mercoledì 23 aprile 2014

di patate e cipolle

La settimana scorsa, la maestra del piccolo Joe, quella delle tre che non mi piace nemmeno un po’, mi ha voluto parlare. Ha detto che Joe si era rifiutato per tutto il giorno di obbedire e che le aveva anche detto di stare zitta. Nonostante la mia poca simpatia nei suoi confronti, o forse proprio per questo chissa’, ho preso la cosa molto seriamente. Lo so, sono cose che succedono e non sono certo questi i drammi della vita, ma quando sei abituato fino al giorno prima a sentire nient’altro che lodi, un po’ ti allarmi o almeno io mi sono allarmata. Diciamo che la prima immagine che mi e’ balzata alla mente e’ stata quella del riformatorio e la societa’ che mi circonda non mi e’ stata di nessun conforto. Questo povero bambino fa i capricci per tre giorni ed e’ gia’ un piccolo caso. Tra l’altro, a chi danno tutti la colpa? Alla madre ovviamente.

Gli dai troppa attenzione, non sei abbastanza severa, si vede che e’ figlio unico e via dicendo. E cosi’ ho finito per scaricare su di lui la mia frustrazione aggravando il suo comportamento ribelle per tutto il fine settimana. Mi sono anche attaccata a internet, ho cercato articoli, consigli, forum, qualunque cosa finche’ non mi e’ venuto in mente di fare la cosa piu’ intelligente e logica e semplice: chiedere un consiglio a Ms. Guorton. Lei sa tutto sui bambini, nessuno meglio di lei poteva aiutarmi.

Mi ha spiegato che e’ perfettamente normale che si verifichino fasi di questo tipo e mi ha dato dei consigli molto pratici. Mi ha invitato a mantenere sempre un tono di voce piatto e uniforme. A fargli capire che e’ del tutto normale non aver voglia di fare delle cose, che anche per gli adulti e’ lo stesso, ma che purtroppo tutti abbiamo dei doveri. Di non chiedergli mai di fare qualcosa, ma di comunicargli semplicemente quello che mi aspetto che faccia senza dargli l’impressione di avere la possibilita’ di rifiutare. Difatti, le avevo spiegato che odio talmente tanto dare ordini che quando spontaneamente gli dico ‘allora li laviamo questi denti?’ oppure ‘li mettiamo via o no quei giocattoli?’ mi frega sempre rispondendomi con estrema cortesia ‘no grazie’. La situazione sembra gia’ tornata alla normalita’.   

Ms. Guorton e’ cosi’ brava con i bambini. In tutti questi anni le ho visto fare cose incredibili a scuola. E poi mi racconta sempre di quando le sue figlie erano piccole, di quando ricopriva il pavimento della cucina di carta da salumiere e le faceva dipingere gia’ a pochi mesi. Le ha sempre volute indipendenti piu’ di qualunque altra cosa e io la sento cosi’ vicina come donna, come insegnante, come madre. Ma ogni volta che mi racconta questi aneddoti mi chiedo quando e’ che si e’ rotto quello che lei non dira’ mai perche’ e’ inglese e dei sentimenti non si parla, ma che si vede a occhio nudo che si e’ rotto. Insomma, quand’e’ che queste due bambine che piangevano quando la mamma le lasciava all’asilo, sono diventate delle donne che quella mamma anziana e malata che ancora oggi parla solo di loro e tutto quello che vuole fare e’ correre da loro, l’hanno completamente abbandonata a se stessa? Sono domande che mi fanno una grande paura.

E’ come se tu piantassi delle patate e ti nascessero delle cipolle.

11 commenti:

Marica ha detto...

non conosco bene la situazione quindi perdonami se dico delle gran stupidaggini, pero' in generale ho l'impressione che in america sia un po' cosi, che la famiglia sia diversa rispetto a noi in italia, o no?
la mia tutor di inglese mi dice sempre che per noi italiani (e per i messicani) le famiglie sono "tight knit" o come si dice, cioe' molto unite, molto legate, mentre qui sono tutti piu' indipendenti e ognuno, nel bene e nel male, pensa alla propria vita....
lei le lasciava dipingere da sole a pochi mesi, voleva la loro indipendenza e ora ... sono indipendenti ... insomma, chi fa da se fa per tre, o no?
non credo che non le vogliano bene, anzi, ma semplicemente hanno la loro vita da portare avanti, eventuali figli, magari vivono a chilometri di distanza, no?
cioe' non credo si sia "rotto" qualcosa... o si?
boh... dico per dire...

ciacco29 ha detto...
Questo commento è stato eliminato dall'autore.
ciacco29 ha detto...

