sabato 31 ottobre 2009

all'aeroporto la mattina di halloween

Stamattina sono andata ad accompagnare una persona che odia volare a prendere un aereo per il Giappone, sedici ore di volo. Non so a lei, ma a me gli assistenti di volo travestiti per Halloween, non hanno fatto una grande impressione....

venerdì 30 ottobre 2009

domani e' halloween

P1170752 Ieri al supermercato, tutti i cassieri erano travestiti. All'inizio non ho capito. Ho visto questo tipo enorme vestito da pagliaccio e ho cambiato fila. Avevo paura che mi facesse qualche brutto scherzo, non mi piacciono i pagliacci. E cosi' ho finito per essere stata servita da una sorta di casalinga degli anni cinquanta tutta vestita di rosa.
Arrivata oramai al mio terzo Halloween americano, devo dire che le mie sensazioni a riguardo sono piuttosto cambiate. Mi piace, mi piaciucchia, si' insomma, e' una festa simpatica. Mi diverto un sacco a scavare le zucche che puzzano di vomito e vado perfino matta per le tortine di cioccolato e burro di noccioline che fino all'anno scorso mi facevano schifo, I'm getting there. Pero' mi riesce ancor molto difficile non pensare di averlo barattato per il nostro carnevale. Non che la cosa mi crei grandi scompensi, non era una ricorrenza che amavo particolarmente e in fondo sono piuttosto simili, no? Insomma, il punto e’ che devo trovare un costume per domani sera. Tutti gli anni, negli ultimi credo dieci anni, a carnevale in Italia, mi sono vestita da strega. Cioe' mi vestivo di nero normalmente e mi mettevo un cappello a punta, grande sforzo. Eravamo in tre streghe, una bionda, una castana e una rossa, bei ricordi. Qui invece, ho dato un'occhiata ai costumi ed e' un po' diverso: la donna americana a Halloween fa la sexy. E' stranissimo. Ci sono solo costumi sexy, e siccome sono un tipo noioso, forse non mi resta che cercarmi un bel cappello.

giovedì 29 ottobre 2009

la lezione su kandinsky. o kandinskij

Gia’ perche’, oltre alle mille difficolta’ della lingua, ho scoperto che certi nomi propri stranieri si scrivono in modo completamente diverso in italiano e in inglese. Cosi’ magari io li scrivo alla lavagna come li ho sempre scritti e faccio la figura dell’ignorante, ammesso che qualcuno li conosca. Uffa.

Per di piu’ in questi giorni e’ anche venuto fuori che non sono capace di pronunciare le parole con l’h in mezzo. Adhesive, enhance, asshole. Non riesco, impossibile. Che vitaccia.

E, dulcis in fundo, il piccolo Warhol ha colpito ancora…

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mercoledì 28 ottobre 2009

e pensare che eri pecora

Classe di conversazione. Ascoltiamo una canzone che racconta una storia e mi dite che cosa avete piu’ o meno capito di questa storia.

- Allora?

- Cosa c’entra la pecora?

- La pecora, dice chiaramente eri pecora

- Eri piccola!

- No, no eri pecora, si sente benissimo.

- Eri piccola!

- Pecora. Mandala un po’ indietro…lo senti…come non lo senti?

Dieci minuti. A un certo punto, sono cominciati a venirmi quasi i dubbi.

Una di quelle conversazioni che non riesci mai a convincerti fino in fondo che siano successe davvero.

martedì 27 ottobre 2009

contro l’ottimismo americano acritico

Uno degli aspetti che mi hanno piu’ scioccato e allo stesso tempo affascinato della cultura americana, non quella letteraria o cinematografica, ma quella della gente comune che ho imparato a conoscere vivendo qui, e’ l’ottimismo. L’ottimismo americano e’ qualcosa che senti immediatamente e che ti contagia anche. Io per esempio, caso disperato, dal pessimismo cosmico leopardiano in tre anni sono passata a un cauto realismo e sono piu’ tranquilla devo ammettere. Qui trovate qualcosa in proposito se siete nuovi di questa pagina. A me personalmente ha fatto un gran bene, credo.  Pero’ c’e’ stato un momento della mia vita in cui non ne potevo davvero piu’. Mi era successa una cosa tremenda seguita a ruota da una serie di cose tremende, un periodaccio insomma, e ho sentito di non poter provare quello che provavo perche’ sovrastata da questo ottimismo cieco. Era tutto un susseguirsi di frasi fatte. Che devi controllare le tue emozioni, che se soffri finisci per ammalarti di piu’, che se hai i limoni bisogna che ti fai una limonata, che alla fin fine pero’ queste cose fortificano e altre amenita’ simili che per carita’, hanno il loro perche’, ma possono finire per schiacciarti. Se tu sei malato per dire, di solito non sei felice, e’ piuttosto comprensibile, ma se ti dicono che se non cerchi di essere piu’ contento ti ammali di piu’ tu non e’ che ti senti piu’ contento, ti senti in colpa. Idem se hai perso il lavoro, se stai divorziando, se sei inseguito dai creditori e via dicendo. Con il passare del tempo ti entra in testa l’idea che in qualche modo sei tu che ti provochi quello che ti fa stare male perche’ non hai la giusta “attitude” e…non e’ vero! Grazie al cielo c’e’ qualcuno che lo ha detto finalmente, e’  Barbara Ehrenreich che ci ha pure scritto un libro. Un libro che non ho intenzione di leggere perche’ dopo tutto non vorrei tornare con un passo falso, al vecchio pessimismo cosmico, per il quale ahime’ sento sempre una fatale attrazione, ma che mi fa piacere sia stato scritto. In mezzo alle decine di vuoti ciao come stai? sweetheart e sweetie che ti vengono indirizzati da qualunque sconosciuto durante la giornata e che ho presto imparato ad apprezzare, ho trovato le parole della Ehrenreich liberatorie, mi sembra giusto sia stato raccontato anche questo risvolto della faccenda e credo che aiutera’ un sacco di gente. Non credo esista una societa’ piu’ buonista e allo stesso tempo spietata sotto certi aspetti di quella americana.

