venerdì 29 giugno 2007

no alla riforma sull'immigrazione

Oggi la mia vicina messicana si e' fermata a parlare con me, non lo fa mai.
Tra una cosa e l'altra le ho detto che cambieremo presto casa e lei si rabbuiata, poi ha sorriso vaga e ha detto Ma allora lei ha i documenti? Lei e' fortunata.
Dice che oggi hanno guardato tutto il pomeriggio le votazioni per la legge che l'amministrazione Bush ha proposto per regolarizzare circa 12 milioni di clandestini, ma che non e' passata.
Era l'unica speranza per loro che vivono in non si e' capito bene quanti in quell'appartamento troppo piccolo, di comprare una vera casa. Il mutuo glielo hanno negato. Se anche trovassero una banca disponibile a finanziarli gli interessi sarebbero i piu' alti consentiti dalla legge, circa il 25 %.
Certo da quello che ho capito anche la legge in se' aveva dei limiti notevoli. I clandestini avrebbero dovuto autodenunciarsi, tornare nel loro paese, pagare tutte le tasse arretrate e fare domanda per rientrare legalmente. Molte persone dopo magari 20 anni negli Stati Uniti non hanno piu' nessuno li' ad accoglierli. D'altra parte, se fosse passata ci sarebbe stata un po' di speranza per qualcuno.

mercoledì 27 giugno 2007

notturno - nonsisamai su nonsisamai

In questo periodo sono capitati dei fatti che mi hanno fatto pensare a questo blog, cioe' all'idea di scrivere delle cose che poi magari qualcuno, spesso per sbaglio credo, va a rivedersi da qualche parte nel mondo.
Mr. Johnson e' un po' geloso di questo blog e dico si puo' essere gelosi di un blog? Boh. Fatto sta che lo legge ogni tanto anche lui, una volta mi ha confessato di essersi anche commosso. Insomma, apprezza anche questo mio modo di esprimermi, mi sembra, pero' se ne tiene alla larga, come fosse un terreno sconosciuto. Io so, lui sa, ma non si dice.
Poi, quando sono tornata in Italia e' successo qualcosa di strano. Quei pochi che sapevano di nonsisamai, lo citavano, a volte anche con precisione. Un po' mi faceva piacere, un po' ne ero sorpresa. Qualcuno non mi aveva mai detto di leggerlo. In questi casi ci si sente un po' spiati dal buco della serratura, non mi era mai successo. E allora pensi...cosi' pero' non vale, sono solo io a mettere qualcosa in mezzo, a essere anche in qualche modo soggetta a un qualche giudizio. E' come se loro avessero una finestra aperta sul mio cervello e io no. Pero' subentra la timidezza, l'incapacita' a usare correttamente il mezzo e tante altre cose che mi fanno eventualmente comprendere questo atteggiamento.
In queste occasioni qualcuno dei giudizi li ha dati davvero. Quello che piu' mi ha colpito, e' stato chi ha messo una sorta di distanza fra la persona che conosce nella vita e nonsisamai. Ma come e' possibile? Io sono nonsisamai ho pensato.
In effetti, qualcun'altro che mi e' amico da molto tempo interveniva quotidianamente nei miei primissimi post e poi, quando estranei hanno cominciato a commentare ha smesso e non ha mai piu' fatto nessun riferimento alla cosa, come fosse una specie di tabu'.
Qualche domanda sul perche' questo sia accaduto me la sono fatta.

Io e nonsisamai siamo la stessa persona?
C'e' un'artefazione, uno stile ridondante che profondamente non mi appartiene
in queste mie riflessioni?

Queste cose me le sono chieste sul serio, per questo ne scrivo solo ora che di tempo ne e' passato e ho avuto modo di ragionarci un filo. Io credo che questo blog non faccia altro che proseguire un lavoro di scrittura e di analisi cominciato in privato molto tempo prima. Lo stile non e' uno stile ma e' lo specchio di quello che sono. Mi sembra che sia cambiato solo lo strumento. E se proprio devo essere sincera devo dire che anche nonsisamai a volte mi sta stretto. Non e' serio. Non e' giusto esprimere il proprio pensiero nascondendosi dietro a un soprannome, ma la conclusione a cui sono arrivata e' che me lo terro' stretto ancora per un po' questo soprannome che in fondo mi piace e mi corrisponde molto: se mi stancassi davvero di nonsisamai potrei cancellarla facilmente, ma per motivi legali non potrei fare lo stesso con il mio nome vero, tutto qui. Il compromesso a cui sono arrivata e' stato quello di aggiungere qualche foto che dia l'idea di momenti vissuti realmente negli ultimi anni da chi scrive perche' la spinta vera e' quella di far cadere le maschere non di crearne.

Anche se lasciarsi la possibilita' di creare delle maschere e' importante, una possibilita' da esplorare.

Penso che se qualcuno degli amici che mi conoscono da anni, vede una differenza sostanziale fra me e nonsisamai, ha capito ben poco di me. Ma non gliene faccio una colpa perche' magari sono stata io a lasciare vedere certe cose si e altre no, perche' spesso nella vita di tutti i giorni non abbiamo nemmeno lo spazio materiale e il tempo necessario per esprimerci come vorremmo, per lasciare che i pensieri vaghino liberamente.

Per questo sono felice di avere uno spazio qui in cui lasciare andare la mente libera dove vuole, e' questa la piu' grande ricchezza che abbiamo, no?

