venerdì 1 marzo 2013

i dolori del giovane emigrante

Stamattina ero ancora a letto, quando e’ arrivato Mr. Johnson e con una faccia un po’ preoccupata mi ha detto:

- Sto guardando il Daily Show di ieri sera. Jon Stewart ha fatto un altro pezzo sull’Italia, mi spiace, se vuoi lo guardiamo insieme.

L’antefatto e’ che l’utimo pezzo di Jon Stewart sull’Italia, che era stato postato e ripostato da chiunque ovunque, mi aveva fatto davvero deprimere (qui, se vi interessa, sono quattro minuti). 

Cosi’, ci guardiamo questo nuovo insieme (qui) e a sorpresa, e’ molto meno pesante. Dico:

- Ma come e’ tutto qui? Ci e’ andata bene stavolta…

- Insomma… qui si tende a non infierire solo quando le cose si mettono davvero male...

Prima stoccata della giornata. Poi mi imbatto in questo articolo di ‘Internazionale’ e mi girano davvero le scatole. 

Sono le ‘regone’ dell’emigrante.

Numero uno: “Non ti lamentare: il gusto di dire che l’Italia è un paese di merda spetta solo a chi ci resta”.

Mi viene da dire, va benissimo, lamentatevi pure fra di voi.

Possibile che a nessuno venga in mente che uno puo’ decidere per mille diversi motivi di andarsene, ma continua ad amarlo lo stesso forse ancora di piu’ il suo paese? Possibile che non si capisca che non e’ facile andarsene, che e’ una sofferenza, sempre e crescente da quanto vedo, qualunque cosa buona o cattiva si possa trovare altrove? Ma si’, dopo tutto metterci gli uni contro gli altri anche quando chiaramente vogliamo tutti la stessa cosa e’ la nostra specialita’.

12 commenti:

miss suisse ha detto...

Uff...son d'accordissimo, ma pare che davvero per chi non sta all'estero il "dolore" sia impossibile da capire. Lo si può spiegare in tutte le salse, ma nulla. Se c'è una cosa che ho capito è che proprio a nessuno importa sta roba di come si sta davvero all'estero. Come se uno se ne va e perde anche il diritto alla nostalgia, al senso di appartenenza, al dolore di esser lontano dagli affetti..Bah

nonsisamai ha detto...

:(

Baby1979 ha detto...

Sono andata subito a leggere le regole e mi è venuto un vaff. dal cuore. Ci si può permettere di criticare l'Italia solo se si resta lì a piangersi addosso, mentre se te ne vai perdi anche il diritto di lamentarti delle cose (che magari hanno anche influito molto sulla scelta di partire). Che poi...meglio essere l'ennesimo italiano soddisfatto a Londra che uno dei tanti italiani frustrati in Italia

suibhne ha detto...

pure qui, ahimè, ho notato che le prese per i fondelli più o meno amichevoli delle persone con cui parlo si sono sostituite con facce imbarazzate e partecipazione, di circostanza... tipo quando ti raccontano un dramma e tu non sai bene che faccia fare...

il che vorrebbe dire che le cose si mettono male male male davvero a detta di tutti humpf

Sabina ha detto...

Sono davvero contenta di scoprire che l'Internazionale non ha fatto venire i nervi solo a me!
Anch'io sono stata terribilmente infastidita da quella prima frase che mette gli espatriati tra "i non aventi diritto di parola". Quindi praticamente quando lasci il Bel Paese, anche se sei italiano al 100%, non puoi più dire niente sull'Italia perchè tu hai scelto di andartene. Colgo l'ironia dell'articolo, ma comunque penso che certe cose non vadano neanche pensate!

CherryBlossom ha detto...

Da notare che quelli che restano in Italia lo fanno sempre e solo per spirito di sacrificio e abnegazione. Mai nessuno che resta perche' i genitori gli han comprato casa, gli zii gli han procurato un lavoro, i suoceri gli tengono i bambini aggratis ecc ecc. Si vede che questi li conosco tutti solo io.
Scusate per la generalizzazione, lo so che ci sono anche tanti giovani della mia eta' che soffrono ingiustamente. Figurarsi, una di queste e' mia sorella e io non ci dormo la notte a pensare a cosa succedera' se non riuscira' a trovare un posto fisso prima dei 40 anni. Ma questa divisione tra buoni che restano e cattivi che se ne vanno non la sopporto piu'. Siamo tutti nella melma (come generazione intendo), e' normale che ognuno pensi a fare quello che puo' per la propria famiglia.
E sinceramente se devo leggere (come mi e' capitato tempo fa sul blog di Grillo) di ragazzi che prendono in considerazione di far marchette perche' non trovano lavoro, preferisco mille volte chi butta quattro cose in valigia e se ne va a servire caffe' a Londra. E ne ho
conosciuti tanti.

Rabb-it ha detto...

Luciana Littizzetto poco più di un'ora fa.
Non parla degli expat, ma dovevo segnalartela.
Anzi segnalarvela.


http://www.dailymotion.com/video/xxxhbt_che-tempo-che-fa-luciana-littizzetto-sull-intronazione-del-papa-i-politici-vecchi-e-nuovi-e-la-sente_fun#.UTPBMTdZCpM

Valentina VK ha detto...

ecco vedi, io mi sono ritrovata a pensare che mi manca l'italia ma non vivere in italia e che quando a fine mese traslocheremo in polonia dopo quasi 5 anni qua incastrati tra francia e svizzera, mi manchera' tantisismo vivere in francia, anche se non mi manchera' la francia. vallo a spiegare a chi non e' expat che senso ha quello che ho appena scritto

nonsisamai ha detto...

cherryblossom: gia', tanti di quelli che restano hanno carriere e case che non provengono da loro stessi e cmq fanno fatica. e' una situazione complicata, e' assurdo mettersi gli uni contro gli altri. ognuno fa quel che puo'.

valentina vk: sei chiarissima.

incorporella ha detto...

Io personalmente resto in italia perchè ho un sacco di cazzi e mazzi economici da risolvere, e anche perchè non ho una professionalità spendibile all'estero. quindi invidio molto chi si è costruito la possibilità di espatriare. premesso ciò, non credo che gli expat non abbiano il diritto di parlare male dell'italia...solo penso che, se finalmente ne sei fuori, puoi cercare di non infierire su chi c'è dentro fino al collo...poi, per inciso, credo anche che le regole dell'internazionale siano una cagata pazzesca!!

dm ha detto...

Ciao :) complimenti per il blog! onestamente io credo che se uno fa valigie e se ne va dal Bel Paese ha le sue motivazioni e possono esser le più disparate, ma ha comunque il diritto di commentare ciò che accade nel proprio Paese di provenienza, perchè molto probabilmente non è una cosa semplice abbandonare tutto e tutti. E' vero che ci si sposta per avere o cogliere opportunità migliori, ma significa anche sofferenza a volte. Poi ci si abitua, e il tempo lenisce le ferite, ma non credo sia cosa facile.
Parlo da persona nata e cresciuta in Italia, da sempre attratta dall'estero, perciò posso anche sbagliarmi :-)

dm ha detto...

Mi sono aggiunta ai tuoi lettori;) se hai piacere di ricambiare passa a trovarmi : http://blogpercomunicare.blogspot.it/
:)