giovedì 31 gennaio 2013

il bilinguismo dei due anni

L’altro giorno parlavo con una persona in inglese e il piccolo Joe strillava in italiano:

-  Mucca, mucca!

Che e’ il suo nuovo modo di chiamare il latte visto che sulla confezione c’e’ il disegno di una mucca. A me sinceramente non dispiace, lo trovo piuttosto raffinato, una bella sineddoche, no? La parte per il tutto, ma che bravo, a soli due anni… 

La persona con cui parlavo, invece, non la pensa proprio cosi’…

- Certo che lo stai proprio confondendo quel povero bambino!

Che e’ una cosa che mi capita di sentirmi dire ogni tanto, ma io non me la prendo. Capisco che per chi parli solo una lingua, l’impressione possa essere questa.

Invece per me che ho una visione d’insieme e soprattutto conosco mio figlio, e’ tutto chiarissimo.

Gia’.

Come quando puo’ scegliere fra ombrello e umbrella e invece dice… ‘pagia’. Ci ho messo settimane a capire cosa intendeva. La mia supposizione e’ che gli venga da ‘spiaggia’ perche’ e’ solo li’ che ha visto gli ‘ombrelli, ma chi lo puo’ sapere…).

Come quando ultimamente si sveglia e per chiamarmi urla Mommy wait! che io e Mr. Johnson ogni volta ci guardiamo in faccia con un grande punto di domanda… aspetta? ma aspetta cosa?

Oppure quando dice perfettamente ‘elefante’ in italiano e in inglese invece ‘elephant’ magicamente diventa… ‘dampen’ (?).

O quando bussa alla porta e chiedo chi e’ e lui mi risponde:

- Help!

Beh, li’ forse fa il furbetto per convincermi ad aprire. Pero’ vediamo anche tanti progressi. Ho sempre saputo e visto che i bambini che parlano due lingue imparano a tradurre molto tardi, eppure lui in qualche modo lo fa gia’.

L’altro giorno la nonna italiana su skype gli chiedeva le parti del corpo o gli animali. Quando si confondeva e ne diceva una in inglese bastava chiedergli ‘qual e’ l’altra parolina?’ e le sapeva un po’ tutte in entrambe le lingue. Ci ha sorpreso. E’ cosi’ interessante vedere come impara a esprimersi, ogni giorno cambia tutto. Le cose che sembrano piu’ semplici a volte sono le piu’ difficili e viceversa.

mercoledì 30 gennaio 2013

la vita non mi fa paura

Documentandomi per il mio Black Art History Month, ho trovato che nel 1993 e’ uscito un libro per bambini molto interessante della poetessa Maya Angelou conIMAG2410 illustrazioni di Jean Michel Basquiat. 

Sulla copertina c’e’ una sorta di drago o dinosauro con una corona in testa e il titolo e’ ‘Life Doesn't Frighten Me’, La vita non mi fa paura. 

Dentro c’e’ una poesia meravigliosa che parla ai bambini dei propri incubi e delle proprie angosce ricorrenti apertamente e senza giri di parole, come non si fa quasi mai e che gli da’ il coraggio per guardarle dritte negli occhi queste paure, invece di negare che esistano.

In effetti, e’ come se il ruolo di adulti imponesse di dire ai bambini che i mostri non esistono, ma i mostri ci sono eccome, lo sappiamo sia noi che loro, anzi chi meglio di loro. Tiriamoli fuori dalla nostra immaginazione, allora, affrontiamoli a viso aperto e abbattiamoli uno a uno, sembra dire il libro.

Ed ecco che e’ proprio cosi’. In classe per una volta parliamo di mostri e li disegnamo e li costruiamo e di colpo non sono piu’ mostri, ma compagni di giochi, personaggi buffi, qualcosa che ci fa compagnia senza spaventarci piu’.

La vita non ci fa paura e ora ce la divoriamo tutta in un boccone.

martedì 29 gennaio 2013

di madri aperte e meno

Lei e’ una mia collega, una delle ultime arrivate. La prima volta che ci siamo viste da sole, l’anno scorso, mi ha raccontando davanti a un panino che, prima dei due bambini che mi aveva fatto conoscere, a sedici anni, sempre con lo stesso compagno, ha avuto un’altra bambina e che l’hanno data in adozione. La cosa mi stupi’ non poco devo dire, mi chiesi perfino se non se lo fosse inventata, ma l’argomento mi interessava moltissimo perche’ mentre mi preparavo all’adozione il nodo piu’ grande per me era sempre quello: come avrebbe reagito la madre naturale? Come avrebbe potuto continuare a vivere normalmente dopo un’esperienza che per una persona che un figlio invece lo vuole disperatamente, da qualunque punto di vista lo si guardi, sembra un dolore inimmaginabile?

Avrei voluto farle mille domande, ma non ne fui capace e la cosa fini’ li’ davanti al panino.

