mercoledì 29 febbraio 2012

ma voi come fate?

Giusto il tempo di congratularci con noi stessi per la scelta geniale di non portare i bracchetti con noi stavolta e di raccontarci tutti compiaciuti che bene si viaggia senza gabbie e mugolii. Dopo di che’, dieci minuti in tutto, realizzare che il vero osso duro e’ un altro e sta seduto proprio li’, sul sedile posteriore.

Evidentemente i tempi del ma si tanto lui si fa un sonnellino in macchina sono proprio finiti.

Viaggiare con un bambino piccolo e’ tutto tranne che una vacanza, se per vacanza si intende qualcosa di vagamente rilassante almeno.

Quattro giorni splendidi per altri versi, ma quattro giorni passati con un solo unico suono costantemente nelle orecchie, quello della sua voce.

La camera d’albergo, il peggio. Il suo lettino da campeggio, semplicemente terrificante. E cosi’ ha finito per dormire nel lettone, tutta la notte visto che di giorno niente, ma in che modo! Ho scoperto che lui si muove tutto il tempo anche la notte, e’ incredibile come non si svegli, lui. Ruota di 360 gradi senza soluzione di continuita’. A turno ti ritrovi con un calcio in pancia o una testata ben piazzata sul collo perche’ era sempre li’ che voleva stare lui, sembrava scavasse con quella testolina proprio sotto al tuo orecchio, un fastidio.

E poi quell’euforia fra il riso e il pianto tipica della mancanza di sonno. Cercare continuamente qualcosa che potesse piacere anche a lui, che e’ troppo piccolo per quasi tutti i giochi che si trovano in giro, ma troppo grande per non annoiarsi. Dopo anni e anni ho rimesso piede in un Mc Donald, lo ammetto, e non escludo affatto possa non risuccedere. In tre o quattro a dire il vero. Il fatto e’ che e’ l’unico posto che ci e’ venuto in mente con dentro qualcosa che potesse distrarlo un po’ dallo stare seduto in macchina. Per di piu’ dici, son qua, faccio quattro chiacchere con i genitori indigeni, vedo un po’ com’e’, ma figuriamoci! Tutti con la faccia dentro al telefono a scrivere aggiornamenti tipo ‘oh, ma quanto mi diverto in questo momento con  mio figlio’. Non che al parchetto dietro casa sia molto diverso poi.

Mi sono ritrovata l’ultimo giorno a proporre di comprargli uno di quei lettori dvd portatili, proprio io che mi ero sempre opposta, Mr. Johnson non ci poteva credere, alla fine ero come trasfigurata. Ma come dire? A mali estremi, estremi rimedi. Insomma, qualunque cosa per fargli passare il tempo in maniera pacifica, anche se poi si finisce per aprire la porta a cose che non vorresti nemmeno vedesse in circostanze normali e allora poi come si fa a tornare indietro?

Ma voi come fate a viaggiare con i bambini? Ci sono dei barbatrucchi, delle cose? Vi prego ditemi di si… 

martedì 28 febbraio 2012

emigrante, l’importante e’ che tu sappia autoconvincerti

Capita per caso che delle persone a cui tieni moltissimo si ritrovino a passare dalle tue parti, ma solo per pochissimi giorni. Tu, emigrante, che fai? Gioisci e, d’altra parte, come non farlo? Si tratta indubbiamente di un caso fortunato. Pensa alle distanze: sei dall’altra parte del mondo e queste persone si trovano nella condizione di passare a farti giusto un saluto. Ma che bello!
Ora sono appena ripartiti e sei felice che queste persone stupende abbiano passato questi pochissimi giorni con te. Dunque, ricorda. Non sei triste perche’ queste persone stupende hanno passato solo pochissimi giorni con te. Sei felice che queste persone stupende abbiano passato pochissimi giorni con te, sei felice che queste persone stupende abbiano passato pochissimi giorni con te, sei felice che queste persone stupende abbiano passato pochissimi giorni con te….sei felice…felice…felice…

mercoledì 22 febbraio 2012

il servizio pubblico americano

Pensavo a quanto e’ diverso qui l’approccio al servizio pubblico sia radio che tv.

