mercoledì 4 gennaio 2012

integrazione o omologazione

Ho notato un’altra differenza culturale vivendo qui. E’ una cosa un po’ delicata, spero che nessuno si offenda, se sbaglio aiutatemi a capire.

Allora il punto e’ questo. Quando conosci un americano nato e cresciuto in questo paese, prima o poi -in genere piu’ prima che poi- comincia a raccontarti di dov’e’. Cioe’ di dov’e’ originaria la sua famiglia. E immancabilmente ti spieghera’ le sue tradizioni, le abitudini, i viaggi alla ricerca dei parenti lontani, le parole che sa in quella lingua, un po’ tutto e gli brilleranno gli occhi ogni volta. E’ un classico.

Con gli Europei questo non mi succede. Per l’ennesima volta, ho conosciuto delle persone i cui tratti fisici chiaramente richiamavano altre provenienze, ci ho parlato a lungo, ma non hanno mai accennato a questo, mai, anzi non hanno fatto altro che raccontare quanto bella fosse l’Europa e le sue tradizioni e tutto e non gli brillavano gli occhi, ma quasi. E questo non mi e’ successo solo con conoscenze superficiali. Ho dei casi clamorosi di amici, persone che conosco da anni, a cui non ho mai chiesto nulla, ma che col tempo e’ venuto fuori non essere nemmeno nate in Francia, ad esempio. Nonostante cio’ loro si sentono e si dichiarano francesi in tutto e per tutto. E ogni volta che li presento a qualche italiano si ripete la stessa situazione: dopo vengono a chiedere a me di dove siano davvero i miei amici. Un po’ provinciale come modo di fare, certo, ma in fondo capisco la curiosita’. Se lo sapessero non ci penserebbero su un secondo, ma il fatto di ignorare l’agomento in maniera sistematica, crea un certo alone di mistero. Il classico elefante nella stanza insomma.

So che in alcuni di questi casi, ci sono stati episodi di razzismo in Europa, ma anche cosi’ non capisco fino in fondo il nesso con questo tipo di reazione. Ti discriminano e tu per sopravvivere cerchi di assomigliare loro in tutto e per tutto, ci puo’ stare. Ma anche dall’altra parte del mondo? Proprio qui dove siamo tutti stranieri, anche gli americani? E’ triste vedere questa identita’ cosi’ ricca che non viene riconosciuta come qualcosa di prezioso da portare avanti e che non fa altro che creare complessi. 

Mi chiedo come mai succeda questo. E’ una pura coincidenza che mi sia imbattuta in casi del genere o e’ proprio cosi’? Che in Europa l’integrazione non puo’ essere che omologazione? Mi sembra una cosa cosi’ lontana dalla nostra cultura, eppure la vedo, la vedo spessissimo.

14 commenti:

MarKino ha detto...

ma sai che credo di non aver capito bene cosa intendi? la butto lì: tu sostieni che in Europa gli stranieri tendono ad omologarsi di più (qualunque cosa voglia dire) rispetto agli Stati Uniti e lo deduci dal fatto che se chiedessi, per dire, a Balotelli da dove viene ti risponderebbe "dall'Italia", invece che "dal Ghana". Ci ho preso?

nonsisamai ha detto...

non sono sicurissima, ma mi pare di si. pero' non confondiamoci. ovviamente ballottelli e' italiano e queste persone di cui parlo nel post sono europee, solo non capisco perche' non la raccontino mai tutta la loro storia, come e' normalissimo fare qui.

Anonimo ha detto...

secondo me (italiana in Scozia da 6 anni con parentesi australiana) in Europa le specifiche peculiarita' le abbiamo di default. Ogni paesino ha le sue tradizioni, accento/dialetto, storia. Ci siamo nati dentro e lo diamo per scontato, quindi quello che ci attrae (per superare tutte queste differenze) e' un comune denominatore. In america (se e' come l'australia) c'e' questa blanket culture generalizzata, in questo paese enorme non c'e' tanta differenza tra posti lontanissimi quindi uno va a cercare le individualita', le cose che ti rendono diverso dal tuo prossimo. Che dici?
Gio

nonsisamai ha detto...

gio: questo certamente, pero' non spiega perche' nascondere le proprie origini. il fatto di non insegnare ai figli nulla del loro paese di origine, ma solo dell'europa. non capisco il perche'. mi sembra un peccato.

alinipe ha detto...

