giovedì 25 ottobre 2012

esserci

Un giorno e’ venuto in classe per dirmi quanto fosse contento del mio programma e che a giudicare dal mio lavoro, probabilmente avevamo anche gli stessi gusti in fatto di arte. Mi racconto’ della sua collezione e delle opere che aveva donato alla scuola, fece dei nomi prestigiosi. Un signore distinto, ma cordiale, sorridente, forse un po’ anziano per avere due figli alle elementari, questo pensai.

Successivamente ho scoperto che li ha adottati i due bambini e da solo.

La bimba che e’ di una dolcezza disarmante, sembra completamente sprovvista di autostima. E’ una pena vederla disperarsi ogni giorno nell’insoddisfazione perenne per qualcosa che sa fare esattamente come tutti gli altri bambini della sua eta’ se non meglio. Ma qualcuno a casa glielo dice? Sembra non lo sappia.

Il bimbo, simpaticissimo, vivace, carino, ha quello sguardo inconfondibile di chi ha avuto una mamma alcolizzata. Va seguito passo passo.

Vivono nel quartiere piu’ ricco della citta’, con un ex presidente come vicino di casa, una tata per il giorno e una per la notte. Keeping up with the appearances. Ma avere un figlio, che sia adottato o no, non e’ solo apparenze, e’ un continuo lavoro che non si ferma a quel desiderio iniziale per quanto profondo e struggente possa essere, di essere genitori. E’ un lavoro che nessuna tata al mondo potra’ mai fare per te. In qualunque circostanza, c’e’ un’unica cosa fondamentale da fare: esserci.  

15 commenti:

70millimetri ha detto...

Le motivazione di una adozione possono essere tante, sicuramente gli offrirà uno stile di vita e delle possibilità che prima non potevano avere, dall'altra parte per fare questo probabilmente non ha molto tempo per tutto il resto.

Domande:
quale ex presidente?
E come capisci dallo sguardo la condizione della madre?

nonsisamai ha detto...

assolutamente. mille volte meglio cosi' che nell'orfanotrofio in russia. qualche tata in meno e qualche abbraccio in piu' magari aiuterebbe forse qualunque figlio biologico o adottato.

1)bush. se gugoli questa cosa ti appare perfino il suo indirizzo. hanno fatto davvero un sacco di pubblicita' quando si e' traferito a dallas.

2)http://en.wikipedia.org/wiki/Fetal_alcohol_syndrome

nonsisamai ha detto...

magari forse...rileggersi magari forse aiuterebbe me :))

MarKino ha detto...

ci vedo la mentalita` pragmatica americana: come dici te - meglio a casa mia con la tata che in orfanotrofio. pero` boh.

Patalice ha detto...

auguro a quei bambini di conservare sempre uno sguardo innocente ed una dolcezza disarmante...

Marica ha detto...

non ho ben capito cosa volessi dire... che questi bambini non ti sembrano felici? che quel signore li ha adottati solo per "apparenza"?
se come dici tu e' un signore di una certa eta' ed e' pure single, molto prob non ha le energie per stare dietro a due bambini tutto da solo.. o sbaglio?
dici che la tata non li abbraccia?

ti assicuro che si puo' essere anche a casa tutto il giorno con i figli, senza tata, e non contribuire minimamente alla loro crescita fisica/sociale/culturale ecc

nonsisamai ha detto...

marica: ho la sensazione anche dallo scambio dell'altra volta che la vediamo in maniera un po' diversa su queste cose. a me sembra che il tuo concetto di 'amore parentale' per come lo hai espresso nei vari commenti che hai lasciato qui almeno, sia splendido e profondo e per niente banale, ma anche incredibilmente idealistico.

l'altra volta chiedevi qualcosa tipo: si vede da quanti pannolini cambi quanto ami tuo figlio?

io ti dico tutto sommato, se proprio devo darti una risposta, per me si'.

cosa devono pensare questi due bambini, quando si svegliano la notte perche' hanno fatto un incubo o stanno poco bene e si ritrovano la tata a consolarli invece del padre? ok e' un padre importante, molto impegnato, ma non riesce a trovare un minuto per loro nemmeno la notte? insomma, non sono dei neonati, non si tratta di perdere ore di sonno. come se non fosse gia' abbastanza duro crescere senza mamma. io li vedo cosi' a scuola e mi piange il cuore, li abbraccerei io se potessi.

non so, per me la vita, o per lo meno quello che conta nella vita, e' fatto di piccole cose, anche minuscole. l'esserci appunto.

poi un'altra cosa: e' del tutto secondario, come e quando un figlio sia arrivato. quello che e' importante e' che a quel grande desiderio che lo ha fatto arrivare segua la volonta' di stargli vicino fisicamente dico, essere li' per lui. altrimenti per me stiamo solo a raccontarcela.

