mercoledì 3 settembre 2014

ne vale sempre la pena

Mi e’ capitato innumerevoli volte di sentire italiani criticare l’ignoranza o la stupidita’ degli americani tutti e allora dato che a volte questi giudizi arrivano anche da persone che stimo e magari sono provocati da aneddoti che io stessa racconto, invece di schermirmi perche’ ovviamente non sono d'accordo, stavolta ho deciso di spiegare come la penso.
Prima di tutto voglio dire che anche a me sembra che qui ci sia un’ignoranza spaventosa e per certi versi sconvolgente. C’e’ gente che non crede nella teoria dell’evoluzione. Gente che non crede ai dinosauri perche’ la Bibbia non ne parla. C’e’ gente che si scandalizza se faccio vedere il David a scuola perche’ e’ nudo. Gente che parte all’attacco se una mamma allatta in pubblico o che e’ convinta che se si sente in pericolo ha il diritto e al limite anche il dovere di farsi giustizia da sola.
Pero’.
In Italia secondo voi non c’e’ l’ignoranza?
Certo, e’ un altro tipo di ignoranza, su questo non ci piove. Vi faccio qualche esempio.
Avete mai fatto caso a quello che dice la gente, anche quella piu’ tranquilla e normale, durante le partite di calcio? Tanti in Italia quando l’ho fatto notare, mi hanno detto che sono io che non ho piu' il senso dell’umorismo, che sono cose che non si pensano e che si dicono solo in quei casi, ma rimango convinta che non sia sano dare del frocio o del negro, mai. Se non lo pensi davvero, proprio per niente, non ti dovrebbe mai venire in mente di dirlo. Ecco, a quei trogloditi degli americani non saprei nemmeno come spiegarlo un comportamento simile, per loro non esiste e dire che lo sport va per la maggiore anche qui. Recentemente in televisione c’era addirittura un documentario che parlava del razzismo calcistico italiano, per dire.
Poco tempo fa il nostro ministro dell’Interno Angelino Alfano ha apostrofato gli extracomunitari nordafricani chiamandoli vu cumpra’, un termine sorpassato e razzista che fa venire i brividi e ancor di piu’ all’interno di un contesto istituzionale. Il senatore Calderoli, cavalcando altri ridicoli stereotipi razzisti, proprio in questi giorni ha affermato che il padre dell’ex ministro Kyenge, gli avrebbe fatto la macumba. La macumba. Come uno di quei personaggi delle barzellette di una volta, la tribu’, il pentolone. Almeno qui certe cose le senti dire alla gente comune e sono il prodotto di una sottocultura -pericolosa eh- ma per niente sdoganata. Se un qualunque rappresentante della societa’ si azzarda a fare certe affermazioni in pubblico perde il posto, e’ successo mille volte.
In Italia non esistono sacerdoti disposti a negare l’evoluzione per fortuna, e’ semplicemente impensabile. Pero’ esistono quelli che per tanto tempo hanno  in modo sottile  dimostrato accondiscendenza verso la mafia regalandole un terreno fertile in cui prosperare. Non penso che il danno culturale sia stato minore.
A me pare che quelli che mi dicono mi dispiace per te costretta a convivere con questa gentaglia invece noi qui, dimentichino una cosa fondamnentale. In questo paese, negli anni Sessanta e Settanta e’ scoppiata una vera e propria guerra culturale che prosegue tutt’oggi fra quelli che volevano ed hanno poi ottenuto la fine della segregazione razziale e in generale l’avanzamento dei diritti civili e quelli che hanno usato la paura del cambiamento per instillare l’odio razziale e quest’idea arcaica di individualismo che ti dice che non e’ lo stato a doverti proteggere, ma sei tu che devi letteralmente imbracciare le armi per tenere al sicuro la tua famiglia, proprio come nel Far West. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Una parte della societa’ fa da faro al resto del mondo e l’altra produce nefandezze che non si possono immaginare. La settimana scorsa una bambina di nove anni ha ucciso per sbaglio il suo istruttore di mitragliatore. Omicidi di massa, rivolte razziali, non c'è bisogno che mi dilunghi.  
E’ semplice fare i superiori di fronte a certe persone, ma è la strada piu’ facile, quella che non porta mai molto lontano. Perché non cercare di capire e prendersi il bello invece? Ribadisco. Per me il bene e il male sono distribuiti ugualmente. Decodificare quello che ci sta intorno, riconoscere quello che e’ da salvare e quello che e’ da buttare, fa parte della nostra responsabilita’ individuale, ovunque. Non esistono isole felici e se anche esistessero immaginate che noia.
Pensate a questo.
Degli amici texani ci hanno aperto la loro casa questo fine settimana. Ci hanno trattato come persone di famiglia. Ci hanno portato in un lago immerso in un magnifico bosco, un posto che a loro piace molto. Nonostante fosse frequentato anche da tanti di quelli che credono che discendiamo tutti da Adamo ed Eva e magari vanno da Wal Mart con la pistola in tasca, gli ho visto lasciare portafogli e telefoni sul cruscotto della macchina senza nemmeno il dubbio che a qualcuno potesse saltare in mente di rubarglieli. In barca, come sempre faceva caldissimo, cosi’ si sono buttati tutti in acqua e l’acqua, come nella maggior parte dei laghi texani, era marrone. Sai che, minimo, rischi di imbatterti in un qualche serpentello o in una di quelle tartarughe che mordono, e non si vede niente. Tu che fai? Stai li’ e rifiuti perche’ ti fa schifo e sei abituato al mediterraneo o ti butti? Beh, io mi sono buttata e avevano ragione loro, it feels good. Mi sono divertita un mondo e dopo mi sono fatta una fantastica doccia. Ne valeva la pena. Vale sempre la pena di buttarsi e indossare i panni degli altri per un momento.