(Chissa’ perche’ mi viene in mente questa canzoncina…)

lunedì 26 ottobre 2009

il secondo atto ufficiale

Il secondo atto ufficiale dei nuovi vicini -dopo la famosa crocifissione della porta- e’ stato l’istallazione in giardino di questa pregevole statua d’argento (o carta alluminio) raffigurante un elefante senza una zampa. Sempre piu’ intrigante.

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domenica 25 ottobre 2009

due anni

Dopo aver immaginato di correre da una parte all'altra della citta' come una pallina da flipper impazzita, riesci finalmente a visualizzare una bella passeggiata, un cappuccino caldo, un viaggio a bordo di uno di quei treni regionali lentissimi, cose cosi'. Come se improvvisamente avessi da perdere tutto il tempo del mondo e sai benissimo che non e' vero, ma non importa. Cio' che conta e' che mentre pensi a queste cose sei felice. Devi solo stare attento a non chiederti il perche' sei felice, a non chiederti che cosa rende tanto speciale questo viaggio. Cancella completamente la storia dei due anni, ti dici, ma e' impossibile. Due anni senza tornare in Italia, viene anche difficile dire casa oramai.
Tutto quello che hai perso delle loro vite e tutto quello che loro hanno perso della tua.
Tutte le cose che tu e solo tu troverai cambiate.
Hai avuto tanto, e' vero, ma tanto altro ti spettava e ti fa rabbia. Hai fatto una scelta, una scelta meditata e consapevole che non rinnegherai mai, ma a volte ti ritrovi a vivere circostanze come questa, due anni senza vedere tua sorella, situazioni che mai ti saresti sognato e che mai avresti voluto per te e non ti sembra giusto e cerchi solo di fare del tuo meglio.
Senza nemmeno essere sempre cosi' convinto.

venerdì 23 ottobre 2009

it never hurts to ask – ce lo vogliamo ficcare in testa?

Ieri sera decido finalmente di comprare i biglietti per tornare in Italia a Natale. Per una serie di motivi, vengono fuori meno di due settimane. Considerando che (per un’altra serie allucinante di disastri che mi sono capitati) e’ da due anni che non torno, ho avuto un attimo di panico. Mi sono passate davanti tutte le cose che voglio fare e le persone che voglio vedere e mi e’ sembrata una corsa contro il tempo piu’ che un viaggio. E cosi’ ho ceduto. Non avrei mai voluto chiedere piu’ giorni a scuola oltre alle canoniche due settimane di chiusura, pero’ giustamente c’e’ chi mi ha detto: cosa vuoi che succeda, fai un tentativo. Ovvero -e vediamo di non dimenticarcelo piu’ stavolta- it never hurts to try.

Ma non poteva essere cosi’ semplice. Ci ho pensato tutta la notte e mi sono quasi fatta venire un’ulcera. Mi sono anche preparata il discorsetto, errore gravissimo. Stamattina ho deciso che non era il caso. Poi ho deciso che invece era il caso. Poi ho preso in mano il telefono. Poi l’ho richiuso. Poi ho cercato il numero, ho cominciato a giocare con i tasti su e giu’ della rubrica e accidentalemente mi e’ partita la chiamata. Per un attimo ho anche pensato di buttare giu’. Invece, ho risposto, ho parlato un minuto e la voce dall’altra parte ha detto certo capisco benissimo, va bene, divertiti

- Are you sure?

