venerdì 29 giugno 2012

piove sempre sul bagnato

Ti si avvicina un tipo, giusto un minuto prima che aprano i cancelli e ti regala un biglietto per il concerto di uno dei tuoi artisti preferiti.Gli dici no grazie e che potrebbe provare a rivenderlo.
Ma lui niente. Ti mette in mano il biglietto, dice che preferisce darlo a te e sparisce.
Ora di biglietti ne hai due.

Ma perchè succede sempre cosi' nella vita?

Piove sempre sul bagnato. 
 

giovedì 28 giugno 2012

il viaggio

Questo post, non avrei avuto molta voglia di scriverlo a dire il vero, ma sento di doverlo a tutte le persone che mi hanno dato e chiesto consigli nelle settimane passate sul come affrontare un lungo viaggio in aereo con un bambino.

Questa è la mia esperienza personale con American Airlines e con l'aereoporto di Malpensa. Il bimbo ora ha 18 mesi, qui e qui trovate quello che invece era successo esattamente un anno fa in un tragitto molto simile. 

Il primo volo era un interno con American. Sono rimasta subito un po' stupita dal fatto che nessuno dell'equipaggio si sia offerto di aiutarmi a montare il seggiolino come avevano fatto l'anno scorso sui voli Klm. Dopo esserci riuscita con la collaborazione di un paio di altri passeggeri, quando stavamo per decollare l'hostess mi ha informata che avrei dovuto spostarlo accanto al finestrino. Le ho chiesto perchè non me lo avesse detto prima, visto che a quel punto era davvero una noia rifare tutto daccapo con l'aereo che rischiava di partire in ritardo e mi ha risposto con aria di sufficienza didn't you know it?
Certo lo sanno tutti, no? A quel punto i due passeggeri che mi avevano aiutato hanno preso le mie difese, ma non ho capito bene come hanno finito per litigare fra loro.
Il risultato di tutto questo è stato un seggiolino traballante montato malissimo per via della fretta.
In un secondo momento, quando ho cercato di usare il bagno, ho avuto un'amara sorpresa, era piccolissimo, molto piu' di quello che ricordavo. Ho richiuso la porta e sono rimasta un secondo li' con il bimbo per mano cercando di capire cosa fare. L'assistente di volo che si trovava li' in quel momento, prima ancora di essere interpellato, mi ha detto una frase che...giudicate voi:

- What? Do you want me to hold your baby? I don't hold babies and you know why? 'Cause they're not mine. (Cosa? Vuoi che ti tenga il bambino? Io non tengo i bambini e sai perchè? Perchè non sono miei)

A quel punto, non volendo dare a mio figlio l'immagine di una mamma che perde le staffe, ho chiesto gentilmente di avere un modulo per poter esprimere le mie lamentele e mi sono sentita rispondere che l'unico modo era mandare un'email. Io dico...ma gli assitenti di volo non dovrebbero essere in teoria scelti fra le persone piu' calme e gentili della terra? Sentivo anche altri passeggeri dire di non aver mai visto una crew piu' maleducata, davvero strano.
A New York (Kennedy), non esisteva nessuna area 'kids friendly' o qualcosa del genere, ma è andato tutto bene. Poi ci siamo imbarcati e abbiamo preso un altro aereo per arrivare a Milano.
Anche li' è andato tutto bene. Il piccolo Joe è stato davvero buono per quanto potesse in quella situazione e l'equipaggio non era isterico, ma gentile, normale.
Il problema, sembra assurdo a dirsi, lo abbiamo avuto all'arrivo a Malpensa.
Hanno deciso di farci scendere dalle scale e farci prendere il bus. Ora immaginate me dopo un viaggio del genere. Bambino spaventato e stanco in braccio, passeggino e bagaglio a mano. Ho aspettato che scendessero tutti e ho chiesto una mano. L'equipaggio dell'American, dopo un breve consulto, ha deciso con immensa appartente gentilezza di portare le mie cose giu' dalle scale e lasciarle li'. A quel punto mi sono rivolta al personale dell'aereoporto.

- Ma lei perchè non ha richiesto l'assistenza?

- Perchè non ce l'avete.

- Ah già giusto. Appunto. Ma come si fa a viaggiare in questo modo?

