lunedì 12 agosto 2013

la chiave di tutto

 IMAG0727 (1)A volte succedono cose che sembrano senza importanza, che sembrano non riguardarci, essere lontane, lontanissime e non ci piace pensare che in fondo potrebbe anche non essere proprio cosi’.

Tanti tanti anni fa, un bambino di due o tre anni in Texas ebbe la malaugurata idea di infilare questa chiave nella presa della corrente. Potete ammirare quello che ne resta.

La madre, senza nemmeno il tempo di ragionare, di capire cosa fosse giusto fare, si avvento’ su di lui, lo stacco’ dal muro e lo salvo’ miracolosamente. Nonostante le numerose ferite riportate il bambino guari’ e divento’ un ragazzo grande e forte che un giorno decise di andarsene a studiare in Spagna.

Laggiu’ incontro’ una ragazza italiana che non sapeva nulla della chiave, del Texas e di tutto il resto.

I due si innamorarono e andarono a vivere proprio li’, in Texas, dove piu’ tardi nacque anche il loro bambino, il piccolo Joe Cool.

Sono qui che cerco di lavorare al tavolo di Mr. Johnson con questa chiave che ha lasciato qui accanto, ma non e’ facile concentrarsi. Ci sono oggetti che hanno un significato talmente forte che e’ come se sprigionassero energia, come se ti volessero dire qualcosa. Se ti metti a guardare quella chiave, ad esempio, e cadi nel tranello di lasciarti andare a immaginare quante vite sarebbero completamente diverse o non ci sarebbero affatto oggi se quella volta le cose fossero andate diversamente, non ne esci piu’.

Il trucco e’ non cominciare a chiederti dove saresti ora e con chi e a far cosa, di sicuro senza sapere mai nulla di quella chiave. Pero’ il gioco delle possibilita’ e’ talmente affascinante.

Insomma. Quante chiavi ci sono nella vita di ognuno, ogni giorno? Quante cose fondamentali succedono senza che nessuno se ne accorga? Siamo soddisfatti delle nostre chiavi o ce n’e’ qualcuna che non ha girato per il verso giusto?  

9 commenti:

Agnes P ha detto...

Vero, innumerevoli vite. Questo post è bellissimo, un brivido e una lacrimuccia.

marcocera ha detto...

Pochi mesi fa mio padre mi ha raccontato con una serenità incredibile come lui, nato nel 1940, in piena guerra mondiale, da piccolo era denutrito e non riusciva a poppare il latte. I suoi si erano dovuti trasferire in un'altra città ed erano parecchio poveri - come quasi tutti, per la verità. Tutti i vicini e anche sua madre gli davano poche possibilità di sopravvivenza.
Ritornato a casa, in Versilia, suo padre dovette imboscarsi dopo l'8 settembre perchè era Carabiniere, mentre lui e sua madre dovettere fuggire in collina per evitare problemi. Aveva 4 anni e si ricorda che stava in un sottoscala in una casa affollatissima. Il paese, La Culla, era quello che precedeva, venendo dalla pianura, Sant'Anna di Stazzema, dove qualche mese più tardi i nazisti avrebbero rastrellato la popolazione locale uccidendo circa 600 persone, la maggior parte delle quali donne e bambini.
Dopo la strage ritornarono a valle, dove nel frattempo la loro casa, essendo in posizione strategica, era diventata il quartier generale dell'esercito tedesco in ritirata e lui, sua madre e i nonni, per qualche tempo, dovettero convivere con questi coinquilini. L'angoscia dei suoi nel sapere di trovarsi nel bersaglio più ambito dai cannoni americani che sparavano da qualche decina di chilometri più a nord, verso Massa, posso solo immaginarla.
Mio nonno, invece, era nascosto a pochi chilometri di distanza, ma mio padre fu ovviamente istruito a dire sempre che suo padre si trovava "lontano, alla guerra", senza capire nemmeno perchè.
Capisco, ora, perchè mio padre ci abbia sempre tenuto ad una vita tranquilla e perchè quello che per me, a volte, significherebbe accontentarsi, per lui probabilmente ha un significato molto diverso.

Luciano ha detto...

A volte è veramente agghiacciante pensare a queste "sliding doors". E questi oggetti restano carichi di un "qualcosa" che non riusciamo nemmeno a immaginare.
Qualche chiave che non ha girato per il verso giusto forse ce l'abbiamo tutti. Chi non ha rimpianti, ripensamenti o rammarico per quella volta che le cose dovevano andare diversamente?
Terribile la storia di sant'Anna di Stazzema. Abito in zona e ne ho sentito molto parlare. La gente qui non lo dimentica, anche chi non c'era, ancora oggi la rabbia ed il dolore di questo atroce episodio sono molto vivi.

riruinglasgow ha detto...

bello sapere qualcosa di più della vostra storia!

Marica ha detto...

questo post e' affascinante

io credo che tutte le chiavi, anche quelle che sul momento non hanno girato per il verso giusto, ci hanno portato qui e ora... e se siamo felici del qui e dell'ora, allora tutto ha avuto senso :-)

nonsisamai ha detto...

marica: mi piace tanto il tuo ottimismo, solo che mi viene da dire...forse dipende da quanto si soffre, ecco. ci sono delle cose, magari non capitate a me direttamente, tipo quelle a cui accenna marcocera che proprio non mi spiego e che non sembrano mai, nemmeno dopo moltissimi anni, aver portato nulla di buono.

Marica ha detto...

gia'... tutto escluse le morti, e le stragi, ecc ecc ecc :-(

70millimetri ha detto...

Al momento sto vivendo una concatenazione di eventi, ed è una grande ansia capire dove andrà a finire.

Maffy ha detto...

Bel post, grazie!
Io sono una fan del meccanismo sliding doors, tanto che a volte immagino le vite parallele alla mia come se stessi leggendo un libro a finale multiplo...se smette di studiare vai a pagina 8, se accetta quel lavoro vai a pagina 25. In realtà quello che sono oggi è il frutto delle chiavi girate durante il percorso e allora penso che "giusto o sbagliato" lo scoprirò solo alla fine del mio viaggio.