E’ stata la cosa piu’ intelligente che mi e’ venuta da dire. Comunque si’, avevo sopravvalutato il valore dellinsegnamento dell’arte alla scuola elementare e invece a quanto pare ce la faranno anche senza di me per una settimana mentre io saro’ a casa, l’altra.

:)

giovedì 22 ottobre 2009

le facce marroni

Oggi ho fatto un lavoro sul ritratto cubista. I ragazzini dovevano sedersi uno di fronte all'altro e ritrarsi a vicenda. Gli ho spiegato che non dovevano assolutamente cercare di essere realistici sia nel disegno che nel colore. L'ho specificato bene, piu' di una volta, e gli ho spiegato esattamente come mi aspettavo che ragionassero. Piu' punti di vista contemporaneamente e tanto colore.
Ecco, in quella classe ci sono tre bambini di colore e due dei loro ritratti, fatti dai loro compagni bianchi, avevano la faccia completamente marrone. Io non ho aperto un dibattito sulla cosa perche' mi sembra un argomento troppo delicato e non ho nemmeno la preparazione adatta per gestirlo, pero' mi chiedo come si siano sentiti i due bambini afroamericani, se hanno realizzato che i loro ritratti erano gli unici marroni, mentre tutti gli altri erano pieni di colori e linee. Erano compleatamente liberi di fare quello che volevano, di usare qualunque colore, di divertirsi anche, eppure questi due ragazzini hanno scelto di usare il marrone, due bei faccioni marroni. E quei disegni non avevano nulla di realistico, solo il colore della pelle. Come se, messi di fronte a un'altra persona, che peraltro e' loro amica e che conoscono benissimo loro, in buona fede ovviamente, vedessero davvero solo quello, la pelle marrone.

mercoledì 21 ottobre 2009

martedì 20 ottobre 2009

su marley and me (contiene spoiler)

- Toh guarda, danno Marley and me. Di lunedi sera, un bel film leggero con quel burlone di Owen Wilson ci sta dai…

E cosi’ ho perso il mio diritto di scelta dei film, per sempre.

Si e’ pianto, e dico, non solo io, per due ore abbondanti. Non finiva piu’. Piu’ soffrivi e piu’ non finiva e piu’ piangevi e piu’ ti si spezzava il cuore. Uno stillicidio. Ma cosa volevano ottenere gli sceneggiatori, farci sbattere la testa contro il muro per finire quello strazio?! C’e’ mancato poco. Se ci penso piango ancora. E il bello e’ che in fondo non e’ nemmeno un film cosi’ triste, e’ semplicemente strappalacrime. Su youtube ho trovato un sacco di video di gente che guardandolo piange e piange e piange. Non si puo’ non piangere, impossibile. Non ho pianto cosi’ tanto nemmeno quando c’ero io in quella situazione identica che si vede nel film con il mio cane. Un consiglio: evitate Marley o munitevi di abbondanti scorte di fazzoletti, ne avrete bisogno.

Spero solo sia stato almeno un po’ catartico.

ancora su film, netflix e blockbuster che chiudono

Non so cosa stia succedendo in Italia, ma qui i Blockbuster stanno chiudendo uno dopo l’altro. Ora tutti usano Netflix, e anch’io veramente. Netflix funziona cosi’ (e anche Blockbuster ha un servizio simile): ci sono diversi tipi di abbonamenti, ma sostanzialmente l’idea e’ che tu paghi una cifra piuttosto bassa, anche sui sei dollari al mese, prepari sul loro sito una lista dei film che vuoi vedere e questi film ti vengono mandati a casa automaticamente. Ne guardi uno, lo rimetti nella cassetta della posta, il postino lo porta via e dopo tre giorni te ne arriva un altro. Puoi decidere se ricevere uno o piu’ film contemporaneamente oppure puoi comprare una sorta di decoder con cui guardare tutti i film che vuoi senza aspettare i dvd. Le nuove tv danno anche la possibilita’ di collegarsi direttamente al sito e guardare in televisione i film disponibili in instant view sul sito senza pagare nessun extra. Sento gia’ di amici che pero’ a Netflix preferiscono il cavo: pagare cioe’ piu’ o meno la stessa cifra per avere dei canali via cavo che trasmettono film a ciclo continuo che puoi registrare con il dvr. A me Netflix tutto sommato piace di piu’ perche’ ti consente di scegliere cosa guardare da un catalogo piuttosto ampio senza aspettare che il film che ti interessa venga trasmesso. Inizialmente mi piaceva soprattutto perche’ ha in catalogo molti piu’ film stranieri rispetto a quelli che trovavo da Blockbuster. La cosa che mi sembra interessante per quanto riguarda i film italiani e’ che ne vengono proposte soprattutto tre categorie:

- I film del terrore, specialmente quelli di Dario Argento

- I classici, specialmente Fellini e Pasolini (qualcosa di Antonioni e poco altro)

- E soprattutto: le commedie sexy anni Settanta, a decine.