- Scusi, sono arrivata 'in questo modo' da Dallas, cosa vuole che torni indietro?

Evidentemente si' perchè mi ha voltato le spalle e se n'è andato. Proprio cosi'.
C'è da dire che moltissimi passeggeri si sono offerti di aiutarmi, ma se c'è una cosa che ho imparato l'anno scorso dalla simpatica hostess Alitalia che mise tutto quello che avevo in mano a un ragazzino fumato è che preferisco non affidare i miei documenti, i miei soldi o peggio mio figlio a un passante, ma che in certi casi c'è bisogno di una persona che all'aereoporto ci lavora.
In qualche modo comunque sono salita sulla navetta e all'arrivo al ritiro bagagli, ho trovato un altro dipendente dell'aeroporto che aveva assistito alla scena e aveva deciso di venire ad aiutarmi a scendere dall'autobus, era questo quello di cui avevo bisogno, niente di chè, scendere un gradino.

Il viaggio di ritorno è fra tre settimane e non vi nascondo che sono estremamente preoccupata.

Quasi quasi piuttosto resto qui. 

          


mercoledì 27 giugno 2012

e cosi'...

E cosi' da un paio di giorni sono in Italia. A occhio e croce è molto tardi, ma ho ancora una certa vitalita' da fuso (o sono solo fusa?) e me ne sto qui nella mia vecchia cameretta a cercare di non battere troppo forte sui tasti. Gia', avevo completamente dimenticato le dispute perchè la notte battevo troppo forte sui tasti mentre scrivevo, che discussioni incredibili a pensarci ora.
Ad ogni modo, non è tutto completamente perfetto (manca Mr. J!), ma sono felice di essere qui. Questa sera mi sono gustata uno splendido concerto in ottima compagnia. Mentre ero li' pensavo che un concerto cosi' in America o da un'altra parte non ci sarebbe stato, non con quelle emozioni, non in un posto del genere, e mi sembrava che nessuno pensasse a questa cosa come me, mi veniva voglia di dirglielo.
Per il resto sono in pieno shock culturale al contrario. Anche stavolta sono rimasta impressionata dalle dimensioni delle strade e del cielo ed è strano perchè succede ogni volta e lo so perfettamente che è un'osservazione banalissima, ma ci ricasco sempre, anzi le dimensioni delle cose, sono sempre quello che mi colpisce di piu'. Capisco perchè Mr. Johnson soffriva di claustrofobia quando viveva qui.
Altre cose che mi hanno colpita. Due ragazzini sulla panchina nel parchetto davanti a casa. Avranno avuto si e no sedici anni. Lui a torso nudo, lei vestita un po' anni Ottanta con la bandana in testa tipo Madonna e facevano...come dire...quasi tutto. In Texas certe scene non le ho mai viste, qui, che gente di mondo, nessuno ci faceva caso, tranne me. Mi sono sentita molto provinciale, ma il fatto è che ho perso l'abitudine. Una volta là mi sono stupita di aver visto due ragazzini limonare in piscina. Però poi proliferano le teen moms, non so cosa preferisco, anzi lo so perfettamente.
Un'altra cosa che mi ha stupito, sono i cani anche di grossa taglia, che vengono portati al parco senza guinzaglio. Questo non mi piaceva prima e non mi piace ora, lo trovo inutilmente rischioso per tutti.
Poi le nespole. In Texas non le ho mai viste purtroppo, avevo quasi dimenticato quanto mi piacevano.
E anche un'altra cosa, la frutta un po' rovinata. Nei supermercati americani la frutta e la verdura sono perfette, è un attimo inquietante a pensarci.
L'ultima cosa è il caldo. Sull'aereo dicevano le temperature milanesi e mi preoccupavo di non aver portato nulla a maniche lunghe. In aereoporto, la mattina presto, sensazione stupenda. Venti gradi, arietta, laggiu' quando siamo sui trenta ci sembra nice and cool. Dopo un paio d'ore, però la situazione si è capovolta. In Texas sono attrezzati per qualunque caldo, qui un paio di docce al giorno ci vogliono e non sono piu' abituata, mi sento uno straccio. Spero di riprendermi in fretta, ma non saprei. Alle tre di notte il piccolo Joe, è ancora convinto che  siano le tre del pomeriggio, chissà come si fa a farlo rientrare in un'ordine di idee accettabile. Fosse per me, continuerei a dormire di mattina e star sveglia di notte, visto che tutti i miei amici di giorno lavorano, ma con lui non funziona neanche un po'.

