mercoledì 23 luglio 2008

la filosofia del "don't judge"

Una delle cose che colpisce subito gli italiani che si trasferiscono in questo paese e' la mentalita'. Per quanto mi riguarda il cieco ottimismo in particolare. Non a caso in basso a sinistra da qualche parte trovate un'intera categoria di post 'dell'ottimismo americano', se n'e' scritto decine di volte qui. Pero' ci sono anche molti altri aspetti di questa loro proverbiale 'way of life'.
Uno di quelli che sinceramente non riesco a fare miei fino in fondo e' la filosofia del 'don't judge', 'non giudicare', che poi e' molto legata anche a quell'altra famosa regola del se non hai nulla di simpatico da dire su quella persona, non dire nulla. La filosofia del 'don't judge', soprattutto per chi vive con un esemplare maschio di americano medio e' una sorta di incubo. Non si deve mai fare un commento sulle scelte degli altri, nemmeno a casa, detto fra noi che tanto non ci sente nessuno. E poi se invece ti scappa lo stesso un commento loro 'ti giudicano' perche' 'hai giudicato' e la chiudono li' per li' facendoti sentire un criticone. Secondo me e' un tipico retaggio protestante e io infatti, questa cosa non la capisco molto. Cioe' va bene non spettegolare, va bene non parlare male degli altri gratuitamente, va bene rispettare le scelte degli altri, ma io GIUDICO. Sempre. Non ce la faccio a non farlo, sarebbe come spegnere il cervello. Un esempio perfetto di questo e' l'episodio dello stregatto della settimana scorsa. Capisco l'essere comprensivi, ma li' c'era qualcosa che non quadrava proprio e io non riuscivo a 'non giudicarlo', a non avere voglia di discuterne. Menomale che c'eravate voi. E poi anche tra donne, non mi sembra questa filosofia sia molto praticata.
Bisogna ammettere che nella realta' dei fatti questo modo di fare produce soprattutto effetti positivi. Mi vengono in mente ad esempio le riunioni di famiglia: qualunque cosa succeda, 'non si giudicano' gli altri. Nella mia famiglia italiana invece, le riunioni di famiglia sono una specie di arena, altro che non impicciarsi di quello che fanno gli altri: tutti pensano di avere il diritto di commentare tutto quello che gli altri fanno e finiscono immancabilmente per discutere o litigare. Per non parlare poi degli effetti positivi di questa mentalita' sul lavoro. Pero' ci sono casi in cui non si puo' non giudicare.
Per esempio, l'altro giorno ero da un'amica e c'era anche sua madre. Era una situzione molto rilassata e allegra ed erano presenti varie persone. A un certo punto questa signora, peraltro molto simpatica e giovanile ci racconta il pittoresco aneddoto di quando la figlia ricevette uno speciale permesso per guidare a 15 anni invece che a 16 perche' doveva riportare lei a casa quando si ubriacava. Nessuno ha avuto reazioni particolari mi pare, ma a me si e' congelato il sorriso.
Diverse volte qui persone appena conosciute mi hanno raccontato dettagli tragici della loro vita con il sorriso sulle labbra, senza apparentemente dargli importanza. Mi chiedo se non sia semplicemente un loro modo di esorcizzare il dolore. E' davvero difficile da capire per me come italiana, noi non sbandieriamo i nostri errori cosi', anzi li nascondiamo.
Magari e' proprio perche' ci giudichiamo? O perche' vogliamo fare bella figura?

17 commenti:

Crazy time ha detto...

da italiana doc anche io faccio fatica a credere che non giudichino nemmeno quando "nessuno ci sente".
Insomma, un'idea di quello che ci succede intorno dovremmo pur avercela.
Che dire.
In Italia e' l'esatto contrario ed e' abbastanza faticoso.
In medio stat virtus.
Dove sta questo medio pero'?

valeriascrive

Nat ha detto...

Ommammina! La figlia di 15 anni che riporta a casa la mamma ubriaca e' davvero da brividi! Altro che non giudicare.. a me a sentire di mamme cosi' mi viene sempre in mente un mio amico che diceva che certe mamme andavano ammazzate alla nascita.. (amico italiano, ovviamente! :-) )
Io torno sempre ad una via di mezzo sul "non giudicare" -- anzi per dirlo meglio, e' necessario dare un giudizio giusto, equilibrato, sicuramente non gratuito tanto per attaccare o criticare o condannare altri su cose che avremmo potuto fare noi (pagliuzza vs trave).. ma il giudizio e' necessario, altrimenti, per estremi, Hitler e Teresa di Calcutta sarebbero sullo stesso piano...

nonsisamai ha detto...

a capirci...

Nat ha detto...

Uela' -- eravamo tutte e tre a scrivere nello stesso momento.. awkward!

dancin' fool ha detto...

uau che argomentone!! hai ragione, qui è TUTTO tutto il contrario... si vive in una giungla di parole, spesso a sproposito. a volte è divertente, spesso è crudele. le famiglie sono la maggior parte un covo di vipere che non aspettano altro dalle riunioni di famiglia per avere qualcosa di cui s-parlare per settimane! e sul lavoro idem ecc ecc.

mah.

cmq anche a me pare ai limiti dell'impossibile non dire mai una parolina, anche per scherzo, su qualcuno.. eddaì. siamo mica così malati di pettegolezzo?

ma davvero tutti lì, oltre a mr j. non giudicano mai nessuno?

cmq io credo sarei più a mio agio con l'assenza di giudizio che col caos che c'è qui. conosco, ad es, ragazze carine che mi hanno dato da subito una bella impressione per poi... scoprire che lingua biforcuta abbiano e come il loro maggior divertimento e modo di passare il tempo sia parlare degli altri.

e poi non sono più stata molto a mio agio, con loro.

mah.

