martedì 27 febbraio 2007

come una pagina bianca

Sono un po' contrariata oggi. Il pericolo e' dietro l'angolo e io ci sono inciampata come una bambina stupida dopo 1000 raccomandazioni. Il pericolo e' non sapere qual e' il pericolo. Mi viene in mente una persona che in un giorno di neve, l'anno scorso, al circolo Arci Corvetto mi raccontava dei cambiamenti di alcuni quartieri di Milano all'inizio degli anni Novanta. Mi e' rimasto molto impresso. Descriveva con poesia e rabbia lo spaesamento degli anziani che non riuscivano piu' a camminare in modo sicuro nel loro stesso quartiere, perche' c'era stata tangentopoli, c'era la convinzione profonda che tutta la classe politica fosse li solo per rubare, le fabbriche chiudevano, i piccoli negozi chiudevano e le banche e gli ipermercati aprivano. Tutto cambiava.
Ovviamente la situazione e' completamente diversa ma anche per me e' tutto cambiato. Ogni passo puo' essere un passo falso, letteralmente, e tutto quello che davo per scontato, che pensavo di avere imparato lo devo reimparare perche' non e' detto che valga anche qui. In un'immagine, diciamo che e' un po' come camminare al buio.
I primi tempi qui non potevo guidare. Allora, un giorno, decisi di fare una passeggiata, di esplorare almeno il mio quartiere. ma a un certo punto il marciapiede fini'. Non avevo mai provato una sensazione del genere. Al di la' del fatto che se vai a piedi ti guardano come un marziano, le macchine sfrecciano e rischi. Le strade semplicemente non sono fatte per camminare a Dallas. Questa, per esempio, e' un'idea che ho imparato forse a 3 anni e che devo riconsiderare. Un altro giorno ho deciso, allora, di prendere l'autobus. Appena sono salita l'autista, una donna, mi ha messo al corrente di tutti i pericoli e raccomandato di non parlare con nessuno, non guardare la cartina, sembrare sicura e tirare dritto. Poi non mi e' successo nulla pero' quella sensazione di essere osservata da 20 persone, non la dimentico. A Dallas non e' cosi' comune prendere i mezzi pubblici. In genere lo fanno solo le persone povere e il tasso di criminalita' in quelle situazioni dicono sia alto.
(Rassicurante anche vedere il segnale di divieto con disegnata dentro la pistola sulla porta dell'autobus)
La notte prima di fare il mio primo giro in macchina da sola, faticai ad addormentarmi. La citta' e' immensa e ci sono zone dove e' meglio non perdersi, dove se ti perdi e' meglio continuare a vagare o chiamare qualcuno piuttosto che fermarsi a guaradre la mappa.
Ti senti cosi' piccolo.
Sono talmente tante le cose.
Vai dal medico, fai la tua visita, tutto bene, e poi ti propone di comprare per 50 dollari uno shampoo anti funghi della pelle. Allora dici -Cos'hanno i miei capelli? Nulla. Perche' dovrei comprare questo farmaco? Il medico non puo' cercare di fregarmi.... he gia' non puo' proprio....
Il professore al college si dilunga nelle lodi di un certo negozio dove puoi comprare in blocco tutto il kit con l'occorrente per il corso con lo sconto del 30 %. Ci da perfino dei volantini con l'offerta e si segna i nomi di chi dice che lo comprera'. Torno a casa e racconto scandalizzata
-Secondo me quello li, prende una percentuale...
Risposta: -Probabilmente si. Tu come studente singolo non avresti mai uno sconto cosi' alto, il negozio vende di piu' e anche lui ha la sua parte. E' giusto.
Il ragionamento non fa una piega in effetti. Ma anche questo: c'e' una cosa piu' offensiva da dire a un professore in Italia se non che lucra sulla cultura dei suoi studenti?
Come si fa a fare un bel reset di tutti i dati inseriti nel cervello in precedenza.
Come si fa a essere veramente aperti a ogni opinione e rispettosi nei confronti delle diversita' senza dare sempre giudizi di valore, semplicemente osservare e imparare?

Ecco sto cercando di essere come una pagina bianca.

2 commenti:

Anonimo ha detto...

Ti capisco benissimo. Sono stato solo 15 giorni in Texas, a San Antonio da alcuni amici, ma il mio cervello è andato un pò in tilt proprio per tutto quello che dicevi. Devi resettare il modo di pensare italiano (europeo) e non è facile quando hai una certa età.

nonsisamai ha detto...

anonimo, ti ringrazio davvero di avermi dato l'occasione di rileggere questa riflessione. ora, dopo un anno provo tanta tenerezza per la me stessa di allora. ho un po' il magone perche' non e' stato facile, ma quelle sensazioni sono dietro alle mie spalle.
sono contenta di tutta questa esperienza in ogni senso.