Qui non c’e’ un canone. Il governo paga una parte delle spese ma la tv e la radio pubblica di fatto devono riuscire a sopravvivere da sole. Per questo periodicamente ci sono delle campagne di raccolta fondi. E li’ ti senti proprio chiamato in causa. Durante queste campagne, interrompono la programmazione normale per chiedere soldi per giorni e giorni, e’ noiosissimo, ma ti dici che lo devi fare, che devi dare qualcosa anche tu perche’ come utente ricevi qualcosa, anzi tanto davvero da questo servizio. E il bello e’ che lo fai volentieri.

La televisione pubblica la seguo solo per quanto riguarda i documentari, splendidi su tutti gli argomenti, ma la radio fa veramente parte della mia vita quotidiana. Ho imparato talmente tanto in questi anni dalla radio pubblica americana che non posso sentirmi a posto con la coscienza senza contribuire per quanto posso.

E’ cosi’ che dovrebbe essere per ogni servizio pubblico, ma se penso alla Rai, non sento certo questo coinvolgimento. Troppa politica, troppa pubblicita’, troppe trasmissioni che non insegnano nulla. E poi anche loro ti chiedono sempre di pagare il canone, ma che senso ha? Il canone e’ obbligatorio. Forse c’e’ qualcosa che mi sfugge.

martedì 21 febbraio 2012

il piccolo lazzaro

“Innanzitutto chiariamo che le mammine non sono le madri in generale, cioe’ in realta’ possono essere entrambe le cose a seconda dei momenti. […] La mammina, virtualmente puo’ essere la persona piu’ insicura del mondo, ma parte da un pregiudizio di perfezione nei confronti del proprio operato come madre. La mammina spara giudizi lapidari su qualunque cosa, l’allattamento, la bay sitter, l’asilo, la cacca verde, qualunque cosa: la mammina non ha dubbi. Ha un’opinione su tutto e si batte fino allo stremo per quattro idee lette magari su qualche rivista di mammine. Le sue lotte possono essere sanguinarie, di una crudelta’ psicologica senza precedenti, e quel che e’ peggio e’ che sono soprattutto lotte intestine, contro la mammina che manifesta un’opinione differente”

Confermo ora che ho un po’ piu’ di esperienza, che uno degli aspetti piu’ inquietanti della mammitudine sono senza dubbio le mammine.

La mammina di oggi, lavora nella mia scuola, si e’ trasferita qui da poco e non conosce ancora nessuno, cosi’ l’ho invitata a passare un pomeriggio insieme. Mi sembrava un’ottima idea anche perche’ i nostri ragazzetti hanno praticamente la stessa eta’ e sarebbe stato simpatico vederli interagire. Ovviamente e’ finita che hanno giocato come dei pazzi con chiunque, ma si sono completamente ignorati a vicenda per tutto il tempo. Si sono ignorati perfino quando li abbiamo messi di fronte, sembravano invisibili l’uno all’altro.

Pare che quest’altro bambino sia una specie di fenomeno in tutto e per tutto. Dice sua madre che a partire dal primo momento a casa, ha cominciato a dormire tutta la notte senza mai svegliarsi fino al mattino. Ancora oggi, continua a dormire anche se spostato da una stanza all’altra, da una macchina a un letto, anche se c’e’ il frastuono peggiore, dorme come un ghiro. E gia’ si ricorda di lavarsi i denti da solo, quattordici mesi.

Tra le altre prodezze, dice che a nove mesi, senza aver mai gattonato, si e’ alzato e ha cominciato a camminare perfettamente, cosi’ dal nulla.

Facevamo un giro in un negozio di vestiti quando il piccolo fenomeno in questione, ha addentato una camicetta di seta con gli incisivi e non la lasciava piu’. Mentre sua madre cercava di strappargliela di bocca trovava il tempo per spiegarmi che hanno fatto uno studio che dimostra che nei negozi, quelli che entrano con dei bambini piccoli sono sempre tenuti molto piu’ sotto controllo e che era perfettamente normale che tutti i commessi ci stessero fissando con aria minacciosa, non perche’ il figlio stava addentando una camicia.

