte che ho sentito dire che una persona morta vive con te, nel ricordo che ti ha lasciato, nelle cose che ti ha insegnato. Mi sono sempre sembrate frasi fatte, ma ecco, per la prima volta, l'ho trovata vera questa cosa. Forse e' solo la mia immaginazione, ma ho sentito che Ms. Guorton era accanto a me in questa piccola difficolta' e che mi ha aiutato. 

mercoledì 6 aprile 2016

il paradiso

Tempo fa ho guardato un bellissimo documentario intitolato "I bambini sanno" di Walter Veltroni. A un bambino molto intelligente, una sorta di genio della matematica o qualcosa del genere, a un certo punto veniva chiesto se secondo lui esiste il paradiso e la sua risposta era perfetta, di una logica stringente.

- Non credo, se esistesse a quest'ora qualcuno lo avrebbe gia' scoperto.

Hanno messo un nuovo distributore di asciugamani di carta nuovo nella mia classe e continuava a incepparsi.