domenica 24 giugno 2012

al volo. volo

Una giornata spendida e piena di sorprese nonostante le mille cose da fare e domattina si parte. Sara’ che le valigie sono pronte e il passaporto non risulta scaduto, ma piu’ passano le ore e piu’ penso che forse non avro’ una crisi di nervi.

Ci risentiamo quando arrivo in Italia se ho un attimo.

Chissa’ come sara’ tornare questa volta, ogni volta e’ un po’ diverso, un po’ meglio o un po’ peggio. Ho un buon presentimento.

A presto e grazie degli auguri!

venerdì 22 giugno 2012

le bomboniere del compleanno/ 2

Credo proprio che il post precedente necessiti di un aggiornamento alla luce delle mie ultime scoperte.

Vi starete chiedendo come mai tutto questo interesse verso le feste di compleanno per bambini proprio adesso. Diciamo che e’ stato un argomento ricorrente nelle ultime settimane per vari motivi, tra cui il fatto che domani e’ sia il mio compleanno che, soprattutto, quello del bimbo di tre anni di Mrs. Monkey.

Per festeggiarlo, ho proposto io (beata inconsapevolezza) di portare tutti e quattro i bimbi a festeggiarlo in un ‘indoor playground’, una sorta di sala giochi interna piena di quelle cose gonfiabili che piacciono tanto ai bambini che a questo punto fuori qui non hanno molto senso, visto il caldo che fa. Avevo guardato il sito e mi sembrava un’idea geniale. Arrivati li’, non e’ andata benissimo invece. Era un posto piuttosto folle. Pavimento con motivi fluorescenti da guardare con gli occhiali 3d, musica tecno a tutto volume, neon, luci stroboscopiche, da crisi epilettica…il piccolo Joe era terrorizzato. Ma la cosa che mi ha stupito di piu’ e’ che ne abbiamo parlato un bel po’ con Mrs. Monkey di questa giornata e doveva essere una cosa speciale, soprattutto per il mio piccolo gemello del destino. Invece, quando eravamo li’ mi ha raccontato che ce l’aveva portato l’altro ieri. Ma come? Quindi alla fine avevamo tre bambini quasi annoiati e uno terrificato.

E poi niente di speciale per il piccolo festeggiato. Niente cup cakes, niente ‘tanti auguri’ e i regali aperti al volo nel parcheggio, cosi’ come una cosa qualsiasi. E poi, va bene, il compleanno vero e proprio e’ domani ma il regalo di mamma e papa’ arrivera’ la settimana prossima perche’ tanto cosa cambia? dice Mrs. Monkey. Cambia! dico io.

Sembra che non ci sia nulla di speciale, nulla da aspettare, e’ questo che mi fa impressione di questa mentalita’.

le bomboniere del compleanno

E’ da pochissimo tempo che frequento le feste di compleanno per bambini, ma c’e’ una cosa che, non so ora, ma ai miei tempi in Italia, non si faceva: dare un piccolo regalo agli invitati per rigraziarli di aver partecipato alla festa. Il party favor.
Ai piccoli questo piace e’ ovvio, ma a me sembra di dare un messaggio cosi’ avvilente. Insomma, perche’ abituarli ad aspettarsi sempre qualcosa in cambio? Sei andato alla festa perche’ e’ questo che fanno gli amici, tutto qui, anzi ringrazia di essere stato rimpilzato di dolci e aver giocato tutto il pomeriggio. Non ti basta? Beh allora abbiamo un problema. Non siamo in grado di spiegare a questi bambini che non e’ il loro giorno? Che va bene, anzi e’ bello vedere un amichetto ricevere tutte le attenzioni e i regali? Tanto poi ognuno ha il suo turno, e’ il piacere dell’attesa.
Questo e’ un problema che qualche volta ho anche con Mr. Johnson, forse e’ una questione di mentalita’ americana. Fosse per lui non si rispetterebbero mai le ricorrenze. Vorrebbe aprire sempre i regali in anticipo per esempio, o cominciare a mangiare prima che tutti si siano seduti a tavola, tanto cosa cambia? Per me cambia. Io sono stata educata all’attesa e per me l’attesa da’ valore alle cose, ha un significato se vogliamo anche profondo e lui sta cominciando a capirlo.
Forse sono un po’ pesante, ma per me se vuoi che il tuo regalo e la tua festa siano veramente speciali devi sapere rallegrarti per gli altri e aspettare il tuo giorno.