All’ora di merenda, la madre gli ha messo davanti un intero panino al prosciutto. Ha fatto per offrirlo anche al piccolo Joe e l’ho fermata spiegandole che non e’ ancora capace di mangiare cose cosi’ grosse da solo (ha si e no sei denti…).

- Mio figlio ce la fa invece, ha sempre mangiato da solo. Lui la fase delle pappine l’ha completamente saltata. E’ passato dal biberon ai pezzi di verdura. Mai avuto problemi con la masticazione.

Quando, esattamente un attimo dopo, al povero bambino e’ andato il panino al prosciutto di traverso e’ stato quasi surreale. Almeno fino a quando, non ho realizzato che stava succedendo davvero e che per poco ci rimaneva, proprio li’ davanti ai nostri occhi dopo aver appena detto che ‘non aveva mai avuto nessun problema con la masticazione’ .

Ma perche’ le mammine sono cosi’ competitive? Per non dire stupide a volte.

domenica 19 febbraio 2012

perche’ gli americani tendono a ingrassare

Ad ogni modo, recentemente, ho capito il perche’ della tendenza al sovrappeso degli americani.

E’ tutta colpa di un libro, The very hungry caterpillar. Non so quanto sia famoso in Italia, ma questo libro, pubblicato per la prima volta nel 1969, qui e’ un vero classico. Appena i bambini americani nascono ricevono una copia di questo libro, automaticamente si, e poi all’asilo, alle elementari…non si fa altro che leggere e rileggere questo libro. Magari non sanno temperare una matita (problema in cui incappo regolarmente nel mio lavoro e ogni volta me ne stupisco, io penso di essere nata sapendo temperare una matita!) ma conoscono perfettamente il nome di Eric Carle fin dalla piu’ tenera eta’. E cosa ci dice questo libro?

Che c’e’ un piccolo bruchino che mangia un sacco. Prima tanta frutta e poi ogni tipo di cibo spazzatura, per giorni e giorni.

E alla fine cosa gli succede? Si trasforma in una bellissima farfalla!

E tu racontaglielo oggi, raccontaglielo domani.

Mi sorprende solo che nessuno ci abbia mai pensato prima.

venerdì 17 febbraio 2012

sotto shock

Finisco di lavorare e sono, oltre che in ritardo per andare a prendere il piccolo Joe all’asilo, fuori di me dalla fame. Sul tavolo della sala insegnanti c’e’ di tutto, ma soprattutto cibo avanzato dalle varie feste di S. Valentino. Non per fare la schizzinosa, ma lo vedo cosa fanno i bambini con quelle manacce su quei vassoi e dentro a quei bei nasini e a quelle boccucce, no grazie. Allora, in preda al calo di zuccheri, cerco qualcosa di confezionato, qualunque cosa. E l’unica cosa che trovo e’ una merendina. Sembra normale. Non sana, certo, e’ ricoperta di cioccolato, ma sembra normale e soprattutto in una busta chiusa. Ero ancora un po’ scettica, ma quando l’ho aperta ho sentito un odore tipo di girella, tegolino, non so, qualcosa di molto familiare e mi sono buttata. D’altra parte cosa potevo fare? Ero gia’ in macchina, o mangiavo o svenivo, no?

Ecco, quello che e’ successo dopo non lo dimentichero’ mai piu’ nella vita.

Sapete cosa c’era dentro? No dico.

Marshmallow. Una palla di marshmallow bianchissimo.

Ma a chi puo’ venire in mente di riempire un’innocente brioscina di marshmallow?!

Perche’ non lo dimentichero’ mai piu’ nella vita?

Perche’ l’ho mangiata, ebbene si’, tutta. Sono ancora sotto shock.

