mercoledì 29 maggio 2013

la terra della liberta’?

Un po’ di tempo fa siamo stati invitati, via email, a un picnic e uno degli invitati ha scritto che avrebbe portato delle aranciate da condividere.

Niente di strano? Certo, peccato che la prima risposta sia stata:

“Perche’ non portiamo acqua e succhi di frutta invece? Perche’ non facciamo che ogni famiglia porta le sue bibite, ma niente di gasato? Le bevande gasate sono piene di zucchero o zucchero sintetico che fa male.”

E le altre risposte arrivate erano molto simili a questa. Io ero completamente senza parole e meditavo di non presentarmi nemmeno. Ma non si fa che ognuno fa come gli pare? Per di piu’ nel mio modo di vedere, se qualcuno dice di voler condividere qualcosa, lo si ringrazia, poi se non e’ di proprio gradimento, magari non lo si consuma, ma non lo si crocefigge cosi’ sulla pubblica piazza per il solo fatto di averlo offerto.

E’ finita che la persona ha ugualmente portato l’aranciata per una questione di principio, ma non appena l’ha aperta un paio di anime pie hanno sentito l’impellente dovere morale di andar li’ e sottoporre l’etichetta ad esame approfondito, sottolineare gli ingredienti nocivi e soprattutto quelli che addirittura secondo le loro conoscenze, causerebbero il cancro. Minimo quell’aranciata gli sara’ andata di traverso. 

Cerchi di fare un gesto amichevole e ti fanno passare per un irresponsabile che espone se stesso e la sua famiglia alle peggiori malattie per ignoranza, ma si puo’?

Tutti sappiamo che determinate cose non sono proprio salutari, dall’aranciata all’hamburger alla birra e a praticamente tutto quello che ha un buon sapore, ma ognuno si dovrebbe poter gestire come vuole, senza ricevere lezioncine dal primo che passa, o no? 

Il fatto e’ che ho visto davvero molte situazioni di questo tipo da quando vivo qui e allora comincio a chiedermi: e’ un fatto generazionale o geografico? Voglio dire: e’ cosi’ anche in Italia, dove magari finora ho avuto la fortuna di frequentare sempre persone molto tolleranti o e’ una questione locale?   

Qui frequento per lo piu’ stranieri, quindi la mia esperienza riguarda soprattutto loro, ma mi viene il dubbio che sia un po’ la societa’ a funzionare cosi’: sembra che tutti vogliano “educare gli altri”. Dal bambino che, sotto gli occhi dei genitori, viene rimproverato dal primo che passa a una mia amica che viene presa a male parole perche’ allatta (coprendosi) al supermercato. Infatti, l’anno scorso tornando in Italia per le vacanze, rimasi scioccata quando uscii con un’amica incinta di otto mesi e lei in tutta scioltezza ordino’ una birra e si accese una sigaretta. Al di la’ del fatto in se’, ho il forte dubbio che qui non gliela avrebbero nemmeno venduta la birra, sul fumare poi non ne parliamo nemmeno. Mi sembra abbastanza plausibile supporre che qualcuno magari avrebbe perfino potuto pensare di chiamare i servizi sociali. Non dico che sia giusto fumare e bere in gravidanza -assolutamente no per quanto mi riguarda- ma il punto e’ che e’ come se qui ci si sentisse automaticamente nel giusto a sindacare su determinate scelte personali e a me questa cosa fa davvero impressione.

Ho nascosto un sacco di miei contatti su Facebook proprio per questo motivo: non fanno altro che terrorismo psicologico sui vaccini, il tipo di dieta, il tipo di medicina…ma non era la la terra della liberta’ questa? Tutto questo proselitismo mi infastidisce da morire.

12 commenti:

Brunhilde ha detto...

Tranquillizzati: conosco italiani ed italiane, anche qua in Germania, che avrebbero contribuito volentieri alla messa alla berlina del signore con l'aranciata. Prima, però, lo avrebbero ulteriormente edotto sulla potenza malefica della bibita, eh. Non sia mai che si lascino scappare l'occasione. Proprio qua in Germania, poi, ho conosciuto un gruppetto di Talibane (italiane, ribadisco) anti vaccini. M'hanno ammorbata talmente tanto che non le frequento più.

