martedì 7 ottobre 2014

il mondo degli adulti

Quando torno in Italia faccio i salti mortali per vedere tutti i miei vecchi amici. Quest’anno, per dire, mi sono fatta un viaggio Milano Roma solo per cenare con un’amica. Una piccolissima follia, tipo quelle che una volta si facevano per i fidanzati. No, non e’ rilassante, ma e’ ancora meglio. E’ interessante, e’ qualcosa che mi arricchisce. Il tempo e’ poco, ma tutti, oltre al grande affetto, mi insegnano qualcosa o mi danno qualcosa su cui riflettere. Li ascolto sempre un po’ a bocca aperta. Non sono piu’ abituata a tutte le mille cose interessanti che si fanno in Europa. Chi si inventa un evento mensile incentrato sul baratto di libri, chi tiene un laboratorio sulla scrittura di fiabe, chi fa un viaggio da Milano a Istambul in bicicletta, chi si ritrova fuori da un cimitero in mezzo al bosco per ballare la mazurka. Chi fa delle scelte personali piene di coraggio e chi no, ma per me e’ coraggioso lo stesso perche’ te lo dice senza inventare scuse e ci si ragiona insieme. E poi la qualita’ delle conversazioni, il confronto. Il non avere paura di offendere o di sbagliare a dire o a fare perche’ ci si sente al sicuro all’interno di quel rapporto e di quel momento tanto atteso che non puo’ essere sprecato in nessun modo, soprattutto per la paura di un giudizio che non arrivera’ perche’ non e’ mai arrivato.
Per loro e’ tutto cosi’ ovvio che si stupiscono del mio stupore, del mio shock culturale al contrario. Il fatto e’ che da quando vivo qui, e oramai parliamo di diversi anni, la maggior parte dei miei rapporti personali e delle mie conoscenze si sono basati su altre premesse.
C’e’ una grande formalita’ in generale. Una grande voglia di dare una certa immagine di se’. Chi sei che lavoro fai cosa mangi. E poi i figli. I figli sono il centro di quasi ogni scambio, ma tante volte in modo competitivo piu' che affettuoso. Cerco una scuola dove non si pratichino sport di squadra. Per i miei figli zero screen time fino a dodici anni. Mio figlio si allena per le Olimpiadi. Mia figlia va nella scuola dove hanno studiato le figlie di Bush, fa danza classica e parla francese con l’accento di Parigi. E poi si tende a escludere e a discriminare la gente per motivi piuttosto allucinanti.
Puoi essere discriminato ed escluso perche’ fumi, ad esempio. Vedo gente fumare solo in macchina e spesso con i finestrini alzati.
Perche’ non sei in forma, e’ molto comune.
Perche’ hai avuto un figlio giovanissima e senza un compagno.
Perche’ la tua casa non e’ abbastanza o il tuo stipendio non e’ abbastanza.
Perche’ non hai un titolo di studio.
Non mi sono mai sentita discriminata in prima persona per nessuno di questi motivi, ma chi lo sa. Quando senti che intorno a te l’atmosfera e’ questa, fai fatica, molto. Il livello delle conversazioni e dei rapporti umani, per forza di cose, almeno all’inizio e il piu’ delle volte in realta’, e’ drasticamente inferiore rispetto a quello che trovo fra i miei vecchi amici lontani. Del resto, se non ti sbilanci mai, se stai cercando di raccontarti in un certo modo invece di lasciarti leggere da chi hai di fronte, la spontaneita’ sparisce, la verita’ si offusca e ti tocca cenare con le briciole.
La difficolta’ piu’ grande, forse l’unica, del trasferirmi qui e’ stata questa, il non sentire per molto tempo di avere la possibilita’ di essere accettata per quello che sono e di avere rapporti come quelli che avevo sempre avuto prima con le persone intorno a me.
E’ noto quanto gli emigranti adorino idealizzare il paese d’origine e sarebbe semplice dirvi che noi invece, ma dopo averci pensato a lungo, vi dico di no. Non sono per niente convinta che la colpa sia di questo posto o di questa societa’. Forse se dopo gli studi mi fossi trasferita in un’altra citta’ italiana o europea avrei avuto le stesse difficolta’ nei rapporti interpersonali. Ho avuto a che fare con pochissimi americani in questi anni e non ho mai avuto esperienze negative, anzi alcuni sono diventati i miei migliori amici. La maggior parte dei comportamenti a cui accennavo sopra li ho visti molto piu' da altri stranieri che da americani.