mercoledì 20 giugno 2012

il contrappasso

Ho sempre guardato a quei genitori che mettono il guinzaglio (baby leash) ai figli piccoli con grande disapprovazione. Ho sempre considerato tristissime quelle coppie che al ristorante lasciano guardare ai bambini un film sul tablet mentre cercano di cenare. Ho sempre trovato patetiche quelle madri, e ne conosco qualcuna, che dicono fai la brava, altrimenti chiamo la strega. Ma peggio di tutti, ho sempre giudicato quei genitori che danno gli antistaminici ai figli per farli stare piu’ tranquilli in aereo. Ma come si fa?!

Ed ecco che come in un perfetto gioco del contrappasso, questa volta ci sono io dall’altra parte.

- Mi chiedevo…ma ai bambini fanno male le orecchie in aereo? No perche’ io soffro di terribili mal d’orecchie in aereo e lui ha i tubicini allora pensavo, cosi’, magari e’ a rischio, magari bisogna dargli qualcosa…

- Non c’e’ modo di saperlo in anticipo. Direi che bastera’ fargli masticare qualcosa durante il decollo e l’atterraggio, anche il ciuccio e il biberon vanno benissimo.

- …E’ che… mi hanno raccontato le mie amiche che c’e’ una medicina che si puo’ dare ai bambini per farli stare…come dire… un po’ piu’ calmi in aereo....un antistaminico, una dramamina…

- Noi non crediamo sia giusto medicare i bambini per farli stare buoni.

- Infatti, proprio quello che pensavo! La mia era solo curiosita’, eh…ma chissa’ chi mette in giro certe voci…

Ecco a proposito di genitori patetici.

Io e Slipino partiamo domenica, e’ mercoledi, e sono ufficialmente entrata nel panico. L’hanno scorso, ho fatto lo stesso viaggio da sola con lui e non ho avuto nessun problema particolare, ma questa volta e’ completamente diverso. Oramai sa essere un osso duro, non e’ piu’ un bambolotto. Cammina, corre volendo, e poi a volte e’ ingestibile. Se e’ stanco e’ un disastro, faccio fatica anche a metterlo a sedere sul passeggino, figuriamoci metterlo a sedere e trascinare i bagagli in un aeroporto immenso come quello di New York per poi imbarcarmi di nuovo. A quanto pare non si possono nemmeno prenotare facchini o cose del genere prima, sara’ un bel problema se quel giorno decide di darmi del filo da torcere.

E’ tutto il pomeriggio, da quando ho tirato fuori le valigie, che ho una specie di nodo in gola. E se lo perdo? E’ cosi’ piccolo e veloce, voi non immaginate.

Sotto sotto lo so che ce la faro’, come ce la fanno tutti del resto, e so anche che non e’ questo il vero motivo della mia ansia, comunque quel nodo e’ ancora li’ e non va via.

Mi ha aiutato un po’ un mezzo barattolo buono del mio gelato texano preferito prima. Blue Bell chocolate chips cookie dough, da morire. E poi dicono che il cibo non e’ un ansiolitico…bugiardi.

Certo, se invece di provarmi i vestiti che ho trovato in fondo all’armadio, cominciassi a farle davvero ste valigie, magari mi sentirei un po’ meglio.

martedì 19 giugno 2012

ma e’ normale?

Stamattina gli stavo cambiando le lenzuola - perche’ almeno quelle ancora le bagna come un bambino per fortuna - e per praticita’ ho tirato fuori direttamente il materasso. Lui era riuscito con grande fatica ad arrampicarsi e a sedersi piu’ o meno composto sulla poltrona alle mie spalle, diciotto mesi appena compiuti per la miseria.