Poi conoscendoci meglio, l’argomento e’ tornato fuori molte volte, cioe’ e’ lei che lo tira spesso fuori. Mi ha fatto vedere dei video e delle foto di questa bambina e mi ha raccontato tante cose di lei. Mi e’ sempre sembrata molto serena a riguardo.

Stiamo parlando della cosiddetta ‘adozione aperta’, che non so nemmeno se in Italia esista, ma che qui va per la maggiore. Nell’adozione aperta, si parte dal presupposto che per il bambino sia meglio conoscere la sua storia e possibilmente anche continuare a rimanere in contatto con i genitori naturali. Si concordano degli incontri, all’inizio, attraverso l’agenzia di adozioni e poi se tutto va bene le famiglie cominciano a gestirsi da sole. E’ un concetto un po’ difficile da digerire all’inizio per noi venuti su con l’idea che ‘di mamma ce n’e’ una sola’, ma che mi ha conquistato subito per mille motivi che sarebbe lungo spiegare ora. Questa mia conoscente ogni estate passa alcune settimane con la figlia naturale e la famiglia adottiva e tutto funziona alla perfezione da quanto mi racconta.

Forse ho sbagliato, ma una volta mi e’ venuto spontaneo chiederglielo…ma… ti manca?

Mi ha detto che quando era incinta, tutti pensavano di sapere come si sentisse e la riempivano di consigli, ma nessuno capiva che lei non aveva bisogno di consigli perche’ sapeva perfettamente cosa fare. Non ha mai avuto ripensamenti e non ha mai sentito quella bambina come ‘sua’, per quanto l’amasse. Un po’ come Juno.

Mentre mi raccontava dei genitori adottivi, una volta, involontariamente, ha detto una cosa che mi ha dato fastidio e che ho trovato volgare.

- I don’t know why but it looks like they just don’t know how to make good babies.(Non so perche’ ma sembra che non siano capaci di fare bambini ‘fatti bene’)

Recentemente mi ha raccontato che purtroppo hanno appena diagnosticato a uno dei suoi figli un brutto problema. La vita.

Tornando all’Italia. Qualche giorno fa, ho guardato un film di De Sica del 1972 con Mariangela Melato e Nino Manfredi che si intitola ‘Lo chiameremo Andrea’.

E’ divertente, ma anche commovente per mille motivi. Racconta le avventure di una coppia ossessionata dall’idea del figlio che non puo’ avere. A un certo punto i due tentano anche la via dell’adozione. Cosi’ vanno in un brefotrofio e le suore li fanno mettere dietro a un vetro a osservare i bambini che giocano e a sceglierne uno, un po’ come si fa con i cani al canile. Mi ha fatto molta impressione. Chissa’ se le cose stavano davvero cosi’ in Italia negli Settanta e chissa’ come si e’ passato da un procedimento del genere all’opposto speculare di oggi nel giro di pochi anni.

lunedì 28 gennaio 2013

black art history month

Febbraio e’ il cosiddetto Black History Month, il mese in  cui nelle scuole americane si studia in modo particolare la storia degli afroamericani, cosi’ quest’anno ho avuto un’idea geniale: festeggiare ufficialmente nella mia scuola anche il Black Art History Month.

Per prima cosa ho chiesto conferma che la terminologia fosse politicamente corretta, quel ‘black’, mi suona un po’ duro in confronto a ‘African American’ che sento dire molto piu’ spesso. Mi hanno dato tutti il via libera.

Poi ho cominciato a informarmi perche’ onestamente non ne so moltissimo. A parte Basquiat, da noi questi autori non si studiano.

Sto scoprendo tante cose interessanti da sola, ma non e’ semplicissimo orientarmi in poco tempo. Per comodita’, mi piacerebbe andarmi subito a vedere i cinque o sei artisti piu’ imprescindibili, ma quali sono?

Ho fatto una piccola inchiesta fra quei colleghi che mi hanno raccontato tante volte di aver fatto qualche corso di arte all’universita’ o di amare l’arte in generale e sono rimasta stupita dal fatto che nessuno mi abbia saputo fare nemmeno il nome di un artista afroamericano. Ne so gia’ molto piu’ io di loro, per dire e sono l’ultima arrivata.

Cosi’ mi sono convinta che e’ davvero una buona cosa questo mio Black Art History Month. Avevo dei dubbi perche’ non mi piace molto il concetto di porre l’accento su una categoria di artisti che di fatto ha in comune solo il colore della pelle, come se avessimo bisogno di un’occasione particolare per studiarli, ma mi sono resa conto che di fatto e’ cosi’. Senza quest’occasione, questo mese speciale, raramente li nomineremmo e sarebbe un peccato. Credo che proprio sulla stessa base sopravviva il Black History Month.

L’altro giorno ho cominciato a parlare di questa mia iniziativa con i ragazzini di quarta. Sono partita da uno dei miei autori afroamericani preferiti, William H. Johnson e gli ho fatto vedere un quadro intitolato “The art class” in cui compaiono due studentesse che si dedicano ai propri lavori con un impegno tale che a un primo acchitto sembra stiano pregando.