mercoledì 15 febbraio 2012

che domande

L’altro ieri abbiamo avuto una nottata delirante. Slipino che, come dice il nome stesso (e insomma…), di solito dorme e dorme tanto e bene, ha passato un’intera nottata a urlare e piangere come un forsennato e non si capiva assolutamente il motivo. Ho dedotto che non fosse nulla di grave perche’ quando gli ho acceso i cartoni animati, si e’ camato subito. Mi sono sentita molto furba, si. Alla fine avra’ dormito si e no quattro ore, si e’ svegliato benissimo, e’ andato all’asilo come sempre, ma non ha fatto un riposino nemmeno li’. Quando ho riprovato a metterlo a letto di pomeriggio, stessa storia. Pianti disperati, urla disumane. Ho un amico che ha una passione per gli zombie, ecco, credo che se mi avesse visto ieri si sarebbe innamorato subito di me. Ho dormito due ore e mezza, non so nemmeno io come ho fatto a presentarmi al lavoro e se non avete mai provato, vi assicuro che non e’ proprio come andare al lavoro dopo essere andati a ballare. La cosa strana in questi casi, e’ che hai degli alti e bassi, ti riprendi e poi di nuovo sembra che ti abbia investito un treno, ma un’altra notte cosi’ proprio non potevo reggerla. Dato che la nostra assicurazione ha un servizio di assistenza per il quale hai la possibilita’ di chiamare a qualunque ora e parlare con un’infermiera, ho provato a chiamare per chiedere un consiglio. Non riuscivo davvero a capire cosa stesse succedendo. Nel frattempo, avevo deciso di far fargli un bagno per vedere se magari avesse qualche eruzione cutanea, qualcosa che non andava e in quel momento ha richiamato l’infermiera. Gli ho spiegato tutto e lei giustamente mi ha fatto tante domande. Alla fine mi ha detto che secondo lei, probabilmente gli fanno male i dentini che stanno uscendo e per di piu’ e’ overtired, esausto al punto da non riuscire piu’ a dormire. Una conversazione normalissima, non credo di essergli sembrata una pazza, magari forse una madre un po’ apprensiva e stanca.
- Ma e’ lui questo?
- Si, si diverte sempre nella vasca con I suoi giochini…
- Bene, dalla voce sembra stia bene. Ha mangiato?
E via a domande su domande. Il fatto e’ che prima di chiudere mi ha chiesto is he safe? Are you gonna hurt him because you feel too tired? (e’ al sicuro? potresti fargli del male perche’ sei troppo stanca?)
Suppongo siano domande che fanno parte della prassi, non me la sono certo presa, anzi le ho spiegato che non ero sola ed era tutto sotto controllo, ma che impressione, che brutto. Il solo pensiero di una cosa del genere mi ha lasciato malissimo.

martedì 14 febbraio 2012

grazie a tutti per questi cinque anni

E cosi’ Nonsi compie cinque anni. Incredibile. Me lo hanno fatto notare un po’ di tempo fa e ho pensato subito a un errore, poi si sa che io con la matematica. E invece no, cinque anni. Ne e’ passata di acqua sotto i ponti. Abbiamo attraversato il periodo d’oro della blogosfera e poi anche il vuoto del dopo Facebook e Twitter e poi questa fase nuova di consolidamento in qualche modo, ma siamo sempre rimasti qui, anzi non abbiamo mai nemmeno pensato di andare da nessuna parte che a noi qui piace e parecchio. Dopo cinque P1070243sfuocoanni, ancora nessun commentatore pazzo, ancora nessun filtro, che meraviglia, grazie grazie e ancora grazie. La mia sensazione e’ quella degli stessi quattro gatti che si ritrovano sempre per il piacere della compagnia reciproca e spero che questa cosa non cambi. Grazie a tutti per questi cinque anni di scambi e avventure. Ora credo che comincero’ davvero un po’ a rileggere, e’ una cosa che va fatta. L’anno scorso in qualche modo mi e’ stato proposto di farlo seriamente e non ci sono proprio riuscita. Stavo dormendo troppo poco Stavano succedendo troppe cose nella mia vita per cominciare a mettere un po’ d’ordine anche qui, pero’ ora si, dopo cinque anni il punto bisogna un po’ farlo, no? Chissa’ cosa scopriro’ e cosa nascera’ di nuovo. Intanto mi auguro altri cinque anni proprio come questi qui, sempre con I mie cari quattro gatti spero.

