lunedì 23 marzo 2015

solite questioni difficili

Ero a scuola e stavo facendo lezione, quando nel bel mezzo del lavoro un bambino, il piu' piccoletto della classe, un settenne di origini messicane che di anni in realta' ne dimostra si e no cinque, si alza in piedi tutto infiammato e punta deciso il dito contro una ragazzina dall'altra parte del tavolo:

- You are a racist! That's racist! You are a racist! Razzista, sei una razzista!

La supplente, da par suo, decide che la migliore cosa da fare sia intimare:

- Adesso basta! Seduto, noi non parliamo di queste cose!

Normalmente, evito di contraddire i colleghi, ma di fronte all'assurdo...il bambino, uno sveglio, aveva fatto una denuncia ben precisa, non ci si poteva passare sopra. E poi no, noi parliamo di queste cose se serve, perche' mai non dovremmo?

Lo chiamo in disparte e mi spiega che quella tale bambina, bianca, ha detto ad alta voce "S. non puo' arrossire perche' ha la pelle nera".

Accidenti, aveva ragione. Proprio una brutta cosa da dire.

S. sembrava del tutto ignara, cosi' non l'ho disturbata. Ho chiamato fuori, invece, la presunta piccola razzista e le ho chiesto spiegazioni. Fa appena in tempo a confermarmi di aver detto quella stessa frase e scoppia in lacrime sostenendo di volere solo dire la verita' e non offendere. Il modo in cui piangeva e la conoscenza del tipetto, mi suggeriva il contrario, che cioe' capisse perfettamente la gravita' delle sue parole, ma non avendo nessuna prova di questo, l'ho consolata e ho solo cercato di farle capire dove aveva sbagliato e perche'. 

Incidente apparentemente chiuso, ma i bambini continuavano a mormorare. A quel punto ho drizzato le antenne. Sostanzialmente, mi pare di aver capito che il resto della classe volesse una reazione dalla bambina di colore, ma lei non si e' per niente scomposta. Non ha mai alzato gli occhi dal foglio. L'unico commento che le ho sentito fare e' 'io non so cosa sia il razzismo'. Pero' chi lo sa che cosa stesse pensando davvero, di sicuro qualche emozione era uscita fuori da tutta quella polemica di cui era involontariamente il centro. Erano gli ultimi minuti della lezione e anche della giornata. Ho pensato di parlarne con il direttore e lasciare a lui ogni ulteriore intervento, in fondo io sono solo l'insegnante di arte. 

Finita li' in teoria, solo che dopo scuola la supplente e' venuta di corsa a cercarmi per provare a giustificarsi e chiedermi in qualche modo di coprirla se qualcuno si fosse fatto vivo per lamentarsi. Le ho detto di mandare pure chi voleva da me, che non avevo nessun imbarazzo a dare spiegazioni. 

Pero' l'ho vista davvero agitata. A volte, anche per stanchezza, si reagisce in modo impulsivo, forse e' quello che e' successo a lei quando ha tentato di azzittire quel bambino, pero' sono cose importanti e fanno parte del nostro lavoro, dobbiamo abituarci ad affrontarle. 
Tra l'altro io ancora mi sto chiedendo se ho agito bene e cosa avrei potuto fare di meglio. 

15 commenti:

Nuvola Sospesa ha detto...

"S. non puo' arrossire perche' ha la pelle nera"

La frase in se' per se' e' veritiera.

L'intenzione di ferire con questa frase e' quello che non va.
Insomma io punirei l'intenzione ad offendere piu' che il "razzismo".

I maestri di mia figlia non so cosa avrebbero fatto, ma certo e' che nessuno si sente offeso da una cotale affermazione qui. Ci sono diverse variazioni cromatiche della pelle, anche indiani, cinesi, africani, nordici in piccola percentuale.

Qui, quando vogliono offendere, dicono cose tipo "quel bimbo e' stupido" o "quel bimbo/a e' ciccione". Nemmeno queste cose sono carine, anzi.
Pero' a volte mi da' fastidio che basta che uno invochi il "razzismo" e di default ha ragione. Bisogna sempre approfondire, non e' che ci sono persone che hanno sempre ragione di default. Ti potrei raccontare diversi episodi in cui "bianchi" di mai conoscenza sono stati aggrediti o quasi da afroamericani solo perche' "bianchi" di passaggio in zone di "neri". Quindi occorre fare come hai fatto tu: approfondire, vedere caso per caso.

alinipe ha detto...