Gli ho chiesto semplicemente di fare un disegno libero pensando alle loro lezioni di arte. Ognuno ha fatto qualcosa di diverso. Alcuni sono partiti dal soggetto del quadro, altri da quello che vedevano intorno a loro, i pennelli, i pastelli, le matite, cose cosi’.

L’unico bambino di colore ha fatto una cosa semplicissima, ma che mi ha fatto capire tante cose. Uno sfondo azzurro di colore a olio, molto carico, e due mani marroni che tengono un cartello che dice ‘February Is Black Art History Month’.

mercoledì 23 gennaio 2013

michaelangelo no

Capita a volte di essere improvvisamente colti da un profondo senso di gratitudine per le cose piu’ insignificanti della vita.

A me e’ successo proprio questo pomeriggio.

Mi sono sentita veramente, immensamente, grata di non abitare in via Michaelangelo.

Mi darebbe troppo fastidio.

Vedere quel cartello tutti i giorni. Dover dire alla gente il mio indirizzo, la pronuncia e lo spelling un giorno si e uno no.

Non ci posso neanche pensare.

Oddio che fastidio.

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lunedì 21 gennaio 2013

l’ammutinamento

Siamo a tavola e lo tengo d’occhio mentre mangia un piatto di pasta che sembra piacergli molto. Del resto non devo imboccarlo da un pezzo, all’asilo mangia e beve da solo e non e’ mai tornato a casa impiastrato.

Dopo un minuto, cosi’ per gioco o sfida, prende il piatto con la sua pasta, la sua preferita che gli ho fatto apposta, e lo scaraventa per terra.

Mi coglie completamente impreparata non ha mai fatto una cosa simile.

Che faccio?

Lo tiro giu’ dalla sedia, gli spiego che non si fa e che ora e’ rimasto senza pasta e che deve anche aiutare a pulire. Gli faccio raccogliere le conchigliette una a una. Lo aiuto, ma ci mettiamo comunque un po’ e quando il piatto e’ quasi pieno…non posso credere ai miei occhi: rovescia di nuovo tutto per terra.

Io a quel punto vorrei tanto, ma tanto urlare. Mi sento come se mi stessi fisicamente gonfiando dallo sforzo che faccio per trattenere il fiato.

Lui oltretutto pensa che quello che ha fatto sia divertente, cosi’ lo prendo, lo porto nell’altra stanza dal padre e chiudo la porta, sapendo perfettamente che non c’e’ niente che lo ferisca di piu’ che una porta chiusa.

Infatti piange e si dispera mentre io sbollisco un attimo.

Quando e’ tutto pulito, apro, facciamo un discorsetto, mi abbraccia forte, mi dice che gli dispiace per la prima volta, ma in inglese e in un modo che mi fa capire che deve averla gia’ detta o sentita all’asilo questa frase e la conosce molto bene.

Continuo a fare le mie cose e dopo un po’ noto che e’ tutto insolitamente silenzioso, mi giro per controllare che non ne stia combinando un’altra e…

Sta pulendo!

Con immensa fatica ha aperto la porta della lavanderia, l’ha richiusa, ha preso il mocho e tutto concentrato, sta ‘pulendo’ per terra. E’ di una dolcezza infinita, tutto serio lui, che sembra che abbia capito e voglia davvero farsi perdonare.

Ma com’e’ che si fa a fare i genitori? C’e’ un libretto delle istruzioni, qualcosa? Perche’ finche’ si tratta di cose pratiche, pappe pannolini, uno si informa ed e’ fatta, ma quando cominciano a prendere delle decisioni autonome e imprevedibili e sciocche e bisogna reagire nell’immediato, come ci si regola?

Quest’estate in Italia, ho rivisto una carissima amica dei tempi del liceo che ha avuto il primo bambino piu’ o meno quando l’ho avuto io e un giorno mi ha chiesto con una certa solennita’:

- Ma tu non ti chiedi mai se stai facendo la cosa giusta come madre?

Diciamo piu’ o meno un paio di volte al giorno come minimo. Tipo in questo caso…ho fatto la cosa giusta? Ho fatto la cosa sbagliata? Chissa’ quante diverse cose giuste o sbagliate si possono fare in ogni situazione.

A volte, guardando i miei ragazzini a scuola e anche i figli dei miei amici che sono piu’ grandi, penso che con I figli ci voglia non solo tanto lavoro di braccia e di pensiero, ma anche tanta fortuna.   

more on the happy crazy side

Mi sono spesso trovata a pensare a lei come a una sorella minore irresponsabile, anche se oramai e’ grande e comunque la mia vera sorella minore e’ sempre stata ben piu’ matura anche di me. Chissa’ forse era un mio modo per giustificarla. Lei e tutti quei pazzi dei suoi amici che la portano sulla cattiva strada.