Comincio a pensare che sia il mondo degli adulti.
Non c’e’ o si pensa che non ci sia il tempo di approfondire e cosi’ si etichettano le persone e si passa oltre. Anche in Italia ho sentito dire qualche volta che ora che c’e’ la famiglia e il lavoro a tempo pieno, gli amici non si vedono quasi piu’ e va bene cosi’ perche’ le priorita’ sono cambiate. Una volta invece, gli amici erano tutto. Non si faceva altro che parlare, imparando a conoscersi e a ridere insieme, dandosi una mano a vicenda, fidandosi delle proprie sensazioni, senza pensare a quello che ognuno aveva dietro le spalle. E’ chiaro che i rapporti nati in quel periodo abbiano una sostanza diversa.
Quando non sei piu’ uno studente e ti trasferisci in un posto nuovo, le occasioni  di socializzazione sono estremamente limitate. E poi quando finalmente incontri qualcuno hai talmente paura di sbagliare e rimanere di nuovo solo che perdi la spontaneita’. E questo non succede solo a noi expat, anche gli americani sono in una situazione molto simile. Non conosco nessuno che abbia i genitori e la famiglia in zona, sono tutti qui per lavoro e probabilmente di passaggio. Finiscono il college e via. Cinque o dieci anni in una citta’ e poi da un’altra parte e poi da un’altra parte ancora a ricominciare tutto da capo all’infinito. Non sembra sia un dramma per nessuno, al contrario, mi pare che la gente consideri normale traslocare spesso. Quello che vedo io dal mio piccolissimo punto di vista, pero’, e’ che questo continuo spostarsi delle persone, in termini di rapporti umani, rischia di falsare tutto.
Ci sono persone che incontri in vacanza o a un concerto o anche sul web con cui stabilisci un contatto profondo, che rimangono nella tua vita e ti seguono a distanza per moltissimo tempo. Io qui, molte volte invece, ne ho trovate delle altre che arrivano in pompa magna, ci mangi insieme, compleanni e feste comandate per due tre quattro cinque anni e poi spariscono, da un giorno all’altro di solito perche’ nessuno vuole dire di essere in trattativa per una promozione se non e’ sicuro di ottenerla, e non le vedi ne’ senti mai piu’. Alcuni dicono che sia un valore aggiunto, tutte queste esperienze, queste persone. Per me invece, e’ triste, faro’ sempre fatica ad abituarmi a una cosa simile. In questo senso forse in Italia va meglio perche’ ancora oggi la gente si muove molto meno e se lo fa poi tende a fermarsi, a mettere radici.
Una volta, anni fa, c’e’ stata una festa di addio per un’amica che partiva. E’ stato piuttosto straziante. E’ una persona splendida e mi ha aiutato tanto. Mi ha insegnato a tagliare le unghie a Joe quando era neonato ed ero sola e terrorizzata, per dire. A un certo punto durante la sua festa, scoppio’ a piangere e un’altra amica le disse non pensare di perdere i tuoi amici, li stai solo aggiungendo agli altri che troverai. Li’ per li’ mi sembro’ una bellissima cosa da dire e vera soprattutto, poi pero’ quell’amica, dopo che e’ partita come tante altre, non l’ho mai piu’ sentita. L’ho cercata tante volte all’inizio, ma nulla. Forse e’ per questo che piangeva perche’ le era gia' successo e sapeva che quello era davvero un addio, che non avrebbe avuto le risorse e il tempo per occuparsi della nuova vita e di quella vecchia e di quella nel suo paese d’origine e di quella nel paese d’origine del marito. Troppi semini sparsi per il mondo.
La buona notizia in tutto questo e’ che poi capisci che puoi comunque scegliere. Mi rimprovero il fatto di averci messo tanto a digerire quest’idea, avrei dovuto avere piu’ fiducia. C’e’ sempre un’alternativa nella vita. E in questo caso l’alternativa e’ non farsi prendere dal panico e aspettare le persone giuste, che pian piano, alla spicciolata, arrivano e in fondo capisci che non importa che stiano tanto o poco, ma che il pezzetto di strada che si fa insieme abbia valore.

