mercoledì 12 giugno 2013

ragazze madri nel cuore della bible belt

Ieri sera la mia amica Emme mi raccontava la sua esperienza di ‘ragazza madre’ qui, nel cuore del Texas. Ne abbiamo parlato diverse volte in passato, ma evidentemente e’ una cosa che dopo undici anni ancora le brucia parecchio e devo dire che ogni volta, anch’io, non riesco a non arrabbiarmi insieme a lei.

La cosa che mi urta di piu’ e’ il fatto che il suo liceo, di fatto l’abbia cacciata. Non appena la notizia divento’ di pubblico dominio, fu convocata dal preside con i suoi genitori e le fu spiegato che poteva rimanere a scuola fino a quando la gravidanza non fosse stata visibile, ma dopo avrebbe dovuto trovarsi un altro posto. Posso solo immaginare come si sia potuta sentire di fronte a un discorso del genere a quell’eta’, un discorso alla luce dei fatti avvallato dal comportamento dei suoi genitori che, senza battere ciglio, decisero di farle cambiare scuola immediatamente. E’ un vero peccato che non si siano ribellati e che chi ha preso una decisione simile l’abbia passata liscia.

Tanto e’ vero che la mia amica incinta, a diciassette anni, si ritrovo’ da un momento all’altro in questa tale charter school di un livello enormemente piu’ basso rispetto a quello di una normale scuola pubblica completamente da sola e per di piu’ piantata in asso dal padre del bambino, che inizialmente si era perfino risentito perche’ lei aveva rifiutato di sposarlo, a un paio di mesi dal lieto evento. D’altra parte cosa ci si sarebbe mai potuto aspettare da uno la cui madre, di fronte all’evidenza, affermava ‘Non puo’ essere lui il padre, io a mio figlio ho insegnato l’astinenza’?

Sembra una storia di altri tempi, epoche lontane. Io che sono anche qualche anno piu’ grande di lei, non ho mai conosciuto nessuna ragazza nella stessa situazione in Italia, nemmeno una conoscente alla lontana. Al contrario, ricordo come una cosa del tutto normale ai miei tempi, madri che a una certa eta’ decidevano di portare le figlie dal ginecologo per fare una bella chiaccherata, altro che insegnare l’astinenza. 

Lei odia il fatto che quando racconta alla gente di avere avuto un figlio cosi’ giovane, spesso la risposta immediata e idiota sia “oh, mi dispiace” mentre lei si sente tranquilla e serena con la sua esperienza. Beh, sono costretta ad ammettere che quando mi racconta queste cose e penso a tutto quello che si e’ persa, alla solitudine, ai sacrifici e, nonostante cio’, alla fatica che ancora oggi fa per non comportarsi da adolescente scapestrata si’, un po’ mi dispiace per lei. Certo, suo figlio e’ un angelo, il piu’ bravo della scuola, bellissimo, generosissimo, un ragazzino fuori dal comune in tutti i sensi e questa e’ la cosa piu’ importante. Quello che mi dispiace e’ che lei non abbia avuto quella possibilita’ che tutte le ragazzine dovrebbero avere di giocare, di viaggiare, di sognare, di capire chi era e cosa voleva fare nella vita. Non posso fare a meno di pensare che se quel tempo ce lo avesse avuto probabilmente sarebbe piu’ felice oggi. Oppure no, oppure e’ come dice lei che se non fosse arrivato quel bambino avrebbe fatto davvero qualcosa di stupido con la sua vita.

L’unica cosa certa e senza ipocrisia e’ che la maternita’ e’ un privilegio e un dono meraviglioso, ma le circostanze contano.

3 commenti:

Marica ha detto...

sulla felicita' non saprei... ma condivido al 100% la conclusione del tuo post!

apinaperniciosa ha detto...

Altro che se le circostanze contano. Sono una ex ragazza madre (anche se mi è venuto in mente di esserlo, cioè di darmi questa definizione, solo quando il Nano era già grandicello, era troppo il rifiuto, mi sa, per una categoria vissuta come "casi umani"). Felice di esserlo stata, con tutte le cose difficili che ha compreso (ma non puoi immaginare che avventura meravigliosa è stata!). Ma io sono andata al liceo fino al sabato e ho partorito il lunedì, la mia scuola mi ha organizzato uno spazio per allattare durante la ricreazione (i miei nonni mi portavano il Nano che era diventato la mascotte della classe e dei prof, sono tornata a scuola due settimane dopo il parto) e compagni e insegnanti sono stati per me una seconda famiglia. Per me è stato facile, perché sono stata aiutata, dalla mia famiglia e dalla comunità. Posso solo esprimere una grande ammirazione per la tua amica che ha cresciuto un bimbo speciale nonostante le difficoltà.

apinaperniciosa ha detto...

Scusami per il commento lunghissimo, ma è un argomento che mi tocca così da vicino :)!