Dice sempre che io sono l’unica amica sana di mente che abbia e non scherza. Una volta lo disse davanti a Mr. Johnson che giustamente scoppio’ a ridere, ma lei glielo spiego’ cosi’:

- You know, she can be a little crazy, but she’s more on the happy crazy side than on the crazy crazy… 

Onestamente, uno dei piu’ bei complimenti che abbia mai ricevuto.

Pero’ e’ vero che e’ circondata da persone altamente instabili. I suoi genitori hanno seri problemi, gli amici, perfino il marito e lei poi chiaramente che fa la brillante con tutti e poi crolla con me. Gioca sempre su un’altalena emotiva tale che da’ le vertigini anche a me che mi limito a guardarla andare continuamente su e giu’.

E lei fino a un po’ di tempo fa, faceva davvero del suo meglio per stare a galla, badare alla sua famiglia e anche per aiutare sempre gli altri per quanto potesse, me su tutti. Non ho mai conosciuto una persona piu’ generosa.

Poi non so che cosa sia successo. Si e’ persa, non saprei in che altro modo spiegarlo. Anzi dovrei dire che si e’ persa un’altra volta. Sta facendo una serie di scelte senza senso e, dopo una confessione che mi ha fatto un po’ di tempo fa, non riesco piu’ a guardarla come prima. E’ qualcosa che non ha nulla a che vedere con me, ma che in qualche modo mi ha sconvolto. Oramai mi parla di problemi che sono ben piu’ grandi di me e di lei, talmente tanti e seri e potenzialmente tragici che se fossi al posto suo, anche a pensare di affrontarli non saprei da che parte cominciare. Ma cosa le posso dire io?

L’immagine che ho della sua vita in questo momento e’ quella di mille catenine aggrovigliate che non si liberano senza rompersi quasi tutte.

Fra noi non ci sono problemi personali di nessun tipo, stiamo sempre benissnimo insieme e nonostante tutto ci divertiamo. Certo, so che spesso mi mente per salvare un po’ le apparenze, ma non e’ questo tipo di bugia che mi offende. Il problema vero che ho con lei e’ un sospetto, un sospetto atroce che mi sta divorando l’anima. Dovrei parlare, lo so, pero’ non ho prove, solo tanti piccoli indizi che mi portano a pensare che forse lei presa com’e’ dai suoi orari sballati e dal suo egocentrismo non si stia accorgendo di qualcosa di molto grave.

Se penso a lei e a questa cosa soffro molto. Ho paura di essere sul punto di perdere la mia migliore amica o forse ho paura perche’ in fondo so benissimo di averla gia’ persa nel momento in cui sono venuta a conoscenza di determinate cose e non so come potro’ affrontare la vita senza una persona cosi’ divertente e dolce e pazza vicino, perche’ lei invece e’ senza dubbio la persona piu’ pazza che abbia mai conosciuto. Forse e’ cambiata, cambia sempre lei, rinasce di solito, ma prima deve toccare il fondo e farlo toccare a tutti quelli che le stanno intorno, succede ogni volta cosi’.

Mi ci sono rotta la testa a furia di pensarci, ma la verita’ e’ che saro’ li’ fisicamente se avra’ bisogno di me, ma e’ impossibile salvare qualcuno che non vuole essere salvato, che continua con perseveranza a smontare e calpestare ogni cosa bella che ha nella vita.

Mi sento un po’ come quando lasci qualcuno e soffri anche tu perche’ ti rendi conto di non voler piu’ stare con quella persona, ma sai anche che non la sostituirai mai e gia’ ti manca quello che avevi prima ancora di averlo perso.  

sabato 19 gennaio 2013

una rana e’ una rana. oppure…

Era da un po’ che notavo che il suo senso del linguaggio stava leggermente cambiando, ma avevo il dubbio che fosse solo una mia impressione. Stasera invece ne ho avuto la conferma. Prima Mr. Johnson ha indicato una rana e lui ha detto senza esitazione:

- Frog!

Ecco, io non sapevo nemmeno che la conoscesse quella parola perche’ con me ha sempre detto ‘rana’. Insomma, per quello che parla con me parla in italiano e con gli altri in inglese. Beh, e’ proprio quello che volevo, speriamo continui in questo modo cosi’ pian piano dovrebbe venirgli spontaneo parlare in italiano con chi gli parla in italiano e in inglese con chi gli parla in inglese.

venerdì 18 gennaio 2013

ingiustizie

Ho saputo una cosa l’altro giorno e l’ho messa subito via, forse sto cominciando ora a digerirla.

Ho chiesto a una maestra spiegazioni del comportamento un po’ strano di una bambina. Non capivo se fosse cosi’ insicura come diceva o se le piacesse fare questo gioco di far finta di non essere capace a far nulla. Perche’ chiaramente e’ in grado di fare tutto quello che chiedo senza nessun problema.

