martedì 21 aprile 2015

cosa mi ha insegnato gwyneth paltrow

In questi giorni, piu' o meno tutti hanno dato addosso a Gwyneth Paltrow per aver accettato la sfida di sfamarsi per una settimana spendendo solo 29 dollari, la cifra che il governo americano elargisce alle famiglie povere sotto il programma SNAP, Supplemental Nutrition Assistance Program, meglio noto come food stamps. Prima l'hanno attaccata per il tipo di spesa fatta, per lo piu' cibi freschi e costosi e poi, chiaramente, per aver fallito ed essersi andata a mangiare un pollo dopo quattro giorni. Pero', di una cosa bisogna darle atto, di aver portato l'attenzione su questo problema. 
Ho letto un po' come funziona, mi sono informata meglio e mi ha dato da riflettere. Lei era completamente fuori strada e destinata a fallire con quello che ha comprato, ma ci sta anche che volesse fallire di proposito per dimostrare che quei soldi non sono sufficienti, almeno se aspira a un'alimentazione sana.
Ho notato qualcuno usare i food stamps solo in quei negozi dove vendono tutto a un dollaro. Ci vado spesso perche' sono perfetti per comprare i materiali che uso in classe o a casa con Joe per fare i miei lavori di arte. Una cosa vi posso garantire: non sono un tipo schizzinoso, ma non ho mai pensato di comprare del cibo in quei posti. Semplicemente, non sembrano supermercati e non c'e' nulla di fresco, frutta o verdura, ho visto piu' che altro scatolette, pasta di infinitesima sottomarca e surgelati.
Mi sono chiesta cosa avrei comprato con 29 dollari per una settimana e non mi sono saputa dare una buona risposta. Anche solo il latte che beviamo ogni mattina costa piu' di cinque dollari per un gallone che dura circa una settimana. Poi ho pensato a quello che compro e al fatto che la maggior parte delle volte, non guardo nemmeno il prezzo del cibo, compro quello che serve. Guardo i prezzi di tutto, ma non del cibo, a meno che non salti all'occhio qualcosa di estremamente costoso. Non siamo ricchi, come non lo era la mia famiglia di origine, ma sono sempre stata abituata a pensare che il cibo buono e' fondamentale. Si puo' risparmiare su tutto, ma il cibo non si tocca. Evidentemente sono stata molto fortunata. Questa settimana, invece, ho prestato piu' attenzione ai dettagli. Joe mi ha chiesto un mango, l'altro giorno, e glielo ho comprato con molto piacere, sono felice quando si entusiasma per un cibo sano, pero' costava piu' di un dollaro e mezzo, non avrei potuto comprarglielo con un badget di 29 dollari. Mi sono immaginata dover dire a mio figlio no, la frutta fresca no, ti compro quella in lattina o qualche altro cibo artificiale che costa molto meno. Perche' qui i cibi sani sono il vero lusso. Mi ha sempre colpito come costi meno, in proporzione, mangiare in un fast food che comprare gli ingredienti freschi. Lo raccontavo ai miei genitori e veniva fuori che perfino a Milano, una citta' famosa per l'alto costo della vita, la frutta e la verdura costano meno che qui, meta ambitissima di emigrazione proprio per il basso costo della vita.
Poi ho pensato a un paio di amici americani. Sono obesi e mi hanno raccontato storie gastronomiche allucinanti. Uno di loro non ha mai mangiato verdura fresca prima del matrimonio. Sua madre si limitava a svuotargli barattoli di piselli o asparagi o pesche sciroppate nel piatto. Una cosa, la poverta', tira spesso l'altra, l'ignoranza, e lui mi parlava di questa madre con un minimo di risentimento, pero' forse lei non era poi così in mala fede riguardo al cibo. Magari non aveva i soldi per fare di meglio e magari i suoi genitori a loro volta avevano fatto lo stesso con lei e lei non conosceva altro esempio.
Fa impressione che ci sia davvero gente che non ha da mangiare qui, in mezzo a tutta questa ricchezza dilagante. Bambini che vanno male a scuola perche' non riescono a concentrarsi con la pancia vuota e tu magari li vedi insieme a tutti gli altri e non te ne accorgi neanche perché banalmente, non sembrano poveri come ti immagini i poveri. So che alcune scuole pubbliche stanno cominciando a prendere provvedimenti e a servire una sorta di cena anticipata dopo le lezioni. In Italia, nonostante tutti i problemi che possono esserci, e ne ho conosciute di famiglie relativamente povere, storie del genere le ho sentite solo nei programmi di Santoro.  
   