Un'altra cosa con cui ho dovuto fare i conti e' la possibilita' di conoscere personalmente le persone che mi hanno scritto. Un'eventualita' a cui non avevo assolutamente pensato scrivendo in italiano in un posto dove di italiani ce ne sono ben pochi e che mi spaventa e entusiasma allo stesso modo. Tra l'altro, ultimamente ho ricevuto a sorpresa i commenti di una vicina di casa qui in Texas (Elisa) e mi ha fatto impressione perche' nessuno qui conosce questo piccolissimo arcano.
Inoltre, ho cominciato a leggere a mia volta i blog che altri scrivono e ho visto che non sono l'unica a farsi certe domande. Qualcuno ha chiuso e poi riaperto per vari motivi (Unaltrasera e Nina ad esempio), qualcuno ha cambiato indirizzo quando e' cambiato anche l'indirizzo nella vita reale perche' alla fine non se ne riesce piu' a fare a meno di questo confronto quotidiano (Ile e Anja), qualcuno ogni tanto riflette su tutto cio' ma poi va avanti lo stesso (Emme) e qualcuno finisce provocatoriamente in questa maniera (@llerta).
Il fatto e' che io dietro a tutti questi blog e molti altri vedo delle persone come me e se passo a guardare cosa scrivono e cosa pensano in quel momento le sento vicine, le sento sincere.
Sara' che ho una grande immaginazione, ma un po' mi sembra di conoscerle. Almeno quanto loro conoscono me.

[Chissa' cosa pensero' domani rileggendo questo lunghissimo flusso di coscienza notturno, chissa' se si puo' sempre scrivere e dire tutto nella vita. Chissa']

lunedì 25 giugno 2007

non sono nata in texas ma sono arrivata piu' in fretta che ho potuto

Le proposte erano entrambe interessanti: un tranquillo week-end a visitare i musei di Houston e le spiagge di Galveston o l'avventura. Si e' optato per la seconda opportunita' e si e' partiti alla volta dell'Hill Country, la regione da noi meno conosciuta del Texas, giu' fra Austin e San Antonio. Dovete sapere che Austin e' senza dubbio la citta' dove avremmo voluto trasferirci avendone avuto la possibilita'. Sebbene piu' piccola di Dallas, e' la capitale del Texas, la citta' della buona musica e dei figli dei fiori, la San Francisco del Sud, si dice da queste parti. Nell'Hill Country abbiamo trovato piu' o meno lo stesso spirito, ma una natura decisamente selvaggia.
Innanzitutto, sara' difficile da capire vivendo in Italia, ma gia' le colline per chi vive a Dallas che e' in una pianura sterminata, valgono da sole il viaggio. Mi aspettavo colline simili alle nostre, toscane, umbre, dolci, ma queste qui sono differenti, un po' spigolose direi, verdi e abitate da mucche dalle corna lunghe e cavalli.
Abbiamo scelto come base la citta' di Fredericksburg, la cui particolarita' come altre citta' della zona, e' quella di mantenere ancora vive le tradizioni tedesche delle prime famiglie che la colonizzarono nell'Ottocento. Mi ha subito colpito l'accoglienza della gente, estremamente aperta e cordiale. Cow-boys, hippies e cow-boy hippies. E poi i prodotti biologici venduti ovunque: pesche, lavanda, pomodori, angurie, more e tantissimo vino.
La prima sera abbiamo pensato di fare una passeggiata in macchina in un paese relativamente vicino, ma abbiamo fatto un'esperienza un po' diversa, quella del buio. A me non e' capitato spesso nella vita, di trovarmi in un luogo cosi' buio, con tantissime stelle ma senza pali della luce. La vista di un uomo che non so per quale assurdo motivo camminava sul ciglio della strada vestito di nero, ci ha fatto trasalire e tornare in paese immediatamente.
Il giorno dopo, sabato, era il mio compleanno e ho deciso di passarlo nella natura, nella riserva del fiume Padernales. Quello che non avevo considerato ancora una volta era la forza della natura. Per prima cosa siamo andati a vedere le rapide. Un paio di avvoltoi ci roteavano sulle teste. Scherzo -non staranno mica aspettando che qualcuno ci caschi dentro?
Siccome non si sa mai nella vita, succede che nel giro di un quarto d'ora un brutto incidente coinvolge un bambino con padre irresponsabile e madre cardiopatica obesa. Da incubo: sul luogo c'eravamo solo io e mr. Johnson a poter aiutare, i telefoni ovviamente non funzionavano. Non so cosa sia successo dopo l'arrivo del ranger, ma sembrava che il tutto potesse risolversi con qualche punto e un immenso spavento o almeno lo spero. Cosi' ancora tremanti di paura abbiamo deciso di spostarci nella zona 'balneabile' del fiume per rilassarci un po'. Camminando verso il fiume, dopo due passi mi fermo a fare delle foto a un fiore e sbuca un serpente (credo fosse questo qui). Da city girl che non sono altra comincio a urlare qualcosa di sconnesso piu' che altro non capacitandomi del fatto che i serpenti allora esistono davvero e se ne vanno anche in giro. Lo vedo ancora fra i cespugli, lo indico. In quel momento sopraggiunge una signora anziana che mi dice di non preoccuparmi che se e' nero non e' velenoso e che suo marito da giovane catturava i serpenti a sonagli a mani nude per farci le decorazioni dei cappellacci da cow-boy che vendeva. Come non detto, mi tranquillizzo, mi faccio una risata, city girl che non sono altra, e mi dirigo al fiume. Di gente ce n'e' un po' , non mi preoccupo piu' di tanto, mi bagno lungamente e cado addormentata sotto un albero. Dopo un paio d'ore un urlo mi sveglia. Era questo qui, credo. Deve aver pensato lui, il serpente nuotatore verde, che la schiena di mr. Johnson fosse un bel posto caldo dove prendere il sole. Soddisfatti della dose di emozioni naturali abbiamo pensato di fare un bel giro per aziende agricole a provare il vino locale e dimenticarci tutta quella natura che ci si era rivoltata contro. La serata poi e' stata piacevolissima. Siamo stati a Luckembach, un paese di dieci persone che si divertono come matte. Il loro motto e' Everybody is somebody in Luckembach, ogni giorno organizzano una festa diversa. Il paese pero' il mercoledi e' chiuso, proprio tutto il paese, cioe' le dieci persone che ci vivono. Si devono riposare anche loro dopo tutto.
Poi un sacco di buona musica, buon cibo e buona birra. Meraviglioso compleanno texano. Si va a dormire. Alle tre e quindici di mattina suona il mio telefono. Penso che sia sicuramente qualcuno che si e' confuso con il fuso orario e vuole farmi gli auguri dall'Italia. Non faccio in tempo a rispondere, ascolto la segreteria, assonnata ma contenta. La polizia cerca mr. Johnson. Mi si gela il sangue. Era li' che dormiva accanto a me, ma per due secondi ho pensato che gli fosse successo chissa' cosa, due secondi lunghissimi. La poliziotta ci parla di un'inondazione (flood) a casa nostra, dice che stanno buttando giu' la porta.
Ancora una volta panico. Reazioni insensate, non so perche' mi lavo i denti, dobbiamo partire, sono cinque ore di strada, e' buio, ci sono i cervi, chi chiamiamo, cosa facciamo. Aiuto. Poi arriva un'altra telefonata della polizia. Pare che sia scoppiato un tubo e il danno e' limitato a una pozza d'acqua in bagno, sono quelli del piano di sotto che hanno il soffitto sfondato poveracci. E come al solito il danno piu' grosso l'hanno fatto i poliziotti che senza capire il problema hanno sfondato la porta, ma quella e' un'altra storia.
Un tranquillo week end di paura, diceva il titolo di un film o qualcosa del genere.
He gia', i film di paura poi sempre ambientati in Texas, chissa' perche'.
D'altra parte cercavamo l'avventura e abbiamo trovato l'avventura. L'unica cosa che mi preoccupa e' che in famiglia si mormora che mi possa essere stata passata la sventura del giorno del compleanno di Terry Johnson che fin dall'eta' di sette anni ha visto funestato il giorno del suo compleanno dalle piu' indicibili catastrofi, compreso un tornado che ha spazzato via la sua casa nel 1976 e un incidente grave occorsogli mentre,
rassegnato a non uscire quel giorno, si preparava una banale torta di compleanno.

