mercoledì 5 gennaio 2011

lo zio americano

Una cosa molto interessante di queste feste, e' stato l'inedito mix di famiglia italiana e americana, soprattutto perche' per la prima volta gli italiani si sono ritrovati in maggioranza. E' stato divertente osservare il modo in cui hanno gestito il proprio vantaggio numerico se cosi' si puo' dire, e assistere al formarsi di equilibri inediti nei rapporti fra le persone (e le lingue parlate). La famiglia Johnson non e' certo famosa per le grandi cerimonie, sono sempre molto spartani e quasi frettolosi, quindi ho apprezzato molto le vecchie buone maniere italiane oltre al cibo, la tavola ben apparecchiata e il fatto che almeno si aspettasse che tutti fossero seduti prima di cominciare. Poi si e' creata tutta una situazione con lo zio americano che mi ha dato da pensare. Era stato invitato per il pranzo del primo dell'anno con grande anticipo. C'e' da dire che senza dubbio si tratta del nostro zio americano preferito, una persona davvero simpatica che invitiamo spesso. Quella stessa mattina pero' ha pensato bene di svegliarci con una telefonata per chiedere se era "ok" che venisse a trovarci nel giro di un'ora. Gli si e' fatto presente che non era "ok" e che era il caso di darci almeno un'oretta per alzarci dal letto e quando si e' presentato a casa ha detto che non si fermava per pranzo. Il motivo.
- No...e' che devo andare a trovare quella persona...sapete, tutta la sua famiglia e' in citta' oggi, vado a salutare anche loro...
Cioe'...ora pranzi da loro? mi sarebbe venuto da chiedere, ma a volte e' meglio far fare tutto all'interlocutore imbarazzato.
- La verita' e' che questo e' un weekend di football! Divano, birretta...capitemi.
E ci mancherebbe, bastava dirlo prima. Di fronte a football, divano e birretta, la comprensione, soprattutto di Mr. Johnson, nasce spontanea.   
Sapete come e' finita?
Che dopo un po' si e' cominciato a preparare il pranzo, un pranzo italiano fantastico con relativo profumo di pranzo fantastico.
- Beh... quasi quasi a questo punto, vi farei compagnia...
Ci scommettevo che finiva cosi'! Certo, fosse stato uno zio italiano, sarebbe successa la terza guerra mondiale, ne sono sicura, ma dell'indecisione dello zio americano non si e' preoccupato nessuno. E molto meglio cosi'.   

8 commenti:

Zion ha detto...

le Antiche Arti Italiane che Ammaliano. Impossibile resistervi!

Anonimo ha detto...

non mi abituero' mai al fatto che cominciano a mangiare ognuno quando vuole, che rifiutano un invito a pranzo dopo averlo accettato e poco prima di sedersi a tavola. So che e' una questione culturale, ma mi infastidisce lo stesso.
valescrive

nonsisamai ha detto...

vale: idem

Ariel ha detto...

Ecco, anche io ho notato che cambiano tutti idea nel giro di nanosecondi. E spesso ti lasciano lì con un palmo di naso, all'ultimo.
Allora non sono io ad aver beccato gente sfigata, è proprio un problema culture-bound!

Helga ha detto...

Italia 1- Usa 0.
;-)

nonsisamai ha detto...

in realta' non so se sia una questione cosi' diffusa e "culturale", comunque anch'io vedo moltissima meno formalita'. l'andare via senza salutare per esempio...stranissimo per me. pensavo di non amare le formalita', ma qualche volta ci stanno anche quelle dai.

Rabb-it ha detto...

Ma fammi capire, se ad essere indeciso fosse stato uno degli zii italiani ci sarebbero state storie?

Perchè io prima di leggere i commenti e le tue risposte l'avevo capita così.
Ok devo imparare a rileggere con maggiore attenzione.

Oddio almeno salutare!

nonsisamai ha detto...

beh si, sono abbastanza sicura che i miei si sarebbero offesi.