E’ venuto fuori che e’ stata tolta ai genitori per maltrattamenti ed e’ stata affidata ai nonni paterni giusto una settimana prima dell’inizio della scuola. Ha solo cinque anni. Recentemente la mamma aveva promesso che sarebbe andata a passare qualche giorno con lei, lei aspettava e aspettava, ma la mamma non e’ mai arrivata. Allora ha visto che I nonni erano tristi e ha cercato di fare lei coraggio a loro:

- Non dovete essere tristi, e’ meglio, cosi’ almeno possiamo chiamare il papa’…

Mi si e’ spezzato il cuore. Poi continuando a parlare con la maestra, ha continuato a spezzarmisi sempre di piu’. C’e’ anche un’altra bambina in classe, con una storia molto simile e io non lo sapevo. E’ stata proprio abbandonata lei e la sta tirando su un nonno con la sua seconda moglie che non ha mai avuto figli e che le sta dando davvero tutto quello che ha come una mamma. Due casi su quattordici bambini.

Ho visto diverse brutte storie purtroppo in questi anni a scuola e a volte mi chiedo, ma se i bambini ricchi, quelli che sembra davvero abbiano tutto, sono messi cosi’, fuori cosa succede?

C’e’ ingiustizia piu’ grande al mondo? Gente che farebbe (e fa) qualunque cosa per avere un figlio e gente che ne ha uno meraviglioso e lo butta letteralmente via.

martedì 15 gennaio 2013

non farti cambiare

Qualche settimana fa mi e’ successo qualcosa di brutto di cui non avevo voglia di parlare con nessuno, succede e’ normale, pero’ una mia amica, un’ottima amica, era li’ in quel momento, quindi ha saputo lo stesso. Ho pensato che sicuramente mi avrebbe chiamato subito e che, sarebbe stato un po’ difficile perche’ lei avrebbe insistito, ma che avrei dovuto spiegarle che grazie, ma stavolta non mi va di parlarne.

Ecco, non ha chiamato, per tantissimi giorni.

Questa cosa e’ stata davvero dura.

Mi sono messa a pensare a quello che so dell’amicizia.

La frase ‘se hai bisogno, io ci sono’ fa parte del mio abc dell’amicizia, per esempio.

Mi sono ricordata che, crescendo a volte l’ho percepita come quasi una frase di circostanza e che non ci ho sempre creduto, ma mi piaceva lo stesso che me lo dicessero, era ‘giusto’, era nell’ordine delle cose. 

Ora invece non e’ piu’ cosi’, e’ una frase da centellinare evidentemente. Quando ho deciso di raccontare questa cosa a un’altra persona perche’ a un certo punto, senti proprio la necessita’ di parlare, questa mi ha ascoltato, certo, ma nemmeno lei ha detto la frase che mi aspettavo. Anzi in realta’ dopo un po’ ha ricominciato a parlare dei suoi di problemi. Sono tutti cosi’ impegnati.

Allora, ho pensato che dovevo rassegnarmi, che non era niente contro di me, ma che chiaramente, non si usa piu’, non si fa cosi’ fra adulti qui o sa il cielo.

Infatti, poi la persona che non ha chiamato, e’ stata presente, in un modo molto piu’ delicato, se vogliamo, ed e’ stata assolutamente preziosa come sempre, solo non nel modo che io avevo in mente.

Pero’ devo dire che quando qualche giorno fa, dal nulla mi ha scritto un vecchissimo amico che non sento praticamente mai, dicendo ‘se hai bisogno, ci sono’ come facevamo da ragazzini, mi e’ sembrato proprio un cerchio che si chiude. E’ stato bello, molto, perche’ a un certo punto si rischia di adeguarsi a chi ci sta intorno, di seguire codici che non sono i nostri e quindi di chiuderci invece che di aprirci agli altri solo perche’ e’ cosi’, perche’ oramai siamo grandi e certe cose non si dicono piu’. Lui non lo puo’ sapere, ma quel suo piccolo e sincero se hai bisogno, ci sono, mi ha riportato un po’ all’essenza delle cose, al modo in cui sono cresciuta, era proprio quello che mi serviva. E anche se la distanza fra noi e’ tantissima e non posso prenderlo letteralmente, quello che mi ha detto con quella frase e’ forse ancora piu’ importante. Mi ha detto, io so che sei ancora quella persona li’, non cambiare, non farti cambiare.

lunedì 14 gennaio 2013

italiani che si incontrano in giro

Ieri sera siamo andati a mangiare una pizza in uno dei nostri posti preferiti.

Ci viene voglia di una quattro stagioni, cosi’ chiediamo alla commessa se e’ possibile avere una pizza con il prosciutto, le olive, i carciofi e i funghi separati gli uni dagli altri, visto che non c’e’ nel menu.

Dice subito di no, solo tutti mischiati, chissa’ perche’, ma dalla cucina spunta una voce italiana:

- Una quattro stagioni?

- Si, come in Italia!

Rispondiamo con un gran sorriso.

E lei fa senza sorriso:

- Va bene.

E dovete capire che qui non e’ come a New York, qui di italiani ce ne sono pochissimi, e’ raro incontrarsi per caso.