Marica ha detto...

prob hai ragione, ho una visione idealistica dell'amore (parentale e non solo)... magari tra qualche anno cambio idea, non lo escludo!

quello che mi sembra "pericoloso" pero' e' ancora una volta legare l'amore parentale all'idea del "sacrificio"...
vabe' basta non mi dilungo oltre...

ovviamente se a scuola non li vedi felici vuol dire che c'e' qualcosa che non va :-(

ero Lucy ha detto...

Condivido il tuo punto di vista e le tue perplessita', che ovviamente non si limitano ai genitori adottivi. Ne conosco a mucchi di genitori biologici fatti cosi'.

Anonimo ha detto...

Intervengo per la prima volta anche se leggo ormai da alcuni medi.
Vorrei solo dire che per me che figli ne Ho due, un lavoro impegnativo e non proprio 20 anni, la parte più Bella e difficile della faccenda é l'equilibrio.
Non condivido l'idea secondo la quale devi esserci sempre e comunque anche all'uscita di scuola del figlio adolescente o al cambio di pannolino, per estremizzare. Credo però che sia necessario essere presenti e partecipi, parlare, ascoltare, giocare, coccolare, essere davvero insieme quando si sta insieme, perché di gente che con i figli al limite coabita, ne conosco
Silvia

nonsisamai ha detto...

marica: ma come dici sempre tu, non e' un sacrificio. soprattutto quando sono cosi' grandi, piu'che altro e' un piacere stropicciarseli un po', no? :)

silvia: grazie per il commento e benvenuta. se mi parli di adolescenti, sono d'accordo con te, bisogna imparare anche a seguirli a distanza, a lasciarli andare, ma per i piccoli e' tutta un'altra storia. beh, credo di avere gia' spiegato ampiamente come la penso. alla prossima!

Anonimo ha detto...

se il tizio chiama la tata perche' sia lei a svegliarsi la notte, lo fa perche' PER LUI e' un sacrificio alzarsi la notte. E per me essere padre e' anche alzarsi di notte se i figli piangono senza delegare a nessuno, tantomeno a una tata e soprattutto quando i bimbi hanno una storia molto difficile alle spalle. Quando hai un figlio, comunque sia arrivato, devi sapere che alzarsi di notte fa parte della paternita'. Senno' prendi una bambola e giochi.


(OFF Topic: e poi , rega', non ci pesa alzarci di notte se i nostri figli si svegliano di rado, se non e' una costante, se non e' un'abitudine. Ma se cominciano a svegliarsi spesso, tutte le notti. allora si', e' un sacrificio e riconosciamolo come tale perche' altrimenti le mamme stravolte (sempre le mamme) per la privazione di sonno si sentono un po' inadeguate. No, non dormire non e' bello. Con tutto l'amore che vuoi. La privazione di sonno e' una tortura, e non lo dico io, e' proprio una tortura. Quindi dico, dipende pure da quante volte si svegliano 'sti bimbi. Se 'e una tantum si puo' fare, se e' tutte le notti, piu' volte a notte, e' un sacrificio).

valescrive


valescrive

Anonimo ha detto...

comunque non sono in disaccordo con l'utilizzo della tata. Anzi, viva le tate! valescrive

nonsisamai ha detto...

vale: sottoscrivo pienamente. anch'io intendevo che non e' un sacrificio una volta ogni tanto, anzi, ripeto, un piacere. al contrario svegliarsi ogni due o tre ore e' assolutamente come dici, una tortura che per la maggior parte dei genitori pero' e' limitata ai primi mesi o a brevi periodi, altrimenti saremmo tutti in manicomio :)

70millimetri ha detto...

Abitare vicino a Bush..come in una puntata dei Simpson, dove Bush sr. andava a stare di fronte a Homer, che posto strano gli USA.