La reazione della supplente è inevitabilmente sbagliata... Qualsiasi cosa il bimbo avesse gridato (razzista, scema, cattiva, brutta) era compito dell'insegnante fermarsi un secondo per capire, o quantomeno buttare lì un "ne parleremo dopo" se era in un momento delicato della lezione o non aveva le energie per gestire la cosa in quel preciso momento. Poi io non so se è una brutta cosa da dire... La frase di per sè mi pare la riflessione di una bimba che sta cercando di capire. Forse si può spiegare alla bimba che anche i neri arrossiscono, solo che non lo si può vedere? Poi tu che eri presente avrai probabilmente una percezione più realistica delle emozioni dei bimbi coinvolti, magari le due bimbe si stanno antipatiche e una voleva ferire l'altra... sarebbe bello averli tutti e tre in una stanza, visto che credo che tutti e tre avrebbero qualcosa da dirsi e un po' di emozioni da verbalizzare. Così per come l'hai raccontata, la bimba nera che continua a disegnare a me pare quella più colpita da questa cosa, al punto da decidere di non affrontarla... Credo tu sia stata molto brava a gestire il tutto!
Io forse avrei portato fuori con me anche la bimba direttamente interessata, ne caso volesse dire qualcosa al bimbo che si è arrabbiato o a chi parlava di lei.

Alice commentatrice

nonsisamai ha detto...

È vero che tecnicamente è solo un'osservazione, però la cosa è stata detta alle spalle della bambina di colore, ad alta voce da qualcuno che è conosciuto per non essere esattamente un modello di simpatia e buoni sentimenti. In seconda elementare, nella mia scuola almeno, sanno perfettamente che non si fanno commenti sul colore della pelle delle altre persone. Un solo bambino ha denunciato, ma tutta la classe era in agitazione. È questo che mi ha fatto sospettare l'intenzione monella, diciamo così. Credo di averle spiegato bene e con molta calma perché non è giusto esprimersi in quel modo. Anche a me sembra che S. fosse turbata, ma ho come la sensazione che c'entrino i genitori. Al bambino messicano chiaramente è stato spiegato che certe persone discriminano in base al colore della pelle e di difendersi, alla bambina nera, chissà, forse è stato detto che nella sua realtà, molto molto agiata, certe cose non succedono. Purtroppo non abbiamo uno psicologo a scuola, io non ho le competenze e nemmeno il tempo per approfondire di più, io faccio un altro lavoro. Però l'episodio è stato riportato, vediamo cosa succede.

mariantonietta ha detto...

Brava per essere intervenuta, anche se costretta a contraddire la tua collega.
Per curiosità, cosa ne pensa tuo marito dell'accaduto? Lo chiedo perché spesso hai riportato il suo punto di vista e mi sembra interessante.

nonsisamai ha detto...

pensa che sia una cosa molto seria e che dovrebbe esserci uno psicologo a scuola per questo tipo di situazioni. che succedono purtroppo, malgrado tutti i nostri sforzi. qualche anno fa due fratellini di colore hanno cambiato scuola perche' si sentivano discriminati da qualche insegnante. sono convinta che i miei colleghi non si comporterebbero cosi' di proposito, pero' probabilmente qualcosa di ambiguo e' successo. forse se lo si fosse affrontato tutti insieme, non sarebbero andati via sentendosi discriminati, che e' una cosa bruttissima da portarsi dietro per tutti.

Anonimo ha detto...

Ti seguo sempre e ti ammiro per la tua grande sensibilità e per il tuo continuo metterti in discussione. Così si spiegano benissimo la dolcezza e la sensibilità di tuo figlio.
Mila

La perfezione stanca ha detto...

Certo la percezione diell'evento che descrivi è molto diversa a seconda del posto in cui si vive. Non credo che qui in Italia la frase della bambina sarebbe stata percepita come razzismo. Poi certo tu noti che la bimbetta in questione non è campionessa di simpatia.
Quello che mi lascia perplessa è il fatto che sia considerato sbagliato fare commenti sul colore della pelle; mi spiego meglio, è certo brutto fare commenti negativi sul colore della pelle, ma parlarne non mi sembra cosa da evitarsi in assoluto. Anzi, forse parlarne in modo semplice e diretto potrebbe essere un modo per scongiurare eccessi.
Però mi rendo anche conto di parlare di qualcosa che non conosco, mi sa che in America ci sia una sensibilità diversa dalla nostra su queste cose.

nonsisamai ha detto...

Mila: questa che mi hai scritto e' una cosa davvero bella, grazie.

nonsisamai ha detto...