Questa cosa mi da’ un fastidio…Ma e’ cosi’ che ci vedono? Giusto un tantino banale. Evidentemente queste sono le cose che piacciono di piu’ all’estero, pero’ che tristezza ci sono talmente tanti registi in gamba. Di Moretti per esempio c’e’ solo Caro Diario e dire che ha vinto un sacco di premi.

Questo e’ un buon esempio di tutte quelle piccolissime cose che alla lunga diventano importanti per un emigrante. Determinati film si possono trovare ad esempio su Amazon, ma oltre a costare piu’ del doppio e raramente a essere nuovi sono spesso importati quindi nel formato che sui lettori americani non funziona e che puoi guardare solo sul computer. Se c’e’ qualcuno che vive qui da piu’ tempo e ha trovato una soluzione, mi faccia sapere per favore.

Evabe’, almeno adesso conosco la mitica scena di Fantozzi e la corazzata Potemkin che mi ero inspiegabilmente persa, grazie! :)

lunedì 19 ottobre 2009

cine what?

Una cosa che facevo in Italia e che mi manca molto e’ andare ai cineforum. Qui non mi sono mai informata bene, ma non credo se ne facciano molti. Rassegne e maratone qualcuna si’, ma non ho mai sentito di cineforum veri e propri. Pare addirittura che non esista una parola che traduce esattamente “cineforum”. Cosi’ ho deciso che a questo punto devo prendere in mano la situazione e organizzare qualcosa io. Con Mr. Johnson non se ne parla. Quando decidiamo di andare al cinema discutiamo per ore, dal momento di scegliere il film alla fine del film e anche dopo, anzi in genere piu’ il film e’ bello e piu’ ci azzuffiamo. Forse pero’ finalmente  ho trovato qualcun’altro che mi segue in questa cosa. Vorrei vedere dei classici, anche pesanti, quei film che non guardo mai da sola, ma che so che mi interesserebbero. Ai tempi dell’universita’ riuscivo a passare intere nottate a guardarmi tutto Welles o perfino, che ne so, Eisenstein (anche perche’ la biblioteca quello passava), ora invece per pigrizia opto spesso per cose piu’ semplici, ma sono stufa di vedere film che comincio a dimenticare prima ancora che finiscano. No basta, qui e’ proprio arrivato il momento di escogitare qualcosa, non voglio perdere tutte le mie vecchie abitudini. Nel frattempo, questo fine settimana sono andata a vedere l’ultimo film di Spike Jonze all’Imax e non e’ andata molto bene: non mi e’ piaciuto ne’ l’Imax ne’ il film, pero’ sono contenta di aver fatto questa esperienza, ero curiosa di entrambe le cose.

sabato 17 ottobre 2009

romantico anche nel sonno

- Ema!
- Ma non stavi dormendo?
- Devo dirti una cosa che ho appena capito!
- Ok, tu sei sicuro di essere sveglio, eh.
- Ecco, ho capito che...che…
- Si, ti ascolto
- Ho capito che non posso vivere senza…

….un beagle.

giovedì 15 ottobre 2009

degli straordinari

La settimana scorsa il direttore mi ha chiesto se venerdi, che normalmente e' il mio giorno libero, posso andare a scuola ad aiutare perche' ci sono un po' di persone assenti e problemi vari. Ci ho pensato una frazione di secondo e poi ho esclamato tutta sorridente certo, non c'e' problema! Lui, col senno di poi mi rendo conto, aveva in effetti un'espressione piuttosto perplessa, come se fosse rimasto spiazzato dalla mia risposta, ma io niente, non ho colto. Ieri poi, ho incontrato la collega che organizza il lavoro venerdi, quella di "I love working with Mrs. Guorton" e abbiamo avuto l'ennesima conversazione surreale. Era incredibilmente gentile, perfino piu' del solito, proprio di una gentilezza eccessiva, che avrebbe dovuto mettermi in guardia e invece io niente ancora non capivo.
- Allora vieni davvero ad aiutarci venerdi?
- Certo!
- Non e' un po' troppo per te?
- Ma come troppo? Se posso aiutare, sono piu' che felice di farlo! E poi finalmente passiamo un po' di tempo insieme, quest'anno non ci vediamo quasi mai...
- Io ho segnato le 9, ma guarda che se vuoi puoi arrivare anche alle dieci, dieci e mezza, non c'e' problema ci arrangiamo...
- Senti, hai bisogno di me o no?
- Si, certo pero' capisco che...
- Allora nooon ti preoccupare, ci vediamo venerdi alle 9!
La sera tutta soddisfatta, dico a Mr. Johnson che faro' un po' di straordinari e scopro l'amara verita': in questo paese non esistono gli straordinari*. Mi dice che loro ci provano sempre, anche con lui, ma e' scontato che si rifiuta, specialmente se si tratta del tuo giorno libero. Non lo fa nessuno, non ti pagano!
Gia’, chissa' perche' sono stata l'unica ad aver dato la disponibilita'…
Non e’ una cosa cosi’ grave, e poi in fondo e' colpa mia che non mi sono informata prima di accettare, pero' questa cosa mi da' fastidio. Soprattutto essere stata cosi' simpatica ed entusiasta e aver anche rifiutato di andare un’ora e mezza dopo. Ora loro daranno per scontato che sono pazza mi piace fare la volontaria e la prossima volta quando rifiutero' ci rimarranno male. La classica zappata sui piedi. Oltre il danno la beffa. E poi soprattutto mi da' fastidio il fatto che e' una cosa risaputa e io sono stata l'unica a cascarci. E' proprio una di quelle cose. Una di quelle cose che mi hanno fatto venire voglia di aprire questo blog. Quando cadi completamente dalle nuvole perche' sei abituato diversamente, il famoso shock.
Sono sempre piu' convinta che in un modo o nell'altro lo shock culturale non finira’ mai.