- I don’t want it out (Non voglio che lo tiri fuori).

Bum. Cosi’. Forte e chiaro. Ho fatto un salto.

Ma io non pensavo fosse cosi’ che si impara a parlare! Un giorno inventa le parole a caso e il giorno dopo fa le frasi lui. Mi ha spaventato a morte.

Non ero per niente pronta. E’ da mesi che mi sento dire che si sa che i maschi parlano molto dopo e che comunque parlera’ tardissimo a causa del bilinguismo. Deve essere proprio un chiaccherone….

E poi continuo a non capire: piu’ gli parliamo in italiano piu’ impara l’inglese, com’e’ possibile?

Piccolo ribelle. Gia’ me lo vedo a quindici anni, sbattere la porta gridando ‘vi odio!’ cioe’ ‘I hate you’.

Povera me.  

lunedì 18 giugno 2012

cose che succedono

La figlia di una mia amica italiana che vive qui, chiama il computer ‘nonno’.

'Le fate ignoranti' qui e' tradotto come 'His secret life'. Sulla locandina c'e' un Accorsi molto sorridente, troppo direi, a torso nudo sullo sfondo di una Roma da cartolina e Netflix lo mette nella categoria 'gay and lesbian'. Ti fanno capire che c’e’ del torbido insomma, ma qualcuno li guarda i film prima di ridurli a banali stereotipi? Forse cosi’ vende meglio, ma mi e’ spiaciuto un po’, e’ un film a cui sono molto affezionata.

Mi hanno raccontato che in Messico il famoso detto ‘quello che non ti uccide ti fortifica’ diventa ‘quello che non ti uccide ti fa ingrassare’ (lo que no te mata te engorda). Lo trovo veramente fantastico.

Mr. Johnson mi ha raccontato che si ricorda che da piccolo un’estate le autostrade erano tappezzate di manifesti giganteschi che dicevano solo Who shot J.R? Insomma, mi sono dimenticata che l’altro giorno e’ ricominciato Dallas! Mi hanno detto che e’ un polpettone, ma la citta’ sembra bellissima, sono proprio curiosa. Dovete sapere che ancora oggi puntualmente, ogni volta che sono in Italia e dico che vivo a Dallas c’e’ qualcuno che mi dice salutami J.R. e io so a malapena chi e’.

Il nostro pesco quest’anno e’ spettacolare. Oramai e’ decisamente piu’ largo che lungo, e’ talmente carico che abbiamo paura che non regga. E gia’ pregustiamo barattoli su barattoli di deliziosa marmellata da distribuire ad amici e parenti, visto che il nostro consumo medio e’ di una o due confezioni all’anno. Qualche settimana fa, mi sono accorta che qualcosa si stava mangiando le nostre pesche, ma non capivo cosa. Una mattina mi sono svegliata sul presto, l'ho scoperto e ho riso molto. Sono questi poveri Cip e Ciop che pur di non mettere piede in giardino e ritrovarsi di fronte gli acchiappaconiglietti, si lanciano direttamente dal recinto sull'albero. Sono davvero comici.

In queste settimane ho ricevuto delle bellissime manifestazioni di affetto da alcuni di voi, dall’altra parte dello schermo e ho cominciato ad essere meno intimorita dall’idea di incontrarvi di persona. Ne sono molto felice.

Ho detto a tutti che questa settimana sono impegnatissima, in realta’ devo solo fare le valigie, ma non ho mentito, sono impegnatissima.

giovedì 14 giugno 2012

automultatevi pure, se vi fa piacere

Mi stavo provando una cosa in un negozio. La taglia grande era enorme, quella piccola appena appena stretta e la media non l’avevo trovata. In un attimo di momentaneo ottimismo mi sono detta che dovevo semplicemente tenermi la small perche’ di sicuro sarei dimagrita e poi con i saldi costava solo cinque dollari. Un minuto dopo (tanto e’ durata la mia ingenua illusione di dimagrire in Italia) sono uscita a cercare la commessa per farmi aiutare a trovare una taglia media.