Un abbraccio,

Nonsi.

lunedì 13 febbraio 2012

change your heart, look around you

Change your heart, look around you. Da giorni avevo in testa questa canzone meravigliosa di Beck e soprattutto queste parole change your heart, look around you che a tradurle perdono tutta la poesia. Sentendole mille volte, hanno cominciato ad assumere un significato nuovo. Cambia e guardati intorno. Cambia e guardati intorno. Cambia e guardati intorno. ‎Everybody's gotta learn sometime. Tutti devono imparare prima o poi. Mi sono resa conto che e’ proprio quello che ho fatto, o meglio, che sono stata costretta a fare negli ultimi mesi. Dopo il viaggio in Italia dell’estate scorsa ho sentito dei picchi di solitudine come mai prima da quando mi sono trasferita qui. I viaggi in Italia sono sempre pericolosissimi. Se vanno male (ed e’ facile che succeda essendo cosi’ carichi di aspettative) perche’ vanno male e se vanno bene perche’ poi vorresti che fosse sempre cosi’ e invece ti tocca salutare tutti sul piu’ bello. Mi ci sono anche un po’ crogiolata in questa cosa, lo ammetto. Me ne sono lamentata ogni volta che ho potuto, avevo bisogno di parlarne, ma alla fine in qualche modo, qualcosa dentro di me finalmente si e’ mosso. Non so. Ho imparato anch’io evidentemente come dice la canzone. Forse invece di cercare, come facevo prima, persone simili a me, ho cominciato a cercare persone buone, belle. Prima i rapporti nascevano in modo del tutto spontaneo ora bisogna lavorarci di piu’, se cosi’ si puo’ dire, ma mi sembra che forse finalmente, dopo cinque anni, ho trovato la chiave giusta. E’ strano, ma da quando ho deciso di cambiare io in qualche modo, le cose hanno cominciato ad accadere. Ho conosciuto sia persone all’apparenza completamente diverse da me che qualcuno che invece mi ricorda molto i miei vecchi amici. Mi sento molto meno sola. Forse e’ un’illusione, ma mi sembra di cominciare a capire come funzionano queste cose. Dovevo cambiare io, qualcosa doveva cambiare.

domenica 12 febbraio 2012

misteri della pische umana

- …E poi mia madre si e’ fidanzata con uno dei Texas Rangers.

- Ma non erano giapponesi?

Purtroppo il tasso alcolico non era tale da. Povera me.

venerdì 10 febbraio 2012

becchiamoci le sgridate

Leggendo le varie esternazioni di diversi ministri negli ultimi giorni, ho sentito un leggero moto di irritazione. Sembra che continuino a sgridare gli italiani come si fa con i bambini. Non e’ decoroso, e’ controproducente e poi che ne sanno loro del paese reale?

Pensandoci bene pero’, devo riconoscere che l’irritazione forse non ha tanta ragione di esistere. Non importa cosa facciano i loro figli/mariti/ mogli/ cugini/ ecc. il punto e’ che nella sostanza tutti i torti a volte non ce li hanno, diciamoci la verita’.

In fondo che senso ha prendersela per la storia dei 28 anni ad esempio? Al di la’ del fatto che questa predica arriva senz’altro dal pulpito piu’ sbagliato, voglio dire. Se studiassi e lavorassi, non mi sentirei assolutamente chiamata in causa. Se studiassi e basta saprei benissimo che e’ vero. Dipende dalle facolta’, certo, ma in generale, non si puo’ fare solo quello e a 28 anni non aver ancora concluso niente.

Poi ci sono tutte le altre polemiche. Il posto fisso e’ monotono. Gli italiani vogliono stare vicino alla mamma. E via di questo passo. I soliti triti luoghi comuni che si sentono all’estero perche’ si vede che questo governo la testa fuori di casa ce la deve aver messa a differenza di quegli altri che a stento parlavano una lingua straniera. Insomma, non sono politici, non sanno parlare da politici, ma sono li’ perche’ i politici hanno fallito. E’ come se avessero la funzione istituzionale di fare i professori appunto, di bacchettare tutto e tutti e avessero preso il loro compito alla lettera. Ma si puo’ ridurre un’intero paese a una classe di seconda media? Sarebbe il caso di capire meglio prima di giudicare un intero popolo in questo modo.