martedì 13 ottobre 2009

lunedì 12 ottobre 2009

plus, check or minus

+ v -
Non me lo avevano mica detto che dovevo dare i voti e questi sono quelli che ho a disposizione, l'ho saputo l'altro giorno e devo consegnarli domani. Posso aggiungere delle note, ma mi sembrano assai striminziti come "voti". Mi ci sto un po' arrovellando. Non saranno i voti piu' importanti del mondo dal punto di vista della direzione o dei genitori, ma io so che sono importanti per i ragazzini e voglio cercare il piu' possibile di essere giusta. Non mi mettero' assolutamente a giudicare il talento, ci mancherebbe, ma pensavo l'impegno, quello si.
Non voglio essere superficiale in questa valutazione perche' ci sono tante cose che per noi non hanno importanza e invece dal punto di vista di un bambino sono enormi. Loro non sanno quanto valgono, in cosa sono bravi e in cosa no, e' per questo che sono cosi' sensibili a ogni minima critica. Poi nel caso specifico della mia materia, sono convinta che abbiano tanto bisogno di una piccola spinta, di un incoraggiamento per liberare le idee meravigliose che hanno per la testa.
E pensavo anche: in fondo non siamo tutti cosi' anche da grandi? Che se ci fanno sentire a nostro agio, apprezzati, lavoriamo bene, altrimenti ci preoccupiano talmente tanto del giudizio degli altri che finiamo per inciampare sui nostri stessi passi?

