domenica 4 dicembre 2011

finalmente e’ arrivato (e se n’e’ andato)

Lui e’ un bambino di quarta elementare, ma e’ molto diverso dagli altri, forse addirittura geniale, mi sarebbe piaciuto scoprirlo.

Appena e’ entrato in classe e’ venuto dritto da me e si e’ presentato porgendomi la mano. Gli altri bambini, il primo giorno di scuola fanno di tutto per mimetizzarsi, se si sentono particolarmente a loro agio, al massimo sghignazzano con il nuovo compagno di banco. Un piglio cosi’ sicuro non lo avevo mai visto. E non solo questo, anche cortese, umile. Tanto adulto in un certo senso, da sprizzare un mare di tenerezza.

Quando abbiamo cominciato a lavorare, non so come spiegarlo, ma era tutta un’altra storia rispetto ai suoi compagni. Ha catturato subito la mia attenzione. Disegnava un po’, si alzava, ma non per giocare, rifletteva, guardava in giro, mi faceva molte domande e cercava altri materiali.

A un certo punto gli ho chiesto cosa pensasse di fare perche’ la regola generale nella classe di arte e’ che se c’e’ tempo si colora tutto il foglio, mentre lui aveva fatto giusto uno schizzo e si era fermato. Mi ha risposto che stava riflettendo, che magari avrebbe dovuto finire la settimana dopo perche’ spesso le idee arrivano di notte e deve correre fuori dal letto a segnarsele. Accidenti. Io a otto anni la notte dormivo alla grande.

Alla fine, il disegno e’ stato portato a termine splendidamente, ma non avrei esitato a cambiare le regole in questo caso. Uno studente con delle idee per me va assecondato, anche se non segue il compito assegnato in maniera precisa. In fondo tutto quello che chiedo ai miei bambini di fare e’ piu’ che altro un pretesto per aiutarli a tirare fuori la creativita’, o almeno e’ cosi’ che io interpreto il mio lavoro.

Il tema in questo caso era la citta’ ideale. Dopo aver parlato di quella famosa e del Rinascimento, dovevano creare una loro citta’ ideale. Gli altri bambini, hanno fatto nel migliore dei casi disegni deliziosi come questo, castelli, tetti a cipolla…

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Lui, senza avere nessun riferimento fotografico, ha disegnato una splendida vista del centro di Dallas a volo di uccello, con tutti i solidi, disegnati nella maniera piu’ o meno giusta. Sono rimasta a bocca aperta. Ne vedo tanti di disegni di bambini di quell’eta’, ma una cosa cosi’, mai. La maniera in cui ha disegnato i solidi, la prospettiva, le ombre, la tecnica.

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Se devo sforzarmi di trovare un aspetto negativo nel mio lavoro, direi che e’ il fatto di dover assistere alla progressiva perdita di creativita’ dei bambini proprio intorno agli otto- nove anni. Ma in questo caso, c’e’ davvero qualcosa che va oltre, magari per una volta il processo sara’ inverso. E il bello e’ che uno studente cosi’ ti spinge a fare meglio il tuo lavoro, ti stimola, ti sfida, ma al tempo stesso ti valorizza anche.

Una volta ho avuto un compagno di classe un po’ cosi’ e mi ricordo che alcuni lo odiavano perche’ aveva sempre un trattamento di favore da parte dei professori, pero’ ora che sono dall’altra parte della cattedra mi sembra di capire meglio. E’ che quando incontri uno studente cosi’, quello che vuoi e’ incoraggiarlo, e’ vedere dove puo’ arrivare se messo nelle condizioni ideali per esprimersi.

Il lato triste di questa storia e’ che questo studente, non tornera’ piu’ nella mia classe. Ha gia’ ricambiato scuola, cose strane che succedono nelle private. Non so cosa sia successo, ma e’ stato bello conoscerlo, ha davvero portato una ventata di aria fresca nel mio lavoro e nei miei pensieri, anche se oggi, in questa domenica grigia, mi guardo intorno e un po’ mi sembra di stare perdendo tempo.       

2 commenti:

Ali ha detto...

Io avevo un compagno così, non da piccola, ma allo IED. Era geniale e, per dirrtene una, quando abbiamo dovuto dare la tesi, che consisteva nello sviluppo di un progetto fotografico con installazione, lui si è presentato solo con il progetto su carta, perchè troppo costoso da realizzare per uno studente. Inutile dire che è uscito con il massimo dei voti. Lui parlava svariate lingue, fin da piccolo non passava più di un anno nella stessa città, a causa (merito?) del lavoro del padre. Probabilmente il non avere una dimora fissa "materiale" l'aveva portato a sviluppare maggiormente l'aspetto spirituale della sua vita e di conseguenza, l'estro, la genialità.

Lucy van Pelt ha detto...

Pazzesco!! Un artista davvero! Ma i disegni mica sono quelli che hai postato, vero..?