martedì 3 aprile 2007

sixth floor museum

Per che cosa di solito viene ricordata la citta' di Dallas in Texas?

Per quanto riguarda la mia esperienza direi:

- Molto: per J.R. e "Dallas"

- Poco: per la Texas Instruments (che ci ha regalato prodigi della tecnologia come il Grillo Parlante. Chi si ricorda di 'scrivi, premi e controlla?')

- Il giusto: per l'assassinio di J.F.Kennedy.

La fama tragica di questo evento ha sempre compromesso l'immagine di the Big D, ma nonostante siano passati decenni il fatto e' ancora grande fonte di interesse per turisti di ogni nazionalita', che rischiano la vita pur di farsi una foto nel punto esatto della tragedia, ancora oggi al centro di una strada trafficata, ma rimasta pressoche' identica.
In questi giorni ho visitato il Sixth Floor Museum, il museo che e' situato proprio nel deposito da cui si pensa siano partiti i colpi mortali. Da qualche parte avevo letto che avendo una sola giornata da trascorrere in citta' quello sarebbe dovuto essere un passaggio obbligatorio, ma non ci avevo dato peso. In effetti, ci sono cose migliori da vedere, ma ora che ci sono stata capisco quanto sia affascinante anche questo luogo.
Il museo e' pensato con grande intelligenza. Nonostante chiunque nel mondo conosca perfettamente quella storia e soprattutto come va a finire, si viene catapultati in un clima di pathos e sospetto.
Innanzitutto, c'e' un'accurata perquisizione iniziale e il divieto tassativo di tenere cellulari, macchine fotografiche o telecamere accesi all'interno dell'edificio (perfino le finestre del bagno sono fatte in modo che non si riesca a fotografare la scena del delitto). Ci si chiede perche' e io chiaramente non lo so. Questione di copyright per cartoline? C'e' anche chi avanza ipotesi piu' ardite. Fino a dieci anni fa il pericolo del terrorismo in America era sentito soprattutto come minaccia interna e quale luogo e' piu' emblematico dell'idea di complotto all'americana? Insomma, se ci fosse ancora qualcuno che volesse sovvertire il sistema dall'interno, quello potrebbe essere senza dubbio un luogo simbolo ideale, cosi' si spiegherebbe questo grande riserbo.
Poi si sale direttamente al sesto piano, quello da cui si pensa siano stati esplosi i colpi e inizia la visita vera e propria al museo. Luci soffuse, semplice ma efficace ricostruzione storica e filmati tagliati proprio in modo da creare una sorta di attesa, di suspense. E poi foto bellissime come quella dell'omicidio di Lee Harvey Oswald, ritenuto formalmente l'esecutore materiale dell'assassinio di J.F.K. Quella foto che mi piacerebbe linkarvi, ma che non ho il tempo di cercare, sembra davvero la scena di un film di gangster. Tutto avviene in modo talmente pacato da sembrare fittizio. Ed ecco che ci si improvvisa detective e si ragiona (o si sragiona) per ore delle ipotesi piu' fantasiose. Lyndon B. Johnson, allora vicepresidente era texano. Oswald all'epoca era uno dei pochi comunisti conosciuti negli States, piuttosto semplice coinvolgerlo.

Risvegliamo l'ispettore gadget che e' in ognuno di noi!

Foto: nella prima si vede il tratto di strada dove una crocetta dipinta per terra indica uno dei colpi sparati. Nella seconda: la famosa finestra del sesto piano.

13 commenti:

Marco Vozza ha detto...

ciao espatriata, io approfitto della pausa pasquale per un fugace rientro italiano, con la famigliola. Ci si legge al mio rientro, tra una settimanella.
bacioni

Anonimo ha detto...

ciao espatriata non è niente male...io per la pausa pasquale me ne resto a casa, al massimo posso andare in gita al museo contadino di Olevano Lomellina...diciamo che qui da noi il problema dei grandi spazi non è molto sentito..
Però ho un notizione: sto cercando casa...un piccolo spazio, ma un grande passo
Ti abbraccio
Bocculus

Ile ha detto...

La carica simbolica del museo mi sembra evidente!
Qui a Boston, c'e' un intero Museo dedicato a JF Kennedy, ma, cosa strana, all'assassinio e' dedicato solo un brevissimo filmato!

Marco Inz ha detto...

Sono stato al museo a Novembre...in effetti e' soprattutto il luogo in se' a scuscitare emozioni. Il museo e' piuttosto didattico, direi, tipico americano, e non e' che poi aggiunga informazioni sorprendenti a quello che normalmente si sa...piuttosto e' utile per un "ripasso" organico. Pero' il luogo, ripeto, l'angolo e l'incrocio delle strade, in basso, e immaginare da li' la vicenda rendono il tutto effettvamente suggestivo.

nonsisamai ha detto...

Marco V.:que suerte, tio! Ata loguino (saluto gallego)! :)
Bocculus: Sei sempre grandissima, bacio grande!
Ile:vedo che sei gia' entrata nell'atmosfera cospirazionista, he!he!
Marco. I.: ma la foto in mezzo alla strada l'hai fatta o no? :)

Anonimo ha detto...

Ma che ci fai a Dallas???

Anonimo ha detto...

anche per debbie does Dallas
(una citazione colta ci stava per stemperare i toni)

a.

nonsisamai ha detto...

che ignoranza...vado a vedere su google...certo che quelli che non si firmano...

Anonimo ha detto...

corri a colmare le tue lacune (non travisare nonostante il tema dell'approfondimento si presti a squallidi doppi sensi).

quello che non si firma

nonsisamai ha detto...

a. non significa anonimo, credo.
Anyway, lacuna colmata.
Sarete felici di sapere che ora c'e' un reality show che racconta come si diventa Dallas Cowboys Cheerleaders.

Anonimo ha detto...

ogni paese ha le sue croci (leggi: reality). Qua mi pare che l'ultimo parli di nuovo di contadini o presunti tali.
a. (o se preferisci @., logarsi impegna e al mattino ogni sforzo attenta all'ergonomia della giornata)

nonsisamai ha detto...

ergo... che? vado a googlare anche questa... :)

nonsisamai ha detto...
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