Il Texas e' impegnativo, tutto qui.

Un temporale : o un tornado?
Una formica: o una formica del fuoco?
Un po' di vento: o una tromba d'aria (o polvere del diavolo come si dice qui)?
Esplode un tubo: o e' un'inondazione?
Un ragno in casa: chiamiamo l'exterminator?

Vi lascio con un classico della canzone country che non potete non conoscere. E' di Willie Nelson, uno dei miei musicisti preferiti, nato proprio nell'Hill Country. Dice alle madri di non lasciare che i figli crescano come cow boy, di farli diventare avvocati e dottori perche' i cow boy sono destinati a stare lontani da casa e ad essere soli.

Mammas Don't let your babies grow up to be cowboys - Willie Nelson

giovedì 21 giugno 2007

no kidding 2

Per finire vai a prenderlo dopo la giornata di "adattamento" e la "maestra" ti dice:

- He was so good! He definetly passed!

Che sta piu' o meno per e' stato cosi' bravo, e' stato assolutamente promosso!

Cioe'. Fammi capire. Io porto il cane nella tua pensione - oh scusa - "hotel per cani", ti pago e tu me lo giudichi?
L'acchiappaconiglietti?!

No way.

mercoledì 20 giugno 2007

no kidding

Da ieri davanti a casa, in giardino c'erano dei mobili: letti, divani, vestiti, di tutto. Inizialmente pensavo che qualcuno avesse svuotato la casa per fare un trasloco, invece oggi era ancora tutto li'. Allora, leggermente irritata, sono andata a chiedere spiegazioni.

Insomma, mi e' stato detto che quella roba e' la' perche' qualcuno non ha pagato l'affitto. Incredibile! ho pensato subito, ma mi sa che dovro' cominciare a crederci, dicono sia normalissimo. Se non si riesce a pagare l'affitto per qualche mese si puo' chiedere una specie di proroga, ma se non lo si fa, dopo credo soli quattro mesi questo e' quello che succede. Buttano tutta la tua roba per strada, la lasciano li' in balia di ladri e intemperie per 24 ore e dopo di che', buttano via tutto.

E' cosi' diverso da uno sfratto in Italia. La' queste cose credo durino anni, con scene drammatiche, minacce di suicidio, qui cosi' in due minuti risolvono la questione. Non credo nemmeno che tutta quella roba in Italia sarebbe rimasta li' per tutto questo tempo senza essere toccata veramente, ma quello e' un altro discorso.
Io non so cosa pensare, e' vero che la legge e' legge, che non si puo' non pagare

[anche nei posti di lavoro, se si viene pagati in ritardo scatta quasi automaticamente una causa talmente grave per il datore di lavoro, che da quanto mi dicono , tutti in genere vengono pagati puntualmente, non come da noi]

ma vedere il girello del bimbo, tutti quei vestiti, i materassi per terra, mi ha dato le vertigini.

Cambiare cosi' tanto realta' a volte da' proprio le vertigini.

