mercoledì 20 agosto 2014

di barbieri e poliziotti, di bianchi e neri

Avrete tutti letto delle grandi tensioni raziali che sono esplose in questi giorni qui negli Stati Uniti in seguito all’omicidio di Michael Brown, un diciottenne afroamericano, da parte di un poliziotto a Ferguson in Missouri. Io di tutta questa storia ne so quanto voi, ma vi racconto un paio di piccolissimi episodi che mi sono capitati ultimamente e che forse possono darvi un’idea dell’aria che si respira da queste parti.

Qualche settimana fa, sono passata per caso vicino a un negozio di parrucchiere e mi sono fermata a chiedere se avevano tempo di tagliare i capelli a Joe. Mi hanno risposto che l’attesa era piuttosto lunga e di provare dal barbiere dall’altra parte della piazza. Senza pensarci, ho preso per mano Joe, ho attraversato la piazza e ho spalancato quella porta. Mi sono ritrovata cosi’ in un ambiente completamente nuovo per me. Mi sembrava ancora una volta di essere sul set di un film. Il negozio altro non era che una grande stanza rettangolare, lunga e abbastanza stretta con il pavimento a scacchi bianchi e neri. Da un lato lavoravano i barbieri, cinque o sei, e dall’altro attendevano il proprio turno i clienti. Ogni barbiere aveva la sua postazione con un grande specchio e vari oggetti, per lo piu’ foto di personalita’ afroamericane, cantanti, attori, sportivi, politici e manufatti africani. C’era anche un grande poster con un discorso di Barack Obama. Ho avuto l’impressione che, quando ci hanno visto, per un secondo si sia fermato tutto. Quella famosa sensazione di I don’t belong here, che e’ stata una delle prime cose che ho imparato quando mi sono trasferita qui, credo di avervene parlato qualche volta. Eravamo gli unici bianchi e io ero l’unica donna. Mi hanno detto che qualcuno avrebbe potuto occuparsi dei capelli di Joe, cosi’ siamo andati a sederci. Qualcuno ci ha sorriso o ci ha chiesto come andava, dopo la sorpresa iniziale. L’attesa mi e’ sembrata lunghissima, ma piu’ passavano i minuti meno si faceva sentire quella brutta sensazione iniziale. Il barbiere che ci avevano assegnato era un omone sui cinquanta, dall’aria grave e molto poco incline alla tenerezza. Lo osservavo lavorare e mi stupiva la sua pignoleria. In realta’ non solo sua, ma di tutti. Avevo notato che quasi tutti i clienti avevano i capelli cortissimi e squadrati. Non sembravano tagli per niente complicati, ma richiedevano una quantita’ di tempo che mi sembrava eccessiva per essere completati. E non solo quello. Tutti se la prendevano estremamente comoda, chiaccheravano alla grande invece di darsi una mossa e finire il lavoro, ma nessuno si lamentava, anzi, c’era una bella atmosfera, quasi da piccolo paese, si sentiva la confidenza, la familiarita’. Tutti i barbieri erano neri IMG_20140819_224945tranne uno un po’ piu’ chiaro, latino credo e proprio lui era l’unico ad avere un cliente meno scuro, piu’ o meno della sua stessa carnagione. Insomma, dal primo secondo il colore della pelle mi e’ sembrato determinante in quell’ambiente. E ne ho avuto ulteriore conferma quando, dopo una ventina di minuti, ha fatto il suo ingresso Mr. J. ed e’ letteralmente calato il gelo. Proprio in quello stesso momento e’ arrivato il turno di Joe e il signore severo l’ha fatto salire sulla poltrona senza nessun sorriso, anzi quasi con uno scatto di fastidio che ci ha stupito perche’ nessuno riesce a non sorridere a un bambino di tre anni. In realta’, poi, e’ bastato rispondere a quel presunto fastidio con un po’ di simpatia e cordialita’ e la tensione si e’ sciolta, ma solo in parte. E’ finita che anche Joe ha ricevuto uno di quei tremendi tagli squadrati. Il barbiere sembrava cosi’ concentrato e io mi sentivo talmente poco a mio agio che l’ho lasciato fare. Forse sotto sotto speravo che, se lo avessimo lasciato lavorare in pace, alla fine avrebbe alzato lo sguardo e ci avrebbe trattato come gli altri. Mi sarebbe piaciuto andare via senza quella sensazione di ostilita’, senza quel qualcosa che conosco molto poco, ma che ferisce. Ci ha messo talmente tanto che Joe si e’ addormentato li’, con la testa fra le sue mani.