10 commenti:

Marica ha detto...

bel post... e bella metafora finale :-)


grazie per farci riflettere!

Brunhilde ha detto...

Oh, quanto sono d'accordo!
Aspetta che adesso ti linko anche su Twitter.

ciacco29 ha detto...

Vale sempre la pena, secondo me, anche se è faticoso ed a volte difficile.
Mi verrebbe da dire che è un problema di stereotipi, se non di pregiudizi, ma non sono certa che riguardi solo gli italiani.

MarKino ha detto...

amen.
io mi incazzo quando sento lo stereotipo dei tedeschi che sono tutti stronzi seriosi e che non si sanno divertire. 'sta gente facesse un giro per la Sternschanze o la Reeperbahn qua ad Amburgo e poi mi dica se i tedeschi son tutti stronzi seriosi.
e la cosa sorprendente e` che ogni tanto commenti cosi` mi arrivano anche da gente che non sospetteresti ...

Luciano Canosa ha detto...

Eccomi qua. Anche a me piace tanto questo post. Mi piace questo accostamento tra i vari tipi di stupidità. Non vedo perché avresti dovuto schermirti invece di scriverlo proprio così.
Per il resto, credo di dovermi spiegare un po' meglio, visto che mi dici che, almeno in parte, questo post è una risposta al mio commento su "un’emozione unica" di qualche giorno fa.
Ho detto (e lo ribadisco) che non ti invidio, che ti vedo combattere con la stupidità dei genitori. Ma non mi riferivo mica agli americani tutti.
Io mi riferisco in particolare ai genitori Tizio, Caio e Sempronio con cui ti tocca lavorare ogni giorno. Do dell'idiota al genitore superficiale che non affronta i problemi del figlio, ma questo per me non è il genitore americano, è tanto quello che devi affrontare tu, quanto quello che vedo qui in Italia che piuttosto che relazionarsi col figlio per educarlo gli dà due sberle, quanto tanti altri.
Insomma, una volta ti bloccano su un lavoro come questo che avrebbe potuto avere un gran valore educativo, un'altra ti si presenta la mamma-finanziatrice-comandante che pretende di imporre di trasformare un'attività educativa in un mercato senza valore per i bimbi. E poi rompono le scatole sul nudo artistico, il fatto stesso che i bambini notino solo che il gigante è nudo significa che questi genitori hanno fatto un pessimo lavoro finora.
Poi ci si mette anche qualche maestra a traumatizzare la bimba che ha bisogno di sostegno, portandola via di forza dalla classe dove avrebbe potuto godere delle attività a lei più adatte.
Non ti invidio perché situazioni del genere sembra che ricorrano anche spesso. Una dopo l'altra.
E, ripeto, non sto parlando di Usa, di genitori americani, sto parlando delle persone con cui devi lavorare ogni giorno. Io in una situazione del genere avrei cercato di cambiare scuola, cercandone una dove poter lavorare serenamente, dove quel che puoi offrire viene apprezzato.