Per fortuna non c'e' solo questo. Sono appena andata a parlare con quelli di "Stay and play" l'asilo in cui metteremo l'acchiappaconiglietti questo fine settimana, mentre saremo in vacanza per il mio compleanno. Ho dovuto compilare un sacco di carte. Poi mi hanno mostrato come funziona. Ci sono le stanzette normali dove stara' Mr. Boomer e le suite dove - per soli 15 dollari in piu'! - quando entri c'e' Frank Sinatra in sottofondo e un sacco di giochini e cuscini, ma i cani non mi sembravano tanto accorgersi del privilegio.
Gli ho fatto un sacco di domande, ma e' la prima volta che lo lasciamo, voglio che stia bene. Mi sembra un posto molto confortevole. Stanno un'ora in gabbia e un'ora a giocare fuori con due persone che controllano che non si azzuffino. Ci sono un sacco di ventilatori (fa caaaaaaaldo qua!!) e giochi vari e anche la piscina. Sicuramente noi non potremmo permetterci tanto nella nostra piccolissima vacanza, ma si sa per l'acchiappaconiglietti questo e altro, poi qui, come gia' raccontato, non e' nulla di speciale un hotel per cani. Quello che non avevo capito e' che dovevo lasciarlo la' oggi. Gratuitamente, ma dovevo farlo perche' funziona proprio come un asilo: prima di lasciarli a lungo bisogna fargli fare "l'adattamento".
Mi viene da ridere.
Mi viene da ridere anche perche' per caso ieri mi sono trovata a vedere un episodio di Beautiful. L'ho guardato qualche volta anni fa in Italia e non ci ho capito molto perche' quasi tutti i personaggi sono diversi ora, ma quello che ho capito e' che i due personaggi storici Brooke e Tylor aspettano una il figlio dell'altra, cioe' a causa di uno scambio di provette, una e' stata inseminata nell'utero dell'altra o qualcosa del genere.

Pazzi pazzi americani.

martedì 19 giugno 2007

sex and smoke

Ieri sera hanno dato il primo episodio di "Sex and the City". Non l'avevo mai visto perche' ho cominciato a guardarlo molto molto dopo. Trovo Sarah Jessica Parker adorabile. Ha una voce bellissima e trovo che sappia recitare (si, si proprio cosi' e non e' che abbia fatto solo questa cosa, ha lavorato con Tim Burton, per esempio, ecco). Mr. Johnson dice che lei e' la tipica donna che piace alle donne e non agli uomini, non so, a me piace. Comunque, nel primo episodio si vedeva una presentazione dei vari personaggi (il primo indimenticabile incontro con mr. Big!) , ma non era tanto questo il motivo di interesse quanto lo stile, completamente diverso da quello delle ultime serie. Molto meno patinato e la protagonista parlava direttamente in macchina. L'effetto non era dei migliori, forse per questo hanno cambiato tutto. Ad ogni modo, cio' che piu' mi ha colpito e' il fumo. Nel 1998 a New York fumavano da matti e si vede che era proprio una cosa cool. Fumavano perfino a tavola e si seducevano fra una boccata di fumo e l'altra. Oggi, dopo meno di dieci anni sarebbe impensabile una cosa simile, fa impressione anche vederlo da qui.
Si perche' almeno qui in Texas il fumo non e' vietato ovunque e le sigarette non costano molto. Moltissimi ristoranti hanno le salette per i fumatori e cosi' molti locali. Il fatto e' che pochi fumano in pubblico. Vedo tantissimi fumare in macchina, ad esempio, ma non in pubblico. Non e' come da noi che c'e' il divieto e tutti fumano fuori. Qui fumare e' diventata quasi una sorta di vergogna, si fuma quasi di nascosto. Non sempre si puo' fumare all'esterno liberamente. Ad esempio, al campus, in giardino si puo' fumare solo nelle piccolissime aree fumatori. Nei posti di lavoro poi e' un'abitudine assolutamente malvista. C'e' proprio la ghettizzazione del fumatore.
Io sinceramente non credo che una sigaretta ogni tanto sia questa catastrofe o almeno c'e' di peggio.

[La mia vicina di casa incinta all'ottavo mese, che vedo continuamente fumare sul balcone, mi fa repulsione, invece, ma questo e' un altro discorso]

Ho cominciato a fumare stupidamente a 23 anni. In Spagna fumavano tutti, anche negli aeroporti. Ricordo che a un esame lungo tre ore, all'universita', ci si poteva alzare solo per andare a prendere le sigarette nello zaino, cosi' iniziai anch'io. Non ho mai davvero preso il vizio e ho sempre fumato poco. Infatti, qua non fumo ma in Italia ogni tanto si.
Insomma, indipendentemente da questo, uno sara' libero di fare cio' che gli pare senza che lo facciano sentire "sporco"?
Questa sensazione di sporcizia mi sembra l'equivalente del nostro senso del peccato cattolico.


Non c'entra assolutamente nulla, ma ho appena visto questo.
Non ci posso ancora credere, e' uno scherzo vero?

lunedì 18 giugno 2007

io mi preoccupo per il futuro

- Che c'e'?

- Sono preoccupata per il futuro.

- Ma come fai a vivere cosi'?

-Infatti non e' che sia il massimo.

Questa conversazione si svolge piu' o meno una volta al mese. Ma io non capisco. Come si fa a non essere preoccupati per il futuro? Succedono cose tremende a volte, quelle cose che tu pensi se succedesse a me non saprei davvero come fare, se succedesse a me...non voglio nemmeno pensarci. L'unica soluzione a cui sono arrivata e' quella di fare del mio meglio per me stessa e per gli altri. Credo sia gia' un inizio e poi succeda quel che succeda. Religione e oroscopi non fanno per me.
Il futuro e' sulle ginocchia di Zeus, diceva spesso qualcuno.

