giovedì 15 giugno 2017

da costa a costa

C'è un giornalista italiano che si chiama Francesco Costa che ha appena cominciato a fare un giro del Texas per cercare di comprendere il fenomeno Trump e ieri ho avuto il piacere di incontrarlo qui a Dallas. 
Non conosco ancora bene il suo lavoro purtroppo, ma quello che mi ha colpito ascoltando un paio dei suoi podcast è che sembra avere il polso della situazione. Conosce i fatti in maniera approfondita, ti dà l'idea che viva qui, che sia immerso nel nostro sistema di informazione. Questo tipo di approccio rende le sue analisi stimolanti anche per me che normalmente preferisco i media americani su questi temi. 
Noi qui -io e i miei amici per lo meno...- ci arrovelliamo sulla questione del trumpismo da mesi ormai. E' strano, è un po' come far parte di una gigantesca società segreta, osservi bene chi ti sta di fronte e solo quando sei sicuro ti lasci andare a un commento o a un ragionamento. Per questo motivo è stato molto interessante e bello non solo sentire un punto di vista esterno (anzi due visto che con lui c'era l'altrettanto acuto Marco Surace), ma anche sapere che non siamo affatto gli unici a porsi certi interrogativi e a cogliere la straordinarietà di una situazione in cui la politica e la vita privata delle persone collidono come mai prima e in una maniera inimmaginabile fino a solo un anno fa. 
All'incontro ha partecipato anche un'amica americana e quando è finito, ci siamo confrontate un attimo fra noi. Non riuscivamo a smettere di pensare alla domanda che è tornata più volte durante la conversazione. 
La vostra vita di tutti i giorni è cambiata dopo Trump?
Ecco, per noi è talmente lampante che la nostra vita sia cambiata che ci ha fatto impressione che dall'esterno, anche degli osservatori estremamente attenti, non vedano con chiarezza questo cambiamento. Gli aneddoti e i casi di cronaca sono innumerevoli, ne ho scritto spesso qui. Tanti conflitti familiari, amicizie finite, situazioni lavorative di grande disagio, gente che ha paura a uscire di casa o a parlare la sua lingua in pubblico. 
A Dallas ad esempio, tre giorni fa c'è stata una protesta contro la shariah, la legge islamica, con manifestanti armati fino ai denti. Innanzitutto non capisco che senso abbia protestare contro qualcosa che nessuno si è mai sognato di introdurre nel tuo paese e poi vi immaginate cosa succederebbe se un gruppo di musulmani si presentasse con i fucili in spalla davanti a una chiesa, magari con in mano un bel cartello che dice Il problema è Gesù
Li arresterebbero all'istante, è ovvio, perché la legge non è uguale per tutti, soprattutto quella sulle armi. Tutti sanno che il famigerato open carry, la legge che in molti stati compreso questo ti permette di girare con le armi da fuoco a vista, se sei nero o messicano probabilmente non fa per te perché rischieresti subito di essere preso per un bandito.
Oggi un pazzo, o per meglio dire un terrorista, ha sparato a un senatore repubblicano e ad altre persone. C'è stato un morto. 
E' che il linguaggio è di un livore tale che dalle parole pian piano i deboli di mente, sopraffati dalla frustrazione, stanno passando ai fatti. 
Trump è il responsabile morale principale, anche se non unico, di questo clima di odio. Con la sua violenza verbale, la sua ignoranza e il suo razzismo ha eliminato il rispetto reciproco fra i cittadini. 
Prima un repubblicano e un democratico parlavano in maniera civile, ora é impossibile trovare un punto di contatto perché non ci si mette d'accordo nemmeno su fatti basilari, è l'epoca dei fatti alternativi. 
Un'elettore di Trump è un soggetto che un non elettore di Trump non può spiegarsi se non attribuendogli un giudizio morale negativo. E' un individuo che ha accettato e favorito il razzismo, il sessismo, discriminazioni di ogni tipo e una volgarità, una violenza verbale che non erano mai esistite prima, quindi che si tratti del tuo datore di lavoro, di tuo fratello o del tuo migliore amico, tendenzialmente adesso che sai in cosa queste persone si identificano, avverti una certa insofferenza quando le incontri. Ci si tollera, ma non c'è senso di comunità, di un interesse comune, ammesso che prima ci fosse. 
Ci hanno chiesto anche se gli elettori di Trump che conosciamo hanno cambiato idea.
Non ci sembra. Qualcuno può ammettere di sentirsi in qualche modo in imbarazzo, ma nonostante tutto quello che è successo finora, sembra che chi ha votato Trump sia ancora convinto di aver fatto la scelta giusta. 
Francesco qualche mese fa ha fatto un altro viaggio negli Stati Uniti. E' andato in Michigan per cercare di capire perché gente che ha votato anche due volte per Obama, abbia deciso di affidarsi a Trump alle ultime elezioni. La sua conclusione, mi sembra di aver capito, é che in quel caso le condizioni economiche sono state decisive. Con l'impoverimento e' salita la rabbia e la gente ha votato seguendo l'illusione di poter uscire dalla crisi. In Texas invece le cose vanno molto bene a livello economico, e allora cosa spinge tanti verso Trump?
Un'idea mia ce l'ho, ma muoio dalla voglia di conoscere la sua e per questo continuerò a seguire questo viaggio.

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