venerdì 20 dicembre 2013

essere umani

Questa settimana sono successe due cose importanti a scuola.

La prima e’ che e’ morto il fratello maggiore di una mia bambina di quinta elementare. E’ venuta a scuola come sempre e non lo avrei mai immaginato se un’amica della famiglia non avesse deciso di inoltrare agli insegnanti un’email con copiato lo status di facebook in cui la madre raccontava a tutti l’accaduto.

Non posso dire di essermi stupita. Ci sono e ci sono stati casi incredibili, per me almeno, in questi anni a scuola. Il bambino, il cui padre si e’ appena suicidato che viene come se niente fosse il giorno stesso e non mostra mai (sono passati due o tre anni…) nessun segno esteriore di sofferenza o niente di diverso, idem la madre. La maestra con quattro figli al cui marito di trentadue anni hanno appena diagnosticato una malattia degenerativa del sistema nervoso che e’ sempre sorridente e a un certo punto manda un’email alle famiglie per spiegare la situazione e finisce addirittura con uno smiley perche’ gli hanno dato dieci anni di vita, ma puo’ essere anche che duri di piu’. L’altra collega che fa la chemioterapia da agosto e viene tutti i giorni e fa tutto come prima senza dire niente a nessuno e per fortuna qualcuno se ne accorge. Potrei continuare a lungo questa triste lista.

Vedo che qui il dolore non si mostra, non si deve mostrare mai.

Per questo mi ha fatto impressione la seconda cosa che e’ successa. Una carissima collega e’ tornata a scuola dopo essersi assentata alcuni giorni per organizzare il funerale della madre ultranovantenne. Le ho chiesto come stava ed e’ bastato questo per farla letteralmente crollare. Piangeva tanto che a un certo punto mi e’ sembrato di sostenerla anche fisicamente piu’ che di abbracciarla. Per permetterle di tornare al lavoro, le ho dovuto raccontare una di quelle cose assurde che dice il piccolo Joe, cosi’ ha smesso di piangere e ci siamo anche fatte una bella risata.

Ecco, avrei voluto ringraziarla. Per non aver avuto paura di mostrarsi cosi’ com’e’, come si sente in questo momento, per aver condiviso una sua emozione con me e avermi in qualche modo fatto sentire utile, umana.

7 commenti:

Luciano ha detto...

Grazie a te per aver condiviso queste emozioni. È bello avere un luogo, fisico o virtuale e delle persone con cui i sentimenti si mettono in comune. E nonsisamai è un posto meraviglioso da questo punto di vista.
Ma porca miseria, una bimba di 10 anni che non mostra dolore per un grave lutto forse non è mai stata ascoltata ed ha imparato a star zitta.

Anna ha detto...

Non sono d'accordo. Quando vivi un dolore grande, da piccolo, le tue risposte naturali non sono quelle che si attende un adulto o chi è al di fuori del dolore stesso.

Anna ha detto...

(e forse anche da grande)

Luciano ha detto...

Grazie. È un bello spunto di riflessione

Marica ha detto...

forse molte di queste persone vengono a scuola normalmene e cercano di fare quello che facevano normalmente in modo da "distarsi" e farsi forza... si sfogheranno a casa e/o con parenti e amici, boh...

Agnes P ha detto...

Il dolore è una bestia strana. C'è chi si sforza a far finta di niente e chi se lo vive tutto in isolamento proprio per non dover rendere conto a nessuno. Ad un'amica è morta da poco la madre. I medici non si erano accorti che aveva un tumore ai polmoni (...) e cambiando ospedale la diagnosi è arrivata in un'ora, la morte in due giorni. Puoi immaginare quanto fosse furibonda con il mondo. È stata a casa da lavorare per tre settimane, un tempo che io reputo lunghissimo. Un tempo in cui io sarei impazzita a stare da sola. E invece lei avea bisogno di questo.
Ma questi bimbi colpiti dal lutto erano/sono tuoi alunni? In effetti misembra strano che non abbiano sfogato nell'arte questi traumi.

nonsisamai ha detto...

a parte ringraziare Luciano, come sempre gentilissimo, e tutti voi per i vostri commenti, volevo aggiungere che questo post non voleva giudicare o sindacare sul modo di reagire a un forte dolore. ognuno sente e mostra quello che sente a suo modo, ci mancherebbe. il mio discorso e' basato sul fatto che nella mia cultura questo contegno estremo, perfino nei bambini, non e' comune. qui invece e' la cosa piu' diffusa. ne riconosco i lati positivi, ma mi lascia sempre un po' perplessa. insomma, ho trovato piu' naturale e spontanea la reazione della collega che per una volta, si e' semplicemente lasciata andare a quello che spontaneamente le sgorgava da dentro. e' solo la mia opinione chiaramente.