lunedì 11 gennaio 2010

my guilt trip

Questo ritorno in Italia e’ stato una sorta di spartiacque: prima ero un’emigrante che stava lontano e che tornava relativamente spesso ora sono un’emigrante (che per una serie di motivi eccezionali bla bla bla) non e’ tornata per due anni e che in teoria potrebbe non tornare piu’. “Partire e’ un po’ come morire” diceva la saggezza del cioccolatino e in effetti ci ho pensato diverse volte da quando mi sono trasferita qui. Parliamo delle dinamiche assurde che questo comporta. Fenomeni stranissimi. Ho scoperto a mia insaputa di essere diventata, ad esempio, una cuoca eccezionale. E poi la pazienza: sono diventata la persona piu’ dolce e paziente sulla faccia della terra. Ma quando mai? Nel ricordo. Nel ricordo di una mamma tutto e’ piu’ bello in questi casi e questo mi sembra abbastanza normale, ma cio’ che mi ha stupito veramente e’ il fatto che il mio essere cosi’ lontana abbia fatto si’ che anche persone che conosco di vista o con cui non ho mai avuto nessun rapporto particolare (vicini di casa, parenti lontani, conoscenti vari…) mi volessero vedere a tutti i costi. La dirimpettaia, per esempio, mi ha invitato a prendere un caffe’ ad agosto, appena un uccellino le ha detto che sarei tornata per Natale. Un giorno, appena ho avuto un minuto libero, le ho detto vengo fra un’oretta e in quell’oretta ha fatto in tempo a chiedere il burro a quella del piano di sotto e prepararmi una fantastica torta di benvenuto. Ospitalita’ italiana spiegavo a un Mr. Johnson piacevolmente stupito, ed e’ proprio cosi’, e’ un modo di fare splendido e unico. Ho visto le case dei miei vicini di casa, non ci posso ancora credere. Mi hanno raccontato esattamente in cosa consiste il loro lavoro e mi hanno chiesto della mia vita qui instaurando cordiali e simpatiche conversazioni che in passato si fermavano in genere a un buongiorno o buonasera. Qualcuno si e’ commosso fino alle lacrime ed e’ molto bello suppongo. Eppure prima non abbiamo mai veramente parlato. Pero’ ci vedevamo sempre ed evidentemente non vedermi piu’ mi ha reso importante. E allora cosa fai? Ti rifiuti di assecondarli perche’ sei obiettivamente in un tour de force, una centrifuga di emozioni e impegni fra i piu’ disparati allucinante? Io non ce l’ho fatta, ma alla fine sembravo il medico della mutua: vedevo una persona ogni mezz’ora. Non credevo sarebbe stato tutto cosi’ complicato prima di partire. Tempo di qualita’ molto molto poco purtroppo. Mi e’ rimasta una sensazione di… criceto nella ruota. Frustrazione per il voler fare e non poter concretamente fare perche’ il tempo e’ quello, le ore sono solo ventiquattro, senza contare che in teoria quelle sarebbero dovute essere le mie vacanze per quest’anno. Forse ha ragione chi una volta mi ha detto che mi preoccupo troppo per quello che pensano gli altri, che non si puo’ non deludere mai nessuno. Soprattutto se poi vedere il cugino mai visto e improvvisamente affranto per la tua lontananza toglie il tempo all’ennesima chiaccherata con il vecchio amico con cui invece sei sempre rimasto in contatto. Un senso di colpa continuo insomma, che mi sono portata a casa fin qui. Possibile che in tre settimane non trovi un minuto per me? Non me ne ero resa conto, ma purtroppo e’ possibile. Ho fatto i salti mortali. E ora non so se ho fatto bene, ma non ho idea di come fare diversamente. Come ci si rapporta agli altri in questi casi? Voi che mi leggete e che vivete una situazione simile alla mia come vi regolate? Ho fatto quello che mi sembra sempre giusto in generale, cercare di dare retta a tutti senza deludere nessuno, ma non ha funzionato poi cosi’ bene, o si? Ha funzionato per me? Era quello che volevo? Questa situazione e’ nuovissima anche per me. Ieri mattina sono partita prestissimo e la mia nonna adorata ha lasciato la porta della sua camera aperta per essere sicura di sentirmi e salutarmi di nuovo prima che me ne andassi. Quando ha visto la luce accesa e’ spuntata sulla porta in camicia da notte, tutta assonnata e stropicciata. E’ stato tristissimo. Poi e’ tornata a letto e l’ho sentita piangere a lungo mentre mi preparavo. La nonna che piange di notte nel suo letto per te. Ma c’e’ qualcosa di piu’ penoso al mondo? Ne dubito. Un banalissimo vai e sii felice nella mia famiglia mai, eh. Poi arrivata qui, ho chiamato un attimo per avvisare che era andato tutto bene. Voci dall’oltretomba. E non e’ che io invece faccia i salti di gioia a essere gia’ tornata. Anche a me avrebbe fatto piacere stare un po’ di piu’, fare un po’ di piu’, ma cosa ci posso fare? E’ cosi’, non e’ colpa mia. O almeno me lo auguro.