Solo in un secondo momento, ho scoperto che i Barber Shop sono un’istituzione importantissima nelle comunita’ afroamericane. Hanno radici storiche che affondano ai tempi della schiavitu’ e sono soprattutto luoghi di ritrovo per i membri di quella comunita’. Probabilmente il fastidio e la tensione che ho percepito non erano una mia fantasia. Nessuno ci ha trattato male, assolutamente, ma sono convinta che allo stesso modo, nessuno avrebbe fatto un dramma se non fossimo piu’ tornati.

Il secondo episodio mi e’ successo ieri sera. Ero stata a cena con un’amica, era quasi mezzanotte e in giro non c’era un’anima. Ero praticamente davanti a casa quando mi ha fermato una camionetta della polizia. Mi sono subito un po’ spaventata. Oltre a tutte le luci rosse e blu lampeggianti, ne hanno una chiara abbagliante, fortissima. Se, mentre aspetti nella tua auto, ti giri per vedere se arriva il poliziotto, ti acceca, e’ inquietante. Mi hanno spiegato che lo fanno perche’ cosi’ e’ piu’ difficile che vengano colpiti, in caso di sparatoria. Comunque, se ti fermano di notte ti tocca aspettare li’, seduto nella tua macchina finche’ il poliziotto non ti si materializza davanti sparandoti una torcia elettrica in faccia. Il poliziotto era bianco, mi e’ sembrato giovanissimo e inesperto. Mi ha fatto delle domande un po’ strane. Mi ha chiesto dove andavo, dove fossi stata e anche a fare cosa, perfino il nome del ristorante, che lui li conosceva anche i proprietari di quel ristorante. Ha voluto sapere perfino cosa ho ordinato e il nome della mia amica. E io ho risposto. Qualcuno mi ha detto che avrei dovuto rifiutare e forse e’ vero. Non so se ho subito un sopruso. Forse tutte quelle domande fanno parte della procedura per capire se una persona e’ ubriaca. Non lo so. So solo che sono stata presa alla sprovvista e francamente ho avuto paura. Mi sono sentita in balia di un ragazzino, un completo sprovveduto armato fino ai denti e volevo solo andarmene a casa. Un’amica mi ha detto che forse si e’ comportato cosi’ perche’ mi ha scambiato per una messicana, non so nemmeno questo. La mia sensazione e’ che stesse cercando una preda facile, che volesse evitare di trovarsi davanti qualche brutto ceffo. A me e’ sembrato che avesse paura anche lui.

Il motivo per cui mi ha fermato e’ che secondo lui andavo troppo piano. E’ da li’ che sono scaturite tutte le sue mille domande assurde. Mi ha lasciato andare solo quando gli ho detto la pura verita’: che andavo piano perche’ c’era la mia canzone preferita alla radio e stavo cercando di ascoltarla tutta prima di arrivare a casa.

- Ok, I got you!

Grande allegria. Buonanotte, scusa il disturbo.

Se ti intimidiscono cosi’ tanto quando cercando disperatamente di fare i simpatici, mi immagino cosa siano questi poliziotti americani quando cercando di farti paura.

4 commenti:

Dany M ha detto...

Non deve esser facile vivere in un luogo dove certi conflitti hanno scavato un segno profondo di divisione tra persone dal colore diverso della pelle!

Anonimo ha detto...

Ne ho sentiti di racconti su bianchi e neri in America.
Non li riporto perche' sono in terza persona, non direttamente vissuti da me.
Ma i neri non sono di default gentili con i bianchi. Il gelo che hai sentito e' reale. Alla fine, ti e' andata bene.

Per la polizia, non so.

E' uno strano paese l'America (in cui non vivo, per cui, so solo quello che mi raccontano chi ci ha vissuto.)

B.

alinipe ha detto...

Anche con il grinta, a philly, siamo andati per caso da un barbiere come il tuo! :) e sí ci si sente un po' degli intrusi, però anche in quel caso, a parte un aria un po' distante e distaccata, nessuno è stato scortese con noi... La polizia americana invece mi ha SEMPRE fatto paura. Hanno un tale potere e sono sempre cosí armati che non ho mai nemmeno chiesto indicazioni stradali, ad un poliziotto... e le poche volte che li ho visti "in azione" è stato agghiacciante.

Marica ha detto...

scusa, ma mi vengono in mente solo delle riflessioni che non c'entrano niente con il messaggio del tuo post... peraltro post molto interessante!
- il piccolo Joe e' proprio bravo... noi ogni volta che portiamo D a tagliare i capelli e' un dramma, l'ultima volta c'era una ragazza che era un angelo, sorrideva sempre, dolcissima ecc, ma niente lui piangeva manco gli stessero tagliando le orecchie anziche' i capelli [quando va in piscina piange meno btw], non oserei immaginare con un omone che lo tratta cosi, non si sarebbe mai addormentato ;-D

- in giro fino a mezzanotte????? qui alle 8 di sera cade il coprifuoco ;-D