Lei ha dato un’occhiata veloce ai capi e non l’ha trovata. Allora si e’ scusata e allungandomi un tagliando, mi ha spiegato che avevo diritto a cinque dollari di sconto perche’ non avevano la taglia che cercavo. E’ come una sorta di automulta dice e si scusa ancora. Dopo di che’ sparisce lasciandomi basita. Quella cosa l’avrei comprata comunque.

Di fatto non l’ho pagata.

Il customer service americano e’ una di quelle cose che non smettono mai di stupirmi.

mercoledì 13 giugno 2012

il pragmatismo della madre giapponese

Chiama il Johnson Giapponese ed e’ comprensibilmente emozionato.

- Stiamo per avere il bambino!

- Che bello, congratulazioni! Siete gia’ all’ospedale?

- No. Yumiko ha detto che stava cominciando il travaglio e se n’e’ andata a dormire un paio d’ore, visto che poi non avra’ piu’ tempo di farlo.

In effetti con tre figli piccolissimi, c’e’ ben poco da dormire, ma io mi chiedo: e’ fisicamente possibile questa cosa? Cioe’…come fai a dormire?

Bah. Io mi limito ad aspettare il mio terzo nipotino giapponese, almeno via foto, chissa’ quando riusciro’ a vederlo dal vivo.

Certo che i Johnson Giapponesi, com’e’ e come non e’, mi lasciano sempre con un palmo di naso.

martedì 12 giugno 2012

per me sono le forbici

Avro’ avuto circa dieci anni credo, quando mia nonna mi regalo’ un paio di forbici. Al momento non devo aver dato molto peso alla cosa e nemmeno lei. Infatti, non so dire perche’ mi regalo’ proprio delle forbici e di sicuro anche lei se ne sara’ dimenticata. Qualche anno fa, stavo tornando dalle vacanze e dimenticai le forbici della nonna nel bagaglio a mano. Di solito in questi casi, le forbici vengono subito sequestrate. Come tutti sanno, non si puo’ salire su un aereo con delle forbici affilate in borsa, ma all’aeroporto di Brindisi, quando il metal detector rivelo’ la loro presenza, gli addetti alla sicurezza decisero che evidentemente non avevo proprio la faccia del potenziale attentatore e me le lasciarono tenere. Un gran sollievo. Solo allora realizzai che quelle forbici erano sempre state con me, le avevo portate ovunque senza nemmeno pensarci e mi avevano puntualmente salvato nelle situazioni piu’ assurde. Le forbici della nonna sono ancora con me, le porto ovunque, sono sempre li’ come una di quelle cose a cui non pensi mai, ma di cui hai veramente tanto bisogno.

Con la nonna in teoria dovrebbe esserci qualche problema di comunicazione. E’ un po’ sorda e non abbiamo tantissimi argomenti, ma quando ci vediamo succede qualcosa di particolare. E’ buffo perche’ non abbiamo mai passato tantissimo tempo insieme, ma quando sono con lei ho la sensazione che mi capisca a un livello molto piu’ profondo rispetto a quello verbale. E mi sembra anche di capire lei allo stesso modo. Non facciamo questi grandi discorsi, ma siamo vicine. Noi si parla piu’ con gli occhi.

Viveva lontanissimo mentre crescevo, ma c’e' sempre stata a suo modo, io lo sapevo che c’era se avevo bisogno, un po’ come le forbici.

Ecco la nonna si e' appena fatta un lunghissimo viaggio in treno (non prende l’aereo lei) e da oggi e’ a Milano che ci aspetta. Non vedo l’ora di vederla, fra due sole settimane. Il pensiero di lei per me e’ un grande conforto nella vita, e’ la tenerezza, il calore, e’ la persona piu’ buona che conosca. Tranne quando gioca a scopa. 