15 commenti:

MiKo ha detto...

No. Il fatto che te lo chieda vuol dire che non hai fatto bene. La prossima volta sii più egoista e pensa in anticipo a quel che vuoi fare tu. E poi fallo.
Ma bada bene: imparare a dire no è una delle cose più difficili.

"To avoid criticism, do nothing, say nothing, and be nothing.” – Elbert Hubbard

Mi stupisco di me stesso per avere una posizione così netta :)

Alice ha detto...

Non sono ancora tornata in Italia, ma in effetti sono via da pochissimo.
La gente a cui sono legata forse non si è ancora accorta della mia partenza. Per la famiglia poi, una doppia botta, visto che i miei se ne sono andati in Canada.
Il nonno. E' il mio pensiero fisso. Spero che non abbia pianto. Spero di rivederlo ancora molte volte. Certezza che ho verso tutti, ma non verso di lui, purtroppo.
E' un po come il giorno del matrimonio, tornare, credo.
Devi dare retta a tutti, ma in realtà ti sembra di non aver dato retta a nessuno. Che il tempo sia scivolato senza aver lasciato tracce di se. Credo però che agli altri sia rimaso un bel ricordo. Penso che sia una sensazione simile.
Ed esattamente la sensazione di non aver dedicato abbastanza tempo, con conseguente senso di amarezza, da parte tua.
Un abbraccio.

Eleonora ha detto...

devo ammettere che è scesa la lacrimuccia leggendo questo post. Come ti capisco... quando sono tornata sono stata bravissima a trattenere le emozioni, finchè la mamma e la nonna non si sono messe a piangere....da lì....waterfalls! L'anno scorso sono tornata dopo un anno e solo per due settimane, tutti erano un po' arrabbiati perchè due settimane sono "troppo poche", mi sono sentita in colpa, ma non potevo e non volevo lasciare tutto e tutti negli States per più di due settimane....

rafeli ha detto...

succede di solito che le tue vacanze si fanno più corte che si devono salutare un sacco di persone, ogni volta le stesse. Alcune sia quando arrivi che quando te ne vai. Col tempo - io c'ho messo dieci anni - impari a fregartene.

Daniele ha detto...

una ricetta semplice potrebbe esser tornare più spesso ...

MarKino ha detto...

il problema è speculare per chi resta:
quando i miei amici ed amiche lontani tornano mi piacerebbe spendere tutto il tempo possibile con loro - chissà quando li rivedrò!
però so anche che sono divisi tra tante persone e cose da fare ed siccome gli voglio bene, sapendo che, in fondo, il tempo non sarebbe mai abbastanza, me ne faccio una ragione e paziento. :)

Anonimo ha detto...