13 commenti:

sempremamma ha detto...

Ho letto diversi art sulla polemica nata dopo l'esperimento di Gwyneth, posso dire che era un impresa pressochè impossibile. Pensare di acquistare cose fresche e sane e mangiare una settimana con così pochi dollari, ma sarebbe impossibile anche qui in Italia mangiare con 26/27 € a settimana cibi freschi. Fare colazione, pranzo, merenda e cena richiede ben più €.

nonsisamai ha detto...

gia'. una cosa non bisogna dimenticare: che in teoria questo e' un supplemento, cioe' le famiglie dovrebbero avere qualche tipo di stipendio da aggiungere. il problema e' che da quello che ho capito, non sempre e' cosi' e fra tutte le spese che ci sono, questo e' quello che effettivamente resta per il cibo.

nonsisamai ha detto...

gia'. una cosa non bisogna dimenticare: che in teoria questo e' un supplemento, cioe' le famiglie dovrebbero avere qualche tipo di stipendio da aggiungere. il problema e' che da quello che ho capito, non sempre e' cosi' e fra tutte le spese che ci sono, questo e' quello che effettivamente resta per il cibo.

Marica ha detto...

Io sapendo almeno 4 volte quella cifra.... Almeno...

Tempo fa leggevo su una rivista che la maggior parte delle persone che ricevono i food stampa in realtà hanno uno stipendio, una casa ecc, ma semplicemente i soldi non bastano... I nuovi poveri un lavoro ce l'hanno gia...

Se trovo l'articolo on linea te lo mando

italoemigrante ha detto...

Ultimamente mi sto interessando molto al tema alimentazione e la mia fonte principale sono i documentari (americani) su Netflix. Spesso partono parlando di persone gravemente obese o ipermedicate, o di malati di cancro che passano a una dieta raw e le metastasi spariscono. Prendo queste info con le pinze, tuttavia durante i miei viaggi in USA ero ribasta sbalordita da quanto mi sarebbe costato mantenere lo stesso stile di vita italiano oltreoceano. A rimpinzarmi di cibi processati avrei risparmiato il 30% o più, ma per mangiare frutta fresca o verdure c'era da sborsare molto. E la difficoltà a trovare qualcosa che non fosse iperprocessato o comunque alterato, tipo il latte: un banale latte no, tutti con vitamine, minerali, senza questo, con l'altro... E latte con ormoni vaccini, che il Canada e la UE hanno vietato ma che in US (e purtroppo anche qui in Argentina) ci sono, eccome!

Documentari che trovi su Netflix: 1) "Fed UP" della famosa giornalista Katie Kouric, parla anche del cibo nelle mense scolastiche americane; 2) Fat, Sick & Nearly Dead e il sequel Fat, Sick & Nearly Dead 2, sulla moda del juicing vegano 3) GMo OGM 4) Bottled life (sulla Nestlé e il controllo delle risorse idriche) 5) Vegucated 6) Farmageddon. Ce n'era un altro che parlava dei nuovi poveri d'america, quelli che possono permettersi solo il junkie food, e di come il junk food venga propinato ai bambini americani a scuola perché costa meno al governo.

Crazy time ha detto...

