martedì 27 gennaio 2015

un vantaggio/svantaggio di questo tipo di vita

La prima fortissima impressione che ho avuto trasferendomi qui, e' che tutto fosse più semplice. Fare un documento, affittare o comprare una casa, trovare parcheggio o lavoro, qualunque cosa. Un'impressione che in tutti questi anni non si e' mai smentita e che anzi si e' puntualmente rafforzata a ogni rientro in Italia. Un'impressione che e' poi più o meno la stessa di un'amica portoricana che negli stessi anni si trasferì in Italia. Perche' poi cos'e' la semplicità? Tutto dipende dalle nostre aspettative e da quello che ci siamo lasciati alle spalle.
Ad ogni modo, pensavo in questi giorni che l'estrema semplificazione e' il più grande vantaggio, ma insieme il piu' grande limite di questo stile di vita.
Gli americani sono ottimisti ed entusiasti, giustamente puntano a migliorare tutto, pero' poi spesso non si accorgono forse che un guadagno di tempo e denaro non rappresenta necessariamente un guadagno in termini assoluti.
Vi faccio un piccolo esempio, anche se in ambito culinario se ne potrebbero fare a bizzeffe. A casa mia, c'e' sempre stata l'abitudine di mangiare della frutta secca alla fine di un pasto, soprattutto in un giorno di festa. Ecco, anche qui si mangia a volte, ma tutti quelli che conosco si comprano un bel sacchetto di noci o arachidi già  sbucciate, quasi nessuno possiede uno schiaccianoci. L'idea e': perché? Perché perdere tempo e dannarmi l'anima a cercare di aprire una noce quando c'e' qualcuno che può farlo per me?
Così, innanzitutto si finisce per mangiarne troppe e in secondo luogo per sottovalutare il vero valore che un'attività simile può assumere, quello di trattenerti a tavola un po' più a lungo e dare a tutti i convitati la possibilità di esprimersi e di ascoltare gli altri una volta che il pasto principale e' stato servito. Ne parlavo con degli amici spagnoli che si sono appena trasferiti qui e mi raccontavano che a loro, ad esempio, una delle cose che manca di piu' e' il vamos a tomar un café, che non e' solo il bere il caffe', ma anche l'atto di incontrarsi e sedersi intorno a un tavolo e parlare, la celebrazione di un piccolo rito quotidiano.
Che poi bisogna chiarire una cosa: provi a portare un americano a tomar un café o gli metti davanti della frutta secca da sbucciare e reagirà esattamente come uno spagnolo o un italiano o chiunque altro, passando ore a chiacchierare senza rendersene conto. E' solo che non gli verrebbe mai in mente, sono abitudini che probabilmente un tempo esistevano anche qui, ma che si sono perse per strada in favore di una maggiore efficienza. Il caffe' lo ordini allo sportello e te lo bevi in macchina. Recentemente e' capitato di ragionare di tutto questo con diversi amici americani. Si sorprendevano ad aver parlato per ore e gli piaceva questa cosa. Mi hanno raccontato che raramente qui si parla tanto per il gusto di parlare. Che spesso chi ama la conversazione, l'argomentazione, e' visto come un bastian contrario e viene liquidato in poche battute per non far polemica perché bisogna sempre evitare qualunque tipo di contrasto. Portare avanti una discussione fra conoscenti o colleghi su temi contrastanti é visto con grande timore. Timore di offendere o di litigare, quindi tutti abbozzano generalmente e tagliano corto, tornandosene a casa ognuno con la propria idea. Un'amica mi diceva che le persone con idee completamente diverse dalle sue la incuriosiscono molto e vorrebbe chiedere il motivo di quelle scelte (tipo tu perche' credi che sia giusto andare in giro armati? Tu perche' credi che sia giusta la pena di morte?), ma non lo fa mai perche' non si fa, chiedere a una persona perche' crede in certi valori viene interpretato come una provocazione, non come una genuina domanda.
Un altro esempio. Guidare ovunque e' più semplice, ma dov'e' andato a finire il valore di fare una passeggiata o prendere una boccata d'aria? Espressioni linguistiche queste ultime due, che se esistono, non ho mai sentito dire. Qui in Texas non c'e' molto l'idea dell'uscire per uscire o del camminare per camminare. Tempo fa vi ho raccontato della mia delusione quando all'asilo di Joe hanno deciso di introdurre il cosiddetto carpool. I genitori ora possono aspettare in macchina che la maestra gli porti e allacci i figli invece di entrare a scuola a prenderseli. Ebbene, io stessa che per prima lo avevo criticato, sto sperimentando quanto più facile sia questo sistema e quanto ci si impigrisca. Si, in teoria potrei ancora entrare a scuola, ma poi penso che dovrei parcheggiare, scendere, salire, giacchetta e zainetto, cinture di sicurezza e mi passa la voglia, visto che posso semplicemente aspettare un minuto che qualcuno faccia tutto questo per me mentre magari mando un'email o ascolto la radio comodamente seduta nella mia auto.
Il lato positivo delle varie semplificazioni americane... beh ce ne sono moltissimi in qualunque ambito, ma quello negativissimo e' che molte di loro eliminano ogni possibilità di contatto fra le persone, un sorriso, un saluto, uno scambio.
Insomma, ci si abitua in fretta alle semplificazioni, ma anche alla diminuzione drastica del contatto umano.    

8 commenti:

Lorenzo ha detto...

Sembra che la cosa più difficile di questo mondo sia trovare una misura nelle cose.

Bere o mangiare un po' di una cosa fa bene, troppo poco e muori di fame, troppo e muori di indigestione.