Il mio bimbo più piccolo è nella fase che chiamo "la scoperta della rabbia".
Mi ricordo che quando ci sono passata col grande, è stato molto difficile perchè ero convinta, in qualche modo, che le sue reazioni alle frustrazioni fossero colpa mia.
Adesso la trovo una fase faticosa, ma necessaria, e cerco di aiutarlo ed accompagnarlo attraverso i sentimenti negativi senza per questo dargliela vinta.
Posso dirlo? Non sono tutte rose e fiori
Sul rapporto indipendenza/ assenza, non so dire.
Solo, faccio fatica ad immaginare che un figlio non senta il bisogno di stare vicino ad una mamma anziana e molto malata a meno che non ci siano rapporti molto difficili o circostanze insormontabili.
Sarà un dato culturale

nonsisamai ha detto...

marica: lei e' inglese, proprio tanto, nel senso che pur essendo qui da tanti anni, non si e' mai americanizzata e e' sempre tornata nel suo paese piu' volte l'anno. le figlie non hanno una famiglia, una delle due convive mi pare. la cosa strana e non lo noto solo io, ma anche le mie colleghe americane, e' che queste figlie sono presenti, cioe' di sicuro non c'e' stato nessun litigio, ma sono proprio fredde e indifferenti (o indipendenti?). tipo. lei avrebbe dovuto andare dalla figlia che abita a meno di un'ora di strada da qui a Pasqaa, e' stata male, sono andata io, una collega qualunque, a raccattarla al prontosoccorso e la figlia non si e' mossa per aiutarla. non l'accompagna a fare la chemio, non va a trovarla. all'inizio pensavo che la madre non le avesse detto della sua salute perche' mi sembrava assurdo un comportamento simile. ora siamo a un livello tale della malattia che purtroppo si vede a occhio nudo tutto quello che sta succedendo, non e' possibile che non lo capiscano.

nonsisamai ha detto...

ciacco: gia' non sono tutte rose e fiori, ma tu mi sembri molto brava. il mio piu' che 'rabbioso' mi e' sembrato in quei giorni ribelle e insofferente. la mia paura e' non riuscire a fargli capire il valore dei buoni sentimenti. oddio rileggo e suona malissimo detto cosi', pero' e' vero. per me e' fondamentale che mi diventi una brava persona :)

per l'altro discorso, vedi la risposta che ho dato a Marica. forse e' un dato culturale, ma non lo so. so che non mi piace neanche un po'.

LordRevan ha detto...

Ema, io ho vissuto in UK. Personalmente ho trovato i Brits piu' emotivi rispetto agli americani. Per diversi anni la mia compagna e' stata una ragazza inglese. La cosa piu' sbagliata e' pensare che i Brits siano piu' simili agli americani che agli Italiani. Nel complesso sono abbastanza simili agli Italiani se non per alcune connotazioni nordiche condivise con scandinavi e teutonici. Se con le figlie ha "rotto" c'e' un motivo. Strano che non ne parli. Il bond familiare e' molto presente e non si manda la madre in "ospizio" in UK. Si tiene a casa come farebbe la gran parte degli Italiani. Tipicamente non esiste essere nice a tutti i costi nella cultura Brit. Si e' schietti e diretti (ecco perche' forse ai colleghi americani non piace). Secondo me puoi provare a capire come mai il rapporto con le figlie si e' rotto.

Anonimo ha detto...

credo che una cosa sia educare all'indipendenza, un'altra all'empatia. Non c'entra nulla che le facesse dipingere sul pavimento a pochi mesi, e non e' vero che se cresci un figlio in modo che sia sempre dipendente da te, allora hai la vecchiaia assicurata. Probabilmente cresci un infelice. L'autonomia non c'entra proprio nulla, a mio avviso.

valeriascrive

Marica ha detto...

non metto in dubbio i metodi educativi di questa signora, che sicuramente la sa lunga sull'argomento... e poi e' anche vero che ogni bimbo e' diverso ecc e la mia esperienza prevede un solo bambino :-) semplicemente non mi suonava particolarmente "empatico"

ma questa signora si lamenta mai del comportamento delle figlie? cioe' per lei e' normale cosi?

nonsisamai ha detto...

lord revan: non ha rotto con le figlie, ne ho anche conosciuta una, si vedono spesso, vanno d'accordo. e' che sembrano completamente indifferenti alla sua malattia. e' questo che fa specie. se avessero rotto avrebbe un po' piu' senso il fregarsene.

vale: non so. in questo caso, proprio perche' lei ha puntato tutta la sua carriera sul rendere i bambini indipendenti, viene spontaneo (non solo a me) chiedersi se non abbia dato alle figlie un livello di indipendenza tale da averle allontanate da se', averle rese quasi indifferenti. sento questa persona cosi' vicina perche' e' empatica. e il mio problema allora e' questo: come e' possibile che una persona cosi', empatica, generosa, aperta mentalmente non sia riuscita a trasmettere le stesse qualita', soprattutto la piu' importante, l'empatia, alle figlie?

nonsisamai ha detto...

marica: no, non si lamenta mai. parla sempre di loro in positivo, delle cose che fanno insieme, pero' da quando sta male e non puo' andare da loro, loro non si sono mosse per andare da lei. e' una situazione estremamente triste da vedere.

ciacco29 ha detto...

Grazie per la fiducia, ma temo sia mal riposta, arranco e vado per tentativi.
Quello che volevo dire, però, è che se madre e figlie hanno in generale un buon rapporto da cui rimane escluso solo il capitolo "malattia" , forse, è perchè le figlie non riescono ad affrontarla o la madre non vuole coinvolgerle in tanta sofferenza.
Non è poi così difficile trovare persone adulte incapaci di sopportare la fatica emotiva ed il dolore connesso alle condizioni di salute di un loro caro, soprattutto se è un genitore. Rifiutano il problema, quando non scappano.
E lo stesso può accadere ad un genitore anziano che non voglia "pesare" sui figli, creare loro problemi o addolorarli.
E ora, finita l'analisi superficiale e borio setta, su una situazione che non conosco affatto, ti auguro buona giornata