domenica 11 ottobre 2009

l'inseguimento

Tutto sommato, vivendo da un po' in un posto dove al telegiornale regionale si parla di spedizioni spaziali, magari non dovrei piu' stupirmi di niente, ma ieri ho assistito al mio primo inseguimento. Primo nel senso che ogni tanto capita di sentire di qualche inseguimento spettacolare negli Stati Uniti, ma per la prima volta e' successo proprio qui, dietro casa, e ho seguito tutta la vicenda dal vivo. Ero in palestra e un paio delle televisioni erano sintonizzate sull'inseguimento. Continuavo la mia corsetta ma, come il signore indiano sulla cyclette davanti a me e diversi altri non staccavo lo sguardo dallo schermo ed ero letteralmente a bocca aperta, sia per la corsetta che' dopo un po'... sia perche' un inseguimento vero e' una cosa mai vista, pazzesca, come seguire un film dal vivo con la differenza che non e' per niente un film e qualcuno puo' rimetterci la pelle sul serio. Semplicemente incredibile. Gli elicotteri dei telegiornali riprendevano la scena da piu' punti di vista, in una sorta di montaggio in presa diretta, un film con un unico piano sequenza infinito. Nessuna interruzione pubblicitaria. A un certo punto erano sull'autostrada che prendo per andare al lavoro. Una decina di macchine della polizia che seguono un pick up blu. Gli automobilisti ignari si scansano. Guardando la ripresa aerea non hai veramente la percezione della velocita', ma conoscendo il percorso puoi facilmente immaginare che la corsa si stia facendo estenuante. Provi per un attimo a immedesimarti e a capire che cosa accidenti stia passando per la mente dell'inseguito. Dice che ha fatto benzina e se n'e' andato senza pagare, un impiegato della stazione di servizio ha chiamato la polizia e lui avrebbe 'colpito' un agente e sarebbe scappato. E' un criminale pericoloso o solo uno a cui e' un tantino sfuggita di mano la situazione? E' un uomo. Giovane? Vecchio? La telecamera si intrufola nell'abitacolo, parla al cellulare e fuma. Ma torniamo sull'autostrada. Le auto si sfiorano cercando di evitare un contatto che a quella velocita' puo' essere fatale, ma il pick up blu continua la sua corsa. Colpo di scena. Un poliziotto arriva sull'altra corsia dell'autostrata, scende dalla macchina, salta il guard rail e con un tempismo perfetto lancia qualcosa addosso al pick up blu, che sbanda, ma riesce a prendere la prima uscita. Colpito dai cosiddetti stop sticks, da questo momento dovra' proseguire la sua corsa con tre sole gomme. Si dirige verso sud in una zona semidisabitata, per strada c'e' del fango, si potrebbe impantanare: conosce la zona o sta solo bluffando? Cosa crede di fare? Ha un piano? Cosa e' disposto a fare pur di far perdere le sue tracce? Nel frattempo ripassi a memoria tutte le scene dei film in cui un criminale viene inseguito dalla polizia e non te ne viene in mente una che finisca bene per l'inseguito. Scatta la simpatia verso il delinquente che scompare un attimo in una sorta di bosco. E' passata un'ora e mezza: e se la polizia capisse che non vale la pena mettere in pericolo tutta la citta' per stanare uno che non ha pagato la benzina? E se riuscisse a farla franca davvero? Ma gli elicotteri continuano a seguirlo. Si sposta in una zona residenziale. Fortunatamente i bambini dovrebbero essere a scuola a quest'ora, ma la situazione si fa sempre piu' pericolosa. Se vivete in questa zona chiudetevi in casa e' una situzione di estremo pericolo. Intanto il pick up blu torna fra i campi, ci sono delle strade sterrate. Continua a girare in tondo. Cosa sta facendo? Su un rettilineo la macchina della polizia direttamente dietro di lui, cerca di superarlo, percorrendo un lungo tratto di strada in controsenso. Pericolosissimo. Ma non ce la fa nemmeno questa volta. E' evidente che la polizia comincia a perdere la pazienza. Lo tampona piu' volte, lo danneggia ma non riesce mai a mandarlo fuori strada. Come fa invece un camionista che passa di la' per caso. Mi ero giusto distratta un secondo per guardare Obama alla tv accanto che parlava del Nobel. Altri utenti della palestra adesso guardano il football, ma si' in fondo si tratta solo di un altro inseguimento. Io e il signore indiano sulla cyclette siamo oramai gli unici ancora coinvolti dagli sviluppi della storia che dopo un'attesa interminabile sembra finire troppo in fretta. Il pick up blu viene, allora, buttato nel fango fuori strada dal camion. Un poliziotto grande e grosso salta fuori dalla sua macchina e in un secondo apre la portiera del pick up blu, come se non avesse nemmeno considerato che uno che ha il fegato di farsi inseguire per due ore da tre elicotteri e dieci macchine della polizia per non aver pagato 20 galloni di benzina potrebbe essere benissimo armato fino ai denti. Ma a lui questo ora non importa, sembra sia diventata una questione di onore. Lo tira fuori di peso e lo sbatte nel fango mentre e' ancora al telefono (chissa' con chi poi) e lo ammanetta senza che abbia nemmeno il tempo di reagire.
Si scoprira' poi che il tale in questione aveva una fedina penale tutt'altro che pulita, pero' ancora mi chiedo: ne valeva le pena?

venerdì 9 ottobre 2009

giovedì 8 ottobre 2009

il geco e' un animaletto simpatico e utile

Ieri ho toccato una coperta che era sul divano ed e' saltato fuori un geco. Non mi era mai successo, cioe’ non sul divano, diamine. Ero da sola. Come al solito ho urlato, (e’ patetico, lo so, ma quello non riesco ancora a evitarlo) e ho fatto da sola (e ne sono orgogliosa) quello che c'e’ da fare: si prende un bicchiere di carta e un pezzo di cartone, si convince il geco a entrarci e lo si invita a prendere la porta.
Il geco e' un animaletto simpatico e utile.
Il geco e' un animaletto simpatico e utile.
Il geco e' un animaletto simpatico e utile.
Il geco e' un animaletto simpatico e utile.
Il geco e' un animaletto simpatico e utile.
Dovete sapere che in Texas ci sono i gechi, tantissimi gechi d'estate (che vuol dire quasi tutto l'anno), e la gente in generale li ama perche' mangiano gli insetti e sono, dicono loro, cute. Il problema e' che io sono italiana e ho passato tutte le estati fino a quando mi sono trasferita qui, in Salento, dove i gechi ci sono e la gente invece li odia. E' vero i gechi pugliesi sono molto piu' grossi e brutti di quelli texani (ora che mi ci fate pensare, e’ l'unica cosa piu' grande in Puglia che in Texas), ma non credo questo giustifichi un tale odio primordiale. Da piccola sentivo cose terribili come per esempio che se per qualche motivo il geco ti cascava addosso, ti lasciava una cicatrice. E' finita che ho sviluppato una vera e propria fobia. Niente di personale contro il geco, e' proprio che sto stavo male. Prima di venire qui mi e' capitato di stare male fisicamente alla vista di un geco. Ora invece sono abituata, abituatissima. Ne vedo uno fuori e sono tranquilla.
Il geco e' un animaletto simpatico e utile.
Il geco e' un animaletto simpatico e utile.
Pero' e' successo che il gechino di ieri si e' nascosto sotto il divano e non c'era verso di farlo uscire di la'. Non si possono toccare perche’ sono delicatissimi e non si muovono quasi mai, trovano un angolino e stanno li’. Allora sono andata avanti con la mia vita. Il geco e' un animaletto simpatico e utile e io sono una persona intelligente e lo capisco. Guardo la televisione, mi siedo anche sul divano, toh, ed e' tutto a posto perche' il geco e' un animaletto simpatico e utile e io sono una persona adulta e il geco non mi fa niente di male, anzi.