Ancora una volta un bellissimo post. Leggerti e' come come guardarmi allo specchio. La colpa non e' di nessuno, cerco di convincermi anch'io.Pero' ste famiglie italiane...Mamma mia!!
Daniela (Kentucky)

Sick Girl ha detto...

come ti capisco con la sensazione di criceto sulla ruota... e dire che io sono qui in Italia e le distanze sono minime e potrei vedere tutti senza troppi sforzi.
Durante queste vacanze sono stata un po' pigra ed egoista ed ho passato giornate spaparanzata sul letto col pc sulle ginocchia a farmi gli affari miei o in giro a qualche mostra. So di aver fatto bene, so che ne avevo bisogno, ma il senso di colpa per noon aver visto non aver fatto ce l'ho comunque.
p.s. mi piacerebbe tanto una volta o l'altra conoscerti di persona, però alla luce di questo post mi sa che se accadrà sarà perchè mi yroverò a passare dal Texas ;-)

collectif RAPA ha detto...

Nonsi, confesso che mi succede la stessa cosa... ma quoto MiKo.
Credo che il trucco stia nello scegliere con cura le persone a cui dedicarsi, e nel mettersi l'anima in pace e sperare che quelli che restan trascurati capiscano e se ne facciano una ragione...
Io pure vorrei riuscire a vedere tutti almeno due volte, ma mi servirebbero giornate della durata venusiana!!

Un abbraccione e bentornata...
Alice empatizzatrice

nonsisamai ha detto...

miko e alice: forse sotto sotto lo so anch'io che bisognerebbe fare cosi', ma poi fra il dire e il fare...
devo mettermi un po' davanti allo specchio per esercitarmi a dire "no", magari con un po' di pratica...

ali: mi dirai magari poi come andra' perche' ho visto che le cose sono in continua evoluzione. prima non era assolutamente cosi'.

elfonora: gia'. anche quello conta moltissimo. il fatto che si' e' bellissimo tornare, ma dall'altra parte dell'oceano oramai c'e' un'altra intera vita che va avanti senza di te...

ubiquita'. e' l'unica soluzione!

rafeli: immagina che da piccola sentivo sempre fare questi discorsi ai miei che erano emigrati dal salento come te. evidentemente quando non sei piu' tu ad avere un problema, tutto sembra fattibile.
per cui mi raccomando: se avrai dei figli che emigrano... :)

daniele: e' quello che penso anch'io. non e' per niente semplice pero'. ma proprio per niente.

markino: infatti gli amici capiscono! il problema e' soprattutto dei piu' anziani e lontani.
comunque, e' la prima volta in assoluto che non passo da como, non ho avuto un minuto uno, peccato!

daniela: grazie, fa piacere sentirsi compresi e poi si'...mamma mia!! :)

nonsisamai ha detto...

gine: ma non e' detto che sara' sempre cosi', spero! sicuramente se "passi" di qui, sei invita a cena (sempre che il tuo gattone non si ingelosisca troppo dei bracchetti)! :)

marcocera ha detto...

Gli amici che ti vogliono tutta per loro possono sempre venirti a trovare!
Poi comunque tu mancavi da due anni, che sono abbastanza perchè tutti si sentissero in diritto di passare del tempo con te e non ancora abbastanza perchè i tuoi amici si dimenticassero del nome di quella che stava a Dallas.
Quest'estate se (quando) tornerai farai in tempo ad annoiarti.
Comunque oggi ho fatto per la prima volta una videoconferenza ed è bellissimo, altro che Skype. Magari tra un pò sarà accessibile anche ai poveretti e allora ci faremo dei cineforum virtuali intercontinentali che, minghia, vedrai.

Elisen ha detto...

questo post avrei pouto scriverlo io pari pari...il mio senso di colpa è infinito purtroppo ma ogni volta mi propongo di dargli una bella botta alemno perché proprio non si può.Devono capire anche loro e non solo pretedere che tu faccia i salti mortali.
bella tua nonna..mi hai commosso..

Marica ha detto...

:-(

John Fitzgerald ha detto...

quando ho letto della tua nonna mi sono commosso....
perchè in quella nonna ci vedo un po' la mia, sai?
il problema è che io non sono ancora partito, cioè non ho ancora lasciato l'Italia...
ciao
J.F.