Così come non mi piace la scuola elementare del mio quartiere, in Italia, dove viene applicata la segregazione e vengono divisi in due classi i lucchesi e i non lucchesi. Mia figlia la manderò in un'altra scuola.
Quando dico che mi sento fortunato perché mia figlia ha due maestre splendide mi riferisco a due persone e basta, non so se anche quelle degli altri anni sono così brave.
Io ho sicuramente il pessimo difetto di generalizzare, cerco di accorgermene e di correggermi, ma non credo di essere l'unico. Anzi, trovo che sia un errore in cui cadiamo tutti, chi più frequentemente e per scelta, chi qualche volta e involontariamente.
Ah, oltre a "frocio" e "negro" aggiungerei "terrone". L'essere "terrone" a me è costato qualcosa come 11 anni di mobbing.
Cercare di vedere sempre e comunque il lato positivo delle cose in qualunque situazione è qualcosa che non mi appartiene. Io, quando vedo qualcuno che, per qualche motivo grave, non sta bene dov'è, mi chiedo sempre "perché non se ne va di là?". Per me il bene e il male non sono distribuiti ugualmente, ho vissuto in molte città, ce ne sono state alcune più gradevoli, altre da cui sono scappato via appena ho potuto, dedicando ogni minuto libero a cercare il modo di andarmene. Penso che le isole felici esistano, sto cercando la mia da 20 anni e se ce la faccio potrei anche averla individuata.

nonsisamai ha detto...

luciano: non prenderla in modo troppo personale pero'. il fatto che il giudizio sia venuto da una persona in genere misurata, mi ha dato la voglia di parlarne, ma sono cose che sento di continuo e che si', probabilmente sono provocate dai miei stessi racconti perche' non cerco di abbellire, dico quello che vedo e non sempre e' positivo. e comunque non lascerei mai il Texas, non e' un'isola felice, ma e' la mia isola felice perche' non c'e' felicita' senza disperazione, non c'e' comprensione senza ignoranza, non c'e' pace senza lotta. la vita, quella vera, si nutre di contrasti e questa e' la terra dei contrasti per eccellenza.

Luciano Canosa ha detto...

Persona misurata? Non parli di me, vero? Che brutta fama mi sono fatto ☺

Moky ha detto...

Le persone ignoranti ci sono ovunque, in qualsiasi parte del mondo, possono essere più o meno acculturate. Non è la conoscenza che rende una persona intelligente, certo aiuta, ma non sempre.
E' brutto generalizzare e giudicare per stereotipi. Mio nonno diceva che tutti gli albanesi erano cattivi, aveva le sue ragioni. Aveva fatto la guerra d'Albania e di certo non giocavano a carte. Molti lo pensano ancora oggi, lo pensavo anch'io fino a quando non mi sono resa conto che ero prigioniera di un retaggio culturale tramandatomi dal nonno.

Miriam ha detto...

Grazie...questo tuo post mi è piaciuto proprio tanto!
Miriam

valentina corino ha detto...

Bellissimo post quoto ogni singola parola, tranne il finale non mi sarei mai buttata ma insieme con qll del vuoto ho la fobia di bagnarmi dove non posso vedere il fondale.