martedì 27 settembre 2011

prova, no?

Alla visita dei nove mesi, la pediatra mi fa mille domande, tra cui una che mi colpisce particolarmente.

- Capisce la parola “no”?

Al che’ la osservo un attimo perplessa, tanto da indurla a credere che non avessi capito la domanda e a ripeterla una seconda volta. Li’ realizzo di non sapere cosa rispondere perche’ io la parola “no” con Slipino non l’ho mai usata, non che mi ricordi.

E non solo. Realizzo anche di non aver mai nemmeno considerato di usarla. Ho sbagliato qualcosa? Di gia’? Insomma, mi si e’ spalancato un piccolo mondo. Perche’ avrei dovuto dire “no”? Avrei dovuto? Ma cosa avrebbe dovuto mai fare di cosi’ sbagliato un bambino cosi’ piccolo? Nemmeno cammina!

Piu’ che no, tante volte gli dico “prova”. Questo lo capisce mi sembra, magari vale lo stesso.

13 commenti:

b & k ha detto...

Beh, meglio "prova" che "no"!No? ;)

nonsisamai ha detto...

a me i 'no' non piacciono che ci devo fare? ;)

Clorofillla ha detto...

infatti i vari programmi formato "nanny 911" consigliano sempre di girare le frasi in positivo, anche quando gli si deve proibire qualcosa, suggerendogli piuttosto un'alternativa. quindi in generale il tuo dovrebbe essere un buon sistema educativo... dicono.

nonsisamai ha detto...

mmm...non so comunque se durera'. quando comincera' a voler fare qualche guaio vero dovro' cambiare approccio...

Lucy van Pelt ha detto...

E' vero come dice Clorofilla che le frasi vanno girate al positivo, ma vale per tutto ciò che altrimenti suonerebbe come un giudizio severo e/o sulla persona. E' l'equivalente di quando diciamo "forse non mi sono spiegata" in luogo di "non hai capito".
Ma la questione del no è più complessa ed è bellissima, secondo me. Premetto che non ho figli e che parlo da esperta :) interpretando le parole della pediatra. Il no (o il suo equivalente) serve a dare un limite al bimbo, per fargli capire che sta facendo qualcosa di sbagliato/pericoloso/non appropriato. Questo limite gli permette di viversi come una persona separata dalla sua mamma e dal suo papà, cioè autonomo, con una propria personalità e delle richieste diverse e magari in contrasto con quelle dei suoi genitori, ma sue. Tutto questo getta le basi per una crescita sana e indipendente. Il senso del limite è importantissimo, anche se fino a tutta l'adolescenza cercherà di buttarlo giù proprio per testare la propria individualità.
Spero di essere stata chiara :)

nonsisamai ha detto...

lucy: grazie tantissimo per la spiegazione, hai qualche libro da consigliarmi? io non sono un tipo molto fermo purtroppo e anche a scuola, devo stare molto attenta a come gestisco le mie classi dal punto di vista della disciplina. pensavo di scriverne proprio in questi giorni. mi piacerebbe diventare un minimo piu' severa, almeno quando serve. soprattutto perche' crescendo ho visto che i miei compagni di liceo depressi e con piu' problemi erano in genere i figli dei famosi 68ittini, quelli che non avevano avuto nessun tipo di regole. sicuramente sara' stato un caso, ma ho sempre trovato questa cosa piuttosto preoccupante.

MarKino ha detto...

io penso che un educatore che non dica mai un NO (motivato) stia caricando l'educando di un peso eccessivo, che gli stia in qualche modo delegando per intero la responsabilità di scelte che (a seconda dell'età e del livello di maturazione) dovrebbero in parte ricadere sull'educatore.
mi si perdoni l'empirismo, Lucy mi correggerà se sbaglio. :)

Lucy van Pelt ha detto...

Sei una buona osservatrice, non è un caso. Soprattutto se pensi che se non hai un senso del limite "interiorizzato" poi lo vai a cercare al di fuori, mettendoti nei guai. Questo per essere stringata :)
Puoi leggere Donald Winnicott, anche se un pò datato, ma è il capostipite degli psicoanalisti che si sono occupati dell'argomento. Ad esempio Dal bambino all'adulto, parla tanto del gioco e della creatività come esperienza di separazione e crescita. Poi ti consiglierei di Asha Phillips I no che aiutano a crescere.
Se posso esserti utile scrivimi pure langolodilucy@gmail.com

Anonimo ha detto...

io quando si aggrappa ai miei capelli come tarzan con la liana, No glielo dico. Ma se ne frega.
valescrive

MarKino ha detto...

ah, e, ovviamente non vuole essere un giudizio su di te, eh! sto semplicemente riportando in terza persona esperienze personali :D

Lucy van Pelt ha detto...

MarKino sei stato bravissimo e niente affatto empirico, anzi! Così come l'esempio dei figli dei fiori :) l'assenza del no destabilizza tanto quanto una sequela di divieti, perchè non hai punti di riferimento, nessuno ti ha insegnato a distinguere il giusto dallo sbagliato e il bene dal male. E devi fare tutto da te, con le capacità analitiche che si hanno a sei anni (per dirne una) :/

nonsisamai ha detto...

lucy: grazie ancora

markino: sono completamente d'accordo con te!

vale: ma lei non ha ancora 9 mesi ;)

palbi ha detto...

no ma aspetta, slipino e' ancora proprio piccolino, no?
Magari la pediatra si riferiva a quel tipo di "No" che segnala un pericolo da evitare (non inghiottire il giocattolo) piu' che quello che sanziona un certo comportamento (non fare i capricci)