Se si dichiaran francesi io credo sia perchè è lì che si sentono a casa, che hanno memorie significative, o anche solo perchè è il francese la lingua con cui pensano e sognano.
Non è necessariamente un nascondere le proprie origini, bensì il rivendicare il fatto che quella è la terra che senti tua, la lingua che usi, la geografia che conosci.

Gli americani che snocciolano la storia degli avi europei nella maggior parte dei casi parlano di favole, storie passate che intaccano marginalmente quel che realmente sono e li rendono semplicemente un po' più esotici a parole, ma tutti uguali nei fatti.
Tra l'altro, gli americani sono eternamente fieri di non essere americani, di potersi dichiarare "altro" rispetto a questa nazione giovane.
Ho conosciuto un sacco di gente che si dichiara di origine italiana, ma non parla una parola da 3 generazioni ed è rimasta ai racconti dei bisnonni... delle tradizioni e dell'identità italiana resta ben poco.

E un po' come se mia nonna, sarda di nascita, e con un cognome che ce l'hanno pure le pietre delle capraie, si proclamasse Spagnola d'Aragona. O io, nata e cresciuta nella patria del gianduiotto e tirata su a polenta e robiola d'alba, mi dichiarassi di origini sarde. Potrei pure, neh, ma poi alla fine parlo piemontese, ed allora che senso ha?

In fondo anche il senso di appartenenza ad un luogo ce lo scegliamo noi, e lungo la strada decidiamo noi quali tradizioni proseguire e quali lasciare indietro per alleggerirci il carico.

:)
Alice gianduiottizzatrice
Uh, marò che commentone, sorry... è che l'argomento è parecchio interessante ;)

MarKino ha detto...

sposo l'alice-pensiero :)

nonsisamai ha detto...

certo che e' molto soggettiva questa cosa. ad esempio io mi sento un po' strana quando dico che sono di milano, eppure ci sono nata e cresciuta. d'altra parte mi sentirei completamente ridicola a dire che sono di lecce, visto che non ci ho mai vissuto, non parlo il dialetto, non ci vado mai.
insomma, io parlo tranquillamente delle mie 'provenienze', cerco di conservare le mie tradizioni e spero che anche mio figlio prenda il meglio di tutte le sue (davvero tante) origini.
ma ammettiamo che per altri sia come dici tu. e' il nascondere che mi lascia male. va bene hai vissuto in francia, parli francese, ti piace tanto la francia, ma se tua madre e tuo padre sono africani, vietnamiti, indiani... perche' non conservare anche un po' di quella parte del tuo passato? ma probabilmente se ne potrebbe discutere per ore senza arrivare da nessuna parte.

alinipe ha detto...

Nonsi: Capisco cosa intenti, credo che alla fine a decisione dipenda da quanta intensità e importanza si da alle proprie origini (dove hanno avuto i loro natali i padri e gli avi) e quante invece al proprio singolo e personale pezzetto di strada :)

Il Grinta, nato e cresciuto in Italia, porta un cognome di 12 lettere che sembra un gargarismo... il numero di persone che gli chiedono "ma di dove sei realmente?" è lunghissimo :)
Ora non per cattiveria, o per vergogna, ma a raccontare il suo albero genealogico si perdono 2 ore. Ed è una parte di storia che tocca principalmente i suoi genitori, (migrati da altri luoghi, figli di famiglie a loro volta migrate da altri luoghi) piuttosto che lui. Lui è italiano, cresciuto in una casa dove a tavola si parla spagnolo, con storie e fiabe che passano dall'argentina, il kirghizistan, la polonia, la germania, la russia.
Di tutto ciò restano briciole e ombre, che vengono preservate per gli amici stretti e la famiglia.