Ecco, come dire? Ho passato una nottata infernale. Non ho chiuso occhio. E quando provavo a dormire facevo incubi terribili di gechi. Due di notte, occhi sbarrati nel buio: e se e’ morto? Se c’e’ una cosa che mi fa piu’ schifo di un geco vivo.
Stamattina, abbiamo preso il geco. Era lui, sono sicura che fosse lui. L'abbiamo portato fuori sano e salvo e, mi sento molto meglio.

Pero’. E’ stato piu’ facile abituarsi al deodorante alla zucca nei bagni.

mercoledì 7 ottobre 2009

I love working with ms. guorton!

L'anno scorso c'era una collega a scuola che mi diceva tutti i giorni che ero una santa e che nessun altro avrebbe potuto sopportare Ms. Guorton. Piuttosto che lavorare con quella li' cambio lavoro, non so proprio come fai! Infatti pare che la sottoscritta sia stata fra le persone che hanno sopportato Ms. Guorton piu' a lungo. Fino a un certo punto, non ho avuto nessun problema con lei, tutt'altro (ma forse era anche perche' non capivo esattamente tutto quello che diceva), verso la fine invece, stavo cominciando ad accusare anch'io il colpo. Pero' le voglio sempre tanto bene, come a una vecchia zia, o qualcosa del genere, anche ora che mi tende le imboscate.
Fatto sta che a causa di un imprevedibile problema tecnico un paio di giorni prima dell'inizio della scuola, c'e' stato un colpo di scena e proprio quella persona e' finita a lavorare con Ms. Guorton. Ero curiosa di vedere se davvero avrebbe cambiato lavoro. E no, come immaginavo, non ha cambiato lavoro. I primi giorni, ogni volta che mi vedeva si lamentava e si sfogava, minacciava insubordinazioni e rivoluzioni che fortunatamente non metteva mai in atto. Poi non l'ho piu' vista per un po' finche' un bel giorno ha bussato alla mia porta e, per prima cosa, proprio li' sull'uscio, mi ha guardato dritta negli occhi e ha esclamato:

- I love working with Ms. Guorton!

- Ma che' stai a scherza'?

- I love working with Ms. Guorton!

Li' per li' pensai di non aver capito qualcosa. Non e' sempre facile cogliere il senso dell'umorismo in un'altra lingua (al contrario), magari era sarcastica. O magari aveva cambiato idea veramente. O magari si stava autoconvincendo. Io, per sicurezza, come sempre, le ho dato ragione e basta. Ora ogni volta che mi vede, mi sorride in modo inquietante e senza nessun motivo, qualunque cosa stia succedendo intorno a noi, mi dice sempre la stessa frase:

- I love working with Ms. Guorton.

- ...

- Davvero, eh. E' una persona fantastica, non immaginavo. Poi se c'e' qualcosa che non va glielo dico e basta. Capito? Facile, no? I love working with Ms. Guorton!

Non sono una psicologa (o una psichiatra), ma qualcosa mi dice che c'e' un problema. Un altro.

martedì 6 ottobre 2009

polanski

Credo di essermi informata abbastanza su questa storia, ma continuo a non capire come si faccia a firmare una petizione in favore di chi non solo ha commesso un reato di quella gravita', ma ha anche evitato un processo per decenni. Bill Maher, comunque, ieri sera su HBO ha detto questa cosa molto meglio di me…


Se la pensate in modo diverso, spiegatemi per favore. Magari capisco qualcosa di piu' stavolta.