Insomma, finisce li’ mentre io mi aspettavo la solita simpatica e banalissima conversazione da italiani all’estero. Da dove vieni, come ti trovi, le solite due cose che ci si dicono in questi casi, ma che e’ carino dirsi.

Piu’ ho voglia di incontrare italiani e piu’ faccio incontri deludenti. Da tipo sei anni, forse dovrei cominciare a lasciare perdere.

Niente, questa signora era un ghiacciolo, proprio infastidita. E se e’ strano per un italiano secondo me essere cosi’ freddo, ancora di piu’ lo e’ per un negoziante. Avra’ avuto una brutta giornata, pero’ e’ stato bello per un attimo trovare qualcuno che ti risponde in italiano e capisce subito di cosa stai parlando. 

Come e’ successo con l’email che ho mandato al Consolato Italiano di Houston! Non ci posso ancora credere! Sabato sera avevo un dubbio atroce su un documento che sto cercando di ottenere e stamattina alle 7,40 ho trovato un’email con tutte le istruzioni che mi servivano. E non e’ la prima volta che sono cosi’ efficienti. Mi viene voglia di mandarle un mazzo di fiori a questa oscura burocrate che in un lunedi mattina qualsiasi mi restituisce fede nel mio popolo.

Buona settimana!

domenica 13 gennaio 2013

io ci provo, ma…

Vi ricordate tutti i miei tentativi di riorganizzazione? Bene, dopo qualche mese possiamo fare un piccolo bilancio e purtroppo non siamo ancora nemmeno vicini ai risultati sperati. E’ tutto un po’ come prima con delle piccole isole di perfezione che sono costituite da quelle cose che, messe a posto una volta, non si sono piu’ riusate.

Pero’ cosa posso dire a mia discolpa? Io continuo a provarci e riprovarci. Infatti la settimana scorsa, sono stata all’Ikea e mi sono dotata di tutta una serie di ‘Skubb’, quelle scatolette che si usano per riorganizzare i cassetti e volevo tanto usarle nel modo appropriato, ma questi sono i risultati che ho ottenuto.

- Bara Lettino di Elmo:

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- Scarpe per tutta la famiglia:

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- Costruzioni:

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- Distruzioni:

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- Macchina del capo:

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- Robot:

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Beh, quello che si dice un prodotto versatile.

Che poi un giorno, vedendo tutte queste accidenti di scatole in giro per casa, Mr. Johnson mi fa con un sorrisetto beffardo:

- Oh, my little hoarder…

Ci e’ mancato poco che lo picchiassi! Non so se sono solo io ma whore e hoader, suonano moooolto simili, soprattutto se conosci solo una delle due parole ed e’ quella meno educata…

Ma si, almeno in tutto questo ho imparato una parola nuova.

venerdì 11 gennaio 2013

come si diventa come si diventa

In seconda elementare c’e’ un trio micidiale che sto studiando dall’inizio dell’anno. La ragazzina carina, la ragazzina bruttina e il ragazzino bellino.

La maestra quando li ha messi vicini di sicuro non poteva immaginare quanto nefasta questa combinazione potesse rivelarsi.

La dinamica e’ la seguente, come si puo’ intuire: la bambina bruttina e’ innamorata del bambino bellino che e’ innamorato della bambina carina che si fa i fatti suoi senza curarsi ne’ dell’uno e ne’ dell’altra.

Ogni volta che li osservavo mi si spezzava il cuore perche’ anche a sette anni si soffre e tanto.

E chi soffriva era la bambina bruttina chiaramente che ha subito piccole devastanti umiliazioni per mesi, povera.

Al ritorno dalle vacanze pero’, ho notato un grande cambiamento.

La bambina bruttina e’ diventata di colpo cattivissima e antipatica. Sottopone la bellina, che in fondo e’ quella che non ha davvero nessuna colpa, a continui dispetti e soprusi per metterle deliberatamente i bastoni fra le ruote.

Insomma, mi sono sempre chiesta com’e’ che certe persone siano cosi’ sgradevoli e astiose e non riescano mai una volta a essere contente per gli altri.

Ecco, forse e’ proprio cosi’ che succede.

giovedì 10 gennaio 2013

il piu’ furbo

Ultimamente al supermercato ho trovato una cosa geniale: il carrello con la macchinina incorporata. Anche gli altri genitori devono avere scoperto questa cosa ‘geniale’ perche’ non si trovano mai questi carrelli speciali. E allora e’ un disastro con il piccolo Joe che oramai e’ troppo panciuto per stare allacciato nel carrello normale e che in genere a meta’ della spesa si alza in piedi e minaccia di buttarsi di sotto costringendomi a precipitarmi alla cassa.

Ieri, pero’, abbiamo trovato un carrello di questi con la macchinina, il clacson e tutto.

Ora ti sistemo. Ti lego la’ dentro, non ti vedo e non ti sento nemmeno e tu pensi anche che sia un gioco bellissimo. Ah, quanta strada devi fare per diventare furbo come me piccolo Joe!