5 commenti:

Crazy time ha detto...

Abbiamo scritto un post simile
Valescrive

Luciano Canosa ha detto...

Anche io penso che questi siano i problemi del mondo degli adulti. Ho avuto lo stesso choc culturale ed ho vissuto molto isolato anche da studente, spostandomi da una città italiana a un'altra.

ciacco29 ha detto...

Uao quante cose tutte insieme e quanti piani!
Si potrebbe dire che, certo, il mondo degli adulti è diverso ed ha altri tempi ed altre priorità. In fondo, non lo so se ce la farei ancora a sopportare certe sedute di autocoscienza delle amiche logorroiche che hanno allietato la mia adolescenza
Si potrebbe anche dire che gli amici, quelli veri, sono pochi e che non è detto che il tempo non influisca in modo negativo nemmeno nei rapporti in cui non c'è la distanza perchè insomma, essere stati all'asilo insieme e non essersi mai persi di vista non è da sola cosa che garantisca profondità in un rapporto.
Però ecco, secondo me, e lo dico da ignorante, l'idea che ci sia una così alta mobilità non aiuta, in fondo al di là del piacere di trascorrere del tempo insieme, l'idea che molte delle persone cui potrei legarmi quasi certamente usciranno dalla mia vita con una certa rapidità, mi farebbe un po' passare la voglia di approfondire.
Con questo, non è che se consoco una persona paicevole oggi come oggi, chissà cosa progetto, ma posso ipotizzare di avere del tempo per far diventare una piacevole conoscenza in qualcosa di profondo, così come la descrivi tu, ecco, mi sentirei in dovere di fare veloce. E la velocità non mi aiuterebbe.
In generale, infine, credo che si possa fare amicizia ad ogni età e purchè si sia in grado di scegleire. Tipo a me quelli che si vantano non piacciono e li scanso per partito preso, giudico dalle apparenze perchè di solito ciò che appare è l'espressione di ciò che una persona è

Patalice ha detto...

...non mi sono mai spostata da casa, per codardia, perché non era consigliabile, ma prima di tutto per immensa codardia...
l'italia mi affascina, e mi affascinano gli italiani e quella loro risorsa comune, anche se lasciano il bel paese per l'altrove, ovvero l'arte di complicarsi la vita, e la capacità di farlo in modo tanto magistrale, da far apparire il loro agire, pura poesia

Anonimo ha detto...

Mi sono trasferita da adulta all'interno della stessa regione, da una grande città ad una piccola. E' stato difficilissimo ambientarsi perché il modo di vivere e la mentalità comune erano molto differenti. E' stato molto difficile anche fare nuove amicizie perché il nuovo ambiente era chiuso in circoli dove tutti conoscevano tutti da sempre. Solo la lunghissima permanenza qui mi ha permesso di entrare nel giro e di sentirmi finalmente a casa. Un problema è stato l'essere adulta e, quindi, muovermi fra persone con poco tempo libero e con un proprio orizzonte sociale già costruito e consolidato. Se molti altri fossero stati poco radicati nel luogo, come ero io e come avviene lì in USA, penso che le cose sarebbero andate molto meglio più in fretta. Qui solo la lunghissima durata della mia permanenza ha potuto sbloccare la situazione.
Mila