Anonimo ha detto...

Bello il tuo post!! E ancora una volta mi fa capire quanto siamo diversi dagli Americani.
Ciao Daniela

Anonimo ha detto...

ecco, io proprio non ce la potrei fare lì..
;)

nonsisamai ha detto...

nat: gia', non ho fatto nemmeno in tempo a risponderti! :)

dancin: mah...secondo me giudicano ovviamente. questa cosa la vedo esasperata soprattutto negli uomini e molte mie amiche straniere legate ad americani me lo hanno confermato...

daniela: grazie :)

gap: w la sincerita'!

Simo ha detto...

Ciao! Interessantissimo post! Confermo a pieno, anche io l'ho notato ed è una cosa quasi frustrante! Anche io non ce la faccio a stare zitta se ho un giudizio da fare, e mi sento sola o incompresa quando dall'altra parte la persona (americana) non incentiva il discorso, ma anzi lo lascia cadere e cambia argomento imbarazzata. Dall'altra parte però, è anche un aspetto positivo, perchè in Italia stavo proprio male in ufficio a sentire le colleghe che criticavano pesantemente tutto e tutti di continuo...ed era inevitabile non pensare che non facessero lo stesso con me in mia assenza....il chè fa scattare immediatamente un punto a favore della cultura del "don't judge"...
A presto!

Anonimo ha detto...

Anch'io mi sentirei di non usare il cervello se non esprimessi mai giudizi su niente, mi sentirei passiva in un certo senso... come se la vita mi scivolasse sopra e come se tutto fosse uguale e indifferente...

Poi non giudicare in che senso? Quando non giudico normalmente é perché comprendo, posso arrivare a capire cosa puo' aver spinto una persona a fare una determinata cosa. ma non posso comprendere tutto di default... ci sono cose a cui posso arrivare e altre no, penso. magari ci arrivero' piu' avanti. pero' insomma, anche a me non viene naturale non giudicare di base, per aprtito preso.

Invece la storia della ragazzina col permesso speciale per riportare a casa la madre ubriaca (certo che racconti sempre certe storie spiazzanti...) io credo che se fossi parte della faccenda non lo racconterei non perché noi ci giudichiamo o per fare bella figura, ma per pura vergogna, sia se fossi la madre che la figlia, io non lo direi di certo a cuor leggero e sicuramente cercherei di nasconderlo per vergogna, perché lo trovo allucinante. io credo anche che questa filosofia porti ad un "abituarsi" o anche solo "sentire" di tutto. non so quanto sia un bene. certo sputare sulla gente in sua assenza commenti velenosi e giudizi gratuiti che possono far star male il diretto interessato quando vengono riportati o sentire come se tutti avessero il naturale diritto di intromettersi anche solo con un commento nella tua vita per farti capire che loro farebbero diversamente e sicuramente sarebbe meglio rispetto al tuo modo, non é di certo meglio.

ecco, come dire, boh. :)

Anonimo ha detto...

io non vivo in america ma lavoro con un'americana. ebbene, diciamo che sembra non voglia giudicare ma alla fine giudica, nel senso che non spettegola ma esprime un parere. credi sia perche adesso vive da questa parte dell'oceano???

Anonimo ha detto...

Sai, credo sia davvero un retaggio protestante, derivante dall'essere cresciuti in una civiltà in cui il quacchero era di fianco al presbiteriano e se ci si fosse messi a giudicare, sarebbe stata una guerra eterna. Peraltro da qui deriva anche quel concetto di inviolabilità dello spazio personale e, in ultima analisi, di individualismo, che informa tutta la cultura americana. Fosse successo da noi l'episodio della ragazzina quindicenne alla madre il tribunale avrebbe tolto la patria potestà, altrochè. Ma perché per noi è più normale che la comunità possa intromettersi nella vita dei cittadini. E' solo un'altra sfaccettatura.
Del resto la cultura americana idolatra Walden di Thoreau, che a me pare una specie di protofascista :-D
P.S.
Sì? Io non ne sono così sicuro ;-)

Anonimo ha detto...

personalmente parlo poco delle mie cose, belle e brutte...Sono riservata.
Però se non potessi giudicare, l'80 per cento dei miei argomenti crollerebbero .-)

Anonimo ha detto...

"la bella figura"! Come il libro di Severgnini! Anche in Germania, dove lavoro, dicono sempre che noi Italiani siamo ossessionati dall'impressione che facciamo agli altri e dal fare bella figura!

nonsisamai ha detto...

simo: si, e' che mettendo tutto sul piatto della bilancia forse si vive meglio con un po' piu' di riservatezza. a tutto c'e' un limite pero'...

manukag: anche per me certe storie sono spiazzanti, ma qui si sente davvero di tutto!

antorra: secondo me le donne generalmente sono escluse da questa "filosofia" ;)

ubi: quanto sei andato lontano! comunque il tuo commento mi ha fatto pensare che se avessero fatto lo stesso a gerusalemme per esempio...

(il tipo che citi non ho idea di chi sia)

alicesu: non volevo dirlo... ;)

Anonimo ha detto...

boh, un po' sono vere le tue domande finali, un po' secondo me è superficialità il comportamento americano... Ma sono combattuto, eheh...

Massimo ha detto...

Io credo che inconsciamente stiamo sempre giudicando tutto e tutti, tanto per sapere da che parte stare, ma un conto è parlarne tra mura domestiche, un altro è parlarne a degli estranei- c'è differenza no?
Adoro poi la mentalità Londinese, per esempio, di non voltarsi o stupirsi anche quando vedono una persona in mutande camminare per strada. Magnifico!
Ciao. Massimo.