E' che mi e' venuto in mente un ricordo della nonna Cosimina. Quando andavo a trovarla a Lecce da piccola, prima di dormire mi raccontava sempre la storia della ragazza bionda, bella e buona e di quella bruna, invidiosa e cattiva.

[Sergio Rubini, regista pugliese, ci ha fatto anche un film su questa legenda popolare]

Dopo il momento della storia che, non essendo all'epoca per niente bionda, gia' un po' di ansia me la dava, arrivava il momento delle preghiere. Dopo le solite ce n'era una speciale, solo sua, almeno credo. L'ho ripetuta moltissime volte, ma senza capire cosa significasse. A pensarci ora mette i brividi.

Faceva cosi'.
A letto/ A letto me ne vo'/
Se mi alzo non lo so/ Voi, Signore che lo sapete/
Buona guardia mi farete.
Ma si', perche' preoccuparsi per il futuro?

ancora + crazy gadgets

[Non riesco ad abituarmi alle follie del consumismo americano. O non voglio?]

Al supermercato degli animali, reparto 'cani'.

- Pigiami
- Occhiali da sole per cani
- Zainetto per cani (
'Let pets carry their own gear!')
- Cinture di sicurezza
- Vestitini vari

- Pannolini per cani (notare la possibilita' di abbinare i colori)
- Cappellini
- Lapide per cani,urna funeraria, croce, (una parete e' dedicata alla memoria dei cani morti, c'e' di tutto)


[Il tramonto piu' bello vicino a casa mia si vede nel parcheggio del supermercato Wall Mart, detto anche l'anticristo]


venerdì 15 giugno 2007

che c'e' di nuovo

La prima novita' sono stati i 37 gradi avvertiti come un fazzoletto davanti alla bocca appena uscita dall'aeroporto. Mi ci sto gia' abituando, non e' cosi' male: basta sapere come funziona (ma mica vi posso spiegare tutto subito).
Poi, abbiamo scoperto qualcosa in piu' su Bob, che a quanto pare ha fatto un sacco di lavori interessanti nella vita, come ad esempio il rappresentante di cioccolata. Si stupisce di ricordare ancora a memoria i codici delle confezioni che vendeva. L'ultima volta ha ripetuto numeri per dieci minuti dieci. Dice: Strano come lavora il cervello dei vecchi...
Strano? Non so. Se mantiene la promessa, pero', fra un po' potro' leggere il racconto che ha scritto sul periodo, negli anni Cinquanta, in cui era controllore di volo per l'Air Force. Dopo le prime anticipazioni, non vedo l'ora.
Un'altra novita' e' che i corsi sono finiti e ora che e' finita anche la parentesi italiana con fuso orario e tutto, mi dovro' mettere a cercare un lavoro. Niente di che', con calma, ma un lavoro ci vuole proprio a questo punto (e la milanese che faceva 3 lavori contemporaneamente e' definitivamente seppellita, r. i. p. ).
Lunedi' si comincia anche ufficialmente a cercare casa. He si', visto che oramai l'idea e' di fermarsi, abbiamo voglia di avere una vera casa, un giardino, dei vicini che non cambiano ogni sei mesi

[si' perche', da quanto ho capito qui a Dallas, in genere in affitto ci sta soprattutto chi e' di passaggio. Inoltre, qui e' diverso perche' ci sono dei complessi appositi per le case in affitto. Questo e' il motivo per cui trovare casa e' stato un lavoro di un paio d'ore: tutte queste abitazioni fanno capo a un ufficio che e' sempre aperto per cui non bisogna chiamare agenti vari e prendere appuntamento, si va li' e si chiede. Per di piu' hanno per ogni tipologia di casa un esempio, cioe' una casa vuota che serve solo per essere mostrata a chi e' interessanto]

Il problema in questo caso e' che la vorrei praticamente dove vivo ora e mr. Johnson giustamente dice: ma come? ti trasferisci dall'altra parte del mondo e poi non puoi spostarti di tre chilometri? Ha ragione anche lui.
Che altro? Siamo stati invitati all'ennesimo matrimonio. E' arrivato l'invito e credevo fosse una lettera di condogliaze con tanto di fiocchetto nero. Ecco si cambia ancora registro. Dopo il matrimonio pugliese, quello teatrale, quello persian - messicano ci sara' quello dark di Austin e Kelli, una cosa 'normale' mai.
Ultimo progetto: dopo la casa, prenderemo un altro cane per fare compagnia a quel ritratto della malinconia dell'acchiappaconiglietti. Possibilmente uno un po' piu' allegro, possibilmente uno come Charlie, ma sara' difficile, vedremo al canile.
C'e' tanto da fare, pero' bello costruire, bella questa eta' una volta superato lo shock di avere 29 anni fra una settimana.
Cioe' proprio superato superato...

Mettiamola cosi'. C'e' un proverbio spagnolo che dice che prima di morire bisogna fare tre cose: piantare un albero, scrivere un libro e fare un figlio.
Almeno l'albero l'ho piantato.

giovedì 14 giugno 2007

maybe tomorrow

Sono partita per l'Italia con un grande punto di domanda.
La domanda era di quelle che se non stai attento ti fregano: qual e' la mia casa ora?