Una mia impressione degli USA visti da fuori, con qualche amicizia via Internet, è che sia una terra di eccessi, forse perché c'è disponibilità di tutto, spazio, risorse.

Tanto più spazio hai, tante più risorse vedi li pronte per essere consumate e tanto più sembra innescarsi la smania di consumare, spazio e risorse. Di conseguenza una vita non ti basta, non ci sono abbastanza ore nella giornata per andare dappertutto, fare qualsiasi cosa, consumare qualsiasi pasto.

A me non sembra che l'efficienza sia lo scopo quanto che sia una conseguenza. Dovendo fare il più possibile in termini quantitativi, necessariamente si tende a rimuovere tutto il superfluo. Cosa che include le relazioni personali. Se io devo bere trecento litri di caffe in una giornata non ho tempo di parlare.

Per contro in Italia siamo nella situazione opposta, poco spazio e poche risorse. Di conseguenza noi abbiamo tradizionalmente la smania di risparmiare. In una giornata c'è un sacco di tempo da ingannare, visto che non c'è nessun posto dove andare o risorse da consumare. Dovendo perdere tempo, intratteniamo relazioni con le persone. Se devo bere una tazza di espresso (che sono pochi cucchiaini) ho tutto il tempo di parlare col barista e con gli altri avventori.

ALtro esempio lapalisiano: le scuole americane sono piene di attrezzature, edifici, laboratori, campi sportivi, eccetera. Nelle scuole italiane non c'è nulla. Risultato, i ragazzi americani sono impegnati tutto il giorno, tutti i giorni, in diverse attività e il tempo non gli basta mai, i ragazzi italiani ammazzano il tempo a chiacchierare ai giardinetti, la stessa cosa che poi faranno da pensionati.

ciacco29 ha detto...

Non so, in questo momento della mia vita bramo la semplificazione come l'aria, è diventato tutto molto faticoso, burocratizzato e, ma questo forse c'è sempre stato, nessuno è più disposto a prendersi una responsabilità per cui si affastellano procedure su procedure, incombenti su incombenti, autorizzazioni e verifiche una sull'altra.
Però, ora che vivo di pec e mail, che consulto registri on line e scarico documenti dal sito del ministero della giustizia, posso dirlo? mi sento tanto più sola e quasi quasi mi godo le mattinate che ancora devo passare a sorreggere un muro ed a chiacchierare con i colleghi

Fra M ha detto...

sante parole. ho la stessa sensazione a Bruxelles, dove in ambito internazionale si tende ad adottare molti atteggiamenti americani.
per semplificare.
semplificare i contatti umani, togliere ogni contrasto alle discussioni, abbassare il volume delle argomentazioni, delle emozioni interpersonali.
poi pero' quando vado in italia mi ritrovo infastidita da certe discussioni teatrali a tutto volume, le trovo futili e a volte infantili e mi chiedo come abbia fatto, un tempo, ad averne fatto parte anche io.
difficile come sempre capire dove sta l'equilibrio. intanto lotto per difendermi da un eccesso di politically correct.

Gianluca Gentili ha detto...

Hai riassunto perfettamente un concetto che ripeto sempre ai miei amici quando torno in Italia: negli USA la vita e' piu' comoda ("comfortable"), ma questo non significa necessariamente che uno sia piu' felice. In molti casi e' solo circondato da piu' gadgets, macchine piu' grandi, piu' elettrodomestici, etc. :)

Luciano ha detto...

Grazie. Ogni volta mi fai scoprire qualcosa di più, dandomi un contributo prezioso a quella che sarà tra un po' la mia scelta. Mi chiedo se anche nelle altre zone degli USA è come descrivi tu. Si parla spesso degli Stati Uniti come se fosse un piccolo paese, omogeneo, con una cultura simile ovunque, ma in realtà immagino che sia l'opposto, data l'estensione e i diversi tipi di territorio e di gente.

Marica ha detto...

sono d'accordo su tutto tranne che su una cosa... davvero da te non si va a prendere il caffe' seduti per chiacchierare?
perche' qui vedo che lo fanno in molti (nei vari starbucks, coffee bean e compagnia bella)

nonsisamai ha detto...

lorenzo: si, una specie di bulimia sociale, puo' essere...

ciacco: ti capisco

fraM: lo stesso anche per me. come dicevo, ci si abitua in fretta. non so se tornare a proprio tutte le vecchie abitudini sarebbe possibile o auspicabile.

gianluca: gia', la felicita' e' proprio su un altro piano rispetto alla comodita'.

luciano: io purtroppo conosco bene soprattutto il centro sud, non sono mai stata ne' a NY ne' a LA, ma da quello che ho visto e' un po' come un grande paese. nel senso che viaggiando anche tanto (quest'estate ad esempio sono partita da qui e arribata su in MIchigan in macchina), non cambia molto. piu' o meno sempre lo stesso cibo e gli stessi dialetti. i cambiamenti veri li vedi nelle grandi citta'.

marica: si si si fa anche qui, ma e' diverso. tipo questa ragazzina spagnola, mi diceva che qui vanno fuori due ore ed e' finita li'. tutto quello che faranno e' programmato in anticipo. in Spagna invece era piu' un rito. vestirsi carina, uscire a piedi, parlare e decidere cosa fare dopo ma senza programmare tutto in anticipo. e' lo spirito che e' diverso.

Ivano Bellini ha detto...

l azzeramento del contatto umano è la vita ordinaria di una società capitalistica, un prodotto peculiare della follia.
L idiozia raggiunta con fatica di cui parla Giorgio Gaber. Nulla di strano o di inaspettato mi pare :)