lunedì 27 luglio 2015

un paio di spunti sul latte materno

Poco tempo fa, piu' o meno quando nasceva Woody, il bambino di una mia vecchia amica ormai persa di vista, si ammalava gravemente. E' una di quelle cose a cui sto pensando molto nelle mie lunghe notti insonni con il piccoletto. Sto pensando un po' a tutto. Allo sguardo di quel bambino, al perche', al cosa stara' passando lei, a com'e' crudele a volte la vita e poi anche a come aiutare. Al di la' della semplice donazione di denaro, pian piano si e' fatta avanti una strana idea di aiuto a cui non avevo mai pensato prima. E se donassi qualcosa che davvero non ha prezzo?
Il latte materno. Perche' no?
Lo so che e' un argomento molto delicato e se per caso siete delle mamme e avete delle paure o delle difficoltà a questo riguardo, non pensate che sia sempre stato semplice nemmeno per me. La mia prima esperienza e' stata abbastanza disastrosa. Avevo avuto un parto difficile, anticipato e avevo decisamente bisogno di un po' di tempo per riprendermi, eppure in ospedale le cosiddette consulenti all'allattamento non mi diedero un secondo di tregua, ripetendomi che era tutta una questione di volontà e in sostanza colpevolizzandomi. In qualche modo, riuscii ad andare avanti sei mesi con Joe, ma non e' stata un'esperienza facile o particolarmente piacevole.
Questa seconda volta invece, e' stato tutto diverso. Ho trovato ascolto e competenza. E latte materno all'ospedale, per l'appunto. Le nuove consulenti, mi hanno permesso di dare a Woody del latte materno proveniente dalla banca del latte dell'ospedale attraverso il cosiddetto finger feeding finche' la situazione non avesse cominciato a ingranare. E poi soprattutto mi hanno capito, ascoltato, e' stato fondamentale non sentirsi alla sbarra degli imputati. Mi hanno fatto capire che se riuscivo bene, altrimenti bene lo stesso. La pressione e' sparita e tutto e' andato per il meglio.
Ci ho ragionato un bel po' e l'altro giorno ho finalmente fatto quella telefonata che mi metteva sulle spine. Avevo paura che mi dicessero che fosse qualcosa di molto complicato e invece no. Devo rispondere a una serie di domande al telefono e fare un esame del sangue, tutto qui. C'e' una quantita' minima di latte che si puo' donare ed e' quella che in questo momento, dopo soli due mesi, giace nel mio freezer. Quelle bustine di plastica potrebbero essere pastorizzate e arrivare a 300 bambini malati o prematuri. Non mi sono mai sentita piu' utile in vita mia. Spero davvero di essere accettata in questo programma e questo post l'ho scritto per invitare chi e' nella mia posizione attuale a considerare questa forma di solidarieta' che non e' molto pubblicizzata, ma e' agevole, indolore e puo' aiutare molto e molte persone allo stesso tempo. A volte e' solo che non ci si pensa.



P.S. Dopo aver pubblicato il post ieri, ho ricevuto diverse segnalazioni di articoli ed esperienze personali in giro per il mondo. Pare che in Italia, nella maggior parte delle strutture, non esista un'educazione all'allattamento come si fa qui ed e' un peccato perche' allattare per moltissime donne non e' proprio questo miracolo della natura spontaneo e immediato che si vede nei film, anzi richiede molta pazienza e dedizione, tecnica direi. Qui in Texas, l'allattamento viene a dir poco incoraggiato, a volte quasi con arroganza sia dalla societa' che dal personale ospedaliero. Qui, che l'allattamento al seno sia migliore del latte artificiale, non l'ho mai sentito mettere in dubbio da nessuno. Del resto, come non essere a favore valutando tutti i pro e i contro per madre e bambino? E ve lo dice una che ne farebbe anche a meno se non fosse per tutti i benefici che comporta. Qui se non si dichiara di non voler allattare, si viene seguiti automaticamente da almeno una o due consulenti.
Il messaggio fondamentale che mi e' stato passato molto chiaramente durante questa seconda esperienza, e' che allattare non deve essere doloroso, che puo' esserlo all'inizio in modo sopportabile (se facendo un bel respiro e contando fino a dieci il fastidio non si stabilizza o passa del tutto, c'e' qualcosa che non va) e che ci sono diverse strategie e cose da fare per risolvere ogni problematica che si puo' presentare sul cammino. Insomma, puro ottimismo americano all'opera in un momento della vita in cui ce n'e' bisogno piu' che mai.

5 commenti:

Marica ha detto...

Credo tu abbia fatto un bellissimo gesto!!

Io invece, che sono in una situazione diversa, siccome vedo che d e' gracilino di salute, stavolta hi chiesto alle mie amiche che stanno allattando i loro piccoli di congelarmi (x quando sarà) un po di latte materno, giusto x dare al futuro piccolino un po di anticorpi.

Al momento non mi sono resa conto, poi ho capito di essere stata forse un po' "invadente". Io ho cmq chiesto solo se era possibile, non ho preteso, loro sono state tanto gentili da dirmi di si.

Grazie a loro e alle mamme come te :-)

Marica ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
nonsisamai ha detto...

Non avevo pensato all'adozione, grazie Marica! Un motivo ulteriore per buttarsi in questa piccolissima avventura :)

Selena G. ha detto...

Io ho allattato fino ai 6 mesi, poi ho dovuto smettere per le ragadi perenni (dal 2ºmese) e per la seconda mastite con febbrone. La mia produzione lattea era cosí tanta che se fossi stata piú vicina all'ospedale materno di Málaga sicuramente avrei chiamato per donarglielo, ma vivo a 50 km e son la sola a guidare in famiglia. Peró lo trovo giustissimo, se si puó donare qualcosa di utile perché non farlo!!
Nel frattempo avevo comunque congelato vari cubetti di latte materno e per altri due mesi glieli inserivo nel biberon di latte in polvere, come mi avevano spiegato di fare.
In quanto ad allattamento si o no, son per se ti fa star bene fallo, se diventa fonte di stress lascia perdere. I bambini hanno comunque alternative, ma avere una mamma rilassata accanto é la migliore.

nonsisamai ha detto...

non potrei essere piu' d'accordo Selena!