Quindi sono li’ che faccio la mia spesa, quando all’improvviso vedo una gamba che esce dalla macchinina.

- Help! Help!

Che e’ la sua nuova parola preferita.

Mi fermo e vedo che e’ quasi riuscito a slegarsi, ma e’ rimasto incastrato, cosi’ lo aiuto ad uscire. Lui per tutta risposta schizza via come una scheggia!

Corre e ride lui. E come se la ride il piccolo impertinente.

Mollo li’ tutto compresa la mia borsa con il portafogli e lo inseguo ovunque finche’ non lo acciuffo.

- Help Help Daddy help!! Daddyyyyyy help help! Daddyyyyyyyy….heeeelp!

Ricapitolando. Chi e’ il piu’ furbo qua dentro? 

mercoledì 9 gennaio 2013

e poi ci sono quegli insignificanti abissi culturali

La settimana scorsa siamo andati a trovare dei vecchi amici di Mr. Johnson in un’altra citta’.

Mentre eravamo in viaggio ci hanno detto che stavano preparando la cena.

- Possiamo portarvi qualcosa? Dolce? Vino?

- Si e si.

Cosi’ arriviamo con dolce e vino, ma cominciamo a chiaccherare dimenticandoci della cena.

A un certo punto uno di loro si alza, va a farsi il piatto, torna a sedersi e senza dire nulla comincia a mangiare. Quando ha finito ci invita a fare lo stesso. Niente tavola, niente vino, niente dolce o meglio se volevi qualcosa dovevi andare a prendertelo e mangiarlo sul divano. Il fatto e’ che non e’ che ci sia tutta questa confidenza, visto che ci vediamo si e no una volta l’anno. Insomma, non mi e’ piaciuto molto dovermi muovere come se fossi a casa mia. Mi sono adattata e ho passato una bella serata lo stesso pero’ un po’ mi veniva da chiedermi se fosse tutto a posto. Non potevamo sederci a tavola normalmente? Non ne valeva la pena di fare un po’ di festa?

Il giorno dopo, ci hanno portato a fare il brunch al ristorante e hanno chiesto espressamente alla cameriera che ci facesse sedere al tavolo piu’ speciale, quello con il camino in mezzo. In effetti era molto particolare, chi lo nega, il problema e’ che non si puo’ conversare con un camino in mezzo. Era surreale! Ma solo per la sottoscritta. Oltretutto noi che in teoria dovevamo essere gli ospiti d’onore, siamo stati lasciati dall’altra parte del tavolo. A me loro stavano stanno molto simpatici, ma questa cosa e’ stata abbastanza fastidiosa. Infatti, appena si e’ presentata l’occasione me la sono squagliata in giardino con la scusa di fare giocare il piccolo Joe.

Mr. Johnson dice che devo seguire la corrente e rilassarmi, ecco cosa dice in questi casi. Beh, si certo, mi farebbe bene a prescindere, ma se non c’e’ niente di strano perche’ lui non si comporterebbe mai cosi’ nemmeno con questi stessi amici che sono venuti tante volte a casa nostra perfino in Italia?

Queste sono le tipiche cose a cui dopo tutti questi anni, non mi abituo. E lo rivendico. Saro’ pure in minoranza, ma non mi dispiace avvertire una certa soddisfazione nel sedere a una tavola senza un camino in mezzo. Magari smetterla di offendermi, con un certo sforzo, e’ una cosa che potrei anche fare, visto che tanto si e’ capito che non lo fanno con cattiveria, ma a parte questo non ho nessuna intenzione di cambiare, io.

martedì 8 gennaio 2013

inspiration? ma chi io?

Visto che ieri la mia dottoressa mi ha detto:

'I always tell your story, you're such an inspiration'

che non e’ proprio una cosa che ci si sente dire tutti i giorni, la riposto, la ‘mia storia’, per chi dovesse averne bisogno e anche per me stessa sinceramente. Vedete un po' che uso farne e a chi raccontarla, mi sembra bellissimo che sia usata per dare un po' di speranza. Grazie per tutte le cose bellissime che mi avete scritto ieri su FB. Ma proprio tanto.

Un abbraccio,

Nonsi

http://www.nonsisamai.com/2010/06/storia-di-un-bambino.html

lunedì 7 gennaio 2013

gli spari fuori

Erano le otto di sera e il piccolo Joe era appena andato a dormire, cosi’ Mr. Johnson e io abbiamo pensato di guardarci un film.

Mi bevevo un bicchiere d’acqua in cucina quando ho sentito chiaramente degli spari, tanti, tipo sei o sette credo, che non sembravano per niente lontani.

Abbiamo chiamato immediatamente la polizia e ci hanno detto che erano gia’ arrivate altre segnalazioni.