Forse sotto sotto una risposta gia' ce l'avevo, ma avevo bisogno di un ultimo confronto, di essere sicura. In Italia sono stata benissimo. Ogni cosa aveva un gusto diverso dopo tanto tempo. Mi sono goduta perfino un giretto al supermercato alla stregua del miglior tour enogastronomico mai fatto. E poi gli amici, il telefono che non faceva altro che suonare, le serate insieme, la comprensione silenziosa, le risate, gli sguardi complici. Pero' li' non corro.
Mi spiego meglio. Prima di trasferirmi in Texas odiavo correre, poi quando sono arrivata qui ho scoperto che invece mi piace e molto. Mi sono anche portata le scarpe da ginnastica in Italia, ma nulla, non ho mai corso. A un certo punto avevo cosi' tanta voglia di correre che l'ho perfino sognato, una corsa liberatoria, felice, ma poi non ci sono mai andata a correre nella realta'.

E' un'idea difficile da spiegare questa, ci provo come posso.

Un giorno vado in posta, la cassiera mi tratta male senza motivo. La volta dopo torno in posta con una sensazione negativa, con un pregiudizio negativo, saro' un po' meno ben disposta nei suoi confronti.

Un giorno prendo l'autobus, uno di quelli lunghi lunghi. Un vecchietto rimane alla fermata con la mano chiusa fra le due porte. Panico. Per fortuna l'autista si ferma in tempo. Voglio sapere se il signore si e' fatto male, ma non posso perche' invece alcuni lo accusano ad alta voce di aver cercato di fermare l'autobus mettendo la mano fra le porte di proposito. Non ci posso credere. E se anche fosse? Significa che il servizio e' talmente veloce che un poveraccio rischia di rimetterci una mano per arrivare dove deve andare in tempo. La volta dopo, magari riprendo quell'autobus, ma ho una sensazione poco piacevole. Solo una sensazione.

Un giorno abbiamo un appuntamento e ti aspetto per un'ora. La volta dopo arrivero' mezz'ora dopo anch'io.

Un giorno qualcuno mi dice una bugia e io gli credo, credo a tutti io, soprattutto alle persone che amo. Poi pero' capisco, perdono, si', ma la volta dopo staro' piu' attenta, credero' un po' meno. Dopo un po' di volte qualcosa si comincia a guastare.

Insomma, quello che voglio dire e' che piu' passa il tempo piu' le relazioni si approfondiscono, piu' si complicano, piu' i problemi di tutti i giorni si fanno insopportabili, piu' le sovrastrutture e i preconcetti che volenti o nolenti ci siamo fatti sulle cose e le persone si appropriano della nostra spontaneita', del nostro positivo approccio alla vita e agli altri.

Il risultato e' che poi non si corre piu'. Ci si lamenta. La seconda volta che magari ci imbattiamo in un vecchietto che rimane con la mano chiusa fra le porte dell'autobus, magari ci preoccupiamo meno per la sua salute, magari ci sta solo facendo perdere tempo, magari non lo accusiamo, ma sappiamo che gioco fa. Ma noi non siamo veramente cosi', siamo solo tanto stanchi.
Qui corro anche perche' non c'e' stato il tempo materiale perche' meccanismi simili si creassero e soprattutto perche' le relazioni per ora ovviamente sono molto meno profonde pero' e' cosi', mi sento libera, mi sento piu' leggera, piu' positiva. Chissa' se le cose possono andare diversamente d'ora in poi, ora che questa consapevolezza ce l'ho?

Mi viene in mente una vecchia canzone:

I wanna breeze and an open mind
I wanna swim in the ocean
Wanna take my time for me
All me

So maybe tomorrow
I'll find my way home
So maybe tomorrow
I'll find my way home

mercoledì 13 giugno 2007

dare un peso alle cose, tutte

-Ci sei mancata tanto in questa casa

- Anche voi due nel resto del mondo

E cosi' sono a casa, niente piu' accenti sulla tastiera come si puo' vedere.
Il viaggio e' stato molto piacevole tranne per la cifra sborsata alla Swiss per l'eccedenza dei bagagli ( he gia', direi che a questo punto ho imparato a dare un peso alle cose, proprio a tutte!) e per i nuovi controlli. A Zurigo ho aspettato in coda per piu' di un'ora. Non avevo dormito nulla e loro facevano un sacco di domande con fare inquisitorio: dove hai fatto le valige? Le hai mai perse d'occhio? Qualcuno ti ha regalato qualcosa? Puoi affermare che tutto quello che trasporti e' tuo, cioe' sai da dove arriva, appartiene a te? Eccetera.
Non mi era mai capitato, non so se sia la nuova procedura o solo il fatto che la maggior parte dei passeggeri fossero ebrei ortodossi provenienti da Tel Aviv e diretti a New York. Comunque, non mi lamento mai dei controlli, avevo solo un gran sonno. L'unica cosa che mi infastidisce e' trovare la notifica dell'ispezione nei bagagli imbarcati perche' significa che qualcuno ha messo le mani nella mia roba senza che lo abbia visto, sono un po' paranoica forse. Anche perche' poi tutto sommato e' gia' buona che arrivino a destinazione i bagagli imbarcati.
Conosco gente che si imbottisce di lexotan per affrontare questo tipo di voli, io invece ho un ansiolitico naturale: il mal d'aria. La sensazione e' un rimbambimento acuto che tiene lontano ogni tipo di timore, anche perche' poi, diciamocelo, cosa si puo' fare? Tanto vale abbandonarsi al fatalismo. In queste condizioni, il problema e' che quando arrivo a destinazione non mi sento mai pronta. Credo di essere uno dei pochi passeggeri che dopo ore e ore di volo pensa Ma guarda...gia' arrivati...
E' che mal d'aria a parte, volare mi piace. Prenoto sempre un posto accanto al finestrino anche se poi magari e' un po' scomodo quando vuoi sgranchirti le gambe perche' trovo ancora che sia un privilegio quello di poter guardare le cose dall'alto.