Purtroppo c'e' tanta ignoranza Da questo punto di vista. Anche le persone magre, e qui sono la maggior parte, sono magre perche' vivono di insalate scondite. Sono all'estremo opposto di quelli che mangiano nei fast food. Ma sempre follia e'. A scuola di mia figlia danno cibo ogni due ore! Sono bambini in batteria praticamente. Gente che non Sa riconoscere un pomodoro maturo da uno non maturo, stiamo a questi livelli. Oppure gente che scopre la plant based diet e Ti dice che Puoi guarire dal cancro (criminali) o che crede vivra' per sempre Mentre Tu onnivoro hai davanti un paio di mesi. Sono tutti eccessi che mi perplimono assai.
Valescrive

nonsisamai ha detto...

italoemigrante: grazie!

valescrive: ti dico, quasi quasi mi fanno piu' paura questi soggetti da insalatine e soprattutto diete anticancro... che estremi da un estremo all'altro del paese...

ciacco29 ha detto...

Credo che anche qua non si possa mangiare correttamente con 29 dollari/euro a settimana, almeno non a Firenze che è una città piuttosto cara, ma credo che la mentalità, generalizzando, sia abbastanza diversa ed anche i costi si certi prodotti. Mi spiego, tolti i fast food (molto apprezzati da gli immigrati sudamericani più poveri per es.) l'idea più comune è che per risparmiare conviene comprare cose fresche magari non bellissime, sopportare lo scarto inevitabile, e "perdere" tempo a cucinarle oltre, ovviamente, a riciclare gli avanzi. Non ho la percezione che le persone risparmino comprando crocchette di pollo surgelate ecco, magari ali di pollo in confezione famiglia. Peró ovviamente parlo per la mia esperienza di un posto piuttosto piccolo con forte retroterra rurale, per capirsi qui tanti fanno o rifanno l'orto (inclusi gli orti sociali) e vanno a cogliere le olive per avere poi l'olio buono. È più facile trovare persone obese o con problemi legati all'alimentazione tra quelle che dicono di non avere tempo e ricorrono ai prodotti di terza o quarta fascia. Quando avevo più tempo (o ero meno egoista) partecipavo al banco alimentare ed anche lì, ricordo, distribuivamo cose di prima necessità: pasta, riso, olio, pelati, legumi secchi, qualche scatoletta di tonno ecco cos'è così e latte a lunga conservazione, niente di troppo manipolato, non c'è la cultura immagino

nonsisamai ha detto...

esatto Ciacco: la pasta, ad esempio, la prendono al limite, gia' condita e tutto in lattina o in scatola e invece potrebbe essere un'alternativa decente, anche solo una pasta e piselli in scatola o una pasta e fagioli, costa poco e sazia. anche il discorso dell'orto e' molto interessante. perfino a Milano, l'orto e' un passatempo molto comune, perfino sul balcone, qui non mi sembra cosi' diffuso, eppure tralasciando la parte dell'estate piu' torrida, il clima non e' sfavorevole.

ciacco29 ha detto...

Credo sia così, noi sfottiamo ancora, dopo più di 10 anni, un'amica torinese che non aveva mai visto una pianta di carciofi, siamo cattivi è vero, ma è comunque una cosa quasi inconcepibile. Penso dipenda dal l'importanza che è sempre stata data, anche nell'economia familiare, a come si stava in cucina. E non parlo delle case ricche ma di quelle in cui con tre uova si faceva una frittata per 8.

Anonimo ha detto...

articolo interessante sulla controversia anche in UK, sull'argomento

http://www.theguardian.com/society/2014/dec/08/poor-cannot-cook-peer-eats-words
Gio (UK)

nonsisamai ha detto...

grazie Gio. questo invece e' l'articolo che mi ha mandato Marica, sulla situazione qui http://www.nationalgeographic.com/foodfeatures/hunger/

G ha detto...

A casa mia risparmiamo su tutto...mio papà ha perso il lavoro anni fa ma, causa età, nessuno lo vuole più! Però lui dice sempre che per mangiare i soldi sono sempre ben spesi e in effetti quando vivevo a Malta ricordo che risparmiavo su tutto, ma compravo bene o male tanta frutta e verdura e cibo sano e fresco, ignorando le alternative confezionate più economiche. Come dici tu, probabilmente è un fatto anche di educazione...