giovedì 20 settembre 2012

fra le righe

E’ successo che a Ms. Guorton e’ tornato il cancro. Immagino che, tutto considerato, stia piuttosto bene visto che viene tutti i giorni al lavoro, ma non ho indagato piu’ di tanto, non me la cavo benissimo a parlare di malattie. Poi in questi casi, non si sa mai che dire e allora meglio fare qualcosa, no?

Quindi, dall’inizio dell’anno sto facendo delle piccole cose per lei, ogni settimana.

Ci e’ voluto un po’ ma alla fine, forse stufa di sentirmi, ha deciso di dirmi cosa le serviva.

Il problema sono i biglietti di ringraziamento. La prima volta che ho fatto una cosa per lei, mi ha scritto un biglietto di ringraziamento. Allora le ho detto, va bene, bello, ma visto che continuo cosi’ per tutto l’anno e lo so che sei riconoscente, e ci conosciamo da sei anni, forse e’ meglio lasciare perdere con i biglietti, non ce n’e’ bisogno. Cosi’ per un po’ ha smesso, ma si vedeva che faceva fatica, che avrebbe voluto, poi la settimana scorsa ho fatto una cosa in piu’ e non solo mi ha scritto un biglietto, ma mi ha anche fatto un piccolo regalo.

Ora. Cosa dovrei fare? Scriverle un biglietto di ringraziamento per ringraziarla del regalo di ringraziamento? E continuare a fare delle cose e ricevere altri biglietti?

Lo so che e’ di un’altra generazione e per quello che ho capito degli inglesi le formalita’ contano parecchio, ma ogni volta che le persone sono cosi’ gentili, in questo modo particolare, mi pare che in realta’ mi stiano allontanando. Io sono piu’ di parole dette a voce, lei e’ piu’ di biglietti di ringraziamento. Come si fa?

E’ che lei non dice mai quello che pensa. Ricordo che quando lavoravamo insieme e mi fece perdere la pazienza e le dissi che in tutta franchezza pensavo che avesse bisogno di una vacanza, non fece una piega.

- Oh darling, I didn’t know you felt this way, thank you for letting me know how you feel.

Non lo dimentichero’ mai. E io che avrei voluto discutere, niente. Smorzo’ li’ tutto il pathos del momento e non ne parlammo mai piu’ (e ancora dopo tutti questi anni penso che avesse bisogno di una lunga vacanza).

Il mio dubbio e’ che stia cercando cordialmente di dirmi di smetterla di aiutarla. E’ cosi’ orgogliosa. D’altra parte, pero’, e’ davvero sola e sembra sinceramente contenta dell’aiuto che le do. Magari mi sta solo davvero ringraziando. Magari mi faccio troppe domande. E’ che mi piacerebbe capire.

Intanto vado avanti e spero tanto che non sia cosi’ grave.

4 commenti:

70millimetri ha detto...

In questo post si vede la differenza sociale tra popoli è affascinante, la cordialità e la cortesia simili ma diverse, quanti anni ha tua collega?

Forse dovresti proporgli un caffè all'italiana, insieme per fare quattro chiacchere.

Cherie Carrie ha detto...

Penso che tu devi continuare a fare ciò che ti sembra corretto nei suoi confronti anche se temi lei non lo aprezzi molto perché alla fine non le stai certo facendo dei torti e ti senti meglio pure tu. Gli inglesi soprattutto di un'altra generazione penso proprio che si comportino così forse lei ha ripreso a farlo perché in un momento del genere ci si deve attaccare a tutte quelle cose che si conosce e si ama fare perché sono parte del proprio modo di essere e non sentirsi così annullate da un male davvero brutto.

Anonimo ha detto...

Certo che e' proprio difficile sapere sempre come comportarsi... sei davvero brava!
Non so, a pelle direi che dovresti continuare cosi', soprattutto se pensi che sia genuinamente contenta del tuo aiuto... tuo marito che dice? Che ti consiglia?

[Bulut]

Marica ha detto...

in effetti la situazione e' delicata, e le differenze culturali in questo caso sono importanti...

il mio consiglio e' di lasciarti guidare dal cuore, e di continuare a fare quello che stai facendo.
un mio amico una volta mi disse (credo fosse una citazione) "nel dubbio, scegli la strada che porta all'Uomo"