Al controllo documenti ho ripreso subito il filo della sottile ironia dei poliziotti americani:

- How are you today?

- Very good, just a little tired

- Tired? To chase rich men around the world?

Cafone! Ma questo l'ho solo pensato.

lunedì 11 giugno 2007

due storie a confronto

Puglia, 1985

Vincenza e Pantaleo
Vincenza ha 16 anni ed è innamorata di Pantaleo, anche lui pare esserlo. Lei però ha paura che lui la lasci. Come risolvere il problema? Deve convincerlo a scappare con lei. E' sufficiente passare una sola notte fuori di casa per avere la certezza di non essere lasciata e per non essere più ostacolata dai genitori troppo oppressivi. Così i due progettano la fuga. Trascorrono una notte sulla spiaggia e ottengono in questo bizzarro modo il diritto di poter andare a convivere. Dopo un po' arriverà anche un bambino, un matrimonio organizzato in fretta e furia e poi un altro bambino e tanti anni di felicità insieme. Ora lo sappiamo, Pantaleo amava Vincenza, voleva solo vivere con lei, senza dar conto a nessuno.

Puglia, 2007

Maria e Alberto
Alberto chiede a Maria di uscire da mesi, ma lei non sembra volerne sapere. Ha in testa altre cose, altre persone, magari riprovare con l'università, cambiare vita. Una volta però lei accetta, fra i due nasce qualcosa. Non hanno nemmeno il tempo di capire cos'è che lei è già incinta. Che fare? Il bambino non è in discussione. Ma loro due? Le famiglie stanno già organizzando il matrimonio, ma nessuno si preoccupa di cosa pensino i diretti interessati. Maria, all'ultimo momento, trova il coraggio per mandare tutto all'aria. E' scandalo. Il vestito, il ristorante, la festa di fidanzamento. I due se ne fregano e decidono di andare a vivere insieme e vedere come va. Va, niente di più. La gente li osserva con curiosità, chiede. Maria e Alberto oggi si sono sposati. Al matrimonio c'erano molti invitati e un ristorante lussuoso con un violinista russo che accompagnava il sontuoso banchetto di nozze. Tutto sembrava perfetto. Sembrava.
O forse lo era, chi lo sa?

I giovani sposi con figli non dovrebbero mai uscire dalla chiesa con un bambino in braccio.
La gente se ne frega e il riso lo tira lo stesso, lo scaglia proprio, quasi con cattiveria.

giovedì 7 giugno 2007

quante cose

Quante cose stanno succedendo in questi giorni... non riesco a star dietro a tutto.
Vorrei scrivere, ma se scrivo non vivo e allora vivo e poi scrivo.
Poi.

mercoledì 6 giugno 2007

cibo per la mente e non solo

Alcuni dei miei propositi per questa vacanza italiana erano: mangiare un sacco di pizza, vedere dei nuovi film italiani, visitare qualche mostra .

Sulla pizza, non ho avuto problemi, non è per niente difficile trovare compagnia!

Di film ne ho visto solo uno, caldamente consigliatomi dalla commessa di blockbuster che quando non lo trovava si è vergognata tantissimo perchè me ne aveva già parlato entusiasta per dieci minuti: si intitola "Il giorno più bello". Non mi aspettavo nulla di che e invece almeno mi ha fatto ridere e molto. E' una commedia divertente e sostanzialmente vera. O forse ero solo di buon umore. Comunque se volete passare una serata rilassata, è il film giusto, anche per tutte le discussioni che provoca.

Di mostre non ero riuscita a vederne prima di ieri, quando per una serie di motivi mi sono ritrovata a vederne un po' tutte insieme.
La prima è stata la retrospettiva di Renzo Piano alla Triennale. Devo dire che non ne sono rimasta molto colpita o meglio, il materiale era interessante, ho trovato discutibile l'allestimento della mostra. Credo l'idea sia quella di proiettare il visitatore nello studio dell'architetto, però con troppi elementi di disturbo e troppo materiale in ordine sparso. Le foto i progetti, i disegni, i modelli sono ovunque, anche appesi. Dopo un primo momento di spaesamento, credo il senso della visita sia molto chiaro, ma non godibile fino in fondo. Sempre per creare l'atmosfera, in sottofondo, ci sono rumori anche piuttosto forti di navi, di cantiere. Fastidioso. Ad ogni progetto è abbinato un video, in cui semplicemente scorrono immagini accompagnate da musica, ma il volume è talmente alto che ho dovuto togliere le cuffie. Mi ha fatto piacere vedere, fra le altre cose, il progetto per il Nasher Sculpture Center di Dallas, il museo più bello della città a mio parere, e poi la documentazione di un laboratorio che Piano realizzò a Otranto nel 1970 di cui non sapevo nulla. Però, poi è dai dettagli che si vede la qualità: fili elettrici che penzolano, un mixer dietro a due pezzi di compensato cadenti con scritto "non toccare"... sarebbe bastato poco per dare un'impressione migliore.
Poi nel pomeriggio, ho finalmente visitato lo studio dove lavora la mia sorellina che fa la restauratrice e sono volata allo Spazio Forma che non avevo mai visitato. E' l'unico, spazio espositivo riservato esclusivamente alla fotografia di Milano. Mi è piaciuto moltissimo, tutto è pensato per un momento di puro svago e riflessione, ve lo consiglio.
Per finire ieri sera, un mio amico mi ha portato alla nuova Triennale della Bovisa, che è aperta fino a mezzanotte e anche quella mi è piaciuta molto. Bello lo spazio e anche l'atmosfera. Per arrivarci ci siamo persi nel quartiere. Era pieno di polizia, piuttosto inquietante. Non c'era molta gente in giro e forse l'esperienza più particolare è stata quella fatta all'esterno della galleria dove alle pareti di cinta sono accostati dei normali container, quelli che si vedono nei porti, al cui interno vengono proiettati dei video. Al di là del valore delle singole istallazioni, creava un certo pathos la situazione in sè, perchè tutto era buio e per entrare bisognava scostare una tenda nera. Ogni volta che qualcuno entrava si soprassaliva.