Va da se’ che qualunque cosa e’ mille volte meglio di quello che c’era prima.

giovedì 9 febbraio 2012

il secondo titanic

Oggi a scuola, con i ragazzini di terza, si e’ parlato della grande onda di Hokusai. Osservandola insieme, ognuno ha tirato fuori la propria interpretazione. Mi ha colpito il fatto che di primo acchito nessuno ha avvertito il pericolo dell’onda. A tutti sembrava una scena divertente. Dicevano che gli sarebbe piaciuto essere li a fare su e giu’ sulla barchetta. Allora, gli ho chiesto se sapevano che cosa fosse uno tzunami e se avessero sentito che qualche mese fa in Giappone ce ne era stato uno molto grave. A quanto pare tutti sapevano tutto e curiosamente da quel momento in poi l’onda ha cominciato ad assumere le sembianze di un mostro. Qualcuno ci ha visto degli occhi e una grande bocca e qualcun altro tante manine che cercano di prendere le barchette. Una bambina mi ha fatto notare che tzunami suona proprio come salami, allora gli ho scritto alla lavagna le due parole, a scanso di equivoci.

Poi un altro bambino ha alzato la mano.

- Mrs. Johnson, lo sa che c’e’ stato un secondo Titanic?

- Davvero?

- Si, proprio poco tempo fa, pero’ questa volta il capitano e’ sceso dalla nave.

mercoledì 8 febbraio 2012

due paroline

Il piccolo Joe, da che’ ha imparato queste due parole, chiama mamma quando ha un problema (possibilmente uno di quelli grossi tipo ho sonno ma non voglio dormire.mai piu’ nella vita e possibilmente urlando come un forsennato) e dada (papa’) quando e’ felice.
Oramai uso dada tipo cheese per farlo sorridere quando voglio fargli una foto. Fuziona sempre.
Quindi deduco da tutto questo che nella sua mente la mamma e’ quella che gli risolve i problemi e dice no no no (ha imparato un paio di mesi fa a imitarmi con tanto di ditino dondolante, che poi non mi pareva di puntargli l’indice comunque), il papa’ invece, quello che lo fa divertire.
Andiamo bene, sembra gia’ un adulto.

lunedì 6 febbraio 2012

smettiamo di raccontarcela, il cibo e’ una cosa serissima

Il punto di contatto piu’ forte con i miei amici stranieri qui e’ il cibo. Il cibo e’ quasi sempre al centro dei nostri incontri e dei nostri discorsi. E’ un po’ strana questa cosa e mi succede solo con loro. Forse la verita’ e’ che in fondo se non fossimo tutti un po’ soli e lontani da casa, non avremmo nemmeno fatto amicizia, si insomma, forse a un primo sguardo non abbiamo poi cosi’ tante altre cose da raccontarci. Ad ogni modo, essendo piu’ o meno tutti di paesi diversi, il cibo rappresenta bene le varie identita’. Ogni volta ognuno cucina qualcosa del suo paese e diventa un po’ uno spunto di conversazione, un modo per conoscersi. Va da se’ che siamo tutti molto disponibili ad assaggiare cose nuove. Poco tempo fa, ad esempio, ho assaggiato una specie di crostata fatta con un mollusco nero del Pacifico, una cosa particolarissima. Ecco, a volte ho la sensazione di non capire nemmeno esattamente cosa sto mangiando, ma mi lancio come tutti gli altri, e’ divertente e interessante, va benissimo. Un po’ di tempo fa e’ arrivata una coppia vegana e giustamente si sono voluti adoperare dei piccoli cambiamenti per andare incontro anche alle loro esigenze. Facciamo cosi’ per chi non mangia certi cibi per motivi religiosi e abbiamo fatto cosi’ anche in questo caso.

Si e’ cercato in ogni modo di farli sentire a proprio agio. Qualcuno ha perso ore a preparare dei piatti vegani con tutti i crismi. Questa persona era talmente preoccupata di deludere gli ospiti che addirittura ha fatto assaggiare questi piatti in anticipo ad alcuni amici per farsi dare un parere sul sapore ed essere sicura che andasse tutto bene. Per questo ha tutta la mia stima, che pazienza.