La perfezione: hai ragione, il contesto è fondamentale. Tante cose che in Italia si dicono normalmente qua sono inaccettabili. Il colore della pelle, non è una cosa che si discute, è una sorta di regola di buona educazione, giusto o sbagliato è così e i bambini lo imparano presto. Comunque, al di là del fatto specifico, penso che qualunque cosa fosse stata detta in quel modo, alle spalle della persona interessata ma ad alta voce con tono di scherno, avrebbe ferito almeno un po'.

Marica ha detto...

quoto La Perfezione Stanca.
A me hanno detto che anche "color blindness" e' una forma di razzismo....
Poi ho capito quel che dici, che l'intenzione era di schernie.

nonsisamai ha detto...

Marica: Vedi, se fosse stata posta una domanda diretta tipo " è vero che non arrossisci?" nessuno si sarebbe scomposto. Invece l'intento aveva tutta l'aria di essere canzonatorio e di marcare una differenza negativa.

La perfezione stanca ha detto...

Forse ho capito, in Italia corrisponderebbe all'educazione rispetto ai portatori di handicap che i genitori impartiscono ai bambini. Non guardare quella persona senza una gamba, è maleducazione. Non fissare la signora in carrozzina, non si fa. Uhm, a questo punto però in America il colore è un handicap. E mi sa che è anche vero.

nonsisamai ha detto...

Che sia un handicap lo dicono le statistiche purtroppo. Qui piu' sei scuro piu' possibilita' hai di essere fermato dalla polizia, di essere sospeso da scuola, di vendere la tua casa a un prezzo inferiore rispetto a quello che vale, ecc. ecc.
Io penso, pero' penso anche che l'italia sia molto indietro sotto certi punti di vista. Vedo una mancanza di rispetto e sensibilita' verso gli altri preoccupante a volte. Dal pedone che viene usato come birillo dagli automobilisti all'extracomunitario che viene preso a parolacce sull'autobus, al comico che a Sanremo prende in giro un bambino per il suo aspetto fisico.
In questo caso, si tratta solo di rispetto, secondo me. Fino a pochi anni fa, in questo paese la societa' era completamente separata in bianchi e neri. Le ferite sono ancora aperte e certe parole fanno ancora male. Ho scritto un post pochissimo tempo fa proprio sulla difficolta' delle donne di colore ad accettare se stesse per prime. Sono problemi immensi, di una complessita' quasi scoraggiante. Per me, nel dubbio e' meglio non dire, avere rispetto. Non conosci quello che una persona o la sua famiglia, ha vissuto, eviti di infognarti a parlare proprio del colore della sua pelle. Anche se: con un amico di qualsiasi colore, a tu per tu, si puo' dire e scherzare su tutto. Bisogna insegnare ai bambini a capire quando e come si puo' oppure no.

ciacco29 ha detto...

Di quello che scrivi, ciò che mi sembra davvero grave è l'intenzione.
La frase in sé poteva anche essere l'espressione di una curiosità verso l'altro da incentivare più che da reprimere.
Non mi piace molto infatti, la tendenza per cui il rispetto passa per il silenzio, la (pretesa) mancanza di curiosità o un giudizio di inappropriatezza per chi la esprime,lo trovo da un lato un modo po' ipocrita di fare, dall'altro temo che non abbatta i muri, ma si limiti a negarli.
Voglio dire, non è che non parlando del colore della pelle, i problemi che leggiamo ogni giorno, sono spariti, forse sarebbe meglio aprlarne per far passare il messagigo che non siamo tutti uguali "fuori" ma lo siamo "dentro". SIcocme in gnere tu lo fai, direi che siete un pezzo avanti

nonsisamai ha detto...

Ciacco:l'intenzione dici...senza dubbio non era buona, c'e' anche da dire che i bambini sanno essere parecchio cattivi, a volte ce ne dimentichiamo. forse per alcuni di loro, a quest'eta', una cattiveria vale l'altra. intendo dire che non sono per niente sicura che lo abbia detto pensando che fosse piu' grave di un'altra offesa. per il resto, lo spiegavo nel commento precedente, non e' che non si possa dire nulla sulla pelle, bisogna solo starci molto attenti. ho ricevuto mille complimenti sul mio colorito mediterraneo, pero' dipende da chi te lo dice e come.
anche a me piacerebbe vedere piu' attivita' e laboratori per bambini sulla tolleranza e la valorizzazione del diverso, ma mi sembra che qui molte volte questi valori vengano dati quasi per scontati, mentre ovviamente non lo sono.