Inoltre quando sei un "neo-immigrato, figlio di migrati" (come mi pare sia il caso dei tuoi amici, e del Grinta) occorre a maggior ragione decidere cosa è da salvare e preservare e cosa no. Non si posso coltivare, lontani dalla propria terra, millanta radici.
Già è un casino essere italiani in ammerica, figurati essere Italiani, ma in realtà argentini, ma in realtà Kirghisi, polacchi e tedeschi... o francesi, ma in realtà vietnamiti!

Lucy van Pelt ha detto...

Leggendo i commenti ho capito meglio cosa intendevi :) Non so, ora che sono qui e mi chiedono di dove sono dico di essere italiana, ma dovrei specificare che mia madre è finlandese? Però io finlandese non mi ci sento un granchè, ci sono stata quattro volte nella mia vita, non ne capisco la lingua, però qualcosa di quella cultura mi appartiene, oltre che il 50% del mio dna. Ma la verità è che mi sento italianissima.

nonsisamai ha detto...

si, pero' non cambiamo le carte in tavola :) non mi stupisco che non spieghino al primo che passa la rava e la fava, ma almeno ai propri amici quando ce n'e' l'occasione (e ce ne sono state) e soprattutto ai propri figli, come hanno fatto i genitori del grinta.

tra l'altro... kirghizistan? no idea.

Anonimo ha detto...

magari per storia personale il fatto di essere 'stranieri' gli e' stato fatto pesare quando hanno cambiato stato, o magari e' stato fatto pesare ai genitori, immigrati di prima generazione, che hanno fatto passare ai figli l'idea che integrarsi e non sottolineare le proprie origini e' la cosa migliore. Quando stavo in australia ed andavo ad una conferenza all'estero e mi chiedevano di dov'ero, panico! La mia tag dice univeristy of edinburgh, ma vengo dall'australia, pero' originariamente sono italiana. mmm, che ti dico, amico che pensi di avermi fatto una domanda facile? stesso in australia, di dove sei? se dici italiana, tagli fuori una colossale parte della tua identita' (ultimi 5 anni in UK, no pizza baffi e mandolino!), so dico UK e' chiaro vorrebbero sapere pero' il mio accento da dove viene.. In Oz risolvevo dicendo Europe (in campagna piu' che sufficiente). certo, non applicabile ad amici. pero' a volte vorresti avere una risposta facile, univoca, che non promuova necessariamente una conversazione specifica per i prossimi 15 minuti.

Anonimo ha detto...

Non so..... forse è semplificare un po' troppo dire che:
Se sei nata in Vietnam e hai vissuto tanti anni in Francia sei vietmanita e ...... hai vissuto tanti anni in Francia?
Oppure se sei nata in Italia e vissuta "tot"anni in Inghilterra e "tot"anni in Australia ...sei semplicemente un'italiana che ha vissuto "tot"anni in Inghilterra e "tot"anni in Australia???
Scusatemi....ma forse è troppo semplice come spiegazione????
Francesca

nonsisamai ha detto...

anonimo: figurati che io ho dei problemi simili con il mio nome. dico quasi sempre la versione semplificata, poi a volte mi dimentico e nascono mille mila domande :)

francesca: beh infatti, mi pare che nessuno abbia detto questo...o si? boh. mi sa tanto che stavolta non mi sono spiegata bene.

Anonimo ha detto...

Scusa mi sa che allora non ho capito bene quale sia il problema....cos'è che ti da fastidio?
Ho capito il caso degli americani che per non omologarsi spesso si "creano" o cercano un'identità più definita recuperando radici più o meno esistenti di nonni e trisavoli...ma per quanto riguarda gli expatriates? Tu per esempio sei un' italiana che vive a Dallas, non mi sembra molto complicato....tuo figlio sarà un americano nato da una madre italiana...non so non mi sembra molto complicato...boh?
Francesca