Arrivato il momento fatidico, una brutta sorpresa. I vegani non hanno praticamente toccato cibo. La scusa ufficiale e’ stata che “a quell’ora non hanno tanto appetito”. Gli e’ stato, allora, molto gentilmente offerto di portare qualcosa a casa almeno, ma hanno rifiutato dicendo che gli piace cucinare, che seguono delle ricette loro e che mangiano sempre quelle cose. A me e’ sembrato palesemente che qualcosa non andasse. Forse avevano paura che ci fosse qualche ingrediente non del tutto in linea con la loro dieta, non so, ma ci si comporta cosi’ con qualcuno che si impegna cosi’ tanto per venirti incontro?

Lo dico chiaro e tondo, onde evitare malintesi: non ho nessun tipo di problema con il veganesimo, che tra l’altro va tremendamente di moda qui a Dallas, o con nessun altro regime alimentare, anzi ammiro molto chi riesce a darsi delle regole. Il fatto e’ che a me e’ sembrato che queste persone in particolare che quel giorno erano la minoranza, non abbiano fatto altro che giudicare e discriminare gli altri. Insomma per capirci. Non chiedi a una persona che conosci da cinque minuti (me) qual e’ il cibo italiano che ti manca di piu’ e poi quando la persona (io) risponde commenti che a te invece quel cibo fa sostanzialmente schifo e poi non solo, che e’ grasso, unto e per niente sano cercando quasi di affermare la tua superiorita’ morale sulla base del regime alimentare che ti sei scelto.

E’ stata una situazione un po’ incresciosa pero’ mi ha dato da pensare su quanto, al di la’ di quello che ci piace pensare di noi stessi, siamo davvero disposti a mettere in discussione le nostre idee e anche quando non siamo disposti a farlo, quanto siamo in grado almeno di confrontarci con gli altri in modo pacifico senza generare o subire conflitti e tensioni.

Ma ve lo immaginate cosa sarebbe successo se invece di parlare di cibo avessimo parlato di politica? Aiuto.

Per la cronaca, tanto so che qualcuno me lo chiedera’, no, non sono piu’ stati invitati.   

il capolavoro casuale

La prima volta in assoluto che il piccolo Joe si ritrova in mano una matita scarabocchia crea…the accidental masterpiece. Sull’arte della vita e viceversa.
Ma nemmeno a farlo apposta.
A volte nella vita succedono delle piccole cose che sono proprio…come si puo’ dire?
Perfette. Ecco.
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venerdì 3 febbraio 2012

una capatina

In questi anni, qui, ho imparato che ci sono alcuni rapporti, anche importanti, che a distanza non vanno proprio. E’ una cosa con cui oramai ho fatto pace, e’ cosi’ e basta. Non e’ colpa di nessuno e non ci si puo’ fare nulla. So benissimo che poi magari ci si rivede dopo un anno, due o anche tre ed e’ tutto come prima, ma a distanza si crea come un muro. Certe persone non riescono a esprimersi da lontano e non e’ colpa loro. Tante volte e’ capitato di iniziare una conversazione normale, come sempre, e poi piano piano sentire calare una specie di gelo ed e’ strano perche’ di solito non mancano certo gli spunti, ma a distanza la prima cosa a perdersi e’ la quotidianita’ e fatalmente si finisce con il chiamarsi sempre meno spesso. Il bello e’ quando non va cosi’, quando si riesce comunque a essere spontanei, a rimanere chi si e’. Io sono stata costretta a impararla questa cosa e oramai sono abituatissima, e come potrei non esserlo dal momento che sono situazioni che vivo ogni giorno. Siamo in due qui a casa e abbiamo due tablets, due computer e due telefoni che sono collegati praticamente giorno e notte con tutto e tutti. Famiglia in Giappone, famiglia in Europa, amici sparsi, in qualche modo bisogna esserci, no? Non che mi esalti parlare con uno schermo di fronte, ma in certi casi e’ davvero l’unico modo che resta per comunicare. Anzi, ogni volta ringrazio il cielo che esistano delle tecnologie in grado di mettermi in condizione di fare questo.