P.S. Sappi però, per amor del vero, che se qualcuno volesse propinare a Siegmund, che non ha ancora 3 anni, un bicchierino del famoso tè freddo prodotto in Italia dovrebbe prima passare sul mio cadavere. Io però sto rispettosamente zitta e mi limito a dire «no, grazie».

Nuvola Sospesa ha detto...

Anche a me il proselitismo da fastidio.

A dire il vero io devo guardare sempre le etichette (magari non delle bibite) per le allergie alimentari dei miei figli. In effetti mi imbarazza, perche' so che qui dove sono pensano "guarda questa snob" pero' lo devo fare per non mettere a repentaglio la loro vita (per mia figlia e' un'allergia forte, e (visto che si parla di vaccini) nel suo caso alcuni vaccini sono sconsigliati, proprio perche' contengono l'agente allergizzante (derivati da embrioni di pollo, quindi con tracce di proteine dell'uovo che per lei e' proibitissimo!)).

Per il resto, anch'io trovo molto di cattivo gusto crocefiggere qualcuno cosi', nel nome della salute. Capisco la preoccupazione, ma alla fine meglio non consumare se non si vuole.
Certo che per i bambini e' difficile resistere alla tentazione (lo vedo con i miei). Quindi per me il compromesso e' questo: tipo la cocacola, a casa non la compro, quando ci sono le feste e la portano cerco di non farla assaggiare ai bambini ma, se proprio tutti gli altri bevono e solo mia figlia no, alla fine cedo e gliela lacio assaggiare (in modiche quantita'!).



nonsisamai ha detto...

Assolutamente, ognuno ha le sue fisime, ma poi non é che bisogna necessariamente trasmetterle agli altri...

nonsisamai ha detto...

Nuvola: io ho una carissima amica che si presenta puntualmente a casa mia con happy meal e junk food vario, ma cosa devo fare chiederle di cambiare abitudini? Preferisco vedermela io con mio figlio e cercare di fargli capire cosa é meglio mangiare. É difficilissimo, in parte una battaglia persa a questa età, però penso che non sarò sempre li accanto a lui, é meglio fhe cominci ad abituarsi a fare delle scelte.
Immagino quanto sia complicato convivere con un'allergia così grave, mi spiace..

Ciacco ha detto...

Credo che in Italia funzioni un po' come ovunque: ci sono quelli che devono insegnarti come vivere la tua vita e quelli che conoscono il concetto di libertà individuale.
Io per prima, lo ammetto, sono spesso così infastidita dai primi che finisco per assumere, con loro, la veste di (antiptica) paladina della libertà. Non ci posso fare nulla, quando uno vuole per forza imporre le sue idee su cose che riguardano le scelte personali degli altri (tipo i vaccini, per citare Brunihilde) mi irrito assai

Mario Rossi ha detto...

Gli italiani che conosco io invece, avrebbero fatto i salti di gioia.
Non solo avrebbero risposto ok aggiungendo un "portane tanta" ma se le sarebbero scolate tutte nel giro di pochi nanosecondi.
Classico italiano medio: se è gratis, ungimi tutto!
Conosco tuttavia anche i fighetti ipocriti, quelli che ti dicono "io non mangio carne alla griglia perchè è cancerogena" (magari se la trasformi in carbone e la mangi..) salvo poi accendersi una bella sigaretta!
"non bevo cocacola perchè fa male" e poi si sfondano di superalcolici...
"non bevo caffè perchè mi agita e dà fastidio al cuore" e poi tirano di cocaina...

Tralasciamo poi i soliti "antagonisti", quelli che trovano qualsiasi cagata in rete (scritta per rovinare un'azienda) e la prendono per oro colato, tipo: nella nutella ci sono le ossa tritate, in quella bevanda ci sono pesticidi, la cocacola ha la cocaina (bè la prima si, ma non ora), i dolcificanti fanno venire il cancro (non dimostrato, a parte la saccarina ma solo nei topi e in grandi quantità).