lunedì 5 ottobre 2009

piccole soddisfazioni

Un po' di tempo fa ero rimasta delusa perche' avevo offerto il mio prezioso parmigiano italiano a chi non solo non lo aveva per niente apprezzato, ma addirittura non aveva capito il valore del gesto. L'altra sera invece, ho portato a casa di un'amica delle semplici bruschette [il bello e' che qui se dici bruschetta ti correggono: si dice brusheta!], senza dire niente. Immaginate la mia sorpresa quando ben due persone, non italiane, sono venute a chiedermi che tipo di olio avessi usato. Era il mitico olio del Salento che mi hanno portato i miei amici qualche settimana fa, chiaramente. Che' poi io non sono assolutamente un'esperta, e non voglio dire che questo olio sia migliore di altri perche' non lo so, pero' e' l'olio che fanno i miei zii e che mi hanno dato da quando sono nata. Per me "olio" e' quella cosa li'. Nella famosa valigia da 23 Kg, infatti, c'era anche dell'olio toscano che deve essere prelibatissimo. E' in una bottiglietta che sembra di profumo piu' che di olio, pero' per me non e' cosi' buono come il mio pugliese. Anche se l'olio salentino e' cosi' raro ed e' cosi' difficile farmelo portare, mi fa piacere avere qualcuno qui con cui condividerlo.

venerdì 2 ottobre 2009

forse kandinsky puo' aspettare un paio d'anni

Dopo la lezione, ho avuto un lungo confronto con un giovane artista tormentato.
Mi consegna il suo lavoro, gli faccio i complimenti e lui - serissimo, con una matita in una mano e il disegno nell'altra, gli occhialetti pesanti sulla punta del naso e i capelli arruffati- mi dice che insomma, l'ha riguardato un momento e veramente no, non va tanto bene.

- Il problema e' che non c'e' la casella della posta. Me la sono dimenticata. E come si fa senza casella della posta? E' una casa isolata, in mezzo alla prateria...non va bene cosi'...come faranno?

- Ma magari la casella della posta e' dove finisce il foglio e non si vede...

- No, non c'e', l'ho proprio dimenticata [sempre piu' preoccupato]. Facciamo cosi' [disegna un puntino]: lo vedi questo buchino qui sul muro della casa? Facciamo che il postino mette le lettere la' dentro. Si, il postino potrebbe fare cosi' in fondo... [sospira] menomale...

Ecco, il fatto e' che pero' stavamo cercando di realizzare un paesaggio "astratto".

giovedì 1 ottobre 2009

green with envy - l'imboscata 2

Gruppo di maestre che chiaccherano.

Nonsi: - Hi! How is it going?

Prima maestra: - Fine, I'm just tired, I'm so ready for tomorrow to be Friday...

Seconda maestra: Oh, wait! Today is Ema's Friday! Ah, ah ah!

Yeah, so funny.

E cosi' ho imparato l'espressione green with envy.

l'imboscata

Da quando sono tornata a scuola con un nuovo lavoro, ho visto che l'atteggiamento delle mie vecchie colleghe nei miei confronti e' cambiato. Non che non siano sempre gentilissime e sorridenti al limite della stucchevolezza, e' che improvvisamente non abbiamo piu' argomenti. Non me ne ero mai accorta, ma evidentemente parlavamo sempre degli studenti e ora che abbiamo studenti diversi, non abbiamo nulla di cui parlare. In piu', loro pensano che il mio lavoro sia mille volte piu' facile del loro (e lo penso anch'io, per questo ho cambiato) e in modo molto sottile non perdono occasione per farmelo notare. Cosi' ogni tanto cerco di arrivare un attimo in anticipo e aiutarle un minimo, giusto per un senso di riconoscenza per tutto quello che hanno fatto per me in passato e -vogliamo dirlo?- karma, che non si sa mai. Credo che anche a livello economico, le nostre fonti siano diverse, cosi' ogni volta che vengono a fare un giro nella mia classe 'per farmi un saluto' non dimenticano mai di osservare quante cose ho e quante cose a loro mancano. Ho anche provato a parlarne al direttore, ma non e' una questione che dipende in nessun modo da me, non so cosa farci.
Per farla breve Ms. Guorton l'altro giorno mi ha teso una vera e propria imboscata. Mi ha fermato mentre tornavo a casa con la scusa di parlare del tempo e poi invece mi ha sottoposto a un vero e proprio terzo grado.
- Immagino che i tuoi cani siano piu' felici, ora che ti vedono piu' spesso...
Ma come ti senti? Ti senti piu' riposata vero? [...]
Anche a me piacerebbe avere due giorni liberi...
Beh certo, non devi arrivare prima di mezzogiorno...eh, deve essere piacevole...
E hai ricevuto tutto il materiale che ti serve? Chissa' quanti bei progetti puoi realizzare con tutte quelle cose... [...]

E io cosa dovevo dire? Mi veniva un po' da ridere e un po' no. Capisco che esista un sentimento di umana gelosia o competizione, ma sono convinta che se ci fosse un'insegnante sconosciuta al mio posto, non farebbero tutti questi paragoni. Penserebbero solo che e' un lavoro diverso, perche' e' quello che e'. E' cosi' difficile avere a che fare con le persone, mi sa che non sono mica capace.