lunedì 11 giugno 2012

thanks for sharing and even oversharing

Pensavo che in passato avevo proprio bisogno di parlare. Parlare di tutto quello che mi passava per la testa, almeno con un paio di persone fidate. Ora invece qualche volta capita che quasi mi sforzi di tirare fuori determinate cose, anche cose banali, quotidiane, niente di speciale. Mi sforzo perche’ tante volte mi sembrerebbe piu’ proficuo limitarmi ad ascoltare, ma voglio fortemente che certe persone sappiano cosa sta succedendo nella mia vita, solo cosi’ possono farne parte. E’ una cosa che mi ha insegnato la lontananza. Se non mi racconto, per loro smetto di esserci sul serio e viceversa, anche se poi questo discorso non vale solo per chi e’ dall’altra parte del mondo. Mi chiedo spesso cosa e quanto sia giusto condividere, anche su queste pagine, ma in fin dei conti condivido un bel po’ di quello che mi succede, forse troppo, chi lo sa. Se lo faccio e’ perche’ mi sembra giusto. E’ difficile da spiegare, ci provo. Conosco delle persone privatissime, a cui magari sono cresciuta accanto, ma di cui in realta’ mi accorgo ora di non sapere quasi nulla e vedo che pian piano, malgrado l’affetto, le sto dimenticando. E’ triste perche’ c’e’ un passato e una grande familiarita’ alla base, ma la loro difficolta’ a condividere le loro esperienze rende impossibile un rapporto vero, specialmente a distanza. Chissa’, puo’ darsi che la lontananza fisica alla fine distrugga ogni rapporto a prescindere dal dialogo, ma dopo sei anni vedo che con le persone che non hanno paura di parlare e di dare un’idea di se’ piuttosto che un’altra, di fatto non e’ cambiato quasi nulla rispetto a quando vivevo in Italia. Le altre le ho perse, nel senso che non ci penso piu’, non so cosa fanno.

Qui si dice spessissimo thanks for sharing. Non sara’ un caso che in italiano non ci sia un’espressione esattamente speculare o che non la si usi cosi’ di frequente. Forse non fa parte della nostra cultura apprezzare chi ci ha detto, spiegato o confessato qualcosa, forse siamo piu’ circospetti, cosi’ mi pare almeno. Bisogna sempre stare attenti a quello che si dice, questo mi insegnavano da piccola ed e’ anche giusto, ma adesso vedo che per quanto mi riguarda, dalla mia apertura agli altri vengono per lo piu’ cose buone. Il silenzio invece, pian piano si trasforma in aridita’ e indifferenza. Stare zitti e’ facile, e’ sicuro, non si sbaglia quasi mai a non dire e a non fare, condividere al contrario e’ rischioso e difficile, ma puo’ far succedere cose inimmaginabili che possono anche riempirti la vita. 

sabato 9 giugno 2012

sara’ dura

Invito Mrs. Monkey e i bimbi a giocare con la piscinetta e gli spruzzi d’acqua in giardino. Mi si presenta in microbikini e carica di happy meal di Mc Donald. Mi dice che non ne ha portato uno per il piccolo Joe perche’ non sapeva se fosse in grado di mangiarlo e le dico che ha fatto benissimo perche’ sto cercando di tenerlo all’oscuro di tutto questo mondo del junk food americano finche’ posso.

Ingenuamente pensavo che a diciotto mesi potessi ancora raggirarlo un minimo, ma la scena e’ stata piuttosto triste: lui con i suoi ravioli e tutti gli altri intorno con le cose fritte e i giochini. Ha smesso subito di mangiare. E’ finita che gli ho dato un succo di frutta, che per lui attualmente e’ il massimo della trasgressione alimentare e si e’ distratto, pero’ insomma.

Sara’ dura.

giovedì 7 giugno 2012

vogliamo sempre quello che non possiamo avere

Ultimamente, mi e’ tornato in mente un episodio successo ben prima che mi trasferissi qui. lI giorno precedente al mio matrimonio diluviava. Tanta di quell’acqua non si vede spesso nemmeno a Milano. La cosa mi era completamente indifferente, non riuscivo a vedere nessun tipo di problema in quel momento, ma ricordo le facce da funerale che mi circondavano. Tutti cercavano di ‘consolarmi’ in qualche modo, tutti tranne Cassandra, che al contrario era contentissima e continuava a ripetere ‘che fortuna, pensa che il giorno del mio matrimonio c’era il tornado!’.
Ieri il signore delle previsioni ci avvertiva che stava per diluviare. Quando dicono 70% vuol dire che praticamente non ci sono dubbi. Guardo fuori e penso con un pizzico di soddisfazione che stavolta si e’ sbagliato di grosso. Dopo un’oretta, diluviava.
Stamattina e’ grigissimo, pioviggina qua e la’, e’ proprio triste.
Ecco, credo che questa sia l’unica citta’ al mondo in cui con un tempo del genere tutti quelli che incontri, ma proprio tutti sono di ottimo umore e ti dicono ‘hai visto che bel tempo oggi?’.
Bah.
Vogliamo sempre quello che non possiamo avere. 

mercoledì 6 giugno 2012

ce lo avete mai avuto voi un sogno?

