venerdì 4 gennaio 2019

kundera e noi

Verso la fine de L'Insostenibile leggerezza dell'essere, Kundera scrive questo:
"Tutti abbiamo bisogno di qualcuno che ci guardi. A seconda del tipo di sguardo sotto il quale vogliamo vivere, potremmo essere suddivisi in quattro categorie.
La prima categoria desidera lo sguardo di un numero infinito di occhi anonimi: in altri termini, desidera lo sguardo di un pubblico. E’ il caso del cantante tedesco, dell’attrice americana e anche del redattore con il mento grosso. [...] 
La seconda categoria è composta da quelli che per vivere hanno bisogno dello sguardo di molti occhi a loro conosciuti. [...] Si tratta degli instancabili organizzatori di cocktail e di cene. Essi sono più felici delle persone della prima categoria le quali, quando perdono il pubblico, hanno la sensazione che nella sala della loro vita si siano spente le luci. Succede, una volta o l’altra, quasi a tutti. Le persone della seconda categoria, invece, quegli sguardi riescono a procurarseli sempre. [...]
C’è poi la terza categoria, la categoria di quelli che hanno bisogno di essere davanti agli occhi della persona amata. La loro condizione è pericolosa quanto quella degli appartenenti alla prima categoria. Una volta o l’altra gli occhi della persona amata si chiuderanno e nella sala ci sarà il buio. [...]
E c’è infine una quarta categoria, la più rara, quella di coloro che vivono sotto lo sguardo immaginario di persone assenti. Sono i sognatori."
Ognuno sa perfettamente a quale categoria appartiene, giusto? Ne ero convinta. Quando ne ho parlato con alcune persone che mi sono molto vicine però sono venute fuori delle grosse sorprese. Chi metteva in dubbio la premessa, chi sfuggiva le categorie, chi aveva un'immagine di sè completamente diversa da quella che avevano gli altri.
Voi che ne pensate? Tutto questo discorso mi ha affascinato molto, è passato diverso tempo da quando ho finito il libro, eppure ci penso spesso.

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