Mr. Johnson voleva affacciarsi in giardino a vedere e io sono andata piuttosto in panico. In realta’ anche lui credo. L’ho capito dal fatto che ho spento le luci e abbiamo guardato il film completamente al buio come al cinema e non mi ha detto nulla, ne’ un lamento, ne’ una presa in giro come avrebbe fatto normalmente. Dopo una ventina di minuti si sono sentiti un altro paio di spari.

Mi fa: “Sara’ qualcuno che sta sparando i botti”.

Si certo. Patetico tentativo di tranquillizzarmi, i botti qui sono illegali, non ho mai visto nessuno spararne.

Mi chiedo cosa sia successo. Probabilmente nulla, visto che non e’ ancora apparso nulla in rete, ma chissa’ cos’e’ stato. Purtroppo non e’ che poi la polizia ti richiama per raccontarti.

Pensavo… che si fa se ti sbuca un pazzo armato alla porta o alla finestra. ‘Questa casa e’ un colabrodo’ direbbe la mitica guardia del corpo della povera Whitney Houston.

Una volta, mentre ero in vacanza in Puglia, me ne stavo li’ tranquilla a mangiarmi un gelato sul lungomare con mia cugina, quando sentii un rumore di marmitta rotta. Papapapapapapa’. Era una mitragliatrice, in una sala giochi li’ vicino alle tre del pomeriggio, un’esecuzione, una cosa tremenda. Insomma, spero di essermi sbagliata in senso opposto questa volta.

Spesso i film impegnativi la sera mi fanno addormentare, il mio divano e’ cosi’ comodo. Adesso come adesso, sono sveglissima.

venerdì 4 gennaio 2013

no one

Nella sala d’attesa c’e’ questo tale giochino, sempre il solito, e lui finalmente oggi capisce come funziona. E’ una vera e propria illuminazione, glielo si legge in faccia. E’ estasiato. Tanto e’ vero che quando abbiamo finito quello che dovevamo fare non c’e’ verso di trascinarlo fuori di li’ e rimaniamo ancora un po’ a giocare, come se non avessimo aspettato abbastanza.

A un certo punto arriva una bambina. Ha un anno piu’ di lui , e’ bionda e ha gli occhi blu. Sembra una bambolina anche perche’ e’ alta quanto lui o un po’ meno ma, a differenza di lui, si esprime perfettamente.

La bambina cerca di giocare con lui. Lui niente, vuole solo fare il suo puzzle che finalmente ha capito come risolvere. La bambina ci prova in tutti i modi ad attirare la sua attenzione. Gli parla, a un certo punto lo scuote anche, ma lui non fa altro che ignorarla con caparbieta’, anzi a guardarlo bene sembra proprio che si stia concentrando per far finta che non esista e continuare a giocare per conto suo.

La bambina e’ visibilmente frustrata, tanto frustrata che a un certo punto esclama rivolta alla sua mamma:

- Lui mi ha toccato!

- Sei sicura? Non e’ che magari gli sei andata troppo vicino?

Noi mamme ci guardiamo con complicita’, e’ evidente che se lo e’ inventata.

Passano cinque minuti e la bambina ci riprova:

- Lui mi ha spinto!

- Va bene amore, guarda lui adesso sta giocando…perche’ non provi magari a chiedergli come si chiama…

La bambina si ricompone, sfodera il suo piu’ bel sorriso e si rivolge al piccolo Joe con quel particolare tono di voce che hanno tutti i bambini al mondo quando vogliono fare amicizia, molto carina davvero:

- What’s your name?

- No one.

giovedì 3 gennaio 2013

il mio modo di vedere il mondo

In questi giorni non sono in grandissima forma. Niente di trascendentale per carita’, ma diciamo che abbiamo visto tempi migliori. Allora ero li’ che pensavo e ripensavo alle mie questioni tutto il giorno finche’ poi sono uscita e… non e’ successo assolutamente nulla, e’ solo che c’era un tramonto da togliere il fiato.
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Uno spettacolo del genere ti distoglie da qualunque pensiero. Ti costringe per un momento ad alzare la testa e a guardare anche un po’ fuori di te, a pensare al fatto che succedono cose cosi’, che il cielo cambia colore, che e’ sera e il mondo va avanti e anche tu, anche se non ti pare e non ne avresti nemmeno tanta voglia, vai sempre avanti.
In questo periodo non ho scritto molto, ma ho guardato tanto il cielo per trovare proprio questo senso di ridimensionamento delle mie cose, di pace. Bisogna dire che il Texas aiuta in questi casi.
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Oggi una persona che ho conosciuto da poco mi ha scritto che per quanto siamo tutti un po’ malinconici delle volte, le sembro, in fondo, una persona felice e che spera che non perda questa felicità e il mio modo di vedere il mondo.

martedì 1 gennaio 2013

buon 2013…

Spero di avere presto il tempo di scrivere qualcosa in piu’, ma questo e’ piu’ o meno quello che ho voglia di augurare a me stessa, a voi e a tutti i miei amici oggi. Un grande abbraccio dal Texas.

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