E’ da quasi una settimana che non scrivo e, quelli fra voi che mi DSC09643conoscono bene, sanno che in questi casi di solito c’e’ qualcosa che bolle in pentola. E invece, cosa posso dirvi? Giochiamo qui, non facciamo altro che giocare ed esplorare. Tutti i giorni, la mattina il pomeriggio, e’ tutto un viavai di bambini. Non e’ che non abbia nient’altro da fare, anzi, ma da quando e’ finita la scuola va cosi’ e io mi limito, per una volta, a seguire la corrente senza fare opposizione. In un certo senso, sento di dover recuperare il tempo perduto lontano dal piccolo Joe. Nell’ultimo periodo, anche lui, mi sembrava stanco, insofferente, un po’ rompiscatole a dire il vero, ora invece e’ sempre felice. Sta imparando un sacco di cose, fa passi da gigante ogni giorno. Non per merito mio, credo che a 18 mesi, sia proprio in quella fase di salto fra l’essere un piccoletto e diventare un quasi ragazzino. Non smettiamo di stupirci delle sue trovate furbe, anche se fa ancora molto molto ridere. Oramai dice delle vere e proprie frasi. What’s that? e’ la sua preferita ultimamente, che piccolo americano che sta diventando, in italiano invece poco e niente.

- Di’: ‘pesce’.

- Pi -f -pi.

- Pe-sce. Pe-sce, pe-sce….

- Pi - f -pi.

- Nooo pe-sce!

- Pifpi, pifpi, pifpi!

Mr. Johson, dimostrando un’insolita ingenuita’, mi accusa di fargli fare troppe cose divertenti ora e dice che cosi’ quando sara’ piu’ grande non si stupira’ piu’ di nulla, ma non si rende conto di chi ha di fronte: andremo avanti cosi’ per anni! Trovare nuove cose da fare con lui per me e’ il massimo. Mi piace portarlo nei musei, fargli toccare le cose, farlo sporcare con i colori. Insomma, questo e’ il mio sogno. Ce l’avete mai avuto un sogno voi? Ecco questo e’ sempre stato il mio, far fare le cose che ho sempre fatto fare agli altri bambini per lavoro, al mio e finalmente ce l’ho, e’ qui e non voglio perdere nemmeno un secondo, cresce talmente in fretta. Gli ho gia’ comprato un piccolo cavalletto e lo tiro fuori solo quando me lo chiede lui. Vederlo li’ che ogni tanto traccia una linea e si sceglie i colori invece di mangiarseli, mi fa esplodere di felicita’. Poi magari, come dice Mr. Johnson, diventera’ un commercialista o un avvocato, un qualche tipo di persona seria o seriosa giusto per ribellarsi ai genitori, ma almeno avra’ avuto il gioco, la creativita’, la scoperta, in fondo cosa c’e’ di piu’ bello nella vita? 

 

 

p.s. Non so esattamente come sia successo, ma la pagina di Nonsisamai su Facebook ha oramai preso vita propria. Se volete dare un’occhiata ai giochi che facciamo, ne trovate un po’ li’ :) 

venerdì 1 giugno 2012

il buco

In giardino ieri e’ comparso un buco.

Un buco. E chi ha fatto il buco?

Bella domanda.

Mr. Johnson a scanso di equivoci ha deciso di dichiarare guerra al buco. Si e’ armato di tutto punto, ha inserito il tubo dell’acqua nel buco e ha aspettato che il nemico si facesse sotto. Ma niente. Il nemico non si e’ visto. Strano con tutta quell’acqua. E se non ci fosse nessun nemico?

Stamattina a un metro dal buco e’ apparso un secondo buco.