Destreggiarsi nell'alimentare non è proprio facile, nessuno è in grado di essere autosufficiente a meno di non avere una fattoria con ettari di terra coltivabile, pascolo e animali d'allevamento.
Possiamo limitarci a leggere le etichette, scegliere ditte che riteniamo affidabili (io mi fido più della ferrero che di una Chin-chu-hue per esempio) e cercare di fare in casa quello che possiamo. :)

@Nuvola: brutta cosa le allergie, la ragazza di mio fratello è celiaca, per fortuna non grave, comunque ogni volta che si fa la spesa dobbiamo guardare accuratamente le etichette, il più delle volte non può prendere qualcosa perchè: 'prodotto in uno stabilimento che utilizza latte uova soia e cereali contenenti glutine'.

70millimetri ha detto...

C'è una puntata dei Simpsons che parla proprio di questo, credo che sia una di quei virus sociali che girano, come la faccenda dei delfini e del tonno o il topless in spiaggia.

Nuvola Sospesa ha detto...

In effetti per gli allergici la vita e' piu' difficile che per gli altri, se l'allergia e' grave (tipo: puo' provocare anafilassi) allora davvero bisogna stare attenti e, purtroppo, sperare sempre che tutti gli ingredienti siano dichiarati, che le persone cui chiedi non ti diano informazioni fuorvianti o false per noncuranza, etc. Anche in famiglia, a volte, occorre "fare il ripasso" ai nonni perche' (vivendo noi lontano) capita che si dimentichino (essi'! purtroppo).
Se uno ha un'allergia meno forte se la cava con reazioni cutanee varie, ma e' comunque fastidioso e dannoso per l'individuo.

Una cosa che vedo ora e' che mia figlia (quasi sette anni) da un annetto e' proprio ben cosciente della cosa, e lei per prima chiede spiegazioni, e accetta i divieti quando le diciamo "non si puo' mangiare, c'e' uovo". Speriamo continui!

Pero' e' vero, nella vita non si puo' stare sempre accanto ai nostri figli e guidarli, occorre insegnar loro a scegliere. E, a dire il vero, per una volta un po' di cibo spazzatura non fa nulla (penso io). Poi succede, a demonizzare troppo le cose, che magari da grandi si nutriranno solo di quello!!! E poi devono imparare ad essere un minimo tolleranti, se e' possibile...

ero Lucy ha detto...

Mi sa tanto che con gli italiani t'ha detto bene. A me su fb e' un continuo. Almeno nella vita reale li argini.

Marica ha detto...

proprio l'altro giorno ti ho pensata, quando una signora ha tolto a Little D le dita dalla bocca :-/

Unknown ha detto...

Noto sempre con particolare interesse socio-antropologico, che chi si convince di qualcosa, come per la dieta (argomento trasversale e meno impegnativo, che so, di una religione), diventa intransigente, se non talebano, esercitanto una sottile forma di persuasione e/o coercizione verso gli altri.
E credo anche che sia dovuto al fatto che per primi devono convincersi loro. Perchè, diciamocelo, un bicchiere, o due litri, di aranciata non fa male. Per lo meno i danni di un sorso di una bevanda fresca e dolce sono così lievi da essere sopportabili, soprattutto se paragonati al piacere che ne deriva.
Nel tentativo di preservarla, spesso non la viviamo bene questa vita.
E non la facciamo vivere bene nemmeno agli altri.

Un abbraccio.

Valerio

Antonella Guarracino ha detto...

Qualche settimana fa erano a Dublino un paio di colleghe americane. Quando andando al pub hanno scoperto che ai fumatori veniva dato un plaid per proteggersi dal freddo hanno provato una tale gioia che mi ha un po' incuriosita. Mi hanno spiegato allora che quello che di solito ricevono sono solo sguardi di disapprovazione! Altro che plaid...