Mi sono divertita a fare la turista nella mia città. Ci sono talmente tante cose da fare! Sicuramente più che a Dallas, anche se poi è vero che vivendoci nei posti non si ha molto tempo per seguire tutto, nè qui nè lì.

martedì 5 giugno 2007

il dilemma delle valige

Se aveste una valigia da 23 kg riempire, cosa vi portereste per vivere dall'altra parte del mondo un tempo imprecisato ma sicuramente lungo?
Il cibo non vale chè lo sequestrano, magari giusto del caffè...

lunedì 4 giugno 2007

gesù cristo è un avatar

La zia new age.

- Ho saputo di Charlie, mi dispiace, bla bla bla. So cosa vuol dire perchè sai anche a me è successo ed è stato terribile. Lei aveva solo 5 anni, è stato un osso.

- Mi spiace.

- Sì, anch'io ero disperata però tre giorni dopo mi è apparsa in sogno. Correva felice. E' andata in un bel posto ovviamente.

- Che bel sogno.

- Non è finita. Si sedeva accanto a me e mi parlava.

- Ah.

- Ti rendi conto un cane che parla dopo tre giorni?

- Notevole...

- E' che lei aveva compiuto il suo percorso. Stando con me ha assorbito l'energia dei miei esercizi spirituali e si è evoluta più in fretta degli altri cani.

- E quindi è andata in paradiso?

- Quindi sicuramente nella prossima vita sarà un essere umano. Si è evoluta da minerale ad animale e ora diventerà un essere umano.

- ...E noi che siamo già esseri umani?

- Ma non starai mica pensando che torniamo indietro nel cammino evolutivo?

- Per carità! Figurati...

- Noi siamo destinati a migliorare. C'è poi un ultimo livello che è quello delle grandi guide spirituali come Gesù Cristo, che è un avatar.


Ero ancora un po' addormentata quando è arrivata questa telefonata, ma so che non è stata un sogno perchè la mia zia new age è fantastica, lei è proprio così. A un certo punto della sua vita ha avuto una crisi mistica e ha cominciato a studiare pazzamente per evolversi. E secondo me ci è riuscita. Si vede che è serena, che sta bene dentro. L'unico problema è che è talmente coinvolta dalle sue scoperte che sembra un po' strana a noi comuni mortali.
Un po' di tempo fa ha scritto un libro di poesie e ha vinto molti premi. Le erano state dettate dal suo angelo. E io che a parte second life, non avevo mai sentito parlare di avatar...

domenica 3 giugno 2007

il mio blog è riposseduto

Proprio quando avevo deciso di comporre haiku utilizzando le chiavi di ricerca di "nonsisamai", scopro che qualcuno è arrivato qui cercando cose tipo:

- pictures of focaccia barese
- raccogli cacca per cani
- crescita barba donna

Superato questo piccolo trauma, come blogger (mica pizza e fichi) mi trovo costretta a fronteggiare ben altre difficoltà.

Il mio blog è riposseduto. Stop.
Ha deciso di pubblicizzare qualunque cosa. Stop.
Senza chiedere il permesso. Stop.
Io non vedo queste pubblicità. Stop.
Voi sì. Stop.

Aiuto. Stop.

sabato 2 giugno 2007

fashion observer

Pur non essendo una grande esperta di moda, ero molto curiosa di vedere le nuove tendenze qui in Italia. Non mi riferisco all'alta moda ovviamente, ma alla gente comune.
Molti italiani fanno gli schizzinosi, ma a me piace molto lo stile che vedo nei negozi di Dallas e anche i prezzi estremamente convenienti. Mi fa un po' specie piuttosto, non vedere sempre i vestiti in ordine per colore e piegati bene. E' una stupidata, ma avendo sempre trovato questa sistemazione in Italia, mi sembrava la migliore e non avevo mai considerato qualcosa di diverso, l'ordine sparso ad esempio, anche se va bene anche così.
La cosa che mi colpisce quando sono là è vedere come poi la gente normalmente porti questi abiti: fondamentalmente molto a caso. Spesso con taglie sbagliate e colori azzardati.
Ho notato che, in effetti, ci sono molte somiglianze fra i vestiti che si vendono in Texas e quelli che si vendono a Milano in questo periodo. Questo ritorno agli anni Ottanta, gli occhialoni, le scarpe col buco sul pollice, i vestiti a fantasia.
Però la differenza è che misteriosamente più o meno le stesse cose in Italia sembrano eleganti, denotano un gusto in più.
Ho sempre sentito amici stranieri appena arrivati qui stupirsi molto ed apprezzare la nostra innata eleganza, ma non ci avevo mai creduto più di tanto, mi sembrava tutto normale.
Ora facendo una passeggiata nella mia città vedo che è vero: c'è uno stile diverso, una cura nell'accostamento dei colori, nelle pettinature.
Non l'avrei detto, ma siamo un popolo alla moda davvero.
Quando si dice i luoghi comuni.