A Milano era mezzanotte o giu’ di li’, l’ora in cui io qui torno a casa dal lavoro. Mi racconta di essere su un autobus deserto di ritorno dal suo corso di teatro. Mi racconta, o forse lo immagino non so, della piazza coperta di neve, fa cinque piani a piedi per arrivare al suo appartamento e parlo io perche’ lui ha il fiatone. E poi niente, si chiacchera un po’. Non ci sentiamo per mesi e ci raccontiamo cose in apparenza piuttosto insignificanti. All’ultimo minuto ci scappa un ehi ma tu come stai e ci viene da ridere. Si e’ fatto tardi, ma e’ stato bello fare due parole cosi’, leggere. Sono queste le piccole cose che mi fanno felice, mi mancano cosi’ tanto i miei vecchi amici. In fondo anche stasera sono qui, nella mia primavera texana, fra un po’ vado a dormire, ma mi sembra quasi di aver fatto una capatina a casa. Con un po’ di immaginazione posso ancora vedere quell’autobus vuoto, l’autista dell’atm con il panciotto bordeaux, la neve sui tetti, i campanili e sentire quasi un brivido di freddo. Certo, non e’ il massimo, ma la tecnologia ci avvicina davvero, vale la pena fare uno sforzo secondo me.

giovedì 2 febbraio 2012

il mio piccolo joe cool

In questo periodo ti piacciono tanto i mandarini e anche il pane. Un giorno sei famelico e quello dopo non vuoi nulla. Poi adori fare il bagno. Quidici centimetri diIMG_20120111_164512 giocattoli, due bicchieri d’acqua e staresti li’ tutta la sera. Ieri ti abbiamo fatto anche le bolle di sapone, che magia, che sorpresa. Ti piace aiutare, pare. La maestra dice che non ha mai visto un bambino di un anno che mette via i suoi giochi come fai tu. Piu’ che aiutare ti piace mettere via le cose, secondo me. Tiri giu’ tutti i miei libri e poi in qualche modo li rimetti anche a posto. Un giorno ti ho fatto mettere i calzini puliti nei cassetti e ora, fai lo stesso con quelli sporchi. E quanto ti inorgoglisce questa cosa! Te lo raccontero’ fra qualche anno e non ci crederai.Ti piacciono tanto i tuoi bracchetti e dai per scontato che in ogni casa ci siano un paio di cagnolini, a volte si vede proprio che li cerchi. Non ho ancora capito se sia piu’ facile insegnare a te a non dare da mangiare a loro o a loro a non accettare il tuo cibo, nell’attesa di capire questa cosa mi sembrate tutti molto soddisfatti della situazione. A volte mi pare proprio che parliate voi tre, che abbiate dei segreti o qualcosa del genere. Quando m’impunto, gli passi il cibo dai buchi delle gambe nel seggiolone con un’espressione impassibile, come se davvero pensassi che nessuno ti veda. Ogni volta che incontri un bambino fai un grande sorriso. Ti piacciono soprattutto le bambine piu’ grandi veramente, di tre o quattro anni, che ti prendono per un bambolotto e ti trascinano da una parte all’altra. Hai gia’ lo sguardo da pesce lesso con le bambine che ti piacciono, e’ allucinante. Anche all’asilo sei un piccolo Joe Cool dicono le maestre. Hai addirittura imparato a mandare i baci. Sei davvero buffo, nessuno mi fa ridere come te. Da una parte vorrei che rimanessi sempre cosi’, sei uno spettacolo che non mi stanco mai di guardare, ma dall’altra sono troppo curiosa di sapere come sarai da grande, come ragionerai, cosa ti piacera’. Da una parte vorrei passare la vita a guardarti scoprire il mondo come sto facendo ora e dall’altra vorrei tornare a scoprire un po’ le cose per conto mio, fare una passeggiata almeno, tornare a preoccuparmi meno. Verso l’anno, ho notato che la tua pelle e’ cambiata quasi di colpo ed e’ diventata un pochino piu’ simile alla mia. Non sei piu’ un baby, dicono qui. Tutte quelle cose che scopri solo avendo un bambino sotto gli occhi ogni giorno. Sei quasi sempre felice, ti brillano gli occhi e poi hai certi sorrisi che riempiono ogni vuoto che uno puo’ avere dentro. Sei come il pezzo mancante del puzzle. L’amore di una mamma per il suo bambino e’ cosi’ completo, perfetto, proprio come si dice in giro.